ECONOMIA

Siccità, Confagricoltura Piemonte: «1,2 milioni in più per i prestiti»

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Allasia: : «Rafforzare in pari misura il sostegno alle imprese agricole e alle cooperative»

 

Aumentare complessivamente di 1,2 milioni di euro le risorse regionali destinate ai prestiti di conduzione, assegnando 600.000 euro aggiuntivi alle imprese agricole singole e altrettanti alle cooperative. È la proposta di Confagricoltura Piemonte per sostenere le aziende colpite dalla prolungata siccità.

Il programma regionale 2026 dispone attualmente di 1,85 milioni di euro. Di questi, 400.000 euro sono destinati agli imprenditori agricoli singoli, alle società semplici e alle forme associate composte da meno di cinque imprenditori. La restante quota di 1,45 milioni è riservata alle le cooperative agricole e le forme associate composte da almeno cinque imprenditori.

Confagricoltura Piemonte propone di portare la prima dotazione da 400.000 euro a un milione e quella destinata alle cooperative da 1,45 a 2,05 milioni, con un incremento di 600.000 euro per ciascuna categoria. Il programma regionale raggiungerebbe così una dotazione complessiva di 3,05 milioni di euro.

«Partiamo da strumenti esistenti, già conosciuti dalle imprese, dalle cooperative e dagli istituti di credito – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – e chiediamo alla Regione, al presidente Alberto Cirio e all’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni, dei quali conosciamo la sensibilità e l’attenzione verso le esigenze del settore primario uno stanziamento aggiuntivo di 1,2 milioni di euro. L’intervento deve sostenere in pari misura sia le aziende agricole sia le cooperative, che svolgono una funzione fondamentale nella raccolta, trasformazione e commercializzazione delle produzioni».

Il contributo regionale copre una parte degli interessi sui prestiti a breve termine, nella misura del 2% per le imprese di pianura e collina e del 2,5% per quelle di montagna. Per le imprese singole sono ammissibili finanziamenti compresi tra 5.000 e 80.000 euro. Per le cooperative e le forme associate composte da almeno cinque imprenditori, l’importo viene calcolato in proporzione alle effettive esigenze finanziarie rilevate dal bilancio d’esercizio.

L’aumento delle risorse dovrebbe essere accompagnato da una proroga dei termini di presentazione delle domande, attualmente fissati al 4 settembre 2026 per le imprese singole, affinché le aziende danneggiate possano accedere alle nuove disponibilità.

Confagricoltura Piemonte chiede anche un tavolo operativo tra Regione, Ministero dell’Agricoltura, ABI, banche, ISMEA e rappresentanze agricole. L’obiettivo è definire una moratoria volontaria con la sospensione per dodici mesi della quota capitale di mutui e prestiti e il prolungamento dei piani di ammortamento senza commissioni aggiuntive.

«La sospensione delle rate – prosegue Allasia – deve essere affiancata da nuovo credito garantito, indispensabile per sostenere le spese di produzione e programmare la prossima campagna. La misura dovrà comprendere imprese singole, società agricole e cooperative, utilizzando prioritariamente le garanzie gestite da ISMEA e integrandole con risorse regionali e nazionali».

Al Governo viene infine chiesta una misura specifica per i danni alle produzioni assicurabili, attraverso una deroga legislativa e uno stanziamento nazionale dedicato alla siccità del 2026.

«Più risorse per il credito di conduzione, moratoria concordata e garanzie ISMEA rafforzate rappresentano un pacchetto concreto per tutelare le aziende, le cooperative e le filiere agroalimentari piemontesi», conclude Allasia.

CS

Turismo in montagna, dieci regole per rispettare un patrimonio prezioso del Piemonte

Il decalogo di Uncem

La montagna è una delle grandi ricchezze del Piemonte. Non soltanto per il valore ambientale e paesaggistico delle Alpi, ma perché nelle vallate si vive, si lavora, si produce e si fa impresa. Dietro l’immagine di una vetta, di un sentiero o di un bosco ci sono comunità che mantengono vivi i paesi, attività commerciali, aziende agricole e forestali, strutture ricettive, ristoranti, rifugi e un insieme di servizi indispensabili anche per chi arriva dalla città per trascorrere qualche ora o una vacanza.

