ECONOMIA

Eolico offshore nel Mediterraneo: uno studio firmato dal Politecnico di Torino

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Con WindEurope analizza le priorità più rilevanti per lo sviluppo del settore

 

Pubblicato sulla rivista Renewable and Sustainable Energy Reviews, lo studio fornisce un’analisi delle principali leve per favorire una crescita strutturata dell’eolico offshore nel bacino mediterraneo, in linea con gli obiettivi europei di transizione energetica e competitività industriale

 

Un nuovo studio realizzato dal Politecnico di Torino, attraverso il gruppo di ricerca MOREnergy Lab, e da WindEurope, principale associazione europea per l’energia eolica, individua le priorità operative per accelerare lo sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo. Pubblicato sulla rivista Renewable and Sustainable Energy Reviews, l’articolo dal titolo “Potentials and challenges of floating wind in the Mediterranean Sea: a joint industrial and academic perspective”firmato da Ardemia Acampora, Bruno Paduano, Riccardo Longo, Enrico Giglio, Alexandre Fremaux, Lizet Ramirez, Vasiliki Klonari e Giuliana Mattiazzo, analizza le condizioni necessarie per trasformare il potenziale dell’eolico offshore in progetti concretamente realizzabili e sostenibili dal punto di vista economico. Il lavoro nasce dalla collaborazione diretta tra ricerca e industria, integrando la prospettiva accademica del Politecnico di Torino con la visione di sistema di WindEurope, e con i contributi e le priorità emerse dal mondo industriale. L’obiettivo è mettere a disposizione dei decisori politici e degli operatori del settore elementi di analisi ed evidenze per rafforzare la competitività dell’eolico offshore in Europa.

Dallo studio emerge che la stabilità e la chiarezza del quadro regolatorio – in particolare per quanto riguarda autorizzazioni, aste e accesso alla rete – sono determinanti tanto quanto la maturità tecnologica dei progetti. Tempi procedurali più prevedibili e strumenti capaci di ridurre il rischio sono infatti condizioni essenziali per attrarre investimenti. Parallelamente, infrastrutture e filiera industriale sono decisive: servono porti adeguati, capacità produttiva, logistica e competenze specializzate per realizzare gli impianti su scala industriale.

Un ulteriore elemento, centrale per lo sviluppo del settore, riguarda la rete elettrica. Gli impianti offshore naturalmente necessitano del collegamento alla terraferma e di essere integrati nel sistema energetico in modo efficiente: la disponibilità di connessioni adeguate e la capacità della rete incidono infatti direttamente su tempi, costi e fattibilità economica dei progetti. Infine, sostenibilità ambientale e accettabilità sociale si confermano componenti strutturali della fattibilità dei progetti: lo studio sottolinea l’importanza di integrare tutele ambientali, attività di monitoraggio e dialogo con i territori sin dalle prime fasi di sviluppo.

Il lavoro mira a sostenere una crescita credibile e realizzabile dell’eolico offshore nel Mediterraneo, favorendo un maggiore allineamento tra politiche pubbliche, scelte industriali e priorità tecniche in un’area strategica per la sicurezza energetica e la competitività europea.

“Lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante nel Mediterraneo rappresenta una sfida industriale e strategica. Questo studio conferma che la questione non riguarda soltanto la disponibilità della tecnologia, ma la capacità di costruire le condizioni perché il potenziale esistente possa tradursi in progetti realizzabili, sostenibili e competitivi. Servono pianificazione, regole chiare, infrastrutture portuali, competenze e una filiera industriale in grado di crescere insieme ai progetti. In questa prospettiva, il lavoro con WindEurope e il confronto con gli operatori del settore confermano il ruolo della ricerca universitaria come spazio di integrazione tra analisi scientifica, visione industriale e un contributo informato al dibattito pubblico e alle decisioni strategiche. Per il Politecnico di Torino, attraverso il MOREnergy Lab e l’Energy Center, l’eolico offshore è un ambito strategico in cui contribuire allo sviluppo di conoscenza, strumenti e valutazioni utili a rafforzare la competitività del sistema energetico e industriale italiano ed europeo”, dichiara Giuliana Mattiazzo, docente del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS del Politecnico di Torino, componente dell’Energy Center Lab e co-autrice dello studio.

“L’eolico offshore galleggiante può svolgere un ruolo importante nello sbloccare il potenziale delle energie rinnovabili offshore del Mediterraneo. Questa analisi congiunta dimostra che la tecnologia è solo una parte dell’equazione: quadri normativi prevedibili, una pianificazione coordinata della rete, infrastrutture portuali adeguate e la preparazione della catena di approvvigionamento sono tutti elementi essenziali per rendere i progetti credibili, finanziabili e realizzabili. WindEurope è lieta di aver contribuito a questo lavoro insieme al Politecnico di Torino, fornendo approfondimenti basati su dati concreti per la prossima fase di sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo”, afferma Malgosia Bartosik, Deputy CEO di WindEurope.

 

 

Per maggiori dettagli, l’articolo scientifico è consultabile al seguente link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1364032126005563

 

Nel 2025 a Torino 40 famiglie sostenute ogni mese nel quartiere Lucento

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Cresce la domanda di aiuto sociale. Nel 2026 l’UCEBI prosegue la rete nazionale di interventi grazie ai fondi dell’8×1000

Dall’esperienza di Torino ai progetti in tutta Italia e nelle aree di crisi internazionale: contrasto alla povertà, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale sono i quattro ambiti di intervento che l’UCEBI continuerà a sostenere anche nel 2026.

