La firma degli accordi per il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) tra il Presidente della Regione Alberto Cirio, l’Assessore Vignale e il Sindaco di Giaglione, Enzo Campo Bagatin, segna un passo decisivo verso l’autonomia energetica del territorio. L’intervento, focalizzato sulla transizione ecologica, si concentra sul completamento di una rete di teleriscaldamento alimentata a cippato di legno. Partendo dal primo lotto che ha riqualificato il municipio, il progetto entra ora nelle fasi cruciali (Lotto 2 e 3) con l’obiettivo di estendere i benefici del calore green all’edificio scolastico e alla struttura polivalente. Questa strategia non solo mira a sostituire i vecchi impianti a gasolio, ormai obsoleti e a rischio malfunzionamento, ma trasforma il centro abitato in un modello di gestione virtuosa delle risorse locali, garantendo continuità nei servizi pubblici e una drastica riduzione dei costi di gestione per la comunità. L’operazione si configura come un investimento strutturale che coniuga risparmio economico e tutela ambientale. Grazie al sovradimensionamento della centrale termica originaria, i nuovi lotti permetteranno di servire ulteriori immobili comunali, rendendoli energeticamente efficienti e riducendo al minimo le emissioni in atmosfera. La centralizzazione degli impianti è la chiave di volta di questo progetto: oltre a limitare l’impatto ecologico, la rete di teleriscaldamento permetterà di ottimizzare la manutenzione e abbattere le spese correnti dell’ente. L’adeguamento degli impianti interni e l’estensione della rete verso fabbricati ad uso plurimo rappresentano la chiusura di un cerchio che vede Giaglione all’avanguardia nella lotta allo spreco energetico, trasformando la biomassa solida in una risorsa strategica per il benessere collettivo e la salute del clima.
Nasce l’Ufficio Europa dell’Unione Montana dei Comuni Olimpici della Via Lattea. Si tratta di un servizio associato per le Politiche Europee a servizio su tutto il territorio.
“Siamo decisamente soddisfatti – ha dichiarato Mauro Meneguzzi, Presidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici della via Lattea- perché riteniamo un fatto molto importante essere arrivati all’approvazione in Consiglio di Unione Montana dello Sportello Europa. Siamo altresì orgogliosi di averlo fatto in quanto siamo una delle poche Unioni che, ad oggi, hanno istituito questo strumento con relativa delibera”.
L’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea compie così un importante passo in avanti nel rafforzamento delle proprie capacità di accesso ai finanziamenti sovralocali.
Con l’approvazione nei consigli comunali, nasce ufficialmente l’Ufficio Europa, il Servizio Associato per le Politiche Europee, dedicato alla ricerca, gestione e valorizzazione delle opportunità offerte dai fondi europei, nazionali e regionali.
“L’iniziativa rappresenta un salto di qualità nella capacità amministrativa del territorio – precisa il presidente Meneguzzi – e nasce grazie al percorso di affiancamento di consulenza promosso da ANCI nell’ambito del progetto P.I.C.C.O.L.I, svoltosi tra l’ottobre del 2025 e il gennaio del 2026.
Il percorso ha previsto laboratori operativi, incontri online e momenti formativi, coinvolgendo il personale dell’Area Vice Segreteria e Attività Strategiche, insieme al Segretario comunale dell’Unione che ringraziamo, come ringraziamo il sindaco di Pragelato Massimo Marchisio e la funzionaria Alessia Prin per aver partecipato a Roma al convegno conclusivo PICCOLI di ANCI”.
Grazie a questo lavoro l’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea ha rafforzato le proprie competenze nella gestione dei bandi, in particolare regionali e locali.
“Pur avendo già partecipato in passato a progetti europei diretti come partner – aggiunge il Presidente Meneguzzi – l’obiettivo è ora quello di compiere un ulteriore passo in avanti, candidandosi come soggetto promotore di progetti a finanziamento diretto, privilegiando iniziative che non richiedono partenariati internazionali complessi e che risultino più semplici da presentare e da gestire, come i Gemellaggi”.
