CULTURA

Il pensiero di Nicola Matteucci e Augusto Del Noce al “Pannunzio”

Fascismo, antifascismo, post fascismo 

Lunedì 25 maggio prossimo, alle ore 18, il Centro Pannunzio, in via Maria Vittoria 35H, promuove un incontro su uno dei temi più  complessi della storia italiana contemporanea, il rapporto tra fascismo e antifascismo, tra memoria storica e interpretazione critica.
Presso la sede del Centro interverrà il professor Pier Franco Quaglieni, storico e Presidente del Centro Pannunzio, da decenni impegnato nello studio del pensiero politico italiano e del Risorgimento.
La sua riflessione si concentrerà sul tema dal titolo “Fascismo, antifascismo: il post fascismo di Nicola Matteucci e di Augusto del Noce”, due tra i più importanti filosofi del Novecento italiano.
Nicola Matteucci  è  stato un politologo e storico delle dottrine politiche  e ha contribuito ad una rilettura liberale della storia italiana, mentre Augusto del Noce ha indagato in profondità le radici filosofiche del totalitarismo e della modernità,  offrendo degli strumenti interpretativi ancora oggi validi.
Al centro della riflessione sarà presente il concetto di “post fascismo”, inteso come categoria interpretativa utile a comprendere le trasformazioni della cultura politica italiana del secondo dopoguerra, alla luce delle eredità e della discontinuità rispetto al passato. Il professor Quaglieni si soffermerà anche su De Felice e la sua fortunata biografia su Mussolini.
L’incontro intende recuperare una dimensione rigorosa ma non ideologica del dibattito, superando le contrapposizioni semplificate che spesso banalizzano il discorso pubblico. L’iniziativa, in linea con i valori del Centro Pannunzio, si propone di restituire una complessità storica e profondità filosofica a un tema che ancora oggi risulta centrale per la coscienza civile del nostro Paese.

MM

“Snodi Culturali”: Tibaldi presenta il suo libro a quattro mani con Carlin Petrini

A Guarene (Cuneo), evento finale della rassegna. 

Martedì 26 maggio, ore 18

Guarene (Cuneo)

Evento conclusivo. Non privo di dolenti memorie. Che certamente non mancherà di farsi affettuosa trama di indelebili ricordi e profonde gratitudini. Perché Lui, la Sua anima, la Sua voce saranno lì, in mezzo al pubblico e alle sue tante voci, come vento di speranza e di quell’infinito amore, che nel tempo l’hanno accompagnato a fare grande, sempre di più, la Sua amata Langa. Destino!

Proprio a pochi giorni, infatti, dalla scomparsa (giovedì 21 maggio scorso, a 76 anni) nella sua Bra dell’indimenticato Carlin Petrini“filosofo del cibo buono, pulito e giusto” – fondatore di “Slow Food”“Terra Madre – Salone del Gusto” e di quella meraviglia (2004) che è a Pollenzo l’“Università di Scienze Gastronomiche”, primo Ateneo al mondo dedicato al cibo nella sua globalità – si terrà l’ultimo appuntamento (che lo vedeva coinvolto) di “Snodi Culturali”, il ciclo degli 11 incontri gratuiti, tenuti, dal 16 aprile scorso al prossimo 26 maggio (a Guarene, Neviglie e Pieia) sotto la direzione creativa della “Fondazione Cesare Pavese”, con il coordinamento e la “moderazione” di Pierluigi Vaccaneo.

Ultimo appuntamento in programma a Guarene (Cuneo), martedì 26 maggio (ore 18), presso “Palazzo Re Rebaudengo”, protagonista l’albese Paolo Tibaldi (attore, regista e scrittore, “Premio Davide Lajolo 2020” per l’impegno nella valorizzazione della cultura locale attraverso il linguaggio teatrale) che, in quell’occasione racconterà, di “Vite di Langhe e Roero. Storie e vite che hanno dato forma a una delle terre più affascinanti d’Italia”, ultimo libro (“Slow Food editore”, 2025) scritto a quattro mani – e a due grandi cuori – proprio insieme a  Carlin Petrini. Un viaggio nelle Langhe e nel Roero attraverso le storie, i volti e le trasformazioni che hanno segnato gli ultimi due secoli, il libro intende guidare il pubblico dentro una “geografia umana” fatta di lavoro, comunità e cambiamenti profondi. “Dalla civiltà contadina – si sottolinea – alle sfide contemporanee, dai pionieri del vermouth e dei vini piemontesi ai contadini che hanno saputo via via leggere la terra con umiltà ed ingegno, si tratta di un racconto che intreccia memoria e futuro, invitando a riscoprire il valore delle radici come responsabilità condivisa. Un’occasione per guardare ai territori con uno sguardo nuovo, consapevole e generativo”.  Pur rendendo il totale, dovuto omaggio alla tradizione. E, in proposito, Carlin citava in prefazione Gustav Mahler“Tradizione è custodire un fuoco – diceva il grande compositore e direttore d’orchestra austriaco – non adorare la cenere”.

E ancora, Carlin: “Questo libro è un gesto di gratitudine verso chi ci ha regalato memorie, immagini, silenzi. Ma è anche, e forse soprattutto, un atto di responsabilità verso una generazione di giovani che merita di conoscere le radici delle loro stesse vite”. Quanto ci mancheranno questi insegnamenti! Quanto ci mancherà Carlin Petrini! La sua assenza (e il sapere che sarà “assenza senza fine”), nell’incontro del prossimo martedì a Guarene, sarà un grosso macigno, grosso e pesante sul cuore e sui ricordi di tutti presenti.

In un’occasione che vorrà sottolineare il valore conclusivo di un Progetto, quale “Snodi”, sicuramente a lui caro e che ha fortemente contribuito ad offrire una notevole imprinting socio-culturale all’intero “Suo” territorio. Sottolinea, in proposito, il sindaco di Guarene, Simone Manzone“ ‘SNODI’ è stato un progetto importante per Guarene, Neviglie e Piea, non solo per le attività realizzate, ma per il metodo che ha saputo costruire: mettere insieme istituzioni, partner culturali, artisti, professionisti, cittadini e comunità locali attorno a un’idea condivisa di territorio. L’appuntamento del 26 maggio rappresenta un momento particolarmente significativo, perché ci permette di chiudere il ciclo di ‘Snodi Culturali’ ringraziando tutte le persone che, dal 2022 a oggi, hanno contribuito alla crescita e alla buona riuscita del progetto. Dopo questa data ‘SNODI’ ci regalerà ancora qualche piccola sorpresa artistica nei tre Comuni coinvolti, ma il 26 maggio sarà soprattutto l’occasione per ritrovarci, fare memoria del percorso compiuto e riconoscere il valore delle relazioni, delle idee e delle energie che questo progetto ha saputo attivare”.

