ECONOMIA

L’ombra lunga degli Agnelli: se Torino perde la sua famiglia simbolo

/

La protesta proclamata dalla redazione di la Repubblica rappresenta uno dei passaggi più delicati nella recente storia del quotidiano e riflette le tensioni emerse all’interno del gruppo editoriale GEDI, controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann. Alla base dello sciopero vi sono le preoccupazioni dei giornalisti riguardo al progetto di riorganizzazione aziendale, percepito come un intervento che potrebbe ridurre gli organici, modificare la struttura del lavoro redazionale e incidere sulla linea editoriale della testata.

Secondo la rappresentanza sindacale interna, il timore principale riguarda un possibile indebolimento dell’autonomia giornalistica e una diminuzione degli investimenti destinati alla produzione di contenuti di qualità. La trasformazione del settore editoriale, segnata dal calo delle vendite della carta stampata e dalla necessità di rafforzare il digitale, impone nuove strategie industriali che tuttavia, secondo i lavoratori, rischiano di comprimere il ruolo culturale e informativo che il giornale ha storicamente svolto nel panorama nazionale. Le incertezze legate alla ridefinizione degli asset del gruppo contribuiscono inoltre ad alimentare timori sul futuro occupazionale e sulla stabilità della testata.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la figura di John Elkann e l’evoluzione delle strategie della famiglia Agnelli. Negli ultimi anni la holding Exor ha progressivamente orientato i propri investimenti verso scenari internazionali, ampliando il portafoglio in diversi settori economici e riducendo il peso delle attività storicamente radicate nel territorio torinese. Questa trasformazione ha alimentato un dibattito pubblico sul rapporto tra la dinastia industriale e la città di Torino, che per decenni ha rappresentato il centro nevralgico del sistema Fiat e della rete produttiva ad essa collegata. Alcuni osservatori interpretano questa scelta come un fisiologico adattamento alla globalizzazione, mentre altri la leggono come un progressivo allontanamento da un territorio che ha costruito parte della propria identità attorno alla presenza della famiglia Agnelli.

A incidere sull’immagine pubblica della famiglia contribuiscono anche le complesse vicende legate alla successione ereditaria. Le dispute sorte negli anni attorno alla gestione del patrimonio familiare hanno riportato al centro dell’attenzione beni artistici di grande valore, tra cui alcune opere pittoriche di pregio la cui collocazione e titolarità hanno alimentato polemiche e accertamenti. Questi episodi hanno rafforzato l’interesse mediatico sulla gestione dei beni storici della famiglia e sulle dinamiche interne alla successione patrimoniale.

Sul piano industriale, il gruppo Stellantis, nato dalla fusione tra FCA e PSA, sta affrontando una fase caratterizzata da forti trasformazioni del mercato automobilistico. Le oscillazioni registrate dal titolo in Borsa riflettono le difficoltà di un settore impegnato nella transizione verso la mobilità elettrica, nella competizione con nuovi produttori globali e nell’adattamento a normative ambientali sempre più stringenti. Questi elementi contribuiscono a creare un contesto complesso anche per l’intero sistema economico legato alla galassia Exor.

Nel complesso, le tensioni nel mondo dell’editoria, le questioni ereditarie e le sfide industriali delineano una fase di cambiamento profondo per la tradizione imprenditoriale della famiglia Agnelli-Elkann. Le scelte strategiche adottate negli ultimi anni evidenziano il tentativo di consolidare una presenza economica sempre più internazionale, ma al tempo stesso sollevano interrogativi sul futuro dei rapporti con il territorio torinese, sul ruolo delle storiche realtà industriali e sulle ricadute sociali e occupazionali che queste trasformazioni potrebbero comportare.

La Regione scommette su chi crea lavoro: 4,7 milioni per nuove attività

/

La Regione Piemonte introduce nuove opportunità di sostegno per imprese e lavoratori autonomi, stanziando 4,7 milioni di euro destinati a favorire l’autoimprenditorialità sul territorio.

L’iniziativa rappresenta uno strumento concreto di politica attiva del lavoro, pensato per supportare l’avvio di nuove attività professionali e imprenditoriali, promuovendo forme di occupazione stabile e duratura.

