CULTURA

Così il Caval ‘d brons rimase senza fontane

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Il re, dopo aver scartato un primo progetto nel quale Emanuele Filiberto a cavallo scavalca una palizzata, approvò, invece, un bozzetto di un ritratto equestre del Duca poggiante su un basamento, arricchito da quattro figure allegoriche sotto le quali trovavano posto quattro grandi vasche per altrettante fontane

 

Situata al centro della piazza, la statua in bronzo (detta Caval ‘ d brons) raffigura il Duca Emanuele Filiberto a cavallo, nell’atto di rinfoderare la spada dopo la battaglia di San Quintino (1557). Il basamento in granito è ornato su ogni lato dallo stemma sabaudo con la corona ducale e da due bassorilievi in bronzo che rappresentano il Duca mentre fa prigioniero il Montmorency, Gran Connestabile di Francia, e mentre legge i preliminari di pace per il trattato di Cateau-Cambrésis. L’annuncio ufficiale della realizzazione del monumento dedicato a Emanuele Filiberto di Savoia fu dato il 17 dicembre 1831 dalla Gazzetta PiemonteseL’opera venne commissionata da Carlo Alberto all’artista Carlo Marocchetti (stesso autore del monumento dedicato a Carlo Alberto), torinese di nascita ma formatosi in Francia dove risiedeva abitualmente. Il re, dopo aver scartato un primo progetto nel quale Emanuele Filiberto a cavallo scavalca una palizzata, approvò, invece, un bozzetto di un ritratto equestre del Duca poggiante su un basamento, arricchito da quattro figure allegoriche sotto le quali trovavano posto quattro grandi vasche per altrettante fontane. Prima di dare esecuzione al progetto lo scultore Carlo Marocchetti decise di erigere “un non intiero simulacro del monumento al centro della magnifica piazza”; una curiosa prova generale a cui assistette con grande soddisfazione anche “Sua Maestà con un corteggio di autorità”. Ma, pochi mesi dopo la simulazione in piazza, cominciò a circolare a Torino un opuscolo con “Osservazioni relative al Gran monumento” che condannò quasi per intero l’opera. La critica sortì il suo effetto e così un decreto del 24 settembre 1833, stabilì i fondi di L. 210.000 per una “statua equestre in bronzo, collocata sopra un piedistallo circondato da quattro statue allegoriche, il tutto in marmo”; scomparirono definitivamente le fontane. Nonostante le modifiche all’impianto monumentale le polemiche non si placarono, in particolare il critico francese Jean-Paul Ducros rimproverava che le quattro statue agli angoli del basamento apparivano “troppo simmetriche per essere considerate ornamenti architettonici”. 

Dopo innumerevoli contrasti tra Ducros e Marocchetti, la questione si concluse con l’approvazione, da parte dell’Accademia delle Belle Arti, del disegno originariamente concepito dallo scultore. Finalmente, dopo essere stato esposto per due mesi e con grande successo nel cortile del Louvre, il 4 novembre 1838 il monumento venne solennemente inaugurato. Carlo Alberto fu pienamente soddisfatto del monumento ed il Marocchetti ebbe il titolo di barone con in dono un gioiello di gran valore mentre, il fonditore Soyer, ricevette una medaglia d’oro con l’effigie del re. Un’opera, questa, considerata oltre che il capolavoro del Marocchetti, anche uno dei più significativi esempi di politica culturale di Carlo Alberto che, per celebrare l’avvento del suo regno, decise di erigere il primo monumento pubblico all’aperto dedicandolo al Duca Emanuele Filiberto. Dopo due rimozioni, nel 1943 per proteggerlo dai bombardamenti e nel 1979 per restaurarlo, nel 2006 sono inziati i lavori per un accurato restauro e nell’ottobre 2007, tolto il drappo rosso che lo copriva, i cittadini, che attendevano numerosi in piazza San Carlo, hanno potuto finalmente rivederlo. Il monumento, identificato con l’affettuoso nomignolo di “Caval ‘ d brons”, è ormai riconosciuto come uno dei simboli della città di Torino. Ma per poter conoscere il monumento equestre nella sua totalità bisogna anche tenere conto e “spendere qualche parola” per la magnifica piazza che lo ospita. Come ricordato prima, l’opera di Marocchetti a Emanuele Filiberto di Savoia, sorge nel mezzo della centralissima piazza San Carlo, uno spazio progettato da Carlo Castellamonte nel 1637 su un sito occupato prima dall’anfiteatro romano, poi da un tratto delle mura e della spianata della città cinquecentesca. La realizzazione si concluse nel 1650 e divenne il punto nodale del primo ampliamento meridionale della città seicentesca; divenne anche sede di spettacoli grandiosi, manifestazioni ufficiali e parate e la sua prima denominazione fu Place Royale. La realizzazione della piazza, impostata sull’asse della Contrada Nuova (oggi via Roma), rese necessaria prima la demolizione delle vecchie strutture fortificate, ed in seguito la delimitazione del contorno da un sistema di palazzi barocchi porticati, caratterizzati da eleganti facciate unitarie e continue.Per chiudere il lato meridionale vennero progettati i due lotti gemelli, donati, poi in seguito, ad ordini religiosi di stretta protezione ducale: gli Agostiniani Scalzi che fondarono la chiesa e il convento di S. Carlo Borromeo e le Carmelitane Scalze che costruirono la chiesa e il convento di Santa Cristina. Nel corso del tempo, a causa dei progressivi frazionamenti delle proprietà e dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, gli edifici originari sono in gran parte andati distrutti e sono stati ricostruiti nel dopoguerra.Fino al 2004, la piazza è stata percorribile dal traffico veicolare e occupata in prevalenza dalle auto in sosta. Con gli interventi di riqualificazione dell’area centrale storica, è stato restituito a piazza San Carlo il suo ruolo da protagonista nello straordinario scenario della Torino Barocca. Il progetto di riqualificazione ha riportato la piazza al suo originario uso esclusivamente pedonale, mantenendo nella pavimentazione il disegno e i materiali esistenti in precedenza. Sperando che questo “tuffo nel passato per conoscere il presente” sia stato di vostro gradimento, Il Torinese vi da appuntamento alla prossima settimana alla scoperta di un’altra meraviglia di Torino.

Simona Pili Stella

(Foto: il Torinese)

