Alberi, alberi… e ancora alberi

Nuova mostra al “Collegio San Giuseppe” di Torino. In rassegna dipinti a olio e disegni a grafite dell’artista torinese Luisa Porporato

Fino a sabato 9 maggio

Straordinaria la prima, inattesa sensazione. E stupendo l’immediato colpo d’occhio. Il primo passo nella sala espositiva di quel prezioso gioiello d’arte che, in poco più di un decennio, è diventato (gran merito del direttore, Fratel Alfredo Centra e di preziosi collaboratori come i critici d’arte Donatella Taverna e Francesco De Caria) il “Collegio San Giuseppe” di via San Francesco da Paola, a Torino, ti dà l’idea subitanea di esserti gradevolmente lasciato alle spalle un qualcosa chiamato “frenetico vivere urbano”, per affacciarti e immergerti (o, meglio, lasciarti trascinare in una totale, distensiva immersione) in un universo “altro”, in meravigliose, insospettabili ed insospettate foreste, perfino un po’ inquietanti, dove ad accoglierti sono alberi, alberi … e ancora alberi. Di una potenza che beneficamente t’assale, carichi di secoli e secoli di storia, ardite “architetture verticali” che parlano “lingue” d’ogni parte del globo. Ulivi, il Ficus di Palermo ed esotici eucalipti e, ancora, possenti betulle, il “Pino marittimo” di Sanremo fino (per restare un po’ di più in casa) ai “Platini” di Cherasco: 18 oli e 6 disegni a grafite. Un non vasto campionario (mancano purtroppo le eccezionali incisioni alla “maniera nera à berceau”) raccolto in viaggi remoti per il mondo, ma sufficiente per testimoniare l’enorme passione (umana e artistica) di Luisa Porporato, torinese, laureata in Discipline Storico – Artistiche e perfezionamento all’“Accademia Albertina”, per quel millenario “mondo d’alberi”, simbolo di vita in perenne trasformazione, ma anche in perenne rinascita, in un costante reciproco ricercarsi, nel loro durevole complice abbracciarsi e nell’instancabile rivolgersi al cielo, le radici ben solide a terra.

E’ questo il mondo pittorico della Porporato, in mostra fino a sabato 9 maggio, al “San Gip” dei Fratelli delle Scuole Cristiane, con il titolo de “L’immagine del tempo: alberi” e la curatela di Angelo Mistrangelo. Che scrive: “Nel discorso della Porporato, gli alberi assumono da sempre una connotazione evocativa di incontri, percorsi e coinvolgenti scoperte attraverso viaggi , soggiorni e straordinari giardini con piante secolari e monumentali che sembrano affiorare da mitologiche letture”. E che possono richiamare, perché no?, il monumentale “Cipresso di San Francesco” (di circa 800 anni e alto 25 metri) situato nel Convento di “Santa Croce” nella riminese Villa Verucchio e nato, secondo la leggenda, dal bastone (“bordone”) piantato a terra dal Santo o, pur anche, per passare dal “sacro” al “profano”, al “letto nuziale” (Libro XXIII dell’“Odissea”) costruito da Ulisse, intagliandolo con le proprie mani da un ulivo ancora radicato nel terreno. E quanto quest’ultimo potrebbe ricordare “Accoglienza” o “Abbraccio secolare”, disegni graffiti su “carta Fabriano” di Luisa Porporato! Del resto il tema “alberi” si porta dietro e addosso secoli e secoli di grande storia dell’arte. Esempi certo noti all’artista torinese (dall’“Albero della vita” dai rami dorati e sinuosi di Gustav Klimt al “Mandorlo in fiore” di Vincent van Gogh fino alla serie dei “Pioppi” lungo le rive dell’Epte di Claude Monet o alla surrealista “La voix du sangue” di René Magritte), mai tuttavia letti con animo imitativo.

