CULTURA

La magia delle bambole Lenci

Una passione torinese che si trasformo’ in successo internazionale

Il 23 aprile 1919 nacque a Torino la Lenci ,  “Ludus est nobis constanter industria” (il gioco è per noi costante lavoro), l’azienda delle famose e iconiche bambole conosciute in tutto il mondo che produceva anche altri giocattoli, mobili in legno, articoli per la casa e accessori per l’ abbigliamento.

Lenci non era solo l’acrostico del motto che i coniugi Enrico Scavini ed Elena Konig, donna colta e raffinata di origine austriaca, avevano creato per celebrare la loro attivita’ , ma anche il soprannome della signora che aveva cominciato la sua esperienza ludico-professionale in via Marco Polo 5 insieme al fratello che aveva deciso di aiutarla a creare le magnifiche creazioni che piacevano tanto ai Savoia.

Il marchio composto dall’immagine di una trottola, un filo e lo slogan che fa da cornice fu depositato nel 1922 e diede inizio ad una avventura che, oltre alla produzione e commercializzazione delle bambole, si configurera’ come punto di riferimento per la moda di quegli anni e sara’ motivo di ispirazione di artisti e sorgente di idee e creativita’.

Le Lenci non raffiguravano solo bambini, spesso dalla faccina imbronciata, ma anche silhouette con vestiti etnici e personaggi famosi come Marlene Dietrich e Rodolfo Valentino; raggiunsero presto un grande successo che le porto’ ad esposizioni molto importanti come quella di Parigi, Roma e Zurigo. Nel 1926 fu stampato il catalogo dell’azienda completo di tutti i prodotti che fu ampliato, a sua volta, nel 1927 con l’inserimento delle ceramiche. L’introduzione di nuove oggetti, oltre a rappresentare l’evoluzione della azienda, fu anche un ulteriore sforzo per combattere i diversi tentativi di concorrenza che misero l’azienda in crisi diverse volte. Dal 1928 la Lenci e’ nel momento di massima di espansione, ma questo non evitera’ difficolta’ economiche, dovute agli alti costi di gestione, che richiederanno la compartecipazione di un socio, Pilade Garella, che ne diventera’ proprietario unico nel 1937. Elena Koning rimarra’ come direttore creativo e si occupera’ di assicurarne lo stile e la linea fino alla morte del marito, momento in cui decise di lasciare l’azienda. Nel 1997 la Lenci venne venduta all’azienda Bambole Italiane che, purtroppo, e’ fallira’ nel 2002.

Ancora oggi si utilizza il panno lenci una stoffa non tessuta che viene usata per fare vestiti, ma anche accessori e collane grazie alla sua facilita’ di utilizzo e che rimanda alle famose bambole che erano foderate con un’ ulteriore strato di mussola, per renderle lavabili, e ricoperte di polvere vellutina.

L’avvento della celluloide rese le bambole di pezza obsolete e la produzione si concluse, ma ancora oggi le Lenci possono essere trovate nei mercati e nei negozi di antiquariato oltre che su diversi siti internet di commercio e di collezionisti.

Il loro successo fu talmente importante che vennero esposte nei musei di tutto il mondo tra cui New York e Tokyo, questa fama fu il frutto di una passione, trasformatasi poi in lavoro, che segno’ un periodo magico per Torino che ancora una volta si conferma luogo di fertile di estro e genialita’.

MARIA LA BARBERA

Il Circolo dei lettori al centro della scena

Una settimana tra idee, storie e connessioni che attraversano il presente

Al Circolo dei lettori la settimana si snoda come un racconto corale, capace di attraversare epoche, linguaggi e sensibilità diverse, tenendo insieme memoria storica, riflessione filosofica e narrazione contemporanea.

Si apre mercoledì 6 maggio con uno sguardo rivolto alla storia repubblicana: “Tanti auguri, Repubblica!” ripercorre gli ottant’anni dalla nascita dell’Italia democratica, interrogando conquiste acquisite e nodi ancora irrisolti. Nella stessa serata, la narrativa prende una piega più inquieta con Oppure il diavolo di Luca Tosi, che indaga il peso del pregiudizio e delle disgrazie personali attraverso un protagonista sospeso tra rovina e possibilità di riscatto. A seguire, Peccato criminale riporta il pubblico nel cuore di un’indagine ottocentesca tra potere religioso e violenza spirituale, mentre la giornata si chiude con un’incursione musicale e simbolica nell’universo de Il flauto magico, opera che continua a oscillare tra ironia, mistero e verità universali.

Giovedì 7 maggio è dominato dalla filosofia con “Tracce. Intorno a Ferraris”, una giornata di studi che riunisce studiosi di discipline diverse per riflettere sul concetto di traccia come elemento fondativo del reale e del sapere. Tra dialoghi, interventi e confronti, il pensiero si misura con il presente, arrivando a interrogarsi anche sul ruolo delle nuove tecnologie nella produzione filosofica. Nel tardo pomeriggio, il programma si biforca: da un lato l’autobiografia di Letizia Moratti offre uno sguardo su una vita intrecciata tra istituzioni, relazioni internazionali e ambizioni personali; dall’altro Marco Valle racconta la lunga storia degli italiani sul mare, tra esplorazioni, commerci e identità in movimento.

Venerdì 8 maggio alterna registri diversi: il pomeriggio si apre con un appuntamento dedicato a bambini e famiglie, tra letture e attività ludiche che mescolano mistero e creatività, mentre in serata la scena si sposta sulla politica contemporanea con la presentazione del libro di Italo Bocchino dedicato a Giorgia Meloni, analizzata nel suo percorso di crescita e consolidamento sulla scena nazionale ed europea.

