CULTURA

Alla scoperta della Villa “Il Passatempo” delle Dame di Verrua

Curiosità della storia. C’è un filo sottile che lega un’antica Villa di Chieri al celebre assedio turco di Vienna del 1683 che segnò la vittoria degli eserciti europei sulle forze ottomane che da due mesi accerchiavano la capitale degli Asburgo. In quello stesso anno il conte Giuseppe Augusto Scaglia di Verrua sposò la damigella Jeanne Baptiste d’Albert de Luynes, la famosa contessa di Verrua, e due anni dopo decise di edificare Villa Il Passatempo per villeggiatura e per deliziare la bella e giovane moglie francese che diventerà l’amante di Vittorio Amedeo II di Savoia. Nel grande salone, al piano nobile della dimora storica nota come la residenza delle “Dame di Verrua”, si staglia una preziosa e maestosa scultura lignea che illustra alcune scene della battaglia di Vienna.
Dalle alture della città assediata e ormai vicina alla resa, gli ussari alati comandati dal re polacco Jan Sobieski, fiancheggiati da un giovanissimo scalpitante principe Eugenio di Savoia, piombano come falchi sull’accampamento della Mezzaluna sbaragliando la grande armata turca del Gran Visir che minacciava l’intero continente. Era il 12 settembre del 1683. L’Europa era salva, Roma, cuore della Cristianità, poteva dormire sonni tranquilli. La notizia della vittoria cominciò lentamente a propagarsi dal campo di battaglia a tutta l’Europa occidentale. L’eco del fausto evento si diffuse in tutte le città europee provocando un’euforia generale e tumulti di gioia. In ogni chiesa riecheggiavano i Te Deum, le campane suonarono per ore e le tipografie fecero a gara per stampare documenti e manifesti sull’assedio e sull’eroe Giovanni Sobieski.
L’onda lunga dell’entusiasmo della vittoria cristiana sull’Islam ottomano raggiunse anche la piccola Chieri e a questo punto entrò in scena Villa Il Passatempo. Il conte Scaglia di Verrua, come detto, fece edificare l’edificio e incaricò un artista, rimasto anonimo, o forse più artisti, di realizzare un’opera che rendesse immortale la battaglia di Vienna. E così nacque l’altorilievo ligneo che abbellisce la parete di un grande salone. Solo una curiosità storica, piccola e grande al tempo stesso, una delle tante conservate in questa Villa di fine Seicento, alle porte di Chieri, in frazione Madonna della Scala, all’interno di un ampio parco, che gli attuali proprietari Carlo e Laura Folonari hanno aperto per la prima volta ai visitatori accompagnandoli tra saloni, arredi d’epoca e opere d’arte. Si vedono nel salone d’onore grandi vetrate che si affacciano sui giardini, un grande lampadario di cristallo, un camino ornato con ceramiche delle antiche manifatture piemontesi e tra gli oggetti esposti spiccano un servizio da tavola di Limoges regalato dai francesi alla regina Elisabetta d’Inghilterra negli anni Cinquanta, comprato dai Folonari in un mercatino d’antiquariato, una collezione di Samovar, i contenitori del tè usati in Medio Oriente e in Russia e fotografie di Pontefici con dediche originali. All’inizio del 1800 la Villa fu ristrutturata e abbellita al suo interno dal marchese Giovanni San Martino della Motta, sposo dell’ultima erede di casa Verrua.
Accanto alla villa spicca la cappella padronale, probabilmente coeva della villa secentesca. All’esterno un parco di piante secolari circonda la dimora con viali e sentieri che si snodano tra querce, olmi, platani, pioppi, cedri e specchi d’acqua. Con l’estinzione del casato dei San Martino della Motta la Villa Il Passatempo passò in eredità ai conti Balbo Bertone di Sambuy e nel 1894 alla famiglia degli attuali padroni di casa.                                               Filippo Re

Scatti fotografici per raccontare la “memoria”

Due mostre, a cura della cuneese “FormicaLab”, inaugurano il “Cultural Village” in Valle Grana

Sabato 13 e domenica 14 giugno

Pradleves / Monterosso Grana (Cuneo)

“Gli occhi della valle” sono gli occhi di “Arianna”, occhi scuri e intensi, che dentro si portano la forza e il coraggio della sua gente e della sua millenaria Valle. Fissi, silenti, muti ma capaci, se solo volessero, di dire tanto, di raccontare “memorie” che si perdono nella notte dei tempi e prendono forma lungo valli, montagne, sentieri, campi e fatiche che da sempre sono pura, instancabile resilienza e passione infinita per una terra unica al mondo. Una terra che, a vederla e a pensarla, ti smuove (proprio come succede ad Arianna) labbra e occhi in un flebile sorriso. Che é mistero di una vita. Passione. L’impossibilità, meglio “la non volontà”, di cambiarla con mille altre vite. Non a caso, mi é piaciuto citare, da subito, la foto dedicata ad “Arianna” (Valle Grana, 2025) a firma del fotografo romano Graziano Panfili, per illustrare una delle due mostre che, sabato 13 e domenica 14 giugno prossimi, si terranno, a cura dell’Associazione “FormicaLab” di Cuneo, all’interno del Progetto “Cultural Village” (iniziativa di “rigenerazione culturale del paesaggio, attraverso l’unione di tradizioni occitane ed innovazione”) finanziato dal “PNRR”, nei Comuni di Pradleves e Monterosso Grana, piccoli Centri di una Valle meravigliosa, dalle origini preromane, sita fra le “Alpi Cozie” e le “Marittime”. Ed ecco allora Arianna, la forte dolcezza del suo sguardo, in cui si riassume, alla perfezione, il titolo della prima rassegna, “Gli occhi della valle” a firma appunto di Graziano Panfili, che sarà inaugurata sabato 13 giugno prossimo (alle 11,30) a Pradleves, in Borgata Ciancia 36; mentre, alle 15,30, dello stesso giorno, presso la “Cappella di San Sebastiano” a Monterosso Grana, si taglierà il nastro di “Filò”, rassegna dedicata all’artista, anch’essa romana, Valentina Vannicola. La mostra di Graziano Panfili sarà visitabile a Pradleves nel giorno dell’inaugurazione, prima di spostarsi in una nuova location all’interno del “Valle Grana Cultural Village”. Il lavoro di Valentina Vannicola sarà invece fruibile anche domenica 14 giugno dalle 10 alle 18, e in altre date, sempre presso la “Cappella San Sebastiano” di Monterosso Grana. L’ingresso è libero, per maggiori informazioni scrivere a: formicalabaps@gmail.com .

