ECONOMIA

Il Decreto-legge Bollette non soddisfa il mondo agricolo

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Il Decreto legge “Bollette”, approvato mercoledì scorso 18 febbraio dal Consiglio dei Ministri, non soddisfa le aspettative del mondo agricolo, che chiede al Parlamento  di impegnarsi per modificarne il testo ed evitare la chiusura di centinaia di impianti impegnati nella produzione di energia elettrica tramite biogas e biomasse.

Da tempo Confagricoltura si è fatta portavoce delle richieste del settore primario, ricordando l’impegno e gli investimenti di tante aziende per le energie rinnovabili e continuerà a battersi a tutti i livelli affinché in Parlamento vengano inseriti correttivi al DL “Bollette”.
Proprio nella nostra regione Confagricoltura Cuneo, in collaborazione con il Consorzio Monviso Agroenergia, ha organizzato un incontro a Cavallermaggiore lo scorso 30 gennaio, sul tema del biogas elettrico agricolo, cui hanno partecipato centinaia di aziende e agricoltori da tutto il Piemonte e non solo.

“Apprezziamo l’intento di diminuire i costi energetici per il prossimo triennio alle imprese e alle famiglie – ha affermato Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte – ma i contenuti del decreto, nonostante le rassicurazioni di qualche settimana fa, continuano a destare preoccupazione nel mondo agricolo per la tenuta delle aziende che negli ultimi anni hanno investito nelle energie rinnovabili, fornendo un contributo importante per la transizione ecologica del Paese. Infatti il testo del DL “Bollette” approvato non contiene le modifiche richieste e non garantisce, purtroppo,  garanzia né continuità al biogas elettrico e agli impianti  di  biomasse, due filiere estremamente importanti per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali Italiane”.

“Come Confaagricoltua- conclude Enrico Allasia – chiediamo un adeguamento del plafond e condizioni coerenti con il numero di imprese attualmente in esercizio, in tutto 1155, di cui 235 sotto i 300 kw e 918 oltre i 300 kw”.

Mara Martellotta

Giorgio Romano, Ceo di Lumina Fiduciaria Spa, racconta le ultime frontiere del partenariato pubblico-privato

Project Financing in crescita, uno strumento per lo sviluppo del Sistema Italia

Negli ultimi anni, il project financing, noto anche come PPP (partenariato pubblico-privato), è al centro del dibattito economico e finanziario, registrando una crescita significativa a livello globale e un crescente interesse anche in Italia. Ne parliamo con Giorgio Romano, CEO di Lumina Fiduciaria Spa, società leader nell’asseverazione dei Piani Economico-Finanziari (PEF) e nella consulenza in materia di Project Financing sia alle imprese che agli enti pubblici.

Dott. Romano, i numeri parlano di una forte crescita del project financing a livello nazionale. Come interpreta questo fenomeno?

E’ il risultato di una convergenza di fattori economici, finanziari e strategici. A livello globale, assistiamo a un aumento significativo dei volumi, con tassi di crescita che in alcuni comparti superano il 30% annuo. Questo accade perché il project financing si è dimostrato essere sempre più spesso lo strumento più efficace per realizzare opere pubbliche, sfruttando l’intervento diretto di imprese private disposte a farsi carico degli investimenti e ad assumersi il rischio d’impresa.

Storicamente come nasce la misura?

Il primo caso storicamente documentato di Project Financing riferito a una rilevante infrastruttura è la costruzione del Canale di Panama. Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, si inizia a farne un uso significativo nel settore Oil & Gas, specialmente negli USA e in Inghilterra, che sarà il primo Paese a disciplinare il PPP. In Italia, è stato introdotto nel 1998 e successivamente regolamentato nel codice appalti dal quale è attualmente ancora regolamentato.

Quali settori stanno trainando maggiormente la diffusione del PPP?

Gli investimenti più significativi riguardano il compartoenergetico, in particolare le rinnovabili e le infrastrutture legate alla transizione energetica. Negli ultimi anni, siamo stati impegnati su grandi progetti come termovalorizzatori e centrali per la generazione di energia da biomasse, ma anche su una molteplicità di piccoli interventi per la realizzazione di impianti fotovoltaici, coibentazione di strutture scolastiche e conversione di illuminazione pubblica e impianti semaforici con tecnologia LED.A livello numerico, anche se di investimenti singolarmente più contenuti, sono significativi gli investimenti in infrastrutture sportive, trainati dalla diffusione del Padel, che ha spinto molti imprenditori a investire nella riqualificazione di vecchi impianti.

Qual è la reazione da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti del PPP?

