CULTURA

Sulle tracce degli dei, l’Egitto in mostra a Bra

A Bra approda, fino al 6 gennaio 2027, la mostra dal titolo “EGITTO. Sulle tracce degli dei”, in collaborazione con il Museo Egizio di Torino

La Fondazione Museo Egizio, in stretta collaborazione con il Comune di Bra, ha allestito una mostra straordinaria, dal titolo “EGITTO. Sulle tracce degli dei”, che si inaugura l’8 settembre. L’esposizione, curata da Alessandro Girardi, sarà visitabile fino al 6 gennaio 2027.

La mostra, unica nel territorio, nella sede dell’affascinante cornice storica di Palazzo Mathis. Il percorso espositivo offre un viaggio unico e profondamente suggestivo nel pensiero religioso e nel complesso universo magico-simbolico dell’antico Egitto, svelando in via inedita al pubblico tredici amuleti originali e reperti inediti legati al culto del Faraone. Il visitatore sarà guidato alla scoperta del vasto pantheon Egizio, del ruolo centrale del sovrano quale mediatore tra gli uomini e gli dei e della cultura materiale che diede forma alla complessa religione dell’antico Egitto.

“Ospitare a Bra una mostra nata in collaborazione con un’istituzione come il Museo Egizio rappresenta un’iniziativa di altissimo valore culturale per tutta la comunità- dichiarano il sindaco di Bra, Gianni Fogliato, e l’assessore alla cultura Biagio Conterno – si tratta di un’opportunità di grande prestigio, che permette di valorizzare il nostro patrimonio artistico e di offrire a residenti, artisti e studenti un’occasione unica per accostarsi a reperti di inestimabile valore storico, custodi di millenni di civiltà esposti per la prima volta al pubblico nella cornice di Palazzo Mathis”.

I visitatori potranno incontrare nelle sale affrescate di Palazzo Mathis divinità come Iside, Thot, Shu, Horus, Taueret e Bes, ognuna rappresenta attraverso un piccolo oggetto, l’amuleto, considerato dagli antichi egizi uno strumento di protezione e magia molto potente. Il percorso sarà poi completato da una tavoletta lignea e da due stele votive. Si tratta di oggetti provenienti dai magazzini del Museo Egizio, molti dei quali per la prima volta al pubblico. Gli oggetti in mostra non vengono catalogato nel corredo degli oggetti funerari, ma sono protagonisti di una narrazione incentrata sul loro significato simbolico e sul ruolo che svolgevano nella vita quotidiana.

Una sezione sarà dedicata alla figura del sovrano, che assumeva un ruolo fondamentale nella religione egizia, in quanto figlio del dio Sole Ra, era egli stesso di natura divina, e agiva da intermediario tra uomini e dei. Ogni rituale era mediato dal sovrano, che era anche garante dell’ordine cosmico. Era per questa ragione che i sovrani erano destinatari di culti specifici che proseguivano anche dopo la loro morte.

La regalità era connessa alla figura del dio Horus che, secondo il mito, era figlio di Osiride ed erede al trono d’Egitto. Nell’ambito della mostra, l’allestimento di una stele rinvenuta durante una missione archeologica in Egitto, offrirà l’occasione per ripercorrere alcuni momenti della lunga storia del Museo Egizio, che si intrecciano strettamente a quella del territorio piemontese. Durante la rassegna in programma a Palazzo Mathis, in città vi saranno proiezioni cinematografiche a tema, visite guidate, approfondimenti scientifici ed eventi per famiglie.

“EGITTO. Sulle tracce degli dei” – Palazzo Mathis, piano nobile – piazza Caduti della Libertà 20, Bra (CN) – 8 settembre 2026/6 gennaio 2027

Orari: da venerdì a domenica in orario 10-18 / da lunedì a giovedì l’ingresso è riservato alle scuole su prenotazione – aperture straordinarie 8 dicembre – 26 dicembre e 6 gennaio 2027

Contatti: Ufficio Cultura e Turismo della Città di Bra – 0172 430185 – promozione@comune.bra.cn.it

Mara Martellotta

Alter ego sotto la Mole

Alessandro Piano
ALTER EGO SOTTO LA MOLE
A cura di Ermanno Tedeschi

10 – 26 settembre 2026
Cripta di San Michele Arcangelo
Piazza Cavour 12, Torino

La prima grande mostra monografica di Alessandro Piano a Torino
L’universo pop, nostalgico e concettuale dell’artista genovese conquista la suggestiva
cornice della Cripta di San Michele Arcangelo. In mostra anche un’esclusiva
collaborazione con il maestro Ugo Nespolo.
Inaugura a Torino, il 10 settembre 2026 dalle ore 18 alle ore 21 la mostra Alter Ego
sotto la Mole, la prima importante mostra monografica dell’artista Alepiano (Alessandro
Piano), curata da Ermanno Tedeschi e allestita presso la suggestiva Cripta di San
Michele Arcangelo. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale
Acribia con il patrocinio del Comune di Torino.
L’esposizione presenta il nucleo più emblematico della ricerca artistica di Alepiano: gli
Alter Ego, figure scultoree che diventano metafora delle molteplici identità che abitano
ogni individuo. Attraverso un linguaggio essenziale e immediatamente riconoscibile,
l’artista invita il pubblico a confrontarsi con la complessità dell’essere umano, con le sue
fragilità, le sue trasformazioni e le infinite sfaccettature che compongono la personalità
contemporanea.
La mostra segna una tappa fondamentale nel percorso espositivo dell’artista: il progetto
mette in dialogo la dimensione storica del luogo con la freschezza e l’ironia dell’arte
contemporanea neo-Pop, evidenziando tutte le tappe dell’evoluzione artistica di Alepiano,
fino a culminare con un’esclusiva collaborazione con il maestro Ugo Nespolo, a
simboleggiare due visioni artistiche capaci di celebrare la cultura artistica incrociata con
quella ludica.
La scelta della Cripta di San Michele Arcangelo amplifica ulteriormente la forza del
progetto espositivo. Lo spazio sotterraneo, carico di storia e spiritualità, diventa il luogo
ideale per un viaggio simbolico nelle profondità dell’identità umana, dove memoria,
inconscio e immaginazione si intrecciano. In questo contesto, sculture, quadri, tappeti e
pezzi di design dialogano con l’architettura e con il silenzio del luogo, trasformando la
visita in un’esperienza unica.
Come sottolinea il curatore Ermanno Tedeschi: “Con le sue opere, Alessandro trasforma
delle vivaci e colorate sculture in resina in uno specchio emotivo: ti ci guardi dentro e ci
trovi i ricordi di quando eri bambino, le tue vulnerabilità, ma anche una spensieratezza
apparentemente persa. Gli Alter Ego diventano una riflessione sul tema dell’identità
nell’epoca contemporanea, ma rappresentano anche un invito a riconoscere la ricchezza
delle nostre contraddizioni e la possibilità di accoglierle come parte integrante della nostra
vita”.
Broker di professione, Alessandro Piano ha dato forma dal 2019 a una ricerca artistica
rigorosa e al contempo fortemente evocativa. Al centro della sua poetica c’è la figura
iconica dell’AlterEgo: una silhouette tridimensionale, resa piatta nella parte posteriore per
farsi “finestra su un altro mondo”.
L’AlterEgo nasce dalla volontà dell’artista di cristallizzare la spensieratezza e la serenità
degli anni ’80 e ’90. Attraverso l’uso di giocattoli d’epoca, fumetti, pedine, elementi di
cultura pop e icone del collezionismo inglobati in resine o rielaborati su materiali innovativi
(PET, plexiglas, stampe 3D), l’artista “rende immortale” la memoria e la trasmette alle
nuove generazioni.
“Vorrei – dice l’artista Alessandro Piano – che chi osserva un AlterEgo vedesse un gioco
e avesse l’occasione di sognare e di andare oltre. L’arte deve essere un ponte che unisce
le persone e i pensieri”.
La mostra sarà visitabile fino al 26 settembre 2026.

