ECONOMIA

Fondi europei, il Piemonte: “Servono procedure più semplici e risorse certe”

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Le priorità dell’industria italiana nel nuovo bilancio europeo: confronto tra Confindustria e istituzioni

Le prospettive delle politiche europee dedicate alla crescita economica, alla competitività del sistema industriale e alla coesione territoriale sono state al centro dell’incontro “Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028–2034: priorità per l’industria italiana tra crescita, coesione e competitività”, promosso da Confindustria e Confindustria Lombardia insieme a Confindustria Piemonte, Confindustria Valle d’Aosta e Confindustria Liguria.

L’appuntamento ha riunito i rappresentanti del sistema confindustriale delle quattro regioni del Nord-Ovest, parlamentari europei e rappresentanti delle istituzioni territoriali per analizzare le prospettive del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, lo strumento attraverso cui l’Unione Europea definisce priorità strategiche e risorse economiche per il nuovo ciclo di programmazione.

Il confronto si è concentrato in particolare sull’evoluzione della politica di coesione e sui futuri strumenti europei destinati a sostenere la competitività delle imprese, favorendo un dialogo diretto tra il mondo produttivo e i decisori politici in una fase decisiva del negoziato europeo.

“La politica di coesione è una componente essenziale della competitività dei sistemi produttivi e dei territori europei. Per questo – ha detto Annalisa Sassi, vicepresidente Confindustria e Presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali – riteniamo sia cruciale preservarne risorse adeguate, certe e prevedibili, evitando contrapposizioni tra territori e settori produttivi. L’Europa deve continuare a investire nella crescita, nell’innovazione e nella coesione, coinvolgendo pienamente il sistema delle imprese nella definizione delle strategie di sviluppo”.

Nel corso dei lavori, Confindustria Piemonte ha ricordato come il Programma regionale Fesr 2021-2027 abbia coinvolto oltre 3.300 imprese piemontesi, mobilitando più di 400 milioni di euro. L’associazione ha inoltre evidenziato il valore del confronto costante con la Regione, ritenuto determinante per individuare le reali esigenze del tessuto produttivo e adeguare gli strumenti di sostegno all’evoluzione del contesto economico.

Partendo da questa esperienza, Confindustria Piemonte ha avanzato alcune proposte per il futuro della programmazione europea, chiedendo procedure più semplici, minori adempimenti burocratici, processi standardizzati, tempi istruttori più rapidi, stabilità delle risorse e un confronto permanente con il partenariato economico nella definizione dei bandi.

“Si devono semplificare le procedure, riducendo gli oneri documentali, standardizzare i processi e accelerare le istruttorie. Garantire certezza e stabilità delle risorse, con dotazioni prestabilite nel tempo per consentire la pianificazione degli interventi e degli investimenti, mantenere un dialogo costante con il partenariato per calibrare i bandi sui bisogni reali” ha sottolineato nel suo intervento Confindustria Piemonte.

L’associazione degli industriali piemontesi si è soffermata anche sul Fondo Europeo per la Competitività (Ecf), osservando come i migliori risultati siano stati ottenuti laddove gli strumenti sono risultati semplici e facilmente accessibili, mentre procedure più articolate hanno limitato la partecipazione soprattutto delle piccole e medie imprese.

Da qui la richiesta di rafforzarne il profilo industriale.

“Si deve dare all’Ecf una vocazione industriale, non solo di ricerca: deve accompagnare i progetti dall’idea fino al mercato, non fermarsi alla fase sperimentale. Ecco perché servirà cambiare i criteri di valutazione: misurare il successo dell’Ecf non in pubblicazioni o progetti avviati, ma in capacità produttiva, posti di lavoro creati e filiere rafforzate”.

La tavola rotonda con i presidenti delle Confindustrie del Nord-Ovest ha quindi messo in luce le priorità condivise dai territori, evidenziando il peso strategico di un’area che rappresenta una parte rilevante del manifatturiero italiano, dell’export e della capacità innovativa del Paese.

“La Lombardia, dal canto suo, non può arretrare: ridurre e accentrare i fondi di coesione significherebbe interrompere bruscamente progettualità e percorsi virtuosi avviati in maniera condivisa da istituzioni regionali e imprese interpretando la attuale programmazione per attuare una politica industriale personalizzata sul nostro modello di sviluppo” ha dichiarato Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di confronto avviato dal sistema Confindustria per contribuire alla definizione delle future politiche europee e del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, con l’obiettivo di rafforzare la competitività dell’industria italiana e garantire strumenti adeguati alle esigenze di sviluppo dei territori e delle imprese.

Per Francesco De Santis, vicepresidente di Confindustria per la Ricerca e lo Sviluppo, “In un contesto globale e geopolitico sempre più complesso e competitivo, l’Europa non può permettersi di perdere ulteriore terreno. Per questo, riteniamo che il prossimo QFP debba segnare una svolta rispetto al passato. L’impianto proposto dalla Commissione – con la scelta di porre la R&I al centro della strategia per la crescita dell’UE, potenziando il collegamento tra R&I e competitività – risponde a questi bisogni e presenta una portata strategica per il futuro dell’UE. Si tratta di un salto logico fondamentale: continuare a puntare sulla R&S, come fatto in questi anni dall’UE, ma con attenzione ai risultati, all’impatto, in termini di applicazione dei risultati”.