L’Italia sta vivendo una fase di maturazione. Per molti anni, il project financing è stato utilizzato in modo discontinuo, talvolta improprio. Oggi, invece, registriamo un cambio di passo: maggiore competenza tecnica, maggiore attenzione alla sostenibilità dei progetti e un dialogo più strutturato tra pubblico e privato. Le amministrazioni locali hanno compreso che il project financing consente di realizzare opere che altrimenti rimarrebbero sulla carta. Parallelamente, banche e investitori istituzionali sono tornati a guardare con interesse a progetti ben strutturati, supportati da piani economico-finanziari solidi e credibili.

Cosa rende oggi il project financing più efficace rispetto al passato?

E’ diventato meno “artigianale” e più industriale: regole più chiare, progetti meglio preparati e una maggiore maturità di tutti gli attori coinvolti. Il primo fattore è il quadro normativo e procedurale. Con l’evoluzione della disciplina dei contratti pubblici, il PPP e la finanza di progetto sono inquadrati in modo più ordinato: si chiariscono presupposti, passaggi istruttori e logiche economiche dell’operazione. Questo riduce l’incertezza amministrativa e il contenzioso, due elementi che in passato hanno spesso frenato l’interesse degli investitori.

Altri elementi degni di nota?

Certamente la qualità della progettazione economico-finanziaria. Oggi, il Piano Economico-Finanziario non è più solo un allegato “da gara”, ma tende ad essere costruito con metriche, stress test e assunzioni più vicine agli standard richiesti dal mercato bancario e dagli investitori istituzionali. In altre parole, si lavora di più sulla bancabilità prima di andare sul mercato, e questo accorcia i tempi di closing e riduce il rischio di blocchi a valle. Terzo punto: è cresciuta la maturità delle amministrazioni e delle strutture di supporto. Negli ultimi anni, si sono diffusi strumenti operativi, schemi e prassi che aiutano le stazioni appaltanti – soprattutto quelle locali – a impostare correttamente l’allocazione dei rischi, i KPI e i meccanismi di pagamento. La conseguenza pratica è che diminuiscono gli errori “a monte” che storicamente trasformavano i PPP in operazioni fragili o poco contendibili. Infine, è maturato il mercato: sponsor, banche, fondi e advisor hanno più esperienza e utilizzano clausole e strumenti contrattuali più standardizzati – dalle garanzie ai meccanismi di step-in, fino alle regole di riequilibrio – che rendono le operazioni più leggibili e finanziabili.

Perché il PEF asseverato è il documento chiave nei progetti di PPP?

E’ì il documento che traduce l’operazione in numeri e, soprattutto, certifica che quei numeri “stanno in piedi” secondo logiche di mercato. In primo luogo, il PEF è la mappa economico-finanziaria dell’intero progetto: mette in relazione investimenti, tempi di realizzazione, costi di gestione e manutenzione, fonti di finanziamento, ricavi o canoni, meccanismi di indicizzazione, imposte e flussi di cassa lungo tutta la durata del contratto. Senza questa rappresentazione integrata, il PPP rischia di restare un esercizio teorico, perché non consente di verificare la sostenibilità dell’operazione e la sua capacità di reggere nel tempo.L’asseverazione aggiunge il secondo livello, che è quello della credibilità esterna. Non è semplicemente una “firma”: è una verifica, da parte di un soggetto qualificato, della coerenza interna del piano, della ragionevolezza delle principali assunzioni e della capacità del progetto di generare flussi adeguati a coprire costi, servizio del debito e remunerazione del capitale. Infine, ha una funzione di disciplina: impedisce – o quantomeno rende più difficili – piani “ottimistici” che servono solo a vincere una gara, ma non reggono al primo stress di mercato.

A chi ci si deve rivolgere per l’asseverazione di un PEF?

Sul piano sostanziale, il mercato continua a muoversi in continuità con l’impostazione già nota dal precedente Codice (d. lgs. 50/2016), dove l’asseverazione era tipicamente ricondotta a banche, strutture finanziarie vigilate e alle società fiduciarie e di revisione. Il nuovo codice degli appalti ha ampliato la platea dei soggetti abilitati includendo anche le società di revisione legale iscritte nel registro tenuto dal MEF. Oggi, con l’apertura alle società di revisione legale in senso ampio, la platea potenziale cresce. Per questo, il consiglio operativo è netto: anche se oggi molte società di revisione sono astrattamente legittimate, conviene rivolgersi a soggetti realmente specializzati in PPP/project finance, con track record verificabile (operazioni chiuse, familiarità con KPI/penali, meccanismi di riequilibrio, indicizzazioni, covenant e metriche di bancabilità). È l’esperienza specifica, più che la sola “firma”, a fare la differenza tra un PEF asseverato che regge in gara e un PEF asseverato che si ferma alla prima verifica.

