CULTURA

“I convitati di pietra” di Michele Mari si aggiudica il Premio Strega

Si è aggiudicato l’ottantesima edizione del Premio Strega per la narrativa, che quest’anno ha presentato una sestina finalista di grande valore, “I convitati di pietra”, romanzo del grande scrittore e poeta milanese Michele Mari, pubblicato da Einaudi nel novembre del 2025, già vincitore del Premio Strega Giovani 2026, risultando il più votato in una giuria composta da ragazzi e ragazze tra i 16 e i 18 anni d’età. Il libro si presenta dall’alto della grande tradizione letteraria giallistica inglese e sudamericana, cui fa da sfondo, all’interno di una narrazione apparentemente semplice, sia dal punto di vista stilistico sia da quello contenutistico, il grande simbolo innominabile, presenza muta ma percepibile, inquietante e inevitabile del convitato di pietra. Un’entità che aleggia ineluttabilmente nell’opera di Michele Mari che, nella sua cifra infuocata e precisa, si conferma in quanto poeta prestato alla narrativa, affascinando il lettore con una prosa lineare, divertente, cinica, costruita nei minimi particolari, a cominciare dall’utilizzo elegante di parole e verbi che, scritti al momento giusto, aprono a riflessioni alle quali il lettore accede attraverso una dimensione magica e privata che soltanto la letteratura sa evocare. Questa intima sensazione conferisce una maggiore forza e un rinnovato valore al simbolo del convitato di pietra, ovvero quello spirito della letteratura che prende posto di diritto alla tavola della vita, nominando le entità della notte per portarle alla luce, denunciando l’inevitabilità del destino, ridicolizzandoci nella fragilità che ci coglie al pensiero che basti il silenzio a fugare il terrore, come se non nominarlo possa incidere in modo sostanziale su un fato già determinato al concepimento dell’esistenza. “I convitati di pietra” di Michele Mari rappresenta un breve inno ai capolavori dello humor nero e del giallo, un vento che riporta il lettore sulle orme di Agatha Christie, George Simenon, Adolfo Bioy Casares e Jorge Luis Borges attraverso un’attualizzazione e una contemporaneità della giallistica e del thriller estremamente televisiva. Quando gli ex alunni della III A del liceo Berchet di Milano siglano un patto “demoniaco” e mortale che prevede il versamento di una somma ciascuno in un fondo comune, destinato a essere incassato per intero da un unico superstite, vincitore di un gioco che dalla goliardia muta in breve tempo in una sfida fatta di rancori, tentativi di omicidio e disperazione, Michele Mari ci mette a contatto con una parte di noi che, se da un lato ride divertita di tutta l’azione scenica in atto, dall’altro si inquieta e sprofonda in una domanda tanto semplice quanto terribile: cosa farei io al loro posto? La risposta, citando Bob Dylan, viaggia nel vento, nel tempo e nella sua umana percezione, la stessa che con il passare degli anni ci mette di fronte, in una forma sempre più definita e distinguibile, il convitato di pietra.

Mara Martellotta

Duecentomila Lire per Alfonso Ferrero della Marmora in piazza Bodoni

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Alla scoperta dei monumenti di Torino / Il monumento equestre si erge fiero ed imponente nel centro della piazza. Il generale Alfonso Ferrero della Marmora viene rappresentato con indosso la sua divisa militare, il mantello sulle spalle ed il capo calzato di feluca voltato verso sinistra, mentre è in sella ad un elegante cavallo con la zampa sinistra sollevata in segno di forza ed autorevolezza

Eccoci di nuovo pronti ad accompagnare i nostri lettori alla scoperta delle meravigliose opere d’arte presenti a Torino. Oggi vogliamo soffermarci sulle maestosità equestri, prendendo come soggetto della nostra usuale passeggiata “con il naso all’insù”, il monumento dedicato ad Alfonso Ferrero della Marmora. (Essepiesse)

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Il monumento equestre si erge fiero ed imponente nel centro di Piazza Bodoni. Il generale Alfonso Ferrero della Marmora viene rappresentato con indosso la sua divisa militare, il mantello sulle spalle ed il capo calzato di feluca voltato verso sinistra, mentre è in sella ad un elegante cavallo con la zampa sinistra sollevata in segno di forza ed autorevolezza. Il generale ha gli stivali infilati nelle staffe e mentre con la mano sinistra stringe le briglie, con la destra impugna la spada puntandola in avanti, di fianco alla gamba. La statua poggia su un piedistallo lapideo quadrangolare arricchito da importanti volute angolari e ornato con elementi in bronzo, foglie d’acanto e teste di leone. Nel gennaio 1878 morì a Firenze Alfonso Ferrero della Marmora, tenente generale e comandante dell’esercito, ministro della Guerra nei governi Pinelli, Gioberti, D’Azeglio e Cavour, governatore di Milano, prefetto di Napoli nel 1861 e primo ministro a Torino dal 1864 al 1866. Due giorni dopo la città di Torino, con una delibera della Giunta, decise di rendere onore alla memoria del generale erigendogli un monumento pubblico, mettendo a disposizione 20.000 lire e aprendo una sottoscrizione di ampiezza nazionale. 