Classe ’71, originario di Frosinone, Graziano Panfili è fotografo di gran stoffa e solide basi. Ha studiato “Reportage” presso la Scuola permanente di fotografia “Graffiti” a Roma, è stato testimonial della casa nipponica “Ricoh” ed é oggi rappresentato dalla prestigiosa Galleria “Donzella Ltd” di New York.

Nella sua “Gli occhi della valle”, ospitata a Pradleves, c’è tutto il desiderio di “scolpire” una “memoria collettiva” della “Valle Grana” attraverso i volti dei suoi abitanti. “L’intento – sottolineano gli organizzatori – non è soltanto documentare una comunità, ma restituire la presenza umana di un territorio che vive nei suoi silenzi, nelle sue trasformazioni e nella relazione profonda tra persone e paesaggio”. I suoi ritratti in bianco e nero, aggiungiamo noi, sono studiati alla perfezione prima di raccontare l’immagine. Sono pagine di narrativa “emozionale” prima che “descrittiva” in cui ogni minimo dettaglio può farsi segno intrigante o inquietante o doloroso o assolutamente sereno, capace di rincorrere e trattenere speranze, sogni ed emozioni. Le stesse che prova chi s’accosta ai suoi personalissimi scatti. Tanto più in un contesto di “installazione immersiva”, come quella di Pradleves, dove le immagini si uniscono ai suoni naturali – acqua, vento, pioggia, il cinguettio degli uccelli – creando alla perfezione “una dimensione sensoriale capace di evocare il tempo e l’atmosfera del luogo”.

Con “Filò” – termine che richiama le tradizionali, antiche veglie serali nelle stalle, fucine di racconti e leggende popolari – la romana Valentina Vannicola ci propone, invece, un “andar per immagini fotografiche” di tutt’altro segno. Fotografa, ma anche regista, costumista e scenografa, Valentina unisce genialmente la perfezione dell’atto fotografico con quello filmico e letterario, dei quali non riesce, volutamente, a liberarsi. E bene fa. I suoi scatti, riconducibili in tal senso alla “staged photography” (“fotografia scenica”) sono “tableaux vivant” – s’è detto – sempre in volo nell’alto di magiche e visionarie atmosfere, dove reale e surreale si fondono in un perfetto connubio di immaginifiche sensazioni. La sua attuale mostra a Monterosso Grana nasce dall’incontro con gli abitanti e il territorio di San Felice del Benaco, piccolo centro sulle sponde del Lago di Garda. Ed è proprio qui che la realtà si fa gioco scenico e fantastico. Nulla da stupirci dunque di quei due pescatori che (poveretti!) tentano, a fatica, di catturare – mani e corda – la luna per sottrarsi all’oscurità della pesca notturna né deve più di tanto allarmarci la dolce figura femminea “postata” su un piccolo isolotto terrestre, emersa forse dalle acque del lago e avvolta in una sacrale luce solare che ne fa immagine leggendaria dai contorni onirici e misteriosi. E noi lì, a guardare e ad interrogarci! Compiaciuti, ma senza plausibili risposte!

Per ulteriori info: “FormicaLab”, corso Dante 62/A, Cuneo; tel. 338/7619170 www.formicalab.net

Gianni Milani

Nelle foto: Graziano Panfili “Arianna”, Valle Grana, 2025; Graziano Panfili; Valentina Vannicola, Immagini da “Filò”

Archivissima conquista Torino

Archivissima si avvia domani alla conclusione della sua nona edizione confermando una crescita costante di pubblico e partecipazione. Nato come festival dedicato alla valorizzazione degli archivi, l’evento ha ormai assunto le dimensioni di una vera rassegna culturale diffusa, capace di coinvolgere tutta la città. Per l’edizione 2026 il cuore della manifestazione è stato ospitato alle Gallerie d’Italia di Torino, attorno alle quali si è sviluppato un programma che ha coinvolto numerosi altri spazi e istituzioni culturali, dal Circolo dei lettori al Polo del ‘900, dalla Pinacoteca Agnelli alle OGR Torino. Un percorso che ha trasformato gli archivi in un punto di partenza per riflettere sulla storia, sulla società e sulle forme della creatività contemporanea.


