CULTURA

San Giovanni nei Musei torinesi

La Fondazione Torino Musei celebra la festa del Santo Patrono di Torino proponendo per il 24 giugno tariffe promozionali

In occasione di San Giovanni, mercoledì 24 giugno prossimo, GAM, MAO e Palazzo Madama saranno regolarmente aperti al pubblico dalle ore 10 alle ore 18 e, per celebrare la festa patronale, i visitatori potranno accedere alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee dei tre musei con biglietto a tariffa ridotta.
La promozione rappresenta un’occasione per riscoprire il patrimonio artistico dei musei civici e per visitare le mostre in chiusura , “Chiharu Shiota: The Soul Trembles”, ultimo giorno di apertura il 28 giugno, al MAO,  e la mostra “Donna in blu che legge una lettera” a palazzo Madama, ultimo giorno di apertura il 29 giugno.
Martedì 23 giugno alle ore 18 si terrà inoltre un evento speciale. Chi percorrerà piazza Castello potrà assistere alla suonata a rintocchi della storica campana di Palazzo Madama, eccezionalmente inserita nella rassegna di concerti campanari che ogni anno l’Associazione CampaneTO, in collaborazione con la Diocesi di Torino, la Città di Torino, il Sermig e la Comunità di Sant’Egidio, organizza per la patronale di San Giovanni.

MM

Luna di Vercelli

penna calligrafiaL’importante e   geniale musicista, compositore, maestro di tango argentino nella scuola Tango mio, Oscar Casares riversa il suo versatile temperamento, sensibile ad ogni forma di bellezza e di espressione vitale anche  nella poesia. GRB
LUNA DI VERCELLI

Come un chicco di riso

Che illumina mia strada

Riempiendo di poesia

Fantastica luce nelle risaie.

Ti guardo e sei reale

Come tutto vicino a me

Le stelle mentono,

vedo in loro un passato lontano

di quando io non  c ero

un giorno sarò come loro

la mia materia si scioglierà

e partirò in forma di luce

verso te, chicco di riso

Luna di Vercelli

OSCAR CASARES 10 O6 2026

Libri e arte alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

La precettoria di Sant’Antonio di Ranverso apre i suoi spazi a libri, storie e arte, con una giornata che intreccia letteratura e patrimonio culturale.

Domenica 21 giugno torna l’iniziativa “Libri e arte a Ranverso” , iniziativa organizzata dalla Pro Loco di Buttigliera Alta che, per tutta la giornata, animerà gli spazi esterni del complesso monumentale con stand editoriali, presentazioni di libri e attività  per il pubblico.

Giunta alla su terza edizione, la manifestazione trasformerà  il sagrato e le aree esterne della precettore in un luogo d’incontro tra autori, lettori e appassionati d’arte. Dalle ore 10 alle 18 si susseguiranno presentazioni di volumi e dialoghi con  gli scrittori , accanto a un laboratorio di legatoria a stampa a cura di Francesca De Leo, restauratrice di libri antichi.

In occasione dell’iniziativa, la Precettoria proporrà inoltre due visite tematiche speciali, alle 11 e alle15 , dedicate a Giacomo Jacquerio, il grande maestro del gotico internazionale piemontese che proprio a Ranverso ha lasciato alcune delle sue opere più  significative.

“ Viva Jaquerio!” accompagnerà i visitatori alla scoperta della vita, del lavoro e della bottega dell’artista, consentendo di approfondire la figura di uno dei maggiori protagonisti della pittura tardogotica in Piemonte e il legame profondo che unisce il suo nome alla Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, custode del suo più celebre capolavoro.

Il programma verrà completato, alle17, da un progetto ideato da Borgatta’s Factory, dal titolo “Homo Viator. Racconti di viaggio e viaggiatori” che, attraverso musica e narrazione, ripercorre storie di pellegrini, viandanti e uomini in cammino. Il secondo appuntamento,  dal titolo “Parole e note sotto le stelle” accompagnerà il pubblico in un viaggio tra racconti e suggestioni musicali ispirati ai temi della ricerca, dell’incontro, del viaggio, nel segno di quell’anelito universale che, da sempre, spinge l’uomo a mettersi in cammino.

Quota di partecipazione 3 euro.

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, Località di Sant’Antonio di Ranverso,   Buttigliera Alta.

Domenica 21 giugno. Ore 11 e ore 15.

Viva Jacquerio.

Costo della visita 5 euro oltre al prezzo del biglietto d’ingresso, intero 5, ridotto 4 euro.

