La Reale Mutua Fenera Chieri ’76 strappa un punto a Conegliano

Sconfitta a testa alta per la Reale Mutua Fenera Chieri ’76 che subisce la prima battuta d’arresto casalinga della stagione per mano della Prosecco Doc A. Carraro Imoco Conegliano al termine di una partita giocata alla pari. Oltre che con la soddisfazione per un’ottima prova le biancoblù non escono comunque dal match a mani vuote, strappando un prezioso punto al tie-break.
Spirito e compagne si aggiudicano il primo set 25-22 in rimonta da 19-22,. La squadra di Santarelli pareggia i conti nel secondo set mostrando più lucidità e convinzione nel finale (21-25). A senso unico la terza frazione che Chieri domina fino al 21-10 per poi imporsi 25-17. Sotto 2-1, le venete non escono di partita, anzi, le biancoblù invece mollano un po’ la presa, gli ultimi due set sono così delle “pantere” che gestiscono ottimamente e chiudono 18-25 e 12-15.
Il premio di MVP va a Haak che realizza 21 punti, tanti quanti Nervini e Nemeth. Nel tabellino ospite spiccano anche i 19 punti di Gabi e i 17 di Zhu, mentre fra le chieresi arrivano in doppia cifra Cekulaev (13) e Dervisaj (11).

Reale Mutua Fenera Chieri ’76-Prosecco Doc A. Carraro Imoco Conegliano 2-3 (25-22; 21-25; 25-17; 18-25; 12-15)
REALE MUTUA FENERA CHIERI ’76: Van Aalen 1, Nemeth 21, Gray 5, Cekulaev 13, Nervini 21, Dervisaj 11; Spirito (L); Antunovic, Dambrink 3, Degradi. N. e. Alberti, Ferrarini, Bah, Bonafede (2L). All. Negro.
PROSECCO DOC IMOCO CONEGLIANO: Wolosz 1, Haak 21, Fahr 6, Chirichella 2, Gabi 17, Zhu 19; De Gennaro (L); Ewert, Scognamillo, Adigwe 3, Sillah 1, Daalberop. N. e. Munarini, Orso (2L), All. Santarelli; 2° Barbato.
ARBITRI: Luciani di Chiavaralle e Armandola di Voghera.
NOTE: presenti 3438 spettatori. Durata set: 26′, 26′, 24′, 25′, 16′. Errori in battuta: 17-7. Ace: 2-5. Ricezione positiva: 63%-58%. Ricezione perfetta: 40%-21%. Positività in attacco: 38%-37%. Errori in attacco: 16-19. Muri vincenti: 6-5. MVP: Haak.

La cronaca
Primo set – L’incontro si apre con un primo tempo di Fahr e un errore di Dervisaj. Il primo punto chierese è firmato Cekulaev. Sul 3-4 Conegliano compie un primo strappo a 3-6 con Haak e Farh, vantaggio che poi consolida con Haak e Gabi spingendo Negro a chiamare il primo time-out (4-9). Sul 5-11 Chieri ottiene 3 punti consecutivi grazie a Cekulaev, un errore di Fahr e Dervisaj (8-11). L’attacco lungo di Nemeth interrompe il filotto delle biancoblù il cui distacco torna poi a crescere (8-14), ma due errori ospiti in attacco e un attacco di Nervini valgono un nuovo -3 (11-14). La seconda parte del set inizia con una fase più equilibrata che prosegue fino al 16-19 quando Chieri con Cekulaev sale per la prima volta a -2 (17-19). Sul 19-22 Dervisaj manda sulla linea dei 9 metri Van Aalen: il suo turno di servizio vale un incredibile parziale di 6-0 che vede Nemeth siglare i punti del 22-22 e del conclusivo 25-22.

Secondo set – Chieri riparte con un 3-0 (muro di Cekulaev). Ancora avanti 6-3 (errore di Zhu), le biancoblù subiscono la rimonta veneta con pareggio a 7 dopo un errore di Nervini. Sull’8-8 Nemeth e Nervini guadagnano un nuovo mini break (10-8) che in una fase centrale dominata dai cambi palla Chieri difende fino al 16-14. Nuova parità a 16 dopo un servizio lungo di Gray e un errore in attacco di Nemeth. Sul 20-20 un muro di Zhu su Nemeth porta Conegliano in vantaggio per la prima volta (20-21). Time-out di Negro e al rientro Gray firma con un primo tempo il 21-21. Sul 21-22 l’ace sporco di Haak decide di fatto il set, che poi la squadra di Santarelli mette in cassaforte con i punti di Zhu e della nea entrata Adigwe (21-25).