Cosa mi dice del nuovo portale www.pef-online.it ?

Lumina Fiduciaria ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza, maturata in anni di lavoro nel settore del PPP con centinaia di PEF asseverati per diversi miliardi di euro di capex, anche per i piccoli progetti, fornendo un servizio rapido ed economico, ma che allo stesso tempo potesse garantire, grazie a modelli collaudati, un livello qualitativo al pari di quello offerto ai grandi progetti. Spinti da richieste di asseverazione di piani per piccoli impianti sportivi, comunità energetiche, concessioni balneari e simili, spesso con investimenti (il cosiddetto CAPEX) inferiori a un milione di euro, abbiamo deciso di offrire un servizio interamente online, ma dietro al quale c’è sempre tutta la nostra professionalità.

La Lumina Fiduciaria si limita ad asseverare il PEF?

Assolutamente no. Spesso i piani che riceviamo hanno lacune o addirittura non risultano sostenibili. Il nostro team di professionisti si affianca all’imprenditore per fornirgli tutti gli strumenti per presentarsi alla gara al top. Inoltre, grazie al nostro staff legale, possiamo supportare il proponente anche in caso di contestazioni da parte della Pubblica Amministrazione o ricorsi da parte di altre imprese partecipanti alla stessa gara.

Quali sono gli errori più frequenti che riscontrate nei progetti di finanza di progetto?

La sovrastima dei ricavi o la sottovalutazione dei costi, spesso per rendere il progetto apparentemente più appetibile. È una scelta miope, che nel medio periodo genera criticità. Un altro errore è affrontare il project financing senza un adeguato supporto professionale, pensando che sia sufficiente replicare modelli standard. Ogni progetto è unico e va costruito su misura.

Le Pubbliche amministrazioni sono preparate?

La diffusione del PPP su tutto il territorio nazionale non ha trovato resistenze lato PA, anzi spesso sono proprio i piccoli comuni, meno strutturati come uffici tecnici e legali e meno forti sul piano finanziario a spingere le imprese del territorio a farsi parte attiva proponendo PPP in alternativa alle tradizionali gare d’appalto.  La nostra società è spesso chiamata delle stesse PA per fornire consulenze ed analizzare qualità e solidità di proposte di PPP.

Guardando ai prossimi anni, quale sarà secondo lei il “collo di bottiglia” principale per la crescita del PPP in Italia: la finanza, la capacità progettuale o la governance delle amministrazioni?

Il collo di bottiglia, nei prossimi due-tre anni, non sarà tanto la finanza in sé, quanto la capacità progettuale e di governance. Il capitale – bancario e soprattutto istituzionale – torna ad esserci quando il progetto è strutturato bene, il rischio è allocato correttamente e il PEF è credibile. Quando invece la preparazione è debole, la finanza si ritrae, non perché “manca liquidità”, ma perché manca bancabilità. Il vero tema è che il PPP richiede una competenza specifica lungo tutto il ciclo: dalla programmazione alla gara, fino alla gestione in esercizio.

Per quanto riguarda piccoli imprenditori e PMI, invece?

Sul fronte privato, invece, il collo di bottiglia è spesso la tendenza a considerare il PEF un documento “da consegnare” più che uno strumento di governo. Un PEF non è un foglio Excel: è il modo in cui si dimostra che l’operazione regge anche quando cambiano tassi, costi, domanda o regole. Se questa cultura cresce, i capitali seguono. Per questo io credo che la partita si giochi su un punto preciso: qualità e competenze. Dove ci sono progetti preparati bene e operatori esperti, il PPP accelera. Dove manca questo ecosistema, si inceppa.

