CULTURA

Un’estate di cultura tra biblioteche e musei civici

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Con letture, incontri, giochi, cinema, mostre e visite guidate per tutte le età

L’estate è l’occasione ideale per vivere biblioteche e musei civici di Torino attraverso un ricco calendario di attività pensate per pubblici diversi. Per bambine e bambini sono in programma letture ad alta voce e appuntamenti dedicati alla scoperta dei libri; per ragazze, ragazzi e adulti le biblioteche si confermano luoghi di incontro, socialità e partecipazione con giochi da tavolo, scacchi, gruppi dedicati al fumetto, proiezioni cinematografiche, spettacoli e momenti di approfondimento culturale.

Un’offerta diffusa in tutta la città accompagna chi resta a Torino durante i mesi estivi e si completa con mostre, visite guidate e percorsi nei musei civici, da Palazzo Madama al MAO fino alla GAM. Tra nuove esposizioni, collezioni permanenti e occasioni di approfondimento, il patrimonio culturale cittadino diventa protagonista dell’estate torinese.

Le attività nelle Biblioteche civiche dedicate ai più piccoli

Letture ad alta voce, racconti illustrati e occasioni per avvicinarsi ai libri: nelle Biblioteche civiche e sui Bibliobus l’estate propone appuntamenti pensati per stimolare la curiosità e la fantasia di bambine e bambini, condividendo il piacere della lettura fin dai primi anni di vita.

Alla Biblioteca civica Don Lorenzo Milani proseguono fino al 29 luglio gli appuntamenti di “Mille storie in biblioteca”, letture ad alta voce per bambine e bambini di tutte le età con il personale della biblioteca e i volontari del Servizio civile universale, ogni mercoledì alle 16.30.

Alla Biblioteca civica Alberto Geisser, sabato 25 luglio dalle 10.30 alle 11.30, “Storie da raccontare” propone letture ad alta voce per bambine e bambini da 0 a 6 anni, curate dal personale della biblioteca e dalle volontarie del Servizio civile universale.

Fino al 31 luglio, inoltre, i Bibliobus della Città faranno sosta in via Scialoja 8 e in strada Altessano 43 ogni venerdì dalle 17 alle 18, proponendo “Favolando a quattro ruote”, letture ad alta voce di albi illustrati per bambine e bambini dai 3 anni, a cura delle bibliotecarie.

Le Biblioteche civiche come spazi di gioco, socialità e incontro

Durante l’estate le Biblioteche civiche si confermano luoghi di partecipazione e aggregazione aperti a tutte le età. Tra scacchi, burraco, fumetti, cinema, musica e incontri culturali, il programma offre molte occasioni per trascorrere il tempo libero, coltivare interessi e incontrare altre persone in spazi accoglienti e accessibili.

Alla Biblioteca civica Alberto Geisser prosegue fino al 29 luglio “La mossa del lettore”, appuntamento per chi desidera giocare a scacchi in compagnia, rivolto sia a chi conosce già le regole sia a chi vuole imparare dalle basi, dai 6 anni in su. Gli incontri si svolgono il mercoledì dalle 15 alle 17 e il sabato dalle 10 alle 12, coordinati dai volontari del progetto Senior civico e dai volontari civici.

Alla Biblioteca civica Bianca Guidetti Serra proseguono fino al 27 luglio gli incontri settimanali di burraco, ogni lunedì dalle 16 alle 18, a cura di Mariella Fabrocile nell’ambito del progetto Senior Civico.

Alla Biblioteca civica Italo Calvino, fino al 29 luglio, “Manga Time in biblioteca” invita lettrici e lettori a parlare di fumetti giapponesi, scambiare consigli di lettura e scoprire nuovi titoli, tutti i mercoledì dalle 16.30 alle 18.

Al Mausoleo della Bela Rosin, la programmazione estiva, nell’ambito del progetto “Che bella estate!” della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino, propone incontri, cinema, teatro, musica e appuntamenti dedicati alla memoria. Martedì 28 luglio alle 21.30, nell’ambito del progetto della Città di Torino “Che bella estate!”, sarà proiettato “Finale Allegro” di Emanuela Piovano, liberamente ispirato al romanzo “L’età ridicola” di Margherita Giacobino. Il calendario prosegue martedì 4 agosto alle 21.30 con “Hamnet. Nel nome del figlio”, adattamento cinematografico del romanzo di Maggie O’Farrell dedicato alla figura di Anne Shakespeare e alla nascita di “Amleto”; venerdì 7 agosto alle 21 con “Ziggy Played Guitar”, concerto-storytelling dedicato a David Bowie; domenica 9 agosto alle 18.30 con “Un ricordo di Gian Paolo Ormezzano” e, alle 21, con “The Snow Goose”, spettacolo tratto dal racconto ambientato durante la Seconda guerra mondiale. Lunedì 10 agosto alle 21 è in programma “I giovedì delle Madri – Mille giovedì in Plaza de Mayo”, dedicato alla storia delle Madres argentine; martedì 11 agosto alle 17 sarà presentato il video-documentario “Taty Almeida, cittadina onoraria di Torino” e alle 21 si terranno letture e musica con “Altre città invisibili”. Mercoledì 12 agosto alle 17 è prevista la presentazione del libro “Orfana di figlio” di Renzo Sicco e del video-documentario dedicato a Taty Almeida, mentre alle 21 andrà in scena “Odilia e le altre”, omaggio a Laura Mancinelli. Giovedì 13 agosto alle 17 la performance “Tutte le donne del Re” racconterà le figure femminili legate a Vittorio Emanuele II e alla Bela Rosin, mentre alle 21 sarà proposto “Rais”, tratto dal romanzo “L’ultima notte del Rais” di Yasmina Khadra. Venerdì 14 agosto alle 17 sarà proiettato “Tutte le donne del Re”, spettacolo realizzato da Assemblea Teatro in occasione dell’apertura del Mausoleo, e alle 21 andrà in scena “Notti Magiche – Quel sogno che comincia da bambino”. Sabato 15 agosto alle 21 sarà la volta de “Il Barone Rampante”, tratto dal romanzo di Italo Calvino e proposto in dialogo con il parco del Mausoleo, recentemente arricchito da nuove piantumazioni; domenica 16 agosto alle 21 seguirà “L’Ottava Meraviglia – Rastelli il giocoliere”, dedicato alla vita e all’arte di Enrico Rastelli. Chiudono il programma le proiezioni di “L’Attachement” di Carine Tardieu, giovedì 20 agosto alle 21.30, e “Non dirmi che hai paura”, tratto dal romanzo di Giuseppe Catozzella dedicato alla storia dell’atleta Samia Yusuf Omar, giovedì 27 agosto alle 21.30.

