ECONOMIA

Monte Rosa Foreste, un modello di aggregazione

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Un modello per tutto il sistema forestale nazionale. Monte Rosa Foreste aggregatore di superfici a bosco pubbliche e private in Valsesia è capace di muovere opportunità e valore”. Così Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte, e Marco Bussone, Presidente Uncem nazionale, che hanno incontrato il Presidente Pietro Bolongaro, il Direttore Giovanni Maiandi, insieme con i vertici dell’Unione montana Francesco Pietrasanta e Alberto Daffara. “La certezza che proviene dall’Associazione è la volontà e capacità di superare i confini, con idee, azioni, valore – spiega Bussone – essere cioè insieme tra Comuni, con le proprietà forestali, con privati e imprese che operano efficacemente sui territori. Ce ne sono molte in Valsesia e l’Associazione, certificata per la catena di custodia e la gestione forestale sostenibile con PEFC, le valorizza pienamente”.

“Inizia un percorso – prosegue Colombero – per mettere insieme nuove filiere forestali territoriali. Ovvero per usare più legno del territorio, non solo per energia, legna da ardere, cippato. Possiamo impostare con l’Unione montana e Monte Rosa Foreste un processo, anche grazie alla Strategia Aree interne, che valorizza il materiale per costruire immobili, o parte di casa. Su questo la Regione può seguire l’esempio della Provincia di Bolzano, che ha incentivato le costruzioni in legno locale. Non siamo all’anno zero in Piemonte. Vi deve essere però una forza chiara, precisa, una volontà politica che come Uncem possiamo addensare”.

“L’esempio di Monte Rosa foreste, con le sue professionalità – aggiunge Bussone, che è anche Presidente di AIEL, Associazione per l’energia dal legno, e PEFC Italia – va raccontato oltre i confini. Molte altre persone e superfici possono aderire all’aggregazione, ma dobbiamo fare in modo che vi sia una gestione. Che le superfici pianificate, e certificate PEFC, vengano gestite, il materiale estratto utilizzato, valorizzato, lungo nuove filiere”.

BCI Experience, innovazione e sviluppo nella panificazione e pasticceria

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BCI EXPERIENCE, l’evento più importante dell’anno di Puratos Italia, si terrà a Torino, presso l’Allianz Stadium, da mercoledì 30 settembre a giovedì 1° ottobre prossimi, quando saranno presentati alcuni tra i più rilevanti investimenti realizzati dalla multinazionale belga nel campo della ricerca e dell’innovazione, atte allo sviluppo di nuove soluzioni per il mondo della panificazione e della pasticceria. L’obiettivo è quello di riunire professionisti del settore per approfondire tematiche riguardanti il mercato.

Nel corso delle due giornate saranno inoltre condivisi i più recenti contenuti di Taste Tomorrow, una delle più complete ricerche internazionali dedicate all’evoluzione delle tendenze e dei comportamenti di consumo nei settori della panificazione, della pasticceria e del cioccolato. I dati di Taste Tomorrow, che comprendono un monitoraggio su scala globale tramite una combinazione di interviste e intelligenza artificiale semantica, sono supportati dalla ricerca sensoriale e da collaborazioni con ricercatori, esperti di settore e università. Da questi risulta in atto una crescente richiesta, da parte dei consumatori, verso un mondo “bakery e pastry” votato all’unione tra gusto, benessere e salute.

M.M.

Lingotto Fiere si trasforma per gli appuntamenti autunnali e invernali

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Lifestyle, arte contemporanea, edilizia e cultura pop saranno i temi centrali dei dieci appuntamenti che, da ottobre a dicembre prossimi, trasformeranno Lingotto Fiere adattando spazi e format alle esigenze di settori, community e pubblico, confermandosi così uno dei principali hub per eventi del Paese.

