ECONOMIA

Coldiretti: “Orari del CAAT, una minoranza non può decidere” 

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Coldiretti Torino ribadisce la netta contrarietà al cambio di orari del Centro Agro Alimentare Torinese proposto da Fedagro Torino-Apgo. Secondo la proposta dell’associazione dei grossisti ortofrutticoli i “mercati generali” di Torino dovrebbero assomigliare sempre più a un hub della Grande Distribuzione Organizzata a partire dagli orari, diurni anziché notturni.

Attualmente, il Caat apre alle vendite alle ore 3:30 e chiude alle 10:30.

Coldiretti Torino che al Caat rappresenta buona parte della componente “produttori agricoli” che conta oltre 130 operatori contesta anche il risultato della consultazione sugli orari avvenuta tra i grossisti su iniziativa di Fedagro Torino. La scelta, infatti, era tra “nuovo orario 7-12” e “nuovo orario 11-16” senza inserire la possibilità di votare a favore del mantenimento dell’orario attuale. Ma, soprattutto, alla “votazione” ha partecipato appena la metà dei 79 grossisti presenti al Caat e l’orario 11-16 è solo dal 35% dei votanti di una componente che è comunque minoritaria rispetto a quella dei produttori agricoli.

Intanto, il fronte del NO al cambio di orario si sta allargando: contrari anche Confesercenti e la sigla dei grossisti Goia-Fenapi.

«La proposta di Fedagro vuole copiare il modello del circuito della GDO – incalza il presidente di Coldietti Torino, Bruno Mecca Cici – Ma se il Caat non si distingue dalle piattaforme delle grandi catene di supermercati non svolge la sua funzione al servizio del “sistema cibo” della città. Un Centro agroalimentare di grossisti e produttori agricoli che vende frutta e verdura in pieno giorno non rispetta le esigenze dei propri clienti e dei consumatori. Scegliere di cambiare l’orario del CAAT dalle prime ore del giorno a mattinata inoltrata avrebbe come conseguenza un cortocircuito nell’intero sistema della distribuzione del cibo fresco a Torino».

Coldiretti Torino non accetta che una parte dei grossisti obblighi i produttori agricoli a un aggravio di costi di personale e di logistica e chiarisce meglio le ragioni dell’opposizione al cambio di orario.

«Non è certo una soluzione spostare i maggiori costi dai grossisti agli agricoltori. Fedagro afferma di volere fare risparmiare ai grossisti il costo della luce e della manodopera notturna ma non chiarisce quale sarebbe questo modello innovativo di Centro agroalimentare giocato tutto sull’aprire tardi al mattino. Come coltivatori non abbiamo mai avuto problemi ad affrontare le levatacce che fanno parte della nostra vita. Quello che ci preoccupa è essere costretti a lasciare le nostre attività agricole diurne per vendere il prodotto di giorno. L’organizzazione delle famiglie degli agricoltori e dei coadiuvanti è questa da sempre. Chi fa vendita diretta sa che deve raccogliere in campo nel tardo pomeriggio, lasciare qualche ora la verdura al fresco per andare a venderla alle 4 del mattino ai mercatali che a loro volta la rivedono ai consumatori sui banchi dei mercati di Torino a partire dalle 7 del mattino. I banchi del mercato dovrebbero venire a comprare la merce mentre hanno già la fila dei clienti al mercato? Oppure dovrebbero essere costretti ad affittare magazzini refrigerati per stoccare la merce da rivendere il mattino dopo? E nelle giornate estive, quando il termometro tocca i 25-30 gradi alle 11 del mattino che frutta e verdura venderemo? Ad ascoltare Federagro la sfida della qualità rispetto alla Grande Distribuzione Organizzata si vincerebbe vendendo insalate appassite, pesche ultra mature, pomodori senza più turgore? Noi pensiamo che i consumatori e i produttori meritino rispetto».

Coldiretti Torino respinge anche le accuse secondo le quali chi vuole garantire qualità per essere competitivi verso la GDO sia aggrappato a consuetudini arretrate, a una routine stanca, a un tempo andato. «I produttori agricoli sono aperti ad ogni innovazione. Così come non hanno problemi ad alzarsi prima dell’alba non hanno problemi con la tecnologia e con nuovi sistemi di vendita. Ma la vita dei consumatori è fatta di orari da rispettare. Se proprio noi, che siamo all’inizio della catena della distribuzione locale del cibo, non siamo i primi a rispettare i tempi del consumo fresco manchiamo di senso di responsabilità verso i commercianti e verso i cittadini di questa città. Inoltre mancheremmo di rispetto per il lavoro dei produttori agricoli e faremmo perdere credibilità al concetto stesso di Km Zero e di consumo di prossimità. Per questo chiediamo alla politica di essere dalla parte della qualità, dei consumatori, della salute e del rispetto per l’agricoltura e il territorio».

COLDIRETTI TORINO

Fiera Primaverile di Carmagnola: economia e territorio

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Carmagnola si prepara ad accogliere la 562esima edizione della Fiera primaverile, in programma sabato 7 e domenica 8 marzo prossimi. Si tratta di uno degli appuntamenti più antichi e identitari del territorio, dedicato all’agricoltura, alla zootecnia, alla meccanizzazione agricola, ai mercati e alla valorizzazione delle produzioni locali.
Venerdì 6 marzo è in programma un convegno di approfondimento sulla carne di Razza Piemontese.

La Fiera Primaverile di Carmagnola rappresenta una manifestazione plurisecolare che affonda le sue radici nella storia agricola e commerciale della città e accompagna da secoli l’evoluzione economica e sociale del territorio, mantenendo saldo il legame con il mondo rurale, con l’allevamento e con le produzioni locali. Un appuntamento che, edizione dopo edizione, ha saputo rinnovarsi, confermandosi ancora oggi come uno dei momenti più rappresentativi della vita cittadina e del sistema agricolo piemontese.
La vocazione agricola e di allevamento di Carmagnola è stata ribadita anche nel corso della conferenza stampa del 23 gennaio scorso, durante la quale è stato presentato un fascicolo d’archivio risalente al periodo 1382-1661, testimonianza del ruolo centrale della città come polo di scambi economici e commerciali già a partire dal Quattrocento. Un richiamo alla storia che dialoga con il presente e con il significato  che la Fiera continua ad avere per il territorio.