Il tema scelto per quest’anno, Quello che non c’è, ha offerto una chiave di lettura particolarmente ampia, capace di abbracciare tanto le grandi vicende collettive quanto le storie individuali, i documenti dimenticati e le memorie da ricostruire. Una versatilità ben rappresentata da due appuntamenti che, pur molto diversi tra loro, hanno mostrato alcune delle anime più interessanti del festival.
Alle Gallerie d’Italia la giornalista Marianna Aprile, in dialogo con Francesca Mancini, ha presentato La promessa, volume dedicato al lungo percorso che ha portato le donne italiane dal diritto di voto all’arrivo della prima donna a Palazzo Chigi, ottant’anni dopo il suffragio femminile. Un racconto che mette in luce non soltanto le conquiste raggiunte, ma anche le assenze che ancora attraversano la memoria collettiva: testimonianze dimenticate, dati mai verificati, parole rimaste inascoltate e storie lasciate ai margini della narrazione pubblica.
A precedere l’incontro è stata la proiezione del cortometraggio Anche per te, realizzato a partire dai materiali dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, per la regia di Luca Ribuoli, l’AI direction di Andrea Tenna e la produzione di Cometa Studios. Attraverso l’uso dichiarato dell’intelligenza artificiale, le fotografie storiche vengono animate e ampliate oltre il perimetro dello scatto, immaginando ciò che l’obiettivo non ha potuto registrare. Al centro del racconto una donna anziana che il 2 giugno 1946 affronta un viaggio faticoso pur di esercitare per la prima volta il diritto di voto. Un lavoro che ha mostrato come le nuove tecnologie possano dialogare con il patrimonio archivistico senza sostituirlo, ma contribuendo a renderlo nuovamente vivo e accessibile.
Di tutt’altro segno, ma ugualmente coerente con il tema del festival, il laboratorio Non scrivi mai come stai davvero, condotto dall’illustratore Enea Brigatti nella sede di Promemoria Group, cuore organizzativo di Archivissima. Ospitata nella storica Palazzina di Porta Bava, oggi Palazzo Rossi di Montelera, la sede è stata aperta al pubblico grazie alla collaborazione con Open House Torino, offrendo l’occasione di entrare nei luoghi in cui il festival è nato e continua a prendere forma.
Ispirato a News from Home di Chantal Akerman, il laboratorio ha invitato i partecipanti a costruire cartoline provenienti da luoghi immaginari utilizzando immagini dell’archivio della Fondazione Fiera Milano degli anni Sessanta. Fotografie nate per documentare luoghi e persone reali sono state rielaborate attraverso il collage e accostate a frammenti delle lettere che la madre della regista inviava alla figlia durante il suo soggiorno a New York. Ne sono scaturiti paesaggi inesistenti ma plausibili, sospesi tra memoria e immaginazione, dove l’archivio smette di essere soltanto testimonianza del passato per diventare materia viva di nuove narrazioni.
Due appuntamenti che raccontano bene il volto multiforme di Archivissima: da una parte la riflessione storica e civile sul ruolo delle donne nella società italiana, dall’altra la sperimentazione artistica che trasforma documenti e immagini d’archivio in occasioni di creatività. Sempre partendo da ciò che manca, da ciò che è stato dimenticato o da ciò che attende ancora di essere raccontato.
Il festival si concluderà domani con un’ultima giornata ricca di incontri, laboratori e approfondimenti dedicati alla memoria, alla letteratura, al cinema e alla valorizzazione del patrimonio archivistico. Un’occasione per chi non ha ancora partecipato di scoprire una delle manifestazioni culturali più originali del panorama torinese.
Il programma completo degli appuntamenti è consultabile sul sito di Archivissima.

GIULIANA PRESTIPINO

Una visita alla scoperta del giardino a Sant’Antonio di Ranverso

 

Domenica 7 giugno, ore 15

 

Hortus Conclusus: dal punto di vista del giardino 

tema centrale delle cure dei monaci Antoniani

 

 

Il giardino come luogo di cura e chiave di lettura dell’architettura gotica: domenica 7 giugno la Precettoria di San’Antonio di Ranverso (TO) ospita “Hortus Conclusus”, un percorso che invita ad osservare il complesso monumentale da una prospettiva insolita, intrecciando storia, spiritualità e paesaggio.

L’iniziativa ripercorre idealmente l’antica via Francigena per accompagnare i visitatori alla scoperta della Precettoria attraverso i temi della cura, della natura e del rapporto tra spazio costruito e giardino. Dall’antico ospedale alla chiesa, il percorso culmina nell’Hortus Conclusus, luogo raccolto e simbolico in cui il punto di vista si ribalta: è dall’interno del giardino che l’architettura gotica rivela infatti la propria essenza, in un dialogo continuo tra pietra, luce e vegetazione. Le linee verticali dell’edificio, osservate da questo spazio protetto, guidano lo sguardo verso l’alto e trasformano il giardino in un luogo di immersione e contemplazione, dove il benessere del corpo e quello dello spirito si incontrano.

L’appuntamento è realizzato in collaborazione con APGI, Associazione Parchi e Giardini d’Italia.

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 7 giugno 2026, ore 15

Hortus Conclusus

Costo della visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

La visita dietro le quinte della Palazzina di Caccia di Stupinigi è Passepartout

Gli appuntamenti del mese di giugno di “Passepartout”  conducono il visitatore dietro le porte segrete della Palazzina di Caccia di Stupinigi, negli ambienti nascosti della servitù, tra corridoi, passaggi e collegamenti interni che venivano utilizzati per muoversi in modo discreto all’interno del complesso. Si tratta di un itinerario che permette di osservare la Palazzina da una prospettiva diversa, entrando in luoghi in cui prima si svolgeva il lavoro quotidiano necessario al funzionamento della corte.
La visita attraversa il dedalo di stanze e percorsi riservati che consentivano ai lavoratori e ai servitori di raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati senza essere visti.
Tra gli elementi più curiosi del percorso figura anche il sistema di campanelli automatici che permetteva di richiamare la servitù delle diverse sale della residenza. La visita offre l’occasione di comprendere più da vicino l’organizzazione della vita di corte e la complessa macchina che rendeva possibile la gestione quotidiana di una residenza come Stupinigi.

Le visite sono in programma sabato 13, 20 e 27 giugno, alle 10.30, 12, 14.30 e 16 e avranno una durata di circa un’ora.
Vista la particolarità del luogo oggetto della visita, normalmente non accessibile al pubblico, i visitatori saranno dotati di caschetto di protezione e per questo motivo possono accedere soltanto gli adulti al di sopra dei 12 anni e i gruppi non devono superare le dieci persone.
È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse, scarpe da ginnastica o da trekking. È vietato l’ingresso con zaini e borse ingombranti. Il percorso non è agibile a persone con disabilità.