Elena Chiorino, vicepresidente e assessore regionale al Lavoro, puntualizza che «questo bando è una dichiarazione di fiducia nel Piemonte che crea e che costruisce. Mettiamo in campo 4,7 milioni per sostenere chi sceglie di non aspettare, ma di rimboccarsi le maniche e trasformare un’idea in lavoro e futuro. È una scelta politica precisa: crediamo nell’impresa come motore di crescita della nostra Nazione. Con finanziamenti a tasso zero, garanzie regionali e strumenti concreti accompagniamo l’autoimpiego e la creazione d’impresa come vere politiche attive del lavoro. L’attenzione rafforzata all’imprenditorialità femminile è un atto di giustizia e di visione: valorizzare il talento delle donne significa rafforzare l’economia e la coesione sociale del Piemonte. La Regione vuole liberar energie, per questo sceglie di stare a fianco di chi crea lavoro».

Destinatari delle misure

Le agevolazioni sono rivolte a lavoratori autonomi, imprese individuali, società di persone e società di capitali costituite da non oltre 24 mesi, con sede legale e operativa in Piemonte.

Un’attenzione particolare è riservata all’imprenditorialità femminile: per lavoratrici autonome, imprenditrici individuali e aziende a prevalente partecipazione femminile il termine per accedere alle agevolazioni viene esteso fino a 36 mesi dalla costituzione dell’attività.

Interventi finanziabili

Il bando sostiene progetti di autoimpiego e creazione d’impresa attraverso finanziamenti agevolati che coprono fino al 100% delle spese ammissibili. Il 70% dell’importo è finanziato con fondi regionali a tasso zero, mentre il restante 30% proviene da istituti bancari convenzionati con tassi di mercato calmierati.

È inoltre prevista, su richiesta, una garanzia regionale gratuita che copre fino all’80% della quota di finanziamento erogata dalla banca.

Le risorse sono destinate a sostenere gli investimenti necessari all’avvio e allo sviluppo delle attività, comprendendo sia spese materiali sia immateriali, come l’acquisto di macchinari e attrezzature, software, interventi di adeguamento dei locali e altre voci strettamente collegate al progetto imprenditoriale.

Modalità di presentazione delle domande

Le richieste di finanziamento devono essere inoltrate a Finpiemonte entro 24 mesi dalla costituzione dell’impresa oppure dall’apertura della partita Iva per i lavoratori autonomi. Le domande vengono presentate tramite procedura telematica a sportello e sono valutate secondo l’ordine cronologico di arrivo, fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Ulteriori informazioni sono disponibili ai seguenti link:
https://bandi.regione.piemonte.it/contributifinanziamenti/presentazione-delle-domande-di-accesso-alle-agevolazioni-nuove-imprese
https://www.finpiemonte.it/agevolazioni/autoimpiego-creazione-impresa

La Regione acquisisce il grattacielo e riduce il debito: risparmi fino a 28 milioni

La Regione Piemonte ha portato a termine un’operazione di rifinanziamento del leasing finanziario relativo a Palazzo Piemonte, sede istituzionale dell’Ente, sostituendo le precedenti condizioni con un prestito di circa 246 milioni di euro concesso da Cassa Depositi e Prestiti. L’operazione risulta più vantaggiosa e sostenibile per la finanza pubblica.

Grazie a questo intervento, la Regione acquisisce la piena proprietà di Palazzo Piemonte e migliora in modo significativo le condizioni finanziarie complessive, senza generare nuovo indebitamento. Si tratta infatti di una ristrutturazione del debito esistente, realizzata sfruttando le condizioni più favorevoli disponibili sul mercato.

Il rifinanziamento comporta una riduzione dello spread e una diminuzione della durata media del finanziamento, assicurando maggiore stabilità e prevedibilità nei pagamenti e una minore esposizione ai rischi di mercato.

Sul piano economico, l’operazione produce benefici rilevanti per il bilancio regionale: si stimano risparmi complessivi pari a 28,2 milioni di euro fino alla scadenza del finanziamento e oltre 8 milioni di euro di risparmio in termini di valore attuale. Inoltre, il valore finanziario delle passività si riduce da 263,2 a 255 milioni di euro. L’intervento rispetta pienamente i requisiti di convenienza economico-finanziaria previsti dalla normativa statale.