Gli “alberi” di Luisa Porporato sono sagome giganti che s’aggrappano fra loro, in un indomito desiderio di “resistenza” agli assalti di uomo e natura. I rami poderosi sono braccia nerborute che si fanno presa e sostegno comune, le cortecce giochi rigorosi e multiformi in cui sperimentare tutta la potenza di un segno minuto e perfetto nella sua inesausta forza di lineare creatività (così accurato e persistente tanto da creare ipotesi di forme e figure perfino inattese o occulte alla stessa artista), le radici “strette le une altre” portentosi ricami creati dalle nodose mani del tempo, impossibili da estirpare, solidi baluardi contro gli attacchi d’ogni turbine o tempesta. Il tutto immaginato e definito sempre dall’artista attraverso un linguaggio di netta e limpida e poderosa figuratività. Unica eccezione quei piacevolissimi “Frammenti di corteccia” (“Eucalipto Arcobaleno” o “Eucaliptus deglupta” famoso per la sua veste multicolore con striature verde brillante, blu, viola, arancioni e marroni e presente soprattutto alle isole Hawaii, in particolare sull’isola di Maui) dove le pagine di linea-colore paiono aprirsi a giochi decisamente più astratti, mai tuttavia perseguiti con particolare insistenza dall’artista.

 

Che, guardando, con orgoglio, le sue creature, ci ricorda: “L’albero è un essere vivente, è respiro, è ombra, è rifugio, è bellezza. Possenti e fragili, ad un tempo, gli alberi sono la poesia che la terra scrive nel cielo … L’umanità dovrebbe essere come gli alberi: cambiare le foglie, ma conservare le radici. Cambiare le idee ma conservare i principi”. Parole decisamente troppo belle, troppo profonde, troppo cariche di emotiva passionalità per non abbracciarle in toto! Tanto più se affiancate, come fa la Porporato, a quelle del grande poeta e filosofo indiano Rabindranath Tagore“Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al Cielo in ascolto!”. Che altro dire? Touché!

Gianni Milani

“Luisa Porporato. L’immagine del tempo: alberi”

“Collegio San Giuseppe”, via San Francesco da Paola 23, Torino; Tel. 011/8123250 o www.collegiosangiuseppe.it . Fino a sabato 9 maggio. Orari:dal lun. al ven. 10/12 – 16,30/18,30; sab. 10/12

Nelle foto: “Espansione verticale”, olio su tela; “Verticalità rivelata”, olio su tela”; “Accoglienza”, grafite su carta Fabriano; “Frammenti di corteccia”, olio su tela

La legge truffa, le mondine e i pifferi di montagna 

 

Una mattina di fine ottobre dalle parti di Oira sul lago d’Orta nella cucina dello Scardola, al secolo Cristoforo Clemente, rinfrancati nel corpo e nello spirito davanti a una bottiglia di Gattinara ( lo Scardola ne teneva sempre una a portata di mano, per le emergenze) Faustino diventò loquace e in vena di ricordi, rammentando episodi del passato come quello in cui, poco più che ragazzo, dovette nascondersi nel fosso di una risaia a Borgovercelli. Era di maggio, verso la metà del mese. L’anno non poteva certo scordarselo: il 1953. “ A quel tempo ero un giovane operaio e da meno di un anno ero stato indicato dal partito a rappresentarne l’organizzazione giovanile a livello provinciale. Allora mi avanzava poco tempo per pescare le anguille”.

 

