ECONOMIA

Maxi investimento da 4 miliardi in Piemonte: nasce il colosso europeo dell’intelligenza artificiale

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A meno di un’ora da Torino

Il Piemonte si prepara a diventare uno dei principaliprotagonisti europei nel settore dell’intelligenzaartificiale e delle infrastrutture digitali. Il Consiglio dei ministri ha infatti dichiarato di preminente interesse strategico nazionale il progetto “Cavour Hyperscale Campus”, destinato a trasformare l’area dell’ex centrale “Galileo Ferraris” di Trino, nel Vercellese, in un gigantesco campus tecnologico dedicatoall’elaborazione dei dati e allo sviluppo dell’AI.

L’investimento previsto è di circa 4 miliardi di euro e rappresenta una delle operazioni piùrilevanti mai annunciate in Piemonte nel comparto dell’alta tecnologia. Il nuovo polo avrà una capacità compresa tra 300 e 400 megawatt e punta arafforzare il ruolo dell’Italia come hub europeo per la gestione dei dati e l’intelligenza artificiale.

Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dagli assessoriAndrea Tronzano e Matteo Marnati, che hanno sottolineato il lavoro svolto insieme a TechBau e al Governo, con il supporto del ministro Adolfo Urso, per portare sul territorio un investimento destinato a generare sviluppo economico, occupazione qualificata e nuove competenze.

Secondo la Regione, il progetto conferma la crescente attrattività del Piemonte per gli investimenti internazionali nei settori ad alta tecnologia. Lariqualificazione dell’ex centrale di Trino rappresenta inoltre un esempio concreto di rigenerazione industriale, capace di coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle infrastrutture esistenti.

L’impatto occupazionale sarà significativo: durantela fase di costruzione saranno impiegati circa 1.200 lavoratori, con picchi superiori alle 2.000 unità. Una volta completato, il campus garantirà 300-350 posti di lavoro altamente qualificati, ai quali si aggiungerà un indotto stimato in circa 1.000 ulteriori occupati.

Anche il cronoprogramma è già definito. La conferenza dei servizi dovrebbe partire entro la fine del 2026, mentre l’autorizzazione unica è attesa nel 2027. L’entrata in funzione del primo lotto è prevista nel 2028.

Particolare attenzione sarà riservata agli aspettiambientali ed energetici. La Regione Piemonte ha assicurato che seguirà tutte le fasi autorizzativeaffinché il progetto rispetti i più elevati standard disostenibilità, favorisca l’impiego delle tecnologie più avanzate e contribuisca alla transizione energetica e digitale del territorio.

Con la decisione del Consiglio dei ministri sarà ora possibile nominare un Commissario straordinario di Governo, d’intesa con la Regione Piemonte, incaricatodi coordinare l’iter amministrativo e accelerare ilrilascio delle autorizzazioni. Il “Cavour HyperscaleCampus” si inserisce così nella strategia nazionale che punta a fare dell’Italia uno dei principali poli europei delle infrastrutture digitali, della gestione dei dati e dell’intelligenza artificiale, rafforzando al tempo stesso la competitività tecnologica del Paese.

Siccità, oltre 30 milioni di danni stimati per l’agricoltura torinese. Il mais tra le colture più colpite

La siccità presenta già un conto pesante per l’agricoltura della provincia di Torino. Secondo le prime stime di Coldiretti Torino, le perdite economiche hanno già superato i 30 milioni di euro, con il mais che risulta la coltura maggiormente penalizzata.

Nel Torinese, infatti, il mais rappresenta una produzione strategica: in condizioni normali contribuisce a circa un terzo dell’intera produzione piemontese, con oltre 4,85 milioni di quintali raccolti da più di 4.600 aziende agricole su una superficie superiore ai 48.800 ettari.

La prolungata assenza di precipitazioni sta però compromettendo i raccolti. Nelle aree irrigate si prevede una riduzione della produzione intorno al 30%, mentre gli agricoltori stanno progressivamente esaurendo le risorse idriche disponibili dai canali e ricorrono sempre più al pompaggio dalle falde, una soluzione decisamente più onerosa. Nelle superfici prive di irrigazione, invece, le perdite potrebbero raggiungere il 70%, con numerose coltivazioni ormai disseccate.

Le stime economiche sono state elaborate sulla base delle attuali quotazioni del mais alla Borsa Cereali di Torino. Tuttavia, l’andamento dei mercati, influenzato dalle tensioni internazionali e dalla speculazione, potrebbe determinare un ulteriore aumento dei prezzi e, di conseguenza, del valore complessivo dei danni. Anche le perdite produttive potrebbero aggravarsi nelle prossime settimane, soprattutto nelle zone che tradizionalmente dipendono dalle piogge. Nei terreni irrigati, invece, si osservano pannocchie che crescono con difficoltà e producono un numero inferiore di chicchi o chicchi di dimensioni ridotte.

«Al di là della cifra già significativa (e siamo ancora lontani dalla trebbiatura) della perdita economica per le nostre aziende agricole – commenta il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – vogliamo ricordare che oggi il mais è sempre più una coltura strategica, che non solo è alla base della produzione di alimenti da proteine animali, ma anche una materia prima al centro di molte produzioni industriali: dalle basi per preparazioni dell’industria alimentare fino all’amido per vari usi, dai dolcificanti alle bioplastiche compostabili per oggetti di uso comune».