La GAM di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council

La GAM di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council 2026 programma di promozione internazionale dell’arte italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura   La GAM realizzerà la monografia Alessandro Pessoli. Balancing Soul / Anima equilibrista Edizioni Corraini La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino è tra i vincitori dell’Italian Council, (15ª edizione, 2026), programma della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura volto a favorire la presenza e la conoscenza dell’arte contemporanea italiana all’estero. Nell’ambito della sezione Promozione internazionale di artisti, curatori e critici (Ambito 2), la GAM ha ottenuto un contributo per la realizzazione di una produzione editoriale internazionale, un riconoscimento che valorizza il museo come luogo di ricerca, studio e produzione scientifica, oltre che di valorizzazione e diffusione dell’arte contemporanea. Grazie a questo sostegno la GAM realizzerà Alessandro Pessoli. Balancing Soul / Anima equilibrista, volume monografico bilingue pubblicato da Edizioni Corraini che offrirà la più ampia ricognizione finora dedicata al lavoro di Alessandro Pessoli, tra gli artisti italiani più influenti della sua generazione. Book design: Chiara Costa. Attraverso una selezione di oltre 200 opere – tra dipinti, sculture, disegni e animazioni – il volume ripercorrerà oltre trentacinque anni della ricerca dell’artista, dalla produzione più recente, a ritroso sino agli esordi, con la serie Note della spesa, realizzata nel 1990. Il volume offrirà una lettura complessiva della sua opera, mettendo in luce la continuità dei temi che attraversano la sua ricerca: dalla riflessione sul sacro, sviluppata attraverso un’iconografia religiosa continuamente reinterpretata, al dialogo con la storia dell’arte, fino ai riferimenti alla più ampia cultura visiva contemporanea. Curato da Elena Volpato, il volume raccoglie inoltre i contributi di Jennifer Higgie, Pietro Rigolo, Giuseppe Frangi ed Eva Fabbris, studiosi e curatori che seguono da anni il percorso dell’artista. Il susseguirsi delle immagini è accompagnato dai cinque saggi critici, che approfondiscono la natura “equilibrista” della ricerca di Pessoli: la capacità di muoversi tra registri emotivi differenti, linguaggi espressivi molteplici, metamorfosi, memoria della storia dell’arte e suggestioni provenienti dalla cultura pop contemporanea. Pensato come uno strumento di riferimento per lo studio dell’opera di Pessoli, il volume restituirà per la prima volta una visione organica dell’intero percorso dell’artista, contribuendo a rafforzarne la conoscenza e il riconoscimento nel panorama internazionale. Il progetto rappresenterà inoltre un’importante occasione di aggiornamento e completamento dell’archivio dell’artista. La pubblicazione sarà presentata a settembre 2027 in tre sedi internazionali, negli spazi del Camden Art Centre di Londra, del Centre Pompidou Metz, e del MAC / CCB — Museum of Contemporary Art and Architecture Centre at the Belém Cultural Centre di Lisbona. Sono previsti anche due appuntamenti italiani, a giugno alla GAM di Torino e tra settembre e ottobre 2027 all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove Pessoli si è formato.

Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento

Breve storia di Torino


1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

 

4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento

 

Si è parlato finora dei Taurini, dei Romani, di Carlo Magno e dei Barbari, e ancora si sono citati Arduino e la contessa Adelaide, oggi invece ci occupiamo della Torino del Duecento, a cavallo delle lotte tra Imperatore, Papato e comuni e limminente arrivo dei Savoia, famiglia a cui lurbe si lega indissolubilmente.
I fatti risultano nuovamente intricati, sullo sfondo nuovi assetti scombussolano il territorio europeo e la nostra bella città si trova a galleggiare tra guerre e poteri che la vedono comunque coinvolta, anche se non proprio in prima linea.
È il 1155, Federico I di Hohenstaufen, meglio noto con lappellativo Barbarossa, viene eletto imperatore. Egli è convinto di poter risollevare le sorti del potere imperiale del Regno Italico, così nel 1158 indice unassemblea durante la quale presenta il suo puntiglioso programma, sostenendo di voler governare direttamente i territori italiani, di voler nominare personalmente i funzionari amministrativi, e infine di essere deciso a ripristinare limposizione fiscale.
Il piano tuttavia è tuttaltro che apprezzato, soprattutto dal papa e da molte città del nord, in primis Milano.
Tale malcontento porterà poi alla costituzione della Lega Lombarda (1167), voluta dal papa Alessandro III e dalla maggior parte dei comuni nordici, ormai abituati ad una indipendenza de facto.
Allinizio la Fortuna appoggia Barbarossa, tant’è che egli, dopo aver clamorosamente messo a ferro e fuoco Milano, entra trionfale a Torino il giorno di Ferragosto, insieme alla moglie, e qui, proprio nella cattedrale piemontese, viene incoronato.
Ma la Dea è cieca e volubile, e finisce per voltare le spalle allImperatore, che nel 1168 è costretto alla fuga attraverso Susa.

Negli anni seguenti accadono altri scontri tra il Barbarossa, che tenta una riconquista dei territori, e la Lega lombarda: le vicende non sostengono lImperatore, che, infine, nel 1183, dopo la sconfitta di Legnano (1174), sigla un trattato di pace con cui riconosce lautonomia alla città del nord Italia.
È bene ricordare tuttavia che Torino rimane sempre fedele allImperatore, non aderisce alla Lega e si ritrova ad essere nelle mani dei vescovi di turno o degli effimeri alleati del Barbarossa: dapprima infatti è il vescovo Carlo ad essere figura di riferimento per la cittadinanza, in seguito tale incarico è affidato a Milone e poi a Umberto III di Savoia. Federico I resta interessato a governare su Torino, a causa della strategica posizione geografica: a testimonianza  di ciò si sa che egli aveva una residenza, allinterno delle mura cittadine, in un vero e proprio palazzo imperiale. Nel tentativo di controllare lurbe e non solo- il Barbarossa istituisce dei nuovi funzionari: i podestà. Si tratta di amministratori e giudici che dovevano mantenere la pace e riscuotere pedaggi e tasse per conto dellImpero; queste figure rendono il sistema governativo più efficace e sottile, inoltre vantano una formazione legale nonché una schiera di collaboratori personali e possiedono una scorta armata. I podestàesercitano un incarico itinerante, dopo circa sei mesi essi devono spostarsi altrove, aspetto che li rende più imparziali nel giudizio, a confronto dei pubblici ufficiali o dei consoli locali.
Alla fine del XII secolo il comune di Torino si presenta tutto sommato tranquillo ed ordinato: consoli e podestà si susseguono ordinatamente, lassemblea cittadina si riunisce periodicamente e le decisioni che vengono prese durante tali incontri sono trascritte in un corpus che si affianca alle indicazioni designate affinchè si attui un buon governo.

 

