ECONOMIA

Riduzione delle accise mentre il debito pubblico sale a 3.200 miliardi. Cattivi pensieri

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Di Carlo Manacorda

L’attrazione fatale del debito pubblico, andiamo verso i 3.200 miliardi, e vengono cattivi pensieri sulle riduzioni delle accise sui carburanti: non si restituiscono forse somme già pagate dai cittadini?

 

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Export, turismo e vendemmia: per il vino piemontese si prospetta un’ottima annata

La vendemmia 2026 si presenta nei prossimi mesi come un banco di prova importante per il comparto vitivinicolo piemontese, chiamato a confrontarsi con un contesto climatico sempre più complesso e con mercati internazionali in rapida evoluzione. Dopo alcune annate segnate da forti oscillazioni meteorologiche, il settore ha ormai compreso che il cambiamento climatico non rappresenta più un’eccezione, ma una nuova condizione strutturale con cui convivere. In questo scenario il Piemonte, una delle regioni vinicole più prestigiose d’Europa, sembra possedere gli strumenti per trasformare le difficoltà in opportunità.

Le condizioni osservate negli ultimi anni mostrano un progressivo aumento delle temperature medie, una maggiore frequenza di periodi siccitosi durante la stagione estiva e precipitazioni sempre più concentrate in eventi intensi e ravvicinati. Questi fenomeni hanno modificato il ciclo vegetativo della vite, anticipando spesso le fasi di maturazione e costringendo i produttori a ripensare pratiche agronomiche consolidate da decenni. Se il quadro meteorologico del 2026 dovesse confermare le tendenze recenti, è plausibile attendersi una raccolta leggermente anticipata rispetto alle medie storiche e una produzione quantitativamente contenuta ma caratterizzata da un elevato profilo qualitativo. In particolare, i grandi vitigni piemontesi, dal Nebbiolo al Cortese, dall’Arneis alla Barbera, potrebbero beneficiare di una maturazione tecnologica e fenolica particolarmente favorevole, a condizione che le riserve idriche accumulate durante la primavera risultino sufficienti ad affrontare eventuali ondate di calore estive.

Negli ultimi anni le aziende piemontesi hanno investito con crescente convinzione nell’innovazione. Sensori climatici, monitoraggio satellitare dei vigneti, gestione di precisione delle risorse idriche e tecniche agronomiche orientate alla conservazione dell’umidità del terreno stanno diventando strumenti sempre più diffusi. Questo processo di modernizzazione rappresenta una delle principali risposte del settore alle sfide ambientali e testimonia la capacità di adattamento di un comparto che continua a essere tra i più competitivi del panorama nazionale.

Sul piano economico il vino piemontese mantiene una posizione di assoluto rilievo. C’è preoccupazione per il calo del prezzo del uve ma il sistema vino è consolidato. Il valore della produzione regionale supera ormai il miliardo di euro e una quota significativa delle bottiglie prodotte trova sbocco oltre i confini italiani. Nonostante le incertezze che hanno caratterizzato il commercio mondiale negli ultimi anni, il Piemonte continua a distinguersi per la forte reputazione dei propri marchi territoriali e per la capacità di presidiare i segmenti premium del mercato internazionale. Le denominazioni più prestigiose, come Barolo, Barbaresco, Gavi, Roero e Alta Langa, conservano una forte attrattività presso consumatori e collezionisti, contribuendo a sostenere il valore medio delle esportazioni.

Le prospettive per questa seconda metà 2026 e per il successivo quinquennio indicano una trasformazione profonda del modello di sviluppo. La crescita futura non sarà trainata dall’aumento dei volumi ma dalla valorizzazione della qualità, dell’identità territoriale e della sostenibilità. In molti mercati maturi si osserva infatti una diminuzione dei consumi complessivi di vino, mentre cresce l’interesse verso etichette di fascia alta, produzioni certificate e vini capaci di raccontare una storia legata al territorio di origine. In questo contesto il Piemonte dispone di un vantaggio competitivo difficilmente replicabile, fondato sulla combinazione tra tradizione, paesaggio e notorietà internazionale.

