Una splendida immagine di Mario Alesina ci propone la Gran Madre e piazza Vittorio viste dalla collina torinese.
Una splendida immagine di Mario Alesina ci propone la Gran Madre e piazza Vittorio viste dalla collina torinese.

Sarà proprio la tennista di Brandizzo, Beatrice Bo, 21 anni, a rappresentare il Piemonte, la regione delle ATP Finals, alla finalissima di Miss Italia 2025, in programma il prossimo 15 settembre a Porto San Giorgio nelle Marche, finalissima che finalmente ritornerà sugli schermi della RAI. L’evento, infatti, sarà trasmesso da San Marino RTV e RAI Play. Con lei, di diritto in finale, anche Alycia Ferrero, 19 anni, di Borgaro, Miss Valle d’Aosta 2025. L’elezione è avvenuta il 27 agosto scorso a Fossano, nella splendida cornice dell’Auditorium della Musica Italo Calvino, durante la serata condotta dalla coppia Andrea Beltramo e Francesca Spinelli. Attore e doppiatore il primo, modella ed ex Miss Italia la seconda, insieme stanno rendendo le varie tappe del concorso uno spettacolo divertente, elegante, senza tempi morti. Al loro fianco Mirella Rocca, agente esclusivista per il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta, cui spetta il merito di avere riportato la corona in Piemonte nel 2023 con la bellissima Francesca Bergesio.

Le ragazze hanno sfilato con abiti da sera da favola e hanno realizzato il musical “I meravigliosi anni Settanta”, coinvolgendo il pubblico sotto la regia musicale di Tony Brera e la musica del Village Peaple. Tutte le Miss hanno poi sfilato con outfit anni Settanta creato da loro stesse.
Beatrice Bo ha conquistato la giuria con la sua avvenenza, il fascino e le capacità. Alta 1.80 per 61 chili, è una ragazza intelligente, con molte doti e una grande passione, il tennis, sport che pratica a livello agonistico, di cui è anche istruttrice presso il Club Tirumapifort di Chivasso, e che si sposa con le tendenze che Torino ha assunto negli ultimi anni. Sogna anche il cinema e una carriera come modella, per la quale studia costantemente in parallelo alla sua attività di tennista.
“È un grande traguardo aver vinto questo titolo, frutto di impegno e determinazione, è un riconoscimento che va oltre l’aspetto esteriore, un premio alla persona che sono diventata – ha commentato ieri sera dopo l’inconorazione.
Alycia Ferrero, 19 anni di Borgaro, due occhi azzurri come il mare, proprio come Cristina Chiabotto, rappresenterà i monti della valle d’Aosta. Giovanissima, ma già determinata, studia moda e cultura d’impresa e sogna la grande fiction dove vorrebbe ricoprire ruoli da protagonista.
“Sono orgogliosissima di essere alla guida del concorso di Miss Italia, perché non si tratta soltanto di bellezza, ma di un percorso di crescita per tutte le ragazze che vi partecipano. Miss Italia rappresenta un’esperienza di formazione, solidarietà e consapevolezza – spiega Mirella Rocca, esclusivista regionale per il Piemonte, la valle d’Aosta e la Liguria, ma anche punto di riferimento importante per tante ragazze che desiderano iscriversi allo storico concorso di Miss Italia e per chi sogna di entrare nel mondo della moda e del cinema, essendo lei una professionista del settore.
Mara Martellotta
Mancano pochi giorni e poi prenderà il via la Fiera del Peperone di Carmagnola, l’evento che ormai da 76 anni rende omaggio al prodotto che ha reso la città di Carmagnola famosa in tutto il mondo.
La serata inaugurale sarà venerdì 29 agosto, con conclusione domenica 7 settembre, e vedrà come ospite d’eccezione sul palco, insieme alle autorità cittadine, lo chef Daniele Persegani, volto noto di format televisivi culinari quali la ‘Prova del Cuoco’, ‘E’ sempre Mezzogiorno’ in onda su Rai 1. Sul palco, che verrà allestito in piazza Sant’Agostino ogni sera si terranno eventi preserali e serali.
