ECONOMIA

Cultura e food rilanciano l’economia del territorio. E’ l’età dell’oro del turismo piemontese?

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Nel 2025 il turismo in Piemonte ha consolidato una fase di espansione ormai strutturale, affermandosi come uno dei comparti più dinamici dell’economia regionale. Le elaborazioni dell’Osservatorio Turistico della Regione Piemonte insieme a Visit Piemonte indicano non solo un aumento significativo dei flussi, ma anche un miglioramento della qualità della domanda, sempre più orientata verso visitatori internazionali e verso esperienze diversificate sul territorio.

Nel corso dell’anno si sono registrati circa 6,7 milioni di arrivi e oltre 18 milioni di presenze, con una crescita superiore al 7% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un incremento decisamente più sostenuto rispetto alla media nazionale, segnale che il Piemonte sta rafforzando la propria attrattività nel panorama turistico italiano. Un elemento particolarmente rilevante è rappresentato dal peso crescente dei visitatori stranieri, che ormai superano la metà delle presenze complessive, con una forte incidenza di turisti provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia. Parallelamente si è ampliata anche l’offerta ricettiva, con un aumento consistente del numero di strutture, segno di una filiera in espansione e di una maggiore capacità di accoglienza diffusa.

La crescita non riguarda un solo ambito territoriale ma si distribuisce in modo sempre più equilibrato, pur mantenendo un baricentro importante su Torino con musei e cultura, che si conferma il principale polo turistico regionale. Il capoluogo concentra una quota rilevante dei flussi grazie alla sua offerta culturale, agli eventi di rilievo internazionale e al crescente appeal come destinazione per soggiorni brevi. Accanto alla città, tuttavia, si rafforza il ruolo di altri territori: le aree vitivinicole delle Langhe e del Monferrato attraggono turismo enogastronomico di fascia medio-alta, i laghi piemontesi mantengono una forte vocazione internazionale, mentre le zone alpine stanno beneficiando di una progressiva destagionalizzazione che valorizza anche il turismo estivo e outdoor. Questo allargamento geografico dei flussi rappresenta uno degli aspetti più interessanti, perché consente di distribuire i benefici economici su un’area più ampia e di sostenere anche le economie locali meno centrali.

Dal punto di vista economico, l’impatto del turismo si manifesta su più livelli. L’aumento delle presenze e delle strutture ricettive implica una crescita diretta della domanda di lavoro nei settori dell’ospitalità, della ristorazione, dei servizi culturali e dei trasporti. A questo si aggiunge un effetto indiretto significativo su filiere collegate come l’agroalimentare, il commercio e l’artigianato, che beneficiano della spesa turistica. In un contesto come quello piemontese, storicamente caratterizzato da una forte base industriale, il turismo assume quindi un ruolo sempre più importante come fattore di diversificazione economica. Pur non rappresentando ancora una quota dominante del prodotto interno regionale, il suo peso è in crescita e contribuisce a rendere il sistema economico più resiliente.

Per Torino, in particolare, il turismo rappresenta una leva strategica di trasformazione. La città, che negli ultimi decenni ha avviato un percorso di riconversione dopo la crisi del settore manifatturiero tradizionale, trova nel turismo culturale e degli eventi un ambito di sviluppo capace di generare occupazione e attrarre investimenti. L’aumento dei visitatori stranieri conferma inoltre un posizionamento sempre più internazionale, con effetti positivi su tutto il comparto dei servizi urbani.

Guardando al futuro, le prospettive appaiono favorevoli. Il trend di crescita degli ultimi anni, l’espansione della domanda estera e la capacità di sviluppare offerte turistiche legate alla natura, all’enogastronomia e alle esperienze autentiche indicano che il turismo può diventare uno dei principali motori di sviluppo del territorio. La sua forza risiede anche nella capacità di attivare un ampio indotto e di valorizzare risorse locali spesso non delocalizzabili. Tuttavia, per consolidare questo ruolo sarà necessario affrontare alcune criticità, come il miglioramento delle infrastrutture, il potenziamento dei collegamenti e una maggiore integrazione dell’offerta turistica.

Hotel pieni a Torino, ponte del primo maggio di turismo e cultura

IL PONTE DEL 1° MAGGIO 

Maria Luisa Coppa, Ascom Torino: cresce il turismo di ritorno e si consolida la destagionalizzazione. Laura Audi, Fiavet: importanti flussi da tutta Italia, Europa e USA alla ricerca di un viaggio ‘sicuro’. Barbara Sapino, GIA: tour tematici, quartieri meno noti e approfondimenti storici.