Il PNRR sostiene l’edilizia, ma l’estate si apre tra rincari e incertezze

Il settore delle costruzioni continua a mostrare segnali di tenuta grazie alla spinta degli investimenti legati al PNRR, ma emergono nuove criticità legate all’aumento dei costi delle materie prime, all’energia e al credito, che rischiano di condizionare la fase finale dei cantieri.

Le imprese segnalano rincari fino al 20% su bitume, polimeri e materiali ad alta intensità energetica, in un contesto già segnato da forti tensioni sui mercati internazionali e da una fase di rallentamento attesa nei prossimi mesi.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno continuando a influenzare in modo significativo i prezzi delle materie prime e dell’energia. A maggio 2026, i prezzi dei metalli e dei minerali hanno registrato un aumento su base annua del 39,3%, mentre il prezzo dell’alluminio è cresciuto del 49,7%, a fronte di un’Italia che importa dal Medio Oriente il 13,7% del proprio fabbisogno di questo materiale.

Rincari diffusi anche lungo tutta la filiera delle costruzioni: a marzo i prezzi all’importazione risultano in aumento dell’8,8% per la metallurgia e i prodotti in metallo e del 7,3% per legno e derivati. Le imprese evidenziano inoltre aumenti medi attesi attorno al 20% per bitume, materie prime polimeriche, trasporti e materiali energivori come laterizi e prodotti per l’edilizia.

Un quadro che si innesta su una filiera già provata dagli incrementi registrati negli ultimi cinque anni, con aumenti tra il 2,5% e il 5,5% per numerosi materiali da costruzione, tra cui cemento, vetro, malte, carpenteria in legno e strutture metalliche.

“Le nuove tensioni internazionali si innestano quindi su una filiera che non ha ancora completamente assorbito gli effetti delle forti impennate dei costi registrate a partire dal 2021 – rileva Enzo Tanino, Presidente Confartigianato Piemonte edilizia – ma nonostante queste criticità, il settore continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita economica, anche se si prevede un rallentamento dell’attività nel corso dell’estate”.

La tenuta del comparto resta fortemente legata alla fase conclusiva del PNRR, che ha rappresentato negli ultimi anni un elemento decisivo per il sostegno agli investimenti e alla domanda nel settore delle costruzioni.

Sul quadro complessivo incide anche il costo del credito. “A rendere più complesso il quadro contribuisce anche il costo del credito – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte – ad aprile 2026 il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli precedenti all’avvio della stretta monetaria della BCE. Una dinamica che pesa soprattutto sulle piccole imprese e che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti necessari per la crescita del settore”.

“L’estate 2026 si apre con cantieri ancora pieni ma con imprese che continuano a guardare con crescente preoccupazione all’evoluzione dello scenario internazionale – chiarisce Tanino – la sfida sarà completare gli investimenti del PNRR senza che una nuova fiammata dei costi energetici e delle materie prime comprometta la sostenibilità economica delle aziende. I cantieri devono essere conclusi entro le scadenze previste ma diventano più vulnerabili quando aumentano i costi e si aggravano le criticità negli approvvigionamenti.”

“L’edilizia continua a essere uno dei principali motori dell’economia, ma occorre guardare oltre l’orizzonte del 2026 – conclude Tanino – sarà fondamentale programmare una nuova stagione di investimenti dedicata alla messa in sicurezza del territorio, alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione energetica degli edifici. Le imprese chiedono un quadro stabile e strutturale di incentivi che consenta di accompagnare la transizione del patrimonio edilizio italiano e di garantire continuità agli investimenti”.

Casa, energia, Territorio: assemblea Confabitare

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Dal 26 al 28 giugno, i delegati di ottanta province italiane si riuniranno nel capoluogo piemontese a partire dalle ore 14:00 del 26, per discutere del nuovo Piano Casa, le strategie per affrontare l’emergenza abitativa, gli obiettivi della “Missione Clima 2030” e per un momento di formazione. Da venerdì 26 a domenica 28 giugno si svolgerà a Torino l’assemblea di Confabitare, associazione nazionale proprietari immobiliari, l’appuntamento annuale che riunisce tutti i presidenti delle sedi provinciali, storicamente ospitato a Bologna. La tre giorni torinese rappresenterà uno dei più importanti momenti di confronto annuale sui temi dell’abitare, mettendo al centro del dibattito politico e associativo le principali sfide che interessano i proprietari immobiliari e le amministrazioni locali. Al centro dei lavori assembleari ci sarà un’approfondita analisi del nuovo Piano Casa, arricchita dal resoconto delle audizioni parlamentari e ministeriali. Confabitare presenterà inoltre una serie di proposte operative concrete ideate per restituire fiducia ai piccoli proprietari e incentivare la reimmissione sul mercato della locazione degli appartamenti che oggi risultano sfitti. Ampio spazio sarà dedicato alla transizione ecologica e immobiliare nell’ambito della “Missione Clima 2030”, l’ambizioso progetto europeo che vede proprio la Città di Torino attivamente coinvolta e schierata in prima linea insieme ad altri otto comuni capofila coordinati dal Comune di Bologna. L’evento alternerà panel di discussione politica a sessioni di formazione interna, finalizzate a qualificare e aggiornare costantemente i servizi di consulenza offerti agli associati su tutto il territorio nazionale. L’Assemblea Nazionale di Confabitare inizia con Torino un percorso itinerante lungo la Penisola presso l’Hotel Holiday Inn Corso Francia, Piazza Massaua, 21.