Nuove mostre e visite guidate nei musei civici

Dalle nuove mostre alle visite guidate, l’estate invita a scoprire o riscoprire il patrimonio dei musei civici torinesi. Palazzo Madama, MAO e GAM propongono percorsi dedicati all’arte, alla storia e alle culture del mondo, con esposizioni, riallestimenti e appuntamenti di approfondimento rivolti a pubblici diversi.

Palazzo Madama sono visitabili “Bianco al femminile” e “Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento”, entrambe incluse nel biglietto delle collezioni. “Bianco al femminile” racconta il rapporto materiale e simbolico tra il bianco, il colore naturale della seta e del lino, e la donna, attraverso una selezione di cinquanta manufatti tessili delle collezioni del museo, di cui sei restaurati per l’occasione e quattordici esposti per la prima volta. Alla mostra sono dedicate le visite guidate “Bianche connessioni. Trame d’arte e di tessuti”, in programma sabato 8 agosto e 12 settembre alle 16, con costo di 10 euro, acquistabile online sul sito della Fondazione Torino Musei. “Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento” propone invece un percorso tra disegni, incisioni, tavole botaniche e progetti d’architettura dedicati all’arte del giardino nel XVIII secolo. Sempre a Palazzo Madama, la grande pala d’altare “Il Patrocinio di San Giuseppe e l’Immacolata Concezione con Gesù Bambino” di Daniel Seiter, appena entrata nelle collezioni del Museo, è al centro del riallestimento della Camera delle Guardie. Il 26 settembre alle 16 è inoltre prevista la visita “Una residenza tutta al femminile”, dedicata a Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, all’interno del palinsesto “Reale Femminile 2026” del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.

Mancano pochi giorni alla riapertura del MAO – Museo d’Arte Orientale, che giovedì 23 luglio inaugurerà la nuova mostra “Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tokaido”. Dal 24 luglio al 29 novembre il percorso espositivo dedicato a Utagawa Hiroshige riunirà una selezione di 36 stampe e alcuni oggetti legati alla cultura materiale del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo. L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto delle collezioni permanenti. Previste anche visite guidate: “Il Giappone tra immaginazione e realtà”, dedicate alla collezione di arte giapponese e al progetto allestitivo su Hiroshige, si terranno sabato 1, 15 e 29 agosto e 12 settembre alle 11.30, con costo di 7 euro, acquistabile online sul sito della Fondazione Torino Musei. Sabato 15 agosto alle 16 è inoltre in programma “Scoprire il MAO”, itinerario attraverso le cinque collezioni permanenti, con costo di 10 euro a persona più biglietto di ingresso alle collezioni.

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea prosegue il percorso delle “Risonanze”, il programma che riorganizza in modo dinamico le collezioni attorno a temi specifici, mettendo in dialogo opere, mostre e progetti. La Quarta Risonanza, “Disegno, segno, tratto”, visitabile fino al 1° novembre, esplora la carta come spazio di sperimentazione e libertà espressiva. In questo contesto si inserisce “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, che riunisce per la prima volta in un percorso unitario oltre seicento disegni, acquerelli, incisioni e dipinti provenienti dalle raccolte del museo. Lungo il percorso sono presenti anche opere di Pesce Khete, “intruso” della Quarta Risonanza, in dialogo con figure centrali del Novecento presenti nelle collezioni della GAM, tra cui Alberto Savinio, Luigi Spazzapan e Lucio Fontana.

Sempre nell’ambito della Quarta Risonanza, la GAM presenta “Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo”, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti per il centenario della nascita dell’artista, con opere legate alla sua produzione sperimentale sulla fotografia tra gli anni Settanta e Ottanta.

Il progetto “Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno” presenta invece l’ingresso nella collezione GAM di un corpus di 15 fotografie della serie realizzata tra il 1966 e il 1976, acquisite nell’ambito di Strategia Fotografia 2025. Una sala delle collezioni permanenti è inoltre dedicata all’esposizione “Giorgio Griffa. Omaggio per i 90 anni”, con opere che documentano alcuni passaggi centrali della ricerca pittorica dell’artista, dalla fine degli anni Sessanta.

È inoltre visitabile alla GAM il Deposito Vivente, uno spazio che permette al pubblico di entrare in contatto con opere meno note del museo, accostate ai capolavori della collezione.

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“Occit’amo”: fine settimana, a tutto tondo, tra Francia e Parco del Monviso

Due giorni pieni. Musica senza confini a Barcelonnette (Barcilona de Provença) e celebrazione dei 160 anni dal primo rifugio alpino a Oncino

Sabato 25 e domenica 26 luglio

Barcellonette (Alta Provenza) / Oncino (Cuneo)

Nel prossimo fine settimana si entra nel vivo di “Occit’amo Festival”, il principale Festival italiano dedicato alla “Cultura Occitana” (nato nel 2015 dal Progetto Territoriale “Terre Monviso” con l’organizzazione delle “Unioni Montane” e dei “Comuni” coinvolti), con due eventi dedicati alla musica della tradizione occitana. Musica che ha radici nella cultura cortese dei “trobadors” del XII secolo (poeti e musicisti colti i cui testi poetici venivano accompagnati dal suono di antichissimi strumenti e diffusi dal popolo e dai giullari, i “jogladors”) ed è espressione sonora dell’“Occitania”, la regione storico-linguistica che copre il sud della Francia estendendosi in Italia, in ben 14 valli alpine tra Piemonte e Liguria, più Guardia Piemontese in Calabria). 

Sabato 25 luglio, alle 21,30, il primo appuntamento transfrontaliero è in Francia a Barcellonette (Barcilona de Provença), situata al centro della Valle dell’Ubaye, a 32 chilometri dal confine con l’Italia, con i “Bistrò Dalfin”Sergio Berardo a ghironde, organetto, cornamuse e voce, Roberto Avena alla fisarmonica, Christian Coccia alla chitarra elettrica e Carlo Revello al basso propongono il tradizionale repertorio occitano in un suggestivo live acustico. Ingresso gratuito.