Tuttavia la Storia ci insegna che gli eventi sono in continuo mutamento, è infatti proprio durante questo tempo tranquillo che alcune famiglie particolarmente agiate si apprestano ad assumere il controllo della città. Spiccano tra l’élite urbana alcuni protagonisti, tra cui Pietro Porcello, i cui interessi si espandono dalla città al contado. Egli è funzionario amministrativo e vassallo del vescovo, per conto del quale gestisce addirittura un castello, inoltre è menzionato come console assai conosciuto e membro di alto rango nell’élite cittadina.
I cittadini più abbienti erano soliti autodefinirsi nobiles e facevano riferimento alle proprie famiglie come dinastie patrilineari, copiando le abitudini della nobiltà fondiaria.
Alla fine del XII secolo tali gruppi sono quasi una quindicina, tra questi è bene annoverare i Della Rovere, i Borgesio, i Calcagno, i Beccuti e gli Zucca, questi ultimi particolarmente legati alla realtàtorinese.
I nobiles fanno ovviamente coalizione compatta tra loro, grazie a legami matrimoniali intenti a mantenere questo status privilegiato. È possibile avere unidea di come tali famiglie vivessero e accumulassero terre e averi grazie ad uno specifico documento, il testamento di Enrico Maltraverso, redatto intorno al 1214.
Egli dispone che, dopo la sua dipartita, la ricchezza posseduta venga suddivisa tra le quattro figlie e alcune istituzioni ecclesiastiche; la fortuna della famiglia deriva dai possedimenti fondiari, costituiti da molti territori circoscritti a Torino e dintorni: ville, giardini, una macelleria, un vigneto e diversi appezzamenti di terreni agricoli. Tale Maltraverso, come altri elitari, possiede inoltre diversi beni sparsi tra città e campagna e ha il diritto di riscossione dei pedaggi a Rivoli.
Altri dettagli che si possono leggere nel testamento sono prima di tutto che una cospicua parte delleredità spetta alla figlia badessa del convento di San Pietro, ma poi che la parte più ingente di tutto il lascito è devoluta al monastero di San Solutore, dove lo stesso Maltraverso fa edificare una cappella in suo onore. Non è difficile comprendere il motivo di tale attenzione nei confronti della Santissima Chiesa: il pio Enrico tenta di placare linevitabile castigo divino che lo attende per aver praticato lusura durante buona parte della sua vita; il tentativo fa sorridere, ancora di più perché nemmeno dopo la morte Maltraverso mostra carità nei confronti dei creditori, al punto che incarica il collega usuraio Giovanni Cane di riscuotere i crediti precedenti.
Abbiamo alcune informazioni anche su questultimo losco figuro, il Signor Cane diventa presto uno degli uomini più facoltosi della città, ma anchegli pare avesse la coda di paglia: nel suo testamento, redatto nel 1244,  si legge di ingenti donazioni rivolte alla chiesa di San Francesco, con specifiche di ammenda per i propri peccati legati alla vita terrena.
Attraverso tali personaggi si evince che le ricchezze di certa élite torinese è spesso derivata da denaro ottenuto per mezzo di scambi, pagamenti di pedaggi o prestiti e non da attività commerciali o di qualsivoglia produzione. È poi chiaro il legame tra questi nobilesusurai e la Chiesa, che non disdegna di ricevere donazioni per finanziare enti ecclesiastici, ospedali o altre istituzioni religiose; nésono da dimenticare i rapporti più interpersonali tra le due categorie, come dimostrano i canonicati delle cattedrali o le posizioni allinterno dei monasteri più prestigiosi, affidate proprio a figli o figlie di questi ricchi nobiluomini, in modo da assicurare alle varie famiglie un avanzamento sociale e una stabile rete di appoggio costituita da politici e finanziatori: favori che garantiscono a questa esecrabile élite dominante una salda posizione di rilievo allinterno della gerarchia amministrativa comunale o ecclesiastica. É per via di questi spregiudicati che pian piano la figura del vescovo viene surclassata, fino al definitivo colpo di grazia dovuto allinsorgere delle insidie dei signori vicino a Torino, altri aspiranti al potere che si fanno forti della situazione problematica causata dalla contesa tra i comuni della Lega, lImperatore e il Papa.
Il vento sta cambiando ancora, questa volta sussurra il nome dei Savoia.

ALESSIA CAGNOTTO

Un ricordo di Mary de Rachewiltz

Di Paolo Pera

Mary de Rachewiltz, figlia naturale del poeta americano che molto criticò i suoi States, nacque a Bressanone (BZ) nel 1925 da Ezra Pound e Olga Rudge: l’amata di Pound, ma non sua moglie.

Data in affidamento a una coppia di contadini tirolesi, Mary crebbe come “pastora” (usava definirsi nelle sue poesie), pur con continue visite dei genitori e scambi di lettere col padre; in particolare, quest’ultimo la incoraggiò anche a diventare una donna di lettere, tanto da mandarle spesso “compiti a casa”: da letture imprescindibili a inviti a tradurre in italiano l’opera che stava compendo, i Cantos. Quel che nacque come un gioco a distanza tra padre e figlia, restò in Mary come una missione vera e propria, sino al suo culmine: il Meridiano Mondadori del 1985, che traduceva interamente il poema paterno.

La Mary poetessa, ha lasciato piccole scintille di una vita in sei librini in versi che, con Massimo Bacigalupo, chi scrive ha raccolto in Processo in verso (Bertoni Editore, 2024). Uscito, in occasione dei suoi 99 anni.

Mentre, a mia cura, è edita la monografia Tenere è la vestale (Bertoni, 2025), nella quale studiosi noti e meno noti hanno indagato l’opera in versi della Poetessa per restituirle la sua dimensione di autrice indipendente all’importante presenza di Pound. È seguito, In quel ‘tu’ di luce (ivi, 2026) dove il lavoro sulle poesie di Mary l’ha vista tradotta in lingue europee, extraeuropee e dialettali. Il motivo che ha condotto a una simile operazione verso lo swahili, il thai, l’yiddish, il coreano, l’abruzzese, il napoletano, il milanese, il tabarchino (vernacolo genovese proprio dell’Isola di San Pietro, in Sardegna) etc. fu la natura sia di figlia biologica di genitori cosmopoliti e che di figlia presa in affido da genitori di cultura rurale. Mary infatti, pur avendo sempre tenuto legami con gli USA e possedendo un’educazione raffinata e internazionale, mai rinunciò alla sua identità di cultrice di tradizioni e folklore locale, né mai si assentò da un po’ di sano lavoro nelle vigne come nei meleti del suo Alto Adige. Questo pure fu un principio tutto poundiano: rapportarsi alla terra come alle lettere. Mary ha saputo fondere queste due identità affatto contraddittorie ed è anche di questo che tratta la sua poetica.

Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscerla sin dal 2018, ma solo grazie ai lavori condotti negli ultimi due anni, la Famiglia de Rachewiltz mi ha pian piano fatto sentire “di famiglia”. E questo anzitutto grazie alla bontà della figlia di Mary, Patrizia, anch’essa poetessa, che nelle monografie dedicate a Mary collaborò attivamente insieme a poeti quali Giuseppe Conte, Davide Rondoni, Alessandro Rivali e studiosi del calibro di Valter Boggione, Paolo Lagazzi, Luca Gallesi, Roberto Galaverni et al.

Mary possedeva una simpatia rara e ancora nei suoi cento e poi centouno anni sapeva donare battute leggere e molto godibili quali: “Ho cento anni, bene. Ricordatevelo: potrebbe capitare anche a voi”. Oppure, mi piace offrire questo nostro piccolo e terminale scambio: “Stanno andando bene le vendite dei due volumi?”, e io “Sai, poesia e saggistica non è che vendono molto in Italia; ma direi che un piccolo interesse ci sia” e lei: “Pazienza, vorrà dire che non ci daranno il Nobel”.

Mary, insomma, è stata per me una figura quasi iniziatica: conoscerla fu quasi un momento di “autorizzazione” alla poesia. Per questo, ebbi forte la necessità di occuparmi della sua opera e di diffonderla, sin dalla collaborazione con Bacigalupo.

Ora che Mary ci ha lasciato, mi consola sapere che le sue poesie siano nuovamente di interesse e che questo nel profondo la lusingava; anche perché, per eccesso di modestia, lei si considerava anzitutto traduttrice e solo poi poetessa. I suoi versi, però, vanno letti; e cui voglio rimarcare il mio invito.

I funerali di Mary si terranno a Tirolo la prossima settimana e a Tirolo, dove visse col marito Boris e dove crebbe i figli Siegfried e Patrizia, verrà inumata. Patrizia mi faceva anche sapere che una ciocca dei suoi capelli, un tempo biondi, raggiungerà la sepoltura dei genitori sull’Isola di San Michele, a Venezia.

Concludo volendo ricordare qui di seguito una delle sue prime poesie. Credo, salutandovi, che Mary sia stata esaudita.

Preghiera

O Signore fa che quando e se verrà

sia benigna,

e il mondo che si chiude a chi ha visto

sia benigno!

Inesorabile in me rifiorirà

per aver visto.

Non m’importerà d’aver gli occhi spenti

il sorriso ebete e i piedi incerti,

ma il tormento dell’ira risparmiami.