 Crescono nelle città italiane le situazioni di fragilità economica e sociale e aumentano le richieste di sostegno per bisogni primari come il cibo e i beni essenziali. In questo contesto si inserisce l’esperienza realizzata nel 2025 dall’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) nel quartiere Lucento di Torino, dove, grazie ai fondi dell’8×1000, ogni mese circa 40 famiglie hanno ricevuto sostegno alimentare e accompagnamento sociale.

Il progetto Banco Alimentare ha coinvolto circa 20 volontari, impegnati nella raccolta e nella distribuzione di generi alimentari, nell’erogazione di buoni spesa destinati ai nuclei più fragili e nell’accompagnamento delle persone seguite. I beneficiari sono stati soprattutto famiglie numerose, madri sole e nuclei con redditi molto bassi.

Accanto all’aiuto materiale, il progetto ha dato particolare rilievo alla relazione personale, all’ascolto e alla presa in carico delle situazioni di fragilità, confermando un modello di intervento che mette al centro la dignità della persona.

L’esperienza di Torino rappresenta uno dei risultati concreti resi possibili dai fondi dell’8×1000 e si inserisce nella rete nazionale di interventi sociali dell’UCEBI, che proseguirà anche nel 2026 in Italia e all’estero attraverso quattro principali aree di intervento: contrasto alla povertà e distribuzione alimentare, sostegno alle donne vittime di violenza, educazione e inclusione sociale, interventi nelle aree colpite da guerre e crisi umanitarie.

Una rete presente in tutta Italia

L’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia opera attraverso una rete di 117 chiese distribuite sul territorio nazionale, attiva da oltre 160 anni e nella sua forma attuale dal 1956.

Le comunità battiste sono presenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra le città in cui sono attivi progetti di solidarietà, educazione e sostegno alle fragilità figurano Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Civitavecchia, Napoli, Caserta, Bari, Altamura, Barletta, Conversano, Cosenza, Palermo, Catania e Cagliari.

Oltre al progetto realizzato a Torino, la rete UCEBI sostiene numerosi interventi sul territorio nazionale.

A Napoli, il progetto “Nuove Povertà” accompagna persone senza dimora attraverso distribuzione di beni essenziali, ascolto e percorsi di inclusione. A Caserta, “Al fianco degli ultimi” garantisce consegne domiciliari di aiuti alimentari alle famiglie più fragili, secondo un modello fondato sulla prossimità e sulla continuità del sostegno. A Roma, il Doposcuola Flora e la Scuola di italiano di Centocelle promuovono attività educative e linguistiche rivolte a minori e adulti stranieri. A Civitavecchia, la Diaconia Carceraria realizza laboratori, percorsi formativi e iniziative di reinserimento sociale dedicate alle persone detenute.

L’impegno nelle crisi internazionali

Grazie ai fondi dell’8×1000, l’UCEBI sostiene anche interventi nelle aree colpite da guerre ed emergenze umanitarie.

Con il progetto “Road to Recovery” vengono accompagnati pazienti palestinesi, in particolare bambini, verso cure mediche specialistiche. In Cisgiordania, “Combatants for Peace” promuove percorsi di dialogo nonviolento tra comunità israeliane e palestinesi. In Libano, durante la crisi del 2024, gli interventi sostenuti dall’UCEBI hanno raggiunto oltre 2.000 persone, attraverso la distribuzione di beni essenziali, 657 kit di prima necessità e un successivo supporto psicologico alle famiglie colpite dal conflitto.

La campagna 8×1000 “Se lo merita!”

I risultati raggiunti in progetti come quello di Torino sono al centro della nuova campagna 8×1000 UCEBI “Se lo merita!”, che racconta come ogni firma possa tradursi in interventi concreti a favore delle persone più fragili.

Dalle famiglie sostenute con gli aiuti alimentari alle persone senza dimora accompagnate nei percorsi di inclusione, dalle donne che ricostruiscono la propria autonomia alle comunità colpite da guerre e crisi umanitarie, la campagna invita a superare stereotipi e pregiudizi nei confronti di chi vive una condizione di fragilità.

Il messaggio è semplice: la solidarietà non nasce dal giudizio, ma dal riconoscimento della dignità della persona. Nessuno dovrebbe dover dimostrare di meritare un aiuto.

Pur contando circa 5.000 membri, l’UCEBI raccoglie ogni anno circa 16.000 firme per l’8×1000, un dato che testimonia una fiducia che va oltre la sola comunità battista. Dal 2008 oltre il 90% delle risorse ricevute viene destinato direttamente ai progetti, con particolare attenzione alla trasparenza e alla rendicontazione.

«I risultati raggiunti nel 2025 dimostrano come i fondi dell’8×1000 possano trasformarsi in interventi concreti a favore delle persone più fragili. L’esperienza di Torino è uno dei tanti progetti che confermano il valore di una presenza costante sul territorio e della capacità di accompagnare le persone non solo nei bisogni materiali, ma anche nella relazione e nell’ascolto. Siamo una piccola comunione di Chiese cristiane che impiega una parte importante dei fondi dell’8×1000 in progetti umanitari, sociali, assistenziali e culturali. Malgrado le nostre dimensioni contenute, sosteniamo interventi di grande valore, soprattutto a favore di realtà e territori che fanno più fatica a intercettare finanziamenti e sponsorizzazioni. Penso ai progetti sanitari in Libano, agli interventi nelle carceri e alle attività che sosteniamo in contesti come lo Zimbabwe», dichiara il Presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Sandro Spanu.

