SPETTACOLI- Pagina 63

Zvanì (Pascoli), un bel film: così la RAI fa servizio pubblico

Studiare, studiare, empirmi l’anima di poesia diceva Pavese.
Ieri sera chi ha visto ZVANI’ ,come si dice Giovanni in romagnolo, il film dedicato a un grande poeta maltrattato a volte a Scuola. Mi auguro che lo abbiano visto gli insegnanti di lettere delle Medie e Medie superiori e abbiano capito meglio la grande sensibilità del ragazzo, cui uccidono il padre mentre ritornava a casa sul calesse portando la bambola in dono alle figlie. Il film ci ha riempito di poesia e ci ha dato delle pennellate di storia della Letteratura, dal giudizio fortissimo di Pascoli su Virgilio al rapporto tra Carducci e il divin romagnolo l’incontro con D’Annunzio , che ritiene Pascoli secondo solo a Petrarca. L’immagine dei bambini che leggono San Lorenzo sulla bara del poeta,  una vetta della delicatezza e del sentimento. A chi non si è fatto corrompere dal cinismo dell’epoca moderna suggerisco un tour nei luoghi del Pascoli e in particolare la visita a Villa Torlonia a S. Mauro Pascoli e il museo. Chiusi in macchina ,con chi volete Voi , guardate il viale della Cavallina storna e leggete ad alta voce la piu bella poesia dedicata da un figlio al proprio papà , fatto uccidere da un affarista senza scrupoli e anima. Cara RAI una grande serata di servizio pubblico. Chi lo ha perso lo può rivedere  su Rai play
Mino Giachino

“Gli Angeli” di Testori hanno lo sconvolgimento della “grande poesia”

Sul palcoscenico dell’Astra, sino a domenica 18 gennaio

Nella copertina dell’edizione Feltrinelli, al centro di un fondo grigio, c’è l’immagine di una moto rossa e nera, a terra, distrutta. “Gli Angeli dello sterminio” Giovanni Testori lo terminò a pochi giorni da quel 16 marzo 1993 che se lo portò via, dopo mesi e mesi di degenza in una stanza del San Raffaele, in quella che era stata la sua Milano ma che ora ricacciava, guardandone soltanto l’Apocalisse, la distruzione, le macerie e l’annientamento, il totale sconvolgimento. Una Milano che è pure il mondo, città-latrina e maledetta, dove del Duomo altro non restano che le pareti laterali e dove la Madonina, quella “tuta d’ora e piscinina”, continua a dominare la città; la città che accumula corpi di morti e dove, in una cella di San Vittore, un ragazzo sta morendo di droga, dove San Carlo, dentro una nuova peste che consuma in maniera definitiva, si sta mescolando con la folla dei carcerati, dove un uomo mostra i brandelli del proprio cervello dopo essere caduto dalle scale, dove un feto muore all’ultimo piano di un palazzo, dove un’orda di motociclisti, vestiti di pelle e con i loro caschi bianchi, scorrazzano per le vie del centro. Dove forse t’immagini ancora a brancolare, tra i fumi e il buio, i fantasmi della Maria Brasca o dell’Arialda, della Monaca tra le ruspe gialle di Visconti o della Girardot accoltellata, in un abbraccio in croce, vicino al ponte della Ghisolfa.

