PENSIERI SPARSI

La Medicina della Longevità

PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Il concetto di longevità è sempre stato al centro della ricerca in ambito medico, il mito dell’eterna giovinezza, da non confondere col desiderio d’immortalità, onnipresente nell’arte, nella letteratura, nella mitologia, predomina in una società che non vuole invecchiare ma soprattutto che non vuole invecchiare male.
Ne abbiamo parlato con il dr. Enrico Riggi, specialista della Longevità, con studio a Torino.
Dottore, quali sono i fattori che influenzano la longevità?
“Lo sport, l’alimentazione, il sonno e sicuramente l’epigenetica che influenza la genetica, quindi il nostro DNA. E’ ormai ampiamente dimostrato che l’assunzione di integratori ha un ruolo importantissimo nel migliorare la qualità della vita; l’epigenetica riguarda fattori esterni come la dieta, lo stress, lo stile di vita, tutto questo influisce sulla genetica di ciascuno di noi . Significa che possiamo intervenire sulla nostra salute con scelte che influenzano i nostri geni anche se non siamo più giovani”
Quindi gli integratori funzionano?
“Se assunti correttamente possono agire sull’epigenetica e favorire longevità e salute ma perché ciò sia possibile è necessario fare degli esami, che non per tutti saranno gli stessi. Dopo un colloquio con il paziente per capire quali sono i suoi disturbi e il suo stile di vita, consiglio una serie di esami per individuare quali sono le sostanze che mancano al suo organismo in modo da poter prescrivere gli integratori più idonei. Si possono fare semplici esami del sangue, quelli classici o esami di un livello più avanzato come il microbiota e il mineralogramma.
Se sei ossidato ti consiglierò degli antiossidanti, se hai carenza di vitamina D dovrai assumerla regolarmente e così via”.
Sembra semplice, è tutto così facile?
“ In realtà non è proprio così, si tratta di un mondo in continua evoluzione come quando ti dicono di prendere il magnesio perché fa bene, in realtà esistono circa dieci tipi di magnesio, per questo è fondamentale essere seguiti da uno specialista della materia.”
Un consiglio generale, qualche integratore che tutti dovremmo assumere?
“Il magnesio bisglicinato, la vitamina C, la D, gli Omega3, qualche antiossidante e le proteine sufficienti ma ripeto che non si può generalizzare, ogni caso deve essere analizzato singolarmente.”
La differenza tra integratori tradizionali e nutraceutici?
“Gli integratori basici sono costituiti dalle vitamine e dalle proteine, i nutraceutici si avvicinano di più a un prodotto farmaceutico e poi ad un livello superiore ci sono i peptidi che sono farmaci ma al tempo stesso non lo sono, sono un di più, vengono definiti “le droghe intelligenti”, si tratta di piccole catene di amminoacidi che si comportano come “mattoncini”per costruire proteine come il collagene, l’elastina e la cheratina, fondamentali per la nostra pelle”.
Quali sono i rischi per un uso prolungato d’integratori?
“ Torno al discorso di prima, se gli integratori vengono prescritti con giudizio non sussistono problemi di alcun genere. Esistono però integratori ad induzione, come ad esempio la melatonina, che necessitano di periodi di sospensione, di solito consiglio di prenderla per cinque giorni e fare una pausa di due per poi ricominciare “.
Come vede il futuro della ricerca sulla longevità?
“In tutto il mondo le ricerche sono concentrate su questo argomento, negli Stati Uniti la ricerca avanza quotidianamente e tutti i più grandi investitori si dedicano al settore.
Le premesse per una vita più lunga e più sana sono dunque sempre più concrete, in un futuro neanche troppo lontano potremmo essere in grado di sfruttare il nostro bagaglio genetico per vivere meglio.
Le domande che vorremmo porre al dr. Riggi sono tantissime, gli argomenti innumerevoli, ogni integratore meriterebbe di essere protagonista di un articolo ed è per questo che abbiamo deciso di continuare la nostra conversazione in uno dei nostri prossimi incontri.

