CULTURA

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

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3 – 9 luglio 2026

 

 

SABATO 4 LUGLIO

 

Sabato 4 luglio dalle 14:30 alle 17:30

IL RITRATTO E LA SFUMATURA: LUCE, VOLUME, APPARIZIONE

GAM – Workshop di disegno in occasione della mostra “Un altro Novecento”

Il workshop è dedicato al ritratto e alla sfumatura, strumenti fondamentali per costruire il volume e suggerire la luce sul volto. La visita in mostra si concentra su opere di Medardo Rosso, Evangelina Alciati, Felice Casorati e Filippo de Pisis, in cui il volto emerge gradualmente dalla carta attraverso passaggi tonali e vibrazioni del segno. In laboratorio, lavorando con grafite e carboncino, i partecipanti sperimentano diverse modalità di sfumatura, osservando il volto come insieme di piani e volumi. Il ritratto viene così affrontato non come esercizio di somiglianza, ma come processo di apparizione, in cui il disegno conserva le tracce del tempo e del gesto.

Il workshop è aperto a tutte e tutti, anche senza esperienza pregressa.

durata: 3 ore (comprensive di ingresso in mostra con breve visita)

tariffa: €50 (€40 per possessori di Abbonamento Musei)

info e prenotazioni: 011 19560449 / ftm.prenotazioni@coopculture.it

Il workshop si intende confermato al raggiungimento del numero minimo di 4 partecipanti

 

 

LUNEDI 6 LUGLIO

 

Lunedì 6 luglio

IL MAO CHIUDE PER DISALLESTIMENTO

MAO

Il museo chiude per disallestimento dal 6 al 22 luglio inclusi.

Ci si rivede il 23 luglio con la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes, il secondo capitolo delle 53 stazioni della Tokaido.

 

 

MERCOLEDI 8 LUGLIO

 

Mercoledì 8 luglio

XCOAX A PALAZZO MADAMA

Palazzo Madama – conferenza e mostra

Dall’8 al 10 luglio Palazzo Madama ha l’onore di ospitare la 14esima edizione della conferenza internazionale xCoAx, uno dei principali appuntamenti di ricerca dedicati alle intersezioni tra arte, esseri umani, tecnologie computazionali e cultura contemporanea.

La conferenza riunisce artisti, studiosi e innovatori impegnati a indagare il rapporto tra creatività e tecnologie digitali, offrendo un’occasione di confronto internazionale su pratiche, linguaggi e scenari che stanno ridefinendo il modo in cui produciamo, condividiamo e interpretiamo la cultura contemporanea.

La tre giorni di lavori è riservata – previa iscrizione sul sito https://xcoax.org/#registration – a studiosi, artisti, performer e studenti che si occupano di ricerche multidisciplinari su estetica, calcolo, comunicazione e dei legami che intercorrono fra di essi.

In occasione della conferenza saranno allestiti negli spazi del museo 17 lavori site specific, accostati alle opere delle collezioni permanenti di Palazzo Madama, in un inedito dialogo tra forme, linguaggi ed epoche differenti.

Le opere sono visibili con il biglietto di ingresso delle collezioni.

(cs in allegato)

 

 

 

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO

a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

“Il Liberty al Villaggio Leumann”, un convegno organizzato da Korès

Il Villaggio Leumann, all’interno del suo Ecomuseo, ospiterà giovedì 2 luglio, alle ore 17, il convegno intitolato “Il Liberty al Villaggio Leumann: estetica, architettura e dettagli decorativi”, organizzato dall’Associazione Culturale Kòres e dedicato a una delle caratteristiche più riconoscibili e affascinanti del villaggio operaio collegnese. Con la sua chiesa, le abitazioni, gli spazi collettivi e i dettagli ornamentali che ne definiscono il carattere, il Villaggio Leumann rappresenta un luogo privilegiato per osservare il dialogo tra architettura industriale, attenzione al paesaggio, qualità della vita e ricerca estetica. Interverranno al convegno Carlo Ostorero, ricercatore e docente alla Facoltà di ingegneria del Politecnico di Torino; Annalisa Dameri, professoressa ordinaria di Storia dell’Architettura al Politecnico di Torino; Roberto Fraternali, architetto SIAT, specializzato in restauro di edifici tutelati; Armando Audoli, storico dell’arte, e Chiara Brossa, docente di Storia dell’Arte.

Il convegno rientra nell’ambito del Progetto V.O.C.A.LE. (Villaggi Operai Arte e Cultura al Leumann), progetto vincitore del bando “Ecosistemi culturali” di Fondazione CDP – l’ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Dopo gli appuntamenti dedicati alla storia sociale e alla valorizzazione dei villaggi operai, l’iniziativa propone un focus sul Liberty come linguaggio artistico, architettonico e decorativo, capace di raccontare il gusto, la modernità e l’identità urbana di inizio Novecento.