La 562esima edizione della Fiera Primaverile si svolgerà con qualsiasi condizione meteorologica e animerà il centro cittadino in maniera diffusa, attraverso un percorso espositivo e commerciale ampio e articolato, trasformando Carmagnola in un grande anello pedonale capace di accompagnare visitatori e operatori tra diverse aree tematiche.

La manifestazione è il risultato di un importante lavoro di rete promosso dal Comune di Carmagnola e condiviso con le principali realtà del settore agricolo e zootecnico, che svolgono un lavoro attivo e qualificante nell’organizzazione e nella realizzazione della Fiera. In questo contesto si inserisce il contributo di ARA Piemonte, ANABORAPI, ANAFIBJ, ArPROMA e ASCOM Carmagnola,  insieme alla partecipazione attiva del Distretto del Cibo Chierese Carmagnolese, che concorrono a rafforzare il profilo della manifestazione e il suo legame con le filiere produttive, con il tessuto economico locale e con le identità agricole del territorio.

L’inaugurazione ufficiale è in programma sabato 7 marzo  alle ore 11 presso il Foro Boario di piazza Italia, con la presenza delle autorità. Seguiranno degustazioni con prodotti tipici e la presentazione del progetto #MercatoOltreCollina a cura del Cibo del Chierese – Carmagnolese.

Il cuore zootecnico della Fiera sarà, come da tradizione, il Foro Boario di piazza Italia, da sempre luogo simbolo degli scambi e della tradizione mercantile cittadina, dove si svolgerà la 45esima Mostra provinciale dei Bovini di Razza Piemontese e Frisona Italiana. L’edizione  2026 si preannuncia particolarmente significativa, sia per il numero di capi presenti, sia per la qualità, che prenderanno parte ai concorsi suddivisi per categorie.

La mostra prenderà avvio già venerdì 6 marzo, con l’arrivo del bestiame a partire dalle ore 9 e la sua successiva sistemazione nei recinti. Le valutazioni dei soggetti esposti si svolgeranno sabato 7 marzo a partire dalle 9.30 e proseguiranno domenica 8 marzo dalle ore 9, giornata che vedrà anche le finali, le sfilate dei campioni e, a partire dalle 17.30, le premiazioni.
Sempre nell’area del Foro Boario è  inoltre prevista un’asta di soggetti di razza piemontese geneticamente selezionati per la riproduzione,  organizzata nell’ambito delle attività di selezione e miglioramento genetico coordinate dalle associazioni degli allevatori.

Le vie e le piazze intorno al Foro Boario si trasformeranno in un grande spazio espositivo dedicato alla meccanizzazione agricola, con il meglio della produzione di macchine e attrezzature per i settori cerearicolo, zootecnico e flovivaistico, ospitando numerose aziende  che esporranno le ultime novità relative ad agricoltura innovativa, sostenibile e sicura.
Per tutta la durata della manifestazione sarà attiva un’area food allestita nel controvalore di viale Garibaldi,  destinata alla vendita e somministrazione di prodotti agroalimentari locali, con la partecipazione di produttori, allevatori e trasformatori, comprese le aziende agricole presenti alle Mostre provinciali dei Bovini di Razza Piemontese e Frisona. Nello stesso spazio sarà  anche presente il Distretto del Cibo del Chierese- Carmagnolese, con una vetrina delle eccellenze agroalimentari del Distretto, incontri, momenti di approfondimento e degustazione.

Domenica 8 marzo, per l’intera giornata, nei pressi dei Giardini del Castello, sarà inoltre allestita la mostra mercato dei piccoli animali detta “Fattoria in città “, dedicata ad avicunicoli e piccoli animali da compagnia, nel rispetto delle disposizioni sanitarie e veterinarie vigenti, pensata, in particolare, per le famiglie e per un pubblico più giovane, con finalità educative e divulgative.
Sempre domenica 8 marzo per l’intera giornata lungo vie e piazze cittadine si svolgerà il tradizionale grande mercato fieristico e ambulante, con esposizione e vendita di generi alimentari e non alimentari; in corso Matteotti troverà spazio il Mercantico, mentre lungo l’asse centrale di via Valobra sarà allestita la mostra mercato delle opere d’ingegno, spazio dedicato alla creatività, all’artigianato e alle produzioni originali a cura della Società Orticola di Mutuo Soccorso “ D. Ferrero”.
All’interno della Fiera Primaverile  sarà  presente il Distretto del Cibo del Chierese Carmagnolese, simbolo di qualità, sostenibilità e identità territoriale, con il progetto #MercatoOltreCollina, che propone un articolato programma di attività dedicate alla valorizzazione delle produzioni locali e delle filiere agroalimentari del territorio.

Gli spazi del Distretto si configurano come una vera e propria vetrina delle eccellenze, con distribuzione di materiale informativo a cura del tavolo “promozione del territorio” e momenti di incontro e confronto con associazioni di produttori, Consorzi, referenti dei tavoli di lavoro del Distretto, offriranno al pubblico l’occasione di conoscere da vicino storie, prodotti e realtà agricole.
Nel corso delle due giornate sono previsti incontri tematici e presentazioni dedicate ad alcuni prodotti del territorio,  quali l’asparago di Santena e delle Terre del Pianalto,  il peperone di Carmagnola, la patata di Villastellone e le ciliegie di Pecetto, con la partecipazione di produttori e ospiti rappresentativi delle diverse aree del Distretto, accompagnati da degustazioni gratuite di prodotti tipici.
Particolare attenzione è poi rivolta alle famiglie e ai più  giovani, grazie alle attività gratuite di fattoria didattica, curate da Ludocascina La Ciliegia e il Gioanin, attive per tutta la durata della manifestazione.
Il programma include inoltre iniziative pensate per promuovere una fruizione lenta e sostenibile del territorio,  con il coinvolgimento di camminatori e bikers, ai quali verrà offerta una distribuzione gratuita dei prodotti del Distretto.

Il pomeriggio di sabato dalle 14.30 nel Salone fieristico di Viale Garibaldi  sarà dedicato ad attività, incontri, dibattiti, pensati come occasione di dialogo sui temi della filiera agroalimentare, della sostenibilità e dello sviluppo del territorio, sempre accompagnati da degustazioni gratuite.

