ECONOMIA

Produzione in (lieve) ripresa e occupazione stabile: industria piemontese, nuovo ciclo nel 2026?

Torino e Piemonte industriali, 2025 anno di svolta lenta

Il 2025 si chiude per l’industria piemontese con un bilancio fatto di prudenza, segnali di recupero e molte incognite ancora aperte. Dopo due anni di rallentamento, il sistema produttivo regionale ha cominciato a rimettersi in moto, ma senza ancora imprimere una vera accelerazione. Torino resta al centro di questa fase di riassestamento, tra la crisi dell’automotive tradizionale e la crescita dei comparti tecnologicamente più avanzati.

Nel corso dell’anno la produzione industriale ha mostrato una dinamica moderatamente positiva, con una crescita media che oscilla attorno all’1% e picchi superiori al 2% nei mesi centrali del 2025. A trainare il recupero sono stati soprattutto l’alimentare, l’aerospazio e parte della meccatronica, mentre la metalmeccanica legata alla filiera dell’auto continua a scontare un rallentamento strutturale. Il risultato è un quadro a macchia di leopardo: aziende in piena trasformazione tecnologica convivono con realtà ancora ferme in una fase di attesa.

Anche sul fronte dell’occupazione il segnale è di tenuta. Nei primi mesi dell’anno il saldo regionale ha superato le duemila nuove posizioni lavorative, con la Città metropolitana di Torino che ha concentrato la maggior parte delle assunzioni. Molte imprese hanno mantenuto organici stabili e una quota crescente ha avviato piani di inserimento di figure tecniche e digitali, segnale di una domanda di competenze che sta cambiando volto.

A sostenere questa fase sono anche gli investimenti, con circa un quarto delle imprese che ha programmato spese per rinnovare macchinari, digitalizzare processi e introdurre automazione. È una trasformazione silenziosa ma profonda, che sta ridisegnando il profilo industriale piemontese, sempre meno ancorato alla monocultura dell’auto e più orientato verso produzioni ad alto valore aggiunto.

Le prospettive per il 2026 restano improntate alla cautela, ma con un clima più fiducioso rispetto al recente passato. Le attese indicano una possibile crescita più strutturata, trainata dall’aerospazio, dalla manifattura green, dall’alimentare evoluto e dalla riconversione della filiera automotive verso l’elettrico e la mobilità intelligente. I rischi non mancano: mercati internazionali instabili, concorrenza asiatica e costi energetici ancora elevati continuano a pesare sulle strategie delle imprese.

Il 2026 potrebbe però segnare l’inizio di un nuovo ciclo industriale per Torino e il Piemonte: meno basato sui grandi volumi, più orientato all’innovazione, alla qualità e alle competenze. Una crescita lenta, ma potenzialmente più solida e duratura.

Rilanciare l’aeroporto di Torino perché aiuti il rilancio della Città e della Regione

Caro Direttore,
Da almeno dieci anni dico che l’aeroporto di Torino, una delle strutture, o Asset come si dice oggi, più importanti per lo sviluppo e la crescita della nostra economia cittadina e regionale, viaggia al di sotto delle sue potenzialità e quindi non dà alla nostra economia il contributo di PIL di cui avremmo bisogno visto che da venticinque anni cresciamo al di sotto delle prime città del nostro paese. Crescere di più vorrebbe dire creare nuovi posti di lavoro, vorrebbe dire dare una spinta a tutte le nostre attività commerciali, dagli alberghi ai negozi, ai taxi etc. Un aeroporto efficiente attira investimenti di nuove aziende etc.etc. Ma complici anche giornalisti e pubblicità si guarda sempre il dito cioè il numero dei passeggeri e dei voli senza guardare alla Luna e cioè alla classifica degli aeroporti italiani, nella quale Torino è solo tredicesima per numero di passeggeri, uno scandalo. Bologna ha due volte il numero di passeggeri.
Che l’aeroporto sia tra i più importanti motori di sviluppo della Città lo dimostra il fatto che una volta il Comune e la Regione erano azionisti nell’aeroporto che solo la limitata visione della sinistra portò a intitolare a Pertini invece di intitolarlo al più grande Statista italiano, nato e morto a Torino, Camillo Benso Conte di Cavour. Comune e Regione con bilanci difficili hanno venduto le proprie azioni ma avrebbero potuto contare nella gestione strategica dell’aeroporto se avessero tra i consiglieri comunali e regionali un esperto di trasporti. Per scarsa capacità strategica dei partiti e per colpa degli elettori che scrivono il nome sulla scheda elettorale,  in Comune e in Regione non c’è un esperto di trasporti e di logistica. Il risultato è che è bastato che venissero dirottati 5 voli da Bergamo e il nostro aeroporto è andato in tilt. Ora finalmente si sono mossi i sindacati ma il compito più importante spetta a Comune e Regione. Se ne discuterà finalmente in Consiglio Comunale e Regionale. Se vogliono, come feci per la TAV,  preparo gratis un documento strategico per rilanciare l’aeroporto torinese e conseguentemente l’economia della nostra Città e della nostra Regione.
Buona Befana
Mino GIACHINO 
responsabile torinese UDC