«La scelta dell’8×1000 per l’UCEBI si basa su tre elementi: il valore della pluralità religiosa come garanzia della democrazia, la trasparenza nella rendicontazione dei fondi ricevuti dallo Stato e l’attenzione ai soggetti più piccoli e meno visibili, che sentiamo vicini alla nostra stessa identità. Ogni firma rappresenta la possibilità di trasformare la solidarietà in interventi concreti, in Italia e all’estero, a favore di chi vive situazioni di maggiore vulnerabilità», conclude Spanu.

Un impegno che continua nel 2026

Nel 2026 l’UCEBI prosegue il proprio impegno sociale in Italia e all’estero attraverso un modello stabile fondato su prossimità, ascolto e accompagnamento, destinando oltre il 90% delle risorse ricevute ai progetti finanziati con l’8×1000.

Dalla distribuzione alimentare al contrasto della povertà, dal sostegno alle donne vittime di violenza ai percorsi di educazione e inclusione sociale, fino agli interventi nelle aree di crisi internazionale, l’obiettivo rimane quello di trasformare ogni firma in un aiuto concreto per chi attraversa una situazione di fragilità.

Allarme crisi idrica: oltre 10 mila imprese piemontesi rischiano gli effetti della scarsità d’acqua

In Piemonte la crescente carenza di risorse idriche, aggravata dalle alte temperature e dalla prolungata assenza di precipitazioni, rappresenta un motivo di forte preoccupazione anche per il mondo dell’artigianato e per il sistema produttivo regionale.

Secondo uno studio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese dedicato alle attività a maggiore consumo di acqua, elaborato utilizzando l’indicatore ISTAT sull’intensità d’uso della risorsa idrica, nella regione – classificata a severità idrica media – i dieci comparti più dipendenti dall’acqua comprendono oltre 10 mila imprese, che occupano circa 125 mila lavoratori. Di queste, quasi 7 mila sono aziende artigiane, con circa 28 mila addetti, pari al 66,9% delle imprese attive nei settori a più elevato fabbisogno idrico.

Il tema non riguarda soltanto le attività manifatturiere, ma anche numerosi servizi alla persona, come lavanderie, parrucchieri ed estetisti, la cui operatività dipende da un utilizzo quotidiano e significativo dell’acqua.

“La Regione Piemonte ha annunciato di voler chiedere lo stato di emergenza se non ci sarà un cambiamento nelle previsioni meteo in quanto alle piogge mancanti si aggiunge il caldo record degli ultimi mesi – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Una situazione climatica che potrebbe penalizzare pesantemente le imprese manifatturiere in particolar modo quelle artigiane che rappresentano la maggioranza delle imprese a maggior uso di acqua. In relazione al fabbisogno di acqua, vanno considerate anche le imprese dei servizi alla persona: lavanderie, acconciatori ed estetisti, in cui si registra un maggiore consumo di acqua per uso imprenditoriale.”

A rendere ancora più critica la situazione contribuiscono le condizioni della rete idrica. I dati di una recente analisi della CGIA di Mestre evidenziano infatti che in Piemonte vengono immessi ogni giorno negli acquedotti 359 litri d’acqua per abitante, ma ben 127 litri si disperdono lungo il percorso, con una perdita complessiva del 35,4%.

A livello nazionale, il primato negativo spetta alla Basilicata, dove si disperde il 65,5% dell’acqua distribuita, seguita dall’Abruzzo con il 62,5%. All’estremo opposto si colloca l’Emilia-Romagna, che limita le perdite al 29,7%.

Guardando ai capoluoghi piemontesi, la situazione più critica si registra a Verbania, dove la dispersione raggiunge il 43%. Seguono Novara e Cuneo, entrambe al 31,5%, quindi Biella con il 30,7%, Alessandria con il 28,9%, Torino con il 25,6%, Vercelli con il 22,2% e Asti con il 19,2%.

“Come ogni estate si pone la questione della crisi idrica. Si facciano gli invasi e si intervenga sulla rete! – conclude Felici – Con la scusa del “cambiamento climatico” non si fa più manutenzione e si preferisce scaricare responsabilità e disagi su cittadini ed imprese. E’ necessario, con estrema rapidità continuare a ripensare alle priorità del PNRR e sfruttare quindi le risorse europee per ammodernare e realizzare gli invasi e le reti distributive per poter affrontare meglio una eventuale emergenza idrica che potrebbe mettere in seria difficoltà le attività produttive. Occorre programmare e progettare per non farci trovare impreparati di fronte al perdurare di assenza di precipitazioni senza dover rincorrere l’emergenza e senza dover adottare, se fosse necessario, misure drastiche”.