Negli ultimi anni questo patrimonio ha assunto un peso crescente anche dal punto di vista turistico. Il Piemonte ha chiuso il 2025 superando 6,7 milioni di arrivi e 18,1 milioni di pernottamenti, con una crescita rispettivamente del 7,1% e del 7,5% rispetto all’anno precedente. All’interno di questo quadro la montagna occupa ormai un posto di primo piano: nel 2025 le località montane piemontesi hanno totalizzato complessivamente oltre 1,1 milioni di arrivi e la permanenza media dei visitatori è stata di circa 3,1 notti.

Particolarmente significativo è il risultato dell’estate 2025. Nelle aree montane sono stati registrati circa 668 mila arrivi e oltre 1,9 milioni di pernottamenti, con incrementi del 14,3% e del 17,4% rispetto all’estate precedente. Anche l’inverno 2024-2025 aveva dato risultati importanti, con oltre 441 mila arrivi e quasi 1,5 milioni di presenze: per numero di turisti arrivati è stata la migliore stagione invernale dell’ultimo decennio.

La montagna, dunque, non vive più soltanto di sci. Escursionismo, bicicletta, sport all’aria aperta, enogastronomia e ricerca di temperature più miti durante l’estate stanno progressivamente allargando la stagione turistica. Bardonecchia, ad esempio, nel 2025 ha raggiunto circa 432 mila presenze, Sestriere quasi 365 mila e Sauze d’Oulx oltre 256 mila.

E il turismo produce effetti che vanno ben oltre alberghi e impianti. Uno studio sulle stazioni sciistiche di Prato Nevoso, Limone Piemonte e Pian Munè ha calcolato, per la stagione 2024-2025, una spesa iniziale dei visitatori vicina ai 46 milioni di euro, capace di generare un impatto economico complessivo stimato in circa 111 milioni. In altri termini, il denaro speso da chi frequenta la montagna mette in moto una filiera molto più ampia, coinvolgendo commercio, ristorazione, servizi e altre attività locali.

Proprio l’aumento dei visitatori rende però ancora più importante diffondere una cultura del rispetto. La montagna non può essere considerata un grande spazio pubblico senza regole, disponibile gratuitamente e senza limiti. È un territorio fragile, nel quale l’affollamento eccessivo di alcune località, l’abbandono dei rifiuti, i comportamenti imprudenti sui sentieri o l’accensione di fuochi possono creare problemi ambientali, costi per le amministrazioni e difficoltà per chi vi risiede tutto l’anno.

Da qui l’utilità di un decalogo proposto da UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, rivolto a chi frequenta le vallate, dieci indicazioni che ricordano come turismo, sicurezza, tutela dell’ambiente ed economia locale possano e debbano procedere insieme.

1 | Siamo luoghi da vivere, luoghi di vita. Comunità presenti

2 | OK all’outdoor e all’attività fisica. Ma rispetta i tuoi limiti

3 | Bar e ristoranti sono accoglienti. Compra in valle, il paese vivrà

4 | Paesaggio, boschi e prati sono sempre plasmati dall’uomo

5 | Rispetta le regole poste dai Comuni, i limiti e le chiusure di percorsi

6 | Non affollare spazi di territorio per una foto o un selfie. Prima occhi, testa, cuore

7 | Non tutto è gratis. Come paghi il parcheggio in città, puoi pagare ticket o tavolo
per pic-nic in montagna

8 | Il bosco che attraversi è pianificato e gestito. Anche tagliato, da imprese forestali
intelligenti e virtuose

9 | Non portare tutto da casa, ma riporta i tuoi rifiuti a casa

10 | Attenzione ai fuochi liberi e anche al barbecue. Rispetta i divieti.
Scegli la legna giusta, ma non rubarla

Sono indicazioni semplici, ma dietro ciascuna c’è un tema concreto. Comprare un panino, bere un caffè, pranzare in un ristorante, acquistare prodotti del territorio o utilizzare un servizio locale significa contribuire a mantenere un’attività economica in una valle dove spesso fare impresa è più difficile e costoso rispetto alla pianura. Allo stesso modo, pagare un parcheggio o l’utilizzo di un’area attrezzata può contribuire alle spese necessarie per gestire luoghi sottoposti, soprattutto nei fine settimana, a una forte pressione turistica.