Elon Musk e la moltiplicazione dei pani e dei pesci

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Di Gianluigi De Marchi *

 

Un mio amico abbastanza facoltoso possiede un bel patrimonio molto differenziato.

Beato lui, ha una lunga serie di BTP, un bel pacchetto di azioni italiane, alcuni ETF che investono in tutti i paesi del mondo e, dulcis in fundo, 9 appartamenti nel centro di Torino.

Non so per quale motivo la settimana scorsa ha deciso che non poteva restare con “solo” nove appartamenti, ma che doveva arrivare a 10 che è un numero bello rotondo, e dà immediatamente il senso di una ricchezza consistente…

Ha dato un’occhiata agli annunci immobiliari, poi ha deciso che era meglio attivarsi con un mediatore, esponendogli le proprie esigenze.

Vorrei un bell’appartamento in zona Crocetta, vicino ad un’area verde, comodo per i mezzi pubblici, se possibile con vista sulle Alpi, per investire; quindi preferirei che l’alloggio fosse già locato, per evitare la fatica di cercarmi un affittuario”.

Al mediatore non è parso vero: proprio da poche settimane aveva ricevuto l’incarico di vendere un appartamento prestigioso proprio alla Crocetta, ultimo piano con terrazza ampia, vista stupenda sulla Sacra di San Michele, lo Chaberton ed il Monte Rosa.

Lo ha immediatamente portato in visita: immobile molto elegante, ristrutturato da pochissimi mesi, rifiniture di lusso.

E quanto costa?” ha chiesto il mio amico.

Due milioni di euro” ha detto il mediatore.

Non certo poco, ma alla portata del mio amico, che ha chiesto: “E l’affitto a quanto ammonta?” Le spese condominiali sono alte?”

E così ha scoperto che l’affitto annuo era di 18.000 euro, con spese condominiali di 21.000 euro…

Naturalmente ha lasciato cadere ogni altra domanda, e per il momento ha rinunciato ad “arrotondare” le sue proprietà immobiliari.

Sembra strano, ma questa storia è, con altre cifre ma con le stesse proporzioni, realmente avvenuta sul mercato borsistico di New York pochi giorni fa: centinaia di migliaia di investitori hanno fatto la fila per sottoscrivere l’ultima nata in casa di Elon Musk, la società Space X, che ha per obiettivo quello di portare viaggiatori sulla Luna, su Marte ed anche oltre, come ha detto trionfante il finanziere americano.

 

 

Leggete bene le cifre: chi ha sottoscritto le azioni ha pagato la società duemilamiliardi di dollari (2.000.000.000.000 per capirci) per acquisire un’azienda che produce 18 miliardi di fatturato ed affronta costi per 21 miliardi di dollari!

Le stesse cifre (con qualche zero in più…) raccontate nella storia del mio amico; con una differenza.

Basta fare una semplice moltiplicazione per capire l’assurdità della situazione: chi investe lo fa per trarne un reddito o per accrescere il valore del capitale. Nel primo caso l’utile dovrebbe essere pari ad almeno 100 miliardi di dollari (un modesto 5% annuo…), nel secondo il prezzo dell’azione dovrebbe crescere dai 135 dollari in sede di offerta pubblica ad almeno 270 in un triennio.

Una “moltiplicazione dei pani e dei pesci” che solo il dio Elon è capace di promettere senza vergognarsi!

Commercio di prossimità, due interventi per sostenere 8mila micro e piccole imprese  

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La Città di Torino presenterà la propria candidatura al bando regionale 2026 per l’istituzione di due nuovi Distretti Urbani del Commercio (DUC). Il provvedimento, approvato  dalla Giunta comunale su proposta dell’assessore al Commercio Paolo Chiavarino, mira a sostenere la rete commerciale urbana attraverso investimenti diretti, attività di comunicazione e iniziative di valorizzazione del territorio e coinvolge 320mila residenti e 8mila attività commerciali.