Piano per l’economia sociale, confronto con le Zone omogenee

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La Città metropolitana di Torino porta il Piano metropolitano per l’economia sociale 2030 nella sua fase operativa e chiama i territori a diventarne protagonisti. Dopo aver avviato il coordinamento interno all’Ente, il percorso prosegue con il primo incontro dedicato alle Zone omogenee, chiamate a contribuire alla realizzazione delle strategie e a costruire una rete stabile di collaborazione.
L’iniziativa, in programma giovedì 16 luglio, si propone di condividere le attività già avviate dalla Città metropolitana di Torino e da Torino Social Impact, raccogliere contributi dai diversi ambiti territoriali e definire modalità di lavoro comuni per valorizzare le esperienze già presenti e svilupparne di nuove.
Il Piano è nato dalla collaborazione tra la Città metropolitana di Torino e la Camera di commercio di Torino, avviata nel luglio 2024 nell’ambito di Torino Social Impact, la piattaforma che riunisce oltre 400 soggetti tra istituzioni, imprese e Terzo settore impegnati nella promozione dell’economia sociale, per individuare una strategia condivisa tesa a coniugare competitività economica, innovazione e coesione sociale.
Il Piano è costruito attorno a sei ambiti di intervento – governance e partnership, social procurement, finanza a impatto sociale, formazione e sviluppo delle competenze, innovazione e connessioni fisiche e digitali, inclusione sociale e lavorativa – articolati in 16 obiettivi, 36 strategie e 112 azioni, con particolare attenzione alle persone e ai territori marginalizzati.
Ad aprire i lavori saranno Sonia Cambursano, consigliera metropolitana delegata allo sviluppo economico, attività produttive e pianificazione strategica della Città metropolitana di Torino, e Guido Bolatto, segretario generale della Camera di commercio di Torino. Seguiranno gli interventi di Tommaso Tropeano di Torino Social Impact sui principi dell’economia sociale, di Nicolò Bozzo dedicato alla situazione del territorio metropolitano, di Chiara Sarri sulle iniziative che la Città metropolitana sta sviluppando e di Irene Maddio sulle attività di Torino Social Impact. L’ultima parte dell’incontro sarà riservata al confronto con i portavoce e i rappresentanti delle Zone omogenee, coordinato da Massimo Vettoretti, per definire il contributo che ciascun territorio potrà offrire allo sviluppo delle politiche previste dal documento.
«La sfida che abbiamo davanti è trasformare un documento strategico in un metodo di lavoro condiviso» sottolinea la consigliera metropolitana delegata Sonia Cambursano. «Sul nostro territorio esistono già molte esperienze che interpretano i principi dell’economia sociale. Ora vogliamo metterle in relazione, creare nuove sinergie e fare delle Zone omogenee il luogo in cui queste opportunità possano crescere e tradursi in progetti concreti a beneficio delle comunità locali.»
L’incontro si svolgerà giovedì 16 luglio dalle 14.30 alle 15.30 in modalità online sulla piattaforma Webex della Città metropolitana di Torino.
La partecipazione è libera collegandosi all’indirizzo https://cittametropolitanatorino.webex.com/meet/statistica.
La durata prevista è di un’ora.

Torino Social Impact entra nel Comitato Esecutivo di Diesis Network

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L’ecosistema torinese rafforza la propria dimensione europea entrando nel board della principale rete internazionale dedicata all’economia sociale

Torino Social Impact compie un nuovo passo nel proprio percorso di internazionalizzazione entrando a far parte del Comitato Esecutivo di Diesis Network, una delle principali reti europee dedicate all’economia sociale. Contestualmente, Torino Social Impact acquisisce lo status di full member della rete, che riunisce oltre 80 organizzazioni partner attive in 30 Paesi.

L’ingresso è stato ufficializzato in occasione dell’Assemblea Generale di Diesis Network, svoltasi l’8 luglio 2026 a Bruxelles, durante la quale è stata nominata nel Comitato Esecutivo Raffaella Scalisi, advisor strategica di Torino Social Impact.

La nomina rappresenta un importante riconoscimento del lavoro sviluppato dall’ecosistema torinese negli ultimi anni e rafforza il ruolo di Torino all’interno di uno dei principali network internazionali impegnati nella promozione di modelli economici inclusivi, sostenibili e orientati all’impatto.

Diesis Network riunisce organizzazioni, reti, centri di competenza e stakeholder dell’economia sociale provenienti da tutta Europa e da altri contesti internazionali, favorendo il confronto e la collaborazione sui temi dello sviluppo degli ecosistemi territoriali, dell’innovazione sociale, della misurazione dell’impatto, della transizione digitale e della partecipazione.

Per Torino Social Impact, l’ingresso nel Comitato Esecutivo conferma il valore del percorso intrapreso per affermare Torino come laboratorio europeo dell’economia sociale e dell’impact economy, grazie alla collaborazione tra imprese sociali, cooperative, aziende, fondazioni, università, istituzioni pubbliche, investitori e organizzazioni del Terzo Settore.

All’interno del Comitato Esecutivo, Torino Social Impact contribuirà allo sviluppo delle strategie della rete in linea con l’Action Plan 2025–2030 di Diesis Network, che punta a rafforzare la crescita e l’impatto della rete, favorire la collaborazione tra i membri, valorizzare le competenze degli ecosistemi territoriali e promuovere una governance sempre più aperta, trasparente e partecipata. In particolare, Torino Social Impact porterà il proprio contributo sui temi delle partnership tra profit e non profit e della finanza di impatto.

Il nuovo incarico si inserisce in un percorso già consolidato di collaborazione internazionale che vede Torino Social Impact protagonista di progetti europei dedicati al rafforzamento dell’economia sociale, alla trasformazione digitale, alla capacity building e allo sviluppo di strumenti condivisi per la misurazione e la gestione dell’impatto.

