CULTURA

A Torino nasce il Festival del Paesaggio Fluviale


Arte contemporanea, ecologie radicali e ricerca internazionale lungo il Sangone
Dal 20 al 27 settembre 2026 prende vita a Mirafiori “Il fiume che ci attraversa”, la prima edizione di un nuovo festival internazionale che trasforma il torrente Sangone in un laboratorio di arte, ecologia e partecipazione. Tra gli ospiti ci sono l’artista portoghese Maja Escher, il collettivo berlinese Perperúna Ensemble, ricercatori, artisti e attivisti provenienti da tutta Europa.
A settembre Mirafiori ospita la prima edizione del Festival del Paesaggio Fluviale Il fiume che ci attraversa”, un nuovo progetto culturale dedicato alle relazioni tra arte contemporanea, paesaggio, ricerca scientifica e partecipazione civica. Laboratori, passeggiate, installazioni, attività per famiglie, incontri pubblici e momenti di ricerca aperti alla cittadinanza daranno vita a un programma diffuso lungo il Sangone. Il paesaggio fluviale si trasformerà così in uno spazio di sperimentazione condivisa, dove pratiche artistiche, ricerca scientifica e partecipazione civica si incontrano per immaginare nuove relazioni con il territorio.

Il Festival è ideato e curato da Licia Soldavini, Caterina Selva e Lorenza Manfredi e nasce per iniziativa della Fondazione della comunità di Mirafiori, in collaborazione con Orti Generali e Città di Torino, nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 ClimaGen – Climate, Imagination, Engagement. La partecipazione a tutte le attività è gratuita.

Nel panorama italiano delle manifestazioni dedicate al rapporto tra arte e ambiente, “Il fiume che ci attraversa” si distingue per un approccio fortemente interdisciplinare che mette in dialogo arte contemporanea, ricerca accademica, ecologia politica, progettazione del paesaggio e pratiche partecipative, assumendo il fiume non come semplice scenario naturale, ma come dispositivo culturale e infrastruttura civica capace di generare nuove forme di conoscenza e cura dei territori.

Il Festival nasce a Mirafiori sud, quartiere simbolo della storia industriale italiana, oggi protagonista di una profonda trasformazione urbana, sociale e ambientale, custode di un patrimonio culturale e paesaggistico spesso poco conosciuto: il torrente Sangone, Orti Generali, il Mausoleo della Bela Rosin, il Rifugio Antiaereo e un sistema di parchi e aree verdi, che raccontano un nuovo rapporto tra città e natura. Il Festival sceglie di partire da questo patrimonio per consolidare una nuova narrazione del quartiere, già avviata con l’Opera IDOLO di Mike Nelson, valorizzandone il ruolo di laboratorio di innovazione culturale, ecologica e civica. La cultura attiva così nuove relazioni, contribuendo a ridefinire l’identità di Mirafiori sud come uno dei luoghi più dinamici della sperimentazione sul paesaggio urbano in Italia.

L’inaugurazione ufficiale si svolge venerdì 25 settembre con interventi delle curatrici e delle Istituzioni, seguiti da momenti performativi. Da domenica 20 settembre sono previste attività “Verso il Festival”, come il laboratorio con materiali di recupero, Alghe Acquatiche, condotto dall’artista Stefano Fiorina, o l’escursione nel Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè, nei luoghi attraversati alla sua nascita dal torrente Sangone.

Dal 22 al 25 settembre saranno in programma due workshops formativi per studentə. Incontri per un’altra cartografia lungo il torrente Sangone, sviluppato insieme al Politecnico di Torino in collaborazione con i Corsi di Laurea Magistrale in Pianificazione Urbanistica e Territoriale e Architettura del Paesaggio, e il workshop con studentə dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dell’artista portoghese Maja Escher, tra le protagoniste di Manifesta 15 e finalista dell’EDP Art Award, che lavorerà al progetto dell’installazione partecipativa •Pietra•Radice•Serpente•, una Nature-Based Solution che interpreta il fiume come organismo vivente capace di connettere corpi, memorie e comunità.

Accanto a Escher, il programma del Festival riunisce alcune delle voci più interessanti della ricerca artistica contemporanea: Ifor Duncan, ricercatore dell’Università di Utrecht e del progetto ERC EcoViolence; studiosi come Federico BrogginiAlberto DorettoMarco Giardino e Sofia Beschi, insieme a performer, illustratori, geografi, architetti e collettivi interdisciplinari provenienti da diversi Paesi europei.

Tra gli appuntamenti più innovativi figurano inoltre Swamp Jam di Melma Crew, in collaborazione con Radio Banda Larga, che traduce in un’esperienza performativa le relazioni invisibili dell’ecosistema del Sangone attraverso microscopia e sound design dal vivo; la conversazione Alleanze più che umane, dedicata alle nuove ecologie politiche e al femminismo acquatico, una prospettiva di ricerca che, a partire dai corsi d’acqua intesi come infrastrutture ecologiche e affettive, ma anche come archivi di conflitti e disuguaglianze, mette in luce possibilità di riparazione e di immaginazione di altre forme di cura e coesistenza.
Dialoghi Inaspettati sono dispositivi partecipativi che superano il formato tradizionale del convegno o della mostra e che permettono un confronto tra cittadini, amministratori, artisti e ricercatori; le passeggiate geologiche, i laboratori dedicati alle famiglie, le performance di canti e racconti polifonici del Perperúna Ensemble di Berlino e la proiezione, tra altri, del documentario “I ricordi del fiume” dei fratelli De Serio.

Il fiume che ci attraversa” propone un nuovo paradigma culturale: leggere il paesaggio fluviale come archivio vivente di biodiversità, memoria, conflitti e possibilità, facendo della dimensione del festival uno strumento di ricerca, partecipazione e trasformazione dei territori.

Con questa prima edizione, Torino inaugura una manifestazione destinata a occupare uno spazio originale nel panorama italiano dei festival dedicati all’arte contemporanea e all’ecologia, proponendo il paesaggio fluviale come luogo privilegiato per sperimentare nuove alleanze tra discipline, istituzioni e comunità. Per Mirafiori sud significa avviare un progetto destinato a lasciare un’eredità concreta: nuove opere pubbliche, reti di collaborazione locali e internazionali, conoscenze condivise e una rinnovata consapevolezza del valore del Sangone come bene comune e infrastruttura culturale della città.

