ECONOMIA

Pnrr, il Piemonte si trasforma: 2.419 interventi per 1,78 miliardi. E ci sono anche i giardini storici

I grandi interventi finanziati dal Pnrr cominciano a tradursi in opere e risultati concreti, raccontati attraverso le immagini e le testimonianze delle persone che li stanno realizzando. È questo l’obiettivo di “Racconti PNRR – Storie da un territorio in continua evoluzione”, il progetto multimediale istituzionale della Regione Piemonte che accompagna il pubblico alla scoperta delle principali iniziative realizzate grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Nel complesso, la Regione ha gestito 2.419 interventi, per un valore di 1,78 miliardi di euro, raggiungendo il 100% degli obiettivi programmati.

Tra i primi progetti raccontati c’è quello dedicato alla tutela dei parchi e dei giardini storici, un patrimonio verde formatosi nel corso dei secoli e oggi considerato parte integrante del patrimonio culturale e paesaggistico piemontese. L’intervento, inserito nella Missione 1, Componente 3 del Pnrr, ha un valore complessivo di 721 mila euro e punta a coniugare la conoscenza scientifica del paesaggio con la formazione di nuove professionalità specializzate nella cura dei giardini storici.

Una parte fondamentale del progetto è stata la realizzazione del censimento e della catalogazione di 400 parchi e giardini storici di particolare pregio. Le informazioni sono state raccolte attraverso schede georeferenziate elaborate con il contributo di esperti del mondo universitario. L’attività, sostenuta con 120 mila euro, rappresenta una base conoscitiva utile anche per future strategie di valorizzazione turistica e culturale.

La mappatura comprende alcuni dei luoghi più significativi del patrimonio piemontese: dall’Abbazia di Vezzolano – Giardino del Chiostro di Albugnano al Castello di Miasino, dalle Cascine e Serre del Castello di Racconigi al Giardino di Villa della Regina a Torino, fino al Giardino del Sacro Monte di Varallo, al Giardino di Villa Schneider a Biella, al Parco del Castello di Marengo ad Alessandria e a Villa San Remigio a Verbania.

Il progetto non si è però limitato alla conoscenza e alla catalogazione del patrimonio. Una quota significativa delle risorse Pnrr è stata destinata alla formazione di nuove figure professionali. Attraverso il sistema regionale delle agenzie formative accreditate sono stati infatti attivati otto percorsi specialistici, finanziati con oltre 600 mila euro, che hanno consentito a 111 persone di ottenere una qualificazione come giardinieri d’arte.

La formazione ha previsto una combinazione di lezioni teoriche e attività pratiche. Gli allievi hanno potuto affiancare maestri d’arte e tecnici specializzati, svolgendo centinaia di ore di tirocinio direttamente all’interno di alcune delle più importanti dimore storiche piemontesi.

«Valorizzare la professione dei giardinieri d’arte significa investire nella tutela di un patrimonio unico, trasformandolo in opportunità di sviluppo, occupazione qualificata e competenze altamente specialistiche – sottolineano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Formazione Daniela Cameroni –. Per una Regione che ha scelto l’eccellenza come motore della propria crescita, formare professionalità dedicate anche alla cura della botanica storica significa fare del patrimonio culturale e paesaggistico una leva concreta per costruire il futuro».

Secondo Cirio e Cameroni, le Residenze Reali e più in generale il patrimonio storico, artistico e paesaggistico piemontese rappresentano un’importante risorsa per il turismo e per l’economia regionale, con ricadute sull’occupazione e sull’intera filiera della valorizzazione culturale. In questo sistema, spiegano, i giardinieri d’arte assumono un ruolo centrale nella conservazione di un patrimonio che appartiene all’identità del Piemonte.

La professione richiede infatti una preparazione specifica, perché intervenire su un giardino storico significa prendersi cura di un’opera che, a differenza di un bene architettonico, è composta anche da elementi viventi. La manutenzione di siepi secolari, alberi monumentali, fontane e specchi d’acqua richiede conoscenze botaniche, capacità tecniche e una particolare attenzione alle caratteristiche storiche e paesaggistiche del luogo.

