Astrotalk Sabato 19 settembre 2020 ore 17.15
Secondo appuntamento sabato 19 settembre a Infini.to – Planetario di Torino, Museo dell’Astronomia e dello Spazio con gli Astrotalk, conferenze-spettacolo che uniscono le ultime ricerche in campo astronomico alle spettacolari immagini del Planetario digitale.
Ospite dell’evento Eloisa Poggio, ricercatore post-dottorato presso l’INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino, che ci parlerà del satellite Gaia e delle ultime news dalla nostra Galassia.
Il satellite Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea ha recentemente pubblicato la più completa e precisa mappa della nostra Galassia mai creata. Usando questi dati, il nostro gruppo di ricerca ha potuto analizzare un’immensa onda che deforma la nostra Galassia, nota come warp Galattico. Dai nostri risultati è emerso che tale deformazione si sta muovendo velocemente attorno al centro della Galassia, ed è stata originata durante una collisione recente o ancora in atto con un’altra galassia satellite.
L’evento si svolge nell’ambito di Sharper – La Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori.
COSTI
I biglietti per accedere a Infini.to sono in prevendita e devono essere acquistati anticipatamente.
La partecipazione all’Astrotalk è gratuita (possedendo i biglietti di ingresso al Museo) e i visitatori potranno prenotarsi direttamente presso la biglietteria del Museo il pomeriggio di sabato 19 settembre. È possibile partecipare alla conferenza acquistando il biglietto per la visita pomeridiana del 19 settembre, in orario 15.30 o 17.00. Oltre all’Astrotalk è possibile visitare liberamente il Museo dello Spazio e assistere ad una proiezione del cielo estivo nel Planetario digitale.
Per poter garantire una visita in piena sicurezza gli ingressi sono contingentati e i biglietti sono in vendita online. Per poter partecipare al percorso di visita è necessario acquistare prima il biglietto.
Intero: € 12.00
Ridotto: € 8.00 per ragazzi dai 6 ai 18 anni, over 60 anni, enti convenzionati
Gratuito per i bambini sotto i 6 anni, disabile e accompagnatore, possessori di Abbonamento Musei o Torino+Piemonte Card, possessori del Passaporto Culturale, residenti nel comune di Pino Torinese.
Il prezzo del biglietto intero è di 12 €, proposto in vendita online a 10,50 € per assorbire la commissione di 1,50 € senza ulteriore aggravio del prezzo per il pubblico. Il prezzo del biglietto ridotto online viene pertanto abbassato a 6,50 €. I biglietti omaggio prevedono invece la commissione di 1,50 € per l’acquisto.
Basterebbero la scrittura cinematografica di My beautiful laundrette (1985), con l’applaudita colonna sonora di David Bowie, e di Sammy e Rosie vanno a letto (tre anni dopo), entrambi affidati alla regia di Stephen Frears o l’eco del romanzo Il Budda delle periferie per dire del suo successo. Grazie al felice rapporto che lo lega a Monica Capuani, che ne curerà la traduzione, ha affidato la prima mondiale della sua opera più recente, The spank, allo Stabile (debutto 8 dicembre al Carignano), interpreti Valerio Binasco e Filippo Dini, quest’ultimo anche in veste di regista. La storia di Sonny, dentista, e Vargas, farmacista, figli di immigrati, il raggiungimento di un successo professionale, la loro lunga amicizia fatta di confidenze e conversazioni, di chiacchiere al pub tra una birra e l’altra: poi un giorno qualcosa si incrina, si guasta, un insignificante incidente, un litigio per una donna e tra umorismo e piccoli drammi nulla sarà più come prima. Dice Kureishi: “Non mi interessa sentire degli attori recitare in una lingua che non è quella in cui io ho scritto il testo, mi interessano al contrario le reazioni di un pubblico nuovo, soltanto quando un’opera è recitata io la considero veramente completa”.