Verrà consegnato il Premio Peperone d’oro ad Arturo Villone, considerato un innovatore mediatico che ha modernizzato i generi radiofonici, diretto programmi con grandi nomi della pubblicità e dello spettacolo e curato format di successo su Rai e Mediaset.
Il Premio Bontà, che ogni anno vuole ringraziare con questo riconoscimento una realtà del comparto sociale, solidale, sanitario e del volontariato, sarà conferito al Reparto di Oncologia dell’Ospedale San Lorenzo, in segno di gratitudine per il lavoro che viene svolto a favore di pazienti e comunità. A ritirare il premio sarà il Direttore generale dell’ASL TO5 dottor Osella.
Questa sarà la seconda edizione curata da SGP Grandi Eventi che lo scorso anno si è aggiudicata l’organizzazione triennale. Il format risulta arricchito di molte novità, sia dal punto di vista commerciale, sia per il programma di eventi divulgativi, musicali e di intrattenimento. Ogni serata avrà come conclusione uno spettacolo o un concerto musicale gratuiti per il pubblico di piazza Sant’Agostino, che potrà assistere a showcooking, degustazioni, presentazioni letterarie e incontri a tema con ospiti importanti del mondo del food e dell’alta cucina.
Al BTM Palapeperone si potrà assistere al format “Confessioni laiche”, condotto dal giornalista, scrittore e critico gastronomico Paolo Massobrio, che incontrerà due imprenditori del settore enogastronomico, per raccontare al pubblico presente le loro esperienze e i loro progetti: sono Sergio Miravalle, fondatore del Bagna Caoda Day e Ambrogio Invernizzi di Inalpi, presenti ognuno in una serata per raccontarsi e rispondere alle domande e curiosità dell’intervistatore Massobrio, ma anche del pubblico.
Molto attesi anche i due incontri tenuti dal noto volto televisivo e critico Edoardo Raspelli, che ospiterà due chef del territorio invitati a presentare un loro piatto incentrato sull’utilizzo di un alimento cardine della fiera, il Peperone di Carmagnola. Questi showcooking saranno inoltre un’occasione per vedere all’opera due grandi chef e gustare le loro creazioni.
Durante i fine settimana, vie e piazze del Centro di Carmagnola saranno animate da performance artistiche, spettacoli itineranti, installazioni pop, come la maxi scritta ‘Carmagnola’ alta due metri e realizzata utilizzando esclusivamente peperoni, e il peperone sonoro, una creazione originalissima che, tramite sensori e microfoni, permetterà ai peperoni di suonare come fossero un vero e proprio pianoforte.
Presso il Foro Boario di piazza Italia immancabile la rassegna Foro Festival, che ospiterà grandi artisti del panorama della cultura e della musica nazionale.
Il 29 agosto di scena i Bnkr44, band protagonista di Sanremo Giovani 2023, sabato 30 agosto approderà Michele Bravi, vincitore della settima edizione di Factor Italia e con alle spalle diverse partecipazioni al festival di Sanremo. Mercoledì 3 settembre salirà sul palco un artista inconfondibile come Morgan, iconico e fuori dagli schemi.
Tra gli appuntamenti culturali e di approfondimento si segnala quello con lo psichiatra, saggista e divulgatore Paolo Crepet che, martedì 2 settembre, porterà in scena uno spettacolo dal titolo “Il reato di pensare”, che affronta il tema della libertà di pensiero in un’epoca come quella contemporanea dominata da nuovi dogmi e algoritmi.
Sabato 6 settembre sarà la volta dell’esibizione di Antonio Ornano, uno dei comici più apprezzati del panorama italiano.