Il racconto multimediale della Regione porta così il pubblico anche dietro le quinte delle attività di conservazione, mostrando attraverso fotografie e video il lavoro quotidiano degli operatori impegnati nella tutela del patrimonio verde.

«La scelta del linguaggio visivo ci consente di mostrare alla cittadinanza le azioni concrete delle istituzioni, offrendo uno sguardo diretto sul lavoro svolto tra rilievi tecnici e momenti di apprendimento quotidiano – concludono Cirio e Cameroni –. Il progetto dimostra l’efficacia di un intervento strategico: da un lato mappare e valorizzare con un rigore scientifico senza precedenti l’immenso patrimonio verde regionale, dall’altro investire sui giovani e sulle competenze, creando nuove opportunità di lavoro qualificato con la figura del giardiniere d’arte».

Un intervento che punta quindi a unire tutela del patrimonio, formazione e occupazione, trasformando la conservazione dei giardini storici in una concreta occasione di valorizzazione culturale ed economica per il Piemonte.

Piemonte, banche in ritirata: così interi territori rischiano di restare senza servizi

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C’è un silenzio che avanza nei piccoli centri del Piemonte. Non è quello delle piazze vuote, ma quello delle serrande abbassate degli sportelli bancari. Un fenomeno che procede da anni e che oggi assume i contorni di una vera emergenza economica e sociale. La cosiddetta desertificazione bancaria continua infatti a restringere la presenza degli istituti di credito, lasciando cittadini e imprese sempre più lontani da un servizio essenziale.

A fotografare questa trasformazione è un’indagine della CNA, che colloca il Piemonte tra le regioni italiane più colpite. Oltre sei Comuni su dieci non dispongono più di una banca. Un dato che racconta una realtà fatta di chilometri da percorrere per effettuare un’operazione allo sportello, ma soprattutto di un rapporto sempre più fragile tra il sistema creditizio e il tessuto produttivo locale.

A pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese, ossatura dell’economia piemontese. Per un artigiano, un commerciante o una piccola azienda, la filiale non rappresenta soltanto un luogo dove eseguire operazioni bancarie, ma un interlocutore con cui confrontarsi per ottenere credito, finanziare investimenti o affrontare momenti di difficoltà. Quando quello sportello chiude, viene meno anche un punto di riferimento che difficilmente può essere sostituito da un’app o da una consulenza telefonica.

La provincia di Torino è quella che evidenzia con maggiore forza il problema, con il numero più elevato di imprese localizzate in Comuni ormai privi di una banca. Ma il fenomeno interessa l’intera regione. Anche territori tradizionalmente ben serviti, come Cuneo e Asti, vedono progressivamente ridursi la copertura: gli sportelli restano concentrati nei centri maggiori, mentre i paesi più piccoli vengono progressivamente esclusi dalla rete bancaria.

Il risultato è un doppio divario. Da una parte quello geografico, che obbliga cittadini e imprenditori a spostamenti sempre più lunghi; dall’altra quello digitale, perché non tutti possono o vogliono affidarsi esclusivamente ai servizi online. Anziani, attività commerciali e imprese continuano ad avere bisogno di un contatto diretto con il proprio istituto di credito.

Per la CNA il rischio è che la razionalizzazione delle filiali finisca per impoverire ulteriormente territori già alle prese con spopolamento e riduzione dei servizi pubblici. La banca, infatti, non è soltanto un’attività economica: rappresenta un presidio che contribuisce alla vitalità di una comunità e sostiene lo sviluppo del sistema produttivo locale.

Da qui l’appello dell’associazione a istituzioni e operatori del credito affinché la modernizzazione del settore non si traduca in un progressivo abbandono delle aree periferiche. Perché se è inevitabile che il sistema bancario cambi, è altrettanto necessario evitare che l’innovazione lasci indietro interi territori.

Artigianato piemontese, segnali di ripresa nel terzo trimestre ma i saldi restano negativi

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Piccoli segnali di miglioramento per l’artigianato piemontese, anche se il quadro economico continua a essere caratterizzato da diverse criticità. È quanto emerge dall’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre 2026 realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte su un campione di 2.250 imprese dei principali comparti produttivi e dei servizi.

