ECONOMIA

A Torino torna il Festival Internazionale dell’Economia. Qual è il futuro dello stato sociale?

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Dal 22 al 25 ottobre oltre 130 appuntamenti. Tra gli ospiti sei Premi Nobel per l’Economia. Da quest’anno la manifestazione si sposta in autunno

Sarà “Salvare lo stato sociale” il tema della quinta edizione del Festival Internazionale dell’Economia, in programma a Torino dal 22 al 25 ottobre 2026. La manifestazione, curata da Editori Laterza, Collegio Carlo Alberto e Torino Local Committee, con la direzione scientifica di Tito Boeri, cambia collocazione nel calendario e da quest’anno si svolgerà in autunno, con l’obiettivo di favorire una maggiore partecipazione di studenti, università e imprese.

Al centro dei quattro giorni ci sarà il futuro del welfare state europeo, chiamato ad affrontare trasformazioni che ne mettono alla prova sostenibilità ed efficacia: invecchiamento della popolazione, crisi demografica, globalizzazione, immigrazione, cambiamento climatico e aumento delle spese militari legato alle tensioni internazionali. Il Festival proverà a interrogarsi sulle possibili riforme necessarie per continuare a garantire protezione sociale, riduzione delle disuguaglianze e sostegno alle fasce più fragili.

Il programma prevede oltre 130 appuntamenti gratuiti e aperti al pubblico, tra lecture, dialoghi, confronti, incontri con gli autori, approfondimenti storici e iniziative dedicate al rapporto tra economia e cinema. A Torino arriveranno economisti, sociologi, demografi, scrittori e studiosi provenienti da diversi Paesi.

Particolarmente significativa la presenza di sei Premi Nobel per l’Economia: Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth e Michael Spence.

Per Tito Boeri, lo stato sociale rappresenta uno degli elementi distintivi dell’identità europea e una conquista che oggi deve essere non soltanto difesa, ma anche riformata per rispondere ai nuovi rischi economici e sociali. Una riflessione che assume un significato particolare anche per Torino e il Piemonte, territori alle prese con l’invecchiamento della popolazione e importanti trasformazioni demografiche.

Novità dell’edizione 2026 sarà inoltre il gemellaggio con Jéco – Les Journées de l’Économie di Lione, uno dei principali festival francesi dedicati alla divulgazione economica, nato nel 2008.

 

Tra i protagonisti: i Premi Nobel Philippe Aghion, David Card, Joel Mokyr, James A. Robinson, Alvin Roth
e Michael Spence. Oltre a Alan Auerbach, François Bourguignon, Pierre Cahuc, Marco Cappato,
Gianrico Carofiglio, Bea Cantillon, don Luigi Ciotti, Piero Cipollone, John Cochrane, Carlo Cottarelli,
Maurizio Ferrera, Maurizio Ferraris, Raffaele Fitto, Elsa Fornero, Sara Gama, Matthew Gentzkow, Vera
Gheno, Paolo Giordano, Gian Maria Gros-Pietro, Jonathan Gruber, Gordon Hanson, Hilary Hoynes,
Margarita León, Matteo Maggiori, Franca Maino, Branko Milanović, Magne Mogstad, Maurice
Obstfeld, Pier Carlo Padoan, Nando Pagnoncelli, Luca Pancalli, Fabio Panetta, Giōrgos Papandreou,
Antonio Patuelli, Giuseppe Remuzzi, Cecilia Sala, Chiara Saraceno, Matteo Saudino, Fiona Scott
Morton, Guido Tabellini, Philippe Van Parijs, Silvia Vannutelli, Gianluca Violante, Ignazio Visco, Luigi
Zingales.

 

Pignatelli Day: un grande successo con oltre 500 visitatori

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Venerdì 28 agosto nei campi di Fondazione Podere Pignatelli si è svolta una giornata dedicata a confronto varietale e tecniche di coltivazione di mais e soia

Venerdì 28 agosto a Villafranca Piemonte, presso la Fondazione Podere Pignatelli, si è svolto il tradizionale appuntamento annuale del Pignatelli Day, patrocinato da Regione Piemonte, le cui protagoniste sono state due colture centrali per l’agricoltura piemontese: mais e soia. Un evento organizzato in collaborazione con CAPAC e DISAFA (Università degli Studi di Torino), che ha offerto a tutti i presenti l’opportunità di confrontarsi con esperti e tecnici del settore sull’introduzione di nuovi ibridi di mais e varietà di soia, oltre che su metodi di coltivazione, strategie di difesa e produttività delle colture.