Accanto all’export, un ruolo sempre più determinante viene svolto dal turismo enogastronomico. Negli ultimi anni il Piemonte ha registrato una crescita costante dei flussi turistici, superando i livelli precedenti alla pandemia e consolidando la propria immagine come destinazione d’eccellenza per chi ricerca esperienze autentiche legate al vino e alla cucina. Le colline delle Langhe, del Roero e del Monferrato rappresentano oggi uno dei principali poli dell’enoturismo europeo. Sempre più visitatori scelgono il territorio non soltanto per degustare vini di fama mondiale, ma per vivere un’esperienza completa fatta di paesaggi, cultura, ospitalità e tradizioni gastronomiche.

Terna e PoliTo, fino all’8 settembre il bando per “innovazione sistemi per l’energia”

 MASTER DI II LIVELLO 
Iscrizioni aperte fino all’8 settembre per la seconda edizione del Master interamente finanziato da Terna
Al termine del percorso formativo i partecipanti conseguiranno il titolo di Master rilasciato congiuntamente dai Politecnici di Torino, Bari e Milano
L’iniziativa rientra nell’ambito del PoliTech Lab, la Rete Politecnica di Alta Competenza
- È stato pubblicato il bando della seconda edizione del Master di II Livello in “Innovazione nei Sistemi Elettrici per l’Energia”, promosso da Terna con i Politecnici di Torino, Bari e Milano nell’ambito del PoliTech Lab, la Rete Politecnica di Alta Competenza. La collaborazione strategica tra il Gruppo e i Politecnici promuove la ricerca, l’innovazione e la formazione avanzata a beneficio del sistema elettrico e del Paese.
Il 2 luglio il Politecnico di Torino ospiterà l’evento di presentazione della seconda edizione per illustrare ai neolaureati presenti o collegati in streaming l’offerta formativa, i dettagli delle materie previste, gli obiettivi dell’iniziativa e gli aspetti organizzativi.
Il Master formerà professioniste e professionisti chiamati a sviluppare e gestire la Rete di Trasmissione Nazionale dei prossimi decenni creando profili altamente specialistici: esperti di sistemi elettrici di potenza, di impianti e tecnologie, di gestione degli asset, mercati e regolazione. Al termine del percorso formativo i partecipanti conseguiranno il titolo di Master rilasciato congiuntamente dai Politecnici di Torino, Bari e Milano.
Per le candidate e i candidati in possesso di laurea magistrale in Ingegneria dell’Automazione, Elettrica, Elettronica, Energetica e Nucleare, Gestionale, Informatica e Meccanica, sarà possibile fino all’8 settembre presentare la domanda di ammissione al Master di durata annuale, che inizierà a novembre. L’impegno previsto per i 45 studenti selezionati, 15 per ciascun Ateneo, è di 1.500 ore per ottenere 60 crediti formativi. I costi di partecipazione saranno interamente sostenuti da Terna che assegnerà, a ogni candidato ammesso, una Borsa di studio. Al termine del percorso, i partecipanti al Master saranno inseriti nel Gruppo Terna.
Il programma prevede lezioni frontali, esercitazioni, laboratori, seminari integrativi, visite agli impianti e un’esperienza pratica finale in azienda. Il percorso formativo è in presenza e in lingua italiana, con un corpo docente multidisciplinare proveniente dal mondo della ricerca e dell’industria. Le attività didattiche si svolgeranno, in maniera integrata, non solo presso i tre Atenei ma anche nel Campus di Terna Academy a Roma.

Il “grido di dolore” della montagna: “Quando arrivano i fondi?”