Il dato più significativo riguarda l’occupazione. Il saldo previsionale migliora sensibilmente, passando dal -4,43% al -1,77%. Un andamento ancora negativo, dunque, ma con una riduzione di quasi tre punti percentuali della componente pessimistica rispetto alla precedente rilevazione.

Qualche miglioramento si registra anche sul fronte degli ordini. La previsione relativa all’acquisizione di nuovi ordini passa dal -20,65% al -20,22%, mentre quella relativa alla produzione complessiva sale dal -17,61% al -17,02%.

Ancora più evidente il cambiamento sul fronte dell’export. Il saldo relativo alle previsioni di acquisizione di nuovi ordini dall’estero passa infatti dal -46,61% al -41,90%. Anche in questo caso il dato rimane pesantemente negativo, ma la contrazione della componente negativa rappresenta un segnale di maggiore fiducia da parte delle imprese.

Per quanto riguarda le aziende che prevedono una diminuzione degli ordini provenienti dall’estero, la percentuale scende dal 49,49% al 47,20%, mentre rimane sostanzialmente stabile la quota di imprese che si attende un andamento regolare degli ordini per l’export, passata dal 47,63% al 47,50%.

Sul fronte degli investimenti emerge un altro elemento incoraggiante: diminuisce dal 70,07% al 66,89% la percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti. Un dato che potrebbe indicare una maggiore propensione delle aziende a tornare a mettere risorse sul futuro, pur in un contesto ancora caratterizzato da prudenza.

Meno favorevole, invece, il quadro relativo agli incassi. La quota di imprese che prevede pagamenti regolari scende dal 66,02% al 63,43%. Rimane invece molto contenuta la percentuale relativa agli anticipi, che passa dallo 0,11% allo 0,65%.

Anche le prospettive relative all’inserimento di apprendisti restano negative: il saldo migliora leggermente, passando dal -24,49% al -23,58%, ma conferma la cautela delle imprese sul fronte delle nuove assunzioni.

Per Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, l’indagine descrive una situazione di «timida risalita», nella quale tuttavia i principali indicatori continuano a mantenere il segno meno.

Particolarmente importante, secondo Felici, è proprio il miglioramento delle prospettive occupazionali: il passaggio dal -4,43% al -1,77% viene interpretato come un primo segnale di inversione, seppure ancora fragile. Anche il recupero sul fronte dell’export viene considerato significativo, soprattutto in una fase nella quale le piccole imprese devono fare i conti con un quadro internazionale instabile.

Il presidente di Confartigianato Imprese Piemonte richiama inoltre l’attenzione sul credito alle imprese, sostenendo la necessità di favorire maggiormente l’accesso ai finanziamenti per le realtà artigiane. Secondo Felici, il miglioramento dei saldi previsionali dovrebbe essere utilizzato come un’occasione per sostenere le micro e piccole imprese e accompagnarle verso una prospettiva di maggiore stabilità.

«La leggera flessione della negatività dei dati previsionali di questo semestre è positiva», osserva Felici, sottolineando però che il miglioramento non deve tradursi in un motivo per abbassare la guardia. Per il presidente dell’associazione servono infatti interventi capaci di ridurre l’incertezza e consentire alle imprese una programmazione di lungo periodo.

L’indagine, condotta attraverso un questionario telematico, ha coinvolto 2.250 imprese piemontesi appartenenti ai settori della produzione e dei servizi maggiormente rappresentativi del comparto artigiano regionale. I numeri restituiscono quindi un quadro ancora fragile, ma nel quale diversi indicatori mostrano una progressiva riduzione della componente negativa rispetto alle rilevazioni precedenti.

Emergenza idrica, Piemonte e Liguria puntano sugli invasi

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«Opere strategiche di interesse nazionale»

L’emergenza acqua e la necessità di programmare nuove infrastrutture per garantire la disponibilità della risorsa idrica diventano terreno di collaborazione tra Piemonte e Liguria. È questo il tema al centro del confronto tra il sindaco di Imperia Claudio Scajola e il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che hanno rilanciato la necessità di una strategia comune per affrontare una situazione destinata a pesare sempre di più sui territori.