Da Mary de Rachewiltz, Processo in verso. Tutte le poesie italiane, a cura di Massimo Bacigalupo, con la collaborazione di Paolo Pera, Perugia, Bertoni Editore, 2024, p. 26, ISBN 9788855357722: https://www.bertonieditore.com/shop/it/libri/1289-processo-in-verso.html

Nella mia stanza

L’angolo della poesia 

La luce nella mia stanza
nei mattini d’estate
indietro mi porta nel tempo.
Rivedo la stanza, vestita
di povere cose, che porto nel cuore.

Bambina giocavo,
passavan le ore e i giorni
parevano eterni,
vissuti nel dono d’amore
di chi mi teneva per mano,
mi leggeva le fiabe,
sulla stufa scaldava i miei panni
nei gelidi inverni.

Il piccolo seme piantato
è ora una quercia con rami
e radici.
L’amore che si dona senza misura,
che è pago del dono
ora anche io lo conosco ;
L’amore che unifica in sé
ogni essere e sa, nel profondo,
di essere Uno con tutte le cose.

18 luglio 2026

 

Graziella Provera

Una nuova vita per la Rubbianetta

Le antiche scuderie dei Savoia protagoniste di un ambizioso progetto di riqualificazione

Alle porte di Torino e adiacente alla Reggia di Venaria si estende il Parco Naturale La Mandria,

l’area protetta famosa per essere stata la storica riserva di caccia di Casa Savoia.

Proprio nel cuore del parco sorge la tenuta La Rubbianetta, fatta edificare a partire dal 1862

per volere di Vittorio Emanuele II di Savoia. Nata come scuderia reale per l’allevamento di

cavalli da guerra e da competizione, fu pensata con i tratti formali tipici ottocenteschi della

corte sabauda, in grado di farla integrare perfettamente nel contesto paesaggistico della

tenuta. Un edificio dalla struttura simmetrica e imponente con una curiosa pianta a ferro di

cavallo, che ne ha fatto nel tempo uno degli edifici simbolo della Mandria e del profondo

legame tra questo territorio e il mondo equestre.

Oggi, dopo oltre centosessant’anni che hanno visto un’alternanza di utilizzo e abbandono,

questo gioiello è pronto a tornare a splendere, grazie a un progetto di valorizzazione che ne

rafforzerà l’identità originaria, ampliandone al contempo le funzioni e le prospettive.

L’equitazione continuerà a rappresentarne il fulcro, grazie all’intraprendenza del direttivo del

Comitato Regionale Piemonte della FISE, Federazione Italiana Sport Equestri, l’ente

riconosciuto dal CONI che gestisce e promuove le discipline equestri in Italia.

Luca D’Oria, Presidente FISE Piemonte, ha dichiarato: “Abbiamo deciso di spostare presso

La Rubbianetta la nostra sede, insediandoci a partire da settembre di quest’anno, con la

volontà di sfruttare al massimo le potenzialità del luogo. Lo sviluppo delle strutture sportive e

delle attività dedicate al cavallo consentirà di consolidarne il ruolo all’interno del panorama

federale nazionale e di affermarla tra i più autorevoli poli FISE del Nord Italia, con strutture

in grado di accogliere competizioni, attività formative e appuntamenti di rilievo nazionale e

internazionale, nel rispetto assoluto della natura circostante e degli animali. Manterremo

l’utilizzo del grande maneggio coperto, incrementando la presenza fissa di cavalli, anche

grazie al lavoro del cavaliere Massimo Grossato, tecnico di vertice e coordinatore delle attività

dei team e delle scuderie.

Il progetto non si ferma però all’aspetto ippico-sportivo perché la volontà della FISE è di

trasformare la struttura in una destinazione dedicata all’ospitalità, alla ristorazione e agli

eventi. Per raggiungere tale obiettivo, la società torinese House Factory è stata coinvolta in

qualità di partner tecnico della futura gestione, nella persona di Marco D’oria, Project Manager

e di Simona Sidoti, Quality manager. L’intento è di accompagnare l’evoluzione della tenuta,

favorendo l’incontro tra competenze, capitali e progettualità, accomunate da una visione

condivisa e di lungo periodo.

Marco D’Oria racconta: “Questo progetto di riqualificazione prevede un nuovo modello di

accoglienza e fruizione del complesso, pensato per valorizzare la permanenza di atleti,

ospiti e visitatori in un contesto paesaggistico straordinario.”

L’agenzia di eventi Giovanni Messina curerà la riapertura al pubblico de La Rubbianetta,

lunedì 27 luglio per un grande evento su invito che unirà le celebrazioni dei Cento Anni di Fise

al Galà dei Cavalieri, manifestazione annuale in cui vengono premiati i migliori atleti

piemontesi.

La Palazzina di Caccia di Stupinigi celebra i cento anni del suo museo

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Domenica 26 luglio ingresso gratuito nel giorno dell’anniversario dell’inaugurazione del Museo di Arte e di Ammobiliamento

 

Il 26 luglio 1926 apriva al pubblico il Museo di Arte e di Ammobiliamento della Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO). A cento anni da quella inaugurazione, la Fondazione Ordine Mauriziano celebra l’anniversario con una giornata speciale: domenica 26 luglio 2026 l’ingresso alla Palazzina sarà gratuito per tutti i visitatori.

Il centenario riporta l’attenzione su una data fondamentale nella storia del complesso juvarriano. Come testimonia l’invito ufficiale dell’epoca, conservato negli archivi, il museo venne inaugurato alle ore 17.30 alla presenza del principe Umberto di Savoia, per iniziativa dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che si assunse il compito di conservare la Palazzina e garantire l’apertura al pubblico del Museo come “prezioso documento dell’arte settecentesca in Piemonte”.

Con la sua inaugurazione, la Palazzina divenne uno dei primi esempi in Italia di residenza storica trasformata in museo. L’obiettivo era preservarne gli ambienti e riunire a Stupinigi una collezione di mobili e dipinti che documentasse l’eccellenza dell’arte dell’arredo del Settecento italiano. La scelta maturò dopo che la Palazzina cessò di essere residenza reale nel 1919, in seguito alla cessione al Demanio di numerose dimore della Corona. Per Stupinigi fu individuata una destinazione diversa rispetto ad altre residenze: diventare un museo dedicato all’arte del mobile del Settecento, raccogliendo capolavori provenienti da palazzi ormai dismessi o destinati a nuovi usi.Arrivarono così preziosi arredi e dipinti francesi dalle regge emiliane di Parma e Colorno e capolavori di ebanisteria provenienti dal Guardamobili del Castello di Moncalieri, destinato a diventare caserma dei Carabinieri. Per rendere possibile questo progetto, nel 1925 lo Stato affidò la Palazzina e le sue collezioni all’Ordine Mauriziano, garantendone la tutela e l’inalienabilità. Il museo fu allestito in appena un anno grazie alla direzione scientifica di Augusto Telluccini, pioniere degli studi sull’ebanisteria piemontese del Settecento e sull’opera di Pietro Piffetti, e all’impegno del presidente dell’Ordine Mauriziano Paolo Boselli, che ne sostenne con perseveranza e capacità diplomatica la realizzazione.

La Palazzina ha così attraversato un secolo mantenendo fede alla missione originaria di tutela, ricerca e valorizzazione del proprio patrimonio. Nel corso di questi cento anni il museo ha conosciuto importanti restauri, campagne di studio e nuovi allestimenti. Alla sua inaugurazione il percorso di visita comprendeva gli appartamenti storici del piano nobile, ad eccezione dell’Appartamento del Principe di Carignano, e proponeva un allestimento che alternava ambienti arredati e sale dedicate al confronto tra tipologie di mobili, secondo i più aggiornati criteri museologici dell’epoca.