Secondo Coldiretti, la diminuzione della produzione locale renderà inevitabile un maggiore ricorso alle importazioni per soddisfare il fabbisogno di mais.

«È sempre più evidente – aggiunge il direttore, Carlo Loffreda – che il problema della siccità che colpisce l’agricoltura non riguarda solo gli interessi del settore primario. Per questo è sempre più urgente mettere in campo misure strutturali per affrontare la siccità, a partire da un Piano per i piccoli invasi, un uso plurimo delle acque idroelettriche, misure di sostegno al risparmio idrico, sburocratizzazione e sostegno alla trivellazione di nuovi pozzi. Mentre dalla ricerca sulle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) chiediamo nuove varietà in grado di resistere alla siccità. Perché se gli agricoltori non producono, abbiamo un deficit di cibo e di materie prime che ha ripercussioni sull’intero sistema agroindustriale e sull’intero “sistema Paese”».

Monferrato Green Farm torna nel mese di ottobre

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Fiera Nazionale del Verde e dell’Agricoltura a Casale Monferrato

Molte novità di una rassegna sempre più specialistica
Da venerdì 2 a domenica 4 ottobre prossimi, il Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato ospiterà Monferrato Green Farm quarta edizione, seconda come Fiera Nazionale. L’innovativa Fiera del Verde e dell’Agricoltura vede il coinvolgimento al loro ‘servizio’ degli altri comparti produttivi, artigianato, industria e commercio in una prospettiva di crescita del territorio sostenibile per l’ambiente da quest’anno, ormai forte delle esperienze acquisite, si allinea alle altre Fiere di settore e prepara una serie di novità a partire dall’incremento dell’offerta di laboratori, incontri, momenti di approfondimento e di formazione nei vari settori, per andare sempre di più incontro ai gusti ed alle esigenze di pubblico ed espositori. Un’altra novità è costituita dall’orario in quanto tutte le sere il ‘sipario’ calerà alle ore 21.

La rassegna prevede, come negli anni passati cinque sezioni, ognuna delle quali presenterà diverse novità che verranno disvelate man mano all’avvicinarsi dell’evento:

Agricoltura; Vivai; Mostra con esposizione di animali; Salone eccellenze alimentari; Cura della persona

L’evento è organizzato dalla società D&N Eventi Srl in collaborazione, con il patrocinio la partnership di Istituzioni, Enti, Aziende ed Associazioni in fase rinnovo

Orari
Venerdì 2 ottobre 17 – 21
Sabato 3 ottobre 10 – 21
Domenica 4 ottobre 10-21

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi ai seguenti contatti

cell. 366 28 29 982
mail: commerciale@deneventi.it

Casale Monferrato, 15 luglio 2026

Ufficio Stampa
D&N Eventi Srl
Cell. 370 3017529

Commercio, in Piemonte scomparso un negozio su dieci in cinque anni. L’allarme di Ascom

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In Piemonte il commercio al dettaglio continua a ridurre la propria presenza sul territorio. Tra il 2018 e il 2023 le unità locali sono diminuite del 10,2%, un calo in linea con quello registrato in Veneto ed Emilia-Romagna. La tendenza, secondo il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, è proseguita anche nel 2024 e nel 2025, seguendo il dato nazionale che segna una contrazione complessiva del 14,4%.

La riduzione riguarda anche la diffusione dei negozi sul territorio. In cinque anni la densità commerciale in Piemonte è passata da 10,7 a 9,8 esercizi ogni mille abitanti, con una flessione dell’8,4%, un valore sostanzialmente analogo a quello della Lombardia (-8,3%).

Anche il fronte occupazionale evidenzia segnali di difficoltà. In Piemonte gli addetti del settore sono diminuiti del 5,2%, una riduzione più marcata rispetto alla media del Nord Ovest (-1,3%), mentre il Mezzogiorno registra un andamento opposto con una crescita del 3,4%.

Il rapporto fotografa quindi un progressivo ridimensionamento della rete commerciale nei quartieri, nei centri urbani e nei comuni piemontesi, con ricadute che, oltre all’economia, interessano i servizi di prossimità, la vivibilità delle città e la coesione delle comunità locali.

«Perdere attività commerciali significa avere meno servizi, meno presìdi e meno occasioni di relazione nei quartieri e nei comuni – sottolinea Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcom Torino e provincia –. È un fenomeno che non può essere letto soltanto in termini economici, perché riguarda direttamente la qualità della vita e la capacità dei territori di rimanere attrattivi e vitali. In questo periodo storico di rapido cambiamento dei consumi, occorre tutelare il commercio di prossimità con politiche forti e condivise. Una tutela che deve difendere i negozi anche dalle grandi piattaforme di e-commerce, che continuano a operare in regimi fiscali diversi dai negozi fisici, danneggiando così il nostro tessuto imprenditoriale. Nell’ultimo anno ci sono stati segnali di un timido ritorno all’acquisto in negozio da parte di una fetta di consumatori che preferisce acquistare meno ma più spesso: una tendenza che va incoraggiata e che può diventare la leva per dare nuova linfa vitale al commercio. A patto che sia sostenuta a livello istituzionale e politico».