“Con i due nuovi distretti urbani del Commercio – dichiara l’assessore Paolo Chiavarino – metteremo a disposizione delle micro e piccole imprese contributi per sostenere investimenti di innovazione, accessibilità e ammodernamento dei locali. In stretta sinergia con Ascom Confcommercio Torino e Provincia e Confesercenti di Torino e Provincia, parteciperemo al Bando Regionale per proporre l’attivazione di due nuovi distretti del commercio, corrispondenti ad aree delle zone Nord che coinvolgono Barriera di Milano, Madonna di Campagna, Borgo Vittoria, Aurora e Vallette e nella zona Sud di Torino Lingotto, Nizza Millefonti, Filadelfia e Mirafiori nord e sud. Le aree sono caratterizzate entrambe da criticità proprie, ma anche da possibilità di sviluppo del territorio, di valorizzazione e consolidamento delle attività commerciali, con particolare riferimento alla funzione di servizio di prossimità agli insediamenti abitativi, anche al fine della creazione di migliori condizioni di servizio alla collettività dei territori di riferimento, in un contesto storico – sociale ampiamente mutato”.

La costituzione di due nuovi Distretti del Commercio, che si affiancheranno al DUC Torino Centro, consentirà di replicare le politiche commerciali sull’area centrale della città, sulla base delle specificità di ciascun DUC e di adottare un modello policentrico di sviluppo economico capace di rispondere alle differenti esigenze dei quartieri torinesi.

L’agevolazione regionale prevede per le prime attività di costituzione dei distretti, un contributo per ciascun distretto, pari all’80% della spesa in conto corrente ammessa, per una somma massima di 25mila euro, con cofinanziamento a carico del Comune per un importo massimo di 5mila euro.

Il Distretto Urbano del Commercio di Torino è iscritto nell’apposito elenco regionale dal 2025. Alla sua nascita e alla stesura del Programma Strategico Triennale 2025-2027, hanno partecipato, oltre alla Città di Torino, anche Ascom Confcommercio Torino e Provincia e Confesercenti Torino e Provincia. Hanno inoltre manifestato il proprio interesse, in qualità di soggetti partner di secondo livello, la Città Metropolitana di Torino, la Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, Politecnico di Torino, Università di Torino, IREN e GTT – Gruppo Torinese Trasporti.

A rafforzare l’impegno dell’Amministrazione comunale verso il commercio e l’artigianato locale, questa mattina la Giunta, ha anche approvato una delibera che destina i rimanenti 353mila euro di contributi a fondo perduto per le micro e piccole imprese commerciali e artigiane dei quartieri Barriera di Milano e Aurora. Risorse ancora disponibili grazie al bando PN Metro Plus “Aiuti all’Economia di Prossimità” che prevedeva per la Città di Torino 1 milione di euro alle imprese per investimenti in innovazione, risparmio energetico e sostenibilità. L’iniziativa mira a rafforzare la competitività delle attività di vicinato, contrastare la desertificazione commerciale e promuovere la qualità urbana e la rivitalizzazione economica del territorio.

Un provvedimento proposto dall’assessore al Commercio Paolo Chiavarino: “Con questi contributi vogliamo dare un segnale concreto alle piccole realtà commerciali, che rappresentano un importante presidio territoriale e un punto di riferimento per la comunità, sostenendole in un percorso di innovazione e rinnovamento e rafforzando il loro ruolo nel tessuto economico e sociale dei quartieri. Crediamo che la crescita economica vada di pari passo con la qualità della vita urbana, per questo l’intervento sui negozi di vicinato si affianca alle azioni di rigenerazione degli spazi pubblici già avviate in queste aree della città”.

Nello specifico, la misura approvata sosterrà i progetti con caratteristiche di innovatività nei prodotti o servizi offerti, oppure nei processi impiegati, con l’obiettivo di generare valore economico e sociale per il territorio e la comunità. L’avviso intende favorire la crescita sostenibile delle attività di prossimità attraverso progetti di investimento che promuovano soluzioni orientate al risparmio energetico e alla mitigazione dell’impatto ambientale, oltre a interventi di innovazione gestionale e digitale. L’obiettivo è generare ricadute positive sulla qualità urbana e sulla rivitalizzazione del tessuto economico locale, incrementando l’offerta commerciale e prevenendo fenomeni di svuotamento delle aree interessate.

I contributi a fondo perduto copriranno fino a un massimo dell’80% dell’investimento effettuato, con un importo compreso tra 10mila e 30mila euro al netto dell’IVA. Vi potranno accedere le micro e piccole imprese già attive sul territorio dei due quartieri o le nuove imprese esercenti attività di vendita diretta al dettaglio e somministrazione al pubblico di alimenti e bevande che si impegnino ad avviare un’unità locale nell’area entro la data di presentazione della rendicontazione.

Crescita internazionale pmi, un successo il bando

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Si è chiuso con una partecipazione particolarmente significativa il bando regionale per l’adesione alla prima annualità dei Progetti Integrati di Filiera (PIF) 2026-2029, iniziativa per sostenere la crescita internazionale delle piccole e medie imprese piemontesi finanziata mediante il Programma regionale FESR 2021-2027 e gestita da Ceipiemonte.

