Doppia esposizione al Museo MIIT Italia Arte

Il primo appuntamento si intitola “La maschera e il volto”, un dialogo di Angelo Cucchi e Giuseppe Comazzi tra arte contemporanea internazionale e prestigiosi reperti antichi orientali. La seconda esposizione si intitola “Sei gradi di separazione, ovvero, ël mond a lè cit” con la partecipazione di Doriana Bertino e Luca Givan (Luigi Vigna).


“La maschera e il volto” non è solo una mostra di arte contemporanea ricca di opere di pittura, scultura, fotografia e installazioni, ma vuole essere anche un salto nel passato e nell’affascinante arte orientale e tribale, in particolare del territorio dell’Indonesia e delle isole che ne formano l’arcipelago. Tutto ciò grazie all’esposizione di maschere appartenenti al mistero suscitato da quel territorio, eppure per certi versi così vicino alla cultura occidentale della commedia dell’arte. La maschera viene intesa come elemento decorativo, ma soprattutto come presenza sacrale e ancestrale per esorcizzare paure ataviche, per porsi in contatto in dialogo con le divinità, per richiamare fertilità e benessere in una sorta di duplicazione contemporanea e spirituale. Il prestito di queste maschere antiche, provenienti da una preziosa collezione privata, fa da cornice alla mostra di sculture di Angelo Cucchi e alle fotografie Giuseppe Comazzi. Angelo Cucchi, tra i maggiori scenografi italiani, ricrea con le sue sculture realizzate con elementi di recupero macchinari futuristici, presenza totemiche, maschere del nostro subconscio e della nostra storia. Nato nel 1949 a Torino, è figlio d’arte di un antiquario e restauratore, intagliatore del legno, da cui giovanissimo ha imparato il mestiere. Giuseppe Comazzi, da sempre fotografo attento e rigoroso nella tecnica, ha selezionato una serie di scatti dedicati ad alcuni grandi artisti del Novecento, anch’essi maschere che rientrano nella sua passione per l’incontro, l’amicizia e la condivisione di emozioni, fotografando grandi maestri e attori del passato e contemporanei. Comazzi è nato nel 1954. Diplomatosi al liceo artistico di Torino, vive e lavora a Torino e contribuisce con il suo lavoro fotografico alla creazione del Film “Anni duri alla Fiat” di Gian Vittorio Baldi.

Ad affiancare la mostra anche la seconda esposizione, composta da sculture, fotografie e installazioni fotografiche e di virtualismo materico, intitolata “6 gradi di separazione, ovvero ël mond a lè cit”, di Doriana Bertino e Luca Givan (Luigi Vigna), basata sulla teoria dei sei gradi di separazione, sulla statistica, cioè, che ogni persona sulla Terrà è collegata a qualsiasi altra attraverso una catena di conoscenze e relazioni comuni che non superi la media di sei passaggi. Doriana Bertino si è diplomata negli anni Settanta al liceo Artistico e, in seguito, all’Accademia di Belle Arti. Ha avuto la fortuna di conoscere molti grandi artisti che ne hanno segnato la maturazione artistica. Luca Givan, dal 1973 al 1978 ha svolto attività di disegno e progettazione edile presso uno studio di ingegneria di Pinerolo. Ha svolto anche incarichi e docenze per importanti istituzioni culturali italiane, tra le quali la Scuola per Artigiani e Restauratori del Sermig di Torino, il Ministero per i Beni Culturali, la Scuola di Conservazione e Restauro dell’Accademia delle Belle Arti di Torino.

MARA MARTELLOTTA

Museo MIIT – corso Cairoli 4, Torino  -12-28 febbraio 2026 – inaugurazione 12 febbraio alle ore 18 – orari visite: da martedì a sabato 15.30/19.30 – info: 011 29776 – 334 3135903

In arrivo i fondi per salvare i boschi del Piemonte

Un investimento da oltre 12 milioni di euro per rafforzare la gestione sostenibile del patrimonio forestale e accompagnare lo sviluppo delle aree montane nei prossimi anni è quello avviato dalla Regione Piemonte con l’approvazione della delibera sull’utilizzo delle risorse assegnate dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste.