In un filone di grande impegno costruttivo per dare concretezza alle infinite, radicate potenzialità di un territorio, quale quello di Langhe – Roero, che di certo l’“immenso” Carlin ebbe ad apprezzare e a condividere.

Per infowww.progettosnodi.it

Gianni Milani

Nelle foto: Guarene “Palazzo Re Rebaudengo”, Paolo Tibaldi e Carlin Petrini

A schermo pieno. Eni nel cinema italiano

Mostra fotografica a cura di Sergio Toffetti al Museo del Cinema di Torino

Fino al 24 agosto prossimo il Museo Nazionale del Cinema ospita una mostra fotografica curata da Sergio Toffetti, che rappresenta un viaggio attraverso le stazioni AGIP raccontate dal cinema italiano, una sorta di cartografia che mostra l’evoluzione del paesaggio  e la trasformazione di stili di vita, sogni e bisogni individuali e collettivi.
Allestita al piano di accoglienza della Mole Antonelliana e realizzata in collaborazione con ENI, l’esposizione con foto di scena, fotogrammi, immagini e spot, narra il modo in cui il cinema italiano abbia trasformato distributori di benzina e aree di servizio in luoghi simbolici della modernità,  specchio dell’evoluzione sociale, economica e culturale dell’Italia.
Da semplici tappe obbligate lungo le strade della mobilità, le stazioni AGIP nel tempo sono diventate presenze ricorrenti, punti di incontro dai quali sono nate storie capaci di attraversare generi, epoche e immaginari.
Il percorso espositivo si sviluppa cronologicamente e viene raccontato attraverso foto di scena e fotogrammi tratti da ben 37 film , a partire da “Ossessione” del 1943 di Luchino Visconti, per passare al Caso Mattei di Francesco Rosi del 1972, approdando poi nel 2014 a “Perez” di Edoardo De Angelis.
Al centro della mostra vi è la riproduzione della stazione di servizio AGIP di Piazzale Accursio a Milano, realizzata nel 1953 da Mario Bacciocchi. Si tratta di un capolavoro dell’architettura del Novecento, simbolo del boom economico di quegli anni. Al suo interno un monitor propone due montaggi alternati a spot pubblicitari, mentre sulle pareti disegni e immagini illustrano l’evoluzione del design delle stazioni di servizio.
Si tratta di lavori provenienti dall’Archivio storico di ENI, una realtà che non racconta soltanto la storia di un’azienda, ma anche quella del paesaggio italiano e delle comunità che lo hanno abitato.
Tra le immagini quella del 1932 con cui il MOMA di New York ha presentato per la prima volta una pompa di benzina, riconoscendola come simbolo di razionalità e modernità.
In Italia, negli anni Cinquanta, AGIP ne trasforma il design grazie al lavoro di Marcello Nizzoli, che rende iconici i distributori  valorizzando il “cane a sei zampe” di Luigi Broggini.
Sono alcuni degli esempi della memoria collettiva incarnata dall’Archivio Storico ENI, che supera il valore aziendale  e viene  ad assumere un significato culturale e civile. Nei suoi 6 km di documenti , 500 mila immagini, 5 mila audiovisivi, 70 mila disegni tecnici si leggono i cambiamenti della città, delle campagne, delle infrastrutture e dei luoghi di lavoro lungo tutto il Novecento.

Nel passaggi dal cinema in bianco e nero a quello a colori, le stazioni di servizio  sfilano come sequenze cromatiche e di stile nei road movies all’italiana. Icone degli anni del boom economico  diventano anche espressione di un immaginario collettivo capace di intrecciare tecnica, design e aspirazione al benessere.
Le stazioni di servizio, collocate lungo le principali arterie autostradali, si impongono insieme al simbolo del “cane a sei zampe” come alcuni dei simboli maggiormente riconoscibili di un Paese come l’Italia proiettato verso la modernità.
Nel cinema italiano la stazione  Agip diventa un luogo familiare e insieme sospeso, teatro di incontri, partenze, soste notturne e momenti di trasformazione personale, oltre che strumento privilegiato per osservare come luoghi apparentemente ordinari abbiano contributo a costruire la memoria collettiva del Paese.
L’esposizione “A schermo pieno” rappresenta,  quindi, la ricostruzione di un paesaggio in continuo cambiamento, quello di un’Italia attraversata anche dal mito americano, dall’euforia del miracolo economico e dalla nascita di nuovi modelli di socialità e consumo.
Dopo la proiezione avvenuta giovedì 21 maggio, alle 20.30, al Cinema Massimo de  “Il sorpasso” di Dino Risi, film girato in Italia nel 1962 e uno di quelli che meglio sia riuscito a raccontare le varie facce della modernizzazione dell’Italia nel secondo dopoguerra, fino al 29 giugno, sempre al Cinema Massimo verrà  proposta la rassegna di “A schermo pieno. Eni nel cinema italiano” con quattro film  che hanno contribuito a rappresentare l’ Italia del progresso tra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento . Sono in programma “Ossessione” di Luchino Visconti del 1943, la “Dolce Vita” di Federico Fellini del 1960, “Kidnapped- Cani arrabbiati” di Mario Bava del 1974 e “A ciascuno il suo” di Elio Petri del 1967, autori che hanno fotografato il nostro Paese percorso da un profondo cambiamento sociale.

Mara Martellotta

La Giardiniera reale raddoppia

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Quest’oggi sabato 23 maggio, alle ore 18.30, lo storico “Circolo degli Artisti” ai Giardini Reali di sotto raddoppierà i suoi spazi espositivi.

La palazzina di fronte la sede di corso San Maurizio 6, verrà aperta come una scatola del tempo, con tanto di porta blindata realizzata scenograficamente dagli artisti Mirco Andreis, Marco Barucci e Cristian Bertolotto, e mostrerà finalmente la sala interna, purtroppo occultata da oramai numerosi anni di chiusura susseguitisi dalle varie associazioni che hanno avuto in concessione il locale nel tempo.

Così da riportare degnamente questo luogo al godimento della comunità attraverso iniziative, eventi e mostre che come da tradizione del Circolo vengono offerti gratuitamente a tutti gli appassionati di arte e cultura grazie all’impegno dei soci. L’inaugurazione avrà luogo subito dopo la presentazione del libro di Maurizio Merlo “Volti di donna – Ritratto plurale” con la partecipazione del professor Luciano Roccia.