Il costo del biglietto è  di 22 euro, 12 euro + 10 euro di visita guidata, ridotto 18 euro. Per i possessori di Tessera Abbonamento Musei 10 euro con ingresso gratuito alla Palazzina.
La prenotazione è  obbligatoria a stupinigi@ordinemauriziano.it
MM

Info al numero 0116200601, dal martedì  al venerdì dalle 10 alle 17.30.

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Amedeo 7 Stupinigi, Nichelino ( TO)

www.ordinemauriziano.it

Cresce il turismo lento della via Francigena, il Piemonte al centro

Cresce il turismo lento lungo la via Francigena, e il Piemonte si conferma una delle porte d’ingresso più suggestive del cammino europeo in Italia. Nel 2025 sono state distribuite quasi 20 mila Credenziali del Pellegrino lungo l’intero itinerario, con un incremento del 35,95% rispetto all’anno precedente e una presenza internazionale del 53%, secondo i dati forniti dall’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF). Si tratta di un fenomeno che riflette una trasformazione più ampia delle abitudini di viaggio: aumentano le esperienze outdoor, i percorsi a tappe e i viaggi legati a borghi, paesaggi e territori meno battuti dal turismo di massa. Il cammino diventa così un modo per conoscere in profondità le comunità locali, le aree interne, le città d’arte e i paesaggi rurali. In questo contesto la via Francigena rappresenta uno degli itinerari più identitari del turismo lento europeo. La sua forza consiste nella possibilità di essere percorsa per alcuni tratti, secondo le stagioni e le tipologie di viaggiatori, da parte sia di chi cerchi spiritualità sia di chi scelga il trekking, il cicloturismo o un’esperienza culturale nei borghi.

Visit Italy è una piattaforma culturale indipendente di riferimento per la promozione del turismo italiano, e racconta oggi la via Francigena in modo nuovo, con il lancio internazionale della nuova campagna dedicata all’itinerario.

“La via Francigena è uno dei cammini più antichi e identitari d’Europa. In Piemonte attraverso paesaggi profondamente legati alla storia del pellegrinaggio, dalle vie che collegano le Alpi alla Pianura fino ai centri storici che per secoli hanno accolto viaggiatori e mercanti. Valorizzare questo territorio significa raccontare una delle grandi porte d’ingresso italiane di un unico viaggio culturale europeo – commenta Ruben Santopietro, CEO di Visit Italy”.

La via Francigena, dal passo del Gran San Bernardo, attraversa la Valle d’Aosta e raggiunge il Piemonte, dove il paesaggio cambia gradualmente dalle vallate alpine agli ampi orizzonti della pianura. È qui che il cammino assume il volto delle campagne storiche, delle risaie e dei centri urbani che per secoli hanno rappresentato punti di sosta per i pellegrini diretti a Roma. Il percorso attraversa il Canavese e raggiunge Ivrea, città industriale e Patrimonio dell’UNESCO, per poi proseguire verso Viverone e la Serra Morenica, una delle grandi formazioni glaciali d’Europa. Da qui, la Francigena entra nella pianura vercellese, attraversando le risaie, fino a Vercelli. Proseguendo verso Sud-Est, il percorso lascia il Piemonte per entrare in Lombardia, in direzione di Pavia e continuando il viaggio verso il centro della Penisola. Il tratto tra Ivrea e Viverone è più indicato per chi cerca un’esperienza in gradi di unire natura e storia, tra colline, laghi e piccoli borghi immersi nel verde, e una sezione ideale per chi desideri scoprire il patrimonio locale. L’area di Vercelli rappresenta il cuore storico della Francigena piemontese: le architetture medievali, le abbazie e le testimonianze del passato Pellegrino rendono questo tratto adatto a chi cerchi una dimensione più spirituale del cammino.

Le lunghe distese della pianura e delle risaie, con percorsi regolari e dislivelli contenuti, rendono il tratto piemontese accessibile anche a chi affronti un cammino a tappe o in bicicletta.

Mara Martellotta

C’è ancora qualcosa nel cassetto. L’archivio Barovero

Dal 4 al 14 giugno al Polo del ’900 la mostra


ISMEL porta alla luce una delle più significative storie d’impresa del novecento torinese attraverso la storia di Michele Barovero

Dal 4 al 14 giugno, nell’ambito di Archivissima 2026, ISMEL – Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali – presenta la mostra “C’è ancora qualcosa nel cassetto. L’archivio Barovero”, ospitata presso Palazzo San Celso al Polo del ‘900. L’inaugurazione è in programma il 4 giugno alle ore 16,30.

C’è un pezzo importante della storia industriale e sociale di Torino che continua a vivere tra documenti, fotografie, brevetti e oggetti custoditi negli archivi. È la storia di Michele Barovero, imprenditore visionario che nel secondo dopoguerra contribuì a trasformare il modo di concepire l’arredamento domestico, anticipando modelli e soluzioni che ancora oggi caratterizzano l’abitare contemporaneo.

L’esposizione nasce dalla volontà di riportare alla luce una vicenda imprenditoriale che ha segnato la storia economica e culturale della città. Fondata nel 1945, l’Industria Mobili Barovero seppe interpretare le esigenze di un Paese in piena ricostruzione, contribuendo a definire un nuovo modello di casa moderna, funzionale e accessibile. Un percorso che trova il suo simbolo nel Selex, il sistema modulare brevettato da Michele Barovero nel 1960: una soluzione innovativa basata su supporti metallici e scaffalature in legno che anticipò di decenni il concetto di arredamento componibile, destinato a entrare stabilmente nell’immaginario domestico degli anni sessanta e a influenzare il design contemporaneo.

