ECONOMIA

Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Veneto insieme per le politiche economiche

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Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto e imprese mettono a sistema una strategia condivisa sulle politiche industriali. I primi obiettivi sono il censimento e la mappatura del Distretto e credito per le imprese

 Non una semplice interlocuzione tra territori, ma il tentativo di costruire una voce comune del sistema economico e produttivo del Nord. Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto avviano una nuova fase di collaborazione attraverso una ‘Cabina di Regia delle Regioni del Nord’, con l’obiettivo di coordinare le rispettive politiche economiche e industriali e, soprattutto, di rendere più strutturato ed efficace il confronto con il Governo e con la Commissione europea.

La costituzione della Cabina di Regia arriva dopo l’incontro del 30 giugno a Milano tra gli assessori allo Sviluppo economico delle cinque Regioni: Andrea Tronzano (Piemonte), Vincenzo Colla (Regione Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia) e Massimo Bitonci (Veneto). Un confronto che ha consentito di entrare nel merito delle questioni sulle quali i territori stanno già lavorando e che, proprio per la loro rilevanza strategica, possono essere affrontate con una prospettiva comune. Nella giornata odierna tenutasi a Torino, nel Palazzo della Regione Piemonte, la Cabina di regia ha lanciato la grande scommessa su cui si lavorerà da subito: l’istituzione del Distretto unico della manifattura del Nord con l’intento di essere propositivi nelle relazioni con il Governo italiano e nei confronti della Commissione Europea.

La posta in gioco è significativa. Nel loro insieme, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto rappresentano una componente del sistema economico italiano che contribuisce a più della metà del Pil nazionale. Un peso economico che, nelle intenzioni dei promotori della Cabina di Regia, può tradursi in un contributo ancora più qualificato alla definizione delle politiche industriali, economiche ed energetiche del Paese e dell’Unione europea.

Dalle aree industriali al credito: una piattaforma ampia

Il lavoro avviato dalle cinque Regioni non si limita a un singolo dossier. Al contrario, l’agenda condivisa abbraccia alcuni dei principali nodi che riguardano oggi la competitività del sistema produttivo.

Tra i temi individuati ci sono innanzitutto le aree di accelerazione industriale, insieme agli strumenti territoriali come le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata (ZLS) e le Reti innovative regionali (RIR), il rafforzamento delle filiere industriali e le misure di sostegno agli investimenti. L’obiettivo è capire come rendere più efficace l’utilizzo di questi strumenti, favorendo nuovi insediamenti, rafforzando quelli esistenti e creando condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi.

Altro capitolo centrale è quello dell’accesso al credito. Sul tavolo ci sono la moratoria dei mutui, il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI e, più in generale, gli strumenti necessari a garantire alle imprese condizioni di finanziamento adeguate in una fase nella quale costo del denaro, investimenti e transizione industriale sono strettamente collegati.

La questione riguarda soprattutto il tessuto delle piccole e medie imprese, che costituisce una parte essenziale delle filiere produttive del Nord. Da qui anche l’attenzione alle certificazioni delle PMI e delle filiere industriali, considerate uno degli strumenti attraverso cui rafforzare qualità, affidabilità e capacità competitiva delle imprese.

La sfida dopo il PNRR: innovazione, ricerca e talenti

Un altro terreno sul quale le cinque Regioni intendono coordinarsi è quello dell’innovazione.

Il tema è particolarmente rilevante per un territorio nel quale convivono grandi gruppi industriali, PMI, università, centri di ricerca e filiere altamente specializzate. La questione, dunque, non è soltanto quella di sostenere la nascita di nuove tecnologie, ma di riuscire a trasferirle concretamente nei processi produttivi, aumentando produttività e competitività delle imprese. Un nuovo modello a sistema per essere competitivi anche nell’attrarre e trattenere i talenti. In questo quadro, la collaborazione tra le Regioni può assumere un valore politico preciso: evitare la frammentazione degli interventi e provare a costruire una massa critica sufficiente per competere con i grandi ecosistemi industriali europei.

Aiuti di Stato e dimensione d’impresa: il nodo delle regole europee

La partita non si gioca però soltanto sul terreno delle risorse. Una parte decisiva riguarda infatti le regole.

Tra i temi individuati c’è la revisione del regime degli aiuti di Stato, a partire dal de minimis, insieme alla questione del dimensionamento delle imprese.