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì

Info e prenotazioni dal mercoledì alla domenica

Tel 0116200603

Ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

MM

Summer Solstice III – Luce suono

L’ “Arena Paolini” e lo “Spazio del Contemporaneo” della “GAM” di Torino ospitano anche quest’anno l’evento conclusivo di “Accademia della Luce”

Domenica 21 giugno, dalle 18,30

Promessa! Sarà una grande serata di musicaricerca sonora e sperimentazione vocale. All’insegna del tema “Luce e Suono”, l’edizione 2025/’26 di “Summer Solstice”, l’evento conclusivo di “Accademia della Luce”, il “public program” della 28^ edizione di “Luci d’Artista” ( a cura di Antonio Grulli), ci dà anche quest’anno appuntamento alla “GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea” (via Magenta 31, a Torino), nella serata di domenica 21 giugno (a partire dalle 18,30), con ingresso gratuito e negli spazi esterni ed interni del Museo, inclusa l’“Arena Paolini – Anni Luce”, installazione pavimentale “en plein air” dell’artista concettuale di origini genovesi, perfettamente inserita in quella sorta di “Sculpture Garden” che sono i Giardini all’aperto della “GAM” e concepita come “spazio espositivo di performance e meditazione”.

Ad animare la serata, secondo visioni d’arte assolutamente singolari, saranno tre artisti e “performer”, invitati a concepire lavori atti ad esplorare “le affinità fisiche, percettive ed intellettuali tra luce e suono: fenomeni inafferrabili, capaci di attraversare i corpi e trasformare gli spazi”. I loro nomi: Luciano Chessa (Sassari, 1971), artista audiovisivo e performativo, compositore e storico dell’arte, attivo tra Europa e Stati Uniti; Nina Baietta (Padova, 1997), ricercatrice vocale con base a Venezia ed Enrico Malatesta (Cesena, 1985) attivo in ambiti sperimentali posti tra musica, performance ed indagine territoriale.

“Accademia della Luce” – progetto della “Città di Torino” in gestione a “Fondazione Torino Musei” – dopo il grande successo degli scorsi anni, arriva così all’ultimo appuntamento della sua terza edizione. Il progetto si collega simbolicamente alle tradizioni del “solstizio estivo” (per l’appunto, domenica prossima 21 giugno, ore 10,24) legate alla luce, al sole e al fuoco, e alle celebrazioni torinesi dedicate a San Giovanni Battista, patrono della città.

L’evento vedrà anche la presenza di un “angolo bar” e “food truck” organizzato e gestito da “Bar Baglio”, la nuova caffetteria della “GAM”.

Le mostre e la collezione resteranno chiuse al pubblico per tutta la durata dell’evento.

 

I tre protagonisti

Luciano Chessa sarà presente allo “Spazio del Contemporaneo” ( piano -1, ore 19) con “Trasmissioni Plastiche”, lavoro che deriva da un’esperienza sviluppata durante recenti “residenze” dell’artista presso la “Lou Harrison House” di Joshua Tree, in California, e la “Direction des Affaires Culturelles” del Principato di Monaco. Attraverso “corde elastiche” che attivano dispositivi sonori collocati a distanze inconsuete, questa scultura “diffonde meccanicamente il suono in contrappunto con una corda eccitata da un motore elettrico che danza investita da un fascio di luce, rivelando nodi e antinodi d’onda”. La proiezione congiunta di “luce” e “suono” svela la natura “scultoreo-plastica” di questi corpi vibranti, simultaneamente relativizzando le nozioni di prossimità e lontananza.

Nina Baietta presenta (con Paola MichelettiLiliana Sommarriva e Denise Tosato“Oscillo”, nell’“Arena Paolini” (ore 20). Si tratta di un lavoro per “quattro voci” e “quattro speaker” basato su una “drammaturgia dell’assenza in cui lo spettatore viene guidato da una dimensione acustica e corporea ad una dimensione amplificata e invisibile”. La performance “esplicita il passaggio di stato insito nella pratica stessa, reso manifesto dalla dissoluzione del corpo in un altro spazio-tempo e dalla massima esasperazione della voce in una dimensione particellare, ingigantita all’interno degli speaker”. L’utilizzo della “quadrifonia” conduce performer e spettatore verso un altrove condiviso in uno spazio di “risonanza totalizzante” in cui il corpo, scomparendo, si fa ovunque.

“Circolo del sorgere e del dissolversi” è infine il titolo del progetto di Enrico Malatesta presentato nello “Spazio del Contemporaneo” (piano -1, ore 21), in cui l’artista propone una “rilettura artistica” del potenziale sonico  delle “Campane Tibetane”, creando “una risonanza che sovrasta la visione e innesta screpolature nella relazione tra ascolto e spazio”. Gli oggetti sonori – oltre alle campane, altoparlanti, pietre, walkman, tessuti – vengono presentati come agenti capaci di modificare concretamente l’ambiente acustico: “la loro risonanza diventa un campo di relazione in cui emergono tensioni, attriti e densità materiche, tanto armoniche quanto dissonanti”.