“Questa operazione dimostra che una gestione rigorosa e responsabile delle risorse pubbliche può produrre risultati concreti per i cittadini – dichiara il presidente Alberto Cirio – Riduciamo i costi, rafforziamo i conti della Regione e valorizziamo il nostro patrimonio, liberando risorse per le politiche pubbliche”.

“Abbiamo colto una finestra favorevole di mercato per ristrutturare il debito esistente, senza aumentare l’indebitamento e migliorando in modo significativo le condizioni finanziarie”, sottolinea l’assessore al Bilancio e alle Attività produttive Andrea Tronzano.- È un’operazione di gestione attiva del debito che rende più solida la finanza regionale e offre maggiore flessibilità per il futuro”.

“Con questa operazione – aggiunge l’assessore al Patrimonio Gianluca Vignale – la Regione diventa pienamente proprietaria del Palazzo Piemonte, un bene strategico e simbolico. È un passaggio importante che rafforza il valore dei beni regionali e garantisce una gestione più efficiente e stabile della sede istituzionale. Il palazzo diventerà sempre più polo di riferimento per la Regione e l’area circostante”.

La conclusione dell’operazione con Cassa Depositi e Prestiti rafforza ulteriormente la capacità della Regione di gestire in modo efficiente il proprio debito anche negli anni futuri, consolidando il rapporto con CDP e garantendo la sostenibilità finanziaria dell’Ente nel medio-lungo periodo.

Il turismo spinge l’economia torinese: tutti gli indicatori in crescita nel 2025

//

Nel 2025 il turismo torinese registra un andamento decisamente positivo: cresce il tasso di occupazione delle strutture ricettive, migliora la percezione della destinazione da parte dei visitatori e aumenta in modo significativo la spesa turistica, soprattutto in occasione dei grandi eventi cittadini.

I dati sono stati presentati al Circolo dei Lettori e derivano dall’analisi della domanda turistica a Torino e nell’area metropolitana, realizzata dalla Camera di commercio di Torino in collaborazione con Turismo Torino e Provincia attraverso l’utilizzo di diverse piattaforme di monitoraggio.

Secondo il presidente della Camera di commercio, Massimiliano Cipolletta, l’insieme degli indicatori conferma come il 2025 rappresenti un anno particolarmente favorevole per il comparto turistico locale, grazie sia alla capacità attrattiva dei grandi eventi sia a una strategia di promozione sempre più orientata alla distribuzione dei flussi durante tutto l’anno. Sulla stessa linea il presidente di Turismo Torino e Provincia, Maurizio Vitale, che sottolinea come i risultati ottenuti dimostrino la validità delle politiche di valorizzazione e internazionalizzazione della destinazione.

L’analisi delle performance alberghiere evidenzia una crescita generalizzata dei principali indicatori. L’occupazione media delle camere raggiunge il 69,6%, in aumento rispetto all’anno precedente, mentre cresce anche il prezzo medio di vendita e il ricavo per camera disponibile. I risultati migliori si registrano nei mesi primaverili, estivi e autunnali, con incrementi particolarmente rilevanti a gennaio, agosto e ottobre. In particolare agosto si conferma un mese trainante, sostenuto da eventi sportivi di rilievo internazionale che hanno contribuito ad aumentare sia la presenza di visitatori sia i ricavi del comparto.

Segnali positivi arrivano anche dal settore delle locazioni turistiche, che registra un aumento dell’occupazione e un significativo rialzo delle tariffe medie. I dati mostrano una crescita dei flussi anche nei mesi tradizionalmente meno turistici, come gennaio e febbraio, a conferma di una progressiva destagionalizzazione. Dal punto di vista geografico, la domanda resta trainata dal turismo domestico, ma continua a rafforzarsi la presenza internazionale, con Francia, Stati Uniti e principali mercati europei tra le provenienze più rilevanti.

Il confronto con altre città italiane evidenzia come Torino mantenga livelli competitivi sia in termini di occupazione sia di prezzi medi, risultando ancora una destinazione economicamente accessibile rispetto a metropoli come Milano e Bologna. Anche la durata media dei soggiorni risulta in crescita, avvicinandosi alle tre notti.