Domenica 26 luglio, invece, l’appuntamento è a Oncino (79 abitanti, in provincia di Cuneo e in un territorio completamente montano culminante con il “Monviso”), dove al “Rifugio Alpetto”, “Occit’amo” – con “Parco del Monviso”, “CAI Cavour” e “Comune di Oncino” – celebra i 160 anni del primo rifugio alpino italiano, con il concerto di cornamuse dei “Super Bandia”. Per raggiungere il rifugio, sono previsti tre percorsi da Meire DacantMeire Bigorie nel “Comune di Oncino” (appuntamento ore 8) e dal “Comune di Crissolo” (appuntamento ore 7via Colle Arpiol/Monte TivoliAlle 11, presso il “Rifugio” è prevista la posa di una panchina in ricordo di Giancarlo Menotti, già presidente del “CAI Cavour”, con accompagnamento musicale del “Coro dle Piase” di Campiglione Fenile. Dalle 12, Dino Tron alla “bodega” e cornamusa, Silvia Mattiauda ed Alessio Carletto alla “bodega”, Simonetta Baudino all’organetto, Luca Declementi e Antea Bongiovanni ai flauti, Luca Allione al “tamborn”, insieme ad altri musicisti della “Grande Orchestra Occitana” daranno il via al “viaggio musicale” della “Super Bandia”. Dopo la pausa pranzo, il concerto proseguirà al pomeriggio. L’evento è promosso da “Parco del Monviso”“CAI Cavour” e “Comune di Oncino”Ingresso gratuito.

Spiega il mitico Sergio Berardo, direttore artistico di “Occit’amo” e leader dei “Lou Dalfin”: “Questi due appuntamenti raccontano due aspetti complementari della tradizione occitana. Il concerto oltralpe con i ‘Bistrò Daldin’ ci ricorda che le montagne non sono mai state un confine, ma un luogo di passaggio e d’incontro. La musica ha sempre attraversato vallate e frontiere, mettendo in relazione le comunità e continua a farlo ancora oggi, unendo territori che condividono la tradizione al di là dei confini amministrativi. Il concerto di ‘cornamuse’ al ‘Rifugio Alpetto’ renderà omaggio ai rifugi, luoghi che, da sempre, custodiscono lo spirito dell’accoglienza, del confronto e della condivisione. La ‘Super Bandia’, nata come duo e ampliata per l’occasione con nuovi musici, accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso le ‘cornamuse’ delle ‘Terre d’Oc’, dalla ‘Boha’ alla ‘Cabreta’ fino alla grande ‘Bodega’. Un itinerario sonoro che restituisce la straordinaria ricchezza di un patrimonio musicale comune e racconta la capacità della musica di creare comunità, proprio come avviene nei rifugi di montagna”.

Per infowww.occitamo.it

g.m.

Nelle foto: Sergio Berardo, direttore artistico di “Occit’amo” e il duo “La Bandia”

Il Duca d’Aosta a vent’anni

I monumenti di Torino  / La statua in bronzo fu  trasportata, nel giugno del 1900, dalle fonderie Sperati (corso Regio Parco) al Parco del Valentino e per compiere quel tragitto di circa tre chilometri furono necessarie più di sei ore a causa appunto delle ingenti dimensioni del monumento

Il monumento è situato all’interno del Parco del Valentino, in asse con corso Raffaello e nel centro del piazzale nel quale confluiscono i viali Boiardo, Ceppi e Medaglie D’Oro. La statua che raffigura, sul cavallo ritto sulle zampe posteriori, il poco più che ventenne Amedeo di Savoia Duca d’Aosta durante la battaglia di Custoza, è posta su un dado di granito che poggia a sua volta su un basamento contornato da una fascia di coronamento in bronzo,rappresentante (in altorilievo) 17 figure tra cui numerosi personaggi celebri della dinastia sabauda. Ai gruppi di cavalieri si alternano vedute paesaggistiche come la Sacra di San Michele, il Monviso e Torino con il colle di Superga sullo sfondo.Sul fronte del basamento, poggiata sulla chioma di un albero al quale è appeso lo stemma reale di Spagna, un’aquila ad ali spiegate regge tra gli artigli lo scudo dei Savoia.Nato il 30 maggio 1845 da Vittorio Emanuele (il futuro re Vittorio Emanuele II) e da Maria Adelaide Arciduchessa d’Austria, Amedeo Ferdinando Maria Duca d’Aosta e principe ereditario di Sardegna, crebbe seguendo una rigida educazione militare.Nel 1866 gli venne affidato il comando della brigata Lombardia e partecipò alla battaglia di Custoza nella quale, nonostante fosse stato ferito da un proiettile di carabina, continuò a battersi distinguendosi così per il suo coraggio ed il suo valore.In seguito alla rivoluzione del 1868 e alla cacciata dei Borboni, in Spagna venne proclamata la monarchia costituzionale e nonostante la situazione risultasse molto difficile, Amedeo di Savoia accettò l’incarico così, il 16 novembre 1870, venne eletto Re di Spagna con il nome di Amedeo I di Spagna.Ma la situazione politica risultò ancora più instabile di come lui se la fosse prospettata e davanti a rivolte e congiure (nel 1872 sfuggì miracolosamente ad un attentato), nel 1873 abdicò rinunciando per sempre al trono.Tornato in Italia, venne nominato Tenente Generale e Ispettore Generale della Cavalleria; si spense il 18 gennaio 1890 a causa di una incurabile broncopolmonite.

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Signorilmente affabile con tutti, sempre pronto a prodigarsi per il bene della sua amata città, fu (anche durante il periodo della sua sovranità in Spagna) un personaggio molto popolare e ben voluto tanto che, neanche una settimana dopo la sua morte, la città di Torino costituì un comitato promotore per l’erezione di un monumento a lui dedicato, sotto la presidenza del conte Ernesto di Sambuy. Venne aperta una sottoscrizione internazionale alla quale, la stessa città di Torino, partecipò con la somma di L. 25.000 e in seguito, il 6 marzo 1891, venne bandito un concorso tra gliartisti italiani per stabilire chi sarebbe stato l’autore dell’imponente opera. Tra i ventinove bozzetti presentati ne furono scelti sei che vennero esposti nei locali della Società Promotrice di Belle Arti, in via della Zecca 25 ed in seguito, tra i sei artisti vincitori, venne bandito un nuovo e definitivo concorso che vide come vincitore (nel dicembre del 1892) Davide Calandra. La decisione, secondo le parole della Giuria, fu motivata “dal poetico fervore immaginoso della concezione, dall’eleganza decorativa dell’insieme, dalla plastica efficacia del gruppo equestre e dalla vivace risoluzione del difficile motivo della base“. Inizialmente l’ubicazione del monumento avrebbe dovuto essere, secondo la proposta del Comitato Esecutivo approvata dalla Città di Torino nella seduta del Consiglio Comunale dell’11 giugno 1894, il centro dell’incrocio dei corsi Duca di Genova e Vinzaglio, ma a causa delle dimensioni maestose del basamento si decise che fosse necessario uno spazio più ampio per ospitare l’opera. Dopo avere effettuato delle prove con un simulacro di grandezza naturale in tela e legname (costato alla Città la somma di L. 2480), si decise di collocarla nel Parco del Valentino sul prolungamento dell’asse di Corso Raffaello, presso l’ingresso principale dell’Esposizione Generale Italiana tenutasi del 1898: il 9 novembre 1899 il ConsiglioComunale approvò la scelta della Giunta di tale ubicazione.