Attraverso circa cinquanta unità archivistiche tra fotografie, brevetti, cataloghi, bozzetti, documenti aziendali e oggetti originali, il pubblico potrà ripercorrere non soltanto l’evoluzione dell’azienda, ma anche la storia personale di un imprenditore capace di coniugare competenza artigianale, visione industriale e innovazione progettuale. Tra i protagonisti della crescita del settore dell’arredamento italiano, Barovero fu inoltre tra i fondatori del Salone del Mobile di Milano, del quale divenne membro onorario nel 1970.

La mostra rappresenta anche un’importante occasione per conoscere il lavoro svolto da ISMEL nella tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico piemontese. Il fondo Barovero, donato nel 2013 dalla famiglia dell’imprenditore, è stato oggetto di un lungo intervento di riordino, inventariazione e conservazione che ne ha permesso la trasformazione in un archivio d’impresa capace di restituire uno spaccato significativo della storia del lavoro, dell’industria e della società torinese del Novecento.

«L’archivio Barovero è uno degli esempi più significativi del lavoro che ISMEL svolge per conservare e valorizzare la memoria del mondo del lavoro e dell’impresa radicata nel territorio piemontese», sottolinea Diego Robotti, direttore di ISMEL. «Questa mostra racconta una storia imprenditoriale di successo, ma rappresenta anche il valore degli archivi come strumenti per comprendere il presente attraverso la conoscenza del passato. È inoltre un riconoscimento al lavoro di tutte le persone che negli anni hanno contribuito a preservare un patrimonio prezioso della storia industriale torinese».

Con la partecipazione ad Archivissima, ISMEL conferma il proprio ruolo di riferimento nella conservazione e nella divulgazione della memoria storica del lavoro, delle imprese e dei diritti sociali, promuovendo una lettura del passato capace di dialogare con le sfide del presente e del futuro.

Informazioni utili
4 al 14 giugno 2026 – Palazzo San Celso, Polo del ‘900, Torino – martedì/ venerdì, dalle 10.00 alle 18.00

Inaugurazione: 4 giugno 2026, ore 16.30
Ingresso: gratuito

La grande invasione: chiuso il viaggio condiviso tra Ivrea, Aosta e Chieri

Si conclude il festival della lettura La grande invasione, anche quest’anno un viaggio condiviso da tre città: Ivrea, Aosta e Chieri. Dal 29 maggio al 2 giugno, un’intera comunità di lettori, lettrici e appassionati di storie di ogni età si è riunita negli oltre 250 appuntamenti in programma con più di 170 ospiti, esplorando il verbo leggere in tutte le sue diverse accezioni.

 

“Creare comunità intorno ai libri — si tratti di un bestseller, di un esordio o di un classico senza tempo come la nostra Costituzione — è ciò che ci rende orgogliosi della bellezza e della varietà di contenuti che proponiamo con il programma del festival: una bellezza e una varietà che ci vengono restituite dall’abbraccio del pubblico, che ci dimostra ogni anno (e quest’anno più che mai) di essere felice di partecipare a questa gioiosa festa collettiva.”, commentano i curatori della Grande invasione Marco Cassini e Gianmario Pilo.

 

A chiudere le quattro giornate di festival, la lectio di Benedetta Tobagi Da suddite a cittadine su come si arrivò al voto delle donne 80 anni fa, il 2 giugno del 1946. Accolta in ogni città con la stessa emozione, Tobagi ha raccontato come anche grazie alle donne la nascita della Repubblica fu una grande, pacifica festa di partecipazione democratica.

Le celebrazioni per la Festa della Repubblica sono iniziate già al mattino in Piazza di Città a Ivrea, nell’ambito delle quali il sindaco Matteo Chiantore ha dichiarato: “La sinergia di oggi è preziosa, ci ricorda che la democrazia non abita soltanto nelle istituzioni, ma fiorisce nella cultura, nella curiosità e nel confronto. In fondo la nostra Costituzione è un grande testo collettivo: non è un semplice elenco di norme, ma è stata frutto di una discussione coraggiosa, nata dalle macerie della guerra e della dittatura”.

 

Tra gli ospiti internazionali di questa edizione, l’autrice indonesiana Intan Paramaditha con un racconto che intreccia mito, femminilità, atmosfere gotiche e critica sociale, e l’olandese Tommy Wieringa, i cui incontri si sono svolti con il sostegno del Netherlands Letterenfonds e dell’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi. Presentando il suo ultimo romanzo Nirvana, l’autore ha riflettuto sulle sfide di raccontare la crisi climatica in forma narrativa. Coinvolti in un mini-tour letterario, sono stati nelle tre città anche Mauro Pescio con il racconto di Rodolfo Walsh e il suo capolavoro Operazione Massacro; Elena Varvello con il romanzo La vita sempre e Marco Rossari con il reading tratto dal suo canzoniere L’amore in bocca. Partecipazione e interesse anche quest’anno per la sezione Esordi, format attraverso cui scoprire nuovi talenti del panorama italiano, con Ilaria Camiletti, Alessandra Leva, Sonia Lisco, Michela Panichi e Leonardo San Pietro. Gli incontri si sono svolti nell’ambito del progetto SIAE – Per chi crea.

 

Chieri la seconda edizione del festival ha visto il debutto della Piccola invasione con un programma di incontri e attività dedicate alle scuole, ai bambini e ai giovani lettori. Tra gli appuntamenti d’eccezione che hanno aperto la rassegna intrecciando letteratura, racconto e performance, la lezione di Alessandro Perissinotto sui molteplici volti di Maigret e Georges Simenon e l’intenso racconto di Mauro Pescio attorno a Operazione Massacro di Rodolfo Walsh, tra dittature, memoria e impegno civile. Il Cortile del Municipio ha ospitato uno degli incontri più partecipati della manifestazione, quello con Matteo Saudino, dedicato alla Costituzione. In chiusura Valeria Parrella ha presentato il suo ultimo romanzo La ragazzina, salutando il pubblico di questa seconda edizione chierese che, dopo il successo dello scorso anno, continua a crescere e a generare nuove progettualità culturali sul territorio.