La passione dei libri per Torino

Capitale della cultura, luogo privilegiato dove storia, letteratura e arte si incontrano, Torino è un punto di riferimento intellettuale, un magico scenario che ha ispirato penne illustri dando vita a opere meravigliose e famose, scritture dove vite celebri e comuni si incrociano

La città ha ispirato autori celebri come Primo Levi, Erasmo da Rotterdam, Torquato Tasso, Jean-Jacques Rousseau, Emilio Salgari, Natalia Ginzburg, Italo Calvino, Cesare Pavese, ha incantato personaggi come Nietzsche: “E l’aria: secca, energizzante, allegra… il primo luogo in cui sono possibile!”, letterati come Italo Calvino: “Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia”.  L’eleganza della città, le sue piazze signorili e imponenti, i caffè raffinati, il fermento garbato, il Liberty, il Barocco, la magia, il mistero, tutto a Torino ispira, crea suggestioni positive, slanci creativi che inevitabilmente portano alla produzione di grandi opere. “Profonda” diceva De Chirico, “seconda a nessun’altra per magnificenza” secondo Gogol, uno dei più grandi autori della letteratura russa. Questo fervore ha dato vita a numerosi testi che vedono Torino come sfondo, come scenografia di storie che ci hanno appassionato, emozionato e fatto guardare la città con occhi diversi.

 

Il Libro Cuore di Edmondo De Amicis, il suo capolavoro, un libro per ragazzi ma apprezzato da tutti, in una Italia appena unita il diario di un bambino racconta l’amore per la patria, il rispetto per i genitori, lo spirito di sacrificio, la carità, l’obbedienza.

La solitudine dei numeri primi è il libro di debutto di Paolo Giordano, giovane autore torinese e vincitore del Premio Strega e Campiello. Un romanzo che racconta la storia di due giovani le cui vite sono state segnate da dolorose vicende della loro infanzia. Torino non è menzionata, ma tanti sono i luoghi citati come la Gran Madre o la Basilica di Superga. Al libro è ispirato l’omonimo film.

Il cimitero di Praga. Ambientato tra Torino, Parigi e Palermo è il sesto romanzo di Umberto Eco. Il capitano Simone Simonini, il protagonista di fantasia dell’opera e trait-d’union con gli altri personaggi, è un falsario cinico del XIX secolo, gli altri attori sono invece figure storiche del Risorgimento realmente esistite. Un libro che racconta di insurrezioni, rivolte, congiure.

La Casa in Collina Ambientato a Torino e nelle zone circostanti è uno dei più bei romanzi di Cesare Pavese. Una storia che affronta il problema della solitudine durante Seconda Guerra Mondiale, ma anche l’impegno civile, la pace interiore, la fuga, i sensi di colpa di Corrado il protagonista. Può essere considerato l’espressione del momento più maturo professionalmente dello scrittore piemontese.

Lessico Famigliare Gesti, comportamenti, episodi e soprattutto frasi della vita quotidiana dei Levi una famiglia ebrea e antifascista che vive nella Torino degli anni ’30. I ricordi, la lontananza, il disperdersi della famiglia a causa della guerra raccontati dall’interno da Natalia Ginzburg. Un libro-testimonianza che si è aggiudicato il Premio Strega nel 1963.

La giornata d’uno scrutatore. Italo Calvino narra la storia di Amerigo Ormea, intellettuale comunista, il cui scopo è quello di impedire che le persone incapaci di intendere e di volere vengano influenzate da religiosi a votare per la DC, si svolge tutto in un giorno in una sede unica: il Cottolengo di Torino. E’ un libro autobiografico il cui protagonista è l’alter ego dell’autore. Calvino ha impiegato molto tempo per scrivere questo libro, dal ’53 al ’63, non per una ricerca della perfezione, ma per l’impossibilità di scrivere sull’argomento in piena libertà.

Torino è casa mia. “Torino è Torino. Non è una città come un’altra” dice l’autore Giuseppe Culicchia e “aprire questo libro è un po’ come entrare in casa nostra. Mia. Vostra”.

Lo scrittore paragona Torino alla sua casa con “un ingresso, la stazione di Porta Nuova, una cucina, il mercato di Porta Palazzo, un bagno, il Po, e poi naturalmente il salotto di Piazza San Carlo, e quel terrazzo che è il Parco del Valentino, e il ripostiglio del Balon, e una quantità di altre cose e di altre storie”.

Oltre a questi opere, sicuramente tra le più note, ce ne sono molte altre che vedono la Città della Mole come meravigliosa protagonista:

Il Fantasma di Piazza Statuto, di Massimo Tallone, La Donna della domenica e A che punto è la notte di Fruttero – Lucentini, Torino Parallela di Baricco – Sterling, La Fratellanza della Sacra Sindone di Julia Navarro, La Commedia Torinese: Vicende di una eredità letteraria di  Michael Krüger e davvero tanti altri.