Valutare l’impatto oggi: perché Torino investe sulle competenze che contano

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In un contesto economico e sociale in rapido cambiamento, parlare di valutazione di impatto non significa più limitarsi a misurare risultati o a compilare report, ma dotarsi di strumenti concreti per prendere decisioni migliori. È da questa consapevolezza che nasce la VII edizione del Corso Universitario di Aggiornamento Professionale (CUAP) in Valutazione di Impatto Sociale, promosso dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino.

Negli ultimi anni, fondazioni, pubbliche amministrazioni, imprese e operatori della finanza a impatto si sono trovati di fronte a una crescente richiesta di trasparenza e rendicontazione. Allo stesso tempo, l’evoluzione del quadro normativo europeo – e il recente allentamento di alcuni obblighi formali – ha reso evidente un rischio: confondere la rendicontazione con la valutazione, perdendo di vista la sostanza dei cambiamenti generati dai progetti.

La valutazione di impatto, invece, è una competenza strategica. Significa saper distinguere tra ciò che viene fatto e ciò che realmente cambia, tra output e outcome, tra intenzioni e risultati. È una capacità sempre più richiesta a chi opera nei territori, gestisce risorse pubbliche o private, progetta interventi sociali, culturali e ambientali.

Il CUAP in Valutazione di Impatto Sociale si inserisce in questo scenario come un percorso formativo pensato per chi già lavora, e sente l’esigenza di rafforzare il proprio metodo. Il corso, che prenderà avvio il 9 febbraio 2026, si svolgerà online, con una formula compatibile con l’attività professionale, e prevede 125 ore complessive tra didattica frontale e project work applicativi.

Il programma affronta i principali temi della valutazione di impatto: dalle metodologie e dagli approcci più diffusi, alla teoria del cambiamento, dall’uso dei dati nei processi valutativi al rapporto tra impatto, sostenibilità ed ESG, fino alla comunicazione dei risultati. Particolare attenzione è dedicata ai casi pratici, che permettono ai partecipanti di confrontarsi con situazioni reali e complesse.

Un elemento distintivo del percorso è il rilascio di due certificazioni professionaliChief Value Officer e Valutatore d’Impatto – insieme a crediti formativi universitari e professionali. Un segnale della volontà dell’Università di Torino di contribuire in modo concreto alla costruzione di nuove competenze, utili non solo sul piano teorico ma anche sul mercato del lavoro.

Torino, con il suo ecosistema di fondazioni, enti pubblici, imprese sociali e iniziative di innovazione, rappresenta un contesto ideale per sviluppare e sperimentare approcci avanzati alla valutazione. Investire su queste competenze significa rafforzare la capacità del territorio di progettare, valutare e migliorare le proprie politiche e iniziative.

In un’epoca in cui le risorse sono limitate e le sfide crescono, saper valutare l’impatto non è un lusso: è una necessità. E formare professionisti capaci di farlo in modo rigoroso e consapevole è una responsabilità che l’università non può eludere.

Sistema produttivo e housing sociale: fondi in arrivo

La Regione Piemonte ha approvato la proposta di modifica del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) 2021-2027, nell’ambito del riesame intermedio previsto dal Regolamento UE 2021/1060, per un totale di 50 milioni di euro.