La Signora dei Biscotti

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Mi piacciono le storie, mi piace leggerle ma ancor di più scriverle e questa storia, tutta al femminile, merita di essere raccontata.
Ivana e Vittorina sono due sorelle che nella loro casa di campagna, Bricco Dolce, sulla collina di San Sebastiano Po, all’inizio degli anni 2000 si divertivano a preparare biscotti, torte e marmellate. Decidono così che della loro passione vogliono farne un lavoro e si rivolgono al mulino di Casalborgone dove scoprono che non esiste una sola farina ma tante farine con caratteristiche diverse. Il papà non è d’accordo sul fatto che la sua casa diventi un laboratorio-negozio e le dissuade dal voler stabilire la futura attività proprio lì, in strada Bricco Dolce n.7
Le ragazze riescono a trovare una valida alternativa a Borgaretto dove trasformano un grande garage in laboratorio ed iniziano a seguire dei corsi indicati dalla Regione Piemonte per mettersi in regola. All’inizio dell’avventura decidono di servire i bar e la vendita al minuto, realizzano diversi biscottini che vengono confezionati in piccoli sacchetti, tutto il lavoro viene fatto manualmente. Le ricette sono quelle di mamma Rosina, delle nonna e delle suocere e così nel 2004 fondano la società “ Biscotteria Artigianale Bricco Dolce”, che fornisce alcune enoteche, bar, gastronomie, di biscotti sani, artigianali, belli e ben confezionati.
Il caso vuole che una hostess in servizio su alcuni voli privati che frequentemente portavano Sergio Marchionne ed il suo staff a Detroit scelga proprio le dolcezze di Bricco Dolce per allietare i viaggi di questi passeggeri che mentre giocavano a carte desideravano sgranocchiare qualcosa di buono. Ed è così che Ivana e Vittorina vengono contattate anche da Air Dolomiti che decide di portare a bordo dei propri aerei i loro biscotti.
“Abbiamo avuto un momento di panico – mi racconta Ivana- non saremmo riuscite a confezionare a mano sacchetti per ordini così importanti e così abbiamo acquistato una confezionatrice e nel 2012 abbiamo vinto una gara per fornire anche Alitalia, oggi Ita, ed è arrivata una confezionatrice ancora più performante”.
Ivana mi racconta la storia del biscottificio nel suo negozio in corso De Gasperi 20 a Torino, nel cuore della Crocetta. “ Da noi è tutto artigianale, usiamo solo materie prime eccellenti come le farine Bongiovanni e le uova fresche già sgusciate che riceviamo tre volte alla settimana, in questi giorni stiamo mettendo a punto nuove ricette con farine non raffinate, cereali antichi, grano arso affinché il prodotto finito sia il più naturale possibile. I nostri clienti amano molto la linea dei Biscotti del Buongiorno, senza latte né burro, in vari gusti come vaniglia, farina di mais, cacao e gli integrali. Sono anche richiesti quelli della Linea Classica: meliga, krumiri, ciambelline panna e caffè e gli arancetti con scorza d’arancia e cioccolato”
Chiaccherando scopro che proprio in quel momento sta per salpare, direzione USA, una nave carica di Parlapa’, biscotto ideato ai tempi del Covid quando con il negozio chiuso il tempo per pensare non mancava. “ Il Parlapa’ è un biscotto a forma di gianduiotto realizzato con gli ingredienti del famoso cioccolatino torinese, pasta di nocciole e burro di cacao, la ricetta è stata brevettata come per il Cuore Rosa che ha avuto il patrocinio di Candiolo, bello, buono, ha il sapore di confetto, e fa del bene”.
In negozio, arricchito anche con oggetti molto particolari che volendo vengono abbinati alla vendita dei biscotti ( tazze, latte tedesche, tessuti realizzati appositamente per Bricco Dolce a Chivasso e a Chieri) spiccano sugli scaffali le Meringhette con gocce di cioccolato, i Girasoli integrali, le Pannocchiette, i biscotti senza farina per gli intolleranti al glutine e le Coccole al cocco , senza burro né uova per i vegani , crostate e torte di nocciola.
“ Nel 2025 avremo almeno altri tre nuovi prodotti che per ora sono in fase sperimentale, devono essere buonissimi per metterli in vendita ma soprattutto dobbiamo essere tutte d’accordo: io, mia sorella, mia figlia e mia mamma”.
“Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto”, lo scriveva Oscar Wilde.