Villaggio Leumann – corso Francia 349, Collegno

Mara Martellotta

La cultura al centro: i fondi della Regione per rinnovare i musei piemontesi

3,1 MILIONI DI EURO PER INVESTIMENTI STRUTTURALI. FINANZIATI TUTTI GLI 85 PROGETTI AMMISSIBILI

Marina Chiarelli, assessore alla Cultura: «I musei non sono più luoghi da visitare in silenzio, ma spazi vivi dove crescono comunità, famiglie e nuove generazioni».

Dopo anni di attesa la Regione Piemonte riporta al centro gli investimenti strutturali destinati ai musei con un bando da 3,1 milioni di euro, che finanzierà tutti gli 85 progetti risultati ammissibili, ovvero tutte le domande che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando.  Una misura che segna il ritorno di uno strumento strategico che rappresenta un cambio di passo nelle politiche culturali regionali. Una scelta che arriva in un momento in cui il sistema culturale piemontese dimostra tutta la propria vitalità: nel 2024 i musei della regione hanno raggiunto quasi gli 8 milioni di visitatori, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente, mentre il Piemonte ha registrato oltre 16,8 milioni di presenze turistiche, confermando come cultura e turismo siano oggi due leve strettamente connesse dello sviluppo regionale.

L’obiettivo del bando è rafforzare proprio una rete museale sempre più moderna, diffusa e capace di valorizzare tanto i grandi poli culturali quanto i musei dei territori, autentici presìdi di identità, memoria e partecipazione. Vogliamo musei più grandi, più accessibili, più innovativi e sempre più capaci di essere luoghi di aggregazione per famiglie e giovani. La cultura non è soltanto tutela del patrimonio, ma un investimento strategico che genera sviluppo, occupazione, turismo e qualità della vita nei nostri territori.

Gli interventi finanziati consentiranno di ampliare e riqualificare gli spazi museali, rinnovare gli allestimenti, migliorare l’accessibilità e la fruizione per tutti i cittadini, abbattere le barriere architettoniche, introdurre nuovi strumenti di visita attraverso QR Code, contenuti digitali e percorsi in Lingua dei Segni Italiana (LIS), oltre a realizzare opere di efficientamento energetico, conservazione del patrimonio e messa in sicurezza delle strutture.

«Con questo bando diamo concretezza a una nuova idea di museo. Vogliamo luoghi sempre più accessibili, innovativi e aperti, capaci di parlare alle persone e di diventare punti di riferimento per la vita delle comunità. Per noi il museo non è più uno spazio da attraversare in silenzio, ma un luogo vivo, dove si impara, ci si incontra, si condividono esperienze e si costruiscono relazioni. È uno spazio di aggregazione per le famiglie, un luogo di crescita per bambini e ragazzi, un presidio culturale che dialoga con le scuole, con il territorio e con il turismo. Investire nei musei significa investire nelle nuove generazioni. Significa offrire ai giovani luoghi in cui conoscere la propria storia, sviluppare senso di appartenenza e diventare protagonisti della vita culturale delle proprie comunità. È questa la visione politica che guida la Regione Piemonte: una cultura che non resta chiusa nelle sale espositive, ma esce, coinvolge, crea opportunità, genera sviluppo e migliora la qualità della vita dei cittadini. Il Piemonte possiede un patrimonio straordinario. Il nostro compito è metterlo nelle condizioni di innovarsi, crescere ed essere sempre più attrattivo. Ogni euro investito nella cultura produce valore, occupazione, turismo e futuro. È questa la direzione che abbiamo scelto e che continueremo a perseguire» dichiara Marina Chiarelli, assessore alla Cultura della Regione Piemonte.

La Regione Piemonte torna a investire nei musei con l’obiettivo di costruire luoghi sempre più capaci di parlare alle nuove generazioni, favorire la partecipazione dei giovani e rendere il patrimonio culturale uno strumento di crescita per l’intera comunità.