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La statua in bronzo fu dunque trasportata, nel giugno del 1900, dalle fonderie Sperati (corso Regio Parco) al Parco del Valentino e per compiere quel tragitto di circa tre chilometri furono necessarie più di sei ore a causa appunto delle ingenti dimensioni del monumento. Il monumento venne inaugurato il 7 maggio 1902, in occasione della Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa e Moderna di Torino, durante la quale lo scultore fu anche premiato per aver inserito nell’opera elementi di “Art Noveau”. Nel corso dell’inaugurazione il conte Ernesto di Sambuy, a nome del Comitato, consegnò l’opera al Sindaco di Torino. Originariamente il monumento venne circondato da una cancellata in ferro dell’altezza di circa 130 centimetri, disegnata dallo stesso Calandra, che venne rimossa probabilmente a causa delle requisizioni belliche durante la Prima Guerra Mondiale. Nel 2004 il monumento è stato restaurato dalla Città di Torino. Per fare un piccolo accenno al Parco del Valentino, di cui certamente parleremo in modo più approfondito prossimamente, bisogna ricordare che ilmonumento ad Amedeo di Savoia è situato nell’area nella quale, fra Ottocento e Novecento, si tennero a Torino alcune tra le più importanti rassegne espositive internazionali. Nel 1949, proprio a fianco del monumento, sorse il complesso di Torino Esposizioni, un complesso fieristico progettato da Pier Luigi Nervi che, durante le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, ha ospitato un impianto per l’hockey su ghiaccio dove sono state giocate circa la metà delle partite dei tornei maschili e femminili. Al termine delle Olimpiadi, la struttura è tornata all’originario uso abituale ripredisponendo un padiglione come palaghiaccio per i mesi invernali. Cari lettori anche questa ennesima passeggiata tra le “bellezze torinesi” termina qui. Mi auguro che il monumento equestre ad Amedeo di Savoia vi abbia incantato ed incuriosito proprio come ha fatto con me; nel frattempo io vi do appuntamento alla prossima settimana alla scoperta o meglio “riscoperta” della nostra città.

Simona Pili Stella

Demonte riscopre la sua storia: gli abiti d’epoca sfilano nel cuore della Valle Stura

Ci sono abiti che non seguono le mode, ma attraversano il tempo custodendo ricordi, emozioni e frammenti di vita.

Da questa idea nasce “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo”, l’appuntamento in programma domenica 26 luglio, a partire dalle ore 17, che trasformerà il suggestivo Parco Borelli di Demonte in un palcoscenico all’aperto dove storia, tradizioni e memoria si intrecciano in un racconto capace di coinvolgere il pubblico.

Nel cuore della Valle Stura, Demonte, storico borgo alpino e punto di riferimento della cultura e dell’identità occitana, ospiterà una manifestazione che mette al centro uno dei simboli più affascinanti della memoria collettiva: l’abito. Attraverso una sfilata di capi originali, il pubblico potrà ripercorrere oltre un secolo di storia, scoprendo come il costume abbia accompagnato i cambiamenti della società, delle famiglie e del ruolo della donna.

L’iniziativa affonda le proprie radici nel 2003, quando la storica boutique Anna Mode di Sanremo donò quaranta abiti da sposa dando vita al progetto delle Amiche della Sposa. Da quella prima raccolta la collezione si è ampliata nel tempo grazie a donazioni e acquisizioni, fino a comprendere abiti originali realizzati tra il 1850 e gli anni Settanta del Novecento. È nato così un autentico archivio tessile che racconta l’evoluzione del gusto, delle tradizioni e dei costumi, frutto anche della collaborazione avviata con l’allora assessore alla Cultura Miranda Carrara e dell’impegno costante del gruppo delle Amiche della Sposa, che continua ancora oggi a custodire e valorizzare questo prezioso patrimonio.

La sfilata sarà molto più di una semplice passerella. Ogni abito racconterà una storia fatta di ricami, lavorazioni artigianali, cerimonie, ricorrenze familiari e momenti di vita quotidiana, offrendo uno sguardo sull’identità della comunità e sul lungo percorso di emancipazione femminile. Il fascino senza tempo di Parco Borelli farà da cornice a uno spettacolo che ogni anno richiama residenti, visitatori e appassionati di storia, tradizioni e costume.

L’evento è realizzato con la collaborazione della Pro Loco di Demonte, che contribuisce a trasformare la manifestazione in un momento di autentica partecipazione collettiva. Al termine della sfilata il pubblico potrà proseguire la serata con una cena nel parco, organizzata insieme alla Pro Loco e alla Macelleria Spada, per condividere un momento di convivialità e concludere la giornata all’insegna della tradizione, della cultura e dell’accoglienza che caratterizzano la Valle Stura.

L’evento “L’abito d’epoca racconta la sua storia e il suo tempo” si terrà domenica 26 luglio, dalle ore 17, presso Parco Borelli a Demonte. L’ingresso alla sfilata è libero, mentre per partecipare alla cena è richiesta la prenotazione, con posti limitati, presso l’Ufficio Turistico di Demonte al numero 0171 955903.

Foto Nazzareno Robaldo

A Saluzzo arrivano “I Patagarri” e Federico Buffa

Nell’antica capitale del “Marchesato”, l’estate di “Occit’amo Festival” porta due grandi appuntamenti

Mercoledì 22 e giovedì 23 luglio

Saluzzo (Cuneo)

Niente paura. Il nome potrebbe preoccupare. Ma è solo nome di “battaglia”. “Patagarri”, infatti, nient’altro è che un “omaggio umoristico” al celebre Trio comico milanese formato da “Aldo, Giovanni e Giacomo” preso in prestito dal loro famoso sketch teatrale de “Nico e i sardi”. Una sorta, dunque, di “slang” dialettale con cui si presentano al pubblico i sei componenti dell’attesa “irriverente” band milanese ospite, mercoledì prossimo 22 luglio (ore 21,30), dell’“Occit’amo Festival” (dedicato alle “Terre del Monviso” e alle “Valli Occitane”, promosso per tutta l’estate ed in primis dalla “Fondazione Amleto Bertoni”), presso “Il Quartiere” di piazza Montebello, a Saluzzo.