La possibilità di intervenire sulle imprese, sostenerne gli investimenti e accompagnarle nei processi di trasformazione dipende quindi anche dal quadro regolatorio europeo. Per le cinque Regioni, il confronto con Bruxelles diventa inevitabilmente parte integrante della strategia.

Lo stesso vale per gli IPCEI di natura nazionale, strumenti attraverso i quali sostenere progetti strategici e tecnologicamente avanzati. Anche in questo caso il coordinamento tra territori può servire a costruire proposte più forti e coerenti rispetto alle singole iniziative regionali.

Casa, Torino recupera terreno: prezzi su del 17,4% negli ultimi cinque anni

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Nel lungo periodo il mattone torinese resta sotto i livelli di vent’anni fa, ma i dati più recenti indicano una netta inversione di tendenza. Milano continua invece a correre e si conferma un caso a parte tra le grandi città italiane

Il mercato immobiliare italiano ha cambiato più volte direzione negli ultimi vent’anni e Torino ne rappresenta bene l’andamento. Se si guarda al lungo periodo, infatti, i prezzi delle abitazioni nel capoluogo piemontese risultano ancora inferiori del 26,9% rispetto a vent’anni fa. Negli ultimi cinque anni, però, la situazione è decisamente cambiata: i valori sono cresciuti del 17,4%, una performance superiore alla media nazionale.

È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha messo a confronto l’andamento dei prezzi delle abitazioni in Italia e nelle quattro grandi città di Milano, Napoli, Roma e Torino, prendendo come riferimento periodi di venti, dieci e cinque anni.

Il dato di lungo periodo restituisce gli effetti delle diverse fasi attraversate dal mercato, a cominciare dalla crisi immobiliare iniziata nel 2007. Complessivamente, in Italia, rispetto a vent’anni fa le abitazioni hanno perso il 24,1% del loro valore. Tra le città considerate, la contrazione più consistente riguarda Napoli, con il -32,4%, seguita da Roma con il -29,8% e Torino con il -26,9%.

A distinguersi nettamente è Milano, unica delle quattro città ad avere oggi valori superiori a quelli di vent’anni fa: nel capoluogo lombardo l’incremento raggiunge infatti il 25,1%.

Lo scenario cambia radicalmente restringendo l’analisi all’ultimo decennio. In Italia i prezzi sono aumentati mediamente del 16,7%. Milano guida ancora la classifica con un balzo del 59,2%, mentre Napoli registra un +17,1%. Più contenuto il recupero di Torino, pari all’8,7%. Roma rimane invece leggermente in territorio negativo, con una variazione del -1,2%.

Sono soprattutto gli ultimi cinque anni a mostrare la nuova fase del mercato torinese. In questo periodo il prezzo delle abitazioni in città è cresciuto del 17,4%, contro una media italiana del 16%. Tra le quattro metropoli esaminate, Torino è seconda soltanto a Milano, dove l’aumento raggiunge il 22,3%. Seguono Napoli con il 15,9% e Roma con il 9,7%.

Il quadro che emerge è quindi quello di una Torino che non ha ancora recuperato le quotazioni di vent’anni fa, ma che negli anni più recenti ha mostrato una rivalutazione significativa del patrimonio residenziale.

“L’analisi su diversi archi temporali – afferma Fabiana Megliola, Responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa – evidenzia come il mercato immobiliare residenziale italiano abbia attraversato fasi molto diverse. Se il confronto a vent’anni mostra una contrazione dei valori generalizzata, incorporando la crisi iniziata nel 2007, gli ultimi dieci e cinque anni rivelano una ripresa più marcata, soprattutto in alcune grandi città. Milano si distingue per continuità e intensità della crescita, mentre Torino evidenzia negli ultimi anni un recupero significativo.

Due elementi rendono particolarmente interessante il caso di Milano nel confronto con Napoli, Roma e Torino: dopo la diminuzione dei prezzi iniziata nel secondo semestre del 2007, in linea con il dato nazionale, il capoluogo lombardo è stato il primo a invertire la tendenza, registrando una fase di stabilità già nel secondo semestre del 2016. Inoltre nel 2020, anno segnato dalla pandemia, Milano è stata l’unica tra le quattro città considerate a rilevare prezzi ancora in aumento”.