Il Chirurgo Estetico come Coach dell’Armonia

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Nella Chirurgia Plastica e nella Medicina Estetica l’offerta oggi è vastissima tanto da creare spesso confusione e disorientamento nel paziente che generalmente è motivato dal desiderio di migliorare il proprio aspetto fisico. In questo contesto il chirurgo non dovrebbe essere un mero esecutore, un tecnico che esegue un intervento ma un vero e proprio “coach” che conduce i pazienti ad effettuare scelte consapevoli ed in armonia con il loro essere, la bellezza infatti non è solo un volto perfetto ma rappresenta un concetto più ampio legato anche all’armonia interiore.
Abbiamo intervistato il dott. Daniele Bollero, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica per capire come si possa essere il “coach”dei propri pazienti, indirizzandoli verso decisioni consapevoli.
Come descriverebbe il suo ruolo come medico estetico?
“ Il compito di un chirurgo plastico come di un medico estetico è quello di focalizzarsi non solo sulla correzione dei difetti fisici ma sulla ricerca dell’armonia , dobbiamo avere come obiettivo il condurre il paziente verso scelte equilibrate che rispecchino il desiderio di migliorarsi senza essere ossessionati dalla perfezione assoluta “.
Quale tipo di approccio secondo lei è necessario per stabilire un buon rapporto con il paziente?
“Attualmente l’offerta è incredibile, il medico deve portare il paziente a capire cosa è meglio per lui e poi lui ti seguirà  nel tuo concetto di bellezza, fortunatamente la relazione tra medico e paziente non è più quella di vent’anni fa, quando il medico decideva cosa fare, oggi tra questi due soggetti c’è comunicazione e il paziente partecipa alle scelte”.
Il “coaching” diventa un processo che permette al paziente di trovare le proprie risposte e superare i limiti interni, l’empatia del medico è fondamentale per capire che cosa spinge un individuo a volere un cambiamento.  “ Solo grazie all’empatia e alla comunicazione reciproca possiamo giungere a stabilire un piano che rispetti la sua anatomia e favorisca il suo benessere psicologico, il mio lavoro deve servire per migliorare l’aspetto di una persona senza stravolgerlo, il risultato deve condurre ad avere un aspetto più gradevole ma anche, possibilmente, ad essere una persona più sicura e felice”.
Qual e’ il futuro della Medicina Estetica?
“ Verso la qualità, mi piace fare un paragone con il cibo: fast food o qualità? Fast filler o qualità?  Il medico estetico dovrà sempre più indirizzare il paziente verso un percorso da svolgere insieme, non esiste il trattamento risolutivo fatto in una seduta, posso togliere le rughe, correggere i volumi con del botox, con l’acido ialuronico ma poi dovrò dedicarmi alla cura della pelle, alla qualità della pelle. Solo attraverso un rapporto fiduciario si può ottenere la soddisfazione dei pazienti che siano donne o uomini, un percorso che migliora la qualità della vita”.
Quando desideriamo rivolgerci ad un Medico Estetico il nostro pensiero va anche ai costi, cosa ne pensa?
“ I costi se sono ben distribuiti non sono assolutamente inavvicinabili, è compito mio far spendere bene i miei pazienti durante il loro percorso con me, l’importante è affidarsi ad un medico competente e seguirlo, non saltabeccare da uno Studio all’altro, e stabilire un rapporto di fiducia che possa mettere in risalto la bellezza che nasce da dentro e,  come  dico sempre, un individuo informato sarà un paziente soddisfatto”.
Su Instagram: drdanielebollero

Gancia: una tradizione che continua a La Torre di Viatosto

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Era il 1865 quando il trisavolo di Massimiliano Vallarino Gancia, Carlo Gancia, imprenditore piemontese, crea uno champagne nostrano che chiama Spumante Italiano, da allora per l’azienda vinicola si contano solo successi, fino ad arrivare alla quarta generazione con Vittorio e Lorenzo Vallarino Gancia e poi alla vendita dello storico marchio, una parte nel 2011 e la restante nel 2014, ad un gruppo russo.
Oggi, in continuità con i desideri di papà Vittorio, Massimiliano Vallarino Gancia, in qualità di Brand Ambassador insieme a Rosalba Borello Vallarino Gancia, addetta alle P.R., portano avanti l’attività iniziata da Vittorio nella tenuta La Torre di Viatosto, azienda vitivinicola a pochi chilometri da Asti, alle spalle della suggestiva chiesa romanica in località Viatosto.
“Negli anni mio marito Vittorio – mi racconta Rosalba- aveva maturato un legame fortissimo con il mondo dell’agricoltura, desiderava che le sue vigne fossero coltivate con metodi biologici nel più totale rispetto dell’ambiente e della natura. Oggi abbiamo sei ettari di vigne con la possibilità di arrivare a nove, con uve nebbiolo, merlot e moscato”.
“ Oggi La Torre di Viatosto produce 10.000 bottiglie all’anno – spiega Massimiliano-  ma contiamo di arrivare a 50.000 bottiglie fra quattro o cinque anni, con la guida di un enologo esperto e con la supervisione di mio fratello Lamberto; desideriamo un prodotto di altissima qualità affinché mio padre, anche da lassù, possa esserne fiero”.
Siamo nel cuore del Monferrato, terra di ottimi vini già nell’800, La Torre di Viatosto è l’unico vigneto in questa località, qui sono state piantate uve Nebbiolo all’80% che si produce come Monferrato Nebbiolo DOC anche se Massimiliano e Rosalba preferiscono vinificarlo come metodo classico Rose’ extra brut ( Cuve’ Vittorio) che viene prodotto con Nebbiolo in purezza.
Chi sono i vostri clienti?
“ Ristoratori, enoteche e poi tanti visitatori che vengono qui in cascina dove organizziamo degustazioni ; è importante – sottolinea Rosalba- conoscere da vicino, di persona, la realtà da cui arriva il nostro vino”.
Se volete degustare i vini di Massimiliano e Rosalba potete prenotare una degustazione proprio a casa loro, davanti alle vigne, vi aspetta uno splendido panorama e l’accoglienza calorosa di una grande famiglia unita.
Ad maiora Rosalba e Massimiliano!  Vittorio è sicuramente fiero del vostro impegno e dei vostri risultati.