Grazie alla collaborazione con l’Associazione Culturale saluzzese “Ratatoj”“I Patagarri”, scoperti a “X Factor 2024”, porteranno sul palco dell’“Ex Caserma Musso” tutto il loro “gipsy jazz” gioioso e coinvolgente, atto a creare “un contrasto tra la voglia di fuggire dalla quotidianità e la durezza della vita che si affronta per inseguire il proprio sogno musicale”. Il loro “cavallo di battaglia”, “Caravan”, contenuto all’interno di “X Factor Mixtape 2024”, è infatti considerato come un alto “grido di libertà”, un invito a prendere in mano con consapevole forza la propria vita “senza paura di vivere ai margini”, se necessario. “Il ‘caravan’ – affermano – rappresenta un rifugio, un simbolo di resistenza alla cultura dominante, ma anche un veicolo di speranza e di sogni che non vogliono essere rinnegati”. Come dire: la vera ricchezza non è il “dané”, ma la forza della “passione”, della “creatività” e della “voglia di vivere rifuggendo i compromessi”. Per intanto, il loro “tour” estivo sta confermandosi come successo straordinario, tanto da segnare anche l’ingresso ( da 5 a 6) di un nuovo elemento nella band: Nicholas Guandalini al basso. Anno di grazia, il 2025, quando “I Patagarri” prendono parte al “Concertone del Primo Maggio” a Roma. Data storica, il 23 maggio 2025, allorché pubblicano l’album di esordio “L’ultima ruota del Carovan” (Warner Music Italy) e, a sorpresa, salgono sul palco del “MI AMI Festival” a Milano, tra i più importanti appuntamenti italiani dedicati alla “musica indipendente”. Seguono i “tour estivi” sui palchi di tutta Italia (40 date nel 2025), mentre è ormai in piena corsa il “tour 2026”, partito con 7 date europee ad inizio marzo per poi proseguire lungo tutto lo “stivale”. Attesissimi (non mancate!) alla serata saluzzese di “Occit’amo”, mercoledì prossimo 22 luglio. Da dove, il viaggio prosegue!

Anche per “Occit’amo”.

Giovedì 23 luglioalle 21, nuovo appuntamento, infatti, con “Olimpiadi tra guerra e pace”, lo spettacolo del noto storyteller, scrittore e telecronista sportivo milanese Federico Buffa, accompagnato al pianoforte da Alessandro Nidi, con una “riflessione sul potere simbolico dello sport come forma di riconciliazione”. Lo show, realizzato da Buffa con l’anconetano di Jesi Moris Gasparri (saggista tra sport, cultura e geopolitica, nonché Consigliere della “Divisione Calcio Femminile” della “Figc”) è una produzione di “International Music and Arts” ed è organizzato in collaborazione con “Borgate dal Vivo”. L’incontro, attraverso il racconto della storia delle “Olimpiadi”, nate come strumento di promozione della pace nel mondo, intende far emergere come esse spesso siano state influenzate e intrappolate, nei secoli (dalla fondazione a Parigi, passando per le guerre mondiali fino agli eventi più recenti) dalle tensioni e dai conflitti internazionali. Buffa non mancherà di far emergere il principio della “sacralità della competizione olimpica” ed il ruolo degli atleti come “ambasciatori di pace”. Tra questi, figure emblematiche come quelle di Pierre de Coubertin (pedagogo e storico francese, rifondatore dei “Giochi Olimpici” moderni nel 1894, creatore dei “Cinque Cerchi” simbolo di unione tra i cinque Continenti, nonché dei sei colori della bandiera – incluso lo sfondo bianco – presenti in tutte le bandiere del mondo), l’atleta etiope Abebe Bikila (vincitore della “maratona” alle “Olimpiadi” di Roma del 1960, correndo a piedi nudi), accanto agli eventi occorsi ai “Giochi di Tokio” del 1964, i primi a svolgersi in Asia, con la “fiamma olimpica” accesa da Yoshinori Sakai (giovane di Hiroshima nato il giorno stesso in cui la bomba atomica distrusse la città) e il dramma del maratoneta di casa Kokichi Tsuburaya suicida tre anni dopo, sopraffatto dal dolore per aver perso l’“argento” nella gara finale. Da parte di Buffa, alla luce di numerosi reali eventi, raccontati con competenza e forte empatia emozionale, non mancherà, dunque, la sollecitazione a riflettere sul significato profondo dello sport, “come strumento di speranza e cambiamento, pur consapevoli dei suoi limiti nel modificare la realtà che ci circonda”. E ben lo sappiamo, in un tempo come quello odierno, dove anche i valori più profondi dell’“Olimpismo decoubertiano” non ce la fanno a reggere e ad ostacolare le mire belliche dei “Grandi” padroni della Terra, assolutamente indifferenti al bene prezioso della fratellanza e della pace tra i popoli.

Gianni Milani

Nelle foto: “I Patagarri” (Ph. Simone Cecchetti); Federico Buffa

Il genio alato e i titani di piazza Statuto

Alla scoperta dei monumenti di Torino / La piramide di massi frana sotto i piedi di un Genio alato, simbolo della scienza trionfante, trascinando nella sua caduta sette titani, rappresentanti la forza bruta della natura

 

Ed eccoci nuovamente pronti alla scoperta delle meraviglie di Torino, con la nostra ormai consueta e spero piacevole, passeggiata “con il naso all’insù”. Questa volta, miei cari amici lettori, vorrei parlarvi di una delle opere tra le più “chiacchierate” della città, forse anche grazie all’alone di mistero che da sempre la circonda: sto parlando del monumento Al Traforo del Cenisio-Frejus. Collocata in testa a Piazza Statuto, sul lato ovest aperto verso l’imbocco di Corso Francia, l’opera si erge imponente, rappresentando la superiorità della scienza e della tecnologia contro la forza bruta della natura. Conosciuto più comunemente come “Monumento ai caduti del Frejus”, l’opera, pietrosa e frastagliata, si erge al centro di una vasca circolare che raccoglie l’acqua che zampilla tra i massi, simulando torrenti alpini che si aprono la via sul dorso di una montagna.

La piramide di massi frana sotto i piedi di un Genio alato, simbolo della scienza trionfante, trascinando nella sua caduta sette titani, rappresentanti la forza bruta della natura.  Il Genio si erge come la punta di un faro, dove converge lo sguardo di chi percorre via Garibaldi in direzione della piazza. Egli compare con una penna in mano, nell’atto di incidere sulla pietra, ad intramontabile memoria, i nomi dei tre ingegneri che resero possibile l’opera del Traforo. L’idea del monumento nacque nel settembre del 1871, precisamente all’indomani dei festeggiamenti per l’apertura della ferrovia che collegava (e collega ancora oggi) Italia e Francia attraverso il Traforo del Frejus; fu un opera di ingegneria compiuta in un brevissimo lasso di tempo e che sembrò realizzare i sogni di progresso e di comunione dei popoli. Grazie infatti al talento e alla collaborazione tra gli Ingegneri Sommelier, Grandis e Grattoni, il progetto della costruzione del traforo si avvalse dell’uso di perforatrici ad aria compressa, che ridussero le vittime e resero possibile la via di comunicazione transalpina nel giro di quattro anni.

L’entusiasmo per il successo tecnologico e per l’apertura di nuove e più veloci vie di comunicazione, spinse il conte Marcello Panissera da Veglio a proporre l’erezione di un monumento commemorativo. Quindi, su precise indicazioni riguardo al tema e alla metafora che il monumento doveva simboleggiare, venne indetto un concorso presso la Regia Accademia delle Belle Arti, che fu vinto da un giovane allievo dell’Accademia stessa, Luigi Belli. Il monumento (formato inizialmente da otto titani che poi si ridussero a sette e dal Genio alato che all’inizio doveva essere in marmo di Carrara e poi venne realizzato in bronzo), doveva rappresentare la Scienza (e quindi il progresso) vincitrice assoluta sulla natura. Associazioni operaie fecero immediatamente propria l’idea, interpretando l’intenzione del monumento, più che un elogio alla tecnologia, come un ricordo dei tanti lavoratori che parteciparono all’impresa della ferrovia e raccolsero (di loro iniziativa) fondi cospicui che fecero partire il progetto. (E’ interessante precisare come ancora oggi l’interpretazione “operaistica” sia condivisa da molti torinesi che cadendo nello stesso fraintendimento, definiscono il monumento un omaggio ai lavoratori caduti nell’edificazione della galleria del Frejus).

La sottoscrizione avviata dalle società Operaie trovò una controparte nell’analoga iniziativa capitanata dal commendatore Laclaire, che riunì la borghesia cittadina inquietata al pensiero di rimanere a guardare; infine anche la Città stanziò un fondo per la realizzazione dell’opera. I lavori cominciarono però solo nel 1874, coinvolgendo anche altri studenti dell’Accademia per l’esecuzione delle figure dei titani: sei allievi a titolo ufficialmente gratuito, prestarono la loro opera sotto la direzione dello scultore Odoardo Tabacchi e del professor Ardy, incaricati di occuparsi della statua del Genio e del concetto d’insieme dell’intero monumento. In seguito Luigi Belli, discordante con gli altri, verrà estromesso dalla realizzazione, tanto che disconoscerà l’opera giudicandola non fedele all’idea che l’aveva plasmata. Successivamente altri imprevisti e ad alcuni problemi di natura tecnica (nel 1877 ad esempio i lavori rimasero fermi per molto tempo a causa della costruzione del condotto idrico che collegava il monumento ai serbatoi del mattatoio comunale) ritardarono maggiormente l’esposizione dell’opera. Finalmente il 26 ottobre 1879, alla presenza di S.M. Re Umberto, di numerose delegazioni comunali italiane, di corpi dell’esercito, di alcune associazioni operaie e di una gran folla di privati cittadini, venne svelato il monumento, al grido magniloquente di “Volere è potere”.

L’accoglienza dell’opinione pubblica sembrò positiva, ma sui giornali dilagò immediatamente la polemica: il monumento venne giudicato sgraziato, ridicolo, pesante e grottesco. In suo soccorso subentrò però Carlo Felice Biscarra, della Regia Accademia Albertina di Belle Arti, che lo difese come opera innovativa e diversa, necessaria a svecchiare il paludato mondo cimiteriale della statuaria cittadina. L’opera è sicuramente una singolarità all’interno della città: non esiste altro monumento a Torino così mosso, così ricco e dall’apparenza così poco rifinita; se anche la piramide di sassi si distanzia molto dalle sembianze di una montagna vera, i titani esprimono con verosimiglianza la fatica e l’estromissione date da una forza più grande che è giunta a scalzarli. Anzi sono forse loro i veri protagonisti dell’intero monumento tanto che si può comprendere l’identificazione popolare tra questi titani abbattuti e gli operai schiacciati dal lavoro, sentite come vittime e a cui va l’empatia dell’osservatore. Per quanto il Genio alato sia di ottima fattura e rifinito nei minimi particolari (da notare accorgimento dei drappi che si gonfiano alle sue spalle e celano i rinforzi metallici che lo sostengono) il suo ruolo risulta piuttosto di finitura: è situato troppo in alto per poter essere ammirato per le sue qualità artistiche.

Parlando di questo monumento non si può non parlare dell’alone di mistero che da sempre lo circonda, dato dall’immaginario esoterico della Torino Magica che vede Piazza Statuto ed il monumento come deputati al male e alla confluenza di energie nefaste. La piazza, costruita sui resti della “valle occisorum” (vale a dire una necropoli romana), orientata verso occidente dove tramonta il sole ed essendo vicina al celebre rondò d’la furca (o rondò della forca), luogo un tempo predisposto per le condanne a morte, è ritenuta un punto di energie negative. In questo contesto, secondo gli esoteristi, il luogo di massima negatività sarebbe proprio il “Monumento ai caduti del Frejus” che rappresenterebbe proprio la porta dell’Inferno mentre il Genio alato non simboleggerebbe la scienza trionfante, bensì Lucifero, l’angelo ribelle, con la stella ad attestarne l’origine sovrannaturale e con lo sguardo rivolto a controllare Piazza Castello, punto di energia positiva.

Allontanandoci da questa suggestiva visione per così dire “magica” dell’opera, è interessante segnalare una piccola variazione avvenuta al monumento nel 1971 proprio in occasione del centenario dell’ideazione della ferrovia. In quell’occasione si è provveduto a far aggiungere una targa che rendesse il merito dovuto a Giuseppe Francesco Medail, l’imprenditore nativo di Bardonecchia che per primo sostenne la causa del Traforo e che morì senza veder realizzato il suo sogno. Così, se pur con clamoroso ritardo, si diede voce all’accorata protesta della sua vedova, che già all’indomani dell’inaugurazione, nel marzo del 1880, rimproverò l’amministrazione cittadina di non aver associato al monumento il nome del marito.