L’analisi della soddisfazione dei visitatori, elaborata attraverso lo studio delle recensioni online, restituisce un giudizio complessivamente molto positivo. L’indice di gradimento supera gli 86 punti su 100 e mostra un leggero miglioramento rispetto al 2024. Tra le aree più apprezzate emergono le Valli di Lanzo, seguite dai territori del Canavese, di Pinerolo e della Val Susa, mentre Torino città mantiene livelli di soddisfazione elevati. I punti di forza maggiormente segnalati riguardano l’offerta culturale, l’atmosfera cittadina e la qualità della ristorazione, mentre le principali criticità restano legate al sistema dei trasporti e ai tempi di attesa.

Dal punto di vista del profilo dei visitatori, il territorio metropolitano è frequentato prevalentemente da coppie e famiglie, con un aumento significativo dei viaggiatori singoli e un miglioramento della soddisfazione per i turisti che viaggiano per lavoro o in gruppo. I visitatori stranieri mostrano livelli di gradimento in crescita, con giudizi particolarmente positivi da parte dei turisti statunitensi, polacchi e britannici.

Anche l’analisi delle spese effettuate con carte di pagamento evidenzia una dinamica espansiva. Nel 2025 il volume complessivo delle spese turistiche cresce in modo consistente, accompagnato da un aumento del numero delle transazioni. Una quota rilevante degli acquisti è effettuata da visitatori provenienti da altre regioni italiane, con Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta tra i principali bacini di provenienza. Sul fronte internazionale, Francia, Svizzera e Regno Unito rappresentano i mercati più significativi. I settori in cui si concentra maggiormente la spesa riguardano alimentari, ristorazione e abbigliamento.

L’impatto economico dei grandi eventi cittadini si conferma determinante. Il Salone Internazionale del Libro ha registrato un aumento delle transazioni e dei volumi di spesa rispetto all’anno precedente, con effetti particolarmente evidenti nell’area del Lingotto. Anche Artissima ha generato un incremento significativo dei consumi nelle zone limitrofe alla manifestazione, con una crescita rilevante delle spese legate all’intrattenimento culturale. Le Nitto ATP Finals hanno prodotto risultati ancora più marcati, con un forte aumento della spesa e delle transazioni soprattutto nella zona dell’Inalpi Arena, accompagnato da un incremento degli acquisti legati al merchandising sportivo.

Nel complesso, i dati confermano il rafforzamento del posizionamento turistico di Torino, che appare sempre più capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno e di generare ricadute economiche diffuse sul territorio.

Dal venerdì nero al futuro incerto di Mirafiori. Il tonfo di Stellantis smaschera il bluff della corsa all’elettrico

Il crollo in Borsa di Stellantis del 5 febbraio 2026 rappresenta molto più di una turbolenza finanziaria: è il segnale evidente delle contraddizioni che hanno accompagnato la transizione energetica nel settore automobilistico europeo. La brusca perdita di valore del titolo, unita alle pesanti svalutazioni e alla sospensione dei dividendi, certifica la fine di una stagione industriale costruita su previsioni eccessivamente ottimistiche sulla diffusione dell’auto elettrica. Le strategie elaborate durante la gestione di Carlos Tavares puntavano a una trasformazione rapida e radicale del gruppo verso la mobilità a zero emissioni, ma il mercato ha dimostrato una capacità di adattamento molto più lenta rispetto alle attese. I costi elevati dei veicoli elettrici, le infrastrutture di ricarica ancora insufficienti e le incertezze legate alla durata delle batterie hanno frenato la domanda, costringendo l’azienda a rivedere investimenti e programmi industriali. Più che un fallimento della sostenibilità ambientale in sé, la crisi sembra evidenziare i limiti di un approccio che ha imposto tempi industriali poco compatibili con la maturità tecnologica e con le reali condizioni del mercato globale.