Giorgio Boldetti: una vita a colori

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Giorgio Boldetti si laurea in Economia e Commercio nel 1971 a Torino, 110 e lode con dignità di stampa, a quel tempo le aziende che cercavano giovani laureati erano molte e lui accetta un lavoro all‘Ufficio Statistica delle Pagine Gialle. In quel periodo è fidanzato con una ragazza, che sposerà dopo poco, la cui mamma ha una piccola camiceria, lei vorrebbe rendersi autonoma e chiede aiuto a Giorgio che di camicie, a quel tempo, ne sapeva ben poco ma aveva carattere da vendere ed una gran faccia tosta.
E così inizia l’avventura: nel 1972 partono da zero a produrre camicie nella loro camera a casa della famiglia di Giorgio il quale compra una macchina da cucire nel negozio della Necchi in via Roma facendo cambiali per 180.000 vecchie lire. Comprano un metro e mezzo di tessuto in tre colori e fanno qualche camicia da donna che Giorgio, quando esce dalla Seat alle 17.00 prova a vendere girando per negozi fino alla chiusura.  Le camicie piacciono molto e iniziano ad arrivare parecchi ordini tanto che Giorgio è costretto dopo tre anni a licenziarsi dalla Seat per poter seguire la parte commerciale di quella che ormai è diventata una piccola azienda, La Camargue ( chiamata così in ricordo di un weekend di passione) con sede in corso Galileo Ferraris 94, dove si trova tuttora.
La produzione aumenta sempre di più, Giorgio, ormai separato dalla moglie Maria Gabriella, continua l’impegno intrapreso con alcune lavoranti, si reca continuamente, cosa che fa ancora oggi, nelle tessiture di Como e Gallarate alla ricerca di tessuti pregiati.
Nel frattempo si sposa con Anna Zamboni, miss Italia 1969, dalla quale ha due figli, Giulio che oggi lavora con lui, e Giorgia, spesso modella per i capi prodotti da La Camargue.
La fortuna vuole che nel palazzo di corso Galileo Ferraris abiti un medico, il dr. Volterrani medico di famiglia e amico dell’avvocato Agnelli che a Natale è solito regalargli una camicia e così anche l’avvocato inizia ad indossare camicie firmate Boldetti.
Sono anni incredibili, pieni d’incontri, di lavoro, di avventure di ogni tipo – la vita di Giorgio Boldetti meriterebbe di essere raccontata in un libro – l’azienda cresce notevolmente, vengono serviti i negozi più chic di Torino, non si producono solo camicie ma anche abiti, pantaloni, giacche, cappotti.
Per Giorgio sono anche gli anni di una nuova separazione e dell’incontro con un nuovo amore Irina, modella russa, madre di suo figlio Vadim.
Il lavoro procede a gonfie vele, La Camargue s’ingrandisce e acquisisce nuovi locali.
Nel 2010  – racconta Boldetti- mio figlio Giulio inizia a lavorare con me e nasce Atelier Boldetti, una linea di camicie da uomo in cotone doppio ritorto, personalizzate con le cifre, le facciamo su misura, il cliente privato viene direttamente da noi e può scegliere tra migliaia di tessuti e fantasie.
La nostra produzione è ormai conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo – mi spiega Boldetti, partecipiamo tutti gli anni al Salone della moda di Parigi “ Who’s next” che ci ha introdotto anche in Paesi lontani come Giappone, Stati Uniti, Sud America dove abbiamo numerosi clienti. Vendiamo molto in Francia, Svizzera, Spagna e in Italia siamo richiesti da boutique di nicchia. Se soddisfi la donna torinese, che in fatto di moda è la più difficile, soddisfi qualsiasi donna.
Oggi lavorano per Boldetti una cinquantina di persone, in laboratorio ci sono circa 50.000 metri di tessuti, sete, cotoni, viscose, jersey dai colori meravigliosi, Giorgio si emoziona quando li tocca , li accarezza con delicatezza e passione come accarezzasse i capelli di una bella donna, quanto tempo è passato dall’acquisto di quella Necchi comprata a rate…