L’intervento consente di programmare in modo organico e di medio-lungo periodo le politiche forestali, superando una gestione frammentata e rafforzando il ruolo dei boschi come presidio ambientale, economico e di sicurezza del territorio.

«Il Piemonte compie così un salto di qualità nella gestione del proprio patrimonio forestale – afferma l’assessore alla Montagna e Foreste Marco Gallo – Non parliamo solo di pianificazione, ma di una visione che mette insieme tutela ambientale, sicurezza del territorio e sviluppo economico delle comunità montane. Sostenere la gestione associata significa aiutare i territori a prendersi cura dei boschi, trasformando una risorsa naturale in un’opportunità concreta di lavoro, presidio e resilienza».

Le risorse saranno destinate innanzitutto alla redazione del Programma forestale regionale 2028-2037, che definirà le scelte strategiche per il prossimo decennio e orienterà l’accesso ai finanziamenti nazionali ed europei, al finanziamento dei Piani forestali di indirizzo territoriale e all’estensione dei Piani di gestione forestale e pastorali delle proprietà regionali, fondamentali per una gestione attiva, coordinata e rispettosa della biodiversità. Un capitolo centrale del provvedimento riguarderà il sostegno alla gestione forestale associata: oltre 4 milioni di euro saranno destinati a consorzi e altre forme associative, riconosciute come strumenti chiave per tradurre la pianificazione in interventi concreti, rafforzare la filiera del legno locale, ridurre il rischio di incendi e contrastare il dissesto idrogeologico.

Padel, a Torino il Torneo Internazionale FIP Promises

 AL CENTRO DEL PADEL GIOVANILE MONDIALE:

Dal 9 al 15 febbraio, oltre 200 giovani talenti per la tappa italiana del circuito FIP Promises

 

Torino si prepara ad accogliere uno degli appuntamenti più prestigiosi del padel giovanile internazionale con la seconda tappa italiana del Torneo Internazionale FIP Promises, in programma al Palavillage dal 9 al 15 febbraio. L’evento fa parte di un circuito mondiale promosso dalla Federazione Internazionale Padel (FIP), che tocca solo alcune città selezionate nel mondo e pochissime in Italia, a conferma del ruolo centrale che Torino riveste oggi nello sviluppo e nella promozione del padel a livello globale.

La tappa piemontese rappresenta dunque non solo un momento di grande sport, ma anche un riconoscimento importante per la città e per il lavoro svolto dalla FITP, che continua a investire con decisione sui giovani, considerati il vero patrimonio e il futuro di questa disciplina in continua espansione. Essere inseriti nel calendario mondiale FIP Promises significa entrare in un circuito di eccellenza, dove organizzazione, qualità degli impianti e visione sportiva devono rispondere a standard internazionali elevatissimi.

 

Sono attesi oltre 200 ragazzi e ragazze, provenienti da tutta Europa ma anche da Paesi extraeuropei come Egitto e Doha, a testimonianza della dimensione realmente globale del torneo. Giovani atleti delle categorie giovanili si confronteranno in un contesto altamente competitivo, pensato per favorire la crescita tecnica, mentale e sportiva, offrendo loro l’opportunità di misurarsi con coetanei provenienti da culture e scuole di padel diverse.

Il valore tecnico dell’evento sarà ulteriormente impreziosito dalla presenza dell’allenatore Mariano Amat, figura di riferimento nel panorama internazionale del padel, il cui contributo rappresenta un’occasione di crescita e ispirazione per atleti e staff tecnici. La filosofia del circuito FIP Promises va infatti oltre il risultato sportivo: l’obiettivo è formare atleti completi, consapevoli, pronti ad affrontare il percorso verso il professionismo.

