CULTURA

La visita dietro le quinte della Palazzina di Caccia di Stupinigi è Passepartout

Gli appuntamenti del mese di giugno di “Passepartout”  conducono il visitatore dietro le porte segrete della Palazzina di Caccia di Stupinigi, negli ambienti nascosti della servitù, tra corridoi, passaggi e collegamenti interni che venivano utilizzati per muoversi in modo discreto all’interno del complesso. Si tratta di un itinerario che permette di osservare la Palazzina da una prospettiva diversa, entrando in luoghi in cui prima si svolgeva il lavoro quotidiano necessario al funzionamento della corte.
La visita attraversa il dedalo di stanze e percorsi riservati che consentivano ai lavoratori e ai servitori di raggiungere discretamente le sale e gli appartamenti privati senza essere visti.
Tra gli elementi più curiosi del percorso figura anche il sistema di campanelli automatici che permetteva di richiamare la servitù delle diverse sale della residenza. La visita offre l’occasione di comprendere più da vicino l’organizzazione della vita di corte e la complessa macchina che rendeva possibile la gestione quotidiana di una residenza come Stupinigi.

Le visite sono in programma sabato 13, 20 e 27 giugno, alle 10.30, 12, 14.30 e 16 e avranno una durata di circa un’ora.
Vista la particolarità del luogo oggetto della visita, normalmente non accessibile al pubblico, i visitatori saranno dotati di caschetto di protezione e per questo motivo possono accedere soltanto gli adulti al di sopra dei 12 anni e i gruppi non devono superare le dieci persone.
È necessario indossare un abbigliamento comodo e calzature chiuse, scarpe da ginnastica o da trekking. È vietato l’ingresso con zaini e borse ingombranti. Il percorso non è agibile a persone con disabilità.

Il costo del biglietto è  di 22 euro, 12 euro + 10 euro di visita guidata, ridotto 18 euro. Per i possessori di Tessera Abbonamento Musei 10 euro con ingresso gratuito alla Palazzina.
La prenotazione è  obbligatoria a stupinigi@ordinemauriziano.it
MM

Info al numero 0116200601, dal martedì  al venerdì dalle 10 alle 17.30.

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Amedeo 7 Stupinigi, Nichelino ( TO)

www.ordinemauriziano.it

Cresce il turismo lento della via Francigena, il Piemonte al centro

Cresce il turismo lento lungo la via Francigena, e il Piemonte si conferma una delle porte d’ingresso più suggestive del cammino europeo in Italia. Nel 2025 sono state distribuite quasi 20 mila Credenziali del Pellegrino lungo l’intero itinerario, con un incremento del 35,95% rispetto all’anno precedente e una presenza internazionale del 53%, secondo i dati forniti dall’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF). Si tratta di un fenomeno che riflette una trasformazione più ampia delle abitudini di viaggio: aumentano le esperienze outdoor, i percorsi a tappe e i viaggi legati a borghi, paesaggi e territori meno battuti dal turismo di massa. Il cammino diventa così un modo per conoscere in profondità le comunità locali, le aree interne, le città d’arte e i paesaggi rurali. In questo contesto la via Francigena rappresenta uno degli itinerari più identitari del turismo lento europeo. La sua forza consiste nella possibilità di essere percorsa per alcuni tratti, secondo le stagioni e le tipologie di viaggiatori, da parte sia di chi cerchi spiritualità sia di chi scelga il trekking, il cicloturismo o un’esperienza culturale nei borghi.

Visit Italy è una piattaforma culturale indipendente di riferimento per la promozione del turismo italiano, e racconta oggi la via Francigena in modo nuovo, con il lancio internazionale della nuova campagna dedicata all’itinerario.

“La via Francigena è uno dei cammini più antichi e identitari d’Europa. In Piemonte attraverso paesaggi profondamente legati alla storia del pellegrinaggio, dalle vie che collegano le Alpi alla Pianura fino ai centri storici che per secoli hanno accolto viaggiatori e mercanti. Valorizzare questo territorio significa raccontare una delle grandi porte d’ingresso italiane di un unico viaggio culturale europeo – commenta Ruben Santopietro, CEO di Visit Italy”.

La via Francigena, dal passo del Gran San Bernardo, attraversa la Valle d’Aosta e raggiunge il Piemonte, dove il paesaggio cambia gradualmente dalle vallate alpine agli ampi orizzonti della pianura. È qui che il cammino assume il volto delle campagne storiche, delle risaie e dei centri urbani che per secoli hanno rappresentato punti di sosta per i pellegrini diretti a Roma. Il percorso attraversa il Canavese e raggiunge Ivrea, città industriale e Patrimonio dell’UNESCO, per poi proseguire verso Viverone e la Serra Morenica, una delle grandi formazioni glaciali d’Europa. Da qui, la Francigena entra nella pianura vercellese, attraversando le risaie, fino a Vercelli. Proseguendo verso Sud-Est, il percorso lascia il Piemonte per entrare in Lombardia, in direzione di Pavia e continuando il viaggio verso il centro della Penisola. Il tratto tra Ivrea e Viverone è più indicato per chi cerca un’esperienza in gradi di unire natura e storia, tra colline, laghi e piccoli borghi immersi nel verde, e una sezione ideale per chi desideri scoprire il patrimonio locale. L’area di Vercelli rappresenta il cuore storico della Francigena piemontese: le architetture medievali, le abbazie e le testimonianze del passato Pellegrino rendono questo tratto adatto a chi cerchi una dimensione più spirituale del cammino.