Cute Project: un progetto buono ideato da persone buone

PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Daniele Bollero, medico chirurgo, specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l’Ospedale C.T.O di Torino è il vero deus ex machina di Cute Project, una Onlus che si pone come finalità la formazione di personale sanitario nei paesi in via di sviluppo ( Congo, Benin, Uganda), nel settore della chirurgia plastica ricostruttiva, soprattutto per quanto riguarda cura e prevenzione delle ustioni.
“ Sono molto pragmatico, sono un organizzatore- mi racconta il dr. Bollero- così quando ho deciso di dare forma a questo progetto ho cercato tra amici e colleghi con esperienze di volontariato qualcuno che volesse aiutarmi a portare una sanità di primo livello in Uganda e Benin. Oggi siamo circa 35 tra medici, infermieri, fisioterapisti,  informatici, con alle spalle 1300 pazienti operati”.
 Quali sono gli interventi più frequenti? I medici di Cute Project curano soprattutto ustioni acute, malformazioni di mani e piedi, cicatrici post ustione, lipomi, cheloidi e cisti che affliggono adulti e bambini.
“Formare il personale è essenziale – continua Bollero- perché permette, anche dopo la partenza del nostro team, ai pazienti di beneficiare di cure appropriate”.
Dopo una pausa di cinque anni, a causa del Covid, sono riprese le missioni all’estero , infatti a maggio di quest’anno gli “angeli” di Cute Project sono tornati in Uganda nell’Ospedale di Fort Portal, portando tutto il materiale sanitario necessario per lo svolgimento della missione chirurgica.
La prossima missione partirà per l’Uganda, dove ci sono già numerosi pazienti in attesa d’intervento chirurgico, a febbraio 2025.
L’ interruzione dovuta alla pandemia, non ha comunque fermato  l’attività di volontariato; Cute Project ha portato la  Chirurgia plastica nell’ ambulatorio probono del Sermig, offrendo personale e materiale sanitario grazie all’iniziativa “La Plastica è per tutti”.
A cura di Cute Project anche il Laboratorio Prevenzione Ustioni (in età pediatrica le ustioni rappresentano quasi il 30% di tutti gli accessi in pronto soccorso), attraverso delle vignette che hanno come protagonista un simpatico elefantino, Cuty Firephant, i bimbi imparano a prevenire le ustioni e i pericoli del fuoco. Dal 2007 ad oggi i bambini formati tra i 5 e i 10 anni sono stati più di 7.000, andando nelle scuole e negli asili a portare la storia dell’elefantino africano che lotta contro il fuoco.
Presentato da poco il progetto “Chiama Bruno”, per cercare di risolvere i problemi di tipo assistenziale sul territorio dopo le dimissioni dall’Ospedale; in Italia, per i pazienti di Chirurgia Plastica, compresi gli ustionati, non esiste un percorso assistenziale extra ospedaliero, gli intoppi burocratici sono tanti ; questo progetto vuole essere un ponte tra i pazienti ed il servizio sul territorio.
Possiamo sostenere Cute Project destinando il “5×1000” nella nostra dichiarazione dei redditi usando il C.F. 97778830014 oppure facendo un bonifico bancario intestato a CUTE PROJECT ONLUS, IBAN: IT 72R0200801160000103214895

