Si amplia il Controllo del Vicinato nella Città Metropolitana. Recentemente si sono svolti due incontri, uno nell’area della Collina Po, l’altro nel Chierese, con l’intervento del referente per la Città Metropolitana di Torino, Ferdinando Raffero. Particolamente positivo è stato l’esito di quello che si è svolto a Gassino, introdotto dal sindaco Paolo Cugini, che ha interessato gli abitanti di alcune aree del centro storico, con la presenza – dato significativo ed assolutamente positivo – di un’ottantina di persone, e del comandante della stazione dei carabinieri locale e della polizia locale. Utilizzando slides incentrate sull’argomento e parlando a braccio, Raffero ha spiegato il modello che è ormai adottato in diverse regioni italiane e che in Piemonte è diffuso con oltre trenta gruppi di cittadini ed in più di venticinque città e paesi, tra cui Asti, Chieri e San Mauro Torinese. Il secondo incontro si è svolto, invece, venerdì sera a Moriondo Torinese, con la partecipazione di una sessantina di persone, introdotto dal sindaco Giuseppe Grande.
Massimo Iaretti


Per prepararsi alla partenza, Danilo e Luca si stanno allenando duramente e insieme hanno deciso di partecipare alla 40esima edizione della StraTorino, la celebre corsa tra le vie della città che quest’anno si svolgerà l’8 maggio 2016. Un modo per dimostrare che vivere (e non sopravvivere) con una disabilità è possibile, perché anche su una carrozzina si può fare sport, innamorarsi di luoghi e persone, conoscere, divertirsi, incontrare, imparare… correre!
Non delude i fan il rapper sardo, alla sua undicesima tappa dell’Hellvisback tour, per la presentazione dell’omonimo disco, disco di platino ad aprile

Lista del Grillo, per la quale il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Davide Bono annuncia ricorso. Fra le 24 liste in attesa di presentazione, il Pd, i Moderati per Fassino e i Moderati in Rivoluzione di Roberto Rosso, Forza Italia, Lista Civica per Fassino e Progetto Torino, il Partito Comunista di Marco Rizzo e le tre liste a sostegno di Giorgio Ariaudo, Torino in Comune, Ambiente Torino, Pensionati e Invalidi Giovani Insieme, Casapound e gli adinolfiani del Popolo della Famiglia.
Soup Opera, progetto ideato da Paola Buzzini, utilizza il cibo come strumento per parlare di arti e cultura. In questo nuovo progetto, in collaborazione con Regine & Re di Cuochi, sarà il contenitore che accoglierà attività per il pubblico, che racconteranno il mondo del Food attraverso diverse professionalità.
La mostra Regine & Re di Cuochi, interamente dedicata alla cucina d’autore e alla cultura gastronomica del nostro territorio, sarà il filo conduttore delle attività che verranno proposte ai partecipanti. Due giornate dedicate alla Letteratura e alla Fotografa (8 e 15 Maggio), dove giornalisti e blogger, fotografi e instagrammer si confronteranno e ci sveleranno i trucchi del mestiere, attraverso racconti e aneddoti. Con la parola Cibo non intendiamo solo cosa mangiamo, i prodotti del nostro territorio, gli chef e programmi televisivi, ma anche tendenze legate al mondo del web, fgure professionali nuove che si confrontano con i linguaggi di sempre. Soup Opera, grazie alla presenza di tantissimi ospiti, esplorerà i tanti aspetti di questo mondo che parla prima di tutto di cultura, di territorio e di persone. Oltre a queste due giornate ci saranno visite guidate molto speciali tenute dagli Chef protagonisti della mostra e da blogger che accompagneranno i visitatori tra le sale della mostra, grazie ad un percorso da loro personalmente pensato.
Qualche anticipazione… Anna Prandoni, direttrice dell’Accademia Gualtiero Marchesi, giornalista, blogger e autrice sarà la guida speciale per il 15 Maggio 2016, prenotatevi! Tutto il programma verrà pubblicato sul sito regineredicuochi.com nella sezione eventiLETTERATURA
Secondo il Presidente della Regione Piemonte occorre che l’amministrazione regionale passi da un ruolo prevalente e quasi esclusivo di gestione diretta delle istituzioni culturali a un ruolo di indirizzo, progettazione politica e ovviamente di verifica dei risultati, finalizzando le risorse sulla base della capacità di progettazione dei diversi soggetti che appartengono al mondo culturale. Bisogna abbandonare la distribuzione a pioggia delle risorse, concentrandosi su pochi grandi progetti strategici. Il discorso, del resto, non vale solamente per la cultura…
Intervista di Alberto Vanelli
2) Torino, anche grazie all’importante contributo della Regione, ha consolidato nel tempo delle istituzioni culturali di rilevanza nazionale e internazionale, che nonostante la necessità di un forte rinnovamento, soprattutto nella capacità di rendersi maggiormente autonome dai finanziamenti pubblici, appaiono in grado di garantire un’offerta culturale di qualità. Nel resto del Piemonte, salvo rarissimi casi, il panorama culturale è molto meno strutturato. Come valuta la possibilità che sia proprio la Regione a promuovere la costruzione di Fondazioni e Consorzi analoghi a quelli attivi nella cerchia torinese, quanto meno nelle aree a più alta vocazione turistica e culturale?