Le candidature presentate sono state 871, per un totale di 1.464 richieste di adesione alle filiere produttive di eccellenza del Piemonte, a conferma dell’interesse delle imprese verso percorsi strutturati di sviluppo sui mercati esteri.

«La massiccia adesione al bando – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – dimostra che il tessuto produttivo piemontese guarda con determinazione ai mercati internazionali. È un risultato che conferma la validità di uno strumento costruito per accompagnare concretamente le pmi nei percorsi di crescita, diversificazione e apertura verso nuove opportunità commerciali. I Progetti Integrati di Filiera – aggiungono Cirio e Tronzano – consentono alle imprese di entrare in contatto con buyer, partner e investitori, partecipando ai principali eventi internazionali di settore o incontrandoli direttamente sul territorio piemontese, e rafforzare la propria competitività. La forte partecipazione registrata evidenzia la capacità del Piemonte di fare sistema e valorizzare le proprie eccellenze produttive, dall’aerospazio all’automotive, dall’agroalimentare all’ICT, dal tessile alla microelettronica».

I Progetti Integrati di Filiera rappresentano uno degli strumenti più consolidati della politica regionale per l’internazionalizzazione e consentono alle aziende di accedere a un articolato programma di attività: partecipazione a fiere internazionali, incontri b2b con buyer e operatori esteri, business convention, missioni imprenditoriali, workshop specialistici e servizi di accompagnamento personalizzato. La forza dei progetti sta nella loro capacità di adeguarsi al continuo mutamento dello scenario internazionale e nell’ascoltare bisogni e necessità delle aziende del territorio, proponendo iniziative rispondenti alle priorità delle aziende. I PIF coinvolgono dieci filiere strategiche dell’economia regionale: aerospazio, automotive&transportation, microelettronica e automazione, agritech e macchinari agricoli, cleantech/green building, salute e benessere, tessile, agroalimentare, abbigliamento-alta gamma-design e ICT. Le attività sono realizzate nell’ambito della strategia regionale per l’internazionalizzazione delle imprese piemontesi e sono finanziate dal PR FESR 2021-2027.

«L’internazionalizzazione – concludono Cirio e Tronzano – rappresenta una leva fondamentale per la crescita economica del territorio. Come Regione continuiamo a investire risorse europee e regionali per sostenere le imprese che scelgono di competere sui mercati globali, creando valore, occupazione e nuove opportunità di sviluppo per tutto il Piemonte».

Con i fondi regionali un aiuto a ricerca, sviluppo, innovazione

APPROVATE DALLA GIUNTA REGIONALE DUE “SCHEDE DI MISURA”

A DISPOSIZIONE RISORSE COMPLESSIVE DI CIRCA 84 MILIONI DI EURO

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Ricerca e Innovazione Matteo Marnati, ha approvato due provvedimenti destinati a sostenere ricerca, sviluppo, innovazione e le fasi di industrializzazione dei relativi risultati, con particolare attenzione allo sviluppo di tecnologie critiche in linea con la piattaforma europea Step, per complessivi 84 milioni di euro, a cui si aggiungono fino a 3,9 milioni per l’assistenza tecnica.

Si tratta di due “schede di misura”, ovvero i documenti tecnici che descrivono obiettivi, ambiti, criteri di ammissibilità, dotazione finanziaria e modalità attuative di una misura del programma Fesr 2021‑2027. Sono in sostanza il “manuale operativo” del bando.

Step è la “Piattaforma di Tecnologie Strategiche per l’Europa”,con cui l’Unione Europea mette a disposizione risorse per finanziare ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie critiche (digitali, pulite, biotecnologie e difesa), con l’obiettivo di rafforzare l’autonomia tecnologica europea e attrarre investimenti.

«Con l’approvazione delle “schede di misura” mettiamo a disposizione delle imprese piemontesi risorse importanti, per circa 84 milioni di euro, a favore dell’attività di ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione e per le fasi di industrializzazione — dichiara l’assessore Matteo Marnati -. Rinnoviamo il sostegno alle imprese, agevolando il passaggio dalla ricerca al mercato, e lanciamo un intervento strategico dedicato allo sviluppo di tecnologie critiche in linea con la piattaforma europea Step: l’obiettivo è rafforzare l’autonomia strategica delle nostre filiere, ridurre le dipendenze e accompagnare il tessuto imprenditoriale verso una transizione industriale più competitiva e ad alto tasso di innovazione».

La prima misura, denominata “Swich – edizione 2026”, sostituisce una precedente scheda e rappresenta la terza finestra di agevolazioni per progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale. La seconda misura è invece dedicata allo sviluppo di tecnologie critiche (digitali, pulite e biotecnologiche) che apportino elementi innovativi emergenti con elevato potenziale economico e contribuiscano a ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione.