La giornata del 26 luglio sarà quindi un’occasione per visitare gratuitamente uno dei capolavori dell’architettura europea del Settecento, progettato da Filippo Juvarra e riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO insieme alle Residenze Reali Sabaude, ripercorrendo un secolo di storia del museo che oggi presenta una duplice identità, quella di museo dell’arredo e di residenza sabauda.

L’ingresso gratuito sarà valido per l’intera giornata secondo il consueto orario di apertura del museo

Inseguendo il Liberty

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte

L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 5. Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti

Negli articoli precedenti mi sono soffermata su due particolari edifici torinesi assai noti, Villa Fenoglio e Villa Scott, ma, poiché la nostra città è ricca di palazzi e ville in stile Liberty, nei due articoli che seguono vorrei proporre una sorta di “guida turistica” rivolta sia a chi, per caso, si trovi a passare nei dintorni di case e ville Liberty, e sia a chi, per pura curiosità, amerebbe approfondire l’argomento.

Pietro Fenoglio, celebre ingegnere-architetto, figura essenziale per il Liberty torinese, nel 1902 progetta per i fratelli Besozzi il Villino Gardino di corso Francia 12, angolo via Beaumont, dove lo stile floreale si affaccia nelle morbide linee del ferro battuto dei balconi. Nel 1909, sempre per la medesima famiglia, si dedica alla palazzina di via Magenta, e all’ampio isolato situato tra le vie Campana, Saluzzo e Morgari. La Palazzina Ostorero, di via Beaumont 7, del 1900, due piani più sottotetto, è contrassegnata da una raffinata decorazione floreale a graffito, da un tetto a capanna e torrette a tre livelli. La Palazzina Besozzi, di corso Francia 10, ha finestre doppie suddivise da colonne e capitelli, e discrete decorazioni sotto la gronda del tetto in legno. Tra il 1899 e il 1900, l’illuminato costruttore si dedica a Casa Gotteland, di via San Secondo 11. La facciata ha una scansione regolare e simmetrica, le decorazioni si concentrano sul ricco cornicione che corre tra il quarto e quinto piano, sui balconi, sulle finestre, sul portone d’ingresso. Sotto il davanzale, le finestre presentano un motivo decorativo ispirato alle forme di una conchiglia, festoni di fiori ornano i timpani sovrastanti le finestre; un motivo pure a conchiglia si trova nelle ringhiere in ferro battuto dei balconi; il portone d’ingresso in legno e vetri colorati e i fregi dipinti sull’androne ne segnano l’indirizzo apertamente floreale. Nel 1901 l’avvocato Michele Raby commissiona a Fenoglio la propria abitazione privata, da allora conosciuta come Villino Raby, corso Francia 8, vicino a via Beaumont. Una costruzione contrassegnata da un’estrema articolazione degli spazi esterni, a volte arretrati, a volte avanzati, con un originale portico terrazzato utilizzato come ingresso. Di grande rilievo l’originale bovindo angolare decorato da piccole teste di fanciulle. In fondo all’ampio cortile vi è una palazzina di servizio con annesse scuderie, caratterizzata da un tetto conico alla francese. Rimaneggiato nel corso degli anni, il villino nel 2009 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, che si è occupato della sua lunga ristrutturazione. Del 1901 è Casa Boffa Costa, di via Sacchi 28 bis, che doveva necessariamente adeguarsi, per altezza, facciata e dimensioni, agli attigui e omogenei palazzi del tratto del corso porticato. Suggestioni Liberty si evidenziano comunque nelle finestre e nei balconi modellati in pietra artificiale; quattro finte colonne a tutta altezza hanno il compito di snellire il gioco prospettico, armoniosamente ritratto dal tondo dei balconi e il culmine delle finestre. Della vicina Casa Debernardi, via Sacchi 40/42, caratterizzata da due bovindi laterali che si alzano al colmo dei portici, forse Fenoglio ha posto solo la propria firma su di un’opera realizzata da altri. Interessante e aggraziata la facciata che dà sul cortile, con decorazioni Liberty in litocemento. Del 1902 (stesso anno di Palazzo Fenoglio-La Fleur e di Villa Scott) è Casa Pecco, via Cibrario 12, destinata all’affitto di abitazioni e di negozi, che evidenzia un apporto Liberty più modesto e garbato e meno vistoso. Si tratta di un edificio piuttosto imponente, che occupa un isolato trapezoidale nei pressi di via Le Chiuse, contraddistinto al piano terra da un portone in legno, la cui sagoma è ripresa dalle aperture del piano rialzato. Le finestre sono sovrastate da decorazioni geometriche, una cornice con motivi floreali caratterizza il paramento murario del terzo piano. La modellazione del ferro battuto contrasta piacevolmente con i lineari elementi litocementizi dei balconi del primo piano.


Di raffinatissimo stile Liberty è la Palazzina Rossi Galateri di via Passalacqua 14, (una perpendicolare di via Cernaia, alle spalle di piazza XVIII dicembre), segnata da motivi naturali quasi Rococò: tralci di vite, finta corteccia, fiori di grandi dimensioni, bovindi sormontati da terrazzini, e un elegantissimo portone d’ingresso in legno, al di sopra del quale si evidenziano le linee eleganti in ferro battuto del balcone. La costruzione è stata commissionata a Fenoglio dalla contessa Emilia Rossi, figlia del deputato Teofilo Rossi e moglie di Annibale Galatei, conte di Genola e di Suniglia. Squisita la resa armoniosa dei ferri battuti lavoratissimi, i particolari lignei come i telai delle finestre, la luminosa cromia delle vetrate, la morbida decorazione floreale, la bellissima vetrata ovale al piano rialzato e i particolari decorativi della facciata: tutto è studiato nei minimi particolari, ed è reso all’insegna del bello assoluto. Del 1903 è Casa Guelpa, via Colli 4, all’incrocio con corso Vittorio Emanuele 115, in un raffinato Liberty disegnato sui balconi con i motivi a conchiglia (il lato sul corso si richiama, invece, al Neobarocco). Casa Rey, di corso Galileo Ferraris 16/18, risale al 1904. Il palazzo, tra i cinque e i sei piani, ai lati ha due bovindi su tre ordini con vetri colorati e decorazioni floreali; la facciata si distingue per l’alternanza tra intonaco e laterizio in cui qua e là compaiono piccoli mostri su alcune finestre e capitelli su qualche balcone. Le finestre, che più si innalzano e più si alleggeriscono per gioco prospettico e capacità costruttiva, presentano eleganti modanature Liberty. Molto raffinati i quattro portantini in legno scolpito.

Casa Bellia, di corso Matteotti, angolo via Papacino, è caratterizzata da un ampio rosone, con colonnine poste a raggiera nella parte più alta di una simil-torre e cornici a dente di lupo che si alternano a particolari sia orientali che zoomorfi e fitomorfi. Nella parte angolare, un bovindo dalle linee tonde e dalle finestre ad arco, è sormontato da un tetto fatto a cupola piramidale. Particolari i balconi del primo e del terzo piano con finestre a triplice luce. Sempre in via Papacino e ancora con committenza Bellia, nello stesso anno – 1904 – viene edificato un edificio di quattro piani fuori terra, con seminterrati in vista e mansarde laterali a finestre binate. Un bovindo poligonale, chiuso nella parte superiore da un balcone con balaustra in cemento, allaccia due piani. Ornamenti floreali impreziosiscono il portone. Casa Rama, su progetto di Fenoglio, del 1909, in via Cibrario 63, è per noi torinesi del tutto particolare: in questa palazzina Liberty morì Guido Gozzano, il poeta crepuscolare che così ricorda la sua e nostra città: “Come una stampa antica bavarese/ vedo al tramonto il cielo subalpino/da Palazzo Madama al Valentino/ardono l’Alpi tra le nubi accese/È questa l’ora antica torinese,/è questa l’ora vera di Torino”. Cari curiosi e appassionati di Liberty, sarete ormai stanchi e affaticati, allora vi propongo una meritata pausa prima di riprende il tour nel prossimo articolo.