Le lunghe distese della pianura e delle risaie, con percorsi regolari e dislivelli contenuti, rendono il tratto piemontese accessibile anche a chi affronti un cammino a tappe o in bicicletta.

Mara Martellotta

C’è ancora qualcosa nel cassetto. L’archivio Barovero

Dal 4 al 14 giugno al Polo del ’900 la mostra


ISMEL porta alla luce una delle più significative storie d’impresa del novecento torinese attraverso la storia di Michele Barovero

Dal 4 al 14 giugno, nell’ambito di Archivissima 2026, ISMEL – Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali – presenta la mostra “C’è ancora qualcosa nel cassetto. L’archivio Barovero”, ospitata presso Palazzo San Celso al Polo del ‘900. L’inaugurazione è in programma il 4 giugno alle ore 16,30.

C’è un pezzo importante della storia industriale e sociale di Torino che continua a vivere tra documenti, fotografie, brevetti e oggetti custoditi negli archivi. È la storia di Michele Barovero, imprenditore visionario che nel secondo dopoguerra contribuì a trasformare il modo di concepire l’arredamento domestico, anticipando modelli e soluzioni che ancora oggi caratterizzano l’abitare contemporaneo.

L’esposizione nasce dalla volontà di riportare alla luce una vicenda imprenditoriale che ha segnato la storia economica e culturale della città. Fondata nel 1945, l’Industria Mobili Barovero seppe interpretare le esigenze di un Paese in piena ricostruzione, contribuendo a definire un nuovo modello di casa moderna, funzionale e accessibile. Un percorso che trova il suo simbolo nel Selex, il sistema modulare brevettato da Michele Barovero nel 1960: una soluzione innovativa basata su supporti metallici e scaffalature in legno che anticipò di decenni il concetto di arredamento componibile, destinato a entrare stabilmente nell’immaginario domestico degli anni sessanta e a influenzare il design contemporaneo.

Attraverso circa cinquanta unità archivistiche tra fotografie, brevetti, cataloghi, bozzetti, documenti aziendali e oggetti originali, il pubblico potrà ripercorrere non soltanto l’evoluzione dell’azienda, ma anche la storia personale di un imprenditore capace di coniugare competenza artigianale, visione industriale e innovazione progettuale. Tra i protagonisti della crescita del settore dell’arredamento italiano, Barovero fu inoltre tra i fondatori del Salone del Mobile di Milano, del quale divenne membro onorario nel 1970.

La mostra rappresenta anche un’importante occasione per conoscere il lavoro svolto da ISMEL nella tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico piemontese. Il fondo Barovero, donato nel 2013 dalla famiglia dell’imprenditore, è stato oggetto di un lungo intervento di riordino, inventariazione e conservazione che ne ha permesso la trasformazione in un archivio d’impresa capace di restituire uno spaccato significativo della storia del lavoro, dell’industria e della società torinese del Novecento.

«L’archivio Barovero è uno degli esempi più significativi del lavoro che ISMEL svolge per conservare e valorizzare la memoria del mondo del lavoro e dell’impresa radicata nel territorio piemontese», sottolinea Diego Robotti, direttore di ISMEL. «Questa mostra racconta una storia imprenditoriale di successo, ma rappresenta anche il valore degli archivi come strumenti per comprendere il presente attraverso la conoscenza del passato. È inoltre un riconoscimento al lavoro di tutte le persone che negli anni hanno contribuito a preservare un patrimonio prezioso della storia industriale torinese».

Con la partecipazione ad Archivissima, ISMEL conferma il proprio ruolo di riferimento nella conservazione e nella divulgazione della memoria storica del lavoro, delle imprese e dei diritti sociali, promuovendo una lettura del passato capace di dialogare con le sfide del presente e del futuro.

Informazioni utili
4 al 14 giugno 2026 – Palazzo San Celso, Polo del ‘900, Torino – martedì/ venerdì, dalle 10.00 alle 18.00

Inaugurazione: 4 giugno 2026, ore 16.30
Ingresso: gratuito

La grande invasione: chiuso il viaggio condiviso tra Ivrea, Aosta e Chieri

Si conclude il festival della lettura La grande invasione, anche quest’anno un viaggio condiviso da tre città: Ivrea, Aosta e Chieri. Dal 29 maggio al 2 giugno, un’intera comunità di lettori, lettrici e appassionati di storie di ogni età si è riunita negli oltre 250 appuntamenti in programma con più di 170 ospiti, esplorando il verbo leggere in tutte le sue diverse accezioni.

 

“Creare comunità intorno ai libri — si tratti di un bestseller, di un esordio o di un classico senza tempo come la nostra Costituzione — è ciò che ci rende orgogliosi della bellezza e della varietà di contenuti che proponiamo con il programma del festival: una bellezza e una varietà che ci vengono restituite dall’abbraccio del pubblico, che ci dimostra ogni anno (e quest’anno più che mai) di essere felice di partecipare a questa gioiosa festa collettiva.”, commentano i curatori della Grande invasione Marco Cassini e Gianmario Pilo.

 

A chiudere le quattro giornate di festival, la lectio di Benedetta Tobagi Da suddite a cittadine su come si arrivò al voto delle donne 80 anni fa, il 2 giugno del 1946. Accolta in ogni città con la stessa emozione, Tobagi ha raccontato come anche grazie alle donne la nascita della Repubblica fu una grande, pacifica festa di partecipazione democratica.