Igino Macagno

Archivissima 2026, “Quello che non c’è”

In occasione di Archivissima 26, il festival dedicato alla valorizzazione e promozione dei patrimoni archivistici, il Centro Studi Teatro Ragazzi Gian Renzo Morteo aprirà al pubblico il suo prezioso patrimonio documentario custodito dalla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani.

La partecipazione ad Archivissima 2026 offrirà al pubblico l’occasione di conoscere da vicino una selezione di materiali conservati nell’archivio del Centro Studi: manifesti teatrali, libri, copioni, documenti fotografici e audiovisivi che narrano la storia del teatro dei ragazzi italiano. La Notte degli Archivi si svolgerà venerdì 5 giugno, dalle 16.30 alle 22, negli spazi della sala caffetteria della Casa del Teatro. Il tema scelto da Archivissima 2026, “Quello che non c’è”, invita a riflettere sull’assenza custodita negli archivi e a riflettere su ciò che manca. A partire da questa suggestione, il Centro Studi Gian Renzo Morteo propone un percorso dedicato alla memoria teatrale com estromesso capace di rendere nuovamente presenti persone, esperienze e pratiche artistiche. Fulcro di questa presentazione, sarà la figura di Remo Rostagno, uomo di teatro, pedagogo, maestro di scuola e scrittore recentemente scomparso, a cui sarà dedicato un omaggio attraverso materiali provenienti dal Fondo Rostagno e dagli archivi del Centro Studi. Saranno esposti i libri scritto da Rostagno, copioni di spettacoli a cui ha collaborato, articoli e documenti di riviste e periodici specializzati. Il percorso sarà accompagnato da montaggi video e fotografici dedicati ai suoi interventi, e agli spettacoli documentati negli archivi del Centro. Per l’occasione saranno presentati testimonianze e video realizzati da artiste, artisti e operatori teatrali che con lui hanno condiviso esperienze professionali e umane. La manifestazione è aperta a tutti gli studiosi, operatori culturali, famiglie, educatori, ragazzi e ragazze che siano curiosi di conoscere un pezzo fondamentale della storia del teatro italiano.

Venerdì 5 giugno, il pomeriggio si articolerà i due momenti: il primo, dalle 16.30 alle 17.30, in cui avverrà la presentazione di lavori, disegni e podcast da parte di alcuni alunni e alunne delle classi terze dell’Istituto Comprensivo Antonelli – Casalegno, quale momento finale di restituzione e valorizzazione del percorso progettuale svolto in collaborazione con il Centro Studi; il secondo, dalle 18 alle 22, sarà organizzata la visita guidata dei materiali esposti a cura dei volontari del Centro Gian Renzo Morteo. La visita sarà intervallata da interventi di persona e videoregistrati da chi ha aderito all’iniziativa, coordinati da Emiliano Bronzino, direttore artistico della Fondazione TRG di Torino e membro del Comitato Esecutivo ASSITEJ Italia. Tra i tanti partecipanti che hanno già aderito figurano Gianni Bissaca, Laura Curino, Graziano Melano, Beppe Rosso, Bruna Pellegrini Rostagno e Gabriele Vacis.

Info: Centro Studi Gian Renzo Morteo – centrostudi.morteo@fondazionetrg.it -Casa del Teatro Ragazzi e Giovani – Corso Galileo Ferraris 266, Torino.

Mara Martellotta

“Passeggiate Letterarie” XVII edizione. Nel “Villaggio Narrante”

Fontanafredda,  arrivano Chiara Buratti e Roberta Ballesini Faletti. A seguire Carlo Cottarelli

Sabato 23 maggio / Martedì 26 maggio (ore 18,30)

Serralunga d’Alba (Cuneo)

Due nuovi appuntamenti per le celebri “Passeggiate Letterarie” nel “Bosco dei Pensieri” promosse dalla farinettiana “Fondazione Emanuele di Mirafiore” in Serralunga d’Alba (Cuneo): il primo dedicato alla “grande narrativa” in omaggio all’indimenticata figura di Giorgio Faletti e il secondo alla più chiara “divulgazione economica”, a conferma del “luogo aperto di incontri tra lettori, autori e temi centrali del nostro tempo” quale si prefigge d’essere la “Fondazione” voluta  nel 2010, all’interno della “Tenuta di Fontanafredda”, da Oscar Farinetti.

Ferrarese di Cento, attrice (nel 2015 porta in scena il monologo “L’ultimo giorno di sole” scritto proprio da Faletti che in lei vedeva un’importante figura di riferimento tanto da scrivere espressamente per e su di lei canzoni e testi teatrali) conduttrice e giornalista televisiva, sarà Chiara Buratti e, con lei, Roberta Ballesini Faletti (compagna di vita e attenta custode dell’eredità artistica del celebre scrittore, attore e cantautore astigiano scomparso nel 2014) a dar corpo e vita al prossimo appuntamento delle “Passeggiate Letterarie” in programma sabato prossimo 23 maggioalle ore 18,30. Chiara e Roberta leggeranno e racconteranno “Io dico” di Giorgio Faletti, pubblicato da “Gallucci” nel 2025 e volume che “restituisce la voce poliedrica” dello scrittore astigiano attraverso “testi poetici” inediti e “aforismi” scelti da chi lo ha conosciuto più da vicino.

L’incontro sarà l’occasione per ripercorrere le molte vite artistiche di Faletti (1950– 2014) – comico e cabarettista (il “Drive In” dell’esilarante Vito Catozzo), ma anche attore, sceneggiatore, scrittore di “thriller bestseller”, cantautore (chi non ricorda il suo magico “Signor Tenente”, portato al “Festival di Sanremo” nel 1994, dove si classificò al secondo posto vincendo pure il “Premio della Critica”?) – e per condividere con il pubblico le sue riflessioni più significative sulla vita, l’amore, la società e la musica.

L’appuntamento di sicuro interesse si inserisce, alla perfezione, nel percorso che la “Fondazione E. di Mirafiore” dedica agli autori “che hanno saputo lasciare un segno profondo nell’immaginario collettivo contemporaneo”. Categoria non eccessivamente folta, dove Giorgio Faletti mantiene di sicuro un posto di tutto onore, soprattutto per quella sua incredibile e costante capacità di reinventarsi, che in ogni caso ebbe a rappresentare il “trionfo della resilienza” e il “valore della rinascita artistica”. Suo il celebre aforisma “Il sognatore costruisce castelli in aria, il pazzo ci abita e lo psichiatra riscuote l’affitto”, a sottolineare il “potere salvifico” dell’immaginazione, della fantasia e della benefica follia insita nel rincorrere, sempre e in ogni modo, anche per le strade più inconsuete ed impreviste, i propri sogni.