 

Maria La Barbera

 

 

 

12 settembre, a Stresa gli Stati Generali MAB UNESCO


Il Piemonte chiama a raccolta i suoi territori

Amministratori, associazioni, imprese, mondo della cultura e della ricerca chiamati a partecipare alla costruzione di una strategia comune per il futuro dei territori MAB UNESCO Piemontesi

 

Dalle ore 9:00, al Regina Palace Hotel, si terranno gli “Stati Generali dei Territori MAB UNESCO del Piemonte – Cultura, biodiversità, agricoltura e turismo per il futuro delle comunità locali”, promossi dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, con il supporto operativo della Fondazione Agrion, in collaborazione con le Riserve della Biosfera MAB UNESCO CollinaPo, Ticino Val Grande Verbano e Monviso.

Un appuntamento aperto a tutti, ma rivolto in particolare agli amministratori degli oltre 250 Comuni piemontesi coinvolti – circa 300 considerando anche i territori lombardi –, insieme ad associazioni ambientaliste, organizzazioni economiche e sociali, imprese, mondo della cultura e della ricerca.

Prendere parte all’evento a Stresa significa contribuire alla definizione delle priorità e delle strategie per questi territori e fornire indicazioni utili a orientare le future politiche regionali.

Con una superficie di circa 740 mila ettari, le tre riserve fanno parte di un sistema interregionale e transfrontaliero: il MAB Ticino Val Grande Verbano si estende anche in Lombardia, mentre il MAB Monviso collega l’Italia alla Francia.

«Il Piemonte può contare su un patrimonio MAB UNESCO straordinario, che interessa quasi il 30 per cento del territorio regionale. Un patrimonio che vogliamo trasformare sempre di più in opportunità concrete per i territori, mettendo in relazione cultura, paesaggio, biodiversità, agricoltura, turismo ed economia. dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione PiemonteCon gli Stati Generali vogliamo fare un passo ulteriore: costruire insieme ai territori una strategia regionale, partendo dall’ascolto degli amministratori, delle associazioni, delle imprese e del mondo della cultura e della ricerca. Crediamo come Regione che il Piemonte possa diventare un laboratorio nazionale MAB e che la cultura possa essere il filo che unisce identità e memoria alla capacità di generare sviluppo, attrarre progettualità e creare nuove opportunità, anche per i giovani. Stresa sarà quindi l’inizio di un percorso: mettere in rete esperienze e competenze e fare dei territori MAB un modello piemontese nel quale tutela, crescita e qualità della vita procedano insieme».

«Il riconoscimento MAB UNESCO assume pienamente valore quando diventa parte della vita e delle prospettive delle comunità che abitano questi territori – dichiara Marco Gallo, assessore con delega alle Aree UNESCO della Regione Piemonte –. Le tre Riserve piemontesi coinvolgono oltre 250 Comuni e compongono una realtà ampia, articolata e profondamente legata alle proprie specificità locali. Gli Stati Generali rappresentano quindi un’occasione importante per ascoltare amministratori, realtà economiche e sociali e costruire una visione condivisa. Il nostro compito è rafforzare la collaborazione tra i territori e tradurre il valore del riconoscimento UNESCO in scelte concrete, capaci di tenere insieme tutela della biodiversità, qualità del paesaggio, sviluppo locale e nuove opportunità per chi vive e lavora in queste aree».

«Essere MAB UNESCO significa assumersi una responsabilità verso il futuro – sottolinea Giacomo Ballari, Presidente della Fondazione Agrion –. Il riconoscimento non può essere un punto di arrivo. Dobbiamo dotarci di strumenti per conoscere e misurare i territori, individuarne punti di forza e criticità, definire priorità e pianificare gli interventi. Conoscere, misurare, pianificare, agire e monitorare: è così che possiamo trasformare questo patrimonio in sviluppo sostenibile

Nel corso della conferenza stampa, tenutasi nella giornata di oggi, 31 Agosto 2026 presso la Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione Piemonte, è stato illustrato il programma ufficiale dell’evento del 12 Settembre, sono stati anticipati gli obiettivi del grande appuntamento e le principali sfide che attendono i territori MAB UNESCO: valorizzare il patrimonio naturale e culturale, condividere esperienze e buone pratiche e rafforzare la collaborazione tra le tre Riserve della Biosfera piemontesi.

LA VOCE DEI TRE TERRITORI
Marco Dastrù, Presidente della Riserva della Biosfera MAB UNESCO Monviso:
«La Riserva della Biosfera Transfrontaliera del Monviso aderisce con slancio all’iniziativa promossa dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte. Parteciperà agli Stati Generali dei Territori MAB Unesco portando con sé non solo l’esperienza maturata nella tutela della conservazione della biodiversità ma anche la capacità di dialogare con chi rappresenta, a vario titolo, il patrimonio culturale, turistico e produttivo del territorio compreso all’interno della Riserva. Il carattere transfrontaliero del MAB Monviso offre poi l’opportunità di abbattere il limite geografico del confine nazionale ricollegando le terre del Monviso e, di conseguenza, tutta la valle del Po e la pianura piemontese alla Francia riattivando così canali turistici ma, soprattutto, culturali assai forti in un passato non troppo lontano e mai del tutto interrotti. L’incontro di lavoro con gli altri MAB piemontesi rappresenta un’occasione preziosa di approfondimento e condivisione delle esperienze vissute e dei progetti per il prossimo futuro».

Francesco Tresso, Presidente della Riserva della Biosfera MAB UNESCO CollinaPo:
«Gli Stati Generali dei territori MAB UNESCO del Piemonte rappresentano un’occasione importante per rafforzare una rete che mette al centro la tutela della biodiversità, il paesaggio e il patrimonio culturale, ma anche la capacità delle comunità locali di costruire nuove opportunità di crescita sostenibile. La Riserva della Biosfera CollinaPo, con la sua particolare dimensione che tiene insieme il territorio urbano di Torino e di 85 comuni della sua area metropolitana, alla collina e al sistema fluviale del Po, porta in questa rete l’esperienza di un territorio nel quale natura, città e comunità sono strettamente connesse. Fare rete tra le Riserve MAB significa condividere buone pratiche, progettualità e strumenti, ma soprattutto costruire una visione comune capace di valorizzare le specificità di ciascun territorio. È questa la sfida che abbiamo davanti: fare della straordinaria ricchezza naturale e culturale dei nostri territori una leva di sostenibilità, conoscenza e sviluppo».