Le celebrazioni per la Festa della Repubblica sono iniziate già al mattino in Piazza di Città a Ivrea, nell’ambito delle quali il sindaco Matteo Chiantore ha dichiarato: “La sinergia di oggi è preziosa, ci ricorda che la democrazia non abita soltanto nelle istituzioni, ma fiorisce nella cultura, nella curiosità e nel confronto. In fondo la nostra Costituzione è un grande testo collettivo: non è un semplice elenco di norme, ma è stata frutto di una discussione coraggiosa, nata dalle macerie della guerra e della dittatura”.

 

Tra gli ospiti internazionali di questa edizione, l’autrice indonesiana Intan Paramaditha con un racconto che intreccia mito, femminilità, atmosfere gotiche e critica sociale, e l’olandese Tommy Wieringa, i cui incontri si sono svolti con il sostegno del Netherlands Letterenfonds e dell’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi. Presentando il suo ultimo romanzo Nirvana, l’autore ha riflettuto sulle sfide di raccontare la crisi climatica in forma narrativa. Coinvolti in un mini-tour letterario, sono stati nelle tre città anche Mauro Pescio con il racconto di Rodolfo Walsh e il suo capolavoro Operazione Massacro; Elena Varvello con il romanzo La vita sempre e Marco Rossari con il reading tratto dal suo canzoniere L’amore in bocca. Partecipazione e interesse anche quest’anno per la sezione Esordi, format attraverso cui scoprire nuovi talenti del panorama italiano, con Ilaria Camiletti, Alessandra Leva, Sonia Lisco, Michela Panichi e Leonardo San Pietro. Gli incontri si sono svolti nell’ambito del progetto SIAE – Per chi crea.

 

Chieri la seconda edizione del festival ha visto il debutto della Piccola invasione con un programma di incontri e attività dedicate alle scuole, ai bambini e ai giovani lettori. Tra gli appuntamenti d’eccezione che hanno aperto la rassegna intrecciando letteratura, racconto e performance, la lezione di Alessandro Perissinotto sui molteplici volti di Maigret e Georges Simenon e l’intenso racconto di Mauro Pescio attorno a Operazione Massacro di Rodolfo Walsh, tra dittature, memoria e impegno civile. Il Cortile del Municipio ha ospitato uno degli incontri più partecipati della manifestazione, quello con Matteo Saudino, dedicato alla Costituzione. In chiusura Valeria Parrella ha presentato il suo ultimo romanzo La ragazzina, salutando il pubblico di questa seconda edizione chierese che, dopo il successo dello scorso anno, continua a crescere e a generare nuove progettualità culturali sul territorio.

 

Ad Aosta l’apertura è stata affidata ad Antonio Manzini, che a proposito dell’accoglienza che la città ha riservato al suo personaggio più noto, il vicequestore Rocco Schiavone, ha voluto sottolineare l’importanza di questo concetto anche nel suo senso più ampio e globale. Nell’ultima giornata di festival, la casa editrice palermitana è stata ancora protagonista, con Antonio Sellerio che ha parlato di come si costruisce e cosa rende longevo un progetto di successo. Molto partecipati anche gli incontri con Nicola Lagioia, che ha tenuto una lectio sulla guerra e la letteratura,  partendo da Omero fino ad arrivare a Italo Svevo, e quello con Stefania Andreoli, che in un teatro gremito ha parlato delle criticità che si nascondono dietro la cosiddetta “famiglia perfetta”.

 

A Ivrea il fitto programma di incontri, anche sovrapposti, è stato premiato da un pubblico partecipe e caloroso, attento a ogni proposta, che ha riempito ogni sede del festival: Tiziano Scarpa ha inaugurato la quattordicesima edizione della Grande invasione con il reading tratto dalla raccolta di poesie di Charles Bukowski Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere. Con Francesca Mannocchi, l’attenzione si è concentrata su cosa significhi, nel quotidiano, vivere la guerra nell’epoca dei droni, mentre Antonella Lattanzi ha affrontato il tema del valore salvifico dell’amicizia. Dal dialogo tra Chiara Tagliaferri e Valeria Parrella è scaturita una riflessione profonda sui temi della maternità e del corpo femminile come strumento di libertà.  La maggior parte delle 48 lezioni ha registrato il tutto esaurito, così come i format diventati ormai un classico della Grande invasione – come Mio cugino, con Mauro Pescio e il B.B. Show di Matteo B. Bianchi – e i reading di Gianni Montieri e Marco Rossari. Ottima affluenza anche per le mostre di John Blond, Francesco Chiacchio, Joey Guidone, Marco Cazzato, Majid Bita, che sono rimaste aperte per tutte le giornate del festival. Al Museo Civico Garda la personale di Fausto Gilberti, Disegni del terzo tipo, dedicata alla produzione più recente dell’artista bresciano, sarà visitabile fino al 27 settembre 2026.