Valeria Rombola’

Chieri, concerto per le tele del Moncalvo

Sabato 9 maggio, alle ore 20.30, la Chiesa di San Domenico ospiterà  “L’arte per l’arte”, un concerto benefico finalizzato a sostenere gli interventi di restauro di due tele seicentesche di Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo. L’iniziativa propone una serata musicale di alto profilo, con la partecipazione di Anna Maria Cigoli di Schierano d’Asti, al pianoforte, Teresa Andreacchi (mezzo soprano) e Cesare Papasodaro (baritono), accompagnati dall’Orchestra Giovanile e dal Coro del Sermig (l’Arsenale della Pace di Torino) diretti da Mauro Tabasso. Il programma musicale comprende composizioni del repertorio classico e sacro con capolavori di Bach, Handel, Haydn e Bizet. L’ingresso è gratuito con offerta libera. “La Resurrezione di Lazzaro” e la “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” sono i due capolavori del Moncalvo (1568-1625) custoditi nella chiesa di San Domenico a Chieri che rappresentano un patrimonio artistico e spirituale di gran valore per l’intera comunità. Oggi sono a rischio perché colpiti da muffa e funghi che hanno compromesso parte delle superfici pittoriche. Si sta facendo il possibile per salvare le due tele con un delicato intervento di restauro assai costoso.   Fr
nelle fotografie   la Chiesa di San Domenico a Chieri e le due tele del Moncalvo

La Grecia protagonista al Salone Off tra letteratura, cinema, musica e tradizioni

Torino si prepara ad accogliere un ricco calendario di iniziative dedicate alla cultura greca nell’ambito del Salone OFF, il programma diffuso del Salone Internazionale del Libro di Torino, che quest’anno vede la Grecia Paese ospite. Accanto agli appuntamenti ospitati negli spazi del Lingotto, sono in programma infatti mostre, proiezioni cinematografiche, concerti, incontri con gli autori e un momento di festa dedicato alle danze tradizionali greche in diversi luoghi della città. La rassegna, dal titolo “Cultura ellenica in atto, dai secoli al presente”, è organizzata e realizzata dal Consolato generale onorario di Grecia a Torino e dall’associazione culturale italo-ellenica Microkosmos, in collaborazione con associazioni e realtà culturali del territorio, con il patrocinio della Città di Torino e dell’Ambasciata di Grecia a Roma.

“La bella rassegna di eventi per il Salone Off organizzata dal consolato greco sarà una preziosa occasione per immergersi nella cultura greca in tutte le sue declinazioni – dichiara la vicepresidente del Consiglio comunale Ludovica Cioria –. Arte, spettacolo, artigianato, letteratura, un viaggio splendido che renderà degno omaggio alla Grecia, paese ospite di questa edizione del nostro Salone del Libro. Siamo orgogliosi che Torino abbia contribuito all’organizzazione di questo cartellone di eventi e invitiamo la cittadinanza a goderseli quanto più possibile. Buon divertimento a tutte e tutti!”

“Con il programma “Cultura ellenica in atto, dai secoli al presente” intendiamo rafforzare il dialogo interculturale, l’integrazione e le relazioni storico-culturali tra Italia e Grecia – dichiara il Console generale onorario di Grecia a Torino Fivos Valachis –. Le iniziative vedono coinvolti il Consolato, le associazioni culturali italo-elleniche Microkosmos, ATTO e Piemonte-Grecia Santorre di Santarosa, la Chiesa Ortodossa, l’Università e la Biblioteca Nazionale di Torino, il Museo del Cinema, la Fondazione Contrada Torino con BallaTorino e la boutique Poncif Torino, con l’obiettivo di consolidare le reti culturali, evidenziare la dinamicità della comunità greca locale, offrire spunti per nuovi incontri e nuovi approcci, mettendo in luce la continuità di un percorso culturale condiviso tra i nostri due popoli da oltre duemila anni. Siamo onorati di far parte di questo progetto”.

“Siamo orgogliosi di accogliere la Grecia come Paese Ospite d’Onore al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 – dichiara il segretario generale del Salone internazionale del libro di Torino Marco Pautasso –. Questa partecipazione non rappresenta solo un omaggio alle radici comuni della nostra civiltà, ma è una finestra aperta sulla straordinaria vivacità della letteratura greca contemporanea. Il programma che condividiamo è un viaggio che attraversa i confini: dai grandi dibattiti al Lingotto fino agli appuntamenti diffusi del Salone Off, che porteranno il battito della cultura ellenica nel cuore dei quartieri di Torino. L’invito è quello di lasciarsi coinvolgere e ispirare da questa ‘trasferta’ mediterranea, per riscoprire quanto, ancora oggi, il pensiero greco sia essenziale per leggere il mondo”.

Venerdì 8 maggio, il primo appuntamento sarà alle ore 18 negli spazi della società Poncif in piazza Vittorio Veneto 5, con l’inaugurazione della mostra “Lo sguardo sul gioiello contemporaneo greco. Le creazioni di Vassiliki Merianou tra arte e design”.

Sabato 9 maggio, a partire dalle ore 16, al Cinema Massimo si susseguiranno le proiezioni dei film “Holy Amy” di Araceli Lemos, “Digger” di Georgis Grigorakis e “Moon, 66 Questions” di Jacqueline Lentzou, nell’ambito della rassegna cinematografica dedicata al nuovo cinema greco, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema (repliche anche nei giorni successivi).

Alle ore 21, la Chiesa di Santa Pelagia ospiterà il concerto del coro bizantino Irini Passi, che porterà il pubblico alla scoperta delle sonorità della tradizione musicale religiosa orientale. Iniziativa in collaborazione con la Chiesa greco-ortodossa di Torino.