Informazioni utili:
La partecipazione alle attività è gratuita e libera (alcune attività sono a prenotazione obbligatoria, a partire dal 1° settembre 2026 a prenotazioni@fondazionemirafiori.it)

Scopri il programma su https://mirafioridopoilmito.it/fpf2026-programma-contenuti/
e su Instagram @mirafioridopoilmito

La “Rete Antonelliana” non si ferma

Dopo il successo delle attività estive, prende forma il percorso di sviluppo della rete dedicata ad Alessandro Antonelli. A settembre sarà presentata la seconda edizione con nuovi itinerari, nuovi partner e nuove progettualità.

 

La “Rete Antonelliana” non si ferma. Dopo i primi mesi di attività, il progetto promosso dalla Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei entra in una nuova fase di sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare una rete stabile dedicata alla valorizzazione dell’eredità di Alessandro Antonelli e del patrimonio culturale piemontese.

 

I risultati della prima edizione confermano la risposta positiva del pubblico e dei territori: complessivamente sono state coinvolte oltre 1.000 persone nelle attività di progetto a partire dal lancio.

 

Le iniziative hanno interessato Torino, Novara, Boca, Ghemme, Maggiora e Romagnano Sesia, dando vita a un primo itinerario culturale diffuso dedicato ai luoghi antonelliani. Visite guidate, spettacoli teatrali, incontri divulgativi e tour in bus hanno coinvolto oltre 800 partecipanti, mentre sono quasi 1.000 le persone abbonate che hanno aderito al programma fedeltà di Abbonamento Musei “Architetture Magnifiche”, sviluppato in collaborazione con Fondazione per l’Architettura/Torino per celebrare le architetture piemontesi.

 

Ad accompagnare il progetto anche la mostra divulgativa allestita sulla cancellata della Mole Antonelliana, realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, che continuerà ad accogliere cittadini e turisti per tutta l’estate, contribuendo a raccontare uno dei più importanti protagonisti dell’architettura italiana.

 

La comunicazione sui canali di Abbonamento Musei ha inoltre raggiunto un pubblico di oltre 400.000 contatti, generando circa 10.000 interazioni, mentre la campagna promozionale ha interessato il Novarese con 258 affissioni e garantito la presenza sulle principali testate locali.

 

«La Rete Antonelliana dimostra che la cultura può diventare un motore di sviluppo dei territori quando istituzioni, musei e comunità lavorano insieme verso un obiettivo comune – dichiara l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli – La nostra volontà è trasformare questo progetto in un’infrastruttura culturale permanente capace di mettere in rete luoghi, competenze e opportunità. Alessandro Antonelli rappresenta un patrimonio identitario del Piemonte e oggi, grazie a questa iniziativa, diventa anche il filo conduttore di una nuova strategia di valorizzazione culturale e turistica che continuerà a crescere.»

 

«I risultati di questa prima fase confermano quanto il pubblico apprezzi esperienze culturali capaci di unire conoscenza, partecipazione e scoperta del territorio – afferma Simona Ricci, Direttrice di Abbonamento Musei – La risposta ricevuta ci incoraggia a proseguire ampliando ulteriormente il progetto e coinvolgendo nuovi luoghi e nuovi pubblici.»

 

I prossimi passi

 

Il lavoro sulla “Rete Antonelliana” prosegue già in queste settimane con la progettazione della seconda edizione, che vedrà l’ampliamento dei percorsi di visita, il coinvolgimento di nuovi partner e un calendario ancora più ricco di iniziative dedicate alle architetture antonelliane.

 

Nel mese di settembre saranno presentati i risultati complessivi della prima fase e le anticipazioni per la nuova annualità, con nuove esperienze culturali, itinerari tematici e attività rivolte a famiglie, scuole, appassionati e visitatori.

 

L’obiettivo è consolidare la Rete Antonelliana come un modello di valorizzazione integrata del patrimonio culturale piemontese, capace di connettere città, borghi, istituzioni e comunità in un unico racconto che guarda al futuro, partendo dall’eredità di uno dei più grandi architetti italiani.

Didascalie fotografie allegate: 6 giugno 2026, visita guidata a Ghemme; 27 giugno 2026, visita guidata alla Cupola di San Gaudenzio a Novara; 7 maggio 2026, press tour sul territorio del Novarese.

Ai Musei Reali “Torino crocevia di sonorità”

Ai Musei Reali di Torino torna un nuovo appuntamento di Torino crocevia di sonorità, la rassegna musicale giunta alla sesta edizione e inserita nel programma di Estate Reale 2026 – Una sera al museo, realizzata dai Musei Reali in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino, che quest’anno ruota intorno a Note ritrovate – Un manoscritto, una regina: i mille volti della musica.

 

Venerdì 17 luglio, alle ore 21.00, il Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale ospita Ritratto a due voci, un concerto per voci e pianoforte.

Il soprano Tamara Moldavchuk e il baritono Franco Celio Cioli, accompagnati da Marta Conte al pianoforte, propongono un programma che spazia da Franz Schubert a Hugo Wolf, da Ludwig van Beethoven a Gabriel Fauré,da Henri Duparc a Claude Debussy, da Reynaldo Hahn a Robert Schumann.

 

Come per tutti gli eventi di Estate Realei Musei Reali osservano un’apertura straordinaria, dalle 19.45 alle 23.30, con ultimo ingresso alle ore 22.45.

Il biglietto di venerdì 17 luglio (€ 8,00) comprende la visita libera al primo piano di Palazzo Reale e all’Armeria Reale, ed è acquistabile sia online, sia presso la biglietteria dei Musei Reali dalle ore 19.45.

La Caffetteria Reale rimane aperta fino alle ore 21.00.

 

 

Venerdì 17 luglio 2026

TORINO CROCEVIA DI SONORITÀ

Ritratto a due voci

Concerto per voci e pianoforte. In collaborazione con il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino.