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Il proposito era quello di realizzare un’opera di particolare rilevanza sia dal punto di vista artistico che dimensionale, un “Monumento Nazionale” per l’appunto, il cui costo fu stimato intorno alle 200.000 lire. Al finanziamento dell’opera partecipò anche il capitano Luigi Chiala, deputato al Parlamento e amico intimo di La Marmora, che inviò le 9.011 lire ricavate dalla vendita delle sue memorie, intitolate “Ricordi della giovinezza di Alfonso La Marmora” e “Commemorazione di Alfonso La Marmora”. La raccolta di fondi, nonostante la notevole partecipazione, riscontrò una notevole difficoltà nel raggiungere la cifra necessaria, tanto che il Municipio di Torino dovette mantenere aperta la sottoscrizione per ben dodici anni. Visto l’evolversi della situazione il marchese Tommaso della Marmora, nipote del generale e suo erede, preoccupato per il protrarsi dei tempi e per l’insufficienza dei fondi fino ad allora disponibili (nel 1890, anno della chiusura della sottoscrizione, si era raccolta la cifra di 73.639 lire) propose alla città di occuparsi direttamente della realizzazione dell’opera, integrando la somma raccolta con capitali propri. Tale proposito, che evidentemente aveva in mente da qualche tempo, l’aveva portato ad affidare il disegno del bozzetto di “una statua equestre in bronzo, grande circa due volte il vero, con proporzionato piedistallo” al conte Stanislao Grimaldi, aiutante in campo del generale e Regio disegnatore del re Vittorio Emanuele II che, si presume, portò a compimento l’opera senza ricevere alcun compenso. Nell’ottobre del 1886 Tommaso della Marmora, in accordo con lo scultore Grimaldi, propose al Municipio di collocare la statua al centro della nuova piazza Bodoni. Su richiesta del Sindaco di Torino, nel 1889 il Ministero della Guerra venne coinvolto nella realizzazione dell’opera equestre, rendendosi disponibile a fornire il bronzo necessario; la fusione del monumento venne eseguita nel 1891 nel Regio Arsenale di Torino, a spese del Ministero.Per la protezione del monumento si ebbe l’idea di realizzare una cancellata su disegno dell’Ing. Lorenzo Rivetti, già ideatore dell’elegante piedistallo su cui poggia la statua, ma fotografie di Mario Gabinio del 1924, testimoniano invece la presenza di una delimitazione costituita da catene poggianti su pilastrini in pietra, che venne in seguito rimossa. 

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Finalmente il 25 ottobre 1891, alla presenza di numerose autorità politiche, civili e militari, venne inaugurata l’opera dedicata a Alfonso Ferrero della Marmora; per l’occasione il Municipio di Torino “vestì a festa” piazza Bodoni addobbando i balconi delle case, allestendo alcuni palchi e studiando una “illuminazione straordinaria”.Va ricordato e fatto notare che il monumento a La Marmora è l’unico monumento equestre, presente a Torino, dedicato ad un militare e uomo politico. Per quanto riguarda un piccolo accenno alla piazza che ospita l’opera, va ricordato che Piazza Bodoni (inserita nel cosiddetto Borgo Nuovo), ha origini ottocentesche ed è stata realizzata frammentariamente nel corso di oltre un secolo. Il primo intervento edilizio risale al primo decennio dell’Ottocento ma, per giungere alla conformazione attuale della piazza, bisognerà attendere fino al 1928, anno nel quale venne realizzato l’edificio che accoglie l’Istituto Musicale Giuseppe Verdi, diventato dal 1936 Conservatorio di Stato.Nel 2002 piazza Bodoni è stata interessata da un intervento di riqualificazione: è stata pedonalizzata e ripavimentata con lastre in pietra poste secondo un disegno a cerchi concentrici che hanno come fulcro il monumento a Alfonso Ferrero della Marmora.

 

 

Simona Pili Stella

(Foto: www.museotorino.it)

 

Germinale Monferrato Art Fest,  protagonisti 18 Comuni tra Asti e Alessandria

“Sono iniziative come questa che dimostrano quanto i nostri piccoli Comuni possano essere molto più grandi di quanto dicano i loro confini. Germinale sceglie il Monferrato perché qui l’arte contemporanea dialoga con un paesaggio riconosciuto dall’UNESCO, gli Infernot scavati nella pietra: un incrocio tra creatività e bellezza che rende speciale il festival. Quando istituzioni, comunità locali e realtà del territorio fanno squadra, nasce qualcosa che va oltre un semplice evento culturale: nasce un’occasione per raccontare il Piemonte, valorizzarlo e renderlo ancora più attrattivo per chi lo vive e per chi arriva da fuori. Germinale è una bellissima storia, un esempio di quel Piemonte che non dimentica le proprie radici, perché è proprio da lì che nascono le idee migliori, quelle capaci di far crescere una comunità con la cultura del sapere”.

Con queste parole del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, dell’assessore alla Cultura Marina Chiarelli e del sottosegretario regionale Claudia Porchietto si è aperta la conferenza a proposito della terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest, La rassegna di arte contemporanea diffusa, curata da Francesca Canfora e intitolata “Di marne feconde, un mare”, che prenderà il via l’11 settembre e terminerà il 4 ottobre prossimo. Le iniziative di Germinale Monferrato Art Fest, pensate con l’obiettivo di promuovere l’arte e la cultura, e di valorizzare territori e paesaggi tramite l’attivazione di progetti e percorsi dedicati all’arte contemporanea che coinvolgono e mettono in rete diciotto comuni del Basso Monferrato, tra le province di Asti e Alessandria, coinvolgono 29 sedi espositive e 60 artisti.