Terzo set – Sul 3-2 tre punti consecutivi di Cekulaev (due attacchi e un muro) portano al primo time-out di Santarelli. Il vantaggio chierese cresce a sei punti dopo gli errori di Zhu e Gabi e quest’ultima viene sostituita da Sillah (8-2). Conegliano si riavvicina a 7-10 (ace di Haak), poi l’opposto sbaglia il servizio successivo e l’attacco del 7-13, e cede il posto ad Adigwe. Il vantaggio biancoblù raggiunge i 9 punti dopo un muro di Nemeth (17-8), intanto Santarelli effettua altri cambi inserendo Ewert e Scognamillo. Chieri tocca il distacco massimo di 11 punti dopo il 21-10 di Dervisaj. Sul 24-16 Zhu annulla una palla set, quindi Nervini firma in pipe il 25-17.

Quarto set – Santarelli torna al sestetto iniziale. Break e controbreak nei primi scambi, con uno 0-3 per Conegliano e l’immediato pareggio a 3-3 di Chieri. Da 5-5 le venete strappano a 5-7 (Zhu) e 7-11 (ancora Zhu). E’ l’allungo che in pratica decide il set: da lì in avanti Conegliano si mantiene sempre a distanza di sicurezza e senza particolari difficoltà chiude 18-25 alla seconda palla set con Fahr.

Quinto set – Da 1-1 Conegliano strappa a 1-4 (muro di Chirichella). Chieri si riporta a contatto con Nervini, Nemeth e Cekulaev (4-5) e agguanta la parità a 7 grazie a un errore in attacco di Gabi. Seguono due errori chieresi, di Van Aalen al servizio e Nemeth in attacco, che spingono Negro a chiamare time-out. Nella seconda parte del tie-break Conegliano è più lucida e si mantiene sempre a distanza di sicurezza. Sull’11-14 Dervisaj annulla una palla match, poi Gabi fa scendere i titoli di coda (12-15).

Il commento
Stella Nervini: «C’è quasi del rammarico, inaspettato quando giochi contro una squadra come Conegliano. Siamo contentissime anche solo per questo punto. Chiaramente per come si erano messe le cose potevamo prendere anche un altro punticino ma va bene così, abbiamo giocato una partita di altissimo livello: gli impegni in questo mese sono tanti, siamo stanche, e giocare in questo modo contro una squadra così non è scontato. Complimenti a loro ma noi abbiamo fatto una grande partita»
Monica De Gennaro: «E’ stata una partita tiratissima. Sapevamo che Chieri è una squadra che sbaglia poco e ha ottimi attaccanti, inoltre sono molto brave nel muro-difesa e hanno un alto livello di battuta. Noi siamo state brave nonostante il terzo set perso con la testa a restare in partita».

Lettura online della Sindone, il Papa inaugura il servizio web

Il Papa e la Sindone online. Leone XIV è stato il primo a entrare ieri nell’esperienza di lettura digitale creata da “Avvolti” che gli è stata presentata dal Custode pontificio del Telo, il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, durante l’udienza concessa nel Palazzo Apostolico. La lettura digitale dell’immagine sindonica è una novità assoluta: sarà infatti possibile via Internet collegarsi al programma dal sito www.avvolti.org come dal sito ufficiale www.sindone.org con qualunque dispositivo: smartphone, tablet, pc, con accesso dal mondo intero. Grazie al programma è possibile vedere sul proprio schermo l’immagine sindonica, ingrandendo i particolari più significativi come il Volto e la corona di spine. La lettura digitale è destinata ad avvicinare il grande pubblico, in tutto il mondo, all’immagine della Sindone e ai suoi significati. “Avvolti” è l’iniziativa che la diocesi di Torino ha realizzato per il Giubileo 2025. Nella scorsa primavera una Tenda di “Avvolti” era stata installata in piazza Castello a Torino. Nella Tenda venne presentata l’esperienza della lettura digitale che riproduceva l’immagine della Sindone. La Tenda venne visitata da oltre 30 mila persone di 79 Paesi negli 8 giorni di apertura (dal 28 aprile al 5 maggio).
Fr 
foto   La Voce e il Tempo