Il tema della Piccola invasione, curata da Marianna Doria e Ludovica Giovine, è stato Altalene: un invito per grandi e piccoli a provare la leggerezza di un volo in altalena, la cui forza risiede nella definizione di editoria bambina che Pietro Corraini ha proposto: non un’editoria per bambini, ma una visione condivisa di libertà, autonomia e gioco. Un momento speciale è stato quello della presentazione del catalogo vecchio e nuovo della casa editrice, in un incontro che ha visto in dialogo lo stesso Corraini, Fausto Gilberti e Noemi Vola in uno scambio spontaneo e intergenerazionale di storie e aneddoti.  Oltre a questo spazio di approfondimento su Corraini edizioni, casa editrice ospite di quest’anno, sono stati tenuti laboratori e letture a cura dei suoi autori e autrici, quali Andrea Antinori, Daniela Berti, Fausto Gilberti, Giulia Pastorino, Giuseppe Sofo e Noemi Vola.

La novità di introdurre alcuni laboratori a pagamento, così da rendere la manifestazione più sostenibile, non ha influito sul numero di partecipanti, a conferma del valore riconosciuto della Piccola invasione. In tanti si sono accomodati sui cuscinoni colorati per ascoltare le lettura animate di Francesca Leoni ed Elena Mez, mentre molti genitori ed educatori hanno partecipato agli incontri di formazione, come quelli con protagoniste le autrici di Uppa Annalisa Perino, Silvana Quadrino e Claudia Ravaldi, la cui esperienza ha offerto una cornice pedagogica al programma. Fondamentale anche quest’anno il coinvolgimento delle realtà del territorio, con un solido supporto da parte loro nell’ideazione degli appuntamenti e attraverso la messa a disposizione dei loro spazi, in particolare la Biblioteca civica di Ivrea. La piccola invasione ha coinvolto tutto il Canavese, con circa 750 studenti di ogni ordine e grado, che hanno partecipato a incontri e laboratori nella giornata di venerdì.

 

La grande invasione è curata da Marco Cassini e Gianmario Pilo, con Marianna Doria e Ludovica Giovine per la Piccola invasione a Ivrea, con Romaine Pernettaz e Corrado Ferrarese ad Aosta e con Eleonora Pepe e Mariangela Crupi per la Piccola invasione a Chieri.

A Ivrea il festival è stato realizzato con il patrocinio e sostegno del Comune di Ivrea e di Regione Piemonte, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Guelpa Ivrea, Siae, Camera di Commercio di Torino e Fondazione Cesare Pavese e con il sostegno MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. A Chieri l’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Chieri e la Biblioteca Civica Nicolò e Paola Francone, con il patrocinio di Città Metropolitana di Torino. Il festival ad Aosta si è svolto in collaborazione con il Comune di Aosta e con il sostegno di Siae, Banca di Credito Cooperativo Valdostana, Ideal Car Valle d’Aosta, Erba Voglio, Teatro Plus, Brivio Due, Tipografia Duc e Alpissima Hotels.

 

L’appuntamento per il 2027 è fissato dal 28 al 30 maggio

La Notte bianca di San Filippo

VENERDÌ 5 E SABATO 6 GIUGNO 

Mancano solo due giorni alla Lunga Notte delle Chiese a San Filippo Neri, con la sua immensa navata di settanta metri, il più grande luogo di culto di Torino. Due grandi striscioni, sul lato di via Accademia delle Scienze e sulla cancellata d’ingresso in via Maria Vittoria, hanno già attirato molta attenzione su questa proposta inedita, lanciata nel 2016 a Belluno e presto allargatasi a molte altre città.

Nelle notti di venerdì 5 e sabato 6 giugno, San Filippo sarà aperto a visite guidate, mostre, teatro, letture e molto altro, sempre in chiave di riflessione e di spiritualità. Un evento ecumenico, aperto a credenti e non credenti, che consentirà di visitare liberamente luoghi sacri delle nostre città, spesso poco conosciuti. L’ingresso è libero e la partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria delle visite guidate sulla piattaforma EventBrite: in calce il programma completo. Per evitare affollamenti, sono ammesse al massimo una ventina di persone a turno. La sera di venerdì rimane libero solo il turno delle 23. Maggiore disponibilità per sabato, ma occorre affrettarsi visto il grande interesse che l’iniziativa ha già suscitato.

Il tema dell’edizione 2026 è “Francesco va’ e ripara la mia casa” e richiama direttamente l’esperienza di San Francesco d’Assisi, con il celebre invito da lui ricevuto nel 1205, davanti al crocifisso della chiesetta di San Damiano. Il messaggio si inserisce nelle celebrazioni per gli ottocento anni dalla morte del santo patrono d’Italia, ed è un invito a riflettere sul significato della parola “casa”, non solo edificio, ma anche luogo di comunità, relazione, accoglienza. L’appello assume oggi dunque un valore sociale e culturale: prendersi cura della comunità, contrastare la solitudine, ricostruire legami e il senso di appartenenza. Ma si presta anche a essere interpretato come stimolo alla conservazione, alla tutela e al restauro del patrimonio artistico ecclesiastico.

