ECONOMIA

Caro energia e petrolio, l’allarme di Confcooperative Piemonte

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Aumentano i costi lungo tutta la filiera, dalle imprese alle famiglie

Le tensioni internazionali e le nuove oscillazioni del prezzo del petrolio stanno tornando a pesare sull’economia reale e sul sistema cooperativo piemontese. A essere colpite sono attività diverse ma strettamente collegate tra loro: produzione agricola, trasporti, distribuzione, consumi energetici e casa. Il rischio, sottolinea Confcooperative Piemonte attraverso le voci delle proprie federazioni, è quello di una crescita dei costi lungo tutta la filiera, con effetti sempre più evidenti sia per i produttori sia per i consumatori.

Nel comparto agroalimentare, l’aumento del gasolio incide anzitutto sul lavoro quotidiano delle imprese agricole. “Ci sono almeno tre aspetti da considerare – osserva Roberto Morello, presidente di Confcooperative Fedagripesca Piemonte –. Il primo è l’impatto immediato sulla coltivazione dei fondi e sulla gestione degli allevamenti, perché il caro gasolio fa crescere i costi legati all’uso di attrezzature e mezzi. Il secondo riguarda i trasporti, quindi la raccolta e la movimentazione dei prodotti agroalimentari, dal latte alla frutta. Il terzo è la conseguenza finale: questi aumenti si ripercuotono inevitabilmente anche sulle tasche di tutti, perché significano maggiori costi per i consumatori.

A questa pressione si aggiunge quella che grava sul mondo dei servizi, dove energia e carburanti incidono direttamente sull’organizzazione delle attività. “Per molte cooperative del settore – dichiara Gianni Di Nunno, presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi Piemonte – i rincari pesano sulla gestione quotidiana, sugli spostamenti, sulla logistica e più in generale sui costi di esercizio. Quando i margini sono già limitati, anche aumenti contenuti possono diventare difficili da assorbire e mettere in tensione la sostenibilità delle attività. Una cooperativa su quattro, in particolare nei settori maggiormente energivori, rischia di non riuscire ad affrontare anche questa crisi”.

Sul fronte della distribuzione e dei consumi, il caro energia colpisce in modo diretto anche negozi e supermercati. “Con le speculazioni correlate alla guerra nell’area mediorientale e con le fluttuazioni del prezzo del petrolio, il costo dell’energia è aumentato creando non pochi problemi nella gestione delle attività”, afferma Roberto Forelli, presidente di Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte. “Industria e supermercati cercano di frenare gli aumenti dei prezzi, ma la pressione sui costi rischia di essere forte”. Forelli richiama però anche una prospettiva di risposta strutturale. “Siamo sempre più convinti che l’unico modo per affrontare davvero il problema sia produrre una parte crescente dell’energia che consumiamo. Le cooperative di produzione e distribuzione di energia elettrica e le comunità energetiche rinnovabili che stanno nascendo possono dare un contributo concreto, sia nel contrasto alla povertà energetica sia sul piano della sostenibilità ambientale”.

I rincari, infine, rischiano di colpire subito anche le famiglie attraverso la casa. “Difendere il diritto all’abitare significa oggi anche proteggere le famiglie dal rischio di bollette e spese condominiali sempre più pesanti”, dichiara Alberto Anselmo, presidente di Confcooperative Habitat Piemonte. “Le tensioni sui mercati energetici possono avere effetti molto concreti nei nostri alloggi, soprattutto dove ci sono impianti centralizzati e costi comuni legati al riscaldamento e ai consumi elettrici. È una questione di tenuta sociale, prima ancora che economica”. Accanto a questo, Habitat richiama anche il ruolo delle cooperative di comunità, che nei territori costruiscono reti, servizi e risposte condivise in una fase di crescente fragilità.