Alessandro Marchese, Vicepresidente della Riserva della Biosfera MAB UNESCO Ticino Val Grande Verbano:

«Come MAB UNESCO Ticino Val Grande Verbano, viviamo questa iniziativa con particolare interesse e con un forte senso di responsabilità. La nostra è una Riserva della Biosfera che unisce Piemonte e Lombardia. Anche la nostra governance riflette questa caratteristica: il Presidente rappresenta la Lombardia e il Vicepresidente il Piemonte, in un equilibrio che non è soltanto istituzionale, ma rappresenta concretamente la volontà di lavorare insieme oltre i confini amministrativi. Essere una MAB UNESCO significa infatti molto più che custodire un patrimonio naturale straordinario. Significa costruire un modello di sviluppo nel quale ambiente, cultura, agricoltura, turismo, attività economiche e comunità locali possano crescere insieme. È proprio questa la direzione indicata anche dagli Stati Generali: trasformare il valore dei nostri territori in opportunità concrete per le comunità che li abitano. Per questo desidero ringraziare Regione Piemonte nella persona dell’Assessore Chiarelli per aver promosso e sostenuto questa importante occasione di confronto. Il Piemonte può contare su tre Riserve della Biosfera che rappresentano esperienze diverse, ma accomunate dalla capacità di sperimentare nuove forme di equilibrio tra conservazione della biodiversità e sviluppo sostenibile. Credo che il vero valore degli Stati Generali sia proprio questo: mettere in rete le esperienze, condividere le buone pratiche e rafforzare la consapevolezza che i riconoscimenti UNESCO non sono un punto di arrivo, ma uno strumento per costruire il futuro. Per la nostra MAB Ticino Val Grande Verbano sarà anche un’occasione per portare il contributo di un territorio che, proprio perché transregionale, ha fatto della collaborazione tra Piemonte e Lombardia una delle proprie forze».

TRE PRIORITÀ DA CUI PARTIRE

Una parte centrale della giornata sarà dedicata ad approfondimenti e tavoli di lavoro attorno a tre direttriciconoscere per decidere, attraverso dati, indicatori e strumenti di analisi; proteggere e valorizzare identità e patrimonio, mettendo insieme cultura, biodiversità, paesaggio, agricoltura e produzioni identitarie; generare nuove opportunità di sviluppo, attraverso cultura, turismo sostenibile, economia locale, imprese e giovani.

La sfida è duplice: mettere a valore il riconoscimento MAB UNESCO e, contemporaneamente, proteggere e rafforzare le peculiarità che lo hanno reso possibile, costruendo un equilibrio tra uomo, biosfera e attività economiche.

A completare la giornata saranno la visita ai Giardini Botanici di Villa Taranto e la navigazione sul Lago Maggiore a bordo dello storico Piroscafo Piemonte, sul tema “Il paesaggio come patrimonio culturale, ambientale ed economico”.
Stresa vuole segnare l’avvio di una nuova fase: dal riconoscimento alla strategia, dalla conoscenza all’azione.

La partecipazione è aperta a tutti, previa registrazione.
Modulo di registrazione all’evento

Giustizia, Liberalità, Magnanimità e Abbondanza: cambiano posto le quattro statue monumentali di Palazzo Madama

Sono in corso i lavori di trasferimento delle quattro monumentali statue allegoriche del Buon Governo – Giustizia, Liberalità, Magnanimità e Abbondanza – nella Galleria Carlo Emanuele I di Palazzo Madama, dove troveranno la loro nuova collocazione definitiva. La Galleria, ancora interessata dai lavori di musealizzazione e allestimento, sarà aperta al pubblico al termine dell’intervento complessivo. La movimentazione rappresenta una nuova tappa del grande progetto di restauro e valorizzazione di Palazzo Madama, uno degli interventi più significativi realizzati sull’edificio nella sua storia recente, oltre che uno dei progetti qualificanti del Piano Strategico della Fondazione Torino Musei. Il progetto è promosso dalla Fondazione Torino Musei con il sostegno determinante della Fondazione CRT, storico e principale sostenitore privato di Palazzo Madama, che ha accompagnato e finanziato il grande intervento di restauro e consolidamento della facciata juvarriana. Un programma che supera la dimensione del restauro monumentale e interviene sui percorsi museali, sulla fruizione e sull’apertura di nuovi spazi, con l’obiettivo di restituire piena leggibilità agli oltre duemila anni di storia racchiusi nel Palazzo e rafforzarne il ruolo di Museo della Città. La collocazione delle statue nella Galleria Carlo Emanuele I costituisce uno degli interventi qualificanti di questo percorso. Il Piano Strategico ha infatti individuato nella valorizzazione degli spazi e nella rigenerazione dei percorsi di visita uno degli assi fondamentali per il rilancio di Palazzo Madama, con l’obiettivo di costruire una lettura unitaria dell’edificio e delle sue straordinarie stratificazioni storiche. In questa prospettiva, la Galleria è destinata a diventare uno spazio strategico del futuro percorso museale, capace di mettere in relazione le origini romane della città, l’evoluzione del Palazzo e la nascita della Torino capitale. Con il completamento dei lavori di musealizzazione e di allestimento, la Galleria sarà quindi restituita al pubblico come nuovo spazio del museo, integrando le sculture originali nel racconto storico e architettonico del Palazzo. “Lo spostamento delle quattro statue rappresenta una tappa particolarmente significativa nel più ampio percorso di trasformazione e valorizzazione in corso a Palazzo Madama. Con il Piano Strategico la Fondazione ha deciso di investire su questo straordinario patrimonio simbolo della Città, non soltanto per conservarlo, ma per restituirgli pienamente la capacità di raccontare la storia di Torino e di aprirsi a nuove modalità di visita e di conoscenza. Il restauro della Galleria Carlo Emanuele I e la musealizzazione delle grandi statue acroteriali è parte di questa visione: mette in valore opere monumentali, recupera nuovi spazi del Palazzo e rafforza il legame tra architettura, collezioni e storia della città. Un complessivo progetto di questa portata, realizzato per lotti dalle facciate, alla Galleria Carlo I e alla meravigliosa terrazza panoramica, è reso possibile solo grazie all’impegno continuativo della Città di Torino e al fondamentale sostegno della Fondazione CRT, che desidero sentitamente ringraziare per l’accompagnamento della Fondazione Torino Musei in uno degli interventi più importanti realizzati nella storia recente di Palazzo Madama. È un percorso che restituisce progressivamente alla città un Palazzo più accessibile, leggibile e capace di affermarsi sempre più come Museo della Città e come uno dei luoghi simbolici dell’identità culturale di Torino», dichiara Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei.