 

Il Palavillage, già protagonista di grandi eventi sportivi internazionali, consolida così la propria posizione come punto di riferimento per la FITP e per la FIP, diventando una piattaforma privilegiata per lo sviluppo del padel giovanile mondiale. La scelta di Torino come una delle sedi italiane del circuito FIP Promises conferma la capacità della città di attrarre manifestazioni di alto profilo e di offrire un contesto organizzativo, logistico e culturale di primissimo livello.

Accanto all’attività agonistica, il torneo offrirà ai giovani partecipanti anche la possibilità di vivere e scoprire la città, con momenti dedicati alla visita di Torino e al suo patrimonio storico e culturale. Un’esperienza che arricchisce il valore umano e formativo dell’evento, trasformando la competizione sportiva in un’occasione di scambio, crescita personale e apertura internazionale.

La tappa torinese del FIP Promises si annuncia quindi come un evento di grande rilevanza sportiva e simbolica: un investimento concreto sui ragazzi, una vetrina mondiale per il padel giovanile e un’ulteriore conferma di Torino come città chiave nel panorama sportivo internazionale.

 

“Il sistema padel italiano – dichiara Simone Licciardi di Palavillage – continua nel suo percorso di creare delle basi solide tra i giovani, per poter garantire un costante ricambio generazionale e costruire i nuovi talenti del futuro. Essere, per il terzo anno di fila, una delle pochissime sedi italiane inserite in un circuito internazionale di questo livello è motivo di grande orgoglio e conferma la qualità del lavoro svolto sul territorio. Investire sui giovani significa costruire il futuro di questo sport, non solo dal punto di vista agonistico ma anche educativo e valoriale».

 

Luciano Lopedote, Assessore alle politiche dello sport di Grugliasco ha dichiarato: “Siamo molto orgogliosi di ospitare questo evento sul nostro territorio . Questo evento dimostra ancora una volontá di Palavillage di investire sui giovani . La sinergia tra amministrazione e Palavillage è solida e lo dimostra anche la loro presenza all’evento “made in Grugliasco” del 13 febbraio. Un evento questo che è un ‘opportunitá di scoprire il Padel anche come opportunitá lavorativa“.

 

https://www.palavillage.com/

In volo sul lago

Il giorno prima della partenza avevamo controllato per bene le previsioni meteorologiche. La mongolfiera non può staccarsi da terra in presenza di pioggia, temporali, vento troppo forte o gran caldo. Ma dal centro Geofisico Prealpino di Varese, nell’edizione mattutina della trasmissione radiofonica “Gazzettino padano“, garantirono che il tempo volgeva al bello. Era già più che una garanzia ma comunque, per scrupolo, verificammo anche sui vari siti meteo di internet, trovando conferma. Per il decollo avevamo scelto un ampio prato poco distante dal capannone. Era il luogo ideale: non c’erano ostacoli che potessero intralciare le manovre di volo. Posizionata la cesta iniziammo a stendere l’enorme pallone bianco e rosso e in meno di  mezz’ora era pronto per essere gonfiato con l’aria fredda di un ventilatore. Un lavoro che durò circa venti minuti, al termine del quale la mongolfiera era pronta per il decollo. Eravamo emozionati e non vi dico che sensazione provai quando ci staccammo da terra e iniziò l’ascensione. Il rumore del bruciatore e quella fiammata che ci scaldava le guance ci avevano distratti e quasi non ci rendemmo conto di essere già in volo. In meno di un quarto d’ora l’altimetro segnava 3600 piedi. “Quindi, amico mio, stiamo viaggiando a poco più di mille metri d’altezza“,disse Roland. L’apparecchio rilevava anche  la variazione della pressione atmosferica rispetto all’altezza sul livello del mare  e questa tendeva a diminuire aumentando la quota. Da terra, André Lacroix, uno degli amici di Roland, aveva il compito di comunicare con noi attraverso la radio aeronautica in VHF. Quest’ultima, dalle frequenze sempre aperte, ci  consentiva  di mantenere il contatto con l’assistenza. Una rapida occhiata alla sonda termica che misurava la temperatura interna dell’involucro ci confermò che tutto procedeva per il meglio.