Musei Reali di Torino, Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale

 

Programma:

 

Franz Schubert (1797-1828)
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Goethe)
1. Mignon und der Harfner
Gesänge des Harfners, D. 478 (Goethe)
1. Wer sich der Einsamkeit ergibt
2. Wer nie sein Brot mit Tränen ass
3. An die Türen will ich schleichen
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Mignon-Lieder, Goethe)
2. Heiss mich nicht reden
3. So lasst mich scheinen

Hugo Wolf (1860-1903)
dai Mignon-Lieder, Goethe

Nur wer die Sehnsucht kennt
Kennst du das Land

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
An die ferne Geliebte (Jeitteles)

Gabriel Fauré (1845-1924)
Mandoline (Verlaine, Cinq Mélodies de Venise op. 58)

Henri Duparc (1848-1933)
Extase (Lahor)

Claude Debussy (1862-1918)
Chevaux de bois (Verlaine, Ariettes oubliées)

Reynaldo Hahn (1874-1947)
L’heur exquise (Verlaine, Chansons Grises)

Robert Schumann (1810-1856)
Tanzlied (Rückert, Vier Duette op. 78)

 

Orari

Visita libera al percorso museale: 19.45–23.30

Inizio concerto: 21.00

 

Percorso visitabile

Primo piano di Palazzo Reale

Armeria Reale

 

Caffetteria Reale

Aperta fino alle ore 21.00

 

Biglietti

Intero: € 8,00

Gratuito fino agli 11 anni compiuti

Gratuito per un accompagnatore di persona con disabilità

 

Biglietti disponibili online al link: https://museireali.midaticket.com/eventi/17-luglio-estate-reale-torino-crocevia-di-sonorita-concerto-e-apertura-serale-dei-musei-reali/?t=2026-07-17

e presso la biglietteria del museo la sera stessa.

 

Informazioni:

https://museireali.beniculturali.it/

mr-to.eventi@cultura.gov.it

 

Social:

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IG museirealitorino

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YouTube Musei Reali Torino

 

Re Umberto I, il conservatore che abolì la pena di morte

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Prese parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza, distinguendosi nella battaglia di Solferino del 1859.Il 9 gennaio del 1878, alla morte del padre, salì sul trono italiano con il nome di Umberto I e con il nome di Umberto IV su quello sabaudo, dal momento che suo padre aveva stabilito, malgrado l’unità nazionale, il prosieguo della tradizione nominale sul trono sabaudo

Nel piazzale, davanti alla Basilica di Superga, si innalza imponente il monumento dedicato al Re Umberto I di Savoia. Su un basamento di marmo si erge un Allobrogo, guerriero capostipite dei piemontesi, con indosso un elmo alato, lunghe trecce, ascia e corno di guerra. Il guerriero tiene un braccio levato mentre con l’altro punta una spada sulla corona ferrea circondata dalle palme del martirio, in segno di fedeltà e con accanto uno scudo sabaudo lambito da due serpenti, simboli rispettivamente della dinastia reale e del tempo. Alle spalle del guerriero si trova un’ alta colonna corinzia di granito, il cui capitello in bronzo si prolunga in una figura d’aquila imperiosa ad ali spiegate, trafitta da una freccia; allegoria del re assassinato.

 

Umberto I nacque il 14 marzo 1844 a Torino, precisamente a Palazzo Moncalieri, da Vittorio Emanuele II (allora duca di Savoia ed erede al trono sabaudo) e da Maria Adelaide d’ Austria. Ebbe, come da tradizione sabauda, un’educazione essenzialmente militare e nel marzo del 1858 intrapreseproprio la carriera militare, cominciando con il rango di capitano; successivamente prese parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza, distinguendosi nella battaglia di Solferino del 1859.Il 9 gennaio del 1878, alla morte del padre, salì sul trono italiano con il nome di Umberto I e con il nome di Umberto IV su quello sabaudo, dal momento che suo padre aveva stabilito, malgrado l’unità nazionale, il prosieguo della tradizione nominale sul trono sabaudo.

Assunse, sul fronte della politica interna, una posizione rigida e autoritaria soprattutto in senso anti-parlamentare: le insurrezioni e i moti, come quelli dei Fasci dei Lavoratori in Sicilia e l’insurrezione della Lunigiana (1894), che minacciavano l’ordine interno e l’unità stessa dell’Italia, lo portarono a firmare provvedimenti come ad esempio lo Stato d’Assedio. A seguito di questi e di altri gravi avvenimenti, si procedette, ad opera del governo Crispi,allo scioglimento del Partito Socialista, delle Camere del Lavoro e delle Leghe Operaie. Il suo regno fu contrassegnato da opinioni e sentimenti opposti, infatti se da alcuni venne elogiato per per il suo atteggiamento dimostrato nel fronteggiare sciagure come l’epidemia di colera a Napoli del1884 ( si prodigò personalmente nei soccorsi), o ad esempio per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli che portò all’abolizione della pena di morte, da altri fu aspramente avversato per il suo duro conservatorismo. Fu aspramente criticato dall’opposizione anarchico-socialista e repubblicana italiana, soprattutto per la decorazione del generale Fiorenzo Bava-Beccaris che fece uso dei cannoni contro la folla a Milano per disperdere, il 7 maggio 1898, i partecipanti alle manifestazioni di protesta scatenate dalla tassa sul macinato. Dopo esser sfuggito a due attentati, Umberto I venne ucciso a Monza il 29 luglio del 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

A pochi mesi di distanza dall’attentato di Monza, il vice-presidente dell’Unione Artisti ed Industriali di Torino, Alessio Capello, propose l’erezione di un monumento in memoria di Umberto I, con l’idea di farlo sorgere sul colle di Superga, presso le tombe degli avi di Casa Savoia. L’assemblea dell’Unione Artisti ed Industriali, presieduta da Giacomo Rava, acconsentì all’ iniziativa e venne immediatamente costituito un Comitato esecutivo che aprì una sottoscrizione e raccolse, nel giro di pochissimo tempo, una somma di 15.000 lire provenienti da oltre ottanta comuni piemontesi e da circa cento Associazioni. L’incarico di scolpire il monumento fu affidato allo scultore Tancredi Pozzi che concluse l’opera in poco più di un anno dall’approvazione del progetto. L’inaugurazione avvenne l’ 8 maggio del 1902 alla presenza del sindaco di Torino Severino Casana, del presidente del Comitato esecutivo Alberini e del canonico Amedeo Bonnet, prefetto della Basilica di Superga, che prese in custodia il monumento per conto della Casa Reale. 

