“Siamo diventati adulti mentre il mondo cambiava”

Sofia Longhini racconta il suo teatro generazionale al Fringe di Torino

Al Torino Fringe Festival arriva uno spettacolo che attraversa la memoria collettiva partendo da una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: cosa accadeva nel mondo mentre noi crescevamo? Mentre guardavamo cartoni animati, sfogliavamo Cioè, davamo il primo bacio o cantavamo al karaoke, fuori dalle nostre stanze la realtà cambiava velocemente, spesso senza che ce ne accorgessimo.

Si intitola Tutte le cose più grandi di me ed è il monologo scritto e interpretato da Sofia Longhini, in scena al Lombroso16 nell’ambito del Fringe festival. Uno spettacolo che intreccia autobiografia, spaesamento generazionale e riflessione sociale, trasformando il ricordo personale in una lente attraverso cui osservare il presente.
Abbiamo incontrato Sofia Longhini, attrice ed autrice del monologo, per parlare del suo lavoro, della sua ricerca artistica e del ruolo che il teatro continua ad avere oggi.
Tutte le cose più grandi di me” intreccia ricordi personali e memoria collettiva, facendo convivere l’infanzia con eventi storici spesso traumatici. Quando hai capito che la tua storia generazionale poteva diventare materia teatrale universale?
«Penso che quando ho scritto questo monologo ero uscita dall’Accademia e stavo attraversando un momento di solitudine e spavento personale, ma mi rendevo conto che questo senso di impotenza e spaesamento era comune a molti amici. Non era un dramma individuale, era una questione sistemica. Sicuramente è derivato anche dallo scontro con il mondo lavorativo: tutto ciò che avevo studiato mi stava presentando il conto. Inoltre mi sono chiesta come cittadini dobbiamo prenderci la responsabilità di capire cosa succede oltre le mura domestiche. C’era una grande lamentela, ma come se tutto non fosse nostra responsabilità. Ho sempre capito che potevo lamentarmi, ma da una posizione privilegiata che è quella di attrice. Per questo nello spettacolo ho messo in luce anche il dramma della classe borghese, che fa perdere i confini di ricchezza e povertà, evidenziando come oggi la classe operaia guadagni spesso più della classe culturalmente più elevata. È un ribaltamento curioso: la condizione economica è ribaltata rispetto a quella sociale».
Nel monologo convivono così precarietà emotiva e precarietà economica, memoria personale e crisi collettiva. Una fotografia generazionale che evita la nostalgia e sceglie invece di interrogare il presente.
Nel tuo percorso artistico hai attraversato teatro, danza, drammaturgia e anche esperienze internazionali. In che modo queste contaminazioni hanno influenzato la scrittura scenica e il linguaggio emotivo di questo monologo?
«Sono stata l’anno scorso a Nicosia, a Cipro, con altri artisti provenienti da diversi Paesi europei e lì c’è stata una grande contaminazione di linguaggi e mondi culturali. Mi sono accorta anche di come molte questioni generazionali siano profondamente legate al contesto italiano. Quando c’è un gap linguistico, vedo che c’è molta più attenzione verso il corpo, verso la performance. Questa è una cosa molto tipica italiana che noi difendiamo. Una delle cose che mi porto dietro da quell’esperienza, e che ha influenzato il mio lavoro, è la possibilità del silenzio e la ricerca di un altro canale che non sia il sobbuglio continuo delle parole. Nello spettacolo questo senso c’è, anche se forse non è tangibile fino in fondo. Mi ha messo in allarme il fatto che la parola non sia l’unica via. E che il teatro non sia l’unica via: ci sono tante forme, tanti modi per stare con gli altri».
Un teatro che allora non si limita al racconto, ma cerca presenza, ascolto e condivisione. Anche attraverso ciò che resta sospeso e non viene detto.
Nel tuo spettacolo emerge una domanda molto potente: “Come ci siamo ritrovati, all’improvviso, adulti?”. Pensi che il teatro oggi abbia ancora la capacità di aiutare una generazione a riconoscersi, fermarsi e rileggere il proprio tempo?
«Il teatro ha sempre questo valore e mi faccio tenerezza quando penso che qualcuno dica che è morto. È sopravvissuto a moltissime difficoltà e sopravviverà anche alle nostre paure. Penso spesso ai miei amici che non vanno a teatro e sento che mi piacerebbe coinvolgerli. Come nuova generazione credo sia una nostra responsabilità. Quella prima di noi la sentiamo come una generazione di giganti e pensiamo che abbiano avuto un agio in più, ma non è detto che sia una verità assoluta. Ogni generazione ha gli strumenti per elaborare la propria realtà. Il Fringe, in questo senso, destruttura la serietà del teatro e questo dualismo aiuta molto ad abbattere la barriera con il pubblico e ad avvicinare le persone».
Ed è forse proprio qui che si inserisce la forza di Tutte le cose più grandi di me: nel tentativo di restituire al teatro uno spazio umano, accessibile, capace di parlare a chi si sente sospeso tra infanzia, disillusione e ricerca di senso. Uno spettacolo che non offre risposte facili, ma lascia nello spettatore una domanda silenziosa e ostinata: dove siamo finiti noi, mentre il mondo andava avanti?
Valeria Rombolá