La presidente di Ascom richiama poi l’attenzione sul ruolo del settore nell’occupazione giovanile: «Una riflessione sull’occupazione – prosegue la presidente Coppa -. I dati Inps dicono che il 40% degli occupati tra i 15 e i 29 anni è nei settori della ristorazione e dell’hospitality e il 22,5% nel commercio. Si tratta, dunque, di comparti ai quali le nuove generazioni si approcciano volentieri e vanno sicuramente incoraggiati. Comprare sotto casa significa anche sostenere l’occupazione giovanile e, indirettamente, migliorarne le condizioni di lavoro. Questa è una riflessione che vorrei vedere nelle agende dei politici che ci occupano del mondo del lavoro e dei giovani e che Ascom è pronta a sostenere con impegno».

Il quadro regionale si inserisce in una trasformazione più ampia del commercio italiano. A livello nazionale, tra il 2018 e il 2025, i punti vendita al dettaglio sono diminuiti del 14,4%, mentre il fatturato complessivo del comparto è aumentato del 25,7%, raggiungendo i 410,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo il fatturato medio per addetto è cresciuto del 27,9%.

Secondo il rapporto, il settore sta cambiando struttura: diminuisce il numero delle imprese commerciali, ma aumentano le dimensioni medie delle aziende, la produttività e il fatturato. Tra i fenomeni più significativi spiccano la forte crescita dei discount alimentari, che hanno raddoppiato il proprio fatturato (+101,1%), e l’espansione dell’e-commerce (+41,9%).

Prosegue inoltre il rafforzamento organizzativo delle imprese. Tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è passata dal 9% al 17,4%, delineando un commercio sempre più strutturato e produttivo, ma anche più concentrato.

Energia sempre più cara nel Nord Ovest. Le bollette valgono quasi un quinto delle spese familiari

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Per una famiglia su tre pesano oltre il 20% delle spese

Le spese per luce e gas continuano a rappresentare una voce importante nei bilanci delle famiglie del Nord Ovest. In Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta il costo medio mensile delle utenze energetiche raggiunge i 204 euro, pari a circa il 18% delle uscite complessive di una famiglia.

È quanto emerge da un’indagine realizzata dal Gruppo uBroker in collaborazione con YouTrend, che analizza il rapporto dei cittadini con i costi dell’energia e la percezione dell’andamento delle bollette.

Il dato medio nasconde però situazioni ancora più gravose. Tra gli intervistati che hanno indicato sia la spesa complessiva della famiglia sia quella destinata a luce e gas, quasi un nucleo familiare su tre (32%) dichiara di destinare alle bollette oltre il 20% del proprio budget mensile. Una quota che evidenzia come, per molte famiglie, i costi energetici continuino a incidere in modo rilevante sull’equilibrio economico domestico.

La percezione degli intervistati conferma questa tendenza. Il 63% ritiene che la spesa per energia sia aumentata nell’ultimo anno e, tra questi, un quarto parla di rincari “molto significativi”. Soltanto il 6% afferma invece di pagare oggi meno rispetto a dodici mesi fa.

Nonostante ciò, oltre la metà del campione (55%) descrive il proprio rapporto con le bollette come sostanzialmente tranquillo. Rimane però consistente la quota di chi vive la situazione con difficoltà: il 38% definisce problematico il pagamento delle utenze e, all’interno di questo gruppo, il 7% teme concretamente di non riuscire a far fronte alle prossime scadenze.

L’indagine si è soffermata anche sulle cause percepite dei rincari. Tre cittadini su quattro (75%) individuano nei conflitti internazionali e nell’instabilità geopolitica il principale fattore che ha determinato l’aumento dei prezzi dell’energia negli ultimi due anni. Seguono, a notevole distanza, la dipendenza energetica dall’estero (15%), le dinamiche speculative dei mercati (14%) e il peso di tasse e oneri di sistema (13%).

Il quadro che emerge evidenzia come il tema dell’energia continui a occupare un posto centrale nelle preoccupazioni economiche delle famiglie del Nord Ovest. Pur in presenza di una situazione che molti definiscono ancora gestibile, il peso delle bollette resta elevato e, in una parte significativa dei casi, assorbe una quota rilevante del reddito disponibile.

L’indagine rientra in un progetto promosso dal Gruppo uBroker insieme a YouTrend con l’obiettivo di monitorare nel tempo il rapporto tra cittadini e consumi energetici, rilevando abitudini, percezioni e criticità legate ai costi di luce e gas.

Debito e disavanzo in calo, la Corte dei Conti parifica il rendiconto del Piemonte

La Corte dei Conti ha parificato il rendiconto generale 2025 della Regione Piemonte, esprimendo un giudizio favorevole sulla gestione finanziaria dell’ente. La decisione è stata assunta nel corso della seduta pubblica di oggi e certifica la regolarità del rendiconto, con esito positivo per i tre indicatori di equilibrio del bilancio regionale.

All’udienza erano presenti il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi e l’assessore alle Partecipate Daniela Cameroni.

«Rispettiamo gli impegni e teniamo i conti in equilibrio. Con oculatezza della spesa e uso sapiente dei fondi europei garantiamo crescita e sviluppo al Piemonte».

Nel commentare il pronunciamento della magistratura contabile, il presidente Alberto Cirio e l’assessore Andrea Tronzano sottolineano come il giudizio rappresenti un riscontro positivo sul percorso di riequilibrio dei conti regionali avviato negli ultimi anni.