Un evento che quest’anno ha coinvolto 24 espositori e attratto un numero altissimo di persone: a visitare i campi sperimentali sono state oltre 500 persone tra agricoltori, tecnici e ricercatori, che hanno avuto anche l’opportunità di conoscere macchinari all’avanguardia e altri strumenti utili nella gestione delle colture.

Amedeo Reyneri, Presidente della Fondazione Podere Pignatelli, ha rimarcato che: “la giornata di oggi, che è stata così partecipata, porta grande valore al territorio, perché è un momento di grande comunicazione diretta da parte della Fondazione verso le aziende agricole. Viviamo in un tempo in cui le informazioni sono spesso mediate, un fatto che porta a sentire sempre di più la mancanza di confronti personali, diretti, dialogati. Questa giornata è l’occasione in cui Fondazione Podere Pignatelli comunica direttamente con gli agricoltori, con dimostrazioni pratiche in campo e quindi ponendosi come punto di riferimento e interlocutore reale”.

Paolo Colombatto, Direttore della Fondazione, ha affermato: “quest’anno abbiamo anticipato l’evento di oltre una decina di giorni, a causa di una campagna molto calda e siccitosa, che ha messo a dura prova le colture in campo. Questo è un sintomo inequivocabile del cambiamento climatico, a cui Podere Pignatelli risponde proponendo strategie efficaci di mitigazione e ricerca continua sul confronto varietale e sulle tecniche di coltivazione. Oggi sono stati presentati più di 90 ibridi di mais delle principali ditte sementiere e 40 varietà di soia, con molte novità: numeri importanti, che dimostrano pienamente il valore della ricerca in campo agricolo”.

L’evento è stato inoltre l’occasione per presentare l’avanzamento di alcuni progetti finanziati in ambito CSR dalla Regione Piemonte e promossi dalla Fondazione in collaborazione con partner del territorio: RADICE, che accompagna la cerealicoltura piemontese verso un modello agricolo più sostenibile e resiliente, GO-FITO, che propone strategie alternative di difesa dalle malattie, e SMARTech, che propone tecnologie di precisione nelle attività agronomiche.

Attività realizzata nell’ambito del progetto “AGRODEMO” finanziato con fondi FEASR – CSR 2023/2027 della Regione Piemonte – Intervento SRH05 – Azioni dimostrative per il settore agricolo – Bando 1/2023

Fiat, comincia l’era Belloni: Torino guarda (con apprensione) al futuro di Mirafiori

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Dal 1° settembre Arnaud Belloni assume la guida di Fiat, Abarth e Lancia, insieme alla responsabilità del marketing di Stellantis in Europa.

Il manager francese prende il posto di Olivier François, protagonista degli ultimi quindici anni del marchio torinese, destinato a proseguire la collaborazione con il gruppo come Strategic Advisor dopo un periodo di affiancamento.

Per Fiat si apre una nuova fase, che interessa direttamente anche Torino e il Piemonte: la questione principale sarà verificare se la ripartenza della 500 Hybrid rappresenterà soltanto una risposta alla fase di difficoltà oppure il primo passo verso nuovi investimenti e altre produzioni capaci di garantire prospettive più solide a Mirafiori e all’indotto piemontese. C’è un clima di apprensione ma anche di cauto ottimismo. La novità è lo stop produttivo alle Carrozzerie di Mirafiori. Infatti Stellantis ha comunicato ai delegati sindacali che le linee resteranno ferme mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4 settembre per  mancanza di componenti dei motori della Fiat 500 ibrida.