(Foto: il Torinese)

Simona Pili Stella

Nuovi organi delle Residenze reali e dei Musei nazionali del Piemonte

L’istituto completa il percorso verso la piena autonomia speciale

Con la recente nomina del Consiglio di Amministrazione, firmata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, le Residenze reali sabaude – Direzione regionale Musei nazionali del Piemonte completano il percorso di costituzione dei propri organi statutari e sono oggi pienamente operative nell’ambito dell’autonomia speciale prevista dalla riforma del Ministero della Cultura.

L’istituto, nato nel 2024, è ora dotato di Consiglio di Amministrazione, Comitato Scientifico e Collegio dei Revisori dei Conti, i tre organi che affiancheranno la Direzione nei prossimi anni, contribuendo all’indirizzo strategico, alla programmazione scientifica e alla gestione amministrativa.

I componenti sono stati individuati tra personalità di riconosciuta esperienza nel panorama culturale italiano e tra professionisti del settore.

Consiglio di Amministrazione Presidente: Filippo Masino Componenti: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, designata dal ministro della Cultura; Marco Magnifico Fracaro, designato dal ministro della Cultura; Carola Caldarelli, designata dal ministro della Cultura d’intesa con il ministro dell’Economia e delle Finanze; Chiara Teolato, designata dal Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici.

Comitato Scientifico Presidente: Filippo Masino Componenti: Daniela Brignone, designata dal ministro della Cultura; Paolo Cornaglia, designato dal Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici; Paolo Gerbaldo, designato dalla Regione Piemonte; Guido Curto, designato dal Comune di Torino.

Collegio dei Revisori dei Conti Presidente: Rosa Maria Sutera Componenti: Angelo Di Summa e Stefano Gilardenghi.

«Con queste nomine di altissimo profilo, per le quali sono riconoscente al signor Ministro, questo istituto è più forte – sostiene Filippo Masino, direttore delle Residenze reali sabaude e dei Musei nazionali Piemonte -. Non poteva esserci notizia migliore per affacciarsi alle nuove ambizioni e alle imprese che ci attendono». Le nomine arrivano in una fase di forte sviluppo dell’istituto, che negli ultimi due anni ha registrato una significativa crescita delle attività e della partecipazione del pubblico. Nel 2024 e nel 2025 le dodici sedi hanno visto aumentare i visitatori del 23,5% raggiungendo le 360.000 presenze, insieme al rafforzamento dell’offerta culturale, all’affermazione di rassegne ormai divenute appuntamenti stabili, al completamento nei tempi previsti dei progetti finanziati dal PNRR, all’apertura di nuovi spazi e alla ripresa delle campagne di scavo nelle tre aree archeologiche piemontesi affidate all’istituto. «Nelle nostre dodici sedi – aggiunge Masino – convivono ogni giorno ricerca, tutela, valorizzazione e partecipazione culturale. Il lavoro delle nostre équipe coniuga rigore scientifico, qualità dell’offerta e attenzione ai pubblici, che crescono e diventano sempre più diversificati. I risultati raggiunti confermano che la direzione intrapresa è quella giusta».   Nei prossimi mesi le Residenze reali sabaude presenteranno nuovi progetti destinati a rafforzare il ruolo delle proprie sedi sul territorio e a rinnovarne la fruizione, con interventi che interesseranno sia la valorizzazione del patrimonio sia il rapporto con le comunità e con i visitatori.

Tre grandi serate chiuderanno l’Evergreen Fest al Parco della Tesoriera

I Queen of Saba, Simone Bernini, Lele Roma, Xenia Ensemble e Federico Sirianni saranno gli artisti che chiuderanno l’undicesima edizione di Evergreen Fest con un’esplorazione intergenerazionale di musica e parole. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso il Parco della Tesoriera di Torino, con ingresso libero e gratuito, a eccezione del concerto dei Queen of Saba, per cui è previsto un biglietto di 10 euro per l’accesso all’area spettacolo. Proprio il duo veneto, che vanta importanti collaborazioni con Big Mama e Willie Peyote, noto per affrontare temi riguardanti l’antimilitarismo e l’identità di genere, sarà protagonista della serata di venerdì 17 luglio prossimo, che inizierà alle 21.30. Il pubblico avrà l’occasione di ascoltare dal vivo alcuni brani dell’ultimo album dei Queen of Saba, uscito nel mese di giugno scorso e intitolato “Bricioline”.

Sabato 18 luglio, sempre alle 21.30, il giovane cantautore torinese Simone Bernini sarà il protagonista di una serata caratterizzata da musiche blues, rock e soul. Bernini, il cui ultimo singolo, dal titolo “Mephis”, è arrivato a registrare 1,5 milioni di stream e 16 milioni di visualizzazioni sui social, si è esibito anche al “105 Summer Festival” di Senigallia. Dopo il concerto, la serata proseguirà con l’energia di Lele Roma e della sua “Lele Land”, per un viaggio musicale, ascoltabile in modalità “silent”, attraverso cuffie wireless distribuite dall’organizzazione.

La chiusura di domenica 19 luglio sarà affidata alle sonorità del quartetto d’archi Xenia Ensemble, che si esibirà alle ore 11 in un concerto organizzato in collaborazione con il Coordinamento Associazioni Musicali di Torino, mentre alle 21.30 salirà sul palco Federico Sirianni, che quest’anno festeggia l’anniversario della sua carriera con 35 anni da “Outsider – Da De Andrè alla Felicità”. Il cantautore genovese racconta fra musica e parole la sua storia artistica: dall’incontro con Fabrizio De André alle diverse finali al Premio Tenco, fino alle tournée internazionali e alle prestigiose collaborazioni con musicisti del calibro di Greg Cohen, contrabbassista di Tom Waits, e Rafa Gayol, batterista di Leonard Cohen. Ad accompagnarlo su palco Elisabetta Bosio (violino), Veronica Perego (contrabbasso) e Valeria Quarta (voce e percussioni).

Il Festival est si congeda dal palco principale, ma la programmazione continuerà fino al 30 agosto con una serie di concerti di musica classica diffusi nel Parco della Tesoriera.

Evergreen Fest è organizzato da Tedacà, si inserisce nell’ambito del programma culturale “Che Bella Estate!”, un progetto della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino. Main sponsor Iren, con il sostegno di Regione Piemonte, Quarta Circoscrizione della Città di Torino e Fondazione CRT. Media Partner Radio Energy.

Il calendario completo, maggiori informazioni e prevendita dei biglietti sono disponibili sul sito www.evergreenfest.it.