Le quattro statue erano state rimosse dalla balaustra del corpo centrale della facciata juvarriana nel luglio 2022, durante una delle operazioni più complesse e spettacolari del grande cantiere di restauro. Alte oltre quattro metri e del peso di più di tre tonnellate ciascuna, furono sezionate, protette all’interno di apposite strutture e calate a terra mediante un complesso sistema di movimentazione da un’altezza di circa 27 metri. L’operazione fu condotta dalla Cooperativa Archeologia di Firenze e da Arte Restauro Conservazione di Cristina Maria Arlotto, sotto la direzione dell’architetto Gianfranco Gritella. Alla ditta Martina Service srl, che aveva già seguito nel 2022 la discesa delle statue dalla balaustra a terra, è stato affidato anche il loro trasferimento all’interno della Galleria Carlo Emanuele I. Ph Alessio Bergadano Realizzate dallo scultore carrarese Giovanni Baratta nel 1726, le opere sono scolpite in marmo di Brossasco e costituiscono uno degli elementi più riconoscibili dell’apparato monumentale della facciata juvarriana. La loro rimozione si rese necessaria a seguito delle condizioni conservative determinate dalla lunga esposizione agli agenti atmosferici e delle criticità emerse nel corso delle approfondite indagini diagnostiche che hanno preceduto l’intervento. Una volta a terra, le opere sono state sottoposte a un articolato intervento di restauro, consolidamento e messa in sicurezza, realizzato anche all’interno del padiglione trasparente appositamente allestito in piazza Castello, che ha consentito al pubblico di seguire da vicino le diverse fasi del lavoro. Anche questa fase di intervento è stata resa possibile grazie al sostegno mirato della Fondazione CRT e ha riguardato le superfici marmoree, il consolidamento delle parti maggiormente fragili e il recupero della leggibilità complessiva delle sculture, nel rispetto della materia originale. Il restauro delle statue si è inserito nel più ampio cantiere della facciata juvarriana, avviato nel 2022 e sviluppato attraverso fasi successive. Il primo intervento ha riguardato l’avancorpo centrale, con un complesso lavoro di consolidamento strutturale, restauro dei rivestimenti marmorei e recupero degli undici grandi serramenti barocchi; il progetto è quindi proseguito sui due settori laterali della facciata, completando progressivamente il recupero dell’intero fronte monumentale. La sequenza degli interventi ha consentito di affrontare in maniera organica conservazione, sicurezza strutturale e valorizzazione architettonica, restituendo piena leggibilità a uno degli elementi più iconici di Piazza Castello e dell’immagine stessa di Torino. Il recupero della facciata costituisce una delle componenti di un programma di trasformazione molto più ampio. Il Piano Strategico della Fondazione Torino Musei ha posto il rilancio complessivo di Palazzo Madama tra le proprie priorità, definendo un progetto unitario nel quale restauro monumentale, consolidamento strutturale, apertura di nuovi spazi, riallestimento e ridefinizione dei percorsi di visita concorrono a una visione complessiva di valorizzazione. Il programma si articola in diversi lotti funzionali che hanno interessato e interessano progressivamente le facciate, le strutture sommitali e la meravigliosa terrazza che sarà aperta al pubblico, gli spazi interni e i percorsi di visita, con l’obiettivo di restituire al pubblico un Palazzo più completo, attraversabile e comprensibile, nel quale la storia dell’edificio e le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica possano dialogare all’interno di un racconto coerente e continuo. In questa prospettiva, Palazzo Madama rafforza il proprio ruolo di grande luogo identitario della città: non soltanto spazio di conservazione della memoria, ma museo capace di raccontare le origini, le trasformazioni e l’evoluzione di Torino, offrendo a cittadini e visitatori una chiave di lettura unica della sua storia e del suo rapporto con il presente. L’obiettivo è restituire al pubblico un Palazzo pienamente fruibile, da scoprire e conoscere, nel quale la storia dell’edificio e le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica possano dialogare all’interno di un racconto coerente. Nel mese di ottobre il progetto proseguirà con il posizionamento sulla terrazza delle copie delle quattro statue, che consentiranno di restituire alla facciata la propria configurazione monumentale, garantendo al tempo stesso la migliore conservazione degli originali all’interno della Galleria.

Ph Alessio Bergadano

 

“Pinocchio 200. Un burattino tra le vette e il mare”

Un simbolico gemellaggio tra le vette innevate del Monte Bianco e il Mar Mediterraneo per celebrare i 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi, ideatore del burattino più famoso del mondo. È il progetto “Pinocchio 200. Un burattino tra le vette e il mare”, ideato dalla Compagnia Teatro d’Aosta, diretta da Livio Viano, con il sostegno del Consiglio regionale della Valle d’Aosta.

Cuore dell’iniziativa è la rappresentazione teatrale “Le avventure di Pinocchio”. Lo spettacolo sarà portato in scena dall’attrice Amandine Delclos in 11 comuni valdostani, dal 4 luglio al 6 settembre 2026, prima del gran finale al Castello Aragonese di Ischia, il 19 e il 20 settembre.
Al Forte di Bard l’appuntamento sarà domenica 6 settembre 2026 alle ore 16.00.

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria: prenotazioni@fortedibard.it
Chi non prenota per accedere dovrà pagare il biglietto di ingresso al Forte di Bard.

Idro Grignolio, il cantore del Monferrato

Ardua impresa è la descrizione della statura di Idro Grignolio, fonte inesauribile di notizie e grande personaggio del panorama culturale monferrino, nel quindicesimo anno della scomparsa avvenuta il 16 settembre 2011. Giornalista, scrittore, poeta, ricercatore, storico, grafico, fotografo, caricaturista, illustratore e autore di romanzi storici sviluppò la capacità di rilevare i contorni umani dei suoi personaggi con arte raffinata illuminata dallo humor. Prima di trasferirsi a Casale, abitò per oltre 40 anni a Balzola, dove nacque il 7 giugno 1922 nel rione Borgoratto, maestro elementare e dal 1945 reggente della segreteria comunale del suo paese.
Famose le oltre 1200 caricature sui Profili Cittadini pubblicati sul bisettimanale “Il Monferrato”, collaborando anche con la prestigiosa “La Settimana Enigmistica”. Fu autore di una dozzina di volumi dedicati al paese natale, tra i quali “B come Balzola” postumo, oltre a 60 volumi dagli svariati contenuti: “Mostra di San Giuseppe”, “Pro Loco”, “I primi 90 anni del Casale Calcio”, “100 anni di Politeama”, “I tesori delle chiese monferrine”, “Le 100 donne di Casale”, “Casale Monferrato e le sue vicende storiche”. Molto interessante “Aleramo e la sua stirpe”, libro voluto dalla Confraternita dei Coppieri di Aleramo, storia e leggenda che ha suscitato la curiosità di studiosi locali vivificata dal suo stile personale con la presentazione di Gabriele Serrafero.
Nel 2005 Jean Servato, della galleria d’arte “Ariete”, omaggiò Grignolio con la pubblicazione di “Caricaturista” recante i più noti personaggi monferrini. Da ricordare il suo dotto intervento durante l’inaugurazione del teatro municipale di Casale Monferrato, restituito alla città nel 1990 dopo 40 anni di chiusura, alla presenza di Vittorio Gassman che propose il monologo “Brindisi per un teatro”. Grignolio si appassionò alla storia delle prestigiose casate monferrine con pubblicazioni sui conti Callori, l’industriale De Mattei, il finanziere Riccardo Gualino e i marchesi Gozzani di Treville e San Giorgio.
Nel palazzo di Ciriè, Idro ritrovò la storia in epoca napoleonica della marchesa Sofia Doria Gozzani residente nel palazzo San Giorgio di Casale e il suo ritratto in età giovanile eseguito all’epoca dal pittore torinese Panealbo, immagine del ritratto recentemente restaurato inviatoci dalla responsabile della quadreria Doria dott. Marina Macario. Durante l’intervista rilasciataci dal figlio Alberto, veniamo a conoscenza del passato militare del padre: allievo ufficiale di Aviazione a Venaria Reale dove, per meglio identificare gli aerei nemici, ne disegnava la sagoma per favorirne il riconoscimento. Nel 1957, durante una serata musicale allestita nel salone consigliare di Balzola, partecipò allo spettacolo trasmesso da una troupe televisiva torinese in cerca di idee.

