CULTURA

De Amicis, il monumento grazie a un amico

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I monumenti di Torino    Ecco un nuovo appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Quest’oggi vorremmo parlarvi del monumento dedicato a Edmondo De Amicis, conosciuto da tutti per essere l’autore del libro Cuore

Situata in piazza Carlo Felice, all’interno dei Giardini Sambuy, l’opera è formata da due elementi su un’ampia piattaforma con scalini. In primo piano si erge la statua della “Seminatrice di buone parole”, rappresentata dalla “bella figura di una popolana dal largo gesto che diffonde la semente”(cit.), mentre sullo sfondo è situato un muro a esedra (incavo semi-circolare), decorato da un fitto altorilievo nel quale sono raffigurate scena di vita quotidiana, narranti episodi di “amor figliale, amor materno, amicizia, studio, amor di patria, carità e lavoro”(cit.). Sul piedistallo della statua è invece scolpito un medaglione con il profilo di Edmondo De Amicis.

 

Edmondo De Amicis nacque ad Oneglia il 21 ottobre 1846 da una famiglia benestante di origine genevose. Nel 1848 la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo e poi a Torino, dove Edmondo frequentò il liceo. All’età di 16 anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito all’Accademia militare di Modena dove divenne ufficiale sottotenente. Nel 1866 partecipò alla battaglia di Custoza ma, l’anno dopo, decise di abbandonare l’esercito per dedicarsi alla carriera di giornalista. Divenne quindi giornalista militare e trasferitosi a Firenze, assunse la direzione della rivista “L’ Italia Militare”. Nel 1868, all’età di 22 anni, venne assunto dal giornale “la Nazione” di Firenze, dove continuò come inviato militare assistendo così, nel 1870, alla presa di Roma.

Dal 1879 (ma più permanentemente dal 1885) De Amicis si stabilì a Torino, andando ad abitare presso il palazzo Perini, davanti alla vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa; qui (ispirato forse dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio), terminò quella che fu considerata la sua più grande opera. Il 17 ottobre 1886 (primo giorno di scuola di quell’anno), venne infatti pubblicato Cuore, una raccolta di episodi ambientati tra dei compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, costruito come finzione letteraria di un diario di un ipotetico ragazzo: l’io narrante Enrico Bottini.

Il romanzo (nato come libro per ragazzi), ebbe subito un grande successo e venne molto apprezzato sia per il suo carattere educativo-pedagogico, sia perché ricco di spunti morali riguardanti i miti affettivi e patriottici del Risorgimento italiano. Il libro Cuore fece conoscere Edmondo De Amicis in tutto il mondo e lo suggellò autore attento alle problematiche della borghesia, del popolo e dell’educazione. Alcuni avvenimenti spiacevoli della sua vita, come ad esempio la morte suicida del figlio maggiore Furio (nel 1898 si sparò al Parco del Valentino), lo portarono ad abbandonare definitivamente la città sabauda. In seguito scrisse numerosi racconti nel corso dei suoi viaggi in Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda, Costantinopoli e Marocco. Morì a Bordighera l’11 marzo del 1908 a causa di una improvvisa emorragia celebrale. Su iniziativa della Gazzetta del Popolo, per onorare la memoria di Edmondo De Amicis ad un anno dalla sua scomparsa, un Comitato propose di erigere un monumento a lui dedicato, che ne onorasse la memoria e ne esaltasse le “doti di educatore e autore immortale”(cit.) del libro Cuore.

L’esecuzione dell’opera venne affidata direttamente (non si proclamò nessun concorso) allo scultore e disegnatore Edoardo Rubino, caro amico di De Amicis, che si propose di realizzare il monumento a titolo gratuito come suo personale contributo. Ad un anno di distanza dall’iniziativa, nel 1910, Rubino presentò il bozzetto del progetto che trovò il consenso e l’approvazione di tutti. Il monumento venne terminato già nel 1914, ma la posa in opera con l’ufficiale inaugurazione, avvenne una decina di anni più tardi a causa di alcune questioni riguardanti la scelta del luogo. Su richiesta della commissione, l’inaugurazione avvenne il 21 ottobre 1923, volutamente dopo l’apertura delle scuole, in modo che “gli potesse essere intorno come aureola gloriosa l’affetto di centinaia di bimbi” (cit.).

Simona Pili Stella

Castello di Agliè dietro le quinte

Film Commission, il tour della Rete regionale fa tappa a Orta San Giulio

In arrivo un protocollo con la Provincia di Novara

Dopo la tappa inaugurale di Cuneo, la Rete regionale di Film Commission Torino Piemonte è arrivata a Orta San Giulio per il secondo dei tre incontri dedicati a presentare servizi, opportunità e prospettive di collaborazione con enti e istituzioni locali. Nel pomeriggio il tour si è concluso ad Alessandria con l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale, ampliare gli accordi e favorire la crescita della filiera audiovisiva e dell’indotto economico in tutto il Piemonte.

Nata nel 2017, la Rete regionale riunisce oggi 174 Comuni distribuiti in tutte le province piemontesi e continua ad allargarsi: nel solo 2026 sono già entrati a farne parte dieci nuovi enti, tra cui la Città Metropolitana di Torino e la Provincia di Cuneo.

All’incontro di Orta San Giulio hanno partecipato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli, il direttore di Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera, il responsabile della Rete regionale Davide Bracco e il sindaco Giorgio Angeleri.

