Di Manuela Savini
A sei partite dalla fine del campionato, Fiat Torino continua a sognare in previsione play off e lo ha dimostrato ampiamente domenica contro Cantù. Energia, forza, lucidità, gioco di squadra e concretezza hanno consentito alla squadra di casa di bloccare una formazione avversaria che arrivava da tre successi consecutivi. Torino ha meritato di vincere ed il nuovo innesto americano, Ryan Hollins, ha contribuito a trascinare la squadra verso la vittoria.

In classifica, a sorpresa, Milano è stata fermata da Pistoia (74-85), senza tuttavia vedere compromessa la sua corsa verso lo scudetto; Venezia ha, invece, vinto e grazie alla sconfitta di Avellino, ha conquistato in solitaria il secondo posto; mentre le vittorie di Sassari e Reggio Emilia, da una parte, e le sconfitte di Capo d’Orlando e Trentino, dall’altro, hanno consentito a Torino e Brindisi di avvicinarsi alla zona “play off”della classifica.Per raggiungere l’obiettivo di stagione, Fiat Torino dovrà lottare fino all’ultimo incontro, ma con la vittoria su Cantù ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per farlo.

Prossimo incontro in casa, domenica 2 aprile alle ore 19.30, per la sfida Fiat Torino vs Flexx Pistoia
CLASSIFICA (24a giornata): Milano 40; Venezia 32; Avellino 30; Capo d’Orlando e Trentino 28; Sassari e Reggio Emilia 26; Brindisi e Torino 24; Pistoia 22; Brescia, Cantù e Varese 20; Caserta 18; Pesaro 14; Cremona 12.
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Nella 9a giornata di ritorno, il coach Vitucci aveva ancora una ‘situazione infermeria’ critica seppure migliore rispetto alla settimana precedente e probabilmente non si sarebbe aspettato una così bella prestazione da parte dei suoi ragazzi. Il nuovo innesto Hollins si è subito ambientato e ha saputo dare un gran contributo alla squadra, dall’alto della sua esperienza e delle tante partite giocate nell’NBA, consentendo di verticalizzare maggiormente il gioco ed infondendo, probabilmente, una maggiore fiducia nelle capacità di ciascuno dei suoi compagni. E così anche Poeta, seppure nessuno avesse mai dubitato delle sue doti, ha disputato una delle sue migliori partite della stagione giocando complessivamente per trentaquattro minuti, mettendo a segno quattro triple su cinque (con l’80% di realizzazione) ed una lunetta su quattro (25%), realizzando un totale di sedici punti e conquistando cinque rimbalzi. Alibegovic è tornato a segnare le sue magiche bombe da tre punti e Okeke ha dimostrato di essere un altro giovane su cui la società deve continuare a puntare. A dimostrazione dell’ottima prestazione di squadra, sono il numero dei giocatori andati in doppia cifra: Harvey (18), Poeta (16), White (13) e Hollins (12). I fatti pare abbiano dato ragione al direttore generale, Renato Nicolai, che, prima della partita, aveva presentato il nuovo ‘rooster’ della squadra come “un giocatore che corre bene, rolla velocemente ed ha nel salto una delle armi in più. Predilige il gioco aereo e sa difendere. Tutto questo dall’alto dei suoi 2 metri e 15 centimetri. Conosce bene alcuni nostri giocatori e si è fatto apprezzare dal gruppo per il modo con cui si è presentato, senza fare il protagonista assoluto dall’alto della sua lunga militanza in NBA. Una pedina in più a disposizione di coach Vitucci“.Nel primo tempo, Fiat Torino è scesa in campo con Wilson, Okeke, Hollins, Harvey e Poeta, mentre per Cantù sono stati schierati Calathes, Pilepic, Johnson, Dowdell e Cournooh.