“La forza di Lingotto Fiere sta nella sua capacità di essere ogni volta qualcosa di diverso, mantenendo la stessa funzione: creare occasioni di incontro tra persone, idee e imprese – ha dichiarato Gàbor Ganczer, amministratore delegato di GL events Italia – il Rapporto SIAE 2025 colloca Lingotto Fiere al quarto posto tra le 489 strutture fieristiche italiane per affluenza e spesa del pubblico, in un comparto che a livello nazionale ha superato gli 11 milioni di visitatori e i 94 milioni di euro di spesa. È un risultato che conferma il ruolo di Lingotto come infrastruttura strategica per Torino e per il territorio, capace di generare opportunità economiche, attrarre competenze e mettere in connessione filiere, comunità e pubblici differenti”.

Il calendario autunno-inverno 2026 vedrà alternarsi dieci appuntamenti tra eventi organizzati da GL events Italia, come “Casàlia”, “Restructura”, la versione natalizia di “Be Comics! Be Games!”, e manifestazioni che da anni scelgono Torino. Lifestyle, design, salute, arte, edilizia, innovazione industriale, creatività e cultura pop si alterneranno, confermando la vocazione trasformista del quartiere fieristico torinese.
L’8 e l’11 ottobre prossimi Lingotto Fiere ospiterà contemporaneamente tre eventi rivolti a target differenti. All’interno degli ampi spazi dell’Oval Lingotto Fiere debutterà “Casàlia”, un nuovo progetto firmato GL events Italia dedicato a casa, lifestyle e design. Una manifestazione pensata per mettere in dialogo aziende, professionisti e consumatori attorno ai nuovi modi di abitare.
Negli stessi giorni, dall’8 al 10 ottobre, il Padiglione 1 ospiterà il 56° Congresso Internazionale SIDO, appuntamento di riferimento per la comunità ortodontica italiana e internazionale.
Il 10 e 11 ottobre il Padiglione 3 accoglierà invece “Idea Sposa”, manifestazione storica dedicata al mondo wedding. Nella seconda metà di ottobre, il 22 e il 23,  il Padiglione 1 ospiterà “Campus – Salone dello Studente”, un evento dedicato all’orientamento scolastico, universitario e professionale che coinvolge ogni anno migliaia di studenti e famiglie. Sempre nel Padiglione 1, dal 12 al 15 novembre, andrà in scena “Abilmente”, il salone dedicato alla creatività manuale e all’hobbistica, mentre dal 23 al 25 novembre sarà la volta di “VTM – Vehicle & Transportation Technology Innovation Meetings”, evento internazionale B2B dedicato alle tecnologie per l’automotive e la mobilità.
Il 30 e 31 ottobre, durante la settimana dell’arte, i tre Padiglioni di Lingotto Fiere ospiteranno “C2C Festival”, tra i più importanti eventi del nostro continente dedicati alla musica d’avanguardia e alla ricerca creativa. In parallelo, dal 30 ottobre al 2 novembre, l’Oval Lingotto accoglierà Artissima, la principale fiera italiana dell’arte contemporanea che, negli anni, ha saputo ritagliarsi un ruolo di assoluto prestigio internazionale.
L’Oval Lingotto cambierà nuovamente configurazione dal 12 al 14 novembre con “Restructura”, manifestazione organizzata da GL events Italia dedicata al recupero edilizio, alla riqualificazione energetica e all’innovazione nelle costruzioni. Infine, il 12 e 13 dicembre prossimo, l’Oval si presenterà nella sua veste natalizia ospitando “Be Comics! Be Games!”, il festival di GL events Italia e Fandango Club Creators dedicato a fumetti, videogiochi, cosplay, cinema, musica e cultura pop.

Mara Martellotta

Agroalimentare, sport e territorio alla Fiera del Peperone di Carmagnola

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Un confronto sui nuovi progetti per il Piemonte

Domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino, Simona Riccio modererà l’incontro con Paolo Bongioanni e Fabrizio Galliati

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 17.00, nell’ambito della 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, in programma dal 28 agosto al 6 settembre, si terrà l’incontro “Agroalimentare, sport e territorio: nuovi progetti per il Piemonte”, presso il Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

Il confronto sarà moderato da Simona Riccio, Founder Parla Con Me®, Agrifood Communication Strategist e LinkedIn Top Voice Italy, e vedrà la partecipazione di Paolo Bongioanni, Assessore regionale a Commercio, Agricoltura e cibo, Parchi, Caccia e pesca, Peste suina, Turismo, Sport e post-olimpico – Regione Piemonte, e di Fabrizio Galliati, Presidente del CAAT – Centro Agro Alimentare Torino.