Il tour è stato organizzato per estendere ulteriormente il raggio d’azione della Rete, coinvolgendo, dopo Cuneo, le province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola, prima della conclusione nelle province di Asti e Alessandria.

Nel corso degli incontri vengono illustrate le modalità operative della Rete, i risultati ottenuti negli ultimi anni e i servizi messi a disposizione delle produzioni cinematografiche e audiovisive che scelgono il Piemonte come set. L’obiettivo è anche quello di aprire un confronto diretto con amministrazioni locali, operatori turistici e culturali per individuare nuove opportunità di collaborazione.

«Cuneo, Orta San Giulio e Alessandria ci permettono di incontrare da vicino amministratori, operatori turistici e realtà produttive che ogni giorno vivono il territorio: è lì che si costruisce davvero la Rete regionale, tappa dopo tappa – commenta Davide Bracco, Responsabile della Rete regionale Film Commission Torino Piemonte – In questi due giorni raccogliamo esigenze, rispondiamo a domande concrete e mettiamo a fuoco insieme le prossime priorità. Il lavoro sul campo con gli oltre 170 Comuni aderenti è quello che rende la Rete uno strumento vivo e non solo un elenco di adesioni: continueremo a girare il Piemonte per far crescere questa collaborazione, comune dopo comune».

Durante la conferenza è stato inoltre annunciato l’avvio dell’iter che porterà alla firma di un protocollo d’intesa con la Provincia di Novara, destinato a rafforzare la presenza della Rete nel Novarese e ad aumentare la capacità del territorio di attrarre produzioni, investimenti e opportunità per imprese e professionisti del settore.

«Con il protocollo che sottoscriveremo con la Provincia di Novara compiamo un passo concreto per rafforzare il ruolo di questo territorio nella rete dell’audiovisivo piemontese. Vogliamo creare le condizioni perché sempre più produzioni scelgano il Novarese, generando lavoro, promozione e sviluppo. La cultura è un investimento e, quando fa squadra con le istituzioni locali, diventa un motore di crescita per tutto il territorio», ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli.

Gli appuntamenti vedono la partecipazione di Camere di commercio, Confindustrie, fondazioni bancarie, media e principali istituzioni locali con l’obiettivo di consolidare le sinergie e rafforzare un sistema che punta a estendere i benefici economici del cinema ben oltre il capoluogo regionale.

Nel corso degli anni la Rete regionale ha sottoscritto numerosi protocolli con i Comuni per agevolare le riprese, promosso campagne per ampliare il database delle location piemontesi e incentivato la crescita della Production Guide dedicata a società e professionisti del settore. Un lavoro che, insieme agli investimenti della Regione, ha prodotto importanti ricadute in termini di promozione territoriale e sviluppo economico.

I numeri confermano questa crescita: dall’inizio del 2026 sono già 27 i Comuni piemontesi interessati da produzioni audiovisive, distribuiti in sette province. La provincia di Torino guida la classifica con 70 protocolli sottoscritti, seguita da Cuneo con 38 e Alessandria con 16.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Marina Chiarelli e Andrea Tronzano sottolineano come «Il Piemonte ha scelto di fare dell’audiovisivo una leva strategica di sviluppo, capace di unire cultura, economia e promozione del territorio. La Rete regionale di Film Commission è la dimostrazione concreta di come la collaborazione tra Regione, enti locali e istituzioni possa generare nuove opportunità per le comunità, valorizzando luoghi, competenze e professionalità diffuse in tutte le province. Fare rete significa costruire opportunità. Per questo abbiamo scelto di portare la Rete regionale direttamente nei territori, partendo da Novara, Alessandria e Cuneo, tre province dinamiche, ricche di identità, paesaggi e competenze che possono diventare protagoniste dello sviluppo dell’audiovisivo piemontese. Questo per rafforzare ulteriormente una rete che cresce anno dopo anno e che rende il Piemonte sempre più competitivo nell’attrazione di produzioni nazionali e internazionali. Ogni set che arriva sul nostro territorio produce ricadute economiche, occupazione, turismo e visibilità, trasformando la cultura in un vero motore di sviluppo. È questa la visione con cui continuiamo a investire: un Piemonte che cresce facendo squadra, capace di valorizzare ogni territorio e di costruire nuove occasioni di lavoro e di futuro attraverso le industrie culturali e creative».

Sulla stessa linea la presidente di Film Commission Torino Piemonte Beatrice Borgia, che evidenzia: «Il cinema e l’audiovisivo rappresentano da tempo un asset strategico per lo sviluppo economico del Piemonte, capace di generare indotto diretto sui territori coinvolti e di attivare filiere produttive che vanno anche oltre il settore cinematografico in senso stretto: ricettività, ristorazione, artigianato, servizi. La Rete regionale risponde proprio alla volontà di FCTP di incentivare questo valore, rendendo ogni comune e ogni provincia un potenziale presidio produttivo. I dati lo confermano: oltre 170 comuni coinvolti, decine di protocolli siglati con i territori, una crescita costante delle adesioni anche nel 2026. Con questo tour vogliamo consolidare ulteriormente un sistema che ha già dimostrato la propria capacità di generare ricadute economiche concrete e durature, lavorando con sempre maggiore sinergia con istituzioni ed enti locali per estendere questi benefici all’intero territorio piemontese».