Oggi, in questa stagione teatrale – costruita per pensare in lungo – di sconvolgimenti che generano mostri (“forse il mostro è Testori, la cui parola diviene mostruosa perché non teme lo scandalo, anzi, lo cerca e lo provoca. Ma il mostro è anche la vita stessa, in un mondo in cui anche gli angeli possono sterminare”), TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con stabilemobile “pone” sul palcoscenico dell’Astra angeli e moto – nella spazio scenico spoglio di Giuseppe Stellato il fulcro è la marmitta di una moto che fuma – in un adattamento di Federico Bellini, per la sulfurea, fortemente immaginifica regia di Antonio Latella. Uno degli attori, mescolandosi tra noi spettatori, d’improvviso reclama la sua e la loro intenzione di non lasciarci abbandonare al divertimento, perché non ci sarà gioia ma lacrime e sangue. Tre attori quindi, un giovane motociclista che sbraita e vomita un rosario di scurrilità (Alfonso Genova), una cartomante (l’eccellente Matilde Vigna: ha davvero i tratti di Camilla Cederna, grande firma dell’”Espresso”, la sua cartomante?) che evoca defunti ed è tramite con il mondo dei vivi aggirandosi avvolta nel suo elegante abito rosso, un uomo che è un cronista (Francesco Manetti) e forse l’alter ego dell’autore incaricato – volteggia la sua penna immaginaria nel vuoto, più e più volte, con accanimento – di mettere ordine nei fatti e nelle morti che continuano a succedersi, magari per un libro che chissà se pubblicato, nell’ascolto della voce e dei deliri dolorosi della donna, dei suoi racconti e delle intuizioni a cui il suo gioco/professione dà origine: ma tutto accade velocemente, troppo velocemente, a tratti se ne perde – e ne perdiamo – il senso, la probabile ricostruzione, lo svolgimento ordinato che ognuno s’augurerebbe. Non è nelle intenzioni di Testori, è bandita ogni logica narrativa, Testori affastella brandelli d’azioni, frammenti di resoconti, parole rotte che si alternano a metallici suoni di campanelle, lampi di una memoria che non riesce – o forse assolutamente non vuole – a ricomporsi. Tutto nasce libero, tutto si sovrappone, i colori si mescolano. Si costruisce poco a poco una sorte di armageddon meneghino, di girone dantesco, ognuno a narrare la (propria) storia per bocca della donna, un assurdo e vorticoso giudizio universale che non ha eletti né condannati, una di quelle storie medievali di Morte viste in qualche affresco, dentro qualche chiesa o camposanto toscano.

Tra i fumi che invadono la sala, tra le luci (si devono a Simone De Angelis) che si smorzano e virano nell’arancio, allora, siamo in obbligo d’affidarci alle intuizioni: e lo spettacolo si fa affascinante e difficile, lo si decifra, lo si cerca, lo si insegue con amorevole passione attraverso le parole e le tante piccole strade, a volte persino impercettibili, che l’autore ci ha aperto davanti. E allora comprendi, questa volta appieno, che il lavoro di Latella è molto, il proprio sforzo teso a catturare, a sviscerare, a rendere “visibile” nei suoni (con le musiche si devono a Franco Visioli) e nelle voci, nelle immagini che si susseguono, la visione inventata dall’autore. E andato teatralmente a segno.

Come ci viene suggerito, lo spettatore si lascia fascinosamente avvolgere dentro quell’aura infernale – e quell’ultimo attimo, “e caddi/ come corpo morto cade”, potrebbe appartenere non soltanto al cronista ma anche a noi – che trascina. Ma anche da un’area di bellezza – lo sguardo che la cartomante rivolge alle rose che sbocciano -, anche a quella assai più importante di una eventuale resurrezione che necessitava in assoluto di quel totale annientamento – “il funebre silenzio che regnava sulla città non era l’avviso di una fine, ma la forza di una sconosciuta apertura”, sottolineava Testori in una letteratura che si era fatta poesia.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Andrea Macchia, alcuni momenti dello spettacolo firmato da Antonio Latella.

Buone “nuove” per il cuneese “Dispari Teatro”

Il nuovo hub culturale associato a “Confindustria Cuneo – Sezione Cultura ed eventi” è stato selezionato per il “Concorso Art Bonus 2026/2027”

Lancio della “campagna” giovedì 15 gennaio

Cuneo

“Negli ultimi anni, il sostegno alla cultura passa sempre più, in modo strutturato, dall’incontro tra contribuzione pubblica e mecenatismo privato”. Sacrosante parole, di cui è ben convinto Gimmi Basilotta, presidente di “Dispari Teatro – DT” (nonché di “Ancti – Associazione Nazionale delle Compagnie e delle Residenze di Innovazione Teatrale” e di “Agis Piemonte e Valle d’Aosta”), il nuovo “Centro di Produzione Culturale” nato a Cuneo – con sede fra la storica “Casetta Toselli” e l’ex “Chiesa di Santa Chiara” – dall’unione di “Compagnia Il Melarancio” ed “Onda Teatro” (entrambe realtà cuneesi) e il torinese “Teatro Popolare Europeo”. Sacrosante parole, si diceva, quelle di Basilotta. E parole che si spera troveranno fertile riscontro (per il gran gaudio di Basilotta! E non solo) alla luce della buona notizia che il “suo DT” è stato, in questi giorni, selezionato per il “Concorso Art Bonus 2026/2027”, lo strumento che consente a cittadini e imprese di sostenere la cultura beneficiando di un credito d’imposta pari al 65% dell’importo donato. Il lancio ufficiale della campagna “Art Bonus a favore di Dispari Teatro” è in programma giovedì 15 gennaio alle 18, presso la “Sala Ferrero” del “Circolo degli Industriali” (via Bersezio 9) a Cuneo, in occasione della presentazione della “Stagione teatrale 2026” dell’ hub teatrale e culturale a servizio del territorio “Officina Santachiara”, ospitato nell’ex “Chiesa di Santa Chiara”, nel centro storico di Cuneo. Alla serata hanno confermato la loro presenza la sindaca di Cuneo, Patrizia Manassero, l’assessora alla Cultura Cristina Clerico e il presidente di “Fondazione CRC”, Mauro Gola. Nel corso dell’incontro saranno fornite tutte le informazioni utili per sostenere il progetto attraverso l’“Art Bonus” e sarà l’occasione per conoscere più da vicino l’attività culturale promossa da “Dispari Teatro”, attiva non solo nel territorio cuneese, ma anche a livello nazionale.