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5) è infatti il titolo scelto dalla chiesa torinese di San Filippo Neri per l’iniziativa. Costruita per volere dell’omonima Congregazione a partire dal 1675, ma aperta al culto solo nel 1771, San Filippo è stata progettata da Filippo Juvarra attorno agli anni Trenta del Settecento, su un precedente disegno di Guarino Guarini, mentre il bellissimo altare a colonne tortili è opera di Michelangelo Garove. La facciata neoclassica è invece opera dell’architetto Talucchi, 1823-24. San Filippo è stato oggetto negli ultimi anni di importanti interventi di restauro, che hanno riguardato sia la struttura interna, sia il patrimonio artistico custodito in questo grandioso monumento barocco. Oltre al recupero nelle volte degli stucchi e dei decori con le cromie originali di Juvarra, i restauri hanno interessato anche il celebre paliotto (rivestimento artistico mobile dell’altare) di Pietro Piffetti, massimo esponente dell’ebanisteria settecentesca, e la grande pala “San Filippo Neri che raccomanda la città di Torino al Bambin Gesù” di Francesco Solimena (1657-1747). La Lunga Notte delle Chiese 2026 potrebbe anche diventare la prima iniziativa pubblica di sensibilizzazione per il restauro dello storico Presepe di San Filippo Neri, composto da trenta figure di grandi dimensioni, attribuite per tradizione alla scuola del celebre scultore barocco genovese Anton Maria Maragliano e risalenti almeno in parte a fine Settecento. Molte delle figure realizzate in cartapesta policroma e in tessuti antichi necessitano oggi di interventi conservativi per garantirne la salvaguardia futura. La Lunga Notte delle Chiese significa dunque non soltanto aprire le porte a uno dei luoghi-simbolo del barocco torinese, ma anche trasformare la partecipazione pubblica in uno strumento di tutela e di recupero di beni artistici di rara bellezza.

                                          PROGRAMMA

Le visite guidate, della durata di circa 40 minuti, saranno introdotte da un momento musicale e da una lettura, per vivere un’esperienza tra cultura, spiritualità e bellezza.

Prenotazioni visite guidate gratuite:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-la-lunga-notte-delle-chiese-1990160839645

PROGRAMMA venerdì 5 giugno (dalle ore 20:00 alle ore 24:00)

ore 20:00

Dio affida all’uomo un luogo, una responsabilità e un bene da custodire

Letture: Genesi 2, 1-17; Proverbi 27, 11-27; Prima lettera ai Corinzi 4, 1-12

Meditazioni musicali:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Nun komm, der Heiden Heiland BuxWV 211

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Nun komm’ der Heiden Heiland BWV 659

Segue: Visita guidata

ore 20:30

Ogni casa e ogni comunità hanno bisogno di fondamenta solide

Letture: Salmo 127, 1-5; Proverbi 24, 1-34; Vangelo secondo Matteo 7, 24-39

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 21:00

La casa vive grazie alla cura quotidiana, all’ospitalità e al servizio

Letture: Secondo libro di Samuele 6, 1-11; Prima lettera a Timoteo 5, 3-10; Vangelo secondo Luca 10, 38-42; Lettera ai Romani 12, 9-21

Meditazioni musicali:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

Segue: Visita guidata

ore 21:30

La Chiesa è una costruzione spirituale fatta di persone

Letture: Vangelo secondo Matteo 16, 13-20; Prima lettera ai Corinzi 3, 5-17; Lettera agli Efesini 2, 11-22; Prima lettera di Pietro 2, 4-10

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 22:00

Ciò che riceviamo deve essere custodito e fatto fruttare

Letture: Proverbi 4, 20-27; Seconda lettera a Timoteo 1, 3-14; Vangelo secondo Giovanni 6, 1-15; Vangelo secondo Matteo 25, 14-30

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

Segue: Visita guidata

ore 22:30

Dio chiama a ricostruire ciò che è ferito o distrutto

Letture: Isaia 6, 1-4; Neemia 3, 1-12; Lettera ai Galati 6, 1-10;

Meditazioni musicali:

Nicholas De Grigny (1672-1703) Récit de tierce en taille “Domini Fili Unigenite”

ore 23:00

La fede e la memoria devono essere trasmesse alle generazioni future

Letture: Salmo 78, 1-8; Deuteronomio 6, 1-9; Giosuè 4, 1-7; Seconda lettera a Timoteo 2, 1-8

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

Segue: Visita guidata

ore 23:30

Il compimento finale è una creazione rinnovata e riconciliata

Letture: Apocalisse 21, 1-7; Lettera ai Romani 14, 14-23; Isaia 43, 14-19; Aggeo 2, 3-9

Meditazioni musicali:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Preludio e fuga in do minore BWV 549

ore 24:00

L’Alfa e l’Omega

Letture: Credo Niceno-Costantinopolitano

Meditazioni musicali:

Improvvisazione musicale su tema dato

***

Lettori: Elvis Uva, Fulvio Crivello, Michele Paglialarmi, Roberto Briatta, Irene Rista, Rossella Tamagnone

Organista: Tommaso Maria Aloi

Si ringrazia per le visite guidate Luca Piovano, CoopCulture – Società Cooperativa Culturale

***

PROGRAMMA sabato 6 giugno (dalle ore 10:00 alle ore 19:00)

ore 10:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 10:30

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

ore 11:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 11:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

ore 12:00

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

(pausa)

ore 14:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Nun komm, der Heiden Heiland BuxWV 211

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Nun komm’ der Heiden Heiland BWV 659

ore 14:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 15:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Ach Herr, mich armen Sünder BuxWV 178

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Herzlich tut mich verlangen BWV 727

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Von Himmel hoch, da komm’ ich her BWV 700

ore 15:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Erbarm’ dich mein, o Herre Gott BWV 721

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wer nur den lieben Gott läß walten BWV 691

ore 16:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Adagio dal Concerto n° 3 in re minore BWV 974 (trascrizione da Alessandro Marcello)

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

ore 16:30

Meditazione musicale:

