Noto volto televisivo e tra le più grandi giornaliste e inviate di punta della “Rai”, la Botteri parteciperà alla conferenza “Taccuino di un mondo affamato”
Domenica 28 giugno, ore 16
Bard (Aosta)
L’incontro con la celebre giornalista triestina vuole essere l’ultimo capitolo nella serie di eventi e dibattiti, organizzati alla “Fortezza” sabauda, intorno ai temi al centro della mostra “Nutrire il Mondo, la sfida globale dell’alimentazione”, il progetto fotografico promosso, insieme al “Forte” valdostano, dall’“Agence France– Press” (tra le più antiche ed autorevoli agenzie di stampa internazionali) e visitabile fino a domenica 19 luglio prossimo.
Titolo: “Taccuino di un mondo affamato”, appuntamento in agenda per domenica 28 giugno, alle 16. Accanto a Giovanna Botteri interverranno Sabrina Rossi Montegrandi, director of Business Development Italy-Malta-Turkey di “Agence France-Presse” e Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard”.
Nell’incontro – seguendo le linee su cui s’è impostata la rassegna fotografica in corso al “Forte” e al centro di un notevole interesse da parte del pubblico – si parlerà in modo particolare del “cibo” usato come “strumento di guerra” durante i conflitti d’ogni tempo e luogo, come tecnica spietata adottata più volte nel corso della storia e oggi (lo urlano drammaticamente le oltre ottanta foto esposte in rassegna) in tanti teatri di scontri: in questa “terza guerra mondiale a pezzi” (come diceva Papa Francesco) che attualmente si è calcolato contare, a livello internazionale, oltre sessanta conflitti armati attivi, il numero più alto registrato dal termine della Seconda Guerra Mondiale, dall’Africa sub-sahariana all’Asia occidentale (Palestina– Gaza), al Medio oriente (Iran) e all’Europa Orientale (Russia– Ucraina). Tanto che, nel 2026, dicono le cifre ufficiali, la fame nel mondo registra circa 300milioni di persone (tanti bambini) che soffrono di “insicurezza alimentare acuta” ed oltre 730milioni costretti ad “affrontare la fame”, allontanando l’obiettivo “fame Zero” prefissato dall’“Agenda Onu 2030”.
Un autentico “colpo mortale” al Pianeta. E un argomento che troverà, nelle parole e nell’esperienza lavorativa, di Giovanna Botteri, contenuti vivi portati da chi – come lei – l’esperienza drammatica “guerra – morte – fame” l’ha quotidianamente vissuta “de visu” (colpo feroce agli occhi e al cuore), testimone coraggiosa di eventi che hanno sconvolto il mondo, portandolo a danni incalcolabili sotto l’aspetto geo-politico e, soprattutto, umano.
Nata a Trieste (“Culla della Civiltà Mitteleuropea”) e “figlia d’arte” (il padre Guido fu direttore della sede “Rai Friuli-Venezia Giulia”), Giovanna si laurea in Filosofia con un dottorato alla “Sorbona”, diventando, ben presto (dopo aver lavorato nell’’83, con “Il Piccolo” e l’“Alto Adige”) un volto famigliare al pubblico televisivo – iniziando a farsi le ossa nell’ ’85 per la “Rai di Trieste”. Giornalista, reporter e conduttrice del “Tg3” dal 2004 al 2007. Dal 1991, come “inviata speciale”, segue i più importanti eventi internazionali: il crollo dell’Unione Sovietica, le guerre nell’ex Jugoslavia, l’assedio di Sarajevo dove, assieme a Miran Hrovatin, filma l’incendio della “Biblioteca Nazionale”, la “strage del pane” il massacro di Markale e quello di Srebrenica. E poi Afghanistan e Iraq, i conflitti in Libano, Siria e Iran. Dal 2007 negli Stati Uniti, ha seguito la campagna di Obama, la grande recessione, la crisi di “Wall Street”, la guerra all’ “Isis”, le stragi e la vittoria nel 2020 di Joe Biden e, in seguito, di Trump e poi ancora, testimone in Cina della pandemia di “Covid19”. Dal 2022 a Parigi segue la rivolta delle “banlieue” e l’ascesa dell’estrema destra.
L’anno prima, il 6 marzo 2021, la sua empatica popolarità la porta addirittura sul palco del “Festival di Sanremo” come co-conduttrice della serata finale con Amadeus e Fiorello. Dal 2024, entra a far parte del cast fisso del talk show “In altre parole” condotta su “La7” da Massimo Gramellini.
Al centro dell’incontro, programmato per domenica 28 giugno al “Forte di Bard”, non sarà solo il tema della “fame” come micidiale strumento di morte e di guerra, ad essere dibattuto dagli ospiti e dal pubblico (che certamente interverrà numeroso), ma una forte attenzione sarà posta anche su argomenti di stretta attualità, come lo sfruttamento lavorativo e il tragico fenomeno del “caporalato”, diffuso soprattutto nell’agricoltura, ma presente anche nel campo dell’edilizia e nei servizi.
Prenotazione obbligatoria compilando il “form” sul sito: www.fortedibard.it
Per info: tel. 0125/833811. Ingresso gratuito
Gianni Milani
Nelle foto: Giovanna Botteri; Forte di Bard (Ph, Marco Spataro); Bashar Taleb/AFP “Consegna razioni alimentari a Gaza” (foto in mostra)
La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.
L’importante e geniale musicista, compositore, maestro di tango argentino nella scuola Tango mio, Oscar Casares riversa il suo versatile temperamento, sensibile ad ogni forma di bellezza e di espressione vitale anche nella poesia. GRB