La costituzione dell’Ufficio Europa è stata accompagnata dalla realizzazione di una serie di strumenti operativi a supporto dell’attività amministrativa , tra cui l’atto costitutivo dell’Ufficio Europa, con convenzione e delibera di Consiglio, un documento di analisi e modellizzazione di casi di successo di Uffici Europa, un vademecum per la ricerca dei bandi europei, le linee guida per la redazione di una newsletter informativa sui bandi, un’agenda pratica su come leggere e scrivere un progetto europeo, valorizzare le risorse disponibili per lo sviluppo locale con un ufficio ad hoc.
Questo ufficio si inserisce in un ambito più ampio di rafforzamento della capacità amministrativa dei Comuni, allineandosi ad importanti progetti nazionali promossi dal Governo per facilitare l’accesso ai fondi europei da parte degli enti locali.
Il presidente Meneguzzi presenta i due obiettivi principali del nuovo servizio “ In primis servirà a favorire l’accesso, la gestione e e la rendicontazione delle risorse finanziarie disponibili à livello europeo, nazionale e regionale per la realizzazione di progetti di interesse comune; in secondo luogo a promuovere e coordinare attività di informazione, formazione, progettazione e networking legate alle opportunità offerte dai fondi europei e da altre fonti di finanziamento “.
Un ulteriore elemento di valore della nuova struttura è rappresentato dalla natura aperta della Convenzione Istitutiva, che in futuro consentirà l’adesione di altri enti locali e soggetti istituzionali pubblici e privati del territorio.
L’obiettivo è quello di ampliare progressivamente la rete di collaborazione, rafforzare le competenze e sviluppare sinergie utili per intercettare nuove opportunità di finanziamento e sostenere lo sviluppo sul territorio.
Con la nascita dell’Ufficio Europa, l’Unione Montana dei Comuni Olimpici della Via Lattea si dota di uno strumento strategico per affrontare in modo strutturato le sfide della progettazione europea.
Mara Martellotta
“Troppo bassi i prezzi del latte riconosciuti agli allevatori”
Coldiretti Torino invita gli industriali del latte al senso di responsabilità verso il territorio e nella battaglia comune contro le speculazioni. Da oltre 5 mesi agli allevatori viene riconosciuto un compenso che in molti casi è al di sotto dei costi di produzione, una situazione che colpisce soprattutto le aziende gestite da giovani che hanno investito sul loro futuro innovando strutture e infrastrutture per il benessere animale e la qualità del prodotto.
Per affrontare questa situazione insostenibile Coldiretti Torino con una lettera chiede un confronto sindacale urgente alle principali aziende di trasformazione lattiero-casearie del Torinese.
“I prezzi oggi riconosciuti alla stalla – scrive il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – risultano, per molte aziende, non più compatibili con i costi reali di produzione. Negli ultimi mesi il prezzo del latte alla produzione ha registrato una riduzione significativa, mentre i costi continuano a crescere: energia, mangimi, carburanti e manodopera incidono in modo sempre più pesante sui bilanci aziendali. In queste condizioni, numerose aziende zootecniche stanno lavorando senza margini adeguati, con il rischio concreto di ridurre la produzione o di cessare l’attività. Le aziende agricole sono il primo anello della filiera lattiero-casearia e garantiscono ogni giorno qualità, sicurezza e continuità produttiva. Senza un riconoscimento economico adeguato del latte alla stalla, la tenuta del settore diventa fragile, con ricadute su trasformazione, occupazione e territori rurali. Oggi, nel Torinese, sono attive 803 stalle da latte per oltre 1300 addetti diretti, con oltre 35 mila mucche solo di razza Frisona a cui vanno aggiunte razze tipicamente alpine come la Pezzata Rossa e la Pustertaler-Barant. Una capacità produttiva che garantisce ogni anno oltre 10 milioni 500mila litri di latte fresco. Un latte che deve rispondere a precise caratteristiche di qualità richieste per la produzione dei formaggi tipici del territorio: buona presenza di proteine e di grassi. Una qualità che è possibile solo con un alto livello di benessere animale e con un’alimentazione bilanciata che incide anche sulla qualità dell’ambiente. La storica tradizione dell’allevamento torinese che affonda le radici nella storia si basa sul fieno ricavato dal prato stabile e sulle coltivazioni di prossimità, soprattutto di mais. Le aziende agricole cercano di essere autosufficienti per il nutrimento degli animali e questo rende l’ambiente delle nostre campagne ricco di prati e di campi aperti. Tutto questo patrimonio ambientale sparirebbe se chiudessero i nostri allevamenti”
Mara Martellotta.