Entrambe le misure, ciascuna dotata di circa 40 milioni di euro, mirano a sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale delle imprese piemontesi, favorendo il trasferimento dei risultati alle fasi di avvio industriale e commerciale e sostenendo le attività intermedie di valutazione di fattibilità tecnica, economica e di mercato. L’intento è mantenere continuità con i modelli di supporto attivati nel ciclo di programmazione 2014‑2020 e promuovere la validazione e l’incorporazione dei risultati scientifici e tecnologici nei processi produttivi, con particolare attenzione alla generazione di vantaggi competitivi e opportunità di business a livello di singola impresa o di filiera.

Potranno concorrere proposte in forma singola o partenariale, a diverso stadio di maturità purché in prossimità della fase di avvio industriale o commerciale, e caratterizzate da piani di investimento di taglio medio‑basso o medio‑alto; nei progetti collaborativi la quota minima di partecipazione delle Pmi non può essere inferiore al 20% del costo complessivo ammissibile, mentre la partecipazione degli organismi di ricerca è ammessa esclusivamente in partenariato con le imprese e fino a un limite massimo del 30% a seconda della linea di intervento.

I beneficiari sono prevalentemente imprenditoriali: Mpmi (micro, piccole e medie imprese) incluse le start‑up innovative, grandi imprese solo in partenariato con Mpmi, e organismi di ricerca in partenariato. Tutti i soggetti devono avere sede operativa e produttiva in Piemonte o impegnarsi ad attivarla prima della prima erogazione del contributo, con possibilità limitata di partecipazione per soggetti non regionali solo se la loro presenza è essenziale per competenze non reperibili localmente.

Le misure privilegiano progetti che sviluppino know‑how su tecnologie e soluzioni innovative e che conducano alla generazione, implementazione e immissione sul mercato di nuovi prodotti, processi e servizi, contribuendo così a rafforzare la competitività, la resilienza e la riorganizzazione delle filiere industriali regionali.

Piemonte, crescita rallentata e industria sotto pressione

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Il quadro delineato dalla Banca d’Italia

 L’economia piemontese continua a muoversi in territorio positivo, ma con un ritmo decisamente contenuto. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia dedicato all’andamento economico regionale, presentato a Torino nei giorni scorsi. Lo studio fotografa una realtà che sta affrontando una fase di cambiamento complessa, nella quale convivono le difficoltà dei comparti tradizionali e le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica.

Nel corso del 2025 il sistema produttivo regionale ha risentito di un contesto internazionale poco favorevole. La domanda proveniente dall’estero si è mantenuta debole e numerose imprese hanno dovuto fare i conti con margini di crescita limitati. A pesare è stata soprattutto la situazione del settore automobilistico, che continua a vivere una trasformazione profonda legata all’evoluzione delle tecnologie e dei mercati.

La manifattura rimane il comparto che ha incontrato le maggiori criticità. Molte aziende hanno registrato una diminuzione degli ordinativi e un utilizzo meno intenso degli impianti produttivi. Le difficoltà del mondo dell’auto hanno avuto inevitabili ripercussioni sull’intera filiera, che in Piemonte rappresenta ancora una componente fondamentale dell’economia regionale.

A controbilanciare queste debolezze hanno contribuito i servizi, che hanno mantenuto livelli di attività complessivamente soddisfacenti. Turismo, consulenza professionale, servizi alle imprese e attività tecnologiche hanno continuato a mostrare una buona capacità di tenuta. Risultano particolarmente dinamici anche i settori ad elevato contenuto innovativo, come l’aerospazio, le tecnologie digitali e le attività legate alla ricerca scientifica.

Il mercato del lavoro ha confermato una discreta solidità. Pur in presenza di una crescita meno intensa rispetto agli anni passati, il numero degli occupati si è mantenuto su livelli elevati. La domanda di lavoro continua a concentrarsi soprattutto nei servizi avanzati e nelle attività specializzate, mentre il comparto industriale evidenzia maggiori elementi di incertezza.

Le famiglie piemontesi continuano inoltre a mostrare cautela nelle scelte di spesa. Il rallentamento dell’inflazione ha contribuito ad alleggerire la pressione sui bilanci domestici, ma il clima di incertezza economica induce molti nuclei a mantenere comportamenti prudenti, rinviando gli acquisti più impegnativi e privilegiando il risparmio.

Guardando ai prossimi mesi, il quadro resta caratterizzato da aspettative moderate. Il Piemonte dispone di numerosi punti di forza, tra cui una consolidata tradizione industriale, una forte apertura ai mercati internazionali, poli universitari e centri di ricerca di alto livello. Tuttavia, il ritorno a ritmi di crescita più sostenuti dipenderà dalla capacità del sistema economico di adattarsi alle nuove sfide, a partire dalla transizione energetica, dalla digitalizzazione e dal riassetto del comparto automobilistico.

L’analisi della Banca d’Italia restituisce dunque l’immagine di una regione che conserva importanti potenzialità ma che si trova davanti a passaggi decisivi per il proprio futuro. La competitività del Piemonte nei prossimi anni sarà legata soprattutto alla capacità di investire in innovazione, competenze e nuove tecnologie, trasformando una fase di difficoltà in un’opportunità di rilancio.