L’ingresso nel Comitato Esecutivo di Diesis Network rappresenta un’opportunità strategica per valorizzare l’esperienza dell’ecosistema torinese in un contesto europeo sempre più ampio e, allo stesso tempo, rafforzare relazioni, progettualità e alleanze capaci di generare valore per lo sviluppo dell’economia sociale a livello locale, nazionale e internazionale.

Torino Social Impact è un’iniziativa costituita nel 2017 nell’ambito del Comitato per l’Imprenditoria Sociale della Camera di commercio di Torino per promuovere l’economia sociale e la finanza di impatto a livello territoriale attraverso la collaborazione tra soggetti locali diversi. Oggi riunisce quasi 450 partner, comprendendo attori pubblici e privati, organizzazioni profit e non profit, nonché enti del mondo della finanza, della filantropia e della ricerca. L’iniziativa ha creato numerose opportunità di apprendimento condiviso e ha dato vita a progetti sperimentali e iniziative pionieristiche. Tra queste figurano la Borsa dell’Impatto Sociale, programmi dedicati all’uso della tecnologia e dei dati per il bene comune, percorsi di procurement sociale sia pubblico sia privato, numerose comunità di pratica, hub di competenze, attività di formazione e ricerca applicata dedicate alla misurazione dell’impatto sociale. Nella cornice di Torino Social Impact, inoltre, è stato elaborato e approvato il Piano Metropolitano per l’Economia Sociale Torino 2030.

Spreco alimentare e Legge 166/2016: la nuova puntata di Parla Con Me

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Simona Riccio dialoga con Maria Chiara Gadda, Francesco Colicci e Christian Bacci su recupero delle eccedenze, reti territoriali e responsabilità condivisa

Lo spreco alimentare è davvero soltanto il risultato di comportamenti individuali sbagliati oppure nasce da un sistema che non riesce sempre a collegare eccedenze, organizzazioni e bisogni?

È la domanda al centro della nuova puntata di Parla Con Me®, dal titolo “Lo spreco non è un errore: è un sistema”, disponibile online dal 15 luglio 2026.

A confrontarsi con Simona Riccio, Agrifood & OrganicSpecialist, Founder e Host di Parla Con Me®, sono Maria Chiara Gadda, Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati e prima firmataria della Legge 166/2016 antispreco; Francesco Colicci, Global Senior Leader, Professional Services di Hootsuite e Presidente di Equoevento; e Christian Bacci, coordinatore dei Cacciatori di Briciole del Gruppo Volontarius e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

La puntata affronta lo spreco alimentare come un fenomeno complesso, legato non soltanto alle abitudini dei consumatori, ma anche alla gestione degli eventi, alla distribuzione, all’organizzazione delle eccedenze e alla capacità dei territori di costruire reti efficaci.

Nel decennale della Legge 166/2016, conosciuta anche come Legge Gadda, il dialogo unisce il valore della norma alle esperienze concrete di chi recupera ogni giorno alimenti e li restituisce alle comunità.

Equoevento opera nel recupero delle eccedenze prodotte durante eventi, congressi e manifestazioni. I Cacciatori di Briciole svolgono invece sul territorio un’attività quotidiana di raccolta e redistribuzione, fondata sulla collaborazione tra volontari, attività commerciali e realtà sociali.

«Recuperare il cibo non significa soltanto evitare una perdita economica o ambientale – sottolinea Simona Riccio – ma restituire valore, creare connessioni e trasformare una buona pratica in una cultura condivisa».

La puntata rientra nel percorso editoriale che Parla Con Me® dedica nel 2026 al decennale della Legge 166/2016 e alle esperienze che, attraverso prevenzione, recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari, contribuiscono a costruire una filiera agroalimentare più responsabile.

La puntata è disponibile su YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=uEQJt9cJ2wc

Le attività e i progetti impegnati nel contrasto allo spreco alimentare possono essere segnalati alla redazione scrivendo a redazione.pcm@gmail.com.

 