La vicenda Stellantis si inserisce in un contesto più ampio che coinvolge gran parte dell’industria automobilistica occidentale, sempre più esposta alla concorrenza dei produttori asiatici, sostenuti da filiere integrate e da politiche industriali aggressive. La transizione energetica, pur inevitabile nel lungo periodo, sta rivelando costi economici e sociali più elevati del previsto, imponendo una revisione dei modelli produttivi e delle strategie di investimento.

In questo scenario Torino si trova nuovamente al centro di una fase storica delicata. La città, che ha costruito la propria identità economica attorno all’automobile, continua a dipendere in larga misura dalle scelte di Stellantis e dalle oscillazioni del mercato globale. Lo stabilimento di Mirafiori resta un simbolo industriale e produttivo, ma la sua attività è sempre più legata alla domanda di modelli elettrici, caratterizzata da forti fluttuazioni che incidono direttamente sull’occupazione e sulla stabilità dell’indotto. La trasformazione tecnologica dell’auto, che riduce il numero di componenti meccaniche e modifica profondamente la filiera produttiva, rischia inoltre di indebolire un patrimonio di competenze storicamente legato alla meccanica motoristica.

Allo stesso tempo, Torino conserva risorse che potrebbero trasformare la crisi in opportunità. Il sistema universitario, i centri di ricerca e la progressiva diversificazione verso settori ad alta tecnologia, come l’aerospazio e l’ingegneria digitale, rappresentano elementi fondamentali per costruire un nuovo modello industriale. La revisione delle strategie di Stellantis, sempre più orientate verso una coesistenza di diverse tecnologie di propulsione, potrebbe inoltre favorire una transizione meno traumatica per il tessuto produttivo locale.

Il “venerdì nero” del gruppo automobilistico segna dunque un passaggio simbolico nella storia dell’industria europea: la sostenibilità ambientale resta un obiettivo imprescindibile, ma richiede politiche industriali più pragmatiche e graduali, capaci di conciliare innovazione, competitività e tutela del lavoro. Per Torino, come per l’intero sistema automotive italiano, la sfida non sarà soltanto adattarsi al cambiamento, ma guidarlo, costruendo un futuro industriale meno dipendente da un unico grande protagonista e più fondato su innovazione, ricerca e diversificazione produttiva.

Ecco le nuove piattaforme regionali: è più facile cercare e offrire lavoro

/

Da lunedì 19 gennaio scorso sono cambiate le modalità d’accesso alle piattaforme di Agenzia Piemonte Lavoro, dedicate all’offerta di lavoro sul territorio regionale. Disattivata la vecchia piattaforma, ora sono online sistemi integrati per il servizio pubblico d’impiego, con l’obiettivo di renderlo più accessibile e trasparente per persone e imprese che offrono e cercano lavoro. L’intervento costituisce una tappa importante della transizione digitale dell’Agenzia, che mira a semplificare le procedure oer le persone in cerca di occupazione e aziende che cercano personale da assumere, superando la frammentazione degli strumenti digitali e creando un sistema regionale integrato per le politiche attive del lavoro.

“La Regione Piemonte investe con determinazione su strumenti che rafforzano il settore del lavoro. La riorganizzazione digitale per i servizi pubblici del lavoro di Agenzia Piemonte Lavoro rappresenta un passo decisivo per rendere strutturale ed efficace l’incrocio tra domanda e offerta – dichiara Elena Chiorino, Vicepresidente e Assessore al Lavoro della Regione Piemonte – si mettono in rete competenze, professionalità e fabbisogni reali delle imprese. Una pubblica amministrazione moderna ha il dovere di semplificare e orientare, affinché si possano trovare opportunità vere, e chi assume possa contare su risposte tempestive e qualificate. Un risultato reso possibile dall’impegno e dal senso di responsabilità dei dipendenti di Agenzia Piemonte Lavoro che ogni giorno operano con professionalità e spiriti di servizio. Compiamo un altro passo verso il servizio pubblico e privato del lavoro più moderno, integrato e vicino alle esigenze del cittadino e delle imprese, secondo il modello complementare della Legge regionale 32/2023, che vede i centri d’impiego come la porta d’ingresso alle politiche attive della Regione Piemonte”.