 

 « Torino è pronta per un ponte del 1° maggio all’insegna del turismo, con previsiono positive su tutti i fronti: ospitalità, visite guidate e agenzie di viaggio.

«Gli indicatori sono tutti positivi: alberghi pieni, guide turistiche impegnate, agenzie in forte attività e ristoranti prenotati. Torino si conferma una destinazione attrattiva anche in primavera, grazie a un’offerta che sa unire cultura ed enogastronomia, con un livello di qualità elevato. È un segnale importante anche per il commercio: la presenza di visitatori nelle vie della città genera movimento, sostiene negozi, pubblici esercizi e servizi, e rafforza l’immagine di una Torino accogliente, vivace e capace di trasformare il turismo in valore economico diffuso», commenta la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Maria Luisa Coppa.

«Gli hotel segnalano tassi di occupazione tra l’80% e l’85%, un dato che conferma il consolidamento della destagionalizzazione. Cresce inoltre il turismo di ritorno: chi ha già visitato la città torna per scoprirne aspetti meno noti, dai quartieri ai percorsi tematici. È una direzione su cui Torino deve continuare a lavorare, perché consente di distribuire meglio i flussi e di portare benefici anche fuori dai percorsi più tradizionali».

Sul fronte dell’intermediazione turistica, si registra una buona dinamica della domanda organizzata. «Il ponte del 1° maggio è positivo per le agenzie di viaggio torinesi – sottolinea Laura Audi, presidente di Fiavet Ascom –, con flussi da tutta Italia, dall’Europa e dagli Stati Uniti. Il Piemonte e Torino sono percepiti come destinazioni sicure. Vediamo una fisiologica flessione dal mercato mediorientale e dall’Estremo Oriente, ma l’instabilità di quelle aree ha indotto le persone ad andare in agenzia e a scegliere un viaggio organizzato, proprio per avere la garanzia di un viaggio sicuro che il “fai-da-te”, in questo momento, potrebbe non garantire».

«È un ponte lungo che ha attirato molti gruppi, famiglie italiane e numerosi stranieri – conferma Barbara Sapino, presidente delle guide turistiche GIA Ascom –. La città è vivace, con molti francesi e americani che, all’itinerario classico, abbinano volentieri food tour e visite alla scoperta dei quartieri. Molto richiesto, ad esempio, è il tour del Liberty in città. Siamo felici di far scoprire ai turisti non solo la zona aulica, ma anche quartieri meno noti e visite di approfondimento sulla storia del territorio».