Ad anticipare la Fiera Primaverile sarà venerdì 6 marzo prossimo il convegno dal titolo “La carne Piemontese tra qualità, territorio e tradizione”, in programma dalle ore 17 presso il Salone Fieristico di piazza Italia. L’incontro vuole essere un momento di approfondimento dedicato ai temi della qualità e della valorizzazione della razza Piemontese, in dialogo con la trasformazioni del comparto zootecnico e con il ruolo strategico che questa produzione riveste sul territorio.

Informazioni per il pubblico

Ufficio Agricoltura Comune di Carmagnola

Tel 0119724220

Mail agricoltura@comune.carmagnola.to.it

Mara Martellotta

A Moncalieri nuovo ristorante Mc Donald’s

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Sabato 28 febbraio prossimo aprirà a Moncalieri il nuovo ristorante Mc Donald’s, sito in corso Trieste 95.
34esimo MC Donald’s in provincia, ha portato a sessanta nuove assunzioni, un team di lavoro che proviene dal Comune di Moncalieri e dall’area limitrofa di Torino Sud.
Sabato 28 febbraio, alle ore 17, si terrà la cerimonia di taglio del nastro alla presenza del sindaco Paolo Montagna.

“Sono entusiasta di annunciare l’apertura di un  nuovo ristorante Mc Donald’s proprio qui a Moncalieri – commenta Giacomo Coluccio, licenziatario Mc Donald’s – Il mio obiettivo, insieme a tutto il mio team, è quello di offrire momenti unici di convivialità e il nostro pieno supporto al territorio locale, generando non solo occupazione, ma anche valore sociale. Sono sicuro che, con i nostri servizi e la nostra offerta di ristorazione in questa parte della città,  potremo diventare un punto di riferimento per tutta la comunità locale”.

Il nuovo Mc Donald’s conta, infatti, un totale di 206 posti a sedere ed è dotato di kiosk digitali  che permettono di ordinare in totale autonomia, personalizzando alcune ricette e modificando alcuni ingredienti, secondo un’innovazione che consente ai clienti di attendere il proprio ordine comodamente seduti al tavolo del ristorante.
Il locale mette a disposizione dei suoi clienti anche il Mc Café, un luogo di ritrovo ideale per condividere con gli amici o in famiglia la colazione mattutina, per fare una pausa caffè veloce o per ritagliarsi un momento di gusto nel corso della giornata. Qui i clienti possono non solo gustare un caffè  di qualità,  ma anche scegliere  fra le varie specialità di bevande fresche, spremute, gustosi prodotti da forno , tutti provenienti da aziende italiane,

Il ristorante ha anche una corsia Mc Drive grazie alla quale è possibile ordinare, pagare e ricevere il proprio ordine direttamente dalla propria auto.
Mc Donald’s ha anche pensato ai più piccoli, con uno spazio interamente dedicato ai bambini, con una serie di servizi che regalano alle famiglie  momenti di spensieratezza e divertimento.  All’esterno del locale vi è  un’area giochi a loro dedicata. Sempre alle famiglie è dedicato il servizio che permette ai più  piccoli di festeggiare il proprio compleanno, organizzando una festa a tema all’interno del ristorante.
Il nuovo Mc Donald’s sarà aperto tutti i giorni dalle 7 alle 24, la corsia Mc Drive da lunedì a giovedi dalle 7 alle 3, venerdì sabato domenica h 24. Nel locale sarà attivo anche il servizio Mc Delivery.

Mara Martellotta

Scandurra: “Banca di Asti, perché è importante l’autonomia territoriale”

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Pubblichiamo la riflessione di Maurizio Scandurra de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’. Il giornalista e opinionista si è candidato al Cda dell’Istituto inviando nei termini il proprio cv alla Società ‘Spencer Stuart’ incaricata delle selezioni.

Nel grande calderone magmatico e incandescente delle notizie che ruotano attorno a Banca di Asti, ho deciso di tuffarmici anch’io. Candidandomi spontaneamente com’è nel mio stile, effervescente (pur non essendo chi scrive un’aspirina, mi si consenta), al Cda dell’Istituto mediante invio di curriculum vitae – in data venerdì 20 febbraio 2026, e quindi nei termini – ai “cacciatori di teste” della Società ‘Spencer Stuart’: la cosiddetta “Megaditta” made in Usa di Chicago (città che di certo non brilla sotto il profilo onomatopeico) ingaggiata allo scopo. Che, ne sono certo, sicuramente si sarà divertita un mondo a scorrerlo, foto pittoresca inclusa.

Il motivo è semplice. Leggendo i profili di alcuni fra i componenti l’omonima Fondazione, ho notato l’assenza specifica di una competenza bancario-economico-finanziaria precisa. E allora mi sono detto: “Benissimo, sai che c’è? Ora ci provo anch’io!”.

Una boutade alla Fantozzi? Potrebbe essere, ma il buon Paolo Villaggio insegna come sovente, in Italia, nei ruoli-chiave vi siano le persone più impensabili e improbabili. E, altrettanto spesso, anche meno titolate possibili. Un problema atavico, e a quanto pare difficilmente risolvibile, del nostro povero e mesto stivale alle prese con filiere umane oscure e di difficile decifrazione.

Nel Cuneese l’hanno capito benissimo. Ogni microarea ha la propria Cassa di Risparmio (anche un paesino da soli 700 abitanti), e il massimo che è successo è che ciascuna di esse, quali banche di credito cooperativo, finisse nell’orbita dei Gruppi ‘Cassa Centrale’ o ‘Iccrea Banca’, a seconda dei casi.

C’è invece anche chi coraggiosamente, come la ‘CR Fossano’, continua fieramente, e con numeri confortanti, a mantenere la propria indipendenza. Quel valore unico e inestimabile che, ancora oggi, fa la differenza anche in ‘Banca di Asti’.

Asset fondamentale che l’attuale Governance intende difendere per seguitare a vincere. E i cittadini-correntisti-dipendenti, interpellati in proposito da diversi sondaggi pubblici usciti sui media, vorrebbero altrettanto mantenere, consapevoli della sua strategica importanza. Incoraggiati fattualmente da risultati sempre crescenti che confermano – e comprovano – la linea di successo dell’AD e DG Carlo Demartini, uscito indenne con piena assoluzione da ogni falsa accusa giudiziaria, per cui ampiamente e chiaramente parlano dati e obiettivi centrati.