La cooperazione tra le due regioni è già attiva nella gestione delle emergenze. Un esempio concreto arriva dagli incendi che da settimane interessano diverse aree delle Alpi Marittime: i Canadair impegnati nelle operazioni di spegnimento utilizzano infatti le acque del Mar Ligure per rifornirsi, dimostrando quanto la collaborazione tra territori confinanti possa essere determinante nella risposta alle emergenze.

Ma oltre all’emergenza immediata, il confronto si è concentrato soprattutto sulle prospettive dei prossimi anni. Al centro della strategia vengono indicati gli invasi nell’area delle Alpi Marittime, considerati una possibile infrastruttura decisiva per affrontare gli effetti della crisi climatica e garantire una gestione più efficace dell’acqua.

L’obiettivo è arrivare a un piano condiviso in vista della programmazione europea 2028-2034, individuando le opere prioritarie e le possibili fonti di finanziamento. Per questo, Cirio e Scajola hanno concordato di organizzare a Imperia, nel prossimo autunno, un incontro operativo dedicato proprio alla realizzazione e alla gestione degli invasi, coinvolgendo amministrazioni locali, istituzioni e territori interessati.

La partita, però, non riguarda soltanto i finanziamenti. Piemonte e Liguria chiedono che gli interventi sugli invasi possano essere riconosciuti come opere strategiche di interesse nazionale. Una qualificazione che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe contribuire a ridurre i tempi delle procedure autorizzative e burocratiche e accelerare la realizzazione delle infrastrutture.

«L’incontro di oggi va nella direzione di rafforzare la collaborazione istituzionale tra i nostri territori, con un’attenzione particolare alla gestione e alla prevenzione delle emergenze idriche con cui ci confrontiamo tutti da settimane», spiegano Scajola e Cirio.

Secondo i due amministratori, la sfida non può però essere affrontata soltanto attraverso interventi d’emergenza. Serve una pianificazione di lungo periodo capace di mettere al centro la disponibilità e la conservazione dell’acqua. In quest’ottica, la prossima programmazione europea potrebbe rappresentare un’importante occasione per reperire le risorse necessarie.

Scajola e Cirio sottolineano inoltre la necessità di superare quelle che definiscono «preclusioni ideologiche» che negli anni hanno frenato il dibattito sugli invasi. Il cambiamento climatico, sostengono, impone infatti di affrontare il problema con una prospettiva più pragmatica e lungimirante.

L’obiettivo dichiarato è quindi trasformare l’emergenza idrica in una strategia strutturale: più capacità di accumulo, maggiore sicurezza nella disponibilità dell’acqua e infrastrutture in grado di sostenere agricoltura, territori e attività economiche. La richiesta di inserire gli invasi tra le opere strategiche nazionali rappresenta, in questo percorso, il passaggio considerato necessario per accelerare una partita che Piemonte e Liguria considerano ormai non più rinviabile.

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Ferragosto a Torino: 107 negozi e locali aperti nelle settimane più delicate dell’estate

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Le settimane a cavallo di Ferragosto rappresentano da sempre un periodo particolarmente delicato per chi resta in città: molte attività sospendono temporaneamente il servizio per le ferie estive e trovare negozi, servizi alimentari e locali aperti può diventare più complesso.

Quest’anno saranno 107 gli esercizi commerciali e i locali che garantiranno l’apertura nelle due settimane centrali di agosto, cinque in più rispetto allo scorso anno. Si tratta di attività che hanno aderito volontariamente ai turni predisposti dalla Città di Torino, che ne ha pubblicato gli elenchi ufficiali suddivisi per circoscrizione: un punto di riferimento per residenti e turisti che trascorreranno il periodo di Ferragosto in città.

Dei 107 esercizi aperti, 62 sono attività di vendita alimentare – tra panetterie, macellerie, latterie, gastronomie, discount e supermercati – mentre 45 sono bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie ed enoteche.

Per quanto riguarda il settore alimentare e la grande distribuzione, resteranno aperti numerosi punti vendita In’s Mercato distribuiti in diverse zone della città, oltre ad altri esercizi di vicinato che garantiranno il servizio, generalmente con apertura mattutina festiva. Tra questi figurano il Drugstore (Cuor di Crai) di via Salbertrand, il Pastificio Defilippis di via Lagrange e le panetterie Perino Vesco, presenti sia in centro sia in corso Dante.

Anche l’offerta della ristorazione sarà ampia per il giorno di Ferragosto e per le giornate immediatamente precedenti e successive. In centro saranno aperti, tra gli altri, il ristorante Arcadia in Galleria Subalpina, il Ristorante Solferino, il Bar Francia di via Garibaldi, il Caffè Ariston, il Pastificio Defilippis, Dal Bugiardino, Porto di Savona, Sfashion Café e M*Bun.

Nelle circoscrizioni 2 e 3 saranno operativi i McDonald’s di piazza Santa Rita, via Pio VII e via Monginevro, mentre nelle circoscrizioni 4, 6 e 7 resteranno aperti, tra gli altri, i McDonald’s di via Livorno e corso Giulio Cesare, Angolo di Vino, l’Antica Trattoria “Con Calma”, il Ristorante F.lli La Cozza e Bacalhau Osteria. In circoscrizione 8 saranno invece aperti il bar di via Nizza 360, la Pasticceria Dell’Agnese e il Ristorante Birilli.

Gli elenchi completi delle attività aderenti e i relativi turni di apertura sono disponibili sul sito della Città di Torino.

Dal Politecnico di Torino arriva il motore elettrico del futuro

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Il progetto IONX conquista il BAITE Award 2026

Un’innovazione nata nei laboratori del Politecnico di Torino conquista il primo premio del BAITE Award 2026, il contest internazionale dedicato ai giovani ricercatori e ai progetti capaci di trasformare la ricerca scientifica in soluzioni concrete per industria e società.

A vincere la quinta edizione della competizione è stato IONX Project – Global Flux Motor, sviluppato dai ricercatori Ettore Bianco e Fabio Mandrile del Politecnico di Torino. Il riconoscimento è stato assegnato nell’ambito di NanoValbruna 2026, il forum internazionale dedicato alla rigenerazione e all’innovazione che si è svolto a Valbruna, in Friuli Venezia Giulia.

Il progetto si propone di cambiare il paradigma della mobilità elettrica attraverso un nuovo tipo di motore ad alte prestazioni, progettato per aumentare densità di coppia, potenza ed efficienza rispetto alle tecnologie tradizionali. Il Global Flux Motor integra soluzioni avanzate di raffreddamento e un sistema di frenata magnetica, con l’obiettivo di ridurre dispersioni energetiche, surriscaldamento e produzione di particolato derivante dalla frenata.

Le applicazioni individuate riguardano soprattutto settori ad alta tecnologia come hypercar, motorsport elettrico ed eVTOL, ovvero i veicoli elettrici a decollo e atterraggio verticale destinati anche alla mobilità aerea del futuro.

«Ricevere questo riconoscimento per il nostro GlobalFlux Motor rappresenta un’enorme soddisfazione e una conferma del percorso intrapreso – hanno commentato Bianco e Mandrile –. È il riconoscimento del valore di una tecnologia che punta a ridefinire il concetto di motore elettrico, offrendo la massima densità di potenza in un’architettura estremamente compatta».

Il premio, del valore di 2 mila euro, sarà destinato alle prossime fasi di sviluppo del progetto, a partire dalla realizzazione e dalla validazione del primo prototipo ad alte prestazioni. Il team sta inoltre lavorando all’integrazione della tecnologia su un primo veicolo dimostrativo insieme a un possibile partner industriale e ha avviato interlocuzioni con investitori interessati alla crescita del progetto.

«La vittoria del BAITE Award rappresenta un’importante accelerazione – spiegano i due ricercatori – perché ci permette di trasformare un’innovazione nata in ambito accademico in una tecnologia capace di generare un impatto concreto sul mercato e sulla società».

Il podio del BAITE Award

Al secondo posto si è classificato Chelatech, progetto dell’Università di Catania sviluppato da Vincenzo Patamia ed Erika Saccullo. La ricerca propone un nuovo metodo per realizzare materiali antibatterici attraverso il sequestro dei nutrienti necessari alla crescita dei batteri, evitando l’utilizzo di sostanze biocide potenzialmente dannose. La tecnologia è pensata inizialmente per il settore della carta e del packaging medicale.

Il terzo gradino del podio è andato invece a EXTRA-CELL – EXTRAction of CELLulose from biomass, progetto dell’Università degli Studi di Milano sviluppato da Daniele Carullo, Tommaso Bellesia e Stefano Farris. L’obiettivo è ricavare cellulosa ad alto valore aggiunto da biomasse residuali provenienti dai settori agroalimentare e forestale, promuovendo un modello di economia circolare alternativo alle fonti tradizionali.

Dodici progetti da nove atenei italiani

L’edizione 2026 del BAITE Award è stata dedicata esclusivamente a progetti provenienti dal mondo universitario, con l’obiettivo di rafforzare il collegamento tra ricerca e impresa e favorire il trasferimento tecnologico.

Sono stati dodici i progetti finalisti, presentati da nove università e istituzioni scientifiche italiane: oltre al Politecnico di Torino e agli atenei di Catania e Milano, hanno partecipato anche Università Ca’ Foscari Venezia, Università di Urbino Carlo Bo, Università di Pavia, Università di Pisa, Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

Le proposte hanno spaziato dai biomateriali alle bioplastiche, dalla valorizzazione degli scarti agroalimentari alle tecnologie per la cattura della CO₂, passando per energia rinnovabile, mobilità sostenibile, medicina personalizzata, elettronica green e nuovi sistemi di diagnostica industriale.

Il BAITE Award si conferma così come un punto d’incontro tra ricerca e mercato, con l’obiettivo di accompagnare le idee più promettenti dai laboratori universitari verso applicazioni industriali in grado di contribuire alla sostenibilità e alla competitività del sistema produttivo.

Vino piemontese e clima: le richieste dal confronto in Regione

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Il clima è  diventato uno dei principali fattori di incertezza per il comparto vitivinicolo piemontese, non condizionando soltanto quantità e qualità delle uve raccolte, ma interessando l’intero ciclo produttivo.
L’estate 2026 restituisce con chiarezza la portata del problema con temperature elevate e una situazione idrica particolarmente critica.
Per le imprese vitivinicole significa dover affrontare una crescente variabilità produttiva. Il caldo accelera le fasi vegetative, la scarsità d’acqua aumenta lo stress delle piante, mentre grandinate e temporali intensi possono colpire aree circoscritte provocando, in poche ore, danni molto rilevanti. In alcune delle aree colpite dalle grandinate, i danni hanno compromesso oltre l’80% del raccolto.
La vendemmia anticipata rappresenta uno dei segnali più immediati di questa trasformazione; in alcune aree del Piemonte meridionale è già iniziata con circa dieci giorni di anticipo rispetto alle medie storiche, a partire dal Pinot Nero destinato all’Alta Langa e dalle varietà bianche più precoci.
Il quadro qualitativo restituito dalle prime osservazioni è sicuramente positivo, con uve sane e senza particolari criticità fitosanitarie. In diversi vigneti i grappoli risultano, tuttavia, meno idratati, più piccoli e leggeri. Se il caldo e la scarsità di precipitazioni dovessero proseguire, potrebbero verificarsi riduzioni delle rese, sebbene una valutazione attendibile potrà essere effettuata soltanto con l’avanzare della raccolta.
Cambiano di conseguenza in questo scenario le tecniche agronomiche, i tempi di intervento, l’organizzazione della manodopera e le scelte che le cantine devono compiere per programmare conferimenti e trasformazione.
La gestione della chioma, la cura del suolo e gli inerbimenti stanno mostrando un ruolo importante nel proteggere i grappoli  dall’eccessivo irraggiamento, preservando la struttura dei terreni e limitando la perdita di umidità.
Si tratta, tuttavia, di pratiche che richiedono competenze e investimenti continui, che non possono essere lasciati interamente a carico delle singole aziende.
Questa situazione è stata illustrata da Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte di fronte alle istituzioni. Il 28 luglio scorso il segretario regionale della federazione Domenico Sorasio ha partecipato a un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, insieme alla cooperativa associata Produttori in Clavesana, altre imprese agricole e rappresentanti dei Comuni del Cuneese.
“L’incontro del 28 luglio ci ha permesso di portare in Regione la voce diretta delle Cooperative, delle aziende e dei territori che stanno già affrontando gli effetti del cambiamento climatico  – ha dichiarato il segretario di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, Domenico Sorasio – Le prime indicazioni sulla qualità delle uve sono positive, ma la questione va ben oltre questa vendemmia. Le imprese hanno bisogno di condizioni che consentano loro di programmare, investire e produrre reddito”.

Mara Martellotta

Iren Ambiente acquista il 66% di ETAmbiente

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Iren Ambiente consolida il posizionamento nel settore dei rifiuti acquistando il 66% di ETAmbiente società attiva nella raccolta rifiuti in Piemonte, Toscana, Lazio e Sardegna Reggio Emilia, 7 agosto 2026 – Iren Ambiente consolida il posizionamento nel settore dei rifiuti acquistando il 66% e arrivando così a controllare il 100% di ETAmbiente S.p.A. società specializzata nei servizi di igiene ambientale con attività che comprendono la raccolta e il trasporto dei rifiuti, lo spazzamento e la pulizia urbana. Con sede a Firenze, ETAmbiente è presente nel Centro-Nord Italia e in Sardegna, dove gestisce servizi ambientali per numerosi enti locali e comunità territoriali. Impiega quasi 600 dipendenti, dispone di una flotta di oltre 550 mezzi e serve circa 50 comuni italiani con una popolazione complessiva di 650 mila cittadini. Nell’ambito dell’operazione di acquisizione del Gruppo EGEA da parte di IREN, perfezionata tra il 2024 e il 2025, Iren Ambiente aveva acquisito una partecipazione pari al 33,91% del capitale sociale di ETAmbiente S.p.A.. La restante partecipazione nel capitale sociale di ETAmbiente era detenuta da ETHL S.à r.l., società di diritto lussemburghese. Successivamente al closing dell’operazione EGEA, sono emerse alcune divergenze tra Iren Ambiente ed ETHL relativa all’interpretazione dei patti parasociali precedentemente sottoscritti, che sono state superate con la sottoscrizione di un accordo tra le parti. L’intesa prevede l’acquisizione da parte di Iren Ambiente della partecipazione pari al 66,09% detenuta da ETHL, per un corrispettivo pari a 15 milioni di euro. In data odierna, a seguito dell’avveramento dell’ultima condizione sospensiva prevista dall’accordo, rappresentata dall’ottenimento dell’autorizzazione Antitrust, le parti hanno perfezionato il closing dell’operazione. L’acquisizione consente a Iren di rafforzare il proprio posizionamento nel settore della gestione dei rifiuti, ampliando la presenza territoriale e favorendo l’integrazione con le attività già ricomprese nel perimetro di consolidamento del Gruppo, con l’obiettivo di valorizzare sinergie industriali e operative. Nel 2025 ETAmbiente ha registrato un EBITDA pari a circa 2,9 milioni di euro e un indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2025 pari a circa 7 milioni di euro

Montagna piemontese, dalla Regione nuovi fondi per servizi e sviluppo delle aree montane

La terza Commissione del Consiglio regionale presieduta da Claudio Sacchetto, ha espresso a maggioranza parere favorevole al riparto del Fondo regionale per la montagna 2026, un provvedimento che mette a disposizione complessivamente 9 milioni e 300 mila euro per sostenere le Unioni montane, garantire i servizi nei territori alpini e finanziare interventi dedicati alla valorizzazione e allo sviluppo delle aree montane. La somma, come ha spiegato l’assessore Marco Gallo,, sarà resa disponibile in due momenti: attualmente risultano già assegnabili 5,2 milioni di euro, mentre la restante quota di circa 4,14 milioni di euro potrà essere utilizzata soltanto dopo l’effettiva disponibilità delle risorse sul bilancio regionale.