Variazione prezzi 20 anni 10 anni 5 anni
Italia -24,1% +16,7% +16,0%
Milano +25,1% +59,2% +22,3%
Napoli -32,4% +17,1% +15,9%
Roma -29,8% -1,2% +9,7%
Torino -26,9% +8,7% +17,4%

Fonte: Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa

Più giovani nel sistema produttivo piemontese. La Regione punta sulla formazione tecnica

Una filiera della formazione tecnica superiore sempre più forte, capace di offrire ai giovani competenze specialistiche e di rispondere alla crescente domanda di professionalità del sistema produttivo piemontese. La Regione Piemonte rafforza la programmazione 2026-2029 con quasi 6 milioni di euro di risorse aggiuntive, portando l’investimento complessivo da 42,31 a 48,25 milioni di euro.

È quanto prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale, che integra le risorse già stanziate per la programmazione dell’offerta formativa regionale del Sistema di Formazione Tecnica Superiore. Complessivamente, 40,57 milioni di euro saranno destinati alle attività degli ITS Academy, mentre 7,68 milioni finanzieranno i percorsi IFTS.

L’integrazione, pari a 5,94 milioni di euro, deriva dalle nuove risorse assegnate al Piemonte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso il Fondo per l’istruzione tecnologica superiore e consentirà di rafforzare ulteriormente il sistema regionale: 3,45 milioni di euro saranno destinati al potenziamento dellofferta formativa degli ITS Academy, mentre 2,49 milioni di euro di risorse premiali sosterranno la gestione, il funzionamento e la sostenibilità delle Fondazioni ITS Academy piemontesi.

Una scelta che si inserisce in una programmazione più ampia con la quale la Regione punta a consolidare una vera e propria filiera della formazione tecnica superiore, attraverso percorsi fortemente orientati all’acquisizione di competenze specialistiche e costruiti per mantenere uno stretto raccordo con l’evoluzione del mercato del lavoro e con i fabbisogni professionali delle imprese.

ITS Academy e IFTS rappresentano infatti due componenti strategiche di questa filiera: percorsi differenti per durata, caratteristiche e livello di specializzazione, ma accomunati dalla capacità di avvicinare formazione e mondo produttivo e di offrire ai giovani strumenti concreti per costruire il proprio futuro professionale.

«Vogliamo costruire in Piemonte una filiera della formazione tecnica sempre più forte e riconoscibile, capace di accompagnare i nostri ragazzi dalla formazione alle competenze e dalle competenze al lavoro. ITS Academy e IFTS sono due strumenti diversi, ma fanno parte della stessa visione: offrire percorsi di qualità, vicini alle esigenze delle imprese e capaci di creare opportunità concrete per i giovani» dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Merito, Formazione professionale e Diritto allo Studio universitario Daniela Cameroni.

«Portare l’investimento complessivo a oltre 48 milioni di euro conferma quanto crediamo in questa direzione: il Piemonte è una terra che produce e innova, per questo motivo ha bisogno di competenze tecniche sempre più qualificate. Il nostro compito è fare in modo che formazione e lavoro continuino ad avvicinarsi, dando ai ragazzi la possibilità di scegliere percorsi validi e alle nostre imprese le professionalità necessarie per continuare a crescere» conclude Cameroni.

Coldiretti Piemonte: Unione Europea, dal 3 settembre stop alla carne brasiliana

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Dal 3 settembre l’Europa chiude le porte a carne e altri prodotti di origine animale brasiliana che non garantiscono il rispetto delle stesse regole imposte agli allevatori europei. Si tratta di una vittoria figlia della battaglia condotta da Coldiretti e Filiera Italia in Italia e a Bruxelles per affermare il principio di reciprocità.  Non una battaglia contro il commercio Internazionale,  ma contro la concorrenza sleale che per troppo tempo ha preteso dagli agricoltori europei gli standard più elevati al mondo consentendo, allo stesso tempo, l’ingresso di prodotti che non offrivano garanzie equivalenti.

“Una decisione che segna un principio fondamentale: non può esserci tutela del reddito degli agricoltori né della salute dei cittadini se nel mercato europeo entrano prodotti ottenuti  secondo standard diversi e meno rigorosi rispetto a quelli richiesti alle nostre imprese – affermano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte , e Bruno Rivarossa, delegato confederale – È la dimostrazione che la reciprocità non è uno slogan, ma può e deve diventare il criterio sul quale costruire la politica commerciale europea. Ai nostri allevatori sono richiesti ogni giorno investimenti e regole rigorose sulla tracciabilità, sul benessere animale  e sulla sicurezza alimentare. Non è più  accettabile che gli stessi obblighi scompaiano quando il prodotto arriva da migliaia di km di distanza. Con lo stop, quindi, difendiamo le nostre razze autoctone, il lavoro degli imprenditori e la salute dei cittadini”.

Dopo le denunce e le mobilitazioni di Coldiretti e Filiera Italia, l’Unione Europea ha finalmente verificato sul campo la capacità del sistema brasiliano di rispettare norme comunitarie. Dal 3 settembre il Brasile non figura, dunque, tra quelli autorizzati per l’ingresso nell’Unione di una serie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura.

“Il commercio è un’opportunità solo quando avviene a condizioni eque, chi vuole vendere alimenti sul mercato europeo deve garantire gli stessi standard degli agricoltori europei. Ci auguriamo che quanto successo con il Brasile, venga attuato anche con il grano canadese trattato in preraccolta con glifosato, secondo pratiche non consentite agli agricoltori italiani, e per tutte quelle formule che non tengono conto delle regole a cui adempiono le nostre produzioni. Lo stop al Brasile dimostra che cambiare le regole è possibile. Ora l’Europa deve trasformare questa decisione in un principio generale che preveda stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per tutti i prodotti che arrivano sulle tavole dei cittadini europei – concludono Brizzolari e Rivarossa”.

Mara Martellotta

A Torino torna il Festival Internazionale dell’Economia. Qual è il futuro dello stato sociale?

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Dal 22 al 25 ottobre oltre 130 appuntamenti. Tra gli ospiti sei Premi Nobel per l’Economia. Da quest’anno la manifestazione si sposta in autunno

Sarà “Salvare lo stato sociale” il tema della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, in programma a Torino dal 22 al 25 ottobre 2026. La manifestazione, curata da Editori Laterza, Collegio Carlo Alberto e Torino Local Committee, con la direzione scientifica di Tito Boeri, cambia collocazione nel calendario e da quest’anno si svolgerà in autunno, con l’obiettivo di favorire una maggiore partecipazione di studenti, università e imprese.

Al centro dei quattro giorni ci sarà il futuro del welfare state europeo, chiamato ad affrontare trasformazioni che ne mettono alla prova sostenibilità ed efficacia: invecchiamento della popolazione, crisi demografica, globalizzazione, immigrazione, cambiamento climatico e aumento delle spese militari legato alle tensioni internazionali. Il Festival proverà a interrogarsi sulle possibili riforme necessarie per continuare a garantire protezione sociale, riduzione delle disuguaglianze e sostegno alle fasce più fragili.

Il programma prevede oltre 130 appuntamenti gratuiti e aperti al pubblico, tra lecture, dialoghi, confronti, incontri con gli autori, approfondimenti storici e iniziative dedicate al rapporto tra economia e cinema. A Torino arriveranno economisti, sociologi, demografi, scrittori e studiosi provenienti da diversi Paesi.

Particolarmente significativa la presenza di sei Premi Nobel per l’Economia: Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth e Michael Spence.

Per Tito Boeri, lo stato sociale rappresenta uno degli elementi distintivi dell’identità europea e una conquista che oggi deve essere non soltanto difesa, ma anche riformata per rispondere ai nuovi rischi economici e sociali. Una riflessione che assume un significato particolare anche per Torino e il Piemonte, territori alle prese con l’invecchiamento della popolazione e importanti trasformazioni demografiche.

Novità dell’edizione 2026 sarà inoltre il gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie di Lione, uno dei principali festival francesi dedicati alla divulgazione economica, nato nel 2008.

 

Tra i protagonisti: i Premi Nobel Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth
e Michael Spence. Oltre a Alan Auerbach, François Bourguignon, Pierre Cahuc, Marco Cappato,
Gianrico Carofiglio, Bea Cantillon, don Luigi Ciotti, Piero Cipollone, John Cochrane, Carlo Cottarelli,
Maurizio Ferrera, Maurizio Ferraris, Raffaele Fitto, Elsa Fornero, Sara Gama, Matthew Gentzkow, Vera
Gheno, Paolo Giordano, Gian Maria Gros-Pietro, Jonathan Gruber, Gordon Hanson, Hilary Hoynes,
Margarita León, Matteo Maggiori, Franca Maino, Branko Milanović, Magne Mogstad, Maurice
Obstfeld, Pier Carlo Padoan, Nando Pagnoncelli, Luca Pancalli, Fabio Panetta, Giōrgos Papandreou,
Antonio Patuelli, Giuseppe Remuzzi, Cecilia Sala, Chiara Saraceno, Matteo Saudino, Fiona Scott
Morton, Guido Tabellini, Philippe Van Parijs, Silvia Vannutelli, Gianluca Violante, Ignazio Visco, Luigi
Zingales.

 

Pignatelli Day: un grande successo con oltre 500 visitatori

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Venerdì 28 agosto nei campi di Fondazione Podere Pignatelli si è svolta una giornata dedicata a confronto varietale e tecniche di coltivazione di mais e soia

Venerdì 28 agosto a Villafranca Piemonte, presso la Fondazione Podere Pignatelli, si è svolto il tradizionale appuntamento annuale del Pignatelli Day, patrocinato da Regione Piemonte, le cui protagoniste sono state due colture centrali per l’agricoltura piemontese: mais e soia. Un evento organizzato in collaborazione con CAPAC e DISAFA (Università degli Studi di Torino), che ha offerto a tutti i presenti l’opportunità di confrontarsi con esperti e tecnici del settore sull’introduzione di nuovi ibridi di mais e varietà di soia, oltre che su metodi di coltivazione, strategie di difesa e produttività delle colture.

Un evento che quest’anno ha coinvolto 24 espositori e attratto un numero altissimo di persone: a visitare i campi sperimentali sono state oltre 500 persone tra agricoltori, tecnici e ricercatori, che hanno avuto anche l’opportunità di conoscere macchinari all’avanguardia e altri strumenti utili nella gestione delle colture.

Amedeo Reyneri, Presidente della Fondazione Podere Pignatelli, ha rimarcato che: “la giornata di oggi, che è stata così partecipata, porta grande valore al territorio, perché è un momento di grande comunicazione diretta da parte della Fondazione verso le aziende agricole. Viviamo in un tempo in cui le informazioni sono spesso mediate, un fatto che porta a sentire sempre di più la mancanza di confronti personali, diretti, dialogati. Questa giornata è l’occasione in cui Fondazione Podere Pignatelli comunica direttamente con gli agricoltori, con dimostrazioni pratiche in campo e quindi ponendosi come punto di riferimento e interlocutore reale”.

Paolo Colombatto, Direttore della Fondazione, ha affermato: “quest’anno abbiamo anticipato l’evento di oltre una decina di giorni, a causa di una campagna molto calda e siccitosa, che ha messo a dura prova le colture in campo. Questo è un sintomo inequivocabile del cambiamento climatico, a cui Podere Pignatelli risponde proponendo strategie efficaci di mitigazione e ricerca continua sul confronto varietale e sulle tecniche di coltivazione. Oggi sono stati presentati più di 90 ibridi di mais delle principali ditte sementiere e 40 varietà di soia, con molte novità: numeri importanti, che dimostrano pienamente il valore della ricerca in campo agricolo”.

L’evento è stato inoltre l’occasione per presentare l’avanzamento di alcuni progetti finanziati in ambito CSR dalla Regione Piemonte e promossi dalla Fondazione in collaborazione con partner del territorio: RADICE, che accompagna la cerealicoltura piemontese verso un modello agricolo più sostenibile e resiliente, GO-FITO, che propone strategie alternative di difesa dalle malattie, e SMARTech, che propone tecnologie di precisione nelle attività agronomiche.

Attività realizzata nell’ambito del progetto “AGRODEMO” finanziato con fondi FEASR – CSR 2023/2027 della Regione Piemonte – Intervento SRH05 – Azioni dimostrative per il settore agricolo – Bando 1/2023

Fiat, comincia l’era Belloni: Torino guarda (con apprensione) al futuro di Mirafiori

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Dal 1° settembre Arnaud Belloni assume la guida di Fiat, Abarth e Lancia, insieme alla responsabilità del marketing di Stellantis in Europa.

Il manager francese prende il posto di Olivier François, protagonista degli ultimi quindici anni del marchio torinese, destinato a proseguire la collaborazione con il gruppo come Strategic Advisor dopo un periodo di affiancamento.

Per Fiat si apre una nuova fase, che interessa direttamente anche Torino e il Piemonte: la questione principale sarà verificare se la ripartenza della 500 Hybrid rappresenterà soltanto una risposta alla fase di difficoltà oppure il primo passo verso nuovi investimenti e altre produzioni capaci di garantire prospettive più solide a Mirafiori e all’indotto piemontese. C’è un clima di apprensione ma anche di cauto ottimismo. La novità è lo stop produttivo alle Carrozzerie di Mirafiori. Infatti Stellantis ha comunicato ai delegati sindacali che le linee resteranno ferme mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4 settembre per  mancanza di componenti dei motori della Fiat 500 ibrida.

Belloni arriva all’incarico con una lunga esperienza nell’automotive e una conoscenza già consolidata dell’universo oggi riunito sotto Stellantis. Il cambio al vertice avviene mentre Fiat è impegnata a rafforzare la propria offerta e a trovare un equilibrio tra motorizzazioni elettriche e ibride, nuovi modelli e necessità di recuperare volumi sul mercato europeo.

Da Torino l’attenzione è rivolta soprattutto a Mirafiori, dove il 2026 ha portato un’inversione di tendenza rispetto alla pesante contrazione degli anni precedenti. A trainare la ripresa è soprattutto la 500 Hybrid, insieme alla versione elettrica. Tra gennaio e giugno sono uscite dalle linee torinesi poco più di 36 mila vetture, contro circa 15.300 nello stesso periodo del 2025. Un recupero importante che ha permesso di aumentare l’attività produttiva e di procedere anche con nuovi inserimenti di personale.

Non tutti i problemi, però, possono considerarsi risolti. Il traguardo delle 100 mila vetture inizialmente indicato per il 2026 appare difficile da raggiungere e rimane aperta la questione della capacità produttiva ancora disponibile nello stabilimento, anche in seguito alla riduzione dell’attività legata a Maserati. Da qui la richiesta, avanzata da tempo dai sindacati, di destinare a Torino un ulteriore modello.

Qualche segnale favorevole arriva intanto dal mercato automobilistico nazionale. Nei primi sette mesi del 2026 le immatricolazioni in Italia hanno superato quota 1,06 milioni, con una crescita dell’8,9% rispetto all’anno precedente. A luglio Stellantis, comprendendo anche Leapmotor, si è attestata intorno al 26% del mercato italiano.

Il futuro di Mirafiori interessa comunque un’area molto più vasta dello stabilimento. Torino e il Piemonte conservano una filiera automotive di primo piano, formata da aziende della componentistica, dell’ingegneria, della progettazione e dei servizi. La tenuta dei volumi produttivi può quindi avere effetti diretti su una parte rilevante del sistema industriale regionale.

 

Piemonte, 11 milioni per aiutare i giovani a scegliere il proprio futuro

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Orientamento, il Piemonte mette 11 milioni sul triennio 2026-2028: più spazio al rapporto tra scuola e imprese

La Regione Piemonte stanzia 11 milioni di euro per i servizi di orientamento rivolti ai giovani tra gli 8 e i 24 anni. È quanto prevede il nuovo Avviso regionale per il triennio 2026-2028, finanziato attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), che consentirà la ripartenza delle attività con l’anno scolastico 2026/27.

Il programma prosegue l’esperienza maturata nel triennio precedente, ma introduce una maggiore attenzione all’orientamento precoce, coinvolgendo anche gli ultimi anni della scuola primaria. L’obiettivo è aiutare bambini e ragazzi a conoscere attitudini, percorsi formativi e opportunità professionali presenti sul territorio, fornendo strumenti utili per le successive scelte scolastiche e lavorative.

Resterà centrale la presenza nelle scuole piemontesi di oltre 500 orientatori, attraverso laboratori, incontri e consulenze individuali. Una parte delle attività sarà inoltre dedicata al contatto diretto con il mondo produttivo.

«Il talento va scoperto prima ancora che coltivato. Per questo investiamo nell’orientamento precoce: perché nessun ragazzo debba scegliere il proprio futuro per caso o senza conoscere le opportunità che il Piemonte è in grado di offrire. Vogliamo accompagnare i giovani in un percorso che li renda protagonisti delle proprie scelte, facendo conoscere loro le professioni, le imprese e i percorsi formativi che il territorio mette a disposizione. È così che si costruiscono competenze, si rafforza il merito e si crea una Regione capace di trattenere e valorizzare i propri talenti», afferma Daniela Cameroni, assessore regionale all’Istruzione e Merito (nella foto).