Anche boschi, prati e pascoli non sono semplicemente uno scenario naturale immobile. Sono territori che per secoli sono stati curati e trasformati dal lavoro dell’uomo. Agricoltori, allevatori e imprese forestali svolgono ancora oggi un’attività che ha conseguenze economiche, ambientali e di presidio del territorio. Per questo anche un taglio boschivo correttamente programmato non deve essere automaticamente interpretato come un’aggressione alla natura: può rientrare nella normale gestione di un patrimonio che necessita di manutenzione.

C’è poi il tema della sicurezza. La diffusione dell’outdoor porta sulle montagne piemontesi un pubblico sempre più numeroso e diversificato, non necessariamente composto da escursionisti esperti. Conoscere i propri limiti, informarsi sulle condizioni dei percorsi e rispettare chiusure e disposizioni dei Comuni significa proteggere se stessi e non mettere inutilmente in difficoltà chi deve intervenire in caso di emergenza.

Lo stesso principio vale per i rifiuti e, soprattutto durante i periodi più asciutti, per i fuochi. Un barbecue acceso nel posto o nel momento sbagliato può trasformarsi in un rischio serio per boschi e comunità. La prudenza individuale diventa quindi una forma concreta di tutela collettiva.

La crescita del turismo rappresenta una grande opportunità per le montagne piemontesi, ma la vera sfida consiste nel trasformare il numero crescente di visitatori in economia stabile per le vallate, senza consumarne il territorio e senza rendere più difficile la vita di chi vi abita.

Il principio alla base dei dieci punti può essere riassunto così: la montagna non è soltanto un luogo da visitare, ma un luogo da vivere e da rispettare. Godersi un panorama, percorrere un sentiero o trascorrere una giornata al fresco significa entrare, anche solo per qualche ora, nella casa di comunità che quel territorio lo custodiscono per dodici mesi all’anno. Ed è proprio dal loro futuro che dipende anche il futuro della montagna piemontese.

(foto Vialattea Sestrieres)

Agroalimentare, sport e territorio alla Fiera del Peperone di Carmagnola

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Un confronto sui nuovi progetti per il Piemonte

Domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino, Simona Riccio modererà l’incontro con Paolo Bongioanni e Fabrizio Galliati

Domenica 6 settembre 2026, alle ore 17.00, nell’ambito della 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, in programma dal 28 agosto al 6 settembre, si terrà l’incontro “Agroalimentare, sport e territorio: nuovi progetti per il Piemonte”, presso il Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

Il confronto sarà moderato da Simona Riccio, Founder Parla Con Me®, Agrifood Communication Strategist e LinkedIn Top Voice Italy, e vedrà la partecipazione di Paolo Bongioanni, Assessore regionale a Commercio, Agricoltura e cibo, Parchi, Caccia e pesca, Peste suina, Turismo, Sport e post-olimpico – Regione Piemonte, e di Fabrizio Galliati, Presidente del CAAT – Centro Agro Alimentare Torino.

L’appuntamento metterà al centro il legame tra agroalimentare, sport, giovani, corretti stili di vita e valorizzazione del territorio, con una riflessione sui nuovi progetti per il Piemonte e sul ruolo delle produzioni agroalimentari come strumenti di identità, benessere, educazione e sviluppo locale.

Parleremo di come le produzioni agroalimentari possano dialogare con sport, comunità locali e nuove generazioni, dentro una riflessione più ampia sul rapporto tra cibo, salute, qualità, corretti stili di vita e territorio.

Agroalimentare e sport non sono mondi distanti: entrambi parlano di energia, educazione, benessere, appartenenza e futuro. Entrambi possono contribuire a costruire una cultura più consapevole, capace di partire dai prodotti, dalle filiere e dalle comunità per arrivare alle persone.

“Il Piemonte ha un patrimonio agroalimentare straordinario, ma la sfida non è solo proteggerlo o promuoverlo. La sfida è inserirlo dentro nuove connessioni di valore, capaci di unire agricoltura, sport, giovani, salute, educazione e identità locale”, dichiara Simona Riccio.

Con Parla Con Me®, Simona Riccio porta alla Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola uno spazio di confronto in cui l’agroalimentare viene raccontato come sistema vivo, capace di dialogare con le trasformazioni sociali, culturali ed economiche del territorio.