‘Banca di Asti’ va benissimo. Cresce. E’ tra le più solide in Italia. Ha un rapporto capillare con il territorio in cui opera. E’ fatta di persone gentili. Ha saputo distinguersi anche a livello nazionale per indicatori economici e patrimoniali costantemente migliorativi, elemento oggettivo. Il risultato di un trend positivo frutto di anni di ottimo lavoro in capo a un Cda capace e motivato alla guida della realtà creditizia tra i cui azionisti pure rientrano ‘Fondazione CRT’, ‘Cassa di Risparmio di Biella’, ‘Cassa di Risparmio di Vercelli’ e ‘Banco BPM’.

E, alcuni saggi riferiscono in queste ore, le suddette fondazioni sarebbero concretamente tutte (tranne, parrebbe, l’omonima astigiana, e solo lei sa perché…) per la riconferma della fiducia all’attuale Board, e al mantenimento della compagine proprietaria così com’è.

A nulla servono, infatti nei fatti, convegni strombazzanti in cui si cercano di delineare prospettive esoteriche e costrutti architettonici ectoplasmici alla ‘Ghostbusters’ volti a sostenere vantaggi mirabolanti derivanti da una possibile cessione: di certo non per Asti. “Cose ridicole”, per dirla con Vincenzo De Luca, mitologico ex governatore campano, uno che come me non le manda a dire. Chi è qui, dunque, il cosiddetto “capraio afghano” (semper De Luca docet) che non vuol sentire?

Il Team Demartini ha consegnato al proprio maggiore azionista un giocattolo sicuro e a prova di scemo. Perfetto e funzionale. E, invece di ottenerne plauso, rischia il benservito. Per giunta, senza motivo.

Sapete che c’è? Squadra che vince non si cambia. Banca che rende non si vende. Credo che qualunque persona avveduta, estranea all’uso di droghe o ai vapori dell’alcool, vorrebbe tenersi ben stretto un Istituto di credito così.

Venderlo? Cui prodest? Forse a chi che spera di intascare una maxi-intermediazione? Che comportazione è questa, esclamerebbe Zalone! Chi ha interesse a mettere a repentaglio carriere e stipendi  che rischierebbero di subire la classica scure della spending review che segue alle solite, scellerate fusioni tra banche? Spero vivamente nessuno di assennato.

Ma, chiunque eventualmente sia, si faccia furbo. Vada al bar a tirar di scopa. Oppure in qualche circoletto per anziani a giocare a carte per diletto (fa persin rima).

Ma giù le mani da quelle, ottime e promettenti, dei bilanci con cui ‘Banca di Asti’ continua a sostenere in campo – e alla grande – la partita del presente e del futuro per il bene della collettività locale. E’ una questione di identità. Di eccellenza piemontese. E, soprattutto, di onestà. Fine delle trasmissioni.

MAURIZIO SCANDURRA

Il Piemonte nella classifica del Financial Times: le imprese investono qui

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 Il Piemonte conquista nuovamente la ribalta europea dell’attrazione investimenti: la regione è nel nuovo rapporto “Investment Impact Awards 2026” del Financial Times. Un riconoscimento che si inserisce in un contesto di crescente attrattività del territorio, frutto di una strategia strutturata di attrazione e accompagnamento agli investimenti esteri promossa da Regione Piemonte e Sistema Camerale Piemontese e attuata operativamente dal Team Attrazione, di cui Ceipiemonte è riferimento per gli investitori esteri.

In questo quadro si colloca il risultato emerso dal rapporto “Investment Impact Awards 2026”, che premia i progetti di investimento estero capaci di generare il maggiore impatto sui territori europei.fDi Intelligence, testata specializzata del Financial Times, ha infatti inserito l’investimento di LVMH relativo alla Manifattura Bulgari di Valenza in 6° posizione tra i progetti europei di medie dimensioni con il più grande impatto sul territorio e sull’economia locale e nazionale, a testimonianza della capacità dell’ecosistema regionale di attrarre investimenti ad alto valore aggiunto.

Negli ultimi anni il Piemonte si è affermato come una destinazione sempre più attrattiva per gli investitori internazionali. A confermarlo è anche Ernst & Young che, nelle edizioni 2024 e 2025 dell’Attractiveness Survey Italy, ha riconosciuto la regione come seconda in Italia per numero di investimenti esteri, grazie alla posizione strategica e alla presenza di alcuni dei distretti industriali più competitivi a livello internazionale. Anche la strategia regionale per l’attrazione degli investimenti esteri è stata più volte premiata dal Financial Times, sia nel 2024 sia nel 2025, collocandola tra le prime 10 migliori regioni a livello europeo.

In questi anni il Piemonte ha definito e attuato una strategia strutturata di attrazione degli investimenti, fondata su programmazione, semplificazione amministrativa, accompagnamento agli imprenditori, costruzione di relazioni istituzionali dirette e continuative con gli investitori internazionali e valorizzazione delle filiere produttive strategiche. È questa impostazione – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio, il vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino e l’assessore al Bilancio, Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – che sta rafforzando in modo stabile la competitività del nostro territorio. Il riconoscimento del Financial Times si inserisce in questo percorso e rappresenta una conferma internazionale della solidità del lavoro svolto. Il risultato si inserisce in un quadro già consolidato, che vede il Piemonte al sesto posto tra le regioni europee più attrattive per investimenti esterisecondo il rapporto “European Cities and Regions of the Future” del Financial Times. L’investimento di LVMH con l’ampliamento della Manifattura Bulgari di Valenza, che valutiamo molto positivamente soprattutto per i 500 nuovi posti di lavoro entro il 2029, è un esempio concreto della capacità del Piemonte di attrarre progetti industriali ad alto valore aggiunto e con ricadute occupazionali significative. Continueremo a consolidare il Piemonte quale piattaforma europea della manifattura di qualità, sostenere l’innovazione e creare occupazione stabile e qualificata, con strumenti mirati e una collaborazione costante tra istituzioni e sistema produttivo”.

Il posizionamento della nostra regione tra le eccellenze europee per l’impatto dei capitali esteri conferma l’efficacia della sinergia tra istituzioni e sistema produttivo. Come Sistema camerale, osserviamo un netto salto di qualità: il Piemonte ha accelerato il ritmo di attrazione dei progetti internazionali, consolidando una crescita che ci distingue nel panorama nazionale. Questa vitalità si riflette in un tessuto economico e in un territorio accogliente, dove le multinazionali scelgono i nostri distretti per la loro competitività globale e le elevate competenze tecniche. La nostra regione offre agli investitori non solo una posizione strategica, ma una capacità manifatturiera capace di generare ricchezza e occupazione qualificata. L’interesse costante verso le nostre filiere, testimoniato dai numerosi dossier in fase di assistenza operativa, conferma una profonda fiducia internazionale. Il nostro impegno prosegue per rafforzare questo ecosistema, affinché l’attrazione di capitali si traduca in innovazione e crescita per il nostro Piemonte” commenta Gian Paolo Coscia, Presidente Camera di commercio Alessandria-Asti.

La regione si distingue nel contesto italiano per la presenza di oltre 1.300 multinazionali estere, con più di 5.680 unità locali183 mila addetti e un valore aggiunto di 15 miliardi di euro. I principali Paesi di provenienza sono Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito, con una forte concentrazione in provincia di Torino e una prevalenza di attività nei comparti manifatturiero, commerciale e scientifico-tecnico (fonte: Observer – Osservatorio sulle multinazionali in Piemonte) che collocano il Piemonte al secondo posto nazionale per occupati e valore aggiunto generato da imprese industriali estere (fonte: TEHA Group).

A conferma del ruolo crescente del Piemonte sullo scenario internazionale, i numeri del Progetto Attrazione Investimenti sostenuto da Regione Piemonte e Sistema Camerale Piemontese: negli ultimi tre anni sono state 650 le aziende estere intercettate, di cui circa 100 attualmente in assistenza operativa per le fasi di business planning, business set-up, individuazione delle location insediative, identificazione di incentivi e altre necessità nel post-insediamento (aftercare). I principali Paesi di provenienza sono Regno Unito, Stati Uniti e Germania, mentre i settori prevalenti risultano real estate, aerospazio e automotive & transportation, con Torino, Novara e Alessandria tra le prime province valutate per l’insediamento.

Tra i progetti più rappresentativi di questo percorso si inserisce l’ampliamento della Manifattura Bulgari di Valenza, investimento del gruppo LVMH riconosciuto da fDi Intelligence tra quelli a maggiore impatto in Europa, che rappresenta un risultato tangibile della capacità del territorio di attrarre e accompagnare investimenti strategici.

Il riconoscimento conferito con l’Investment Impact Award testimonia il valore strategico del lavoro collettivo svolto dal Centro Estero per rafforzare il posizionamento internazionale del Piemonte. Per Ceipiemonte, l’attrazione di investimenti esteri rappresenta una leva concreta per generare nuove opportunità di crescita per le imprese del territorio, favorire l’innovazione e valorizzare le filiere produttive che caratterizzano il sistema economico regionale. L’investimento di Bulgari a Valenzadimostra come Il nostro impegno profuso negli ultimi anni nel costruire una proposta di valore chiara e competitiva abbia prodotto risultati tangibili. Accompagnare un investitore significa creare le condizioni affinché possa integrarsi nel tessuto produttivo locale, entrare in relazione con competenze altamente specializzate, con il know-how delle filiere piemontesi e con un ecosistema solido sotto il profilo industriale e formativo. Il riconoscimento del Financial Times, che premia proprio questo progetto, rappresenta una conferma autorevole a livello internazionale del percorso costruito da Ceipiemonte insieme alle istituzioni e al sistema economico regionale” – È quanto affermato da Dario Peirone, Presidente di Ceipiemonte.

La Manifattura di Valenza rappresenta il fiore all’occhiello della visione integrata che Bulgari dedica ai propri siti produttivi: un modello che coniuga responsabilità ambientale, tutela e trasmissione del savoir-faire e una concreta attenzione al benessere delle persone. – dichiara Corinne Le Foll, Bulgari High Jewelry and Jewelry Business Unit Managing Director. Questo polo d’eccellenza è volto a presidiare l’intera filiera all’interno di un contesto che promuove innovazione, miglioramento continuo e cultura della qualità, fondato sui più elevati standard ambientali e sociali. Con artigiani provenienti da oltre trenta nazionalità, la Manifattura è un crocevia dinamico e in costante evoluzione: l’incontro tra talenti internazionali e pratiche virtuose genera un ecosistema in cui il lusso si esprime attraverso una visione olistica e responsabile: un sistema interconnesso in cui persone, competenze e territorio crescono insieme, guidati da un condiviso impegno di restituzione e creazione di valore per la comunità.”

Il progetto contribuisce in modo significativo alla creazione di valore, all’occupazione altamente qualificata e all’innovazione in Piemonte, rafforzando la posizione della regione come polo chiave della manifattura di lusso in Europa. L’iniziativa prevede il raddoppio della capacità produttiva grazie a un ampliamento che raggiunge una superficie complessiva di 33.000 mq e la creazione di 500 nuovi posti di lavoro entro il 2029, contribuendo all’aumento delle esportazioni, al rafforzamento delle competenze locali e alla competitività internazionale del Made in Italy. Pienamente coerente con le priorità nazionali in materia di Investimenti Diretti Esteri, il progetto sostiene la crescita di industrie ad alto contenuto tecnologico e innovativo, promuovendo al contempo sostenibilità ambientale, economia circolare e inclusione sociale e favorendo lo sviluppo dell’intera filiera regionale del lusso.

Il Consiglio regionale approva il “Cresci Piemonte”

Approvato a maggioranza, con 31 sì, 6 no e 11 non partecipanti al voto, il disegno di legge 94 “Disposizioni temporanee in materia urbanistica per l’accelerazione dello sviluppo economico regionale”. Il cosiddetto “Cresci Piemonte” che ha lo scopo di semplificare l’iter procedimentale per la modifica degli strumenti di pianificazione urbanistica.

Il testo è passato con alcuni emendamenti presentati, oltre che dall’Esecutivo, dalla maggioranza e dall’opposizione.