Le risorse saranno destinate alla creazione di due nuove priorità strategiche: una dedicata allo sviluppo delle tecnologie STEP, per rafforzare la competitività del sistema produttivo, l’altra al sostegno all’housing sociale e alla riqualificazione energetica degli alloggi.

“Con questa riprogrammazione – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore al Bilancio e alle Attività produttive Andrea Tronzano – rispondiamo con concretezza alle sfide strategiche europee, stanziando risorse per settori ad alta priorità: innovazione industriale e politiche abitative sostenibili. È una scelta che consente al Piemonte di attrarre più risorse, accelerare la spesa, e soprattutto, dare risposte puntuali a cittadini e imprese”.

Nel dettaglio, la nuova priorità dedicata alle tecnologie STEP (quelle che si riferiscono alla Strategic Technologies for Europe Platform, iniziativa dell’Unione Europea volta a potenziare la competitività industriale e la sovranità tecnologica supportando lo sviluppo e la produzione in tre settori chiave come le tecnologie digitali e deep-tech, le tecnologie pulite ed efficienti dal punto di vista delle risorse, le biotecnologie) sarà dotata di 40 milioni di euro e permetterà al Piemonte di beneficiare di un prefinanziamento eccezionale del 20% della sua dotazione, con effetti positivi anche sul target di spesa previsto per il 2026. Le tecnologie STEP rappresentano un asse strategico per lo sviluppo del sistema produttivo regionale, in coerenza con la Strategia di Specializzazione Intelligente (S3).

La seconda priorità, con una dotazione di 10 milioni di euro, sarà finalizzata alla ristrutturazione e riqualificazione energetica di alloggi da destinare a famiglie a basso e medio reddito, persone vulnerabili e soggetti svantaggiati, promuovendo soluzioni abitative sostenibili e inclusive.

Queste modifiche si inseriscono nel quadro delle opportunità offerte dal Regolamento UE 2025/1914, che premia i programmi che investono almeno il 10% della dotazione Fesr su STEP e sui nuovi obiettivi specifici. In più, il cofinanziamento comunitario per queste nuove priorità sarà del 100% per STEP e del 50% per l’housing sociale, contribuendo così ad accelerare l’utilizzo dei fondi europei disponibili e a beneficiare subito di un anticipo straordinario dell’1,5%, utile per raggiungere gli obiettivi di spesa previsti entro il 2026.

Infine, la riprogrammazione consente di riequilibrare l’intero Programma, liberando risorse da misure che hanno registrato un’adesione più contenuta rispetto alle previsioni e rafforzando invece quelle per cui il territorio ha espresso un fabbisogno maggiore, anche sulla base delle richieste pervenute nei bandi già attivati.

Agricoltura, dalla Regione 2,8 milioni di euro in più per innovazione e ricerca

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Sale a 10,2 milioni la dotazione per nuovi progetti e tecnologie innovative per la competitività della nostra produzione agricola

Stanziati altri 2,8 milioni di euro per l’innovazione e ricerca al servizio della produzione agricola piemontese. Sono stati autorizzati dalla Commissione Europea lo scorso mese di novembre e vanno ad aggiungersi ai 7,5 milioni già stanziati a tale scopo dall’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, portando così la somma complessiva disponibile per questo obiettivo alla cifra record di 10,2 milioni di euro.

L’assessore Bongioannispiega l’importanza strategica di questa misura: «Grazie alle nuove risorse potremo finanziare ulteriori progetti fra quelli presentati sul bando apparso a dicembre 2024, portando il numero complessivo dai 19 già coperti dalle risorse precedenti almeno a 27. È un risultato del quale sono estremamente soddisfatto perché incrementa in modo significativo l’impegno per la ricerca e innovazione al servizio della nostra agricoltura. Ricerca e innovazione sono, insieme alla promozione, le chiavi perché il nostro agroalimentare riesca a fare quel salto in avanti in competitività, sostenibilità economica e riconoscimento di valore che merita, e che deve recuperare ritardi non più accettabili su fronti quali l’impiego di nuove tecnologie, la lotta a fitopatie e parassiti e la sperimentazione di nuove varietà più resilienti al cambiamento climatico. In questi mesi stiamo perseguendo con decisione la strutturazione e il potenziamento della Fondazione Agrion, che giorno dopo giorno sta diventando non solo l’organismo di riferimento per la ricerca e innovazione in agricoltura del Piemonte ma uno fra gli istituti più avanzati e di riferimento a livello nazionale. Con queste nuove risorse potremo finanziare ulteriori progetti per far compiere alla nostra agricoltura il passo decisivo verso il futuro».

