ECONOMIA

Mobilità autonoma: il futuro si disegna a Torino

Una navetta senza conducente che si muove tra gli spazi urbani, dialoga con le infrastrutture e trasporta passeggeri in sicurezza: non è uno scenario futuro, ma la realtà sperimentata a Torino. Ora il passaggio cruciale dai test in laboratorio alla strada, che intende consolidare la città come ecosistema d’avanguardia capace di integrare tecnologie autonome nella vita quotidiana dei cittadini.

È in questo contesto che nasce l’evento “Mobilità autonoma: il futuro si disegna a Torino”, una giornata di dimostrazione e confronto strategico che riunirà domani, martedì 31 marzo, circa 50 stakeholder selezionati tra istituzioni, operatori del trasporto pubblico, università, centri di ricerca e imprese. L’iniziativa è pensata per valorizzare i risultati della sperimentazione AuToMove e discutere le condizioni per il passaggio dalla fase pilota all’adozione su scala urbana.

Nel corso della giornata, ospitata presso il Campus Luigi Einaudi, i partecipanti potranno vivere in prima persona l’esperienza della navetta autonoma AuToMove, visitare la Centrale della Mobilità di Torino e confrontarsi con partner industriali e startup attraverso sessioni di pitch e momenti di networking. Nel pomeriggio, la sessione istituzionale offrirà uno spazio di dialogo tra rappresentanti delle istituzioni locali, nazionali ed europee, esperti e operatori del settore.

La sperimentazione AuToMove si è inserita nel più ampio quadro del Living Lab ToMove, che oggi evolve verso una piattaforma urbana permanente per l’innovazione nella mobilità. Con oltre 100 imprese coinvolte, più di 16 sperimentazioni attive e un investimento di circa 7 milioni di euro, ToMove rappresenta uno degli ambienti più avanzati a livello nazionale per lo sviluppo della mobilità connessa, cooperativa e autonoma.

“Con MaaS4Italy e la sperimentazione AuToMove non passiamo dalla teoria alla pratica. Stiamo costruendo una mobilità urbana integrata, sostenibile e pensata davvero per le persone. Questa è la dimostrazione concreta che il governo vuole portare innovazione e digitalizzazione anche nel settore dei trasporti, trasformando le idee in soluzioni tangibili. Grazie alla stretta collaborazione tra Dipartimento per la trasformazione digitale, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Città di Torino, oggi le sperimentazioni diventano realtà quotidiana e migliorano la vita dei cittadini in modo concreto” afferma Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale.

“Torino sta investendo con decisione nella mobilità innovativa, mettendo a sistema competenze, infrastrutture e sperimentazione sul campo. La guida autonoma rappresenta una leva strategica per rendere il trasporto pubblico più efficiente, sicuro e sostenibile, e iniziative come questa rafforzano il ruolo della città come punto di riferimento a livello nazionale ed europeo”, dichiara Chiara Foglietta, Assessora all’Innovazione e alla Mobilità della Città di Torino.

La giornata si inserisce nel quadro delle attività del Living Lab ToMove, il laboratorio urbano della Città di Torino dedicato alla sperimentazione della mobilità innovativa e autonoma, finanziato nell’ambito del programma MaaS4Italy – Piano Nazionale Complementare al PNRR, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Il progetto promuove lo sviluppo e il test di soluzioni avanzate per una mobilità più intelligente, sostenibile e integrata, con particolare attenzione ai temi dell’intelligenza artificiale, delle infrastrutture smart e della cybersicurezza applicata alla mobilità.

L’evento rappresenta un’occasione concreta per discutere le condizioni necessarie al passaggio dalla sperimentazione al deployment su larga scala, affrontando temi chiave come l’integrazione nel trasporto pubblico locale, il ruolo delle infrastrutture digitali e l’evoluzione del quadro normativo.

Programma in sintesi
Mattina: living lab esperienziale con test della navetta autonoma, visita alla Centrale della Mobilità e pitch di imprese e startup.
Pomeriggio: sessione istituzionale e tavola rotonda sul futuro della mobilità autonoma.

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Casa & Abitare: il progetto che racconta come cambia il vivere tra casa e città

Informazione promozionale 

La casa non è più solo uno spazio privato, ma parte di un sistema più ampio che coinvolge quartieri, servizi, relazioni e qualità urbana.

I cambiamenti negli stili di vita — dallo smart working alla sostenibilità, fino alle nuove esigenze abitative — stanno ridefinendo il modo in cui viviamo gli ambienti e, di conseguenza, il volto stesso della città.

È in questo scenario che nasce Casa & Abitare, la nuova rubrica de Il Torinese: uno spazio editoriale pensato per interpretare il vivere contemporaneo, mettendo in relazione casa, territorio, innovazione e trasformazioni sociali.

Il progetto si rivolge alle imprese che operano nel mondo della casa e degli spazi di vita, intesi in senso ampio: progettazione, edilizia, design, tecnologia, servizi e sviluppo urbano. Realtà che, ogni giorno, contribuiscono concretamente a migliorare la qualità del vivere e a costruire nuove forme di relazione tra individuo e città.