Belloni arriva all’incarico con una lunga esperienza nell’automotive e una conoscenza già consolidata dell’universo oggi riunito sotto Stellantis. Il cambio al vertice avviene mentre Fiat è impegnata a rafforzare la propria offerta e a trovare un equilibrio tra motorizzazioni elettriche e ibride, nuovi modelli e necessità di recuperare volumi sul mercato europeo.

Da Torino l’attenzione è rivolta soprattutto a Mirafiori, dove il 2026 ha portato un’inversione di tendenza rispetto alla pesante contrazione degli anni precedenti. A trainare la ripresa è soprattutto la 500 Hybrid, insieme alla versione elettrica. Tra gennaio e giugno sono uscite dalle linee torinesi poco più di 36 mila vetture, contro circa 15.300 nello stesso periodo del 2025. Un recupero importante che ha permesso di aumentare l’attività produttiva e di procedere anche con nuovi inserimenti di personale.

Non tutti i problemi, però, possono considerarsi risolti. Il traguardo delle 100 mila vetture inizialmente indicato per il 2026 appare difficile da raggiungere e rimane aperta la questione della capacità produttiva ancora disponibile nello stabilimento, anche in seguito alla riduzione dell’attività legata a Maserati. Da qui la richiesta, avanzata da tempo dai sindacati, di destinare a Torino un ulteriore modello.

Qualche segnale favorevole arriva intanto dal mercato automobilistico nazionale. Nei primi sette mesi del 2026 le immatricolazioni in Italia hanno superato quota 1,06 milioni, con una crescita dell’8,9% rispetto all’anno precedente. A luglio Stellantis, comprendendo anche Leapmotor, si è attestata intorno al 26% del mercato italiano.

Il futuro di Mirafiori interessa comunque un’area molto più vasta dello stabilimento. Torino e il Piemonte conservano una filiera automotive di primo piano, formata da aziende della componentistica, dell’ingegneria, della progettazione e dei servizi. La tenuta dei volumi produttivi può quindi avere effetti diretti su una parte rilevante del sistema industriale regionale.

 

Piemonte, 11 milioni per aiutare i giovani a scegliere il proprio futuro

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Orientamento, il Piemonte mette 11 milioni sul triennio 2026-2028: più spazio al rapporto tra scuola e imprese

La Regione Piemonte stanzia 11 milioni di euro per i servizi di orientamento rivolti ai giovani tra gli 8 e i 24 anni. È quanto prevede il nuovo Avviso regionale per il triennio 2026-2028, finanziato attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+), che consentirà la ripartenza delle attività con l’anno scolastico 2026/27.

Il programma prosegue l’esperienza maturata nel triennio precedente, ma introduce una maggiore attenzione all’orientamento precoce, coinvolgendo anche gli ultimi anni della scuola primaria. L’obiettivo è aiutare bambini e ragazzi a conoscere attitudini, percorsi formativi e opportunità professionali presenti sul territorio, fornendo strumenti utili per le successive scelte scolastiche e lavorative.

Resterà centrale la presenza nelle scuole piemontesi di oltre 500 orientatori, attraverso laboratori, incontri e consulenze individuali. Una parte delle attività sarà inoltre dedicata al contatto diretto con il mondo produttivo.

«Il talento va scoperto prima ancora che coltivato. Per questo investiamo nell’orientamento precoce: perché nessun ragazzo debba scegliere il proprio futuro per caso o senza conoscere le opportunità che il Piemonte è in grado di offrire. Vogliamo accompagnare i giovani in un percorso che li renda protagonisti delle proprie scelte, facendo conoscere loro le professioni, le imprese e i percorsi formativi che il territorio mette a disposizione. È così che si costruiscono competenze, si rafforza il merito e si crea una Regione capace di trattenere e valorizzare i propri talenti», afferma Daniela Cameroni, assessore regionale all’Istruzione e Merito (nella foto).

Tra gli aspetti su cui punta il nuovo programma c’è infatti il rapporto tra scuola e imprese. Accanto alle attività svolte in aula saranno organizzati percorsi e visite nelle aziende piemontesi, con la possibilità per studenti e docenti di conoscere più direttamente professioni, competenze richieste e trasformazioni in corso nel mercato del lavoro.