Lunedì 11 maggio alle ore 17, la Biblioteca civica Centrale ospiterà le presentazioni della fiaba storica “Il combattente Filelleno”, del film “Sfacteria” e dei libri “Ritorno a Sfacteria” e “L’Italia che non c’era” di Giovanni Bonavia, dedicati alla figura di Santorre di Santarosa.

Martedì 12 maggio alle ore 11, nella sala Firpo della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, sarà presentato il volume “Il prisma della Storia. Tre visioni, una memoria. La Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù. 1941-1943”, a cura di Elisabetta Giudrinetti.

Mercoledì 13 maggio alle ore 15, nella sala delle mostre della Biblioteca Nazionale Universitaria, saranno esposti alcuni dei documenti più importanti della collezione manoscritta greca della Biblioteca, con un incontro di approfondimento a cura della professoressa Maria Rosa Piccione. Iniziativa realizzata con il sostegno dell’Università di Torino.

Alle ore 18, al Circolo dei Lettori, si terrà invece una tavola rotonda dedicata alla letteratura greca contemporanea e al ruolo della scrittura nella definizione dell’identità culturale della Grecia di oggi, con la partecipazione degli scrittori Flora Tzelepi, Antonis Ampartzidis e Christos Bezirtzoglou, in un dialogo con Sofia Mastrokoukou, docente dell’Università Mercatorum.

Giovedì 14 maggio alle ore 11, nella sala Firpo della Biblioteca Nazionale Universitaria, si terrà la presentazione del volume “Dialoghi extravagantes con gli studenti di diritto greco antico”, dedicato all’attualità del pensiero giuridico dell’antica Grecia.

Venerdì 15 maggio la Mole Antonelliana si accenderà in onore della Grecia, paese ospite della trentottesima edizione del Salone Internazionale del Libro.

Sabato 16 maggio alle ore 17, alla biblioteca civica Italo Calvino di Lungo Dora Agrigento 94, l’autore Petros Markaris presenta “La ricchezza che uccide”, ultimo romanzo della serie che vede protagonista l’investigatore Kostas Charitos.

Domenica 17 maggio alle ore 18.30, in piazza Santa Giulia, un’esibizione di danze e balli tradizionali greci porterà nel cuore della città i ritmi e i colori della cultura ellenica. Iniziativa a cura di Fondazione Contrada Torino Onlus.

Lunedì 18 maggio alle ore 18, al cinema Romano, il programma si conclude con la proiezione del film “Mediterraneo”, con la partecipazione dell’attrice greca Vana Barba.

Il programma dettagliato degli appuntamenti è disponibile sul sito del Salone Internazionale del Libro.

Dal papiro al digitale: ME-Scripta, il centro di ricerca del Museo Egizio sostenuto da Fondazione CRT

Un nuovo passo avanti per la ricerca sull’Antico Egitto: prende vita ME-Scripta, il centro di ricerca promosso dal Museo Egizio e sostenuto in modo determinante dalla Fondazione CRT. L’iniziativa, resa possibile da un investimento di circa 3 milioni di euro, punta a sviluppare un programma pluriennale dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle testimonianze scritte egizie, dai papiri agli ostraca fino alle legature copte.

Con questo progetto, il Museo Egizio rafforza la propria dimensione scientifica, affiancando alle attività espositive un centro di ricerca strutturato e interdisciplinare. ME-Scripta nasce infatti come realtà interna autonoma, guidata da Susanne Töpfer e composta da un team specializzato, con l’obiettivo di valorizzare una delle più importanti collezioni papirologiche al mondo: circa mille manoscritti e oltre 30 mila frammenti che coprono più di tre millenni di storia, in diverse lingue e sistemi di scrittura.

L’iniziativa si inserisce in una visione di lungo periodo che combina competenze umanistiche e tecnologie avanzate. Filologia, analisi multispettrali, restauro e strumenti digitali convergono per produrre nuova conoscenza e renderla accessibile sia alla comunità scientifica sia al grande pubblico.

Il programma scientifico si articola in tre principali linee di ricerca. La prima riguarda i papiri e il loro studio filologico, con interventi di ricostruzione, analisi e pubblicazione di testi inediti, tra cui documenti amministrativi e religiosi di epoca tolemaica e faraonica. La seconda è dedicata agli ostraca, frammenti di ceramica e pietra utilizzati per la scrittura quotidiana, fondamentali per comprendere la vita sociale ed economica dell’antico Egitto. La terza linea, RE-BIND, si concentra sulle legature copte, studiate attraverso tecniche diagnostiche avanzate per ricostruirne struttura e contesto originario.

Uno degli obiettivi più ambiziosi del progetto è la creazione, entro il 2034, di una piattaforma digitale integrata che raccolga e renda consultabili papiri, ostraca e altri supporti scritti. Questo archivio online, basato su standard internazionali, offrirà immagini ad alta definizione, trascrizioni e collegamenti a database globali, diventando un punto di riferimento per lo studio della scrittura egizia.

Le ricadute del progetto interesseranno anche il territorio: ME-Scripta prevede il coinvolgimento di numerosi professionisti tra ricercatori, restauratori e specialisti digitali, oltre a percorsi formativi, workshop e programmi internazionali rivolti a studenti e studiosi.

Accanto alla ricerca, grande attenzione sarà dedicata alla divulgazione. Il centro promuoverà attività educative, contenuti didattici bilingui e iniziative aperte al pubblico, contribuendo a rendere accessibile un patrimonio straordinario e a rafforzare il ruolo del Museo Egizio come polo culturale e scientifico di riferimento a livello internazionale.