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Il volume della nostra mongolfiera , come ho già ricordato, corrispondeva a quelle di medie dimensioni, capaci di portare tre o quattro persone. L’autonomia di volo poteva variare da un’ora e mezza a un paio d’ore,secondo la quantità di propano a disposizione per il bruciatore, dalle condizioni climatiche e dal peso trasportato. Nel nostro caso il carico di combustile, il bel tempo e il fatto che eravamo solo due e per di più longilinei, ci garantiva un ampio margine verso le due ore. Roland si confermò un provetto “pilota dell’aria“,controllando l’andamento dell’aerostato e manovrando il bruciatore. Quando apriva la valvola, aumentando la quantità di aria calda,il pallone tendeva a salire;viceversa, quando la diminuiva, tendeva a perdere quota lentamente e in modo graduale. La magia di volare in mongolfiera era indescrivibile. Il panorama non era per nulla paragonabile a quello che si può vedere dall’alto di una montagna. Era più completo, vario, mobile. Il lago pareva una creatura viva. La nostra ombra, in basso, sfiorava l’acqua e le terre che la circondavano. Da quassù le cose mutavano forma: i profili dei monti, il reticolo delle strade, le strutture di case e piazze, i corsi d’acqua,i battelli,la ferrovia. Roland, filosofando,disse: “E’ davvero un altro punto di vista,  molto probabilmente una visione diversa del  mondo“. Ero anch’io molto eccitato.“Guarda là, Roland. Guarda la statua del San Carlone!Impressionante!Domina la città di Arona e parte del Golfo Borromeo dall’alto dei suoi 35 metri”.Si vedevano il centro abitato,il lungolago e i resti della Rocca Borromea , la “Gibilterra del Lago Maggiore” che fu espugnata e distrutta da Napoleone nel 1800. Più a sud le macchie colorate dei campeggi di Dormelletto e il ponte di ferro sul Ticino che segna il confine tra Piemonte e Lombardia dove, da una sponda all’altra del fiume,Castelletto Ticino e Sesto Calende si guardano negli occhi.