L’appuntamento metterà al centro il legame tra agroalimentare, sport, giovani, corretti stili di vita e valorizzazione del territorio, con una riflessione sui nuovi progetti per il Piemonte e sul ruolo delle produzioni agroalimentari come strumenti di identità, benessere, educazione e sviluppo locale.

Parleremo di come le produzioni agroalimentari possano dialogare con sport, comunità locali e nuove generazioni, dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra cibo, salute, qualità, corretti stili di vita e territorio.

Agroalimentare e sport non sono mondi distanti: entrambi parlano di energia, educazione, benessere, appartenenza e futuro. Entrambi possono contribuire a costruire una cultura più consapevole, capace di partire dai prodotti, dalle filiere e dalle comunità per arrivare alle persone.

“Il Piemonte ha un patrimonio agroalimentare straordinario, ma la sfida non è solo proteggerlo o promuoverlo. La sfida è inserirlo dentro nuove connessioni di valore, capaci di unire agricoltura, sport, giovani, salute, educazione e identità locale”, dichiara Simona Riccio.

Con Parla Con Me®, Simona Riccio porta alla Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola uno spazio di confronto in cui l’agroalimentare viene raccontato come sistema vivo, capace di dialogare con le trasformazioni sociali, culturali ed economiche del territorio.

Appuntamento domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

Siccità, Confagricoltura Piemonte: «1,2 milioni in più per i prestiti»

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Allasia: : «Rafforzare in pari misura il sostegno alle imprese agricole e alle cooperative»

 

Aumentare complessivamente di 1,2 milioni di euro le risorse regionali destinate ai prestiti di conduzione, assegnando 600.000 euro aggiuntivi alle imprese agricole singole e altrettanti alle cooperative. È la proposta di Confagricoltura Piemonte per sostenere le aziende colpite dalla prolungata siccità.

Il programma regionale 2026 dispone attualmente di 1,85 milioni di euro. Di questi, 400.000 euro sono destinati agli imprenditori agricoli singoli, alle società semplici e alle forme associate composte da meno di cinque imprenditori. La restante quota di 1,45 milioni è riservata alle le cooperative agricole e le forme associate composte da almeno cinque imprenditori.

Confagricoltura Piemonte propone di portare la prima dotazione da 400.000 euro a un milione e quella destinata alle cooperative da 1,45 a 2,05 milioni, con un incremento di 600.000 euro per ciascuna categoria. Il programma regionale raggiungerebbe così una dotazione complessiva di 3,05 milioni di euro.

«Partiamo da strumenti esistenti, già conosciuti dalle imprese, dalle cooperative e dagli istituti di credito – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – e chiediamo alla Regione, al presidente Alberto Cirio e all’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni, dei quali conosciamo la sensibilità e l’attenzione verso le esigenze del settore primario uno stanziamento aggiuntivo di 1,2 milioni di euro. L’intervento deve sostenere in pari misura sia le aziende agricole sia le cooperative, che svolgono una funzione fondamentale nella raccolta, trasformazione e commercializzazione delle produzioni».

Il contributo regionale copre una parte degli interessi sui prestiti a breve termine, nella misura del 2% per le imprese di pianura e collina e del 2,5% per quelle di montagna. Per le imprese singole sono ammissibili finanziamenti compresi tra 5.000 e 80.000 euro. Per le cooperative e le forme associate composte da almeno cinque imprenditori, l’importo viene calcolato in proporzione alle effettive esigenze finanziarie rilevate dal bilancio d’esercizio.