Alessia Cagnotto

Cinema, Piemonte protagonista a Venezia

 

UNA STAGIONE D’ORO PER LA PRODUZIONE REGIONALE, TRA DEBUTTI, GRANDI AUTORI E UN INDOTTO CHE CONTINUA A CRESCERE

  • Cinque nuovi titoli nella Selezione Ufficiale della prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
  • Tre progetti alla SIC
  • Un documentario a Notti Veneziane

Il nuovo atteso lungometraggio di Marco Bechis Ritorno a Buenos Aires sarà presentato in anteprima mondiale in Concorso, insieme a un altro ritorno sulla scena molto atteso come quello di Nanni Moretti con Succederà questa notteLa ragazza con la Leica diretto da Alina Marazzi sarà film d’apertura della sezione Orizzonti, in Concorso, insieme all’opera prima di Tommaso Landucci I figli della scimmia – anch’esso presentato in Orizzonti, sempre in Concorso – oltre al cortometraggio Il Senso della Terra di Alessandro Ingaria e Simone Massi, Fuori Concorso in Orizzonti.

Un riconoscimento di altissimo valore e prestigio per l’intero comparto piemontese – con una massiccia presenza di 9 titoli in totale alla kermesse veneziana, risultato record mai raggiunto in precedenza – per il “Piemonte Film Tv Fund” e l’attività di Film Commission Torino Piemonte, a dimostrazione della strategia di sviluppo, degli investimenti e dei servizi cresciuti costantemente negli anni.

  • Edizione di grande lustro per il Piemonte che sarà presente alla 83. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia con ben 5 titoli nella seleziona ufficiale de La Biennale, a cui si aggiungono i 3 titoli già annunciati alla SIC e un documentario presentato alle Notti Veneziane delle Giornate degli Autori
  • Una forte e prestigiosa presenza che parte dal Concorso, con il nuovo lungometraggio di Marco BechisRitorno a Buenos Aires, che concorre per il Leone d’Oro, insieme a Succederà questa notte di Nanni Moretti
  • 3 titoli in Orizzonti, dal film di apertura – La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, in Concorso – passando per I figli della scimmia di Tommaso Landucci anch’esso in Concorso, fino al cortometraggio il Senso della Terra, diretto da Alessandro Ingaria Simone Massi, Fuori Concorso.

Il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli Assessori regionali Marina Chiarelli e Andrea Tronzano dichiarano: «Nove titoli alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia rappresentano un risultato di straordinario valore per il Piemonte e la conferma che il nostro sistema audiovisivo è oggi tra i più autorevoli e competitivi nel panorama internazionale. Una presenza così significativa nella selezione ufficiale della Mostra è il frutto di una strategia che negli anni ha scelto di investire con convinzione nell’audiovisivo come leva di crescita culturale, economica e occupazionale. Attraverso il Piemonte Film TV Fund sosteniamo produzioni capaci di generare lavoro, valorizzare le professionalità del settore e promuovere il nostro territorio sui più importanti palcoscenici internazionali. Ogni produzione che sceglie il Piemonte porta con sé investimenti, occupazione, turismo e nuove opportunità per le imprese della filiera. È un modello di sviluppo che unisce cultura e industria e che continua a dare risultati concreti, grazie anche alla collaborazione con Film Commission Torino Piemonte e con tutti i protagonisti della filiera audiovisiva regionale. La presenza del Piemonte a Venezia è la conferma che investire nella creatività, nei talenti e nelle imprese culturali significa costruire sviluppo, occupazione e nuove opportunità per il futuro del nostro territorio».

La Presidente di Film Commission Torino Piemonte Beatrice Borgia e il Direttore Paolo Manera: «Quello di Venezia 83 è un record storico per il cinema piemontese, che arriva a coronamento dei 25 anni di attività della Fondazione, appena festeggiati: i nove titoli piemontesi alla Mostra del Cinema sono un primato assoluto che va oltre il singolo film, un risultato mai raggiunto prima in una rassegna internazionale così prestigiosa: sono progetti che raccontano un sistema produttivo maturo, capace di attrarre grandi autori e allo stesso tempo di far crescere i nuovi talenti del territorio. Essere presenti dal Concorso a Orizzonti, dalla Settimana della Critica alle Giornate degli Autori, significa che il Piemonte mai come oggi parla a tutte le anime del cinema contemporaneo. E’ la conferma che il lavoro della Fondazione, insieme al fondamentale sostegno della Regione attraverso il Piemonte Film TV Fund, sta costruendo qualcosa di duraturo per il nostro territorioUn traguardo che è il frutto di un lavoro costante che ogni giorno mette in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione — dai fondi alle attività di attrazione e servizi sul set — insieme a Regione Piemonte e Città di Torino, passando per la sempre maggiore collaborazione con Camera di Commercio e Fondazioni Bancarie come Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT».

 

I TITOLI

Ritorno a Buenos Aires

Un importante ritorno dietro la macchina da presa per Marco Bechis che presenta in Concorso Ritorno a Buenos Aires, una coproduzione internazionale Italia e Brasile con Adriano Giannini protagonista, nei panni di Mariano Guerra.

Girato tra Porto Alegre in Brasile e Torino – 3 settimane di riprese a gennaio scorso, con l’Aula Bunker (Corte d’Appello di Torino) presso Le Vallette come location principale – Ritorno a Buenos Aires è prodotto da Fandango39Films, Karta Film, 34 Films con Rai Cinema ed è stato realizzato con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 – bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

Il progetto è realizzato e distribuito con il contributo del FONDO PER LO SVILUPPO DEGLI INVESTIMENTI NEL CINEMA E NELL’AUDIOVISIVO del MiC MINISTERO DELLA CULTURA DGCA e con il sostegno del Fondo Settoriale Dell’audiovisivo (FSA), gestito dal BRDE

Sinossi
Buenos Aires, 2008. Dopo trentatré anni, trascorsi in Italia, Mariano Guerra torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo.

Per approfondire le riprese a Torino, vedi QUI

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Succederà questa notte

Nanni Moretti ritorna sul palcoscenico internazionale della Mostra del Cinema con il suo ultimo atteso lungometraggio, realizzato per una settimana anche a Torino lo scorso settembre con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

Succederà questa notte è liberamente tratto dalla raccolta di racconti Legàmi di Eshkol Nevo (Feltrinelli Gramma, 2024). Un intreccio di racconti tra Italia e Spagna le cui riprese hanno coinvolto per una settimana anche diverse location torinesi, tra cui l’Aeroporto Sandro Pertini di Torino e varie vie del centro cittadino.