Tra gli ospiti più attesi di questa terza edizione figura Luigi Mainolfi (Rotondi, 1948), protagonista di importanti rassegne internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e Documenta di Kassel. Mainolfi è oggi presente nelle principali istituzioni museali italiane e straniere. La scelta della Direzione Artistica di esporre una sua opera negli spazi di Palazzo di Città ad Asti nasce dalla volontà di creare un dialogo tra la ricerca artistica internazionale e l’identità culturale del territorio, in continuità con il legame già instaurato nel 1995 attraverso la realizzazione dei Drappi dello storico palio.
Ospite speciale di quest’anno è anche Richi Ferrero (Torino, 1951), artista, regista e autore torinese formatosi nel teatro sperimentale, che progressivamente ha superato i confini della scena per sviluppare un linguaggio in cui teatro, arti visive, luce e spazio urbano si intrecciano. Dalle grandi installazioni di piazza ai progetti di illuminazione artistica e monumentale, fino alle più recenti opere di arte visiva, Ferrero ha la capacità di trasformare lo spazio in un’esperienza estetica e percettiva, facendo della luce uno dei tratti più riconoscibili della sua ricerca.

“La terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest consolida un percorso di ricerca che mette al centro il legame indissolubile tra la creatività contemporanea e la memoria profonda del territorio – ha dichiarato Francesca Canfora, direttore artistico di Germinale – quest’anno il tema ‘Di marne feconde, un mare’, invita il pubblico a un’esplorazione profonda, a scavare sotto la superficie alla ricerca dell’essenza e della memoria dei luoghi. Il festival, anno dopo anno, continua a espandersi capillarmente: sono stati coinvolti 18 comuni, quasi una trentina di sedi espositive e circa 60 artisti, tra autori affermati e giovani talenti in residenza, con l’obiettivo di trasformare il Monferrato in un laboratorio culturale diffuso a cielo aperto. La forza di Germinale risiede nella solida rete di collaborazioni tra enti pubblici e privati, comuni, associazioni e fondazioni museali. È grazie a questa sinergia condivisa che l’arte esce dagli spazi tradizionali per abitare i luoghi della comunità, i borghi e il patrimonio storico, generando una fioritura culturale in grado di dialogare con l’identità locale e contemporaneamente di aprirsi al futuro”.

Il Monferrato, oggi simbolo di una civiltà agricola d’eccellenza, custodisce infatti l’eredità di un antico mare: le marne, composte da argilla e calcare, raccontano attraverso fossili e sedimenti milioni di anni di trasformazioni e continuano a nutrire il paesaggio, la viticoltura e l’identità del territorio. Questa relazione profonda tra natura e cultura si manifesta anche negli Infernot, architetture sotterranee scavate nella pietra e riconosciute come Patrimonio Mondiale UNESCO. Con il tema Di marne feconde, un mare , Germinale 2026 invita a guardare ciò che si trova sotto i nostri piedi: un sottosuolo inteso come luogo di memoria, trasformazione e possibilità, un “mare solido” che attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea torna a raccontare storie millenarie e nuove visioni del futuro.

I progetti speciali di questa edizione saranno il Selva Art Prize, promosso e sostenuto da Compagnia dei Caraibi e Dispensa; The Monferriner , il nuovo progetto editoriale e culturale finalizzato a raccontare il territorio che ospita l’Art Fest; “Micromondi sotto i piedi”, un laboratorio dedicato alle scuole primarie del territorio che coinvolge 460 bambine e bambini in un viaggio creativo alla scoperta del suolo come luogo di memoria, metamorfosi e racconto, trasformandoli in “archeologi del futuro”. “Visagi-ritratti di un paese che vive” sarà il progetto fotografico di Claudio Cravero: un progetto che racconta la storia di una comunità che cerca la sua identità tra un passato agricolo e nuove visioni incontrando vecchi e nuovi cittadini sul filo, sempre delicato, dell’integrazione. Una messa a fuoco delle storie della comunità locale, il suo presente e il suo possibile futuro. Nel 2026 il progetto abiterà le vie del centro storico di Olivola, dopo aver coinvolto gli abitanti di Rinco, Carboneri-Remorfengo, Colcavagno, Montiglio Monferrato, Villadeati, Piovà Massaia e Murisengo.

Gli enti e le associazioni partner del progetto sono: Fondazione Asti Musei, Ecomuseo Basso Monferrato, Casa degli alfieri, Fondazione Gente&Paesi, l’associazione MadreSelva di Villadeati, l’associazione Fra’ Guglielmo Massaia di Piovà Massaia, l’associazione Club per l’UNESCO di Vignale Monferrato.

Germinale Monferrato Art Fest è realizzato con il sostegno del Consiglio Regionale del Piemonte , con il patrocinio della Regione Piemonte, con il sostegno operativo territoriale dell’ Ente Turismo Langhe Monferrato Roero e di Alexala , ATL Provincia di Alessandria, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, in collaborazione con la Fondazione Asti Musei e con il sostegno dei partner Compagnia dei Caraibi e Dispensa.

Mara Martellotta

Il “Forte” atterra di nuovo a Milano Malpensa

Rinnovata la collaborazione tra SEA Aeroporti e il valdostano “Forte di Bard”. Allo “Scalo Milano-Malpensa”, la mostra “Magnum America”

Fino a domenica 4 ottobre

Bard (Aosta)