 Simona Pili Stella

 

Foto Xavier Caré / Wikimedia Commons

Fondazione Crt, 55 nuovi restauri storico-artistici

 IN PIEMONTE E VALLE D’AOSTA CON IL BANDO “BeST – BENI SENZA TEMPO” 
Sono 55 i beni storico-artistici che potranno essere restaurati grazie a 1,5 milioni di euro messi a disposizione dalla Fondazione CRT nell’ambito della prima sessione del bando “BeST – Beni Senza Tempo“, l’iniziativa dedicata alla tutela, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico del Piemonte e della Valle d’Aosta.
BeST conferma la ricchezza e la varietà del patrimonio diffuso sul territorio. Tra gli interventi finanziati figurano il restauro delle Volte del Teatro dei Musei Reali di Torino, dell’organo della chiesa del Santuario di San Giovanni d’Andorno a Campiglia Cervo (BI), degli stendardi storici di Fontainemore (AO), del complesso campanario della Cattedrale di Alessandria e della facciata del Palazzo Comunale di Garessio (CN). Rientrano inoltre tra i progetti selezionati il recupero conservativo della Cappella del Santissimo Sacramento a Sasseglio (VB), il restauro delle superfici esterne della Casa Parrocchiale di Castelletto Sopra Ticino (NO), delle porte della Chiesa Parrocchiale di Sant’Agata e della Chiesa del Santo Rosario di Santhià (VC), oltre ai prospetti e alla copertura della chiesa parrocchiale di San Paolo Solbrito (AT).
Gli interventi selezionati puntano non solo alla conservazione del patrimonio, ma anche alla sua piena valorizzazione, favorendone la fruizione da parte delle comunità, l’inserimento nei circuiti culturali e turistici, la realizzazione di attività educative e sociali, la nascita di partenariati territoriali e il coinvolgimento dei cittadini. Il bando intende inoltre promuovere iniziative di raccolta fondi per la tutela del patrimonio culturale e sostenere il sistema delle competenze e delle maestranze specializzate nel restauro, eccellenza riconosciuta del territorio.
Prendersi cura del patrimonio significa prendersi cura delle comunità – dichiara Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT –. Ogni intervento di restauro non restituisce soltanto un bene alla sua bellezza originaria, ma rafforza l’identità dei territori, crea occasioni di crescita culturale e sociale e valorizza competenze che rappresentano un’eccellenza del nostro Paese. È così che il patrimonio diventa una leva di sviluppo, capace di mettere in dialogo memoria e futuro”.
È aperta la seconda finestra del bando “BeST – Beni Senza Tempo”: le domande potranno essere presentate entro il 31 luglio 2026.
Foto Michele D’Ottavio

GIARDINI. L’arte di vivere la natura nel Settecento

Dal 15 luglio 2026 al 6 gennaio 2027

A cura di Clelia Arnaldi di Balme

Guardaroba e Piccolo Gabinetto Cinese

Piazza Castello, Torino

Apre al pubblico mercoledì 15 luglio l’esposizione Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento, a cura di Clelia Arnaldi di Balme.

Antico o moderno, all’italiana o all’inglese: con i suoi colori, i suoi rumori e i suoi profumi, il giardino accompagna la vita dell’uomo e consente un rapporto quotidiano con la natura. Attraverso una selezione di disegni, tavole botaniche e incisioni, la mostra conduce il visitatore in una passeggiata ideale tra i giardini del Settecento, alla scoperta della loro storia e delle abitudini di chi li viveva giorno per giorno, per svago o per mestiere.

Il percorso si apre con una sezione dedicata al giardino “all’italiana”, nato nell’Italia centrale del Rinascimento e caratterizzato da aiuole disegnate con rigore geometrico, terrazzamenti, fontane e sculture. Il giardino di Boboli a Firenze viene declinato come modello in tutta l’Europa e gode di particolare fortuna come immagine del potere. Le incisioni di Antonio de Pienne per il volume delle Regie villae poetice descripte, stampato a Torino nel 1771, illustrano i parterre de broderie delle residenze reali sabaude, dove le siepi piantate a disegni geometrici creano veri e propri ricami vegetali, fissando i principi di grandiosità, rigore simmetrico e artificialità delle forme, che distinguono il giardino barocco.

L’esposizione prosegue con il giardino nel teatro del Settecento: qui lo spazio verde incarna l’artificio umano che si impone sulla natura, ed è sede ideale di intrattenimenti sociali non ufficiali, mentre la selva è luogo misterioso che produce smarrimento e il boschetto è luogo solitario adatto a confidenze. I disegni scenografici di Filippo Juvarra (Messina 1678 – Madrid 1736) e dei fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari (Andorno 1707 – 1794 e 1709 – 1790) per i teatri di corte di Torino ci accompagnano alla scoperta delle valenze simboliche e letterarie dei giardini settecenteschi.

Anche il progetto di Filippo Juvarra per il giardino della villa di Luigi Mansi a Segromigno, nella Lucchesia, abbozzato dall’architetto messinese nel 1706 e completato più tardi, nel 1725, descrive parterre à broderie e fontane alla francese. Il risultato del lavoro di Juvarra si può ammirare anche nella veduta prospettica incisa nel 1790 su disegno dell’abate e geografo lucchese Giovanni Francesco Giusti.

Nel progettare il giardino, l’architetto deve considerare molteplici aspetti, dai livellamenti del pendio alle opere di ingegneria idraulica per il corretto funzionamento delle fontane. Juvarra concepisce tre giardini in uno: due zone con giochi d’acqua e aiuole geometriche, tra le quali si inserisce il prato con viale che conduce al loggiato di ingresso della villa. Dietro al palazzo un fondale scenografico a esedra, composto di edicole e tempietti, gruppi di sculture e piccole fontane.

Infine, le incisioni di Ignazio Sclopis (Torino 1727 – 1793), tra cui la veduta del parco di Stupinigi con i suoi viali a raggiera, approfondiscono le attività ricreative che si svolgono in giardino, dalle passeggiate all’ascolto della musica nei padiglioni dedicati ai concerti, dalle regate ai giochi di palla.

Il percorso si chiude con i giardini “all’inglese” e “all’orientale”, frutto di diverse visioni della natura, che figurano nei progetti di Francesco Bettini (Maderno 1737 – 1816), architetto e studioso di botanica, rientrato a Roma dopo aver vissuto lunghi periodi a Parigi e a Londra. Il giardino all’inglese nasce sulla base di suggestioni letterarie intorno al tema del sublime e del bello, elaborate in Inghilterra dalla metà del Settecento. Il sentimento scavalca ogni razionalità e aiuta a cogliere la dimensione infinita del paesaggio, l’immenso e la forza della natura. Il giardino non è più geometrico, si apre alla libertà della natura, con un aspetto più romantico.