“iGIRL/Ecuba”, Marina Carr e la potenza della voce femminile

Le traduttrici Monica Capuani e Valentina Rapetti ci consegnano un’edizione Einaudi di rara bellezza.

“Che cos’è la felicità?

Non mi hanno ancora tagliato la lingua

Non mi hanno ancora decapitato

Questa mattina non mi fustigheranno

Si spera”.

Con queste parole inizia “iGIRL”, testo drammatico, impregnato di un intimismo magico che sfocia in orazione, in un rito coltivato nella memoria di piccoli gesti che attraverso una voce, seppur immaginifica, silenziosa e talvolta disperata come quella della letteratura, tiene insieme il passato alla visione del futuro, oltrepassando la reale brevità della vita umana ed entrando nell’insieme di ciò che è destinato a sopravvivere all’esistenza stessa, uno spazio che abitualmente definiamo come “infinito” a cui Marina Carr, drammaturga irlandese tra le più importanti del nostro tempo, ha donato parole che il mito trasforma in ponti su cui si rincorrono la ciclicità della Storia e le dinamiche universali dell’essere umano.

“iGIRL”, poema che può essere considerato tra i rarissimi e più importanti della contemporaneità, nato nel periodo della pandemia e pubblicato da Einaudi nel 2026 in un’edizione che contiene anche la meno recente “Ecuba”, drammaturgia della stessa Marina Carr incentrata su una radicale riscrittura del mito euripideo, evidenzia l’intensità e l’intenzione poetica della Carr, non più mattatrice, come per lo più accade nella contemporanea poesia intimista, ma interprete che si annulla nella propria voce e nella propria storia, come il poeta della famosa lettera di John Keats, l’essere più impoetico del creato perché versato nel dare voce a tutte le voci dell’universo.

In “iGIRL” la parola è centrale, è memoria che chiede una voce per definirsi nella sua interezza, un’esigenza istintiva nata in epoche lontane, legata alla celebrazione dei miti e alla ricerca di armonia tra il significato del ritmo e un linguaggio che, attraverso la poesia, diventa l’imitazione di una sonorità in forma scritta. Tra la poesia, la musica e il teatro è presente un legame viscerale che, ancora oggi, nonostante le ampie e specifiche alfabetizzazioni, genera una forte tensione verso la rappresentazione scenica della parola in cui la voce, il canto e i gesti del corpo contribuiscono all’umana necessità di delineare con precisione forme fino a quel momento astratte. “iGIRL” è una voce del mito e della storia, parola ai margini del tempo che prende vita nell’oblio, nella violenza e nella fame di dominio che da sempre caratterizzano la presenza dell’uomo sulla Terra, ma anche nel potere taumaturgico del canto, dell’amore e della memoria collettiva. Il teatro diventa quindi il luogo finale dove tutto accade, la dimensione di un linguaggio che si fa ricordo e narrazione transgenerazionale, entità reale in mezzo alle allucinazioni del silenzio.

“iGIRL”, rappresentato per la prima volta all’Abbey Theatre di Dublino nel 2021, è andato in scena per la prima volta in Italia al Romaeuropa Festival, nell’ottobre dello scorso anno, grazie a Federica Rosellini, regista e intensa performer dello spettacolo, a Monica Capuani e Valentina Rapetti, traduttrici del testo di Marina Carr per Einaudi, e a un team di cui fanno parte Daniela Pes, che ha prodotto la musica originale, Rä di Martino, artista visiva che ha curato la parte video, Simona D’Amico, responsabile dei costumi e creatrice dei tatuaggi che l’artista in scena indossa come cicatrici sfuggite alla dimenticanza, simboli che legano il passato al presente, e ancora la scenografa Paola Villani, la light designer Simona Gallo, il sound designer GUP Alcaro, l’aiuto regista Elvira Berarducci e l’assistente alla regia Barbara Mazzi.

La seconda parte dell’edizione Einaudi, come accennato nei precedenti paragrafi, è incentrata su una riscrittura di “Ecuba”, regina di Troia, seconda moglie di Priamo e schiava di Odisseo a seguito della caduta di Troia, trasformata in una cagna nera dagli occhi infuocati a causa del dolore per la perdita dei figli Polidoro e Polissena, il primo ucciso dall’alleato re di Tracia Polimestore (oggetto dell’accecante vendetta di Ecuba), la seconda sacrificata sulla tomba di Achille per placare la sua ira, divenendo simbolo di coraggio, accettazione e purezza. Se nella tragedia Euripidea le conseguenze della caduta della patria e del lutto assumono forme statuarie poiché finalizzate a una cessazione dell’esistenza, Marina Carr ci consegna un testo volto al perdono, in cui la morte violenta e la vendetta appaiono come spiriti di un’antica malattia dalla quale i protagonisti cercano di districarsi attraverso una voce comune, cercando salvezza dall’inevitabile tragedia insita nell’animo umano, presente da sempre nella società degli uomini.

Pur mantenendo intatta la forza del mito, Marina Carr sembra contrapporre al fuoco della furia emotiva una brutalità dialogica tra i personaggi che innesca un istinto verso la sopravvivenza e la vita (molto simile a quel sentimento poetico e appassionato di attaccamento alla vita che Robert Louis Stevenson concede al suo Signor Hyde nel momento che precede il suicidio del dottor Jekyll), evidenziando quanto la potenza della voce femminile echeggi infinita nelle grotte della maternità, della nascita, al di là di ogni orrore.

“Ecuba” di Marina Carr fu rappresentato per la prima volta in Italia al Teatro Olimpico di Vicenza nell’ottobre del 2019, con Alberto Chiodi alla regia ed Elisabetta Pozzi nella parte di Ecuba.