Più di 800mila accessi alla metropolitana durante il Salone del libro

A conclusione del 38° Salone Internazionale del Libro, GTT traccia un bilancio positivo. I numeri testimoniano la scelta di migliaia di visitatori e cittadini di affidarsi al trasporto pubblico locale per raggiungere il Lingotto Fiere.

I FLUSSI DELLA METROPOLITANA

La rete della metropolitana è stata il fulcro della mobilità dell’evento, registrando oltre 810.000 accessi complessivi.

L’impatto del Salone sui flussi abituali della città emerge chiaramente dal confronto con i periodi ordinari: durante i giorni della kermesse l’utilizzo della metro è cresciuto del 36% rispetto a una settimana tipo, con un picco straordinario nel weekend, dove si è registrato un +72% di passeggeri rispetto a un normale fine settimana.

OTTIMI RISULTATI ANCHE PER LA RETE DI SUPERFICIE

Anche i bus diretti verso il polo espositivo hanno registrato flussi importanti. Sulle linee 18, 34, 63B e 74 sono state rilevate circa 26.000 validazioni complessive.

In particolare, spiccano i numeri della linea 18, oggetto di un piano di potenziamento specifico per l’evento, che fino a domenica 17 maggio ha registrato da sola ben 20.464 validazioni.

CRESCE LA DIGITALIZZAZIONE E LA VENDITA DI TITOLI DI VIAGGIO, +19%

I riscontri sul fronte della vendita dei biglietti evidenziano una spiccata tendenza degli utenti verso le soluzioni digitali e dematerializzate:

  • Biglietti Digitali (Tap&Go e App To Move): sono stati venduti indicativamente 205.000 biglietti, con una crescita del 19% rispetto al 2025, a conferma della comodità del pagamento contactless direttamente ai tornelli e dello smartphone come titolo di viaggio

  • Biglietti City 100: sono stati acquistati circa 12.500 biglietti, registrando un balzo in avanti del 27% rispetto allo scorso anno, grazie anche alle postazioni Infopoint nelle stazioni della metro e allo stand interno.

L’afflusso è stato gestito con successo grazie al potenziamento del servizio e al grande sforzo organizzativo e del personale GTT, che ha garantito una mobilità efficiente, rapida e sostenibile per uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per la città di Torino.

Torino, 18 maggio 2026

Dati definitivi di adesione allo sciopero generale di ieri di 24 ore indetto dall’ Organizzazione Sindacale USB +++

L’adesione complessiva dei dipendenti è stata del 18,2%. L’adesione complessiva del personale viaggiante è stata del 25%.
Il servizio della Metropolitana è stato garantito per tutta la giornata e sarà regolare fino a mezzanotte.