Una prima parte di stagione che poggia con sicurezza anche sulle ventimila presenze raccolte in estate grazie alle iniziative di “Summer Plays” (organizzata con la Fondazione Tpe) e Blu Oltremare (presenze soprattutto di abbonati che hanno tra l’altro rinunciato al rimborso per gli spettacoli saltati, costruendo così un quantum che ha permesso allo Stabile di stabilire un bilancio in pareggio) e che vede 163 alzate di sipario, con 32 titoli programmati di cui 9 produzioni (3 nuove produzioni esecutive, 3 nuove coproduzioni e 3 riprese, con 10 spettacoli ospiti, per la riapertura in tutta sicurezza, con presenze ridotte, di Carignano, Gobetti e Fonderie Limone. The spank è uno di quei titoli chiamati a formare un calendario definito “Diversamente classico”, una rivisitazione dei classici alla luce della drammaturgia contemporanea. Uno sguardo che si riversa ancor maggiormente in apertura di stagione (5 ottobre, ancora al Carignano) quando finalmente Binasco, portate a termine le prove che oggi fervono alle Fonderie di Moncalieri (“in questi giorni abbiamo un maestro guida, Elia Kazan”, confessa il regista e interprete mentre si chiede ancora: “perché per quest’opera non potremmo parlare di “diversamente contemporaneo”?) e che erano state interrotte con l’arrivo del lockdown, potrà debuttare con Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, un classico sapore di tragedia greca trasposto tra gli immigrati irregolari nella Brooklyn di metà anni Cinquanta, un dramma familiare soffocato “tra i confini insopportabilmente ristretti della famiglia”. Altri interpreti Vanessa Scalera (eccezionale procuratore Imma Tataranni in tivù), Deniz Özdogan, Dario e Emmanuele Aita. Altro debutto cancellato nei mesi scorsi che vede finalmente la luce è quello di La casa di Bernarda Alba di Federico Garcìa Lorca, interpretazioni tutte al femminile (tra le altre, Orietta Notari, Francesca Mazza e Francesca Bracchino), la regia è affidata al giovane (trentaduenne) ma già affermato Leonardo Lidi, cresciuto alla scuola dello Stabile, un testo di chiusura ma anche di ricerca spasmodica di
libertà e felicità, “una tragedia in cui si scontrano il conflitto tra morale autoritaria e desiderio di libertà, dominata dalla figura della madre-padrona del titolo”.
I fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio hanno iniziato il tour nei cinema italiani della loro ultima opera Spaccapietre. Il film, accolto con calore pochi giorni fa al Festival del Cinema di Venezia in concorso alle “Giornate degli Autori”, è stato presentato in anteprima mercoledì scorso ai Due Giardini e al Cinema Massimo.
È una storia archetipica, quella di un padre e di un figlio che scendono nelle viscere dell’inferno, insieme ad altri malcapitati, e che cercano comunque un riscatto, segnali di umanità. Questa ricerca, necessaria per mantenere la lucidità e non perdere la speranza nella salvezza, è evidente negli oggetti scelti che si sono portati dietro dalla casa che hanno dovuto abbandonare. Il loro disporli nell’ambiente degradato della baracca come simboli che rimandano ad un’altra vita possibile, con una ritualità quasi liturgica, sembra un tentativo di rimettere insieme i pezzi di un mondo danneggiato, andato in frantumi. Nel sogno di Antò di diventare archeologo in fondo c’è la caparbietà di rintracciare tesori e bellezza sotto la crosta dura della vita, nonostante tutto, e la madre che il padre, contro ogni logica, gli ha promesso. E Antò ci crede, come solo i bambini possono fare. Addirittura è convinto che l’occhio del padre, danneggiato dal lavoro e che lui cura amorevolmente ogni sera, sia il segno di qualche super potere.
Il crescendo del film è giocato sulle allusioni a brutalità e umiliazioni inflitte dai caporali alle loro vittime, trattate come bestie al macello e in questo l’iconografia è molto esplicita. Ma si sa che le allusioni scatenano l’immaginazione più di quanto riesca a fare una realtà esibita e in questo caso spingono lo spettatore a confrontarsi con crudeltà così indicibili che mostrarle, sembrano volerci suggerire i registi, equivarrebbe a regalargli una ragion d’essere che non meritano. Il realismo qui è sapientemente mescolato con un certo noir alla Tarantino, che non vuole essere una vuota citazione fine a se stessa, ma è il tocco di chi il cinema non solo lo conosce, ma lo sa fare. E lo si capisce dal fatto che si esce dal cinema con un certo malessere fisico e tante domande nella testa.