Casa & Abitare offre a queste imprese la possibilità di entrare in un contesto autorevole e coerente, non come semplici inserzionisti, ma come partner culturali ed editoriali. Un modello che valorizza il contributo delle aziende, trasformando competenze, progetti ed esperienze in contenuti capaci di leggere e interpretare i cambiamenti in atto.

I profili coinvolti: un ecosistema interconnesso
Il progetto si apre a un sistema ampio di soggetti:
progettisti, architetti, imprese edili
aziende tecnologiche e dell’efficienza energetica
brand e realtà legate al design e al comfort
operatori della filiera immobiliare e dei servizi
attori impegnati nello sviluppo e nella qualità del territorio.

Tutti accomunati da un elemento: contribuire alla qualità del vivere contemporaneo.
Accanto alla partecipazione editoriale, è previsto anche un ruolo di sostenitore del progetto, per le realtà che desiderano contribuire in modo continuativo allo sviluppo della rubrica, rafforzando il proprio posizionamento e legando il brand a un’iniziativa culturale radicata nel territorio.


I benefici sono concreti: maggiore riconoscibilità, presenza qualificata, relazione con un pubblico attento e la possibilità di emergere come interlocutori credibili in un contesto in evoluzione. Non solo visibilità, ma costruzione di valore nel tempo.
Il Torinese accompagna questo percorso con una regia editoriale attenta e coerente, capace di valorizzare i contenuti e inserirli in una narrazione credibile e riconoscibile capace di:

– leggere e interpretare i fenomeni urbani e sociali
– valorizzare i contenuti in chiave giornalistica
– costruire narrazioni coerenti e rilevanti
– offrire un contesto credibile e territoriale

Un supporto che consente alle imprese di diventare parte attiva del racconto. Un invito alle imprese del vivere contemporaneo.

Casa & Abitare è uno spazio per le imprese che vogliono andare oltre la comunicazione e diventare parte attiva del racconto del vivere contemporaneo. Se la tua impresa contribuisce a trasformare il modo in cui le persone vivono gli spazi — dalla casa alla città — Casa & Abitare è il luogo in cui questo ruolo può emergere. Puoi partecipare. Puoi contribuire. Puoi sostenerlo.

Se la tua impresa contribuisce a trasformare il modo in cui le persone vivono gli spazi — dalla casa alla città — questo progetto ti riguarda.
Perché il cambiamento della città passa da come scegliamo di vivere. E da chi, ogni giorno, contribuisce a renderlo possibile.

Diventa partner culturale o sostenitore di Casa & Abitare Contattaci per costruire insieme un percorso editoriale su misura Non si tratta solo di esserci. Ma di scegliere il ruolo che vuoi avere nel cambiamento.

Link alla presentazione aziendale https://canva.link/casaeabitare

Rete extraurbana, un solo cambio per arrivare a Torino: la sfida del nuovo piano trasporti

PAINT, concluso il confronto con i Comuni: si entra nella fase operativa

“Piano dell’accessibilità e intermodalità (PAINT): chiuso il confronto con i Comuni per la nuova rete extraurbana”

Si è chiuso con l’incontro di mercoledì 25 marzo a Ivrea il ciclo di appuntamenti territoriali dedicati al PAINT, il Piano dell’accessibilità e intermodalità promosso dalla Città metropolitana di Torino. Dopo il confronto con i Comuni, il progetto passa ora a una fase più concreta: quella del consolidamento della nuova rete del trasporto pubblico extraurbano, con l’obiettivo di arrivare entro la primavera a una proposta definitiva da trasmettere all’Agenzia della mobilità piemontese per l’inserimento nei bandi di gara dei futuri affidamenti.

Alla base del piano c’è una strategia chiara: costruire un sistema di trasporto più rapido, comprensibile e competitivo, capace di rispondere alle esigenze quotidiane dei cittadini e, allo stesso tempo, sostenere lo sviluppo del territorio anche nei periodi di maggiore afflusso turistico. Il PAINT si inserisce nel quadro del PUMS approvato nel 2022 e, insieme al Biciplan e al Piano urbano della logistica sostenibile, contribuisce a delineare un sistema integrato della mobilità metropolitana.

Una rete più semplice, integrata e in evoluzione

Il nuovo assetto del trasporto pubblico extraurbano è stato progettato seguendo alcuni criteri fondamentali: collegare tutti i Comuni a Torino con un solo cambio, ampliare la copertura oraria e rafforzare il servizio nei periodi festivi ed estivi lungo le direttrici più frequentate. Particolare attenzione è stata riservata anche al sistema tariffario, con l’obiettivo di renderlo più equo, soprattutto per le aree più lontane.

Gli incontri con i territori hanno coinvolto diverse aree omogenee – dalle Valli di Susa al Canavese – e hanno rappresentato un momento di confronto su una proposta considerata ancora in evoluzione. Parallelamente proseguono i tavoli con i Comuni dell’area suburbana e sono previsti ulteriori approfondimenti specifici con Ivrea e Pinerolo, dove la presenza del trasporto urbano richiede un coordinamento più articolato.