Rivoli nel Viaggio della Fiamma Olimpica verso Milano Cortina 2026

 

A 20 anni da Torino 2006

A vent’anni dall’emozione di Torino 2006, Rivoli ha vissuto oggi un nuovo e importante incontro con la Fiaccola Olimpica nel cammino verso Milano Cortina 2026, accogliendo il fuoco di Olimpia come simbolo di continuità, dialogo e impegno condiviso. La tappa cittadina è partita dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel Piazzale Mafalda di Savoia e ha visto succedersi 15 tedofori lungo un percorso, seguito con grande partecipazione, che è proseguito su via Fratelli Piol per procedere su corso Francia in direzione Torino con un rallentamento davanti al Palazzo Comunale. La comunità nelle settimane precedenti aveva lavorato e si era preparata con entusiasmo a questo appuntamento: oltre 1.700 persone tra consulte, scuole, comitati e associazioni cittadine hanno contribuito a costruire un’attesa corale, trasformando il passaggio della Fiaccola in un vero momento di città. Per un’ora Rivoli è stata al centro di un racconto che unisce passato e futuro, all’interno di una giornata che si inserisce nel Viaggio della Fiaccola in Piemonte, un percorso che per sette giorni attraversa il territorio regionale a vent’anni dai Giochi di Torino 2006 e che, dopo Cuneo, Alba, Bra, La Morra, Asti, Moncalieri e Torino, accompagna idealmente la pianura verso l’arco alpino passando da Rivoli, Venaria, Settimo, Chivasso e Crescentino prima dell’ingresso in Valle d’Aosta. Un itinerario che non è solo geografico ma anche simbolico, perché racconta territori diversi uniti da una stessa idea di partecipazione e di futuro, e che ha trovato in Rivoli una città capace di interpretare questo spirito con il coinvolgimento delle sue realtà sociali, culturali e sportive.

«Vedere la Fiaccola Olimpica tornare a Rivoli dopo vent’anni è un’emozione profonda – ha dichiarato il Sindaco Alessandro Errigo – non solo perché richiama il ricordo di Torino 2006, ma perché ci ricorda ciò che lo sport rappresenta: inclusione, rispetto, partecipazione, impegno quotidiano, sana competizione. Sono valori olimpici, ma sono anche i valori su cui costruiamo ogni giorno la nostra città. Rivoli è una comunità che sa accogliere, che sa mettersi in gioco e che crede nelle persone e oggi, con la Fiaccola che ci attraversa, diciamo con convinzione che vogliamo continuare a camminare insieme, senza lasciare indietro nessuno».

Carola Vai presenta “Filomena Nitti e il Nobel negato”

MARTEDì 20 GENNAIO, ORE 18, CIRCOLO DEI LETTORI 

La giornalista e scrittrice Carola Vai, parlerà della scienziata Filomena Nitti al Circolo dei Lettori, Torino, con il magistrato Cristina Bianconi e il medico Ugo Marchisio. Modera il giornalista Edoardo Girola. Al centro dell’incontro: la presentazione del libro “Filomena Nitti e il Nobel negato” (Rubbettino editore).
Filomena Nitti, figlia dell’ex premier liberale Francesco Saverio Nitti, pur fondamentale collaboratrice del marito Daniel Bovet, Nobel per la medicina 1957, dal Premio rimase esclusa. Motivo? Il libro, scritto con il contributo della nipote della scienziata, Maria Luisa Nitti, narrandone la vita, tenta qualche risposta.

Il grande sport paralimpico torna a Torino con l’International Para Ice Hockey Tournament

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Il grande sport paralimpico torna protagonista a Torino: questa mattina Palazzo Civico ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della 12ª edizione dell’International Para Ice Hockey Tournament, uno degli appuntamenti più attesi del calendario invernale, con le nazionali di Italia, Giappone, Repubblica Ceca e Slovacchia.