I progetti sono stati presentati dai Gruppi Operativi Pei-Agri (Partenariato Europeo per l’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura) attivi sul territorio regionale, ossia quei soggetti previsti dalla Politica Agricola Comune e dal Complemento di Sviluppo Rurale (Csr) che riuniscono imprese e soggetti pubblici e privati con l’obiettivo di sviluppare specifici progetti di ricerca e innovazione in agricoltura. Gruppi Operativi Pei-Agri sono composti da imprese agricole in forma singola o associata, enti pubblici, imprese private attive nel settore della ricerca, formazione, Ict e consulenza; altri soggetti del settore agricolo, alimentare, dei territori rurali e della società civile, Università, enti strumentali, agenzie e società in house. All’interno di ogni gruppo è obbligatoria la presenza di almeno un’impresa agricola per poter collaudare e testare in azienda e in campo l’innovazione.

I progetti vengono finanziati al 100%, e hanno un importo economico fra i 100mila e i 400mila euro. Non viene finanziata l’innovazione intesa come acquisto di macchinari, sistemi o applicativi da parte della singola azienda (la Regione prevede per questo altri bandi) ma lo sviluppo sperimentale di innovazioni tecnologiche non ancora presenti sul mercato, e anche innovazioni nell’ambito organizzativo e sociale del lavoro agricolo.

Conclude Bongioanni«Già nel corso di gennaio 2026 avremo la graduatoria definitiva dei progetti finanziati. Di fatto, la mappa dell’innovazione chiamata a portare l’agricoltura piemontese nel futuro che stiamo delineando».

Saldi invernali: l’acquisto in negozio è sempre più diffuso

Saldi al via anche a Torino. Abbigliamento (90,9%) e calzature (80,1%) i prodotti più gettonati

 

Con l’avvio dei saldi quasi 6 italiani su 10 si dichiarano pronti ad acquistare a prezzi scontati. Un appuntamento che è atteso dal 47,3% degli acquirenti per comprare articoli desiderati da tempo.

Abbigliamento (90,9%) e calzature (80,1%) sono le categorie di prodotti più gettonati, seguite da accessori (41%) e articoli sportivi (40%).

Circa 7 consumatori su 10 acquisteranno sia sul canale fisico che digitalequasi uno su quattro comprerà solo nel negozio fisico, mentre meno di 1 su 10 lo farà solo online.

Il 53,3% degli acquirenti comprerà esclusivamente ciò di cui ha bisogno, il 19,3% dichiara di preferire la qualità al prezzo mentre il 18,9% baserà la scelta sul prezzo. Oltre la metà dei consumatori ha modificato le abitudini di acquisto a causa dei cambiamenti climatici e, di questi, il 18,9% ha rinviato l’acquisto di capi pesanti, mentre il 21,5% sta acquistando un abbigliamento più leggero per via di inverni meno rigidi. Un dato confermato anche dall’80% delle imprese che evidenziano un ritardo nell’inizio della domanda di abbigliamento invernale. In linea con lo scorso anno le aspettative delle imprese sul numero di clienti che entrerà in negozio.

Il 65% degli imprenditori proporrà sconti fino al 30% e il 56,6% prevede che il proprio negozio sarà visitato da nuovi clienti. Per otto imprese su dieci i saldi invernali incideranno fino al 20% sulle vendite annuali complessive. Il 38% degli imprenditori segnala una riduzione dei ricavi nel 2025 rispetto all’anno precedente.

Questi i risultati dell’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Research sui comportamenti d’acquisto dei consumatori e sulle dinamiche del settore retail nei saldi invernali 2026.

Torino e l’auto alla prova del futuro. Mirafiori tra cassa integrazione e rilancio

Torino e il Piemonte restano il punto di riferimento storico dell’auto in Italia, ma stanno attraversando una stagione tra le più difficili degli ultimi decenni. Il passaggio alle nuove motorizzazioni, il rallentamento del mercato europeo, l’aumento dei costi industriali e la pressione della concorrenza globale stanno modificando in modo sostanziale il peso del territorio nelle strategie di Stellantis, con effetti evidenti sulla quantità di vetture prodotte e sui livelli occupazionali.

Negli ultimi anni il contributo italiano alla produzione del gruppo si è progressivamente ridotto. Il 2024 ha segnato uno dei momenti più critici, con volumi nazionali scesi sotto le 500 mila unità e un crollo superiore al 30% rispetto all’anno precedente. Anche l’avvio del 2025 non ha mostrato segnali di inversione: nei primi sei mesi dell’anno le vetture assemblate sono state poco più di 220 mila, circa un quarto in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Le proiezioni indicano che, a fine anno, il totale potrebbe attestarsi intorno alle 440 mila auto, confermando una riduzione strutturale del peso produttivo italiano all’interno del gruppo.

Il territorio più colpito è quello torinese, e in particolare Mirafiori, stabilimento simbolo della storia industriale nazionale. Oggi l’attività è quasi interamente concentrata sulla 500 elettrica, mentre le produzioni Maserati hanno numeri marginali. Nel primo semestre del 2025 da Mirafiori sono uscite poco più di 15 mila vetture, oltre il 20% in meno rispetto all’anno precedente, valori lontanissimi da quelli che per decenni hanno collocato il complesso tra i maggiori siti automobilistici europei. Le difficoltà commerciali della 500 a batteria, frenata da prezzi elevati e da una domanda ancora debole, hanno ridotto in modo sensibile il grado di utilizzo degli impianti.

Sul piano del lavoro l’impatto è stato pesante. L’utilizzo della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà si è trasformato in una condizione quasi permanente. A Mirafiori migliaia di addetti hanno alternato periodi di attività a fasi di riduzione dell’orario o di sospensione delle linee. In tutto il Piemonte le ore di ammortizzatori sociali nel comparto metalmeccanico e automotive sono cresciute in maniera marcata, segno che la crisi non riguarda solo la fabbrica torinese ma l’intero sistema di imprese dell’indotto che ruota attorno a Stellantis.

In uno scenario ancora fragile, le prospettive per Mirafiori e per l’industria dell’auto piemontese dipendono soprattutto dalla possibilità di rilanciare i volumi con nuovi modelli. L’elemento più atteso è l’introduzione, avviata dalla fine del 2025, della nuova 500 ibrida, che potrebbe intercettare una platea più ampia di clienti rispetto alla versione elettrica. Le stime parlano di una potenzialità di circa 100 mila unità annue a regime, numeri che potrebbero contribuire a ridurre l’uso degli ammortizzatori e a dare maggiore stabilità all’occupazione, pur in un contesto in cui restano aperti anche programmi di uscite volontarie e di riorganizzazione del personale.

Il futuro dell’automotive torinese e piemontese si gioca quindi su un equilibrio complesso: accompagnare il cambiamento tecnologico senza perdere la massa critica necessaria a sostenere lavoro e filiera. Sarà decisivo il contributo delle istituzioni attraverso politiche industriali, incentivi al mercato, investimenti in infrastrutture e formazione. Mirafiori, più che una semplice fabbrica, continua a rappresentare il simbolo di questa partita: dalla sua capacità di ritrovare centralità dipenderà in larga parte il destino dell’industria dell’auto in Piemonte.

Torino e il Piemonte vedono la luce in fondo al Tunnel? Non prendiamo lucciole per lanterne

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Caro Direttore,

Secondo uno studio della CGIA di Mestre il Piemonte dal 2019 al 2025 e’ in 12a posizione per crescita economica sulle 20 regioni italiane, ma le previsioni dicono che la crescita economica prevista nel 2026 dovremmo essere al 3* posto. Vediamo la luce in fondo al tunnel ?  Non facciamo l’errore che fece il Governo Monti nel 2012 che prese lucciole ler lanterne  anche sé quella previsione servi’ alla lista Monti, poi svanita pochi mesi che era entrata in Parlamento. Oggi ci dicono che i nostri brevetti, frutto della industria, sino calati quasi della metà. Con l’ottimismo dei titoli o delle interviste sui giornali purtroppo non si creano posti di lavoro e per molti tra cui molti giovani la precarietà è ancora un destino come ci ha ricordato il Cardinale Repole. Non a caso i primi dati sui saldi ci dicono che in periferia vanno molto meno bene del centro.
Voglio dirlo con chiarezza, se noi non ci accorgiamo del nostro stato di salute, se il Medico non analizza bene i dati delle analisi del sangue o delle ecografie noi possiamo passare a miglior vita prima del tempo. La stessa cosa può capitare se i nostri governanti o gli esperti che scrivono commenti sui giornali non capiscono per tempo lo stato di salute economica di una Città o di un Paese. Per oltre vent’anni Torino e il Piemonte non han voluto vedere come stavano realmente le cose .. sono stato il primo nel 2008 a capire che Torino e il Piemonte stavano crescendo meno della media nazionale. Lo dissi da Sottosegretario di Stato ai trasporti alla Presidente Bresso e al Sindaco Chiamparino. Si urtarono e mi mandarono a….  Neanche la denuncia di Mons. Nosiglia nel 2012 quando denunciò che a Torino la metà della Città che stava bene non si accorgeva della metà della Città che stava male.  Abbiamo dovuto aspettare il 2020 che uscisse un bel libro dei tre consulenti delle Amministrazioni di sinistra che denunciarono la crisi di Torino che non aveva saputo o voluto difendere il suo settore più Importante, quello dell’auto. Ci penso’ Banca d’Italia sede di Torino a dirci nel 2022 che nei vent’anni precedenti  Bologna era cresciuta di venti punti di PIL in più rispetto a Torino. In tutti questi anni però sui giornali torinesi non si è voluto vedere lo stato reale della economia così quando Elkan vendette la Fiat alla Peugeot il governo Conte-PD non disse nulla e non mise la golden power. La Golden power è lo strumento che i Governi usano per difendere le proprie aziende strategiche dallassalto di gruppi stranieri. Il tutto mentre lo Stato francese era azionista della Peugeot e ora è azionista di Stellantis. Solo l’anno scorso preoccupato di una possibile sconfitta di Lorusso Pietro Garibaldi tentando di mettere in piedi una Lista presentabile alla Torino che sta bene  ha dovuto dire che Torino è’ una ex malata di una malattia intensa.  Malgrado tutti  gli ottimismi, Torino è ancora indietro, come  si vede dalla tabella della CGIA di Mestre, pubblicata ieri da Lo spiffero, Torino e il Piemonte dal 2019 al 2025 sono solo dodicesimi per crescita della economia. 1,76 punti in meno rispetto alla Emilia e 5,19 in meno rispetto alla Lombardia dal che si capisce perché appena possono le aziende si trasferiscano a Milano. Nel 2025 e 2026 cresceremo 0,12 in meno rispetto alla Emilia mentre recupereremo solo lo  0,6% rispetto alla Lombardia. Rispetto alla media italiana nel totale siamo ancora sotto di oltre due punti malgrado i miliardi degli investimenti del PNRR. Possiamo dire che si vede una luce in fondo al tunnel? NO.
Occorre fare di più molto di più. La proposta di usare i vecchi stabilimenti abbandonati nacque da Gianfranco Carbonato alcuni anni fa, ora , in ritardo, la portiamo avanti.
Il calo economico evidenziato dalla tabella spiega bene perché metà della Città sta male e perché sono aumentate le diseguaglianze.
Questo è il risultato dopo oltre 50 mesi dalla elezione della Giunta Lo Russo che come abbiamo potuto veder bene in questi giorni è nettamente condizionata dalla sinistra interne e da quella di AVS che si e’ alleata sempre più intensamente con gli amici di Askatasuna. Una Amministrazione che non ha saputo gestire il tentativo di accordo con Askatasuna, senza pretendere , come gli avrebbe potuto consigliare un buon uomo di governo, la cessazione immediata e per sempre della violenza come arma di lotta politica. In questo periodo i ragazzi di cui parla oggi anche il Prefetto, sono cresciuti e allenati alla lotta violenta con gli assalti al cantiere della TAV. E adesso dooo aver proclamato Blocchiamo tutto senza capire la gravità di ciò che dicevano, coloro che hanno bloccato le stazioni durante le manifestazioni Plo Flottilla non vogliono pagare le sanzioni previste dalla legge.
Dal punto di vista economico  ora partiranno o si concluderanno lavori cittadini ma la Città sin qui nin  si è ripresa, le periferie sono ancora molto indietro e dovranno aspettare il 2032 per vedere la linea 2 della Metro. Ben altra Vision e efficienza avevano le Amministrazioni torinesi con la DC, il PLI,il PRI, il PSDI e poi con i socialisti di Enzo Biffi Gentilì. Non abbiamo sentito alcuna lamentela sui ritardi del cantiere più importante del nostro Paese, quello della TAV. Per rilanciare Torino la economia e il lavoro ci vuole ben altro, dal rilancio delle Fiere internazionali al rilancio dell’aeroporto, al rilancio del settore auto collegato al Centro per la IA, allo sviluppo di aziende importanti come la SPEA, la DEA come il Centro per la IA che il Governo di Centro Destra ha assegnato a Torino. A questo si aggiunga la Cittadella dell’aerospazio e la necessità di un impegno forte sulle nostre infrastrutture di trasporto come la Tangenziale, il Traforo del Monte Bianco la TAV e il Terzo Valico. Ecco perché in Comune bisogna mandare gente esperta e competente e molto battagliera con Roma. Una amministrazione che organizzi una Cabina di regia forte con Milano, Genova e Lione, perché nella TAV VALLEY che non avrà nulla da invidiare alla Silicon Valley, Torino sarà al centro. E di oggi la notizia che le Mense dei poveri si stanno ampliando . Chi ha scelto di impegnarsi in politica alla luce della Rerum Novarum e degli appelli di Paolo VI questa volta non può più sbagliare e continuare a dare una copertura alle giunte di sinistra. Così nel Centro Destra prima si lavori al Programma partendo dalla discussione sul futuro Piano Regolatore comunale e poi si individui un candidato forte , meglio se con una esperienza nella industria internazionale.