Sere d’estate al San Carlone ad Arona

Dal 2 luglio con visite guidate al tramonto e concerti

Dal 2 luglio tornano le Sere d’estate al San Carlone, calendario di appuntamenti serali a cura di Archeologistics, presso la statua di San Carlo Borromeo ad Arona, uno dei luoghi simbolo più iconici del lago Maggiore .
L’iniziativa propone un’esperienza suggestiva capace di unire cultura, storia e musica, oltre che momenti conviviali, offrendo al pubblico l’occasione di vivere  momenti piacevoli presso il colosso in una veste inedita, immersa nella luce del tramonto e nella cornice panoramica del lago.
Si tratta di aperture oltre l’orario normale di visita, dopo le 18.30, per godere delle temperature più fresche, ammirare il panorama con un poco di aria dalla terrazza e allo stesso tempo conoscere la storia di questa statua che, dal 1698, domina la città di Arona e il lago Maggiore.
Ogni appuntamento prevede una visita guidata per ripercorrere le tappe della vita di San Carlo e della progettazione e realizzazione di questa opera colossale, per scoprire alcune curiosità e il legame con la Statua della Libertà di New York e per immergersi nel significato artistico e religioso del San Carlone.
Durante le visite  si potrà vivere anche l’esperienza un po’ adrenalinica di salire all’interno della statua fino alla testa del Santo, percorrendo la famosa scala alla marinara, un’occasione unica per ammirare la struttura interna e apprezzare la lavorazione delle lastre di rame da dentro.
Le aperture serali sono arricchite da momenti speciali, quali concerti e cocktail presso la vicina e panoramica Terrazza Paradiso, che renderanno ancora più suggestivi questi momenti serali.
Le Sere d’estate al San Carlone rappresentano un invito a vivere il monumento oltre la tradizionale visita turistica, trasformandolo in un luogo di incontro, scoperta e condivisione,  capace di valorizzare uno dei simboli più amati del lago Maggiore.
Il programma prevede  le  seguenti date: giovedì 2 luglio visita guidata e cocktail alla Terrazza Paradiso come giovedì 13 agosto; giovedì 9 luglio visita guidata e concerto,  con musiche di Handel, Mozart, Mendelssohn e Bizet, arrangiamenti pensati per valorizzare le diverse combinazioni timbriche dell’Echo Vox Ensemble, offrendo al pubblico un’esperienza musicale coinvolgente e originale. Giovedì 16 luglio in programma una visita guidata serale , sabato 29 agosto a chiudere la rassegna sarà  una serata speciale accompagnata dalla musica della Anomala Brass Band, visita che introdurrà il pubblico alla scoperta del monumento e della sua storia, mentre l’esibizione musicale contribuirà a creare un’atmosfera festosa e coinvolgente.

Email statuasancarlo@ ambrosiana.it

Mara Martellotta

Apre temporaneamente la Sala Gonin della stazione di Porta Nuova

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Fondazione FS Italiane prosegue nel programma di valorizzazione delle sale storiche delle stazioni italiane. L’iniziativa prevede una serie di aperture straordinarie che consentiranno ai visitatori di riscoprire alcuni degli ambienti più prestigiosi e rappresentativi del patrimonio ferroviario nazionale.

A inaugurare il nuovo ciclo di aperture sarà la Sala Gonin della stazione di Torino Porta Nuova, eccezionalmente visitabile nei fine settimana del 4-5 e 11-12 luglio e del 19-20 settembre.

Accompagnati da esperti del patrimonio storico, i visitatori potranno approfondirne la storia, scoprirne le peculiarità architettoniche e comprenderne il ruolo nel contesto della stazione e nell’evoluzione del viaggio ferroviario nel nostro Paese. Realizzata nel 1864 come sala d’attesa riservata alla famiglia Savoia, la Sala Gonin deve il proprio nome a Francesco Gonin, autore degli affreschi e di parte delle decorazioni che impreziosiscono l’ambiente. Pareti e volte sono arricchite da un ciclo di pitture raffiguranti gli elementi naturali: la Natura, la Terra, l’Acqua e il Fuoco. Completano l’ambiente eleganti arredi d’epoca, rivestimenti pregiati di legno e un imponente lampadario in vetro di Murano, testimonianze del valore storico e artistico di uno spazio concepito per accogliere la famiglia reale sabauda in occasione dei viaggi ferroviari.

Per partecipare alle visite è richiesta la prenotazione anticipata sul sito www.vivaticket.it 15 giorni prima della data prescelta, fino a esaurimento dei posti disponibili. I bambini fino a 3 anni possono accedere gratuitamente, accompagnati da un genitore. Per informazioni e modalità di accesso per le persone con disabilità è possibile scrivere all’indirizzo salereali@fondazionefs.it.

Il calendario completo delle aperture e gli aggiornamenti sono disponibili sui canali ufficiali della Fondazione FS Italiane.

 

Si va in maratona… con Pinocchio!