Costruzioni, nel Nord-Ovest prevale la fiducia: metà delle imprese prevede ricavi in aumento

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Il settore delle costruzioni nelle regioni del Nord-Ovest guarda ai prossimi mesi con un cauto ottimismo. È quanto emerge dall’Osservatorio SAIE realizzato in collaborazione con Nomisma e presentato oggi a Genova in occasione dell’ultima tappa dei SAIE Lab | On Tour, dedicata al tema delle infrastrutture e del loro ruolo nello sviluppo dei territori.

L’incontro, intitolato “Infrastrutture e territorio: Progetto, sostenibilità, digitalizzazione e manutenzione delle infrastrutture”, ha chiuso il ciclo di appuntamenti itineranti organizzati da SAIE in vista della manifestazione nazionale che si svolgerà a Bologna dal 7 al 10 ottobre 2026.

Al centro del confronto il tema delle opere infrastrutturali, particolarmente rilevante in Liguria, una regione dove la conformazione geografica rende strategici gli investimenti in mobilità, sicurezza e collegamenti. Negli ultimi anni il territorio ha beneficiato di importanti risorse provenienti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che hanno sostenuto migliaia di interventi, molti dei quali ancora in fase di realizzazione.

Parallelamente al dibattito è stata diffusa l’indagine dedicata alle imprese della filiera delle costruzioni di Liguria, Lombardia e Piemonte. Il quadro che emerge evidenzia un clima di moderata fiducia: quasi un’azienda su due ritiene infatti di poter chiudere il 2026 con un incremento del fatturato rispetto all’anno precedente.

Anche sul fronte degli ordinativi prevale una valutazione positiva. Circa la metà delle imprese considera adeguato il proprio portafoglio lavori rispetto agli obiettivi economici e finanziari, mentre una quota significativa preferisce attendere l’evoluzione del mercato prima di formulare previsioni definitive.

Tra le priorità segnalate dalle aziende emerge con forza il tema del lavoro. Sebbene molte imprese intendano rafforzare gli organici nei prossimi mesi, la principale difficoltà continua a essere la reperibilità di figure professionali specializzate. La carenza di personale qualificato rappresenta oggi il problema più sentito dagli operatori del comparto, davanti all’aumento dei costi delle materie prime e alla crescente pressione concorrenziale.

L’Osservatorio ha inoltre analizzato il livello di conoscenza del Piano europeo dedicato all’edilizia abitativa sostenibile. I risultati mostrano come il programma sia ancora poco noto a una parte consistente delle aziende del Nord-Ovest. Tuttavia, tra le imprese che hanno valutato la propria capacità di risposta alle nuove esigenze del mercato, la maggioranza ritiene di possedere competenze e strumenti adeguati per affrontare la crescente domanda di edifici più efficienti, innovativi e sostenibili.

Le aziende interpellate esprimono inoltre fiducia nella capacità competitiva del sistema produttivo italiano. Molti operatori ritengono che i produttori nazionali siano pienamente in grado di confrontarsi con i concorrenti europei nei settori legati all’edilizia del futuro, mentre una quota significativa considera l’Italia tra i Paesi leader del comparto.

Durante l’incontro sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria, che hanno sottolineato l’importanza delle infrastrutture come elemento fondamentale per la crescita economica e la competitività dei territori. Particolare attenzione è stata riservata alle grandi opere in corso in Liguria, considerate determinanti per migliorare collegamenti, sicurezza e capacità logistica dell’intero Nord-Ovest.

“Genova sta vivendo una stagione di trasformazione urbana senza precedenti, come dimostrano i 46 cantieri strategici per i 4 assi di Forza attualmente attivi in città. Una sfida monumentale che ci vede impegnati in prima linea per rispettare i tempi serrati del PNRR, la cui imminente scadenza rappresenta un traguardo ma anche un trampolino di lancio per il futuro del nostro territorio”, ha dichiarato Massimo Ferrante, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova.

“Si tratta di interventi che migliorano la mobilità delle persone e delle merci, aumentano la sicurezza e rafforzano la competitività dei territori. Sono opere indispensabili per sostenere la crescita economica del Paese e rappresentano un esempio concreto di come investire in infrastrutture significhi investire nel futuro dell’Italia”, ha affermato Emanuele Ferraloro, presidente di Federcostruzioni.

“Quella di Genova è la tappa conclusiva di questo percorso itinerante e straordinario che SAIE ha voluto costruire per portare il confronto direttamente nei territori. Non potevamo non arrivare qui, in una regione che conosce molto bene l’importanza delle infrastrutture”, ha sottolineato Emilio Bianchi, direttore generale di SAIE.

Conclusa l’esperienza dei SAIE Lab, l’attenzione si sposta ora su SAIE – La Fiera delle Costruzioni, in programma a BolognaFiere dal 7 al 10 ottobre 2026, dove saranno approfonditi i temi emersi durante il tour e le principali sfide che attendono il settore nei prossimi anni.