Ancora il presidente Basilotta: “L’‘Art Bonus’ rappresenta indubbiamente per noi uno strumento di straordinaria importanza: grazie alla partecipazione attiva di cittadini e imprese è possibile sostenere concretamente la produzione culturale e la valorizzazione del patrimonio storico ed artistico dei territori”. E aggiunge: “Per noi significa poter procedere, passo dopo passo, al completamento dei lavori di rifunzionalizzazione dell’ex ‘Chiesa di Santa Chiara’ e, allo stesso tempo, arricchire l’offerta culturale di ‘Officina Santa Chiara’, garantendo un accesso alla cultura sempre più ampio, sostenibile ed inclusivo”.

Oltre al lancio della Campagna “Art Bonus”, la serata del 15 gennaio sarà anche l’occasione per presentare l’intero progetto di ristrutturazione del “complesso” e la stagione teatrale 2026, che prevede ben 110 appuntamenti rivolti a pubblici diversi: dagli adulti alle famiglie, fino ai più piccoli della fascia 0-6 anni.

Nota tecnica: per effettuare un’erogazione liberale in favore di “Dispari Teatro” basta entrare in www.artbonus.gov.it e inserire “Dispari Teatro Cooperativa Sociale Ets” nei campi di ricerca dell’ente da sostenere. Una volta effettuata la donazione è richiesto l’invio di una e-mail all’indirizzo amministrazione@dispariteatro.it, specificando se viene dato il consenso a rendere pubblico il proprio nome di donatore.

g.m.

Nelle foto: Gimmi Basilotta e “Officina Santachiara – Ex Chiesa di Santa Chiara” a Cuneo

Torino si fa “Grazia”: il ritorno di Paolo Sorrentino tra le ombre e l’eleganza sabauda

C’è un’alchimia segreta che lega il cinema di Paolo Sorrentino ai luoghi che attraversa: non sono mai semplici sfondi, ma interlocutori silenziosi, specchi dell’anima dei suoi protagonisti.

Se la Roma de La Grande Bellezza era un grembo barocco e decadente e la Napoli di È stata la mano di Dio un ritorno viscerale alle origini, la Torino de “La Grazia” si rivela oggi come la nuova, perfetta musa del regista premio Oscar.

Il film, che sta già facendo discutere la critica per la profondità con cui indaga il dualismo tra potere ed interiorità, trova nel capoluogo piemontese la sua dimensione ideale.

Non è un caso che Sorrentino abbia scelto proprio le geometrie rigorose e i chiaroscuri della prima capitale d’Italia per ambientare una pellicola che parla di ascesi, colpa e, appunto, grazia.

Una città-personaggio

Le riprese hanno trasformato Torino in un set a cielo aperto, toccando luoghi iconici che, sotto l’occhio del direttore della fotografia, assumono una veste metafisica.

Da Piazza San Carlo, il “salotto” della città che nelle ore notturne diventa uno spazio dechirichiano, alla maestosità neoclassica della Villa della Regina, ogni scorcio contribuisce a costruire quell’estetica della solitudine tipica del cinema sorrentiniano. Torino, con la sua aristocratica riservatezza e quella nebbia che avvolge i Murazzi, si presta magistralmente a rappresentare i corridoi del potere e i silenzi della coscienza.

Come evidenziato dai primi dettagli tecnici e dai sopralluoghi effettuati tra le sponde del Po e i palazzi storici del centro, il film gioca costantemente sul contrasto: da un lato la Roma del potere politico e religioso, dall’altro una Torino che incarna l’introspezione, il rigore e una spiritualità laica e misteriosa.

Cinema Nazionale

L’attesa per l’opera è culminata nelle proiezioni speciali organizzate al Cinema Nazionale, un evento che ha ribadito il legame indissolubile tra il regista e la comunità torinese.

La presenza di Sorrentino in sala non è stata solo una formalità promozionale, ma un atto di riconoscimento verso una città che ha saputo offrire non solo maestranze d’eccellenza — grazie al supporto fondamentale della Film Commission Torino Piemonte — ma anche un’atmosfera unica, capace di ispirare nuove traiettorie narrative.

Il pubblico ha risposto con un entusiasmo composto, quasi a voler rispettare quel silenzio sacro che attraversa le scene del film. “La Grazia” non è solo un racconto cinematografico, ma un’esperienza sensoriale che sfrutta la verticalità della Mole Antonelliana e l’ampiezza dei viali alberati per dilatare il tempo e lo spazio.

Il senso di un capolavoro

In questo nuovo lavoro, Sorrentino sembra aver trovato a Torino la chiave per risolvere il suo enigma stilistico: l’equilibrio tra l’eccesso visivo e l’essenzialità del sentimento.

La città sabauda, con la sua bellezza severa e mai urlata, funge da contrappunto perfetto alla ricerca della “grazia” dei protagonisti.

Se il cinema è l’arte di guardare dove gli altri distolgono lo sguardo, Sorrentino ha guardato dentro le corti interne dei palazzi torinesi e vi ha trovato un mondo.

Con “La Grazia”, Torino smette di essere solo una location per diventare uno stato mentale, consacrandosi definitivamente come capitale del grande cinema.

Un capolavoro che, siamo certi, resterà impresso nell’immaginario collettivo tanto quanto i passi di Jep Gambardella sul Lungotevere, ma con il battito austero e profondo del cuore del Piemonte.

Cristina Taverniti

Carletto e gli Impossibili: Dance, Rock, Pop e Funky al teatro Juvarra

Giovedì 22 gennaio, al teatro Juvarra, si terrà il concerto di Carletto e gli Impossibili, alle 21.30, che omaggeranno i più illustri artisti del rock e del pop con “La grande truffa del rock’n roll”. Si tratta di un concerto surreale e divertente per celebrare icone e leggende che hanno attraversato la storia della musica come meteore luminose. Carletto e gli Impossibili è una delle cover band più longeve ed eclettiche della musica italiana, i suoi show sono eventi unici in grado di ripercorrere con uno stile personalissimo il meglio della musica internazionale. Divertirsi e divertire sono le parole chiave dei loro concerti. Da oltre 25 anni si esibiscono in locali e animano feste private con uno show costellato di brani mixati e arrangiati in uno stile diventato un vero e proprio marchio di fabbrica. Vedere in azione Carletto e i suoi Impossibili è un’esperienza da non perdere: 100 brani condensati in un concerto di due ore in cui la Dance e il Rock, il Pop e il Funky si fondono per creare medley sempre coinvolgenti e ballabili.

La band è composta da musicisti di esperienza che vantano prestigiose collaborazioni con artisti italiani e non, quali Caparezza, Jovanotti, Giuliano Palma, Mike Patton dei Faith no more. I tre cantanti e quattro strumentisti propongono un concerto di grande qualità tecnica e interpretativa. Le scenografie e i costumi a tema, ogni volta diversi, sorprendono il pubblico e regalano uno spettacolo completo da ascoltare e da vedere. Bee Gees e Queen, David Bowie e Bruno Mars, Michele Jackson e Madonna, i brani indimenticabili anni ’70 e ’80 e i successi più recenti, il tutto condito con ironia, finalizzata a divertire e divertirsi

Carletto e gli Impossibili: Carlo Alberto Rubietti – chitarre/Roberta Bacciolo, Gianni Agnolon, Alberto Giraudi tra gli Impossibili / Carlo Bagini – tastiera e voce – Ciccio Cubal – basso e voce – Vittorio Ciaccia alla batteria

Giovedì 22 gennaio ore 21.30 – teatro Juvarra, via Juvarra 13, Torino

Info: teatrojuvarra.it – mailticket.it

Mara Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino. La PFM e Viden Spassov

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLASETTIMANA

Lunedì. Al teatro Alfieri la Premiata Forneria Marconi rende omaggio a Fabrizio De Andrè.