A Torino, dal “Museo del Risorgimento via via fino al “Cinema Romano”, una “maratona di lettura” per celebrare il bicentenario della nascita di Collodi

Giovedì 2 luglio, dalle 10 alle 20,30

Una giornata di lettura che unisce “istituzioni culturali” e i tanti “aficionados”. Trentasei lettoriper trentasei capitoli. E un solo protagonista: Pinocchio, il burattino più famoso al mondo, il formidabile “burattino di legno” meravigliosamente trasformato in bambino in carne e ossa (simbolo del passaggio dall’irresponsabilità infantile alla maturità), con addosso una storia letteraria, ma anche cinematografica (dal classico Disney del 1940), teatrale e televisiva (indimenticabile lo sceneggiato del 1972 diretto da Luigi Comencini) che è tra le più tradotte (240 lingue) e lette e visionate in assoluto al mondo, autentico capolavoro della letteratura per ragazzi “che ha oltrepassato i confini nazionali per diventare icona universale di formazione e crescita”.

Suo geniale “papà” di penna, quel fantasioso Carlo Collodi (Firenze, 1826 – 1890), al secolo Carlo Lorenzo Filippo Giovanni Lorenzini, il cui nome d’arte deriva dal paese d’origine (Collodi, in provincia di Pistoia) della madre Angiolina Orzali – sarta e cameriera al servizio dei marchesi Ginori – per il quale, in occasione del bicentenario della nascita, è in programma a Torino, giovedì 2 luglio prossimo, la “Giornata-Maratona di lettura” dedicata proprio al suo “Le avventure di Pinocchio” (da qualcuno definito “la bibbia del cuore” e per il quale Benedetto Crocescrisse “il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”) edito per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883, dopo essere stato originariamente pubblicato a puntate , con il titolo “La storia di un burattino”, sul “Giornale per i bambini” a partire dal luglio del 1881. Quella di giovedì 2 lugliosarà una giornata di “letture e incontri” che porterà il pubblico “dentro le pagine del romanzo”, un percorso condiviso “che attraversa generazioni, linguaggi e spazi culturali diversi per riscoprire un classico della nostra più grande letteratura”.

Promossa dal “Museo Nazionale del Risorgimento Italiano”, in collaborazione con la “Fondazione Circolo dei lettori”, il “Festival SottoDiciotto”, la “Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori”, il “MUSLI – Museo della Scuola” e la “Libreria Internazionale Luxemburg”, la giornata prende il via proprio al “Museo Nazionale del Risorgimento Italiano” (ore 10, “Sala dei Codici”)  con la lectio di Pompeo Vagliani, dedicata alla storia e all’immaginario di Pinocchio.

Nello stesso spazio sarà possibile ammirare in “formato digitale” la mostra “Eccellenze Italiane. I vestiti nuovi di Pinocchio”, promossa e realizzata – con il patrocinio della “Fondazione Nazionale Carlo Collodi” e del “Comitato Nazionale” per le celebrazioni del bicentenario, con la curatela dell’ “Accademia Drosselmeier” – da “Bologna Children’s Book Fair” con la presentazione di 25 opere firmate da grandi maestri dell’illustrazione internazionale e 24 tavole vincitrici di un “contest” internazionale di “BCBF”, selezionate tra oltre 600 candidature.

La mattina si completerà (dalle 11,15 alle 13) con “laboratori” e “attività” per bambini e ragazzi organizzati sempre dal “Museo” di piazza Carlo Alberto e da “SottoDiciotto”.

Nel pomeriggio (ore 15,30 – 19,30) il testimone passerà ai protagonisti della “Maratona”: 36 lettori e lettrici si alterneranno tra il “Circolo dei lettori e delle lettrici” e la “Libreria Internazionale Luxemburg” per dare voce ai 36 capitoli del romanzo, accompagnando il pubblico dall’inizio alla fine attraverso le  avventure del celebre burattino.

Dopo una pausa aperitivo, a chiudere il percorso sarà il “Cinema Romano” (ore 20,30)  con la proiezione del film d’animazione “Pinocchio” del regista, scrittore e sceneggiatore napoletano Enzo D’Alò (2012, uscito in sala nel 2013 con i disegni di Lorenzo Mattotti e le musiche di Lucio Dalla), a testimonianza della straordinaria capacità dell’opera di Collodi di attraversare linguaggi, epoche e generazioni diverse. Dedicato alla memoria di Lucio Dalla (che, oltre a curarne la colonna sonora, diede anche voce al “Pescatore Verde”, per morire poco dopo la produzione a Montreux, in Svizzera), nel 2013, il film ottiene anche la “nomination” ai prestigiosi “EFA Awards”, Oscar del Cinema europei.