“Con il costo del carburante oltre i 2 euro, le spese di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi con la conseguenza che gli autisti saranno, purtroppo, costretti a spegnere i motori per non andare in perdita”.
È l’allarme lanciato dalle imprese del trasporto merci di Confartigianato Imprese Piemonte, che segnalano come i rincari del gasolio registrati dall’inizio del conflitto in Iran stiano incidendo sempre più pesantemente sulla sostenibilità economica delle aziende del settore.
“Il carburante rappresenta una delle principali voci di costo per le imprese dell’autotrasporto che, mediamente e in condizioni normali, incidono tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta – spiega Giovanni Rosso, Presidente autotrasportatori di Confartigianato imprese Piemonte – quindi basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante”.
“L’aumento esponenziale dei costi di esercizio dei mezzi – conclude Rosso – rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’intera filiera logistica, con inevitabili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni al consumo. Consigliamo, quindi, alle imprese di fare valere i propri diritti attivando immediatamente la clausola di adeguamento al costo del carburante (fuel surcharge) nei contratti di trasporto.”
Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, un mezzo pesante percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno, con consumi che si attestano intorno a un litro ogni tre chilometri. In queste condizioni, anche un incremento contenuto del prezzo del gasolio può trasformarsi rapidamente in diverse migliaia di euro di costi aggiuntivi per ogni veicolo.
Lo studio ricostruisce anche l’andamento dei prezzi negli ultimi anni: nel 2021 il diesel alla pompa costava circa 1,35 euro al litro; l’anno successivo, con la crisi legata alla guerra in Ucraina, il prezzo è salito a 1,65 euro al litro, con un aumento del 22,3%. Oggi, invece, il costo ha superato la soglia dei 2 euro al litro.
Le stime di Confartigianato indicano che, mentre con un prezzo di 1,65 euro al litro i costi operativi incidevano per circa il 50% sull’operatività del mezzo, con il gasolio oltre i 2 euro l’incidenza supera ormai l’85%.
Tuttavia, secondo l’associazione di categoria, l’andamento dei prezzi osservato negli ultimi giorni non può essere attribuito esclusivamente alla situazione internazionale.
“Se vogliono che fermiamo gli automezzi lo dicano – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte -. Gli imprenditori stanno già mettendo in campo ogni sforzo possibile per ottimizzare le operazioni: dalla riduzione dei chilometri a vuoto alla formazione per una guida più efficiente, fino al potenziamento della manutenzione preventiva e all’uso della telematica. Quando però ci si scontra con una mentalità degna della sinistra più arcaica rimane poco da fare”.
“È evidente che esistano tensioni internazionali che influenzano il mercato energetico – conclude Felici – ma è ovvio che siamo di fronte ad una speculazione di cui il governo sembra voler approfittare. Il risvolto grottesco e stupefacente sta nelle scuse addotte per non tagliare le accise. Avessero ammesso che la circostanza fa comodo per fare cassa lo avremmo capito, ma dire che “il carburante lo consumano i ricchi” lascia pochi dubbi sull’approccio ispirato al socialismo reale da parte dell’esecutivo, con buona pace dei valori liberali cui sostiene di volersi ispirare.”
Negli ultimi dieci anni accelera la transizione dell’industria torinese: imprese più solide, ma ora servono investimenti nei settori a maggiore crescita
Un’analisi inedita sui bilanci delle imprese a partire dal 2014 evidenzia una profonda trasformazione del sistema manifatturiero torinese. Il quadro che emerge mostra un tessuto produttivo più solido e diversificato, anche se permangono alcune criticità: la produttività e il valore aggiunto crescono meno rispetto al fatturato. Tra gli aspetti positivi si segnalano invece la maggiore diversificazione dell’export, una redditività in aumento e progressi nell’efficienza energetica.
