Operata per calcolosi renale mentre ascolta la sua playlist preferita

L’innovativo intervento al San Luigi Gonzaga di Orbassano

Un complesso intervento per calcolosi renale su una paziente di 53 anni affetta da fibrosi cistica effettuato mentre ascolta la playlist preferita. È successo nei giorni scorsi allAOU San Luigi Gonzaga di Orbassano per ovviare al quadro di compromissione della funzionalità respiratoria tale da controindicare in modo assoluto l’anestesia generale.

La procedura è stata quindi condotta con la paziente sveglia, in rachianestesia (anestesia spinale) mediante un approccio percutaneo, una tecnica che consente di raggiungere il rene attraverso un piccolo accesso cutaneo, senza incisioni chirurgiche tradizionali. Si è trattato di un intervento particolarmente impegnativo per le dimensioni, la sede e la conformazione del calcolo, eseguito dallequipe dellUrologia diretta da Cristian Fiori.

E così durante lintervento, la paziente ha potuto ascoltare le sue canzoni preferite, perché lutilizzo di musica e stimoli sensoriali positivi in sala operatoria è supportato da evidenze scientifiche, che dimostrano come la musica contribuisca a ridurre ansia e stress, migliorando il comfort del paziente durante procedure eseguite in anestesia locoregionale. Lanestesia è stata effettuata da Roberto Russo.

Dopo qualche ora di osservazione in Recovery Room, dedicata ai casi più complessi, la paziente è stata trasferita in reparto. Il decorso post operatorio è stato seguito dallequipe di Pneumologia, diretta da Alberto Perboni, negli spazi dedicati alla fibrosi cistica, di cui lospedale è Centro di Riferimento Regionale.

«Le coliche si sono presentate di notte, quindi mi sono recata al Pronto Soccorso di un altro ospedale vicino a casa e, dopo gli accertamenti, mi hanno comunicato che era necessario un intervento in anestesia generale – racconta la paziente  Sono 53 anni che convivo con la mia malattia, la fibrosi cistica e sono seguita dal centro del San Luigi dal 1991. Conosco il mio corpo ed i possibili rischi di unanestesia generale. Ho chiesto ai medici di quel Pronto Soccorso di contattare i colleghi del Centro Fibrosi Cistica del San Luigi affinché la mia situazione di fragilità e tutti i rischi connessi fossero ben noti. Dopo vari consulti con la dottoressa Sara Demichelis, mi hanno trasferito al San Luigi, nel mio reparto. Qui mi sento a casa, curata e protetta. Dopo qualche giorno sono stata operata con tutte le attenzioni e premure. Avevo paura della puntura sulla schiena, necessaria per lanestesia spinale, ma ho scoperto che unemogasanalisi su sangue arterioso, esame che pazienti come me ripetono spesso, è più doloroso».

La fibrosi cistica è una malattia genetica che colpisce in Italia 1 ogni 6.000 nati. È una malattia cronica a evoluzione progressiva che ha manifestazioni prevalentemente polmonari e pancreatiche, oltre che intestinali e metaboliche. Il Centro del San Luigi, di cui è Responsabile Sara Demichelis, segue attualmente circa 250 pazienti di 35 anni in media e si avvale di un’equipe multidisciplinare e multi professionale che garantisce la presa in carico globale del paziente. L’introduzione di nuove terapie, che consistono in farmaci correttori del difetto di base, ha modificato le traiettorie di malattia e di vita di tanti pazienti, ma non ha eliminato le complicanze legate alla convivenza prolungata con la patologia.

«Lintervento sarebbe stato possibile anche con tecniche alternative, ma con tempi più lunghi e minore sicurezza in una paziente in queste condizioni cliniche – spiegano gli urologi Marco Cossu e Massimiliano Poggio – Particolare attenzione è stata dedicata al posizionamento sul lettino operatorio, adattato alle esigenze respiratorie della paziente, per garantire la massima sicurezza. Abbiamo inoltre utilizzato strumenti miniaturizzati e fonti laser ad alta potenza, che consentono un trattamento efficace e preciso anche in situazioni anatomiche complesse».