Negli stessi anni, la letteratura di viaggio e le relazioni dei missionari fanno conoscere i giardini cinesi, che fino all’inizio del secolo erano noti solo attraverso le decorazioni di porcellane, tessuti e lacche. I giardini costruiti dagli imperatori della dinastia Quing (1644 – 1911) nelle residenze di Pechino e delle regioni settentrionali della Cina plasmano l’andamento del terreno e ricreano gli elementi naturali in modo artificiale. Nei giardini d’Europa, come in Cina, compaiono rocce, acqua, alberi e arbusti, pagode e piccoli edifici all’orientale disposti con apparente casualità su colline realizzate dall’uomo.

Un’ultima vetrina è infine dedicata ai due volumi di acquerelli botanici opera del conte Lorenzo Freylino (1754 – 1820), dal titolo “Francisci Laurentii Freylini … Hortus herbarii repertorium botanicae figuris ab eodem collectis delineatisque, excerptum, ac demonstratum”. Freylino allestisce un giardino botanico con piante rare e esotiche presso il suo palazzo a Buttigliera d’Asti e approfondisce i suoi interessi scientifici scambiando piante e semi con gli scienziati botanici italiani e stranieri più autorevoli del tempo. I due volumi raccolgono 123 tavole datate tra il 1773 e il 1813.
Il progetto grafico è a cura di Simona Alborno con la collaborazione di Giuseppe Salerno.
Ingresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.

In occasione dell’apertura della mostra verrà riallestita anche la Sala Tessuti. Qui sarà riproposta l’esposizione Bianco al femminile, a cura di Paola Ruffino, che illustra la stretta connessione, materiale e simbolica, che lega il bianco, il colore naturale della seta e del lino, alla donna.
Cinquanta manufatti tessili custoditi dalle collezioni di Palazzo Madama: dal ricamo in lino medievale, ai merletti ad ago o a fuselli, al ricamo in bianco su bianco fino agli abiti da sposa: una storia secolare – tutta declinata al femminile – intrecciata nelle mussole di cotone, nelle garze di seta, nei rasi leggeri.

Il nuovo allestimento sarà visibile dal 15 luglio con il biglietto delle collezioni permanenti.

INFO UTILI

 

ORARI: lunedì e da mercoledì a domenica: 10 – 18. Martedì chiuso.

Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura.

INFORMAZIONI

palazzomadama@fondazionetorinomusei.it  – t. 011 4433501 https://www.palazzomadamatorino.it/it/

A Chieri è “Festa del Piemonte”

Sarà una divertente “commedia” in stretta lingua piemontese e recitata al chiaro di luna ad accompagnare la quarta edizione dell’attesa “Festa”

Domenica 19 luglio, ore 21,15

Chieri (Torino)

L’appuntamento è presso l’ampio “Cortile del Municipio”, in via Palazzo di Città al civico 10. Sarà lì la Festa. Sarà lì che, domenica 19 luglioalle 21,15, per il quarto anno consecutivo, la Città di Chieri celebrerà, con un nuovo spettacolo comico in lingua piemontese e “en plein air” (si spera in una serata “amica” sotto le stelle e con un po’ di attesa brezza!) la sua amatissima “Festa del Piemonte”.

“Malavì d… Piemunteis!!!”, il titolo della divertente commedia, ambientata in uno studio medico. Attraverso brevi scenette saranno citati personaggi, modi di dire e tipiche ricette tradizionali, celebrando l’orgoglio di essere piemontesi con ironia e quotidianità. La messa in scena sarà affidata alla regia di Franca Aiassa e Bruno Masera, con la partecipazione di Franca Aiassa, Bruno Masera, Mario Pavesio e Beppe Bordone, e con interventi musicali di ‘I Quatr Rubatà’, Marco Lusso, Francesco Tosetto e Marco Ravizzotti, diretti dal Maestro Enrico Frezzato.

L’evento, a ingresso gratuito, è organizzato con il patrocinio del “Consiglio Regionale del Piemonte” e della “Città Metropolitana” di Torino (in caso di maltempo, ma si spera – ripeto – in una “serata amica”) lo spettacolo si terrà all’“Auditorium Leo Chiosso”).

La “Festa del Piemonte” è stata istituita con la legge regionale 15/2022 e si celebra, per l’appunto, il 19 luglio, anniversario della battaglia al “Colle dell’Assietta” (1747) tra i Francesi di Luigi XV e l’Esercito sabaudo di Carlo Emanuele III.

Ma, attenzione! E qui sta il bello, a favore della “Città collinare”: “Il 25 marzo del 2021 il ‘Consiglio comunale’ di Chieri approvava all’unanimità un Ordine del Giorno proposto dal consigliere Luigi Furgiuele, con cui si chiedeva alla Regione Piemonte di istituire una ‘Giornata della Lingua e della Letteratura Piemontese’ – ricordano il sindaco Alessandro Sicchiero e l’assessora alla Cultura Antonella Giordano – in quanto il patrimonio culturale, linguistico e letterario del nostro Piemonte deve essere tutelato, valorizzato e trasmesso alle nuove generazioni. In un certo senso siamo stati, dunque, anticipatori della decisione della ‘Regione Piemonte’, che un anno dopo con apposita legge ha reintrodotto la ‘Festa del Piemonte’ allo scopo di favorire la conoscenza della storia del Piemonte, la conservazione, la salvaguardia e la valorizzazione dell’originale patrimonio culturale regionale e di diffondere la conoscenza dello ‘Statuto’ e dei simboli della Regione”.

Il 2023 è stato il primo anno di realizzazione ufficiale della “Festa del Piemonte” a Chieri, e in quell’occasione è stato presentato, accompagnato da letture di poesie, il “più antico documento” in lingua piemontese custodito nell’“Archivio storico” della Città. Nel 2024, la seconda edizione ha visto protagonisti le coppie del Circolo Torinese della “Federazione Nazionale Società di Danza”, per una rievocazione delle danze tipiche dell’800 e uno “spettacolo teatrale” con gli artisti Franca AiassaGiuseppe Bordone e Mario Pavesio, accompagnato da musiche in dialetto del gruppo “Ij Sinch Broch”Nell’edizione 2025 è andato in scena uno “spettacolo teatrale” in lingua piemontese, scritto e diretto, come per l’anno precedente, dagli artisti Franca Aiassa e Giuseppe Bordone con Mario Pavesio. E anche in quel caso, le musiche sono state curate dal gruppo ‘Ij Sinch Broch’”.