Il quadro che emerge è quello di una catena in cui ogni anello è collegato all’altro: se aumentano i costi dell’energia e dei carburanti, crescono le spese per produrre, trasportare, distribuire e abitare. E alla fine il peso si trasferisce sull’intero sistema economico, incidendo in modo progressivo sulla sostenibilità delle attività cooperative, e sulla vita quotidiana delle persone. Confcooperative Piemonte richiama dunque l’attenzione sulla necessità di una risposta che sappia muoversi su un doppio binario: servono misure capaci di contenere gli effetti immediati dei rincari, ma anche una strategia più solida per rafforzare autonomia energetica, tenuta sociale e sostenibilità dei territori.

cs

Il Piemonte è secondo tra le regioni virtuose per usi e consumi idrici in casa

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In Piemonte il risparmio idrico è diventato un’abitudine diffusa. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, la seconda edizione dell’Osservatorio sugli usi e consumi idrici in ambito domestico, il Piemonte è risultato al secondo posto, sul podio nazionale delle regioni virtuose. Il 78% dei cittadini dichiara di adottare comportamenti orientati alla riduzione degli sprechi, un dato che colloca la Regione subito dietro all’Emilia-Romagna (80%) e davanti alla Lombardia (76%), confermando un utilizzo responsabile della risorsa acqua.

In Piemonte questa attenzione coinvolge uomini e donne in modo equilibrato, ed è particolarmente radicata nell’emisfero d’età più adulte. Oltre il 27% dei cittadini ha tra i 46 e i 55 anni, il 26% rientra nella fascia 56-65 e quasi il 22% supera i 26 anni, a conferma di come la gestione dell’acqua sia strettamente legata alla quotidianità domestica. Le buone pratiche sono ormai parte della routine: il 92% dei cittadini torinesi e piemontesi preferisce la doccia al bagno, e quasi l’80% limita la durata della doccia a una media di 10 minuti, con il 40% che rimane all’interno dei 5 minuti. Il 90% utilizza lavastoviglie solo a pieno carico, mentre l’80% chiude il rubinetto mentre si lava i denti o si insapona. Dati in crescita rispetto al 2025. Anche la manutenzione gioca un ruolo importante: oltre il 53% interviene con costanza su impianti e rubinetteria per prevenire perdite e sprechi, contro il 45% del 2025.

Si consolidano inoltre comportamenti domestici attenti alla gestione dell’acqua, in cucina e negli spazi verdi. Più del 50% lava frutta e verdura in ammollo anziché sotto l’acqua corrente, e il 57% annaffia le piante durante le ore serali per ridurre l’evaporazione. Tra le strategie citate emergono l’attenzione a non sprecare acqua nelle azioni quotidiane (36%) e l’utilizzo di cicli eco durante le attività domestiche (31%). L’indagine ha fatto emergere un altro segnale: l’87% dei cittadini si è dichiarato disponibile a modificare le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale legato al consumo di acqua. Nel complesso emerge il profilo di una Regione in cui la sostenibilità si costruisce attraverso piccole azioni quotidiane, ancor prima dei grandi interventi strutturali. La somma dei piccoli gesti quotidiani consente oggi al Piemonte di distinguersi tra le Regioni più sensibili verso lo spreco dell’acqua in ambiente domestico.

Mara Martellotta

Torino chiama l’Europa: insieme contro corruzione e frodi

Venerdì 20 marzo, presso la prestigiosa Sala Bobbio di Torino, dalle ore 10 alle ore 17, si svolgerà la conferenza finale del progetto ACT NOW – Active Citizens Together Now, finanziato dall’Unione Europea, in particolare dall’Ufficio europeo per la lotta Antifrode (OLAF), e realizzato dall’associazione Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni contro mafie e corruzione, in collaborazione con il centro di ricerca RE-ACT.
 

Dopo le tappe di TorinoBari, Palermo, Padova e Roma, la giornata conclusiva, dal titolo “Strengthen antifraud and anticorruption system at European Local Municipalities level“, organizzata anche grazie alla collaborazione del Comune di Torinointende riunire alti rappresentanti politici e dirigenti pubblici da diverse città europee per rafforzare la collaborazione e lo scambio di buone pratiche tra città di diversi Stati membri dell’Unione Europea, in ambito di promozione della cultura della trasparenza e dell’integrità, di lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. 

Obiettivo finale della giornata di lavoro è la condivisione di un documento, redatto dagli organizzatori, finalizzato a delineare un percorso partecipato di costruzione di una rete di amministrazioni locali, anche attraverso il coinvolgimento di esperti qualificati.

