Il provvedimento ha provocato una dura reazione da parte di collettivi studenteschi e ambienti antagonisti, . Secondo i contestatori, la rettrice avrebbe ceduto alle pressioni delle forze dell’ordine, restringendo così gli spazi di aggregazione e socialità all’interno dell’università.”In piena sessione viene blindato Palazzo Nuovo per impedire lo svolgimento di una festa, come se ne sono fatte tante fino ad oggi, momenti in cui condividiamo una socialità fuori dalle logiche del profitto, organizzata e autogestita dalle studentesse e dagli studenti che ogni giorno vivono l’ateneo.
Riteniamo quello della rettrice un comportamento vigliacco, autoritario e inutilmente allarmista, che succube delle intimidazioni della questura cerca in ogni modo di montare casi mediatici dal nulla ed esercitare la propria influenza su tutte le emanazioni istituzionali della città”. Così in una nota sui social, il Collettivo universitario autonomo (Cua), realtà studentesca vicina al centro sociale Askatasuna, dopo la decisione della rettrice dell’Università di Torino di chiudere Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, fino a lunedì per motivi di sicurezza