Visionarietà, ardite sperimentazioni e ricerche accompagnate sempre dalla meticolosità dello studio e dalla meraviglia di musica, suoni e voci composte in atmosfere surreali dove proprio “luce” e “suono” paiono voler simboleggiare l’abbondanza creativa di un tempo “minimo” che si fa “solstitium – sole fermo” per un giorno solo. Ma il giorno più lungo dell’anno.

Per infowww.gamtorino.it

g.m.

Nelle foto: Immagine guida; Luciano Chessa; Nina Baietta ed Enrico Malatesta

Al via la terza edizione di “Sotto i portici del Risorgimento!”

Un’estate di giochi, cultura, letture, performance e musica per ragazzi e famiglie al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano

Torino, 18 giugno 2026 – Torna per l’estate 2026 Sotto i portici del Risorgimento (giugno–settembre 2026), la rassegna di giochi estivi, iniziative culturali e didattiche giunta alla sua terza edizione, ideata dal Museo Nazionale del Risorgimento Italiano per coinvolgere ragazzi e famiglie. Forte delle oltre 19.000 presenze registrate nel 2025, il programma si arricchisce e si consolida come punto di riferimento culturale dell’estate torinese.
L’iniziativa si apre il 18 giugno in occasione della Giornata degli Scacchi: tornei simultanei, lezioni ed esibizioni animeranno i portici di Palazzo Carignano, grazie alla collaborazione con l’Associazione Scacchistica di Torino.

Il portico e l’atrio di Palazzo Carignano si trasformano ancora una volta in uno spazio temporaneo dedicato al gioco, alla lettura, alla socialità e alla partecipazione culturale, accessibile dal martedì alla domenica dalle 10.15 alle 18.00. Tra le novità di questa edizione, le sale del Museo saranno animate da una mostra dedicata al tema del gioco: “In gioco. Arte e gioco dal Risorgimento a oggi”, che rafforzerà la dimensione ludica e pedagogica dell’offerta estiva del Museo. Saranno inoltre predisposti spazi ludici permanenti con giochi storici e contemporanei — tra cui un nuovo gioco dell’Oca del Risorgimento realizzato appositamente per questa edizione —, scacchi, rubabandiera e giochi pavimentali per bambini, oltre ad aree di sosta per il relax e la lettura.

Il Museo organizzerà inoltre attività didattiche e di animazione a cura del proprio personale, con proposte di lettura rivolte al pubblico dei più piccini, e fungerà da snodo di partenza per le attività dell’estate ragazzi della Bella Stagione di Fondazione Compagnia di San Paolo.

Sotto i portici del Risorgimento è resa possibile grazie al contributo di BPER Banca, main sponsor dell’iniziativa, al patrocinio della Città di Torino, alla partnership con Biraghi e alla collaborazione con importanti realtà culturali e istituzionali: Residenze Reali Sabaude, Direzione Regionale Musei Nazionali Piemonte, Associazione Scacchistica Torinese, Balletto Teatro di Torino, Circolo dei Lettori, Contrametric Ensemble, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Libreria Internazionale Luxemburg, MITO SettembreMusica, MUSLI – Museo della Scuola, Sotto18+ Film Festival, Unione Culturale Franco Antonicelli, Teatro e Società.

«Con Sotto i portici del Risorgimento vogliamo continuare a rafforzare l’idea del museo come spazio vivo e aperto, capace di offrire occasioni di incontro, apprendimento e condivisione. Crediamo che sia fondamentale creare luoghi culturali che siano anche spazi di comunità, dove bambini, famiglie, residenti e turisti possano ritrovarsi e riscoprire la storia come esperienza attuale e partecipata», hanno dichiarato Luisa Papotti, presidente del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano e il direttore, Alessandro Bollo.

Gli appuntamenti in programma:

Si comincia il 18 giugno con una giornata doppiamente speciale: i portici di Palazzo Carignano si trasformano già da subito in un grande scacchiere a cielo aperto. La Giornata degli scacchi,

 organizzata con l’Associazione Scacchistica di Torino, porta in scena tornei simultanei, lezioni e sfide aperte a tutti — principianti compresi — e dà il via alla rassegna nel segno del gioco, della strategia e della condivisione.

Il 24 giugno — Festa di San Giovanni, patrono di Torino — il Museo ricorda il 24 giugno 1859, giorno della battaglia di Solferino e San Martino che ispirò la nascita della Croce Rossa. Il personale del Corpo Militare Volontario della CRI guiderà il pubblico in visite tematiche alle ore 11.00 e alle ore 16.00, in un dialogo inedito tra storia e presente.

Il cuore dell’estate batte il 2 luglio, con la Maratona di lettura – Pinocchio: nel bicentenario della nascita di Carlo Collodi. Dalle 10.15 alle 20.00, lettori di ogni età si passano il testimone nella lettura ad alta voce dell’intero romanzo, in un’esperienza corale e trascinante che invade portici e diverse realtà torinesi. Un’iniziativa realizzata insieme al Circolo dei Lettori, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Sotto18+ Film Festival, Libreria Internazionale Luxemburg e MUSLI.