UniTo incontra le imprese nel nuovo spazio alle Ogr

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Un presidio strategico nel cuore dell’ecosistema dell’innovazione per rafforzare il dialogo tra ricerca, imprese, startup e istituzioni
Oggi, lunedì 13 luglio 2026, la Rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi e la Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi, con Davide Canavesio, Amministratore Delegato delle OGR Torino e Marco Pironti, Vicerettore all’innovazione e alla valorizzazione delle conoscenze dell’Università di Torino, hanno inaugurato il nuovo spazio di UniTo presso le OGR Tech delle OGR Torino, l’innovation hub della Fondazione CRT diventato un punto di riferimento europeo per la sperimentazione culturale, artistica, scientifica, tecnologica e imprenditoriale.
L’iniziativa si inserisce nella consolidata collaborazione tra Fondazione CRT e Università di Torino, che si concretizza nel sostegno ai progetti di ricerca, alla formazione, alla valorizzazione delle competenze e, attraverso OGR Torino, nel supporto alla crescita di startup innovative.
L’attivazione dello spazio fa parte delle iniziative per il rafforzamento dell’ecosistema dell’innovazione dell’Università di Torino, sostenute attraverso il contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo dedicato ai programmi di innovazione dell’Ateneo. La collocazione presso le OGR Tech consente di valorizzare al meglio un investimento orientato ad ampliare le opportunità di collaborazione tra il mondo della ricerca e quello dell’impresa.
Le principali attività
Il nuovo spazio è pensato come punto operativo per:
attività di networking e collaborazione tra Università, imprese e attori dell’ecosistema dell’innovazione;
eventi e incontri dedicati alle competenze, alle eccellenze e ai progetti di innovazione dell’Università di Torino;
iniziative di valorizzazione della ricerca, delle infrastrutture scientifiche e delle piattaforme dell’Ateneo per favorire nuove progettualità condivise.
Ricercatrici e ricercatori, docenti e personale impegnato nelle attività di trasferimento tecnologico e valorizzazione della ricerca potranno utilizzare le postazioni attraverso un sistema di prenotazione, lavorando a stretto contatto con imprese, startup e investitori e partecipando alle opportunità di confronto e collaborazione offerte dalle OGR Tech.
Un programma di appuntamenti tematici presenterà le competenze e le eccellenze dell’Università di Torino, con particolare attenzione alle esperienze di trasferimento tecnologico, imprenditorialità accademica e collaborazione con il sistema produttivo, mettendo in evidenza il contributo della ricerca allo sviluppo economico e sociale del territorio.
Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alle infrastrutture di ricerca e alle piattaforme scientifiche dell’Ateneo, promuovendone l’utilizzo come strumenti di collaborazione con imprese, in particolare PMI e startup. In questo contesto trova spazio anche Innosfera, il portale dell’Università di Torino dedicato all’innovazione, che amplia la propria funzione di punto di accesso alle competenze, ai servizi e alle opportunità offerte dall’Ateneo.
L’innovazione – dichiara Cristina Prandi, Rettrice dell’Università di Torino – è oggi una dimensione imprescindibile della missione dell’università, che non può restare confinata nei laboratori ma deve saper dialogare con il mondo delle imprese. La presenza dell’Università di Torino alle OGR Tech consolida un percorso già avviato e conferma la scelta di essere presenti nei luoghi in cui questo dialogo è più naturale. Siamo un ateneo complesso, per numero di persone, saperi e discipline che lo compongono: una complessità che ci appartiene e che vogliamo accompagnare con chiarezza, offrendo a imprese e investitori un punto di accesso semplice a ciò che l’Ateneo può offrire. È lo spirito con cui la nostra Università è presente in più luoghi della città e del territorio, per mettere insieme ricerca, impresa e istituzioni nella costruzione di innovazione e sviluppo”.
L’Università di Torino – dichiara Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT – da oggi ha una ‘casa’ anche negli spazi di OGR Tech: un traguardo che segna una tappa importante nel percorso di crescita dell’ecosistema dell’innovazione che la Fondazione CRT sostiene e promuove da anni. La presenza stabile dell’Ateneo rafforza il dialogo tra ricerca, impresa, startup e investitori, creando le condizioni per accelerare il trasferimento tecnologico, valorizzare i talenti e generare nuove opportunità di sviluppo per il territorio. Si tratta dell’evoluzione di una collaborazione solida e duratura: da anni infatti la Fondazione CRT sostiene i progetti di ricerca dell’Università di Torino, protagonista anche di iniziative dedicate alla formazione e di numerosi programmi di innovazione ospitati alle OGR Tech”.
L’insediamento dell’Università di Torino alle OGR Tech – dichiara Davide Canavesio, Amministratore Delegato delle OGR Torino – rappresenta un passaggio strategico nella crescita del nostro ecosistema dell’innovazione: oggi, la presenza dei due grandi Atenei torinesi all’interno dello stesso hub rafforza un modello fondato sulla prossimità, sulla contaminazione quotidiana e sulla collaborazione tra eccellenze scientifiche, imprenditoriali e tecnologiche. Le OGR Tech si confermano una piattaforma aperta, da abitare e vivere ogni giorno, resa ancora più dinamica da studenti e studentesse: qui la ricerca incontra il mercato, la conoscenza si traduce in progettualità e le connessioni generano nuove opportunità. Per Torino significa rafforzare la competitività dell’ecosistema e consolidare un modello di sviluppo capace di attrarre talenti e accelerare l’innovazione”.
Questo nuovo spazio – dichiara Marco Pironti, Vicerettore all’innovazione e alla valorizzazione delle conoscenze dell’Università di Torino – rappresenta un tassello importante della strategia con cui l’Università di Torino rafforza il proprio ruolo nell’ecosistema dell’innovazione. Vogliamo essere sempre più presenti nei luoghi in cui ricerca, impresa, startup e investitori si incontrano e creano valore, perché è da queste connessioni che nascono nuove opportunità di sviluppo e di trasferimento delle conoscenze. La presenza alle OGR Tech rafforza un percorso che l’Ateneo porta avanti da anni, anche con la collaborazione con il nostro incubatore 2i3T, accompagnando la ricerca lungo tutta la filiera dell’innovazione, dalla valorizzazione dei risultati scientifici fino alla nascita di startup e spin off. Il nostro obiettivo è creare le condizioni perché le competenze che nascono nelle aule e laboratori dell’Università possano trasformarsi più rapidamente in innovazione, contribuendo alla crescita del territorio e alla competitività del sistema produttivo”.
Foto Perottino

Mirafiori, nuova fermata per la Fiat 500: produzione sospesa lunedì 13 luglio

La produzione della Fiat 500 nello stabilimento Stellantis di Mirafiori subirà una nuova interruzione. Nella giornata di lunedì 13 luglio le linee delle Carrozzerie resteranno ferme a causa della mancata disponibilità dei motori destinati all’assemblaggio delle vetture, come comunicato dall’azienda alle rappresentanze sindacali.