 

Horeca Expoforum chiude con la presenza di 15mila professionisti

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Sono stati 15.000 i professionisti che hanno visitato la terza edizione di Horeca Expoforum, organizzata da GL events Italia al Lingotto Fiere di Torino. Oltre 300 brand italiani e internazionali hanno animato il salone tra forniture professionali, food & beverage, torrefazioni e distributori. Con circa 100 eventi in tre giorni, la manifestazione si conferma punto di riferimento per il mondo della ristorazione, dell’ospitalità e dell’intero universo Ho.Re.Ca. L’appuntamento tornerà dal 14 al 16 marzo 2027.
«Horeca 2026 si conferma un motore che genera opportunità reali per l’intera filiera, un luogo dove talento, innovazione e visione trovano spazio per crescere», dichiara Gabor Ganczer, amministratore delegato di GL events Italia. Ganczer ricorda anche il ruolo del salone nel percorso che ha condotto Matteo Terranova al terzo posto nella selezione europea del Bocuse d’Or a Marsiglia e all’accesso alla finale mondiale di Lione: «Un risultato che testimonia la qualità del lavoro di chef, team e istituzioni coinvolte».
Per il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore Paolo Bongioanni, «il successo della terza edizione ha confermato il Piemonte come punto di riferimento internazionale per l’ospitalità». Lo spazio PiemonteIS, dedicato alla cultura gastronomica regionale, ha accolto showcooking, degustazioni e incontri su arte bianca, filiere corte, prodotti DOP e formazione professionale.
La fiera ha riunito aziende capaci di raccontare le trasformazioni del comparto. Grande affluenza di pubblico per tutto il palinsesto di eventi del salone. La manifestazione guarda ora al 2027, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente la propria dimensione internazionale e consolidare il ruolo di Torino come hub nazionale per ristorazione e ospitalità.

Spese dei torinesi nei primi mesi del 2026: quanto costa davvero vivere sotto la Mole oggi

Informazione promozionale

Aggiornato a marzo 2026 • Osservatorio spese familiari Torino


Siamo ormai a marzo 2026, e guardando indietro a questi primi mesi dell’anno emerge con chiarezza un quadro che chi vive in città conosce bene: Torino non è una città a buon mercato. Bollette, affitti, spesa alimentare, trasporti — ogni voce si somma alle altre e il bilancio familiare finisce spesso sotto pressione. C’è però chi sta reagendo in modo strategico, puntando su interventi che riducano i costi fissi nel lungo periodo. Tra questi, la sostituzione dei serramenti è tra le richieste più frequenti alle imprese del settore: chi cerca infissi a Torino lo fa perché sa che una finestra efficiente vale anni di risparmio in bolletta. Ma andiamo per ordine, e vediamo nel dettaglio dove finiscono i soldi delle famiglie torinesi in questi primi tre mesi del 2026.

Il quadro generale: una città in affanno

Il punto di partenza è l’ultimo dato consolidato della Camera di Commercio di Torino. Nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie torinesi si è attestata a 2.609 euro, segnando il valore più alto dell’ultimo decennio. L’aumento rispetto all’anno precedente era stato contenuto — appena lo 0,5%, pari a 12 euro in più al mese — ma dietro quel numero si nasconde una polarizzazione crescente e preoccupante.

In un solo anno sono più che raddoppiate le famiglie in fascia di “debolezza economica”, passate dal 12,9% al 29,2%. Si è ridimensionata la classe “autosufficienza” (dal 29,6% al 18,8%), e sono diminuite le famiglie “agiate” (dal 21,7% al 14,5%). Un dato che colpisce in modo particolare riguarda chi vive da solo: quasi 9 persone sole su 10 si trovano in una condizione economica sotto la media. Entrare nel 2026 con questo retroterra significa affrontare i primi mesi dell’anno con riserve finanziarie già ridotte al minimo, e ogni rincaro pesa doppio.

Le bollette: qualche spiraglio, ma molta incertezza

Tra le voci che pesano di più sul bilancio domestico, le utenze energetiche restano saldamente in cima alla lista. Nel corso del 2025, la bolletta del gas ha raggiunto mediamente 1.445 euro annui per i piemontesi, mentre per l’elettricità la spesa media si è attestata intorno ai 710 euro. Sommando le due voci, si supera abbondantemente la soglia dei 2.000 euro annui solo per luce e gas: una cifra che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fuori scala per molte famiglie.