Il relatore Silvio Magliano (Lista Cirio) ha spiegato che questa legge ha lo scopo di dare “strumenti urbanistici ai comuni per accelerare le procedure dimezzandone i tempi. L’edilizia può essere un volano anche per ridisegnare le nostre città, per rispondere a sfide importanti e tenere insieme produttività, occupazione e investimenti, nel rispetto delle regole”.

La seconda relatrice di maggioranza, Marina Bordese (Fdi): “Il Cresci Piemonte è una misura sperimentale, fino al 2030, ma emerge la necessità che diventi strutturale. La nuova legge permetterà di avere uno strumento in più per i Comuni e meno burocrazia per i cittadini”.

Daniele Valle (Pd), relatore di opposizione, ha evidenziato le necessità “pressante di lavorare per una nuova legge urbanistica avendo l’attuale un impianto risalente agli anni ’70, oltre a non dover essere più costretti a interventi tampone come la legge sul consumo del suolo. Va comunque bene semplificare i procedimenti per rendere più attrattivo il nostro territorio agli investimenti”.

Sempre per le minoranze è intervenuta la relatrice Alice Ravinale (Avs) che ha parlato di “un provvedimento in chiaro scuro nel quale prevale lo scuro anche per un eccessivo allargamento delle maglie sui progetti strategici. Ridurre i tempi può essere rilevante se si unisce a un investimento sul personale tecnico che deve seguire gli iter”.

Il dibattito generale è iniziato con l’intervenuto di Alberto Unia (M5s) che ha rilevato come “dietro alla semplificazione si nasconde la compressione dei tempi del confronto. Non siamo contrari a ridurre i tempi ma la questione ambientale non può essere una verifica successiva, deve essere pianificazione”.

“Questa legge rappresenta un’opportunità storica e una scelta strategica per attrarre investimenti – ha affermato Daniela Cameroni (Fdi) -. Ora c’è un sistema burocratico anacronistico che rallenta gli investimenti, questa crea nuove possibilità di sviluppo, specie per piccoli Comuni”.

Secondo Nadia Conticelli (Pd) siamo di fronte a “un primo passo di confronto su norme urbanistiche ma rimane necessario intervenire più complessivamente con una nuova legge. Questo perché lo sviluppo passa attraverso il governo del territorio”.

Per Mauro Fava (Fi) il Cresci Piemonte “è frutto di confronto costruttivo per dare risposte concrete ai cittadini e amministratori, come con la legge dei sottotetti e le fasce di rispetto cimiteriali. Il Piemonte può crescere semplificando dove necessario e valorizzare territori con strumenti efficaci”.

“Per crescere ci si dovrebbe mettere meno di 5/6 anni per fare una variante – ha rilevato Fabio Isnardi (Pd) – ma i veri tempi da ridurre sono i tempi propedeutici che questa legge non prevede, quelli di convocazione di conferenze o chiedere integrazioni ai comuni. È necessario modificare la legge urbanistica”.

Il dibattito è stato chiuso dall’intervento dell’assessore Marco Gallo che ha spiegato che “questa legge di semplificazione ha l’obiettivo di rendere più snelle le procedure per favorire lo sviluppo economico e attrarre gli investimenti. Una legge che nasce dal confronto tra maggioranza, minoranza e gli enti del territorio e con alcuni emendamenti. È una risposta concreta alle esigenze reali dei Comuni. Non riduciamo le garanzie ma interveniamo in modo mirato. Gli investimenti sono collegati a precisi parametri legati a ricadute occupazionali reali e misurabili. Lo stanziamento previsto è di 400 mila euro nel 2026 e di 500 mila per il 2026 e per il 2027”.

Il provvedimento, che ha l’obiettivo di favorire investimenti sul territorio, prevede di semplificare l’iter e dimezzare le tempistiche procedimentali richieste per le modifiche agli strumenti di pianificazione urbanistica necessarie per l’approvazione di progetti e interventi finanziati con fondi europei, statali e regionali, oltre agli interventi finanziati con sole risorse private. Per questi ultimi, definiti di interesse strategico regionale, tra i criteri per accedere alle tempistiche accelerate, abbaiamo l’investimento minimo di 5 milioni di euro. Devono inoltre portare a un incremento occupazionale pari almeno al 10% (non inferiore a 20 addetti), mentre se si tratta di un nuovo insediamento il numero di addetti minimo deve essere pari a 100.

Il Ddl prevede l’attivazione di una cabina di regia, affiancata da un eventuale tavolo tecnico, per ottimizzare la gestione del procedimento nel caso di revisione del Piano regolatore generale (Prg), di variante generale al Prg e di nuovo Prg per il Comune di Torino e gli altri capoluoghi di Provincia.

Le disposizioni hanno carattere transitorio, fino al 31 dicembre 2030, allo scopo di ottimizzare la possibilità di utilizzo di risorse stanziate per periodi circoscritti, come ad esempio il PNRR o fondi europei che impongono orizzonti stringenti per la rendicontazione.

Collegati alla nuova legge sono stati approvati anche due atti d’indirizzo: l’ordine del giorno 591 “Esigenza di approvare una nuova legge regionale in materia di urbanistica” presentato da Vittoria Nallo (Sue) e il 592 “Portale unico telematico unico regionale per la consultazione dei provvedimenti in materia di urbanistica” di Alice Ravinale (Avs)

Ufficio Stampa CRP

Sovraindebitamento. I dati dello sportello metropolitano presentati in Regione

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L’emergenza del debito nel territorio metropolitano non accenna a diminuire, come emerge chiaramente dai dati illustrati lunedì 23 febbraio scorso da Rossana Schillaci, consigliera di Città  Metropolitana di Torino con delega alle Politiche sociali e di parità, durante l’audizione della Commissione permanente per la promozione della cultura della legalità  e contrasto ai fenomeni mafiosi del Consiglio Regionale del Piemonte.

La presentazione ha messo in luce l’attività dello sportello sul sovraindebitamento della Città Metropolitana di Torino, evidenziando come il servizio , nel tempi, si sia consolidato come presidio fondamentale per la cittadinanza, operando con tempestività e professionalità.

“L’analisi dei flussi – ha illustrato la consigliera Schillaci – evidenzia come il sintomo del sovraindebitamento abbia assunto dimensioni importanti, seguendo una traiettoria di crescita ininterrotta a partire dal 2020. Se nell’anno della pandemia lo sportello registrava 50 contatti iniziali,  la curva ha subito un’accelerazione progressiva fino a raggiungere il picco di 499 richieste registrato al 31 dicembre 2025”.