Uno scrigno di dolcezza: nuova apertura per Luciano Stillitano

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Il genio creativo ed irrequieto di Luciano Stillitano, gran Maestro della pasticceria, in particolare quella torinese famosa per le paste mignon, è da poco approdato in corso Casale 96 a Torino.
Una  pasticceria coquette con dei richiami allo stile Liberty che ben si adatta alle dolci creazioni del Maestro pronte per entrare in scatole raffinate ed essere portate via o gustate con un buon caffè davanti al bancone dal quale si intravedono pasticcini mignon di ogni tipo, freschi e secchi, brioches e croissants, fatti con la sfoglia inversa, ancora caldi, burrosi e fragranti.
“ Per il mio nuovo locale- racconta Stillitano- non volevo qualcosa che richiamasse la modernità ed è così che ho pensato a questo piccolo negozio che in passato era stato una pasticceria; vorrei ripartire da qui per inglobare la tradizione al nuovo usando molto la manualità, tralasciando stampi e stampini. Non sarei con i piedi per terra se ignorassi le novità in pasticceria ma non posso assolutamente lasciar perdere una tradizione ricca di storia e contenuti come quella torinese, accogliamo dunque il nuovo ma facciamolo buono”.
Ormai , mi spiega il Maestro, è tutto molto standardizzato, si cerca di ottimizzare, di fare questo lavoro per sei ore al giorno, tutto ciò a scapito della qualità e della creatività.
“Oggi si diventa pasticceri su Instagram- continua Stillitano- o con qualche corso di breve durata, al momento non vedo eredi, solo tanti improvvisati, non c’è una pasticceria all’altezza della nostra tradizione torinese, vedo un appiattimento totale, non c’è personalità se non in pochissimi che conto sulle dita di una mano. “ Non è perfetto ma va bene lo stesso “, quando un pasticcere dice queste parole è la fine, significa che ha perso l’entusiasmo per il suo lavoro, io non sono così, quello che produco deve piacere al mio palato, se non mi piace significa che non è perfetto e non lo metto in vendita. L’errore è concepito ma non è ammesso, questa è la mia filosofia.”
Secondo il Maestro oggi la rivoluzione è la manualità e cita Cedric Grolet, il pasticcere più famoso di Francia, come un esempio di modernità e manualità.
“ Ho in programma di aprire altri due punti vendita- conclude Luciano Stillitano- per valorizzare la pasticceria torinese perché si sta rischiando di buttare via un patrimonio. Un esempio? La piccola pasticceria secca non è  considerata quanto meriterebbe”.
Intanto tra una chiacchiera e l’altra mi trovo ad osservare i pasticcini mignon, piccoli dolci capolavori in miniatura, le torte, quelle più classiche e quelle che strizzano l’occhio alla modernità, e ognuna di queste meraviglie sprigiona un profumo di buono, di burro, zucchero, un profumo d’altri tempi.

Corefon: un’eccellenza italiana tutta torinese

PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

La nostra storia inizia negli anni ‘70, che rappresentano il consolidamento di un fenomeno iniziato nel decennio precedente: la motorizzazione di massa; sempre più famiglie italiane possono permettersi di acquistare un’auto ed il mercato è largamente dominato dalla Fiat.
La crisi petrolifera ed energetica del 1973 ha un impatto pesante sul mercato dell’auto e porta ad una maggiore richiesta di modelli piccoli che consumino poco ed è così che esplode la vendita di utilitarie Fiat.
Siamo nel 1977, le vendite delle auto sono sempre in maggior crescita e qualcuno si accorge che in Italia non esistono vernici di alta qualità per fonderia: l’esigenza di poterle usare è più che mai necessaria considerato anche il recente insediamento delle fonderie Teksid (Fiat Ferriere) a Crescentino in provincia di Vercelli.
Ed è così che tre soci, dopo varie indagini in giro per il mondo, scoprono che la miglior vernice per fonderia, chiamata in gergo tecnico “rivestimento refrattario “ viene prodotta da un’azienda in Wisconsin e più precisamente a Milwaukee.
Dopo  varie trattative chiedono ed ottengono di poter produrre il prodotto in Italia pagando delle royalties.
Nasce così Corefon International S.R.L. con stabilimento a None, vicino a Torino ed il successo è immediato, nessuno in Europa dispone di un prodotto di qualità tanto elevata, la concorrenza è sbaragliata.
Nel 1983 l’uscita da Corefon di uno dei soci vede l’ingresso di un nuovo socio, Andrea Ruscalla, l’attuale Presidente, che incontro negli uffici di corso Turati a Torino.
“Da diversi anni la collaborazione con gli americani è terminata, mi spiega Ruscalla, in quanto la loro società è stata venduta ai Tedeschi ed io e i miei due soci, Carlo Dellarocca e mio nipote Adriano Ruscalla ( Amministratore Delegato), siamo oggi totalmente autonomi e lavoriamo per tutte le fonderie Teksid nel mondo. Circa l’85% del nostro fatturato è prodotto all’estero: Cina, Messico, Brasile e Portogallo”.
“ In tutto il mondo siamo in pochissimi a produrre questi rivestimenti di altissima qualità, si tratta di formule speciali in continua evoluzione, mi racconta il Presidente, quando in fonderia si cola il blocco motore , i freni a disco e altri componenti in ghisa, le anime per le cavità dei pezzi e lo stampo devono essere verniciati con questi prodotti “.
Qual sono i punti forti di Corefon? “Qualità ed immediatezza nel risolvere dubbi e problemi del cliente”.
Piani di crescita per i prossimi anni? “ Abbiamo iniziato a collaborare con Volvo Cars e ci piacerebbe aprire uno stabilimento in Messico dove la richiesta è elevatissima, forse un giorno lo farà mio nipote Adriano”.
Il presunto futuro avvento dell’auto elettrica non vi spaventa?
“ Noi lavoriamo al 90% per il settore automobilistico, specifica Andrea Ruscalla, che non è soltanto auto passeggeri, molto incidono i mezzi pesanti per i quali l’elettrificazione non è ancora all’orizzonte. L’automotive non è solo motori, ci sono altre parti in ghisa in forte crescita come i freni a disco sempre più complessi e performanti. Poi c’è l’eolico, ci sono le turbine per l’idroelettrico e per l’industria pesante. Tutti quanti necessitano di intonaci refrattari”.
Corefon, una vera eccellenza italiana, in questo caso torinese, nel mondo che meritava di essere raccontata.