Aggiunge l’assessora alla Cultura Antonella Giordano“Gli appuntamenti degli anni passati hanno registrato un’ottima partecipazione da parte della cittadinanza, affascinata dalla ricostruzione puntuale della ‘piemontesità’. La ‘Festa del Piemonte’, infatti, desidera coinvolgere un pubblico eterogeneo, rendendo la ‘lingua piemontese’ accessibile e vivace e unendo momenti musicali a scene teatrali. La serata del 19 luglio è stata inserita nel calendario ufficiale degli eventi patrocinati dal ‘Consiglio regionale del Piemonte’, e si collega ad altre iniziative culturali della ‘Città di Chieri’ volte a valorizzare lingua, radici e tradizioni piemontesi, come la ‘Vijà’ a settembre”.

G.m.

Nelle foto: Presentazione “Festa del Piemonte” in “Consiglio Regionale”, al centro l’assessora Antonella Giordano con Bruno Masera e Franca Aiassa; Franca Aiassa e Bruno Masera; ‘I Quatr Rubatà

La rinascita del Castello di Castiglione Falletto

Domenica 12 luglio alle ore 18, nelle antiche scuderie del castello di Castiglione Falletto (CN), in occasione della presentazione del libro “Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia”, scritto da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi e pubblicato da Gondour edizioni del Centro Studi Silvio Pellico, è stato presentato il restauro del maniero castiglionese, effettuato dalla famiglia Cavallotto. Grazie a questi importanti lavori, iniziati nel 2019, il castello, simbolo non sono del Comune, ma di tutto il territorio circostante, è tornato agli antichi splendori.

Ma qual è la storia di questo maniero e chi lo abitò?

Uno dei primi documenti in cui venne citato il castello fu l’infeudazione di Bertoldo Falletti nel 1225 ad opera della Marchesa reggente del Monferrato Alasia di Saluzzo, anche se l’effettiva presenza fisica dei Falletti a Castiglione è attestata a partire da metà Trecento, quando essi fecero ristrutturare il maniero dandogli la sua forma quasi attuale. Si trattava di un ramo originatosi da quello di Barolo.
Nel 1439 il paese venne denominato per la prima volta “Castiglione dei Falletti”, ma nel secolo successivo le loro proprietà iniziarono a frammentarsi e in questo feudo arrivarono diverse nobili famiglie, tra i quali i Ruffino, i Santi e gli Incisa, questi ultimi per via della dote di Andreina Falletti. Nel Seicento i Falletti, pur possedendo solo più il castello e 1/4 del feudo (il 50% era dei Santi, un’altra quota cospicua era dei Ruffino, il resto di altre casate), continuarono ad essere sempre presenti e ad aiutare la popolazione quando era in difficoltà. Essi prestavano denaro e se lo facevano restituire in grano o vino, facevano da mediatori con i Savoia e quando bisognava pagare tante imposte allo Stato, intervenivano chiedendo un alleggerimento di questo impegno. Si rifiutarono inoltre di far partecipare i castiglionesi alle numerose guerre dell’epoca.
L’ultimo loro esponente fu il Conte Alessandro, il quale non avendo avuto figli maschi, alla sua morte avvenuta a Bra nel 1709 a casa del nipote Giovanni Tommaso Brizio, lasciò a quest’ultimo in eredità il Castello di Castiglione Falletto e tutte le proprietà a condizione che lui e i suoi discendenti prendessero il cognome Brizio Falletti.
I Brizio Falletti, tutt’oggi esistenti, cedettero il maniero castiglionese ai Conti Patrizio di Scagnello, originari di Barolo, diventati nobili ad inizio Seicento e presenti a Castiglione dal 1698. Il 5 settembre 1701 Giambattista Patrizio era stato investito della Signoria di Castiglione per successione alle quote assegnate precedentemente alla Casata dei Santi. I Patrizio di Scagnello acquistando tutte le proprietà dei vari eredi Falletti, riuscirono a ricomporre il patrimonio di quest’ultimi com’era nel Cinquecento. Nel maggio 1840 il giovane Conte Filippo Patrizio di Scagnello, diventato sindaco a soli 29 anni, volle come Consigliere comunale la Venerabile Juliette Colbert de Maulévrier, riconoscendone le indubbie capacità. La Marchesa di Barolo fu la prima donna a ricoprire tale carica a Castiglione e questa nomina rappresentò uno dei primi casi di emancipazione politica femminile in Piemonte. Il Cav. Ernesto, secondogenito del Conte Filippo Patrizio di Scagnello, il 28 novembre 1871 cedette il maniero ai Vassallo di Dogliani. L’ultima esponente di questa famiglia sposò un Reviglio della Venaria e i loro discendenti sono ancora oggi proprietari della costruzione settecentesca facente parte del complesso del castello, mentre il resto del maniero appartiene alla famiglia Cavallotto, la quale, come sopraccitato, nel 2019 ha avviato i lavori di ristrutturazione.