Upskill Piemonte 2026 punta sulle filiere artigiane identitarie

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Generare valore culturale ed economico per il territorio, favorire l’incontro tra imprese e giovani talenti, sostenere l’innovazione nei distretti simbolo del Made in Italy piemontese. È questo l’obiettivo di Upskill Piemonte 2026, quarta edizione del progetto promosso da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT, ente impact oriented di Fondazione CRT, in collaborazione con Upskill 4.0 e UniCredit.
Dopo le esperienze maturate nelle edizioni precedenti, il progetto compie un ulteriore passo avanti e concentra la propria azione su tre filiere identitarie del Piemonte: il tessile biellese, l’oreficeria di Valenza e il comparto dolciario e del cioccolato tra Alba e Cuneo. Settori che rappresentano un patrimonio produttivo, culturale e manifatturiero di grande valore e che oggi sono chiamati a rafforzare la propria capacità di dialogo con le nuove generazioni.
Il contesto è chiaro: i distretti piemontesi continuano a esprimere una forte rilevanza economica e una riconosciuta eccellenza produttiva, ma la sfida èrenderli sempre più attrattivi anche come luoghi in cui costruire futuro, competenze, identità professionale e realizzazione personale. Upskill Piemonte 2026 nasce proprio con questa finalità: trasformare l’alto artigianato piemontese in una leva di innovazione, orientamento e sviluppo locale.
Il progetto coinvolgerà 9 imprese artigiane piemontesi, selezionate attraverso una manifestazione di interesse, e attiverà 9 cantieri di co-progettazione in collaborazione con tre Istituti Tecnici Superiori (ITS Academy) del territorio: ITS TAM di Biella, ITS Turismo e Attività Culturali e ITS Agroalimentare del Piemonte. Gli studenti saranno chiamati a confrontarsi con sfide reali proposte dalle imprese, lavorando allo sviluppo di prototipi, soluzioni progettuali e nuovi strumenti tecnologici.
Il percorso sarà articolato in più fasi. La prima, dedicata all’attrazione delle imprese e alla definizione delle sfide, prevede visite aziendali, interviste, workshop strategici e momenti di confronto nei territori. La seconda fase, in programma tra settembre e novembre 2026, sarà invece dedicata allo sviluppo dei cantieri insieme agli studenti ITS, con attività di co-progettazione, prototipazione e accompagnamento metodologico. A chiudere il progetto sarà un evento finale previsto il 2 dicembre 2026 presso UniCredit Corporate University, occasione di restituzione pubblica dei risultati raggiunti.
Attraverso la metodologia del design thinking e il supporto del team di Upskill 4.0, le imprese partecipanti potranno lavorare su sfide concrete e personalizzate: dal racconto della propria identità ai contenuti digitali, dal packaging alle esperienzialità, fino a nuovi servizi, processi o modalità di relazione con il mercato e con i giovani. L’obiettivo non è soltanto sviluppare prototipi, ma attivare un processo capace di rafforzare il posizionamento delle imprese e il valore dei distrettinel loro complesso.
Il progetto prevede inoltre la realizzazione di un sito dedicato, contenuti editoriali e video-interviste aziendali, strumenti di comunicazione e valorizzazione utili a raccontare le imprese partecipanti, il loro patrimonio di competenze e la loro visione di futuro. In questo modo, Upskill Piemonte 2026 intende costruire non solo innovazione progettuale, ma anche una nuova narrazione dell’alto artigianato piemontese come spazio vivo, contemporaneo e generativo.
Per gli studenti, il progetto rappresenta un’occasione concreta di confronto con il mondo del lavoro e con imprese ad alto valore identitario; per le aziende, una possibilità di aprirsi a nuove competenze, linguaggi e visioni; per il territorio, uno strumento per consolidare il legame tra manifattura, formazione e sviluppo.
Come partecipare
Le imprese interessate possono presentare la propria manifestazione di interesse entro le ore 18.00 del 10 giugno 2026, compilando il modulo Google disponibile al seguente indirizzo:
La documentazione è consultabile sul sito della Fondazione Sviluppo e Crescita CRT: Upskill Piemonte – quarta edizione.
Con la quarta edizione di Upskill Piemonte, la Fondazione Sviluppo e Crescita CRT intende alimentare la sinergia generativa tra le eccellenze dei nostri distretti produttivi e l’energia dei giovani talenti degli ITS Academy – dichiara Cristina Di Bari, Presidente di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT –. Attraverso il progetto ‘I Distretti del Futuro’, puntiamo a modernizzare i processi produttivi nell’eccellenza artigiana delle piccole e medie imprese – dal tessile all’oreficeria, fino al dolciario – affinché non sia più visto solo come una preziosa eredità, ma come un ecosistema dinamico, innovativo e capace di attrarre le nuove generazioni. Investire nell’incontro tra il ‘saper fare’ tradizionale e le competenze digitali dei giovani significa generare un impatto sociale ed economico duraturo e costruire oggi la competitività e l’attrattività del nostro territorio per il domani.”

Estate 2026 con Openjob Metis, oltre 2 mila opportunità lavorative 

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L’estate si conferma un periodo favorevole per chi è alla ricerca di un’occupazione, sia stagionale sia continuativa. Anche nel 2026 Openjob Metis, agenzia per il lavoro tra i principali player del settore in Italia, registra un fabbisogno complessivo che supera le 2 mila posizioni su tutto il territorio nazionale, tra contratti stagionali e opportunità a più lungo termine. L’analisi dei dati evidenzia come la domanda si distribuisca in modo capillare in tutta Italia, con una forte concentrazione nelle aree a vocazione turistica e nei distretti produttivi. Nel Nord risulta il motore principale della domanda, con il Veneto in testa. Qui si registra il più alto numero di posizioni aperte, con un volume complessivo che supera le 300 unità nel periodo tra maggio e settembre. Il Veneto offre uno spaccato interessante della varietà del lavoro estivo: accanto alle figure del retail, 50 addetti vendita tra le province di Padova, Vicenza e Venezia, emergono esigenze significative nel comparto produttivo con picchi di domanda per operai di produzione e addetti al settore alimentare. Nelle aree più turistiche, come il veneziano e Jesolo, sono in crescita le richieste nella ristorazione, nei servizi e nella grande distribuzione, che testimoniano la presenza di un ecosistema economico fortemente interconnesso. Il turismo è uno dei maggiori esempi occupazionali della stagione. Dalla Sardegna alla Calabria, passando per l’Emilia-Romagna e la Toscana, le strutture ricettive e la ristorazione trainato il mondo del lavoro. In Sardegna, tra costa Nord-Est e Sud, si concentrano numerosi opportunità per camerieri, addetti fast food, bagnini e personale alberghiero, oltre a figure legate a figure essenziali come per la raccolta rifiuti, fondamentale nei periodi di massima influenza turistica. La costa adriatica dell’Emilia-Romagna e le località balneari della Calabria mostrano un fabbisogno costante di personali per hotel, ristoranti e GDO. Accanto al turismo, vengono a rafforzarsi il ruolo della logistica e dei servizi collegati. In diverse regioni, dalla Liguria al Piemonte, fino alle Marche, si registra una domanda significativa di magazzinieri, autisti e addetti al carico-scarico delle merci. Si tratta di un comparto sostenuto sia dall’incremento dei consumi estivi sia dalle esigenze di rifornimento delle varie località turistiche.