Il 9 luglio la parola si fa musica con Musicante: Federico Sirianni porta in scena un reading autorale intimo e potente, in collaborazione con la Circoscrizione 1 del Comune di Torino.

Il programma continua il 19 luglio con una serata dedicata alla grande lirica: Opera in Poche Parole presenta la Tosca di Giacomo Puccini nell’ambito della stagione “Ri-Generazione” di Contrametric Ensemble. Gabriele Colombo sarà narratore e interprete in una trascrizione cameristica per oboe/corno inglese e quartetto d’archi. Un’occasione per avvicinarsi all’opera lirica senza barriere, lasciandosi trasportare dalla forza delle sue emozioni.  E mentre la città si svuota per le vacanze, il 15 agosto il Museo è uno dei pochi luoghi dove vale la pena restare: le visite guidate teatralizzate “Liberi tutti!”, a cura di Teatro e Società e dei Servizi Educativi, trasformano il Ferragosto in una piccola festa collettiva.

Con settembre arriva la musica d’autore: l’11 settembre il Trio 2 giugno ’46 porta in scena Musica al Femminile, nell’ambito del prestigioso festival MITO SettembreMusica. A chiudere la rassegna, il 22 settembre, è la danza: Gioco di Corpi, spettacolo del BTT – Balletto Teatro di Torino con Bailey Kager, Noa Chatton e Noa Van Tichel, porta nell’Aula della Camera un’ultima, sorprendente trasformazione dello spazio.

Valle Formazza, la “piccola repubblica” dei walser

Incuneata nel cuore della Alpi, fino al centro delle “Alpi Somme” da cui partono le acque nelle quattro direzioni dei venti, la valle Formazza ha una storia singolare e affascinante, irripetibile in qualsiasi altra valle dell’arco alpino

La prima e più importante delle colonie walser, il  “nido d’aquila” di questo grande popolo di montanari che disseminò di comunità i due versanti dell’arco alpino. Lo storico Enrico Rizzi, scrivendo per l’editore Grossi la “Storia della Valle Formazza” , ha consegnato ai lettori un lavoro monumentale, frutto di anni di certosine ricerche, raccogliendo documenti e testimonianze. Un’opera davvero completa che illustra la storia ricca e spesso imprevedibile della Valle Formazza. “ La nostra posizione strategica, quasi fosse un cuneo nel cuore delle alpi centrali – afferma la vulcanica sindaca di Formazza, Bruna Papa – ha consentito al nostro territorio di essere per secoli un’arteria di traffici mercantili, scambi e contatti con il nord delle Alpi più di qualsiasi altra vallata dell’eco alpino”. Una valle “sospesa tra sud e nord” a far da cerniera e punto d’incontro anche per motivi artistici, religiosi e civili. Il nodo dei passi attraversati nei secoli dai someggiatori lungo le vie europee del sale, del vino, dei formaggi, la sua eccezionale posizione strategica, hanno fatto della più antica colonia fondata dai Walser nel medioevo, una “piccola repubblica” sospesa tra la Lombardia e la Svizzera . Territorio conteso con agli Svizzeri che cercavano un altro sbocco verso il Mezzogiorno, allargando e rettificando il confine meridionale della Val Leventina, venne aggregato al ducato di Milano, e seguì le vicende di tutto il restante della Val d’Ossola rimanendo sotto la dominazione spagnola fino al 1714, e passando poi sotto le dominazioni austriaca (1714-48), sabauda (1748-97), francese (1797-1814) e italiana.Retta per secoli autonomamente, con il proprio tribunale valligiano e rustiche magistrature democratiche, Formazza  ha sempre coltivato la sua fiera indipendenza, la sua lingua, lo stile delle sue case di legno, le sue antiche tradizioni, un ricchissimo paesaggio naturale che ha nella superba Cascata della Toce il suo monumento più suggestivo, ammirato nei loro viaggi alpini da naturalisti e scienziati, poeti e artisti come Saussure, Dolomieu, Coolidge, Ermanno Olmi,Carlo Rubbia. Un luogo  che Mario Rigoni Stern  raccontò nel suo libro “L’ultima partita a carte”, descrivendo  il suo “corso sciatori” in alta Val Formazza nel gennaio del 1939 : “Mi ricordo ancora bene che vicino alla diga di Morasco avevamo fatto una gara sci-alpinistica partendo dalla Cascata del Toce. Nella neve si viveva e si moriva. Un aspirante che era con noi era rimasto sotto una valanga durante un allenamento. Noi sciavamo, bevevamo il vin brulé, vincevamo la coppa, ma poi, nel gennaio del 1943 eravamo andati a morire per il freddo, nella neve, in guerra”. Tornando al libro di Rizzi  va detto che lo storico delle Alpi e autore di molti libri sui Walser nelle 480 pagine di quest’opera straordinaria, corredata di foto e documenti, non tralascia nulla nel ricostruire la storia di questa bellissima valle.