 

Ad Aosta l’apertura è stata affidata ad Antonio Manzini, che a proposito dell’accoglienza che la città ha riservato al suo personaggio più noto, il vicequestore Rocco Schiavone, ha voluto sottolineare l’importanza di questo concetto anche nel suo senso più ampio e globale. Nell’ultima giornata di festival, la casa editrice palermitana è stata ancora protagonista, con Antonio Sellerio che ha parlato di come si costruisce e cosa rende longevo un progetto di successo. Molto partecipati anche gli incontri con Nicola Lagioia, che ha tenuto una lectio sulla guerra e la letteratura,  partendo da Omero fino ad arrivare a Italo Svevo, e quello con Stefania Andreoli, che in un teatro gremito ha parlato delle criticità che si nascondono dietro la cosiddetta “famiglia perfetta”.

 

A Ivrea il fitto programma di incontri, anche sovrapposti, è stato premiato da un pubblico partecipe e caloroso, attento a ogni proposta, che ha riempito ogni sede del festival: Tiziano Scarpa ha inaugurato la quattordicesima edizione della Grande invasione con il reading tratto dalla raccolta di poesie di Charles Bukowski Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere. Con Francesca Mannocchi, l’attenzione si è concentrata su cosa significhi, nel quotidiano, vivere la guerra nell’epoca dei droni, mentre Antonella Lattanzi ha affrontato il tema del valore salvifico dell’amicizia. Dal dialogo tra Chiara Tagliaferri e Valeria Parrella è scaturita una riflessione profonda sui temi della maternità e del corpo femminile come strumento di libertà.  La maggior parte delle 48 lezioni ha registrato il tutto esaurito, così come i format diventati ormai un classico della Grande invasione – come Mio cugino, con Mauro Pescio e il B.B. Show di Matteo B. Bianchi – e i reading di Gianni Montieri e Marco Rossari. Ottima affluenza anche per le mostre di John Blond, Francesco Chiacchio, Joey Guidone, Marco Cazzato, Majid Bita, che sono rimaste aperte per tutte le giornate del festival. Al Museo Civico Garda la personale di Fausto Gilberti, Disegni del terzo tipo, dedicata alla produzione più recente dell’artista bresciano, sarà visitabile fino al 27 settembre 2026.

Il tema della Piccola invasione, curata da Marianna Doria e Ludovica Giovine, è stato Altalene: un invito per grandi e piccoli a provare la leggerezza di un volo in altalena, la cui forza risiede nella definizione di editoria bambina che Pietro Corraini ha proposto: non un’editoria per bambini, ma una visione condivisa di libertà, autonomia e gioco. Un momento speciale è stato quello della presentazione del catalogo vecchio e nuovo della casa editrice, in un incontro che ha visto in dialogo lo stesso Corraini, Fausto Gilberti e Noemi Vola in uno scambio spontaneo e intergenerazionale di storie e aneddoti.  Oltre a questo spazio di approfondimento su Corraini edizioni, casa editrice ospite di quest’anno, sono stati tenuti laboratori e letture a cura dei suoi autori e autrici, quali Andrea Antinori, Daniela Berti, Fausto Gilberti, Giulia Pastorino, Giuseppe Sofo e Noemi Vola.

La novità di introdurre alcuni laboratori a pagamento, così da rendere la manifestazione più sostenibile, non ha influito sul numero di partecipanti, a conferma del valore riconosciuto della Piccola invasione. In tanti si sono accomodati sui cuscinoni colorati per ascoltare le lettura animate di Francesca Leoni ed Elena Mez, mentre molti genitori ed educatori hanno partecipato agli incontri di formazione, come quelli con protagoniste le autrici di Uppa Annalisa Perino, Silvana Quadrino e Claudia Ravaldi, la cui esperienza ha offerto una cornice pedagogica al programma. Fondamentale anche quest’anno il coinvolgimento delle realtà del territorio, con un solido supporto da parte loro nell’ideazione degli appuntamenti e attraverso la messa a disposizione dei loro spazi, in particolare la Biblioteca civica di Ivrea. La piccola invasione ha coinvolto tutto il Canavese, con circa 750 studenti di ogni ordine e grado, che hanno partecipato a incontri e laboratori nella giornata di venerdì.

 

La grande invasione è curata da Marco Cassini e Gianmario Pilo, con Marianna Doria e Ludovica Giovine per la Piccola invasione a Ivrea, con Romaine Pernettaz e Corrado Ferrarese ad Aosta e con Eleonora Pepe e Mariangela Crupi per la Piccola invasione a Chieri.

A Ivrea il festival è stato realizzato con il patrocinio e sostegno del Comune di Ivrea e di Regione Piemonte, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Guelpa Ivrea, Siae, Camera di Commercio di Torino e Fondazione Cesare Pavese e con il sostegno MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. A Chieri l’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Chieri e la Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone, con il patrocinio di Città Metropolitana di Torino. Il festival ad Aosta si è svolto in collaborazione con il Comune di Aosta e con il sostegno di Siae, Banca di Credito Cooperativo Valdostana, Ideal Car Valle d’Aosta, Erba Voglio, Teatro Plus, Brivio Due, Tipografia Duc e Alpissima Hotels.

 

L’appuntamento per il 2027 è fissato dal 28 al 30 maggio

La Notte bianca di San Filippo

VENERDÌ 5 E SABATO 6 GIUGNO 

Mancano solo due giorni alla Lunga Notte delle Chiese a San Filippo Neri, con la sua immensa navata di settanta metri, il più grande luogo di culto di Torino. Due grandi striscioni, sul lato di via Accademia delle Scienze e sulla cancellata d’ingresso in via Maria Vittoria, hanno già attirato molta attenzione su questa proposta inedita, lanciata nel 2016 a Belluno e presto allargatasi a molte altre città.