L’Unione Montana Alta Valsusa vince bando Distretti del Commercio

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OULX – L’Unione Montana dell’Alta Valsusa e Confesercenti di Torino e provincia annunciano con grande soddisfazione la vittoria del bando strategico dedicato ai Distretti del Commercio, promosso lo scorso autunno dalla Regione Piemonte. Un risultato di grande rilievo per il territorio e per i comuni dell’Unione: Bardonecchia, Oulx, Salbertrand, Exilles, Chiomonte, Gravere, Meana di Susa, Moncenisio e Giaglione; un risultato che conferma la qualità della progettazione presentata e la capacità di fare rete tra istituzioni, operatori economici, associazioni e realtà locali. Il progetto strategico del Distretto del Commercio dell’Alta Valle si pone l’obiettivo di rafforzare il tessuto commerciale locale, valorizzare i centri urbani e sostenere la competitività dei negozi di vicinato attraverso interventi integrati di riqualificazione, innovazione e promozione territoriale. «Siamo davvero molto contenti ed orgogliosi per questo risultato ottenuto a distanza di tre anni dalla prima vittoria» – dichiara il Presidente dell’Unione Montana, Mauro Carena – «Questo risultato conferma il valore del lavoro condiviso tra l’Unione dei Comuni, gli operatori economici e l’Associazione di Categoria, e ci incoraggia a proseguire con le azioni a sostegno delle nostre imprese del commercio», prosegue il Presidente. Tra le azioni previste vi sono piccoli interventi di arredo urbano nei Comuni dell’Unione e attività di formazione alle imprese integrate con azioni di promozione del territorio e iniziative di marketing e promozione delle eccellenze locali; ma a farla da padrone, sarà il bando rivolto alle imprese del commercio e della somministrazione, in uscita la prossima primavera, che metterà a disposizione risorse pari a 130.000 euro per l’abbellimento e l’ammodernamento degli arredi interni e dell’esteriorità dei negozi di vicinato, dei bar e dei ristoranti. «Questo risultato è il frutto di un lavoro condiviso e di una visione strategica orientata allo sviluppo sostenibile del nostro territorio», dichiara il Vice Presidente dell’Unione Montana Alta Val Susa, Francesco Avato. «Il Distretto del Commercio sarà uno strumento concreto per sostenere le imprese locali, migliorare l’attrattività dei nostri comuni e rafforzare l’identità dell’Alta Val Susa». L’Unione Montana Alta Valsusa ringrazia tutti i partner istituzionali, la Confesercenti di Torino e provincia, i commercianti e i professionisti che hanno contribuito alla definizione del progetto, sottolineando come la collaborazione e la sinergia tra pubblico e privato siano elementi chiave per il successo dell’iniziativa. Con questa importante affermazione, l’Alta Valsusa si conferma un territorio dinamico, capace di cogliere le opportunità offerte dalla programmazione regionale e di investire in un futuro di crescita, innovazione e valorizzazione delle proprie eccellenze. Soddisfazione espressa anche da Giancarlo Banchieri, Presidente di Confesercenti Torino e provincia: «La vittoria di questo bando rappresenta un segnale molto importante per le imprese del territorio. Il commercio di vicinato è un elemento essenziale per la vitalità economica e sociale delle nostre comunità montane. Il Distretto consentirà di mettere in campo strumenti concreti per sostenere innovazione, competitività e capacità attrattiva delle attività locali, rafforzando la collaborazione tra enti pubblici e operatori privati».

Export e produzione in frenata: segnali negativi per il tessuto artigiano piemontese

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Dalla rilevazione congiunturale relativa al primo trimestre del 2026 emerge un quadro previsionale che evidenzia un generale deterioramento delle prospettive economiche del comparto artigiano piemontese. I principali indicatori mostrano infatti un peggioramento rispetto alla precedente rilevazione.

La crisi morde ancora

“Possiamo incolpare le tensioni globali quanto vogliamo ma le storture dell’ideologia Green e anni di misure pittoresche dell’Unione Europea stanno presentando un conto salato e si sommano a problemi tutti italiani, peggiorati negli ultimi due anni, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze infrastrutturali e il caro energia (386 milioni di euro)”.

Le stime occupazionali indicano quindi una contrazione di circa quattro punti percentuali, mentre il dato relativo all’eventuale inserimento di apprendisti evidenzia una flessione significativa. Rimane inoltre negativo l’indicatore relativo alla produzione complessiva, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%.

Il saldo legato ai nuovi ordinativi conferma un valore negativo, con una riduzione consistente dal -11,27% al -22,72%. Parallelamente diminuisce, seppur lievemente, la quota di imprese che non prevedono investimenti, scendendo dal 73,22% al 71,64%. Si accentua invece la previsione negativa riguardante l’acquisizione di nuovi ordini per esportazioni.

Sul fronte della liquidità, cala la previsione di incassi regolari, che passa dal 64,22% al 61,33%. Aumentano invece i ritardi nei pagamenti, mentre resta marginale la previsione di anticipi negli incassi, in ulteriore diminuzione.

Commenta Giorgio Felici presidente di Confartigianato Imprese: “La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora”.

I dati emergono dall’indagine trimestrale realizzata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte.

“Permangono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia. A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione”.

Il mercato del lavoro mostra ulteriori segnali di difficoltà, con un peggioramento dell’occupazione e una riduzione delle prospettive di inserimento di apprendisti.

“A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto. Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese. Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici”.