“iGIRL/Ecuba” (Einaudi – Collezione di teatro 472, 2026 – 178 pagine) – testi di Marina Carr – traduzioni di Monica Capuani e Valentina Rapetti con una postfazione di Federica Rosellini

Gian Giacomo Della Porta

“Fa quel che può, quel che non può non fa”

La prima didattica a distanza di più di 60 anni fa, in tv/ La “buona scuola” del maestro Manzi, dove non era “mai troppo tardi” per imparare 

Di Alberto Manzi la mia generazione ha un ricordo in bianco e nero. Era il maestro dell’aula in tv, quello di “Non è mai troppo tardi” che, tra il 1960 e il 1968,  insegnò a leggere e scrivere a milioni di italiani. Anch’io, grazie a lui e prima delle elementari, ho imparato la magia lieve dei segni sulla carta con un pennino che intingevo nella boccetta dell’inchiostro. La trasmissione – pensata per contrastare l’analfabetismo – andava in onda  nel tardo pomeriggio, prima di cena, e la Tv appariva come una scatola magica e misteriosa. Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva e disegnava, con un carboncino, parole e  lettere. E si faceva capire benissimo. Manzi, di cui si è tornati a parlare un paio d’anni fa grazie alla fiction trasmessa su Rai Uno, iniziò  insegnando nel carcere minorile Gabelli di Roma e per vent’anni, ogni estate, impiegò le sue vacanze per viaggiare in America Latina e fare scuola ai contadini dell’Ecuador e del Perù. Apparteneva  alla stessa generazione che espresse educatori come Mario Lodi, Danilo Dolci, Gianni Rodari, don Lorenzo Milani. Tutti nati negli anni Venti del secolo scorso, e non a caso. Tutti convinti che la didattica non è solo trasmettere una serie di contenuti e saperi già fatti, ma offrire una testimonianza personale di etica, di cultura. E stimolare una tensione continua alla curiosità e alla ricerca. Alberto Manzi era un educatore che insegnava prima di tutto se stesso.  Fece scalpore, nel 1981, quando si rifiutò di redigere le appena introdotte “schede di valutazione“, con le quali si sostituiva la pagella. Manzi si rifiutò di scriverle perché non intendeva “ bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest’anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni”. Quella “disobbedienza” gli costò la sospensione dall’insegnamento e dalla paga. L’anno dopo il Ministero della Pubblica Istruzione fece pressione su di lui per convincerlo a scrivere le attese valutazioni. Manzi fece intendere di non avere cambiato opinione, ma si mostrò disponibile a redigere una valutazione riepilogativa uguale per tutti tramite un timbro; il giudizio era: “fa quel che può, quel che non può non fa“. Il Ministero si mostrò contrario alla valutazione timbrata, al che Manzi ribattè: “Non c’è problema, posso scriverlo anche a penna”.. Scrisse anche  diversi libri: dal più famoso  (Orzowei, del 1955), fu tratta l’omonima serie per la Tv dei ragazzi. Ma il ricordo che abbiamo di lui resta legato a “Non è mai troppo tardi”, protagonista di una tv “buona maestra” che portava la cultura di base nelle case.

 

Marco Travaglini

Salone OFF: 12 giorni, oltre 1000 eventi, 400 spazi tra Torino e Piemonte

 

La cultura ovunque 

XXII edizione | 8-19 maggio 2026

 

La ventiduesima edizione del Salone Off, la grande festa del libro diffusa e inclusiva, si svolgerà da venerdì 8 a martedì 19 maggio 2026.

 

I numeri dell’edizione: 12 giorni di programmazione per oltre 1000 appuntamenti in circa 400 spazi che coinvolgeranno le 8 Circoscrizioni di Torino e 40 Comuni della Città metropolitana. Il programma del Salone Off è curato da Marco Pautasso, Segretario generale del Salone Internazionale del Libro di Torino, e Paola Galletto.

 

Nella programmazione la cultura in forme diverse dal libro – molta musica, reading, spettacoli, mostre, presentazioni, feste – raggiungerà ogni angolo della città.

 

Tra gli ospiti che raggiungeranno il territorio cittadino e la città metropolitana: Marco AimeViola ArdoneBruno ArpaiaStefania AuciSilvia Avallone, Alice Basso, Luca Bianchini, Amal BoucharebBarrouxMatteo BussolaNader ButtoMassimo CacciariPeter CameronPaola CaridiEmmanuel CarrèreGianrico CarofiglioBibbiana Cau, Aldo CazzulloAlessandro Ceschi, Marco Crepaldi, Annalisa CuzzocreaNikos DavvetasStefano FaravelliTiziano FratusEnrico GalianoFabio GedaHelena JaneczekCostanza Jesurum, Matteo LanciniAmara LakhousAlfio Maggiolini, Antonio ManziniDacia MarainiPetros MarkarisMichela MarzanoDaniele MencarelliAlessia MerolaAudrey MilletDaniele Nicastro e Jean Claudio VinciVittorio Emanuele ParsiLiz PellyGuillaume PerreaultRomana PetriMarco PontiAntiniska PozziPsicologa CrudaChristian RaimoRoberta RecchiaGianni RiottaDavide RondoniSandra Sassaroli, Andreea SimionelMarcello SimoniEce TemelkuranLicia TroisiFredo VallaElena VarvelloWalter VeltroniManuel VilasIrvine Welsh.

 

UNO SGUARDO SUL PROGRAMMA DEL SALONE OFF

 

Il programma completo del Salone Off 2026 è consultabile integralmente su salonelibro.it, selezionando “Eventi Salone Off”.