“La parifica della Corte dei Conti – commentano il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio e l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano – rappresenta una conferma importante del lavoro svolto in questi anni. Abbiamo tutti e tre gli indicatori di equilibrio positivi, l’anno scorso erano due, quindi miglioriamo confermando che stiamo amministrando con serietà, riportando ordine nei conti e continuando, allo stesso tempo, a investire sul Piemonte. Ridurre il peso dei debiti del passato significa rispettare gli impegni e avere i conti in ordine significa garantire maggiore affidabilità e credibilità ai cittadini, alle imprese e alle istituzioni, aumentando la capacità di attrarre investimenti e le opportunità di crescita. È questo il Piemonte che vogliamo: una Regione che mantiene gli impegni, investe sul proprio sviluppo e lascia alle nuove generazioni conti più solidi e maggiori possibilità di futuro”.

Nel corso dell’udienza è stato evidenziato anche il proseguimento della riduzione del debito e del disavanzo regionale.

“La Corte ha parificato e ha quindi dichiarato formalmente e ufficialmente che i conti del 2025 sono a posto – aggiunge il presidente Cirio – e che la Regione Piemonte ha fatto quello che doveva per quanto riguarda il rientro del debito – dal 2019 ad oggi si è ridotto di un miliardo – e del disavanzo, per cui la quota mancante degli 81 milioni è coperta con l’assestamento che il Consiglio approverà nei prossimi giorni. La Corte ha poi riconosciuto il rispetto delle tempistiche per quanto riguarda i fondi europei e il Pnrr, per cui centriamo il 100% degli obiettivi. Considero questo momento di verifica particolarmente prezioso – aggiunge il presidente Cirio – all’interno di un percorso virtuoso nel quale la Regione ha raccolto le raccomandazioni che in questi anni sono arrivate dalla Corte, a partire da quella sui gettonisti che è stata in passato oggetto di rilievo da parte della magistratura contabile e che oggi non lo è più perché siamo passati da oltre 100 milioni nel 2024 di spesa per i gettonisti, a 55 milioni del 2025 e nel 2026 avremo 30 milioni, con un trend di riduzione davvero significativo. Sono quindi molto soddisfatto perché riuscire a pagare i debiti e ridurre il disavanzo in contesti così complicati non è facile. Quest’anno riusciamo anche a dare un primo segnale sull’Irpef. Con il passaggio da 4 a 3 scaglioni è prevista una riduzione della pressione fiscale: lo Stato ha rinviato il passaggio dal 2028 al 2029, ma noi abbiamo deciso di iniziare a ridurre l’aliquota già nel 2028 con un piccolo segnale che è comunque importante per andare incontro alle famiglie”.

Sul fronte sanitario, l’assessore Federico Riboldi ha richiamato la diminuzione della spesa per il personale a gettone e il proseguimento delle assunzioni nelle aziende sanitarie.

«Sull’utilizzo dei gettonisti abbiamo fatto un grande lavoro ed abbiamo ottenuto un risparmio significativo nel 2025 – ha aggiunto l’assessore alla Sanità, Federico Riboldi – la proiezione per l’anno in corso è in linea con questa tendenza, con un ulteriore risparmio. Siamo passati da regione fanalino di coda in Italia a regione virtuosa. Nel 2025, inoltre, è proseguito il nostro impegno sul fronte delle assunzioni di personale sanitario, sulla base dei fabbisogni delle Aziende sanitarie. Anche su questo fronte, proseguiamo coniugando efficienza ed efficacia, avendo come obiettivo prioritario la sostenibilità economica del sistema».

Nel merito del rendiconto, la Corte ha verificato gli equilibri fondamentali della finanza regionale: quello della gestione di competenza, l’equilibrio complessivo del bilancio e quello del risultato finale della gestione, tutti risultati positivi.

I dati contenuti nel rendiconto evidenziano inoltre il proseguimento della riduzione del disavanzo accumulato negli anni. Dai 6,23 miliardi di euro registrati nel 2019 si è passati a 4,67 miliardi al termine del 2025, con una diminuzione di 207 milioni nell’ultimo anno. Una recente disposizione statale ha inoltre escluso dal calcolo del disavanzo i debiti legati alle anticipazioni di liquidità concesse dallo Stato, pari a 3,03 miliardi di euro, portando il disavanzo complessivo a 1,64 miliardi. La quota residua di 81,4 milioni riferita al 2025 è inserita nella legge di assestamento 2026, attualmente all’esame del Consiglio regionale.

Anche il debito della Regione continua a ridursi: dai 5,12 miliardi del 2019 è sceso a 4,34 miliardi nel 2025, con una diminuzione superiore a 780 milioni di euro.

Tra gli elementi richiamati dalla Corte figura anche la tempestività dei pagamenti verso i fornitori. Nel 2025 la Regione ha saldato mediamente le fatture tredici giorni prima della loro scadenza, mentre restano alcune criticità legate ai tempi di trasferimento dei contributi agli enti, condizionati dall’incasso delle relative risorse.

Il rendiconto dedica infine un capitolo all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e alla gestione dei fondi europei. Secondo quanto rilevato dalla Corte dei Conti, entrambi gli strumenti risultano procedere nel rispetto delle scadenze previste.