Marco Travaglini

Il Liberty: la linea che invase l’Europa

Oltre Torino: storie miti e leggende del Torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte.
L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare.Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 1. Il Liberty: la linea che invase l’Europa

Ogni periodo storico è caratterizzato da un proprio particolare sentire, da scoperte e personaggi che ne delineano i tratti distintivi e, soprattutto, da forme artistico-letterarie-culturali che lo identificano. In questa serie di articoli voglio approfondire una peculiare corrente artistica, permeata di linee curve, con ornamenti di vetri e di pietre, uno stile che non solo interessò tutte le arti, dall’architettura, all’illustrazione, all’artigianato, all’oreficeria, ma divenne quasi un “modo di vivere”: il Liberty. Verso la fine del secolo XIX e l’inizio del XX nasce in Belgio un importante movimento, chiamato Art Nouveau che, opponendosi a tutte le accademie neoclassiche e neobarocche, applica la produzione industriale a forme d’arte, interpreta la linea con dinamismo espressivo, propone partiti decorativi che rompono con la fissità e danno movimento a pavimenti, scale, ringhiere, soffitti, modellano e curvano le pareti esterne, procurando vivacità e colore all’insieme. Tale movimento, che unifica in quei decenni lo slancio architettonico di tutta Europa, giunge in Italia con il nome di Liberty o Floreale, stile che ama applicare all’architettura ricercate forme decorative, spesso desunte dalla natura vegetale.  L’Art Nouveau influenza le arti figurative, l’architettura, le arti applicate, la decorazione di interni, gioielleria, mobilio, tessuti, oggettistica, illuminazione, arte funeraria, e assume nomi diversi, ma dal significato affine, a seconda dei luoghi in cui essa si manifesta: Style Guimard, Style 1900, Scuola di Nancy, in Francia; Stile Liberty, dal nome dei magazzini inglesi di Arthur Lasemby Liberty, o Stile Floreale, in Italia; Modern Style in Gran Bretagna; Jugendstil (“Stile giovane”) in Germania; Nieuwe Kunst nei Paesi Bassi; Styl Mlodej Polski (“Stile di Giovane Polonia”) in Polonia; Style Sapin in Svizzera; Sezessionist (Stile di Secessione”) in Austria; Modern in Russia; Arte Modernista, Modernismo in Spagna. Alla base del movimento vi è l’ideologia estetica anglosassone dell’Arts and Crafts di William Morris, fervido sostenitore della libera creatività dell’artigiano come unica alternativa alla meccanizzazione: una sorta di reazione alla veloce industrializzazione del tardo Ottocento. Arts and Crafts si volge alla riforma delle arti applicate portando avanti un’istanza sociale e morale che persegue il risorgere della produzione artigiana e l’attento studio del gotico come l’arte più dotata di spirito organico, volta a delineare planimetrie e forme “descrittive”, elementi nei quali l’indirizzo critico vuole vedere i germogli del rinnovamento architettonico.

L’Art Nouveau apre la strada all’architettura moderna e al design. Determinante per la diffusione di quest’arte è sicuramente l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, tuttavia anche altri canali ne segnano l’importanza: ad esempio la pubblicazione di nuove riviste, come L’art pour tous, e l’istituzione di scuole e laboratori artigianali. La massima diffusione del nuovo stile è comunque da rapportarsi all’Esposizione internazionale d’arte decorativa moderna di Torino del 1902, in cui vengono presentati progetti di designer provenienti dai maggiori paesi europei, tra cui gli oggetti e le stampe dei famosi magazzini londinesi del noto mercante britannico Arthur Lasemby Liberty. La nuova linea artistica, in rottura con la tradizione, è presente nelle grandi capitali europee, come Praga, con la grande figura di Moucha, Parigi in cui Guimard progetta le stazioni per la metropolitana, Berlino, dove nel 1898 i giovani artisti si dissociano dagli stili ufficiali delle accademie d’arte, intorno alla figura di Munch, Vienna, dove gli artisti della secessione danno un nuovo aspetto alla città.  Una delle caratteristiche più importanti dello stile, che presenta affinità con i pittori preraffaelliti e simbolisti, è l’ispirazione alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto “a frusta”, e semplici figure sembrano prendere vita naturalmente in forme simili a piante o fiori. Si stagliano in primo piano le forme organiche, le linee curve, con ornamenti a preferenza vegetale o floreale. Tra i materiali, vengono adoperati soprattutto il vetro e il ferro battuto. In gioielleria si creano alti livelli di virtuosismo nella smaltatura e nell’introduzione di nuovi materiali, come opali e pietre dure, nascono monili in oro finemente lavorato e smaltato; i diamanti vengono accostati ad altri materiali, come il vetro, l’avorio e il corno. Solo in Italia, a differenza degli altri territori prima chiamati in causa, il Liberty non si contrappone al passato o alla tradizione accademica dell’insegnamento e dell’esercizio delle arti, con la conseguenza che qui, sulla nostra penisola, non si consolidò mai una scuola di riferimento identificabile con il movimento Liberty, al contrario ci furono singole personalità artistiche che si dedicarono ad approfondire i caratteri dello stile floreale ed epicentri per la diffusione del gusto dell’arte nuova, tra questi poli di profusione ci fu proprio Torino. Nei prossimi articoli considereremo nel dettaglio alcuni palazzi e quartieri della città sabauda particolarmente suggestivi e rilevanti dal punto di vista decorativo e architettonico, che testimoniano la meravigliosa trasformazione della nostra città, ancora oggi conosciuta come capitale del Liberty italiano.