Faustino  Girella-Nobiletti a quel tempo era uno dei più brillanti e vivaci dirigenti della gioventù comunista novarese. Un’attivista coi fiocchi, tanto bravo e affidabile che un giorno, su esplicita richiesta del senatore Leone, venne inviato a Vercelli. I comunisti della città del riso avevano richiesto ai cugini novaresi l’invio di “un compagno sveglio e in gamba per una delicata azione di propaganda”. In ballo c’era la campagna elettorale contro la legge-truffa. “Dovete sapere che la legge elettorale varata quell’anno, che noi ribattezzammo legge truffa, fu una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale vigente all’epoca dal 1946”. Promulgata il trentun marzo millenovecentocinquantatre la legge numero centoquarantotto, composta da un singolo articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del sessantacinque per cento dei seggi della Camera dei Deputati alla lista o a un gruppo di liste apparentate in caso di raggiungimento della metà più uno dei voti validi. Nel tentativo di ottenere il premio di maggioranza nelle elezioni politiche di giugno, la Democrazia Cristiana e altri cinque partiti si apparentarono. Al fianco dello scudocrociato c’erano socialdemocratici, liberali, repubblicani, gli altoatesini della Südtiroler Volkspartei e gli autonomisti del Partito Sardo d’Azione. “Noi, comunisti e socialisti, insieme a personalità come Ferruccio Parri e Piero Calamandrei avversammo con tutte le nostre forze quella legge”, aggiunse Faustino. Nel Paese era ancora vivo il ricordo della legge Acerbo, voluta da Mussolini in persona pochi mesi dopo la Marcia su Roma. In base a quella legge, la lista che prendeva più voti otteneva i due terzi dei seggi. E fu così che il listone fascista , grazie ai brogli e alle intimidazioni delle squadracce, nel ventiquattro ottenne il sessantaquattro virgola nove per cento dei voti, offrendo al regime una larga quanto fraudolenta base di consenso popolare.  Faustino, di fronte a quell’importante incarico, non volle farsi trovare impreparato e predispose con cura  il suo corredo. Infilò nel tascapane un po’ di vestiario di ricambio, la tuta, due pennelli ( “per le scritte murali”), una pagnotta di segale, una piccola toma di formaggio del Mottarone. Raggiunse Novara in treno e da lì Vercelli, viaggiando su di un carro carico di fieno. Recatosi alla sede del Pci in corso Prestinari, trovò ad attenderlo Francesco Leone in persona. Il senatore era un personaggio di prim’ordine. Noto antifascista e fondatore del Partito Comunista, comandante antifranchista durante la guerra civile spagnola e dirigente di spicco della Resistenza. La prima sorpresa l’ebbe in quel momento. L’incarico che egli era stato riservato consisteva nel contattare i vecchi monarchici vercellesi ai quali, spacciandosi per un inviato della casa Reale ( i Savoia erano in esilio a Cascais , in Portogallo), doveva rivolgere l’invito alla mobilitazione contro quella legge-tagliola. Già in Parlamento, i rappresentanti del Partito Nazionale Monarchico avevano votato contro la legge e il suggello della casa Reale serviva a rinvigorire la critica. Fu così che , lasciato perdere il suo corredo da propagandista dovette infilarsi un completo grigio scuro non proprio della sua misura, visto che  gli andava un poco stretto di spalle, era corto di maniche e risultava lungo di gamba. Ma, come precisò con voce ferma Francesco Leone erano “particolari ai quali non si doveva prestare troppa attenzione”. Dopotutto, in quegli anni duri del dopoguerra, anche a un inviato dei Savoia sarebbero stati perdonati certi difettucci sartoriali. L’anello con il sigillo della Real Casa invece gli andava a pennello. Massiccio e lucente, pareva vero in tutto e per tutto. Merito di Gianni Fiorino, un artigiano orafo di Valenza che aveva fatto il partigiano in Valsesia con Cino Moscatelli. “Mi venne da ridere, guardandomi allo specchio”, confidò Faustino. Rise ancora di più quando, apprendendo che sua madre dimorava a Pratolungo, una frazione di Pettenasco, sfruttando quel suo doppio cognome, il Partito decise di affibbiargli anche un titolo nobiliare: Fausto Girella-Nobiletti, Conte di Pratolungo. Ah, se l’avesse saputo quel suo amico e compagno, sindacalista dei tessili della FIOT-CGIL. Lui sì che portava un nome e un cognome in grado di far scattare sull’attenti ogni monarchico: Umberto Re. Con il cognome a precederne il nome si sarebbe ottenuta la più alta carica dei Savoia.