Nelle notti di venerdì 5 e sabato 6 giugno, San Filippo sarà aperto a visite guidate, mostre, teatro, letture e molto altro, sempre in chiave di riflessione e di spiritualità. Un evento ecumenico, aperto a credenti e non credenti, che consentirà di visitare liberamente luoghi sacri delle nostre città, spesso poco conosciuti. L’ingresso è libero e la partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria delle visite guidate sulla piattaforma EventBrite: in calce il programma completo. Per evitare affollamenti, sono ammesse al massimo una ventina di persone a turno. La sera di venerdì rimane libero solo il turno delle 23. Maggiore disponibilità per sabato, ma occorre affrettarsi visto il grande interesse che l’iniziativa ha già suscitato.

Il tema dell’edizione 2026 è “Francesco va’ e ripara la mia casa” e richiama direttamente l’esperienza di San Francesco d’Assisi, con il celebre invito da lui ricevuto nel 1205, davanti al crocifisso della chiesetta di San Damiano. Il messaggio si inserisce nelle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte del santo patrono d’Italia, ed è un invito a riflettere sul significato della parola “casa”, non solo edificio, ma anche luogo di comunità, relazione, accoglienza. L’appello assume oggi dunque un valore sociale e culturale: prendersi cura della comunità, contrastare la solitudine, ricostruire legami e il senso di appartenenza. Ma si presta anche a essere interpretato come stimolo alla conservazione, alla tutela e al restauro del patrimonio artistico ecclesiastico.

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5) è infatti il titolo scelto dalla chiesa torinese di San Filippo Neri per l’iniziativa. Costruita per volere dell’omonima Congregazione a partire dal 1675, ma aperta al culto solo nel 1771, San Filippo è stata progettata da Filippo Juvarra attorno agli anni Trenta del Settecento, su un precedente disegno di Guarino Guarini, mentre il bellissimo altare a colonne tortili è opera di Michelangelo Garove. La facciata neoclassica è invece opera dell’architetto Talucchi, 1823-24. San Filippo è stato oggetto negli ultimi anni di importanti interventi di restauro, che hanno riguardato sia la struttura interna, sia il patrimonio artistico custodito in questo grandioso monumento barocco. Oltre al recupero nelle volte degli stucchi e dei decori con le cromie originali di Juvarra, i restauri hanno interessato anche il celebre paliotto (rivestimento artistico mobile dell’altare) di Pietro Piffetti, massimo esponente dell’ebanisteria settecentesca, e la grande pala “San Filippo Neri che raccomanda la città di Torino al Bambin Gesù” di Francesco Solimena (1657-1747). La Lunga Notte delle Chiese 2026 potrebbe anche diventare la prima iniziativa pubblica di sensibilizzazione per il restauro dello storico Presepe di San Filippo Neri, composto da trenta figure di grandi dimensioni, attribuite per tradizione alla scuola del celebre scultore barocco genovese Anton Maria Maragliano e risalenti almeno in parte a fine Settecento. Molte delle figure realizzate in cartapesta policroma e in tessuti antichi necessitano oggi di interventi conservativi per garantirne la salvaguardia futura. La Lunga Notte delle Chiese significa dunque non soltanto aprire le porte a uno dei luoghi-simbolo del barocco torinese, ma anche trasformare la partecipazione pubblica in uno strumento di tutela e di recupero di beni artistici di rara bellezza.

                                          PROGRAMMA

Le visite guidate, della durata di circa 40 minuti, saranno introdotte da un momento musicale e da una lettura, per vivere un’esperienza tra cultura, spiritualità e bellezza.

Prenotazioni visite guidate gratuite:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-la-lunga-notte-delle-chiese-1990160839645

PROGRAMMA venerdì 5 giugno (dalle ore 20:00 alle ore 24:00)

ore 20:00

Dio affida all’uomo un luogo, una responsabilità e un bene da custodire

Letture: Genesi 2, 1-17; Proverbi 27, 11-27; Prima lettera ai Corinzi 4, 1-12

Meditazioni musicali:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Nun komm, der Heiden Heiland BuxWV 211

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Nun komm’ der Heiden Heiland BWV 659

Segue: Visita guidata

ore 20:30

Ogni casa e ogni comunità hanno bisogno di fondamenta solide

Letture: Salmo 127, 1-5; Proverbi 24, 1-34; Vangelo secondo Matteo 7, 24-39

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 21:00

La casa vive grazie alla cura quotidiana, all’ospitalità e al servizio

Letture: Secondo libro di Samuele 6, 1-11; Prima lettera a Timoteo 5, 3-10; Vangelo secondo Luca 10, 38-42; Lettera ai Romani 12, 9-21

Meditazioni musicali:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

Segue: Visita guidata

ore 21:30

La Chiesa è una costruzione spirituale fatta di persone

Letture: Vangelo secondo Matteo 16, 13-20; Prima lettera ai Corinzi 3, 5-17; Lettera agli Efesini 2, 11-22; Prima lettera di Pietro 2, 4-10

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 22:00

Ciò che riceviamo deve essere custodito e fatto fruttare

Letture: Proverbi 4, 20-27; Seconda lettera a Timoteo 1, 3-14; Vangelo secondo Giovanni 6, 1-15; Vangelo secondo Matteo 25, 14-30

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

Segue: Visita guidata

ore 22:30

Dio chiama a ricostruire ciò che è ferito o distrutto

Letture: Isaia 6, 1-4; Neemia 3, 1-12; Lettera ai Galati 6, 1-10;

Meditazioni musicali:

Nicholas De Grigny (1672-1703) Récit de tierce en taille “Domini Fili Unigenite”

ore 23:00

La fede e la memoria devono essere trasmesse alle generazioni future

Letture: Salmo 78, 1-8; Deuteronomio 6, 1-9; Giosuè 4, 1-7; Seconda lettera a Timoteo 2, 1-8