Per il 2026 le previsioni sono parzialmente incoraggianti. Si stima che la bolletta del gas possa scendere del 12%, passando da 1.691 euro nel 2025 a circa 1.493 euro, mentre per l’elettricità si ipotizza un calo più contenuto del 2%, con una spesa attorno ai 743 euro annui. Tuttavia il contesto geopolitico internazionale rischia di rimescolare le carte in tavola: le tensioni sui mercati energetici globali stanno già facendo sentire i propri effetti, e le misure di sostegno varate dal governo potrebbero non essere sufficienti a proteggere le famiglie più vulnerabili da eventuali nuovi rincari nei prossimi mesi.

La casa: tra affitti alti, mutui e ristrutturazioni

L’abitazione rimane, per la stragrande maggioranza dei torinesi, la voce più rilevante del bilancio mensile. Nel 2026 il mercato immobiliare torinese presenta prezzi sostanzialmente stabili, con una variazione media del +1,2% annuo. Le differenze tra le zone della città, però, sono marcate: quartieri come Aurora e San Salvario crescono del 3-4%, mentre la collina alta registra cali del 3-5%. Per orientarsi: un trilocale di 80-90 mq costa in media 150.000-180.000 euro in periferia, tra 200.000 e 250.000 euro in semicentro, e dai 280.000 ai 350.000 euro nelle zone centrali e di precollina.

Per chi invece preferisce ristrutturare un immobile già posseduto, i costi variano sensibilmente in base alla tipologia di intervento. Per una ristrutturazione media il prezzo al metro quadro oscilla tra i 600 e i 900 euro; per un intervento pesante completo — che comprenda rifacimento strutturale, impianti e serramenti — si arriva a 1.200-1.500 euro al mq. In collina, dove molti immobili sono classificati in classe energetica G, una riqualificazione completa può costare tra i 400 e i 600 euro al metro quadro, ma garantisce un risparmio tangibile nei decenni successivi. Il costo medio di un singolo serramento nuovo varia tra i 400 e i 900 euro, un esborso che molte famiglie considerano ormai un investimento necessario più che una spesa discrezionale.

Il carrello della spesa: meno carne, più vacanze

Sul fronte alimentare, i torinesi hanno stretto la cinghia. La spesa alimentare nel 2024 si è attestata a 407 euro mensili, con un calo del 2,9% rispetto al 2023. I tagli più significativi hanno riguardato carni e salumi, latte e formaggi, pesce e bevande. Un segnale chiaro di adattamento forzato al caro vita, che porta molte famiglie a rivedere profondamente le proprie abitudini a tavola. La tendenza si sta confermando anche nei primissimi mesi del 2026, con i supermercati che segnalano una crescita costante dei prodotti a marchio proprio a scapito delle marche più consolidate.

Paradossalmente, alcune voci di spesa non alimentare sono cresciute. Le spese per viaggi e vacanze hanno raggiunto i 116 euro medi mensili, il valore più elevato dal 2015, con un incremento di 15 euro rispetto al 2023. I pasti fuori casa segnano anch’essi un incremento positivo. Un apparente controsenso che si spiega facilmente: i torinesi tagliano sui beni di prima necessità per non rinunciare ai piccoli piaceri che danno senso alla quotidianità.

Trasporti, salute e tempo libero

La mobilità è un’altra voce che incide in modo significativo sul budget mensile. Chi sceglie il trasporto pubblico può contare su un abbonamento annuale GTT a 330 euro (circa 27,50 euro al mese), oppure su un abbonamento urbano e extraurbano a 450 euro annui. Molti torinesi, specialmente chi vive nel centro città, hanno rinunciato all’auto per tagliare carburante, assicurazione e manutenzione. Per chi invece mantiene un veicolo, le voci aggiuntive portano il totale mensile legato alla mobilità a cifre ben più elevate.

Per una persona single che vive da sola a Torino, il costo della vita complessivo si aggira tra 1.400 e 2.000 euro al mese, considerando spesa alimentare, utenze, internet, attività sportive e vita sociale. Sul fronte dello sport, la spesa mensile media è di circa 48 euro, con un incremento di 5 euro rispetto al 2023. Il 48% dei torinesi dichiara di aver praticato sport negli ultimi 12 mesi, e tra questi quasi il 71% lo fa in maniera continuativa: un dato che racconta una città attenta alla qualità della vita, anche quando il portafoglio è sotto pressione.