L’aumento delle risorse dovrebbe essere accompagnato da una proroga dei termini di presentazione delle domande, attualmente fissati al 4 settembre 2026 per le imprese singole, affinché le aziende danneggiate possano accedere alle nuove disponibilità.

Confagricoltura Piemonte chiede anche un tavolo operativo tra Regione, Ministero dell’Agricoltura, ABI, banche, ISMEA e rappresentanze agricole. L’obiettivo è definire una moratoria volontaria con la sospensione per dodici mesi della quota capitale di mutui e prestiti e il prolungamento dei piani di ammortamento senza commissioni aggiuntive.

«La sospensione delle rate – prosegue Allasia – deve essere affiancata da nuovo credito garantito, indispensabile per sostenere le spese di produzione e programmare la prossima campagna. La misura dovrà comprendere imprese singole, società agricole e cooperative, utilizzando prioritariamente le garanzie gestite da ISMEA e integrandole con risorse regionali e nazionali».

Al Governo viene infine chiesta una misura specifica per i danni alle produzioni assicurabili, attraverso una deroga legislativa e uno stanziamento nazionale dedicato alla siccità del 2026.

«Più risorse per il credito di conduzione, moratoria concordata e garanzie ISMEA rafforzate rappresentano un pacchetto concreto per tutelare le aziende, le cooperative e le filiere agroalimentari piemontesi», conclude Allasia.

CS

Turismo in montagna, dieci regole per rispettare un patrimonio prezioso del Piemonte

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Il decalogo di Uncem

La montagna è una delle grandi ricchezze del Piemonte. Non soltanto per il valore ambientale e paesaggistico delle Alpi, ma perché nelle vallate si vive, si lavora, si produce e si fa impresa. Dietro l’immagine di una vetta, di un sentiero o di un bosco ci sono comunità che mantengono vivi i paesi, attività commerciali, aziende agricole e forestali, strutture ricettive, ristoranti, rifugi e un insieme di servizi indispensabili anche per chi arriva dalla città per trascorrere qualche ora o una vacanza.

Negli ultimi anni questo patrimonio ha assunto un peso crescente anche dal punto di vista turistico. Il Piemonte ha chiuso il 2025 superando 6,7 milioni di arrivi e 18,1 milioni di pernottamenti, con una crescita rispettivamente del 7,1% e del 7,5% rispetto all’anno precedente. All’interno di questo quadro la montagna occupa ormai un posto di primo piano: nel 2025 le località montane piemontesi hanno totalizzato complessivamente oltre 1,1 milioni di arrivi e la permanenza media dei visitatori è stata di circa 3,1 notti.

Particolarmente significativo è il risultato dell’estate 2025. Nelle aree montane sono stati registrati circa 668 mila arrivi e oltre 1,9 milioni di pernottamenti, con incrementi del 14,3% e del 17,4% rispetto all’estate precedente. Anche l’inverno 2024-2025 aveva dato risultati importanti, con oltre 441 mila arrivi e quasi 1,5 milioni di presenze: per numero di turisti arrivati è stata la migliore stagione invernale dell’ultimo decennio.

La montagna, dunque, non vive più soltanto di sci. Escursionismo, bicicletta, sport all’aria aperta, enogastronomia e ricerca di temperature più miti durante l’estate stanno progressivamente allargando la stagione turistica. Bardonecchia, ad esempio, nel 2025 ha raggiunto circa 432 mila presenze, Sestriere quasi 365 mila e Sauze d’Oulx oltre 256 mila.

E il turismo produce effetti che vanno ben oltre alberghi e impianti. Uno studio sulle stazioni sciistiche di Prato Nevoso, Limone Piemonte e Pian Munè ha calcolato, per la stagione 2024-2025, una spesa iniziale dei visitatori vicina ai 46 milioni di euro, capace di generare un impatto economico complessivo stimato in circa 111 milioni. In altri termini, il denaro speso da chi frequenta la montagna mette in moto una filiera molto più ampia, coinvolgendo commercio, ristorazione, servizi e altre attività locali.