Mara Martellotta

FIAIP si schiera contro l’abusivismo

/

Due esposti in Piemonte, a Cuneo e Novara

Il contrasto all’abusivismo nell’intermediazione immobiliare non è solo una dichiarazione di principio, ma un’azione concreta. Dalla costituzione della delega Legalità, Tutela e Antiabusivismo, la FIAIP ha già avviato sei segnalazioni formali alle Camere di Commercio per ipotesi di esercizio abusivo.

“Su sei casi segnalati, due riguardano il Piemonte: uno in Provincia di Cuneo e l’altro in quella di Novara. Entrambe le attività sono state sospese per una settimana, a conferma di un fenomeno diffuso che altera il mercato e danneggia cittadini e professionisti – dichiara Marco Pusceddu, già Presidente di FIAIP Piemonte, oggi Vicepresidente nazionale, responsabile del settore Legalità, Tutela e Antiabusivismo – è bene che i cittadini sappiano che, trattandosi di agenti abusivi, possono chiedere indietro la provvigione pagata. Gli esposti trasmessi dimostrano che l’abusivismo può essere contrastato, e continueremo a lottare contro chi esercita in modo scorretto, danneggiando i clienti e minando la fiducia nel comparto. Quella di FIAIP è un’azione in difesa dei cittadini e di tutto il settore lavorativo abilitato, che ogni giorno opera nel rispetto delle regole. Legalità, trasparenza e responsabilità sono i validi che guidano FIAIP, sui quali si fonda la difesa della professione”.

FIAIP continuerà a collaborare attivamente con le Camere di Commercio e tutti gli Enti preposti ai controlli, affinché la legalità non rimanga un concetto astratto, ,a diventi una pratica quotidiana verificabile e misurabile.

“Grazie al confronto con i delegati regionali, abbiamo definito una linea guida condivisa per rendere le segnalazioni più efficaci – aggiunge Marco Pusceddu – nell’incontro del 27 gennaio è stato strutturato un metodo di lavoro uniforme su tutto il territorio nazionale che rafforza il coordinamento e rende la tutela più veloce e incisiva”.

“Come Federazione – conclude il Presidente Nazionale FIAIP, Fabrizio Segalerba – abbiamo il dovere di difendere la professionalità degli agenti immobiliari corretti e di segnalare con fermezza ogni comportamento che danneggi i consumatori e alteri la concorrenza”.

Mara Martellotta

Sommersi e abusivi: 57mila imprese piemontesi pagano il prezzo più alto

/

In Piemonte oltre 57mila imprese artigiane, pari al 50,3% del totale, sono quotidianamente schiacciate dal peso della concorrenza sleale e delle pratiche commerciali scorrette.

Un vero e proprio esercito composto soprattutto da muratori (17.140 imprese), attività di acconciatura ed estetica (10.478), manutenzione e riparazione di autoveicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188) e idraulici (5.111). A questi si aggiungono i riparatori di beni ed elettrodomestici (2.465), i tassisti (2.234), i manutentori del verde (1.896), oltre a fotografi (751), videoperatori (179) e traslocatori (107).
In totale 57.211 imprese che operano sotto pressione a causa di una concorrenza che evade il fisco, ignora le regole e non garantisce sicurezza.

La fotografia regionale è netta: edilizia, benessere, riparazione dei veicoli, impiantistica e manutenzioni risultano tra i settori più colpiti dalla presenza di operatori sommersi che sfuggono a costi, obblighi normativi e responsabilità.

A livello provinciale, il fenomeno è particolarmente evidente a Torino, dove sono 30.963 le imprese artigiane penalizzate dalla concorrenza sleale (52,1% del totale). Seguono Cuneo con 8.015 imprese (46,9%), Alessandria 4.962 (49,9%), Novara 3.960 (45,6%), Asti 2.952 (49,4%), Biella 2.287 (51,1%), Vercelli 2.185 (51,4%) e Verbano-Cusio-Ossola 1.867 (47,3%).

A confermare la gravità del quadro è il 20° Rapporto “Galassia” di Confartigianato Imprese, che stima il valore dell’economia sommersa in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL nazionale. Di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. Un fenomeno in forte crescita: +7,5% in un solo anno, trainato da un aumento dell’11,3% del lavoro irregolare.
Nei servizi – che includono benessere, cura della persona e attività creative – il tasso di irregolarità raggiunge il 13,1%, mentre nelle costruzioni si attesta al 10,3%. Complessivamente, sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale.

«La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua, ma una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. A pagarne il prezzo non sono solo le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori insicuri, privi di garanzie e di qualsiasi tracciabilità. Servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Nel settore del benessere, ad esempio, l’abusivismo non è solo un problema economico, ma anche di salute e sicurezza: estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli rigorosi. L’impressione è che troppo spesso si colpisca chi è tracciabile, perché più facile, mentre chi opera fuori dalle regole continua a danneggiare clienti e a screditare interi settori fondati su professionalità e investimenti».

Stop superato, riparte la 500 ibrida: Mirafiori tra rilancio e incognite

/

La produzione della Fiat 500 ibrida nello stabilimento Stellantis di Mirafiori è ripresa dopo l’interruzione tecnica che nella giornata di martedì aveva imposto il blocco delle linee e il conseguente stop all’attività lavorativa. Il problema, legato a un malfunzionamento dei sistemi produttivi, aveva alimentato timori tra i dipendenti e nell’indotto, arrivando in un momento considerato particolarmente delicato per il rilancio industriale del sito torinese. La ripartenza rappresenta un segnale positivo per uno stabilimento che negli ultimi anni ha vissuto fasi alterne, ma che oggi è tornato al centro delle strategie produttive del gruppo automobilistico.

Il nuovo modello ibrido della 500 è uno dei progetti su cui Stellantis punta per aumentare i volumi produttivi a Torino e rafforzare la presenza industriale nel capoluogo piemontese. L’obiettivo dell’azienda è incrementare progressivamente la produzione del modello, affiancandolo alla versione elettrica già realizzata nello stabilimento, con l’intento di intercettare una fascia più ampia di mercato in una fase di transizione del settore automobilistico. La vettura, dotata di una motorizzazione ibrida leggera, è destinata a rappresentare un elemento chiave nella strategia industriale che mira a garantire continuità produttiva allo storico impianto torinese.

Nonostante la ripresa delle attività, il contesto occupazionale resta caratterizzato da numerose incognite. Qualsiasi rallentamento produttivo nello stabilimento, infatti, si riflette inevitabilmente sull’intera filiera della componentistica locale, che negli ultimi anni ha già subito una significativa contrazione. Il settore automotive torinese ha registrato una riduzione consistente sia del numero di aziende sia dei posti di lavoro, conseguenza di una trasformazione industriale che sta modificando profondamente la struttura produttiva del territorio. La progressiva transizione verso veicoli elettrificati comporta infatti cambiamenti tecnologici che richiedono competenze diverse e, in alcuni casi, un minor impiego di manodopera rispetto alla produzione tradizionale.

A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce la dimensione internazionale delle scelte industriali del gruppo, che valuta investimenti e strategie produttive su scala globale. Questa impostazione alimenta preoccupazioni tra le organizzazioni sindacali e tra gli operatori dell’indotto, che temono una progressiva riduzione del peso produttivo italiano nel medio periodo. Negli ultimi anni, inoltre, la produzione complessiva del gruppo nel Paese ha mostrato segnali di flessione, riflettendo le difficoltà che l’intero comparto automobilistico europeo sta affrontando tra calo della domanda, trasformazione tecnologica e aumento dei costi industriali.

La ripartenza della produzione ha comunque già determinato l’ingresso di nuovi lavoratori, seppure in molti casi con contratti a tempo determinato, aspetto che i sindacati considerano un primo segnale incoraggiante ma ancora insufficiente a garantire stabilità occupazionale. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono infatti un piano industriale strutturato che consolidi la presenza produttiva a Torino e offra prospettive di lungo periodo non solo per Mirafiori ma anche per l’intero sistema dell’indotto.