Fondamentale anche il contributo del settore produttivo e agroalimentare: l’Emilia-Romagna si distingue con numeri importanti nella lavorazione della frutta e nella logistica industriale, con posizioni quali addetti alla cernita, carrellisti, operatori di magazzino nell’area di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Altre regioni come le Marche si confermano per la centralità dell’attività di confezionamento agroalimentare, soprattutto nel distretto produttivo di Perugia. Il quadro complessivo ci fornisce una mappa di un mercato del lavoro estivo sempre più articolato e dinamico, in cui convivono esigenze diverse, dalla flessibilità tipica dei lavori stagionali alla crescente ricerca di profili fenici e specializzati.

“Quello che osserviamo è un cambiamento concreto. L’estate non è più solo un momento per coprire esigenze temporanee, ma una fase in cui le aziende iniziano a conoscere e valutare nuove risorse – commenta Elisa Fagotto, Candidate Manager di Openjob Metis – per molti candidati significa entrare nel mondo del lavoro più velocemente e trasformare un’opportunità stagionale in un situazione più stabile”.

Mara Martellotta

Mercato della Terra a San Giorgio Canavese

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Il 9 e 10 maggio 2026 il centro storico di San Giorgio Canavese (TO) torna ad animarsi con oltre cento espositori – fra Presìdi Slow Food, Prodotti del Paniere della Provincia di Torino, Maestri del Gusto ed eccellenze regionali e internazionali – che racconteranno le proprie storie attraverso i prodotti che custodiscono tradizioni, territori e saperi agricoli secolari. Parallelamente al mercato si terranno presentazioni e approfondimenti, concerti e laboratori.

 

Il tema della X edizione è “RADICATA 2026 – ORCO CHE ZUPPA”: un invito a riflettere sull’importanza del legame profondo con il territorio e, al tempo stesso, un gioco di parole che richiama i due elementi fortemente identitari del luogo: la terra e l’acqua. “Radicata” celebra il legame indissolubile con la terra, il punto esatto dove tutto ha inizio e dove la vita trova la forza di rigenerarsi. Il sottotitolo “Orco che Zuppa” è invece un omaggio al torrente Orco, linfa vitale del Canavese: è proprio sulle sue sponde, infatti, che la tradizione agricola locale trova la sua massima espressione nella coltivazione della Piattella Canavesana di Cortereggio, Presidio Slow Food.

A chiudere la festa sarà un finale da record: prima del taglio della torta dei 10 anni, verrà presentata la Zuppa dei Record: un’impresa gastronomica senza precedenti con cui il Mercato punta a entrare nel Guinness World Record per la maggiore biodiversità leguminosa mai contenuta in un unico piatto.

Il Mercato della Terra coinvolgerà anche le giovani generazioni, con la terza edizione del Festival della Biodiversità dei Ragazzi. Nel weekend del Mercato, il centro storico di San Giorgio ospiterà infatti laboratori e attività pensate per i più giovani. Dal talent show “Talenteen”, che permetterà ai ragazzi di esibirsi mostrando le proprie doti musicali e artistiche, ai laboratori manuali per realizzare una composizione floreale in vista della festa della mamma, a Lab. Brick, angolo di costruzione con i mattoncini Lego.  Mentre lunedì 11 e martedì 12 maggio il Castello di San Giorgio Canavese diventa un’aula magna per centinaia di studenti delle scuole medie e superiori del territorio. Sono in programma incontri con produttori e personaggi, tra cui: lo chef stellato Pasquale Laera, la food creator Aurora Cavallo nota come Cooker Girl e il fumettista Giulio Giordano, illustratore di Diabolik. Un investimento culturale sul futuro, in cui la biodiversità diventa linguaggio comune per immaginare un’agricoltura più giusta e sostenibile.