Per info: “Museo Nazionale del Risorgimento Italiano”, piazza Carlo Alberto 8, Torino; tel. 011/5621147 o www.museorisorgimentotorino.it

Gianni Milani

Nelle foto: Visual – Manifesto “Pinocchio” e “Circolo dei lettori e delle lettrici”

HAERETICA quando l’arte smette di essere immagine e diventa esperienza

Ci sono mostre che si osservano e mostre che, invece, sembrano osservare chi le attraversa. È proprio da questa suggestione nasce HAERETICA, il progetto espositivo curato da Gianluca Violino presso lo Studio FolLaw Avvocati di Torino, dove larte abbandona la semplice funzione estetica per trasformarsi in uno spazio di dialogo, riflessione e relazione.

Il titolo stesso della mostra richiama unidea di ricerca libera, capace di allontanarsi dai percorsi più prevedibili per interrogare il rapporto profondo tra immagine, identità e trasformazione. Una riflessione quanto mai attuale in unepoca in cui siamo continuamente circondati da immagini, ma raramente ci fermiamo a chiederci quale sia il loro autentico potere.

Attraverso linguaggi differenti pittura, collage, scultura e tecnologie interattive HAERETICA riunisce le sensibilità artistiche di Federica Rodella, Andrea Elvira Lillo e Daniele Accossato, tre percorsi autonomi che trovano una sorprendente armonia grazie alla visione curatoriale di Gianluca Violino.

Le opere di Andrea Elvira Lillo ribaltano il tradizionale rapporto tra osservatore e soggetto: il ritratto sembra restituire lo sguardo, trasformando chi guarda in parte integrante dellopera stessa. Limmagine non è più superficie, ma presenza viva, capace di generare un incontro.

Diversa, ma altrettanto intensa, la ricerca di Federica Rodella, che partendo dalla tecnica del collage apre un confronto con uno dei temi più discussi del nostro tempo: il rapporto tra creatività umana e intelligenza artificiale. Le sue opere invitano il visitatore a interrogarsi sul valore dellimmaginazione, sulle emozioni e su ciò che rende autenticamente umano latto creativo.

La materia diventa invece protagonista nelle sculture di Daniele Accossato, dove la forma fisica si trasforma progressivamente in simbolo. Le sue opere raccontano un equilibrio sottile tra presenza concreta e dimensione interiore, lasciando spazio allimmaginazione dello spettatore.

Ad amplificare ulteriormente il dialogo tra le arti è la performance dellattrice Elisa Macario Ban, autrice di un monologo originale ispirato ai temi della mostra, capace di creare un ponte tra parola, gesto e arti visive.

Il filo conduttore dellintero progetto risiede nella visione curatoriale di Gianluca Violino, che costruisce un percorso in cui le diverse poetiche non vengono uniformate, ma valorizzate nella loro identità. Il suo lavoro sembra nascere dalla convinzione che larte contemporanea non debba fornire risposte, bensì suscitare domande; non limitarsi a rappresentare il mondo, ma contribuire a trasformare il modo in cui lo osserviamo.

In questa prospettiva, il ruolo del curatore diventa quello di un tessitore di relazioni: tra artisti, opere e pubblico. È una scelta che rivela una dedizione autentica verso la cultura e una concezione dellarte come esperienza condivisa, prima ancora che come semplice evento espositivo.

HAERETICA non propone dunque un percorso da contemplare passivamente. Invita il visitatore a mettersi in discussione, a lasciarsi interrogare dalle immagini, a riconoscere come ogni opera trovi il proprio compimento soltanto nello sguardo di chi la incontra.

Perché, forse, la vera trasformazione non avviene sulla tela, nella materia o nella tecnologia, ma dentro chi, uscendo dalla mostra, scopre di guardare il mondo con occhi leggermente diversi.

(Per informazioni : scrivere a Gianluca Violino 335.6766910  o Studio FolLaw  Avvocati: 011.0888312)

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Dalla classe al set: Open Lab gratuito di recitazione e dizione promosso da 35MM Produzioni

 

L’iniziativa è aperta a tutte le età, anche a chi è all’inizio e ha il desiderio di imparare a recitare. Saranno due giornate di lavoro pratico con un insegnante di recitazione e dizione, esercizi individuali e di gruppo, improvvisazione, camera test e momenti di confronto con lo staff 35MM.

Il laboratorio nasce per presentare il mondo 35MM, conoscere nuovi volti e avviare la formazione di una classe di studio finalizzata allo sviluppo e alla realizzazione della serie Banchi in tempesta.

Durante l’iniziativa sarà presente lo staff 35MM insieme al regista Roberto Gasparro.