Avendo solo 30 secondi di tempo per trasferire le immagini di personaggi celebri su un tabellone, egli ebbe l’idea di utilizzare il rossetto di una ragazza presente in sala. Il suo archivio privato consistente in libri, disegni, manoscritti, fotografie, documenti e articoli fu donato nel 2015 alla Biblioteca di Treville che ospita oltre 7000 volumi, intitolata al compianto prof. Giuseppe Spina e gestita dal direttore Paolo Testa, grande amico di Grignolio. Nel 2023 la città di Casale, nel giorno della sua scomparsa, intitolò i giardini del Valentino detti “ex Altera” allo storico e “cantore” di Casale e deI Monferrato Idro Grignolio. Fu eccellente guida turistica, attività svolta con grande passione, competenza e generosità.

Sulla lapide del cimitero di Balzola, una frase posta accanto alla sua immagine con la moglie Luigia Torriano, recita: “La morte non esiste. Esiste l’oblio dei vivi”. La sete del sapere non era in lui gratificazione personale del possedere fredda erudizione ma viscerale desiderio di conoscenza al fine di diffonderla avvicinando ad una cultura accessibile a tutti seppur non in senso semplicemente divulgativo bensì in modo approfondito e con chiarezza espositiva. Significativo, nel 2008, il suo sostegno alla proposta del comitato di presidenza del Mutuo Soccorso di sostituire la denominazione “Circolo delle Tordelle”, allettante e bonariamente ironica ispirata dalle illustrazioni del vecchio “Corriere dei Piccoli”, con “Circolo Culturale Leonardo Bistolfi”.

Grignolio si dimostrò molto favorevole alla proposta in quanto il precedente significato, fuorviante, non corrispondeva alla volontà di creare incontri altamente culturali e non di un semplice intrattenimento di signore in cerca di svago. Tanto più che proprio in questa sede il grande scultore simbolista Leonardo Bistolfi era stato presidente onorario e nei giardini antistanti si può ammirare il suo splendido monumento ai caduti del 1928, importante esempio di unione di Liberty e Simbolismo. Ancora attuale, a distanza dalla pubblicazione nel 1983, la sua guida turistica di Casale scritta e illustrata, prezioso scrigno di dati storici e artistici, aneddoti e curiosità nell’informare, appassionare e incentivare il turismo in Monferrato.
Giuliana Romano Bussola
Armano Luigi Gozzano

L’antico patrimonio tipografico strizza l’occhio alla contemporaneità

Capita a Mondovì (Cuneo) con “Officina del Libro”, primo Progetto Residenziale presso il “Polo Culturale Liber – Museo Civico della Stampa”

Da lunedì 7 a venerdì 11 settembre

Mondovì (Cuneo)

Una “Summer School Residenziale di Formazione, Ricerca e Produzione” pensata in ambito tipografico: questo é l’“Officina del Libro”, il primo (decisamente innovativo e coraggioso) “Progetto Residenziale” sviluppato nell’ambito del percorso di gestione pluriennale del “Polo Culturale Liber – Museo Civico della Stampa” di Mondovì (Cuneo). Detto in soldoni: una settimana circa di “formazione, ricerca e produzione” (da lunedì 7 a venerdì 11 settembre prossimi) che riporterà i laboratori del “Museo” di piazza d’Armi al centro di un percorso di valorizzazione del patrimonio tipografico, mettendolo in dialogo con la “creatività contemporanea”.

Protagonisti saranno 10 giovani under 35 provenienti da tutta Italia, ospitati per dare vita ad una “Summer School Intensiva e Residenziale” dedicata al “libro d’artista” e a tutte le pratiche editoriali contemporanee. Il Progetto, promosso da “Archivio Tipografico”“Noau Officina Culturale” e “Polo Culturale Liber – Museo Civico della Stampa” di Mondovì, è realizzato grazie al contributo di “Fondazione CRC”, nell’ambito del “Bando Primavera 2026” e rappresenta uno dei primi risultati concreti del nuovo percorso di gestione e sviluppo del “Polo Culturale Liber”.

“La ‘Summer School’ è il risultato – spiega Manuele Berardo, presidente di ‘Noau Officina Culturale’ – di una ‘call’ di livello nazionale che ha raccolto oltre 50 candidature di giovani artisti e creativi under 35 provenienti da diverse città d’Italia, da Roma a Torino, da Udine a Pesaro, da Urbino a Bolzano. Durante la settimana, i partecipanti selezionati saranno accompagnati in un percorso di formazione, sperimentazione e produzione, lavorando sul tema del ‘libro d’artista’ e sulle possibilità offerte dall’incontro tra tecniche artigianali e strumenti contemporanei. Il patrimonio del ‘Museo’ diverrà così non soltanto oggetto di conservazione e visita, ma ‘strumento attivo’ di ricerca e produzione, a disposizione di una nuova generazione di progettisti e artisti”.

Anche per questo, e in quest’ottica, l’iniziativa prevede pure momenti aperti al pubblico. Due nello specifico: lunedì 7 settembre (ore 18) è in programma il talk con Luca Lattuga, progettista grafico ed appassionato tipografo, da anni impegnato nella ricerca e nella catalogazione dei “caratteri mobili in metallo e legno” prodotti in Italia tra gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso. Durante l’incontro, sarà presentato il volume “Alfabeti Modernisti Italiani”, edito da “Lazy Dog” e frutto del suo lavoro di ricerca.