La manifestazione, organizzata da Sportdipiù in collaborazione con la FISG – Federazione Italiana Sport del Ghiaccio e con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino, della Città di Torino, del CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, del CIP – Comitato Italiano Paralimpico e dell’INAIL – Direzione Regionale Piemonte rappresenta un punto di riferimento a livello europeo per la disciplina. Il torneo è dedicato, come da tradizione, alla memoria di Andrea “Ciaz” Chiarotti, storico capitano della Nazionale Italiana e attaccante dei Tori Seduti Sportdipiù, fondatore e figura simbolo del movimento, il cui esempio sportivo e umano continua a ispirare atleti, tecnici e appassionati. A dare maggiore interesse all’evento sarà anche la sua collocazione temporale, perché si tratterà dell’ultimo banco di prova della Nazionale Italiana in vista delle imminenti Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.

“Ospitare la 12ª edizione dell’International Para Ice Hockey Tournament al Pala Tazzoli è per noi motivo di grande orgoglio, così come vedere i nostri Azzurri sfidare Giappone, Repubblica Ceca e Slovacchia proprio qui a Torino, test generale per le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, carica l’evento di un’emozione particolare – ha commentato l’assessore allo Sport Domenico Carretta in conferenza stampa -. Un’occasione importante anche per dare il giusto onore alla memoria del capitano Andrea ‘Ciaz’ Chiarotti, la cui eredità continua a vivere in ogni disco che scivola sul ghiaccio. L’invito è quello di partecipare numerosi e farsi trascinare dall’energia e dalla determinazione di questi straordinari atleti, il loro esempio è la dimostrazione di come lo sport possa abbattere davvero ogni barriera”.

Sul ghiaccio del Pala Tazzoli di Torino, l’Italia affronterà tre nazionali di assoluto livello internazionale, in un quadrangolare di altissimo profilo tecnico che assume un significato ancora più rilevante considerando che tutte e tre le formazioni saranno avversarie degli Azzurri nel girone paralimpico, rendendo il torneo torinese un vero e proprio “antipasto” dei Giochi. Il regolamento del torneo prevede un sistema “round robin”, in cui tutte le squadre si affronteranno a vicenda una sola volta. Al termine degli incontri di qualificazione, la classifica parziale determinerà la composizione delle semifinali: la 1° affronterà la 4°, mentre la 2° affronterà la 3°. Il sistema di punteggio del girone eliminatorio assegna 3 punti per la vittoria nei tempi regolamentari, 2 punti per la vittoria ai tempi supplementari o ai rigori, 1 punto per la sconfitta ai supplementari o ai rigori e 0 punti per la sconfitta nei tempi regolamentari.

L’International Para Ice Hockey Tournament – Turin 2026 conferma il proprio ruolo centrale nella promozione dello sport paralimpico, unendo competizione, inclusione e memoria in un evento capace di coinvolgere atleti, istituzioni e pubblico, e di valorizzare una disciplina di altissimo livello sportivo e umano: «Sono molto contento – dichiara il coach dell’Italia Mirko Bianchi – di tornare ad ospitare il torneo di Torino in casa, dove è nato. È bellissimo anche ricordare Ciaz in questo modo a un mese dalle Paralimpiadi. Sarà per noi un ultimo test con partite di alto livello prima delle Giochi, quindi sono molto curioso di vedere come reagirà il gruppo. I ragazzi stanno bene e si stanno allenando al massimo, avremo ancora un po’ di tempo per sistemare alcune cose, ma speriamo di essere già a buon punto».

Mascotte ufficiale dell’evento sarà il Cipidillo, il grillo parlante messaggero universale di inclusione che da più di 35 anni rappresenta la CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà; il personaggio è recentemente approdato anche su Instagram attraverso il profilo @cipidilloo, offrendosi come “trainer emotivo per superare l’imbarazzo sulla disabilità”. La CPD, inoltre, sarà partner strategico del 12° International Para Ice Hockey Tournament garantendo – grazie ai suoi volontari – il servizio essenziale di accompagnamento con mezzi attrezzati di tutti gli atleti coinvolti nelle competizioni, nei loro diversi spostamenti in città.

TorinoClick

Guarene, padre e figlio 17enne trovati morti in casa per monossido

Trovati senza vita presso la loro abitazione per sospetta intossicazione da monossido di carbonio: morti padre e figlio. È successo nella nottata di ieri a Guarene, in provincia di Cuneo.
Le vittime sono il 57enne Paolo Foglino, titolare di un noto ristorante di Alba, e il figlio 17enne. L’abitazione si trovava nella frazione di Castelrotto.
Un familiare ha dato l’allarme questa mattina. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri, che indagano sulla dinamica per accertare le cause e i dettagli esatti, inclusi eventuali problemi tecnici dell’impianto domestico.

