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Verso Torino 2033, Torino prepara la candidatura a Capitale Europea della Cultura

Dopo l’insediamento del Tavolo Strategico interistituzionale per la costruzione del dossier tra Città di Torino, Regione Piemonte, Città Metropolitana, Camera di commercio, Università degli Studi di Torino, Politecnico di Torino, Fondazione CRT e Fondazione Compagnia di San Paolo prendono il via le prime attività che porteranno alla realizzazione del dossier di candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033.

Il lavoro di quest’anno, coordinato da Fondazione per la Cultura Torino e dal direttore della candidatura Agostino Riitano, sarà dedicato a costruire una rete di interlocutori culturali, scientifici e istituzionali, all’analisi dei punti di forza dell’ecosistema culturale cittadino e all’avvio di una strategia di comunicazione. Le varie fasi progettuali porteranno alla stesura del primo dossier di candidatura entro la fine del 2026 per poi presentarlo l’anno successivo, in risposta all’avviso pubblico del Ministero della Cultura.

Un lavoro articolato che non potrà fare a meno del prezioso supporto di volontari civici. E sono stati proprio loro, questo pomeriggio, i protagonisti di un incontro alla Biblioteca Civica Italo Calvino organizzato da Fondazione per la Cultura Torino. Presenti centinaia di cittadini aspiranti volontari che hanno ascoltato le esperienze raccontate da volontari – già protagonisti di grandi progetti culturali internazionali come Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, Expo Dubai 2020, Eurovision Song Contest 2022 e le Universiadi 2025 – e hanno stabilito relazioni per un percorso di formazione che si svilupperà nei prossimi mesi.

“Il 2033 sembra lontano, ma la città si è già messa al lavoro per quella che riteniamo una sfida importante – spiega l’assessora alla Cultura Rosanna Purchia – e che vede già il coinvolgimento di numerosi partner istituzionali. L’obiettivo, ora, è quello di coinvolgere la cittadinanza, attraverso il volontariato civico, che è linfa preziosa per la buona riuscita di tantissimi appuntamenti di rilievo nel calendario cittadino e, in modo particolare, i più giovani”.

L’incontro con i volontari è stato l’occasione per presentare loro la prima iniziativa che verrà messa in campo e cui potranno collaborare. Si chiama “legami europei” #VersoTorino2033 e ha come obiettivo la mappatura delle relazioni personali ed emotive tra i cittadini di Torino e quelli di altre città europee. L’iniziativa prenderà il via in occasione della Festa dei Vicini, in programma sabato 24 e domenica 25 maggio, attraverso la diffusione di un form online con il supporto dei volontari torinesi. I risultati di questa analisi del ‘sentiment’ del rapporto tra città europee andranno a comporre una infografica on line, aggiornata in tempo reale, che stimolerà lo sviluppo della dimensione europea del dossier di candidatura.

L’immagine del progetto sarà invece affidata alla creatività dei più giovani. È partito proprio in questi giorni il percorso di co-creazione del logo “Torino 2033” cui sono al lavoro i designer dell’agenzia Armando Testa insieme agli studenti di tre istituti superiori torinesi, il Liceo Artistico Cottini, l’Istituto Superiore Bodoni-Paravia, il CNOS-FAP Valdocco. “Un obiettivo così ambizioso e importante, che guarda al futuro – spiega l’assessora alle Politiche Educative e Giovanili Carlotta Salerno – non poteva fare a meno di coloro che rappresentano meglio di tutti il futuro della nostra città, ovvero le ragazze e i ragazzi. Il percorso di co-creazione del logo della candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura per il 2033 ha l’obiettivo di stimolarne la partecipazione attiva, invitandoli a riflettere sull’identità della città e promuovendo valori di inclusione, interculturalità e appartenenza alla comunità”. Il progetto determinerà un metodo di creazione condivisa nel quale le arti grafiche valorizzeranno lo sguardo delle nuove generazioni dando vita a quello che, nei prossimi anni, sarà il simbolo di questa sfida a Torino ed in tutta Europa.