Fin dai primi minuti,Torino è stata spettacolare grazie a Hollins, Poeta e Wilson; è subito andata in vantaggio e, grazie alla sua maggiore velocità di gioco, è riuscita a portarsi a +14 punti in chiusura del primo quarto (25-11). Nel secondo quarto, Torino ha continuato a giocare con la stessa energia dei primi dieci minuti. Alibegovic è tornato protagonista con le sue triple da tre punti e Hollins ha continuato a distinguersi in tutte le zone del campo. Le squadre sono andate a riposare sul punteggio di 48-32 per Torino. La prestazione entusiasmante di Torino dei primi venti minuti è proseguita anche nel terzo e quarto tempo ed, a differenza di altre partite, domenica, Fiat ha saputo giocare per tutta la durata dell’incontro con la stessa energia, freschezza e determinazione della prima frazione di gioco. Questo ha consentito alla squadra di casa di tenere a bada gli avversari senza concedere nulla, impedendo a Cantù di mantenere la media di ottantotto punti delle ultime tre partite ed arginando, sin dall’inizio, ogni tentativo di recupero. Fiat Torino ha così mantenuto il vantaggio accumulato, portandosi persino a +20 nel terzo quarto -salvo chiuderlo a +16- e terminando definitivamente il match con undici punti di margine sul punteggio finale di 87-76.
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Queste le formazioni:
FIAT TORINO: Wilson 0, Harvey 1, Parente 4, Poeta 8, Alibegovic 5, Wright 2, Washington 17, Okeke 18, Cuccarolo 14, Hollins 15, Vitale 23, Crespi 33; All. Vitucci.
CANTU’: Acker 10, Ballabio, Cournooh 3, Baparapè, Parrillo 6, Pilepic 14, Calathes 3, Callahan 4, Darden 14, Dowdell 9, Quaglia 5, Johnson 8; all. Recalcati
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Queste le dichiarazioni a fine partita:
Coach Vitucci: “Un’ottima e meritata vittoria. Come ha detto Sandro Gamba che abbiamo avuto l’onore di ospitare negli ultimi due giorni, questo non è solo un gruppo. E’ una squadra, un team. L’abbiamo dimostrato in campo al termine di una settimana difficile dal punto di vista clinico e fisico. La squadra ha fatto quello che volevamo facesse, anche mettendo in campo cose creative e provate poco in allenamento a causa dei tempi ridotti. La chiave del successo è da ricercare nel fatto di aver tenuto Cantù a 76 punti, dopo che ne aveva conquistati 88 di media nelle ultime tre partite. Così aver ridotto la loro percentuale da tre al 34% rispetto a quella fatta registrare nelle ultime uscite, ovvero del 47%. Abbiamo messo cinque giocatori in doppia cifra e giocato un ottimo primo quarto che ha dato l’imprinting giusto al match. In questo siamo stati bravissimi ottenendo una grande iniezione di fiducia, risposte e certezze. Ottimo il recupero di DJ White, per un’infermeria nel complesso un po’ meno piena e dalla quale aspettiamo risposte nei primi giorni della prossima settimana. Okeke è un diamante grezzo che tutta la società, staff e compagni sono impegnati a far crescere. Il suo impiego deve essere dosato sfruttandone il potenziale senza mandarlo allo sbaraglio. Hollins è stato un ottimo innesto, per fisicità e capacità di comunicare con gli altri. Un perfetto inserimento il suo. Come ottimo è stato il match di Alibegovic, per punti, assist e scelte. Sta lavorando durissimo in allenamento. Alla fine eravamo stanchi ma soddisfatti.”.