E’ stata rinnovata nei giorni scorsi la collaborazione tra “SEA – Aeroporti” (la Società che gestisce il sistema aeroportuale milanese, compresi l’Aeroporto di “Milano Malpensa” e “Milano Linate”) e il valdostano “Forte di Bard”. Accordo concretamente siglato da un prezioso “cadeau-prestito”, da parte dell’ottocentesca “Fortezza” sabauda – sempre più “Polo Culturale” d’eccellenza per quanto riguarda eventi espositivi di assoluta rilevanza – che permetterà all’estate di “Milano Malpensa” di proporsi quale suggestiva location espositiva dedicata, fino alla prossima domenica 4 ottobre, alla grande fotografia internazionale. Presso lo Spazio “Art Hub”, al mezzanino “Food Court” del “Terminal 1”, è stata infatti inaugurata, martedì 7 luglio scorso, la mostra fotografica “Magnum America”, Progetto prodotto, sotto la curatela della critica d’arte tedesca Andréa Holzherr, dal “Forte” valdostano e da “Magnum Photos – Paris”, una delle più importanti “Agenzie Fotografiche” a livello mondiale, oggi guidata da Cristina de Middel e fondata (con due sedi a New York e a Parigi) nel 1947 da “Maestri – mito” del calibro di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William (detto Bill) e Rita Vandivert. Ispirata all’omonimo volume pubblicato da “Thames & Hudson” nel 2024 e dopo il notevole successo registrato, lo scorso inverno, al “Forte di Bard”, la mostra, organizzata in capitoli decennali, racconta gli States attraverso oltre settant’anni di fotografia (dagli anni Quaranta ai giorni nostri), restituendo un ritratto complesso e affascinante del Paese: la promessa del sogno americano, i grandi cambiamenti sociali, le contraddizioni, le battaglie per i diritti civili, la quotidianità delle metropoli e delle province, fino ai grandi momenti della storia contemporanea. In parete, tra le tante, un’iconica immagine di profilo di “Malcolm X” (Malcolm Little) a firma dell’americana Eve Arnold, la prima freelance donna della “Magnum”; e ancora i toccanti “Ritratti” di gente comune incontrata a Coney Island piuttosto che a New York centro di Bruce Gilden, accanto ad una “grandiosa” immagine di “Ella Fitzgerald” scattata da Wayne Forest Miller, tra i primi fotografi occidentali a documentare la distruzione di Hiroshima.

“La mostra – già si leggeva in occasione dell’esposizione di Bard – ha quale primo obiettivo, quello di porre a confronto persone ed eventi ordinari e straordinari, offrendo un’interpretazione commovente del passato e del presente degli Stati Uniti d’America, mettendone al contempo in discussione il futuro”. Il futuro di un Paese, cui “Magnum Photos”, fin dai suoi inizi, ha guardato con interesse e profonda capacità di analisi critica, com’era e com’è necessario per una nazione da sempre simbolo di “libertà” e “abbondanza”, ma anche di tensioni sociali, sconvolgimenti culturali e divisioni politiche non di poco conto e quasi sempre proiettate, nel bene e nel male, sul destino del resto del Pianeta.

Oggi, ahinoi, più che mai!

L’inaugurazione della mostra al principale “Scalo Intercontinentale” del Nord Italia , alla presenza di Alessandro Fidato – “Chief Operating Officer” di “SEA Aeroporti di Milano” – e della Presidente del “Forte di Bard” Ornella Badery, ha rappresentato anche l’occasione per celebrare, tra “SEA” e il “Forte”, una “partnership” che negli ultimi anni ha consentito di portare negli spazi di “Milano Malpensa” importanti progetti espositivi internazionali, confermando la volontà condivisa di promuovere la “cultura fotografica” anche in un luogo di transito, trasformando il viaggio in un’esperienza capace di sorprendere e ispirare.

“Siamo lieti di poter proseguire – ha dichiarato la presidente Ornella Badery –  la collaborazione con ‘SEA’ che consente di promuovere la fotografia di alta qualità e l’arte all’interno dell’aeroporto di ‘Milano Malpensa’. L’iniziativa trasforma il transito dei passeggeri in un’esperienza culturale di indubbio interesse, legando la vetrina internazionale dello scalo ad un’opportunità di promozione importante anche per il ‘Forte di Bard’”.

Gianni Milani

Nelle foto: La presidente Ornella Badery presenta l’accordo con “SEA” e la mostra; visita all’esposizione

De Amicis, il monumento grazie a un amico

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I monumenti di Torino    Ecco un nuovo appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Quest’oggi vorremmo parlarvi del monumento dedicato a Edmondo De Amicis, conosciuto da tutti per essere l’autore del libro Cuore

Situata in piazza Carlo Felice, all’interno dei Giardini Sambuy, l’opera è formata da due elementi su un’ampia piattaforma con scalini. In primo piano si erge la statua della “Seminatrice di buone parole”, rappresentata dalla “bella figura di una popolana dal largo gesto che diffonde la semente”(cit.), mentre sullo sfondo è situato un muro a esedra (incavo semi-circolare), decorato da un fitto altorilievo nel quale sono raffigurate scena di vita quotidiana, narranti episodi di “amor figliale, amor materno, amicizia, studio, amor di patria, carità e lavoro”(cit.). Sul piedistallo della statua è invece scolpito un medaglione con il profilo di Edmondo De Amicis.

 

Edmondo De Amicis nacque ad Oneglia il 21 ottobre 1846 da una famiglia benestante di origine genevose. Nel 1848 la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo e poi a Torino, dove Edmondo frequentò il liceo. All’età di 16 anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito all’Accademia militare di Modena dove divenne ufficiale sottotenente. Nel 1866 partecipò alla battaglia di Custoza ma, l’anno dopo, decise di abbandonare l’esercito per dedicarsi alla carriera di giornalista. Divenne quindi giornalista militare e trasferitosi a Firenze, assunse la direzione della rivista “L’ Italia Militare”. Nel 1868, all’età di 22 anni, venne assunto dal giornale “la Nazione” di Firenze, dove continuò come inviato militare assistendo così, nel 1870, alla presa di Roma.