Appuntamento domenica 6 settembre, alle ore 17.00, al Salotto della Fiera – Piazza S. Agostino.

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino

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Giachino: “E accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle?”

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino. Accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle? Quando i Sindaci del PD e Cinquestelle vendevano le azioni?
Quando uscivano i dati sul numero dei passeggeri trasportati tutti a magnificare la percentuale di aumento mentre la sostanza che definiva il ruolo limitato del nostro aeroporto era la posizione rispetto agli altri scali italiani  scesa negli ultimi anni da quattordicesimo  aeroporto italiano a tredicesimo ben distanziato da Bologna e Catania , dopo Bari e Pisa, uno scandalo. L’unico che ricordava questo dato era il sottoscritto che cercavo invano di spiegare i giornalisti la situazione  ma la potenza comunicativa della Sagat era più forte.
In questa situazione a Milano che invece ritengono  strategici per la economia lo sviluppo dell’aeroporto , tenuto presente che controllano dal punto di vista azionario Caselle, hanno pensato di come sfruttare meglio le sinergie.
Torino si scopre nuda perché alcuni Sindaci avevano venduto le quote.
Per fortuna le cose non sono così semplici per una certa voracità del Sindaco di Milano, un elefante in cristalleria. La presenza nell’azionariato di CDP ,la Banca del Ministero del Tesoro , dice che l’interesse generale deve prevalere così come la presenza in F2i della Fondazione CRT e del Sanpaolo, chissà perché sin qui silenziosi, ci dà spazio.
Ha fatto molto bene Cirio a chiamare Giorgetti perché CDP non potrà che pretendere che seppure nella diversità degli aeroporti nessuno usi o violenti l’altro e così Torino, pur non avendo più una azione , potrà giocare un ruolo importante, con lo stesso management o no.
 
Mino Giachino 
Responsabile torinese UDC

Aeroporto: “dopo i gravi errori dei Sindaci PD e cinque stelle Torino recuperi”

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Le infrastrutture generano sviluppo, dalle autostrade alla Tav sino agli aeroporti. Era una lezione che ci arrivava dai romani con la costruzione delle strade consolari e che Cavour sublimò portando il più piccolo degli Stati europei ad approvare nel 1857 l’opera del secolo, il Traforo del Frejus, che apriva il Piemonte all’Europa che si andava industrializzando.

Nel ‘900 decisive furono le autostrade e gli Agnelli, quando credevano in Torino e nel Piemonte, costruirono con il contributo degli industriali torinesi l’Autostrada Torino-Milano. Nel secondo dopoguerra la ricostruzione torinese e piemontese arrivò dalla costruzione di autostrade e trafori autostradali voluta dal Prof. Grosso (DC).

Nel ’75, con la vittoria del PCI alle elezioni comunali, iniziò una politica regressiva. Si rinunciò a costruire la Metropolitana, contrarietà alla costruzione dell’autostrada verso il Frejus, sino a vendere le quote del Comune e della Regione nell’aeroporto, dimenticando che l’aeroporto genera punti di PIL importanti e di qualità. Dal PCI nacquero i No Tav.

Così Torino, come dico inascoltato da oltre dieci anni, aveva un aeroporto solo quattordicesimo tra le città italiane e la posizione è solo leggermente migliorata negli ultimi anni. Anche se la Sagat ha rinunciato da anni al cargo aereo, proprio ora che il cargo aereo è in forte aumento.

10 righe per spiegare gli errori di chi ci ha amministrato negli ultimi decenni e per spiegare uno dei motivi della bassa crescita dell’economia cittadina che dura da venticinque anni. Mentre la politica torinese è in vacanza, a Milano, dove l’importanza dei trasporti è chiara, l’Amministrazione comunale, che controlla la SEA, la società che gestisce gli aeroporti, ha lanciato il progetto Nord Ovest dei trasporti, che non prevede la fusione degli aeroporti, come qualcuno che non vuole capire l’ha definita, casomai una fusione per incorporazione.

TORINO non può dire di no a una politica aeroportuale di area vasta come il Nord Ovest, ma deve far valere i propri numeri e i propri collegamenti, pur partendo dalla posizione di debolezza di non aver più una azione in mano. Azioni in mano ce le ha il S. Paolo, azioni in mano le ha CDP che, essendo pubblica, non può essere di parte.