Il percorso di candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033 sarà protagonista anche di un incontro al Salone del Libro, all’interno dello Stand della Città di Torino e della Città Metropolitana, venerdì 16 maggio alle 15.30. “Viaggiare leggeri verso futuro” sarà un dialogo tra Agostino Riitano e Jeffrey Schnapp, fondatore di metaLAB e co-direttore della facoltà del Berkman Center for Internet and Society presso l’Università di Harvard, figura di riferimento nel campo delle digital humanities, ovvero di come il digitale impatti i modelli di produzione, disseminazione e trasmissione della cultura. Schnapp e Riitano porranno al centro della conversazione alcune delle domande de “Domandare la pace” che i giovani del Campus di Democrazia Futura hanno formulato nell’ambito di Biennale Democrazia. Sempre Agostino Riitano interverrà nell’ambito del TEDx Torino al Teatro Regio martedì 26 maggio alle 20:45 con uno speech dedicato alla forza dell’immaginario nei processi di cambiamento culturale.

650 libri in simboli CAA agli ospedali piemontesi

Fondazione Paideia, in collaborazione con la Regione, ha donato 650 libri in simboli della Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) a 13 sedi delle Asl piemontesi nell’ambito del progetto “Libri per Tutti”. Un’iniziativa che mira a rendere la lettura accessibile anche ai bambini con bisogni comunicativi complessi, contribuendo alla creazione di un contesto più inclusivo nei presidi sanitari e ospedalieri.

“Con questo progetto ribadiamo il nostro impegno per una cultura realmente accessibile e inclusiva – hanno commentato gli assessori regionali alla Cultura Marina Chiarelli e alla Sanità Federico Riboldi – Questa donazione rappresenta un esempio concreto di come la cultura possa entrare nei luoghi della cura, diventando strumento di relazione, sostegno e crescita. Rendere la lettura fruibile anche ai bambini con bisogni comunicativi complessi significa promuovere il diritto alla cultura e contribuire al loro benessere e alla piena partecipazione alla vita della comunità”.

È dal 1993 che la Fondazione Paideia lavora per offrire sostegno ai bambini con disabilità e alle loro famiglie, favorendo la crescita e la partecipazione di tutti attraverso progetti dedicati. Il progetto “Libri per Tutti”, avviato nel 2016, ha permesso di costruire una rete di oltre 110 realtà tra biblioteche, scuole e associazioni impegnate nella diffusione e promozione dei libri in simboli CAA, grazie anche al contributo della Regione Piemonte.

Le sedi coinvolte

Asl Città di Torino

 

Scaffale nella Casa della Salute dei Bambini e dei Ragazzi, via Gorizia 112/a (piano terra)

Scaffale nell’Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile, via Tamagno 5 (piano terra)

Centro Vaccinale, via della Consolata 10

Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino

Reparto di Neuropsichiatria Infantile, piazza Polonia 94 (percorso a – 2° piano)

Ospedale Sant’Anna di Torino

Spazio Neonatale, via Ventimiglia 3 (percorso f – 3° piano)

Asl TO3

Servizio di Recupero e Rieducazione di Rivoli, via Rivalta 29 (4° piano)

Servizio di Recupero e Rieducazione di Collegno, via Martiri XXX Aprile 30 (padiglione 17(

Reparto di Pediatria dell’Ospedale Agnelli di Pinerolo

Asl CN1

Servizio di Neuropsichiatria Infantile all’Ospedale SS. Annunziata di Savigliano (1° piano blocco M)

Servizio di Neuropsichiatria Infantile, corso Francia 10 a Cuneo (piano terra)

Asl CN2

Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Ferrero di Verduno

Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale di Bra

AOU Novara

Servizio di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Maggiore di (padiglione E)

Cartoline filateliche speciali per la Festa della Mamma

Torino, 9 maggio 2025 – Questa mattina, nell’ufficio postale di Torino 35 in Via Marsigli, si è svolta una visita speciale da parte di circa venti bambini delle elementari dell’Istituto Comprensivo Pietro Baricco.