Dal 1879 (ma più permanentemente dal 1885) De Amicis si stabilì a Torino, andando ad abitare presso il palazzo Perini, davanti alla vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa; qui (ispirato forse dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio), terminò quella che fu considerata la sua più grande opera. Il 17 ottobre 1886 (primo giorno di scuola di quell’anno), venne infatti pubblicato Cuore, una raccolta di episodi ambientati tra dei compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, costruito come finzione letteraria di un diario di un ipotetico ragazzo: l’io narrante Enrico Bottini.

Il romanzo (nato come libro per ragazzi), ebbe subito un grande successo e venne molto apprezzato sia per il suo carattere educativo-pedagogico, sia perché ricco di spunti morali riguardanti i miti affettivi e patriottici del Risorgimento italiano. Il libro Cuore fece conoscere Edmondo De Amicis in tutto il mondo e lo suggellò autore attento alle problematiche della borghesia, del popolo e dell’educazione. Alcuni avvenimenti spiacevoli della sua vita, come ad esempio la morte suicida del figlio maggiore Furio (nel 1898 si sparò al Parco del Valentino), lo portarono ad abbandonare definitivamente la città sabauda. In seguito scrisse numerosi racconti nel corso dei suoi viaggi in Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda, Costantinopoli e Marocco. Morì a Bordighera l’11 marzo del 1908 a causa di una improvvisa emorragia celebrale. Su iniziativa della Gazzetta del Popolo, per onorare la memoria di Edmondo De Amicis ad un anno dalla sua scomparsa, un Comitato propose di erigere un monumento a lui dedicato, che ne onorasse la memoria e ne esaltasse le “doti di educatore e autore immortale”(cit.) del libro Cuore.

L’esecuzione dell’opera venne affidata direttamente (non si proclamò nessun concorso) allo scultore e disegnatore Edoardo Rubino, caro amico di De Amicis, che si propose di realizzare il monumento a titolo gratuito come suo personale contributo. Ad un anno di distanza dall’iniziativa, nel 1910, Rubino presentò il bozzetto del progetto che trovò il consenso e l’approvazione di tutti. Il monumento venne terminato già nel 1914, ma la posa in opera con l’ufficiale inaugurazione, avvenne una decina di anni più tardi a causa di alcune questioni riguardanti la scelta del luogo. Su richiesta della commissione, l’inaugurazione avvenne il 21 ottobre 1923, volutamente dopo l’apertura delle scuole, in modo che “gli potesse essere intorno come aureola gloriosa l’affetto di centinaia di bimbi” (cit.).

Simona Pili Stella

Castello di Agliè dietro le quinte

Film Commission, il tour della Rete regionale fa tappa a Orta San Giulio

In arrivo un protocollo con la Provincia di Novara

Dopo la tappa inaugurale di Cuneo, la Rete regionale di Film Commission Torino Piemonte è arrivata a Orta San Giulio per il secondo dei tre incontri dedicati a presentare servizi, opportunità e prospettive di collaborazione con enti e istituzioni locali. Nel pomeriggio il tour si è concluso ad Alessandria con l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale, ampliare gli accordi e favorire la crescita della filiera audiovisiva e dell’indotto economico in tutto il Piemonte.

Nata nel 2017, la Rete regionale riunisce oggi 174 Comuni distribuiti in tutte le province piemontesi e continua ad allargarsi: nel solo 2026 sono già entrati a farne parte dieci nuovi enti, tra cui la Città Metropolitana di Torino e la Provincia di Cuneo.

All’incontro di Orta San Giulio hanno partecipato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli, il direttore di Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera, il responsabile della Rete regionale Davide Bracco e il sindaco Giorgio Angeleri.

Il tour è stato organizzato per estendere ulteriormente il raggio d’azione della Rete, coinvolgendo, dopo Cuneo, le province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola, prima della conclusione nelle province di Asti e Alessandria.

Nel corso degli incontri vengono illustrate le modalità operative della Rete, i risultati ottenuti negli ultimi anni e i servizi messi a disposizione delle produzioni cinematografiche e audiovisive che scelgono il Piemonte come set. L’obiettivo è anche quello di aprire un confronto diretto con amministrazioni locali, operatori turistici e culturali per individuare nuove opportunità di collaborazione.

«Cuneo, Orta San Giulio e Alessandria ci permettono di incontrare da vicino amministratori, operatori turistici e realtà produttive che ogni giorno vivono il territorio: è lì che si costruisce davvero la Rete regionale, tappa dopo tappa – commenta Davide Bracco, Responsabile della Rete regionale Film Commission Torino Piemonte – In questi due giorni raccogliamo esigenze, rispondiamo a domande concrete e mettiamo a fuoco insieme le prossime priorità. Il lavoro sul campo con gli oltre 170 Comuni aderenti è quello che rende la Rete uno strumento vivo e non solo un elenco di adesioni: continueremo a girare il Piemonte per far crescere questa collaborazione, comune dopo comune».

Durante la conferenza è stato inoltre annunciato l’avvio dell’iter che porterà alla firma di un protocollo d’intesa con la Provincia di Novara, destinato a rafforzare la presenza della Rete nel Novarese e ad aumentare la capacità del territorio di attrarre produzioni, investimenti e opportunità per imprese e professionisti del settore.

«Con il protocollo che sottoscriveremo con la Provincia di Novara compiamo un passo concreto per rafforzare il ruolo di questo territorio nella rete dell’audiovisivo piemontese. Vogliamo creare le condizioni perché sempre più produzioni scelgano il Novarese, generando lavoro, promozione e sviluppo. La cultura è un investimento e, quando fa squadra con le istituzioni locali, diventa un motore di crescita per tutto il territorio», ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli.

Gli appuntamenti vedono la partecipazione di Camere di commercio, Confindustrie, fondazioni bancarie, media e principali istituzioni locali con l’obiettivo di consolidare le sinergie e rafforzare un sistema che punta a estendere i benefici economici del cinema ben oltre il capoluogo regionale.