Mercoledì. Al Lambic suonano gli Ashville. Al Charlie Bird si esibisce il contrabbassista Viden Spassov. Al Blah Blah concerto per ricordare Gigi Rostagno con la Blues Gang di Dario Lombardo, Omini, Mao e Marco Ciari.

Giovedì. Al Cafè Neruda suona il quartetto di Luca Biggio. Al Vinile si esibiscono i Soulful Dress.

Allo Ziggy sono di scena i NI.

Venerdì. Al Magazzino sul Po si esibisce CAL! + Still Charles + ITTO. Al Folk Club è di scena Heloisa Lourenco, Jacopo  Jacopetti, Marco Ponchiroli, Alvise Seggi ed  Enzo Zirilli. Al Circolo Sud suonano gli Shook Roots. Al Circolino si esibisce Johnny Lapio & Arcote Project.

Sabato. Allo Spazio 211 è di scena Amalfitano. Al Circolo Sud si esibisce Niccolò Piccinini.

Pier Luigi Fuggetta

Un ponte per due: un’amara “gara di sfiga” notturna

Antonello Costa e Paolo Caiazzo

 

Un ponte per due racconta una condivisione di disgrazie 

In piena notte, sul Tower Bridge di Londra, un uomo in frac scavalca il parapetto per buttarsi nelle gelide acque del Tamigi. È quasi sul punto di lanciarsi quando un passante lo ferma e tenta di dissuaderlo. Entrambi sono emigranti italiani e l’aspirante suicida decide di sospendere l’atto per raccontare la sua disperazione. Antonello, di origini siciliane, da 10 anni ha aperto una rosticceria specializzata in arancini, ma il vizio del gioco lo ha indebitato a tal punto da essere minacciato dagli strozzini londinesi. Non vedendo una via di uscita decide di sacrificare la sua vita per salvare la famiglia. Paolo invece, napoletano di nascita, si è trasferito qualche anno prima nella capitale inglese aprendo una succursale di una storica pizzeria di famiglia. Anche lui ha problemi economici, sentimentali e di famiglia ed esponendoli al connazionale si rende conto che, forse, ha più motivazioni dell’altro e decide così di scavalcare il parapetto. La situazione si ribalta ma Antonello non riesce a far desistere l’altro fino a quando l’arrivo di due poliziotti di ronda intimorisce Paolo che rientra nei margini di sicurezza. Una volta allontanati i poliziotti decidono di tuffarsi insieme, ma con calma. Vale la pena di cogliere l’occasione e di continuare quella piacevole ed “ultima” chiacchierata. Si confessano così in maniera sincera e profonda e, per esorcizzare le proprie disgrazie, le raccontano come una esilarante gara di sfiga.

Il rintocco del Big Ben segna il passare del tempo e l’appetito richiede la chiamata ad un rider, anche e solo per il capriccio di voler morire a stomaco pieno! Ad interrompere puntualmente i vari tentativi di suicidio ci saranno irruzioni di una serie di personaggi, stranamente somiglianti tra loro.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Mercoledì 14 gennaio 2026, ore 21

Un ponte per due

Di e con Antonello Costa e Paolo Caiazzo

Regia Paolo Caiazzo

Produzione Teatro Novanta, Gruppo le Muse

Biglietti: intero 18 euro, ridotto 15 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

In scena a San Pietro in Vincoli “Il borghese gentiluomo”

Per la stagione “Iperspazi” del cartellone condiviso di FTT-Fertili Terreni Teatro, da venerdi 16 a martedì 20 gennaio andrà in scena, in prima nazionale, a San Pietro in Vincoli , lo spettacolo “Il borghese gentiluomo”, progetto Crack 24, per una produzione A.M.A. Factory, interpretato da Alessandro Cassutti, Agnese Mercati, Federico Palumeri, Stefano Paradisi, Elia Tapognani, con la regia di Lorenzo De Iacovo. Primo degli incontri della rassegna “Alt più spazio”, approfondimenti di tre spettacoli in stagione realizzato dai ragazzi e le ragazze del collettivo Sampietriny, domenica 18 gennaio, dalle ore 16.30 alle 18, a ingresso libero su prenotazione, negli spazi di San Pietro in Vincoli è in programma l’evento dal titolo “Chè successo?”, dibattito in compagnia degli artisti di Crack 24 per riflettere sui temi dello spettacolo “Il borghese gentiluomo”. In che modo la ricerca del successo pervade le nostre vite ? Che cosa siamo disposti a fare per perseguirlo ? Cosa possiamo sacrificare per veder realizzato un sogno ? Queste sono alcune delle domande portate all’attenzione del pubblico della riscrittura molieriana, che i giovani sampietriny faranno proprie per un incontro/dibattito aperto in cui gli spettatori potranno confrontarsi con gli artisti.