Il Mercato, giunto alla X edizione, è uno degli appuntamenti cardine del Festival della Reciprocità, il progetto culturale promosso dalle Tre Terre Canavesane – San Giorgio Canavese con le vicine Agliè e Castellamonte – nato per valorizzare il territorio attraverso scambi, incontri, musica, cibo e storie che uniscono culture e comunità differenti. Un modello di turismo di prossimità consapevole e di alta qualità, che dall’estate all’autunno anima i tre borghi con un ricco calendario di eventi pensati per valorizzare la cultura, le tradizioni e l’economia locale. https://www.treterrecanavesane.it/

Dalla fabbrica al precariato: il nuovo volto del lavoro torinese

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Primo Maggio a Torino è sempre qualcosa di più di una celebrazione simbolica: è un momento in cui la città guarda a se stessa e alla propria storia, profondamente intrecciata con il lavoro industriale. Qui, più che altrove, il tema dell’occupazione richiama un passato segnato dalla grande stagione della Fiat, che ha modellato identità, conflitti sociali e anche forme avanzate di mediazione tra impresa e operai.

Le parole dell’arcivescovo Roberto Repole si inseriscono proprio in questa tradizione. Il suo invito a far sì che “imprenditori e lavoratori devono comunicare apertamente” non è un richiamo astratto, ma nasce dalla consapevolezza che Torino ha già attraversato fasi di tensione profonda, riuscendo però, in alcuni momenti, a trovare equilibri condivisi. Oggi, in un contesto molto diverso, quel dialogo appare più difficile ma anche più necessario, perché il tessuto produttivo è meno compatto e più esposto alle incertezze.

Rispetto al passato, la trasformazione è evidente. La città non è più dominata dalla grande fabbrica, ma da una pluralità di attività, spesso nel terziario e nei servizi. Tuttavia, questa evoluzione non ha garantito la stessa solidità occupazionale: cresce il lavoro instabile, aumentano i contratti a termine e si diffonde una condizione in cui avere un impiego non significa automaticamente avere sicurezza economica. Il fenomeno del lavoro povero si è fatto più visibile, soprattutto tra i giovani, segnando una distanza netta rispetto alla Torino industriale del Novecento, dove l’occupazione, pur faticosa, offriva prospettive più stabili.

È in questo quadro che si inseriscono le preoccupazioni dei sindacati, che nel Primo Maggio insistono sul tema del “lavoro dignitoso”. La loro lettura sottolinea come precarietà, salari insufficienti e riduzione delle tutele stiano diventando elementi strutturali, non più eccezioni. A queste criticità si aggiungono le nuove sfide poste dall’innovazione tecnologica, in particolare dall’intelligenza artificiale, che rischia di trasformare profondamente l’organizzazione del lavoro senza che siano ancora definiti strumenti adeguati di protezione. Anche la sicurezza resta un nodo aperto, così come la crescente frammentazione delle forme contrattuali, che rende più difficile rappresentare e tutelare chi lavora.

Allargando lo sguardo al Piemonte, emerge una situazione ambivalente. Da un lato il sistema produttivo mostra ancora segnali di resilienza, con imprese capaci di restare competitive; dall’altro si registrano segnali di rallentamento, legati alla diminuzione della domanda internazionale, alla compressione dei margini e alla cautela negli investimenti. È un equilibrio delicato, che può reggere nel breve periodo ma che solleva interrogativi sul futuro.

A pesare in modo decisivo è anche il contesto geopolitico. Un territorio fortemente orientato all’export come quello torinese e piemontese risente in modo diretto delle tensioni internazionali: instabilità dei mercati, aumento dei costi energetici, incertezza nelle catene di approvvigionamento. Tutti fattori che incidono sulle strategie delle imprese e, di conseguenza, sull’occupazione.

Cristina Bargero riconfermata Presidente dell’Agenzia della Mobilità Piemontese

Martedì 28 aprile, l’Agenzia della Mobilità Piemontese ha rinnovato il proprio Consiglio d’Amministrazione, confermando alla guida, con la carica di Presidente, Cristina Bargero. Sono stati riconfermati i Consiglieri Raffaele Bianco, rappresentante per il bacino della Città metropolitana di Torino, e Davide Gilardino, rappresentante per il bacino del Nord-Est. In Consiglio entrano Giampaolo Lumi, in rappresentanza del bacino Sud-Est, e Davide Sannazzaro, in rappresentanza del bacino Sud.