Nicholas De Grigny (1672-1703) Récit de tierce en taille “Domini Fili Unigenite”

ore 17:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Jesus Christus, unser Heiland BWV 666a

Georg Böhm (1661-1733) Vater unser im Himmelreich IGB 24

ore 17:30

Meditazione musicale:

Dietrich Buxtehude (1637-1707) Passacaglia in re minore BuxWV 161

ore 18:00

Visita guidata

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Preludio e fuga in do minore BWV 549

ore 18:30

Meditazione musicale:

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Wenn wir in höchsten Nöten BWV 641

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Liebster Jesu, wir sind hier BWV 731

ore 19:00

Meditazione musicale:

Improvvisazione musicale su tema dato

***

Organista: Tommaso Maria Aloi

Si ringrazia per le visite guidate Luca Piovano, CoopCulture – Società Cooperativa Culturale

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“Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Apocalisse 21, 5)

In collaborazione con:

La Lunga Notte delle Chiese 2026

“Francesco va’, e ripara la mia casa”

www.lunganottedellechiese.com

Venerdì 5 giugno: dalle ore 20:00 alle ore 24:00

Sabato 6 giugno: dalle ore 10:00 alle ore 12:00 / dalle ore 14:00 alle ore 19:00

Arte, musica, spiritualità e visite guidate alla scoperta dei restauri.

Chiesa di San Filippo Neri

Via Maria Vittoria n. 5, Torino

https://www.sanfilippotorino.it/

Per informazioni: eventisanfilippo@gmail.com

IG: @sanfilipponeritorino

FB: @sanfilipponeritorino

Collegno Fol Fest: “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”

Dal 4 all’8 giugno, al Parco della Certosa

Nel 1926 a Collegno un uomo approda senza nome,  senza passato, senza memoria. Cent’anni dopo negli stessi spazi che furono manicomio, una città intera decide di ricordare con il Fol Fest, giunto alla sua quinta edizione, che si svolgerà dal 4 all’8 giugno prossimo e che trasformerà la Certosa Reale e l’ex ospedale psichiatrico in una festa diffusa dedicata a salute mentale, inclusione e cultura.  Saranno cinque giorni contraddistinti da cinquanta appuntamenti, che seguiranno il fil rouge dal titolo “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdere per ritrovarsi”.

Cuore pulsante del festival sarà l’Orto che Cura, giardino rigenerato e centro diurno per persone fragili, che diventa libreria all’aperto, agorà di incontri, palco per concerti Rock’n Fol e Bistrorto gestito dalla cooperativa Margine.

Il programma serale al Chiostro rappresenta una vera e propria piazza delle idee. Giovedì 4 giugno il filosofo Umberto Galimberti aprirà la rassegna con “Il bene e il male. Educare le nuove generazioni”, un’urgente riflessione su etica ed educazione nell’epoca della risonanza emotiva smarrita. Venerdì 5 giugno parlerà  della Fisica delle emozioni il professore del web Vincenzo Schettini. Si tratta di uno spettacolo che usa leggi delle fisica ed esperimenti dal vivo per raccontare ciò che proviamo nella nostra interiorità.  Sabato 6 giugno vi sarà  l’anteprima nazionale di ‘IO sono un errore’, che unisce la voce e le canzoni di Mauro Ermanno Giovanardi alle parole di Andrea Scanzi in un teatro canzone postmoderno su follia, diversità, identità e memoria. Domenica 7 giugno, già sold out, Carlo Lucarelli riapre il caso con la vicenda dello smemorato di Collegno, a metà tra noir, storia e nuove ricerche sul territorio. Lunedì 8 giugno, Matteo Saudino, Barbasophia, e Giua, chiuderanno il festival con Anime Fragili, un viaggio filosofico-musicale che condurrà Platone e Aristotele nel cuore delle fragilità contemporanee.

La psichiatria tornerà nei suoi luoghi attraverso tavole rotonde su esordi psicotici, etnopsichiatria, adolescenza “onlife”, giustizia riparativa e diritto alla salute mentale, accanto a esperienze immersive di realtà virtuale dedicate a memoria, fobie e stress grazie al lavoro dell’ASL TO 3. La libreria Fol Fest porterà giovani narratori a dialogare don voci come Silvia Jop, Marco Buonacossa, Violetta Bellocchio, Piero Cipriani, Alessandro Perissinotto, ospitando la prima edizione del premio letterario “Collegno Fol Fest”, in collaborazione con la Scuola Holden, con racconti inediti su memoria e identità smarrite.

Collegno Fol Fest è ideato e promosso da Città di Collegno, ASL TO 3, ARCI Valle Susa Pinerolo APS, Cooperativa Il Margine – Orto che Cura e Lavanderia a Vapore, con il sostegno della Città di Collegno e il patrocinio di UniVerso, programma culturale dell’Università degli Studi di Torino.

Collegno Fol Fest 2026 – 4-8 giugno “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”.

Info: www.collegnofolfest.it

Mara Martellotta

 

 

 

“L’accordatore”, un racconto di Piero Chiara su Tallone a Orta

A Orta, una mattina d’autunno di alcuni anni or sono, di domenica, mentre stavo sotto gli ippocastani già rossi della piazza a guardare il lago e l’isola di San Giulio, vidi scendere, da due automobili giunte a motore spento, un gruppo di sei persone: due donne e quattro uomini, uno dei quali si staccò subito dal gruppo e apparve come colui per il quale tutti gli altri esistevano.