Mino GIACHINO
Responsabile cittadino UDC

Coldiretti ottiene la proroga dei decreti sull’etichettatura

La proroga dei decreti sull’etichettatura di origine conferma il ruolo dell’Italia di leader nelle politiche di trasparenza e di sicurezza alimentare.
È quanto afferma  Coldiretti Torino  nell’esprimere soddisfazione per la misura varata dal ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste Francesco Lollobrigida, insieme ai ministri delle Imprese e Made in Italy  Adolfo Urso e della Salute Orazio Schillaci, che estende  al 31 dicembre 2026 il regime sperimentale italiano sull’indicazione in etichetta della provenienza dell’ingrediente primario per pasta, riso, pomodori, carne suine trasformate, latte e prodotti lattiero caseari.
L’etichettatura obbligatoria degli alimenti rappresenta una storica conquista di Coldiretti, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza,  assicurando la tracciabilità dei prodotti e tutelando  i cittadini consumatori.  Grazie proprio alle battaglie condotte dalla più grande organizzazione agricola d’Italia oggi l’indicazione dell’origine copre circa l’80% della spesa alimentare.
Si tratta di un impegno che Coldiretti ha rilanciato a livello europeo, con il lancio di una proposta di legge di iniziativa popolare europea per mettere finalmente in trasparenza tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione Europea. Solo con una normativa  chiara e trasparente sarà possibile porre fine all’inganno dei prodotti esteri camuffati made in Italy, oggi reso possibile dalle falle del codice doganale europeo, che consente l’”italianizzazione” dei cibi anche dopo semplici trasformazioni marginali effettuate nel nostro Paese.
“L’origine in etichetta difende i consumatori e i nostri prodotti compresi quelli piemontesi – ricorda il presidente di Coldiretti Bruno Mecca Cici – La nostra è una battaglia di civiltà e tutela della salute delle persone e del diritto dei cittadini di portare a tavola cibi di qualità.  È anche una battaglia a favore dei nostri produttori  che non ci stanno più  a lavorare in modo sostenibile, rispettando le norme sul lavoro e sulla sicurezza, per poi vedere i mercati saturi di prodotti a basso costo provenienti da Paesi che non rispettano i nostri standard”.