Il sistema economico torinese sta affrontando la fase di ripresa rafforzando la propria redditività e orientando gli investimenti verso comparti con maggiori prospettive di sviluppo. Tra questi spicca l’aerospazio, settore che dimostra come il territorio riesca a essere competitivo quando mette insieme competenze storiche, innovazione tecnologica e capacità industriale. Nei prossimi anni un ruolo rilevante sarà giocato anche dalla meccanica strumentale, dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e dalla crescente domanda di robotica, oltre che da comparti come agroalimentare, chimica e gomma-plastica.
La città sta quindi attingendo alle proprie radici industriali per avviare un percorso di diversificazione produttiva già in atto, come mostrano i dati. Il nucleo dell’apparato produttivo si è rafforzato e l’export appare oggi più articolato. Anche la redditività è in crescita, soprattutto negli ultimi anni. Migliorano inoltre le performance sul fronte energetico: dal 2022 i consumi elettrici diminuiscono mediamente del 4% l’anno, segnale di un efficientamento strutturale che si accompagna a una quota di energia rinnovabile pari al 41,1%.
Queste sono alcune delle principali indicazioni contenute nel Rapporto industria e servizi organizzati 2026, realizzato da Unione Industriali Torino, Camera di commercio di Torino e Centro di Ricerca e documentazione Luigi Einaudi. Lo studio analizza i bilanci depositati delle imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro, che nel periodo 2014-2023 sono passate da 1.384 a 1.892 unità, registrando una crescita del 37%.
“Il rapporto ci conferma un fatto per noi noto: Torino non ha bisogno di dimostrare di saper produrre. Il punto oggi è trasformare questa capacità in un vantaggio competitivo strutturale sapendo che manifattura e servizi sono oggi un binomio ineludibile. Torino e il Paese hanno bisogno di un’industria forte, con al centro innovazione e tecnologia, per tornare a crescere e creare valore aggiunto. Abbiamo una struttura eterogenea ed efficiente e una buona redditività: puntando su una stretta integrazione di IA nella manifattura e nei processi produttivi e lasciando emergere nuove specializzazioni ad alto valore aggiunto, Torino può confermarsi protagonista dell’industria nazionale ed europea. Serve fiducia, nonostante la complessità di questa fase. E serve voglia di crescere: noi ce l’abbiamo” dichiara Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino.
“Per ogni 100 euro di valore aggiunto dell’industria torinese, 47 euro sono acquisti di servizi organizzati: manifattura e servizi avanzati non devono più essere considerati come settori separati, ma come un unico nucleo produttivo esteso, che sul nostro territorio ha registrato nell’ultimo decennio ottime performance, come un +56% di fatturato – evidenzia Massimiliano Cipolletta, Presidente della Camera di commercio di Torino – questo nostro approccio di analisi, fortemente innovativo e inedito a livello italiano, evidenzia dati interessanti sul tessuto economico torinese: una redditività in accelerazione recente, un export sostenuto non più solo dall’automotive ma anche da aerospazio e macchinari, il progressivo efficientamento energetico. Ora è strategico trasformare la redditività ottenuta in investimenti innovativi che permettano la crescita anche di settori più in difficoltà, come l’ICT, o a minore valore aggiunto, come i servizi alla persona”.
Dall’analisi dei dati emerge come nell’ultimo decennio il cosiddetto “nucleo produttivo esteso” non si sia rafforzato soltanto dal punto di vista numerico. Gli addetti sono aumentati del 24%, passando da 258.759 a 320.857. Il fatturato complessivo è cresciuto del 56%, da 76 a 118,4 miliardi di euro. Il valore aggiunto ha registrato un incremento del 50%, salendo da 20,2 a 30,3 miliardi. In crescita anche le immobilizzazioni, passate da 48 a 75 miliardi (+57%), e il margine operativo lordo, salito del 47%, da 9,3 a 13,6 miliardi.
Nonostante questi dati positivi, emerge uno squilibrio tra fatturato e valore aggiunto. Quest’ultimo, infatti, è cresciuto meno del giro d’affari: nel decennio il valore aggiunto per addetto è aumentato del 21,1% (da 77.882 a 94.352 euro), mentre il fatturato per addetto è cresciuto del 26% (da 293.823 a 369.114 euro). In un sistema fortemente innovativo ci si sarebbe aspettato il contrario. Se si considerano i dati depurati dall’inflazione, la crescita reale del valore aggiunto del nucleo produttivo si attesta intorno all’1,5% annuo, solo leggermente superiore alla media del Nord Italia (+1,3%). In altre parole, il sistema industriale torinese appare solido e dinamico, ma non ancora abbastanza potente da trainare l’intero sistema economico.