“Desidero ringraziare tutti gli Enti soci, la Regione Piemonte e la Città di Torino per la fiducia rinnovata, che rappresenta uno stimolo importante per proseguire il lavoro avviato – ha dichiarato la Presidente Cristina Bargero – in questi anni abbiamo costruito un percorso condiviso basato sulla collaborazione tra territori e sull’obiettivo comune di rendere il trasporto pubblico ancora più efficiente e vicino alle persone. Un ringraziamento sincero va ai Consiglieri uscenti per il contributo offerto, e un benvenuto ai nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione: il loro apporto sarà fondamentale per affrontare le sfide che ci attendono, a partire dall’innovazione dei servizi, dalla sostenibilità e dal rafforzamento dell’integrazione del sistema regionale. Continueremo a lavorare in sinergia con la Regione Piemonte e con l’Assessore Marco Cabusi, che ringrazio per il lavoro sinergico di questi anni, con lo stesso metodo e la stessa determinazione l’obiettivo è di consolidare quanto fatto e sviluppare nuove progettualità, capaci di migliorare la mobilità per cittadini e territori”.

Export e imprese, nuovo piano della Regione: 27 milioni per il triennio 2026-2029

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La Regione Piemonte ha avviato il nuovo ciclo dei Progetti integrati di filiera (PIF) per il periodo 2026-2029, con una dotazione complessiva di 27 milioni di euro, in aumento rispetto ai 17 milioni stanziati per il triennio precedente. Le piccole e medie imprese piemontesi potranno aderire fino al 21 maggio, rispondendo all’avviso pubblicato sul sito istituzionale.

L’annuncio è arrivato nella giornata in cui il Piemonte ha ospitato, alle OGR Torino, la prima tappa del ciclo nazionale “Obiettivo Export: imprese e territori”, promosso dalla Farnesina, alla presenza del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani. L’iniziativa è dedicata al rafforzamento della presenza internazionale delle imprese italiane e allo sviluppo dell’export.

«Con questo nuovo ciclo per gli anni 2026–2029, mettiamo in campo 27 milioni di euro per accompagnare le imprese piemontesi nei mercati internazionali, a testimonianza della consapevolezza della Regione Piemonte di quanto l’export sia un elemento importante per il nostro territorio – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive e Internazionalizzazione Andrea Tronzano – I Progetti Integrati di Filiera rappresentano uno strumento concreto e collaudato, capace di rafforzare la competitività delle nostre aziende e valorizzare le eccellenze produttive del territorio. Offriamo alle pmi un supporto operativo completo: dalla partecipazione a grandi eventi fieristici internazionali, quali quelli dedicati all’automotive e all’aerospazio, a incontri b2b con operatori esteri, iniziative di incoming e servizi di supporto personalizzato, oltre a percorsi di crescita e aggregazione – proseguono Cirio e Tronzano – È un investimento mirato per sostenere crescita, occupazione e innovazione, oltre che per presentare in una dimensione di sistema i settori di eccellenza dell’economia regionale, anche in una prospettiva di attrazione degli investimenti».

I progetti saranno gestiti da Ceipiemonte e sono rivolti a micro, piccole e medie imprese interessate a sviluppare o consolidare la propria presenza sui mercati esteri. Il programma coinvolge dieci comparti produttivi: automotive e trasporti, aerospazio, agritech e macchinari agricoli, cleantech e green building, microelettronica e automazione, salute e benessere, tessile, agroalimentare, abbigliamento-alta gamma-design e ICT. Le attività previste comprendono la partecipazione a fiere internazionali, missioni all’estero, incontri B2B con operatori stranieri, iniziative promozionali e servizi di consulenza per lo sviluppo commerciale.

«Consolidiamo un modello che funziona, basato su filiere, competenze e accompagnamento operativo: le imprese – aggiungono Cirio e Tronzano – vengono supportate con servizi qualificati, relazioni e opportunità reali di business. È così che rafforziamo la presenza del Piemonte nel mondo e creiamo condizioni favorevoli per attrarre investimenti, sostenere l’occupazione e generare crescita. Siamo di fronte a profonde trasformazioni delle dinamiche internazionali geopolitiche e commerciali e abbiamo la necessità di sostenere le nostre imprese nella ricerca di nuovi mercati. Nelle scorso settimane insieme al Comune di Torino, al sistema camerale e accademico, al Ceip e ai nostri centri di ricerca siamo stati in Canada, confermando il modello efficace delle missioni di sistema, proprio per consolidare rapporti commerciali e individuare filiere strategiche per le nostre imprese a partire da aerospazio e scienze della vita. E’ ciò che stiamo facendo anche con l’Asia, dopo la missione dello scorso anno in Giappone, guardando a un’area del mondo che offre straordinarie potenzialità per le nostre aziende in tutti i settori economici».

