Peccato, questo è l’unico vocabolo che può risultare significativo in merito alla partita persa negli ultimi due minuti dalla FIAT Torino contro la squadra globale che è Milano.

Milano non ha riserve: ha solo giocatori di alto livello che a turno entrano in campo e non necessariamente in ordine di abilità. Torino, purtroppo, è una squadra con rotazioni ridotte tra infortuni e cali di forma, ma nonostante tutto fino all’ultimo ha sfiorato quello che in ambito unicamente sportivo potrebbe definirsi un miracolo, ma sembra che gli dei del basket abbiano un pochino dimenticato di guardare verso i colori gialloblù… . Sottotono alcuni, in forma splendida altri: se la FIAT Torino potesse avere tutti solo sopra la media avremmo i playoff già in tasca da tempo… .Garrett continua a giocare in maniera continua, con canestri “geniali” sottovalutati da tanti che ritengono forse semplice giocare contro corazzate patentate come Milano e “irriderli”
sportivamente con canestri al volo rovesciati o crossover a centro area e step back contro i migliori difensori, oltre alla solita quantità di assist. Sicuro che se avesse a disposizione migliore continuità nei suoi compagni la sua classe potrebbe anche salire non dovendo forzare talvolta conclusioni che ai più superficiali sembrano inutili e avventate scelte, ma bisognerebbe vedere bene il contesto. Trevor Mbakwe sembra tornare ai suoi tempi migliori e si vede l’impatto in campo.Il migliore dal punto di vista tecnico e di coraggio lo si trova in Valerio Mazzola, che si sta ricordando di essere necessario e se giocherà come sa Torino potrebbe avere un “nuovo” straniero migliore di quanto possa immaginare. E’ un tiratore notevole e sa lottare: Torino deve pensare anche al futuro e lottare per tenerlo anche nei prossimi anni.
Sasha, Peppe, Deron: un terzetto d’onore che lotta anche quando non sembra. La fatica a volte si vede e negli ultimi due minuti i tiri lasciati a campo aperto agli avversari forse sono dovuti a stanchezza imposta anche dalle poche rotazioni e ad una preparazione che dovrebbe essere orientata a reggere a lungo visto che si è in “pochi”.
Per il resto… poco pervenuti, anche se Pelle ha iniziato alla grande, ma è poi sparito, mentre mai apparso è Vander Blue: anche per lui, il commento è la parola di inizio… peccato, sembrava un fenomeno, ma forse il problema non è la qualità, ma la volontà di applicarla qua a Torino. La speranza è l’ultima ad andarsene, ma il tempo è ormai tanto poco… .
Siamo quasi alla fine, Torino deve affrontare i “simpatici” di Bologna: per i tifosi, per la società, per la città, per i colori Gialloblù, per gli sponsor e per tutti coloro che soffrono per questa squadra, tutti i giocatori hanno un solo dovere che è lottare fino in fondo, ma vincere non è solo consigliabile, ma obbligatorio. Si può ancora “fare” ad arrivare ai playoff, ma si deve dare tutto e forse di più contro chi difende “a mani basse e alte” e normalmente addosso, ma questo è il basket moderno, dove si tutela la difesa e non l’attacco, e Torino che ha tanta qualità patirà molto questo particolare.
Sarà il cuore a dover fare la differenza, perché l’altra parte è forte e “cattiva”. Giocare ad alta frequenza o a ritmi bassi? Difesa a zona o a uomo? Tirare molto da sotto o tentare da tre? Non importa: questa volta si vuole vincere, ed è l’unica cosa che conta in questo momento. Al coach Paolo Galbiati e ai suoi adepti il compito di provarci. Tutta Torino cestistica è con Voi.
Paolo Michieletto




Torino con il Parco del Valentino, Alessandria con l’Istituto Penitenziario San Michele, Biella con la Casa Circondariale e la mura del Ricetto di Candelo, Bra con Piazza Caduti della Libertà, Settimo Torinese con Piazza Campidoglio saranno i protagonisti della XXXV edizione di Vivicittà 2018



Difficile, non impossibile. Poco tempo fa Torino per restare in A vinse 5 delle ultime 7 partite in un campionato dove chi retrocesse aveva 22 punti!!! Adesso probabilmente a 12 o 14 si è salvi. Errori li hanno fatti tutti e tempo fa scrissi che per Torino erano necessari due o tre anni per attestarsi a comprendere il campionato di alto livello di serie A. Nessuno di noi ha mai diretto squadre di questo livello e non so quanti oltre a tifare e a scrivere abbiano allenato in serie A. Non è solo far giocare bene la squadra (che già non è “pileggio da piccioletta barca” come scrisse il poeta) ma è anche gestire persone e personalità, umori e sponsor, dirigenti e addetti ai lavori e tanto altro che non si vede ma che esiste, e solo l’esperienza ti tempra al necessario Know How di cosa fare. Difficile suggerire cosa fare per il futuro, facile proporre cosa fare nell’immediato: dare tutto, subito e fino alla fine, in modo da terminare con l’onore delle armi in caso negativo o con l’alloro del vincitore in caso di successo. E onorare il pubblico che ci mette cuore, entusiasmo, risorse di tempo ed economiche è forse il primo dovere del giocatore di qualsiasi sport, con altrettanta forza e coraggio moltiplicata dalla responsabilità morale. Alla FIAT Torino, che quest’anno ci ha già dato tanto, e che ci ha sicuramente “spiazzato” più volte, non si chiede più molto altro che l’impegno, e poi sarà quel che sarà, ma dando il massimo si può perdere, ma non si esce sconfitti.

L’allenatore Walter Mazzarri negli spogliatoi: “Era un grande allenatore, l’ultimo che ha regalato un trofeo ai granata”