Di tutt’altro tenore, ma pur sempre di grande richiamo, l’incontro programmato per martedì 26 maggio, sempre alle 18,30. In questa data, il “Bosco dei Pensieri” farà da magnifica cornice all’appuntamento con uno degli economisti ed accademici che oggigiorno vanno per la maggiore, anche per le sue frequenti partecipazioni ai programmi televisivi di più stretta attualità. Parliamo di Carlo Cottarelli, cremonese, classe 1954, una lunga attività (2008-2013) come “alto dirigente” del “Fondo Monetario Internazionale” e noto a molti come “mister forbici”, appellativo guadagnato sul campo come “Commissario alla Spending Review”, tra il 2013 e il 2014, durante il “Governo Letta”.

Nell’incontro alla “Tenuta di Fontanafredda”, Cottarelli leggerà e racconterà L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo, edito da “Solferino” nel 2026 e libro nato dal confronto diretto con il pubblico in circoli culturali, associazioni, scuole e festival in tutta Italia. Libro in cui l’autore raccoglie i grandi e più ricorrenti interrogativi sull’economia, quelli che ci poniamo ogni giorno: dal perché i salari italiani siano tra i più bassi d’Europa al motivo per cui la benzina non cala quando diminuisce il prezzo del petrolio, offrendo sempre risposte chiare, dirette e accessibili. L’incontro alla “Fondazione Mirafiore” proporrà quindi un dialogo a partire da domande concrete, “svelando miti e realtà sottintese” dietro temi come la pressione fiscale, la spesa pubblica, la disoccupazione e le differenze di ricchezza tra vari Paesi.

Oggi, Carlo Cottarelli dirige l’“Osservatorio sui conti pubblici italiani” dell’“Università Cattolica del Sacro Cuore”, dove insegna, dopo una lunga esperienza maturata tra il “Servizio Studi” della “Banca d’Italia”, l’“Eni” e, come detto, il “Fondo monetario internazionale.

Tra i suoi libri più recenti, da ricordare anche “Senza giri di parole”, pubblicato da “Mondadori” nel 2025.

Per info: “Fondazione E. di Mirafiore”, via Alba 15, Serralunga d’Alba; tel. 0173/626424 o www.fondaionemirafiore.it

Gianni Milani

Nelle foto: Chiara Buratti e Roberta Ballesini Faletti; Carlo Cottarelli

Paganesimo vivo. Sacro e profano nella tradizione popolare

Scrivere di Massimo Centini è per noi quasi equivalente a scrivere per il Laboratorio del Graal. Se ce lo si permette, sono entrambi ‘prodotti culturali’ tipicamente torinesi, attenti verso ‘un certo qual modo di pensare’, con un certo qual modo di vivere, pensare e soprattutto guardare al passato come a uno spiritus mundi che vive ancora accanto a noi.

Chiaramente ognuno ha propri linguaggi e differenti campi di indagine. Il gruppo di meravigliosi musicisti rappresentato da Rosalba Nattero (seguendo le orme di un titano come Giancarlo Barbadoro) nacque come espressione musicale di Celtic Rock, prima di librarsi in volo anche verso altri sorprendenti traguardi.

Massimo Centini, con simili obiettivi segue invece altre strade; è serio antropologo che da decenni scrive trattati, oltre che essere esperto conferenziere e titolare di cattedra all’Università Popolare di Torino. Ha pubblicato saggi con Mondadori, Piemme, Rusconi, Newton & Compton, Yume, Xenia, Diarkos, Giunti, Triskel e altri. Alcuni dei suoi volumi sono inoltre conosciuti all’estero.

Per scrivere poche righe su PAGANESIMO VIVO ci troveremo quindi a nostro discreto agio. Da dove veniamo, chi siamo ora e soprattutto esiste un filo di Arianna che ci permetta di tornare alle nostre più remote origini?

Come erano spiritualmente organizzate queste nostre terre prima dell’avvento del Cristianesimo e come questo le ha nei secoli rielaborate facendole proprie? Massimo Centini, da grande antropologo culturale traccia un bimillenario filo di Arianna per riscoprire le culture arcaiche delle nostre terre, attraverso riti, testimonianze e documenti, delineando una storia che si nasconde tra folklore e identità assopite ma mai dimenticate.

Anche se non espressamente citato, ‘Paganesimo Vivo’ affronta la fondante e complessa realtà del Sacro e come ciò che noi esperiamo come Cultura Cristiana sia ben più antico di cosa si pensi.

Com’è che remoti culti pagani siano diventati per il primo vescovo di Torino (San Massimo, IV/V secolo d. C.) attività demoniache? Fu indispensabile questa cesura?

Il problema non fu solo suo, ma di un intero continente, ufficialmente cristianizzato ma che aveva per millenni adorato alberi, seguito culti lunari, solari, i ritmi della natura, sacrificato animali e umani in nome di divinità celtiche, germaniche, latine.

E’ poco noto, ma in Scandinavia il sacrificio umano fu praticato ancora nel basso medio evo. Volgendo lo sguardo al nostro passato, il passaggio culturale di Roma verso la nuova religione fu impresa enorme. Per questo arduo compito evangelizzatore furono incaricati gli ordini monacensi, soprattutto irlandesi. San Colombano ne è forse il più importante testimone.

La Chiesa cercò di cristianizzare popolazioni europee rurali agrafe come riuscì, sia con minacce di punizioni ultraterrene, che trasformando culti pagani cambiandone i templi in chiese e trasformando festività pagane in culti cattolici.

Massimo Centini con grande rigore scientifico ricostruisce nel suo ultimo libro usanze che affondano in tempi antichi, tracciando percorsi che attraversano intere epoche.

Cosa si nasconde nella figura dell’orso, ancora presente in molte feste piemontesi? Per quanto possa essere di non facile comprensione, l’Orso è un animale archetipico che vive ancora sotto la nostra pelle. E’ espressione zoomorfa dell’alpino ‘Uomo selvaggio’ che non abbandona la nostra cerebrale parte primitiva. Questa figura si ritrova nel folklore piemontese, lombardo, come in Francia, nella vicina Svizzera e in tanti territori alpini.

Il libro parla nel suo ultimo capitolo di acqua, del suo potere ristoratore, vitale e salvifico. Ben prima di diventare ‘fonte battesimale’, l’acqua faceva parte del Sacro praticamente in tutte le culture a noi conosciute. Per proprietà transitiva, anche chi attorno a questo elemento liquido operava faceva parte di sacre figure lenitive, se non guaritrici per un’umanità spaurita, con economie di sussistenza.