Accompagnati dalla Dirigente Scolastica, Maria Antonietta Roma, e dalle maestre Roberta Grimaldi, Daria Girgenti e Felicetta Catena, insieme ai rappresentanti di Poste Italiane, i piccoli studenti hanno preparato delle cartoline filateliche con pensieri affettuosi dedicati alle loro mamme, in vista della Festa che si celebra domenica 11 maggio. Le cartoline sono state affrancate con coloratissimi francobolli dei Pokémon, un dettaglio che ha reso l’esperienza ancora più divertente.

Durante la visita, i bambini hanno anche scoperto come funziona l’invio della posta, seguendo tutte le fasi del viaggio di una cartolina.

Anche quest’anno, Poste Italiane dedica alla ricorrenza due colorate cartoline filateliche. Un’occasione per ogni collezionista o per chi desidera ricordare in modo originale una giornata speciale, un modo per valorizzare il gesto della scrittura e conservare nel tempo un ricordo di questa festività.

Le cartoline, in formato standard e puzzle, dal titolo “Quando penso alla mamma il cuore mi batte più forte”, possono essere acquistate online sul sito poste.it e negli Spazio Filatelia, dove fino al 12 maggio sarà anche possibile richiedere l’annullo speciale.

Per qualsiasi curiosità sul mondo della filatelia, è disponibile il sito filatelia.poste.it.

Le nuove palestre all’IIS Copernico-Luxemburg di Torino

Giovedì 8 maggio, la consigliera metropolitana delegata all’Istruzione, Caterina Greco, ha visitato

 l’Istituto di istruzione superiore Copernico-Luxemburg in corso Caio Plinio 2/6 a Torino, accolta dal dirigente scolastico Fulvio Genero. L’Istituto accoglie attualmente circa 1.800 studenti e, con i suoi licei linguistici, scientifici e tecnico-economici, rappresenta un importante presidio formativo per la città.
Nel corso della visita sono stati illustrati i numerosi interventi di riqualificazione edilizia già completati, in corso e programmati, realizzati dalla Città metropolitana di Torino con l’obiettivo di garantire ambienti scolastici sempre più sicuri, moderni e funzionali.
Tra gli interventi realizzati figurano la ristrutturazione completa, edile ed impiantistica, e l’efficientamento energetico del corpo spogliatoi e delle palestre nord-est, il rifacimento dei servizi igienici al piano terreno della palazzina gialla, la realizzazione di un nuovo laboratorio di chimica al primo piano della palazzina gialla e la messa in sicurezza delle scale esterne, oltre alla sostituzione e messa a norma delle attrezzature sportive delle palestre e dei playground dei plessi scolastici. Tali interventi ammontano complessivamente a circa 3 milioni di euro, finanziati sia con fondi dell’Ente che con fondi React-EU.
Per quanto riguarda gli interventi attualmente in corso, si segnalano la fornitura e l’imminente installazione di un montascale, richiesto dal dirigente scolastico per migliorare l’accessibilità dell’edificio, i lavori di adeguamento dei servizi igienici, che prevedono il rifacimento degli impianti al primo e secondo piano della palazzina gialla (corpo B), nonché la demolizione per la messa in sicurezza di una porzione della facciata dello stesso corpo B, per un valore complessivo di circa 260.000 euro, finanziati con fondi propri dell’Ente.
Il Copernico Luxemburg è una delle scuole che sta sperimentando ilprogetto della scuola senza voti sulle nuove modalità valutative con la professoressa

Ernestina Morello: durante il sopralluogo,  se ne è parlato: “abbiamo avuto risocntri positivi – dice la consigliera Greco – è emerso un diffuso senso di minore stress e una maggiore libertà nell’apprendimento, grazie all’assenza del giudizio numerico; tra le criticità, alcuni studenti hanno segnalato la percezione di dover studiare di più e in modo più costante”.

Centri estivi a Rivoli, riduzione delle tariffe

Stanziati 254 mila euro dall’Amministrazione per centri estivi attenti all’inclusione ed alla libertà di sceltaAmpliato il periodo di apertura. Riduzione delle tariffe.

 

L’estate rappresenta un tempo prezioso: una pausa dalla scuola, ma anche un’occasione di crescita, socialità e scoperta. Con questa consapevolezza, la Città di Rivoli presenta il programma 2025 dei centri estivi, frutto di un grande lavoro di pianificazione e di un investimento mirato per garantire servizi di qualità, inclusivi e accessibili a tutte le famiglie.

L’offerta di quest’anno, rivolta principalmente ai bambini dai 3 agli 11 anni, si distingue per il rafforzamento delle misure di sostegno personalizzate, per la continuità con le esperienze passate e per l’introduzione di importanti novità.

Uno dei pilastri del progetto è l’attenzione dedicata ai minori con disabilità. Ogni bambino, infatti, potrà contare su un operatore educativo dedicato 1 a 1, con la possibilità di scegliere liberamente il centro estivo più adatto, anche in funzione delle sue necessità terapeutiche. Una vera e propria individualizzazione del sostegno, che mette al centro la persona e la sua unicità.

Per garantire questo servizio, l’Amministrazione ha stanziato 254.149 euro e affidato l’intervento alla Cooperativa Aldia, con l’obiettivo di favorire, ove possibile, la continuità educativa con i professionisti già coinvolti durante l’anno scolastico.

Sono previste fino a 6 settimane di presenza dell’educatore per i bambini della primaria e secondaria di primo grado, e 4 settimane per i bambini dell’infanzia (considerando che la scuola termina il 30 giugno). Un impegno significativo, se si considera che ogni settimana di supporto costa oltre 1.000 euro per bambino.

Anche sul fronte dell’accessibilità economicail Comune ha voluto mantenere e rafforzare le agevolazioni: 10 euro di riduzione settimanale per tutti i residenti; ulteriori 5 euro di sconto per ogni fratello/sorella iscritti; sconti in base alla fascia ISEE.

Il contributo complessivo stanziato per la riduzione delle tariffe è di 55.000 euro. Le riduzioni si applicano fino a un massimo di 8 settimane per i bambini della primaria e 5 settimane per quelli dell’infanzia. In caso di reperimento di ulteriori fondi (comunali o statali) sarà possibile rivalutare l’impianto di sostegno alle tariffe.

Novità di quest’anno, l’ampliamento del periodo di apertura10 settimane di attività per la scuola primaria7 settimane per l’infanzia, con inizio il giorno successivo alla chiusura scolastica.

I servizi saranno sospesi solo durante le due settimane centrali di agosto, dal 9 al 24.

Accogliere davvero tutti richiede competenze. Per questo motivo torna e si amplia il progetto “Summer4All”, un percorso di formazione e accompagnamento rivolto agli operatori dei centri estivi (coordinatori, educatori, animatori) per migliorare l’esperienza dei bambini con diagnosi di autismo. Il progetto, promosso dal Consorzio Ovest Solidale con la Diaconia Valdese – Centro Boom, prevede incontri iniziali e momenti di supervisione continua, e si estende a tutti i Comuni del territorio consortile, dopo gli ottimi risultati registrati nella scorsa edizione.

L’estate rivolese non si rivolge solo ai più piccoli. Anche gli adolescenti avranno la loro occasione di mettersi in gioco. Per i giovani tra i 13 e i 16 anni, sarà attivato a luglio il progetto gratuito “Piazza Ragazzabile”, un vero e proprio cantiere-laboratorio di ecologia urbana.

Durante tre settimane, dalle 9.30 alle 12.30, circa 25 ragazzi parteciperanno ad attività concrete per prendersi cura della città, sviluppare senso civico e lavorare in squadra. L’iniziativa, alla sua terza edizione, si inserisce in un percorso più ampio avviato anche durante l’anno scolastico.

Nel riconoscere il valore sociale e aggregativo degli oratori e delle parrocchie, il Comune ha destinato 15.000 euro a sostegno delle loro proposte estive rivolte ai bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni. I fondi saranno distribuiti in base al numero di iscritti, alla durata delle attività e alla qualità progettuale.