L’adattamento di un classico del teatro come “Il borghese gentiluomo”, si sviluppa nella direzione  della commedia, riservando da un lato molto rispetto al testo originale, dall’altro arricchendo la partitura drammaturgica con scene tratte dal “Malato immaginario”. Si tratta di una scelta ponderata e assolutamente non casuale, motivata dal fatto che alcune scene del “borghese”, a partire dagli sviluppi del tema turco, risultano aggiunte successive dallo stesso autore, su richiesta di Luigi XIV, assecondando la modifica a commedia-balletto. Da queste premesse, l’obiettivo della compagnia è quello di mettere in luce il testo che Moliére aveva immaginato in origine, partendo da impianto e struttura delle sue grandi commedie di costume (Tartufo, Il misantropo, Don Giovanni), e al tempo stesso restituendo una versione fedele alla maturità della sua scrittura. Tema guida dell’adattamento sarà l’ossessiva scalata verso il successo, conservando il linguaggio di Moliére senza forzarlo verso un’eccessiva lettura contemporanea, che ridurrebbe il testo a semplice cronaca. La stessa parola “nobiltà”, termine centrale nel testo originale, arriva ad assumere valenze multiple, rivelandosi specchio delle nostre relazioni sociali e della società in cui viviamo. In estrema sintesi, il progetto punta a interrogare il contesto contemporaneo con le parole di Moliére, eredità che ci porta a considerare quanto tutto sia così vicino. Oggi, come allora, il singolo si muove in un mondo pieno di ricchezze, non solo materiali, restando intrappolato in una costante sensazione di inadeguatezza: la nostra è una continua ricerca a d’approvazione nello sguardo degli altri, poco importa se sconosciuti, incuranti di venire travolti da una bulimia di like.

La protagonista sarà Madame Jourdain, donna alla costante ricerca della perfezione, mentre Cleonte rappresenterà un carattere al cui interno sono riassunti il ruolo di fratello legatissimo alla giovane Jourdain e gli originali personaggi della moglie e della figlia. Da ultimo Dorimeme si trasformerà nell’essenza stessa del successo, assumendo un ruolo di maggiore fonte di ispirazione rispetto all’originale. Questo ribaltamento di genere e prospettiva, vedrà Jourdain di Moliére in tutta la sua genuina ricerca della felicità assumere le fattezze di una donna perennemente inadeguata, ogni giorno impegnata nell’affannosa ricerca a di immagini irraggiungibili, cercando il successo solo per poter essere finalmente guardata. Depositari di un approccio alla vita felicemente fallimentare, sarà capace di scuotere le coscienze e commuovere servendosi della risata come strumento di collettiva riflessione. Nel cuore di una società ossessionata dalla performance, il tutto si basa su una frenetica corsa all’automiglioramento. In questa affannosa ricerca, Jourdain sacrifica la propria felicità e consuma chi le sta vicino, mentre il successo rimane un orizzonte irraggiungibile. Lo spazio scenico è caratterizzato da una tensione costante tra il basso e l’alto, metafora e contrasto tra borghesia e nobiltà, tra punto d’origine e luogo d’arrivo. La scena è volutamente nuda, abitata da elementi essenziali , quali una poltrona o alcune sedie, che la trasformano in un luogo sospeso. Da questo spazio, i protagonisti guardano verso l’alto, verso una luce che filtra distorta dalla superficie dell’acqua e che nutre il loro desiderio di emergere. Da qui l’idea di una struttura sospesa che evoca la struttura di una superficie su cui si proiettano i sogni e le speranze di Jourdain. Si sentono voci provenire dall’alto, si respira l’aria rarefatta respirata dai nobili.

Biglietti: intero 13 euro se acquistato online – 15 euro in cassa la sera dell’evento – resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione grazie alla collaborazione con Torino Giovani. I biglietti si possono acquistare sul sito www.fertiliterreniteatro.com.