Pubblichiamo l’intervento del presidente Uncem, Marco Bussone

Siamo tutti in attesa di vedere ripartiti i milioni di euro del fondo montagna 2025 e dell’annualità 2026. Saranno meno della metà, probabilmente, dei 200 milioni di euro annui stanziati nel 2023 e nel 2024. Ma il riparto alle Regioni, dallo Stato, non c’è e non si capisce dove si sia inceppato il meccanismo. Le Regioni non sembravano essere d’accordo sui criteri proposti. Molte Regioni per la montagna investono poche briciole. Un buon criterio per il riparto del fondo nazionale montagna dovrebbe essere quello dell’impegno delle Regioni. Proprio come sui 30 milioni di euro annui per l’associazionismo comunale. Tu Regioni metti 5, l’anno successivo avrai 5 anche dallo Stato. Che così fa 10. E dunque si moltiplicano le risorse disponibili. Almeno raddoppiate. Lo avevamo già proposto, inascoltati, nella fase di costruzione parlamentare della legge. Sul riparto del fondo statale montagna 25 e 26, Uncem non è stata interpellata. E questo non fa bene al percorso. Siamo preoccupati. Non vorremmo che a forza di non spendere risorse economiche, ci sia qualcuno, anche di altri Ministeri, che ci metta gli occhi sopra. E li tolga a una montagna indebolita dalle conseguenze della ridefinizione dei criteri di montanità dell’ultima legge. Riclassificazione dei Comuni che ha messo tutti contro tutti. Riclassificazione della quale nessuno sentiva la necessità. E che oggi vede chi ha detto di Si fare giravolte e piroette per non scontentare i Comuni esclusi. Un gioco senza senso, senza futuro e senza destino. Che fa male alla montagna. Ma si sa che nel dividere, mettere dentro e fuori, c’è chi ha grandi benefici. La divisione è quanto più lontano e utile alla montagna”.

Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

Coldiretti: “Rallenta il depopolamento dei cinghiali”

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Appena la metà degli abbattimenti previsti. Di fronte al primo caso di PSA nel Cuneese c’è chi continua a non collaborare

 

«Con il primo caso di Peste Suina Africana in una carcassa di cinghiale in provincia di Cuneo, è ancora più urgente dare reale attuazione al piano di contenimento di questi animali. I nostri allevatori di suini, dai quali dipendono i consumi locali e quote importanti delle grandi Dop della salumeria italiana, non possono rischiare di avere le stalle chiuse e i capi abbattuti perché non si vuole limitare la proliferazione dei cinghiali». Ancora una volta, il presidente di Coldiretti Torino commenta così il mancato raggiungimento dei numeri di cinghiali abbattuti che erano stati decisi in sede regionale.

«Per l’agricoltura torinese è vitale riuscire a bloccare l’epidemia fuori dai distretti suinicoli del Chierese e del Pinerolese, oltre che da tutto il territorio provinciale e regionale. Gli allevatori fanno la loro parte nel rispettare le rigide misure igieniche e di profilassi obbligatorie, ma poi devono constatare che non c’è lo stesso impegno da parte degli organismi preposti al controllo dei cinghiali. Non possiamo permettere che si metta a rischio un comparto strategico per l’economia locale e nazionale».

Con l’entrata in servizio dei bioregolatori e dei tutor, che partono di notte per difendere le coltivazioni degli agricoltori, i numeri degli abbattimenti stavano iniziando a salire e i danni a diminuire. Ma se manca il contributo serio di ATC, CA e di molte Aree Protette, è impossibile garantire un adeguato depopolamento della specie.

Nel territorio della Città Metropolitana di Torino andrebbero abbattuti, ogni anno, almeno 15.000 cinghiali. Invece, nel 2025 ne sono stati prelevati meno della metà: 7.300. In questi primi mesi del 2026 ne sono stati abbattuti 1.900, di cui appena 470 arrivano dalla caccia negli ATC e CA alpini. Tra tutti gli “istituti” che devono contribuire al contenimento dei cinghiali, spiccano i numeri esigui realizzati in alcune Aree Protette anche dove i margari lamentano continui danni ai pascoli.

Clima sempre più estremo, agricoltura sotto pressione: Confagricoltura Piemonte chiede interventi strutturali

Dalle temperature eccezionalmente elevate registrate a maggio alle violente grandinate che hanno colpito il Piemonte nei primi giorni di giugno, il comparto agricolo regionale si trova ad affrontare una stagione segnata da eventi meteorologici sempre più intensi e imprevedibili. Per il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia, è necessario accelerare sugli investimenti infrastrutturali e riconoscere concretamente il contributo che l’agricoltura può offrire nella lotta ai cambiamenti climatici.