Critiche le opposizioni

“La parifica non è una medaglia da esibire, ma un atto dovuto che è stato accompagnato da una lista impressionante di criticità. La Corte dei Conti ci consegna un quadro che parla chiaro: la gestione finanziaria della Regione Piemonte è in profondo affanno, e la responsabilità politica è tutta della Giunta Cirio” così la Presidente del Gruppo PD Gianna Pentenero e il Vicepresidente della Commissione Bilancio Fabio Isnardi commentano il giudizio sul rendiconto 2025.
“Al 31 dicembre 2025 si registra un mancato recupero di oltre 33 milioni di euro relativo al riaccertamento straordinario dei residui” — scrive la Corte. “Il fondo cassa a fine anno, pari a circa 316 milioni, è decisamente contenuto rispetto al volume del bilancio regionale”.
“La Regione accumula debiti verso lo Stato, cancella oltre 110 milioni di crediti del bollo auto perché non riesce a riscuoterli, aumenta i residui passivi e rallenta i pagamenti verso Comuni, Province e terzo settore. È una gestione che scarica inefficienze e ritardi sui territori. La spesa sanitaria, inoltre, continua a crescere, raggiungendo i 10,85 miliardi di euro nel 2025 e, in particolare, quella per prodotti farmaceutici e dispositivi medici continua a registrare un trend in aumento oltre i limiti previsti. La sanità è il cuore del bilancio regionale e, oggi, è fuori controllo. La Giunta sfora i tetti di spesa, rinvia i bilanci delle ASL oltre i termini di legge con semplici circolari, accumula un disavanzo sanitario di 213 milioni e non garantisce la sostenibilità delle strutture PNRR. È una gestione che mette a rischio i servizi ai cittadini” proseguono gli esponenti dem.
Pentenero e Isnardi sottolineano inoltre: “la duplicazione dei costi tra Finpiemonte e Finpiemonte Partecipazioni, “in aperto contrasto con il TUSP”, le liquidazioni che non si chiudono mai (Tecnoparco, Eurofidi, Fingranda), le società in perdita, come Consepi, i rallentamenti negli investimenti e nel PNRR, con fondi rinviati agli anni successivi. Il Piemonte non può permettersi una macchina amministrativa che procede a rilento mentre il resto del Paese corre. La Giunta Cirio ha trasformato le partecipate in un labirinto di rinvii e costi inutili”.
“La parifica non assolve, quindi, la Giunta. La Corte dei conti certifica la gestione, ma non la promuove. Il quadro è quello di una Regione che non recupera il disavanzo, non riscuote le entrate, non sostiene la sanità, non paga in tempo i territori e non programma gli investimenti. La Giunta Cirio deve assumersi la responsabilità politica di questi numeri e cambiare rotta” concludono i Consiglieri Pd.

Microlino taglia il traguardo delle 5.000 unità prodotte in Italia

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Dallo stabilimento AMFI di La Loggia (TO) esce una one-off sartoriale che celebra il Made in Italy.

La Loggia (Torino), 21 luglio 2026 — Oggi dallo stabilimento AMFI (Automotive Micro Factory Italy) di La Loggia è uscita la 5.000ª Microlino. Un traguardo che assume un valore ancora più significativo per come è stato celebrato: non una vettura di serie, ma un esemplare unico, frutto di un ordine speciale di un cliente che ha voluto trasformare la propria Microlino in un pezzo irripetibile.

L’allestimento parte da un colore esterno speciale, Matt Bronze Cashmere, impreziosito da tetto e particolari in nero opaco, per un contrasto sobrio e materico. È però negli interni che il lavoro artigianale raggiunge il suo apice: vera pelle Mastrotto italiana, Alcantara® marrone e cuciture interamente eseguite a mano, firmate Creazioni La Selleria. In particolare, sedili, pannelli laterali, pannello porta e imperiale sono stati rivestiti con una precisione sartoriale che si percepisce al primo sguardo.

A rendere l’auto davvero unica, un dettaglio esclusivo: le iniziali del cliente, cucite a mano sul sedile. A completare la creazione, un tappeto in cordura cucito a mano e un volante in pelle e Alcantara® con cuciture in bronzo e dettagli bronzo cashmere, perfettamente armonizzati con le tonalità calde dell’abitacolo. Sul piano tecnico, inoltre, la vettura da record monta una batteria da 15 kWh, per un’autonomia fino a 220 km, ed è equipaggiato con aria condizionata: comfort e percorrenza al servizio di un uso quotidiano, senza compromessi sull’esclusività.

Una customizzazione davvero unica e spettacolare, dunque, che racconta una storia di artigianato, materia e identità. Questa vettura è la dimostrazione concreta di ciò che AMFI sa fare meglio, ovvero unire produzione industriale e sartorialità nello stesso luogo, sulla stessa linea. Un livello di personalizzazione così spinto non è delocalizzabile: nasce dalla vicinanza fisica tra chi progetta, chi produce e chi rifinisce a mano, e dalla profondità di una filiera piemontese fatta di competenze artigianali e fornitori d’eccellenza difficilmente replicabili altrove.

È questa flessibilità della filiera e dello stabilimento a permettere ad AMFI di passare senza soluzione di continuità dalla serie alla one-off, mantenendo invariato lo standard qualitativo. Il Made in Italy, qui, non è un’etichetta: è un metodo di lavoro. Del resto, questo esemplare non è un caso isolato: da quando è partito,

 

un anno fa, il programma custom ha già dato vita a oltre 200 esemplari unici, ciascuno con colori e abbinamenti scelti direttamente dai clienti per rendere la propria Microlino irripetibile. Un segnale concreto di quanto la personalizzazione tailor made sia diventata parte integrante dell’offerta e della capacità produttiva di AMFI.