Cotswolds. Un viaggio tra i villaggi più belli della campagna inglese

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PENSIERI SPARSI  di Didia Bargnani

Cotswolds significa “recinti di pecore sulle colline”, si tratta di un’area molto vasta che si estende per circa 800 miglia attraverso cinque contee: Gloucestershire, Oxfordshire, Warwikshire, Wiltshire and Worcestershire.
Un viaggio organizzato dall’agenzia Viaggi Chiara in corso Vittorio Emanuele nota ai torinesi per la scelta di luoghi di nicchia e per i viaggi molto particolari ed interessanti che da sempre offre ai suoi clienti.
Pochi giorni indimenticabili lontano dal frastuono delle nostre città , un panorama fiabesco con piccoli villaggi incantati , giardini e fiori meravigliosi, ruscelli e vecchi manieri.
Questa parte d’Inghilterra non è molto conosciuta all’estero e si trova a 130 chilometri ad ovest di Londra; famosa per i suoi paesini con i prati verdissimi e i cottages costruiti con la tipica pietra del posto color miele, la Golden Cotswolds Stone, le chiese medievali con annesso cimitero e le antiche locande che ricordano miti e leggende.
Famosissimi i cottages con il tetto di paglia, simbolo oggi di un mondo idealizzato, le cosiddette “tatched house”,  una volta umili dimore, umide, abitate dalla servitù fino agli anni ‘50-‘60, quando iniziarono a diventare sempre più ricercate da chi voleva fuggire dal trambusto delle città per arrivare ad essere considerate attualmente una sorta di status symbol, ambite ed esclusive abitazioni per attori, politici e nobiltà inglese.
Per tre giorni di affitto si possono pagare anche 850 sterline (circa 1000,00 euro) e la lista di attesa è lunghissima!
Il nostro viaggio inizia a Moreton-in-Marsh, sede del famoso pub The Bell Inn che fu d’ispirazione a Tolkien quando scrisse Il Signore degli Anelli; si tratta di un villaggio che si snoda lungo la via principale da cui partono numerose stradine che conducono alle casette con i portoncini colorati e a giardini fatati, fino ad arrivare alla chiesa di St. David, immersa in uno scenario romantico, con il suo piccolo cimitero di campagna.
Da qui il paesaggio si snoda attraverso alcuni villaggi che incarnano lo spirito del Romanticismo inglese: Chipping Campden, un tempo conosciuta per il commercio della lana, esploso nel 1066 dopo la conquista normanna, le pecore del luogo sono chiamate “Cotswolds Lions “ , i leoni dei Cotswolds, proprio per il loro vello particolarmente consistente e per il famoso mercato coperto del 1627.
Snowhill, piccolissimo villaggio dalla tipica atmosfera british, immortalato in  alcune scene del film “Il diario di Bridget Jones”, circondato da splendidi ed inaspettati campi di lavanda.
Stow-on-the-Wold può essere considerata quasi una cittadina, ha diverse sale da the’, negozi di antiquariato e gallerie d’arte, ancora oggi si tiene un mercato con i prodotti tipici della zona come miele e formaggi.
La Venezia d’Inghilterra è il soprannome attribuito a Bourton on the Water per i canali e i piccoli ponti che collegano i due lati della cittadina.
Poco distante si trova Bibury, una fiaba nella fiaba, con la sua stradina Arlington Row disseminata di cottages risalenti al XIV secolo e il fiumiciattolo che scorre lento.
Il viaggio prosegue verso Winchcombe, vicoli e vicoletti con storici edifici in pietra per arrivare al Sudeley Castle, castello dove abitò l’ultima moglie di Enrico VIII, circondato da meravigliosi giardini, uno di questi con 69 tipi di rose.
Dopo qualche chilometro troviamo Hailes Abbey, un’abbazia del 1246, luogo di grande fascino storico.
Infine arriviamo a Bath, famosa per le sue terme romane, Patrimonio dell’Umanita’ dell’UNESCO, con la sua architettura georgiana appare spesso nella nota serie televisiva “Bridgerton”.
Lacock, minuscolo villaggio fuori dal tempo dove un tempo si lavorava la lana, sede di una bella abbazia e Castle Combe, uno dei borghi più belli della zona, sono le ultime due mete di questo viaggio nella meravigliosa ed incantata campagna inglese.