Risparmio: una prerogativa per pochi

In questo scenario, la capacità di risparmiare resta un privilegio. La quota di famiglie risparmiatrici ha registrato un aumento, passando dal 16,7% del 2023 al 19,6% del 2024. Ma il dato va letto con attenzione: chi risparmia sono prevalentemente coppie con o senza figli. La percentuale scende drasticamente per le persone sole (16,2% tra i risparmiatori) e ancor di più per i nuclei monoparentali (appena 8,1%). Nessuna famiglia classificata in fascia di debolezza economica riesce a mettere da parte qualcosa.

Una polarizzazione che nei primi mesi del 2026 sembra accentuarsi ulteriormente, con il costo della vita che erode le riserve delle fasce più fragili, mentre chi ha margini riesce ancora a pianificare e, in alcuni casi, a investire.

Da gennaio a questo marzo 2026, il bilancio è chiaro: vivere a Torino è possibile e la città offre una qualità della vita ancora apprezzabile, ma richiede una gestione oculata delle risorse. Le spese energetiche restano la voce più volatile e preoccupante, mentre la casa — tra affitti, mutui e ristrutturazioni — assorbe una quota crescente del reddito disponibile. Il carrello della spesa si alleggerisce, ma crescono le uscite legate al tempo libero, a riprova che i torinesi non rinunciano facilmente al benessere quotidiano.

In questo contesto, sempre più famiglie si stanno orientando verso interventi strutturali che garantiscano risparmi nel lungo periodo: efficientamento energetico, coibentazione, sostituzione degli impianti. Chi riesce a fare questi investimenti oggi si trova in una posizione di vantaggio domani, in un mercato energetico che — come ci ricordano puntualmente ogni anno — può sempre riservare sorprese.


 

Fonti: Camera di Commercio di Torino, Osservatorio Famiglie 2024; ARERA; Immobiliare.it; GTT Torino

Il Gran dji Bric incontra il Pinerolese

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Venerdì 13 marzo scorso si è  svolta a Pinerolo, presso l’Hotel Cavalieri, pizzeria Basilico, una serata dedicata alla promozione delle filiere corte agricole e ai vantaggi per agricoltori, trasformatori e consumatori che sottoscrivono questi contratti di filiera.
La serata, organizzata da Coldiretti Torino, è stata l’occasione per presentare l’esperienza della “Filiera del Gran dji Bric della Collina del Chivassese” e per la firma di un protocollo di fornitura della farina del Gran dji Bric, che sarà utilizzata in tre esercizi del Pinerolese, la pasticceria Ferraud, la Locanda La Posta di Cavour e la pizzeria Basilico.

La filiera del Gran dji Bric rappresenta un esempio virtuoso di filiera agricola che raggruppa una ventina di agricoltori che seminano alcune varietà di grano tenero da panificazione e prodotti da forno adatte al territorio collinare su una superficie di 100 ettari in dodici Comuni, tra cui Casalborgone, Monteu da Po, Verrua Savoia, San Sebastiano da Po, Sciolze, San Raffaele Cimena, Rivalba, Lauriano, Cavagnolo, Castagneto Po, Bruzolo e Brusasco.
Il grano viene trasformato in farina dal Mulino di Casalborgone, da cui si riforniscono quattro panificatori  e trasformatori del territorio che, con la farina del Gran dji Bric sfornano varie tipologie di pane, biscotti e grissini.

“A Pinerolo abbiamo illustrato il valore e le grandi potenzialità delle filiere agricole regolate dai contratti di filiera – ha spiegato il Presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici – Per questo vogliamo ringraziare le realtà economiche che, anche del Pinerolese, hanno creduto nelle filiere locali del cibo. Di fronte alle pratiche sleali delle catene lunghe della distribuzione alimentare e di fronte alla scarsa remunerazione riservata ai produttori , vogliamo ribadire l’efficacia dei contratti di filiera grazie ai quali alle aziende agricole si garantisce un compenso adeguato, mentre ai trasformatori si fornisce un prodotto di qualità a Km zero , dove tutto il territorio viene coinvolto nella creazione di valore per il prodotto locale”.
Ai trasformatori già aderenti nel Chivassese si aggiungono, quindi, i locali del Pinerolese.