Lo stabilimento AMFI di La Loggia è concepito come un hub manifatturiero multi-modello e multi-marchio per la mobilità elettrica leggera, con caratteristiche che ne fanno un riferimento a livello europeo. Al cuore dell’impianto c’è una linea flessibile e riconfigurabile, capace di ospitare più modelli di quadriciclo elettrico sulla stessa piattaforma produttiva, dalla produzione di serie all’esemplare custom. A questa si affianca un atelier di personalizzazione sartoriale interno, dove maestranze specializzate lavorano selleria, rivestimenti e finiture a mano. Determinante è poi l’integrazione con la filiera piemontese, che garantisce prossimità dei fornitori, controllo qualità e tempi di sviluppo ridotti. Lo stabilimento nasce inoltre con una spiccata vocazione al contract manufacturing e alle collaborazioni internazionali: dal 2027 assemblerà le microcar BE Neutral (Ben) di origine portoghese destinate alle flotte aziendali, a conferma di una piattaforma industriale aperta a partner terzi. A completare il quadro, una capacità produttiva scalabile fino a 12.000 unità l’anno, così da costruire la massa critica necessaria per un ecosistema manifatturiero europeo competitivo. Uno stabilimento, dunque, che non produce soltanto una vettura iconica, ma si propone come infrastruttura industriale al servizio della micromobilità elettrica leggera in Europa, aperta a nuove partnership e a nuovi programmi produttivi.

Oliver Ouboter, co-fondatore di Microlino: «Ogni volta che una Microlino esce da questo stabilimento confermiamo una convinzione: il Piemonte è il posto migliore al mondo dove costruire vetture come la nostra. Qui esistono competenze artigianali e catene di fornitura d’eccellenza che altrove non si trovano. È questo territorio a permetterci di offrire un servizio sartoriale come quello di oggi: non potremmo customizzare a mano una vettura per un cliente europeo se producessimo dall’altra parte del mondo. Restare a Torino, per noi, è una scelta industriale prima ancora che affettiva.»

Michelangelo Liguori, General Manager di AMFI: «Questa 5.000esima vettura è, prima di tutto, il risultato del lavoro delle nostre persone. Dietro un esemplare così complesso c’è un team che ha saputo trasformare la maestria artigianale in un processo industriale ripetibile, senza mai perdere la cura del dettaglio. È questo il know-how che rende AMFI diversa: sappiamo passare da una produzione di serie a una one-off sartoriale sulla stessa linea, con lo stesso standard qualitativo. Ed è la base su cui vogliamo costruire il futuro, potendo contare su uno stabilimento aperto, capace di ospitare più modelli e più marchi e di diventare il punto di riferimento europeo per la mobilità elettrica leggera. Le 5.000 unità di oggi sono un traguardo importante ma, al tempo stesso, segnano un punto di partenza per un domani ancora più ricco di soddisfazioni e record da superare.»

Informazioni su Microlino

Un unico sportello frontale, 90 km/h di velocità massima, pensata per due passeggeri, dallo stile inconfondibile, facile da parcheggiare grazie alla sua compattezza di soli 2,5 m di lunghezza massima, e con un generoso bagagliaio di ben 230 litri. Questa è la carta d’identità di Microlino, che vanta diversi primati nella propria categoria, ad iniziare dalla sicurezza: è infatti il primo prodotto della sua categoria ad avere un telaio monoscocca in acciaio e alluminio, proprio come una classica automobile. Questo aspetto la rende più sicura rispetto ai veicoli della stessa categoria che invece sono dotati di telaio tubolare e pannelli in plastica. Inoltre, grazie all’elevata rigidità torsionale, paragonabile a quella delle autovetture, unita alla leggerezza delle parti in alluminio, le consente di offrire un’esperienza di guida precisa e dinamica. Non ultimo, vanta un’eccezionale durabilità in quanto i materiali di alta qualità e il processo di produzione, controllato secondo le più avanzate tecnologie, consentono un lungo ciclo di vita ed una performance costante anche dopo un lungo chilometraggio, oltre a un elevato valore residuo. La produzione di Microlino è totalmente Made in Italy, presso Torino: una struttura moderna, con una superficie di 5.000 mq interamente ricoperta da pannelli solari. Microlino è realizzata impiegando il 50% in meno di componenti rispetto a una qualsiasi automobile tradizionale: l’80% è di origine europea, di cui più del 50% italiana.

Giachino: “Il Pd gioca con il futuro del lavoro e di Torino”

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Caro Direttore,

Mentre in Val Susa è in corso il Festival della Felicità, paravento per il raduno di giovani antagonisti, a partire da quelli di Askatasuna, i ragazzi molto amici di AVS, che quando scende la sera, invece di leggere poesie, si esercitano nell’assaltare il cantiere della TAV, l’opera che il Parlamento italiano, l’unico organismo che rappresenta la volontà del popolo italiano, per due volte ha votato essere strategica per l’interesse nazionale, senza che nessun difensore della Costituzione o partecipante al Festival della Spiritualità dica qualcosa.

Alcuni dirigenti locali del PD, con la compagnia degli esponenti di AVS, vogliono ridiscutere, ora che Virano non c’è più, il progetto della stazione internazionale a Susa e della linea verso Orbassano. Cosa che serve a illudere i No Tav, tra cui ci sono ancora alcuni sindaci del PD, che l’opera si possa ancora fermare. Purtroppo qui non c’è nessuna mamma di Baltimora che scenda in piazza a prendere per le orecchie il proprio figlio che sta tirando pietre.