Ma non era il caso di esagerare. Con la nuova identità, in un paio di settimane, Faustino girò in lungo e in largo il vercellese. Dal tè e pasticcini nei salotti di anziane dame ai cascinali più spersi, dove vivevano contadini, mezzadri e fittavoli rimasti fedeli alla Corona, il falso inviato di casa reale si diede da fare come un dannato per illustrare ai suoi interlocutori la volontà di Sua Maestà.“ Il Re Umberto II d’Italia, vede come il fumo negli occhi questo  disegno ordito dai democristiani e dai loro alleati, del quale questa ignobile legge rappresenta l’arma più subdola e pericolosa”, diceva a tutti, con piglio combattivo. In fondo, da quanto s’intuiva, il Re di Maggio non la pensava tanto diversamente. Bastava calcare la mano qua e  là per scaldare le passioni represse dei fedelissimi di casa Savoia. Tutto andò liscio, tra baciamano e saluti militareschi, finché non accadde il guaio. E che guaio! Durante il suo girovagare, capitò sull’aia di un cascinale dove aveva appuntamento con un anziano veterinario. Aveva da poco, come si usa dire, attaccato bottone  quando udì un canto che conosceva bene, anzi, benissimo: “Son la mondina, son la sfruttata /, son la proletaria che giammai tremò/ Mi hanno uccisa, incatenata/ carcere e violenza, nulla mi fermò. Coi nostri corpi sulle rotaie / noi abbiam fermato i nostri sfruttator / c’è molto fango sulle risaie/ ma non porta macchia il simbol del lavor.”. Si era imbattuto, colmo della sfortuna, in un gruppo di mondine. Alcune di loro, l’anno prima, avevano partecipato alle lotte sindacali per i contratti, il salario e l’occupazione nelle risaie a Lumellogno, nella bassa novarese. Lì avevano conosciuto proprio lui, il Faustino, nella veste di dirigente dei giovani comunisti. Una di loro, oltretutto, una morettina di un paese vicino a Reggio Emilia, l’aveva conosciuto molto ma molto bene e a fondo. Quando lo videro lì, vestito come un “sciùr”, parlare fitto con quel vecchio di cui tutti conoscevano le idee monarchiche, per di più tenendolo amichevolmente sottobraccio, ammutolirono. Lo sconcerto durò una manciata di secondi e , come  quando scoppia un temporale estivo, si scatenò il putiferio. Insultandolo in tutti i modi possibili ( “traditore”, “venduto”, “carogna”..) lo fecero correre a perdifiato fin quando riuscì a nascondersi nel fosso pieno d’acqua. A mollo, in compagnia delle rane, ci stette fino a notte tarda. Scampato il pericolo, nei giorni successivi , ormai bruciata la sua copertura e smessi i panni da uomo del Re, tornò  mestamente a casa, con una tosse carogna e un fastidioso raffreddore. La settimana successiva, il  sette giugno millenovecentocinquantatre, all’apertura dei seggi ,la vittoria del blocco centrista sembra scontata. I forchettoni, così ribattezzati da Giancarlo Pajetta, si apprestavano a spartirsi la torta elettorale. E invece, accadde il miracolo. Con grande sorpresa, lunedì otto, dalle urne le forze politiche della coalizione ottennero un quarantanove virgola ottantacinque per cento, arrestandosi ad un soffio dalla meta.

Così, non potendo usufruire del premio di maggioranza , la legge divenne inefficace e più tardi venne abrogata. Per circa  cinquantasettemila voti non scattò il temuto premio di maggioranza. Rispetto al quarantotto la Dc perse più di otto punti e tutte le liste apparentate arretrarono. Il Pci ottenne il ventidue e sei per cento, il Psi il dodici e sette. I monarchici, a loro volta, passarono dal due e otto al sei e nove per cento. Il leader dei socialdemocratici, Giuseppe Saragat, sconsolato, esclamò: “La colpa è del destino cinico e baro”. Faustino, in cuor suo, è sempre rimasto convinto di aver dato una bella mano per far lievitare quel cinismo del destino. E pazienza se il giornale della Curia vercellese ( chissà come l’avevano saputo..)  gli dedicò un corsivo al vetriolo, intitolato “I pifferi di montagna vennero per suonare e furono suonati”. Nonostante fossero passati tanti anni, nel ricordare la storia del suo bagno più famoso, non nascondeva il rammarico per l’incidente con le mondine. Con alcune di loro ebbe l’occasione di spiegarsi più avanti, ma aveva avuto la sensazione che, pur fidandosi più del partito che di lui, non compresero le ragioni strategiche che l’avevano costretto  a vestire, in quelle due settimane, i panni stretti del Conte di Pratolungo.

Marco Travaglini

Morto al Cto ragazzo di 20 anni coinvolto in incidente

È morto al CTO, dove era ricoverato da alcuni giorni, il giovane di 20 anni residente a Oulx, rimasto coinvolto nel grave incidente stradale avvenuto la sera di lunedì 20 aprile 2026 all’incrocio tra via Moncenisio sulla statale 25 e via Roma, nel comune di Sant’Antonino di Susa. Nonostante i tentativi dei medici, il ragazzo non ce l’ha fatta.

Treni Torino Lingotto – Pinerolo, modifiche in vista

 CIRCOLAZIONE SULLA LINEA SFM2  

Torino, 29 aprile 2026 – Modifiche alla circolazione per i lavori infrastrutturali e tecnologici programmati in due fasi: da sabato 9 maggio a domenica 14 giugno nella tratta tra None e Pinerolo, a cu seguirà un secondo periodo da lunedì 15 giugno a domenica 26 luglio lungo l’intera linea da Torino Lingotto a Pinerolo.

Al fine di garantire la continuità del servizio e limitare l’impatto dei lavori sul territorio, Regionale di Trenitalia (Gruppo FS) ha riprogrammato l’offerta con servizio bus nella tratta tra None e Pinerolo per i treni della linea SFM 2 con fermate intermedie in tutte le stazioni.

Dal 15 giugno il servizio bus sarà attivo tra Torino Lingotto e Pinerolo fino al 26 luglio.

Sui bus non è ammesso il trasporto bici e non sono ammessi animali di grossa taglia eccetto i cani da assistenza.

710 cuori, un solo passo: la Hope Color Camminata Clown di Cirié

 

 

Colori, sorrisi, emozioni, nuovi legami: la camminata di domenica 26 aprile

organizzata da Wolontari Clown e Hope Running con il patrocinio della Città

di Cirié ha unito un’intera comunità e ha permesso una donazione importante

al Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cirié

Domenica 26 aprile a Cirié non si è svolta solo una camminata. È successo qualcosa di più profondo,

qualcosa che va oltre i numeri, oltre i colori, oltre la festa: 710 persone hanno scelto di esserci. Di

camminare fianco a fianco, di sentirsi parte di qualcosa di grande e unico. In un’epoca in cui tutto corre

veloce e spesso si rischia di sentirsi soli anche in mezzo agli altri, questo gesto ha un valore immenso.

La Hope Color-Camminata Clown è stata un’esplosione di energia, certo. Colori, musica, sorrisi. Ma

sotto tutto questo c’era qualcosa di ancora più forte: una rete invisibile fatta di relazioni vere, di sguardi

complici, di mani che si cercano e si trovano. Perché è proprio qui che nasce la bellezza di giornate

come questa: nell’amicizia che si rafforza passo dopo passo, nell’empatia che ci permette di

riconoscerci negli altri. Persone diverse, con storie diverse, che per qualche ora hanno condiviso lo

stesso ritmo, lo stesso desiderio di esserci, lo stesso entusiasmo.

La Hope Color-Camminata Clown è diventata così molto più di un evento: la prova concreta che quando

si sceglie di guardarsi negli occhi, di ascoltarsi e di camminare insieme, si può creare qualcosa distraordinario. In mezzo ai colori, alla musica e all’entusiasmo, si è vista la bellezza autentica delle

relazioni umane: quella che nasce dalla condivisione, cresce nella solidarietà e si rafforza nel prendersi

cura gli uni degli altri. Forse è proprio da qui che si costruisce il futuro:

da piccoli gesti che provocano grandi emozioni, da comunità che scelgono ogni giorno di esserci

davvero.

In piazza Castello e lungo il percorso nel cuore di Cirié, tra risate e momenti emozionanti, si è vista una

comunità viva. Una comunità che non resta a guardare, ma che sceglie di partecipare, di costruire, di

sostenersi. E in questo, i giovani hanno dimostrato ancora una volta una sensibilità straordinaria: la

capacità di trasformare un’idea in un’esperienza concreta e un evento in un ricordo che lascia il segno

per davvero.

Il momento della consegna dell’assegno simbolico di 6mila euro con il ricavato della raccolta fondi a

Fulvio Vico, Direttore del Reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cirié, e a Gianpiero Casassa,

Coordinatore del Reparto, è stato il simbolo più potente: un gesto che racconta quanto l’unione possa

davvero fare la differenza. Non solo per ciò che si realizza, ma per il modo in cui lo si realizza: insieme.