Con l’avvio della nuova programmazione, la Regione Piemonte prosegue dunque nella strategia di sostegno all’internazionalizzazione, puntando sulla competitività delle imprese e sulla loro presenza nei mercati globali.

Auto usate in Piemonte: circa 119mila veicoli presentavano un rischio

Torino, Cuneo, Alessandria le province con i volumi più alti di auto a rischio.

L’80% degli utenti CARFAX che hanno controllato la propria auto non era
a conoscenza di tutti i danni rivelati dalla cronologia del veicolo. In
Piemonte, su circa 242.000 auto usate compravendute nel 2025 (fonte
ACI), il 49% presenta almeno un fattore di rischio (ad esempio un
incidente, un danno pregresso, un’incongruenza nella storia di
importazione oppure nel chilometraggio). Torino guida la classifica
provinciale con circa 59.600 veicoli venduti potenzialmente a rischio,
seguita da Cuneo (circa 16.600) e Alessandria (circa 11.700).

Acquistare un’auto usata senza conoscerne la
storia può costare molto più del previsto: l’80% degli utenti italiani
che ha ricevuto un report CARFAX con la storia e le segnalazioni dei
danni ha dichiarato di non essere a conoscenza di quei danni prima di
aver effettuato il controllo targa. Lo rivela una ricerca condotta da
CARFAX, azienda leader internazionale nelle informazioni sulla storia
dei veicoli, su un campione di clienti italiani che avevano effettuato
un controllo targa sulla piattaforma e ricevuto un report che segnala
incidenti o danni.

Un dato che assume una dimensione ancora più concreta declinato sul
Piemonte. Il 49% dei veicoli controllati su carfax.it in tutta Italia
mostrava un rischio _(ad esempio un incidente, un danno pregresso,
un’incongruenza nella storia di importazione oppure nel
chilometraggio)_: applicando questa percentuale alla regione Piemonte
(fonte ACI)[1], si stima che circa 119.000 veicoli potessero nascondere
una storia problematica, forse mai comunicata al compratore.

Il quadro non cambia considerando soltanto le auto coinvolte in
incidenti stradali o altri eventi che hanno causato danni documentati
nel database CARFAX: la percentuale è del 36%, pari a quasi 87.300
veicoli stimati con una storia di danni tra le auto usate compravendute
in Piemonte nel 2025. Il report CARFAX non viene richiesto soltanto al
momento dell’acquisto di un’auto, ma può essere utile anche in altre
fasi della vita del veicolo. Pertanto, rapportando il dato all’intero
parco circolante piemontese (fonte ACI), si stima che oltre 1,5 milioni
di auto presentino almeno un fattore di rischio e che oltre 1,1 milioni
abbiano subito danni o incidenti stradali. Numeri che rendono il
controllo targa non più un optional, ma una necessità concreta per
chiunque si appresti ad acquistare un’auto di seconda mano.

A livello provinciale, è Torino a guidare la classifica piemontese, con
una stima di circa 59.600 veicoli venduti con almeno un fattore di
rischio e circa 43.800 con una storia di danni documentata. Sul fronte
del circolante, si stimano circa 808.000 auto con almeno un rischio e
circa 594.000 con danni. Segue Cuneo, con circa 16.600 veicoli venduti a
rischio e circa 12.200 con danni; nel circolante, circa 213.000 auto a
rischio e circa 157.000 con danni. Al terzo posto Alessandria, con circa
11.700 auto vendute a rischio e circa 8.600 con danni; nel circolante,
circa 145.000 vetture a rischio e circa 106.000 con danni.

Scorrendo la classifica, Novara registra quasi 10.100 veicoli venduti a
rischio e circa 7.400 con danni (nel circolante: circa 125.000 a
rischio), Asti (quasi 6.200 venduti a rischio, circa 4.500 con danni;
nel circolante circa 75.900 a rischio), Biella (oltre 5.400 venduti a
rischio, circa 4.000 con danni; nel circolante circa 64.300 a rischio),
Vercelli (circa 4.800 venduti a rischio, circa 3.500 con danni; nel
circolante circa 60.400 a rischio) e infine Verbano Cusio Ossola, che
registra comunque quasi 4.400 veicoli venduti a rischio e circa 53.600
auto a rischio nel circolante. In ogni provincia la quota di auto usate
con almeno un elemento di rischio si conferma vicina a una su due: un
dato che rende il controllo targa un passaggio imprescindibile, a
prescindere dalla dimensione del mercato locale.