“I dati relativi alla produzione diminuiscono ancora – continua Felici – passando da -16,65% a -22,45%. Preoccupante il dato relativo all’acquisizione di nuovi ordini che sottolinea l’aumento della negatività del saldo che raddoppia passando dal -11,27% al -22,72%. Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini da uno a tre mesi che aumenta e passa dall’39,30% al 42,22%”.

“Peggiora anche il dato relativo alla previsione di acquisizione di nuovi ordini costanti per le esportazioni – conclude Felici – che passa dal 50,85% al 46,75% (-4,1%), anche se si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia. “La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del governo”.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha realizzato la prima indagine congiunturale trimestrale del 2026 attraverso un questionario online rivolto a un campione rappresentativo di 2.250 imprese attive nei settori della produzione e dei servizi, comparti che rappresentano in modo significativo il tessuto artigiano regionale.

Il Politecnico e la cooperazione accademica tra Italia e Uzbekistan

Primo tra gli atenei con due progetti di cooperazione finanziati (sui 200 presentati)

 

Il Politecnico di Torino, con il Rettore Stefano Corgnati e il Vicerettore per l’Internazionalizzazione Alberto Sapora, ha partecipato al “2nd Rectors’ Forum of Italian and Uzbek universities”, iI Forum dei rettori italiani e uzbeki che si è tenuto il 18 febbraio a Roma, nell’ambito dell’incontro bilaterale “Innovation and academic cooperation between Italy and Uzbekistan. State of the art and new perspectives for the future” alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e Kongratbay SHARIPOV, Minister of Higher Education, Science and Innovation dell’Uzbekistan.

Durante l’incontro dedicato all’innovazione e ai rapporti di cooperazione accademica tra Italia e Uzbekistan sono stati presentati i progetti che, a seguito di valutazione tecnico-scientifica, sono stati selezionati e ammessi a finanziamento all’interno della call internazionale “Joint Actions and programmes in the framework of the Memorandum of Understanding on Cooperation in fields of Science, Technology and Innovation 2024-2027”.

Ottimo il risultato raggiunto dal Politecnico di Torino, unico ateneo con 2 progetti finanziati, in collaborazione con il Turin Polytechnic University in Tashkent, sui 10 progetti selezionati tra 200 proposte.

Il Rettore Stefano Corgnati, in riferimento ai risultati del bando bilaterale Italia-Uzbekistan, commenta: “siamo molto soddisfatti di questo risultato che ci vede collaborare insieme al Turin Polytechnic University in Tashkent, perché rappresenta molto bene il cambio di passo nell’impostazione dell’approccio che ci caratterizza in Uzbekistan. Da una focalizzazione concentrata sull’education, oggi ci si dirige maggiormente verso una combinazione di education & research, nel solco del percorso che stiamo perseguendo anche al Politecnico”.

“Questo forum e questi risultati sulla ricerca, come sempre, al di là dell’eccellenza dei singoli, esprimono il frutto di un lavoro di squadra consolidato nel tempo. A tutti gli effetti, il Politecnico di Torino rappresenta un riferimento universitario consolidato in tutta l’Asia centrale”, aggiunge il Vicerettore per l’Internazionalizzazione Alberto Sapora.

I progetti selezionati

 

NOVABONE-Novel technologies for the development of high-added-value bioactive glass scaffolds and coatings for bone repair

Coordinatore di progetto: Politecnico di Torino (ref. PoliTo: Prof. Francesco Baino – DISAT)

Partner di progetto: Politecnico di Milano, Turin Polytechnic University in Tashkent e Tashkent State Dental Insititute

Considerato il problema causato dalle gravi perdite ossee dovute a traumi, tumori o infezioni che generano difetti critici che non guariscono spontaneamente e comportano elevati costi clinici e sociali, NOVABONE propone l’uso di vetri bioattivi per favorire la rigenerazione ossea, sviluppando scaffold porosi per l’ingegneria tissutale e rivestimenti bioattivi per migliorare l’osteointegrazione degli impianti metallici. Verrà selezionata e ottimizzata una composizione di vetro bioattivo adatta sia alla stampa 3D di scaffold sia al coating di protesi. I prototipi saranno caratterizzati dal punto di vista fisico-meccanico e testati in vivo per valutarne l’efficacia clinica.