Credo che la Regione dovrebbe smettere di “fare l’imprenditore”, liberandosi del ruolo gestionale che ha assunto nel tempo nelle più disparate attività, culturali e non. Dovrebbe invece rilanciare il suo ruolo politico, nella cultura ma non solo, programmando e finanziando progetti di ampio respiro, tanto nell’area metropolitana che altrove. E chiedendo ovviamente dei risultati, a cui dovrà essere condizionata l’erogazione di nuovi fondi. Il “controllo” pubblico, più che nella partecipazione di incaricati della Regione ai consigli di amministrazione, dovrebbe risiedere nella valutazione degli obiettivi raggiunti. Per fare tutto questo, però, occorre partire da un’attenta rivisitazione della legislazione di spesa, a cui stiamo già lavorando con Antonella Parigi, che segue le politiche sulla cultura e sul turismo. La logica che governa le nostre leggi di spesa attuali, nate in un periodo in cui c’erano molte risorse, è quella di dare qualcosa a tutti. Ora, però, in un momento in cui i fondi pubblici sono limitati, quel tipo di logica non è più perseguibile. Quando il denaro pubblico era tanto, anche la distribuzione a pioggia poteva avere una sua capacità di incidere: per la crescita culturale delle persone, per il miglioramento della loro qualità della vita, eccetera. Adesso, però, se distribuite in quel modo, le poche risorse disponibili diventano briciole, del tutto irrilevanti ai fini di una reale promozione di cultura, di innovazione, di crescita. L’unica strada è programmare interventi specifici che abbiano una funzione strategica, in grado di attivare dei processi virtuosi all’interno delle comunità, dell’economia, del mondo della cultura, concentrando i denari pubblici in quelle poche iniziative mirate. Non senza avere consultato, ovviamente, i soggetti politici, economici e culturali attivi nei territori interessati dagli interventi regionali.
6) Parliamo delle forze in campo nel mondo della cultura. L’impressione è che esista una sorta di aristocrazia che controlla da decenni le grandi istituzioni, cui fa da contraltare, dall’altra parte, una periferia della cultura, non sociale e nemmeno territoriale, ma politica: un mondo di soggetti giovani e non, che hanno idee e proposte, ma che sono quasi del tutto esclusi dai processi di decisione…
operatori piemontesi della cultura, dall’associazionismo alle istituzioni, dalle sovrintendenze agli amministratori locali, sui grandi temi e progetti di questo settore. Il primo appuntamento è previsto a fine giugno 2016.
Innanzitutto, bisogna dire che i grandi fenomeni di innovazione culturale sono stati riconosciuti tali dopo che sono avvenuti. Inoltre si sono sviluppati in modo autonomo, spontaneo, attraverso il combinarsi di una serie di fattori; e magari sono esplosi in diretta contrapposizione alla cultura “ufficiale”: quella, cioè, che era sostenuta dalle grandi istituzioni culturali e che era finanziata dagli enti pubblici. L’innovazione non è mai nata per legge o per decreto. Può nascere dalle imprese, dalla rivolta, da tante cose in cui il problema dell’istituzione è, semmai, quello di capire, favorire e accompagnare i processi. Un museo può essere innovativo, forse? Probabilmente nel modo in cui divulga. Ma l’innovazione dei contenuti culturali si produce nella società. Quanto poi alle aristocrazie, culturali e non, è fin troppo facile constatare che al potere ci siamo noi vecchi. Quella di mandarci a casa, però, è una responsabilità che appartiene forse più ai giovani che non a noi…
Fin dal 2001, quando sono diventato sindaco, ho assistito a una periodica pantomima. I giornali lanciavano l’allarme: la cultura in pericolo! Poi si discuteva e alla fine si trovava sempre la soluzione. Tutto questo, in realtà, dipende dal fatto che, a differenza di altri settori, la cultura ha un potere evidente nell’ambito della comunicazione: nel senso che gli operatori della cultura, anche i minori, hanno un rapporto coi media assai più forte di quello che può avere chi si occupa di artigianato. Ciò che conta è che, alla fine, di significative riduzioni delle attività culturali non se ne sono viste. Semmai c’è stata una crescita, resa possibile, in questi ultimi cinque anni, dai gemellaggi internazionali e dall’aumento delle sponsorizzazioni private.
Per rispondere devo fare una premessa. La Regione deve ripianare il suo deficit tramite due programmi di rimborso, uno decennale e uno trentennale. Ciò significa che, solo a questo fine, per i primi dieci anni, saranno necessari 200 milioni l’anno. È un’impresa difficile, ma grazie a un nuovo assetto legislativo della contabilità regionale, abbiamo la possibilità di coprire una gran parte di quelle spese mediante l’avanzo derivante dalla ricontabilizzazione delle quote Irpef che in precedenza non avevamo segnato, e che ora possiamo invece calcolare. Sulla base di questo, anzi, riusciremo di qui alla fine della legislatura a garantire che il livello delle spese della Regione sia lo stesso del 2016, e a ritagliarci addirittura un piccolo fondo di riserva, per far fronte a emergenze e se necessario, per sostenere ancora più fortemente alcuni progetti importanti. Anche la cultura, quindi, avrà assicurati i livelli di spesa di quest’anno, e grazie alla gestione di cassa pluriennale potrà stanziare fondi anche superiori a quelli relativi all’anno in corso. Gli importi definitivi, in ogni caso, saranno disponibili con l’approvazione del bilancio di assestamento del giugno prossimo.