Proprio l’aumento dei visitatori rende però ancora più importante diffondere una cultura del rispetto. La montagna non può essere considerata un grande spazio pubblico senza regole, disponibile gratuitamente e senza limiti. È un territorio fragile, nel quale l’affollamento eccessivo di alcune località, l’abbandono dei rifiuti, i comportamenti imprudenti sui sentieri o l’accensione di fuochi possono creare problemi ambientali, costi per le amministrazioni e difficoltà per chi vi risiede tutto l’anno.

Da qui l’utilità di un decalogo proposto da UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, rivolto a chi frequenta le vallate, dieci indicazioni che ricordano come turismo, sicurezza, tutela dell’ambiente ed economia locale possano e debbano procedere insieme.

1 | Siamo luoghi da vivere, luoghi di vita. Comunità presenti

2 | OK all’outdoor e all’attività fisica. Ma rispetta i tuoi limiti

3 | Bar e ristoranti sono accoglienti. Compra in valle, il paese vivrà

4 | Paesaggio, boschi e prati sono sempre plasmati dall’uomo

5 | Rispetta le regole poste dai Comuni, i limiti e le chiusure di percorsi

6 | Non affollare spazi di territorio per una foto o un selfie. Prima occhi, testa, cuore

7 | Non tutto è gratis. Come paghi il parcheggio in città, puoi pagare ticket o tavolo
per pic-nic in montagna

8 | Il bosco che attraversi è pianificato e gestito. Anche tagliato, da imprese forestali
intelligenti e virtuose

9 | Non portare tutto da casa, ma riporta i tuoi rifiuti a casa

10 | Attenzione ai fuochi liberi e anche al barbecue. Rispetta i divieti.
Scegli la legna giusta, ma non rubarla

Sono indicazioni semplici, ma dietro ciascuna c’è un tema concreto. Comprare un panino, bere un caffè, pranzare in un ristorante, acquistare prodotti del territorio o utilizzare un servizio locale significa contribuire a mantenere un’attività economica in una valle dove spesso fare impresa è più difficile e costoso rispetto alla pianura. Allo stesso modo, pagare un parcheggio o l’utilizzo di un’area attrezzata può contribuire alle spese necessarie per gestire luoghi sottoposti, soprattutto nei fine settimana, a una forte pressione turistica.

Anche boschi, prati e pascoli non sono semplicemente uno scenario naturale immobile. Sono territori che per secoli sono stati curati e trasformati dal lavoro dell’uomo. Agricoltori, allevatori e imprese forestali svolgono ancora oggi un’attività che ha conseguenze economiche, ambientali e di presidio del territorio. Per questo anche un taglio boschivo correttamente programmato non deve essere automaticamente interpretato come un’aggressione alla natura: può rientrare nella normale gestione di un patrimonio che necessita di manutenzione.

C’è poi il tema della sicurezza. La diffusione dell’outdoor porta sulle montagne piemontesi un pubblico sempre più numeroso e diversificato, non necessariamente composto da escursionisti esperti. Conoscere i propri limiti, informarsi sulle condizioni dei percorsi e rispettare chiusure e disposizioni dei Comuni significa proteggere se stessi e non mettere inutilmente in difficoltà chi deve intervenire in caso di emergenza.

Lo stesso principio vale per i rifiuti e, soprattutto durante i periodi più asciutti, per i fuochi. Un barbecue acceso nel posto o nel momento sbagliato può trasformarsi in un rischio serio per boschi e comunità. La prudenza individuale diventa quindi una forma concreta di tutela collettiva.

La crescita del turismo rappresenta una grande opportunità per le montagne piemontesi, ma la vera sfida consiste nel trasformare il numero crescente di visitatori in economia stabile per le vallate, senza consumarne il territorio e senza rendere più difficile la vita di chi vi abita.

Il principio alla base dei dieci punti può essere riassunto così: la montagna non è soltanto un luogo da visitare, ma un luogo da vivere e da rispettare. Godersi un panorama, percorrere un sentiero o trascorrere una giornata al fresco significa entrare, anche solo per qualche ora, nella casa di comunità che quel territorio lo custodiscono per dodici mesi all’anno. Ed è proprio dal loro futuro che dipende anche il futuro della montagna piemontese.