Tra gli aspetti su cui punta il nuovo programma c’è infatti il rapporto tra scuola e imprese. Accanto alle attività svolte in aula saranno organizzati percorsi e visite nelle aziende piemontesi, con la possibilità per studenti e docenti di conoscere più direttamente professioni, competenze richieste e trasformazioni in corso nel mercato del lavoro.

Il bando è rivolto ai soggetti accreditati per l’orientamento, che potranno presentarsi in forma associata nelle rispettive aree provinciali. Saranno individuati raggruppamenti di operatori destinati a lavorare nelle otto province piemontesi, in collaborazione con scuole, Centri per l’Impiego coordinati da Agenzia Piemonte Lavoro, Ufficio Scolastico Regionale, Sviluppo Lavoro Italia, Comuni e altre realtà territoriali.

Le attività proseguiranno fino al 31 dicembre 2028.

Il nuovo intervento parte dai numeri registrati nel triennio 2023-2026, durante il quale i servizi regionali di orientamento hanno raggiunto oltre 400 mila bambini e giovani. È stato coinvolto più del 90% delle scuole secondarie di primo grado e circa il 70% di quelle di secondo grado. Nelle primarie sono stati interessati quasi 300 plessi, con oltre 30 mila bambini coinvolti in più di 2 mila attività dedicate alla conoscenza delle professioni.

Sul fronte del rapporto con il mondo produttivo sono state inoltre organizzate oltre 500 visite orientative nelle imprese, che hanno coinvolto circa 9.500 partecipanti e quasi 200 aziende e realtà imprenditoriali.

I BTP fanno gola anche agli stranieri ma c’è poco da festeggiare

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Di Carlo Mancorda

La crescita degli acquisti esteri di BTP viene celebrata come un segnale di fiducia nell’Italia: attualmente gli investitori stranieri detengono circa il 36% del debito pubblico italiano, pari a 1.156 miliardi di euro. Il chè significa, da una parte, che se rendimenti e convenienza dovessero diminuire o la fiducia venire meno, i capitali esteri potrebbero defluire rapidamente, aumentando la pressione sui conti pubblici, dall’altra che gli interessi del debito nelle mani straniere, circa 40 miliardi di euro finiranno all’estero, ovvero non avranno alcuna ricaduta sul mercato italiano per acquisti di beni e consumi. Insomma, tanto entusiasmo non appare affatto giustificato…

LEGGI L’ARTICOLO su lineaitaliapiemonte.it:

https://www.lineaitaliapiemonte.it/2026/08/28/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/i-btp-fanno-gola-anche-agli-stranieri-ma-ce-poco-da-festeggiare-di-carlo-mancorda.html

Apre a Carmagnola la Fiera del Peperone

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ECCELLENZA, TERRITORIO E LA SFIDA DELL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Carmagnola (To) 29 Agosto 2026 – Si è aperta ufficialmente ieri sera la 77ª edizione della Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola presentata da Nicola Prudente in arte Tinto, in programma fino a domenica 6 settembre nel centro storico della città, uno degli appuntamenti enogastronomici più attesi e storici d’Italia. Alla cerimonia d’inaugurazione hanno preso parte autorevoli istituzioni, tra cui il Vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, e il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, confermando la centralità della manifestazione nel panorama agricolo e culturale italiano.

 

I grandi temi: identità, difesa del Made in Italy, rete territoriale e sviluppo futuro

Nel corso dei loro interventi, le autorità hanno evidenziato il valore economico, sociale e culturale della filiera agricola locale e l’importanza della collaborazione tra istituzioni e territori.

Il Vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, ha rimarcato il profondo legame tra comunità e identità produttiva «La parola chiave di questa manifestazione è orgoglio: l’orgoglio di un prodotto che rappresenta una comunità e della forte identità che unisce un territorio alle sue eccellenze. Il peperone è l’ambasciatore di questa terra e sono felice di essere qui oggi. Fare la spesa è un atto politico: significa dimostrare amore per il proprio territorio e per il proprio Paese. Bisogna guardare le etichette e dedicare il giusto tempo per capire cosa stiamo acquistando. Comprare italiano è fondamentale e non è così difficile trovare il prodotto nazionale al giusto prezzo: se smettiamo di farlo non diamo più una mano ai nostri agricoltori, le terre vengono abbandonate e poi non possiamo lamentarci se le nostre aree diventano hub logistici o impianti di finto agro-fotovoltaico. Sostenere i nostri agricoltori significa aiutare il nostro Paese, il nostro paesaggio, il nostro ambiente e, soprattutto, i nostri figli.»

Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha guardato alla storia della Fiera indicando le prospettive di crescita per le prossime edizioni «Dobbiamo ringraziare chi, 77 anni fa, ha avuto l’intuizione di festeggiare un prodotto speciale come il peperone di Carmagnola. Serve rispetto per chi ha creato queste condizioni e per i veri protagonisti, che sono i nostri agricoltori e i nostri contadini. È fondamentale che questo prodotto continui a distinguersi per qualità ed eccellenza: non basta fare cose buone, bisogna sempre più legarle a un territorio. Il successo di questa manifestazione sta proprio qui: il peperone è così buono perché nasce in questa terra. Come Regione continueremo a sostenere la Fiera e, alla luce dei numeri e della costante crescita, ci sono tutte le condizioni affinché l’evento diventi internazionale. È l’impegno concreto che ci prendiamo come Regione Piemonte per accompagnare questo ulteriore passaggio. Un grazie sincero a tutte le persone che lavorano all’organizzazione: le nostre sagre sono popolari perché sanno radunare le comunità attorno a valori veri e sani, e questa manifestazione ne è l’esempio più concreto.»

Il Sindaco di Carmagnola, Ivana Gaveglio, ha sottolineato proprio il valore della rete costruita intorno alla manifestazione: «Il successo della Fiera Nazionale del Peperone e la crescente valorizzazione del Peperone di Carmagnola non sono risultati che appartengono soltanto alla nostra città, ma sono il frutto di un territorio che ha saputo comprendere quanto sia importante lavorare insieme. Quando si superano i confini dei singoli Comuni, si mettono in rete competenze, energie e opportunità e si costruiscono progetti condivisi, i risultati diventano più importanti per tutti. La presenza all’inaugurazione di così tanti Sindaci e amministratori del territorio è per noi motivo di grande soddisfazione e testimonia concretamente questo spirito di collaborazione. A tutti loro va il mio ringraziamento, perché la forza della Fiera e del nostro prodotto simbolo nasce anche dalla capacità di fare squadra e di promuovere insieme un territorio che ha molto da offrire».

“Questa 77ª edizione rappresenta un punto di svolta fondamentale nel percorso di crescita e valorizzazione della Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola.- spiega Stefano Pelliciardi, CEO SGP Grandi Eventi, organizzatore – Il nostro obiettivo come SGP Grandi Eventi è da sempre quello di coniugare la grande tradizione agricola e gastronomica di Carmagnola con format d’intrattenimento moderni, trasversali e capaci di attrarre un pubblico ampio e diversificato da tutta Italia. Con un palinsesto ricco di eventi, show – cooking e ospiti di rilievo offriamo una vera e propria esperienza a 360 gradi e cerchiamo, anno dopo anno, di creare eventi innovativi dove al primo posto ci sia sempre il peperone di carmagnola. Ringrazio l’Amministrazione comunale e tutte le istituzioni per la costante fiducia: i numeri e l’entusiasmo di questa serata inaugurale confermano che la Fiera ha ormai tutte le carte in regola per proiettarsi verso quella dimensione internazionale evocata anche dalle istituzioni presenti.”

L’evento, promosso dal Comune di Carmagnola e organizzato da SGP Grandi Eventi, si svolge dal 28 agosto al 6 settembre 2026, trasformando ancora una volta Carmagnola nel cuore pulsante dell’eccellenza agroalimentare piemontese e nazionale. Dieci giorni in cui il centro storico di Carmagnola si animerà di sapori, spettacoli, incontri culturali e momenti di comunità, confermando il format che negli anni ha reso questa fiera un appuntamento imperdibile per un pubblico sempre più vasto e trasversale. La manifestazione aprirà ogni sera con orario continuato: dal lunedì al venerdì dalle ore 18 alle 24, sabato e domenica dalle ore 10 alle 24.

Anche quest’anno immancabile il Foro Festival, la rassegna di spettacoli serali presso il Foro Boario di Piazza Italia che dal 2018, porta sul palco di Carmagnola grandi nomi della scena nazionale. L’edizione 2026 si presenta con una lineup di raro equilibrio tra musica, narrazione e intrattenimento.

Programma completo:

https://fieradelpeperone.it/