W4GC- Water for Growing Cities

Coordinatore di progetto: Politecnico di Torino (ref. PoliTo: Prof. Riccardo Vesipa – DIATI)

Partner di progetto: Turin Polytechnic University in Tashkent e Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara

Il progetto mira a sviluppare un modello di distretto a neutralità idrica per le città del futuro, con particolare attenzione alla gestione sostenibile delle risorse idriche in ambito urbano. Gli obiettivi principali includono l’analisi del ciclo idrologico urbano, la valutazione di politiche e tecnologie esistenti (come pareti e tetti verdi o bacini di raccolta delle acque piovane) e la definizione di criteri per nuove soluzioni innovative adattate al contesto regionale. Tra i risultati attesi vi sono linee guida per modelli quantitativi di idrologia urbana, un blueprint per distretti water-neutral e indicazioni per integrare tecnologie innovative e IoT nelle smart city. Il progetto produrrà benefici nel breve, medio e lungo termine, migliorando l’approvvigionamento idrico, riducendo il rischio di alluvioni e puntando alla chiusura del ciclo idrico urbano. Il consorzio opererà come Centro di Competenza in Centro-Asia per orientare lo sviluppo urbano verso la sostenibilità idrica.

“Cresci Piemonte”, riforma urbanistica all’esame del Consiglio regionale

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Nuovo passaggio di approfondimento in seconda Commissione a palazzo Lascaris per il disegno di legge “Cresci Piemonte”, dedicato alla semplificazione delle procedure urbanistiche e all’accelerazione degli investimenti. Durante i lavori, presieduti da Mauro Fava, il consigliere Fabrizio Ricca (Lega) ha chiesto l’invio di ulteriori osservazioni scritte da parte del Comune di Torino, audito recentemente insieme ad Ance Piemonte nell’ambito dell istruttoria del provvedimento. Era stato lo stesso Ricca a richiedere le osservazioni in forma scritta.

L’assessore regionale all’Urbanistica Marco Gallo ha sottolineato che “i tempi sono ormai maturi per portare il testo all’approvazione del Consiglio regionale”.

La riforma punta a ridurre sensibilmente i tempi delle varianti urbanistiche, introdurre strumenti di monitoraggio e favorire l’utilizzo rapido delle risorse europee, nazionali e del Pnrr.

Dalle audizioni è emerso un orientamento favorevole: il Comune di Torino, con l’intervento dell’assessore Paolo Mazzoleni, considera positivo il riordino delle procedure con termini certi e maggiore coordinamento con le valutazioni ambientali, mentre Ance Piemonte, con il presidente Antonio Mattio, apprezza l’introduzione di scadenze perentorie lungo l’intero iter autorizzativo, ritenute essenziali per garantire stabilità al settore delle costruzioni e attrarre nuovi investimenti sul territorio.

Coldiretti Torino: “Basta speculazioni sul latte”

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Richiamati gli industriali a un senso di responsabilità verso il territorio

“Le speculazioni sul latte stanno danneggiando uno dei settori di punta del sistema agroalimentare torinese – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – siamo uno dei territori italiani famosi per il contributo a quel cibo made in Italy che ci fa grandi nel mondo, eppure una parte degli industriali gioca con il fuoco. Se non cesseranno subito questi giochi al ribasso sulla pelle degli allevatori, rischiamo di perdere le stalle, le mucche e il latte, e dovremo dire addio al comparto lattiero caseario”.

Così il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici  commenta le notizie, sempre più numerose, che giungono agli uffici di zona Coldiretti sulla concorrenza sleale praticata a danno degli allevamenti familiari, la tipologia più diffusa tra gli allevamenti torinesi.

Sotto accusa le importazioni di latte estero e le speculazioni dell’agroindustria torinese, che non valorizzano le produzioni locali. Oggi nel Torinese sono attive 803 stalle da latte per oltre 1300 addetti, con oltre 35 mila mucche, solo di razza Frisona, a cui vanno aggiunte razze, tipicamente alpine, come la Pezzata rossa e Pustertaler-barant. Si tratta di una capacità produttiva che garantisce ogni anno oltre 10 milioni e 500 mila litri di latte fresco, un latte che deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la riduzione e di formaggi tipici del territorio, con buona presenza di proteine e grassi. Una qualità possibile solo con un alto livello di benessere animale e un’alimentazione bilanciata che incide anche sulla qualità dell’ambiente. La storica tradizione dell’allevamento torinese che affonda le radici nella storia, si basa sul fieno ricavato da prato stabile e coltivazioni di prossimità, soprattutto di mais. Le aziende agricole cercano di essere autosufficienti per il nutrimento degli animali, e questo rende l’ambiente delle nostre campagne ricco di prati aperti.