La candidatura online è obbligatoria. La disponibilità è limitata: dopo la raccolta delle iscrizioni, 35MM valuterà profili, motivazioni e disponibilità per definire chi potrà partecipare al percorso. Questo il link per candidarsi: https://www.35mmproduzioni.com/lavora-con-noi.php

Linea Cadorna, la Maginot italiana

Il sistema di fortificazioni che si  estende dall’Ossola alla Valtellina. Un enorme reticolo di trincee, postazioni di artiglieria, luoghi d’avvistamento, ospedaletti, strutture logistiche e centri di comando, collegate da centinaia di chilometri di strade e mulattiere, realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale

Linea Cadorna” è il nome con cui è conosciuto  il sistema di fortificazioni che si  estende dall’Ossola alla Valtellina. Un enorme reticolo di trincee, postazioni di artiglieria, luoghi d’avvistamento, ospedaletti, strutture logistiche e centri di comando, collegate da centinaia di chilometri di strade e mulattiere, realizzato durante il periodo della prima guerra mondiale. Un’opera fortemente voluta dal generale Luigi Cadorna, capo di Stato Maggiore dell’Esercito (originario di Pallanza, sul lago Maggiore), con lo scopo di contrastare una eventuale invasione austro-tedesca proveniente dalla Svizzera.

Lo scoppio della guerra – il 23 luglio del 1914 –  e gli avvenimenti successivi tra cui l’invasione del Belgio neutrale e i cambi di alleanze tra le varie potenze europee, accentuarono i dubbi sulla volontà del governo elvetico di far rispettare la neutralità del proprio territorio. Così, una volta che l’Italia entrò in guerra  contro l’Austria  – il 24 maggio 1915 – , il generale Cadorna, per non incorrere in amare sorprese, ordinò di avviare i lavori difensivi, rendendo esecutivo il progetto di difesa già predisposto. Da quasi mezzo secolo erano stati redatti studi, progettazioni, ricognizioni, indagini geomorfologiche, pianificazioni strategiche, ricerche tecnologiche. E non si era stati con le mani in mano: a partire dal 1911 erano state erette le fortificazioni sul Montorfano, a difesa degli accessi dalla Val d’Ossola e dal Lago Maggiore,  e gli appostamenti per artiglieria sui monti Piambello, Scerré, Martica, Campo dei Fiori, Gino e Sighignola, tra le prealpi varesine e la comasca Val d’Intelvi. Anche la Svizzera, dal canto suo,  intensificò i lavori di fortificazione al confine con l’Italia, realizzando opere di sbarramento a Gordola, Magadino, Monte Ceneri e sui monti di Medaglia, nel canton Ticino. In realtà,tornando alla Linea Cadorna,quest’opera, nella terminologia militare dell’epoca, era definita come ” Frontiera Nord” o, per esteso, “sistema difensivo italiano alla Frontiera Nordverso la Svizzera”. E, ad onor del vero, più che una fortificazione collocata a ridosso della frontiera si tratta di una linea difensiva costruita in località più arretrate rispetto al confine, con lo scopo di presidiare  i punti nevralgici. Un’impresa mastodontica.

 

Basta scorrere, in sintesi,  la consistenza dei lavori eseguiti e delle spese sostenute per la loro realizzazione: “Sistemazione difensiva – Si svolge dalla Val d’Ossola alla Cresta orobica, attraverso le alture a sud del Lago di Lugano e con elementi in Val d’Aosta. Comprende 72 km di trinceramenti, 88 appostamenti per batterie, di cui 11 in caverna, mq 25000 di baraccamenti, 296 km di camionabile e 398 di carrarecce o mulattiere. La spesa complessiva sostenuta, tenuto conto dei 15-20000 operai ( con punte fino a trentamila, nel 1916, Ndr) che in media vi furono adibiti, può calcolarsi in circa 104 milioni”. Le ristrettezze finanziarie indussero ad un utilizzo oculato delle materie prime,recuperate sul territorio. Si aprirono cave di sabbia, venne drenata la ghiaia negli alvei di fiumi e torrenti; si produsse calce rimettendo in funzione vecchie fornaci e furono adottati ingegnosi sistemi di canalizzazione delle acque. Gli scalpellini ricavarono il  pietrame, boscaioli e falegnami il legname da opera, e così via. I requisiti per poter essere arruolati come manodopera, in quegli anni di fame e miseria, consistevano nel possedere la cittadinanza italiana, il passaporto per l’interno e i necessari certificati sanitari. L’età non doveva essere inferiore ai 17 anni e non superiore ai sessanta e, in più, occorreva che i lavoratori fossero muniti di indumenti ed oggetti personali. A dire il vero, in ragione della ridotta disponibilità di manodopera maschile, per i frequenti richiami alle armi, vennero assunti anche ragazzi con meno di 15 anni, addetti a mansioni di manovalanza, di guardiani dei macchinari in dotazione nei cantieri o di addetti alle pulizie delle baracche.  La manodopera femminile, definita con apposito contratto, veniva reclutata nei paesi vicini per consentire alle donne, mentre erano impegnate in un lavoro salariato, di poter badare alla propria famiglia e di occuparsi dei lavori agricoli. Il contratto era diverso a seconda dell’ente reclutante: l’amministrazione militare o le imprese private.