“Questo lavoro serve a costruire una rete più efficace e più accessibile, capace di rendere il trasporto pubblico attrattivo e adeguato ai cambiamenti che vive la nostra realtà territoriale”, osserva il consigliere delegato ai trasporti della Città metropolitana di Torino Pasquale Mazza. “Gli incontri hanno confermato che i Comuni hanno compreso la portata del cambiamento proposto e hanno portato contributi utili per affinare ulteriormente il Piano”.

Il PAINT, infatti, non si configura come un progetto rigido ma come una strategia in continuo aggiornamento: “Entro maggio contiamo di chiudere il Piano tenendo conto delle osservazioni raccolte, così da trasmettere formalmente il ridisegno della rete all’Agenzia della mobilità piemontese per le procedure di gara del trasporto pubblico locale”, spiega il consigliere Pasquale Mazza illustrando i prossimi passaggi. “Ma la gara non esaurirà il lavoro: si tratta di una strategia a lungo termine e si continuerà a mettere a punto i dettagli in linea con l’evoluzione delle esigenze. Un esempio sono gli orari scolastici, che hanno interessato molto i Comuni e su cui sarà possibile fare valutazioni più puntuali in vista dell’entrata in funzione del nuovo sistema con l’anno scolastico 2027-2028. Allo stesso modo, sulla mobilità legata alle aziende si potrà intervenire con strumenti di mobility management”.

Banca di Asti, Scandurra: “Cara Fondazione, Ti spiego perché ogni azione vale più di 8 euro”

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Ospitiamo una nuova riflessione del giornalista e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’ sul destino di uno dei maggiori istituti di credito italiano prossimo al rinnovo dei vertici.

Di Maurizio Scandurra

Mi sono sempre chiesto perché, in Italia, c’è sempre la pessima abitudine di voler toccare ciò che già funziona benissimo. Il prossimo 27 aprile 2026 parrebbe indetta l’Assemblea dei Soci di ‘Banca di Asti’ chiamata al rinnovo delle cariche dell’Istituto. Tra essi ve n’è uno per cui, a tutti i costi, sembra valere il concetto del tabula rasa col passato. Del cambiare per forza.

Stupisce – e sorprende – che a tenere (e dettare) questa linea sia non un socio minoritario quale Fondazione CR Vercelli (4,20%), ‘Fondazione Crt’ (6%), ‘Fondazione CR Biella’ (12,91%), ‘Banco BPM? (9,99%), ma la ‘Fondazione CrAsti’: proprio l’azionista di maggioranza relativa con il 31,80% delle quote. Solitamente le fondazioni bancarie sono per proteggere le banche di territorio e prossimità. Sono per l’unità, conservazione e continuità delle proprie controllate.

Secondo punto. La Governance di ‘Fondazione CrAsti’, espressa  in gran parte su proposta del Sindaco di Asti e Presidente dell’omonima Provincia in persona di Maurizio Rasero nell’aprile del 2024 secondo regolamenti vigenti, si è formalmente insediata a luglio del medesimo anno, con la nomina di Livio Negro a Presidente: che doverosamente rispetto, pur avendo chi scrive una diversa visione analitica sulla vexata quaestio della storica Cassa astigiana.

Il Quale, spesso da quanto leggo sui media tradizionali e digitali, sembrerebbe apprezzare poco o nulla i risultati positivi conseguiti – da bilancio 2024 – da ‘Banca di Asti’ in termini di patrimonio, capitalizzazione e solidità. In parole povere, un’azienda capace di autofinanziarsi autonomamente senza dover ricorrere a risorse esterne o aumenti di capitale e/o prelievi a soci e correntisti.

Perché AD e Cda di ‘Banca di Asti’ meritano ancora fiducia

Il problema, per il Presidente Negro, parrebbe essere per lo più uno: il valore nominale del titolo. Della singola azione, che al momento si attesa attorno agli 8 euro.

Questa sarebbe la leva per cui quest’ultimo vorrebbe licenziare Ad e consiglieri introducendo in compagine, così come spesso dichiara, un “partner industriale forte”? E ciò in nome di una non meglio precisata riduzione della presenza della ‘Fondazione CrAsti’, che attribuirebbe al ‘Protocollo Acri-Mef’: il quale, tecnicamente, è un puro consiglio operativo. Conta dunque come un’opinione, mica una prescrizione perentoria o un obbligo ordinatorio.

Terzo. Per sostituire un bravo Amministratore Delegato quale quello in carica occorrerebbe un Capo Azienda pari grado che abbia gestito un contesto di almeno eguali dimensioni. E i nomi circolati sinora parrebbero  tutti sprovvisti di entrambi i succitati requisiti.

Non ci sarebbe, insomma, un’alternativa spendibile. Come dire, il Rainer Masera della situazione, banchiere di fama internazionale già AD e Presidente del ‘Gruppo SanPaoloIMI’. Che nel suo saggio “Community banks e banche del territorio” con prefazione di Ignazio Visco, conferma l’importanza di “mantenere un sistema bancario diversificato e per favorire il sostegno creditizio alle imprese medie e piccole”: servono entrambi, istituti di credito piccoli e grandi, ma disgiunti, per assicurare “un sistema veramente proporzionale di regolazione bancaria nell’Euroarea”.