“Da sempre crediamo nel valore dei prodotto del territorio  – ricorda Giovanni Genovesio , titolare dei locali coinvolti nella firma del protocollo – introdurre anche nel Pinerolese l’utilizzo di farine da filiera della provincia di Torino, in questo caso della collina di Chivasso, ci pare un gesto di attenzione verso il prezioso lavoro degli agricoltori e dei consumatori che hanno diritto a prodotti di sempre maggiore qualità.  Abbiamo potuto testare queste farine e le abbiamo trovate di qualità eccellente , da qui la decisione di utilizzarle per i nostri menù.
“Per la filiera Gran dji Bric – dichiara Ornella Cravero responsabile del progetto Coldiretti Torino – è  stata un’ottima occasione per farsi conoscere ai di fuori dei confini del territorio chivassese e acquisire nuovi clienti, uno stimolo ad aumentare le superfici coltivate, ma anche un esempio per altri territori, a partire proprio dal Pinerolese, a seguire l’esempio dei contratti di filiera sui prodotti agricoli”.

Mara Martellotta

A Rivoli torna il Mercato Europeo

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Dal 27 al 29 marzo cento espositori da Italia, Europa e dal mondo

Rivoli si prepara ad accogliere l’undicesima edizione del Mercato Europeo, la mostra-mercato itinerante organizzata da FIVA Confcommercio e patrocinata dalla Città di Rivoli.

Da venerdì 27 a domenica 29 marzo 2026, le vie e le piazze del centro cittadino – piazza Martiri, corso Francia e corso Susa – torneranno ad animarsi con 100 espositori provenienti dall’Italia, dall’Europa e da diversi Paesi del mondo, in un appuntamento che negli anni è diventato una presenza stabile nel calendario degli eventi cittadini.

Per tre giorni Rivoli si trasformerà in una grande vetrina internazionale dedicata all’artigianato e alle specialità enogastronomiche, con stand aperti dalle 10 alle 24 e un percorso tra sapori, profumi e tradizioni provenienti da numerosi Paesi.

Accanto alle presenze ormai affezionate alla tappa rivolese – dalla paella spagnola ai biscotti della Bretagna, dalla ceramica inglese alle specialità sarde, fino allo speck austriaco e ai prodotti delle valli alpine – l’edizione 2026 porterà anche diverse novità. Tra queste spiccano i Pasteis de Nata portoghesi, i celebri cestini di pasta sfoglia con crema all’uovo leggermente caramellata, e l’artigianato tipico della Turchia, con tè, infusi, oli essenziali e prodotti tradizionali. Non mancheranno inoltre nuove proposte italiane, tra cui pelletteria artigianale delle Marche, tessile per la casa e profumi per l’ambiente e la persona.

«Il Mercato Europeo – dichiara il sindaco Alessandro Errigo – è un appuntamento ormai consolidato per la nostra città, capace di richiamare visitatori e famiglie e di animare il centro storico con una proposta che unisce tradizioni, culture e sapori diversi. Eventi come questo contribuiscono a rendere Rivoli sempre più viva e attrattiva».

«La manifestazione – aggiunge l’assessore al Commercio Marco Tilelli – rappresenta anche un’occasione importante per il commercio cittadino e per il centro di Rivoli, che per tre giorni diventa una vera piazza internazionale. Ringraziamo FIVA Confcommercio e gli operatori che ogni anno scelgono la nostra città come tappa di questo circuito europeo».

Grazie alla presenza di espositori provenienti da diversi Paesi, il Mercato Europeo offrirà ai visitatori un viaggio tra culture e tradizioni, trasformando il centro di Rivoli in una piazza cosmopolita dove, accanto alle bandiere europee (dall’Austria al Regno Unito, dalla Francia alla Spagna) troveranno spazio anche sapori e artigianato provenienti da altri continenti.

San Giuseppe, la fiera parte in quinta

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MOSTRA  NAZIONALE 77° EDIZIONE 

Dal 13 al 22 Marzo 2026 al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato. Ingresso al pubblico Gratuito. Territori  Tradizioni Gusti Stili di Vita

 

Il grande protagonista del primo fine settimana della 76esima Mostra Nazionale di San Giuseppe  al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato è stato il pubblico. Moltissimi, infatti, sono stati i visitatori che si sono succeduti nei primi tre giorni di fiera, dopo il taglio del nastro di venerdì alle ore 18, come vuole una tradizione consolidata.

