ECONOMIA

Confagricoltura piemonte: “Ortofrutta, servono misure straordinarie”

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Allasia: “Le aziende agricole non possono sostenere da sole l’aumento dei costi e l’instabilità dei mercati. Occorre intervenire subito per salvaguardare lavoro e investimenti”

 

L’ortofrutta piemontese sta attraversando una fase particolarmente complessa in cui gli effetti dei cambiamenti climatici si sommano all’aumento dei costi di produzione e alle tensioni sui mercati internazionali, mettendo a rischio la redditività delle imprese e la capacità di proseguire negli investimenti. In questo momento, tuttavia, i frutticoltori della nostra regione non sono solo preoccupati del rincaro dell’energia, dei fertilizzanti, della manodopera, della logistica, delle materie prime e dalla presenza di fitopatie sempre più invasive e difficili da controllare: infatti, proprio mentre la campagna di distacco delle pesche è cominciata, il mercato non sembra essere pronto ad accogliere la nuova offerta di prodotto.

“Spiace dover constatare – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte – come, a fronte di una produzione dalla qualità eccellente, la vendita delle pesche sia in affanno e piuttosto rallentata. Questo perché, probabilmente, con l’anticipo della raccolta di due settimane a causa dell’andamento climatico anomalo, il nostro prodotto subisce la concorrenza delle pesche provenienti da altri Paesi europei, in particolare Spagna e Grecia, tuttora presenti sul mercato italiano con quantitativi importanti”.

In altre parole, le imprese ortofrutticole stanno affrontando una fase molto delicata. Negli ultimi anni hanno investito per migliorare qualità, sostenibilità, innovazione e organizzazione commerciale, ma oggi devono fare i conti con costi produttivi in costante aumento e con uno scenario internazionale sempre più incerto.

“Pur confidando in un rapido e positivo evolversi della situazione di mercato, al momento, come detto, poco ricettivo – prosegue Allasia – sul comparto pesano questi nodi di non facile risoluzione, a fronte dei quali è indispensabile intervenire rapidamente affinché le aziende possano continuare a competere sui mercati e completare gli investimenti programmati”.

L’ortofrutta piemontese si distingue sui mercati per qualità, professionalità e capacità di innovazione. Perché questo patrimonio possa continuare a creare reddito, occupazione e valore nei territori è però indispensabile che le imprese dispongano di strumenti adeguati ad affrontare una fase economica eccezionalmente complessa.

Il Piemonte rappresenta una delle principali realtà ortofrutticole italiane. La sola provincia di Cuneo conta oltre 4.500 aziende frutticole che coltivano circa 14.000 ettari, di cui 2.400 ettari investiti a pesche e nettarine, su un totale regionale di circa 3.000 ettari. Accanto alla peschicoltura, il comparto regionale comprende produzioni di primo piano come mele, kiwi, nocciole, piccoli frutti e castagne, che contribuiscono in modo significativo al valore dell’agricoltura piemontese e all’occupazione nelle aree rurali.

Ecco perché Confagricoltura Piemonte ha sostenuto con convinzione la richiesta avanzata dalla Confederazione al Ministero dell’Agricoltura e alle istituzioni europee per l’attivazione di misure straordinarie a favore del comparto ortofrutticolo.

“Non chiediamo interventi assistenziali – conclude Allasia – ma strumenti che consentano alle imprese di superare una fase straordinaria senza compromettere la loro capacità di innovare e creare valore. L’ortofrutta è uno dei settori di punta della nostra agricoltura e rappresenta un patrimonio economico, sociale e occupazionale che deve essere preservato con decisioni rapide ed efficaci”.

Chieri aderisce al Distretto “Carne Bovina di Razza Piemontese”

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Sostegno al mondo agricolo, tutela del territorio, qualità della carne e benessere animale

Sicchiero e Carillo: “Grazie al Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo”

 

Il Comune di Chieri ha aderito al Distretto del Cibo di prodotto “Carne Bovina di Razza Piemontese” e sottoscritto nella giornata di ieri, a Carmagnola, il relativo Accordo del Distretto, che consentirà di presentare la candidatura alla Regione Piemonte per il riconoscimento. Lo annunciano il Sindaco Alessandro Sicchiero e l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo Biagio Fabrizio Carillo: «L’adesione del Comune di Chieri al Distretto del Cibo della filiera della carne bovina piemontese rappresenta una scelta strategica per valorizzare il nostro territorio, le nostre aziende agricole e una delle eccellenze agroalimentari più riconosciute del Piemonte: la carne della razza Piemontese, conosciuta anche come Fassona. Per Chieri questa adesione significa partecipare attivamente a un progetto di valorizzazione economica, ambientale e culturale del territorio, promuovendo il ruolo dell’agricoltura, sostenendo le aziende locali e favorendo una maggiore conoscenza del percorso che porta dalla produzione agricola al consumatore. La filiera della carne piemontese non rappresenta soltanto un prodotto di eccellenza, ma anche un patrimonio di competenze, paesaggio rurale e identità territoriale. Attraverso il Distretto sarà possibile sviluppare iniziative comuni, promuovere la qualità delle produzioni, favorire la collaborazione tra gli operatori e cogliere opportunità di finanziamento e sviluppo. Con questa adesione Chieri conferma la propria attenzione verso il mondo agricolo e il proprio impegno nel costruire un modello di sviluppo in cui tradizione, innovazione e sostenibilità possano convivere».

Il Distretto del Cibo, che ha come Comune capofila Carmagnola, nasce con l’obiettivo di creare una rete tra Comuni, allevatori, imprese agricole, operatori della trasformazione, della ristorazione e altri soggetti del territorio, lavorando insieme per rafforzare una filiera sostenibile, di qualità e legata alla tradizione locale.

Aggiunge l’assessore Biagio Fabrizio Carillo: «Particolare attenzione viene dedicata al benessere animale, perché la qualità della carne è strettamente legata alla qualità dell’allevamento. Ambienti adeguati, ricoveri e box correttamente progettati e gestiti, spazi sufficienti, alimentazione equilibrata e attenzione alla salute degli animali sono elementi fondamentali per garantire un percorso virtuoso che parte dall’allevamento e arriva fino al consumatore. Un animale allevato in modo attento contribuisce alla produzione di una carne più sicura e di qualità. Aderendo al Distretto Chieri vuole sostenere un modello agricolo che unisce tutela del territorio, attenzione all’ambiente e pratiche rispettose degli animali, rafforzando così il legame tra produttori locali e comunità».

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Piano Aria, Uncem: “Valorizzare energia biomasse”

“Sarebbe assurdo e poco lungimirante bloccare l’energia dal legno in Piemonte e in Italia, la più rinnovabile delle energie. Uncem fa e farà di tutto, anche con il Cluster Legno Piemonte neonato, per dare valore alle filiere e per valorizzare l’energia dal legno, nelle case, per i Comuni, nelle montagne e nei paesi. Il Piano della qualità dell’aria appena approvato dal Piemonte fa un percorso che andrà perfezionato, proprio sulle biomasse, ma gli emendamenti inseriti in fase di dibattito in Consiglio regionale sono interessanti. In particolare nel dare valore alle filiere corte. Attenzione però a non bloccare le stufe a quattro stelle, favorendo le migliori, come quelle ad accumulo, per una visione ideologica che però porterebbe i costi di un singolo apparecchio domestico oltre i 10mila euro. Uncem dice NO all’ideologia per gli impianti più efficienti d’Europa, a compensazione delle misure sul traffico. Il Piano piemontese evidenzia che in primavera apriranno i bandi, 12,4 milioni di euro, per la messa a norma delle canne fumarie, la sostituzione di stufe e camini con generatori ad alte prestazioni e l’installazione di sistemi filtranti sulle caldaie esistenti. Uncem lo ritiene positivo. Accanto a questo sono previsti 1,9 milioni per la manutenzione professionale degli impianti e per la riduzione dei fabbisogni energetici degli edifici riscaldati a biomassa, e incentivi per l’uso di combustibili provenienti da filiera locale e sostenibile. Le biomasse vanno favorite in particolare in montagna e in collina. Serve una azione che favorisca le filiere corte, chi opera sui territori, chi agisce per dare valore a 1 milione di ettari di bosco del Piemonte”.

Così Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte e Presidente del Cluster Legno Piemonte.

Siccità in Piemonte, la Regione pronta a dichiarare lo stato di emergenza

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Tavolo permanente per seguire l’evoluzione della crisi

La Regione Piemonte si prepara a dichiarare lo stato di emergenza regionale per la crisi idrica, applicando per la prima volta la normativa approvata lo scorso giugno per consentire interventi più rapidi nelle situazioni di particolare criticità. La decisione è maturata nel corso della riunione del Tavolo siccità convocata dall’assessore regionale all’Emergenza idrica, Matteo Marnati, alla quale hanno preso parte le Direzioni regionali competenti, Arpa Piemonte, Province, Prefetture, enti gestori del servizio idrico, Aree protette, Anbi Piemonte e rappresentanti del mondo agricolo.

«Alla luce dell’aggravarsi delle condizioni meteo-climatiche e dei dati tecnici emersi durante la riunione di oggi, che ha coinvolto enti locali, gestori del servizio idrico e rappresentanti del mondo agricolo, la Regione ha avviato le procedure per l’attivazione dello stato di emergenza regionale, che sarà all’ordine del giorno della Giunta di lunedì 3 agosto – hanno sostenuto il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e gli assessori all’Emergenza idrica Matteo Marnati, alla Protezione civile Marco Gabusi e all’Agricoltura Paolo Bongioanni –. Abbiamo deciso di mantenere il tavolo convocato in maniera permanente, così da monitorare costantemente l’evolversi della situazione ed essere pronti ad adottare, se necessario, misure e interventi ancora più incisivi».

L’eventuale dichiarazione dello stato di emergenza consentirà al presidente della Regione di adottare ordinanze straordinarie per affrontare le situazioni più urgenti, attivando misure specifiche sia per garantire l’approvvigionamento idrico sia per fronteggiare le conseguenze della siccità, comprese quelle legate al rischio di incendi boschivi. Nelle ultime settimane il Piemonte è già stato interessato da numerosi roghi che hanno richiesto l’intervento del sistema regionale di Protezione civile, affiancato dal Dipartimento nazionale con il supporto della flotta aerea, incluso l’elicottero Erickson.

Dal monitoraggio effettuato emerge un quadro particolarmente delicato. Attualmente oltre settanta Comuni e frazioni vengono riforniti mediante autobotti. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 581 trasporti d’acqua, con una spesa che supera i 400 mila euro. Parallelamente, 106 amministrazioni comunali hanno già emanato ordinanze o avvisi per limitare i consumi idrici e favorire il risparmio dell’acqua.

Le rilevazioni di Arpa Piemonte confermano inoltre un andamento meteorologico eccezionalmente sfavorevole. Il mese di luglio rientra tra i più aridi degli ultimi settant’anni, mentre negli ultimi tre mesi il deficit di precipitazioni ha raggiunto il 55%. Dopo un giugno che si è classificato come il secondo più caldo dal 2003, anche luglio ha registrato temperature superiori alla media, aggravando la situazione di fiumi, laghi e falde acquifere.

I bacini idrici si trovano ormai ai livelli minimi stagionali, mentre l’Osservatorio permanente del Distretto del Po e l’Autorità di bacino segnalano una condizione di severità elevata. Anche i monitoraggi regionali confermano che il Piemonte è entrato nella fascia di massima criticità sotto il profilo della disponibilità d’acqua.

Nel frattempo continuano a crescere i costi sostenuti per gli interventi d’emergenza e resta alta l’attenzione sul fronte degli incendi boschivi. Preoccupazione anche per il comparto agricolo: colture come mais e soia stanno attraversando la fase conclusiva del ciclo produttivo, mentre il riso è nel pieno della fioritura, periodo nel quale il fabbisogno idrico è particolarmente elevato.

Il Tavolo regionale sulla siccità resterà operativo in via permanente con l’obiettivo di aggiornare costantemente il quadro della situazione, raccogliere dati dai territori e valutare, qualora le condizioni dovessero ulteriormente peggiorare, l’attivazione di ulteriori misure di sostegno anche attraverso il fondo regionale di Protezione civile.

Al via il bando ampliamento Tunnel di Tenda

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Anas (Gruppo FS Italiane) ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il bando di gara per i lavori di alesaggio, vale a dire allargamento, della canna storica del tunnel di Tenda, per un valore di 120,12 milioni di euro nel quadro di un investimento complessivo pari a circa 140 milioni di euro.

“A pochi giorni dall’approvazione del progetto esecutivo da parte del nostro Consiglio di Amministrazione e dal successivo via libera della Commissione Intergovernativa – ha dichiarato il Commissario Straordinario e AD di Anas Claudio Andrea Gemme – siamo arrivati alla pubblicazione della gara d’appalto. Un risultato apprezzabile anche in termini di efficienza amministrativa. Con la pubblicazione del bando entriamo nella fase operativa di un progetto che potenzierà in modo concreto la mobilità tra il Piemonte e le Alpi Marittime”.

Le domande di partecipazione, corredate di tutta la documentazione amministrativa richiesta, dovranno pervenire sul Portale Acquisti di Anas (https://acquisti.stradeanas.itentro e non oltre il 7 settembre 2026. Il termine di scadenza per eventuali richieste di chiarimenti è fissato per il giorno 21 agosto 2026.

Il progetto di adeguamento dello storico tunnel ottocentesco del Tenda prevede un intervento di alesaggio che comporta l’allargamento della canna esistente. A seguito dei lavori, il tunnel disporrà di una piattaforma stradale larga 6,50 metri, comprensiva di banchina e corsia di emergenza, così da consentire anche il transito affiancato di eventuali mezzi di soccorso.

La circolazione all’interno della galleria sarà organizzata in senso unico, dalla Francia verso l’Italia, mentre la nuova canna già in esercizio ospiterà la circolazione dall’Italia in direzione Francia. Il progetto include la realizzazione di by‑pass carrabili e pedonali che collegheranno la nuova canna in esercizio con quella storica allargata. Le dotazioni tecnologiche previste replicheranno i sistemi ad alta automazione già installati nel nuovo tunnel, con particolare attenzione ai dispositivi di rilevazione delle criticità di traffico e alle soluzioni impiantistiche dedicate alla sicurezza.

Scomparsa dei negozi di vicinato: la proposta Fesica

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Per un’economia di prossimità che unisca salario, identità e innovazione
CARO DIRETTORE,
con una media drammatica di circa 40 micro-attività che chiudono i battenti ogni giorno in Italia, il nostro Paese non sta perdendo soltanto serrande su strada, ma il cuore battente della propria identità urbana, sociale ed economica. Di fronte all’avanzata della Grande Distribuzione Organizzata, del commercio elettronico e delle catene a basso costo, la sindacalizzazione e la tutela del lavoro non possono limitarsi alla nostalgia: serve un patto di realtà tra Stato, lavoratori e impresa. A sottolinearlo è la Fesica, organizzazione sindacale in prima linea nella tutela dell’artigianato. Il sindacato interviene nel dibattito nazionale per rivolgere al Governo una proposta chiara e pragmatica, condividendo appieno le recenti dichiarazioni del presidente di Conflavoro PMI, Roberto Capobianco, ai microfoni di “Morning News” di Mediaset.
“Non possiamo ignorare la realtà quotidiana di milioni di lavoratori e famiglie italiane che affrontano salari tra i più bassi d’Europa”, dichiara il sindacato autonomo dei lavoratori. Un lavoratore con una busta paga al limite della sussistenza non sempre può permettersi il prosciutto di alta gastronomia nella bottega sotto casa, ma deve far quadrare i conti scegliendo la convenienza della GDO o del grande centro commerciale. Demonizzare il consumatore o i nuovi modelli distributivi — che pure garantiscono occupazione a migliaia di addetti — è un errore d’analisi. La vera priorità è restituire potere d’acquisto agli italiani e, contemporaneamente, mettere i micro-negozi nelle condizioni di competere dove ha senso farlo”.
La crisi del commercio di vicinato e dell’artigianato non è solo una questione di prezzi, ma risponde a un vero e proprio cambio d’epoca culturale e generazionale. I giovani di oggi legittimamente cercano un equilibrio tra vita privata e lavoro e non vedono più nel sacrificio di 10-12 ore giornaliere, sei giorni su sette compresa spesso la domenica, un modello di vita sostenibile per margini di guadagno sempre più ridotti. Per questo la Fesica ritiene che la risposta non possa essere “resistere come nel Novecento”, ma innovare l’organizzazione del lavoro e dell’offerta. Per salvare le botteghe storiche e l’artigianato senza fare pura assistenza a fondo perduto, la Fesica chiede al Governo e agli enti locali un pacchetto di interventi strutturali basato su quattro pilastri:
• Zero tasse sul lavoro di prossimità (Cuneo fiscale azzerato per le micro-imprese): Il costo del lavoro e la burocrazia per un piccolo artigiano o un negozio di quartiere non possono essere equiparati a quelli di una multinazionale. Serve una fiscalità di vantaggio mirata per chi mantiene viva la presenza nei centri storici e nelle periferie;
• Incentivi al “ricambio generazionale ibrido”: Agevolazioni a fondo perduto e credito d’imposta per i giovani che rilevano botteghe storiche digitalizzandole — introducendo vendita e-commerce locale, orari flessibili e servizi integrati di quartiere (punti ritiro, consegne a domicilio ad impatto zero, servizi alla persona);
• Calmiere sulle locazioni commerciali e TARI differenziata: Blocco degli affitti speculativi nelle città d’arte e riduzione drastica delle imposte comunali (TOSAP, TARI) per chi svolge una funzione di utilità sociale, presidio del territorio e sicurezza urbana;
• Patto di filiera tradizione-distribuzione: Favorire accordi in cui la stessa GDO e le piattaforme online riservino spazi d’eccellenza e vetrine digitali ai prodotti dell’artigianato locale, integrando la micro-produzione nelle grandi reti logistiche invece di soffocarla.
Un quartiere senza botteghe è, tra l’altro, un quartiere più buio, meno sicuro e socialmente più solo. L’artigianato italiano è la storia dei nostri padri e la qualità del nostro futuro. Ma per salvarlo non servono pianti sulla tradizione, serve una politica economica coraggiosa che aumenti i salari reali degli italiani, riduca le tasse su chi crea lavoro dal basso e aiuti le nuove generazioni a fare impresa in modo sostenibile. Competere sul prezzo è impossibile, vincere sulla qualità e sul servizio è ancora fattibile, ma solo se lo Stato fa la sua parte”, conclude la Fesica.

Volpiano aderisce al Distretto Cibo Pianura Canavesana e Collina Torinese

 

Il Consiglio comunale approva l’ingresso nella rete territoriale dedicata allo sviluppo sostenibile della filiera agroalimentare

Il Consiglio comunale di Volpiano, nella seduta di giovedì 23 luglio, ha approvato l’adesione al Distretto del Cibo della Pianura Canavesana e della Collina Torinese, realtà che riunisce Comuni, imprese e altri soggetti del territorio con l’obiettivo di sostenere e valorizzare il comparto agricolo e agroalimentare locale.

I Distretti del Cibo, istituiti a livello nazionale dalla Legge 205 del 27 dicembre 2017, rappresentano un modello di sviluppo fondato sulla collaborazione tra enti pubblici e operatori economici. Tra le principali finalità figurano il rafforzamento delle filiere locali, la sicurezza alimentare, la tutela del paesaggio rurale, la riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni e il contrasto allo spreco alimentare.

Volpiano farà parte dell’ambito territoriale coordinato dal Comune di Leinì, insieme a Front, Lombardore, Rivarossa e San Benigno Canavese.

«L’adesione rappresenta un’opportunità importante per il nostro territorio – sottolinea l’assessore al Commercio e alle Attività produttive Andrea Cisotto – perché consentirà di costruire nuove collaborazioni, sostenere le imprese locali e partecipare alle future possibilità di finanziamento. Il Distretto del Cibo potrà inoltre operare in sinergia con il Distretto Urbano del Commercio, rafforzando le politiche di promozione e sviluppo territoriale».

Con questa scelta, il Comune di Volpiano entra in una rete sovracomunale orientata alla crescita sostenibile, alla valorizzazione delle produzioni di prossimità e alla creazione di nuove opportunità per il tessuto economico locale.

Commercio, 5 nuovi distretti: due a Torino Nord e Sud, uno nel Pinerolese, a Trofarello e a Castiglione

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 Bongioanni: «Fare rete per rilanciare commercio, servizi e comunità e riqualificare le periferie»

Nascono sul territorio piemontese cinque nuovi Distretti del Commercio, tutti nell’area della Città Metropolitana di Torino. Due a Torino città (Torino Sud e Torino Nord), uno nel Pinerolese, uno a Trofarello e uno nell’area di Castiglione Torinese. Sono i progetti risultati idonei e finanziabili fra quelli che hanno risposto al bando lanciato dalla Regione Piemonte lo scorso 14 maggio, voluto dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni. Il bando conta su una dotazione di 100mila euro, che andrà a sostenere i nuovi distretti nelle spese di costituzione e d’avviamento con un contributo di 20mila euro ciascuno. Con i nuovi 5, i Distretti del Commercio attivati in Piemonte salgono a 103, di cui 87 già operativi e 16 in corso di avviamento.

Soddisfazione dall’assessore Bongioanni: «Abbiamo chiuso a tempi di record un bando voluto per rispondere alla richiesta delle amministrazioni, dei territori e delle associazioni di categoria del commercio. Molto attesi i due di Torino, per i quali ho modificato la normativa che prevedeva il limite di un solo distretto per Comune. Sono tutti progetti di qualità, che dimostrano come presso gli operatori e le amministrazioni sia in costante crescita la consapevolezza di quanto sia importante fare rete, mettere in comune forze, competenze, servizi e progettualità per arginare la desertificazione commerciale e la concorrenza dei grandi centri commerciali, per rilanciare la competitività del commercio di vicinato, per migliorare la qualità della vita dei cittadini, il decoro delle periferie e la sicurezza delle comunità».

Due sono i Distretti Diffusi che nasceranno. Uno è il Distretto Diffuso del Commercio dell’Unione Montana del Pinerolese, con soggetto capofila l’Unione Montana del Pinerolese e l’adesione dei Comuni di Angrogna, Bibiana, Bobbio Pellice, Bricherasio, Luserna San Giovanni, Lusernetta, Prarostino, Roletto, Rorà, San Pietro Val Lemina, San Secondo di Pinerolo, Torre Pellice, Villar Pellice. L’altro è il Distretto Diffuso del Commercio Riviera del Po, con ente capofila il comune di Castiglione Torinese e che coinvolgerà anche i comuni di Cinzano, San Raffaele Cimena, Sciolze, Rivalba. Tre i Distretti Urbani: il Distretto Urbano del Commercio Torino Nord e il Distretto Urbano del Commercio Torino Sud, entrambi con soggetto capofila il Comune di Torino, e il distretto urbano di Trofarello. I due nuovi distretti urbani di Torino vanno ad affiancarsi a quello già esistente, esteso sul centro storico della città e zone limitrofe che comprendono piazza Vittorio Veneto e i Murazzi, Porta Palazzo e l’ambito di Borgo Dora, San Salvario, Vanchiglia e gli assi commerciali di via Sacchi e via Nizza, piazza Statuto.

Affinché possa essere dato seguito all’erogazione dei finanziamenti per la costituzione dei due nuovi Distretti Urbani di Torino, la Regione accerterà il rispetto del limite massimo annuo di 40 giornate di svolgimento nel 2026 per il mercatino denominato “Barattolo”, come stabilito dall’apposita convenzione sottoscritta tra la Regione Piemonte e la Città di Torino.

La spesa progettuale ammissibile per l’istituzione di un nuovo Distretto ammonta a 25mila euro: le agevolazioni concesse della Regione Piemonte coprono fino all’80% della spesa, ossia 20mila euro per ogni progetto, che andranno a coprire:

– Spese per la definizione e sottoscrizione del protocollo d’intesa obbligatorio necessario all’individuazione, funzionamento e costituzione del Distretto del Commercio, comprensive di attività di accompagnamento al partenariato, consulenze specialistiche, attività di informazione, ecc.

– Spese per la predisposizione del programma strategico di interventi per il Distretto del Commercio, comprensive di analisi sul tessuto economico del territorio interessato, approfondimenti specialistici, ecc.

– Spese di formazione, di comunicazione e di marketing territoriale per il coinvolgimento del maggior numero possibile di imprese del commercio nell’esperienza del Distretto del Commercio e per la promozione dell’iniziativa.

– Eventuali spese di incarico di un manager di Distretto.

Nasce il Tavolo Verde in Regione

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Agricoltura, Bongioanni: «strumento di consultazione fondamentale fra Regione e mondo agricolo piemontese»

La Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, ha ufficialmente istituito il Tavolo Verde, strumento permanente di consultazione fra la Regione Piemonte e il mondo agricolo piemontese per il confronto e la discussione sugli orientamenti e le decisioni in materia di politiche agricole.

Spiega l’assessore Bongioanni: «Grazie a questa delibera, che istituisce formalmente il Tavolo Verde, conferiamo una veste istituzionale all’organismo consultivo destinato a diventare la sede principe per l’ascolto e la condivisione delle principali problematiche che interessano l’agricoltura piemontese: tanto nel definire orientamenti e assumere decisioni al livello propriamente regionale, quanto per un coordinamento costante con il livello nazionale per la tutela degli interessi comuni del settore primario della nostra regione. Ringrazio le associazioni di categoria e i rappresentanti del mondo cooperativo per i contributi che offriranno al nostro lavoro attraverso questo strumento».

Il Tavolo Verde è presieduto dall’assessore regionale all’Agricoltura. Ne fanno parte il Direttore della direzione Agricoltura e Cibo, o un suo delegato; un rappresentante designato da ciascuna delle tre associazioni datoriali di categoria più rappresentative a livello regionale (ColdirettiCiaConfagricoltura); un rappresentante designato da ciascuna delle organizzazioni rappresentative delle cooperative agricole (LegacoopConfcooperativeUecoopCopagri), e un segretario verbalizzante, individuato ogni volta dall’Assessore all’Agricoltura. Su proposta del Presidente, in casi particolari, il Tavolo Verde potrà essere allargato ad altri soggetti quali rappresentanti delle associazioni, degli enti locali e di strutture regionali competenti nelle materie di interesse comune, portatori di interessi, esperti e rappresentanti di altri enti. Il Tavolo resterà in carica fino alla scadenza della legislatura regionale, e comunque opera fino alla successiva ridesignazione.

Montagna piemontese, dalla Regione nuovi fondi per servizi e sviluppo delle aree montane

La terza Commissione del Consiglio regionale presieduta da Claudio Sacchetto, ha espresso a maggioranza parere favorevole al riparto del Fondo regionale per la montagna 2026, un provvedimento che mette a disposizione complessivamente 9 milioni e 300 mila euro per sostenere le Unioni montane, garantire i servizi nei territori alpini e finanziare interventi dedicati alla valorizzazione e allo sviluppo delle aree montane. La somma, come ha spiegato l’assessore Marco Gallo,, sarà resa disponibile in due momenti: attualmente risultano già assegnabili 5,2 milioni di euro, mentre la restante quota di circa 4,14 milioni di euro potrà essere utilizzata soltanto dopo l’effettiva disponibilità delle risorse sul bilancio regionale.

La parte immediatamente finanziabile sarà destinata soprattutto al funzionamento delle Unioni montane e al personale impegnato nelle funzioni delegate dalla Regione. In particolare, 2,8 milioni di euro andranno a coprire una parte delle spese per il personale dipendente, mentre 2,3 milioni di euro saranno destinati alle spese di funzionamento degli enti montani. Sono previsti inoltre 50 mila euro per le attività concordate con il Club Alpino Italiano, riguardanti il rilievo, l’accatastamento e la manutenzione della rete escursionistica e delle strutture alpine, e 15 mila euro per il sostegno al tradizionale Concerto di Ferragosto, evento considerato strategico per la promozione della montagna piemontese.

Le ulteriori risorse, come spiegato, una volta disponibili, saranno utilizzate secondo un ordine di priorità: prima il completamento del finanziamento delle spese di funzionamento delle Unioni montane, poi il sostegno ai progetti presentati dagli stessi enti nell’ambito del Programma annuale della montagna e infine gli interventi destinati allo sviluppo, alla promozione e alla valorizzazione dei territori montani.

Il riparto tiene conto di diversi elementi: la popolazione residente, la superficie dei territori interessati, le fasce altimetriche e anche l’Indice composito di fragilità comunale elaborato dall’Istat, uno strumento che misura la situazione di debolezza dei comuni sotto il profilo territoriale, ambientale e socio-economico. Tra i criteri adottati figurano quindi anche quelli legati alle maggiori difficoltà che caratterizzano alcune aree interne e marginali.

Il provvedimento, come sottolineato da Gallo, rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui il Piemonte sostiene la vita amministrativa dei territori montani e promuove iniziative legate alla tutela dell’ambiente, al turismo, alla cultura e allo sviluppo economico delle vallate alpine.

Per delucidazioni sono intervenuti Monica Canalis (Pd), Marco Protopapa (Lega), Alice Ravinale (Avs) e Giulia Marro (Avs).

Ufficio stampa CRP