“La speculazione, unita ai forti costi di gestione e agli investimenti necessari per un moderno allevamento rispettoso del benessere animale e votato alla qualità del prodotto, ha fatto chiudere oltre il 20% delle stalle negli ultimi dieci anni – aggiunge Bruno Mecca Cici – Allevare costa. Non riconoscerlo significa uccidere i sogni dei giovani che vogliono intraprendere con passione questo lavoro, ma anche accettare che le nostre campagne diventino incolti o terreni buoni per la speculazione energetica e la cementificazione”.

In uno scenario in cui è calato il consumo di latte, e in crescita quello di formaggi freschi e yogurt, dove i formaggi stagionati continuano a essere vanto del made in Italy, proseguono le storture sul prezzo del latte praticato agli allevatori. C’è una parte di latte che sfugge alla contrattazione strutturata; a questa si aggiungono le importazioni a basso prezzo. Le importazioni di latte sfuso, cagliate per mozzarelle, latte in polvere e crema di latte avvengono soprattutto da Belgio, Germania, Francia e Olanda.

“Basta con le speculazioni dell’agroindustria piemontese, che continua a importare latte dall’estero per percependo i fondi regionali, che dovrebbero essere destinati alle produzioni locali – conclude Bruno Mecca Cici – porteremo la questione prezzi e l’intera criticità del comparto al tavolo latte, convocato in Regione il prossimo 23 febbraio, perché un’adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori è condizione imprescindibile per mettere al sicuro la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità, che sostengano l’economia, il lavoro e il nostro territorio”.

Gian Giacomo Della Porta

Intesa tra Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

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Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta firmano un protocollo d’intesa per un impegno comune sulla sostenibilità e la transizione ecologica. Consolidare la collaborazione sui temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, e della transizione ecologica, riconosciute come leve strategiche di sviluppo del territorio, è quanto contenuto nel protocollo d’intesa tra Legacoop Piemonte e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, firmato dai presidenti delle due associazioni, Dimitri Buzio e Alice De Marco. L’intesa nasce dalla volontà di promuovere un modello di crescita fondato sull’economia di comunità, sulla tutela dell’ambiente e sulla diffusione di pratiche sostenibili, valorizzando il ruolo delle cooperative come attori centrali del cambiamento. Il protocollo prevede attività congiunte di progettazione, formazione e divulgazione, con particolare attenzione ai temi dell’efficientemento energetico e dello sviluppo delle Comunità Energetiche, Rinnovabili e Solidali, che proprio nella forma cooperativa trovano un riferimento, oltre che la tutela delle aree interne e dei percorsi di agroecologia.

Legambiente e Legacoop Piemonte e Valle d’Aosta scelgono di unire le forze per affrontare la complessità della transizione ecologica, integrando conoscenze scientifiche e capacità imprenditoriali, volontariato e mutualità, cittadinanza attiva e cooperazione. Scelgono di orientare strategie comuni, immaginare nuovi progetti, di essere più forti, radicati e utili ai territori, di creare alleanze solide che generino un cambiamento reale per le comunità.

“Con questo protocollo – dichiara Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte – confermiamo il nostro impegno su uno dei temi chiave dell’attualità: la transizione ecologica, che chiama direttamente in causa anche il settore cooperativo. Le nostre imprese sono già oggi protagoniste di questo percorso con esperienze concrete ereditate nei territori per rispondere ai bisogni delle comunità locali. Per questo motivo la nostra associazione, oltre alle iniziative di divulgazione e formazione, mette a disposizione competenze tecniche e una rete di strumenti finanziari dedicati che rappresentano un tassello fondamentale per accompagnare nei processi di nascita e sviluppo le cooperative che operano nell’agroecologia, nelle filiere forestali e ambientali e dell’energia rinnovabile. È proprio attraverso questi sostegni che il modello delle Comunità Energetiche Rinnovabili, in forma cooperativa, è potuto crescere nel tempo, tanto che oggi contiamo otto CER associate, distribuite su tutti i quadranti del Piemonte, che erogano servizi a beneficio di intere comunità locali, cooperative e imprese energivore, con una produzione energetica superiore a 10 MWh. Nel contempo, in questi anni abbiamo rafforzato i settori del biologico, dell’agricoltura sostenibile e della filiera del legno. La collaborazione con Legambiente va esattamente in questa direzione, condividendo un impegno per costruire una rete che consolidi un patrimonio di esperienze che testimoni come l’attenzione alla sostenibilità sia parte integrante dell’operato cooperativo, e uno strumento per generare benefici non solo ambientali, ma anche economici e sociali diffusi”.