Per approfondire le riprese a Torino, vedi QUI

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La ragazza con la Leica

La sezione Orizzonti segna un altro importante traguardo con 2 prestigiosi titoli realizzati con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 – bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

L’autrice e regista Alina Marazzi – tornata a girare a Torino per 3 settimane nell’autunno 2025 – presenta in Concorso, quale film di apertura di Orizzonti, La Ragazza con la Leica, portando in scena la vita personale e professionale di un’icona della fotografia del Novecento, Gerda Taro, interpretata da Emilia Schüle.

Coproduzione Italia Germania, prodotto da Vivo Film con Rai Cinema e Komplizen Film e ZDF/Arte in associazione con Eolo Film ProductionsFilm I Vast e Zentropa SwedenLa Ragazza con la Leica – liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Helena Janeczek, edito da Guanda editore, vincitore del Premio Strega è stato realizzato con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 – bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

Sinossi
Parigi, 14 luglio 1937. Gerda Taro trascorre insieme a Robert Capa e agli amici di sempre, con i quali è fuggita dalla Germania nazista, l’ultimo giorno prima di tornare sul fronte spagnolo. Tra passato e presente riaffiorano i momenti che hanno segnato la sua vita: l’impegno politico a Lipsia accanto al suo primo amore, gli anni dell’esilio a Parigi, il colpo di fulmine con Capa, la scoperta della fotografia e il desiderio, sempre più forte, di usare la sua Leica come strumento di lotta e di libertà. Un ritratto della prima fotoreporter morta sul campo di battaglia, una donna che ha incarnato un tempo in cui tutto sembrava ancora possibile.

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I figli della scimmia

Grande soddisfazione per l’esordio alla regia di Tommaso Landucci che, con I figli della scimmia, porta in concorso – sempre nella sezione Orizzonti – un lungometraggio che vede Riccardo Scamarcio come protagonista e ha tra gli interpreti anche Fausto Russo Alesi, Andrea Aggio, Tancredi Naldini, Lidia Liberman, Cristina Odasso con Luigi Diberti.

Tra gennaio e febbraio 2026 Il set ha coinvolto per 5 settimane varie location del centro di Torino e diversi comuni nella provincia, tra cui vari comuni coinvolti tramite la Rete regionale di Film Commission Torino Piemonte.

Prodotto da Andrea Calbucci e Maurizio Piazza per Lungta FilmRiccardo Scamarcio per Lebowski e Andrea Leone per Mosaicon Film il film è una produzione Lungta FilmLebowski e Mosaicon Film, con la partecipazione di HBO Max, in collaborazione con Rai Cinema, con il contributo del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero Della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 – bando “Piemonte Film TV Fund” e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

Sinossi
Dario è padre di un bambino disabile, al quale dedica ogni cura e attenzione, ed ha un bellissimo rapporto con il figlio adolescente di suo fratello. Nel crescente legame con il nipote ritrova il figlio che avrebbe voluto avere, e assume il ruolo del padre che avrebbe potuto essere. Un gioco di proiezioni e desideri inespressi che finirà per incrinare l’equilibrio interiore di Dario e travolgere l’intera famiglia.

Per approfondire le riprese a Torino vedi QUI

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Il Senso della Terra

A completare la rappresentanza piemontese al Lido si aggiunge la soddisfazione per Il Senso della Terra – diretto da Alessandro Ingaria e Simone Massi e prodotto da Alberto Favruzzo e Martin Alan Tranquillini per Abisso Studio – che sarà presentato in anteprima mondiale nella sezione Orizzonti Fuori Concorso.

Cortometraggio realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Short Film Fund, Il film è liberamente ispirato alle operazioni di identificazione dei migranti morti nel Mediterraneo e rimasti senza nome ed affronta il tema delle migrazioni via mare attraverso uno sguardo intimo, poetico e profondamente umano. EMERGENCY, impegnata dal 2022 nelle attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo con la nave Life Support, contribuirà alla distribuzione italiana del cortometraggio tramite i suoi gruppi di volontari sul territorio italiano.

Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, di IDM Film & Music Commission Südtirol, Trentino Film Commission Film Commission Torino Piemonte – Short Film Fund con il patrocinio della Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission.

Un’estate di cultura tra biblioteche e musei civici

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Con letture, incontri, giochi, cinema, mostre e visite guidate per tutte le età

L’estate è l’occasione ideale per vivere biblioteche e musei civici di Torino attraverso un ricco calendario di attività pensate per pubblici diversi. Per bambine e bambini sono in programma letture ad alta voce e appuntamenti dedicati alla scoperta dei libri; per ragazze, ragazzi e adulti le biblioteche si confermano luoghi di incontro, socialità e partecipazione con giochi da tavolo, scacchi, gruppi dedicati al fumetto, proiezioni cinematografiche, spettacoli e momenti di approfondimento culturale.

Un’offerta diffusa in tutta la città accompagna chi resta a Torino durante i mesi estivi e si completa con mostre, visite guidate e percorsi nei musei civici, da Palazzo Madama al MAO fino alla GAM. Tra nuove esposizioni, collezioni permanenti e occasioni di approfondimento, il patrimonio culturale cittadino diventa protagonista dell’estate torinese.

Le attività nelle Biblioteche civiche dedicate ai più piccoli

Letture ad alta voce, racconti illustrati e occasioni per avvicinarsi ai libri: nelle Biblioteche civiche e sui Bibliobus l’estate propone appuntamenti pensati per stimolare la curiosità e la fantasia di bambine e bambini, condividendo il piacere della lettura fin dai primi anni di vita.

Alla Biblioteca civica Don Lorenzo Milani proseguono fino al 29 luglio gli appuntamenti di “Mille storie in biblioteca”, letture ad alta voce per bambine e bambini di tutte le età con il personale della biblioteca e i volontari del Servizio civile universale, ogni mercoledì alle 16.30.

Alla Biblioteca civica Alberto Geisser, sabato 25 luglio dalle 10.30 alle 11.30, “Storie da raccontare” propone letture ad alta voce per bambine e bambini da 0 a 6 anni, curate dal personale della biblioteca e dalle volontarie del Servizio civile universale.

Fino al 31 luglio, inoltre, i Bibliobus della Città faranno sosta in via Scialoja 8 e in strada Altessano 43 ogni venerdì dalle 17 alle 18, proponendo “Favolando a quattro ruote”, letture ad alta voce di albi illustrati per bambine e bambini dai 3 anni, a cura delle bibliotecarie.

Le Biblioteche civiche come spazi di gioco, socialità e incontro

Durante l’estate le Biblioteche civiche si confermano luoghi di partecipazione e aggregazione aperti a tutte le età. Tra scacchi, burraco, fumetti, cinema, musica e incontri culturali, il programma offre molte occasioni per trascorrere il tempo libero, coltivare interessi e incontrare altre persone in spazi accoglienti e accessibili.

Alla Biblioteca civica Alberto Geisser prosegue fino al 29 luglio “La mossa del lettore”, appuntamento per chi desidera giocare a scacchi in compagnia, rivolto sia a chi conosce già le regole sia a chi vuole imparare dalle basi, dai 6 anni in su. Gli incontri si svolgono il mercoledì dalle 15 alle 17 e il sabato dalle 10 alle 12, coordinati dai volontari del progetto Senior civico e dai volontari civici.

Alla Biblioteca civica Bianca Guidetti Serra proseguono fino al 27 luglio gli incontri settimanali di burraco, ogni lunedì dalle 16 alle 18, a cura di Mariella Fabrocile nell’ambito del progetto Senior Civico.

Alla Biblioteca civica Italo Calvino, fino al 29 luglio, “Manga Time in biblioteca” invita lettrici e lettori a parlare di fumetti giapponesi, scambiare consigli di lettura e scoprire nuovi titoli, tutti i mercoledì dalle 16.30 alle 18.