Coach Recalcati: “E’ onesto riconoscere che la partita è sempre stata controllata da Torino, con noi in costante difficoltà, al di là delle statistiche. Torino ha messo in campo maggior energia, quella che noi non abbiamo dimostrato di avere. Un match che doveva darci delle risposte per capire se guardare oltre o pensare alla pratica salvezza, per la quale siamo pienamente in corsa, rimanendo con i piedi per terra. Avremmo dovuto mettere sul terreno di gioco più maturità. Non siamo ancora pronti per i play-off. Torino può provarci. Le nostre problematiche ci sono e dovremo conviverci fino alla fine del campionato. Il rendimento delle due squadre, nettamente diverso nel primo tempo, ha segnato la partita in favore di Torino”.
Ryan Hollins: “Per me è la prima volta in Italia e l’impatto è stato positivo. Non pensavo di trovare tante similitudini con il mio Paese, vedi il traffico e la moda, così di incontrare tanti soggetti capaci di esprimersi bene in inglese. Il Presidente e l’intero staff della Società mi hanno accolto in modo splendido facendomi sentire a casa. Sono molto felice di essere qui e pronto a cogliere questa opportunità. Il basket è un gioco semplice, occorre allenarsi duramente e giocare duro, soprattutto rispettarlo. Mi ritengo complementare a DJ White e Jamil Wilson, giocatori che hanno tanti punti nelle mani. Il segreto sarà giocare di squadra e comunicare molto per ottenere il massimo. Sono eccitato dall’idea di scendere in campo e ho subito sentito di essere desiderato dalla squadra. Le motivazioni non mi mancano e ritengo di essere attualmente all’80% della forma. Con la maglia di Boston giocando a fianco di tanti big che mi hanno inculcato il piacere del gioco prima ancora dell’importanza del guadagno. Avrei potuto ancora attendere qualche chiamata dall’NBA ma mi ero stufato di allenarmi da solo. Così ho deciso di provare l’esperienza europea anche se non è mai facile cambiare radicalmente scenari. Al contempo si tratta di una scelta che permette a me e alla mia famiglia di conoscere nuove realtà, persone, situazioni di vita. Direi arricchente e non solo sotto il profilo sportivo. In Spagna sono stato sorpreso per i pochi minuti d’impiego anche se considero quella appena conclusa un’esperienza comunque positiva”.
Foto: Fiat Torino Auxilium
I tifosi granata e bianconeri sostengono la ricerca sui tumori muscoloscheletrici. Si tratta di una sorta di derby della solidarietà non disputato sul campo ma dai benefici effetti
Il 25 e il 26 marzo si è svolto al Palavela di Torino il Trofeo Nazionale di pattinaggio artistico. Si sono confrontati i primi 24 atleti italiani delle diverse categorie, selezionati nelle gare di qualificazione.
Nella prima edizione ha donato all’Ircc – Istituto per la ricerca sul cancro di Candiolo 28.000 euro, il secondo 35.000 e oggi si prepara a replicare la gara di solidarietà.
Alla prima domanda che pongo al prof. D’Elicio, Presidente del Cus Torino, la risposta che ottengo è … che non avrebbe mai pensato un giorno di trovarsi oggi nella situazione in cui si trova se glielo avessero chiesto tanti anni fa.
Pratica quasi ogni tipo di sport… . E’ “acquistato” per 12 palloni da Basket da una società cestistica (quanto diverso era il valore dello sport tanti anni fa, quando giocare era una parola che aveva un significato profondo…); arriva anche a giocare a Pallamano una partita con la Selezione Nazionale Italiana contro l’allora Yugoslavia. Il prof. Letti lo seleziona e lo porta a Roma, ma non è ancora il suo sport. Andando un po’ indietro con la memoria ricorda che se in quegli anni fosse stato di moda, probabilmente sarebbe diventato una stella del Parkur… .
“secchione” e anzi ha superato indenne l’esame del 5° anno con timore reverenziale del papà che non avrebbe tollerato una bocciatura. Mi dice che per scherzo la sorella il giorno dell’uscita degli esiti gli fa credere tramite telefonata che è stato bocciato. Lui è al mare e la preoccupazione “famigliare” sale, e per sicurezza trascorre la vacanza quasi come fosse l’ultima della sua vita (diciamo che la sua indole per le feste non si era mai sopita) e solo l’ultimo giorno…la sorella gli dice di avere scherzato…e, sorridendo, mi dichiara che oggi è felice che lei fosse al telefono quel giorno…molto lontano da lui.
Nel frattempo, entra nel corpo sportivo militare dell’aeronautica dove come atleta raggiunge ottimi risultati nel salto in alto (2.10 metri); ma il suo campo sente che non è restare nei corpi militari al di fuori dei ranghi sportivi. Si rende conto che allenare può essere la sua vera strada. Il campo di atletica ha un richiamo irresistibile e la sua fortuna comincia ad essere visibile, ma solo perché la volontà e le capacità intellettuali la sorreggono.
che allora non era quella di adesso, con difficoltà economiche e organizzative impegnative. Da quell’epoca è la storia a narrare di una società in ascesa, con letteralmente oggi migliaia di persone impegnate direttamente o in via traversa economicamente e professionalmente con il Cus Torino.
fisica, dello sport amatoriale e quello agonistico. Tutti questi mondi hanno necessità diverse e i rapporti intrapresi con le autorità del settore salute e medicina, della cultura del fitness e delle attività emergenti e la collaborazione-vocazione naturale con i settori delle discipline agonistiche sono entusiasmanti. Lo sport nella sua accezione più alta, ritiene che possa essere veramente “il farmaco sportivo” del futuro, che potrà preservare la salute di tutti a tutte le età. I percorsi di studio universitari intrapresi nuovi e ai nastri di partenza sembrano presagire tempi adatti a questi pensieri.