Il bando è rivolto ai soggetti accreditati per l’orientamento, che potranno presentarsi in forma associata nelle rispettive aree provinciali. Saranno individuati raggruppamenti di operatori destinati a lavorare nelle otto province piemontesi, in collaborazione con scuole, Centri per l’Impiego coordinati da Agenzia Piemonte Lavoro, Ufficio Scolastico Regionale, Sviluppo Lavoro Italia, Comuni e altre realtà territoriali.

Le attività proseguiranno fino al 31 dicembre 2028.

Il nuovo intervento parte dai numeri registrati nel triennio 2023-2026, durante il quale i servizi regionali di orientamento hanno raggiunto oltre 400 mila bambini e giovani. È stato coinvolto più del 90% delle scuole secondarie di primo grado e circa il 70% di quelle di secondo grado. Nelle primarie sono stati interessati quasi 300 plessi, con oltre 30 mila bambini coinvolti in più di 2 mila attività dedicate alla conoscenza delle professioni.

Sul fronte del rapporto con il mondo produttivo sono state inoltre organizzate oltre 500 visite orientative nelle imprese, che hanno coinvolto circa 9.500 partecipanti e quasi 200 aziende e realtà imprenditoriali.

I BTP fanno gola anche agli stranieri ma c’è poco da festeggiare

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Di Carlo Mancorda

La crescita degli acquisti esteri di BTP viene celebrata come un segnale di fiducia nell’Italia: attualmente gli investitori stranieri detengono circa il 36% del debito pubblico italiano, pari a 1.156 miliardi di euro. Il chè significa, da una parte, che se rendimenti e convenienza dovessero diminuire o la fiducia venire meno, i capitali esteri potrebbero defluire rapidamente, aumentando la pressione sui conti pubblici, dall’altra che gli interessi del debito nelle mani straniere, circa 40 miliardi di euro finiranno all’estero, ovvero non avranno alcuna ricaduta sul mercato italiano per acquisti di beni e consumi. Insomma, tanto entusiasmo non appare affatto giustificato…

LEGGI L’ARTICOLO su lineaitaliapiemonte.it:

https://www.lineaitaliapiemonte.it/2026/08/28/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/i-btp-fanno-gola-anche-agli-stranieri-ma-ce-poco-da-festeggiare-di-carlo-mancorda.html

Apre a Carmagnola la Fiera del Peperone

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ECCELLENZA, TERRITORIO E LA SFIDA DELL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Carmagnola (To) 29 Agosto 2026 – Si è aperta ufficialmente ieri sera la 77ª edizione della Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola presentata da Nicola Prudente in arte Tinto, in programma fino a domenica 6 settembre nel centro storico della città, uno degli appuntamenti enogastronomici più attesi e storici d’Italia. Alla cerimonia d’inaugurazione hanno preso parte autorevoli istituzioni, tra cui il Vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, e il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, confermando la centralità della manifestazione nel panorama agricolo e culturale italiano.

 

I grandi temi: identità, difesa del Made in Italy, rete territoriale e sviluppo futuro

Nel corso dei loro interventi, le autorità hanno evidenziato il valore economico, sociale e culturale della filiera agricola locale e l’importanza della collaborazione tra istituzioni e territori.

Il Vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, ha rimarcato il profondo legame tra comunità e identità produttiva «La parola chiave di questa manifestazione è orgoglio: l’orgoglio di un prodotto che rappresenta una comunità e della forte identità che unisce un territorio alle sue eccellenze. Il peperone è l’ambasciatore di questa terra e sono felice di essere qui oggi. Fare la spesa è un atto politico: significa dimostrare amore per il proprio territorio e per il proprio Paese. Bisogna guardare le etichette e dedicare il giusto tempo per capire cosa stiamo acquistando. Comprare italiano è fondamentale e non è così difficile trovare il prodotto nazionale al giusto prezzo: se smettiamo di farlo non diamo più una mano ai nostri agricoltori, le terre vengono abbandonate e poi non possiamo lamentarci se le nostre aree diventano hub logistici o impianti di finto agro-fotovoltaico. Sostenere i nostri agricoltori significa aiutare il nostro Paese, il nostro paesaggio, il nostro ambiente e, soprattutto, i nostri figli.»

Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha guardato alla storia della Fiera indicando le prospettive di crescita per le prossime edizioni «Dobbiamo ringraziare chi, 77 anni fa, ha avuto l’intuizione di festeggiare un prodotto speciale come il peperone di Carmagnola. Serve rispetto per chi ha creato queste condizioni e per i veri protagonisti, che sono i nostri agricoltori e i nostri contadini. È fondamentale che questo prodotto continui a distinguersi per qualità ed eccellenza: non basta fare cose buone, bisogna sempre più legarle a un territorio. Il successo di questa manifestazione sta proprio qui: il peperone è così buono perché nasce in questa terra. Come Regione continueremo a sostenere la Fiera e, alla luce dei numeri e della costante crescita, ci sono tutte le condizioni affinché l’evento diventi internazionale. È l’impegno concreto che ci prendiamo come Regione Piemonte per accompagnare questo ulteriore passaggio. Un grazie sincero a tutte le persone che lavorano all’organizzazione: le nostre sagre sono popolari perché sanno radunare le comunità attorno a valori veri e sani, e questa manifestazione ne è l’esempio più concreto.»

Il Sindaco di Carmagnola, Ivana Gaveglio, ha sottolineato proprio il valore della rete costruita intorno alla manifestazione: «Il successo della Fiera Nazionale del Peperone e la crescente valorizzazione del Peperone di Carmagnola non sono risultati che appartengono soltanto alla nostra città, ma sono il frutto di un territorio che ha saputo comprendere quanto sia importante lavorare insieme. Quando si superano i confini dei singoli Comuni, si mettono in rete competenze, energie e opportunità e si costruiscono progetti condivisi, i risultati diventano più importanti per tutti. La presenza all’inaugurazione di così tanti Sindaci e amministratori del territorio è per noi motivo di grande soddisfazione e testimonia concretamente questo spirito di collaborazione. A tutti loro va il mio ringraziamento, perché la forza della Fiera e del nostro prodotto simbolo nasce anche dalla capacità di fare squadra e di promuovere insieme un territorio che ha molto da offrire».

“Questa 77ª edizione rappresenta un punto di svolta fondamentale nel percorso di crescita e valorizzazione della Fiera Nazionale del Peperone di Carmagnola.- spiega Stefano Pelliciardi, CEO SGP Grandi Eventi, organizzatore – Il nostro obiettivo come SGP Grandi Eventi è da sempre quello di coniugare la grande tradizione agricola e gastronomica di Carmagnola con format d’intrattenimento moderni, trasversali e capaci di attrarre un pubblico ampio e diversificato da tutta Italia. Con un palinsesto ricco di eventi, show – cooking e ospiti di rilievo offriamo una vera e propria esperienza a 360 gradi e cerchiamo, anno dopo anno, di creare eventi innovativi dove al primo posto ci sia sempre il peperone di carmagnola. Ringrazio l’Amministrazione comunale e tutte le istituzioni per la costante fiducia: i numeri e l’entusiasmo di questa serata inaugurale confermano che la Fiera ha ormai tutte le carte in regola per proiettarsi verso quella dimensione internazionale evocata anche dalle istituzioni presenti.”

L’evento, promosso dal Comune di Carmagnola e organizzato da SGP Grandi Eventi, si svolge dal 28 agosto al 6 settembre 2026, trasformando ancora una volta Carmagnola nel cuore pulsante dell’eccellenza agroalimentare piemontese e nazionale. Dieci giorni in cui il centro storico di Carmagnola si animerà di sapori, spettacoli, incontri culturali e momenti di comunità, confermando il format che negli anni ha reso questa fiera un appuntamento imperdibile per un pubblico sempre più vasto e trasversale. La manifestazione aprirà ogni sera con orario continuato: dal lunedì al venerdì dalle ore 18 alle 24, sabato e domenica dalle ore 10 alle 24.

Anche quest’anno immancabile il Foro Festival, la rassegna di spettacoli serali presso il Foro Boario di Piazza Italia che dal 2018, porta sul palco di Carmagnola grandi nomi della scena nazionale. L’edizione 2026 si presenta con una lineup di raro equilibrio tra musica, narrazione e intrattenimento.