Questo era stato preceduto da brevi interventi del sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra, degli assessori regionali Federico Riboldi ed Enrico Bussalino, del consigliere regionale Silvia Raiteri, del presidente della Provincia di Alessandria, Luigi Bernzi, di Adelio Giorgio Ferrari componente la giunta della Camera di Commercio di Alessandria Asti e presidente Confartigianato Imprese Alessandria e di Confidare, dell’amministratore di D&N Eventi Nicoletta Cardillo, , mentre il presidente della Provincia di Mantova Carlo Bottani ha fatto pervenire un breve cenno di saluto.

I visitatori sin dalla serata di venerdì sono stati davvero numerosi, anche in misura maggiore rispetto agli anni precedenti, attratti dalle varie curiosità che la Mostra presenta ma nel fine settimana, sabato si è dovuto prolungare di una mezz’ora l’orario di chiusura per il continuo accesso dei visitatori a partire dalle 17 e domenica, si è dovuto regolare l’afflusso, bloccandolo temporaneamente numerose volte, anche in misura superiore agli anni passati, a dimostrazione dell’interesse che questa manifestazione registra e della capacità di attrazione non soltanto dall’area del Casalese, ma anche dalle province e dalle regioni vicine.

Tra i visitatori della prima domenica anche due giovani e promettenti artisti: Nicolò Filippucci, vincitore di Sanremo Giovani 2026 e Rebecca Ferreri, già ballerina del Talent Amici che si sono fermati a salutare i Grandi Artisti Canori. E’ stata davvero una bella ed inaspettata sorpresa

Tra gli eventi collaterali bene i due momenti musicali al sabato sera con i casalesi Nebulosa Rock e la domenica le esibizioni dei Grandi Artisti Canori sotto la direzione di Federico Marchese.

E anche Arteinfiera, la rassegna di arte contemporanea, curata dall’artista Piergiorgio Panelli, ha avuto un notevole riscontro di gradimento e visitatori, come pure ha avuto successo e partecipazione domenica mattina la presentazione del progetto ‘Verde Comune Monferrato’ a cura di Asproflor.

In questo inizio settimana proseguono gli eventi collaterali in Sala Eventi:

martedì 17, dalle 18.30, a cura del Comune di San Salvatore Monferrato, ci sarà la presentazione del festival musicale PEM – Parole e Musica in Monferrato, mercoledì 18, sempre dalle 18.30 l’istruttore Augusto Cavallo si soffermerà sul tema ‘Nordic Walking è salute’. Giovedì 19, giorno di San Giuseppe, in Mostra ci sarà un ospite speciale: Federico Moccia, scrittore, regista che arriverà in Fiera intorno alle 10, e farà una passeggiata tra gli stand e le realtà espositive per poi essere protagonista, dalle 21 di un talk con un intervento su ‘Come si lavora nel mondo del cinema’..

Venerdì 20, invece dalle ore 20 ci sarà ‘Alza il Volume, a cura degli Amici della Musica Carlo Soliva ETS.

L’evento è organizzato dalla società D&N Eventi S.R.L. con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città di Casale Monferrato, della Provincia di Alessandria, della Provincia di Mantova, dell’Unione dei Comuni della Valcerrina,  Asproflor Comuni Fioriti e con la partnership di Confartigianato Imprese Alessandria, Confagricoltura Alessandria, Coniolo Fiori, Vivai Varallo, sponsor Alma Carpets SPA

       Orari

-Feriali: dalle ore 18,00 alle ore 23,00

-Sabato: 21 Marzo, a partire dalle ore 11:00 sino alle 23:00

-Domenica: 22 Marzo a partire dalle ore 11.00 sino alle 22.00

Gasolio oltre i 2 euro, l’allarme degli autotrasportatori del Piemonte: “Costretti a spegnere i motori”

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“Con il costo del carburante oltre i 2 euro, le spese di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi con la conseguenza che gli autisti saranno, purtroppo, costretti a spegnere i motori per non andare in perdita”.

È l’allarme lanciato dalle imprese del trasporto merci di Confartigianato Imprese Piemonte, che segnalano come i rincari del gasolio registrati dall’inizio del conflitto in Iran stiano incidendo sempre più pesantemente sulla sostenibilità economica delle aziende del settore.

“Il carburante rappresenta una delle principali voci di costo per le imprese dell’autotrasporto che, mediamente e in condizioni normali, incidono tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta – spiega Giovanni Rosso, Presidente autotrasportatori di Confartigianato imprese Piemonte – quindi basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante”.