Carenze igienico‑sanitarie, un arresto e oltre 16mila euro di sanzioni

Blitz della polizia tra San Salvario, Porta Nuova e Millefonti: l’operazione, coordinata dal Commissariato “Barriera Nizza” con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine Piemonte, la Polfer di Porta Nuova, Carabinieri, Guardia di Finanza, ASL‑SIAN, Polizia Municipale della Circoscrizione 8 e i Vigili del Fuoco, ha portato al controllo di 92 persone, con un arresto, tre denunce, 5 esercizi commerciali ispezionati e 13 veicoli verificati. Le sanzioni amministrative superano i 16.600 euro.

Le verifiche nei locali hanno dato esiti concreti. In via Nizza il titolare di un ristorante è stato multato per oltre 7.000 euro perché aveva avviato l’attività senza le previste comunicazioni amministrative e sanitarie. In via Saluzzo gli operatori hanno contestato la mancata esposizione dei prezzi (sanzioni per oltre 900 euro). L’ASL, riscontrando gravi carenze igienico‑sanitarie, ha disposto il sequestro e la distruzione di circa 50 kg di alimenti e la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni previste. Nel locale gli agenti hanno poi identificato un lavoratore privo di permesso di soggiorno. Il titolare è stato denunciato per impiego di manodopera irregolare.

Una sala cinematografica in via Principe Tommaso non disponeva delle autorizzazioni necessarie: i vigili del fuoco hanno sospeso l’attività per problemi di sicurezza e la struttura ha ricevuto una multa di oltre 1.500 euro. In via Madama Cristina gli ispettori hanno segnalato violazioni amministrative, carenze igieniche e occupazione abusiva di suolo pubblico, con sanzioni per oltre 2.000 euro. L’Ispettorato del Lavoro ha scoperto una lavoratrice “in nero”, ha comminato multe per più di 4.400 euro e ha disposto la sospensione dell’attività.

Infine, nell’area della stazione Porta Nuova gli agenti hanno denunciato e sanzionato due persone per inottemperanza all’ordine del Questore. Uno dei due è stato anche segnalato per porto ingiustificato di un coltello, sequestrato. Nel medesimo intervento hanno poi arrestato un 27enne senegalese trovato con 31 dosi di crack (circa 25 grammi) e 125 euro in contanti.

Il procedimento penale è nelle fasi iniziali delle indagini; l’indagato mantiene la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

VI.G

L’esempio di Marco

Di Vittorio Pezzuto

Dalla prima pagina de LA RAGIONE oggi in edicola www.laragione.eu

Per decenni il congresso annuale del Partito radicale è stato il vero compleanno di Marco Pannella. Una festa che una tenace minoranza laica, libertaria, liberista, federalista europea e nonviolenta dedicava anche a sé stessa impastando incontri fecondi, la fatica dell’ascolto reciproco fra pazzi (di libertà e non solo), l’omaggio degli avversari e non di rado la messa in gioco di ogni avere nel tentativo di conquistare l’improbabile ma necessario. A due lustri dalla sua morte quel congresso si rinnova sotto altra forma: maratone oratorie, interviste e commemorazioni di quanti nel suo ricordo celebrano soprattutto la parte migliore della loro vita.
La più grande lezione che ci lascia è quella imparata a 29 anni in una pensione di Cattolica: convintosi di essere inadeguato a questo mondo, scelse di tagliarsi le vene. Lo salvò per caso Franco Roccella e fino all’ultimo dei suoi giorni ha dimostrato di avere avuto torto: regalandoci buone leggi, splendide battaglie, l’esercizio della fantasia senza potere, un inesausto dialogo con il diverso e una teoria della prassi rivelatasi efficace antidoto alla spesso impotente politica di Palazzo.