La parte immediatamente finanziabile sarà destinata soprattutto al funzionamento delle Unioni montane e al personale impegnato nelle funzioni delegate dalla Regione. In particolare, 2,8 milioni di euro andranno a coprire una parte delle spese per il personale dipendente, mentre 2,3 milioni di euro saranno destinati alle spese di funzionamento degli enti montani. Sono previsti inoltre 50 mila euro per le attività concordate con il Club Alpino Italiano, riguardanti il rilievo, l’accatastamento e la manutenzione della rete escursionistica e delle strutture alpine, e 15 mila euro per il sostegno al tradizionale Concerto di Ferragosto, evento considerato strategico per la promozione della montagna piemontese.

Le ulteriori risorse, come spiegato, una volta disponibili, saranno utilizzate secondo un ordine di priorità: prima il completamento del finanziamento delle spese di funzionamento delle Unioni montane, poi il sostegno ai progetti presentati dagli stessi enti nell’ambito del Programma annuale della montagna e infine gli interventi destinati allo sviluppo, alla promozione e alla valorizzazione dei territori montani.

Il riparto tiene conto di diversi elementi: la popolazione residente, la superficie dei territori interessati, le fasce altimetriche e anche l’Indice composito di fragilità comunale elaborato dall’Istat, uno strumento che misura la situazione di debolezza dei comuni sotto il profilo territoriale, ambientale e socio-economico. Tra i criteri adottati figurano quindi anche quelli legati alle maggiori difficoltà che caratterizzano alcune aree interne e marginali.

Il provvedimento, come sottolineato da Gallo, rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui il Piemonte sostiene la vita amministrativa dei territori montani e promuove iniziative legate alla tutela dell’ambiente, al turismo, alla cultura e allo sviluppo economico delle vallate alpine.

Per delucidazioni sono intervenuti Monica Canalis (Pd), Marco Protopapa (Lega), Alice Ravinale (Avs) e Giulia Marro (Avs).

Ufficio stampa CRP

Nocciole, raccolta al via con una settimana di anticipo

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Confagricoltura Piemonte: «ora il mercato riconosca il valore della produzione»

Allasia: “Annata difficile tra caldo, siccità e cimici. Servono prezzi adeguati per garantire il futuro del comparto”

Prenderà il via già dalla prossima settimana, nelle aree più precoci del Piemonte, la raccolta delle nocciole, con un anticipo di circa una settimana rispetto allo scorso anno. Dopo le ottime prospettive della primavera, il caldo eccezionale, la persistente siccità, gli attacchi delle cimici e, localmente, le grandinate hanno progressivamente ridimensionato le attese produttive, determinando fenomeni di cascola e situazioni diffuse di stress vegetativo. Per i tecnici di Confagricoltura Piemonte la produzione si annuncia migliore rispetto al difficile 2025, ma inferiore alle aspettative formulate fino alla fine di maggio.
“La corilicoltura piemontese – dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – affronta un’altra annata complessa. Le aziende hanno lavorato con professionalità per contenere gli effetti del meteo molto particolare, ma il caldo e la carenza d’acqua hanno inevitabilmente inciso sulla produzione. È l’ennesima dimostrazione di quanto il cambiamento climatico stia mettendo alla prova le nostre imprese, chiamate a sostenere costi sempre più elevati per continuare a produrre qualità”.
Il Piemonte si conferma tra le principali regioni corilicole italiane, con circa 27.000 ettari coltivati a nocciolo, concentrati soprattutto nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria. Una filiera strategica per l’economia agricola regionale, che rappresenta una delle eccellenze dell’agroalimentare piemontese e costituisce una risorsa fondamentale per migliaia di aziende agricole e per l’economia delle aree collinari.
In vista dell’avvio della commercializzazione, Confagricoltura Piemonte auspica che il mercato sappia valorizzare adeguatamente il prodotto, tenendo conto sia dell’andamento della campagna sia dell’aumento dei costi sostenuti dalle imprese. “Le quotazioni saranno decisive per il futuro del comparto – conclude Allasia – in quanto le rese saranno inferiori alle attese e i costi di produzione continuano a crescere. Prezzi adeguati sono indispensabili per garantire reddito alle aziende, favorire il rinnovo dei noccioleti e mantenere competitivo un comparto che rappresenta un patrimonio economico, ambientale e sociale per il Piemonte. La qualità della nocciola piemontese rappresenta un punto di forza che il mercato deve riconoscere e valorizzare”.