Più che FinPiemonte, dovrebbero palesarsi i tre Presidenti di Regione che, dopo dieci anni di parole deboli sulla macroregione, possono finalmente aprire un confronto concreto e importante sulla politica dei trasporti e della logistica. In questo caso a poco servono le interrogazioni, serve di più aprire una discussione in Comune e in Regione sulla politica dei trasporti, che incide pesantemente sul funzionamento del sistema economico, della mobilità e del turismo.

Mino Giachino 
Responsabile UDC

Aperti per ferie a Torino. Ecco i negozi e locali che non chiudono a Ferragosto e dintorni

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Le settimane a cavallo di Ferragosto rappresentano da sempre un periodo particolarmente delicato per chi resta in città: molte attività sospendono temporaneamente il servizio per le ferie estive e trovare negozi, servizi alimentari e locali aperti può diventare più complesso.

Quest’anno saranno 107 gli esercizi commerciali e i locali che garantiranno l’apertura nelle due settimane centrali di agosto, cinque in più rispetto allo scorso anno. Si tratta di attività che hanno aderito volontariamente ai turni predisposti dalla Città di Torino, che ne ha pubblicato gli elenchi ufficiali suddivisi per circoscrizione: un punto di riferimento per residenti e turisti che trascorreranno il periodo di Ferragosto in città.

Dei 107 esercizi aperti, 62 sono attività di vendita alimentare – tra panetterie, macellerie, latterie, gastronomie, discount e supermercati – mentre 45 sono bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie ed enoteche.

Per quanto riguarda il settore alimentare e la grande distribuzione, resteranno aperti numerosi punti vendita In’s Mercato distribuiti in diverse zone della città, oltre ad altri esercizi di vicinato che garantiranno il servizio, generalmente con apertura mattutina festiva. Tra questi figurano il Drugstore (Cuor di Crai) di via Salbertrand, il Pastificio Defilippis di via Lagrange e le panetterie Perino Vesco, presenti sia in centro sia in corso Dante.

Anche l’offerta della ristorazione sarà ampia per il giorno di Ferragosto e per le giornate immediatamente precedenti e successive. In centro saranno aperti, tra gli altri, il ristorante Arcadia in Galleria Subalpina, il Ristorante Solferino, il Bar Francia di via Garibaldi, il Caffè Ariston, il Pastificio Defilippis, Dal Bugiardino, Porto di Savona, Sfashion Café e M*Bun.

Nelle circoscrizioni 2 e 3 saranno operativi i McDonald’s di piazza Santa Rita, via Pio VII e via Monginevro, mentre nelle circoscrizioni 4, 6 e 7 resteranno aperti, tra gli altri, i McDonald’s di via Livorno e corso Giulio Cesare, Angolo di Vino, l’Antica Trattoria “Con Calma”, il Ristorante F.lli La Cozza e Bacalhau Osteria. In circoscrizione 8 saranno invece aperti il bar di via Nizza 360, la Pasticceria Dell’Agnese e il Ristorante Birilli.

Gli elenchi completi delle attività aderenti e i relativi turni di apertura sono disponibili sul sito della Città di Torino.

SAGAT e SEA, la sinergia che riaccende i timori di Torino

A Torino basta evocare una possibile integrazione con Milano per riaprire una ferita mai del tutto rimarginata. Alcune “prove tecniche” di sinergia tra le due città non hanno dato esiti positivi in passato. E così le indiscrezioni su una possibile operazione tra SAGAT, la società che gestisce l’aeroporto di Caselle, e SEA, che controlla Malpensa e Linate, hanno acceso un dibattito che va ben oltre la finanza e la gestione aeroportuale.

L’ipotesi, ancora da definire, anche se tutti i giornali già ne parlano, nasce dalla comune presenza di 2i Aeroporti, che controlla SAGAT e possiede una partecipazione importante in SEA. Sul piano industriale le sinergie possono apparire logiche: mettere in comune competenze, servizi e strategie per rafforzare il sistema aeroportuale. Ma a Torino la domanda è inevitabile: rafforzare Caselle oppure renderlo progressivamente subordinato alle strategie milanesi? I torinesi temono un nuovo scippo ai danni delle eccellenze locali.

È questo il timore che emerge nel dibattito cittadino. Non tanto la paura di una chiusura dello scalo, quanto quella di un suo lento depotenziamento: meno investimenti, meno collegamenti strategici, meno capacità di decidere il proprio futuro. Un rischio che appare ancora più delicato proprio mentre Torino Airport sta attraversando una fase di sviluppo e guarda a nuovi investimenti e a una maggiore integrazione con il sistema ferroviario.

La questione, dunque, non è essere contro Milano né contro le sinergie. Un sistema coordinato fra gli aeroporti del Nord può diventare una forza, a condizione che ogni scalo mantenga una propria funzione e una propria capacità di crescita. Il problema nasce quando “integrazione” diventa sinonimo di centralizzazione e quando, alla fine, le decisioni strategiche vengono prese altrove.

Ed è qui che torna una vecchia battuta torinese, diventata quasi una categoria dello spirito: “A Torino si inventano tante cose, poi se ne vanno a Milano”. Una frase ironica, ma capace di raccontare una percezione diffusa: quella di una città che crea competenze, idee e iniziative e che troppo spesso vede il baricentro spostarsi verso la capitale economica lombarda. Oppure anche verso Roma.

Per questo l’eventuale operazione SAGAT-SEA merita attenzione. Torino non deve temere la collaborazione con Milano, ma deve pretendere di conoscere quale sarà il proprio ruolo. Dinque una sinergia può essere un moltiplicatore di forza. Ma un accorpamento privo di garanzie rischia di trasformarsi nell’ennesima storia in cui Torino inventa e Milano decide.

Parla Con Me, online “Turismo italiano: tra record ed emergenza”

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Simona Riccio dialoga con Andrea Cerrato su turismo, governance delle destinazioni e qualità delle ricadute sui territori

È online la nuova puntata di Parla Con Me®, la trasmissione digitale ideata e condotta da Simona Riccio, Agrifood Communication Strategist, LinkedIn Top Voice Italy e Founder del progetto.

La puntata, dal titolo “Turismo italiano: tra record ed emergenza”, affronta una delle contraddizioni più evidenti del settore: il turismo viene raccontato alternativamente attraverso nuovi record di arrivi e presenze oppure come un comparto in continua emergenza.

Ospite è Andrea Cerrato, Community & Destination Manager, Co-founder ASSIDEMA, esperto di marketing territoriale, governance delle destinazioni e turismo sostenibile e responsabile.

Il confronto mette al centro una domanda precisa: i numeri bastano davvero a misurare il successo di una destinazione? Durante la puntata si parla di gestione dei flussi, governance delle destinazioni, ruolo di DMO e DMC e capacità di generare valore per territori, imprese, residenti e visitatori.

«Promuovere una destinazione non basta: occorre governarla», sottolinea Simona Riccio. «Il vero successo si misura nella qualità delle relazioni e delle ricadute economiche, sociali e culturali che il turismo genera sul territorio».

La puntata, online da oggi 12 agosto, rappresenta l’ultimo appuntamento del palinsesto 2026 di Parla Con Me®. A seguire prenderà il via Leggi Con Me®, powered by Parla Con Me®, il format che attraverso libri e autori apre nuove conversazioni su innovazione, sostenibilità, lavoro e società.

Parla Con Me® darà poi appuntamento al pubblico alla 77ª Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola, dove Simona Riccio sarà protagonista di nuovi incontri dedicati a territorio, turismo, filiere agroalimentari, valore del cibo e contrasto allo spreco alimentare.

La puntata è disponibile sul canale YouTube di Parla Con Me®.

Guarda la puntata: https://www.youtube.com/watch?v=y0WR-iANW94
Per seguire tutte le puntate:
www.parlaconmeofficial.it

Per proporre ospiti, temi, attività o candidature:
redazione.pcm@gmail.com

Artigianato piemontese, segnali di ripresa nel terzo trimestre ma i saldi restano negativi

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Piccoli segnali di miglioramento per l’artigianato piemontese, anche se il quadro economico continua a essere caratterizzato da diverse criticità. È quanto emerge dall’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre 2026 realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte su un campione di 2.250 imprese dei principali comparti produttivi e dei servizi.