Medaglie d’oro anche per Sara Carli e Raffaele Zich

stia pensando a qualcuno che prenda il posto di White fino al suo rientro. Di fronte ad un Palruffini come al solito gremito di tifosi, il coach Vitucci ha schierato in campo Wilson, Harvey, Mazzola, Washington e Wright, mentre Trento si è presentata con Marble, Hogue, Gomes, Baldi Rossi e Craft. Nel primo quarto Torino non è partita benissimo, ma grazie alle triple messe a segno da Wilson e Harvey, ha chiuso il tempo con sei punti di vantaggio su Trento (22-16). Come era prevedibile, nel secondo quarto, dopo una partenza decisa di Fiat Torino, Trento non è stata più a guardare ed ha reagito riducendo le distanze a quattro punti (41-37), realizzando un parziale a favore di 21 punti contro i 19 di Torino. Nella prima frazione di gara, Torino ha meritato il vantaggio avendo giocato in maniera più equilibrata sia in attacco che in difesa. Solo Alibegovic è sembrato un po’ sotto tono. Dopo l’intervallo Torino è sceso in campo con Wilson, Mazzola, Washington, Wright e Harvey ed ha saputo gestire il vantaggio con una difesa solida e ben organizzata, realizzando 15 punti nel terzo quarto. Trento, invece, pur avendo giocato meglio della prima frazione di gara, non è riuscita ad andare oltre i 13 punti. Al termine del terzo quarto i padroni di casa hanno chiuso in vantaggio (56-50). Nell’ultimo e decisivo quarto, il coach Buscaglia ha provato a fare reagire i suoi ragazzi, ma Torino ha saputo tenere a bada la maggiore fisicità degli avversari, infrangendo una delle difese più solide del campionato. Uomo simbolo per Fiat Torino in questo quarto è stato il giovane Cuccarolo che dopo aver esordito domenica scorsa fuori casa, anche in questa occasione ha saputo dimostrare il proprio valore. Torino ha vinto (76-67) realizzando un parziale di venti punti (contro i diciassette degli avversari) ed ha fermato il cammino di Trento, riaprendo di fatto la corsa per i play off.
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Juve ai quarti senza problemi, ci pensa Dybala su rigore… stavolta senza polemiche!
di tanto il portierone dei lusitani. Il Porto prova a reagire, giusto per dare un senso al difficile tentativo di rimonta, ma le azioni si limitano a lunghi periodi di possesso palla senza mai affondare in maniera seria verso Buffon. Si va avanti così per tutto il primo tempo, con il Porto che tiene di più la palla e la Juve che però, quando attacca, dà sempre l’impressione di poter far male.

Nota di colore da sottolineare in un calcio troppo spesso pieno di veleni è la festa finale tra le due tifoserie che si applaudono reciprocamente, si abbracciano e si scambiano le sciarpe in un clima di amichevole complicità che suggella il legame tra due le squadre contro le rivali Benfica e Torino, da sempre unite e gemellate nel loro destino.