Probabilmente non hanno ancora capito bene le enormi ricadute economiche e sociali della TAV sull’economia torinese e piemontese. Queste perdite di tempo, cui a volte danno l’impressione di allinearsi i vertici TELT, costano a tutti gli italiani le mancate ricadute di lavoro e l’aumento dei costi per oltre tre miliardi di euro. Bene ha fatto il commissario Mauceri a chiedere di andare avanti decisi.

La parte del PD che non ha mai avuto la cultura dello sviluppo nelle sue corde e che amministra una Torino che da trent’anni declina economicamente e che oggi ha più problemi sociali di quanti ne avesse quando è stato eletto Lo Russo e ai tempi dei piani decennali di Castellani, non è assolutamente capace di analizzare come sta Torino; oggi studia le tattiche per rivincere, incurante degli scarsi risultati raggiunti. Messe a tacere le scomode analisi della Fondazione Rota, chiusi occhi e orecchie il giorno in cui Banca d’Italia presenta la relazione su Torino e sul Piemonte.

Ma chi ha un minimo di sensibilità umana ed è stato abituato a non girarsi dall’altra parte di fronte ai senza lavoro e ai precari, o alle decine di migliaia di anziani che vivono da soli, non si lascia condizionare dalla tendenza a parlare di più delle cose che vanno e delle grandi potenzialità, e si batte per ridare la speranza a chi oggi non ce l’ha.

Io sto con Messi, che dedica la vittoria a chi fa fatica ad arrivare a fine mese, e non con il Presidente dell’Argentina.

Io stavo e sto con le parole dell’Arcivescovo Nosiglia, che parlava della metà della città che sta male e che non sta meglio dopo che ieri, in Barriera, si è andati a ramazzare strade e piazze con tanto di foto col Sindaco, perché a Barriera non è stato dato nulla di sostanziale in questi anni. Se i 340 ragazzi avessero chiesto, come faccio io da due anni a Lo Russo, di spostare un’attività economica, tipo il Centro per l’Intelligenza artificiale, e i relativi posti di lavoro in Barriera, il risultato avrebbe potuto essere più importante.

Torino deve capire che la vera priorità per i giovani di domani e per la metà della città che sta male è lo sviluppo economico e che, per la Torino di domani, saranno ancora fondamentali l’industria, le fiere internazionali, i congressi, la TAV e un aeroporto all’altezza. Ma per ottenere questo occorre dire no al Sistema Torino, no alla sinistra che ci ha portato al declino, no a nuove furberie di liste utili solo perché nulla cambi.

Ecco perché noi UDC, che ci rifacciamo ai Governi e alle amministrazioni comunali che diedero al Paese il boom economico e a Torino la rinascita e il ruolo di capitale dell’industria, gireremo le piazze, le scuole, le fabbriche per dire ai torinesi che la città si merita una nuova e grande amministrazione comunale che rilanci la città, il lavoro e il commercio.

Mino Giachino
UDC Torino

Programma GOL, in Piemonte superati gli obiettivi del PNRR: più di 184 mila hanno trovato un lavoro

Sono oltre 324 mila le persone coinvolte in Piemonte dal Programma GOL (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori), la misura finanziata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per favorire l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro attraverso percorsi di orientamento, formazione e accompagnamento personalizzati. Secondo i dati diffusi dalla Regione, sono stati raggiunti e superati gli obiettivi fissati dal Ministero del Lavoro e dall’Unione Europea.

I risultati sono stati illustrati  al Grattacielo Piemonte durante l’incontro “Abbiamo fatto… GOL – Storie, dati e prospettive delle politiche attive in Piemonte”, promosso dalla Regione insieme ai soggetti che operano nella rete regionale delle politiche del lavoro.

Dall’avvio del programma sono 324.647 le persone raggiunte dall’iniziativa. Di queste, 266.184 hanno preso parte ai percorsi personalizzati previsti dal programma, mentre 79.616 hanno concluso attività formative o tirocini. I numeri comunicati dalla Regione indicano il superamento dei target previsti dal PNRR sia per quanto riguarda il numero dei beneficiari sia per quello delle persone che hanno completato un percorso di formazione.

Sul fronte occupazionale, la Regione evidenzia che 184 mila persone, pari al 56,8% dei partecipanti al programma, hanno successivamente trovato un’occupazione. Tra questi, oltre 75 mila hanno ottenuto un contratto stabile, comprendendo assunzioni a tempo indeterminato, apprendistati e trasformazioni di contratti a termine.

Il programma ha interessato anche alcune delle categorie che tradizionalmente incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro. Le donne rappresentano il 54,2% dei partecipanti, mentre gli under 30 costituiscono oltre il 28% del totale. Secondo la Regione, i giovani coinvolti hanno registrato risultati occupazionali superiori alla media complessiva del programma.