Interessanti pagine del libro parlano delle Aquane e del loro significato salvifico. Può suonare strano ma la l’umile lavandaia raccoglie importanti substrati sacrali. Le ancora ottocentesche lavandaie sono quindi ultima traccia di remote sacerdotesse che facilitavano la fertilità, dissetavano genti e gestivano complessi culti, oltre che il contatto con il mondo dei morti.

Insomma, leggendo questo libretto di neanche 100 pagine avremo la possibilità di assumere tante informazioni su come noi tutti ora siamo ma soprattutto su come noi lontanamente fummo.

Massimo Centini e il Lab Graal, nelle loro rispettive discipline, con il loro instancabile lavoro questo fanno… e lo fanno benissimo.

FERRUCCIO CAPRA QUARELLI

Il Centro Studi Giancarlo Barbadoro

Il Centro Studi (commissione di lavoro della Ecospirituality Foundation) nasce con lo scopo di divulgare e promuovere l’immenso patrimonio intellettuale lasciato in eredità dallo studioso e ricercatore Giancarlo Barbadoro scomparso nel 2019. Le sue ricerche nell’ambito della cultura non convenzionale, dalle nuove frontiere della scienza alle tradizioni dei Popoli naturali, dalla storia sconosciuta allo sciamanesimo e all’Eco-spiritualità, costituiscono una preziosa guida per affrontare temi insoliti e spesso non trattati con la serietà che meritano.

www.eco-spirituality.org

www.centrostudibarbadoro.it

www.triskeledition.com

SABATO 23 MAGGIO 2026, ORE 21.00 – IL CLUB del GARAGE DI ARTE & CULTURA, Piazza Statuto 15, Torino – INGRESSO LIBERO

PAGANESIMO VIVO” Sacro e profano nella tradizione popolare
Volume nr. 6 della Collana “Les Cahiers du Graal” a cura del Centro Studi Giancarlo Barbadoro. (Edizioni Triskel)

A cura di Massimo Centini (Scrittore e Antropologo). Introduce Rosalba Nattero (Giornalista, Presidente Ecospirituality Foundation)

Info eventi: 011/530.846 – info@eco-spirituality.orgwww.eco-spirituality.orgwww.centrostudibarbadoro.itwww.triskeledition.com
Facebook e Instagram  @Ecospirituality Foundation

EXPOSED Torino Photo Festival

3° edizione

Dal 9 aprile al 2 giugno

Mettersi a nudo

HIGHLIGHTS DEL WEEKEND

22 – 23 – 24 maggio 2026

Domani: Inaugurazione Edicola Acrobatica in Piazza San Carlo

Sabato e domenica: EXPOSED feat Witty Books Dummy Award a Cripta747

L’EDICOLA ACROBATICA

Dal 22 maggio al 2 giugno in piazza San Carlo

Inaugurazione aperta al pubblico: venerdì 22 maggio ore 19:00


È un’edicola o un circo? Un circo o un’edicola? Nessuno dei due…è un’Edicola Acrobatica! 
Nell’ambito di EXPOSED Torino Photo Festival e della mostra Acrobati, 2020-2025 di Paolo Ventura, allestita sotto i portici di piazza San Carlo, dal 22 maggio al 2 giugno il chiosco all’angolo tra la piazza e via Giovanni Giolitti si trasforma come in un’acrobazia e torna a riempirsi di carta stampata sistemata negli espositori originali. Sia il circo che l’edicola sono stati dei simboli forti del secolo passato: il circo era una delle forme di intrattenimento più popolari e iconiche del Novecento, e ha influenzato molto l’immaginario dell’artista Paolo Ventura; l’edicola è stata tra i luoghi simbolo dell’arredo urbano e dell’evoluzione architettonica delle città da fine Ottocento in avanti. Un piccolo spazio in cui vita, informazione, cultura alta e bassa, figurine e cartoline erano sapientemente mescolate dal giornalaio. 

L’Edicola Acrobatica, con un’operazione di camouflage simile alle molte operate dall’artista nel corso degli anni, è curata dalla Libreria Marini, con il patrocinio e la collaborazione della Città di Torino, e dialoga con il mondo di Paolo Ventura, legato alle atmosfere primonovecentesche, ma allo stesso tempo sfuggente a qualsiasi determinazione di spazio e tempo. Un’ampia selezione di libri dell’artista e non solo, fotografie, ephemera e riviste d’epoca accompagna in un’allegra sarabanda i suoi sogni, le sue fantasie, le sue storie sospese e i suoi racconti a colori. 

Venerdì 22 maggio alle ore 19:00 si terrà l’evento inaugurale, aperto al pubblico, alla presenza del direttore artistico di EXPOSED, Walter Guadagnini, dell’artista Paolo Ventura, insieme ad Adele Marini e Martha Micali della Libreria Marini.

Orari di apertura:

22 maggio: 11:00-21:00

The Phair, alle OGR la fotografia è internazionale

Torino, 21 maggio 2026 – Da venerdì 22 a domenica 24 maggio 2026 torna a Torino, negli spazi delle OGR Torino in Sala Fucine, la VII edizione di THE PHAIR | Photo Art Fair, la fiera internazionale dedicata alla fotografia e all’immagine contemporanea, confermandosi uno degli appuntamenti di riferimento per collezionisti, curatori, artisti e professionisti del settore.

 

La nuova edizione rafforza ulteriormente il dialogo tra fotografia, arti visive e sperimentazione contemporanea attraverso un percorso espositivo unitario, una crescente apertura internazionale e un programma culturale che mette in relazione gallerie, musei, archivi, fondazioni, nuove piattaforme creative e protagonisti del sistema dell’arte globale grazie a un diversificato Talk Program.

 

A guidare l’edizione 2026 è il visual ufficiale della fiera: uno scatto di Nanda Lanfranco che ritrae Giuseppe Penone negli spazi del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. La fotografia, proveniente dal Fondo Nanda Lanfranco istituito nel 2025 dal CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli e concessa dal Museo, condensa il rapporto tra corpo, spazio e trasformazione, diventando metafora dell’identità stessa di THE PHAIR: una piattaforma che attraversa linguaggi, discipline e visioni differenti, restituendo la fotografia come territorio aperto, ibrido e in continua evoluzione.

 

A sottolineare il legame profondo di THE PHAIR | Photo Art Fair con la città, anche quest’anno l’immagine guida nasce dalla collaborazione con una delle sue principali istituzioni culturali, rafforzando il dialogo tra artista, luogo e visione.

 

Giunta alla sua VII edizione, THE PHAIR | Photo Art Fair si distingue per una visione curatoriale chiara e riconoscibile, capace di costruire un percorso espositivo unitario in cui le diverse proposte dialogano tra loro. L’allestimento identitario della fiera prevede spazi espositivi uniformi: una scelta che valorizza le opere e restituisce un’esperienza di visita fluida e continua, concepita come un unico racconto. In un tempo in cui l’immagine è insieme testimonianza e costruzione, fotografia e immagine contemporanea si confermano linguaggi privilegiati per interrogare il presente. Tra documento e interpretazione, permanenza e trasformazione, ogni opera apre uno spazio di lettura, una soglia attraverso cui osservare la complessità del reale.

 

Con questa VII edizione THE PHAIR continua il proprio percorso di crescita internazionale, consolidando Torino come luogo di confronto privilegiato per la fotografia contemporanea e per le nuove pratiche visive. La qualità delle gallerie partecipanti, il dialogo con le istituzioni culturali internazionali e l’attenzione verso ricerca e sperimentazione testimoniano la volontà di costruire una piattaforma sempre più aperta, dinamica e capace di leggere la complessità del presente attraverso le immagini, dichiarano Roberto Casiraghi e Paola Rampini, fondatori di THE PHAIR.

THE PHAIR 2026 conferma infine il proprio sostegno alla fotografia contemporanea attraverso un rilevante programma di premi, residenze e acquisizioni istituzionali realizzato in collaborazione con partner, aziende e fondazioni impegnate nella valorizzazione della ricerca artistica contemporanea.

 

COMITATO CURATORIALE

Il Comitato Curatoriale si amplia e accoglie esperienze eterogenee che intrecciano mercato, critica e collezionismo internazionale: Umberto Benappi – gallerista; Emilio Bordoli – collezionista; Lorenzo Bruni – curatore e critico; Ernesto Esposito – designer e collezionista; Brandei Estes – esperta di fotografia e già Head of Photography di Sotheby’s; Benjamin & Steffi Jaeger – consulenti, curatori e galleristi; Massimo Prelz Oltramonti – collezionista; Valerio Tazzetti – fotografo e gallerista; Carla Testore – giornalista e curatrice, specialista in comunicazione e sistema dell’arte.

 

GALLERIE PARTECIPANTI

La VII edizione di THE PHAIR riunisce 42 gallerie italiane e internazionali, confermando una crescente apertura europea grazie alla presenza di realtà provenienti da Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera, Montenegro e Svezia.

 

Tra le gallerie partecipanti figurano Albumen Gallery di Londra, Jaeger Art di Berlino, WILLAS contemporary di Stoccolma, insieme a importanti realtà nazionali come Franco NoeroMC2 GalleryPhoto & ContemporaryTucci Russo Studio per l’Arte ContemporaneaMarcorossi Artecontemporanea e Tallulah Studio Art.

 

L’edizione 2026 riunisceA.More Gallery (Milano), Albumen Gallery (Londra), Galleria Valeria Bella (Milano), Galleria Umberto Benappi (Torino), Biasutti & Biasutti (Torino), C+N Gallery CANEPANERI (Milano), Colombo’s Gallery (Milano), Alberto Damian Gallery (Treviso), Deodato Arte (Milano), Exposed. Torino Photo Festival (Torino), Fabbrica Eos (Milano), Febo e Dafne (Torino), Galleria Forni (Bologna), Gagliardi e Domke (Torino), Hopefulmonster Editore (Torino), Jaeger Art (Berlino), The Lanterns Art (Milano), Galleria Leòn (Bologna), Galerie Ira Leonis (Arles), Lusvardi Art (Milano), Magreen Gallery (Genova), Marcorossi Artecontemporanea (Milano, Pietrasanta, Roma, Torino, Verona), MC2 Gallery (Milano, Tivat), Franco Noero (Torino), Alessia Paladini Gallery (Milano), Giorgio Persano (Torino), Photo & Contemporary (Torino), Podbielski Contemporary (Milano), Raw Messina (Roma), Red Lab Gallery (Milano), Roccavintage (Torino), Federico Rui Arte Contemporanea (Milano), Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea (Torre Pellice), Seletti (Cicognara), Paola Sosio Contemporary Art (Milano), Fondazione Specchio dei Tempi (Torino), Gian Enzo Sperone (Sent), Tallulah Studio Art (Milano), Unique Contemporary (Torino), VisionQuest 4rosso (Genova), Willas Contemporary (Stoccolma), Zamagni Arte (Rimini).

 

La pluralità delle ricerche presenti in fiera emerge anche attraverso gli artisti presentati dalle gallerie ospiti: dalle indagini sulla natura e sulla trasformazione di Helene Schmitz alle narrazioni intime e urbane di Keila Guilarte, fino alla riflessione sul cambiamento climatico e la vulnerabilità umana sviluppata da Nick Brandt nel progetto The Day May Break.

 

Questa tensione tra paesaggio, memoria, identità e trasformazione attraversa molte delle ricerche presenti in fiera. Da un lato, lo scatto Clematis Tangutica dell’artista svedese Helene Schmitz, presentato da WILLAS contemporary, indaga la dimensione simbolica e strutturale della natura attraverso dettagli botanici sospesi tra osservazione scientifica e visione poetica. Dall’altro, l’opera Sigos mes pasos della fotografa cubana Keila Guilarte, proposta da Tallulah Studio Art, restituisce uno sguardo intimo sulla memoria e sullo spazio urbano, dove l’usura della scarpetta diventa traccia di disciplina, identità e percorso personale.

 

In questo dialogo tra pratiche differenti si inserisce anche la ricerca di Nick Brandt: le opere presentate da WILLAS contemporary, appartenenti ai quattro capitoli della serie The Day May Break, affrontano il tema dell’impatto della distruzione ambientale e del cambiamento climatico sulle comunità più vulnerabili e sul mondo naturale. Realizzati tra Kenya, Zimbabwe, Bolivia, Fiji e Giordania, questi lavori sono attualmente visibili anche alle Gallerie d’Italia – Torino nell’ambito di EXPOSED. Torino Foto Festival.

 

La fiera accoglie inoltre riferimenti e protagonisti iconici della cultura visiva contemporanea: Giovanni Gastel (Photo & Contemporary), tra eleganza e ironia; Andy Warhol e Bob Dylan (Colombo’s Gallery), in dialogo attraverso gli sguardi di Oliviero Toscani e Paolo Brillo; fino alla ricerca concettuale di Giulio Paolini (Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea), che interroga il significato stesso dell’esporre e della rappresentazione.

 

Tra le novità di questa edizione, The Phair amplia il dialogo con le gallerie attraverso due nuovi progetti, pensati per valorizzare nuove prospettive e modalità espositive all’interno della fiera.

 

Un primo nucleo di gallerie, selezionato con il supporto di Carola Allemandi, fotografa e autrice, riunisce realtà alla loro prima partecipazione a The Phair: una selezione che apre la fiera a nuove voci e a pratiche non esclusivamente legate alla fotografia, promuovendo al tempo stesso un passaggio di competenze e know-how all’interno del team curatoriale della manifestazione.

Un secondo focus, sviluppato con la collaborazione di Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia, è dedicato invece a gallerie che presentano progetti monografici, costruiti attorno al lavoro di un singolo artista e pensati per offrire percorsi espositivi più approfonditi e riconoscibili.

 

TALK PROGRAM

Oltre trenta ospiti internazionali tra direttori di museo, curatori, artisti, collezionisti ed editori provenienti dalle principali istituzioni culturali europee e internazionali.

 

Accanto alla fiera, THE PHAIR presenta un Talk Program internazionale che dal 22 al 24 maggio alle OGR Torino riunisce alcune delle voci più autorevoli del panorama fotografico contemporaneo tra cui figurano Duncan Forbes (Victoria and Albert Museum), Nathalie Herschdorfer (Photo Elysée), Urs Stahel (Fondazione MAST), Rachel Thomas (Hayward Gallery), Victoria Law, Katy Wickremesinghe, Claes e Christina Lindquist del Falsterbo Photo Art Museum, insieme a numerosi protagonisti del panorama curatoriale e museale nazionale.

 

Gli incontri affronteranno temi centrali per il presente e il futuro della fotografia contemporanea: il ruolo dei musei e degli archivi, le nuove piattaforme globali dedicate alla creatività, le trasformazioni del collezionismo, le pratiche artistiche femminili, il rapporto tra fotografia e società contemporanea, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla costruzione dell’immaginario visivo.

Tra gli appuntamenti principali, venerdì 22 maggio Duncan Forbes, responsabile della fotografia del Victoria and Albert Museum, dialogherà con François Hébel, direttore artistico di CAMERA Torino, sul ruolo dei grandi musei e dei centri specializzati nella fotografia contemporanea. Nella stessa giornata Victoria Law e la collezionista Donata Pizzi affronteranno il tema della fotografia nelle pratiche artistiche femminili dagli anni Sessanta a oggi, mentre Katy Wickremesinghe, fondatrice della piattaforma internazionale The Wick, discuterà dei nuovi modelli di promozione della creatività tra arte, impresa e lifestyle.

 

Sabato 23 maggio Rachel Thomas della Hayward Gallery di Londra e Pietro Rigolo della Pinacoteca Agnelli si confronteranno sul ruolo della fotografia nelle programmazioni museali contemporanee. Seguirà l’incontro tra Nathalie Herschdorfer, direttrice di Photo Elysée, e Urs Stahel, direttore della Fondazione MAST, dedicato alle sfide dell’esporre fotografia nelle istituzioni pubbliche e ai nuovi linguaggi tra arte, industria e cultura. Grande attenzione anche al tema degli archivi fotografici e della legacy artistica con un talk che riunirà, tra gli altri, Fiammetta HorvatBeatrice Merz e rappresentanti della Louis Stettner Estate.

 

La giornata di domenica sarà invece dedicata alle pubblicazioni fotografiche e ai libri d’artista, con presentazioni di progetti editoriali internazionali e un focus finale sulla fotografia come patrimonio culturale e memoria collettiva con Claudio de Polo-Saibanti di Fratelli Alinari.

 

PREMI, RESIDENZE E ACQUISIZIONI ISTITUZIONALI

Premi acquisizione, residenze artistiche e nuove produzioni per sostenere ricerca, gallerie e artisti contemporanei.

 

THE PHAIR 2026 rinnova il proprio impegno a sostegno della fotografia e dell’immagine contemporanea attraverso un programma di premi, residenze artistiche e acquisizioni istituzionali pensato per valorizzare la ricerca artistica, sostenere le gallerie partecipanti e promuovere nuove produzioni.

 

Tra le novità di questa edizione entra per la prima volta Banca Patrimoni Sella & C. con un premio acquisizione dedicato a opere capaci di affrontare i temi della sostenibilità sociale, dell’equità e dell’empowerment, mentre BIAUTO GROUP istituirà un premio rivolto a lavori che riflettano sui temi dell’innovazione, della sostenibilità ambientale e dei linguaggi contemporanei.

 

Per il secondo anno consecutivo MCA – Mario Cucinella Architects conferma la propria residenza artistica dedicata alla produzione di nuove opere in dialogo con architettura, ricerca e processi collettivi. Nasce inoltre il Premio Residenza Alberto Stabile, in collaborazione con Raw Messina, dedicato alla fotografia site-specific e al rapporto tra immagine e paesaggio sull’isola di Favignana.

 

Si conferma infine il sostegno della Fondazione Arte CRT, che acquisirà un’opera tra quelle presentate in fiera destinandola alla collezione della fondazione e successivamente alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, e Castello di Rivoli.

 

Con una visione sempre più internazionale e interdisciplinare, THE PHAIR 2026 conferma così il proprio ruolo di piattaforma culturale dedicata alla fotografia contemporanea, capace di mettere in dialogo ricerca artistica, istituzioni, collezionismo e nuove forme di produzione culturale.

 

PATROCINIO, SUPPORTO E PARTNERSHIP

The Phair si svolge con il patrocinio di Regione Piemonte e Città di Torino, e grazie al supporto di Camera di commercio Torino, Fondazione Arte CRT e Unione Industriali Torino.

 

Un ringraziamento speciale ai nostri Official PartnerBanca Patrimoni Sella & C., BIAUTO GROUP, MCA – Mario Cucinella Architects e Residenza Alberto Stabile, e ai Technical Partner Fast Events e ONE. Per una mobilità urbana consapevole e sostenibile durante i giorni della fiera, The Phair invita a muoversi in città con DOTT, nostro Mobility Partner.