Banca di Asti’, patrimonio record grazie a riuscita diversificazione

Sempre il Presidente Negro afferma che la protezione del patrimonio della sua Fondazione deve passare attraverso una plausibile diversificazione: in nome di una maggior tutela delle erogazioni che essa destina all’Astigiano. Che è proprio quanto sta già ottimamente facendo da tempo ‘Banca di Asti’: primissima a debuttare nel panorama assicurativo. Abile nell’acquisire il controllo di ‘Pitagora Spa’, leader italiano di settore nel credito al consumo per privati e dipendenti. Idem per la maggioranza di ‘Credit Data Research’ potenziando l’offerta dei servizi alle imprese, tanto per citare alcune operazioni che hanno portato l’Istituto a crearsi un patrimonio primario mai così alto in tutta la sua storia. Senza dimenticare l’incorporazione di ‘Biver’ Biella e Vercelli, fatta mantenendo in quelle zone le insegne quale atto di rispetto alla tradizione e continuità-

Credo che il Presidente Negro dovrebbe gioire di tali risultanze, avendo circa l’80% delle risorse patrimoniali di ‘Fondazione CrAsti’ investite all’interno di una banca che è una macchina da guerra rodata. Efficace ed efficiente per margini, rendimento e solidità. Con ben oltre 2mila dipendenti che tutto vogliono tranne che subire destabilizzazioni, esuberi e tagli: vero, Sindacati dei bancari Fabi-Cgil-Cisl al momento silenti? Perché il rischio di una cessione esterna è questo e soltanto questo. Punto. E i lavoratori autoctoni rischiano di essere  sempre i primi a rimetterci e a trasformarsi in esuli, o alla meglio in pendolari.

Egregio Presidente Negro,non bisogna correre il rischio di allontanare anche partners strategici importanti, oltre che far crollare le rendite di chi in Banca ha investito da generazioni con fatica? Lei, questo, lo considera?

Banca di Asti’ tra valore nominale delle azioni e ruolo dei media

Proverò dunque a spiegare perché Lei ritiene che le Sue azioni valgono al momento 8 euro cadauna. Credo sappia che per la prima volta la Banca ha erogato agli Azionisti (quindi, la Sua Fondazione per prima!) un maxidividendo importo pari a 11 milioni di euro soltanto per le quote di competenza Fondazione. Pertanto, se nonostante ciò il titolo è nominalmente così basso, vuol dire che qualcuno potrebbe aver, magari involontariamente, azionato un possibile cortocircuito mediatico.

 Lei, Signor Presidente,  sul valore e gli obiettivi conseguiti dalla Sua Azienda ‘Banca di Asti’ il 6 novembre 2024, all’interno dell’aula magna di ‘Astiss’ in un Convegno ad Asti, come documenta ‘La Stampa’, disse che la nota dolente sarebbero le azioni della Banca, stando a quanto scrive il Collega Paolo Viarengo.

Perché? Se io fossi il potenziale “partner industriale forte” interessato a comprare o partecipare l’istituto, difficilmente intavolerei una trattativa con chiunque voglia vendermi qualcosa di suo senza apprezzarlo adeguatamente. Al punto da essermi personalmente contrapposto a Lei in rilevanti contesti di giornalismo economico che hanno ospitato, in perfetto pluralismo, le analisi e i pareri di Entrambi, nel reciproco rispetto di una dialettica professionale e garbata, come sinora è sempre stato e continua civilmente a essere.

Forse Lei, Presidente, che nel Suo Curriculum Vitae accessibile sul sito della ‘Fondazione CrAsti’ dà personalmente atto di essere un imprenditore e altresì aver studiato informatica ma non economia e finanza, certamente immagino sappia benissimo che il mercato su cui il titolo di ‘Banca di Asti’ è quotato è il ‘Vorvel’. Un mercato tecnicamente detto ‘sottile’, con più regole rigide e meno reattivo rispetto alla tradizionale ‘Borsa’, ma sensibilissimo alle sollecitazioni, anche negative, in capo agli umori dei media. Specie se esse provengono a maggior ragione per voce del Vertice del Maggior Azionista di una Banca. Ancor più se di un’ottima Banca di Territorio e Prossimità, come caso di specie vuole. Lei, Presidente, senza dubbio è consapevole che ogni mercato vive comunque l’emotività del contesto. Ampliando l’indagine, il titolo è sceso anche per via del calo strutturale del mercato di riferimento. In più ‘Banca di Asti’ ha risentito del contraccolpo giudiziario risoltosi in un nulla di fatto (proprio perché i fatti mai sono sussistiti) che ha investito Istituto e AD per ben sette lunghi anni.

Aggiungo che il titolo ha poi ripreso un minimo di quota tra marzo e aprile 2024 per via dell’incremento di domanda da parte di ‘Fondazione CRT’. Era il tempo dei cosiddetti ‘Patti Parasociali’ firmati da tutte le Fondazioni Bancarie Piemontesi. Patti trasmessi ad autorità di vigilanza e mercato e pure alla stampa, con obiettivo la creazione di una Governance più estesa di quella regionale e multitasking. Il fondamento per la nascita di una Maxi-Banca pluriregionale con sede ad Asti, allo scopo di sviluppare una realtà creditizia di prossimità nel Nord Italia con un controllo piemontese.