 

Alessia Cagnotto

Il Cartoliniere all’Alba tra Santi e Fanti

Le visionarie, immaginifiche “Cartoline” di Antonio Mascia fanno tappa nella “capitale” delle Langhe

Fino al 20 giugno

Alba (Cuneo)

Cento passi lunghi lunghi indietro nel tempo e mille (forse ancor più lunghi) in avanti, al braccio di una fantasia senza limiti. Tutte le volte che m’imbatto nelle opere di Antonio Mascia, mi viene spontaneo il pensiero succitato. Disegni che svolazzano per mano a colori che non conoscono regole e confini, immagini riportate all’oggi da mondi lontani arrivati a noi non si sa come e perché, soldati e fanti in antiche uniformi sabaude o in vestigia ancor più vetuste, scudi crociati, lance e spade, militari con l’ombrellino per riparare (dal sole, dalla pioggia?) graziose damigelle agghindate in perfetto stile “nobiliar ottocentesco” o addirittura “aureolate” eppur bocca a bocca con un gagliardo centurione dall’elmo imbarazzante, forse imbarazzato anche lui per quel gesto amoroso, imprevisto ed imprevedibile, e via per questa strada. Strada tracciata, ormai non ci si leva più (ma ben venga!), da quell’“ironico giocoliere dell’immagine” che è il bolognese d’origine, ma torinesissimo d’adozione, Antonio Mascia. Antonio Mascia al secolo. In arte “Il Cartoliniere”, per quella sua “fatal attrazione” all’illustrazione (un po’retrò ma di un piacere che incanta) di “cartoline” corredate da tanto di “annullo postale”, in cui linearità e cromia sembrano farsi gioco del “reale” per immergersi in danze visionarie, ove paiono farti sberleffi universi irreali di pura innocente geniale fantasia e creatività. Provare per credere! E le prove le potete trovare, fino al prossimo sabato 20 giugno, visitando la mostra di Mascia dal titolo furbescamente “calembour” (giocato sul termine “Alba”“Il Cartoliniere all’Alba tra Santi e Fanti”, ospitata, con la curatela di Ivana Mulatero, presso lo Spazio “Corso Torino 18” di Alba. Cartoline! Cartoline! Cartoline! Linguaggio “antico” (la prima pare essere stata emessa dall’Impero Austro– Ungarico, il 1° ottobre del 1869), abbandonato ormai da anni alla sola memoria, con lo spavaldo avvento dei nuovi “media” o dei rischiosi “social” ma dal genial Mascia recuperato con l’aiuto di narrative segniche che ci fanno “volare” in universi regolati dal solo dogma dell’invenzione e del libero “andar per fantasie”Sono circa 200 le “cartoline originali” (realizzate a penna biro e con matite colorate) esposte oggi ad Alba, tra le quali emergono alcune dedicate espressamente alla “Città delle Cento Torri”, quali la criptica “Rossolanciano” e “Benedetta Cioccolata” entrambe datate 2026.