“In un momento in cui il mercato dell’auto usata riveste un ruolo
sempre più centrale per il settore automotive, la verifica dello
storico del veicolo rappresenta una tutela concreta per chi acquista –
commenta Marco Arban, Direttore del Business Development in Europa di
CARFAX. Quando si acquista un’auto usata, è possibile imbattersi in
veicoli con diversi elementi di rischio, che vanno dal chilometraggio
non corretto ai danni subiti in passato. In questo contesto, richiedere
un report CARFAX può aiutare gli automobilisti italiani ad affrontare
l’acquisto con maggiore serenità. Non si tratta necessariamente di una
volontà di omissione da parte dei venditori: spesso anche loro non
dispongono di tutte le informazioni sulla storia del veicolo. In questo
senso, CARFAX non solo supporta l’acquirente, ma rappresenta anche un
valido strumento per i dealer, contribuendo a rendere il mercato più
trasparente ed equilibrato.”

 

CS

Fungo di Ceva e Trifola di Murisengo, due nuove fiere internazionali

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L’ultimo aggiornamento delle manifestazioni fieristiche 2026 in Piemonte vede promosse da nazionali a internazionali la Mostra del Fungo di Ceva, a Cuneo dal 15 al 28 settembre, e la Trifola di Murisengo Monferrato, ad Alessandria il 15 e 22 novembre. Viene riconosciuta la qualifica di manifestazione nazionale e due new entry, che sono Bra’s, il festival della salsiccia, del formaggio, pane e riso di Bra, dal 17 al 20 settembre, e Amts Auto Moto Turin Show, a Torino dal 27 al 29 marzo. Salgono da regionale a nazionale “Un borgo di cioccolato”, di Borgo San Dalmazzo (7-8 marzo), Fungo in festa di Giaveno, 11 ottobre, la Fiera agricola di Oleggio, il 1⁰ maggio, la Fiera della zucca di Piozzo, il 3 e 4 ottobre. Sale da interesse locale a rilevanza regionale la Fiera del porro di Cervere, dal 7 al 22 novembre, mentre sono due i nuovi ingressi nel campo regionale: la Fiera del miele di Montezemolo, il 4 e 5 luglio, e Casale Comics & Games di Casale Monferrato, dal 29 al 31 maggio.

“Fiere e sagre in Piemonte sono un fortissimo veicolo di promozione agroalimentare – spiega l’Assessore al Commercio, Agricoltura, Cibo, Turismo, Postolimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni – perché rappresentano un momento di contatto a km 0 fra produttori e consumatori, perché valorizzano un rapporto indissolubile fra un territorio, le sue tradizioni e specificità, e per questo possiedono un grande potenziale di visibilità e attrazione turistica. Quest’anno la Mostra del Fungo di Ceva e la Trifola di Murisengo Monferrato hanno conquistato la Palma di Fiere internazionali per la loro capacità, attestata nel tempo, di richiamare turismo e appassionati al di fuori dei confini nazionali. Alla ribalta nazionale salgono ‘Un borgo di cioccolato’, di Borgo San Dalmazzo, Fungo in festa di Giaveno, Fiera della zucca di Piozzo e la Fiera agricola di Oleggio, che hanno saputo mobilitare grandi numeri e legare in modo visibile territorio e prodotto. Oltre al settore agroalimentare spiccano le nuove attribuzioni per l’Auto Moto Turin Show, che rinnova il legame secolare fra la capitale del Piemonte e l’automotive, e un’altra passione capace di muovere un grande indotto turistico come quella dei fumetti e dei game, che trova a Casale Monferrato un appuntamento imperdibile”.

Sono gli uffici dell’Assessorato al Commercio della Regione Piemonte, dietro verifica dei requisiti di legge, a qualificare ogni Fiera. L’iscrizione al calendario regionale delle manifestazioni fieristiche è la condizione necessaria per accedere ai contributi regionali, infatti la qualifica di ‘manifestazione fieristica internazionale’ dà la possibilità di accedere ai bandi regionali a sostegno dei grandi eventi, offrendo un punteggio nel bando dell’Assessorato al Turismo tra gli eventi di interesse turistico. Il calendario fieristico del Piemonte è molto ricco e conta, nel 2026, 10 manifestazioni fieristiche internazionali, 48 nazionali, 50 regionali, 140 locali, a cui si aggiungono 247 sagre e fiere mercato regionali, che offrono delle occasioni di svago e turismo diversificate.

Mara Martellotta