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

Segue: Visita guidata

ore 23:30

Il compimento finale è una creazione rinnovata e riconciliata

Letture: Apocalisse 21, 1-7; Lettera ai Romani 14, 14-23; Isaia 43, 14-19; Aggeo 2, 3-9

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Preludio e fuga in do minore BWV 549

ore 24:00

L’Alfa e l’Omega

Letture: Credo Niceno-Costantinopolitano

Meditazioni musicali:

Improvvisazione musicale su tema dato

***

Lettori: Elvis Uva, Fulvio Crivello, Michele Paglialarmi, Roberto Briatta, Irene Rista, Rossella Tamagnone

Organista: Tommaso Maria Aloi

Si ringrazia per le visite guidate Luca Piovano, CoopCulture – Società Cooperativa Culturale

***

PROGRAMMA sabato 6 giugno (dalle ore 10:00 alle ore 19:00)

ore 10:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 10:30

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

ore 11:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 11:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

ore 12:00

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

(pausa)

ore 14:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Nun komm, der Heiden Heiland BuxWV 211

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Nun komm’ der Heiden Heiland BWV 659

ore 14:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 15:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

ore 15:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 16:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

ore 16:30

Meditazione musicale:

Nicholas De Grigny (1672-1703) Récit de tierce en taille “Domini Fili Unigenite”

ore 17:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

ore 17:30

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

ore 18:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Preludio e fuga in do minore BWV 549

ore 18:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 19:00

Meditazione musicale:

Improvvisazione musicale su tema dato

***

Organista: Tommaso Maria Aloi

Si ringrazia per le visite guidate Luca Piovano, CoopCulture – Società Cooperativa Culturale

***

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Apocalisse 21, 5)

In collaborazione con:

La Lunga Notte delle Chiese 2026

“Francesco va’, e ripara la mia casa”

www.lunganottedellechiese.com

Venerdì 5 giugno: dalle ore 20:00 alle ore 24:00

Sabato 6 giugno: dalle ore 10:00 alle ore 12:00 / dalle ore 14:00 alle ore 19:00

Arte, musica, spiritualità e visite guidate alla scoperta dei restauri.

Chiesa di San Filippo Neri

Via Maria Vittoria n. 5, Torino

https://www.sanfilippotorino.it/

Per informazioni: eventisanfilippo@gmail.com

IG: @sanfilipponeritorino

FB: @sanfilipponeritorino

Collegno Fol Fest: “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”

Dal 4 all’8 giugno, al Parco della Certosa

Nel 1926 a Collegno un uomo approda senza nome,  senza passato, senza memoria. Cent’anni dopo negli stessi spazi che furono manicomio, una città intera decide di ricordare con il Fol Fest, giunto alla sua quinta edizione, che si svolgerà dal 4 all’8 giugno prossimo e che trasformerà la Certosa Reale e l’ex ospedale psichiatrico in una festa diffusa dedicata a salute mentale, inclusione e cultura.  Saranno cinque giorni contraddistinti da cinquanta appuntamenti, che seguiranno il fil rouge dal titolo “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdere per ritrovarsi”.

Cuore pulsante del festival sarà l’Orto che Cura, giardino rigenerato e centro diurno per persone fragili, che diventa libreria all’aperto, agorà di incontri, palco per concerti Rock’n Fol e Bistrorto gestito dalla cooperativa Margine.

Il programma serale al Chiostro rappresenta una vera e propria piazza delle idee. Giovedì 4 giugno il filosofo Umberto Galimberti aprirà la rassegna con “Il bene e il male. Educare le nuove generazioni”, un’urgente riflessione su etica ed educazione nell’epoca della risonanza emotiva smarrita. Venerdì 5 giugno parlerà  della Fisica delle emozioni il professore del web Vincenzo Schettini. Si tratta di uno spettacolo che usa leggi delle fisica ed esperimenti dal vivo per raccontare ciò che proviamo nella nostra interiorità.  Sabato 6 giugno vi sarà  l’anteprima nazionale di ‘IO sono un errore’, che unisce la voce e le canzoni di Mauro Ermanno Giovanardi alle parole di Andrea Scanzi in un teatro canzone postmoderno su follia, diversità, identità e memoria. Domenica 7 giugno, già sold out, Carlo Lucarelli riapre il caso con la vicenda dello smemorato di Collegno, a metà tra noir, storia e nuove ricerche sul territorio. Lunedì 8 giugno, Matteo Saudino, Barbasophia, e Giua, chiuderanno il festival con Anime Fragili, un viaggio filosofico-musicale che condurrà Platone e Aristotele nel cuore delle fragilità contemporanee.

La psichiatria tornerà nei suoi luoghi attraverso tavole rotonde su esordi psicotici, etnopsichiatria, adolescenza “onlife”, giustizia riparativa e diritto alla salute mentale, accanto a esperienze immersive di realtà virtuale dedicate a memoria, fobie e stress grazie al lavoro dell’ASL TO 3. La libreria Fol Fest porterà giovani narratori a dialogare don voci come Silvia Jop, Marco Buonacossa, Violetta Bellocchio, Piero Cipriani, Alessandro Perissinotto, ospitando la prima edizione del premio letterario “Collegno Fol Fest”, in collaborazione con la Scuola Holden, con racconti inediti su memoria e identità smarrite.

Collegno Fol Fest è ideato e promosso da Città di Collegno, ASL TO 3, ARCI Valle Susa Pinerolo APS, Cooperativa Il Margine – Orto che Cura e Lavanderia a Vapore, con il sostegno della Città di Collegno e il patrocinio di UniVerso, programma culturale dell’Università degli Studi di Torino.

Collegno Fol Fest 2026 – 4-8 giugno “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”.

Info: www.collegnofolfest.it

Mara Martellotta