La cerimonia di domenica 12 luglio 2026 e l’illustrazione dei lavori effettuati

L’evento di domenica 12 luglio 2026 è stato aperto dai saluti di Dario Destefanis, Consigliere Comunale di Castiglione delegato agli eventi, esperto di storia locale, Sindaco dal 1995 al 2004 e co-autore di eccellenti libri storici, tra i quali “Castiglione Falletto, dai Saluzzo ai Savoia attraverso tre diocesi” e “Castiglione Falletto. Da Regione San Michele a Pugnane. Siti storici, toponimi e cascine nel versante ad ovest del territorio“.
Egli nel suo intervento ha affermato di essere “
onorato quest’oggi di fare da moderatore, soprattutto perché stiamo parlando di un amico, Andrea Carnino, che da qualche anno frequenta Castiglione Falletto e con lui abbiamo già avuto buone collaborazioni due anni fa a Barolo e l’anno scorso qui a Castiglione su argomenti storici che riteniamo importanti e lo ringraziamo. Siamo anche felici di essere qui oggi a fare questa presentazione in castello perché è la prima volta che questi locali vengono usati per un evento pubblico. Rappresentano la prima parte di un restauro in corso, erano le stalle, la scuderia ed oggi sono diventati un ambiente idoneo ad usi molto più importanti”.
Ha preso quindi la parola Piero Eirale, Sindaco di Castiglione Falletto, il quale ha ringraziato la famiglia Cavallotto “una famiglia di persone molto intelligenti, colte e raffinate, rappresentata qui da Alfio e da Laura, che alcuni anni fa si sono imbarcati in un’avventura non da poco (…) stanno riportando alla luce quello che è il simbolo di Castiglione e del territorio facendo un lavoro unico di cui la mia amministrazione e quelle che verranno dopo gli saranno grate (…) la famiglia Cavallotto come lo dimostra ha anche intenzione, compatibilmente con le sue esigenze, di concedere questo castello a manifestazioni pubbliche e per noi è un grande onore”.
Dopo i saluti di Ettore Secco, Sindaco di Bosia e Paolo Cittadino, Consigliere Comunale di Neive, Alfio Cavallotto, contitolare della Tenuta Cavallotto e comproprietario del castello, ha illustrato al pubblico i lavori di restauro, iniziati nel 2019 e rallentati dal Covid-19.
I rifacimenti già terminati riguardano le scuderie, le cucine medievali militari e il palatium, adibito a zona degustazione, mentre quelli ancora in corso interessano il giardino e la torre centrale. Per quanto riguarda quest’ultima, trattandosi di una torre a sfioro, senza merlature e un parapetto, per non rovinare la sua estetica si è optato per barriere che elettronicamente si alzano e si abbassano. Prima dell’uscita del pubblico sulla sommità queste barriere si alzeranno e una volta terminata la visita si riabbasseranno e la torre riprenderà il suo aspetto di sempre.
All’interno sono state posizionate scale in ferro in quanto quelle originali medievali erano andate bruciate secoli fa. Sono stati inoltre riprodotti i due soppalchi da dove i militari tramite botole e scale a pioli salivano in cima. L’ingresso ufficiale della torre è a 8 metri d’altezza, ma una curiosità riguarda la parte bassa della costruzione: finito il periodo militare, intorno al 1600, venne svuotata dalla terra per ricavare un magazzino e fu quindi ricavata un’apertura, cosa rara per l’epoca.
E’ seguita la presentazione del libro
“Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia” durante la quale Angelo Toppino ha raccontato molte curiosità sul volume, Paola Arnaldi ha letto alcune pagine dell’opera e lo scrivente ha raccontato alle numerosissime persone presenti la storia del Castello di Pralormo, la vita del Conte Carlo Beraudo e quella della Venerabile Giulia di Barolo.
All’evento erano presenti anche
Don Antonello Pelisseri, Parroco di Castiglione Falletto; Fabrizio Fabiani, Presidente del Gruppo Storico di Clavesana; il giornalista e divulgatore culturale Marco Margrita e lo scrittore Claudio Cantore.
La presentazione è stata impreziosita dalla presenza della Venerabile Giulia di Barolo, impersonata da Monica Todi, Presidente del Gruppo Storico “Della Fenice” di Pianezza. La marchesa era accompagnata dalla sua dama di compagnia Orsola Barbero.

ANDREA CARNINO

Nasce la sinergia tra la Fondazione  Circolo dei Lettori e la Città di Stresa

Il Circolo dei Lettori e delle Lettrici di Torino approda a Stresa. A partire da questa estate, infatti, la Fondazione Circolo dei Lettori e la Città di Stresa si legano al fine di costruire momenti culturali a partire dalle storie, i libri, i romanzi per dare vita a spazi di comunità intorno alla lettura e ai racconti.
Tra luglio e settembre tra i giardini della Villa Ducale Centro Studi Rosminiani, negli spazi del Regina Hotel, del Palazzo dei Congressi e in altri luoghi iconici di Stresa e dintorni, la programmazione della Fondazione ospita autrici e autori, proiezioni di film, reading di musica “A libro aperto”, “Il Book Party del Circolo” e altri appuntamenti capaci di potenziare l’offerta culturale dell’estate di Stresa e del lago Maggiore.

“Con Stresa prosegue il percorso di crescita del Circolo dei Lettori e delle Lettrici – dichiara Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte – che continua ad ampliarsi sul territorio piemontese. La nostra ambizione è  quella di rafforzare un’istituzione culturale sempre più  regionale, capace di essere presente nei territori  e di costruire reti con le comunità locali. Non è un caso che questo progetto prenda avvio dal lago Maggiore, uno dei luoghi più rappresentativi della cultura piemontese dove, da anni, si intrecciano letteratura, musica, cinema e grandi eventi internazionali.
Il programma di questa estate unisce libri e cinema e conferma questa vocazione, proponendo un percorso culturale capace di dialogare con pubblici diversi, valorizzando il territorio e le sue eccellenze.
La Regione Piemonte investe in progetti capaci di porre in connessione istituzioni, amministrazioni, operatori culturali, rafforzando le industrie culturali e creative e facendo della cultura un motore di sviluppo, attrattività e crescita per l’intero Piemonte. L’obiettivo non è  quello di sostituire esperienze esistenti, ma di rafforzarle e far crescere la presenza del Circolo in tutto il Piemonte, mettendo in rete i territori  e valorizzandone le specificità “.

“È una grande opportunità culturale per la città di Stresa e per tutto il Verbano Cusio Ossola. Le proposte del Circolo dei Lettori e delle Lettrici arricchiscono la già ampia offerta culturale della nostra città. Siamo molto soddisfatti di questo accordo con la Fondazione” sottolinea Luca Gemelli, Sindaco di Stresa.

“Più  volte ho ribadito che il “Circolo dei Lettori” va oltre il “Circolo” e questa nuova collaborazione ne è un esempio significativo. La Fondazione,  realtà interamente partecipata dalla Regione Piemonte, coglie l’opportunità  fortemente voluta dall’assessore alla Cultura Marina Chiarelli, di avviare una sinergia con la città di Stresa, sul lago Maggiore – ha dichiarato Giulio Biino, presidente della Fondazione Circolo dei Lettori.

“Siamo felici e onorati di avviare questa collaborazione con il Comune di Stresa e di condividere con l’amministrazione cittadina l’inizio di un percorso culturale in un luogo meraviglioso, ricco di bellezze naturali e architettoniche, amato da tutti coloro che hanno la fortuna di viverci o trascorrere le vacanze e dove, tra l’altro, ogni anno si tiene il Premio Stresa, a testimonianza dell’interesse che contraddistingue questo territorio nei confronti della narrativa e della cultura – racconta Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei Lettori.