Questo accadeva anche per l’ottima visione di una personalità economica di primo piano, competente e capace quale il Dottor Fabrizio Palenzona (tutt’altro che un camionista seppur di Tortona, appellativo simpatico e storico che Lo accompagna e che sembra più, questa sì, una battuta da ‘La Zanzara’ di ‘Radio24). Un progetto azzeccato, ambizioso, fattibile. Che avrebbe incrementato centralità e visibilità nazionale sia di Asti che della Sua Banca. Ben accolto dal mercato. Quindi, sarebbe stato davvero tutto di guadagnato anche per ‘Fondazione CrAsti’. Al tempo dei fatti (primavera 2024, lo ripeto, dato oggettivo), Lei doveva ancora essere nominato Chairman.

Potrebbe cortesemente motivarmi come può un titolo riprendersi senza una valorizzazione di tipo mediatico-pubblico? Il fatto che poi la Sua Fondazione abbia esternalizzato a ‘Spencer Stuart’ la ricerca dei profili per il nuovo Cda della Banca, potrebbe essere letta dall’esterno – e anche da chi scrive – come impossibilità della Fondazione stessa ad autodeterminarsi?

Perché un’azione di ‘Banca di Asti’ vale più di 8 euro

Sa perché per l’autore di questa lettera aperta il Suo titolo vale ben più di 8 euro? Glielo motivo con piacere.

Il patrimonio netto di ‘Banca di Asti’ consta al momento di 1 miliardo e 100 milioni di euro. Che, diviso per 70 milioni tante quante sono le azioni in capo ai soci, equivale a ben 15,5 euro a singola sottoscrizione. Questo sarebbe dunque il valore reale effettivo del titolo: quasi il doppio di ciò che Lei afferma. Matematica, mica opinione. Ed è singolare che a dare i numeri sia un semplicissimo giornalista neanche economista, che invece dovrebbe fare soltanto ed esclusivamente opinione. A volte, i ruoli si scambiano senza un apparente perché. Ma tant’è. Omnia munda mundis, tutto è puro per i puri dicevano secoli addietro a Roma.

Presidente Negro, mi consenta. Se si vendesse la Banca a 8 euro per azione equivarrebbe per chi compra a mettersi in tasca – subito – ben 7 euro per singolo titolo: il che, calcolatrice alla mano, fa 500 milioni di euro di sopravvenienza letteralmente elargita a chi potrebbe acquistare quote ad un ‘prezzo di favore’ di circa il 50%. Quale vantaggio per i correntisti? Per i Soci? Per la Sua Fondazione? Per chi? Lo chiedo garbatamente, prima di tutti e tutto, a Lei. E, per il momento, Santa Buona Pasqua Cristiana.

MAURIZIO SCANDURRA

Fondazione Barilla a Torino con il Grand Tour del Libro del Risparmio

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Spreco alimentare

Dal 26 marzo al 9 aprile  prossimo, via Lagrange accoglie l’installazione artistica realizzata per promuovere un uso più consapevole del cibo, i cui effetti possono tradursi in benefici per l’ambiente e per l’economia domestica delle famiglie.
È questo il messaggio che Fondazione Barilla porta a Torino con il Gran Tour del Libro del Risparmio dal 26 marzo al 9 aprile, il progetto che sta girando l’Italia, raggiungendo milioni di persone nelle principali città italiane  e ora approda a Torino in via Lagrange.
In Italia lo spreco alimentare resta un fenomeno rilevante . Se da un lato si osservano segnali di maggiore attenzione, dall’altro il valore complessivo è  ancora elevato e continua  a pesare sia sull’ambiente sia sulle abitudini quotidiane. Secondo il rapporto Waste Watcher International, il caso Italia 2026, ogni persona getta ancora oltre mezzo chilo di cibo a settimana.  Ed è  proprio nella gestione domestica  che si gioca la partita più  importante, piccoli sprechi ripetuti nel tempo possono tradursi in un costo significativo, fino a 500 euro l’anno per famiglia.
Il progetto punta proprio su questo, offrire strumenti semplici e immediati per cambiare abitudini.  Al centro c’è  il Libro per il Risparmio, la pubblicazione gratuita di Fondazione Barilla che raccoglie 120 azioni quotidiane per gestire meglio il cibo in casa, dalla spesa alla conservazione e che si trasforma nell’installazione artistica, in un grande libro animato  per tradurre i contenuti della guida in un’esperienza visiva accessibile a tutti, con scenografie tridimensionali, movimenti meccanici e una narrazione immediata che invita a fermarsi e a osservare.
Il progetto porta la firma del regista e artista visivo Virgilio Villoresi, che unisce cinema e animazione grazie alla delicatezza della carta e ai meccanismi cinetici, mentre la paper art è  affidata a Mauro Seresini, autore di personaggi e ambientazioni interamente realizzati a mano.
Prossime tappe dopo Torino saranno Genova , il Porto Antico, e Milano, Piazza Cordusio.