VI.G

Erminia, Mario, Libero e le acque del lago a Ronco

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La signora Erminia, un tempo, doveva esser stata senz’altro una gran bella donna. Si capiva dai lineamenti, fini e delicati, e da quegli occhi verdi-azzurri come l’acqua del lago in primavera: chissà quante teste avevano fatto girare e quanti cuori palpitarono per lei.

I capelli, bianchi come la neve e raccolti sulla nuca, le incorniciano l’ovale del volto. Com’era arrivata fin qua, sulle sponde del lago? Da quanto tempo viveva, sola con i suoi  gatti, in questa bella casa di pietra a Ronco, all’ombra del campanile della chiesa di San Defendente? A queste nostre curiosità, espresse con il timore d’apparire indiscreti , una volta rispose, sorridendo: “Ldomande non sono mai indiscrete. Talvolta possono esserle le risposte”. Da quel giorno non vi furono più domande e crebbe ancor più il rispetto per quella donna così gentile e ospitale. Ogni  qualvolta si attraccava con la barca al molo di Ronco venivamo  invitati a casa sua  per una merenda con pane e formaggio, accompagnando il cibo con un buon bicchiere di vino rosso.  D’inverno, dalla casseruola che teneva sulla stufa a legna, versava delle generose porzioni di brodo caldo nelle scodelle di ceramica, unendo dei crostini di pane raffermo sui quali aveva passato una testa d’aglio o spalmato ricotta fresca. Quella ricotta che, insieme al burro, la vecchia Onorina portava di casa in casa con la sua piccola gerla dopo aver percorso il ripido sentiero che dall’alpeggio scendeva fino alle case del paese. Una tradizione d’ospitalità che si stava perdendo. Solo qualche anziano manifestava, nei confronti dei viandanti del lago, gesti amichevoli e di conforto. Eppure, un tempo, s’usava offrire il brodo e il vino, quello aspro delle piccole vigne abbarbicate sul fianco delle colline, e anche l’aceto, versato generosamente nell’acqua fredda, in cui intingere una crosta di pane raffermoduro come un sasso. A pochi passi dalla chiesa di San Defendente, un tempo invocato contro i flagelli dei lupi e gli incendi, abitava anche Libero Frezzini, meglio conosciuto come “lifroch”, cioè fannullone, una persona a detta di tutti ben poco seria. Frezzini, tra l’altro, non ci stava proprio con la testa. Alto,magro e dinoccolato era proprio un po’ tocco. Si vestiva sempre alla stessa maniera, estate e inverno, quasi non sentisse né il caldo né il freddo: giacca di fustagno marrone, ormai lisa sul bavero e sui gomiti; pantaloni scuri di velluto  e una camicia a quadrettoni rossi e bianchi. Giovannino lo prendeva in giro: “ Libero, ma come ti sei vestito? Sembri una tovaglia ambulante, unta e bisunta. Dove l’hai fregata, quella camicia lì? Dalla cesta dei panni da lavare dell’osteria?”. Frezzini, carpentiere in una piccola impresa del posto,portava rispetto all’anziano pescatore. Anch’esso, e a modo suo, amava la pesca. Il più delle volte, raccontando le sue imprese, esagerava sulle misure e sul peso delle catture. Giovannino quando lo sentiva sproloquiare, indulgendo nelle sue vanterie impossibili, lo rimproverava: “Cala,cala Trinchetto. Non contar balle, Libero, che al massimo hai tirato fuori dall’acqua un paio di cavedani lunghi una spanna”. Lifroch a volte esagerava davvero, alzando la voce e Giovannino , guardandolo storto, doveva minacciarlo: “A ta dò un sgiafun che ta sbiruli la salamangè“. Che, tradotto da quel dialetto mezzo lombardo, equivaleva ad un “ti dò uno schiaffo da piegarti la mascella”. Un giorno l’aveva preso a calci nel sedere dopo aver scoperto, per caso, che quel balordo era andato a pescar persici nel periodo più proibito che ci sia: il tempo della riproduzione, tra aprile e maggio, quando i pesci depongono le uova. Evitando accuratamente di menzionare il fatto al Conegrina e al Carabiniere, cioè alla coppia di arcigni guardapesca, evitò al Frezzini la poco allegra prospettiva di finire al fresco, costretto a guardare il sole a quadretti , dietro alle sbarre del carcere più vicino. Era un reato, a quei tempi, che non si sanava solo con una multa in denaro ma anche con qualche giorno in gattabuia. Libero, tanto per accentuare la sua stranezza, si esprimeva anche a proverbi. Ne aveva per tutte le situazioni. S’era ingozzato come un maiale all’osteria, al punto da sentirsi male? Alle critiche rispondeva così: “ E’ meglio morire a pancia piena che a pancia vuota”. Aveva bevuto più del solito, alzando un po’ troppo il gomito e camminava sbandando? Si giustificava: “E’ sempre l’ultimo bicchiere a far male”. Teoria alquanto bislacca, a dire il vero. Ricordo di averlo incontrato mentre si recava al lavoro in vespa. C’era un buco nell’asfalto. Non lo vide in tempo, finendoci dentro con la ruota davanti, rischiando di capottarsi. Si rialzò tutto scorticato e dolorante. Prontamente accorso in suo soccorso capii immediatamente che era ubriaco. Evidentemente la sera prima doveva aver fatto bisboccia  e si portava addosso una “scimmia” da far paura. Rialzatosi, intontito e acciaccato, mi ringraziò, confidandomi il suo malessere: “Ma sai che ieri sera ho bevuto un bicchiere di acqua tonica che mi è restata sullo stomaco? Non l’ho proprio digerita!”. L’acqua tonica, capito? Non i due o tre litri di rosso che si era scolato e per gli altri comuni mortali rappresentavano una dose da schiantare chiunque. Un altro bel personaggio era Mario Martellanti, detto “cavedano”. Non ricordo dove fosse nato ma era certo che dimorasse sul lago. Mario non amava sentire la terraferma sotto i piedi e, dunque, viveva in barca gran parte del tempo, stagioni permettendo. A fine primavera, durante l’estate e nella prima metà dell’autunno, praticamente non lasciava mai lo scafo della sua “Stella dell’onda”, imbarcazione che lo accompagnava da più di trent’anni nelle sue peregrinazioni lacustri. Quando le foglie ingiallite abbandonavano gli alberi , spargendosi a terra e l’inverno con il suo alito gelido prendeva il sopravvento, cercava di tener duro il più possibile, cedendo solo alla tormenta che scendeva dai contrafforti montuosi, sbarcando proprio a Ronco per cercare riparo nel cascinale dove teneva le sue magre cose. Se l’aria s’infreddoliva, non disperava. Teneva sempre a portata di mano, accanto  alla tela cerata indispensabile per ripararsi dagli scrosci di pioggia, una ormai logora trapunta di lana. Non troppo ingombrante ma abbastanza grande da potervi avvolgere l’intero corpo, riparandosi dal freddo e dall’umidità. Sosteneva d’esserci nato, in barca. I genitori, entrambi defunti, avevano passato tutta l’intera vita sull’Isola di San Giulio. Il padre Giovanni, nativo di Ronco, era custode della Villa dei Glicini. La madre Elsa, si era rotta la schiena nel far le pulizie in uno dei più antichi alberghi del posto, la “Locanda del Drago”. Mario, scapolo impenitente, sosteneva d’essersi sposato con il lago. “Sono più di sessant’anni che ho preso in moglie quest’acqua cangiante;ci conosciamo e rispettiamo, e non ci lamentiamo mai, sopportando a vicenda i nostri sbalzi d’umore”, confidava agli amici più stretti. Ormai anziano, continuava a vogare da una sponda all’altra o, più semplicemente, seguendo il margine delle rive nel suo perenne cabotaggio. Anche se, in cuor suo, custodiva un segreto che talvolta lasciava intuire. La luce di quegli occhi verdi-azzurri della signora Erminia l’avevano stregato. Non l’avrebbe mai ammesso, e nemmeno confidato alla bella donna dai capelli bianchi. Era il piccolo suo segreto. Quei mazzetti di primule e viole lasciati vicino all’uscio o i funghi e la frutta appena raccolti, i persici pescati e già puliti che Erminia trovava sul davanzale di pietra della finestra, erano doni che non lasciavano troppi dubbi sul misterioso benefattore. Eminia intuiva e apprezzava, elargendo sorrisi, cibo e buon vino anche a Mario. In fondo affetto e gratitudine si possono esprimere in tanti modi e le parole, a volte, sono davvero superflue.