Il dato più significativo riguarda l’occupazione. Il saldo previsionale migliora sensibilmente, passando dal -4,43% al -1,77%. Un andamento ancora negativo, dunque, ma con una riduzione di quasi tre punti percentuali della componente pessimistica rispetto alla precedente rilevazione.

Qualche miglioramento si registra anche sul fronte degli ordini. La previsione relativa all’acquisizione di nuovi ordini passa dal -20,65% al -20,22%, mentre quella relativa alla produzione complessiva sale dal -17,61% al -17,02%.

Ancora più evidente il cambiamento sul fronte dell’export. Il saldo relativo alle previsioni di acquisizione di nuovi ordini dall’estero passa infatti dal -46,61% al -41,90%. Anche in questo caso il dato rimane pesantemente negativo, ma la contrazione della componente negativa rappresenta un segnale di maggiore fiducia da parte delle imprese.

Per quanto riguarda le aziende che prevedono una diminuzione degli ordini provenienti dall’estero, la percentuale scende dal 49,49% al 47,20%, mentre rimane sostanzialmente stabile la quota di imprese che si attende un andamento regolare degli ordini per l’export, passata dal 47,63% al 47,50%.

Sul fronte degli investimenti emerge un altro elemento incoraggiante: diminuisce dal 70,07% al 66,89% la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti. Un dato che potrebbe indicare una maggiore propensione delle aziende a tornare a mettere risorse sul futuro, pur in un contesto ancora caratterizzato da prudenza.

Meno favorevole, invece, il quadro relativo agli incassi. La quota di imprese che prevede pagamenti regolari scende dal 66,02% al 63,43%. Rimane invece molto contenuta la percentuale relativa agli anticipi, che passa dallo 0,11% allo 0,65%.

Anche le prospettive relative all’inserimento di apprendisti restano negative: il saldo migliora leggermente, passando dal -24,49% al -23,58%, ma conferma la cautela delle imprese sul fronte delle nuove assunzioni.

Per Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, l’indagine descrive una situazione di «timida risalita», nella quale tuttavia i principali indicatori continuano a mantenere il segno meno.

Particolarmente importante, secondo Felici, è proprio il miglioramento delle prospettive occupazionali: il passaggio dal -4,43% al -1,77% viene interpretato come un primo segnale di inversione, seppure ancora fragile. Anche il recupero sul fronte dell’export viene considerato significativo, soprattutto in una fase nella quale le piccole imprese devono fare i conti con un quadro internazionale instabile.

Il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte richiama inoltre l’attenzione sul credito alle imprese, sostenendo la necessità di favorire maggiormente l’accesso ai finanziamenti per le realtà artigiane. Secondo Felici, il miglioramento dei saldi previsionali dovrebbe essere utilizzato come un’occasione per sostenere le micro e piccole imprese e accompagnarle verso una prospettiva di maggiore stabilità.

«La leggera flessione della negatività dei dati previsionali di questo semestre è positiva», osserva Felici, sottolineando però che il miglioramento non deve tradursi in un motivo per abbassare la guardia. Per il presidente dell’associazione servono infatti interventi capaci di ridurre l’incertezza e consentire alle imprese una programmazione di lungo periodo.

L’indagine, condotta attraverso un questionario telematico, ha coinvolto 2.250 imprese piemontesi appartenenti ai settori della produzione e dei servizi maggiormente rappresentativi del comparto artigiano regionale. I numeri restituiscono quindi un quadro ancora fragile, ma nel quale diversi indicatori mostrano una progressiva riduzione della componente negativa rispetto alle rilevazioni precedenti.

Pnrr, il Piemonte si trasforma: 2.419 interventi per 1,78 miliardi. E ci sono anche i giardini storici

I grandi interventi finanziati dal Pnrr cominciano a tradursi in opere e risultati concreti, raccontati attraverso le immagini e le testimonianze delle persone che li stanno realizzando. È questo l’obiettivo di “Racconti PNRR – Storie da un territorio in continua evoluzione”, il progetto multimediale istituzionale della Regione Piemonte che accompagna il pubblico alla scoperta delle principali iniziative realizzate grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nel complesso, la Regione ha gestito 2.419 interventi, per un valore di 1,78 miliardi di euro, raggiungendo il 100% degli obiettivi programmati.