Nel corso degli anni la Rete regionale ha sottoscritto numerosi protocolli con i Comuni per agevolare le riprese, promosso campagne per ampliare il database delle location piemontesi e incentivato la crescita della Production Guide dedicata a società e professionisti del settore. Un lavoro che, insieme agli investimenti della Regione, ha prodotto importanti ricadute in termini di promozione territoriale e sviluppo economico.

I numeri confermano questa crescita: dall’inizio del 2026 sono già 27 i Comuni piemontesi interessati da produzioni audiovisive, distribuiti in sette province. La provincia di Torino guida la classifica con 70 protocolli sottoscritti, seguita da Cuneo con 38 e Alessandria con 16.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Marina Chiarelli e Andrea Tronzano sottolineano come «Il Piemonte ha scelto di fare dell’audiovisivo una leva strategica di sviluppo, capace di unire cultura, economia e promozione del territorio. La Rete regionale di Film Commission è la dimostrazione concreta di come la collaborazione tra Regione, enti locali e istituzioni possa generare nuove opportunità per le comunità, valorizzando luoghi, competenze e professionalità diffuse in tutte le province. Fare rete significa costruire opportunità. Per questo abbiamo scelto di portare la Rete regionale direttamente nei territori, partendo da Novara, Alessandria e Cuneo, tre province dinamiche, ricche di identità, paesaggi e competenze che possono diventare protagoniste dello sviluppo dell’audiovisivo piemontese. Questo per rafforzare ulteriormente una rete che cresce anno dopo anno e che rende il Piemonte sempre più competitivo nell’attrazione di produzioni nazionali e internazionali. Ogni set che arriva sul nostro territorio produce ricadute economiche, occupazione, turismo e visibilità, trasformando la cultura in un vero motore di sviluppo. È questa la visione con cui continuiamo a investire: un Piemonte che cresce facendo squadra, capace di valorizzare ogni territorio e di costruire nuove occasioni di lavoro e di futuro attraverso le industrie culturali e creative».

Sulla stessa linea la presidente di Film Commission Torino Piemonte Beatrice Borgia, che evidenzia: «Il cinema e l’audiovisivo rappresentano da tempo un asset strategico per lo sviluppo economico del Piemonte, capace di generare indotto diretto sui territori coinvolti e di attivare filiere produttive che vanno anche oltre il settore cinematografico in senso stretto: ricettività, ristorazione, artigianato, servizi. La Rete regionale risponde proprio alla volontà di FCTP di incentivare questo valore, rendendo ogni comune e ogni provincia un potenziale presidio produttivo. I dati lo confermano: oltre 170 comuni coinvolti, decine di protocolli siglati con i territori, una crescita costante delle adesioni anche nel 2026. Con questo tour vogliamo consolidare ulteriormente un sistema che ha già dimostrato la propria capacità di generare ricadute economiche concrete e durature, lavorando con sempre maggiore sinergia con istituzioni ed enti locali per estendere questi benefici all’intero territorio piemontese».

Il Liberty di Torre Pellice

Nel fine settimana, si aprono al pubblico le “Ville Liberty” della “Ginevra italiana”. Un patrimonio tutto da scoprire

Sabato 11 luglio

Torre Pellice (Torino)

Capoluogo dell’“Unione Montana del Pinerolese” e da sempre Centro principale della “Chiesa Valdese” italiana (tanto da essere definita la “Ginevra italiana”, un tempo “città-porto sicuro” per i Valdesi costretti a fuggire in Svizzera dal Piemonte sabaudo e dalle valli alpine), Torre Pellice, principale sito dell’omonima Valle, alla confluenza tra i torrenti Pellice e Angrogna, è storicamente associata (e non poteva essere altrimenti) alla “memoria valdese” e al suo celebre “Sinodo”, che proprio lì (nella “Casa Valdese”) si tiene ogni anno a fine agosto. Ma Torre Pellice è sì in gran parte questo, ma anche altro. E la sua antica Storia si lega a un presente fatto di importanti eventi sociali e culturali (è la città, ad esempio, sede non solo del “Museo Valdese” e di due importanti “Biblioteche” custodi di oltre 70mila libri – alcuni rari come la preziosa “Bibbia di Olivetano” del 1535 – ma anche della Civica Galleria d’Arte Contemporanea “Filippo Scroppo” – ricca di circa 400 opere dei più illustri artisti italiani del dopoguerra” – e del Festival annuale “Una Torre di Libri” organizzato dalla “Libreria Claudiana”) oltre che di magnifiche linearità urbane e di un paesaggio circostante ottimale quale base per escursioni alpine di grande interesse. E, forse pochi lo sapevano, è anche la città “Capitale del Liberty” in Val Pellice. Caratteristica tutta da esplorare e un capitolo rimasto a lungo nell’ombra. Di qui l’idea di dedicare proprio un evento sul tema, concretizzatosi in un “nuovo itinerario guidato” teso a svelare il “patrimonio architettonico” di una cittadina che, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, divenne una frequentata “meta di villeggiatura” per l’alta borghesia, non solo torinese, ma anche nazionale e internazionale.

L’iniziativa nasce dal “Consorzio Turistico Pinerolese  e Valli” e dall’ Amministrazione Comunale”, in collaborazione con “In Val Pellice”, con l’obiettivo di scoprire un volto diverso e affascinante dell’antica “Torre di Luserna”, attraverso le sue eleganti dimore concepite secondo i canoni e i preziosi stilemi “floreali” dell’ “Art Nouveau”.