Marco Travaglini

Si sono svolti i funerali dell’appuntato Giovanni “Giannino” Terminiello

Nella giornata di sabato 10 gennaio scorso si sono svolti i funerali, nella chiesa di Santa Maria della Scala, a Moncalieri, dell’appuntato Giovanni Terminiello, deceduto a soli 55 anni per una malattia fatale. Moncalieri e l’Arma dei Carabinieri piangono un militare esemplare che ha lasciato un vuoto incolmabile tra i colleghi e il ricordo di un’ umanità profonda e la totale dedizione al suo lavoro, come dichiarato dal Sindacato Italiano Militari Carabinieri. Ne piangono la scomparsa anche la moglie Chiara e la figlia.

Mara Martellotta

Pinerolo – Chivasso, Canalis (Pd): “Anno nuovo, problemi vecchi”

ENNESIMA GIORNATA DI CALVARIO PER I PENDOLARI

Oggi cancellati i treni delle 6.46, 7.17 e 8.46 da Pinerolo e ritardo di più di 10 minuti del treno delle 7.46 e delle 8.17. Così non si può andare avanti. La Giunta Cirio, RFI e Trenitalia prendano finalmente provvedimenti.

12.1.2026 – Non c’è pace per la linea ferroviaria Pinerolo-Chivasso. Dopo l’interruzione del servizio dell’estate 2025, per l’installazione del sistema ERTMS, ci aspettavamo un netto miglioramento, purtroppo smentito dalla realtà. Ritardi, soppressioni di corse, affollamento, sporcizia, inaccessibilità delle sale d’attesa, sono all’ordine del giorno e rendono insostenibile la vita dei pendolari.

Così non si può andare avanti!

Dall’insediamento del Presidente Cirio e dell’Assessore Gabusi nel 2019 nessuno dei passaggi a livello è stato soppresso (a Vinovo non è neppure iniziato lo scavo), non sono stati realizzati raddoppi selettivi della linea nei punti più idonei dalle banchine ai treni né si è investito sull’efficientamento tecnologico degli apparati. Anche il processo autorizzativo per la realizzazione delle ciclostazioni è molto lento. Non si è neppure intervenuti per sostituire quegli apparati che regolarmente cadono in panne e generano così tante interruzioni del servizio né sono stati realizzati l’area parcheggio nei pressi della stazione di None e il sottopasso e interscambio.

In un momento in cui si sta valutando la razionalizzazione del Trasporto Pubblico Locale (TPL) su gomma, in vista delle gare che avranno luogo nel 2026, ribadiamo che non si possono tagliare le costose ed inquinanti corse dei bus se la Regione non potenzia e rende finalmente efficiente la linea ferroviaria, che è l’alternativa più ecologica, economica e sicura!

L’unico intervento concreto è stato quello del sistema ERTMS per l’interoperabilità dei treni e il controllo satellitare, ma questa innovazione non ha impattato sull’efficienza del servizio.

Il territorio pinerolese, chivassese, della zona sud e zona nord di Torino rischia di rimanere isolato e di regredire economicamente e demograficamente, se il collegamento ferroviario non tornerà ad essere puntuale, regolare, affidabile, frequente e accessibile anche per le persone anziane, povere o con disabilità. I trasporti sono particolarmente necessari alle aree interne montane, che sono a rischio isolamento e spopolamento.

Il territorio della Pinerolo-Chivasso sembra davvero la Cenerentola del Piemonte, con una linea ferroviaria che continua a svettare negativamente nelle classifiche Pendolaria di Legambiente.

Oggi si è verificato l’ennesimo disservizio, dovuto al guasto di un treno tra le stazioni di Chivasso e Brandizzo.

Il vaso è davvero colmo. Basta scuse. I cantieri PNRR non possono giustificare un tale livello di inefficienza e trascuratezza.

Chiediamo che l’assessore Gabusi prenda finalmente in mano la situazione e si faccia sentire con Trenitalia ed RFI per far uscire questo territorio dal cono d’ombra, p rima che il combinato disposto tra caro carburanti, malfunzionamento della ferrovia, free flow autostradale e nuova gara del trasporto su gomma generi una bomba sociale ai danni dei cittadini che usano il Trasporto Pubblico Locale.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD