Il Piemonte chiama a raccolta i suoi territori
Amministratori, associazioni, imprese, mondo della cultura e della ricerca chiamati a partecipare alla costruzione di una strategia comune per il futuro dei territori MAB UNESCO Piemontesi
Dalle ore 9:00, al Regina Palace Hotel, si terranno gli “Stati Generali dei Territori MAB UNESCO del Piemonte – Cultura, biodiversità, agricoltura e turismo per il futuro delle comunità locali”, promossi dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, con il supporto operativo della Fondazione Agrion, in collaborazione con le Riserve della Biosfera MAB UNESCO CollinaPo, Ticino Val Grande Verbano e Monviso.
Un appuntamento aperto a tutti, ma rivolto in particolare agli amministratori degli oltre 250 Comuni piemontesi coinvolti – circa 300 considerando anche i territori lombardi –, insieme ad associazioni ambientaliste, organizzazioni economiche e sociali, imprese, mondo della cultura e della ricerca.
Prendere parte all’evento a Stresa significa contribuire alla definizione delle priorità e delle strategie per questi territori e fornire indicazioni utili a orientare le future politiche regionali.
Con una superficie di circa 740 mila ettari, le tre riserve fanno parte di un sistema interregionale e transfrontaliero: il MAB Ticino Val Grande Verbano si estende anche in Lombardia, mentre il MAB Monviso collega l’Italia alla Francia.
«Il Piemonte può contare su un patrimonio MAB UNESCO straordinario, che interessa quasi il 30 per cento del territorio regionale. Un patrimonio che vogliamo trasformare sempre di più in opportunità concrete per i territori, mettendo in relazione cultura, paesaggio, biodiversità, agricoltura, turismo ed economia. – dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte – Con gli Stati Generali vogliamo fare un passo ulteriore: costruire insieme ai territori una strategia regionale, partendo dall’ascolto degli amministratori, delle associazioni, delle imprese e del mondo della cultura e della ricerca. Crediamo come Regione che il Piemonte possa diventare un laboratorio nazionale MAB e che la cultura possa essere il filo che unisce identità e memoria alla capacità di generare sviluppo, attrarre progettualità e creare nuove opportunità, anche per i giovani. Stresa sarà quindi l’inizio di un percorso: mettere in rete esperienze e competenze e fare dei territori MAB un modello piemontese nel quale tutela, crescita e qualità della vita procedano insieme».
«Il riconoscimento MAB UNESCO assume pienamente valore quando diventa parte della vita e delle prospettive delle comunità che abitano questi territori – dichiara Marco Gallo, assessore con delega alle Aree UNESCO della Regione Piemonte –. Le tre Riserve piemontesi coinvolgono oltre 250 Comuni e compongono una realtà ampia, articolata e profondamente legata alle proprie specificità locali. Gli Stati Generali rappresentano quindi un’occasione importante per ascoltare amministratori, realtà economiche e sociali e costruire una visione condivisa. Il nostro compito è rafforzare la collaborazione tra i territori e tradurre il valore del riconoscimento UNESCO in scelte concrete, capaci di tenere insieme tutela della biodiversità, qualità del paesaggio, sviluppo locale e nuove opportunità per chi vive e lavora in queste aree».
«Essere MAB UNESCO significa assumersi una responsabilità verso il futuro – sottolinea Giacomo Ballari, Presidente della Fondazione Agrion –. Il riconoscimento non può essere un punto di arrivo. Dobbiamo dotarci di strumenti per conoscere e misurare i territori, individuarne punti di forza e criticità, definire priorità e pianificare gli interventi. Conoscere, misurare, pianificare, agire e monitorare: è così che possiamo trasformare questo patrimonio in sviluppo sostenibile.»
Nel corso della conferenza stampa, tenutasi nella giornata di oggi, 31 Agosto 2026 presso la Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione Piemonte, è stato illustrato il programma ufficiale dell’evento del 12 Settembre, sono stati anticipati gli obiettivi del grande appuntamento e le principali sfide che attendono i territori MAB UNESCO: valorizzare il patrimonio naturale e culturale, condividere esperienze e buone pratiche e rafforzare la collaborazione tra le tre Riserve della Biosfera piemontesi.
LA VOCE DEI TRE TERRITORI
Marco Dastrù, Presidente della Riserva della Biosfera MAB UNESCO Monviso:
«La Riserva della Biosfera Transfrontaliera del Monviso aderisce con slancio all’iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. Parteciperà agli Stati Generali dei Territori MAB Unesco portando con sé non solo l’esperienza maturata nella tutela della conservazione della biodiversità ma anche la capacità di dialogare con chi rappresenta, a vario titolo, il patrimonio culturale, turistico e produttivo del territorio compreso all’interno della Riserva. Il carattere transfrontaliero del MAB Monviso offre poi l’opportunità di abbattere il limite geografico del confine nazionale ricollegando le terre del Monviso e, di conseguenza, tutta la valle del Po e la pianura piemontese alla Francia riattivando così canali turistici ma, soprattutto, culturali assai forti in un passato non troppo lontano e mai del tutto interrotti. L’incontro di lavoro con gli altri MAB piemontesi rappresenta un’occasione preziosa di approfondimento e condivisione delle esperienze vissute e dei progetti per il prossimo futuro».
Francesco Tresso, Presidente della Riserva della Biosfera MAB UNESCO CollinaPo:
«Gli Stati Generali dei territori MAB UNESCO del Piemonte rappresentano un’occasione importante per rafforzare una rete che mette al centro la tutela della biodiversità, il paesaggio e il patrimonio culturale, ma anche la capacità delle comunità locali di costruire nuove opportunità di crescita sostenibile. La Riserva della Biosfera CollinaPo, con la sua particolare dimensione che tiene insieme il territorio urbano di Torino e di 85 comuni della sua area metropolitana, alla collina e al sistema fluviale del Po, porta in questa rete l’esperienza di un territorio nel quale natura, città e comunità sono strettamente connesse. Fare rete tra le Riserve MAB significa condividere buone pratiche, progettualità e strumenti, ma soprattutto costruire una visione comune capace di valorizzare le specificità di ciascun territorio. È questa la sfida che abbiamo davanti: fare della straordinaria ricchezza naturale e culturale dei nostri territori una leva di sostenibilità, conoscenza e sviluppo».
Alessandro Marchese, Vicepresidente della Riserva della Biosfera MAB UNESCO Ticino Val Grande Verbano:
«Come MAB UNESCO Ticino Val Grande Verbano, viviamo questa iniziativa con particolare interesse e con un forte senso di responsabilità. La nostra è una Riserva della Biosfera che unisce Piemonte e Lombardia. Anche la nostra governance riflette questa caratteristica: il Presidente rappresenta la Lombardia e il Vicepresidente il Piemonte, in un equilibrio che non è soltanto istituzionale, ma rappresenta concretamente la volontà di lavorare insieme oltre i confini amministrativi. Essere una MAB UNESCO significa infatti molto più che custodire un patrimonio naturale straordinario. Significa costruire un modello di sviluppo nel quale ambiente, cultura, agricoltura, turismo, attività economiche e comunità locali possano crescere insieme. È proprio questa la direzione indicata anche dagli Stati Generali: trasformare il valore dei nostri territori in opportunità concrete per le comunità che li abitano. Per questo desidero ringraziare Regione Piemonte nella persona dell’Assessore Chiarelli per aver promosso e sostenuto questa importante occasione di confronto. Il Piemonte può contare su tre Riserve della Biosfera che rappresentano esperienze diverse, ma accomunate dalla capacità di sperimentare nuove forme di equilibrio tra conservazione della biodiversità e sviluppo sostenibile. Credo che il vero valore degli Stati Generali sia proprio questo: mettere in rete le esperienze, condividere le buone pratiche e rafforzare la consapevolezza che i riconoscimenti UNESCO non sono un punto di arrivo, ma uno strumento per costruire il futuro. Per la nostra MAB Ticino Val Grande Verbano sarà anche un’occasione per portare il contributo di un territorio che, proprio perché transregionale, ha fatto della collaborazione tra Piemonte e Lombardia una delle proprie forze».
TRE PRIORITÀ DA CUI PARTIRE
Una parte centrale della giornata sarà dedicata ad approfondimenti e tavoli di lavoro attorno a tre direttrici: conoscere per decidere, attraverso dati, indicatori e strumenti di analisi; proteggere e valorizzare identità e patrimonio, mettendo insieme cultura, biodiversità, paesaggio, agricoltura e produzioni identitarie; generare nuove opportunità di sviluppo, attraverso cultura, turismo sostenibile, economia locale, imprese e giovani.
La sfida è duplice: mettere a valore il riconoscimento MAB UNESCO e, contemporaneamente, proteggere e rafforzare le peculiarità che lo hanno reso possibile, costruendo un equilibrio tra uomo, biosfera e attività economiche.
A completare la giornata saranno la visita ai Giardini Botanici di Villa Taranto e la navigazione sul Lago Maggiore a bordo dello storico Piroscafo Piemonte, sul tema “Il paesaggio come patrimonio culturale, ambientale ed economico”.
Stresa vuole segnare l’avvio di una nuova fase: dal riconoscimento alla strategia, dalla conoscenza all’azione.
La partecipazione è aperta a tutti, previa registrazione.
Modulo di registrazione all’evento










La città di Torino è tutta magica, ma ci sono dei punti più straordinari di altri, uno di questi è la chiesa della Gran Madre di Dio, o per i Torinesi, ël gasometro. La particolarità del luogo è già nel nome, è, infatti, una delle poche chiese in Italia intitolate alla Grande Madre. L’edificio, proprietà comunale della città, venne eretto per volontà dei Decurioni a scopo di rendere onore al re Vittorio Emanuele I di Savoia che il 20 maggio 1814 rientrò in Torino dal ponte della Gran Madre (la chiesa sarebbe stata edificata proprio per celebrare l’evento), fra ali di folla festante. Massimo D’Azeglio assistette all’evento in Piazza Castello. Il dominio francese era finito e tornavano gli antichi sovrani. Il passaggio del Piemonte all’impero francese aveva implicato una profonda trasformazione di Torino: il Codice napoleonico trasformò il sistema giuridico, abolì ogni distinzione e i privilegi che in precedenza avevano avvantaggiato la nobiltà, la nuova legislazione napoleonica legalizzò il divorzio, abolì la primogenitura, introdusse norme commerciali moderne, cancellò i dazi doganali. La spinta modernizzatrice avviata da Napoleone con il Codice civile fu di grande impatto e le nuove norme commerciali furono fatte rispettare dalla polizia napoleonica con un controllo sociale nella nostra città senza precedenti. Tuttavia il carattere autoritario delle riforme napoleoniche relegava i Torinesi a semplici esecutori passivi di ordini imposti dall’alto e accrebbe il malcontento di una economia in difficoltà. Quando poi terminò la dominazione francese non vi fu grande entusiasmo, né vi fu esultanza per l’arrivo degli Austriaci. L’8 maggio 1814 le truppe austriache guidate dal generale Ferdinand von Bubna-Littitz entrarono in città, e prontamente rientrò dal suo esilio in Sardegna il re Vittorio Emanuele I, il 20 maggio dello stesso anno. Il re subito volle un immediato ritorno al passato, ossia all’epoca precedente il 1789, abrogando tutte le leggi e le norme introdotte dai Francesi. Il nuovo regime eliminò d’un tratto il principio di uguaglianza davanti alla legge, il matrimonio civile e il divorzio, e reintrodusse il sistema patriarcale della famiglia, le restrizioni civili riservate a ebrei e valdesi e restituì alla Chiesa cattolica il suo ruolo centrale nella società. Il 20 maggio 1814 fu recitato un Te Deum nel Duomo di Torino per celebrare il ritorno del re, che si fermò a venerare la Sacra Sindone. L’autorità municipale festeggiò il ritorno dei Savoia costruendo una chiesa dedicata alla Vergine Maria nel punto in cui il re aveva attraversato il Po al suo rientro in città. A riprova di ciò sul timpano del pronao si legge l’epigrafe “ORDO POPVLVSQVE TAVRINVS OB ADVENTVM REGIS”, (“L’autorità e il popolo di Torino per l’arrivo del re”) coniata dal latinista Michele Provana del Sabbione.
imperturbabile e regale: stringe con la mano destra una croce latina e sta seduta mentre guarda fissa l’orizzonte, incurante del giovane che la sta invocando porgendole due tavole di pietra bianca. I capelli sono ricci, e sulla fronte, lasciata scoperta dal manto, vi è una sorta di copricapo, come una corona, su cui compare un simbolo: un triangolo dal quale si dipartono raggi. Spesso, con un occhio al centro del triangolo, il simbolismo è usato in ambito cristiano per indicare l’occhio trinitario di Dio, il cui sguardo si dirama in ogni direzione, ma anche in massoneria è un importante distintivo iniziatico. Perfettamente centrale, ai piedi della scalinata, è l’imponente statua di quasi dieci metri raffigurante Vittorio Emanuele I di Savoia. La torre campanaria, munita di orologio, venne costruita sui tetti dell’edificio che si trova a destra della chiesa nel 1830, in stile neobarocco.