I dati diffusi da ARPA Piemonte il 4 giugno evidenziano un quadro particolarmente anomalo. Maggio 2026 si è classificato come il settimo mese di maggio più caldo degli ultimi settant’anni. Nell’ultima parte del mese le temperature hanno superato le medie stagionali fino a 8-10 gradi, mentre lo zero termico è rimasto per diversi giorni oltre la quota dei 4.000 metri. In 57 stazioni meteorologiche della rete regionale sono stati registrati nuovi record di temperatura massima.

L’ondata di calore ha inoltre accelerato lo scioglimento della neve accumulata durante l’inverno, riducendo rapidamente le riserve idriche. A questo si è aggiunto un forte deficit di precipitazioni: nel mese di maggio è piovuto il 44% in meno rispetto ai valori storici di riferimento e la portata del Po, rilevata a Isola Sant’Antonio, è risultata inferiore del 46%.

Dopo settimane caratterizzate da caldo e siccità, il 2 giugno la situazione meteorologica è cambiata radicalmente. Temporali particolarmente violenti, accompagnati da grandine e forti raffiche di vento, hanno attraversato diverse aree del Piemonte, dal Torinese orientale al Chivassese, dal Vercellese al Monferrato, fino alle province di Asti e Alessandria. In alcune zone sono caduti chicchi di grandine fino a sei centimetri di diametro, mentre il vento ha raggiunto velocità prossime ai 100 chilometri orari.

Tra i territori più colpiti figura il Monregalese, dove i noccioleti di Farigliano, Dogliani, Piozzo e Clavesana hanno riportato danni molto pesanti. Le prime valutazioni indicano una perdita potenziale superiore al 50% della produzione. I tecnici di Confagricoltura stanno inoltre effettuando sopralluoghi per quantificare gli effetti delle precipitazioni violente su seminativi e colture orticole.

“Non si tratta più di anomalie: è la nuova normalità”, afferma il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia. “Le nostre imprese subiscono una variabilità meteorologica senza precedenti, spesso senza strumenti adeguati. L’acqua c’era quest’inverno, ma non siamo riusciti a trattenerla: la questione degli invasi non può essere ancora rinviata. Al tempo stesso – aggiunge Allasia – vogliamo ricordare che l’agricoltura non è solo vittima di questo processo: le pratiche conservative, il sequestro di carbonio nei suoli, la produzione di energia con matrici vegetali fanno dell’impresa agricola un soggetto attivo nella risposta al cambiamento climatico. Questo ruolo deve essere riconosciuto con politiche concrete, a cominciare da strumenti assicurativi adeguati e infrastrutture idriche finalmente all’altezza dei tempi”.

La 500 ibrida può salvare Mirafiori? I numeri frenano l’ottimismo

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La nuova Fiat 500 ibrida è diventata il progetto industriale più importante per il rilancio di Mirafiori e rappresenta una delle principali speranze per il futuro del settore automobilistico torinese. Dopo le difficoltà incontrate dalla 500 elettrica, penalizzata da una domanda europea inferiore alle aspettative, Stellantis ha deciso di affiancare una versione mild hybrid della storica utilitaria, puntando su un modello più accessibile e in grado di intercettare una platea più ampia di automobilisti.

L’avvio della produzione ha segnato un momento significativo per lo stabilimento torinese, che negli ultimi anni ha vissuto una lunga fase di ridimensionamento caratterizzata da fermate produttive e ricorso agli ammortizzatori sociali. L’obiettivo dichiarato dal gruppo automobilistico è quello di riportare Mirafiori a volumi decisamente superiori rispetto a quelli registrati negli ultimi anni, con l’ambizione di superare quota 100 mila vetture annue quando il progetto entrerà pienamente a regime.