«I risultati del programma GOL raccontano il Piemonte che vogliamo costruire: un territorio dove il lavoro non si crea per decreto, ma si costruisce investendo sulle persone dando loro quelle competenze richieste dal mercato. Abbiamo scelto di non limitarci ad assistere chi perde il lavoro, ma di sostenere concretamente chi vuole rimettersi in gioco. Le politiche attive sono una straordinaria leva strategica di sviluppo, competitività e coesione sociale. Superare tutti i target del PNRR con largo anticipo è motivo di orgoglio, ma il risultato più importante è un altro: aver ridato una prospettiva di futuro a più di 184.000 persone. Continueremo su questa strada, perché la crescita del Piemonte passa dalla valorizzazione del suo capitale umano e dalla capacità di offrire opportunità concrete a chi vuole costruire qui il proprio futuro» dichiarano il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone e l’assessore alla Formazione Daniela Cameroni.

«Le politiche attive del lavoro sono l’architrave di un mercato del lavoro moderno, perché accompagnano le persone nelle fasi di transizione e favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Per questo desidero ringraziare tutti gli operatori presenti oggi e che ogni giorno trasformano gli indirizzi politici in risultati concreti. C’è chi continua a considerare queste politiche marginali, ma il vostro lavoro e i risultati del Piemonte dimostrano il contrario: investire sulle persone significa rafforzare il sistema produttivo e rendere il mercato del lavoro più dinamico, efficiente e vicino alle esigenze di lavoratori e imprese» afferma Walter Rizzetto, presidente della XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati.

Secondo la Regione, alla base dei risultati raggiunti vi è un modello che prevede percorsi individuali di orientamento, formazione, accompagnamento e incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il programma è realizzato attraverso la collaborazione tra Regione Piemonte, Agenzia Piemonte Lavoro, Centri per l’impiego, enti di formazione e agenzie per il lavoro, che operano nella gestione dei servizi destinati ai beneficiari del programma GOL.

Energia sempre più cara, Confartigianato: “Le Comunità Energetiche sono una risposta concreta”

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In Piemonte rincari del 7,7% in quattro mesi

Tra febbraio e maggio 2026 il costo di elettricità e gas in Piemonte è aumentato del 7,7%, un incremento ben superiore alla media europea, rimasta sostanzialmente stabile (+0,3%). A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Piemonte, che evidenzia come il sistema produttivo regionale continui a subire gli effetti di un mercato energetico particolarmente instabile, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali.

L’analisi, realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Arera, Istat ed Eurostat, mette in luce come le imprese italiane partano già da una posizione di svantaggio rispetto ai principali competitor europei. Nel 2025, infatti, le aziende del nostro Paese hanno sostenuto un costo dell’energia elettrica superiore del 24,1% rispetto alla media dell’Eurozona, mentre il recente rialzo dei prezzi rischia di compromettere ulteriormente la competitività del sistema produttivo.

Tra le regioni italiane, il Piemonte registra il quarto aumento più elevato dopo Trentino-Alto Adige (+12,8%), Veneto (+12,2%) e Friuli Venezia Giulia (+11,6%). A maggio, inoltre, i prezzi dei beni energetici sono tornati a crescere in doppia cifra su base annua, segnando un incremento del 12% rispetto allo stesso mese del 2025, anche in conseguenza delle tensioni internazionali che interessano l’area dello Stretto di Hormuz.

“È una situazione che preoccupa profondamente – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Le nostre imprese sono chiamate a competere sui mercati internazionali sostenendo costi dell’energia che sono già tra i più elevati d’Europa. Il sistema produttivo non ha ancora assorbito gli effetti della crisi energetica del 2022 e le nuove tensioni sui mercati rischiano di colpire aziende che operano già con margini ridotti e costi energetici significativamente superiori a quelli sostenuti dai principali concorrenti europei.”

Per Confartigianato una delle strategie più efficaci per contenere i costi energetici e aumentare l’autonomia dei territori è rappresentata dalle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che permettono a cittadini, imprese ed enti locali di produrre, condividere e utilizzare energia da fonti rinnovabili a livello locale.

I dati confermano una crescita significativa del fenomeno nel Nord Italia, dove si concentrano 511 delle 904 comunità energetiche attive nel Paese, pari al 57% del totale, con una potenza installata di 62 megawatt e oltre 5.600 utenze coinvolte.

Se la Lombardia è la regione con il maggior numero di CER (145), il Piemonte è quello che primeggia per capacità installata: 124 comunità energetiche sviluppano infatti una potenza complessiva di 25,6 megawatt. Un risultato trainato soprattutto dalla provincia di Cuneo, che con 38 CER e 10 megawatt installati registra la più elevata potenza media per impianto tra le province italiane maggiormente attive nel settore. Torino segue con 43 comunità energetiche e una potenza complessiva di 5 megawatt.

“Questi numeri dimostrano che il nostro tessuto produttivo ha compreso l’importanza di investire nell’autoproduzione e nella condivisione dell’energia – conclude Felici–. È deplorevole la decisione del Governo di ridurre le risorse del PNRR destinate a una delle pochissime voci di “debito buono” di un Piano costoso, controverso e dai ritorni assai dubbi: infatti i fondi destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili passeranno da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro; significa depotenziare una delle leve disponibili per rispondere alla volatilità dei mercati dell’energia, rafforzare la competitività delle imprese e aumentare l’indipendenza energetica del Paese.”

L’associazione richiama infine l’attenzione anche sul tema dell’efficienza energetica degli edifici. Secondo le elaborazioni basate sui dati Enea-SIAPE, oltre il 45% degli immobili piemontesi rientra ancora nelle classi energetiche F e G, le meno efficienti, e dovrà essere oggetto di interventi di riqualificazione per rispettare gli obiettivi fissati dall’Unione europea entro il 2033.