Era un vecchietto, chiuso in un pastrano scuro, con un cappello nero in testa, una sciarpa al collo e ai piedi un paio di scarpe di tela bianca.

Era, come mi sussurrò un barcaiolo, il famoso accordatore Cesare Tallone, che andava a passare la domenica sull’isola di San Giulio”. Così scriveva Piero Chiara nel breve racconto “L’accordatore”, rammentando l’incontro con il maestro Cesare Tallone, detto Cesarino per distinguerlo dal padre pittore. Pubblicato da Biblohaus, a cura di Federico Roncoroni,  con due scritti di Enrico Tallone e Massimo Gatta oltre ad alcune belle foto d’epoca, il racconto “L’accordatore”, come è tipico della narrativa di Piero Chiara, nasce da un fatto di cui è stato testimone con , sullo sfondo, il luogo dell’incontro: l’arrivo di Tallone ad Orta, dove possedeva una dimora sull’isola di San Giulio. Un racconto velato dal mistero, avvolto in quelle nebbie che spesso si trovano tra autunno e inverno sulle acque calme del più romantico dei laghi italiani, meta ideale di artisti e scrittori. Una storia che parla di una straordinaria famiglia – quella dei Tallone – di editori e stampatori, poeti e pittori, architetti e costruttori di pianoforti. Un interessante saggio di Roncoroni aiuta a comprendere il contesto nel quale si colloca il racconto dello scrittore di Luino, mentre  le pagine manoscritte restituiscono la prova più genuina del lavoro di Chiara.

Cesare Augusto (“Cesarino”) Tallone, figlio del pittore Cesare e fratello dell’editore Alberto,  apprese il mestiere di liutaio nella fabbrica Fip di Alpignano e poi alla Zari di Bovisio, di cui fu giovanissimo direttore. Gabriele d’Annunzio lo definì “artefice in costruzioni sonore” ed egli divenne accordatore ufficiale del Vittoriale. Perfezionatosi in Germania, negli anni cinquanta iniziò la costruzione dei pianoforti “Tallone” giungendo, dopo dieci anni di studi e sperimentazioni, a produrre il primo pianoforte italiano gran coda da concerto. Grazie al suo infallibile orecchio, la spiccata sensibilità musicale e la perfetta conoscenza dello strumento, fu stimato, fra gli altri, da Ludwig Hofmann, Arturo Toscanini e Arturo Benedetti Michelangeli, che lo volle con sé come tecnico accordatore durante le sue lunghe tournée internazionali. “L’accordatore” è un ulteriore prova dell’impareggiabile istinto e talento narrativo di Piero Chiara, uno degli autori più prolifici e più fortunati della  seconda metà del Novecento.

Marco Travaglini

A Chieri è “Notte degli Archivi” Ricordando Margherita di Savoia

Negli spazi del “Museo del Tessile” della Città collinare, “Shadow Box” in mostra in omaggio alla prima Regina d’Italia

Venerdì 5 giugno, ore 18,30

Chieri (Torino)

A cento anni dalla morte, la Regina Margherita di Savoia (Torino – Palazzo Chiablese, 1851 – Bordighera, 1926), prima Regina d’Italia, consorte di Umberto I e Donna di grande carisma, icona di stile e “mecenate delle arti”, viene ricordata in tutta la sua bellezza ed eleganza al “Museo del Tessile” di Chieri, Museo che a Lei sarebbe stato particolarmente caro in una Città riconosciuta quale storico e rinomato distretto di “produzione tessile”, celebre a livello europeo fin dal Basso Medioevo. Occasione: “La Notte degli Archivi”, evento promosso dall’Associazione Culturale “Archivissima”, primo e unico Festival italiano interamente dedicato alla promozione e valorizzazione dei Patrimoni conservati negli “archivi storici” di enti, istituzioni e imprese. E che, venerdì 5 giugno prossimoalle 18,30, diventerà, per l’appunto, felice occasione di esposizione nei locali dell’“Archivio” della “Fondazione Chierese per il Tessile e per il Museo del Tessile” (in via Giovanni Demaria 10), di quattro “Shadow Box” ottocentesche – cornici profonde dotate di una teca in vetro atte ad esporre oggetti tridimensionali – donate da Biagina Garnero, e di una selezione di coeve “stampe di moda”, che verranno presentate da Mitti Baiotti, guida esperta del “Museo-Archivio del Tessile” di Chieri.

Pezzo clou della Rassegna una “miniatura” in materiale tessile capace di conferire colore e tridimensionalità al prezioso vestito indossato dalla Regina “più amata dagli italiani” (e perfino dal “repubblicano” e “anticlericale” Carducci che a lei dedicò più di un’ Ode, fra cui la celebre “Alla regina d’Italia”), raffigurato su una stampa a firma dell’artista ucraina Anais Toudouze (al secolo Adele-Anais Colin; 1822 -1899), famosa illustratrice di figurini di moda, per la francese “La Mode Artistique”, del 1895. Impreziosita di merletti, perle e rose, la veste azzurra e bianca immortalata in questo “Shadow Box” restituisce perfettamente la memoria della Sovrana sabauda, che si distinse non solo per la ricercatezza dei suoi abiti e gioielli. “Un curioso cimelio – dichiara Melanie Zefferino, presidente della ‘Fondazione Chierese per il Tessile” e per il ‘Museo del Tessile’– che testimonia la cultura materiale di un’epoca ma veicola anche l’immateriale, ‘quello che non c’è’, ovvero il gusto, le passioni e le virtù di una Sovrana che fu icona di stile, musa di poeti e promotrice del benessere del suo popolo”.