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A nord di Arona, tra il lago e le verdi colline del Vergante, s’intravedevano le ville e i borghi di Dagnente, Meina, Ghevio, Lesa, Belgirate e – più in su -Colazza,Pisano,Nebbiuno,Massino Visconti, Brovello Carpugnino. ” Quel campanile è di Gignese e, più giù, c’è Vezzo. Vedi la strada che scende verso Baveno? Levo, Someraro, Campino e Loita sembrano messe in fila“. Stresa, la  “perla” del lago, nobile e un po’ fanè, si specchiava nel golfo borromeo proprio davanti all’Isola Bella e più in su, oltre Baveno, tra Feriolo e Fondotoce, la Toce sfociava nel lago.Ville e campanili, case e fabbriche da Pallanza a Intra sembravano cubetti delle costruzioni mentre la lingua d’asfalto della statale del lago Maggiore attraversava Ghiffa, Oggebbio, Cannero e Cannobio fino a incontrare la sbarra del confine con la Svizzera, tra Piaggio Valmara e Brissago. Sotto di noi, come su di una mappa in rilievo, vedevamo i laghi d’Orta e di Mergozzo e il lungo fondovalle ossolano dal quale partivano come lische di un pesce le strade che salivano verso le testate delle valli laterali, chiuse dalla corona delle alpi Pennine e Lepontine. Ma erano i colori del lago, le increspature dell’acqua mossa dalla brezza di superficie, a provocare una vera e propria vertigine. Galleggiavamo nell’aria e sotto di noi non c’era angolo che non contribuisse a comporre la grande suggestione del paesaggio. Le alture, il profilo dei poggi, i corsi d’acqua scintillanti che corrono tra le vallette verso il lago, la ricca vegetazione dei boschi, i giardini e i parchi, le serre delle aziende che coltivano camelie e azalee. Anche il tempo volava ed era giunto in momento di tornare con i piedi per terra. Ci dirigemmo sulla zona da cui eravamo partiti, scendendo poco alla volta per sondare il vento al suolo. In breve atterrammo nello spazioso prato ai margini della vecchia fabbrica di ceramiche. Scesi dalla mongolfiera ci abbracciammo forte. ” E’ stato un volo bellissimo. Mi era capitato altre volte di salire in mongolfiera ma qui, sul Maggiore, ho provato emozioni da brivido. Adesso io e André sgonfieremo il pallone, smontandolo. Dobbiamo rimetterlo nelle casse poiché, dopodomani, ci toccherà rispedirlo a Ginevra. Come ogni anno, il professor Guy De Marne organizza una gara di mongolfiere e ha bisogno di tutti i suoi aerostati per l’occasione“. Dopo le parole concitate di Roland, ci salutammo con un lungo abbraccio. Era stata davvero una giornata indimenticabile. Sul pontile dell’imbarcadero, nell’attesa di salire a bordo del San Cristoforo, il traghetto che collega Laveno con Intra, pensai che quell’esperienza doveva rimanere unica.  Non era il caso di ripetere quel volo  perché le grandi emozioni sono tali se non ci si fa l’abitudine. A Intra salii sulla motonave “Stambecco” e mezz’ora dopo scendevo al porto di Baveno. Andai a casa, sfinito dalla stanchezza ma contento. Dopo cena mi sdraiai sul letto, guardando fuori dalla finestra della stanza che dà sul lago. La luna, una mezza falce circondata dalle nubi, stava per essere ingoiata dalle stesse. S’annunciava una di quelle notti scure che si mangiano le stelle. Ero pronto a rivivere , in sogno , le gioie intense di questa memorabile giornata. Con un clik! spensi la luce dell’abat-jour. Buonanotte!

Marco Travaglini

“Il Mago degli effetti speciali”, la storia di Adriano Crosetto

Lunedì 9 febbraio, alle ore 18, presso il teatro Juvarra di via Filippo Juvarra 13, a Torino, si terrà la presentazione del libro “Il Mago degli effetti speciali”, la storia di Adriano Crosetto, il primo mago italiano degli effetti speciali, Kabuki, scintille laser, nevicate artificiali, scenografie, effetti pirotecnici e ogni tipo di effetto funzionale alla spettacolarizzazione del live entertainment. L’artista e illusionista evidenzia come sia diventato fornitore e distributore di effetto speciali per i più importanti eventi live, sportivi e televisivi. Un racconto autobiografico di amore per la vita e passione per il lavoro vissuti come imprenditore, ma con lo spirito della dell’illusionista, un hobby coltivato fin da bambino e che ha influenzato le sue scelte. Nel 2027 ricorrerà il 30esimo anniversario della Joy Project, e Crosetto, nel corso della sua carriera quasi trentennale, ha messo la sua professionalità al servizio dei concerti, tra gli altri, di Vasco Rossi, Ligabue e Laura Pausini, del Festival di Sanremo e delle più popolari trasmissioni televisive, da Striscia la Notizia a XFactor, da LOL a Masterchef. Per lo sport, a partire dalle Olimpiadi di Torino 2006 a tutte le successive cerimonie torinesi, e non solo, per le aziende di moda con collaborazioni prestigiose, da Monclair al Billionair, da Calzedonia alla Milano Fashion Week, ai grandi eventi in cui è stato coinvolto il Papa.

Secondo le parole della giornalista Marinella Venegoni, Crosetto, torinese e fondatore di Joy Project, persona eclettica e creativa, è “colui che ha reinventato la meraviglia per bambini e i momenti topici”. Una vita spesa per suscitare emozioni.

Al teatro Juvarra, ospite del Circolo degli Amici della Magia di Torino, Adriano Crosetto e il suo libro saranno introdotti da Francesco Mugnai (Florence Art Edizioni), Marinella Venegoni, giornalista e critica musicale, Bruno Gambarotta, scrittore e giornalista, Arturo Brachetti, trasformista, attore, illusionista e regista, Walter Rolfo, autore e conduttore televisivo e Alexander, illusionista e psicoterapeuta.

La serata, a ingresso libero, sarà condotta da Carlo Bono, direttore del teatro Juvarra.

Lunedì 9 febbraio, ore 18 – teatro Juvarra, via Juvarra 13, ingresso libero. Info: teatrojuvarra.it

Mara Martellotta

Pompeo (PD): “Gravissima la campagna intimidatoria contro i docenti”

“Mi sarei aspettata una risposta al mio question time che, invece, non è stato ammesso”

 

 “La comparsa, davanti a diversi istituti scolastici piemontesi, di volantini con un QR code per ‘segnalare’ docenti ritenuti politicamente sgraditi è un fatto di una gravità inaudita. Siamo di fronte a un tentativo di intimidazione che nulla ha a che vedere con il confronto democratico e che richiama metodi che pensavamo consegnati alla storia. Avrei voluto approfondire il tema, oggi, in Consiglio regionale e, per questo motivo, avevo presentato un’interrogazione a risposta immediata con la quale chiedevo quali azioni urgenti intendesse assumere per porre rimedio a tale iniziativa politica intimidatoria e tesa al controllo ideologico all’interno degli istituti scolastici piemontesi. Purtroppo, la mia interrogazione non è stata ammessa e mi dispiace: abbiamo perso un’occasione per affrontare un tema serio che ha creato profonda inquietudine nel mondo della scuola” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.

“La campagna, condotta su scala nazionale, che sembrerebbe riconducibile al movimento di estrema destra Azione Studentesca, non solo mina la libertà di insegnamento, ma rischia di alimentare un clima di sospetto e controllo ideologico all’interno delle scuole, luoghi che dovrebbero essere presidio di pluralismo, dialogo e crescita civile. E’ molto grave che questi volantini siano comparsi proprio nei giorni delle celebrazioni del Giorno della Memoria, istituito per ricordare le vittime delle persecuzioni e degli stermini nazisti. È un accostamento inquietante, che rende ancora più urgente una presa di posizione chiara e netta da parte delle istituzioni” prosegue la Consigliera regionale Pd.

“Mi sarei aspettata da una Giunta che non esita a prendere posizione sui temi che le interessano, una risposta e una netta condanna di una campagna riprovevole dal momento che la scuola non può diventare terreno di caccia alle opinioni e la Regione ha il dovere di difendere la libertà di pensiero e il rispetto reciproco, valori fondanti della nostra democrazia. La scuola deve essere libera!” conclude Laura Pompeo.

Regione, 200 assunzioni nel prossimo trienno

«Fra il 2026 e il 2028 verranno aperti i bandi per l’assunzione di 198 persone. Un numero importante, pensato per compensare le cessazioni previste nel triennio e per garantire un equilibrio stabile tra uscite e nuovi ingressi»: è quanto annuncia l’assessore al Personale Gian Luca Vignale dopo che la Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano Integrato di Attività e Organizzazione 2026-2028, strumento strategico che definisce la programmazione del personale e l’evoluzione dell’organizzazione in coerenza con gli obiettivi di mandato.

Diverse le articolazioni previste: nuovi concorsi, mobilità interna ed esterna, progressioni di carriera, riqualificazione professionale, conclusione di procedure concorsuali già avviate. Particolare attenzione è riservata anche alle assunzioni legate al Pnrr e ai fondi europei, senza oneri aggiuntivi per il bilancio regionale.

«Il Piano certifica un turn over reale ed efficace – puntualizza Vignale – A fronte di circa 100 cessazioni nel biennio 2024-2025, la Regione ha già assunto 109 nuove unità, garantendo continuità amministrativa e rafforzando le competenze interne. Con le misure previste concluderemo l’importante riorganizzazione approvata nel 2025 con attività di grande innovazione per l’ente come le attività di semplificazione e utilizzo dell’Intelligenza artificiale».