Venerdì 11 settembre (dalle ore 17) sarà invece possibile, dopo un momento di restituzione del percorso con i saluti istituzionali, assistere ad una “dimostrazione di stampa” dal vivo, con l’attivazione di una delle macchine più interessanti e  preziose della Collezione del ‘Museo’, una “macchina di stampa piano-cilindrica”, sistema che sostituì i vecchi torchi manuali a pressione piana e la cui prima versione motorizzata fu inventata nel remoto 1814 dall’inventore tedesco Friedrich Koenig, permettendo di stampare un numero altissimo di copie all’ora e rivoluzionando la produzione dei giornali, tra i primi il “Times” di Londra. La serata si concluderà con un momento conviviale accompagnato da un rinfresco.

Importante è ancora ricordare che “Officina del Libro” ha, tra i suoi principali obiettivi, anche quello di costruire nuove alleanze attorno al patrimonio del ‘Museo’. Di qui, l’importante collaborazione nata, ad esempio, con “Archivio Tipografico”, realtà torinese che, da anni, lavora sulla ricerca, conservazione e pratica della tipografia artigianale a livello nazionale, intrecciando patrimonio storico, produzione contemporanea, formazione e sperimentazione.

“Nostro principale intento – conclude in proposito Manuele Berardo – è fare del ‘Museo Civico della Stampa’ non soltanto un luogo di conservazione della memoria tipografica, ma un ‘laboratorio contemporaneo’ capace di mettere in relazione storia ed innovazione, antiche competenze artigianali e nuove tecnologie e, di conseguenza, professionisti affermati e giovani creativi”.

g.m.

Nelle foto: Un Laboratorio e Pubblico in visita al “Museo Civico della Stampa” di Mondovì

La decima edizione di NID Platform per la prima volta in Piemonte

Inaugura oggi, martedì 1° settembre, per la prima volta in Piemonte, la decima edizione di NID Platform, la Piattaforma della Danza Italiana che quest’anno annuncia dati da record per presenze ed espansione internazionale. Gli operatori partecipanti contano fino a 520 unità (45% in più rispetto allo scorso anno), e tra coloro che provengono dall’estero il numero risulta pressoché raddoppiato (83 contro i 47 del 2025), a conferma di un interesse crescente da parte di programmatori, direttori artistici e critici internazionali verso la produzione coreografica italiana. La delegazione più numerosa presente quest’anno è quella francese (22 operatori), a seguire si collocano quelle di Spagna, Germania e Paesi Bassi.

Saranno Collegno, Moncalieri, Torino e Venaria Reale a ospitare fino al 4 settembre prossimo gli eventi che caratterizzano NID Platform, la cui programmazione si raccoglie nel titolo “Coreografie del possibile”, un tema che richiama i principi essenziali della danza tra corpo, gesto, composizione, relazione spazio/tempo e la capacità di immaginare nuove connessioni tra artisti, luoghi, pubblici, operatori italiani e stranieri, istituzioni e territori, favorendo opportunità di crescita, collaborazione e circuitazione oltre confine. Tramite spettacoli, Open Studios, performance, incontri e panel di approfondimento, NID Platform si propone da sempre come un osservatorio privilegiato capace di valorizzare tanto il talento emergente quanto quello riconosciuto.

“Ospitare per la prima volta NID Platform nella nostra regione significa portare qui artisti, operatori e professionisti da tutto il mondo e, insieme, offrire alla danza italiana una vetrina capace di generare nuove opportunità – ha dichiarato Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte – i numeri ci dicono che parliamo di un settore culturale importante: secondo l’ultimo Rapporto SIAE, nel 2025 il balletto ha contato circa 12.300 spettacoli, quasi l’8% dell’intera offerta teatrale italiana. La Regione Piemonte ha creduto fin dall’inizio in questo progetto, lavorando per mettere in rete istituzioni, territori e realtà culturali. Collegno, Moncalieri, Torino e Venaria Reale diventano un unico grande palcoscenico: la dimostrazione concreta che investire in cultura significa anche attrarre competenze, creare relazioni internazionali e offrire nuove opportunità ai nostri artisti e ai giovani talenti”.

Il titolo di questa decima edizione, “Coreografie del possibile”, intreccia realtà, sogno e visione progettuale, facendo della danza, dei luoghi e delle comunità un “unicum”, una dimensione di rigenerazione urbana e culturale che pone al centro l’arte, le istituzioni, i territori, gli operatori e le reti internazionali. Le location protagoniste saranno la Lavanderia a Vapore di Collegno, le Fonderie Limone di Moncalieri, il Teatro Astra, le OGR e la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, a Torino, e la Reggia di Venaria Reale, ex spazi produttivi, architetture rifunzionalizzate, centri di residenza, teatri della contemporaneità e patrimonio storico-architettonico che compongono una geografia diffusa, nella quale la danza abita spazi già attraversati da processi di trasformazione e li mette nuovamente in relazione con artisti, professionisti e comunità.

“Il trend positivo che emerge già dai primi dati sulle presenze – ha commentato Manuela Lamberti, Presidente di Piemonte dal Vivo – conferma l’efficacia della NID Platform come strumento di sistema per la danza italiana. L’aumento degli operatori e la crescita della partecipazione internazionale dimostrano la capacità del progetto di generare opportunità concrete di incontro, distribuzione e networking per artisti e compagnie. Per Piemonte dal Vivo è motivo di responsabilità e orgoglio coordinare un’edizione che rafforza il posizionamento del Piemonte e contribuisce alla proiezione della danza italiana nel panorama europeo e internazionale”.

Saranno 20 le proposte di NID Platform 2026, di cui 14 spettacoli nella sezione “Programmazione”, quattro lavori in fase di sviluppo nella sezione “Open Studios” e due produzioni ospiti scelte per le caratteristiche che le definiscono come un  completamento del panorama artistico della programmazione, con un affondo su incursioni site-specific e operazioni fuori formato.

Nella giornata di martedì 1° settembre, presso il TPE Teatro Astra di Torino, alle 19, andrà in scena “Humanos”, una composizione di Vito Leone Cassano giocata tra i linguaggi della danza, dell’acrobatica aerea e del teatro fisico, mentre mercoledì 2 settembre, alle 16.30, sarà messo in scena il progetto della talentuosa interprete Alessandra Cristiani, dal titolo “Caduta la neve – da Sarah Moon”. Giovedì 3 settembre, alle 21, sarà la volta di “Abracadabra”, creazione dell’affermata performer e coreografa Francesca Pennini. Lo spettacolo verrà replicato venerdì 4 settembre alle 12.30. Alle OGR Torino, martedì 1° settembre alle 17 e mercoledì 2 alle 15, andrà in scena “Manifestus”, del coreografo, performer e film-maker Jacopo Jenna, mentre il 3 e il 4 settembre, rispettivamente alle 21 e alle 12, la compagnia Nexus proporrà il lavoro “Le Palestriti”. Venerdì 4 settembre, alle ore 10, il panel internazionale “Rigenerazione umana” amplierà lo sguardo sui processi di trasformazione che la danza può generare nei luoghi, nelle comunità e nelle forme dell’abitare. Presso le Fonderie Limone di Moncalieri, martedì 1°  settembre, andranno in scena “Pas de cheval”, alle ore 20, e alle ore 22 “Le Fenicie”, un lavoro ispirato all’omonima tragedia euripidea. Mercoledì 2 settembre, alle ore 21.30, sarà di scena “Weirdo”, ideato da Enrico Morelli per la MM Contemporary Dance Company, e il 4 settembre, alle ore 17, “Panoramic banana. Album degli abitanti del nuovo mondo”, firmato da Michele Di Stefano, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2014. Tornano inoltre le “Italian Windows”, curate da Carmelo A. Zapparrata, in programma mercoledì 2 settembre alle ore 18. Alla Lavanderia a Vapore di Collegno si colloca la programmazione “Open Studios”, e mercoledì 2 settembre, alle ore 12, andranno in scena “NU” di Virginia Spallarossa; “Déjà Donné; Sognare – Fase Ram” di Damiano Scavo / Scenario Pubblico; “Special K” di Davide Tagliavini / Compagnia Artemis Danza; “Thanks, Ilaria” di Filippo Buonamassa / ResExtensa Dance Company. Francesco Marilungo, Premio Ubu 2024, si esibirà in “Cani lunari”, mentre Salvo Lombardo, nella giornata di giovedì 3 settembre, alle 15.30, sarà l’interprete di “Breathing Room – atlante dei respiri ricevuti”. Mercoledì 2 e giovedì 3 settembre, rispettivamente alle ore 10 e alle ore 11, le OGR ospiteranno due panel dal titolo “Ecosistemi della creazione” e “#DanceMatters”. Un’ indagine sul femminile, tra eredità culturale, corpo e identità, a cura della Compagnia Abbondanza Bertoni, aprirà mercoledì 2 settembre, alle ore 10 e alle ore 14.30, il programma di NID Platform presso la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani con “Epiphania. Mi rendo”. Seguirà “Piano-Forte” di Roberto Todesco nella giornata di Giovedì 3 settembre alle 12.30 e alle 14.30. Venerdì 4 settembre, alle ore 15, andrà in scena “Good vibes only (the great effort)” di Francesca Santamaria. A chiusura della programmazione 2026, il Parco della Tesoriera ospiterà venerdì 4 settembre, alle ore 19, “Il secondo paradosso di Zenone”, a cura di Elisabetta Consonni e interpretato da Sara Catellani. Nei magnifici spazi del complesso di Venaria, alle 19.30, si svolgerà lo spettacolo “Cosmorama”, creazione per TIR Danza del coreografo Nicola Galli, ex ginnasta formatosi tra teatro fisico, hip hop, danza contemporanea e danza rinascimentale.

Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo e Regione Piemonte, con il coordinamento di Fondazione Piemonte dal Vivo e il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo. La dimensione internazionale è sostenuta da collaborazioni con reti europee e programmi di residenza internazionale in dialogo con Ministero degli Affari Esteri – MAECI, Istituti Italiani di Cultura e partner esteri.

L’immagine guida della decima edizione è stata realizzata dall’artista Cristian Chironi in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Gian Giacomo Della Porta

Il castello di Agliè, una residenza sabauda nel Canavese

Bellezza, arte, poesia e un po’ di cinema

Eretto nel XII secolo dalla famiglia dei conti San Martino nell’omonimo borgo, uno dei più famosi del canavese, fino al 1600 il Castello di Agliè mantenne l’aspetto di un forte con tanto di muraglia difensiva e fossato.

I primi interventi per renderlo dimora furono fatti a fine secolo dal Conte Filippo che affidò il progetto all’architetto Amedeo di Castellamonte: venne rivisitata la facciata interna, creata la cappella e le due gallerie. Nel 1764 fu venduto al re Carlo Emanuele III dando inizio così alla prima epoca sabauda e divenendo una delle residenze estive reali. Vengono ricavati nuovi appartamenti, edificata la chiesa parrocchiale della Madonna della Neve, collegata al castello così che i membri della famiglia potessero raggiungerla senza essere visti, ampliato il giardino in stile italiano, costruita la fontana dei Fiumi, Dora Baltea e Po, con le belle sculture dei fratelli Collino. Durante il governo di Napoleone venne ceduto perdendo così il tono regale e sontuoso e venendo utilizzato invece come ricovero per i poveri.

Carlo Felice a inizio del 1800 lo rivolle fortemente e gli ridiede un aspetto sfarzoso grazie anche all’intervento dell’architetto Michele Borda che introdusse gli arredi in stile Carlo X, costruì un teatro gioiello e inserì una bella collezione di opere d’arte. Nello stesso periodo vennero introdotti diversi reperti relativi a vari scavi archeologici che Maria Cristina di Borbone, moglie di Carlo Felice, aveva seguito personalmente nel Lazio.

Nel 1939 il castello fu venduto allo Stato con la gestione della Soprintendenza ai Monumenti e dei Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte che ancora oggi si occupano del suo mantenimento e della sua salvaguardia. Dal 1997 è parte del Patrimonio Unesco e del circuito dei Castelli del Canavese.

Grazie alla sua bellezza ed eleganza i visitatori sono in costante aumento, la varietà di stili architettonici che si sono susseguiti storicamente e i diversi spazi interni ed esterni da visitare: i saloni, la biblioteca, il teatro, la cappella, i giardini pieni di alberi secolari e serre, attraggono turisti e curiosi da tutta Europa.

Al Castello di Agliè furono dedicati alcuni versi dal poeta Guido Gozzano che durante le sue vacanze di bambino giocava sul piazzale antistante ed è stato un meraviglioso sfondo cinematografico dove sono state ambientate alcune fiction come Elisa di Rivombrosa e Maria José, un luogo dunque dove la magia dell’arte, le storie legate alle famiglie reali, la grandiosità architettonica e la bellezza nella natura si intrecciano conferendogli lo status di meraviglia non solo piemontese ma del mondo intero.

Maria La Barbera