Il profilo delle persone che si rivolgono allo sportello delinea uno scenario sociale variegato ma con criticità ben definite. L’utenza dell’ultimo anno presenta un’età media stabile di 54 anni, con una prevalenza femminile che raggiunge il 54,5%. Dal punto di vista economico, il 44,5 % dei richiedenti dichiara di non possedere alcun bene mobile o immobile, mentre il 17% vive con un reddito mensile inferiore ai 500 euro, includendo in questa fascia anche i disoccupati, pensionati e soggetti con attività in passivo.
Le motivazioni alla base della crisi vedono una netta prevalenza dei consumatori, coloro che hanno contratto debiti per motivi personali, che rappresentano il 40,5% dei casi, superando la quota di chi è sovraindebitato per attività professionale o partita Iva , scesa al 25%.

Oltre ai numeri, l’audizione ha dato ampio risalto alla Rete contro il debito, nata nel 2023 per coordinare attori pubblici e del terzo settore, tra cui fondazioni antiusura e organismi di composizione della crisi.

“La sinergia territoriale – ha commentato Rossana Schillaci – è  l’unica risposta  efficace per acquisire dati aggiornati ed affrontare le criticità legate all’usura e all’estorsione. Nel 2025 abbiamo coinvolto circa duecento professionisti in convegni accreditati, con un focus particolare sulle ricadute del gioco d’azzardo patologico sul debito familiare

Il lavoro dello sportello – ha concluso la consigliera Schillaci – rappresenta non solo una risposta tecnica, ma un’azione di tutela della legalità necessaria  per sostenere chi si trova in una situazione di vulnerabilità economica estrema ”.

Mara Martellotta

Emirates, a Torino ricerca di nuovo personale

Emirates, compagnia aerea internazionale, continua in Italia la ricerca di personale di bordo con un nuovo appuntamento a Torino. Il prossimo 26 febbraio, infatti, si terrà nel capoluogo piemontese un open day alle ore 9:00 presso Best Western Plus Executive Hotel and Suites, in Via Nizza, 28.

Questi incontri rientrano nel piano strategico della compagnia aerea di continuare a investire sul personale in Italia. La compagnia aerea ha organizzato numerosi open day nel nostro Paese, e oggi più di 922 italiani fanno parte dell’equipaggio di cabina di Emirates, che conta oltre 25.530 membri.

In linea con la capillarità del network dell’azienda e della diversità dei membri del suo equipaggio di cabina, con l’obiettivo di portare alta la bandiera dello stile di vita dinamico di Dubai, la ricerca di nuovo personale di bordo arriva, in uno dei momenti più entusiasmanti della storia di Emirates: il riammodernamento degli A380 con l’inserimento della nuova classe di volo Premium Economy, la consegna della nuova flotta di Airbus A350 e Boeing 777-X.

La ricerca di nuovo personale di bordo è indirizzata soprattutto a coloro che a breve si affacceranno al mondo del lavoro o per chi ha cominciato da poco a muovere i primi passi nel settore dell’hospitality. La compagnia aerea invita, infatti, i neolaureati che hanno in curriculum uno stage o un lavoro part-time; coloro che hanno un anno o poco più di esperienza nel settore dell’ospitalità o del servizio clienti; e le persone desiderose di intraprendere un’entusiasmante carriera in giro per il mondo. I nuovi assunti faranno parte della più grande compagnia aerea internazionale del mondo e di uno dei marchi più iconici, oltre ad apprendere le competenze in materia di ospitalità e di vita dai migliori formatori del settore.

La compagnia aerea con sede a Dubai è alla ricerca di persone che abbiano la passione per un’hospitality improntata alla semplicità, ma al tempo stesso personalizzata e impeccabile, per offrire ai clienti un’esperienza di viaggio indimenticabile. E, dato che la sicurezza è una delle massime priorità di Emirates, il candidato ideale dovrà essere in grado di prendere il controllo quando si tratta di gestire i servizi degli aerei e le procedure di sicurezza. Tutto l’equipaggio di Emirates riceverà una formazione di primo livello presso la struttura all’avanguardia della compagnia aerea a Dubai.

Emirates offre ai candidati straordinarie opportunità di carriera, con eccellenti strutture di formazione e un’ampia gamma di programmi di sviluppo per i suoi dipendenti. Tutti i membri dell’equipaggio della compagnia aerea risiedono nell’eccitante città cosmopolita di Dubai e godono di un interessante pacchetto di lavoro che comprende una serie di benefit come uno stipendio esente da imposte, un alloggio fornito dalla compagnia, il trasporto da e verso l’aeroporto, un’ottima copertura medica e sconti esclusivi per lo shopping e le attività ricreative a Dubai. Il crescente network globale di Emirates offre molte opportunità di viaggio e si estende su sei continenti. L’equipaggio di bordo di Emirates gode di interessanti agevolazioni di viaggio per sé, per le proprie famiglie e per gli amici in tutte le destinazioni raggiunte dalla compagnia aerea.

Tutti i nuovi membri dell’equipaggio di cabina seguono un’intensa formazione di 8 settimane sui più alti standard di ospitalità, sicurezza e fornitura di servizi nella modernissima struttura di Emirates a Dubai. Per non parlare delle preziose competenze personali acquisite lavorando con all’interno di una comunità di equipaggi diversi e sperimentando nuove destinazioni e culture attraverso la rete Emirates.

Per gli aspiranti membri dell’equipaggio, l’opportunità di entrare a far parte di Emirates è a un solo evento di reclutamento. Per saperne di più sui requisiti, i benefit, il programma di formazione, il calendario globale degli eventi di reclutamento e per candidarsi, visitare la pagina Emirates Cabin Crew careers qui.

Piano Industriale del Piemonte: focus su infrastrutture, innovazione e attrazione investimenti

L’incontro annuale tra la Giunta regionale e l’associazione degli industriali ha aggiornato gli impegni in vista del 2026, prendendo le mosse dall’analisi dei risultati conseguiti sui 18 obiettivi del Piano industriale regionale.