Un risultato che si inserisce in un percorso più ampio di rinnovamento della macchina regionale: tra il 2022 e il 2025 sono state immesse complessivamente circa 750 nuove risorse, con un impegno significativo sul fronte dell’integrazione organizzativa e della valorizzazione del capitale umano.

«L’obiettivo – evidenzia l’assessore – è una Regione più efficiente, moderna e capace di rispondere ai bisogni dei cittadini. Investire sul capitale umano significa rafforzare la qualità dei servizi pubblici».

Coppa deliziosa alle fragole

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Fragole che passione!  Offriamo a fine pasto ai nostri ospiti questo scenografico dolce delizioso e di semplice realizzazione

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Dosi per 4 persone:

½ Kg.di fragole

1 Banana

4/5 biscotti savoiardi

2 bicchierini di limoncello

200 ml di panna da montare

Crema pasticcera

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Sul fondo di una coppa in vetro trasparente mettere i savoiardi spezzettati bagnati con 1 bicchierino di limoncello (allungato con un bicchierino di acqua). Preparare una crema pasticcera con 3 tuorli, ½ litro di latte, 1 bustina di vanillina, 20gr. di farina, 60 gr.di zucchero e 1 bicchierino di limoncello. Lasciar raffreddare.

Tagliare le fragole ben pulite e la banana a fettine. Iniziare a decorare la circonferenza della coppa con le fette di fragole, quando terminato mettere le restanti fragole nella coppa livellando la superficie e procedere nello stesso modo con la banana.

Montare la panna con un poco di zucchero a velo.

Stendere sullo strato di banane la crema pasticcera raffreddata e completare con uno strato di panna montata. Decorare a piacere.

PaperitaPatty

 

Terapia domiciliare bloccata dalla neve: carabinieri soccorrono 85enne

Solo e anziano, con i figli all’estero, aspettava l’ossigenoterapia domiciliare che la neve aveva reso impossibile. I carabinieri sono intervenuti e lo hanno soccorso. È successo a Grondona, nell’Alessandrino, dove un 85enne, a causa delle difficili condizioni meteo, non ha potuto ricevere l’assistenza programmata.

La donna incaricata del servizio – che prevede il supporto di una badante per la gestione dei macchinari di ventilazione- è rimasta coinvolta in un incidente stradale e non ha potuto raggiungere la casa dell’uomo.

Il signore ha così deciso di chiamare i carabinieri. Giunti sul posto, nonostante la neve, i militari sono rimasti con lui fino alla fine, permettendogli di completare la terapia.

VI.G

Marilyn Monroe, una vita in salita

Chi fu davvero “La Bomba Bionda”?

 

La leggenda sexy del cinema nasce con il nome di Norma Jeane Baker Mortenson il 1° giugno del 1926, alle 9.30, presso il General Hospital di Los Angeles. Inizia così una vita tutta in salita. Sua madre, Gladys Pearl Monroe, affetta da gravi disturbi psichici, sta lasciando John Newton Baker per sposare Martin Edward Mortenson, pur avendo contemporaneamente altre relazioni, per cui la vera paternità della bimba è destinata a non essere mai chiarita del tutto. Alcuni mesi dopo la nascita, la madre, forse per evitare problemi legali legati all’illegittimità, le cambia il nome in Norma Jeane Baker Monroe.

Privata della stabilità affettiva di cui avrebbe invece disperatamente avuto bisogno, Norma Jeane, dopo troppe esperienze in famiglie affidatarie e orfanotrofi, cerca disperatamente la serenità sposandosi a sedici anni con James Dougherty, di soli cinque anni più grande.

Un’unione destinata a diventare un ulteriore dolore. La giovane coppia vive in casa con la famiglia e, quando Dougherty si arruola nella marina mercantile, la convivenza si fa difficile. È a questo punto che il destino entra in gioco.  Mentre Norma lavora come operaia presso una ditta che produce paracadute per l’industria aeronautica, il fotografo David Conover la immortala per la rivista Yank.