 

Furgone esce dalla carreggiata, conducente in ospedale

Un furgone esce fuori dalla carreggiata e il conducente viene portato in ospedale. È accaduto nel tardo pomeriggio di ieri a San Carlo Canavese, in Strada San Giovanni. Sul posto è giunta la Croce Reale per il 118, che ha trasportato il conducente del mezzo pesante all’ospedale di Ciriè; fortunatamente è rimasto ferito in modo lieve. Sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Venaria Reale e il distaccamento dei vigili del fuoco di San Maurizio Canavese, poiché poi il mezzo aveva sversato gasolio sull’asfalto.

VI.G

Per Balletto Teatro di Torino “Studio sul fauno” e “White pages”

Mercoledì 20 maggio andranno in scena alla Lavanderia a Vapore

BTT_moves, la stagione e di danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino, prosegue dal 7 maggio scorso per concludersi il 22 dicembre 2026, attraversando teatri, spazi di creazione e luoghi della cultura della Città Metropolitana di Torino, trasformandoli in un ecosistema vivo di pratiche, incontri e visioni.
Mercoledì 20 maggio, alle 21, negli Spazi della Lavanderia  a Vapore di Collegno, andrà in scena  una serata capace di connettere generazioni, linguaggi e formati.
Aprirà  la serata nel foyer della Lavanderia ‘Studio sul fauno’ di Roberto Zappalà con Samuel Arisci, un lavoro che trasporta il pubblico in una soglia poetica e simbolica, dove realtà, sogno e desiderio si confondono.
Allo stesso modo lo spazio in cui si esprime la danza, l’universo interiore del fauno, è  un mondo altro dove esclusione, corteggiamento e erotismo trovano il proprio spazio espressivo.
In palcoscenico la serata prosegue con il trittico ‘White Pages’ di Manfredi Perego, un progetto che si articola in tre capitoli diversi per durata e composizione, tutti accompagnati dalle musiche originali di Paolo Codognola e contraddistinto da una stessa intenzione poetica, il desiderio di condividere il percorso di ricerca che Perego conduce da oltre dieci anni.
In scena TIR Danza / MP. Ideograms  e Balletto Teatro di Torino mettono a confronto tre generazioni di performer, disegnando una grammatica plurale, dove l’identità diventa traiettoria. Il concetto del tempo è  esplorato in “Dedica al tempo” attraverso il corpo di Lucia Nicolussi, danzatrice e madre dell’artista.  Nella sezione centrale “Dedica al dinamismo” i quattro giovani danzatori  e danzatrici del Balletto di Torino, Bailey Kager, Ivo Santos, Noa Chatton e Noa Van Tichel, incarnano l’instabilità di una costante tensione verso l’ignoto. Con la danzatrice e compagna Chiara Montalbani il coreografo riscrive, a distanza di anni, dal solo “Grafiche nel silenzio” il nuovo lavoro intitolato “Dedica al silenzio”.
È possibile prenotare il proprio biglietto scrivendo a btt.moves@gmail.com, o chiamando ai numeri 0114730189 WhatsApp 3316139715 dalle 10 alle 17. È  anche possibile acquistare i biglietti direttamente a teatro , a partire da un’ora prima dello spettacolo.

Mara Martellotta

Nuovi fondi per le scuole di montagna più isolate

La Giunta regionale ha ampliato a 750.000 euro le risorse per garantire i servizi scolastici nei territori montani del Piemonte per l’anno scolastico 2026/27.

Alla dotazione iniziale di 340.000 euro ne sono stati aggiunti ulteriori 410.000, portando il totale a 750.000 euro attivando così l’intera programmazione prevista dalla legge regionale n. 14/2019 sullo sviluppo e la tutela della montagna. Una misura confermata e rafforzata anno dopo anno: dai 528.000 euro del 2024 si è passati ai 633.000 del 2025 e ai 750.000 di quest’anno.