Tuttavia, osservando i dati disponibili nei primi mesi del 2026, emerge un quadro che invita alla prudenza. Le vetture uscite dalle linee produttive dello stabilimento torinese, considerando sia la 500 elettrica sia la nuova 500 ibrida e i modelli Maserati, mostrano un recupero rispetto al passato recente, ma restano ancora lontane dai livelli che sarebbero necessari per raggiungere nel breve periodo gli obiettivi indicati inizialmente da Stellantis. Alcune stime formulate dagli osservatori del settore suggeriscono infatti che la produzione effettiva dell’anno potrebbe attestarsi su valori inferiori alle previsioni più ottimistiche diffuse al momento dell’annuncio del progetto.

Questo non significa necessariamente che il piano sia destinato a fallire. Nei programmi industriali automobilistici è normale che i volumi crescano progressivamente nel corso dei mesi successivi al lancio commerciale di un nuovo modello. La risposta del mercato europeo alla 500 ibrida sarà quindi determinante per comprendere se Mirafiori riuscirà davvero a ritrovare una dimensione produttiva più consistente.

La scelta di riportare una motorizzazione ibrida nello storico stabilimento torinese nasce da una constatazione ormai condivisa da gran parte dell’industria automobilistica europea: la transizione verso l’elettrico procede con ritmi più lenti rispetto a quanto ipotizzato pochi anni fa. L’interesse dei consumatori per le vetture a batteria continua a crescere, ma non abbastanza rapidamente da sostenere da solo gli elevati livelli produttivi programmati dai costruttori. Per questo motivo la tecnologia ibrida viene considerata una soluzione intermedia capace di rispondere meglio alle esigenze del mercato attuale.

La vicenda della 500 ibrida si inserisce però in un contesto più ampio che riguarda l’intera area torinese. La città che per decenni è stata identificata con la Fiat e con la grande industria dell’automobile sta vivendo una trasformazione profonda. Se nel secolo scorso Mirafiori rappresentava uno dei più grandi poli produttivi europei, oggi il settore automobilistico continua a mantenere un peso economico rilevante ma con numeri decisamente inferiori rispetto al passato. Migliaia di posti di lavoro dipendono ancora direttamente o indirettamente dall’automotive, rendendo ogni decisione industriale particolarmente importante per il territorio.

Alle difficoltà legate all’andamento del mercato si aggiungono altri elementi che stanno mettendo sotto pressione il comparto: la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori asiatici, i costi energetici elevati, la necessità di sostenere investimenti molto consistenti per sviluppare nuove tecnologie e l’incertezza che accompagna l’evoluzione normativa europea in materia di mobilità e riduzione delle emissioni.

Anche il Piemonte risente di questa situazione. La rete di aziende che produce componenti e servizi per il settore automobilistico sta attraversando una fase delicata, caratterizzata da una domanda meno dinamica e da margini sempre più ridotti. Molte imprese hanno avviato strategie di diversificazione per ridurre la dipendenza dal solo comparto auto, orientandosi verso settori come l’aerospazio, la meccanica avanzata, l’energia e le tecnologie innovative. Si tratta di un processo complesso ma ritenuto indispensabile per garantire prospettive di crescita nel medio periodo.

In questo scenario la nuova Fiat 500 ibrida assume un valore che va oltre il semplice lancio di un modello automobilistico. Per Torino rappresenta un banco di prova decisivo sulla capacità di mantenere un ruolo centrale nella produzione industriale italiana. I primi segnali mostrano una ripresa rispetto agli anni più difficili, ma i numeri attuali indicano che il percorso per raggiungere i traguardi annunciati da Stellantis è ancora lungo. Il successo commerciale della vettura, insieme alle future scelte strategiche del gruppo e alla capacità della filiera piemontese di innovarsi e diversificarsi, sarà determinante per capire se Mirafiori potrà tornare a essere uno dei motori dell’industria nazionale oppure se dovrà continuare a confrontarsi con una fase di transizione che dura ormai da diversi anni.

Maltempo e grandine, i danni all’agricoltura

Il pomeriggio del 2 giugno 2026 ha colpito duramente il Piemonte orientale e il Torinese con temporali di eccezionale intensità. Il maltempo, a partire dalle prime ore del pomeriggio, ha interessato in successione il Torinese orientale, il Chivassese, l’area di Crescentino nel Vercellese, le colline del Po, il Monferrato, l’Astigiano e l’Alessandrino. Il fenomeno era stato previsto e segnalato da ARPA Piemonte con allerta gialla, il cui bollettino delle ore 11:52 di ieri 2 giugno indicava espressamente temporali più intensi e persistenti in pianura, con grandinate e raffiche di vento in particolare tra Torinese, Novarese, Astigiano e Alessandrino.

L’elemento più distruttivo è stato la grandine: chicchi di diametro compreso tra i 4 e i 6 centimetri hanno colpito i territori di Crescentino, Montanaro, Chivasso, Verolengo, Borgo Revel e Murisengo, con raffiche di vento localmente vicine ai 100 km/h che hanno scoperchiato tetti, abbattuto alberi e causato danni diffusi alle strutture. Nel Torinese la zona di Montanaro è risultata tra le più colpite da intense raffiche di vento, con strade trasformate in torrenti e interventi dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile nelle prime ore del pomeriggio.

Per il settore agricolo il quadro dei danni è ancora in fase di accertamento. I tecnici di Confagricoltura Torino sono al lavoro con sopralluoghi sul territorio per verificare con gli agricoltori l’entità dei danni. Le colture erbacee, orticole e i seminativi, in piena fase vegetativa, si trovavano in condizioni di massima vulnerabilità dopo una prolungata ondata di caldo anomalo che aveva caratterizzato l’ultima settimana di maggio, con temperature percepite fino a 37°C in Piemonte. Il brusco cambio di massa d’aria, con un calo delle massime di circa 10-12°C rispetto ai giorni precedenti, ha aggravato lo stress termico sulle produzioni in campo prima del passaggio temporalesco.

Confagricoltura Torino invita le aziende agricole colpite a documentare tempestivamente e fotograficamente i danni e a procedere con la segnalazione al Comune di competenza secondo quanto previsto dalla normativa regionale vigente per i danni da temporali forti, vento e grandine. Il rispetto dei termini di segnalazione è condizione necessaria per l’accesso agli strumenti di sostegno previsti.

Parla Con Me “Territori che attraggono: turismo, filiere e Made in Italy”

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Simona Riccio dialoga con Gian Marco Centinaio e Rossana Turina sul valore dei territori, del turismo, delle produzioni locali e della filiera come leva di attrattività per il Made in Italy

È online la nuova puntata di Parla Con Me®, la trasmissione digitale ideata e condotta da Simona Riccio, Digital Strategist del settore agroalimentare, LinkedIn Top Voice Italy e Founder del progetto.

La puntata, dal titolo “Territori che attraggono: turismo, filiere e Made in Italy”, affronta un tema centrale per il futuro dei territori italiani: la capacità di costruire attrattività non solo attraverso la bellezza dei luoghi, ma attraverso una visione integrata capace di unire turismo, agricoltura, cultura, accoglienza, produzioni locali e identità.

Ospiti della puntata sono Gian Marco Centinaio, Vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana, e Rossana Turina, Presidente del Consorzio Turistico Pinerolese e Valli. La scheda istituzionale del Senato indica Gian Marco Centinaio come Vice Presidente del Senato, mentre il Consorzio Turistico Pinerolese e Valli riporta Rossana Turina come Presidente del proprio Consiglio di Amministrazione.

Il confronto mette al centro una domanda decisiva: turismo, agricoltura, cultura, accoglienza e produzioni locali possono ancora essere raccontati come mondi separati? Oppure il vero valore nasce quando questi elementi diventano parte di un’unica filiera territoriale, riconoscibile e credibile?

Durante la puntata si affrontano temi di grande attualità: il ruolo del turismo come leva di sviluppo locale, la valorizzazione delle filiere agroalimentari, il rapporto tra istituzioni e territori, l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato, la promozione delle produzioni locali e la necessità di raccontare il Made in Italy come sistema di luoghi, persone, imprese e relazioni.

Il territorio, infatti, non è soltanto una destinazione. È un insieme di esperienze, competenze, prodotti, paesaggi, comunità e identità che, se messi in connessione, possono diventare un motore concreto di sviluppo economico, culturale e sociale.

In questo contesto, Parla Con Me® intende contribuire al dibattito pubblico dando spazio a visioni, esperienze e buone pratiche capaci di mostrare come l’attrattività di un territorio nasca dalla capacità di fare sistema. Non basta comunicare un luogo: occorre renderlo riconoscibile, coerente e credibile attraverso un racconto che tenga insieme turismo, filiere, imprese e comunità.

«Con questa puntata abbiamo voluto riflettere su che cosa renda davvero attrattivo un territorio», spiega Simona Riccio. «La bellezza, i prodotti di qualità, la cultura e l’accoglienza sono elementi fondamentali, ma da soli non bastano. Il valore nasce quando diventano parte di una visione comune. Il Made in Italy non è solo un marchio: è un sistema di luoghi, persone, imprese, relazioni e identità».

La puntata è disponibile online sul canale YouTube di Parla Con Me®.

Guarda la puntata:
https://www.youtube.com/watch?v=P6STu0HRxVY&feature=youtu.be

Per seguire le puntate:
www.parlaconmeofficial.it

Per proporre ospiti, temi, attività o candidature:
redazione.pcm@gmail.com

Torino, 03/06/2026

Uncem: rafforzare le Unioni montane

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PINEROLESE, INCONTRO A TORRE PELLICE: SOLO CON LE UNIONI MONTANE PIU’ FORTI I COMUNI VINCONO LE SFIDE DI OGGI E DI DOMANI
Le Unioni montane pinerolesi, e di tutto il Piemonte, devono essere rafforzate. Una sinergia più forte da montare. Oggi sono l’unica alternativa alla solitudine dei Comuni, che non è solo funzionale o organizzativa, bensì anche gestionale, politica. Le Unioni danno forza alla politica territoriale per la montagna. Fare Unioni vere è difficile, richiede un lavoro di cesello, di supporto costante, da parte nostra come Uncem e dei Comuni stessi. Lavorare insieme è molto più difficile che da soli. Ma è la sola via possibile”.
Così Roberto Colombero. Il Presidente Uncem Piemonte ha avviato gli incontri territoriali della Giunta Uncem Piemonte. Dopo Silvano d’Orba e Valdilana, il 3 giugno incontro alle ore 16 in Unione montana a Torre Pellice. Non solo Amministratori pubblici. L’appuntamento è apertto al pubblico, a tutte le forze politiche, istituzionali, sociali del territorio.
Il Pinerolese sia coraggioso. Tutti sono coinvolti in un processo di trasformazione che eviti nuove fragilità, nuove spoliazioni, nuove marginalità. Pinerolo guidi il processo. È fondamentale ci sia la città. Ce lo ricorda sempre il nostro grande Amico, il Vescovo Derio Olivero. Getta la via. I Sindaci ci devono credere di più. Solo insieme vinciamo le sfide. Leggendo la complessità, come ci dice Edgar Morin. Territori insieme contro l’estinzione dei Comuni – evidenzia Colombero – Usando bene le le strategie della Green community e delle Aree interne. La Green Communty del Pinerolese è un esempio. Rafforzare le Unioni responsabilizzando la politica a fare scelte. Uno snodo decisivo. Le Unioni piccole sono più deboli, quelle grandi hanno una buona forza per una azione che non lasci soli i Comuni, il Pinerolese lo insegna. Comuni purtroppo con meno personale e con Segretari comunali che devono essere rivisti a livello centrale nelle funzioni e nella missione. Ma di certo, pur nella fragilità, le Unioni montane restano l’unica forma di Governo possibile in Piemonte. Ora la Regione agisca. Le rafforzi. Quello che non è stato fatto con la legge nazionale sulla montagna, venga costruito con la Regione Piemonte. Serve coraggio, servono impegno di supporto e azioni di accompagnamento. Un lavoro che faremo e che deve fare, Unone per Unione, la Regione. Lavorare insieme è la strada maestra per una montagna che rafforza il suo peso politico. Lo diremo il 3 giugno a Torre Pellice”.