Mara Martellotta

Piemonte, prodotti agroalimentari di qualità alla conquista dell’Europa

«6,7 milioni per la promozione Ue dei prodotti piemontesi Dop, Igp, Doc e Docg. Apre il nuovo bando con una dotazione record da 700mila euro in più del 2024»

Ammonta a 6,7 milioni di euro, con un incremento di quasi 700mila euro rispetto al 2024, la dotazione stanziata dalla Regione Piemonte per la promozione dei prodotti agroalimentari di qualità. Le risorse sono state messe a disposizione dall’assessore regionale al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi, Paolo Bongioanni, e saranno destinate alle attività promozionali in Italia e nell’Unione Europea.

I fondi, assegnati tramite bando, serviranno a sostenere i consorzi di tutela e le associazioni di produttori impegnati nella valorizzazione delle eccellenze piemontesi: 13 Dop, 9 Igp, 41 vini Doc, 19 Docg e 4 bevande spiritose, oltre ai prodotti del biologico, del Sistema Qualità Nazionale Zootecnica e dell’agricoltura integrata.

Spiega l’assessore Bongioanni: «Dall’ultima edizione del bando, lo scorso anno, sono intervenuti cambiamenti epocali nella promozione del nostro agroalimentare d’eccellenza e per la crescita della sua redditività. Abbiamo lanciato il brand “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte” di cui potranno fregiarsi i prodotti agroalimentari di qualità certificata, e che accompagna tutte le azioni di promozione nazionale e internazionale dove è presente la Regione. La cucina italiana ha appena ottenuto il riconoscimento Unesco di Patrimonio mondiale dell’Umanità, e quella piemontese, con i suoi prodotti certificati a livello internazionale che da soli costituiscono un quarto del totale italiano, deve conquistare il posto che le spetta. Dazi e mutamenti economici, d’altra parte, ci incoraggiano a esplorare e approcciare con fiducia mercati sempre nuovi. Per la prima volta abbiamo lanciato una grande campagna nazionale di spot televisivi che racconta i nostri straordinari cibi e il loro grande potenziale turistico».

«Per questo – prosegue Bongioanni – ho voluto aumentare di quasi 700mila euro la dotazione del bando 2025 portandola a 6,7 milioni di euro. Grazie ad essa il Piemonte potrà essere presente in modo ancora più incisivo ai grandi eventi promozionali in Italia e nell’Unione Europea come Vinitaly, Fruit Logistica a Berlino e molti altri. Il Piemonte, come non mi stanco di ripetere, deve recuperare un gap di riconoscibilità che lo renda immediatamente percepibile e gli dia finalmente il posto che merita sui mercati e presso i pubblici italiani e internazionali».

Il bando resterà aperto fino al 12 marzo 2026. I contributi previsti vanno da 50mila a 500mila euro e coprono fino al 70% delle spese ammissibili. L’intervento è rivolto ai consorzi di tutela e alle associazioni di produttori piemontesi per la realizzazione, in Italia e nei Paesi dell’Unione Europea, di iniziative di informazione e promozione dei prodotti vitivinicoli e agroalimentari di qualità.

Tra le attività finanziabili rientrano la partecipazione a fiere e manifestazioni di rilievo — come Fruit Logistica di Berlino e Fruit Attraction di Madrid per la frutta di qualità, Wine Paris, Vinitaly di Verona e Prowein di Düsseldorf per il settore vitivinicolo, il Salone del Gusto di Torino, oltre a fiere nazionali come quelle del Tartufo di Alba e del Bue grasso di Carrù — nonché l’organizzazione di presentazioni e degustazioni, campagne pubblicitarie, spot radiofonici, televisivi e web, la realizzazione di siti internet, iniziative promozionali mirate ed educational rivolti alla stampa specializzata.