Mara Martellotta

Piemonte, frutticoltori sotto pressione: “Non possiamo pagare da soli il costo del clima”

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Dopo le correnti fredde da Nord-Est, le notti serene riportano il rischio gelate. Una dinamica tipicamente invernale che oggi si presenta a primavera inoltrata, proprio quando le piante da frutto sono in piena fioritura.

Si tratta di una combinazione sempre più ricorrente, legata al cambiamento climatico: le temperature miti delle prime settimane di marzo anticipano la fioritura, ma restano possibili improvvisi ritorni di freddo con correnti polari. Il risultato è un forte stress per le colture, con rallentamenti nello sviluppo e perdita di parte dei frutti. Il pericolo più grave resta però la “cascola”, ovvero la caduta dei fiori causata dal gelo, che può compromettere completamente il raccolto a poche settimane dalla ripresa vegetativa.

«Le gelate primaverili non sono una novità – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – ma negli ultimi anni sono diventate più frequenti e distruttive. A evitare carenze di prodotto è soprattutto l’impegno degli agricoltori, che investono sempre di più in sistemi di protezione».

Oltre alle tradizionali reti antigrandine e agli impianti di irrigazione a goccia contro la siccità, molte aziende hanno introdotto sistemi antigelo, come le cosiddette “doccette”, che nebulizzano acqua su piante e gemme: il ghiaccio che si forma crea una barriera protettiva contro le basse temperature.

Tuttavia, questi interventi comportano costi elevati. Le aziende agricole si trovano così a sostenere investimenti sempre più onerosi, difficili da recuperare con i prezzi attuali della frutta. Alla pressione economica si aggiungono i rincari delle materie prime: gasolio agricolo e fertilizzanti hanno registrato aumenti intorno al 30%, con il rischio di ulteriori rialzi anche per i fitofarmaci.

«Già oggi molti produttori vengono pagati al di sotto dei costi di produzione – sottolinea Mecca Cici –. Non è più accettabile che l’intera filiera non riconosca un giusto valore al lavoro dei frutticoltori. I prezzi pagati dai consumatori non si traducono in un reale beneficio per chi produce».

Una situazione che, secondo il settore, non è più sostenibile: il peso del cambiamento climatico, insieme all’aumento dei costi, non può continuare a gravare esclusivamente su agricoltori e consumatori.

Estate 2026, Aeroporto di Torino vola più lontano: 53 destinazioni in 24 Paesi

Dal 29 marzo 2026 prende il via la stagione estiva dell’Aeroporto di Torino, che si presenta come la più ampia mai realizzata. L’offerta cresce in modo significativo, sia per numero di destinazioni sia per posti disponibili, offrendo ai passeggeri una rete internazionale ancora più estesa.

Per l’estate 2026 sono infatti disponibili 700 mila posti aggiuntivi rispetto all’anno precedente, con collegamenti verso 53 destinazioni (+6% rispetto al 2025) distribuite in 24 Paesi. Tra le novità figurano Finlandia, Ungheria e Bulgaria, che contribuiscono a rafforzare il profilo internazionale dello scalo e ad ampliare le opportunità sia turistiche sia di business.

Tra i principali debutti spicca quello di Finnair, che dal 3 maggio introdurrà il collegamento diretto con Helsinki. Questa nuova rotta rappresenta un’importante porta d’accesso verso il Nord Europa e, grazie all’hub finlandese, permetterà di raggiungere più facilmente anche Asia e Nord America.

Ryanair consolida ulteriormente la propria presenza a Torino con nuove rotte verso Sofia e Tirana e un potenziamento delle frequenze su diverse destinazioni già attive, tra cui Madrid, Malaga e Marrakech, oltre a numerosi collegamenti nazionali come Catania, Palermo, Lamezia Terme e Reggio Calabria.

Anche Wizz Air amplia la propria offerta, introducendo nuovi voli per Londra Luton e Palermo, oltre a proseguire le rotte già attive verso Budapest e Chisinau. Cresce inoltre la disponibilità di posti su tratte molto richieste come Catania, Bucarest e Tirana.

Novità anche per Aeroitalia, che servirà le destinazioni di Foggia e Salerno e lancerà il nuovo collegamento per Comiso.

Nel complesso, la stagione estiva 2026 segna una fase di forte espansione per l’aeroporto, con un miglioramento generale dell’offerta in termini di frequenze, orari e varietà di mete. Lo scalo si conferma così un’infrastruttura strategica per il territorio, capace di sostenere sia i flussi turistici in arrivo sia quelli in partenza.

L’offerta comprende numerose destinazioni balneari nel Mediterraneo, facilmente raggiungibili con voli diretti verso località italiane come Olbia, Cagliari, Alghero, Catania, Palermo, Bari e Napoli, oltre a mete europee come Malta, Corfù, Ibiza, Malaga e Valencia. Ampia anche la scelta per chi preferisce le città europee, con collegamenti verso Barcellona, Porto, Stoccolma, Copenaghen e Vilnius.

Per i viaggi a lungo raggio, Torino offre collegamenti frequenti con i principali hub europei – tra cui Roma, Amsterdam, Francoforte, Monaco, Madrid e Parigi Charles de Gaulle – oltre a Istanbul e alla nuova Helsinki, garantendo connessioni efficienti verso destinazioni in tutto il mondo.

L’amministratore delegato Andrea Andorno ha sottolineato come questa stagione rappresenti un traguardo importante per lo scalo, evidenziando il superamento dei 5 milioni di passeggeri nel 2025 e il valore strategico dell’espansione del network. L’ingresso di Finnair, insieme al rafforzamento delle operazioni di Ryanair e Wizz Air, conferma infatti l’attrattività dell’aeroporto e la solidità del suo percorso di crescita, orientato a migliorare connettività, competitività e opportunità per il territorio.

L’anno decisivo: la sfida che può cambiare il destino di Stellantis

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Le parole di John Elkann, che ha definito il 2026 un “anno cruciale” per Stellantis, riflettono con chiarezza il momento complesso che il gruppo sta attraversando. Non si tratta solo di una fase di transizione, ma di un vero passaggio decisivo tra un modello industriale in difficoltà e un futuro ancora da costruire.

Negli ultimi anni, il gruppo ha registrato una contrazione significativa dei volumi produttivi, in particolare in Europa e soprattutto in Italia. I livelli di produzione sono scesi a valori che non si vedevano da decenni, segnale di una crisi strutturale più che congiunturale. Alla base di questo calo ci sono diversi fattori: una domanda incerta, il rallentamento nella diffusione delle auto elettriche e una capacità produttiva che oggi appare superiore rispetto alle reali esigenze del mercato.

Anche sul piano globale si osserva una riduzione delle consegne, con un progressivo ridimensionamento dei volumi complessivi. Questo scenario ha costretto il gruppo a rivedere ritmi e strategie, cercando un equilibrio tra sostenibilità economica e transizione tecnologica.

Un caso emblematico è quello dello stabilimento di Mirafiori, da sempre simbolo dell’industria automobilistica italiana. Da un lato, il sito torinese continua a rappresentare un punto di riferimento strategico, anche grazie all’introduzione di nuovi modelli ibridi che hanno dato qualche segnale di ripresa. Dall’altro, però, persistono criticità evidenti: frequente ricorso agli ammortizzatori sociali, riduzione del personale attraverso uscite incentivate e incertezza sull’assegnazione di ulteriori produzioni.

La situazione occupazionale resta quindi uno dei nodi più delicati. Negli ultimi anni una parte consistente dei lavoratori è stata coinvolta in periodi di cassa integrazione, mentre il calo delle attività ha inciso anche sui livelli salariali, con effetti concreti sul reddito delle famiglie. I sindacati continuano a chiedere garanzie più solide sul futuro degli stabilimenti italiani, sottolineando la necessità di un piano industriale chiaro e duraturo.

Parallelamente, anche il lato commerciale presenta difficoltà. Il mercato europeo dell’auto è in una fase di trasformazione profonda, ma la transizione verso l’elettrico procede più lentamente del previsto. I prezzi elevati e le incertezze legate alle infrastrutture frenano la domanda, mentre cresce la concorrenza internazionale, in particolare da parte dei produttori asiatici. Questo contesto rende più complesso per Stellantis mantenere quote di mercato e livelli produttivi adeguati.

In questo quadro, il 2026 rappresenta davvero uno snodo fondamentale. Il gruppo punta sul lancio di nuovi modelli, soprattutto ibridi, e su una riorganizzazione delle attività industriali per rilanciare la produzione e migliorare i risultati economici. Tuttavia, molto dipenderà dalla capacità di trasformare gli annunci in interventi concreti, soprattutto nei siti europei.

Le dichiarazioni di Elkann, quindi, non sono solo un messaggio di fiducia, ma anche il riconoscimento di una sfida aperta. Per realtà come Torino e per l’intero comparto automotive italiano, il futuro di Stellantis avrà un impatto diretto non solo sull’industria, ma anche sull’occupazione e sulla tenuta di un sistema produttivo che resta centrale per l’economia del Paese.

Il nuovo “shop – in – shop” di MediaWorld all’interno di Bennet, a Nichelino

Si rafforza la partnership tra MediaWorld, azienda leader dell’elettronica di consumo, è Bennet, leader nel settore degli ipermercati e delle gallerie commerciali, con l’inaugurazione, avvenuta giovedì 26 marzo scorso, del nuovo punto vendita MediaWorld Xpress, a Nichelino, in via Scarrone 10, all’interno dell’ipermercato Bennet del Mondojuve Shopping Village. Lo store, sviluppato su una superficie di 520 mq, in formato “shop – in – shop”, rappresenta un ulteriore passo nel percorso di presidio di prossimità dell’insegna, con l’obiettivo di rendere tecnologia, consulenza e servizi sempre più accessibili e integrati nella quotidianità dei clienti. All’inaugurazione, avvenuta col tradizionale taglio del nastro giovedì 26 marzo scorso, erano presenti i rappresentanti di MediaWorld, di Bennet e Gallerie Bennet, insieme alle istituzioni locali, tra cui il sindaco Giampietro Tolardo e l’assessore al commercio Giorgia Ruggero.