 

Quello militare garantiva l’alloggiamento gratuito, il vitto ( il rancio)  uguale a quello delle truppe, l’assistenza sanitaria gratuita, l’assicurazione contro gli infortuni, un salario stabilito in relazione alla durata del lavoro da compiere, alle condizioni di pericolo e commisurato alla professionalità e al rendimento individuale. Il salario minimo era fissato, in centesimi, da 10 a 20 l’ora per donne e ragazzi; da 30 a 40 l’ora per sterratori, manovali e braccianti; da 40 a 50 per muratori, carpentieri, falegnami, fabbri e minatori; da 60 ad una lira per i capisquadra. L’orario di lavoro era impegnativo e  prevedeva dalle 6 alle 12 ore giornaliere, diurne o notturne, per tutti i giorni della settimana. Delle paventate truppe d’invasione che, come orde fameliche, valicando le Alpi, sarebbero dilagate nella pianura padana, non si vide neppure l’ombra. Così, senza il nemico e senza la necessità di sparare un colpo, con la fine della guerra,  le fortificazioni vennero dismesse. Quelle strutture, negli anni del primo dopoguerra, furono in parte riutilizzate per le esercitazioni militari e , negli anni trenta, inserite in blocco e d’ufficio nell’ambizioso  progetto del “Vallo Alpino”, la linea difensiva che avrebbe dovuto – come una sorta di “grande muraglia” –  rendere inviolabili gli oltre 1800 chilometri di confine dello Stato italiano. Un’impresa titanica, da far tremare le vene ai polsi che, forse proprio perché troppo ardita, in realtà, non giunse mai a compimento. Anche nella seconda guerra mondiale, la Linea Cadorna non conobbe operazioni  belliche, se si escludono i due tratti del Monte San Martino (nel varesotto, tra la Valcuvia e il lago Maggiore) e lungo la Val d’Ossola dove, per brevi periodi , durante la Resistenza, furono utilizzati dalle formazioni partigiane. Infine, come tutte le fortificazioni italiane non smantellate dal Trattato di pace siglato a Parigi nel febbraio 1947, a partire dai primi d’aprile del 1949, anche la “linea di difesa alla frontiera nord” entrò a far parte del Patto Atlantico istituito per fronteggiare il blocco sovietico ai tempi della “guerra fredda”. Volendo stabilire una data in cui ritenere conclusa la storia della Linea Cadorna, almeno dal punto di vista militare, quest’ultima può essere fissata con la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989.

 

Da allora in poi, le trincee, le fortificazioni e le mulattiere sono state interessate da interventi di restauro conservativo realizzati dagli enti pubblici che hanno permesso di recuperarne gran parte  alla fruizione turistica, lungo gli itinerari segnalati. La “Cadorna” si offre oggi ai visitatori come una  vera e propria “Maginot italiana”,  un gigante inviolato, in grado di presentarsi senza aloni drammatici, come un sito archeologico dove è possibile vedere e studiare reperti che hanno subito l’ingiuria degli uomini e del tempo ma non quella dirompente della guerra. Tralasciando la parte lombarda che si estende fino alla Valtellina e restando in territorio piemontese, sono visitabili diversi percorsi, dal forte di Bara  – sopra Migiandone, nel punto più stretto del fondovalle ossolano –  alle trincee del Montorfano, dalle postazioni in caverna del Monte Morissolo al fitto reticolo di trincee e postazioni di tiro dello Spalavera  ( la sua vetta è uno splendido belvedere sul Lago Maggiore e le grandi Alpi), dalle trincee circolari con i camminamenti e la grande postazione per obici e mortai del Monte Bavarione fino alle linee difensive del Vadà e del monte Carza, per terminare con quelle  della “regina del Verbano”, un monte la cui vetta oltre i duemila metri, viene ostentatamente declinata al femminile dagli alpigiani: “la Zeda”.

Marco Travaglini

Quegli antichi “ricordi” trasformati in opere d’arte dai detenuti di Fossano

Insieme, sotto il segno dell’arte e della solidarietà, i detenuti della Casa di Reclusione fossanese e della “RSA – La Corte” di Dogliani

Ceva (Cuneo)

“Dalle parole alla ceramica”. Ovvero: quando la memoria, i ricordi di una vita, raccontati a chi vuole ascoltarti, a chi ti è vicino (non solo fisicamente), ma anche con il cuore e l’anima, riescono a trasformarsi e a prendere corpo vivo offrendo spunti significativi per la lingua universale dell’arte. E’ davvero un piccolo grande “prodigio”! Tanto più se i due “mondi” a confronto non possono essere più lontani tra loro di una “Casa di Reclusione” e di una “Residenza Sanitaria Assistenziale – Casa di Riposo”, dedicata principalmente a persone anziane, per le quali il “motore dei ricordi” gira spesso a ruota libera, generando pallidi lievi sorrisi ma spesso anche tanta sofferenza e amarezza. Un piccolo grande “prodigio”! Realizzatosi attraverso il progetto dal titolo (di cui sopra) “Dalle parole alla ceramica” e magnificamente conclusosi, nei giorni scorsi, sotto la grande, mai abbastanza encomiabile, regia della “Fondazione Azzoaglio ETS” – ente no profit nato per iniziativa dello storico cebano “Banco Azzoaglio” (fondato nel 1879 da Paolo Azzoaglio) – per “generare valore condiviso e promuovere progetti educativi, culturali e sociali nelle comunità del territorio”. Al suo fianco la “Cooperativa Perla” operante con la Direzione del Carcere di Fossano per la realizzazione di attività lavorative dentro e fuori le mura dell’Istituto e la “Residenza La Corte” di Dogliani. Frutto del meraviglioso lavoro delle tre Associazioni, la consegna di una serie di “piastrelle artistiche in ceramica”, realizzate dai detenuti all’interno del “Laboratorio” attivo presso la “Casa di Reclusione” fossanese. Una vera “Meraviglia”: le ceramiche e il “gesto condiviso” che ha portato alla loro realizzazione, attraverso un percorso iniziato presso la “Residenza La Corte” di Dogliani, dove educatori e arteterapeuti della “Fondazione Azzoaglio” hanno condotto un “laboratorio” dedicato “all’ascolto e alla raccolta delle memorie” degli ospiti. Le risposte e le testimonianze raccolte sono state poi condivise con il “Laboratorio di Ceramica” della “Cooperativa Perla” presso la “Casa di Reclusione” di Fossano. Qui i detenuti hanno lavorato alla progettazione e alla realizzazione delle “piastrelle”trasformando racconti e ricordi in manufatti artistici destinati a tornare agli stessi protagonisti delle narrazioni. Il risultato è una raccolta di “opere uniche che custodiscono e restituiscono le parole degli anziani, trasformandole in un patrimonio tangibile di memoria e relazione”.

Un cerchio “virtuoso”, in grado di unire mondi così diversi tra loro! Ad accomunarli, una sola piccola grande parola: “Solidarietà!”. Tante mani tese in grado di farsi preziosi “scrigni” di antiche memorie, di amori mai finiti, di strade percorse in senso errato ma capaci di svoltare per recuperare i giusti sentieri un tempo ignorati.

Sottolinea, in proposito, Valentina Macchioni, titolare della “Cooperativa Perla”: “All’interno del nostro ‘Laboratorio di ceramica’ osserviamo ogni giorno quanto sia importante che il lavoro realizzato dalle persone detenute possa avere una destinazione concreta e un valore per la Comunità. Questo percorso, compiuto con la Residenza ‘La Corte’, ha permesso ai partecipanti di confrontarsi con storie autentiche, sviluppando competenze professionali, ma soprattutto consapevolezza, responsabilità e capacità di relazione”. E alla Macchioni fa eco Deborah Divulsi, direttrice de “La Corte” di Dogliani: “Per i nostri ospiti è stata un’esperienza molto significativa. Essere ascoltati, raccontare la propria vita e vedere quelle loro parole trasformate in opere concrete, ha generato emozione e positiva partecipazione”.

“Iniziative come questa – concludono Erica Simone Azzoaglio, rispettivamente vicepresidente e Consigliere di Amministrazione, nonché entrambi fondatori, della ‘Fondazione’ – dimostrano che la collaborazione tra mondi diversi può generare opportunità concrete di crescita e di incontro. Attraverso la memoria degli anziani, il lavoro delle persone detenute e l’impegno degli operatori coinvolti, si crea una comunità più consapevole e più capace di riconoscere il valore di ogni persona. Crediamo che il ruolo di una ‘Fondazione’ sia anche quello di favorire queste sinergie, mettendo in rete competenze, esperienze e sensibilità diverse per generare percorsi che producano valore sociale e culturale per il territorio”.

Lo crediamo anche noi. Additando l’evento quale esempio concreto di rara (purtroppo, di questi tempi!) fruttuosa solidarietà, di cui prendere atto e farne prezioso stimolo per un’ ancor più ampia e coinvolgente condivisione.

Gianni Milani

Nelle foto: le “operatrici” coinvolte, in mano alcune “piastrelle in ceramica”; Simone ed Erica Azzoaglio