Da quel momento in poi, sotto la guida di Andrè De Dienes, Norma Jeane conquista le copertine delle riviste fino al momento in cui la Fox la nota e le si aprono le porte di Hollywood. Marilyn studia all’Actors Lab di Hollywood e recita al Bliss-Hayden Miniature Theatre di Beverly Hills prima di prendere parte al suo primo film. Siamo nel 1947 e a lei sono affidate poche battute in “The Shocking Miss Pilgrim” di George Seaton. Seguono piccole parti che a volte vengono tagliate in post produzione. In questi anni “muore” Norma Jeane e comincia a brillare Marilyn Monroe, anche se l’identità verrà legalmente cambiata soltanto nel 1956. Nel 1948 diventa Miss California Artichoke Queen, ma è una magra consolazione: nel frattempo la Fox rescinde il contratto e Marilyn si trova senza lavoro. Secondo alcune fonti sarebbe arrivata addirittura a fare la spogliarellista e a prostituirsi per potersi mantenere nonostante un breve periodo di collaborazione con la Columbia Pictures.

L’attrice, pur di lavorare, accetta anche di sottoporsi a piccoli ritocchi di chirurgia plastica al naso e al mento per “ammorbidire” il suo viso e posa nuda. Immagini che poi anche Playboy cercherà di utilizzare.

È ancora il destino a mischiare le carte quando a una festa di fine anno del 1948 incontra l’agente Johnny Hyde che si innamora di lei e la propone per alcune parti.  La inserisce nel cast di “Giungla d’asfalto di John Huston e poi convince Joseph L. Mankiewicz a scritturarla per “Eva contro Eva”. È la svolta decisiva.

Dopo aver recitato in “Il magnifico scherzo” diretta da Howard Hawks, Marilyn nel 1952 ottiene il suo primo ruolo da protagonista in “La tua bocca brucia”. Dal 1953 si conferma una star con  “Come sposare un milionario”  di Jean Negulesco e  “Gli uomini preferiscono le bionde” di Howard Hawks, “La magnifica preda“, del 1954, di  Otto Preminger e “Quando la moglie è in vacanza” di Billy Wilder. Nello stesso anno sposa il famoso giocatore di baseball, Joe Di Maggio. Un’unione destinata a naufragare nel giro di un anno lasciando l’attrice sentimentalmente distrutta tanto da decidere di trasferirsi a News York per cercare un nuovo inizio. È l’ennesimo giro di boa: proprio qui conoscerà il commediografo, Arthur Miller (1915-2005). Un colpo di fulmine che culminerà con le nozze nel 1956. Convinta di aver raggiunto la stabilità e trovato l’uomo della sua vita, Marilyn fonda addirittura una casa di produzione, la Marilyn Monroe Productions, con cui gira un unico film destinato al fallimento: “Il principe e la ballerina”, con Laurence Olivier. Come attrice rinasce invece grazie a Billy Wilder con “A qualcuno piace caldo”. Nel frattempo entra in crisi il matrimonio con Miller e si profila all’orizzonte un nuovo amore: Yves Montand. È un momento magico e la diva, nel 1962, vince il Golden Globe come migliore attrice che la conferma nell’Olimpo di Hollywood. Ma il destino, come sempre, gioca con lei e nella sua vita arrivano il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e il fratello Robert. Per il presidente lei è una conquista, poco più di un gioco, per suo fratello è amore. Un pericoloso triangolo destinato a devastare ancora di più il delicato equilibrio della donna. Nel 1962 “Gli spostati”, scritto per lei dal marito Miller, da cui sta divorziando, è il suo ultimo film. È ormai una donna in crisi e, nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962, Marilyn viene trovata morta, apparentemente suicida, nella sua casa di Los Angeles, per un’overdose di barbiturici. Circostanze mai del tutto chiarite che fanno calare il sipario sulla vita terrena di una donna, ma non sul suo mito.

Debora Bocchiardo