Il primo appuntamento si intitola “La maschera e il volto”, un dialogo di Angelo Cucchi e Giuseppe Comazzi tra arte contemporanea internazionale e prestigiosi reperti antichi orientali. La seconda esposizione si intitola “Sei gradi di separazione, ovvero, ël mond a lè cit” con la partecipazione di Doriana Bertino e Luca Givan (Luigi Vigna).

“La maschera e il volto” non è solo una mostra di arte contemporanea ricca di opere di pittura, scultura, fotografia e installazioni, ma vuole essere anche un salto nel passato e nell’affascinante arte orientale e tribale, in particolare del territorio dell’Indonesia e delle isole che ne formano l’arcipelago. Tutto ciò grazie all’esposizione di maschere appartenenti al mistero suscitato da quel territorio, eppure per certi versi così vicino alla cultura occidentale della commedia dell’arte. La maschera viene intesa come elemento decorativo, ma soprattutto come presenza sacrale e ancestrale per esorcizzare paure ataviche, per porsi in contatto in dialogo con le divinità, per richiamare fertilità e benessere in una sorta di duplicazione contemporanea e spirituale. Il prestito di queste maschere antiche, provenienti da una preziosa collezione privata, fa da cornice alla mostra di sculture di Angelo Cucchi e alle fotografie Giuseppe Comazzi. Angelo Cucchi, tra i maggiori scenografi italiani, ricrea con le sue sculture realizzate con elementi di recupero macchinari futuristici, presenza totemiche, maschere del nostro subconscio e della nostra storia. Nato nel 1949 a Torino, è figlio d’arte di un antiquario e restauratore, intagliatore del legno, da cui giovanissimo ha imparato il mestiere. Giuseppe Comazzi, da sempre fotografo attento e rigoroso nella tecnica, ha selezionato una serie di scatti dedicati ad alcuni grandi artisti del Novecento, anch’essi maschere che rientrano nella sua passione per l’incontro, l’amicizia e la condivisione di emozioni, fotografando grandi maestri e attori del passato e contemporanei. Comazzi è nato nel 1954. Diplomatosi al liceo artistico di Torino, vive e lavora a Torino e contribuisce con il suo lavoro fotografico alla creazione del Film “Anni duri alla Fiat” di Gian Vittorio Baldi.
Ad affiancare la mostra anche la seconda esposizione, composta da sculture, fotografie e installazioni fotografiche e di virtualismo materico, intitolata “6 gradi di separazione, ovvero ël mond a lè cit”, di Doriana Bertino e Luca Givan (Luigi Vigna), basata sulla teoria dei sei gradi di separazione, sulla statistica, cioè, che ogni persona sulla Terrà è collegata a qualsiasi altra attraverso una catena di conoscenze e relazioni comuni che non superi la media di sei passaggi. Doriana Bertino si è diplomata negli anni Settanta al liceo Artistico e, in seguito, all’Accademia di Belle Arti. Ha avuto la fortuna di conoscere molti grandi artisti che ne hanno segnato la maturazione artistica. Luca Givan, dal 1973 al 1978 ha svolto attività di disegno e progettazione edile presso uno studio di ingegneria di Pinerolo. Ha svolto anche incarichi e docenze per importanti istituzioni culturali italiane, tra le quali la Scuola per Artigiani e Restauratori del Sermig di Torino, il Ministero per i Beni Culturali, la Scuola di Conservazione e Restauro dell’Accademia delle Belle Arti di Torino.
MARA MARTELLOTTA
Museo MIIT – corso Cairoli 4, Torino -12-28 febbraio 2026 – inaugurazione 12 febbraio alle ore 18 – orari visite: da martedì a sabato 15.30/19.30 – info: 011 29776 – 334 3135903