“L’aumento esponenziale dei costi di esercizio dei mezzi – conclude Rosso – rischia di innescare una pericolosa reazione a catena sull’intera filiera logistica, con inevitabili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei beni al consumo. Consigliamo, quindi, alle imprese di fare valere i propri diritti attivando immediatamente la clausola di adeguamento al costo del carburante (fuel surcharge) nei contratti di trasporto.”

Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, un mezzo pesante percorre mediamente circa 100 mila chilometri all’anno, con consumi che si attestano intorno a un litro ogni tre chilometri. In queste condizioni, anche un incremento contenuto del prezzo del gasolio può trasformarsi rapidamente in diverse migliaia di euro di costi aggiuntivi per ogni veicolo.

Lo studio ricostruisce anche l’andamento dei prezzi negli ultimi anni: nel 2021 il diesel alla pompa costava circa 1,35 euro al litro; l’anno successivo, con la crisi legata alla guerra in Ucraina, il prezzo è salito a 1,65 euro al litro, con un aumento del 22,3%. Oggi, invece, il costo ha superato la soglia dei 2 euro al litro.

Le stime di Confartigianato indicano che, mentre con un prezzo di 1,65 euro al litro i costi operativi incidevano per circa il 50% sull’operatività del mezzo, con il gasolio oltre i 2 euro l’incidenza supera ormai l’85%.

Tuttavia, secondo l’associazione di categoria, l’andamento dei prezzi osservato negli ultimi giorni non può essere attribuito esclusivamente alla situazione internazionale.

“Se vogliono che fermiamo gli automezzi lo dicano – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte -. Gli imprenditori stanno già mettendo in campo ogni sforzo possibile per ottimizzare le operazioni: dalla riduzione dei chilometri a vuoto alla formazione per una guida più efficiente, fino al potenziamento della manutenzione preventiva e all’uso della telematica. Quando però ci si scontra con una mentalità degna della sinistra più arcaica rimane poco da fare”.

“È evidente che esistano tensioni internazionali che influenzano il mercato energetico – conclude Felici – ma è ovvio che siamo di fronte ad una speculazione di cui il governo sembra voler approfittare. Il risvolto grottesco e stupefacente sta nelle scuse addotte per non tagliare le accise. Avessero ammesso che la circostanza fa comodo per fare cassa lo avremmo capito, ma dire che “il carburante lo consumano i ricchi” lascia pochi dubbi sull’approccio ispirato al socialismo reale da parte dell’esecutivo, con buona pace dei valori liberali cui sostiene di volersi ispirare.”

Accordi FSC per l’autonomia energetica del territorio

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La firma degli accordi per il Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) tra il Presidente della Regione Alberto Cirio, l’Assessore Vignale e il Sindaco di Giaglione, Enzo Campo Bagatin, segna un passo decisivo verso l’autonomia energetica del territorio. L’intervento, focalizzato sulla transizione ecologica, si concentra sul completamento di una rete di teleriscaldamento alimentata a cippato di legno. Partendo dal primo lotto che ha riqualificato il municipio, il progetto entra ora nelle fasi cruciali (Lotto 2 e 3) con l’obiettivo di estendere i benefici del calore green all’edificio scolastico e alla struttura polivalente. Questa strategia non solo mira a sostituire i vecchi impianti a gasolio, ormai obsoleti e a rischio malfunzionamento, ma trasforma il centro abitato in un modello di gestione virtuosa delle risorse locali, garantendo continuità nei servizi pubblici e una drastica riduzione dei costi di gestione per la comunità. L’operazione si configura come un investimento strutturale che coniuga risparmio economico e tutela ambientale. Grazie al sovradimensionamento della centrale termica originaria, i nuovi lotti permetteranno di servire ulteriori immobili comunali, rendendoli energeticamente efficienti e riducendo al minimo le emissioni in atmosfera. La centralizzazione degli impianti è la chiave di volta di questo progetto: oltre a limitare l’impatto ecologico, la rete di teleriscaldamento permetterà di ottimizzare la manutenzione e abbattere le spese correnti dell’ente. L’adeguamento degli impianti interni e l’estensione della rete verso fabbricati ad uso plurimo rappresentano la chiusura di un cerchio che vede Giaglione all’avanguardia nella lotta allo spreco energetico, trasformando la biomassa solida in una risorsa strategica per il benessere collettivo e la salute del clima.