Scrive lo stesso Mascia, alias “Il Cartoliniere”  o l’“Artigliere Cartoliniere” o il “Dragone Cartoliniere” (appellativi guadagnati sul campo dal suo essere, da anni, “disegnatore ufficiale” e “socio volontario” dell’ Associazione “Amici del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706”, con tanto di uniforme appartenente ai “Dragoni del Piemonte”“Disegno cartoline da anni. Le ho scelte come modalità di espressione perché fanno parte di un taccuino di viaggio immaginario, inoltre sono semplici e comprensibili a tutti … Sono delle miniature, piccoli quadri, ma per me diventano disegni volanti. Le prime risalgono al 1980 e sono state realizzate per la mia fidanzata di allora, diventata mia sposa. Avevo promessi di scriverle tutti i giorni! Ma io non sono uno scrittore”. Cartoline amorose, dunque, al posto di lettere. Ma altrettanto ben gradite. Se il fidanzamento s’è poi trasformato in matrimonio! “Cartoline” che alcuni critici hanno anche voluto (un po’ forzatamente) accostare alla “Mail Art” (“Arte Postale”) degli Anni ’50 – ’60, inventata a New York da artisti e da movimenti d’avanguardia, come Roy Johnson e il movimento “Fluxus” le cui radici affondano nei primi sussulti di “Futurismo” e “Dadaismo”. Chissà? Forse! Certo è che, come giustamente ha scritto Antonio Musiari, curatore di una recente mostra di Mascia, l’arte del “Cartoliniere” poggia su basi e “costrutti” d’arte e di vita assolutamente singolari, così da “ritenere più giusto che egli disegni le sue ‘cartoline’ per un naturale processo di conoscenza del mondo attuato secondo una personale visione”.

Nell’esposizione albese sono raccolte tutte le cartoline realizzate per l’evento con il corredo di un apposito “annullo postale” ideato per l’occasione, mentre la mostra è annunciata da una originale “cartolina invito” e da un “manifesto” appositamente disegnati e realizzati per l’occasione. Evento clou: sabato 20 giugnodalle 14 alle 20, il pubblico sarà accolto da una vera e propria “postazione da campo” organizzata da “Poste Italiane”, all’interno della quale si svolgeranno le procedure ufficiali di annullo con il timbro della mostra sulle cartoline invito.

Gianni Milani

“Il Cartoliniere all’Alba tra Santi e Fanti”

Galleria “Corso Torino 18”, Alba (Cuneo); tel. 0173/045808 o www.corsotorino18.it

Fino al 20 giugno; orari dal lun. al ven. 8/20, sab. su appuntamento

Nelle foto: Antonio Mascia “Sposi”, 2026; Cartolina invito; “Rossolanciano”, 2026

Nella chiesa torinese di San Dalmazzo ‘Soundtrack Memories’

Nella chiesa di San Dalmazzo, domenica 14 giugno alle ore 18, le immagini del cinema diventano suono, racconto e immaginazione nel concerto “Soundtrack Memories”, con cui l’Open Sax Quartet debutta a Torino proponendo un viaggio coinvolgente tra le più celebri colonne sonore del cinema. L’appuntamento, che fa parte della stagione dell’Accademia Stefano Tempia, vede impegnato il quartetto formato da Giuseppe Canone, sax soprano, Giacomo Dipalma, sax contralto, Mario Micello, sax tenore, e Matteo Oltolini, sax baritono. L’ensemble affronterà un repertorio che attraversa universi musicali differenti, dal jazz allo swing, dal tango contemporaneo alla musica per il grande schermo, valorizzando la ricchezza e la versatilità timbrica del quartetto di sassofoni.
Il programma riunisce pagine firmate da compositori che hanno segnato l’immaginario cinematografico del Novecento e non solo, da Ennio Morricone a Henri Mancini, da Lalo Schifrin a Glenn Miller, fino alle atmosfere  di Astor Piazzolla.
Le musiche, nate per accompagnare le immagini, vengono qui restituite in una dimensione  concertistica  che ne mette in evidenza la forza evocativa e narrativa.
Accanto ai titoli più celebri, come ‘ Mission impossible’, ‘Nuovo Cinema Paradiso’, ‘Moon River’ e ‘ The Pink Panther’ trovano spazio brani meno noti rielaborati in arrangiamenti originali per quartetto di sassofoni.
Si tratta di un concerto coinvolgente e accessibile che valorizza la ricchezza timbrica dell’ensemble, restituendo alla musica per il cinema tutta la sua forza narrativa, anche lontano dallo schermo.
L’Open Sax Quartet rappresenta il luogo di incontro musicale tra tre generazioni di musicisti che, grazie alla loro passione  per il saxofono e a quella del suonare insieme, hanno dato vita a molti e diversi programmi musicali, capaci di spaziare dal repertorio classico allo swing, alle colonne sonore. Il nome del quartetto prende spunto dall’apertura che i suoi componenti hanno verso generi musicali diversi.