Lo stop arriva dopo altre sospensioni registrate nelle ultime settimane e contribuisce ad alimentare le preoccupazioni sul momento attraversato dal sito produttivo torinese. Per i sindacati non si tratta più di episodi isolati, ma di una situazione che rischia di diventare ricorrente e che rende sempre più incerto il percorso di rilancio dello stabilimento.

La Fim-Cisl Torino e Canavese sottolinea come i continui fermi produttivi mettano in evidenza le difficoltà legate all’avvio della nuova 500 ibrida. Secondo il sindacato, dopo l’impegno profuso dai lavoratori per raggiungere gli obiettivi produttivi, le interruzioni incidono sull’organizzazione del lavoro e sulla fiducia nei confronti del progetto industriale.

Anche Fiom e Uilm esprimono forte preoccupazione. Le organizzazioni sindacali chiedono che Stellantis chiarisca le prospettive di Mirafiori e individui soluzioni in grado di garantire una maggiore continuità produttiva, ritenendo insufficiente spiegare le fermate esclusivamente con problemi di approvvigionamento.

La sospensione del 13 luglio si inserisce in una fase delicata per lo storico stabilimento torinese, già interessato da un calendario produttivo ridotto e dall’estensione della pausa estiva.

Imprese piemontesi, migliora il clima di fiducia. Ma incognite su energia, export e scenario internazionale

L’indagine di Confindustria Piemonte, realizzata su circa 1.200 aziende associate, evidenzia aspettative favorevoli per occupazione, produzione e ordini, ma persistono le preoccupazioni legate ai costi, alla redditività e alle tensioni geopolitiche.

Le imprese piemontesi guardano con maggiore fiducia ai prossimi mesi. È quanto emerge dall’ultima indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, condotta nel mese di giugno su un campione di circa 1.200 aziende associate, dalla quale emerge un quadro moderatamente positivo per il terzo trimestre del 2026.

Le aspettative risultano favorevoli soprattutto sul fronte dell’occupazione, che registra un saldo positivo del 6,2% tra imprese che prevedono un aumento degli organici e quelle che, invece, stimano una riduzione. Segno positivo anche per la produzione (+2,3%) e per gli ordini complessivi (+1,6%). Più difficile, invece, la situazione per export e redditività, entrambi ancora in territorio negativo, rispettivamente con saldi pari a -3,8% e -8,6%.

Sul fronte degli investimenti il quadro rimane sostanzialmente stabile. Quasi tre imprese su quattro dichiarano di avere programmi di investimento, mentre cresce leggermente la quota di aziende intenzionate ad acquistare nuovi macchinari e impianti.

La capacità produttiva continua a essere utilizzata su livelli elevati, con un tasso medio del 77%, mentre il ricorso alla cassa integrazione mostra segnali di stabilizzazione. Nel comparto manifatturiero la percentuale di imprese che vi fanno ricorso rimane superiore alla media, pur registrando un lieve miglioramento rispetto alla precedente rilevazione.

L’indagine conferma inoltre il diverso andamento tra aziende di dimensioni differenti. Le realtà più strutturate mostrano aspettative decisamente più favorevoli sull’andamento della produzione, mentre le piccole imprese mantengono un atteggiamento più prudente, riflesso delle maggiori difficoltà che continuano a caratterizzare il contesto economico.

Tra le principali fonti di preoccupazione restano i costi di energia, materie prime, logistica e trasporti. Nonostante il recente ridimensionamento delle quotazioni del petrolio, le imprese ritengono che gli aumenti accumulati nei mesi precedenti continueranno a incidere sui costi di produzione e sulla competitività.

“La prudenza dei nostri imprenditori nelle risposte di questa indagine mi pare logica conseguenza di settimane che a livello geopolitico hanno visto susseguirsi in rapida successione scenari di ogni tipo. La tempesta però è tutt’altro che passata. Il calo del prezzo del petrolio se da una parte aiuta famiglie e imprese, di certo non compensa gli aumenti che solo ora stanno arrivando lungo le filiere produttive e che si sono generati da inizio anno. Ciononostante, la volontà di investire delle aziende piemontesi non si è mai fermata, l’auspicio deve quindi essere che ora ripartano anche gli ordini a lungo termine così come i pagamenti e il credito. Sono tutti fattori che se non gestiti per tempo, rischiano di penalizzare sia la capacità di esportare nei mercati più promettenti, sia gli investimenti”, commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.

L’analisi dei diversi comparti evidenzia un quadro articolato. Il manifatturiero, che rappresenta la parte più consistente del campione esaminato, continua a mostrare segnali di debolezza, con aspettative in lieve diminuzione per produzione e nuovi ordinativi. L’occupazione, invece, mantiene un andamento positivo, mentre restano negative le prospettive relative alla redditività e alle esportazioni.

Le maggiori difficoltà interessano il settore metalmeccanico, dove pesano soprattutto le criticità dell’automotive e della metallurgia. Anche il tessile-abbigliamento e l’edilizia evidenziano aspettative meno favorevoli, mentre risultano più dinamici comparti come impiantistica, gomma-plastica, alimentare e cartario-grafico.