Ridurre il divario di genere nel mondo del lavoro. L’impegno dei giovani imprenditori torinesi

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EMPOWERMENT FEMMINILE

Al Campus Onu l’assemblea del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino dedicata alle buone pratiche in tema di Diversity, Equity & Inclusion e al ruolo dell’imprenditoria femminile nelle discipline Stem. Sandrone: “Dobbiamo promuovere una cultura fondata su inclusione, responsabilità e impatto”.

Ridurre il divario di genere nel mondo del lavoro torinese richiede un’azione condivisa, continua e ben strutturata. È questo il messaggio emerso durante l’assemblea annuale del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino, intitolata Tides. New Leadership Standards, ospitata negli spazi del Campus Onu del capoluogo piemontese.

“Scegliendo la parola tides, che vuol dire maree in inglese, abbiamo voluto riassumere l’insieme di esperienze, modelli, buone pratiche e persone che stanno già forgiando una generazione di giovani leader in tutto il mondo che supererà le attuali diseguaglianze tra uomini e donne: per loro questo cambiamento non è una probabilità ma una certezza. A noi giovani di Confindustria spetta la responsabilità di realizzare quell’orizzonte nel tempo più breve. Dobbiamo avere il coraggio di esprimere una leadership che non replica i modelli del passato, ma che include, innova, investe: nelle persone, nel merito, nella qualità e nella volontà. Nella determinazione e nella passione”, ha dichiarato Federico Sandrone, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali Torino, nel corso della sua relazione.

Alla sessione pomeridiana hanno preso parte Marie-Christine Oghly, presidente di Fcem (Les Femmes Chefs d’Entreprise Mondiales), Elena Lavezzi, ceo di ZNext, Cristina Tumiatti, Business Development Chief di Sea Marconi e referente del Tavolo Diversity, Equity & Inclusion dell’Unione Industriali Torino, Martina Di Gioia, Managing Director e responsabile degli investimenti privati diretti di Samhita, e Paola Babos, direttrice aggiunta dell’International Training Center dell’Ilo.

Durante l’evento è stata inoltre illustrata una ricerca realizzata dal Centro per l’Imprenditorialità e l’Innovazione (EIC), in collaborazione con il Centro Studi di Genere del Politecnico di Torino. Lo studio, basato sui dati della survey internazionale Guesss (Global University Entrepreneurial Spirit Students’ Survey), ha esaminato le aspirazioni imprenditoriali degli studenti universitari torinesi.

Dall’analisi emerge che soltanto il 29,3% delle donne coinvolte frequenta corsi Stem, a fronte del 60,4% degli uomini. Una differenza che si riflette anche nelle prospettive professionali: il 26,4% delle studentesse manifesta l’intenzione di fondare un’impresa, contro il 40,4% degli studenti. Il gap risulta ancora più marcato nelle discipline Stem, dove solo il 23,2% delle donne immagina di diventare founder, rispetto al 39,4% degli uomini.

Anche tra coloro che stanno già lavorando alla creazione di una nuova attività imprenditoriale permane una significativa disparità: le imprenditrici nascenti rappresentano il 5,9% del campione femminile, mentre tra gli uomini la quota sale al 14%.

Lo studio evidenzia però un dato particolarmente interessante: le studentesse Stem dichiarano livelli di fiducia superiori rispetto ai colleghi maschi in attività quali l’individuazione di opportunità di business, lo sviluppo di nuovi prodotti, la gestione dell’innovazione, la costruzione di reti professionali e la guida di team di lavoro. A frenare le donne non sembrano quindi essere competenze o motivazioni personali, bensì la percezione di un ambiente meno favorevole, meno accessibile e meno inclusivo.

Una problematica che va oltre i confini torinesi e assume una dimensione internazionale. Le barriere culturali e sistemiche continuano infatti a rappresentare un ostacolo diffuso a livello globale. I Giovani Imprenditori hanno scelto di riportare il tema al centro del dibattito anche perché proprio a Torino sono stati sviluppati strumenti e iniziative concrete per affrontarlo. All’interno del sistema Confindustria sono oggi attivi oltre venti progetti dedicati a questi temi, promossi dalle associazioni territoriali e di categoria lungo tutta la penisola e realizzati anche in collaborazione con l’Unione Industriali Torino, in particolare attraverso il Tavolo Diversity, Equity & Inclusion.

“Non credo sia un elemento di debolezza parlare di questo tema, trattarlo è fondamentale per riguarda l’intera società. Pensiamo vada raccontato a tutti i livelli, partendo dalla scuola fino ad arrivare nelle imprese. Il nostro vuole essere un racconto del possibile, portando esempi positivi come quelli che hanno partecipato a Tides, ma anche lavorando a stretto contatto con le istituzioni e con le altre associazioni datoriali, e più in generale con il mondo dell’associazioni e del Terzo Settore – spiega ancora Sandrone – per realizzare concretamente, promuovere una cultura della leadership fondata su inclusione, responsabilità e impatto”.