 

Tra le iniziative ormai consolidate e in espansione tornerà “Voltapagina”, il progetto di impegno sociale e civile, in collaborazione con il Ministero della Giustizia, che quest’anno arriva alla sua diciannovesima edizione e che porta scrittrici e scrittori del Salone, tra cui Nikos DavvetasGiosuè CalaciuraOmar Di MonopoliAndrea Vitali e Giorgio Zanchini per citarne alcuni, nelle carceri del Piemonte; quest’anno saranno nove gli istituti coinvolti.

 

Tornerà anche il progetto di lettura “Il Ballatoio – storie a domicilio”, nato nel 2021 e curato da Ilaria Oddenino, per promuovere la lettura nei condomini in periferia: la quinta edizione si svolgerà in un condominio di San Donato, e vedrà come protagonista Silvia Avallone con Cuore nero (Rizzoli). La serata conclusiva, con i condòmini, si terrà venerdì 15 maggio al Teatro della Divina Provvidenza.

 

Non mancheranno gli appuntamenti di “Pagine in corsia”, letture ad alta voce negli ospedali per condividere l’esperienza del Salone del Libro con pazienti, accompagnatori e personale della struttura. Quattro gli ospedali coinvolti: l’Azienda Ospedaliera San Luigi di Orbassanoil Centro Riabilitativo Territoriale (CRT) Faber, il Centro Riabilitativo Territoriale (CRT) il Centro Riabilitativo Territoriale (CRT) “Giorgio Bisacco”.

 

Si consolida la florida collaborazione con il Museo Egizio, che ospiterà sette appuntamenti che vedranno coinvolti il Direttore Christian Greco in prima persona e studiosi d’arte, direttori di musei e autori e artisti di spessore, come Leo Ortolani, Matteo Nucci, Carlo Greppi e Caterina Ciccopiedi.

 

Tornano gli eventi del Salone Off negli spazi tra i più iconici di Torino, grazie alla collaborazione con il Consorzio delle Residenze Sabaude. Alla Reggia di Venaria si potrà partecipare a un Silent Book Party accompagnato dalla voce di Margherita Oggero, ci sarà un incontro con Dacia Maraini, sarà possibile ascoltare il concerto dell’Orchestra Suzuki – Accademia Suzuki Talent Center diretta da Marco Mosca, e visitare sia la mostra Donne che leggono di Cinzia Ghigliano sia un’infiorata con 50.000 rose. Alla Villa della Regina prenderà vita la Human Library, la libreria vivente con racconti e storie di vita sul disagio mentale, realizzata in collaborazione con Il Bandolo. Molti eventi e appuntamenti della rassegna QU.EEN, narrazioni d’arte e natura, tra cui il concerto corale eseguito dal Sedicetto PoliEtnico del Politecnico di Torino, diretto dal Maestro Matteo Gentile, il ritratto umano e psicologico delle regine e delle nobili raccontato da Luciano Regolo, in dialogo con Mario Cinelli, e un viaggio nel giardino rinascimentale per tutta la famiglia.

 

Per la programmazione di Grecia, Paese Ospite di questa edizione del Salone, oltre agli autori Petros Markaris e Nikos Davvetas, molti appuntamenti guideranno il pubblico alla scoperta della Grecia. Tra questi: il Cinema Massimo ha curato una rassegna di film greci, il Cinema Nazionale proietterà Mediterraneo di Gabriele Salvatores, in presenza della protagonista Vana Barba; ci sarà un flash mob di danze popolari greche con il gruppo Chorò s’agapò in Piazza Santa Giulia, un concerto di musica bizantina del coro Irini Passi alla Chiesa di Santa Pelagia. 

 

Per quello che riguarda gli appuntamenti dedicati alla Regione Ospite d’onore, l’Umbria, l’appuntamento più atteso è la Marcia della pace per le vie della città, un’iniziativa che richiama la tradizione della Perugia–Assisi ideata da Aldo Capitini, che terminerà con letture di brani di pace di Nicola Lagioia. All’Archivio di Stato si potrà visitare L’Umbria e i libri in un lungo Rinascimento. Capolavori, contesti, progetti tra Medioevo e prima età moderna.

 

Spazio anche alla musica al Salone Off: alla Fondazione OMI – Opera Munifica Istruzione, nella Chiesa ortodossa di Santa Pelagia, si terrà il concerto Musica inaspettata 4.0 dei Contrametric Ensemble, diretto da Farhad Mahani, ormai una tradizione del Salone Off. Molti gli appuntamenti del programma di Mordente Maghini Young Festival, festival musicale del Coro Maghini di Torino. Tra questi, Tranvaj, viaggio sul tram storico con musiche per voce e liuto. Tornano anche gli appuntamenti musicali del Fonema Festival, organizzato da metronimiefestival: all’Off Topic ci saranno Massimo Silverio e Sara Gioielli. Per fare festa, anche quest’anno un ciclo di appuntamenti è curato da Teo Lentini, che propone presentazioni di libri a tema musicale accompagnati da dj set e after party con, tra gli altri Samuel, Max Casacci, Boosta, Bruno Bolla, Lele SacchiGiorgio Valletta, tra Combo, Mercato Centrale e Maxela.