Quanto sono buoni i prodotti della Cascina!

Pensieri sparsi  di Didia Bargnani

 

Domenico, agricoltore piemontese doc, mi racconta la storia della sua famiglia le cui origini contadine risalgono al 1810, prima in quel di Carignano e poi col passare del tempo il trasferimento in un’altra cascina a Santena dove si trova tuttora la sua azienda agricola, 20.000 mq con 30 serre, Cascina Broglia.

Fino alla fine degli anni ‘70 l’attività della famiglia di Domenico è rivolta esclusivamente all’allevamento di mucche e vitelli ma poco alla volta lo spazio diventa insufficiente e si cambia rotta, niente più animali, decidono di dedicarsi agli ortaggi, dapprima solo un paio dì varietà e poi un po’ alla volta vengono introdotte tutte le verdure che troviamo sulle nostre tavole.

Il 20 novembre 2013 Domenico e la moglie Michela, che vivono in Cascina , aprono un punto vendita a Torino, in corso Moncalieri 293, ai piedi della collina, in zona Fioccardo, dove proporre ai loro clienti prodotti a km 0, per la maggior parte provenienti dalla Cascina di proprietà. Il negozio è un tripudio di colori: il rosso dei pomodori costoluti di Cambiano, il verde dei carciofi piemontesi, tenerissimi, che avremo fino a giugno, i piselli dolcissimi, le fragole, rosse e dolci che vengono raccolte alle 6.30 del mattino per essere in negozio alle 9.00, le costine colorate, gli asparagi di Santena, gli zucchini con fiori che sembrano dipinti e i famosi fagiolini di Domenico, piccoli e senza il fastidioso “filo”.

 

“I nostri fagiolini – mi spiega Domenico con orgoglio- vengono raccolti a mano, si tratta della varietà Pongo, la migliore, sono piccoli e si differenziano per gusto e consistenza da quelli più grandi raccolti dalle macchine”. Un’altra chicca della produzione della Cascina Broglia sono i cavolfiori di Moncalieri: “ per coltivare un cavolfiore normale ci vogliono circa 60 giorni, i nostri richiedono 160 giorni e si raccolgono dal tardo autunno fino a febbraio, sono originari dell’alta Savoia e siamo in pochissimi a coltivarli”. Meritano di essere citate anche la cipolla di Treschietto, simile ma più dolce di quella di Tropea e la Minestra Nera, un ortaggio proveniente da Favignana i cui semi sono stati portati a Domenico da una cliente. Come difendere frutta e verdura dai fastidiosi parassiti infestanti? “Cerchiamo, per quanto possibile, di usare gli insetticidi il minimo indispensabile e puntiamo da anni sugli insetti “utili” come il bombo impollinatore, fondamentale per la sicurezza alimentare umana che si è rivelato essenziale per l’impollinazione di molti raccolti , come fragole, pomodori, patate, melanzane, lamponi e peperoni”.

“Contro i bruchi, invece, utilizziamo il Bacillus thuringiensis, scoperto in Giappone nel 1910, che deve essere dato su alberi e ortaggi a tarda sera per essere attivo durante il pasto notturno delle larve”. Il negozio ad agosto è chiuso ma il lavoro di Domenico e Michela ovviamente non si ferma, la natura prosegue il suo ciclo e in campagna non si può restare con le mani in mano, inoltre si approfitta del periodo di “riposo”, si fa per dire, per produrre conserve, marmellate e un ottimo dado vegetale in polvere che verranno poi vendute in negozio.

Grazie Domenico e Michela per portare ogni giorno un po’ di bella e buona campagna in città!