«La paziente, seguita da anni dal nostro Centro Regionale di Riferimento per la Fibrosi Cistica – dichiara Alberto Perboni, Direttore della struttura di Pneumologia , subito dopo lintervento ha potuto tornare nella sua camera dedicata all’interno del nostro reparto. Oltre alla possibilità che abbiamo dato alla signora di vivere questo momento di difficoltà e preoccupazione in un ambiente rassicurante che le è del tutto familiare, resta la soddisfazione di esser parte di una Azienda Ospedaliera che è in grado di affrontare i problemi clinici più complessi in maniera multidisciplinare e con spirito di collaborazione per migliorare l’offerta di salute di tutti i pazienti».

«Lintervento rappresenta un esempio concreto dellapproccio del San Luigi Gonzaga, fondato sulla collaborazione tra specialità, personalizzazione del trattamento e sullimpiego di tecnologie allavanguardia  sottolinea il Direttore Generale dellAOU, Davide Minniti  La sinergia fra il nostro Centro di Riferimento per la Fibrosi Cistica e la nostra Urologia, riferimento non solo per la calcolosi urinaria, ma anche per il trattamento delle principali patologie oncologiche, ha garantito di affrontare questo caso con elevata competenza e tecnologie di ultima generazione. Ma, soprattutto, è lintegrazione tra competenze specialistiche a definire un modello organizzativo e clinico capace di gestire anche i casi più complessi, garantendo sicurezza, efficacia e piena centralità del paziente».

«Lintervento eseguito al San Luigi Gonzaga  sottolinea Federico Riboldi, Assessore alla Sanità della Regione Piemonte – rappresenta un esempio significativo di come competenze specialistiche, innovazione e attenzione alla persona possano integrarsi per affrontare anche i casi clinici più complessi. La possibilità per la paziente di affrontare lintervento ascoltando la propria musica evidenzia quanto lumanizzazione delle cure sia oggi parte integrante dei percorsi sanitari, contribuendo a ridurre ansia e stress. La capacità di adattare il trattamento alle condizioni specifiche della paziente, garantendo sicurezza e qualità delle cure, testimonia il valore della multidisciplinarità e della presa in carico personalizzata. Ringrazio tutti i professionisti coinvolti per limpegno e la sensibilità dimostrati».

Italia sconfitta: vado controcorrente!

Vado controcorrente!

Vado controcorrente, lo so. Ma davvero ha senso chiedere le dimissioni del presidente federale dopo una sconfitta contro la Bosnia, come se fosse l’unico responsabile di un problema che è molto più profondo?
La verità è che la nazionale italiana oggi sembra quasi un fastidio per il sistema calcio. Non è più il centro del progetto, ma un obbligo da gestire tra una giornata di campionato e una competizione europea per club. I giocatori arrivano stanchi, le società pensano ai propri interessi, e l’ambiente attorno alla maglia azzurra appare sempre più freddo, distante.
In questo contesto, prendersela con un solo uomo rischia di essere un alibi collettivo. È più facile indicare un colpevole che interrogarsi su un sistema che ha perso identità, visione e soprattutto orgoglio nazionale.
La sconfitta contro la Bosnia fa male, certo. Ma è solo il sintomo di un calcio che non crede più davvero nella sua nazionale. Finché questo non cambierà, nessuna dimissione potrà risolvere il problema.

Enzo Grassano

Treni, i pendolari: “Torniamo agli orari pre Covid”

“Il trasporto ferroviario ha necessità di avere del materiale rotabile moderno e adeguato alle esigenze, manutenuto correttamente e gli utenti del servizio devono poter essere supportati da una comunicazione più efficace”.

Questo in estrema sintesi è il messaggio che, nella seconda Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Mauro Fava, è stato illustrato nell’audizione del primo firmatario della petizione popolare per migliorare le ferrovie regionali.
Claudio Menegon era accompagnato da Fulvio Bellora, anch’egli del Co.Mi.S, comitato di associazioni di pendolari del territorio piemontese.
Tra le varie criticità e proposte segnalate, gli auditi hanno chiesto il ripristino dell’orario come nel periodo pre Covid, ante 2020.
Il potenziamento dei sistemi di comunicazione e di informazione dell’utenza soprattutto nei casi di cancellazioni e forti ritardi è stato richiesto perché necessario per non alimentare confusione tra i viaggiatori. Spesso i problemi sono banali ma molto pesanti: è già successo di avere tutti e due i bagni di una carrozza che non funzionino e dovendo, quindi, poi dare il tempo ai viaggiatori di usare i servizi in stazione e di risalire sul treno. Oppure il rispetto delle fasce di garanzia negli scioperi durante i quali spesso i disagi si riverberano ancora per lungo tempo dopo la conclusione dello stesso.
Gli auditi hanno anche segnalato l’esigenza di un piano pluriennale del trasporto ferroviario sul territorio regionale e l’effettiva realizzazione degli interventi di miglioramento e di messa a norma nelle stazioni.
È stata segnalata l’utilità delle riunioni, che si svolgono periodicamente ogni sei mesi, delle associazioni di pendolari con Trenitalia, Rfi e l’Agenzia della mobilità piemontese.
Nel corso della seduta sono intervenuti per chiedere chiarimenti, oltre allo stesso presidente Fava, anche i consiglieri: Alberto AvettaNadia ConticelliMonica Canalis e Fabio Isnardi (Pd), Alice Ravinale (Avs), Annalisa Beccaria (Fi) e Paola Antonetto (Fdi).

Ufficio Stampa CRP

Scontro frontale sulla provinciale: morta una donna

Ieri una  donna di 79 anni è morta nel pomeriggio per  uno scontro frontale in auto avvenuto a Samone sulla strada provinciale 565 di Castellamonte.

Sul posto i sanitari del 118 sono intervenuti per soccorrere i feriti. Sono tre, trasportati all’ospedale di Ivrea in codice giallo.

Finisce fuori strada e si ribalta in un fosso: conducente in ospedale

Un auto esce di strada, poi si ribalta in un fosso finendo fuori carreggiata e il conducente viene portato in ospedale. È successo a Ciriè nella prima mattinata di oggi, sulla provinciale 3 (via Torino). L’incidente è avvenuto precisamente nel tratto verso Cerretta di San Maurizio Canavese, vicino all’impianto Smat.

Dalle prime ricostruzioni, la vettura – una Fiat 500X diretta verso il centro – è sbandata autonomamente, uscendo di carreggiata prima di ribaltarsi nel fosso. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 Azienda Zero, che hanno trasportato l’uomo, un 49enne, all’ospedale di Ciriè: fortunatamente le sue condizioni non sono gravi.

Presente anche la polizia locale per i rilievi e le indagini sulla dinamica, insieme ai vigili del fuoco dei distaccamenti di San Maurizio e Torino Centrale.

VI.G

Il futuro del Museo Pietro Micca: Roberto De Masi punta su digitale e inclusione

L’INTERVISTA

Valorizzare il patrimonio legato alla Cittadella di Torino e aprire il museo ad un nuovo pubblico attraverso tecnologie e nuovi linguaggi della narrazione.

Il Museo Civico Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706 apre una nuova fase con l’arrivo del nuovo direttore, il Gen. Roberto De Masi. Governance, innovazione digitale, inclusività e nuovi spazi sono le direttrici lungo le quali intende sviluppare il suo mandato, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo del museo nella vita culturale torinese e di ampliare il pubblico anche in vista del 350° anniversario dall’anno di nascita di Pietro Micca.

Generale De Masi, quali sono gli obiettivi che si propone nel suo mandato?
Il mio obiettivo è consolidare il museo come presidio culturale della città e luogo di riferimento per la conoscenza dell’assedio del 1706. Per farlo è necessario innanzitutto lavorare sulla gestione rafforzando il coordinamento tra i soggetti coinvolti nelle attività culturali. Una struttura organizzativa più solida consente di programmare iniziative con maggiore continuità e di sviluppare progetti capaci di ampliare la diffusione della conoscenza storica legata alla Torino militare.

Il patrimonio del museo è strettamente legato alla storia della città. Come si può raccontarlo oggi ad un pubblico più ampio?
Il museo custodisce un patrimonio di grande valore, legato alla memoria della Cittadella di Torino e alla figura di Pietro Micca. Per dialogare con un pubblico sempre più ampio è necessario aggiornare gli strumenti di comunicazione e di narrazione. L’innovazione digitale può aiutarci molto, dalle nuove modalità di visita a strumenti interattivi che rendono l’esperienza più coinvolgente e permettono di raccontare in modo efficace le vicende dell’assedio e il sistema difensivo della città.

Tra i temi che ha indicato c’è anche quello dell’inclusività. Che cosa significa per un museo come questo?
Significa lavorare perché il museo possa essere sempre più accessibile e aperto a pubblici diversi. Naturalmente è necessario tener conto di alcune caratteristiche strutturali del sito: il percorso di visita comprende le gallerie sotterranee della Cittadella, un sistema di cunicoli militari progettati per la difesa della città e oggi tra gli elementi più suggestivi del museo.
Attraverso strumenti di narrazione innovativi possiamo permettere anche a chi non può percorrere fisicamente le gallerie di conoscerle e comprenderne la funzione storica. L’obiettivo è mantenere il legame con l’esperienza originale del sito offrendo, allo stesso tempo, nuove modalità di accesso ai contenuti.

Qual è, quindi, la sfida dei prossimi anni per il museo?
La sfida è coniugare la tutela di un patrimonio storico unico con la capacità di aprirsi a nuovi linguaggi e a nuovi target di pubblico. Rafforzare l’organizzazione, innovare la comunicazione e ampliare le possibilità di accesso sono i passaggi fondamentali per far sì che il Museo Pietro Micca diventi sempre più un luogo di divulgazione e di memoria condivisa, capace di raccontare la storia della città con strumenti contemporanei senza perdere, tuttavia, l’autenticità di uno dei siti storici più affascinanti di Torino.

Cultura contro crisi e disastri: al Poli il Master che forma le nuove figure chiave del futuro

Il Politecnico di Torino inaugura il Master “Inclusive Heritage for Disaster Risk Reduction. Digital and participatory methods for resilient communities”, il primo in Europa pensato per formare professionisti dotati di competenze digitali e strategiche, capaci di valorizzare il patrimonio culturale come risorsa viva per le comunità. L’obiettivo è rafforzarne la resilienza di fronte agli eventi climatici e contribuire alla sua salvaguardia.

In un contesto in cui il patrimonio culturale assume un ruolo sempre più centrale per il benessere sociale, economico e identitario, il Master si propone di rispondere a questa sfida formando figure in grado di integrare tecnologie avanzate, gestione del rischio e strategie di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale.

Il percorso, a carattere internazionale e digitale, nasce dalla collaborazione con l’Università di Nîmes e il Museo di Scienze Naturali dell’Università di Creta, con il coinvolgimento di UNESCO e Protezione Civile. Sono inoltre previsti tirocini presso università, enti pubblici e organizzazioni internazionali.

Le iscrizioni sono aperte fino al 30 aprile 2026.

Il patrimonio culturale, riconosciuto a livello globale anche attraverso la Convenzione UNESCO, rappresenta oggi una leva strategica non solo per la tutela della memoria, ma anche per lo sviluppo sostenibile e la capacità delle comunità di affrontare le sfide contemporanee.

Con l’obiettivo di prevenire e gestire i rischi legati ai disastri naturali e antropici, inclusi quelli climatici, il Politecnico di Torino promuove il Master nell’ambito del progetto europeo Horizon Europe RESILIAGE, attraverso la propria Scuola di Master e Formazione Permanente. Si tratta di un’iniziativa unica in Europa, che punta a formare professionisti capaci di combinare tecnologie digitali, analisi dei dati e strategie di disaster risk reduction per supportare istituzioni e comunità locali. L’approccio si basa su processi partecipativi e sull’utilizzo di strumenti digitali per valorizzare il patrimonio culturale come fattore di mitigazione, resilienza e ripresa in contesti sempre più esposti a eventi estremi.

Il programma introduce una visione innovativa del patrimonio, superando l’idea tradizionale di semplice bene da proteggere e ponendo al centro anche la dimensione immateriale fatta di tradizioni, pratiche e saperi locali, considerati elementi fondamentali per la capacità di adattamento delle comunità.

“Il patrimonio culturale, nel suo complesso materiale e immateriale, inteso come insieme di pratiche, saperi e identità che rendono le comunità più coese e capaci di reagire alle crisi, è un eccezionale volano per lo sviluppo dei territori, nonché un importante elemento che favorisce la resilienza di una comunità, contribuendo a migliorare la capacità di risposta e recupero di fronte a eventi avversi – spiega Rosa Tamborrino, Direttrice del Master e Coordinatrice del progetto europeo RESILIAGE -. Il cambiamento climatico è una minaccia per la conservazione di questo patrimonio e l’Europa deve abituarsi al fatto che gli eventi estremi non sono più un’eccezione: servono nuove competenze, strategie e capacità di coordinamento nelle comunità locali per rafforzare nel tempo la capacità delle comunità di prevenire, affrontare e superare situazioni di crisi. Il Master nasce proprio per formare professionisti capaci di analizzare il rischio e utilizzare strumenti operativi e tecnologici per supportare le comunità nella prevenzione, nella gestione delle emergenze e nel recupero post-evento attraverso la valorizzazione e la tutela dei beni culturali”.

Dal digital mapping al crisis management: il percorso formativo

Il Master adotta un approccio interdisciplinare che unisce teoria e pratica, affrontando temi come l’analisi dei dati territoriali, la creazione di atlanti digitali del patrimonio e la valutazione delle vulnerabilità. Il programma include moduli dedicati a scenari reali di disastri, fondamenti teorici dell’inclusive heritage, disaster risk reduction, metodi digitali e data-driven, oltre a strumenti per sviluppare progetti basati su metodologie bottom-up e partecipative. Ampio spazio è dato al coinvolgimento delle comunità attraverso memorie collettive, pratiche culturali e conoscenze locali.

Il percorso si conclude con un project work sviluppato insieme a docenti e partner, con possibilità di tirocinio. Il Master si basa su una rete internazionale che coinvolge università, istituzioni e aziende, tra cui UNESCO, Université de Nîmes, il Natural History Museum dell’Università di Creta, Protezione Civile e Ithaca, PMI italiana specializzata nell’analisi dei dati da Osservazione della Terra.

Sbocchi professionali: nuove figure tra patrimonio e gestione del rischio

Il Master è rivolto a studenti e professionisti provenienti da ambiti diversi, tra cui valorizzazione del patrimonio, scienze sociali, architettura, pianificazione territoriale e digital humanities, oltre a operatori già attivi nel settore pubblico e privato.

L’obiettivo è formare figure capaci di operare all’intersezione tra gestione del patrimonio culturale e analisi dei rischi. Tra i profili emergenti si distingue quello dell’Heritage Risk Manager, specializzato nello sviluppo di strategie per prevenire danni e supportare la protezione e la valorizzazione del patrimonio, sia in emergenza sia in ottica preventiva e continuativa. Le competenze acquisite aprono inoltre opportunità presso enti pubblici, istituzioni e organizzazioni impegnate nella valorizzazione culturale.

Da Torino a Trondheim: modelli di comunità resilienti

Tra i casi studio analizzati figura Torino, esempio di città che ha saputo affrontare la de-industrializzazione valorizzando il proprio patrimonio e trasformandolo in una risorsa per lo sviluppo turistico e la consapevolezza civica.

Il programma si arricchisce inoltre delle esperienze del progetto RESILIAGE, che ha coinvolto comunità resilienti in diversi contesti europei, tra cui Trondheim in Norvegia, la municipalità di Karşıyaka in Turchia, alcune aree del Portogallo colpite da incendi, realtà in Belgio e nell’isola di Creta. Attraverso workshop e incontri con partner locali, i partecipanti potranno confrontarsi con pratiche e metodologie sviluppate in contesti differenti.

Le iscrizioni al Master “Inclusive Heritage for Disaster Risk Reduction. Digital and participatory methods for resilient communities” sono aperte fino alle ore 14.00 del 30 aprile 2026. Tutte le informazioni su requisiti, modalità di accesso e scadenze sono disponibili sul sito ufficiale del Politecnico di Torino.

Il volontariato cresce con i giovani, la solidarietà è il regalo più bello

Le azioni solidali fanno bene a chi le riceve e anche a chi le fa.

Generosita’ fa rima con giovani, la solidarieta’ nei confronti di coloro che sono meno fortunati ha, infatti, una locomotrice guidata da piccoli uomini e donne che agiscono per migliorare la vita di chi ne ha bisogno.

Secondo una ricerca di Openpolis i giovani tra i 14 e i 17 che fanno volontariato e’ cresciuta in pochi anni, dal 2021 al 2023, dal 3,9 al 6,8 per cento. Non c’e’ che esserne fieri, si puo’ fermare quella litania che racconta di ragazzi svogliati ed egoisti interessati solo a loro stessi. I stessi dati raccontano che geograficamente il volontariato giovanile e’ meno forte al sud, mentre al nord e in particolar modo a Sondrio, Gorizia e Pordenone, ci sono piu’ associazioni no profit procapite.

E’ bello poter raccontare di questa rinata sensibilita’, e’ incoraggiante per il nostro futuro, ma anche per quello dei posteri che godranno di una classe di persone munifiche e partecipi.

E’ indubbio che le nuove generazioni siano investite da problematiche legate ai cambiamenti sociali, ma poter identificare nelle loro condotte varchi di grandezza d’animo e altruismo costituisce una grande speranza che porta a credere che sono loro il grande patrimonio del nostro paese.

Nel biennio dopo il Covid la propensione generale a fare volontariato e calata tranne che nei ragazzi, ma oltre al fatto generazionale, come dicevamo sopra, c’e’ un divario che riguarda l’appartenenza territoriale; prendendo in considerazione gli estremi percentuali abbiamo un 16% di partecipazione in Trentino Alto Adige e un 4,6 % in Sicilia. C’e’ ancora bisogno, evidentemente, di sensibilizzazione e di spinta a guardare oltre le nostre vite e occuparci anche di quelle degli altri, tuttavia la strada intrapresa e’ quella giusta.

Oltre ad occuparsi dell’assistenza alle persone con vari disagi, i giovani sono anche molti attivi nelle associazioni che si occupano di ambiente ed ecologia, ma anche di diritti umani, di pace e progetti internazionali in collaborazione con enti pubblici e privati.

Volendo fare “pubblicita’” alle azioni di solidarieta’ e volontariato e’ provato che oltre a creare benessere a chi le riceve, l’impegno sociale attivo ha dei risvolti positivi anche su chi lo pratica:

aumenta l’autostima, riempie le esistenze di senso e, come affermano alcuni studi, sembra che l’agire solidale abbia un effetto sulla durata delle nostre vite, una terapia a doppio senso quasi miracolosa. E’ un beneficio che torna indietro, un successo sicuro per ognuno di noi, una palestra emotivo-psicologica che ci porta grandi risultati e che mantiene il cervello sempre giovane. Aiutare gli e’ una medicina che ha positivi effetti terapeutici.