In mostra, ad affiancare la stupenda miniatura, ricavata dalla stampa della Toudouze, troviamo altri “rimandi” ad alcune “fotografie storiche” e a “ritratti” in abito azzurro della Sovrana. Tra questi, in particolare le tele (dal forte influsso del romantico Francesco Hayez) del milanese Giuseppe Bertini – docente e direttore dell’“Accademia di Belle Arti” di Brera, nonché primo direttore ed amministratore del “Museo Poldi Pezzoli” di Milano – insieme a quelle del fiorentino Michele Gordigiani (ritrattista alla Léon Bonnat, particolarmente impegnato, in tal senso, nelle migliori corti delle famiglie regnanti europee e autore di un celeberrimo “Ritratto di Margherita di Savoia”, 1881, che la critica ebbe allora a definire “tela magistrale per disegno, colore e sentimento”) e alla pittura su vetro del Francesco Moretti da Perugia (specializzato nella pittura “su vetro”; magnifico il “tondo” sulla facciata del “Duomo” di Todi, raffigurante un “Angelo annunciante” tratto dal Beato Angelico e datato 1862).

L’ingresso all’evento chierese è libero, con prenotazione obbligatoria a: prenotazioni@fmtessilchieri.org

“Archivissima” – Pillole di sapere

Come s’è inizialmente detto, la “Notte degli Archivi” è un evento promosso dall’Associazione Culturale e di Promozione Sociale “Archivissima APS”, nata a Torino (sede in corso Vittorio Emanuele II, 44) nel 2018. Duplice il significato profondo del Festival:

–       “Democratizzazione della memoria”, ossia rendere accessibile la storia non solo agli addetti ai lavori (storici ed archivisti), ma ad  un pubblico ampio e curioso

–       “Attualizzazione del passato”, ossia dimostrare che i documenti d’archivio (fotografie, lettere, registri, materiale audiovisivo …) non sono semplici reperti, ma strumenti vivi per comprendere il presente ed immaginare il futuro.

In una recente intervista, ha sottolineato Manuela Iannetti, dal 2018 direttrice di “Archivissima APS”“Memoria e futuro sono legate perché é quest’ultimo a raccontare la storia. Ma è il ‘presente’ a costituire la possibilità migliore per avere un “futuro”, a partire da come accudiamo il mondo attuale, correggendo ove possibile gli errori e costruendo l’archivio del domani”.

Gianni Milani

Nelle foto: “Margherita di Savoia”, da Anais Toudouze; Melanie Zefferino; parte allestimento con Mitti Baiotti; Rocco Mangano “Antichi disegni da cartolina”, Chieri

Alle Gallerie d’Italia Carlo Fruttero per l’Avanti

Alle Gallerie d’Italia di Torino, domenica 7 giugno prossimo alle ore 16, si terrà un incontro di Fondazione Mondadori per Archivissima nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Carlo Fruttero. L’incontro verterà sul tema de “L’inviato culturale. Storia di un mestiere che forse non c’è  più, a partire dai pezzi di Carlo Fruttero per l’Avanti”.

L’appuntamento, promosso dalla Fondazione Arnaldo e Alberto Mondadori, in occasione di Archivissima, in collaborazione con la Stampa, pone al centro dell’attenzione una parte meno nota del lavoro di Fruttero, gli anni di inviato de L’Avanti, raccontati attraverso documenti d’archivio inediti, originali e non ancora catalogati, che verranno eccezionalmente mostrati al pubblico.
Si tratta di materiali capaci di restituire non solo il profilo di un giovane Fruttero giornalista, ma anche un modo di osservare e raccontare il mondo culturale che ha subito una profonda trasformazione
A confrontarsi su questo tema saranno Carlotta Fruttero, Paolo Verri e Niccolò Zancan, in un dialogo capace di intrecciare memoria, professione e trasformazioni del giornalismo culturale.
L’incontro prende spunto dal tema scelto quest’anno da Archivissima  “Quello che non c’è “, per interrogarsi  su ciò che è  cambiato nel lavoro dell’inviato culturale, cosa è scomparso e quali prospettive restino aperte oggi per chi racconta la cultura.

Mara Martellotta

Copyright foto di Carla Cerati, fotografia di Carla Cerati/ Courtesy Elena Ceratti

L’omaggio di Quaglieni a Dionisotti

Il Prof . Pier Franco Quaglieni presidente del Centro Pannunzio  ha concluso il suo soggiorno sul lago Maggiore, rendendo oggi omaggio a Carlo Dionisotti al cimitero di Romagnano Sesia. Il prof. Quaglieni ha ricordato il grande italianista che ha insegnato ad Oxford per tanti anni, autore di opere di fondamentale valore storico- letterario  che hanno onorato la cultura italiana all’estero. Durante le sue vacanze estive Dionisotti fu abituale frequentatore  del Centro Pannunzio che onorò come presidente del Comitato scientifico. Il prof. Dionisotti fu amico di Gobetti e di tutta una generazione di intellettuali tra cui Galante Garrone. Il prof . Dionisotti si oppose insieme a Franco Venturi con grande fermezza alla contestazione violenta del ‘68 , disconoscendo il legame tra essa e la Resistenza. Era un abituale frequentatore di Varigotti.