Ad aprire il programma culturale sarà  venerdì 17 luglio prossimo  il reading tratto da Moby Dick di Herman Melville proprio con Giuseppe Culicchia, che darà  voce al grande classico della letteratura americana e Giorgio Li Calzi ad accompagnare con le note e sonorizzazioni inedite una rilettura del romanzo nella traduzione di Cesare Pavese.
Domenica 19 luglio l’appuntamento sarà con il cinema con Enrico Verra che introdurrà  la proiezione su grande schermo di ‘Taxi Driver’ in lingua originale, il capolavoro di Martin Scorsese con Robert De Niro, racconto dell’alienazione urbana attraverso la figura di Travis Bickle, che darà  inizio al ciclo di proiezioni curato in collaborazione con Aiace Torino.
Ritorno alla letteratura venerdì 24 luglio con lo scrittore e traduttore Paolo Nori e il suo monologo dedicato alla figura e all’opera di Anton Cechov, una lectio che racconta con curiosità aneddotica la vita e le opere di uno degli autori più  straordinari della letteratura russa. La programmazione del fine settimana di luglio si concluderà domenica 26 luglio, nuovamente con Giuseppe Culicchia che introdurrà “Once upon a time in Hollywood”, il film con cui Quentin Tarantino rilegge gli ultimi anni della Hollywood degli anni Sessanta, intrecciando realtà e finzione. Il calendario proseguirà poi anche ad agosto con avvio lunedì 3 agosto con Enrico Verra, che tratteggerà il ritratto di Marie Antoinette, attraverso il film che Sofia Coppola ha dedicato alla giovane regina di Francia.

Mara Martellotta

Trasferta pugliese per il nostro Salone del Libro

Nuova edizione a Bari di “Lungomare di Libri”, sesta puntata organizzata come sempre dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino

Da venerdì 17 a domenica 19 luglio

Bari

Una grande “Libreria” a cielo aperto, affacciata sul mare. Sulla “strada costiera della città”, che si dice essere il “lungomare” più “lungo” d’Italia e d’Europa (inaugurato nel 1927, con oltre 15 chilometri di passeggiata e ben 197 lampioni in ghisa nera contati uno per uno) che unisce il “porto” alla “Bari vecchia” e alla spiaggia cittadina  dal bel nome di “Pane e Pomodoro”. Libri, tanti libri in bella mostra e poi incontri, dibattiti, presentazioni e convegni; il tutto seguendo “Le trame del mondo”, i quotidiani intrecci di storie, narrazioni, culture e geografie in continuo, perenne mutamento. “Le trame del mondo”: è questo, infatti, il “fil rouge” della sesta edizione di “Lungomare di libri”, Fiera dell’ “editoria indipendente” pugliese (30 gli “editori” regionali e 29 le “librerie” baresi coinvolte) , in programma a Bari, dal prossimo venerdì 17 a domenica 19 luglio.

Organizzata dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino e promossa dalla “Città di Bari” con l’Associazione “I Presidi del Libro” ed il sostegno di “Regione Puglia”, la manifestazione (ispirata alla fortunata formula subalpina di “Portici di Carta”) intende porre al centro della tre giorni “l’idea del ‘libro’ come strumento essenziale – spiegano gli organizzatori – per orientarsi nella realtà, mappa indispensabile per decifrare il presente, attraverso l’intreccio di racconti, riflessioni, analisi e prospettive. ‘Librai’ ed ‘Editori’, indispensabili tessitori di storie, contribuiscono a rendere il ‘Festival’ un luogo di scoperta e condivisione, uno spazio vivo di incontro e confronto e, soprattutto, un presidio di ‘resistenza culturale’, dove il libro diventa un bene comune”.

Decisamente suggestivo ed emblematico anche il “visual” che introduce all’edizione 2026 e che, attraverso l’immagine di un “faro” che illumina il mondo, vuol farsi “metafora del viaggio”, richiamando direttamente il tema dell’edizione e la vocazione di “Lungomare di Libri” come “spazio di scoperta, dialogo e connessione”.

Nel capoluogo pugliese (la città più popolosa affacciata sull’Adriatico), l’evento si snoderà, come da tradizione, lungo la celebre “Muraglia sul mare” (via Venezia – l’antica via sopra le Mura che proteggeva la “città vecchia”) e nei “luoghi simbolo” della città, dove troveranno spazio librerie, case editrici e le aree dedicate agli appuntamenti : da Piazza del Ferrarese al Fortino Sant’Antonio, fino a Largo Vito Maurogiovanni, dall’ex Mercato del Pesce allo Spazio Murat, con la novità del “Teatro Margherita”. Diverse le tipologie di incontri. Dialoghi, presentazioni editoriali, reading, momenti di approfondimento, attività per bambine e bambini e consigli di lettura si alterneranno nell’arco di tre giorni, dal pomeriggio alla sera inoltrata, per proposte che traggono ispirazione non solo dal tema “Le trame del mondo”, ma anche dalle “più recenti novità editoriali” di saggistica e narrativa.

Fresca novità di quest’anno il progetto podcast “Marea. Storie di librerie a Bari”, realizzato in collaborazione con “Ticket to Read”, “podcast” italiano itinerante realizzato dal 2018 dall’autrice (conduttrice radiofonica e curatrice di eventi culturali) Margherita Schirmacher, che utilizza i “viaggi in camper” come “trait d’union” fra “libri e musica”. La prima stagione sarà composta da 26 episodi della durata di circa 15 minuti ciascuno: un viaggio tra le librerie di “Lungomare di libri”, alla scoperta delle particolarità che le contraddistinguono, tra storie, aneddoti e consigli di lettura. Le puntate saranno disponibili gratuitamente su “Spotify” e su tutte le piattaforme di streaming a partire dal mese di luglio.

Dopo il successo dell’anno scorso, “Il Post” (noto quotidiano “online” fondato nel 2010 da Luca Sofri) tornerà a “Lungomare”, con un incontro dedicato alla politica e alla società, quest’anno con Valerio Valentini, autore della newsletter “Montecit” e Nicola Ghittoni, conduttore di “Morning”, fra le rassegne stampa più seguite a livello nazionale.

Per ulteriori info e programma dettagliato: www.lungomarelibri.it o www.salonelibro.it o www.comune.bari.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di repertorio e “visual” manifestazione