 

La settima edizione si arricchisce di una rete di In Kind Partner sintonizzati sulla ricerca visiva e sulla cultura contemporanea di The Phair. Berry Glow la cui attenzione alla valorizzazione della luce naturale di ogni individuo si collega direttamente alla fotografia e all’immagine contemporanea; Elena Mirò eccellenza territoriale e fashion brand che promuove una visione inclusiva e autentica della femminilità, la cui prospettiva trova un legame immediato con il mezzo della fotografia, attraverso il quale identità e rappresentazione vengono continuamente esplorate e ridefinite; Fe.Ma Collective Viastampatori Parfums, firme artigianali che lavorano su materia e memoria – olfattiva e sartoriale – per dar loro una forma permanente; Turismo Torino, strategica collaborazione nella promozione del territorio e nell’amplificazione della fiera. Infine il nostro Charity Partner Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi, dal 1976 attiva nel supporto sociale ed emergenziale, sia a livello nazionale che internazionale.

 

INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO

Apertura al pubblico 22–24 maggio 2026 | ore 12.00 – 20.00 (ultimo ingresso 19.30)

Sede OGR Torino – Sala Fucine (Corso Castelfidardo, 22 – Torino)

 

Biglietti

INTERO – 15 euro

RIDOTTO CONVENZIONI – 10 euro (Abbonamento Musei Piemonte – Lombardia – Valle d’Aosta, Torino + Piemonte Card, Pass Exposed, Biglietto CAMERA emesso dal 21 al 24 maggio)

RIDOTTO – 8 euro (studenti universitari under 26, ragazzi 14-18 anni, accompagnatore disabile)

OMAGGIO bambini fino a 14 anni, disabili

 

www.thephair.com

“Premio Mario Lattes – Traduzione” Una magnifica terzina, tutta “in rosa”

Sul podio della quarta edizione del “Premio” promosso dalla “Fondazione Bottari Lattes”

Cerimonia di premiazione al “Castello di Perno”

Monforte d’Alba (Cuneo)

La pistoiese di Montecatini Terme Silvia Cosimini con “Varie cose sulle sequoie e sul tempo” di Jón Kalman Stefánsson (Islanda, edito da Iperborea), Margherita Podestà Heir, novarese di Galliate con “Vaim” di Jon Fosse (Norvegia, edito da La nave di Teseo) e la milanese Francesca Turri con “Una notte a Nuuk” di Niviaq Korneliussen (Groenlandia, edito da Iperborea): sono loro le tre finaliste del “Premio Biennale Mario Lattes per la Traduzione”.

Il nome della vincitrice sarà annunciato sabato 27 giugno prossimo  al “Castello di Perno”, nel cuore delle Langhe, con una cerimonia finale, condotta dalla giornalista Laura Pezzino, che metterà in dialogo le “traduttrici” e i “Giurati” del Premio in una tavola rotonda coordinata da Franco Perrelli (docente all’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari e professore di “Discipline dello Spettacolo Nordico” presso il “DAMS” dell’Ateneo torinese), cui parteciperanno anche alcuni dei traduttori di domani, gli studenti di “Lingue e Letterature straniere” dell’“Università di Milano”, per dare loro la possibilità di interagire e confrontarsi con gli esperti. La cerimonia verrà trasmessa in “streaming” sulla pagina “Facebook” della “Fondazione”, presieduta da Caterina Bottari Lattes.

Dedicato quest’anno alle “lingue scandinave”, il “Premio”, che ha raggiunto la sua quarta edizione, sotto le ali protettive della “Fondazione Bottari Lattes” di Monforte d’Alba (Cuneo) – in collaborazione con il “Castello di Perno” e della “Regione Piemonte” insieme ad altri Enti e Istituzioni locali – “ha inteso come sempre – sottolineano i promotori – valorizzare la figura del ‘traduttore’, grazie al quale è possibile conoscere testi diversi da quelli pubblicati nella nostra lingua e a cui è affidato il difficile compito di portare nel nostro Paese le storie e le narrazioni di un’altra cultura”.

Come già avvenuto nelle tre precedenti edizioni – dedicate rispettivamente alla lingua araba, al cinese e all’ispano-americano – la selezione delle opere si è articolata in due fasi: in un primo momento la “Giuria stabile” (composta da “traduttori” e “docenti” di consolidata fama), tenendo conto della capacità del traduttore di rendere in italiano la qualità letteraria del testo, ha individuato i tre romanzi finalisti. Ora la parola passa alla “Giuria specialistica”, esperta della lingua in oggetto (di cui fanno parte Daniela MarcheschiLorenzo Lozzi e Franco Perrelli) che, tra le tre traduttrici finaliste, decreterà la vincitrice. E, proprio a proposito della “terzina finalista” di questa edizione del Premio, così ha commentato la “Giuria stabile”“A noi membri della Giuria stabile, che avevamo il compito di selezionare, per il valore della traduzione, tre libri fra quelli in concorso, il compito, in un primo momento, ci è parso assai difficile, ma il problema si è risolto per così dire da solo, perché su diciassette traduzioni, tre si sono imposte al nostro apprezzamento per la loro straordinaria qualità; e questo malgrado si tratti di romanzi molto diversi uno dall’altro nello stile e negli argomenti, cosa che esclude un’influenza del nostro gusto personale nel darne un giudizio … Confermando un talento già noto ai lettori, Silvia CosiminiMargherita Podestà Her e Francesca Turri hanno saputo trasporre nella lingua italiana tre libri che, per la loro particolare originalità stilistica, avranno verosimilmente presentato notevoli difficoltà di traduzione. Difficoltà superate senza sforzo percepibile nel felice risultato finale”.

“Pillole” di sapere sulle traduttrici finaliste

–       Silvia Cosimini. Nata a Montecatini Terme (Pistoia) nel 1966, si laurea in “Filologia Germanica” a Firenze e, nello stesso anno, si trasferisce in Islanda. Nel 2011, le è stato assegnato il “Premio Nazionale per la Traduzione” dal “Ministero dei Beni e delle Attività Culturali” e nel 2019 il “Premio Orostìr” dal Presidente della Repubblica Islandese. Attualmente è “docente a contratto” di “Lingua e Letteratura Islandese” all’“Università Statale” di Milano.

–       Margherita Podestà Heir. Nata a Galliate (Novara) nel 1964, vive oggi stabilmente a Oslo. Per il suo contributo alla diffusione della Lingua e della Cultura italiane, è stata insignita nel 2006 dell’onorificenza di “Cavaliere della Repubblica Italiana”, cui è seguita nel 2022 quella di “Ufficiale della Repubblica”

–       Francesca Turri. E’ “docente a contratto” di “Letterature Scandinave Contemporanee presso l’“Università di Milano”, ma la sua attività professionale si svolge prevalentemente a Copenaghen, dove vive e lavora come “traduttrice” ed “insegnante di Italiano”.

Gianni Milani

Nelle foto: Cover libri finalisti; Silvia Cosimini; Margherita Podestà Heir e Francesca Turri