“La firma del protocollo d’intesa con Legacoop Piemonte – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – rappresenta un passaggio strategico per rafforzare la capacità delle nostre comunità di affrontare una crisi che non è solo climatica, ma anche sociale ed economica. La transizione ecologica richiede un approccio integrato e un impegno condiviso. Per questo riteniamo fondamentale costruire alleanze solide tra il mondo ambientalista e il sistema cooperativo, due realtà che da sempre operano per il bene comune. Questa collaborazione ci permetterà di promuovere, con maggior efficacia, modelli di sviluppo sostenibili, inclusivi e capaci di generare valore nei territori. Esperienze come il Borgo Verde di Borgomanero dimostrano che l’unione tra competenze ambientali, cooperazione e welfare comunitario può produrre risultati significativi sia sul piano sociale sia su quello ambientale. Ribadiamo il nostro impegno a lavorare insieme per un Piemonte più resiliente e pienamente in grado di affrontare le sfide della transizione ecologica”.

Gian Giacomo Della Porta

Terre Alte da abitare, un confronto a Cumiana 

Cosa significa davvero scegliere la montagna come luogo di vita e di lavoro oggi? Per rispondere a questa domanda, l’associazione Cumiana Outdoor organizza per sabato 21 febbraio prossimo l’incontro “Terre Alte da abitare”, uno spazio di confronto concreto che mette in dialogo analisi sociali ed esperienze personali vissute in quota. L’appuntamento sarà a partire dalle 12.30 nel rifugio Alpe del Capitano di Cumiana, e si tratterà di un pomeriggio di incontro, racconto e confronto dedicato a nuovi modi di vivere e abitare la montagna, per riflettere su scelte di vita, trasformazioni sociali e prospettive delle terre alte, tra cambiamento climatico, spopolamento e nuove opportunità di ripopolamento.
L’iniziativa si aprirà con un pranzo conviviale pensato come un momento di benvenuto e condivisione, e proseguirà con una tavola rotonda aperta al pubblico in compagnia di tre ospiti d’eccezione: Andrea Membretti, docente di Sociologia del territorio e coordinatore del progetto della Città Metropolitana di Torino “Vivere e lavorare in montagna”, e Silvia Vettori e Davide Zambon, autori del progetto editoriale “Bagaglio leggero”.
Per chi non partecipasse all’escursione del CAI dalla Pradera dei Picchi al rifugio Alpe del Capitano, con partenza alle 10.30, il rifugio è raggiungibile in auto, con parcheggio al “Truc d’la Bufa” e proseguendo a piedi per 700 metri, oppure dalla borgata Ravera, seguendo il sentiero 004, di 2 km.

Per partecipare al pranzo e info: info@cumianaoutdoor.com

Mara Martellotta

Coldiretti Piemonte Latte: “l’agroindustria valorizzi le produzioni piemontesi”

“Alle importazioni di latte estero si aggiungono le speculazioni dell’agroindustria piemontese che non valorizza le produzioni locali”.

È quanto afferma Coldiretti Piemonte in questo momento di mercato delicato per la zootecnia da latte. Il Piemonte, infatti, risulta tra le prime regioni a livello nazionale per la produzione di latte con 10 milioni  di quintali annui, circa 2 mila aziende produttrici tra le più professionali al mondo e oltre 60 tipologie di formaggi. Le importazioni di latte sfuso, cagliate, latte in polvere, crema di latte avvengono soprattutto da Belgio, Germania, Francia e Olanda.

Basta con le speculazioni dell’agroindustria piemontese che continua ad importare latte dall’estero pur percependo i fondi del Csr regionale che dovrebbero essere destinati alla valorizzazione delle produzioni locali – ha evidenziato  Bruno Mecca Cici, vicepresidente della Coldiretti Piemonte con delega alla zootecnia –  Oltretutto,  proprio in questi giorni, Ismea ha aggiornato il costo del latte 2025 a 50 centesimi. Porteremo la questione prezzi e l’intera situazione critica del comparto al Tavolo latte, convocato in Regione il prossimo 23 febbraio.
Questo meccanismo mette in difficoltà le nostre imprese nel tempo, limita il futuro dei giovani che sempre di più scelgono l’allevamento  e causa l’abbandono dei territori sui quali intere generazioni hanno combattuto per evitare lo spopolamento e il degrado.

“Una adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori è  condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità, che sostengano l’economia, il lavoro e il nostro territorio su cui è  presente una straordinaria biodiversità  – spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale – Le nostre risorse regionali vanno date solo a quell’agroindustria virtuosa che mette al centro le nostre produzioni, garantendo la tracciabilità  e l’origine italiane  e piemontesi del latte. La zootecnia del latte costituisce un tassello fondamentale dell’economia della nostra regione, per questo è necessario dare traiettorie in futuro alle famiglie evitando storture lungo la filiera”.

Mara Martellotta