Più incoraggiante il quadro dei servizi, dove il clima di fiducia appare in miglioramento. Trasporto merci e passeggeri, commercio e turismo mostrano un recupero delle aspettative rispetto ai mesi precedenti, mentre continuano a mantenersi positive le previsioni per i servizi alle imprese e per il comparto dell’ICT.

L’indagine dedica infine un approfondimento agli effetti della crisi in Medio Oriente sull’economia piemontese. Pur senza delineare uno scenario di emergenza, il conflitto viene percepito come un elemento di instabilità destinato a influenzare l’attività economica. Le principali preoccupazioni riguardano l’impatto dei costi energetici, indicati come il fattore più critico soprattutto dalle aziende dei comparti alimentare, metallurgico e automobilistico.

Per fronteggiare questa situazione, molte imprese stanno diversificando i fornitori e rivedendo le proprie strategie commerciali, cercando di rendere più resilienti le catene di approvvigionamento. Nonostante le incertezze internazionali, prevale comunque un moderato ottimismo: oltre la metà delle aziende ritiene possibile un miglioramento del quadro economico nei prossimi mesi, anche se rimane significativa la quota di imprenditori che continua a guardare al futuro con cautela.

Dal punto di vista territoriale non emergono differenze particolarmente marcate. Torino e Cuneo, che rappresentano circa la metà del campione esaminato, mostrano valutazioni sostanzialmente allineate alla media regionale, mentre l’Alessandrino e l’Astigiano esprimono maggiori timori sulla durata delle tensioni internazionali. L’ottimismo appare invece più accentuato nelle province di Asti e Biella, mentre nel Novarese prevale un atteggiamento più prudente.

Scalo Nizza, come cambia: impianti sportivi, piazza, percorsi pedonali e aree verdi

 

La delibera presentata questa mattina in giunta su proposta dell’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni aggiunge un nuovo tassello ai lavori del nuovo Scalo Nizza, progettato da Nova Coop, Nido Living e Taurus, che restituirà alla città l’area dell’ex scalo ferroviario Vallino, a ridosso della ferrovia e del cavalcavia di corso Sommeiller, dismesso dal 2010 e rimasto fino ad oggi in disuso e inaccessibile.

La giunta ha approvato il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione che, come normato nella Convenzione sottoscritta con la Città, ha in carico la realizzazione di opere sia a scomputo degli oneri dovuti su aree da cedere alla Città per un totale di quasi 2,3 milioni di euro, sia opere a cura e spese del proponente su aree da assoggettare all’uso pubblico per un valore di quasi 4,2 milioni.

Un intervento che rafforza la vocazione universitaria e di servizio del quartiere San Salvario e che darà vita a un nuovo mix funzionale di residenzialità studentesca, commercio e spazi pubblici. L’area coinvolta misura complessivamente 32mila metri quadrati ed è destinata a ospitare un complesso articolato in due anime principali: una nuova residenza universitaria da 402 posti letto e un polo commerciale e di servizi.

Le opere di urbanizzazione prevedono lo sviluppo dell’area con circa 5mila metri quadrati di impianti sportivi, una nuova piazza pubblica aperta a usi temporanei flessibili, percorsi pedonali e ciclabili. Ma anche nuove aree verdi per una superficie complessiva di circa 8mila e 500 metri quadrati, di cui quasi 3mila ricavati come giardini pensili sulla soletta dell’edificio commerciale. La copertura del secondo edificio commerciale, pari a 2mila metri quadrati, sarà interamente occupata da un impianto fotovoltaico, che produrrà energia rinnovabile per la copertura dei fabbisogni dell’intero complesso. La piazza prevista in progetto, fulcro di connessione tra via Nizza e gli edifici in progetto, è caratterizzata da quote altimetriche variabili per consentire la connessione tra il cavalcaferrovia di corso Sommeiller e via Nizza. Particolare attenzione è stata posta alla fruizione degli spazi pubblici e pedonali, pavimentati e sistemati a verde con particolare attenzione all’inclusività soprattutto nell’evitare la presenza di barriere architettoniche, spazi raggiungibili anche dai percorsi ciclo-pedonali che, congiungendosi alla rete ciclo-pedonale esistente, permettono la comunicazione con il tessuto urbano e le connessioni con il trasporto pubblico.

“Il progetto ricerca un modello urbano di forte integrazione tra la residenza, servizi e commercio – afferma l’assessore all’Urbanistica della Città di Torino Paolo Mazzoleni – lontano da critici modelli monofunzionali, e propone l’insediamento di servizi pubblici e privati, il miglioramento della qualità paesaggistica e naturalistica, con la valorizzazione di un’area cuscinetto a forte valenza ambientale che mitiga l’impatto dell’asse ferroviario, la realizzazione di tratti di viabilità per migliorare la viabilità, la fruizione dell’intera area da parte delle diverse utenze, la connessione con Cirpark, il centro di biotecnologie molecolari, interno al perimetro della ZUT e in corso di realizzazione”.

Oltre al progetto, le opere di urbanizzazione prevedono anche i costi per la manutenzione straordinaria necessaria alla messa in esercizio del Canale Valentino, pari a circa 30mila euro, trasformato in canale per lo smaltimento delle acque meteoriche. Il cronoprogramma lavori prevede la consegna di entrambe le funzioni nel 2027. L’investimento complessivo ammonta a circa 105 milioni di euro.