Il ritorno della produzione della 500 ibrida assume quindi un valore simbolico oltre che industriale per una città storicamente legata all’automobile. Tuttavia, la ripresa produttiva si inserisce in un contesto ancora fragile, nel quale la tenuta occupazionale dipenderà dalla capacità di Stellantis di mantenere e ampliare le attività nello stabilimento torinese e di affrontare con successo le sfide legate alla trasformazione del settore. Il guasto che ha temporaneamente fermato le linee ha evidenziato quanto Mirafiori resti un punto nevralgico per l’economia locale, confermando al tempo stesso che il futuro del comparto automobilistico torinese rimane strettamente legato alle strategie industriali che verranno adottate nei prossimi anni.

Al via la campagna di comunicazione sul vino di Coldiretti

/

Il via alla campagna istituzionale di comunicazione sul vino risponde alla richiesta di Coldiretti ed è fondamentale per dire basta ai tentativi di demonizzazione di un prodotto cardine del Made in Italy a tavola, patrimonio economico, ambientale e culturale del Paese, la cui filiera vale oggi 14,5 miliardi di euro. Ad affermarlo è la Coldiretti, in occasione della presentazione delle misure per il settore. La campagna si pone l’obiettivo di raccontare il vino quale pilastro della cultura italiana e di valorizzare il legame tra prodotto, paesaggio e tradizione millenaria.

“È necessario rinsaldare i valori in cui si riconosce la filiera e rimettere il vino al centro del sistema – afferma Monica Minticone, Presidente Coldiretti di Asti, nonché vignaiola e membro di Giunta della Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore vinicolo – difendere il vino significa difendere un patrimonio di imprese e famiglie, oltre che una cultura millenaria che ha fatto grande l’Italia, il Piemonte e l’Astigiano nel mondo”.

In Piemonte il comparto vitivinicolo conta ben 15 mila imprese e 43 mila ettari di superficie coltivata a vite, per lo più a marchio DOC e DOCG.

“Il vino e la vigna sono la nostra storia, la nostra tradizione e la nostra economia  – prosegue Monica Monticone – sono paesaggio, ambiente, natura e cultura. Il vino è una delle massime bandiere astigiane in tutto il mondo, ma anche la più minacciata. Mi riferisco agli effetti del cambiamento climatico, ma anche alla politica disattento, al terrorismo mediatico e alle congiuntura geopolitiche”.

Per questo motivo sono oltremodo importanti le battaglie Coldiretti perché l’attenzione non si abbassi e il sacrificio di un’intera generazione non vada perduto, insieme a una cultura millenaria che appartieni a questi territori. In momenti come questo, Coldiretti torna a fare formazione.

“Sul fronte dell’educazione, ad Asti abbiamo incontrato i discenti delle scuole superiori e i giovani universitari, approcciandoci in modo scientifico. Su quello della produzione, abbiamo aperto la prima enoteca comprensiva di oltre 500 etichette rigorosamente astigiane. Per quanto attiene la promozione, stiamo rafforzando il turismo esperienziale, perché il vino è un’esperienza da vivere a tutto tondo con il paesaggio, che noi agricoltori manuteniamo, salvaguardiamo nella sua bellezza e diversità. Abbiamo bisogno che la politica ci ascolti e non agisca a tavolino. I bandi vanno snelliti di burocrazia e confezionati in maniera sartoriale sui reali bisogni delle aziende. Non stanchiamoci di unirci in mobilitazione anche per contrastare la concorrenza sleale. Abbiamo produttori di uve eccellenti pagate metà degli effettivi costi di produzione, e giacenze che crescono nelle cantine, ma abbiamo anche industrie e agroindustrie che acquistano mosti provenienti dall’estero, e che con una semplice trasformazione ottengono spumnati che spacciano per italiani”.

“Pretendiamo l’obbligo di origine in etichetta – prosegue il direttore di Coldiretti Asti, Giovanni Rosso – e che ogni accordo con Stati fuori dall’UE contempli il principio di reciprocità. Pretendiamo l’abolizione del codice doganale sull’ultima trasformazione, difendiamoci dal falso Made in Italy che all’estero ha raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpemso tutte le specialità italiane, a partire dalle Denominazioni d’Origine. Politiche, risorse e ascolto del mondo agricolo devono fornare alla base del dialogo e della progettazione. Abbiamo il diritto e il dovere di difendere il vero Made in Italy e tutte le tutele raggiunte a suon di mobilitazioni, presidi e partecipazione”.

Mara Martellotta