Il via per questo nuovo “percorso turistico” è fissato per il prossimo sabato 11 luglio. Altre due repliche seguiranno in autunno, già programmate per sabato 12 settembre e sabato 10 ottobre: occhi puntati su villini e dimore signorili, lasciate in dote all’epoca e capaci di ridisegnare il paesaggio, fondendo la “quiete alpina” con i dettami in voga nell’architettura del tempo. Una delle figure chiave di questa “metamorfosi” dello “skyline urbano” fu Ermanno Ceresole, geometra natio proprio di Torre Pellice, che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso si dedicò alla progettazione di numerose ville. La sua visione, spesso arricchita da “sfumature eclettiche”, trovò un appoggio e un importante confronto nel legame con il precedente lavoro del professore e progettista Alfieri Genta, suo lontano parente e attivo a Torino e sul Lago Maggiore tra fine ‘800 ed inizi ‘900. Il primo, durante l’ultima fase dell’epoca di villeggiatura torrese, firmò i progetti per decine di residenze di pregio stilistico destinate alle famiglie che animavano i mesi estivi della valle. Tra le tappe principali del percorso spicca il “Complesso Morè”, un chiaro esempio di fusione tra spazi abitativi e produttivi legato alla storica azienda dolciaria di famiglia (la famosa Azienda dei “Cri Cri”) fondata nel 1886, fino al 1923, allorché il proprietario scelse di unire la propria dimora privata all’attività lavorativa, dando vita a una struttura dall’alto valore architettonico e decorativo. Altrettanto significativo per comprendere il contesto sociale dell’epoca è il “Tennis Club”, edificato nel 1932, la cui nascita testimonia la vita attiva di una comunità cittadina allora in forte crescita.

Seguendo questo percorso, l’esperienza proposta offre dunque una giornata che unisce “storia”, “architettura” e (perché no?) “cucina locale”. Non solo. Per agevolare la partecipazione, l’organizzazione ha predisposto un “servizio di trasferimento in pullman” con partenze programmate sia da Torino, dalla stazione di “Porta Nuova” (ore 8) al costo di 80 euro a persona, sia da Pinerolo, dalla “stazione centrale” alle 9 e al costo di 70 euro a persona. La quota di partecipazione comprende il viaggio, il tour guidato condotto da professionisti in lingua italiana — con la possibilità di richiedere visite in altre lingue su prenotazione — e un “pranzo completo” con i sapori del territorio, al Ristorante situato all’interno del “Club Area Sport e Movimento”. Il rientro è programmato per le 16.

Per ricevere informazioni e riservare i propri posti, è possibile contattare l’ufficio prenotazioni del “Consorzio Turistico” telefonando al numero 331/3901745 oppure scrivendo all’indirizzo di posta elettronica prenotazioni@turismopinerolese.it

g.m.

Nelle foto: Alcune immagini di “Torre Pellice in tour”

Alla Camera dei Deputati riconoscimento al prof. Quaglieni

Per i 60anni di attività al Centro Pannunzio

“Da Cavour alla Repubblica”

 

 E’ stato presentato con successo alla Camera dei Deputati martedì 7 luglio, che segna per la quarta volta la presenza della nostra Casa editrice a Montecitorio, il saggio del prof. Pier Franco Quaglieni “Da Cavour alla Repubblica. I rapporti tra Stato e Chiesa laicità e laicismo nella storia d’Italia”.

In volume si presenta con oltre 300 pagine, la cui copertina è stata realizzata da Ugo Nespolo e la prefazione è opera dello storico Giordano Bruno Guerri. La conferenza è stata proposta su interessamento dell’On. Alessandro Giglio Vigna Presidente della XIVa Commissione Politiche Unione Europea, moderatrice d’eccezione Cristina Del Tutto CEO di Radio Parlamentare, e dal dir. editoriale della Casa Editrice Pedrini che ha pubblicato il libro.

Ennio Pedrini nel corso dell’evento che ha registrato la presenza di numerosi ospiti e giornalisti è intervenuto sottolineando che: “Si tratta di un’opera importante, che manca nel panorama editoriale nazionale, e di cui si avvertiva la necessità. Nell’indice appare evidente, l’ampia scelta degli argomenti trattati, tra i quali, partendo dal Concordato del 1929 voluto da Mussolini sino ai Patti Lateranensi, per arrivare alla loro revisione con Craxi e alla posizione di Pannella. Il libro è un’opera documentata, solida, che affronta il tema non solo in termini politici ma anche culturali e filosofici. Personalmente, non posso che complimentarmi con il prof. Quaglieni, e sottolineare che il saggio è inserito a pieno titolo nella nostra Collana i Classici della Letteratura e segnalare per l’apporto al volume: i dottori: Ambrosini, Fracchia, Cavallera, Finetti, Vecellio e Vullo”. La presentazione del saggio è stata accompagnata dalla proiezione di un trailer realizzato da Enrico Benevenuta di Racconti e Territori Svelati. Al termine della presentazione è avvenuto il conferimento al prof. Quaglieni, della targa a riconoscimento dei 60anni di attività a favore del Centro Pannunzio di Torino, che sarà consegnata a Torino il 7 ottobre al Museo del Risorgimento. Il saggio è disponibile sul sito: edizionipedrini.com sulle principali piattaforme editoriali nazionali, ed in libreria.

Nelle foto:

Ospiti e giornalisti alla Camera dei Deputati. Il conferimento al prof. Quaglieni, della targa a riconoscimento dei 60anni di attività a favore del Centro Pannunzio di Torino. Il dir. editoriale Ennio Pedrini, al centro l’On. Giglio Vigna e la moderatrice Cristina Del Tutto Ceo di Radio Parlamentare in conferenza

Artigianato sì … ma “che artigianato!”