MARIA LA BARBERA

Moderare il vino per la salute

Venerdì 17 aprile alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una seduta scientifica sia in presenza, in via Po 18, sia in modalità webinar, dal titolo “Moderata assunzione di vino e salute. Dopo l’introduzione a cura di Giuseppe Poli, Professore Emerito di Patologia Generale, Università di Torino, e Socio Emerito dell’Accademia di Medicina interverranno Attilio Giacosa, Presidente IRVAS (Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute), già Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia, Istituto Scientifico Tumori di Genova ed Emanuele Albano, Professore Emerito di Patologia Generale, Università del Piemonte Orientale – Novara, Socio dell’Accademia di Medicina.

Il rapporto fra il consumo di vino e salute è un argomento estremamente attuale ma molto dibattuto, su cui è necessario fare chiarezza. Infatti, sebbene il consumo eccessivo di bevande alcoliche sia un fattore di rischio per l’insorgenza di tumori e contribuisca a causare od aggravare molte e gravi patologie umane, comprese quelle cardiovascolari, numerosi studi hanno dimostrato come in soggetti sani il consumo moderato di vino (20-30 g di alcol/die per gli uomini e 10-20 g/die per le donne), specialmente durante i pasti, rappresenta un vantaggio in termini di salute rispetto all’essere astemi, riducendo la mortalità per tutte le cause ed in particolare per quelle cardiovascolari. La relazione fra consumo di bevande alcoliche e mortalità appare come una curva a forma di “J” dove il rischio di mortalità è più basso per consumi moderati di alcol, rispetto all’essere astemi, mentre il rischio aumenta con dosi elevate.  Questo effetto è particolarmente evidente nel caso del vino, ed è legato ad un’azione vasodilatatrice, anti-aggregante piastrinica ed anti-infiammatoria, nonché ad un aumento del colesterolo HDL. 

Al momento, i meccanismi attraverso cui il vino esplica i suoi effetti protettivi nei riguardi delle patologie cardiovascolari non sono completamente chiariti. Parte dell’azione dipende dall’etanolo stesso che è in grado di aumentare la produzione di lipoproteine HDL e di ridurre l’aggregazione piastrinica. La presenza nei vini di polifenoli, dotati di proprietà antiossidanti, anti-aggreganti ed anti-aritmiche, costituisce un altro importante fattore. Tuttavia, la variabilità in termini di biodisponibilità ed attivazione metabolica dei vari polifenoli del vino rende difficile definirne l’effettivo ruolo nella riduzione della mortalità cardiovascolare. Recenti ricerche hanno peraltro evidenziato la possibilità che i polifenoli dei vini possano esercitare effetti benefici sull’apparato cardiovascolare in maniera indiretta modificando la flora batterica intestinale (microbiota) in modo da ridurre la produzione di metaboliti batterici in grado di favorire la progressione dell’aterosclerosi ed associati ad una maggiore incidenza di miocardiopatie ischemiche. 

In conclusione, la possibilità che un bicchiere di vino a pasto possa avere effetti positivi per la salute riducendo la mortalità cardiovascolare costituisce un interessante fenomeno che richiede di essere supportato da ulteriori studi. A tale proposito, il progetto UNATI finanziato dalla UE in corso presso la Università di Navarra si propone di verificare su 10000 soggetti gli effetti sull’organismo del vino e potrà fornire una risposta importante al dibattito scientifico in corso.

Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’aula magna dell’Accademia di Medicina di Torino in via Po 18 sia in diretta web al link riportato sul sito www.accademiadimedicina.unito.itLa registrazione dell’incontro verrà pubblicata sul sito.