Mara Martellotta

A Torino nasce il Festival del Paesaggio Fluviale


Arte contemporanea, ecologie radicali e ricerca internazionale lungo il Sangone
Dal 20 al 27 settembre 2026 prende vita a Mirafiori “Il fiume che ci attraversa”, la prima edizione di un nuovo festival internazionale che trasforma il torrente Sangone in un laboratorio di arte, ecologia e partecipazione. Tra gli ospiti ci sono l’artista portoghese Maja Escher, il collettivo berlinese Perperúna Ensemble, ricercatori, artisti e attivisti provenienti da tutta Europa.
A settembre Mirafiori ospita la prima edizione del Festival del Paesaggio Fluviale Il fiume che ci attraversa”, un nuovo progetto culturale dedicato alle relazioni tra arte contemporanea, paesaggio, ricerca scientifica e partecipazione civica. Laboratori, passeggiate, installazioni, attività per famiglie, incontri pubblici e momenti di ricerca aperti alla cittadinanza daranno vita a un programma diffuso lungo il Sangone. Il paesaggio fluviale si trasformerà così in uno spazio di sperimentazione condivisa, dove pratiche artistiche, ricerca scientifica e partecipazione civica si incontrano per immaginare nuove relazioni con il territorio.

Il Festival è ideato e curato da Licia Soldavini, Caterina Selva e Lorenza Manfredi e nasce per iniziativa della Fondazione della comunità di Mirafiori, in collaborazione con Orti Generali e Città di Torino, nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 ClimaGen – Climate, Imagination, Engagement. La partecipazione a tutte le attività è gratuita.

Nel panorama italiano delle manifestazioni dedicate al rapporto tra arte e ambiente, “Il fiume che ci attraversa” si distingue per un approccio fortemente interdisciplinare che mette in dialogo arte contemporanea, ricerca accademica, ecologia politica, progettazione del paesaggio e pratiche partecipative, assumendo il fiume non come semplice scenario naturale, ma come dispositivo culturale e infrastruttura civica capace di generare nuove forme di conoscenza e cura dei territori.

Il Festival nasce a Mirafiori sud, quartiere simbolo della storia industriale italiana, oggi protagonista di una profonda trasformazione urbana, sociale e ambientale, custode di un patrimonio culturale e paesaggistico spesso poco conosciuto: il torrente Sangone, Orti Generali, il Mausoleo della Bela Rosin, il Rifugio Antiaereo e un sistema di parchi e aree verdi, che raccontano un nuovo rapporto tra città e natura. Il Festival sceglie di partire da questo patrimonio per consolidare una nuova narrazione del quartiere, già avviata con l’Opera IDOLO di Mike Nelson, valorizzandone il ruolo di laboratorio di innovazione culturale, ecologica e civica. La cultura attiva così nuove relazioni, contribuendo a ridefinire l’identità di Mirafiori sud come uno dei luoghi più dinamici della sperimentazione sul paesaggio urbano in Italia.

L’inaugurazione ufficiale si svolge venerdì 25 settembre con interventi delle curatrici e delle Istituzioni, seguiti da momenti performativi. Da domenica 20 settembre sono previste attività “Verso il Festival”, come il laboratorio con materiali di recupero, Alghe Acquatiche, condotto dall’artista Stefano Fiorina, o l’escursione nel Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè, nei luoghi attraversati alla sua nascita dal torrente Sangone.

Dal 22 al 25 settembre saranno in programma due workshops formativi per studentə. Incontri per un’altra cartografia lungo il torrente Sangone, sviluppato insieme al Politecnico di Torino in collaborazione con i Corsi di Laurea Magistrale in Pianificazione Urbanistica e Territoriale e Architettura del Paesaggio, e il workshop con studentə dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dell’artista portoghese Maja Escher, tra le protagoniste di Manifesta 15 e finalista dell’EDP Art Award, che lavorerà al progetto dell’installazione partecipativa •Pietra•Radice•Serpente•, una Nature-Based Solution che interpreta il fiume come organismo vivente capace di connettere corpi, memorie e comunità.

Accanto a Escher, il programma del Festival riunisce alcune delle voci più interessanti della ricerca artistica contemporanea: Ifor Duncan, ricercatore dell’Università di Utrecht e del progetto ERC EcoViolence; studiosi come Federico BrogginiAlberto DorettoMarco Giardino e Sofia Beschi, insieme a performer, illustratori, geografi, architetti e collettivi interdisciplinari provenienti da diversi Paesi europei.

Tra gli appuntamenti più innovativi figurano inoltre Swamp Jam di Melma Crew, in collaborazione con Radio Banda Larga, che traduce in un’esperienza performativa le relazioni invisibili dell’ecosistema del Sangone attraverso microscopia e sound design dal vivo; la conversazione Alleanze più che umane, dedicata alle nuove ecologie politiche e al femminismo acquatico, una prospettiva di ricerca che, a partire dai corsi d’acqua intesi come infrastrutture ecologiche e affettive, ma anche come archivi di conflitti e disuguaglianze, mette in luce possibilità di riparazione e di immaginazione di altre forme di cura e coesistenza.
Dialoghi Inaspettati sono dispositivi partecipativi che superano il formato tradizionale del convegno o della mostra e che permettono un confronto tra cittadini, amministratori, artisti e ricercatori; le passeggiate geologiche, i laboratori dedicati alle famiglie, le performance di canti e racconti polifonici del Perperúna Ensemble di Berlino e la proiezione, tra altri, del documentario “I ricordi del fiume” dei fratelli De Serio.

Il fiume che ci attraversa” propone un nuovo paradigma culturale: leggere il paesaggio fluviale come archivio vivente di biodiversità, memoria, conflitti e possibilità, facendo della dimensione del festival uno strumento di ricerca, partecipazione e trasformazione dei territori.

Con questa prima edizione, Torino inaugura una manifestazione destinata a occupare uno spazio originale nel panorama italiano dei festival dedicati all’arte contemporanea e all’ecologia, proponendo il paesaggio fluviale come luogo privilegiato per sperimentare nuove alleanze tra discipline, istituzioni e comunità. Per Mirafiori sud significa avviare un progetto destinato a lasciare un’eredità concreta: nuove opere pubbliche, reti di collaborazione locali e internazionali, conoscenze condivise e una rinnovata consapevolezza del valore del Sangone come bene comune e infrastruttura culturale della città.

Informazioni utili:
La partecipazione alle attività è gratuita e libera (alcune attività sono a prenotazione obbligatoria, a partire dal 1° settembre 2026 a prenotazioni@fondazionemirafiori.it)

Scopri il programma su https://mirafioridopoilmito.it/fpf2026-programma-contenuti/
e su Instagram @mirafioridopoilmito