“L’apertura di questo nuovo spazio rappresenta un segnale concreto di attenzione verso il nostro territorio e verso le esigenze quotidiane dei cittadini – spiega il sindaco Giampietro Tolardo – l’inserimento di un servizio come MediaWorld all’interno di Mondojuve Shopping Village contribuisce a rafforzare l’offerta commerciale locale, generando al contempo opportunità occupazionali e valorizzando un’area strategica per la comunità di Nichelino”.

All’interno dello spazio è disponibile una selezione mirata di prodotti di elettronica di consumo, telefonia, informatica ed elettrodomestici, affiancata dal supporto dei consulenti MediaWorld. L’integrazione con l’ecosistema digitale consente inoltre di accedere all’intero assortimento disponibile sul sito mediaworld.it e scegliere il punto vendita di Nichelino per il ritiro degli acquisti online. Tra i servizi disponibili figurano pick & pay, pick up, anche in 30 minuti e pagamento in reparto tramite dispositivi mobili pensati per rendere l’esperienza di acquisto più fluida e flessibile.

“Con questa apertura rafforziamo ulteriormente la partnership con Bennet e la nostra presenza in Piemonte, portando il format MediaWorld Xpress in un’area strategica coem quella di Nichelino – commenta Stefano Parlati, Regional Sales Manager New Format – l’integrazione all’interno dell’ipermercato ci consente di essere ancora più vicini alle persone offrendo un’esperienza d’acquisto semplice, completa e perfettamente integrata tra fisico e digitale”.

L’ apertura segue la riapertura dello store di Grugliasco e rappresenta la prima delle inaugurazioni previste in Piemonte nel 2026, cui farà seguito l’apertura a Cuneo prevista per il 30 aprile prossimo. In occasione dell’apertura, da oggi fino al 29 marzo è attiva la promozione “No IVA” sulla migliore tecnologia, riservata ai possessori della carta gratuita MediaWorld Club.

Mara Martellotta

In Piemonte la Conferenza delle Alpi

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La Regione Piemonte ha ospitato il 25 e 26 marzo l’83ª seduta del Comitato permanente della Conferenza delle Alpi, organismo inserito nell’ambito della Convenzione sottoscritta nel 1991 e che include Italia, Austria, Francia, Germania, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera e con l’obiettivo di promuovere la conservazione e lo sviluppo sostenibile del territorio interessato.

Sono state le politiche innovative della Regione sui temi della tutela del patrimonio alpino e della sua valorizzazione alla base della scelta della Presidenza della Convenzione di svolgere a Torino questo consesso, che ha visto la partecipazione di delegazioni internazionali, osservatori e stakeholder europei.

In apertura dei lavori i saluti istituzionali dell’assessore regionale Marco Gallo, che ha esposto le buone pratiche del Piemonte su nuova residenzialità montana e sviluppo sostenibile della montagna e spunti di riflessione nel declinare gli argomenti all’ordine del giorno: dalla tutela e valorizzazione della cultura alpina alle interconnessioni logistiche, la demografia, il monitoraggio del clima, la biodiversità: «Ospitare a Torino l’83° Comitato permanente della Convenzione delle Alpi è per il Piemonte un riconoscimento concreto del lavoro che stiamo portando avanti sui nostri territori montani. Le Alpi sono parte determinante della nostra identità, con tutte le sfide che questo comporta, dallo spopolamento all’adattamento climatico, dalla tutela della biodiversità alla tenuta delle comunità locali. Come Regione Piemonte stiamo investendo su più fronti: dalla Strategia per le Montagne alle 12 Green Communities finanziate per 23 milioni di euro, fino all’Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici e al secondo Stralcio della Strategia climatica, dedicato proprio alla montagna. Il confronto internazionale è un’occasione preziosa per misurare queste esperienze con quelle degli altri Paesi alpini e per rafforzare una cooperazione che, su temi come biodiversità, clima e cultura alpina, non può che essere transnazionale».

Il direttore generale Affari Europei, Internazionali e Finanza sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Alessandro Guerri, presidente del Comitato permanente, ha illustrato gli sviluppi del Programma 2025-2026, sottolineando la stretta collaborazione tra i gruppi di lavoro tematici, la raccolta di oltre 80 buone pratiche di adattamento locale ai cambiamenti climatici e le iniziative a favore della biodiversità e delle foreste.

La due giorni è stata focalizzata sulla presentazione dell’avanzamento dell’11° Rapporto sullo Stato delle Alpi, con focus sulle problematiche ambientali (che vedono il Piemonte attivo nel monitoraggio dei ghiacciai, del permafrost e del ciclo dell’acqua), sulla redazione del Piano d’azione per la biodiversità alpina e sul confronto sulle sfide future, incluse le prospettive della Presidenza tedesca, che punterà sulla comunicazione del rischio e sulla gestione delle emergenze in ambiente montano.