Cirio e Amalberto: «Rispondiamo a una fase geopolitica complessa rafforzando la programmazione»

Si è tenuto oggi al Grattacielo Piemonte il vertice bilaterale tra Regione Piemonte e Confindustria Piemonte. All’appuntamento hanno preso parte il presidente Alberto Cirio e la vicepresidente Elena Chiorino, insieme agli assessori della Giunta; per il sistema industriale erano presenti il presidente regionale Andrea Amalberto, otto presidenti delle associazioni territoriali, i rappresentanti dei Giovani Imprenditori e della Piccola Industria, sei presidenti dei gruppi di lavoro e Ance Piemonte.

Dopo la sessione plenaria si sono svolti tavoli operativi tra amministratori e imprese per definire i traguardi 2026 del Piano Industriale del Piemonte (Pip), il documento che dal 2021 orienta la collaborazione tra Regione e Confindustria.

«Il confronto costante e la collaborazione con le categorie economiche, e con Confindustria in particolare, rappresentano per noi una priorità strategica per lavorare insieme per la crescita e lo sviluppo del Piemonte in un contesto internazionale complesso, all’interno del quale il nostro territorio sta affrontando la sfida della transizione industriale con buone prospettive di crescita in comparti come l’aerospazio, che sta accompagnando e compensando le difficoltà di altri ambiti industriali. È un percorso che oggi trova riscontro anche nei dati di crescita, con il Piemonte che recupera punti di Pil rispetto alle altre regioni del Nord d’Italia e sul lavoro: in Piemonte registriamo i livelli di disoccupazione più bassi degli ultimi 26 anni – dichiara il presidente della Regione Alberto Cirio –. Quella di oggi è una giornata importante perché ci consente di fare il punto su alcuni obiettivi, a partire dalla realizzazione delle grandi infrastrutture, lo sviluppo della logistica, l’innovazione, la formazione e l’attrazione degli investimenti. Come Regione stiamo lavorando su una serie di provvedimenti a partire dalla creazione di una Zes davvero efficace per alcune aree del Piemonte, con incentivi fiscali e sburocratizzazione: un’operazione che ho già condiviso con il governo e con il ministro Urso. Inoltre, nella programmazione europea 2028-2034 attiveremo un fondo per la bonifica dei siti industriali dismessi in modo da renderli a disposizione del mercato e di chi vuole investire qui. A questo si aggiungono le nostre politiche energetiche, con le gare per le concessioni idroelettriche e la possibilità di avere quote di energia a prezzi calmierati a supporto del sistema produttivo e la semplificazione urbanistica. Proprio domani – ha concluso il presidente – è arriva in Consiglio regionale il Cresci Piemonte, un provvedimento speciale fortemente voluto anche dalle associazioni di categoria, che dimezza le tempistiche delle procedure urbanistiche in capo alla Regione, mentre prosegue il più complessivo lavoro di riforma della legge urbanistica che presenteremo entro la fine dell’anno».

Nel corso del confronto, la Regione ha ribadito la centralità delle politiche per accrescere l’attrattività del territorio, a partire dall’ipotesi di istituire in alcune aree – in particolare nel Torinese e nel Basso Alessandrino – una Zona economica semplificata con benefici fiscali concreti, crediti d’imposta e iter amministrativi più snelli. Il tema sarà portato all’attenzione della Commissione Industria del Senato. Parallelamente, nella futura programmazione europea 2028-2034 si punta a introdurre un fondo destinato alla bonifica delle aree industriali dismesse, così da favorirne il riutilizzo produttivo.

Export e produzione in frenata: segnali negativi per il tessuto artigiano piemontese

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Dalla rilevazione congiunturale relativa al primo trimestre del 2026 emerge un quadro previsionale che evidenzia un generale deterioramento delle prospettive economiche del comparto artigiano piemontese. I principali indicatori mostrano infatti un peggioramento rispetto alla precedente rilevazione.

La crisi morde ancora

“Possiamo incolpare le tensioni globali quanto vogliamo ma le storture dell’ideologia Green e anni di misure pittoresche dell’Unione Europea stanno presentando un conto salato e si sommano a problemi tutti italiani, peggiorati negli ultimi due anni, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze infrastrutturali e il caro energia (386 milioni di euro)”.

Le stime occupazionali indicano quindi una contrazione di circa quattro punti percentuali, mentre il dato relativo all’eventuale inserimento di apprendisti evidenzia una flessione significativa. Rimane inoltre negativo l’indicatore relativo alla produzione complessiva, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%.

Il saldo legato ai nuovi ordinativi conferma un valore negativo, con una riduzione consistente dal -11,27% al -22,72%. Parallelamente diminuisce, seppur lievemente, la quota di imprese che non prevedono investimenti, scendendo dal 73,22% al 71,64%. Si accentua invece la previsione negativa riguardante l’acquisizione di nuovi ordini per esportazioni.

Sul fronte della liquidità, cala la previsione di incassi regolari, che passa dal 64,22% al 61,33%. Aumentano invece i ritardi nei pagamenti, mentre resta marginale la previsione di anticipi negli incassi, in ulteriore diminuzione.

Commenta Giorgio Felici presidente di Confartigianato Imprese: “La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora”.

I dati emergono dall’indagine trimestrale realizzata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte.

“Permangono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia. A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione”.

Il mercato del lavoro mostra ulteriori segnali di difficoltà, con un peggioramento dell’occupazione e una riduzione delle prospettive di inserimento di apprendisti.

“A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto. Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese. Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici”.

“I dati relativi alla produzione diminuiscono ancora – continua Felici – passando da -16,65% a -22,45%. Preoccupante il dato relativo all’acquisizione di nuovi ordini che sottolinea l’aumento della negatività del saldo che raddoppia passando dal -11,27% al -22,72%. Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini da uno a tre mesi che aumenta e passa dall’39,30% al 42,22%”.

“Peggiora anche il dato relativo alla previsione di acquisizione di nuovi ordini costanti per le esportazioni – conclude Felici – che passa dal 50,85% al 46,75% (-4,1%), anche se si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia. “La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del governo”.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha realizzato la prima indagine congiunturale trimestrale del 2026 attraverso un questionario online rivolto a un campione rappresentativo di 2.250 imprese attive nei settori della produzione e dei servizi, comparti che rappresentano in modo significativo il tessuto artigiano regionale.