Programma completo:

https://fieradelpeperone.it/

Parte la vendemmia nel Torinese, con un calo del 20% e perdite per due milioni di euro

Con la raccolta delle prime uve bianche da vinificare a spumante parte nel Torinese la vendemmia 2026; intorno a metà settembre inizierà anche la raccolta delle uve rosse.
Si tratta di una vendemmia che segna un calo di produzione  di circa il 20% un po’ in tutto il territorio, comprese le zone di bassa montagna. Ma nelle aree del Canavese infestate dal coleottero Popillia japonica si osserva un calo di produzione che arriva al 50%. Ma la qualità si prospetta ottima.

“Per le nostre produzioni vitivinicole è stata un’annata davvero difficile – ha osservato il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici – Se la qualità delle uve sembra soddisfacente, lasciando presagire anche un’ottima annata, è la quantità che preoccupa.
Guardando al valore medio delle uve, che in molti casi sono a denominazione di origine, stimiamo una perdita di valore per il comparto di circa 2 milioni di euro”.

Il calo generalizzato  è dovuto alla siccità e alle alte temperature, che hanno costretto le viti a ridurre il metabolismo già dai mesi di maggio e giugno. Il risultato sono acini più piccoli e grappoli più radi.
Le viti hanno soprattutto patito la mancanza di fresco e rugiada nelle ore notturne, quando le foglie riacquistano turgore per prepararsi ad affrontare le ore più assolate. Ma sono anche mancate le normali piogge di giugno, determinanti per sviluppare bene la vite, cosiccome sono mancati a luglio e nella prima metà di agosto quegli apporti da temporali moderati che aiutano la crescita dei grappoli.
Il coleottero, invece, si è  sviluppato prima del solito grazie al caldo anomalo e ha mangiato le foglie ancora tenere, indebolendo le viti quando erano in pieno sviluppo.
“La siccità e le temperature caldissime di questa estate seguono l’esperienza simile del 2022 e confermano che la nostra viticoltura ha bisogno di misure adeguate al cambiamento climatico. I nostri produttori si trovano a sostenere l’aumento dei costi di produzione per i rincari dei carburanti e dei materiali- spiega Bruno Mecca Cici- Inoltre devono affrontare mercati in pieno mutamento, con le esportazioni in sofferenza dovute ai dazi, in particolare negli Usa, e alle incertezze degli scenari Internazionali.
Ma soprattutto devono fare i conti con gli attacchi generalizzati alla civiltà del vino, generati da un affrettato salutismo, attacchi che stanno demonizzando un prodotto radicato nella tradizione e previsto dalla dieta mediterranea”.

Per questo Coldiretti Torino chiede interventi per la viticoltura torinese.
“Abbiamo bisogno di rivedere i disciplinari delle DOC e DOCG alla luce del cambiamento climatico. Servono infrastrutture come impianti di risalita meccanica per la viticoltura eroica di montagna. Ma soprattutto serve sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica per difendere la nostra biodiversità  viticola dai nuovi attacchi di funghi e insetti favoriti dal cambiamento climatico. Cosiccome serve riportare il dibattito sul consumo di vino sui giusti binari della cultura del buon bere”.
In provincia di Torino ci sono 752 produttori vitivinicoli con oltre 800 ettari di superficie a vigne.
La produzione attesa, al netto dei cali di quest’anno, si attesterà sui 65 mila quintali di uve con una resa finale di oltre 5 milioni e 500 mila bottiglie di vino.

MM

Seconda cabina di regia turismo Comuni Olimpici Via Lattea

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Giovedì 27 agosto scorso si è  tenuta una riunione operativa dedicata al turismo e allo sviluppo della Via Lattea/ Bardo, che ha riunito amministratori, consorzi turistici e operatori con l’obiettivo di individuare priorità e strumenti per rafforzare la competitività dell’intero comprensorio.
Le parole d’ordine emerse dal confronto sono state pianificazione e operatività, non limitandosi quindi ad analizzare le difficoltà,  ma costruendo un percorso condiviso e individuando per ciascun tema obiettivi, responsabilità e strumenti di intervento.
Tra gli elementi emersi vi è stata innanzitutto la necessità di valorizzare la domanda turistica che, nei periodi di maggior afflusso, supera l’attuale capacità ricettiva. Si stima un potenziale di 2000-2500 presenze a settimana che oggi non riescono a trovare una risposta adeguata. Da qui la necessità di costruire un sistema più efficace di collaborazione tra gli operatori e di ridistribuzione della domanda, affinché il turista che non trovi disponibilità presso una struttura possa essere indirizzato verso altre opportunità presenti sul territorio.

Un secondo tema riguarda la qualità dell’offerta ricettiva. La Via Lattea presenta località che già oggi riescono ad attrarre una clientela con maggiore capacità di spesa, ma esistono ulteriori margini di crescita.  L’obiettivo è quindi quello di sviluppare una strategia sovracomunale di marketing territoriale, capace di intercettare investimenti qualificati nel settore dell’ospitalità, anche attraverso gli strumenti di rigenerazione urbana disponibili e la valorizzazione  delle aree già antropizzate.
È stata dedicata particolare attenzione anche al problema dell’alloggio dei lavoratori stagionali. La difficoltà di reperire abitazioni per dipendenti, maestri di sci e professionisti rappresenta un ostacolo concreto allo sviluppo turistico e finisce per sottrarre potenziali posti letto all’offerta destinata ai visitatori. Secondo le analisi presentate sono oltre cinquemila le persone impegnate professionalmente nel territorio e sarà pertanto necessario effettuare una ricognizione delle strutture e delle aree che potrebbero essere destinate all’ospitalità dei lavoratori.
Altro capitolo strategico è  quello dei mestieri di montagna, a partire dalla disponibilità dei maestri di sci. La difficoltà  nel reclutamento e nella formazione delle nuove leve rende necessario un confronto con la Regione per verificare possibili interventi normativi e nuovi percorsi formativi, con l’obiettivo di garantire al territorio le professionalità  necessarie senza dover ricorrere in maniera sempre più  massiccia a personale proveniente dall’estero.
La riunione ha  inoltre evidenziato le grandi potenzialità del turismo outdoor, che ha fatto registrare risultati particolarmente positivi nell’estate in corso. In questo ambito assume un ruolo centrale il patrimonio delle strade bianche in quota, elemento distintivo della Via Lattea che, insieme alle aree alpine del Cuneese e della Via del Sale, rappresenta una risorsa di grande interesse per il turismo escursionistico e motoristico. L’obiettivo è  quello di trasformare un fenomeno oggi prevalentemente spontaneo in un prodotto turistico organizzato, regolamentato e adeguatamente promosso.

Infine è stato affrontato il tema dell’eredità olimpica, con particolare attenzione alle strutture dismesse, tra cui lo Skidome di Cesana e i trampolini di Pragelato. In questo caso la parola d’ordine è stata concretezza. Prima di individuare nuove destinazioni e investimenti sarà necessario verificare la sostenibilità economica delle ipotesi progettuali attraverso business plan elaborati e validati da soggetti di riconosciuta competenza internazionale.
Solo sulla base di dati e numeri attendibili sarà possibile decidere quale futuro dare a queste importanti aree già dotate di infrastrutture.

Per trasformare le indicazioni emerse in iniziative concrete è  stata condivisa la costituzione di gruppi di lavoro, ciascuno coordinato da un referente e composto da un numero ristretto di persone disponibili a lavorare in maniera operativa, ad organizzare incontri e arrivare alla definizione di proposte e risultati. I gruppi rappresenteranno quindi il passaggio concreto dalla fase di confronto a quella di progettazione, con l’obiettivo di arrivare a proposte condivise e immediatamente cantierabili.

“Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato a questa riunione – ha sottolineato il Presidente dell’Unione Comuni Olimpici Via Lattea e sindaco di Sauze, Mauro Meneguzzi – perché  il confronto è stato franco, concreto e soprattutto orientato al futuro. Abbiamo evidenziato problemi che conosciamo bene, ma soprattutto la necessità di affrontarli insieme. Le parole che devono guidare il nostro lavoro da oggi sono pianificazione e operatività.  Pianificare significa avere una visione sovracomunale e individuare le priorità, operatività significa tradurre questa visione in progetti,  tempi e responsabilità precise.