Per rafforzare ulteriormente il senso di rete tra tutte le realtà coinvolte – cooperative, associazioni, enti religiosi e del terzo settore – è in programma per martedì 1 luglio anche una mattinata di festa e incontro pubblico, per condividere esperienze, fare comunità e celebrare l’impegno educativo che unisce tutta la città.

L’estate è un tempo prezioso per la crescita e l’equilibrio dei nostri bambini e ragazzi” dichiara l’Assessore all’Istruzione Lidia Zanette “Con questa programmazione, l’Amministrazione ha scelto di investire sulle persone, sulla libertà di scelta, sull’individuazione del sostegno e sul rafforzamento della rete educativa del territorio. Ogni bambino, deve sentirsi accolto e valorizzato nella sua unicità.

Iscrizioni partite il 5 maggio 2025.

Torino, nella chiesa di Sant’Agostino messa per Papa Leone XIV

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Parrocchia S. Agostino in Torino, via Sant’Agostino angolo via Santa Chiara.
(La storica parrocchia agostiniana di Torino)

Oggi venerdì 9 Maggio ore 18.30
S. Messa per Papa Leone XIV, frate agostiniano. In rendimento di Grazie e pregando per il suo ministero. “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo” (S. Agostino – citato nel primo saluto papale di ieri)

Igino Macagno

Monopattini e bici sotto i portici di via Cernaia

GIACHINO SCRIVE AL SINDACO LO RUSSO
Caro Sindaco,
Sbucando da via Fabbro in via Cernaia ho rischiato di essere investito da una bicicletta che passava sotto i portici di via Cernaia.  Stavo commentando con un Signore che aveva assistito alla scena ed ecco arrivare sempre sotto i portici un monopattino. Ho già segnalato altre volte questa situazione ma vedo che i risultati non ci sono. Puoi vedere Tu?
Grazie della attenzione
Mino Giachino

Con il maltempo arriva anche il tornado

Un vero e proprio tornado in Piemonte.  È durato alcune decine di secondi il fenomeno atmosferico mercoledì  nel Novarese, a Landiona. Per fortuna nessun danno. Un video, dal quale è stata tratta l’immagine è stato postato sulle pagine Facebook “Meteo Novara e provincia” e di Andrea Vuolo meteorologo.

Il nonno del Papa, Jean Lanti Prevost, nacque a Torino?

In base a quanto rilevato dal sito di ricerche genealogiche wikitree, che cita come fonti i dati anagrafici del governo USA, il nonno del Papa, Jean Lanti Prevost, sarebbe nato a Torino nel 1876 e deceduto nel 1960 a Cook, in Illinois. Si sarebbe sposato  con Suzanne Louise Marie Fabre, di origini italo-svizzere, prima di emigrare negli Stati Uniti, stabilendosi a Chicago, dove nel 1920 nacque il padre di Robert Prevost, Luis Marius. Bisogna anche però  precisare che, nelle biografie diffuse in queste ore, le origini del nuovo vescovo di Roma vengono descritte in modo generico come franco-italiane e, al momento, non risultano riscontri certi negli archivi anagrafici italiani.

Il mestiere della giornalista nello sguardo di Stefania Battistini e Serena Danna

Primo incontro di “Giornaliste. Raccontare e fotografare il mondo” al Circolo dei lettori

Al Circolo dei lettori è ripartito il ciclo “Giornaliste. Raccontare e fotografare il mondo”, ideato da Annalisa Camilli. Un omaggio alle voci femminili del giornalismo – del presente e del passato – che sanno e hanno saputo raccontare il proprio tempo attraverso parole e immagini, da davanti o dietro un obiettivo. Un viaggio tra testimonianze dirette, documenti d’archivio e memorie personali, per restituire frammenti di mondo e offrire nuovi sguardi sulla realtà.