Il Liberty di Torre Pellice

Nel fine settimana, si aprono al pubblico le “Ville Liberty” della “Ginevra italiana”. Un patrimonio tutto da scoprire

Sabato 11 luglio

Torre Pellice (Torino)

Capoluogo dell’“Unione Montana del Pinerolese” e da sempre Centro principale della “Chiesa Valdese” italiana (tanto da essere definita la “Ginevra italiana”, un tempo “città-porto sicuro” per i Valdesi costretti a fuggire in Svizzera dal Piemonte sabaudo e dalle valli alpine), Torre Pellice, principale sito dell’omonima Valle, alla confluenza tra i torrenti Pellice e Angrogna, è storicamente associata (e non poteva essere altrimenti) alla “memoria valdese” e al suo celebre “Sinodo”, che proprio lì (nella “Casa Valdese”) si tiene ogni anno a fine agosto. Ma Torre Pellice è sì in gran parte questo, ma anche altro. E la sua antica Storia si lega a un presente fatto di importanti eventi sociali e culturali (è la città, ad esempio, sede non solo del “Museo Valdese” e di due importanti “Biblioteche” custodi di oltre 70mila libri – alcuni rari come la preziosa “Bibbia di Olivetano” del 1535 – ma anche della Civica Galleria d’Arte Contemporanea “Filippo Scroppo” – ricca di circa 400 opere dei più illustri artisti italiani del dopoguerra” – e del Festival annuale “Una Torre di Libri” organizzato dalla “Libreria Claudiana”) oltre che di magnifiche linearità urbane e di un paesaggio circostante ottimale quale base per escursioni alpine di grande interesse. E, forse pochi lo sapevano, è anche la città “Capitale del Liberty” in Val Pellice. Caratteristica tutta da esplorare e un capitolo rimasto a lungo nell’ombra. Di qui l’idea di dedicare proprio un evento sul tema, concretizzatosi in un “nuovo itinerario guidato” teso a svelare il “patrimonio architettonico” di una cittadina che, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, divenne una frequentata “meta di villeggiatura” per l’alta borghesia, non solo torinese, ma anche nazionale e internazionale.

L’iniziativa nasce dal “Consorzio Turistico Pinerolese  e Valli” e dall’ Amministrazione Comunale”, in collaborazione con “In Val Pellice”, con l’obiettivo di scoprire un volto diverso e affascinante dell’antica “Torre di Luserna”, attraverso le sue eleganti dimore concepite secondo i canoni e i preziosi stilemi “floreali” dell’ “Art Nouveau”.

Il via per questo nuovo “percorso turistico” è fissato per il prossimo sabato 11 luglio. Altre due repliche seguiranno in autunno, già programmate per sabato 12 settembre e sabato 10 ottobre: occhi puntati su villini e dimore signorili, lasciate in dote all’epoca e capaci di ridisegnare il paesaggio, fondendo la “quiete alpina” con i dettami in voga nell’architettura del tempo. Una delle figure chiave di questa “metamorfosi” dello “skyline urbano” fu Ermanno Ceresole, geometra natio proprio di Torre Pellice, che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso si dedicò alla progettazione di numerose ville. La sua visione, spesso arricchita da “sfumature eclettiche”, trovò un appoggio e un importante confronto nel legame con il precedente lavoro del professore e progettista Alfieri Genta, suo lontano parente e attivo a Torino e sul Lago Maggiore tra fine ‘800 ed inizi ‘900. Il primo, durante l’ultima fase dell’epoca di villeggiatura torrese, firmò i progetti per decine di residenze di pregio stilistico destinate alle famiglie che animavano i mesi estivi della valle. Tra le tappe principali del percorso spicca il “Complesso Morè”, un chiaro esempio di fusione tra spazi abitativi e produttivi legato alla storica azienda dolciaria di famiglia (la famosa Azienda dei “Cri Cri”) fondata nel 1886, fino al 1923, allorché il proprietario scelse di unire la propria dimora privata all’attività lavorativa, dando vita a una struttura dall’alto valore architettonico e decorativo. Altrettanto significativo per comprendere il contesto sociale dell’epoca è il “Tennis Club”, edificato nel 1932, la cui nascita testimonia la vita attiva di una comunità cittadina allora in forte crescita.

Seguendo questo percorso, l’esperienza proposta offre dunque una giornata che unisce “storia”, “architettura” e (perché no?) “cucina locale”. Non solo. Per agevolare la partecipazione, l’organizzazione ha predisposto un “servizio di trasferimento in pullman” con partenze programmate sia da Torino, dalla stazione di “Porta Nuova” (ore 8) al costo di 80 euro a persona, sia da Pinerolo, dalla “stazione centrale” alle 9 e al costo di 70 euro a persona. La quota di partecipazione comprende il viaggio, il tour guidato condotto da professionisti in lingua italiana — con la possibilità di richiedere visite in altre lingue su prenotazione — e un “pranzo completo” con i sapori del territorio, al Ristorante situato all’interno del “Club Area Sport e Movimento”. Il rientro è programmato per le 16.

Per ricevere informazioni e riservare i propri posti, è possibile contattare l’ufficio prenotazioni del “Consorzio Turistico” telefonando al numero 331/3901745 oppure scrivendo all’indirizzo di posta elettronica prenotazioni@turismopinerolese.it

g.m.

Nelle foto: Alcune immagini di “Torre Pellice in tour”

Alla Camera dei Deputati riconoscimento al prof. Quaglieni

Per i 60anni di attività al Centro Pannunzio

“Da Cavour alla Repubblica”

 

 E’ stato presentato con successo alla Camera dei Deputati martedì 7 luglio, che segna per la quarta volta la presenza della nostra Casa editrice a Montecitorio, il saggio del prof. Pier Franco Quaglieni “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa laicità e laicismo nella storia d’Italia”.

In volume si presenta con oltre 300 pagine, la cui copertina è stata realizzata da Ugo Nespolo e la prefazione è opera dello storico Giordano Bruno Guerri. La conferenza è stata proposta su interessamento dell’On. Alessandro Giglio Vigna Presidente della XIVa Commissione Politiche Unione Europea, moderatrice d’eccezione Cristina Del Tutto CEO di Radio Parlamentare, e dal dir. editoriale della Casa Editrice Pedrini che ha pubblicato il libro.

Ennio Pedrini nel corso dell’evento che ha registrato la presenza di numerosi ospiti e giornalisti è intervenuto sottolineando che: “Si tratta di un’opera importante, che manca nel panorama editoriale nazionale, e di cui si avvertiva la necessità. Nell’indice appare evidente, l’ampia scelta degli argomenti trattati, tra i quali, partendo dal Concordato del 1929 voluto da Mussolini sino ai Patti Lateranensi, per arrivare alla loro revisione con Craxi e alla posizione di Pannella. Il libro è un’opera documentata, solida, che affronta il tema non solo in termini politici ma anche culturali e filosofici. Personalmente, non posso che complimentarmi con il prof. Quaglieni, e sottolineare che il saggio è inserito a pieno titolo nella nostra Collana i Classici della Letteratura e segnalare per l’apporto al volume: i dottori: Ambrosini, Fracchia, Cavallera, Finetti, Vecellio e Vullo”. La presentazione del saggio è stata accompagnata dalla proiezione di un trailer realizzato da Enrico Benevenuta di Racconti e Territori Svelati. Al termine della presentazione è avvenuto il conferimento al prof. Quaglieni, della targa a riconoscimento dei 60anni di attività a favore del Centro Pannunzio di Torino, che sarà consegnata a Torino il 7 ottobre al Museo del Risorgimento. Il saggio è disponibile sul sito: edizionipedrini.com sulle principali piattaforme editoriali nazionali, ed in libreria.

Nelle foto:

Ospiti e giornalisti alla Camera dei Deputati. Il conferimento al prof. Quaglieni, della targa a riconoscimento dei 60anni di attività a favore del Centro Pannunzio di Torino. Il dir. editoriale Ennio Pedrini, al centro l’On. Giglio Vigna e la moderatrice Cristina Del Tutto Ceo di Radio Parlamentare in conferenza

Artigianato sì … ma “che artigianato!”

Una mostra alla “Stampé – Galleria in Circolo” di via Stampatori, a Torino, per raccontare le “meraviglie” dell’artigianato contemporaneo

Da venerdì 10 a venerdì 24 luglio

Titolo: “Wundercraft – Artigianato contemporaneo in mostra”. Titolo che la racconta tutta. Dicono infatti gli organizzatori della “Collettiva”, promossa dalla torinese Associazione “Emporium APS” di via Berthollet 26 (presidente Erika Qualich, parte di “Arci” dal 2018 e nata nel 2013 proprio per “dare visibilità all’universo di maker e artigianɜ che lavorano su creazioni originali, creando eventi spazi e occasioni atti a raggiungere nuovi pubblici”): “Il titolo ‘Wundercraft’ racchiude l’identità stessa del progetto. Il termine ‘Wunder’ richiama le antiche ‘Wunderkammer’, le ‘Stanze delle Meraviglie’ che precedettero i musei moderni, luoghi in cui oggetti rari, curiosità naturali e manufatti straordinari convivevano per sorprendere e affascinare il visitatore. ‘Craft’, invece, afferma la volontà di liberare l’artigianato da una visione esclusivamente funzionale o tradizionale, restituendogli una dimensione contemporanea capace di dialogare con l’arte, il design e la ricerca estetica. Le opere esposte testimoniano il potenziale espressivo della materia e la capacità dell’artigianato contemporaneo di trasformare tecniche e materiali in linguaggi artistici”.

L’appuntamento per l’inaugurazione della mostra è per il prossimo venerdì 10 luglioalle ore 19, negli spazi di “Stampé-Galleria in Circolo” di via Stampatori 5, a Torino (nuovo “Atelier di Comunità” concepito come “laboratorio sociale” in cui arte, impresa e inclusione si incontrano) ed é resa possibile da una collaborazione che nasce dalla sinergia della Rete “Arci-Torino” ed il sostegno della torinese “Camera di Commercio”.

Si tratta della prima esposizione collettiva organizzata da “Emporium APS” e pensata come “restituzione al pubblico” del Progetto “CRAFT-UP” (letteralmente: “elevare l’artigianato”) promosso per aiutare “creativi” e “maker” a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro, dove per nulla é esclusa la componente, quel “qualcosa in più”, capace di elevare la creativa manualità in autentica opera d’arte. Il passo, in fondo, è breve se all’abilità “di mano”, al “mestiere”, s’intrecciano con un pizzico di “singolare genialità”, originalità, fantasia e creatività.