Tra i primi progetti raccontati c’è quello dedicato alla tutela dei parchi e dei giardini storici, un patrimonio verde formatosi nel corso dei secoli e oggi considerato parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico piemontese. L’intervento, inserito nella Missione 1, Componente 3 del Pnrr, ha un valore complessivo di 721 mila euro e punta a coniugare la conoscenza scientifica del paesaggio con la formazione di nuove professionalità specializzate nella cura dei giardini storici.

Una parte fondamentale del progetto è stata la realizzazione del censimento e della catalogazione di 400 parchi e giardini storici di particolare pregio. Le informazioni sono state raccolte attraverso schede georeferenziate elaborate con il contributo di esperti del mondo universitario. L’attività, sostenuta con 120 mila euro, rappresenta una base conoscitiva utile anche per future strategie di valorizzazione turistica e culturale.

La mappatura comprende alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio piemontese: dall’Abbazia di Vezzolano – Giardino del Chiostro di Albugnano al Castello di Miasino, dalle Cascine e Serre del Castello di Racconigi al Giardino di Villa della Regina a Torino, fino al Giardino del Sacro Monte di Varallo, al Giardino di Villa Schneider a Biella, al Parco del Castello di Marengo ad Alessandria e a Villa San Remigio a Verbania.

Il progetto non si è però limitato alla conoscenza e alla catalogazione del patrimonio. Una quota significativa delle risorse Pnrr è stata destinata alla formazione di nuove figure professionali. Attraverso il sistema regionale delle agenzie formative accreditate sono stati infatti attivati otto percorsi specialistici, finanziati con oltre 600 mila euro, che hanno consentito a 111 persone di ottenere una qualificazione come giardinieri d’arte.

La formazione ha previsto una combinazione di lezioni teoriche e attività pratiche. Gli allievi hanno potuto affiancare maestri d’arte e tecnici specializzati, svolgendo centinaia di ore di tirocinio direttamente all’interno di alcune delle più importanti dimore storiche piemontesi.

«Valorizzare la professione dei giardinieri d’arte significa investire nella tutela di un patrimonio unico, trasformandolo in opportunità di sviluppo, occupazione qualificata e competenze altamente specialistiche – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Formazione Daniela Cameroni –. Per una Regione che ha scelto l’eccellenza come motore della propria crescita, formare professionalità dedicate anche alla cura della botanica storica significa fare del patrimonio culturale e paesaggistico una leva concreta per costruire il futuro».

Secondo Cirio e Cameroni, le Residenze Reali e più in generale il patrimonio storico, artistico e paesaggistico piemontese rappresentano un’importante risorsa per il turismo e per l’economia regionale, con ricadute sull’occupazione e sull’intera filiera della valorizzazione culturale. In questo sistema, spiegano, i giardinieri d’arte assumono un ruolo centrale nella conservazione di un patrimonio che appartiene all’identità del Piemonte.

La professione richiede infatti una preparazione specifica, perché intervenire su un giardino storico significa prendersi cura di un’opera che, a differenza di un bene architettonico, è composta anche da elementi viventi. La manutenzione di siepi secolari, alberi monumentali, fontane e specchi d’acqua richiede conoscenze botaniche, capacità tecniche e una particolare attenzione alle caratteristiche storiche e paesaggistiche del luogo.

Il racconto multimediale della Regione porta così il pubblico anche dietro le quinte delle attività di conservazione, mostrando attraverso fotografie e video il lavoro quotidiano degli operatori impegnati nella tutela del patrimonio verde.

«La scelta del linguaggio visivo ci consente di mostrare alla cittadinanza le azioni concrete delle istituzioni, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro svolto tra rilievi tecnici e momenti di apprendimento quotidiano – concludono Cirio e Cameroni –. Il progetto dimostra l’efficacia di un intervento strategico: da un lato mappare e valorizzare con un rigore scientifico senza precedenti l’immenso patrimonio verde regionale, dall’altro investire sui giovani e sulle competenze, creando nuove opportunità di lavoro qualificato con la figura del giardiniere d’arte».

Un intervento che punta quindi a unire tutela del patrimonio, formazione e occupazione, trasformando la conservazione dei giardini storici in una concreta occasione di valorizzazione culturale ed economica per il Piemonte.