Info@stefanotempia.it
MM

A Davide Sgambaro il “Premio Matteo Olivero”

Con l’opera site-specific “Infinite fall (floating)”, è il giovane artista patavino ad aggiudicarsi a Saluzzo la 48^ edizione del Premio

Inaugurazione giovedì 18 giugno, ore 11,30

Saluzzo (Cuneo)

Il senso (proprio come suggerisce il titolo) è quello di una “caduta infinita (fluttuante)”, di un precipitare eterno senza meta d’arrivo, “simbolo di una società contemporanea condannata a vivere in perenne bilico”“Infinite fall (floating)”, l’opera site-specific realizzata dall’artista Davide Sgambaro (nato a Cittadella – Padova nel 1989, oggi residente a Torino) e vincitrice della 48^ edizione del “Premio Matteo Olivero” – tenuto dal 2018 nell’ex Capitale dell’antico “Marchesato” in memoria del grande, troppo trascurato, artista saluzzese tra i maggiori esponenti del Divisionismo – sarà inaugurata giovedì 18 giugnoalle 11,30, presso la “Piscina Comunale” di corso Aldo Moro, spazio cittadino fortemente vissuto e partecipato, con l’intento di portare l’arte (secondo gli obiettivi fondamentali dello stesso “Premio”) nella quotidianità, a stretto contatto con il più vario e vasto pubblico. Principio, del resto, che ha fatto dell’evento, nell’ambito della rassegna “START/storia e arte – Saluzzo”, sotto la direzione artistica di Stefano Raimondi – e promosso dalla “Fondazione Amleto Bertoni”, dal “Comune di Saluzzo” e “The Blank Contemporary Art” – un prezioso modello di “valorizzazione territoriale” attraverso l’arte contemporanea.

L’opera del giovane Sgambaro (installata sul fondo della Piscina) prende le mosse dall’iconico e tristemente famoso scatto fotografico “The falling man” (“L’uomo che cade”) realizzato dal fotoreporter americano dell’“Associated Press” Richard Drew l’11 settembre 2001 e immagine simbolo, la più potente e controversa, dell’indimenticata tragedia delle “Torri Gemelle”. L’immagine, accusata di essere offensiva e voyeuristica tanto da essere ritirata, infatti, dalla circolazione pubblica per molti anni, immortala una delle 200 persone che, intrappolate nei piani superiori del “World Trade Center”, scelsero di lanciarsi nel vuoto piuttosto che morire arse vive: “simbolo estremo dell’assenza di scampo”. Curiosa particolarità: nell’estremo caos della tragedia, ad essere notata è stata la posizione dell’uomo che cade perfettamente allineato alle linee verticali dell’edificio. Postura che ha spinto molti a interpretare lo scatto non come “immagine di morte”, ma come “metafora di dignità, controllo e sfida di fronte all’inevitabile”.

Dichiara, in proposito, lo stesso Sgambaro: “Ragionando su quell’immagine oramai storica, ho immediatamente pensato alla normalizzazione collettiva dell’attesa nel rapporto antitetico tra uso del potere capitalista e sopravvivenza precaria”. In tal senso, e attraverso la rapida, flessibile lievità di segni informali che prendono corpo attraverso materiali leggeri e sagomati ad uso immaginifico e visionario, Sgambaro (aiutato dall’illustratrice Viola Mancini) pare volerci restituire un’idea di “leggerezza confortante”, anche davanti all’inevitabile realtà di un corpo prossimo ad impattare al suolo. “Le opere di Sgambaro – è stato a ragione scritto – sono sculture minime … in cui si respira l’atmosfera di una festa finita, la precarietà dei materiali fragili, il senso di un tempo perso. Il sabotaggio dell’imperativo positivista della società, rappresentato dall’emblematica ‘emoji’ sorridente, spesso presente nelle opere di Sgambaro, ha però il sapore di un atto liberatorio, di uno smascheramento reazionario”. La quotidiana realtà é per lui, aggiungiamo, un atto dovuto, una recita a caduta libera, nell’imbuto di “nuvole” apparentemente sorridenti, compiuta con un tal senso di leggerezza capace di apprezzare perfino l’infinita discesa in gorghi esistenziali inaccettabili, se non con l’aiuto di una pace dignitosa e un senso di pacata attesa che ha il sapore sospeso dell’eternità.

Esiste dunque un nesso profondo tra l’operare “contemporaneo” di Davide Sgambaro e la vita quotidiana. Ed “è proprio questa capacità – sottolinea Stefano Raimondi – di generare relazione che rende il lavoro di Sgambaro particolarmente significativo per il ‘Premio Olivero’: un’opera che nasce dalla comunità, maturata durante una residenza dell’artista, e che alla comunità ritorna, ampliando il senso di appartenenza e di partecipazione culturale”.

L’installazione di Davide Sgambaro entra, così, a far parte di un percorso di “valorizzazione del territorio” che mira a creare un dialogo serrato tra la comunità e i linguaggi dell’“arte contemporanea”. E il Comune di Saluzzo prosegue, in tal modo e proprio attraverso l’annuale realizzazione del “Premio Matteo Olivero”, nel suo progetto di costruzione di una “Collezione d’Arte Pubblica” che conta già interventi di artisti di conclamata fama internazionale.

Gianni Milani

Nelle foto: Davide Sgambaro “Infinite fall (floating)”; Davide Sgambaro