Al Mausoleo della Bela Rosin, la programmazione estiva, nell’ambito del progetto “Che bella estate!” della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino, propone incontri, cinema, teatro, musica e appuntamenti dedicati alla memoria. Martedì 28 luglio alle 21.30, nell’ambito del progetto della Città di Torino “Che bella estate!”, sarà proiettato “Finale Allegro” di Emanuela Piovano, liberamente ispirato al romanzo “L’età ridicola” di Margherita Giacobino. Il calendario prosegue martedì 4 agosto alle 21.30 con “Hamnet. Nel nome del figlio”, adattamento cinematografico del romanzo di Maggie O’Farrell dedicato alla figura di Anne Shakespeare e alla nascita di “Amleto”; venerdì 7 agosto alle 21 con “Ziggy Played Guitar”, concerto-storytelling dedicato a David Bowie; domenica 9 agosto alle 18.30 con “Un ricordo di Gian Paolo Ormezzano” e, alle 21, con “The Snow Goose”, spettacolo tratto dal racconto ambientato durante la Seconda guerra mondiale. Lunedì 10 agosto alle 21 è in programma “I giovedì delle Madri – Mille giovedì in Plaza de Mayo”, dedicato alla storia delle Madres argentine; martedì 11 agosto alle 17 sarà presentato il video-documentario “Taty Almeida, cittadina onoraria di Torino” e alle 21 si terranno letture e musica con “Altre città invisibili”. Mercoledì 12 agosto alle 17 è prevista la presentazione del libro “Orfana di figlio” di Renzo Sicco e del video-documentario dedicato a Taty Almeida, mentre alle 21 andrà in scena “Odilia e le altre”, omaggio a Laura Mancinelli. Giovedì 13 agosto alle 17 la performance “Tutte le donne del Re” racconterà le figure femminili legate a Vittorio Emanuele II e alla Bela Rosin, mentre alle 21 sarà proposto “Rais”, tratto dal romanzo “L’ultima notte del Rais” di Yasmina Khadra. Venerdì 14 agosto alle 17 sarà proiettato “Tutte le donne del Re”, spettacolo realizzato da Assemblea Teatro in occasione dell’apertura del Mausoleo, e alle 21 andrà in scena “Notti Magiche – Quel sogno che comincia da bambino”. Sabato 15 agosto alle 21 sarà la volta de “Il Barone Rampante”, tratto dal romanzo di Italo Calvino e proposto in dialogo con il parco del Mausoleo, recentemente arricchito da nuove piantumazioni; domenica 16 agosto alle 21 seguirà “L’Ottava Meraviglia – Rastelli il giocoliere”, dedicato alla vita e all’arte di Enrico Rastelli. Chiudono il programma le proiezioni di “L’Attachement” di Carine Tardieu, giovedì 20 agosto alle 21.30, e “Non dirmi che hai paura”, tratto dal romanzo di Giuseppe Catozzella dedicato alla storia dell’atleta Samia Yusuf Omar, giovedì 27 agosto alle 21.30.

Nuove mostre e visite guidate nei musei civici

Dalle nuove mostre alle visite guidate, l’estate invita a scoprire o riscoprire il patrimonio dei musei civici torinesi. Palazzo Madama, MAO e GAM propongono percorsi dedicati all’arte, alla storia e alle culture del mondo, con esposizioni, riallestimenti e appuntamenti di approfondimento rivolti a pubblici diversi.

Palazzo Madama sono visitabili “Bianco al femminile” e “Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento”, entrambe incluse nel biglietto delle collezioni. “Bianco al femminile” racconta il rapporto materiale e simbolico tra il bianco, il colore naturale della seta e del lino, e la donna, attraverso una selezione di cinquanta manufatti tessili delle collezioni del museo, di cui sei restaurati per l’occasione e quattordici esposti per la prima volta. Alla mostra sono dedicate le visite guidate “Bianche connessioni. Trame d’arte e di tessuti”, in programma sabato 8 agosto e 12 settembre alle 16, con costo di 10 euro, acquistabile online sul sito della Fondazione Torino Musei. “Giardini. L’arte di vivere la natura nel Settecento” propone invece un percorso tra disegni, incisioni, tavole botaniche e progetti d’architettura dedicati all’arte del giardino nel XVIII secolo. Sempre a Palazzo Madama, la grande pala d’altare “Il Patrocinio di San Giuseppe e l’Immacolata Concezione con Gesù Bambino” di Daniel Seiter, appena entrata nelle collezioni del Museo, è al centro del riallestimento della Camera delle Guardie. Il 26 settembre alle 16 è inoltre prevista la visita “Una residenza tutta al femminile”, dedicata a Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, all’interno del palinsesto “Reale Femminile 2026” del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude.

Mancano pochi giorni alla riapertura del MAO – Museo d’Arte Orientale, che giovedì 23 luglio inaugurerà la nuova mostra “Paesaggi da sogno / Dreamscapes. Le 53 stazioni della Tokaido”. Dal 24 luglio al 29 novembre il percorso espositivo dedicato a Utagawa Hiroshige riunirà una selezione di 36 stampe e alcuni oggetti legati alla cultura materiale del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo. L’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto delle collezioni permanenti. Previste anche visite guidate: “Il Giappone tra immaginazione e realtà”, dedicate alla collezione di arte giapponese e al progetto allestitivo su Hiroshige, si terranno sabato 1, 15 e 29 agosto e 12 settembre alle 11.30, con costo di 7 euro, acquistabile online sul sito della Fondazione Torino Musei. Sabato 15 agosto alle 16 è inoltre in programma “Scoprire il MAO”, itinerario attraverso le cinque collezioni permanenti, con costo di 10 euro a persona più biglietto di ingresso alle collezioni.

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea prosegue il percorso delle “Risonanze”, il programma che riorganizza in modo dinamico le collezioni attorno a temi specifici, mettendo in dialogo opere, mostre e progetti. La Quarta Risonanza, “Disegno, segno, tratto”, visitabile fino al 1° novembre, esplora la carta come spazio di sperimentazione e libertà espressiva. In questo contesto si inserisce “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, che riunisce per la prima volta in un percorso unitario oltre seicento disegni, acquerelli, incisioni e dipinti provenienti dalle raccolte del museo. Lungo il percorso sono presenti anche opere di Pesce Khete, “intruso” della Quarta Risonanza, in dialogo con figure centrali del Novecento presenti nelle collezioni della GAM, tra cui Alberto Savinio, Luigi Spazzapan e Lucio Fontana.

Sempre nell’ambito della Quarta Risonanza, la GAM presenta “Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo”, realizzata in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti per il centenario della nascita dell’artista, con opere legate alla sua produzione sperimentale sulla fotografia tra gli anni Settanta e Ottanta.

Il progetto “Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno” presenta invece l’ingresso nella collezione GAM di un corpus di 15 fotografie della serie realizzata tra il 1966 e il 1976, acquisite nell’ambito di Strategia Fotografia 2025. Una sala delle collezioni permanenti è inoltre dedicata all’esposizione “Giorgio Griffa. Omaggio per i 90 anni”, con opere che documentano alcuni passaggi centrali della ricerca pittorica dell’artista, dalla fine degli anni Sessanta.

È inoltre visitabile alla GAM il Deposito Vivente, uno spazio che permette al pubblico di entrare in contatto con opere meno note del museo, accostate ai capolavori della collezione.

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