L’incremento dei fondi permetterà di finanziare il mantenimento in funzione di scuole dell’infanzia e primarie nei Comuni montani più isolati. Il precedente stanziamento riguarda invece la razionalizzazione delle pluriclassi: nelle scuole di montagna è frequente che bambini di età e livelli diversi condividano la stessa aula con un unico insegnante, per insufficienza di iscritti. Il contributo regionale consente di coprire i costi per personale aggiuntivo o per l’estensione dell’orario di servizio, riducendo il numero di classi accorpate e avvicinando la qualità della didattica a quella garantita nelle scuole di pianura.

L’assessore regionale allo Sviluppo della Montagna Marco Gallo sottolinea che «con questa delibera si completa la programmazione sulle scuole montane agendo su due fronti e si rafforza la capacità di intervento della Regione con l’obiettivo di garantire continuità e qualità del servizio scolastico, sostenendo le famiglie e contribuendo alla tenuta delle comunità montane».

L’assessore all’Istruzione e Merito Daniela Cameroni è sulla stessa lunghezza d’onda: «Una scuola di montagna aperta significa una comunità viva, famiglie che scelgono di restare e bambini che crescono nel proprio territorio con le stesse opportunità degli altri studenti piemontesi. La scuola è un presidio di futuro e il luogo dove si costruisce l’identità: mantenerla viva vuol dire dare ai giovani un motivo in più per credere nel loro territorio e scegliere di restarci».

A fare da tramite tra la Regione e le scuole sono le Unioni montane, che raccolgono le esigenze dei plessi del proprio territorio, presentano le domande di contributo attraverso la piattaforma regionale Findom e gestiscono i fondi in collaborazione con gli istituti scolastici di riferimento. Le risorse sono erogate in due parti: un acconto fino al 90% dell’importo riconosciuto all’avvio dell’anno scolastico, il saldo a rendicontazione avvenuta al termine delle lezioni.

Insegnante di 35 anni si è tolto la vita a Torino

Ieri al Convitto Nazionale Umberto I di Torino, un professore di 35 anni si è tolto la vita  durante l’orario scolastico. Secondo la  Polizia di Stato, il docente si sarebbe lanciato dal secondo piano  verso le 15. Il corpo è stato rinvenuto nel cortile interno della scuola. Il 35enne era un insegnante di violoncello che  aveva vinto  concorsi di prestigio  e si era esibito in rassegne in Italia e all’estero.

Amedeo Nazzari: tra storia e drammi

Non solo film “strappalacrime”…

Di Debora Bocchiardo

Amedeo Carlo Leone Buffa, che negli anni ’30 assumerà il nome d’arte Amedeo Nazzari, nasce a Cagliari il 10 dicembre 1907. Il padre, Salvatore, è proprietario di un pastificio e la madre, Argenide, è figlia di Amedeo Nazzari, presidente della Corte d’appello di Vicenza trasferito a Cagliari.

A soli sei anni, la morte improvvisa del padre obbliga la famiglia a trasferirsi a Roma. Qui, a scuola, dai salesiani, il piccolo Amedeo inizia a calcare il palcoscenico nelle recite o con le filodrammatiche, scoprendo da subito una grande passione e un notevole talento. Innamorato della recitazione, interromperà gli studi di ingegneria per dedicarsi completamente al teatro.

L’esordio da professionista avviene nel 1927, con la compagnia di Dillo Lombardi,  per poi passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale NinchiMemo Benassi e Marta Abba.

Nel 1935 viene notato da Elsa Merlini, che gli offre una parte nel film che sta per girare: Ginevra degli Almieri. La pellicola non avrà successo e Nazzari tornerà al teatro.

Sarà una grande attrice italiana a dare la svolta decisiva alla sua carriera. Anna Magnani, all’epoca sposata con il regista Goffredo Alessandrini, lo volle infatti in “Cavalleria”. È la svolta. Con la sua eleganza, la bellezza e il fascino della divisa, Nazzari diventa la principale attrazione del film.

La pellicola, presentata a Venezia alla Mostra del Cinema, sarà uno dei maggiori incassi del 1936.

Al divisa gli dona così tanto che nel 1938 lo accompagna anche nel suo secondo successoLuciano Serra pilotasempre con la regia di Alessandrini.

A questo punto Nazzari è ormai un volto noto, ma è nota anche la sua abitudine ad intervenire sulle scelte registiche o sul copione. Un aspetto caratteriale che gli procurerà la fama di attore scomodo, indocile e polemico.

Tuttavia il successo non tarda a arrivare e con esso gli ambiti riconoscimenti. Nel 1941, alla IX Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il conte Giuseppe Volpi di Misurata gli consegna la Coppa del Ministero della Cultura Popolare come migliore attore per il film Caravaggio, il pittore maledetto.

Nello stesso anno, La cena delle beffe, diretto da Alessandro Blasetti, lo consacra definitivamente come “divo” del cinema. Il film, un dramma in costume che si svolge nella Firenze dei Medici, resterà famoso anche per aver proposto  la prima scena di nudo femminile con un’inquadratura di pochi secondi col seno di Clara Calamai velatamente esposto.  Un frammento che causerà il divieto ai minori e la condanna delle autorità ecclesiastiche.   Di questa pellicola resta tuttavia famosa l’interpretazione intensa di Nazzari che passa alla storia con la celebre frase: «…e chi non beve con me, péste lo cólga!».

Dopo una serie di film minori interpretati durante il periodo bellico tra mille difficoltà, dal 1945 Amedeo Nazzari torna a pellicole di rilievo  con Un giorno nella vita di Alessandro Blasetti, in cui interpreta un capo partigiano, Il bandito, diretto da Alberto Lattuada con Anna Magnani come co-protagonista, e La figlia del capitano, tratto dal romanzo omonimo di Puškin e diretto da Mario Camerini.

La sua fama travalica i confini e in Spagna interpreta tre film per poi andare in Argentina dove rifiuta di interpretare un italiano corrotto e criminale. Evita Perón, scoperto il fatto, lo inviterà a restare comunque in Argentina per conoscere i numerosi immigrati italiani in quel Paese.

Il ritorno in Italia, nel 1949, è celebrato da una pellicola eccezionale: accanto all’emergente Silvana Mangano recita ne Il lupo della Sila.

Comincia così il lungo periodo di film tragici e sentimentali, “strappalacrime”, indissolubilmente legati alla figura di Amedeo Nazzari.

Nel 1949 recita, in Cateneaccanto all’attrice di origine greca Yvonne Sanson.

Un enorme successo di pubblico che aprirà un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera. Il melodramma popolare, già molto amato in Italia ai tempi del cinema muto, torna a far battere il cuore del grande pubblico.

Tutti interpretati accanto ad Yvonne Sanson, diretti da Raffaello Matarazzo e premiati da un enorme successo al botteghino, film come Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), Pietà per chi cade (1954), L’angelo bianco (1955) o Malinconico autunno (1958) segnano un’epoca… e una generazione!

Parallelamente, Nazzari accetta anche ruoli più impegnativi come Processo alla città (1952) o Il brigante di Tacca del Lupo (1952), presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

La sua origine sarda viene orgogliosamente messa in risalto in Proibito (1955), mentre nel 1957 viene scelto da Federico Fellini per interpretare un breve “cameo”  in Le notti di Cabiria.

Sempre nel 1957 Nazzari sposa l’attrice italo greca Irene Genna, da cui un anno più tardi nascerà la figlia, Maria Evelina, futura attrice di teatro.

Gli anni sessanta riservano a Nazzari le prime delusioni dopo il grande successo.

Le grandi case di produzione scelgono Burt Luncaster per il ruolo del Principe Salina nel Gattopardo di Visconti e nel remake de La figlia del capitano, girato da Lattuada col titolo La tempesta, il personaggio di Pugacev, che un tempo era stato suo, viene assegnato a Van Heflin.

Da Hollywood arriva la proposta di girare un film con Marilyn Monroe, ma stavolta è lui che rifiuta. Nazzari non se la sente di recitare un inglese e di affrontare anche scene di canto e ballo. Nel 1968 ottiene invece una parte nel film La colonna di Traiano, una coproduzione italo-romena.

Nel frattempo in Italia si apre la stagione della commedia all’italiana, ma Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni che sente troppo lontani dal suo gusto personale.  È l’inizio del viale del tramonto. Da adesso in poi, al cinema, lo vedremo soltanto in piccoli ruoli o apparizioni in pellicole famose.

Tuttavia, la sua carriera gli riserva ancora qualche soddisfazione con quel mezzo straordinario che sta crescendo sempre più e che raggiunge le masse: la televisione.

Proprio per questo nuovo, variegato pubblico realizza un rifacimento della celebre La cena delle beffe e de La figlia del capitanoRestano anche celebri le sue partecipazioni a trasmissioni di grande successo quali Il MusichiereStudio Uno e Settevoci. Nel 1963 conduce Gran Premio, abbinato alla Lotteria Italia, e gira alcuni famosi caroselli in cui riprende la sua più celebre battuta : «… e chi non beve con me …».

Nel 1969 una retrospettiva dei suoi film riscuote grandissimo successo sulle reti  Rai e, nello stesso anno, Nazzari lavora alla miniserie televisiva La donna di cuori.

La sorte, purtroppo, si rivelerà impietosa verso questo splendido attore. A partire dagli anni settanta, una insufficienza renale lo tormenta, infatti, costringendolo a rinunciare ad alcune proposte di lavoro. Nel 1975, già molto provato e costretto a frequenti ricoveri, prende ancora parte ad un episodio della serie televisiva L’ispettore Derrick, intitolato L’uomo di Portofino, poi seguono solo brevissime partecipazioni.

Si spegnerà il 6 novembre 1979 a Roma, in clinica, e verrà sepolto, al cimitero monumentale del Verano col suo vero nome: Amedeo Buffa.

In caso di emergenza come ottenere i fondi statali

Per poter accedere ai fondi statali in caso di dichiarazione di stato di emergenza la Regione avvia l’iter per adeguare le proprie normative.
L’assessore Marco Gabusi, durante la seduta della Commissione ambiente del Consiglio regionale presieduta da Sergio Bartoli, ha illustrato ai commissari il disegno di legge 141: “Disposizioni urgenti in materia di dichiarazione e gestione dello stato di emergenza di rilievo regionale”.

Il presidente Sergio Bartoli

“L’ultima legge di bilancio statale ha istituito un fondo destinato alle Regioni per fronteggiare gli eventi meteorologici di livello inferiore rispetto a quelli per cui è prevista la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Fino ad oggi – ha detto Gabusi – la Regione abbiamo gestito le emergenze con la legge regionale 38/78 che, pur continuando a rappresentare uno strumento fondamentale, ha bisogno di un aggiornamento. Per questo motivo abbiamo proposto un adeguamento della normativa regionale, che garantisca agli enti locali maggiori opportunità e una significativa semplificazione delle procedure, anche grazie alle deroghe che potranno essere previste attraverso la dichiarazione dello stato di emergenza regionale”.
Il testo di legge, dichiarato urgente, passerà al vaglio del Cal entro 10 giorni senza bisogno di consultazioni e sarà discusso nell’Aula del Consiglio regionale all’inizio di giugno.
Per chiarimenti sono intervenuti i consiglieri: Vittoria Nallo (Sue), Gianna Pentenero (Pd), Sergio Bartoli (Lista Cirio), Marina Bordese (FdI), Fabrizio Ricca (Lega).