LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Nella contesa politica italiana ritorna un asset decisivo. Un asset che ha caratterizzato l’intera
prima repubblica. Parlo, come ovvio, della centralità della politica estera. Una centralità, va pur
detto, che aveva dei protagonisti indiscussi e riconosciuti a livello nazionale ed internazionale:
ovvero, la classe dirigente della Democrazia Cristiana fatta di leader politici ma, soprattutto, di
statisti e di qualificati uomini di governo. Da De Gasperi a Moro ad Andreotti, da Fanfani a Emilio
Colombo, da De Mita a Donat-Cattin, solo per citarne alcuni. Perchè la coerenza e la lungimiranza
sul versante della politica estera era la cartina di tornasole non solo per la chiarezza nello
scacchiere europeo ed internazionale ma era anche, e soprattutto, la bussola che orientava le
dinamiche e le scelte concrete nella politica interna.
Ora, e pur senza tracciare alcun confronto che sarebbe del tutto improprio e allo stesso tempo
impraticabile, non possiamo non avanzare una riflessione di fondo. E cioè, nell’attuale fase
politica italiana i due schieramenti maggioritari hanno una comune visione ed un comune progetto
proprio sul campo della politica estera? Dalla coerenza sulla politica estera traggono le indicazioni
concrete per costruire un progetto di governo coerente e riconosciuto a livello europeo ed
internazionale? Questo è il vero tallone d’achille per l’attuale centro destra e, soprattutto, per la
coalizione di sinistra e progressista. Diventa francamente imbarazzante pensare alla credibilità e
alla fragilità di una coalizione che contiene al suo interno due posizioni antitetiche – penso alla
Lega e al resto dei partiti di centro destra – o, addirittura, con ben cinque posizioni diverse se non
alternative ed opposte. Come, di consueto, capita a sinistra ogniqualvolta si devono votare ordini
del giorno o risoluzioni sui temi più spinosi che riguardano la politica estera. Dall’Ucraina
all’Europa ai vari e drammatici conflitti nello scacchiere internazionale. Perchè non soltanto una
coalizione non sarebbe credibile e nè affidabile ma, quel che è peggio, non sarebbe in grado di
assumere nessuna decisione altrettanto credibile ed affidabile ai fini della considerazione del
nostro paese. A livello europeo come, e soprattutto, sul versante internazionale.
Ecco perchè, al di là delle primarie, dei regolamenti di conti sempre più spietati all’interno delle
rispettive coalizioni e dei sistemi elettorali – anche se sono sempre importanti e decisivi ai fini della
vittoria finale – la vera priorità politica e programmatica, soprattutto nell’attuale fase storica che
viviamo, è quella di concentrare l’attenzione sulla politica estera. Da qui arriva anche l’invito a
riscoprire l’esperienza, e forse anche la saggezza, di un passato che non può essere
qualunquisticamente e banalmente archiviato. Quel passato che era sì fatto di leader e statisti ma
anche da partiti che non si limitavano a cavalcare gli istinti più triviali della pubblica opinione ma
sapevano, al contrario, governare i processi politici. A cominciare, appunto, dalla chiarezza,
dall’affidabilità e dalla trasparenza sul versante della politico estera.