(foto Vialattea Sestrieres)

Agroalimentare, sport e territorio alla Fiera del Peperone di Carmagnola

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Un confronto sui nuovi progetti per il Piemonte

Domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino, Simona Riccio modererà l’incontro con Paolo Bongioanni e Fabrizio Galliati

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 17.00, nell’ambito della 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, in programma dal 28 agosto al 6 settembre, si terrà l’incontro “Agroalimentare, sport e territorio: nuovi progetti per il Piemonte”, presso il Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

Il confronto sarà moderato da Simona Riccio, Founder Parla Con Me®, Agrifood Communication Strategist e LinkedIn Top Voice Italy, e vedrà la partecipazione di Paolo Bongioanni, Assessore regionale a Commercio, Agricoltura e cibo, Parchi, Caccia e pesca, Peste suina, Turismo, Sport e post-olimpico – Regione Piemonte, e di Fabrizio Galliati, Presidente del CAAT – Centro Agro Alimentare Torino.

L’appuntamento metterà al centro il legame tra agroalimentare, sport, giovani, corretti stili di vita e valorizzazione del territorio, con una riflessione sui nuovi progetti per il Piemonte e sul ruolo delle produzioni agroalimentari come strumenti di identità, benessere, educazione e sviluppo locale.

Parleremo di come le produzioni agroalimentari possano dialogare con sport, comunità locali e nuove generazioni, dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra cibo, salute, qualità, corretti stili di vita e territorio.

Agroalimentare e sport non sono mondi distanti: entrambi parlano di energia, educazione, benessere, appartenenza e futuro. Entrambi possono contribuire a costruire una cultura più consapevole, capace di partire dai prodotti, dalle filiere e dalle comunità per arrivare alle persone.

“Il Piemonte ha un patrimonio agroalimentare straordinario, ma la sfida non è solo proteggerlo o promuoverlo. La sfida è inserirlo dentro nuove connessioni di valore, capaci di unire agricoltura, sport, giovani, salute, educazione e identità locale”, dichiara Simona Riccio.

Con Parla Con Me®, Simona Riccio porta alla Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola uno spazio di confronto in cui l’agroalimentare viene raccontato come sistema vivo, capace di dialogare con le trasformazioni sociali, culturali ed economiche del territorio.

Appuntamento domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

L’Aeroporto di Torino deve dare molto di più: non dobbiamo aver paura di discutere con Milano

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IL DIBATTITO

Caro Direttore,

stamane, al bar dove vado a leggere i giornali alle 6.30, si parlava di aeroporto. Ho promesso che avrei fatto il punto su IL TORINESE. L’iniziativa milanese di riorganizzare l’offerta degli aeroporti di Malpensa, Linate e Caselle ha messo a nudo i gravi errori fatti dalle Amministrazioni torinesi che negli anni scorsi, da un lato, hanno venduto le nostre azioni dentro la SAGAT, la società che gestisce l’aeroporto di Torino Caselle, e, dall’altro lato, non hanno fatto crescere abbastanza i volumi di traffico del nostro aeroporto.

Ora di aeroporto se ne parla anche nei bar, sui giornali e sui social. L’unico che non ne parla è il nostro Sindaco, che conosceva benissimo la situazione perché era Assessore nella Giunta Fassino, il primo a vendere; era consigliere comunale quando la Sindaca Appendino vendette le altre quote e sapeva benissimo che anche Chiamparino stava vendendo la sua quota parte.

Parlare dell’aeroporto vuol dire parlare di un importante motore di sviluppo dell’economia locale. Dobbiamo parlarne perché, se l’aeroporto si rilancia, dà sicuramente un contributo all’economia torinese che, solo per dare un dato, negli ultimi vent’anni ha perso 20 punti rispetto a Bologna. L’aeroporto di Bologna, città più piccola di Torino, ha più del doppio dei passeggeri di Torino: 11 milioni contro 5 milioni. Torino avrebbe bisogno come il pane che l’aeroporto desse un contributo più forte alla nostra economia.

Da dieci anni, mentre la SAGAT raccontava i dati di crescita senza mai parametrarli alle altre città, io scrivevo a destra e a manca, compreso IL TORINESE, che era grave che Torino avesse un aeroporto con traffici più bassi di Pisa, Bari, Catania, Bologna.

Nell’economia le situazioni cambiano più velocemente di quello che pensano in Comune. Dopo il Covid il trasporto aereo ha preso vigore più di prima e le aziende, a differenza dei Consigli comunali, ogni mese devono presentare report agli azionisti che, a fronte dei mutamenti economici, adeguano i piani di sviluppo delle aziende. È ciò che hanno fatto i milanesi mentre Torino si beava di una piccola crescita dei passeggeri.

La telefonata del Sindaco Sala al Sindaco Lo Russo ha squarciato il velo. Torino si è scoperta nuda di fronte a un interlocutore di peso e determinato. Allarmi. Milano vuol portarci via l’aeroporto, dimenticando che erano stati i nostri Sindaci a venderlo.

Qualcuno che non si era mai preoccupato dell’aeroporto, sdegnato, ha detto: mai con Milano, piuttosto ragioniamo con Levaldigi e Genova. Una scemenza frutto della grande incompetenza. I due aeroporti milanesi con Torino sarebbero il secondo polo italiano dopo Roma, ma il bacino economico, industriale interessato dai tre aeroporti è più importante di quello romano e quindi destinato ad avere una crescita importante del traffico aereo.

Avendo venduto le sue quote, la Città di Torino oggi conta molto poco, mentre le quote sono state vendute ad azionisti che gestiscono Milano e Torino, oltreché Bologna e Napoli. È con quegli azionisti con cui bisogna discutere perché l’aeroporto non è più nostro.

Torino, quindi, deve fare valere le proprie ragioni di efficienza competitiva e di qualità dei collegamenti infrastrutturali per attrarre una quota importante dell’aumento dei traffici previsto. Come fa Torino oggi a contare in questo ragionamento, tenuto conto anche del carattere del Sindaco di Milano? Usare gli azionisti pubblici ancora presenti nell’azionariato, dalla CDP al S. Paolo alla Fondazione CRT.

Ecco perché ha fatto bene CIRIO a mettersi in contatto con il Ministro dell’Economia che controlla CDP. Il Governo e CDP non hanno alcun interesse a privilegiare i due aeroporti milanesi perché la crescita dell’economia torinese è un interesse nazionale.

Sarà importante la qualità dei collegamenti stradali e ferroviari con l’aeroporto di Caselle. Tra poco più di un anno, quando sarà ultimato il Terzo Valico, da Genova si arriverà a Torino con un’ora di treno.

Insomma, Torino in questi anni poteva attrezzare ancora di più il suo aeroporto e non avrebbe mai dovuto vendere le sue azioni, ma ha ancora delle carte in mano per puntare a migliorare la sua economia. Occorre usarle con competenza e determinazione.

Certo che quelli che hanno venduto le azioni e non sono stati capaci di far crescere di più il nostro aeroporto non potranno più essere premiati alle prossime elezioni comunali.

Mino Giachino
Udc Torino

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino

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Giachino: “E accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle?”

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino. Accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle? Quando i Sindaci del PD e Cinquestelle vendevano le azioni?
Quando uscivano i dati sul numero dei passeggeri trasportati tutti a magnificare la percentuale di aumento mentre la sostanza che definiva il ruolo limitato del nostro aeroporto era la posizione rispetto agli altri scali italiani  scesa negli ultimi anni da quattordicesimo  aeroporto italiano a tredicesimo ben distanziato da Bologna e Catania , dopo Bari e Pisa, uno scandalo. L’unico che ricordava questo dato era il sottoscritto che cercavo invano di spiegare i giornalisti la situazione  ma la potenza comunicativa della Sagat era più forte.
In questa situazione a Milano che invece ritengono  strategici per la economia lo sviluppo dell’aeroporto , tenuto presente che controllano dal punto di vista azionario Caselle, hanno pensato di come sfruttare meglio le sinergie.
Torino si scopre nuda perché alcuni Sindaci avevano venduto le quote.
Per fortuna le cose non sono così semplici per una certa voracità del Sindaco di Milano, un elefante in cristalleria. La presenza nell’azionariato di CDP ,la Banca del Ministero del Tesoro , dice che l’interesse generale deve prevalere così come la presenza in F2i della Fondazione CRT e del Sanpaolo, chissà perché sin qui silenziosi, ci dà spazio.
Ha fatto molto bene Cirio a chiamare Giorgetti perché CDP non potrà che pretendere che seppure nella diversità degli aeroporti nessuno usi o violenti l’altro e così Torino, pur non avendo più una azione , potrà giocare un ruolo importante, con lo stesso management o no.
 
Mino Giachino 
Responsabile torinese UDC

Aeroporto: “dopo i gravi errori dei Sindaci PD e cinque stelle Torino recuperi”

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Le infrastrutture generano sviluppo, dalle autostrade alla Tav sino agli aeroporti. Era una lezione che ci arrivava dai romani con la costruzione delle strade consolari e che Cavour sublimò portando il più piccolo degli Stati europei ad approvare nel 1857 l’opera del secolo, il Traforo del Frejus, che apriva il Piemonte all’Europa che si andava industrializzando.

Nel ‘900 decisive furono le autostrade e gli Agnelli, quando credevano in Torino e nel Piemonte, costruirono con il contributo degli industriali torinesi l’Autostrada Torino-Milano. Nel secondo dopoguerra la ricostruzione torinese e piemontese arrivò dalla costruzione di autostrade e trafori autostradali voluta dal Prof. Grosso (DC).

Nel ’75, con la vittoria del PCI alle elezioni comunali, iniziò una politica regressiva. Si rinunciò a costruire la Metropolitana, contrarietà alla costruzione dell’autostrada verso il Frejus, sino a vendere le quote del Comune e della Regione nell’aeroporto, dimenticando che l’aeroporto genera punti di PIL importanti e di qualità. Dal PCI nacquero i No Tav.

Così Torino, come dico inascoltato da oltre dieci anni, aveva un aeroporto solo quattordicesimo tra le città italiane e la posizione è solo leggermente migliorata negli ultimi anni. Anche se la Sagat ha rinunciato da anni al cargo aereo, proprio ora che il cargo aereo è in forte aumento.

10 righe per spiegare gli errori di chi ci ha amministrato negli ultimi decenni e per spiegare uno dei motivi della bassa crescita dell’economia cittadina che dura da venticinque anni. Mentre la politica torinese è in vacanza, a Milano, dove l’importanza dei trasporti è chiara, l’Amministrazione comunale, che controlla la SEA, la società che gestisce gli aeroporti, ha lanciato il progetto Nord Ovest dei trasporti, che non prevede la fusione degli aeroporti, come qualcuno che non vuole capire l’ha definita, casomai una fusione per incorporazione.

TORINO non può dire di no a una politica aeroportuale di area vasta come il Nord Ovest, ma deve far valere i propri numeri e i propri collegamenti, pur partendo dalla posizione di debolezza di non aver più una azione in mano. Azioni in mano ce le ha il S. Paolo, azioni in mano le ha CDP che, essendo pubblica, non può essere di parte.

Più che FinPiemonte, dovrebbero palesarsi i tre Presidenti di Regione che, dopo dieci anni di parole deboli sulla macroregione, possono finalmente aprire un confronto concreto e importante sulla politica dei trasporti e della logistica. In questo caso a poco servono le interrogazioni, serve di più aprire una discussione in Comune e in Regione sulla politica dei trasporti, che incide pesantemente sul funzionamento del sistema economico, della mobilità e del turismo.

Mino Giachino 
Responsabile UDC