Un’altra questione centrale riguarda la produttività. Nel complesso, negli ultimi dieci anni si registra un aumento medio del 21%, ma con forti differenze tra i diversi settori. La manifattura raggiunge 102.969 euro per addetto, con una crescita del 53%, confermandosi il comparto più performante. Le costruzioni segnano addirittura un +121%, risultato però legato in gran parte agli incentivi edilizi degli ultimi anni. In controtendenza, invece, il comparto ICT e i servizi alle imprese, che registrano un calo del 13%.
Proprio quest’ultimo dato rappresenta uno degli elementi più critici. Il settore che avrebbe potuto trainare lo sviluppo del terziario avanzato perde produttività e peso occupazionale, scendendo dal 14% al 12% degli addetti del nucleo produttivo. Tra le cause principali vengono indicati la dimensione ridotta delle imprese locali, la forte attrazione esercitata dal polo milanese e una scala aziendale media ancora troppo limitata.
Parallelamente cresce il peso dei servizi alla persona, che passano dal 15% al 26% degli occupati del nucleo. Tuttavia, si tratta di attività caratterizzate da un valore aggiunto relativamente basso, con una produttività media di 50.662 euro per addetto. Questo dato conferma come una parte significativa della terziarizzazione in atto sia legata a settori a basso valore aggiunto, con effetti limitati sulla produttività complessiva del sistema.
La questione decisiva riguarda quindi la destinazione della redditività recuperata negli ultimi anni e la quota che verrà effettivamente trasformata in nuovi investimenti. Un segnale positivo è rappresentato dalla possibilità per molte imprese di finanziare parte degli investimenti attraverso risorse proprie. Questo potrebbe consentire di indirizzare rapidamente capitali verso i settori con maggiori prospettive di crescita.
Le disuguaglianze attraversano la nostra società in ogni aspetto della vita quotidiana, dal lavoro alla scuola, dalla casa all’accesso alla tecnologia, influenzando profondamente le condizioni di vita e le opportunità delle persone. Per analizzarle e individuare possibili soluzioni torna a Torino, dal 16 al 20 marzo, la ‘Settimana del Lavoro’.
Giunta alla sua quinta edizione, la rassegna promossa da Ismel, Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, con il sostegno di Fondazione CRT vedrà docenti, ricercatori, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e parti sociali confronteransi sui sei principali ambiti di disparità, tecnologica, scolastica, di origine linguistica ed etnica, territoriale, di genere e nei rapporti di lavoro, con l’obiettivo di capire come trasformare le criticità in opportunità di equità.
La rassegna prende le mosse dalle nove ricerche selezionate dalla call for paper “Percorsi di equità”, lanciata da ISMEL nel 2025, che ha coinvolto studiose e studiosi under 45 provenienti da tutta Italia e che hanno analizzato in profondità le cause e le conseguenze delle disuguaglianze nel presente, così come le buone pratiche in grado di promuovere maggiore equità.
L’apertura della Settimana del Lavoro è prevista lunedì 16 marzo alle 18.30 all’Auditorium del Polo del ’900 con il panel “Disuguali per sempre?”, in cui l’esperto di innovazione e lavoro Marco Bentivogli e il politologo Marco Revelli dialogheranno con la sociologa Marianna Filandri sulle trasformazioni necessarie per garantire diritti civili, sociali ed economici a tutti, senza lasciare indietro nessuno. Come nelle precedenti edizioni, gli spunti più significativi confluiranno nel Manifesto per l’equità, documento conclusivo della rassegna che raccoglie proposte concrete e riflessioni per la progettazione sociale futura.
Un’attenzione particolare è riservata ai giovani e agli studenti, chiamati a riflettere sulle disuguaglianze e sul ruolo che le loro scelte potranno avere nel futuro della società. Tra gli appuntamenti, martedì 17 marzo si conclude all’IIS Avogadro il percorso “Dove iniziano le disuguaglianze?”, mentre mercoledì 18 marzo a Palazzo Nuovo si terrà “Il lavoro ferito. Una riflessione tra passato e presente”, con i professori Fabrizio Loreto e Giacomo Gabbuti e le ricercatrici Allegra Caputo e Anna Pasquetti, per analizzare il lavoro precario e freelance e le sue conseguenze sulle disuguaglianze socio-economiche. Venerdì 20 marzo al Polo del ’900 l’incontro “Scuola, università e lavoro: tra le disuguaglianze di oggi e la società di domani” vedrà confrontarsi le docenti Sonia Bertolini, Camilla Borgna, Valentina Goglio e Paola Ricchiardi e la ricercatrice Giulia Maria Bouquié, mentre nello stesso giorno si svolgerà il torneo interscolastico di dibattito tra i licei torinesi Vincenzo Gioberti e Giordano Bruno sul tema “Le quote rosa sono utili per promuovere la parità di genere?”.
La Settimana del Lavoro 2026 approfondirà anche le disuguaglianze sociali, territoriali e tecnologiche, con incontri come “La lingua come ponte” dedicato all’inclusione lavorativa dei cittadini stranieri, “Colmare le distanze” sul divario tra grandi città e aree interne, “Abito dunque sono” sulle criticità abitative nei centri urbani e “EquIA”, in cui esperti e docenti discuteranno l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’equità sociale. Non mancherà la riflessione sulle disuguaglianze di genere con il panel “Luoghi, barriere, possibilità” che analizzerà gap e barriere ancora presenti nei diversi contesti sociali. Durante la Settimana sarà presentato il volume “Disuguaglianze. Costruire equità” (Alzani, 2026) con la partecipazione degli autori delle ricerche e, in collaborazione con il festival Job Film Days, sarà proiettato il film “The Store” di Ami-Ro Sköld, dedicato alle condizioni di lavoro nella grande distribuzione.
“La complessità delle disuguaglianze richiede di mettere in relazione diversi ambiti per comprendere il presente e individuare soluzioni efficaci”, sottolinea il direttore di ISMEL Diego Robotti, mentre Alessandro Rubini, direttore del Polo del ’900, evidenzia come la manifestazione rappresenti un’occasione fondamentale per riflettere sulla qualità della democrazia e immaginare una società più equa. Tutti gli incontri della Settimana del Lavoro 2026 sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria e il programma completo è disponibile sul sito ufficiale della manifestazione.
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Il nuovo centro commerciale principale, situato tra corso Romania e strada Cebrosa, è ormai pienamente operativo. Con il provvedimento odierno si dà seguito alle successive fasi di sviluppo dell’area, attraverso l’approvazione dell’intervento edilizio che prevede la realizzazione di tre strutture commerciali per una superficie complessiva di 15.576 metri quadrati, atto propedeutico al rilascio del titolo abilitativo.
Il progetto contempla inoltre la realizzazione di aree per servizi pubblici per complessivi 16.644 metri quadrati, di cui 13.315 metri quadrati destinati a parcheggio a raso, 2.307 metri quadrati a parcheggio in copertura e circa 1.000 metri quadrati a verde.
Le opere di urbanizzazione sono articolate in due lotti, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Il primo lotto comprende: la realizzazione di nuova viabilità e segnaletica lungo l’asse di strada Cebrosa, con riqualificazione dei parcheggi pubblici esistenti; una nuova rete fognaria e l’adeguamento dell’acquedotto; l’illuminazione pubblica; la sistemazione a verde; un nuovo impianto semaforico all’incrocio Cascinette–Cebrosa; la riqualificazione della bealera dell’Abbadia di Stura lato Michelin e dell’alveo della bealera degli Stessi; la realizzazione di una pista ciclabile e di una banchina verde verso corso Romania; nonché l’installazione di una barriera acustica lungo strada Cebrosa e la posa di un manto fonoassorbente, finalizzate alla mitigazione delle criticità acustiche.
Il secondo lotto prevede la realizzazione di un parcheggio a uso pubblico sulla copertura piana del secondo fabbricato.
Per l’impatto residuo derivante dal consumo di suolo, per il quale non sono state individuate specifiche opere compensative, sarà corrisposto alla Città un contributo pari a circa 230.500 euro.