 

Tra gli spettacoli e i reading in programma: all’Off Topic torna Il Grande Fresco, lo spettacolo cult di Guido Catalano e Federico Sirianni che per quasi un decennio ha conquistato club, teatri e festival in tutta Italia con il suo mix originale di poesia, musica e ironia; Elena Varvello leggerà, a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, alcuni versi dalla raccolta di poesie Fili d’erba di Walt Whitman; alcuni appuntamenti del programma del Salone Off sono in alcuni spazi, luoghi in movimento: sui Bus Star 1 e Star 2 di GTT ci saranno diverse letture ispirate e tratte da Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, che dà il nome all’edizione di quest’anno del Salone; da Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, a Il cantico delle creature di San Francesco d’Assisi, in occasione degli 800 anni. A Porta Palazzo, in occasione della visita al cantiere dell’ex Mercato Ittico, si terrà un flash mob di danze popolari con Pizzica Taranta a cura della Paranza del Geco e Fondazione Contrada. Tra i reading, durante l’ultima corsa della Metro 1, ci sarà una performance narrativa di Linda Messerklinger Gianluigi Ricuperati per un omaggio all’amicizia letteraria tra Fleur Jaeggy e Franco Battiato, a cura da Giardino Forbito. Inoltre, ci sarà lo spettacolo The Snow Goose, a cura di Assemblea Teatro all’Auditorium Franca Rame di Rivalta di Torino.

 

Le mostre sono una delle cifre espressive della cultura del Salone Off e estenderanno in città temi e appuntamenti della fiera. Tra le altre, alla Fondazione Giorgio Amendola inaugura una retrospettiva dedicata all’artista Daniele FissoreDaniele Fissore. Realtà sospesa, che si sviluppa a partire dalle opere degli anni più sociali e politiche degli Settanta. Al Mufant – Museo del fantastico e della fantascienza, invece, sarà possibile visitare una mostra dedicata a Urania, la più longeva collana di fantascienza in Italia, edita da Mondadori. La mostra si intitola Mondi nel Cerchio e invasioni aliene. L’arte di Franco Brambilla ed è dedicata alle copertine dell’illustratore milanese. Alla Biblioteca Calvino durante i giorni del Salone inaugurerà la mostra Se non vuoi, con le parole di Beatrice Zerbini e i disegni di Marco Brancato, la mostra è a cura di Carthusia Edizioni.

 

Quest’anno anche il Salone Off darà grande spazio a incontri dedicati al cinema: oltre agli appuntamenti al Cinema Massimo per conoscere il cinema greco, al Cinema Agnelli ci sarà la proiezione del film Che Dio perdona tutti, tratto dall’omonimo libro di Pif, conduttore televisivo e radiofonico, regista e attore, presente in sala per l’incontro. Inoltre, tra gli altri, al Cinema Centrale saranno proiettati due film dedicati a Grazia DeleddaL’amore e la gloria. La giovane Deledda, di Maria Grazia Perria, e Grazia di Paola Columba, in occasione del centenario del Nobel della scrittrice.

 

Come ogni anno tornano le cene letterarie nelle case del quartiere del ciclo Letture da…gustare, curate da Federica De Luca. Inoltre ci sarà il Reading Party al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano dove si potrà vivere l’esperienza della lettura collettiva negli spazi in cui si sono decise le sorti del paese, un evento a cura di Reading Rhythms e Libri Sottolineati. Gli appuntamenti dedicati ai giovani lettori animeranno librerie e luoghi della città con letture, laboratori, incontri sorprendenti e dialoghi coi ragazzi. Al Teatro Giulia di Barolo si terrà uno spettacolo con protagonista uno dei personaggi più amati dai bambini: Mi presento sono Geronimo Stilton! E questa è la mia storia di Geronimo Stilton, in un evento in collaborazione con Piemme.

 

Il Premio Ernesto Ferrero – Fondazione CRT torna per il secondo anno con l’obiettivo di valorizzare le scelte editoriali più innovative tra quelle presentate ogni anno al Salone Internazionale del Libro di Torino. I tre vincitori della seconda edizione sono: Settecolori, editore dal catalogo coerente e di lungo periodo, dedicato alla riscoperta di autori e testi “laterali” del Novecento; Settenove, un editore con una chiara missione educativa e impegno sociale, che confeziona libri, soprattutto per ragazzi, che diventano strumenti per affrontare temi come identità, stereotipi, consenso e relazioni; e infine Quinto Quarto, che si distingue per la forte attenzione alla sperimentazione visiva e al design del libro, e pubblica albi illustrati e libri ibridi in cui l’immagine ha un ruolo centrale.

Durante la premiazione del Premio Ernesto Ferrero – Fondazione CRT, che avverrà durante il Salone del Libro, domenica 17 maggio alle 10.45 in Sala Blu, saranno raccontate le motivazioni della scelta dei vincitori e sarà annunciato il vincitore della nuova menzione stampa.

Polis Cultura compie 20 anni

Intervista al presidente Massimo Striglia

Polis Cultura nasce da un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: restituire alla cultura il suo ruolo originario di collante sociale, di spazio condiviso in cui una comunità possa riconoscersi e crescere. Il nome stesso richiama la polis, luogo di partecipazione e costruzione collettiva, e non è una scelta casuale. È piuttosto una dichiarazione di intenti, un orientamento preciso che guida le attività e la visione del progetto fondato da Massimo Striglia.

Fin dalla sua nascita, Polis Cultura si è configurata come una realtà capace di intrecciare arti, territori e persone, superando la concezione della cultura come ambito elitario o distante dalla vita quotidiana. Teatro, musica, incontri, iniziative educative e sociali diventano strumenti attraverso cui costruire relazioni e stimolare consapevolezza. In questo senso, la cultura non è mai fine a se stessa, ma diventa esperienza viva, occasione di dialogo e di crescita condivisa. Polis Cultura quest’anno compie 20 anni, due decenni di attività e di eventi. “L’associazione è nata nel 2006 come Polis cultura democratica da un’ispirazione di Michele Vietti; l’intento era politico territoriale nella zona di Chivasso e affiancava la Fondazione iniziativa Subalpina” racconta Massimo Striglia, “nel tempo l’obiettivo è cambiato e dal 2012 dalla politica ci si è diretti verso temi culturali. C’e’ stato anche un ricambio, molte persone nuove, e la sede è stata spostata a Torino con il nome attuale”. Nel frattempo si sono uniti personaggi come Alessandro Meluzzi, che ha organizzato un incontro sul femminicidio, e, tra i soci onorari, Alberto Fortis, Ezio Gribaudo e la figlia Paola, Elena D’ambrogio Navone, Anna De Luca, Amedeo Pascale. “Nove anni fa abbiamo creato il premio Polis Cultura dedicato alle aziende vinicole. Attualmente sono stati fatti cambiamenti nel consiglio e nella struttura, come la creazione del Comitato artistico culturale e scientifico, che vede Sara D’Amario come presidente, con l’obiettivo implementare progetti ed eventi”.

Al centro del progetto futuro dell’associazione c’è la visione di Massimo Striglia che interpreta la cultura come responsabilità civile prima ancora che come produzione artistica. Il suo lavoro si distingue per una costante attenzione all’impatto sociale delle iniziative. Non si tratta soltanto di organizzare eventi, dunque, ma di generare percorsi che coinvolgano le persone, le rendano partecipi e le aiutino a riconoscersi come parte attiva di una comunità. Un elemento fondamentale di Polis Cultura è il legame con il territorio. Le attività promosse si radicano nei luoghi, valorizzandone le identità e le risorse, contribuendo a creare occasioni di incontro che vanno oltre il singolo evento. Progetti culturali diventano così momenti in cui il tessuto sociale si rafforza e si rinnova. In un tempo in cui la frammentazione rischia di prevalere, iniziative di questo tipo restituiscono centralità alla dimensione collettiva, dimostrando come la cultura possa essere anche uno strumento di coesione. “Ci sono collaborazioni naturali con altre associazioni come con il Polo Artistico e culturale le Rosine e Fondazione iniziativa Europa di Michele Vietti”.

Polis Cultura si inserisce quindi in una riflessione più ampia sul significato contemporaneo della partecipazione, in un’epoca segnata da trasformazioni rapide e spesso disorientanti, il progetto richiama la necessità di ricostruire spazi di confronto e di ascolto. La cultura diventa un linguaggio comune, capace di attraversare generazioni e differenze, offrendo nuove possibilità di relazione. In questa prospettiva, l’esperienza di Polis Cultura rappresenta un esempio concreto di come l’arte e la cultura possano incidere nella realtà, contribuendo a ridefinire il senso stesso di comunità. Non solo programmazione culturale, dunque, ma un modo diverso di abitare i luoghi e le relazioni, recuperando il valore originario della polis: quello di una comunità che si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso la partecipazione, la condivisione e la consapevolezza.

Tra le idee per il futuro di Massimo Striglia c’è quella di organizzare un Festival e tema, “ci stiamo lavorando” chiosa, intanto festeggiamo il ventennale in autunno.

 Maria La Barbera

Il cuore di legno degli ippocastani di Primo Levi

“Il mio vicino di casa è robusto. E’ un ippocastano di Corso Re Umberto; ha la mia età ma non la dimostra. Alberga passeri e merli, e non ha vergogna, in aprile, di spingere gemme e foglie, fiori fragili a maggio; a settembre ricci dalle spine innocue con dentro lucide castagne tanniche.. Non vive bene. Gli calpestano le radici i tram numero otto e diciannove ogni cinque minuti; ne rimane intronato e cresce storto, come se volesse andarsene.. Anno per anno, succhia lenti veleni dal sottosuolo saturo di metano, è abbeverato d’orina di cani. Le rughe del suo sughero sono intasate dalla polvere settica dei viali; sotto la scorza pendono crisalidi morte, che non diventeranno mai farfalle. Eppure, nel suo torpido cuore di legno sente e gode il tornare delle stagioni”. Sono alcuni brani della poesia intitolata Cuore di legno che Primo Levi dedicò nel 1980 agli alberi che ombreggiavano la casa dove visse sempre, dal giorno della nascita – nel luglio del 1919 – a quel tragico 11 aprile del 1987 in cui decise di togliersi la vita. Per sessantasette anni visse nel palazzo torinese al civico 75 di corso Re Umberto. L’unico periodo in cui fu costretto a lasciare la sua dimora – tra il 1942 e l’ottobre del 1945 – lo  raccontò nei suoi libri. Un tempo duro e drammatico scandito dal periodo trascorso lavorando a Milano in una fabbrica di medicinali, dai pochi mesi vissuti da partigiano in Val d’Aosta, dall’arresto il 13 dicembre 1943, la deportazione nel campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi, gli undici mesi nel lager di Auschwitz e gli altri nove passati sulla via del ritorno verso casa. Una sua biografia si apre con la descrizione di questo luogo, “uno degli ampi viali che tagliano a scacchi l’elegante quartiere della Crocetta.. i pesanti portoni dei palazzi dalle facciate austere..in mezzo alla folta vegetazione di ippocastani, i tram scivolano sui binari presi d’assalto dalle erbacce”. Un modo semplice per elevare un forte grido d’allarme per l’ambiente urbano, con la stessa coscienza civile che era propria di Levi quando scriveva per tutti perché desiderava che tutti comprendessero l’importanza della memoria e del rispetto. Per gli uomini, e anche per la natura.

Marco Travaglini

(Foto Copyright © Archivio Mauro Pilone – Tutti i diritti riservati)