Una mostra alla “Stampé – Galleria in Circolo” di via Stampatori, a Torino, per raccontare le “meraviglie” dell’artigianato contemporaneo

Da venerdì 10 a venerdì 24 luglio

Titolo: “Wundercraft – Artigianato contemporaneo in mostra”. Titolo che la racconta tutta. Dicono infatti gli organizzatori della “Collettiva”, promossa dalla torinese Associazione “Emporium APS” di via Berthollet 26 (presidente Erika Qualich, parte di “Arci” dal 2018 e nata nel 2013 proprio per “dare visibilità all’universo di maker e artigianɜ che lavorano su creazioni originali, creando eventi spazi e occasioni atti a raggiungere nuovi pubblici”): “Il titolo ‘Wundercraft’ racchiude l’identità stessa del progetto. Il termine ‘Wunder’ richiama le antiche ‘Wunderkammer’, le ‘Stanze delle Meraviglie’ che precedettero i musei moderni, luoghi in cui oggetti rari, curiosità naturali e manufatti straordinari convivevano per sorprendere e affascinare il visitatore. ‘Craft’, invece, afferma la volontà di liberare l’artigianato da una visione esclusivamente funzionale o tradizionale, restituendogli una dimensione contemporanea capace di dialogare con l’arte, il design e la ricerca estetica. Le opere esposte testimoniano il potenziale espressivo della materia e la capacità dell’artigianato contemporaneo di trasformare tecniche e materiali in linguaggi artistici”.

L’appuntamento per l’inaugurazione della mostra è per il prossimo venerdì 10 luglioalle ore 19, negli spazi di “Stampé-Galleria in Circolo” di via Stampatori 5, a Torino (nuovo “Atelier di Comunità” concepito come “laboratorio sociale” in cui arte, impresa e inclusione si incontrano) ed é resa possibile da una collaborazione che nasce dalla sinergia della Rete “Arci-Torino” ed il sostegno della torinese “Camera di Commercio”.

Si tratta della prima esposizione collettiva organizzata da “Emporium APS” e pensata come “restituzione al pubblico” del Progetto “CRAFT-UP” (letteralmente: “elevare l’artigianato”) promosso per aiutare “creativi” e “maker” a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro, dove per nulla é esclusa la componente, quel “qualcosa in più”, capace di elevare la creativa manualità in autentica opera d’arte. Il passo, in fondo, è breve se all’abilità “di mano”, al “mestiere”, s’intrecciano con un pizzico di “singolare genialità”, originalità, fantasia e creatività.

Osservare e “toccare” (con delicatezza) per credere! Complessivamente sono venti gli operatori aderenti all’iniziativa con opere realizzate dallɜ partecipantɜ ai programmi di tutoring di “CRAFT—UP”, offrendo uno sguardo su un territorio creativo in continua evoluzione, situato al confine tra arte visiva contemporanea e artigianato d’eccellenza. Ognuno offre ai visitatori il “suo” personale modo di intendere la materia e di come semplici o particolarmente complessi “manufatti” possano ispirare, al di là di una loro pratica quotidiana utilità, spiragli fantastici di emozioni, memorie, sogni e poesia.

Si va così, solo per citare alcuni esempi, dai tessuti unici creati nell’intreccio a mano da Flavia Giai Miniet, originaria della Val Sangone, nota per il suo marchio “Sòl&Me” e per le sue celebri “fasce porta bebé”, nate dalla felice unione della storia del territorio ai richiami più innovativi del mercato internazionale, ai lavori creati in “grès” di Giuseppe Amari che, attraverso linguaggi ad un tempo “grezzi e moderni”, fa della “ceramica” un fascinoso banco di prova per esplorare in tutte le loro potenzialità, “talento” e “sperimentazione”. Da segnalare anche la “visual artist” e artigiana torinese Lucia Elefante, nota per il suo brand “Babel” e per quella sua preziosa e rigorosa manualità capace di unire le antiche “tecniche di stampa a mano” con il più moderno “design”, passando così da “illustrazioni vintage” (come antichi disegni di anatomia o enciclopedie) alla creazione di “oggetti unici” che sono “vere e proprie storie da toccare ed esporre”. Creazioni uniche, inconfondibili.

Sottolineano ancora gli organizzatori: “Con ‘Wundercraft’, l’Associazione ‘Emporium APS’ rinnova il proprio impegno nella promozione del talento, della creatività e delle competenze artigianali delle nuove generazioni, contribuendo alla costruzione di una cultura del fare capace di interpretare il presente e immaginare il futuro”. E non da oggi. Da ben da tredici anni, infatti, l’Associazione porta sulla scena torinese una selezione dell’artigianato contemporaneo attraverso l’organizzazione di “market” ed “eventi culturali, tra cui lo storico “San Salvario Emporium” di Piazza Madama Cristina e i recenti “Sponda Fest” a Murazzi del Po e “OGR Pop-up Market”.

La sera dell’inaugurazione di “Wundercraft”venerdì 10 luglioalle 19,30, è anche in programma il talk “Fateci spazio! Una nuova concezione dei luoghi della creatività emergente”, con Sonia Vacca, co-fondatrice di “àprile festival”, Valentina Sacchetto, coordinatrice di “DesTEENazione – Torino” e Vittorio Campanella, curatore della Galleria di “Stampé”.

Per info: “Emporium Aps”, via Bertollet 26, Torino; tel. 3425639551 o www.sansalvarioemporium.com

Gianni Milani

Nelle foto: Flavia Giai Miniet; Locandina mostra; Lucia Elefante e Giuseppe Amari