Nel primo incontro di mercoledì 7 maggio Stefania Battistini, inviata speciale del TG1 in dialogo con Serena Danna, vicedirettrice di Open, ci hanno aiutato a capire come si spiegano i conflitti e il mondo che cambia così velocemente, in un periodo storico in cui si fa fatica a rincorrere le guerre.

Il mestiere dell’inviato di guerra

Durante uno degli episodi più delicati del conflitto in Ucraina Stefania Battistini si è trovata nuovamente sul campo, testimone diretta di un momento che segnava un cambio di strategia da parte di Kyiv. Era agosto del 2024, quando le forze ucraine tentarono per la prima volta in due anni e mezzo un’incursione oltre il confine russo, con l’obiettivo dichiarato non di conquistare dei territori, ma di guadagnare una posizione di forza in vista di eventuali negoziati di pace.

“Gli ucraini non hanno mai detto: invadiamo la Russia per prenderci un pezzo di territorio. Hanno puntato a un obiettivo strategico, la centrale nucleare di Kursk, per cercare di ottenere indietro città come Zaporižžja,” ha spiegato Battistini. Il suo lavoro, come sottolinea, è stato quello di ogni cronista: verificare con i propri occhi, essere presente e raccontare.

La giornalista ha ribadito come, nel mestiere del reportage di guerra, sia fondamentale trovare un equilibrio tra l’emozione, inevitabile di fronte al dolore e alla morte, e la lucidità analitica. “C’è chi lavora dal desk, chi corre sul posto. Ma alla fine il punto d’incontro dentro una redazione nasce proprio da questa osmosi tra chi analizza e chi vive sul campo.”

Un esempio emblematico di quanto sia complesso e delicato il ruolo del giornalista nei teatri di guerra si è verificato durante la liberazione della città di Kherson, nel sud dell’Ucraina. Le immagini di cittadini in festa che sventolavano la bandiera ucraina, hanno smontato la narrazione russa secondo cui gli ucraini avrebbero accolto con favore l’occupazione. Tuttavia, le autorità ucraine decisero di limitare l’accesso alla stampa internazionale in quel momento cruciale, bloccando anche giornalisti accreditati, a differenza di colleghi della BBC e della CNN che riuscirono comunque a entrare, pur con grande rischio. per la prima volta i cittadini che erano finiti sotto occupazione potevano raccontare delle cose e sarebbe stato un momento di propaganda fortissimo, che però gli ucraini non si sono voluti giocare.

Secondo Battistini, la decisione di Kyiv fu dettata dalla paura di eventuali incidenti ai danni dei giornalisti occidentali e dalle conseguenze diplomatiche che ne sarebbero potute derivare. “Temono che un morto tra i reporter possa essere visto come una strumentalizzazione a fini di propaganda. C’è una grande attenzione verso la sicurezza degli inviati, un’attenzione che raramente si vede in altri conflitti,” ha affermato.

Il mestiere del giornalista di guerra, specie per chi lavora per la televisione, impone una certa vicinanza alla scena. “Un fotografo deve vedere con i propri occhi, un reporter della carta stampata può anche rimanere un po’ più distante, ma chi lavora per la TV deve poter mostrare.” E raccontare la guerra in Ucraina è vero che puoi farlo dalle città perché è un conflitto che non risparmia i centri abitati, dove vengono colpite scuole, case e ospedali, con i civili che pagano il prezzo più alto.

Ma qualche volta bisogna anche uscire dalle aree urbane per documentare ciò che accade lungo le linee di contatto tra gli eserciti, dove l’accesso è strettamente controllato. “Il primo posto di blocco puoi raggiungerlo da solo, ma per avvicinarti davvero al fronte servono i mezzi militari. A volte sono semplici jeep verdi, che non garantiscono alcuna protezione reale.” E ogni volta che un giornalista viene portato su quei percorsi, aggiunge Battistini, c’è il rischio concreto di diventare un bersaglio.

Una realtà dura, che trova conferma anche in altri teatri di guerra come Gaza: “Il giornalista non è protetto dalla Convenzione di Ginevra. E gli ucraini, questa responsabilità, se la sentono tutta.”

Il giornalista come bersaglio

Dal confronto tra Serena Danna e Stefania Battistini emerge con forza un problema cruciale del nostro tempo: il progressivo screditamento dei giornalisti, in particolare di chi lavora sul campo in contesti di conflitto. Quello che un tempo era considerato un mestiere di testimonianza e servizio pubblico, oggi viene spesso messo in discussione, attaccato, persino ridicolizzato.

Serena Danna sottolinea un trend globale: i giornalisti non sono più visti semplicemente come osservatori, ma sempre più spesso come pedine di propaganda o, peggio ancora, come nemici da smascherare. In un clima di crescente sfiducia, ogni narrazione che non si allinea alle aspettative di una parte viene accusata di parzialità o manipolazione, come nel caso degli attacchi ricevuti da alcuni inviati italiani o americani. Danna parla di un vero e proprio “rogo pubblico” che colpisce il singolo cronista, trasformando l’informazione in campo di battaglia.

Dal canto suo Stefania Battistini racconta quanto questi ultimi tre anni siano stati i più difficili per chi, come lei, lavora nei teatri di guerra. Non solo per il pericolo fisico, ma per il dubbio sistematico che grava sul loro lavoro. Il cuore del problema è che viene costantemente messo in discussione non solo ciò che si racconta, ma il principio stesso della realtà osservata. Anche di fronte a un cadavere, anche con prove documentate, c’è chi nega, chi insinua, chi distorce la realtà.

Battistini rivendica con fermezza la verità dell’esperienza diretta. Ha sempre descritto con lucidità le città ucraine sotto assedio, i civili colpiti durante la fuga, esattamente come i colleghi stranieri provenienti da tutto il mondo, che hanno documentato le stesse cose. Eppure, di fronte a questa coralità di testimonianze, la contro-narrazione negazionista o complottista – spesso formulata da chi è lontano dal fronte– diventa strumento di delegittimazione. E spesso a screditare la fonte sono proprio altri giornalisti che seguono le notizie dal divano di casa.

Ed è proprio qui che si apre la frattura più pericolosa della nostra epoca: la trasformazione della verità in opinione, del giornalista in bersaglio. In un clima di “post-verità”, la realtà non è più ciò che accade, ma ciò che conviene pensare. E il giornalista, anziché essere ponte tra fatti e cittadini, diventa figura scomoda, da smentire o zittire.

Nel proseguire il dialogo, Serena Danna solleva una domanda cruciale: perché chiunque oggi si sente legittimato a mettere in discussione la testimonianza di un giornalista che lavora sul campo? Dai profili anonimi dei social media a colleghi che osservano i conflitti dal divano di casa, il lavoro dei cronisti viene costantemente sottoposto a un giudizio superficiale, spesso strumentale.

Stefania Battistini risponde sottolineando una frattura sistemica nel mondo dell’informazione. Le testate giornalistiche tradizionali, come quelle del servizio pubblico o quelle considerate “mainstream”, sono vincolate da regole stringenti: ogni errore ha conseguenze legali e reputazionali, ogni querela può trasformarsi in una sentenza che pesa anche sul piano economico. La credibilità va difesa con rigore, perché la responsabilità di chi raggiunge milioni di spettatori è enorme.

Al contrario, alcuni spazi televisivi – in particolare i talk show – non sono testate giornalistiche e non sono tenuti a rispettare gli stessi standard. Battistini critica apertamente l’abitudine di invitare ospiti che, consapevolmente, distorcono la verità o negano fatti storici documentati. La responsabilità editoriale si dissolve in nome dello spettacolo e del “pluralismo”, ma il risultato è una continua erosione del confine tra informazione e opinione.

Preoccupa, dice la giornalista, la sovrapposizione tra certe narrazioni di analisti italiani e quelle dei media russi: quando i messaggi coincidono, a distanza di pochi giorni, diventa lecito chiedersi se ci sia solo ingenuità o una deliberata regia del racconto. Continuare a ospitare chi mente, su fatti presenti e passati, è una scelta editoriale che chiede spiegazioni.

In un’epoca di disinformazione diffusa, il rischio è che il giornalismo venga delegittimato non per ciò che dice, ma per ciò che rappresenta: una voce scomoda, un testimone in più. E difendere la sua integrità significa difendere la possibilità di comprendere il mondo.

L’esperienza più paurosa per Battistini

Durante l’incontro con il pubblico, qualcuno ha chiesto a Stefania Battistini quale sia stata la volta in cui ha avuto più paura. La giornalista, con semplicità, ha risposto: “Non sono una persona paurosa”. Eppure, un episodio le è rimasto dentro.

È accaduto quando i droni, utilizzati per documentare il fronte, hanno iniziato a essere dotati di granate. Da quel momento, per motivi di sicurezza, i movimenti si facevano solo di notte. Gli appuntamenti erano fissati per mezzanotte, con l’obiettivo di raggiungere le zone di combattimento sotto la copertura del buio.

Quella notte, la Battistini era sola, senza operatore, i militari l’accompagnano in un territorio aperto e gelido, una pianura spoglia. Le vecchie trincee sono state sostituite da “tane del coniglio”, piccoli rifugi interrati dove si pilotano i droni. Ma la prima tana è già occupata, bisogna raggiungerne un’altra, a piedi. Intorno, solo luci lontane: “Quelli lì sono i russi, quelli lì pure, e anche lì”, le dicono. L’ansia inizia a sovrastarla. Nella nuova tana si entra in quattro, ma c’è posto solo per tre. Un militare resta fuori al freddo. Dentro, si accende una candela, ognuno con la testa china sul proprio schermo. La tensione è palpabile. Lei guarda Twitter, scorre notizie per distrarsi e poi, all’improvviso, si addormenta per lo stress. “Mi sono addormentata per la fatica di gestire l’attesa, lo stress. Ad un certo punto il cervello si spegne, un po’ per darti una via di fuga.”

“Mai più una tana del coniglio”, dice oggi. Ma da quell’esperienza ha capito cosa significa davvero la guerra vissuta da vicino: giovani che fino a ieri lavoravano all’università o nella tecnologia e oggi, obbligati, si ritrovano in prima linea a combattere e sopravvivere.

Una testimonianza cruda, che scava nella carne viva del mestiere e nella verità del conflitto.

Come nasce una vocazione

Un’altra domanda arriva dal pubblico, questa volta da una giovane universitaria: “Come ha iniziato a fare la giornalista?”

Stefania Battistini sorride. Racconta che sì, il giornalismo è sempre stato un sogno. Ma il suo ingresso nella RAI è stato anche un colpo di fortuna supportato dall’ostinazione ostinazione. È successo quando venne aperto un nuovo canale sul digitale terrestre. “Sono entrata così, quasi per caso. Ma poi è iniziata la lunga trafila del precariato. Dieci anni di contratti a tempo: tre mesi, poi due, poi un altro breve rientro. Il “club dei precari”, lo chiama con ironia. “Un girone infernale: precario uno, precario due… e uno solo assunto.” Ma grazie anche al lavoro sindacale e a un cambio di approccio interno, la regola dell’anzianità è stata finalmente rispettata. E così, dopo dieci anni, è arrivato il contratto stabile.”

La carriera è proseguita con la cronaca nera, poi quella locale “lì ho imparato tanto, mi sono formata.” Ma la passione per gli esteri era sempre lì, viva: “durante le ferie andavo in Siria. Un classico per noi giornalisti: investiamo tutto quello che guadagniamo per inseguire ciò che ci muove davvero.”

Poi, un po’ di fortuna, un po’ di contingenze e il coraggio di offrire la propria disponibilità nei momenti in cui nessuno voleva partire. Così è cominciato il suo viaggio da inviata per raccontare il mondo da vicino e da dentro.

Per i prossimi appuntamenti di “Giornaliste. Raccontare e fotografare il mondo” consultare il programma al seguente link https://torino.circololettori.it/giornaliste2025/

GIULIANA PRESTIPINO