“Non possiamo restare indifferenti di fronte alla drammatica escalation di violenza che coinvolge il Medio Oriente e altre aree del mondo. Il nostro primo pensiero va alle vittime e alle loro famiglie, colpite da una spirale di conflitti che sembra non voler trovare soluzione”.
Con queste parole il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, Giorgio Felici, manifesta la propria forte preoccupazione per il progressivo peggioramento dello scenario geopolitico internazionale. A rendere ancora più critico il quadro contribuiscono il conflitto che coinvolge l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici globali di energia e merci.
“Le tensioni in atto – prosegue Felici – non rappresentano solo una tragedia umana e sociale, ma costituiscono una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per il nostro tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese. Anche il Piemonte, seppur geograficamente distante, rischia di subire duri contraccolpi sia sul fronte dell’export sia su quello dei costi energetici”.
Un’analisi realizzata da Confartigianato Imprese a livello nazionale evidenzia come il Piemonte sia tra le regioni italiane più esposte agli effetti della crisi mediorientale. Nel 2025 l’export regionale verso quell’area ha raggiunto il 2,09% del valore aggiunto del territorio, pari a circa 2,6 miliardi di euro, collocando il Piemonte al secondo posto in Italia per livello di esposizione. Davanti si posiziona la Toscana, con il 2,95% del valore aggiunto regionale, corrispondente a circa 3,1 miliardi di euro.
Lo stesso studio ricorda inoltre che i principali mercati del Medio Oriente per il Made in Italy restano gli Emirati Arabi Uniti, con 8,4 miliardi di euro di esportazioni, seguiti da Arabia Saudita (6,4 miliardi), Israele (3,4 miliardi), Qatar (2,3 miliardi), Kuwait (1,6 miliardi) e Libano (0,8 miliardi). Complessivamente, circa un terzo delle esportazioni italiane verso l’area del Vicino Oriente e del Nord Africa – pari a 20,3 miliardi di euro – riguarda settori caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese.
Accanto al possibile rallentamento delle esportazioni, cresce la preoccupazione per l’impatto della crisi sui costi energetici. Le imprese più penalizzate dall’aumento delle bollette sono infatti quelle situate nelle regioni con una maggiore densità di attività produttive e commerciali. In questo scenario, la Lombardia potrebbe registrare un incremento dei costi energetici di quasi 2,3 miliardi di euro, seguita dall’Emilia-Romagna con oltre 1,2 miliardi, dal Veneto con 1,1 miliardi, dal Piemonte con circa 879 milioni e dalla Toscana con 670 milioni.
Le tensioni internazionali si sono già riflesse sui mercati dell’energia. Alla vigilia delle operazioni contro il regime degli Ayatollah, venerdì 27 febbraio, il gas veniva scambiato a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro. Nel giro di pochi giorni, al 4 marzo 2026, i prezzi sono saliti rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi registrare un lieve ridimensionamento. Un’impennata che testimonia l’immediata reazione dei mercati alle incertezze geopolitiche.
“Le nostre imprese – sottolinea Felici – già oggi pagano l’energia elettrica 5,4 miliardi di euro in più all’anno rispetto alla media europea per i consumi inferiori a 2.000 MWh. Un’ulteriore impennata dei prezzi legata alla crisi energetica internazionale potrebbe tradursi in un raddoppio dei costi vivi di produzione, con effetti devastanti sulla competitività”.
“È evidente che la chiusura dello stretto di Hormuz si rifletterà anche sulle materie prime – conclude Felici – ma già sapere che il gas è schizzato alle stelle, e in Italia l’elettricità si fa con il gas, non aiuta l’economia e, soprattutto, non aiuta i consumi che si stavano risollevando ma che adesso potrebbero risentirne. Di sicuro se la crisi si protrarrà nel tempo, avremo degli effetti sulle bollette. Già scontavamo prezzi alti, adesso rischiamo che diventino altissimi. Ci aspettiamo che la politica intervenga in modo strutturale sugli squilibri speculativi che penalizzano gli artigiani e le piccole imprese, anche se comprendiamo che il maggior gettito IVA generi introiti facili per il mai sazio Leviatano Pubblico.
Ogni anno il paese di Bosconero Canavese celebra i vecchi mestieri mai dimenticati e le antiche tradizioni tramandate nei secoli dagli artigiani.
Nata per dare la possibilità alle numerose realtà artigianali del territorio di farsi conoscere, la Mostra dell’artigianato e degli antichi Mestieri è diventata di sempre maggiore respiro, grazie alla presenza di un pubblico che nel 2025 ha contato oltre 20 mila visitatori.
Sono ufficialmente aperte le adesioni per gli espositori interessati a partecipare alla manifestazione con i loro prodotti artigianali, oltre alle scuole professionali e agli istituti d’arte.
L’evento si terrà a Bosconero Canavese in provincia di Torino da venerdì 15 maggio a domenica 17 maggio. La manifestazione è allestita dal Comune di Bosconero con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città Metropolitana di Torino, con la partecipazione delle Eccellenze Artigiane del Piemonte ed il supporto della CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa. La manifestazione è tradizionalmente ispirata ai quattro elementi, aria, terra, acqua e fuoco.
Tutte le iniziative sono ad ingresso libero. Per informazioni contattare gli uffici comunali ai numeri 011/9889616, 011/9889372. Oppure scrivere una mail a comune@bosconerocanavese.it
Mara Martellotta
“Salvare lo stato sociale” è il titolo della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, a cura di Editori Laterza e Collegio Carlo Alberto – Torino Local Committee, con la direzione scientifica di Tito Boeri. L’appuntamento si terrà a Torino dal 22 al 25 ottobre con una novità importante: da quest’anno il festival si sposta stabilmente in autunno. La scelta di collocare la manifestazione nel mese di ottobre punta a rafforzare il coinvolgimento del pubblico più giovane, in particolare studentesse e studenti, in un periodo dell’anno in cui scuole, università e imprese sono pienamente operative. Dopo le edizioni svolte durante il ponte del 2 giugno, il nuovo calendario mira quindi ad aumentare l’impatto culturale, formativo ed economico del festival sulla città e sul territorio. Al centro della prossima edizione ci sarà il futuro del welfare state, una delle principali conquiste sociali del Novecento, oggi sottoposta a forti pressioni.

“Stiamo andando verso la più grande emergenza della storia del mondo occidentale, quella demografica – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo riflettendo, nel suo intervento alla presentazione del Festival, sul tema di quest’anno -. Guardando i numeri sulla composizione delle classi nelle scuole della città dal mio insediamento, li vediamo in discesa di circa 3mila bambini e ragazzi. Un dato ancor più allarmante se si guarda anche alla curva demografica e al progressivo invecchiamento della popolazione che registriamo. Per questo credo sia davvero importante il tema scelto. Per garantire lo stato sociale che conosciamo occorre fare in modo che la popolazione attiva sia superiore alla popolazione di quiescienza ma perché l’incremento demografico possa in qualche modo riprendere occorre sia costruire uno Stato che aiuti a fare figli sia rivedere completamente i modelli con cui noi gestiamo il tema dell’immigrazione. È chiaro che questa grande sfida non è solo della città di Torino o dell’Italia ma del mondo occidentale e sono certo che il Festival saprà offrire sul tema numerosi e importanti spunti di riflessione”.
Il festival offrirà uno spazio di confronto tra studiosi, istituzioni, imprese e cittadini per riflettere su come rinnovare lo stato sociale e renderlo sostenibile nel nuovo contesto globale, mantenendo al tempo stesso i suoi obiettivi fondamentali: riduzione delle disuguaglianze, sicurezza economica e coesione sociale. Per quattro giorni Torino ospiterà economisti, sociologi, demografi e studiosi di diverse discipline in un ricco programma di incontri gratuiti aperti al pubblico. Tra gli ospiti attesi figurano anche i Premi Nobel per l’Economia Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson e Michael Spence. Da quest’anno il Festival Internazionale dell’Economia avvia inoltre un gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie, importante rassegna di divulgazione economica nata a Lione nel 2008. Un’iniziativa che rafforza la dimensione internazionale dell’evento e il dialogo tra le principali piattaforme europee dedicate al dibattito economico.
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