I Wolontari Clown e la Hope Running a Cirié hanno dimostrato che l’amicizia e l’empatia non sono

valori astratti, ma forze reali, capaci di cambiare le cose. E forse è proprio da qui che si costruisce il

futuro: da persone che scelgono di esserci, di ascoltare, di tendere una mano, di sognare in grande e poi

farlo diventare realtà. Perché alla fine, ciò che resta non è solo ciò che si fa, ma come lo si fa: insieme.

Pietro Martinetto, presidente dei Wolontari Clown, è al settimo cielo: “La Hope Color-Camminata

Clown si può descrivere con una sola parola: incredibile. È stato incredibile vedere Piazza Castello così

piena, colorata e carica di energia. Non solo, incredibile è sapere la cifra d’iscrizioni che abbiamo

raggiunto, consapevoli che questo numero ci permetterà di raggiungere più in fretta l’obiettivo di donare

attrezzature al reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale di Ciriè. Incredibile è stata anche la

collaborazione e la partecipazione di tantissime realtà del territorio: chi con il proprio stand, chi

impegnato ad aiutarci con la sicurezza stradale, chi con il pronto intervento. Tutto grazie alla

lungimiranza di un’amministrazione comunale davvero vicina e presente e di questi dobbiamo

ringraziare l’assessore Fabrizio Fossati e il sindaco Loredana Devietti. Infine, ma non sicuramente per

ordine d’importanza, il rapporto che si è creato con Hope Running, una realtà di persone fantastiche con

cui possiamo dire di aver creato un vero rapporto di amicizia. Una marea di emozioni colorate ci ha

travolto e sicuramente dato carica ulteriore per proseguire con le nostre attività, certi che ci rivedremo

presto a divertirci in quella stessa piazza!”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Mirabella, presidente di Hope Running: “La tappa di Cirié della

Hope Color–Camminata Clown ci ha consegnato un’immagine bellissima di comunità: persone diverse

per età, storia e sensibilità, unite dallo stesso desiderio di condividere un momento vero di inclusione e

vicinanza. A tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata va il nostro grazie e, in modo speciale,

agli amici dei Wolontari Clown, perché quando si cammina nella stessa direzione il colore non è

soltanto festa, ma diventa un segno vivo che resta nel cuore”.

Doveroso un ringraziamento speciale all’Amministrazione Comunale di Cirié che ha concesso il

patrocinio all’evento e ha fatto sentire la sua vicinanza, ai dj Martina e Daniele Forzan e a Federica

Ravot Mirabai e Anna Moschino della Palestra Mirabai che hanno portato una carica di energia e

adrenalina in consolle e sul palco, alla Pro Loco Devesi Dveisin Festareul, all’A.N.C. Sezione di Cirié e

alla Sezione di Cirié della Croce Verde Torino, ma non solo: Associazione Volontari Ospedalieri,

Ospedale Dolce Casa, Associazione Alzheimer San Carlo, Loreto Borgo, Muoversi Allegramente,

Volare Alto, Associazione Velodromo Francone di San Francesco al Campo, Fidas ADSP Cirie’-San

Carlo, AIDO, Associazione Incontro Matrimoniale, Associazione Macapà, Compagnia Musical

SoleLuna, Ars et Labor, tutti i volontari di W.C. Wolontari Clown e Hope Running che hanno

contribuito allo straordinario successo dell’evento e soprattutto i 710 iscritti che hanno reso questa

giornata indimenticabile.

A Torino il 7° Congresso Nazionale sulle Malattie dell’Esofago

 Lunedì 4 e martedì 5 maggio 2026 Torino ospiterà il 7° Congresso Nazionale SISME (Società Italiana per lo Studio delle Malattie dell’Esofago), presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (via Modane 16). .

Il congresso è organizzato dalla Chirurgia Generale 1 universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino, sotto la Presidenza Onoraria del professor Mario Morino e la Presidenza del professor Fabrizio Rebecchi.

Il congresso rappresenta il principale appuntamento per la comunità medico-scientifica italiana impegnata nella diagnosi e nel trattamento delle patologie esofagee.