Osservare e “toccare” (con delicatezza) per credere! Complessivamente sono venti gli operatori aderenti all’iniziativa con opere realizzate dallɜ partecipantɜ ai programmi di tutoring di “CRAFT—UP”, offrendo uno sguardo su un territorio creativo in continua evoluzione, situato al confine tra arte visiva contemporanea e artigianato d’eccellenza. Ognuno offre ai visitatori il “suo” personale modo di intendere la materia e di come semplici o particolarmente complessi “manufatti” possano ispirare, al di là di una loro pratica quotidiana utilità, spiragli fantastici di emozioni, memorie, sogni e poesia.

Si va così, solo per citare alcuni esempi, dai tessuti unici creati nell’intreccio a mano da Flavia Giai Miniet, originaria della Val Sangone, nota per il suo marchio “Sòl&Me” e per le sue celebri “fasce porta bebé”, nate dalla felice unione della storia del territorio ai richiami più innovativi del mercato internazionale, ai lavori creati in “grès” di Giuseppe Amari che, attraverso linguaggi ad un tempo “grezzi e moderni”, fa della “ceramica” un fascinoso banco di prova per esplorare in tutte le loro potenzialità, “talento” e “sperimentazione”. Da segnalare anche la “visual artist” e artigiana torinese Lucia Elefante, nota per il suo brand “Babel” e per quella sua preziosa e rigorosa manualità capace di unire le antiche “tecniche di stampa a mano” con il più moderno “design”, passando così da “illustrazioni vintage” (come antichi disegni di anatomia o enciclopedie) alla creazione di “oggetti unici” che sono “vere e proprie storie da toccare ed esporre”. Creazioni uniche, inconfondibili.

Sottolineano ancora gli organizzatori: “Con ‘Wundercraft’, l’Associazione ‘Emporium APS’ rinnova il proprio impegno nella promozione del talento, della creatività e delle competenze artigianali delle nuove generazioni, contribuendo alla costruzione di una cultura del fare capace di interpretare il presente e immaginare il futuro”. E non da oggi. Da ben da tredici anni, infatti, l’Associazione porta sulla scena torinese una selezione dell’artigianato contemporaneo attraverso l’organizzazione di “market” ed “eventi culturali, tra cui lo storico “San Salvario Emporium” di Piazza Madama Cristina e i recenti “Sponda Fest” a Murazzi del Po e “OGR Pop-up Market”.

La sera dell’inaugurazione di “Wundercraft”venerdì 10 luglioalle 19,30, è anche in programma il talk “Fateci spazio! Una nuova concezione dei luoghi della creatività emergente”, con Sonia Vacca, co-fondatrice di “àprile festival”, Valentina Sacchetto, coordinatrice di “DesTEENazione – Torino” e Vittorio Campanella, curatore della Galleria di “Stampé”.

Per info: “Emporium Aps”, via Bertollet 26, Torino; tel. 3425639551 o www.sansalvarioemporium.com

Gianni Milani

Nelle foto: Flavia Giai Miniet; Locandina mostra; Lucia Elefante e Giuseppe Amari

Il Festival di Architettura Torino apre le porte dell’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo

 

Dal 7 al 9 luglio, ogni giorno dalle 17.30 alle 22.30, l’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo si trasforma nella casa del Festival di Architettura Torino. Tre giorni, una domanda: chi abiterà le case vuote?Un’edizione pensata per architetti e professionisti ma aperta a tutta la città: come si abita, dove, e a quali condizioni.

Il programma, tra talk, installazioni, laboratori e proiezioni, prende le mosse da una suggestione di Ettore Sottsass, tra i più grandi architetti e designer italiani del Novecento, e la trasforma in chiave contemporanea: il vuoto delle case non come assenza, ma come spazio di possibilità. Perché dietro quella domanda c’è un paradosso che l’Italia fatica ad affrontare. Quasi una casa su tre, in Italia, non è occupata: secondo l’ultimo Censimento ISTAT sono 9,58 milioni su 35,3 milioni di abitazioni censite, un dato confermato anche nell’aggiornamento 2023. A Torino il paradosso si legge ancora meglio nei numeri elaborati dal CRESME: tra il 2019 e il 2024 la città ha perso quasi 4.700 abitanti, ma ha guadagnato oltre 13.500 famiglie. Meno persone, più domanda di case. Case vuote da una parte, domanda abitativa che cresce dall’altra: è il cortocircuito che il Festival mette al centro, con il contributo di Regione Piemonte, Città di Torino, Città Metropolitana di Torino e CNAPPC, il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e di Camera di commercio, il supporto speciale di Banca Reale, e la collaborazione di Dierre, Fresia Alluminio, Idrocentro, Sikkens e Traiano Luce 73.L’Housing Advisory Board della Commissione Europea lo dice chiaramente da tempo: la casa va trattata come infrastruttura sociale, non come emergenza da tamponare. Ma il tema delle case vuote non è solo un problema da risolvere: è anche un’occasione progettuale enorme, capace di attivare rigenerazione, valore culturale ed economico nei territori. È su questo doppio binario, urgenza sociale e opportunità di progetto, che il Festival costruisce il proprio programma, mettendo in rete università, istituzioni e città europee alle prese con le stesse sfide.

Gli storici banchi dell’Ex Mercato Ittico diventano spazi espositivi e raccontano il tema dell’abitare attraverso linguaggi e prospettive differenti: dalla mostra dei tre progetti vincitori della call internazionale Future Homes Europe, dedicata ai progettisti under 35, alla grande installazione effimera e partecipata La fragilità della bellezza genera responsabilità di Raffaele Salvoldi; dalla mostra fotografica Costruire case, fare città, realizzata a partire dall’Atlante dell’Architettura Contemporanea del Ministero della Cultura, a Chi abita le 167?, dedicata all’impatto della legge 167/1962 sul paesaggio residenziale torinese; fino a The Struggle for Housing, con i fotoromanzi del Gruppo Strum esposti al MoMA nel 1972, e la video installazione Dal pieno al vuoto. Andata e ritorno di Lorena Alessio con Kong-Ki Wong, che prende come caso studio la città di Taichung, a Taiwan.Le tre giornate del Festival si articolano lungo traiettorie tematiche distinte: la prima giornata è dedicata al fabbisogno abitativo in Italia e in Europa e alle sue implicazioni sociali e demografiche; la seconda approfondisce il rapporto tra progetto dell’abitare, intelligenza artificiale e innovazione digitale; la terza esplora casi studio, modelli e sperimentazioni dalle città europee impegnate nella trasformazione delle politiche abitative. Ogni giornata si conclude con un keynote speech affidato a protagonisti della scena architettonica internazionale, chiamati a confrontarsi sulle nuove forme dell’abitare contemporaneo.

A inaugurare la rassegna  dei Talk il 7 luglio è Lorenzo Bellicini, Direttore del CRESME, che introduce l’interrogativo cruciale “Quante case servono? Quali case servono?”, moderato da Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’Architettura Torino. La serata prosegue addentrandosi nel cuore tematico della manifestazione con il primo dei tre Keynote Speech dedicati al tema-guida “Chi abiterà le case vuote?”: a dare la prima risposta è Umberto Napolitano, co-founder di LAN (Local Architecture Network), introdotto dal Consigliere della Fondazione Luca Molinari.

L’8 luglio il Festival si sposta decisamente sulla frontiera dell’innovazione con un Talk che esplora il nesso tra “Progetto dell’abitare e intelligenza artificiale”. Qui la voce di Barbara Caputo, Direttrice dell’Hub sull’AI del Politecnico di Torino e tra gli autori della Strategia Nazionale Italiana sull’AI 2021-2023, si intreccia alle prospettive internazionali di Agostino Nickl (TU Delft) e Andrea D’Antrassi (Associate partner per l’Europa di MAD Architects). Più tardi il keynote speech vede protagonista Raul Forsoni, Associate/Senior Architect di UNStudio, con l’introduzione di Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine Architetti Torino.

Il 9 luglio il cerchio si chiude allargando l’orizzonte verso le “Geografie dell’abitare contemporaneo”. Il talk dedicato a casi, modelli e sperimentazioni mette a confronto Ezio Micelli (Professore allo IUAV di Venezia e unico italiano tra i membri dell’EU Housing Advisory Board), Michael Obrist (TU Wien e curatore del padiglione austriaco alla Biennale di Venezia 2025) e Joan Cambronero Fernández (Direttore esecutivo dell’Area Urbanistica e Abitazione del Comune di Barcellona), con la moderazione del Vicepresidente della Fondazione Emanuele Piccardo.

L’atto conclusivo del Festival è affidato ad Anna Puigjaner, co-founder di MAIO, introdotta da Francesca Canfora, Consigliera Ordine Architetti Torino, per l’ultimo, suggestivo sguardo sulle politiche e il futuro dell’abitare europeo.Il programma non si ferma all’Ex Mercato Ittico ma si allarga alla città con i laboratori per bambine e bambini di SOU, la scuola di architettura della Fondazione per l’architettura / Torino, un momento musicale in collaborazione con Fondazione per la Cultura di Torino e la rassegna cinematografica di cinque titoli al bistrot culturale Il Ramo d’Oro.

Il Festival dedica inoltre uno spazio speciale alle nuove generazioni con la premiazione dei vincitori di Future Homes Europe, la call internazionale che invita i progettisti under 35 a ripensare la casa non solo come spazio fisico, ma come dispositivo sociale, culturale e ambientale.Per gli architetti professionisti, il Festival offre inoltre la possibilità di accreditarsi ai talk sul sito della Fondazione e ricevere Crediti Formativi Professionali (CFP).

Il programma completo, con orari e dettagli su ospiti e proiezioni, è disponibile online QUI

Nato per accendere i riflettori sul ruolo dell’architettura nell’evoluzione urbana, il Festival ne affronta la trasformazione in modo inclusivo, con una forte attenzione alla dimensione rigenerativa. Un punto di partenza che si apre al coinvolgimento di tutti i soggetti disposti a collaborare, questo Festival si proietta nel futuro, con l’obiettivo di contribuire in modo strategico alla candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033.

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“Buona Fortuna Ribelli – Back To Mine” Nell’Alta Langa Cuneese

Torna la nuova edizione della mostra diffusa di “Arte Contemporanea” organizzata dalla Galleria “Lunetta 11”

Dal 27 giugno al 20 settembre

Mombarcaro (Cuneo)

“E’ l’anima – s’è scritto – più selvaggia e autentica delle Langhe”“Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO” dal 2014. Siamo nell’ampio territorio della cosiddetta “Alta Langa-Basso Piemonte”, in provincia di Cuneo. Territorio particolarmente sensibile (tra le sue mille preziose ricchezze naturali) alle multiformi voci, immagini e colori dell’“Arte Contemporanea” e pronto dunque anche quest’anno ad accogliere da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la nuova edizione di “Buona Fortuna Ribelli – BFR”, la rassegna d’“Arte Contemporanea diffusa”, ideata e curata dalla Galleria “Lunetta 11” (Borgata Lunetta 11, Mombarcaro, Cuneo), che dal 2019 promuove lodevolmente (diamogliene ampiamente atto!) progetti artistici sul territorio aprendo Chiese, Cappelle, Giardini ed antichi Borghi ad installazioni e a mostre di indubbio interesse. Anche quest’anno, sarà dunque un inevitabile – ormai logicamente atteso – “Ritorno a casa mia” o “Back to mine”, come suggerisce il sottotitolo della rassegna, evocando il gusto di tornare a un luogo e a uno spazio intimo e personale, “popolato da immagini, gesti e attenzioni che definiscono il proprio modo di stare nel mondo” e coinvolgendo autori emergenti e più o meno affermati in esperienze strettamente legate all’integrazione di “arte”, “natura” e “paesaggio” dell’Alta Langa, in un’esperienza culturale fortemente partecipata.

Sottolinea in proposito Francesco Pistoi, tra gli ideatori della rassegna: “‘Buona Fortuna Ribelli’ mira a trasformare le Langhe in un laboratorio di ricerca e fruizione artistica. Nato come ‘concept’ che rivendica la sfrontatezza del fuori standard, ‘BFR’ si configura come un progetto curatoriale dedicato ai linguaggi più significativi dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla qualità e alla ricerca artistica. Ogni anno la rassegna prende forma nei luoghi iconici dell’Alta Langa, attivando nuove prospettive tra opera, paesaggio e contesto, e contribuendo a collocare il territorio all’interno di una rete culturale di respiro globale”.

Cinque sono i paesi interessati in questa nuova edizione: Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo.

Dogliani, sarà la “Cappella del Ritiro” della “Sacra Famiglia” ad ospitare, fino a domenica 26 luglio, la personale di Sergio Ragalzi (Torino, 1951-2024), curata da Diletta Dogliani, una mostra dedicata al ciclo “Ombre atomiche”. Nato negli anni ’80 da una riflessione sulla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, il lavoro racconta, in modo inquietante, come ebbe a scrivere Rudi Fuchs, di “figure che emergono dalla terra come corpi morti, neri come la Storia”. Un paesaggio estremo, dove l’uomo sopravvive come segno, immagine di quel “Gotico Industriale”, definizione del gallerista Franz Paludetto (saggio “mentore” di Ragalzi), che così definiva il gruppo di artisti di area torinese che pur appropriandosi dei materiali della produzione industriale, seppe tenersi distante dall’ “etica poverista”.

Serralunga d’Alba presso il “Boscareto Resort”, la Galleria “Lunetta11”, in collaborazione con la Galleria “NP-ArtLab” propone, da sabato 27 giugno a venerdì 17 luglio, una collettiva di “grandi firme” (da Carla Accardi ad Alberto Burrida Alighiero Boetti ad Aldo Mondino fino a Mario Schifano, Salvo, Maurizio Vetrugno e Sergio Ragalzi) insieme alle  ricerche più recenti del trentino Ismaele Nones e del cremasco Edoardo Manzoni, presente con installazioni essenziali – in cui la materia attinge all’oggettività del quotidiano – che si sviluppano dal suo “congenito” contesto rurale e navigano per sintesi “morandiane” di raro e suggestivo minimalismo strutturale. Sempre “Lunetta 11” a Mombarcaro, presenta, da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la retrospettiva “Origini” dedicata ancora a Sergio Ragalzi e una personale incentrata sulle “positivamente stralunate” opere fotografiche, frutto fantasioso di un viaggio in Giappone (2024), della fotografa salentina di Nardò, Sara Scanderebech: mosaici e improbabili collages di mondi “altri” obbligati a convivere, attraverso “un lavoro digitale complesso, senza che il risultato sia per questo freddo o artificiale. Piacevolissima, nel giardino di “Lunetta11”, anche l’installazione – “Fairy Ring” – di Stefano Caimi, ispirata al micelio dove “natura e simbolo si incontrano in un luminoso cerchio poetico”. 

Ancora da segnalare, da sabato 27 giugno a domenica 26 luglio, nella “Cappella di San Sebastiano” a Paroldo, la chiesa più antica del paese, “L’Abri” – opera “tra storia e creatività”– dell’artista franco-italiano Matisse Mesnil e, nella mitica (per la “narrativa langarola”) “Censa di Placido” a San Benedetto Belboun’installazione inedita “video immersiva”, curata dalla “Fondazione Recontemporary ETS” di Nicole Oike, artista che “utilizza linguaggi audiovisivi per abbattere le barriere tra immagine, movimento e spazio, creando un’ ipnotica immersione sensoriale”.

Per ulteriori info, programma ed orari: www.lunetta11.com

Gianni Milani

Nelle foto: Sara Scanderebech, Courtesy dell’artista; Sergio Ragalzi “Ombre Atomiche”, Antirombo e vrnici, 1985; Edoardo Manzoni “Fioritura”, Alluminio, 2023; Stefano Caimi “Fairy Ring”, Courtesy dell’artista

“Carte da decifrare” … il ritorno!

Ritorna – con un doppio appuntamento – nella cuneese Busca, la rassegna firmata da “Fondazione Artea”

Domenica 12 e sabato 18 luglio

Busca (Cuneo)

Letteratura e musica dal vivo “tra arte e natura” con reading, nuove esperienze musicali e visite guidate “per portare il pubblico a scoprire con occhi nuovi le meraviglie del territorio”. Quest’è “Carte da decifrare”, la Rassegna che abbiamo ben imparato a conoscere, giunta quest’anno alla sua nona edizione, e come sempre organizzata dalla cuneese “Fondazione Artea”, in collaborazione con il “Comune di Busca” ed il “Salone Internazionale del Libro di Torino”, con il contributo di “Regione Piemonte”, “Fondazione CRC” e “Fondazione CRT”. Due gli appuntamenti organizzati per i prossimi giorni e cinque gli ospiti invitati: gli scrittori Donatella Di Pietrantonio e Nicola Lagioia, insieme ai musicisti Teho TeardoEnrico Gabrielli e Alessandro Grazian. Per il primo reading, con Donatella Di Pietrantonio, è confermata la location della Collezione di arte moderna e contemporanea “La Gaia” mentre, novità di quest’edizione, il Centro Culturale “Parco Museo dell’Ingenio” ospiterà il secondo appuntamento della kermesse, in omaggio al profondo legame del Complesso con la tradizione francescana, nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Ma andiamo per ordine. Domenica 12 luglioalle 18, presso “La Gaia” – importante spazio espositivo (oltre 2.500 le opere raccolte) nato negli anni Settanta sulla collina di Busca grazie alla passione per l’arte di Bruna e Matteo Viglietta – la scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio (di professione dentista pediatrica) proporrà “Le età fragili”, un incontro che si preannuncia di grande intensità emotiva, tratto dalla sua ultima opera “L’età fragile” (Einaudi), vincitrice del “Premio Strega 2024”, accompagnata dalle musiche del compositore, musicista e sound designer Teho Teardo. In un intreccio di passato e presente, tra segreti familiari, ferite che attraversano le generazioni e il difficile rapporto tra madri e figlie, il romanzo della Di Pietrantonio – romanzo emozionalmente intenso, sulla paura, sulla memoria e sulla possibilità di ricostruirsi quando si è più esposti al mondo – racconta la vulnerabilità che accompagna ogni età della vita e il confronto con un passato che non smette di chiedere ascolto. L’esperienza include anche una breve visita guidata alla “Collezione d’arte contemporanea” e il pubblico verrà suddiviso in due gruppi che partiranno con navetta da piazza F.lli Mariano a Busca, alle 16,45 e alle 17,30.

Sabato 18 luglioalle 20,30, invece, presso il “Parco Museo dell’Ingenio”, Centro Culturale aperto nel 2018 negli spazi dell’antico “Convento dei Frati Cappuccini” profondamente legato con la tradizione francescana (e dedito alla tutela e alla valorizzazione del “Complesso Conventuale”), l’autore Nicola Lagioia – tra i più importanti scrittori ed animatori culturali, già direttore del “Salone Internazionale del Libro” dal 2017 al 2023 – offrirà al pubblico una lezione su “Come si diventa ciò che non si è” e sull’“Imparare a fare le cose”, accompagnato dalle musiche originali di Enrico Gabrielli, fondatore dei “Calibro 35”, in duo con il cantautore e compositore Alessandro Grazian.

Biglietti su www.ticket.it oppure presso la biglietteria del “Parco Museo dell’Ingenio”, la sera dello spettacolo, dalle ore 19,30, salvo esaurimento posti. Biglietto intero 18 euro, under 19 e persone con disabilità 12 euro, under 10 e accompagnatori delle persone con disabilità gratuito con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti, scrivendo a info@fondazioneartea.org. È possibile acquistare il carnet delle due giornate di rassegna al costo di 28 euro, solo su www.ticket.it (salvo esaurimento posti).

“La scelta del ‘Parco Museo dell’Ingenio’ come una delle sedi di ‘Carte da decifrare’ rappresenta – dichiara Davide De Luca , direttore di ‘Fondazione Artea’ – una significativa novità per la rassegna. La storia e l’identità di questo luogo si inseriscono con naturalezza nello spirito del progetto, che nasce dall’incontro tra luoghi, comunità e narrazioni. Essere ospiti di questo spazio, in un anno particolarmente significativo per la sua storia, significa valorizzarne il patrimonio culturale e creare nuove occasioni di dialogo tra passato e presente. Giunta alla sua nona edizione, la rassegna conferma così la propria vocazione a creare esperienze culturali originali, capaci di valorizzare la ricchezza e la pluralità del patrimonio attraverso il contributo di autori e musicisti tra i più autorevoli del panorama italiano”.

Per info: www.fondazioneartea.org

g.m.

Nelle foto: Collage – In alto Donatella Di Pietrantonio e Teho Teardo. In basso Nicola La Gioia, Enrico Gabrielli e Alessandro Grazian; “Parco Museo dell’Ingenio”: Davide De Luca