Mara Martellotta

Con l’Orchestra Filarmonica di Torino Erica Piccotti in  “Dolci carezze” 

Sarà un viaggio tra armonie luminose e contrasti espressivi, quello che l’orchestra Filarmonica di Torino propone per il prossimo appuntamento concertistico intitolato “Dolci carezze”, in programma il 13 gennaio 2026, alle ore 21, presso il Conservatorio Verdi di Torino. Sul palco il primo violino Sergio Lamberto , in veste di maestro concertatore, guiderà l’orchestra affiancato dalla violoncellista Erica Piccotti, una delle giovani stelle della stagione “One Way Memories”. Talento precoce, premiata in numerosi concorsi internazionali, nel 2020 e stata Young Artist of the Year agli International Classical Music Awards. Picciotti svolge una intensa attività concertistica in Italia e all’estero. Insieme esploreranno un ologramma che unisce l’eleganza del classicismo viennese a una sorprendente incursione nella musica contemporanea. Il concerto si aprirà con la giovanile Sinfonia n.5 in si bemolle maggiore K22 di Mozart. Composta a soli 9 anni, mentre Mozart si trovava a l’Aia durante il gran tour della sua famiglia, l’opera è un distillato di freschezza e grazia che introduce l’ascoltatore nelle armonie pure e leggere del Settecento. A creare un audace e intenso contrasto, l’orchestra di Erica Piccotti eseguirà Hell 1 per violoncello e archi di Giovanni Sollima, tratto da Songs from the Divine Comedy. Questo brano, ispirato alla Divina Commedia di Dante, rappresenta un momento di espressione vivida e contemporanea, portando in secca sonorità ricche di pathos e forza drammatica, un linguaggio espressivo e senza filtri che dialoga con la classicità attraverso l’intensità emotiva. Il percorso prosegue con due capolavori di Haydn. La Piccotti tornerà sul palco per il Concerto n.2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob VIIb:2, uno dei concerti più amati del repertorio. Composto nel 1783, e destinato al primo violoncello del principe, il boemo Antonin Kraft, musicista dall’eccezionale talento, il concerto celebra la virtuosità lirica dello strumento in un contesto di serena architettura formale. Il programma si conclude con la Sinfonia n.44 in mi minore Hobi:44 Sinfonia funebre, che rappresenta un esempio eccelso del periodo “Sturm und drang” di Haydn, un’opera che unisce il tumulto e la tensione emotiva a una scrittura elegante, raggiungendo un’intensità che non scivola mai nella disperazione, ma mantiene un’atmosfera coinvolgente e solenne.

“Con OFT – commenta Erica Piccotti – porteremo nella sala del Conservatorio un programma coinvolgente. Eseguirò per la prima volta Hell 1 di Sollima, e seguo il suo lavoro sin da bambina, quando di nascosto, poiché troppo giovane, ascoltavo le sue lezioni ai corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. E poi il Concerto n.2 di Haydn, un brano noto e amato dai violoncellisti, quasi un banco di prova, perché è spesso richiesto nelle audizioni e nei concorsi di tutto il mondo. In questo brano Haydn, probabilmente con l’aiuto di Antonin Kraft, esalta con grande eleganza e gusto le qualità liriche e virtuosistiche dello strumento. In questi brani ci riflettiamo e ci troviamo ogni volta cambiati”.

Come da tradizione, ogni concerto si aprirà con una storia ispirata al brano musicale, scritto appositamente per OFT dal giornalista e musicista Lorenzo Montanaro. La lettura del testo che accompagna dentro la musica è affidata all’Associazione Liberi Pensatori Paul Valéry e all’Accademia di formazione teatrale Mario Brusa di Torino.

Il concerto del 13 gennaio è preceduto da due momenti di prova aperti al pubblico. L’Ochestra Filarmonica di Torino apre al pubblico per consentire di vedere gli artisti mentre studiano e si esercitano con il direttore, e il lunedì mentre eseguono la prova filata prima del concerto. La prova generale è in calendario il 12 gennaio, alle 18.30, presso il Teatro Vittoria di via Gramsci 4. La prova di lavoro di domenica 11 gennaio, dalle 10 alle 13, è in programma in via Baltea 3 nello spazio multifunzionale del quartiere Aurora. I biglietti sono in vendita presso l’Orchestra Filarmonica di Torino. Sono acquistabili su www.oft.it – 011533387-biglietteria@oft.it

Mara Martellotta

Foto Laure Jacquemin