Il programma scientifico affronterà in modo multidisciplinare i principali temi legati alle malattie dell’esofago, dalle forme benigne alle patologie maligne. Nelle due giornate sono previste sessioni dedicate ai disturbi funzionali, malattia da reflusso gastro-esofageo, tumori dell’esofago e del cardias, con un focus dedicato ai nuovi trattamenti endoscopici e chirurgici, gestione perioperatoria, nutrizione clinica, nuove tecnologie comprendenti la robotica, l’intelligenza artificiale e l’ingegneria tissutale.

Tra i temi di maggiore attualità figurano anche le prospettive future delle terapie sistemiche nel carcinoma dell’esofago, il ruolo della sorveglianza attiva dopo terapia neoadiuvante, la chirurgia mini-invasiva laparoscopica e robot-assistita e l’impiego dell’intelligenza artificiale nella diagnosi e nel trattamento delle patologie esofagee.

L’evento prevede la presenza di esperti in chirurgia generale, gastroenterologia, dietologia, oncologia, anestesia e rianimazione, otorinolaringoiatria e radiodiagnostica.

“Il congresso SISME vuole essere un momento di confronto concreto tra esperienza clinica, innovazione tecnologica ed approccio multidisciplinare, con l’obiettivo di migliorare la presa in carico dei pazienti affetti da patologie esofagee” dichiara  Fabrizio Rebecchi (Presidente del Congresso).

“La malattia da reflusso gastro-esofageo e il tumore maligno dell’esofago sono due patologie in grande crescita, connesse tra loro e per le quali le novità chirurgiche e mediche sono innumerevoli” aggiunge Mario Morino (Presidente Onorario del Congresso).

Al Castello di Rivoli la prima mostra personale di Cecilia Vicuña

 

“El glaciar ido – the vanished glacier – il ghiacciaio scomparso”

Il Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea presenta la prima mostra personale di Cecilia Vicuña in un museo italiano, curata da Marcella Beccaria, dal titolo “El glaciar ido” (The vanished glacier/Il ghiacciaio scomparso). Nata a Santiago del Cile nel 1948, e oggi residente a New York, Cecilia Vicuña è artista, poetessa e attivista. Il suo pensiero, femminista ed ecologico, si focalizza su tematiche incentrate sulla difesa della democrazia, della libertà d’espressione e delle pratiche decoloniali tese alla protezione dell’eredità culturale delle popolazioni indigene. Il suo universo artistico è costituito di performance, poesia, disegno, pittura, video e installazioni minime o di scala monumentale. Il concetto di precarietà caratterizza l’arte di Vicuña che, dagli esordi negli anni Sessanta, ha coniato la definizione di “arte precaria”. Favorendo una pratica priva di retaggi coloniali, l’artista ha realizzato lavori effimeri e partecipativi, spesso fatti con piccoli detriti e materiali ritrovati, in dialogo creativo con i luoghi e le comunità incontrate.
La mostra al Castello di Rivoli consiste in una nuova commissione ideata da Vicuña per la Manica Lunga. Appositamente progettata per gli spazi longitudinali dell’edificio, l’opera è immaginata dall’artista come un “quipu acostado”, installazione sospesa a più altezze appartenente alle antiche civiltà andine, e poi ampiamente utilizzati dagli Inca, i “quipu”, (nodi in lingua Quechua), che consistono in corde annodate, utilizzate come sistema di registrazione di informazioni, tra cui dati di carattere amministrativo, astronomico, ma anche storico e narrativo. I “quipu” contemporanei di Vicuña diventano installazioni ambientali coinvolgenti che attraversano lo spazio e il tempo. Per produrli, l’artista utilizza lane crude e grezze che svolge e assembla realizzando delle sorprendenti architetture aeree. Nella Manica Lunga del Castello, il nuovo “quipu” “El glaciar ido / The vanished glacier” rappresenta la presenza evocativa della transitorietà, dello scorrere del tempo, del movimento di elementi naturali come ghiaccio, acqua e vento, e dell’impatto umano sull’ambiente. La natura dell’opera è partecipativa, ed essa è un elemento fondamentale che permette al lavoro di diventare tessitore di persone e luoghi; Vicuña ricerca la relazione con l’acqua quale memoria degli antichi ghiacciai ormai estinti, che un tempo caratterizzavano il paesaggio della Valle di Susa, dove è collocato il Castello.

