ECONOMIA

Negozi, servizi e quartieri: approvate le nuove regole per il commercio in città

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La Giunta comunale di Torino ha approvato la revisione dei criteri urbanistici che disciplinano il commercio in città, in coerenza con gli indirizzi regionali e nazionali e in relazione all’elaborazione del nuovo Piano Regolatore Generale. L’intervento mira a rafforzare il commercio di vicinato, contrastare la desertificazione commerciale e accompagnare l’evoluzione dei quartieri, tenendo conto delle innovazioni normative e delle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi anni.

Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche urbane orientate a uno sviluppo equilibrato e sostenibile del commercio, promuovendo la valorizzazione dell’economia di prossimità come elemento strategico per la qualità della vita, la coesione sociale e l’accessibilità ai servizi.

«Con questa revisione – dichiara l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino – la Città di Torino riordina le regole sul commercio per renderle più aderenti alla realtà dei quartieri e ai bisogni quotidiani delle persone. L’obiettivo è sostenere i negozi di vicinato e le attività di prossimità, prevenire squilibri dovuti a una crescita non governata delle medie strutture di vendita, rendere più chiari i criteri di insediamento delle attività e favorire una distribuzione più equilibrata dei servizi sul territorio. La delibera rafforza il ruolo del commercio come presidio sociale ed economico, tutela l’identità dei quartieri e crea le condizioni per interventi di valorizzazione e rigenerazione urbana, anche attraverso incentivi e strumenti dedicati. Centrale è anche il contrasto alla desertificazione commerciale, perseguito anche mediante l’introduzione di forme di disincentivazione ai cambi di destinazione d’uso verso funzioni residenziali o turistico-ricettive. Il percorso proseguirà ora con l’esame in Consiglio comunale, per giungere a una decisione condivisa e coerente con il nuovo Piano Regolatore».

Nel processo di revisione del Piano Regolatore, la Città ha affiancato all’attività normativa un approfondito lavoro di analisi e ricerca, affidato al Politecnico di Milano nell’ambito del progetto “Supporto specialistico per l’economia urbana di prossimità. Sperimentazione di strumenti comunali per la valorizzazione e la tutela”. Lo studio ha integrato le analisi di TradeLab con i dati della Camera di Commercio di Torino, offrendo un quadro aggiornato delle dinamiche del commercio urbano e di prossimità a supporto delle scelte di pianificazione e regolazione.

L’indagine ha individuato diversi ambiti prioritari di intervento. Il primo riguarda la revisione del sistema degli addensamenti commerciali, che costituisce la struttura portante della distribuzione delle attività sul territorio. La principale innovazione consiste nel superamento di un approccio fondato prevalentemente su dati censuari: i nuovi criteri estendono l’analisi a tutte le attività riconducibili all’economia di prossimità, includendo il commercio al dettaglio, l’artigianato di prossimità, la somministrazione di alimenti e bevande e i servizi di vicinato, come formazione, sanità, sport e cultura. L’individuazione degli addensamenti si basa quindi sulle densità effettive delle attività presenti, consentendo una definizione più chiara dei confini e una maggiore coerenza delle regole applicabili.

Un secondo ambito di intervento riguarda le medie strutture di vendita, con superficie compresa tra 250 e 2.500 metri quadrati. La revisione dei criteri prevede il ripristino delle compatibilità tipologico-funzionali e l’introduzione di limiti più stringenti in alcuni contesti urbani: in particolare, non sarà ammessa l’apertura di strutture tra 901 e 1.800 metri quadrati negli addensamenti A2 e A3, né di strutture tra 1.801 e 2.500 metri quadrati negli addensamenti A3. È inoltre previsto un contributo compensativo aggiuntivo per le medie strutture di vendita, destinato al sostegno e alla riqualificazione del tessuto commerciale esistente, le cui modalità applicative saranno definite con un successivo provvedimento.

La delibera introduce anche una definizione urbanistica di “economia di prossimità”, riconosciuta come ambito di interesse pubblico e generale per garantire una presenza diffusa di attività commerciali e di servizio a scala locale. Nelle trasformazioni urbane sarà quindi possibile convenzionare una quota di spazi da destinare a tali funzioni, entro un limite massimo di 2.500 metri quadrati. La valorizzazione dell’economia di prossimità è orientata a sostenere le attività che contribuiscono all’identità dei quartieri e producono ricadute positive sul piano sociale ed economico, come le attività storiche, gli esercizi di interesse collettivo, i mercati rionali, gli spazi ibridi e i luoghi di aggregazione. In questo contesto potranno essere previsti incentivi e premialità per favorire la disponibilità di spazi commerciali a canone calmierato o a basso costo, attraverso strumenti urbanistici e regolamentari dedicati.

Il concetto di prossimità si integra con l’impostazione del nuovo Piano Regolatore Generale, che introduce un sistema di quartieri e centralità locali concepiti come infrastruttura strategica per la città. I quartieri sono intesi come unità urbanistiche di prossimità e come elementi fondamentali del welfare territoriale, individuati sulla base di criteri storici, analisi demografiche e indagini qualitative, con l’obiettivo di garantire una distribuzione equilibrata dei servizi e valorizzare le identità locali.

La revisione conferma infine alcuni elementi già presenti nella disciplina vigente, introducendo al contempo aggiornamenti e possibili estensioni. Viene mantenuta la soglia di 400 metri quadrati di superficie lorda di pavimento per l’esclusione dell’obbligo di standard a servizi pubblici nella ZUCS, valutandone l’estensione all’addensamento A1 – Distretto del commercio. Sono inoltre previste forme di disincentivazione per i cambi di destinazione d’uso verso funzioni residenziali o turistico-ricettive. È confermata la possibilità di derogare al fabbisogno di parcheggi per le medie strutture di vendita fino a 900 metri quadrati integrate nelle stazioni ferroviarie e metropolitane, a fronte di interventi per la mobilità sostenibile, con l’ipotesi di estendere tale misura alle localizzazioni entro 300 metri dalle stazioni. Restano infine confermate la tutela dei cinema di interesse culturale e la salvaguardia degli assi commerciali.

Il percorso proseguirà con l’esame del provvedimento nelle commissioni consiliari competenti e con il successivo passaggio in Consiglio comunale, per l’approvazione definitiva e il coordinamento con il nuovo Piano Regolatore Generale.

Servizi più accessibili: online le nuove piattaforme regionali per cercare e offrire lavoro

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Da lunedì 19 gennaio scorso sono cambiate le modalità d’accesso alle piattaforme di Agenzia Piemonte Lavoro, dedicate all’offerta di lavoro sul territorio regionale. Disattivata la vecchia piattaforma, ora sono online sistemi integrati per il servizio pubblico d’impiego, con l’obiettivo di renderlo più accessibile e trasparente per persone e imprese che offrono e cercano lavoro. L’intervento costituisce una tappa importante della transizione digitale dell’Agenzia, che mira a semplificare le procedure oer le persone in cerca di occupazione e aziende che cercano personale da assumere, superando la frammentazione degli strumenti digitali e creando un sistema regionale integrato per le politiche attive del lavoro.

“La Regione Piemonte investe con determinazione su strumenti che rafforzano il settore del lavoro. La riorganizzazione digitale per i servizi pubblici del lavoro di Agenzia Piemonte Lavoro rappresenta un passo decisivo per rendere strutturale ed efficace l’incrocio tra domanda e offerta – dichiara Elena Chiorino, Vicepresidente e Assessore al Lavoro della Regione Piemonte – si mettono in rete competenze, professionalità e fabbisogni reali delle imprese. Una pubblica amministrazione moderna ha il dovere di semplificare e orientare, affinché si possano trovare opportunità vere, e chi assume possa contare su risposte tempestive e qualificate. Un risultato reso possibile dall’impegno e dal senso di responsabilità dei dipendenti di Agenzia Piemonte Lavoro che ogni giorno operano con professionalità e spiriti di servizio. Compiamo un altro passo verso il servizio pubblico e privato del lavoro più moderno, integrato e vicino alle esigenze del cittadino e delle imprese, secondo il modello complementare della Legge regionale 32/2023, che vede i centri d’impiego come la porta d’ingresso alle politiche attive della Regione Piemonte”.

Mara Martellotta

A Torino il Roadshow di CDP e Confindustria per lo sviluppo delle imprese del territorio

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Fa tappa in Piemonte l’evento che punta a intercettare le nuove esigenze del mondo imprenditoriale e a presentare gli strumenti del Gruppo CDP

 

Torino, 29 gennaio 2026 – Unire le forze per dare nuovo impulso allo sviluppo economico e sociale del Piemonte e rispondere con efficacia alle sfide che le aziende devono affrontare, accorciando le distanze tra le Istituzioni e i territori. Sono questi i principali obiettivi del Roadshow di CDP e Confindustria ‘Insieme per il futuro delle imprese’ che oggi ha fatto tappa a Torino, dopo Roma, Cagliari, Bologna, Firenze e Bari, per l’appuntamento che ha visto riunirsi numerosi rappresentanti del mondo dell’imprenditoria locale.

L’incontro è stato l’occasione per rafforzare il dialogo e l’interazione con le aziende locali con l’obiettivo di sostenere le priorità strategiche della Regione e di tutto il Paese guardando a specifiche aree d’intervento definite dall’Accordo firmato a Roma lo scorso settembre dal Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, e dall’Amministratore Delegato di Cassa Depositi e PrestitiDario Scannapieco. Le priorità sono: lo sviluppo delle infrastrutture per la transizione energetica e per l’economia circolareil supporto agli investimenti delle imprese in innovazione e digitalizzazione, il rilancio del Mezzogiorno e il rafforzamento dell’autonomia strategica nazionale della filiera aerospaziale e della difesa. A queste si aggiunge il sostegno alla promozione dell’imprenditoria giovanile nonché a tutte quelle attività volte alla riduzione dei divari territoriali per uno sviluppo economico più equilibrato.

Tali obiettivi verranno perseguiti da CDP e Confindustria lavorando alla definizione di nuovi strumenti di finanza alternativa e di sostegno all’accesso al credito che prevedano anche l’impiego di risorse pubbliche e di terzi, oltre che di natura comunitaria. La collaborazione promuoverà inoltre l’utilizzo di strumenti di equity (rafforzando l’espansione del Private Equity e del Venture Capital), lo sviluppo di iniziative per il credito agevolato e il potenziamento del sistema nazionale di garanzia, oltre che soluzioni residenziali a condizioni sostenibili per i dipendenti a basso reddito e con esigenze di mobilità lavorativa.

CDP e Confindustria potranno poi condividere l’impegno per sostenere la crescita all’estero delle aziende piemontesi attraverso gli strumenti dedicati all’export e all’internazionalizzazione dando slancio alle principali filiere strategiche locali e nazionali. Infine, verrà promossa la partecipazione del tessuto imprenditoriale ai progetti dedicati alla cooperazione internazionale con particolare attenzione ai mercati del Continente africano.

La tappa di Torino del Roadshow ‘Insieme per il futuro delle imprese’ ha visto la partecipazione del Presidente di CDP, Giovanni Gorno Tempini, dell’Amministratore Delegato di CDP Dario Scannapieco, del Vicepresidente di Confindustria per il Credito, la Finanza e il Fisco Angelo Camilli, del Presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto e del Presidente dell’Unione Industriali Torino Marco Gay. Dopo un inquadramento economico a cura del Responsabile Monitoraggio e Analisi di Impatto di CDP Guido Romano, la giornata è proseguita con dei panel tematici per approfondire le esperienze delle imprese e le opportunità di crescita anche sul fronte dell’innovazione e della proiezione verso l’estero con il Direttore Business di CDP Andrea Nuzzi, l’Amministratore Delegato di SIMEST Regina Corradini D’Arienzo, l’Amministratore Delegato di CDP Venture Capital SGR Emanuele Levi, la Senior Partner del Fondo Italiano di Investimento SGR Marzia Bartolomei Corsi, il Responsabile Finanziamenti, Fondi e Blending Cooperazione CDP Giulio Dal MagroEmiliano Lucci Investor Relations di CDP Real Asset SGR, Alessandro Battaglia Presidente di Silvateam e Giancesare Drocco CEO di Abet.

cs

“Europa senza bussola”: incontro alla “Fondazione Mirafiore” con Nathalie Tocci

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Ritornano anche gli spazi teatrali dedicati ai più piccoli e alle loro famiglie

Sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio

Serralunga d’Alba (Cuneo)

Che fai Europa? Interrogativo che spesso ricorre nei più o meno “urlati” talk show televisivi, così come nei comuni discorsi del “popolo” quotidiano e, spesso, nelle nostre più serie ed intime riflessioni, davanti allo scorrere di tormentate situazioni di politica mondiale sempre più preoccupanti e inquietanti. Sull’argomento mancano spesso visioni e narrazioni pacate (e attendibili, oltre che credibili), in qualche modo in grado di fornirci visioni realmente chiare e prospettive illuminanti, cui far fede, sull’oggi e sul prossimo futuro. Partendo proprio da queste deduzioni, si presenta davvero interessante e utile l’incontro, dedicato per l’appunto ad uno dei grandi temi geopolitici del nostro tempo, inserito, sabato 31 gennaio (ore 18,30), nella XVI edizione del “Laboratorio di Resistenza Permanente” organizzato dalla “Fondazione Emanuele di Mirafiore” nel “Villaggio Narrante” in Fontanafredda (via Alba, 15) a Serralunga d’Alba (Cuneo). Il tema è ben chiaro: “Europa senza bussola: le minacce esterne e interne alla nostra (dis)Unione”.

A parlarne, sarà la politologa ed editorialista romana Nathalie Tocci (una delle voci più autorevoli della politica internazionale, direttrice dell’“Istituto Affari Internazionali”, già consigliera speciale dell’“Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza” e curatrice della “EU Global Strategy”), che porterà alla “Fondazione Mirafiore” un’analisi lucida e approfondita sul presente e sul futuro dell’Unione. Analisi che già in partenza s’avvia comunque su un principio incontestabile: “In un contesto segnato da guerre ai confini, tensioni globali, crisi energetiche e sociali, ma anche da fratture interne, populismi e disinformazione, l’Europa appare oggi, più che mai, come una costruzione fragile e al tempo stesso indispensabile”.

“Europa senza bussola” sarà quindi l’occasione per interrogarsi sulle minacce che arrivano dall’esterno e su quelle che nascono all’interno delle nostre democrazie, provando a capire se esiste ancora un orizzonte comune capace di tenere insieme il progetto europeo. “Un dialogo necessario per chi vuole orientarsi in un mondo sempre più instabile e comprendere se e come l’Europa potrà ritrovare la propria direzione”.

Appuntamento, quello con Nathalie Tocci, particolarmente impegnativo su cui non mancheranno spunti di riflessione per un dibattito acceso e di sicuro coinvolgimento da parte del pubblico che vorrà presenziare.

Appuntamento “da grandi”. Di tutt’altro tenore rispetto a quello programmato dalla stessa “Fondazione” per il giorno successivo, domenica 1° febbraio, sempre alle 16,30.

Accanto agli incontri rivolti ad un pubblico adulto, anche quest’anno infatti la “Fondazione” conferma il consueto “spazio dedicato ai più piccoli e alle loro famiglie”, con un mese di febbraio pensato per avvicinare bambini e adulti al teatro “come luogo – sottolineano i responsabili – di scoperta, immaginazione e conoscenza condivisa”.
Il primo appuntamento è in programma, come detto, sabato 1° febbraio, alle 16,30, con La Piramide invisibile”, spettacolo di e con Francesco Giorda, realizzato con “Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani”. In breve, la storia: un buffo archeologo, curioso e un po’ pasticcione, invita il pubblico a compiere un’impresa straordinaria: un vero e proprio “viaggio nel tempo”, che ci porta indietro di ben cinquemila anni, lasciando alle spalle (che guaio!) smartphone e vita quotidiana per immergersi nel mondo affascinante degli “Antichi Egizi”. In scena soltanto una grande mappa dell’Egitto e 51 carte-gioco: strumenti essenziali per scegliere il percorso, orientarsi lungo il Nilo e ricreare momenti di vita quotidiana. Com’era una classe di piccoli Egizi? Cosa mangiavano? Perché la birra era la loro bevanda preferita? Cos’è davvero la Sfinge? E come si realizza una mummia? Domande e curiosità che trovano risposta grazie a uno “spettacolo interattivo”, che cambia ogni volta in base alle scelte del pubblico. “Con il suo stile brillante e coinvolgente, Francesco Giorda costruisce un vero e proprio gioco teatrale che diventa esplorazione, meraviglia e conoscenza, trasformando il teatro in uno spazio di partecipazione attiva, dove bambini e adulti imparano insieme”.

Si ricorda che l’ingresso agli appuntamenti della “Fondazione E. di Mirafiore” è libero, su prenotazione dal sito www.fondazionemirafiore.it.

Per info: tel. 377/0969923 o federica@fondazionemirafiore.it

G.m.

Nelle foto: Nathalie Tocci e Francesco Giorda

Export motore di crescita: il 60% delle imprese piemontesi investe sui mercati esteri

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Exploit del comparto alimentare

Il Rapporto sull’internazionalizzazione condotto su oltre 1.200 imprese del sistema confindustriale regionale evidenzia una crescita del volume d’affari per il 40% delle aziende attive sui mercati esteri. Amalberto: “Il tessuto economico si conferma solido ma serve una strategia di sistema”.

Nel 2025 tre imprese su cinque del sistema confindustriale piemontese hanno intrattenuto rapporti continuativi con i mercati esteri. Tra queste, il 40% registra un incremento dell’export, mentre per un ulteriore 35,5% i risultati restano stabili, nonostante le turbolenze geopolitiche degli ultimi anni. Le performance migliori si rilevano nei comparti alimentare (63,6% delle imprese segnala una crescita), chimico (58,6%), trasporti (57,1%) e legno (50%). Francia, Germania e Stati Uniti si confermano i principali mercati di destinazione, seguiti da Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. In forte sviluppo anche i mercati extra UE, in particolare Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Giappone, Canada e Cina.

Sono questi i principali risultati della seconda edizione del Rapporto sull’Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte, realizzato con il contributo di UniCredit e presentato presso la UniCredit University di Torino nel corso di un evento organizzato in collaborazione con Audi Rinaldi.

“Analizzare i processi di internazionalizzazione permette di comprendere come il nostro sistema produttivo sappia adattarsi a un contesto globale in costante trasformazione. Il Piemonte esprime da sempre un tessuto industriale solido, fondato su investimenti in ricerca, sviluppo e qualità che generano competenze manifatturiere avanzate, filiere strutturate e una forte propensione all’innovazione. È quest’insieme che consente alle imprese piemontesi di competere con successo a livello globale” commentano Andrea Amalberto, Presidente di Confindustria Piemonte, e Alessandro Battaglia, Presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti di Confindustria Piemonte. “Per sostenere le imprese in questo percorso – aggiungono – è necessaria una strategia di sistema, fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato, una politica industriale capace di accompagnare le nuove frontiere dell’innovazione, dell’intelligenza artificiale. Perché solo attraverso un’azione coordinata sarà possibile rafforzare la competitività di lungo periodo del Piemonte e consolidare la presenza delle nostre imprese su tutti i mercati internazionali”.

Ad aprire i lavori è stata Barbara Cimmino, Vicepresidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria: “In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e nuovo protezionismo, l’Italia deve rafforzare la propria sicurezza economica: la nostra manifattura resta una forza globale e l’export ha un potenziale ancora inespresso che possiamo cogliere solo con accordi commerciali ambiziosi e strumenti adeguati. In questo quadro, l’accordo Ue-Mercosur è strategico perché apre un mercato da oltre 700 milioni di consumatori e riduce dazi che oggi penalizzano le nostre imprese. Perdere questa opportunità significherebbe favorire i competitor, e lo stesso vale per i negoziati con India, Indonesia e Australia. Accordi e diplomazia economica devono poi essere accompagnati da strumenti finanziari moderni e flessibili, come il Fondo 394 SIMEST potenziato. Confindustria mette a disposizione di tutti, imprese e istituzioni, la piattaforma Expand, che permette di individuare con precisione mercati e settori prioritari e mostra un potenziale realizzabile immediato di 87 miliardi. Serve quindi un’azione coordinata del Sistema Paese, perché solo così l’Italia potrà consolidare la propria presenza nei mercati internazionali e rafforzare la competitività delle imprese”.

Il rapporto si basa su 1.212 risposte, pari a circa il 20% delle imprese associate, oltre il doppio rispetto alla prima edizione del 2023. Un dato che consente un confronto più articolato con le precedenti rilevazioni e rafforza l’obiettivo di fornire uno strumento utile a imprese e stakeholder istituzionali e privati. Il campione è composto per il 20% da imprese dell’area di Torino, per il 16% da Alessandria, Biella e Novara-Vercelli-Valsesia, per il 13% dal Canavese, per il 10% da Cuneo, per il 7% dal Verbano-Cusio-Ossola e per il 2% da Asti. A livello settoriale, prevalgono le imprese metalmeccaniche (26,6%), seguite da tessile/abbigliamento (9,3%), edilizia e impiantisti (8,5%), altri servizi (7,6%), manifatture varie (7,5%), servizi alle imprese (6,7%), alimentari (6,5%) e ICT (5,5%). Le altre filiere rappresentano quote inferiori al 5%.

Tra le imprese rispondenti, il 93% esporta senza intermediari. Una presenza strutturata all’estero risulta invece più contenuta: il 36% dispone di uffici di rappresentanza commerciale, il 31,7% di sedi produttive e il 21,8% di filiali commerciali o punti vendita diretti.

Le difficoltà maggiori si registrano nei settori dei minerali non metalliferi (33,3%), della gomma-plastica (31,4%), del tessile/abbigliamento (31,3%) e delle manifatture varie (29,3%). Anche in questi comparti, tuttavia, le imprese piemontesi adottano modelli più flessibili, orientati alla riduzione del rischio e alla ricerca di nuove opportunità. In questo percorso, le aziende privilegiano servizi di supporto direttamente legati al business: la ricerca di controparti estere è indicata dal 60,5% delle imprese, seguita dall’organizzazione di incontri B2B (42,8%), dalle consulenze tecniche (29,5%) e dalla partecipazione a missioni commerciali (25,6%). Tra le agevolazioni più utilizzate figurano i bandi SIMEST (32,4%), i bandi per la formazione (31,1%), quelli del sistema camerale (20,8%) e altre misure (17,7%), tra cui strumenti SACE, credito d’imposta, Finpiemonte e PNRR.

L’Amministratore Delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo, ha dichiarato: “Il Rapporto sull’internazionalizzazione di Confindustria Piemonte conferma come l’export sia una leva strategica fondamentale di crescita per le imprese del territorio. Il Piemonte rappresenta circa l’8% del portafoglio Simest, con quasi 1.000 operazioni di finanza agevolata per oltre 450 mln. Siamo pronti però per fare molto di più. Simest Gruppo Cdp interviene con strumenti mirati in costante innovazione, definiti in dialogo con il mondo produttivo, per sostenere il posizionamento del Made in Italy nei mercati internazionali a maggiore potenziale, individuati dal Piano d’azione per l’export della Farnesina. Allo stesso tempo, rafforziamo il supporto alle filiere produttive e ampliamo l’accesso alle nostre misure anche alle PMI e alle imprese che non hanno ancora avviato percorsi di internazionalizzazione, accompagnandole verso un ingresso strutturato nei mercati esteri. Questo impegno si inserisce nell’azione coordinata del Sistema Italia, guidato dalla Farnesina e composto da Cdp e Simest, Sace e Ice, insieme alle associazioni di categoria, per sostenere in modo efficace e in una logica di sistema la crescita e la competitività delle imprese italiane nel mondo”.

Dall’analisi emerge infine un’evoluzione significativa: le imprese stanno progressivamente passando dall’utilizzo di strumenti prevalentemente promozionali a misure orientate al rafforzamento delle competenze e all’impiego di strumenti finanziari per sostenere in modo più strutturato i percorsi di internazionalizzazione.

“L’export è parte dell’identità industriale del Piemonte e rappresenta oggi più che mai una leva strategica di competitività, con oltre il 58% di aziende attive sui mercati esteri e performance in crescita – afferma Paola Garibotti, Regional Manager Nordovest di UniCredit in un contesto globale complesso, le imprese che sanno innovare e guardare oltre i confini continuano a creare valore. UniCredit è al loro fianco con consulenza, competenze e una rete internazionale unica in Italia”.

Alla presentazione hanno partecipato anche Andrea Tronzano, assessore all’Internazionalizzazione e attrazione investimenti della Regione Piemonte, Dario Peirone, presidente di Ceipiemonte, e Alessandro Paoli, responsabile UniCredit International Center Italy. Hanno inoltre inviato un videomessaggio Marco Peronaci, Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti d’America, e Alessandro Cattaneo, Ambasciatore d’Italia in Canada.

Piemonte sempre più competitivo

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“La fotografia che ci restituisce l’indagine di Confindustria Piemonte conferma con forza che l’internazionalizzazione è e deve continuare ad essere un pilastro strategico per la crescita del nostro sistema produttivo. Le imprese piemontesi, anche nei contesti più complessi, continuano a innovare, esportare e investire. Compito delle istituzioni è accompagnare questa capacità con strumenti efficaci e visione di lungo periodo”. Così l’assessore regionale al Bilancio, Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano commenta i risultati emersi dalla II Indagine sull’internazionalizzazione 2025 presentata oggi da Confindustria Piemonte.

Andrea Tronzano

 

“Sono numeri che evidenziano in modo netto – prosegue Tronzano – come oltre il 58% delle imprese abbia rapporti strutturati con l’estero: il 40% ha incrementato il fatturato export negli ultimi tre anni e cresce l’attenzione verso mercati ad alto potenziale quali Emirati, India, Canada, Giappone. A fronte di una competizione globale sempre più serrata, il Piemonte dimostra di avere imprese pronte e ambiziose”. L’assessore richiama le principali iniziative messe in campo dalla Regione. “Con il nuovo ciclo dei Progetti Integrati di Filiera 2026–2029 abbiamo stanziato 27,1 milioni di euro, il 40% in più rispetto al triennio precedente, e introdotto due nuove filiere chiave – Agritech e Microelettronica – per rispondere alla trasformazione tecnologica in atto. I PIF si confermano uno strumento solido, cresciuto in numeri e in efficacia, capace di generare oltre 8.000 occasioni di business solo nel biennio 2024–2025”.

Inoltre le missioni di sistema per la Regione sono un asset strategico. “Dopo il successo delle missioni in Michigan e all’Expo di Osakanel 2026 andremo in Canada, nelle Province di Ontario e Quebec. Si tratta di mercati dove il Piemonte può giocare un ruolo da protagonista. La collaborazione con Confindustria, Unioncamere, Ceipiemonte e il sistema universitario sarà decisiva per attrarre investimenti, promuovere le nostre eccellenze e aprire nuove relazioni di lungo periodo. Il Piemonte è pronto a raccogliere la sfida dell’internazionalizzazione. Lavoriamo perché sempre più imprese possano uscire dai confini regionali e portare nel mondo il valore delle nostre competenze, tecnologie e produzioni”, conclude Tronzano.

Falchera, presentato il nuovo complesso di social housing: 263 appartamenti pronti a fine anno

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È stato presentato ufficialmente oggi il cantiere di un complesso social housing in corso di costruzione nel quartiere Falchera. Il progetto prevede 263 nuovi alloggi dedicati alla locazione a canone convenzionato con la Città di Torino, per un investimento complessivo di circa 60 milioni di euro.

L’intervento offrirà nuove opportunità abitative come risposta concreta alla crescente difficoltà di famiglie e giovani coppie ad affrontare le richieste del mercato libero, favorendo, grazie alla gestione sociale, la nascita di una comunità inclusiva e attiva.

“Siamo davvero molto soddisfatti oggi – ha dichiarato il sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo nell’intervento di apertura dell’incontro – di veder prendere corpo un cantiere che rappresenta il completamento di un più ampio progetto di rigenerazione urbana del quartiere Falchera avviato oltre un decennio fa che, grazie alla positiva interlocuzione con gli investitori che condividono la visione di città che come amministrazione abbiamo in mente, si arricchisce ora di questo importante e concreto tassello. Dopo il recupero dell’area dei Laghetti, il miglioramento delle connessioni viarie e di trasporto pubblico, la riqualificazione di spazi pubblici, la riapertura dell’anagrafe, per Falchera arriverà un complesso di social housing con oltre 250 appartamenti. Un investimento importante che darà una risposta concreta al crescente bisogno di abitazioni in affitto ad un canone sostenibile, contribuendo nel contempo a popolare di giovani e famiglie un quartiere che, come molti altri in città, sta vedendo un progressivo invecchiamento della popolazione. Un progetto che dimostra come la leva del partenariato pubblico-privato rappresenti una leva strategica per lo sviluppo del territorio e che arriva in una stagione di trasformazione per Torino, con i numerosi cantieri del Pnrr e l’avvio della realizzazione della metro 2, contribuendo a disegnare la Torino di domani”.

L’appuntamento ha previsto due tavole rotonde. Alla prima, “Il partenariato pubblico – privato insieme per la rigenerazione urbana – Il modello Falchera”, ha preso parte l’assessore all’Urbanistica della Città Paolo Mazzoleni insieme ad Alberto Anfossi, aegretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Livio Cassoli, responsabile Fondo Investimenti per l’Abitare di CDP Real Asset sgr, Michele Mico, senior analyst Housing & Urban Regeneration Real Estate di Finint Investments, Loreto Cipriani, responsabile Business Unit Fondi Pubblici Sinloc.e Paolo Boleso, head of Residential & Social Infrastructure di Investire SGR.

“Questo progetto – ha sottolineato l’assessore Mazzoleni – è un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore ed è proprio guardando a questi modelli che abbiamo costruito parte del nostro nuovo piano regolatore generale”.

Alla seconda tavola rotonda, “Abitare Falchera – Un progetto sociale per costruire comunità”, ha invece preso parte l’assessore alle Politiche Sociali Jacopo Rosatelli insieme ai rappresentanti del Comitato Falchera, della Fondazione Housing Sociale, che ha curato il progetto sociale, dello Studio Picco Architetti per il concept progettuale, della Cooperativa di Vittorio e dell’impresa COGEFA, realizzatore dell’intervento.

“La conclusione dei lavori – ha spiegato l’assessore Rosatelli – è attesa per dicembre 2026, mentre l’avvio delle assegnazioni in locazione, affidato alla Cooperativa Edilizia Di Vittorio, che avrà anche il ruolo di gestore sociale, avverrà nel 2027, successivamente all’approvazione da parte della Città di Torino della convenzione sociale”.

L’iniziativa è promossa dal Fondo Abitare Sostenibile Piemonte, gestito da Investire SGR (Gruppo Banca Finnat) con la partecipazione di CDP Real Asset SGR, della Fondazione Compagnia di San Paolo e delle maggiori fondazioni di origine bancaria piemontesi – con un programma di investimento di oltre euro 150 milioni che ha permesso di realizzare sul territorio piemontese quasi 1.000 alloggi di social housing. L’iniziativa beneficia del sostegno del Fondo Piani Urbani Integrati (Fondo PUI), gestito dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e finanziato con risorse del PNRR. Il Gruppo Banca Finint e Sinloc – tra gli intermediari finanziari selezionati per l’attuazione del Fondo – hanno sostenuto il progetto con un finanziamento di 10 milioni di euro provenienti dal Fondo PUI stesso.

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Biogas elettrico: Confagricoltura: “rivedere la norma del DL bollette”

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Venerdì 30 gennaio prossimo, a Cavallermaggiore, in provincia di Cuneo, Confagricoltura organizzerà un incontro pubblico sul tema dell’energia elettrica, prodotta dagli impianti a biogas agricolo che, secondo l’organizzazione agricola presieduta da Massimiliano Giansanti, rischia un pesante ridimensionamento se non verrà modificata una norma presente nel decreto legge “bollette”. Nel testo è prevista una progressiva riduzione, fino ad arrivare a un azzeramento nell’arco di 5 anni, dei prezzi minimi garantiti, strumento transitorio adottato nel 2023 dal governo italiano. Confagricoltura, a livello nazionale, già a dicembre si è rivolta al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin per chiedere una profonda revisione della norma. Pichetto Fratin e Giansanti saranno protagonisti delle conclusioni del convegno “DL bollette. A rischio il comparto biogas e biomasse di origine agricola”, che si terrà alle Cupole di Cavallermaggiore con l’organizzazione di Confagricoltura di Cuneo in collaborazione il consorzio Monviso Agroenergia. Dopo i saluti istituzionali di Enrico Allasia, Presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, di Luca Crosetto, Presidente della Camera di Commercio di Cuneo, e di Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte, è in programma una tavola rotonda. I relatori previsti sono Sebastiano Villosio, Presidente del consorzio Monviso Agroenergia, Alessandro Bettoni, Presidente della FNP Federazione Nazionale di Prodotto, e l’Assessore piemontese Paolo Bongioanni e Alessandro Beduschi, dalla Lombardia.

“L’azzeramento graduale dei prezzi minimi garantiti condannerebbe a chiusura certa gli impianti a biogas e biomasse di orgine agricola – dichiara Enrico Allasia – in questo scenario di estrema incertezza, non solo si decreta la fine di un percorso di sostenibilità ambientale, iniziato oltre venti anni fa, ma, in prospettiva, si blocca ogni investimento sull’applicazione tecnologica in questo ambito”.

In tutta Italia gli impianti interessati dal DL bollette sono 1155, di cui 235 sotto i 300 KW e 918 oltre i 300. Di questi 918, per motivi tecnici, solo 200-250 potranno riconvertire la produzione da biogas a biometano, gli altri sarebbero costretti a chiudere.

Mara Martellotta

Eccellenza orafa del Piemonte, 11 aziende alla fiera della gioielleria negli Emirati Arabi

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Parteciperanno grazie ad Artex al Jewels of Emirates Show all’Expo Centre Sharjah dal 28 gennaio al 1° febbraio

Torino, 26 gennaio 2026 – Saranno 11 le aziende che dal Piemonte esporranno nel padiglione Italia, unico Paese ad essere rappresentato con un proprio spazio espositivo, alla settima edizione di Jewels of Emirates Show, la fiera dedicata al settore della gioielleria, oreficeria e orologeria che si terrà dal 28 gennaio al 1° febbraio all’Expo Centre Sharjah, nell’Emirato Arabo di Sharjah. Il padiglione italiano sarà curato, come sempre, da Artex. 

Le aziende piemontesi che saranno presenti alla fiera fanno parte tutte della provincia di Alessandria, 2 del comune di San Salvatore e gli altri del Comune di Valenza:

Capra Srl (San Salvatore)
Carlo Barberis (Valenza)
Ferraris Gioielli Srl (San Salvatore)
Garavelli Srl (Valenza)
Italgold Srl (Valenza)
Luca Carati Srl (Valenza)
Maskada Gioielli Srl (Valenza)
OFIR Srl (Valenza)
Orital Srl (Valenza)
Oro Trend Srl (Valenza)
Vanessa Gioielli Srl (Valenza)

Jewels of Emirates Show si è affermata come una fiera di grande successo: all’edizione 2025 hanno preso parte più di 150 espositori, in grande prevalenza dagli Emirati Arabi e dal Medio Oriente, suddivisi in un’area espositiva di 10.000 metri quadrati, e più di 9.000 visitatori tra cui compratori privati, buyer, vip, diplomatici, giornalisti, social media influencer.

“Grazie all’organizzazione di Artex e alla collaborazione ventennale con Expo Centre e Camera di Commercio di Sharjah – afferma Sara Biagiotti della direzione di Artex -, l’Italia sarà rappresentata a questa importante fiera del settore, che negli anni è cresciuta, non solo in termini di numero di aziende e di area espositiva, ma anche di qualità affermandosi come una delle più richieste del mercato”.

“Proprio grazie alla fiducia di Expo Centre Sharjah – aggiunge Biagiotti – sono stati concessi ulteriori spazi al padiglione italiano che come Luxury Zone si è ampliato del 25%”.

Alla nuova edizione parteciperanno 33 aziende italiane che rappresentano il meglio della gioielleria e dell’oreficeria Made in Italy.

 “Il mercato arabo – conclude Biagiotti – è uno dei più rilevanti per l’esportazione di preziosi: nel 2025 il valore delle esportazioni italiane di gioielli negli Emirati Arabi è stato pari ad 1,3 miliardi di euro con una crescita del 55 % sul primo semestre dell’anno precedente nonostante il costo dell’oro sia ormai ai massimi storici. La presenza alla Jewels of Emirates Show è un’occasione unica di espansione per le aziende”.

In copertina una  foto  della precedente edizione

cs

Lupi, nuovi attacchi al bestiame

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“Dobbiamo riportare un equilibrio nella fauna selvatica ma anche aumentare e rendere più tempestivi risarcimenti e sostegni per le difese passive”

 

Il governo ha emanato il decreto che dispone definitivamente il declassamento del lupo a specie con protezione semplice. Sono quindi possibili interventi di contenimento rispettando precise quote ripartite tra le regioni. Intanto non si fermano gli attacchi al bestiame da parte di lupi. Negli ultimi due mesi si sono moltiplicate le aggressioni agli animali al pascolo, soprattutto su ovini e caprini. Sono colpite un po’ tutte le zone della provincia di Torino ma i danni sono stati particolarmente pesanti nella Bassa valle di Susa dove un allevatore è stato attaccato più volte e, nonostante le precauzioni, compresi i recinti elettrificati, ha perso oltre 20 pecore e capre. Tutti gli attacchi si sono verificati in zone urbanizzate e per nulla isolate. Attacchi che si sommano a quelli denunciati nei mesi precedenti.

«Regione e Città Metropolitana devono attuare programmi di riequilibrio delle popolazioni di lupo in provincia di Torino – chiede il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – Ma accanto a questa strada i nostri allevatori chiedono risarcimenti congrui e soprattutto tempestivi oltre che maggiore sostegno per le pratiche di difesa passiva del bestiame».

Lupi continuano ad essere avvistati nelle ore notturne accanto all’autostrada della valle di Susa e lungo le statali di fondovalle. Ma gli agricoltori segnalano avvistamenti un po’ ovunque mentre cresce la preoccupazione tra gli abitanti dei territori rurali dove da tempo si segnalano anche uccisioni di cani da parte di lupi che non trovano altre prede. Del resto, le prede naturali del lupo per le quali ha svolto anche un ruolo di regolazione, oggi sono specie in forte contrazione a causa dell’eccessiva presenza di predatori.

«È ormai saltata ogni forma di equilibrio nella fauna selvatica. Mentre i cinghiali si spostano dai boschi per distruggere le coltivazioni i lupi attaccano sempre di più i capi di bestiame degli allevatori. Una situazione che, da tempo, è diventata insostenibile».

Mancano ancora i dati per il 2025 ma nel corso del 2024 sono stati registrati dai Servizi Veterinari sul sistema informativo regionale ARVET n. 534 eventi predatori al bestiame domestico, per un totale di n. 1.894 capi coinvolti (1.092 morti, 81 feriti e 721 dispersi). Nell’anno 2023 è stato registrato dai Servizi Veterinari un totale di n. 1.501 capi coinvolti (1.009 morti, 88 feriti e 404 dispersi).

Anche gli ultimi dati dei censimenti del progetto di monitoraggio Life-Wolfalps registrano una presenza in aumento anche solo rispetto a due anni fa con una stima di 464 esemplari presenti in Piemonte.

«Apprezziamo che molti sindaci del territorio stiano prendendo posizione in difesa degli agricoltori e a favore di una regolazione di quelle specie di fauna selvatica con cui è sempre più difficile la convivenza. Ultima in ordine di tempo l’iniziativa del sindaco di Roure, che ha segnalato a Regione e Prefettura la situazione difficile che si vive nel territorio della val Chisone dove sono presenti decine di lupi. Nessuno vuole riportare all’estinzione specie di fauna selvatica come il lupo ma ci pare assolutamente legittimo chiedere che la fauna selvatica non scacci l’Uomo dalla montagna. La presenza del lupo deve cessare di essere una delle grandi difficoltà che sempre più scoraggiano gli allevatori a continuare a svolgere un lavoro prezioso che da 5.000 anni è in simbiosi con l’ambiente naturale alpino».