La Via Lattea/ Bardo presenta grandi potenzialità e una domanda turistica che in molti periodi supera la nostra capacità di risposta. Dobbiamo quindi essere capaci di organizzare meglio ciò che abbiamo, migliorare la qualità dell’offerta e creare le condizioni per nuovi investimenti.  I gruppi di lavoro saranno lo strumento attraverso il quale vogliamo dare continuità a questo percorso e arrivare rapidamente ai primi risultati concreti”.

Mara Martellotta

Il Politecnico e l’AI: un progetto internazionale per formare gli ingegneri del futuro

Un nuovo percorso formativo dedicato agli studenti e alle studentesse di Ingegneria Aerospaziale, intitolato “Erasmus+ Blended Intensive Programme (BIP) Aerospace Innovations Driven by Artificial Intelligence”, è stato lanciato dal Politecnico di Torino per rafforzare la sua vocazione internazionale. Il progetto, che esplora il ruolo sempre più strategico dell’Intelligenza Artificiale nello sviluppo delle tecnologie aerospaziali, è coordinato in collaborazione con la Universitat Politècnica de Catalunya (Spagna) e l’INSA Lyon (Francia), e la sua finalità sarà quella di riunire a Torino studenti provenienti da diversi Paesi europei in un’esperienza internazionale che combina attività online e una settimana intensiva in presenza, in programma dal 7 all’11 settembre prossimo, preceduta da una componente virtuale il 2 e 3 settembre.
L’iniziativa, che attribuirà tre crediti agli studenti e alle studentesse dei corsi di laurea in Ingegneria Aerospaziale delle università partner aderenti al programma, nasce per offrire ai partecipanti una visione multidisciplinare delle trasformazioni che l’IA sta introducendo nel settore aerospaziale, affrontando non solo gli aspetti tecnologici, ma anche le implicazioni etiche, giuridiche, ambientali e sociali dell’innovazione. Grazie all’ecosistema industriale piemontese, tra i più rilevanti in Europa nel comparto aerospaziale, gli studenti avranno inoltre l’opportunità di visitare aziende del territorio e confrontarsi direttamente con professionisti e stakeholder del settore.
Il percorso didattico adotta metodologie di apprendimento innovative e fortemente esperienziali: alle lezioni frontali si affiancheranno attività di challenge-based learning, lavori di gruppo, workshop di co-design, sessioni pratiche e momenti di confronto con esperti del mondo accademico e industriale. I partecipanti saranno chiamati a sviluppare soluzioni innovative a problemi reali, applicando strumenti di Artificial Intelligence e Machine Learning a diversi ambiti dell’ingegneria aerospaziale.
Inoltre, grazie alla sinergia con PoliTO Sporty Campus e alla Consulta Giovani, sarà attivato un progetto pilota che mira ad integrare l’attività sportiva nell’offerta formativa universitaria, come fattore di socialità, aggregazione, senso di appartenenza, promuovendo uno stile di vita sano e sostenibile.

“Il BIP Aerospace Innovations Driven by Artificial Intelligence è in realtà un primo passo per lo sviluppo di un programma congiunto europeo di Laurea Magistrale che coniuga le conoscenze in ambito aerospaziale con quelle dell’intelligenza artificiale – ha dichiarato Mariachiara Zanetti, Vicerettore per le Politiche territoriali, nazionali ed europee del Politecnico di Torino – il Politecnico di Torino sta lavorando a questo nuovo percorso che sarà pronto per l’anno accademico 2028/2029 insieme all’Università UPC di Barcellona. La sfida per gli ingegneri aerospaziali europei di domani, infatti, è quella di mantenere l’eccellenza sulle tematiche aerospaziali sfruttando al meglio i nuovi strumenti di intelligenza artificiale disponibili”.

Per maggiori informazioni sul programma e sulle modalità di partecipazione è possibile consultare la pagina dedicata del sito web del Politecnico di Torino.

Mara Martellotta