La mostra include opere video e trasporta nel progetto immagini, sonorità e canti che, dagli esordi, sono parte integrante della pratica dell’artista. Si riconosce a Vicuña anche un ruolo nell’ambito della poesia, infatti la mostra include nuovi versi poetici appositamente composti dall’artista e presentati come “poemi a muro”.
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione incentrata sull’importante ricerca di Cecilia Vicuña sui ghiacciai.

La mostra, presso la Manica Lunga al terzo piano del Castello di Rivoli, è visitabile fino al 20 settembre 2026 presso il Museo di Arte Contemporanea, in piazza Mafalda di Savoia, a Rivoli. Telefono: 011 9565222 – info@castellodirivoli.org

Mara Martellotta

Ricetta medica elettronica, prescrizione con autenticazione a due fattori

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Dal 30 aprile il nuovo sistema interesserà tutti i medici prescrittori

Per rafforzare la sicurezza dei sistemi informativi sanitari a partire da giovedì 30 aprile, in Piemonte entra in vigore il nuovo sistema di accesso con autenticazione a due fattori per la prescrizione della ricetta elettronica.

Il nuovo sistema, già attivo in altre Regioni italiane, riguarda tutti i medici prescrittori: medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ospedalieri del servizio pubblico. Un nuovo meccanismo che rende il sistema più sicuro e tracciabile, riducendo il rischio di accessi impropri, utilizzi non autorizzati e scambi di identità.

L’autenticazione a due fattori rappresenta un importante passo avanti nella protezione delle informazioni sanitarie, ed è in linea con le normative nazionali ed europee in materia di sicurezza informatica e tutela dei dati personali tra cui:

  • il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR);

  • il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005 e s.m.i.);

  • le linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) in materia di sicurezza e autenticazione ai servizi digitali;

  • le disposizioni nazionali introdotte a febbraio 2025 per il rafforzamento dell’autenticazione ai servizi digitali sanitari, inclusi quelli per la gestione delle ricette dematerializzate a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Dal punto di vista operativo, il medico utilizzerà per la prescrizione della ricetta elettronica un codice di accesso (token) generato dal sistema regionale all’inizio del turno di lavoro. Il token potrà essere ricevuto via e-mail oppure inserito automaticamente all’interno del software della cartella clinica, in base alle soluzioni adottate dai fornitori delle cartelle cliniche.

A supporto dell’avvio del nuovo sistema, la Regione Piemonte in accordo con il CSI Piemonte, ha attivato un servizio di assistenza dedicato ai medici. I medici che necessitano di supporto possono richiedere assistenza aprendo un ticket collegandosi all’indirizzo https://assistenzasalute.csi.it/#/assistenza/RICETTA-ELETTRONICA.

Il servizio di assistenza sarà attivo tutti i giorni, feriali e festivi, dalle ore 8.00 alle ore 20.00.

Discarica abusiva sequestrata a Exilles

Una discarica abusiva di 900 metri quadrati è stata scoperta e sequestrata a Exilles. Si è trattato di un’operazione congiunta della guardia di finanza e dei carabinieri forestali della Tenenza di Bardonecchia e del Nucleo forestale. E’ stato trovato un deposito incontrollato di rifiuti su terreni privati in violazione delle norme ambientali e paesaggistiche.

Incendio distrugge capannone agricolo e mezzi

Una densa colonna di fumo nero, visibile a chilometri di distanza, ha segnato un violento incendio scoppiato ieri sera in un capannone agricolo di regione Abate, a Piossasco. Le fiamme hanno completamente distrutto alcuni mezzi parcheggiati all’interno.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco dal comando provinciale di Torino Centrale e dai distaccamenti di Grugliasco Allamano, Rivoli, Rivalta di Torino e Santena. Le operazioni di spegnimento sono durate a lungo: i pompieri hanno lavorato senza sosta per impedire la propagazione del rogo. Le cause dell’incendio sono al vaglio dei carabinieri della Compagnia di Moncalieri.

VI.G