Per tutte le ulteriori informazioni e per l’acquisto dei biglietti del Foro Festival si può consultare il sito www.fieradelpeperone.it
Mara Martellotta
Due professori, dotati di uno spiccato senso dell’ironia, ribellandosi a quest’alluvione di parole e di frasi inutili, inventarono il GAPS, acronimo che stava per “Generatore Automatico Piani Sanitari”.Il professor Marco Marchi dell’Istituto di Biostatistica ed Epidemiologia dell’Università di Pisa e il prof. Piero Morosini, direttore di laboratorio dell’Istituto Superiore di Sanità, grazie alla notizia della loro “invenzione” si guadagnarono la prima pagina del Corriere della Sera.
La Tecnogiocattoli Sebino, ditta bresciana famosa per aver prodotto il famoso bambolotto “Cicciobello” ( e anche i suoi fratelli multietnici: Cicciobello Angelo nero e Cicciobello Ciao-Fiù-Lin, dai tratti somatici tipicamente orientali) li contattò all’inizio degli anni ’80 per sviluppare l’idea e dar vita al Tubolario, riadattando le frasi del Gaps, sostituendo i termini ed i riferimenti squisitamente sanitari con la finalità di poterlo proporre in un linguaggio più “politichese”. La confezione che venne messa in vendita (su licenza dei due inventori) consisteva in una scatola contenente tre tubi con riferimento ad altrettanti temi : il linguaggio politico-sindacale, le frasi d’amore e un gergo sportivo (in particolare riferito al mondo del calcio). Di quei “tubolari” ne furono vendute migliaia di copie. In seguito, anche per problemi legati alla corresponsione dei diritti d’autore ( che furono negati a Marchi e Morosini per l’uso collaterale del tubo quale contenitore di cioccolatini) il rapporto con la fabbrica di giocattoli di Cologne si concluse senza lo sviluppo di altre versioni del gioco, com’era nelle intenzioni originarie. Durò poco la storia, ironica e dissacrante, del “Tubolario”, gioco intelligente che prendeva di mira l’abitudine assai diffusa ad esprimersi per frasi fatte, luoghi comuni, ed altre forme più o meno omologate di discorso che caratterizzano il linguaggio specialistico di politici, giornalisti ed altri personaggi che, spesso, gicano con le parole per comunicare senza dire niente che possa comprometterli.
Un esempio? Ecco una frase del “Tubolario”: “L’indicazione della base/ persegue/ il ribaltamento della logica preesistente/in una visione organica e ricondotta a unità /evidenziando ed esplicitando /in termini di efficacia e di efficienza / l’adozione di una metodologia differenziata”. Non male, vero? Eccone un’altra: “Il nuovo soggetto sociale/ presuppone/ un organico collegamento interdisciplinare/con criteri non dirigistici/fattualizzando e concretizzando/nei tempi brevi, anzi brevissimi/un indispensabile salto di qualità”. Le frasi,organizzate sotto forma di un discorso dall’apparenza logica, di fatto non esprimono un bel niente, ma danno la sensazione di volerlo fare. Il “Tubolario”, realizzato con l’uso di una settantina di brevi periodi stampati su sette cilindri rotanti, consentiva, a chi avesse deciso di utilizzarlo, di improvvisare un numero imprecisato di frasi ad effetto, senza mai dire niente di concreto. Nonostante ormai sia un oggetto di culto, sentendo alcuni dei protagonisti dei talk show televisivi (termine di lingua inglese che significa, tanto per essere pignoli, “spettacolo di conversazione o programma di parole”), parrebbe che non sia stato relegato nel baule dei ricordi ma venga tutt’ora usato con disinvoltura.
Marco Travaglini
Torna ad Acqui Terme (AL) la grande Esposizione Internazionale Felina, sabato 13 e domenica 14 settembre 2025 al Centro Congressi di Viale Antiche Terme.
Gatti di tutte le razze provenienti da tutta Europa sfileranno in gara per il Best in Show, con razze pregiate come Maine Coon, Bengala, Siamesi e molti altri. Sabato pomeriggio spazio speciale per i maestosi Maine Coon.
Evento organizzato da Gatti in Festa con l’ANFI, aperto al pubblico con orario 10:00–18:30.
Info pratiche:
🎟 Biglietti: €8 intero / €6 ridotto / gratis under 10
Dove: Centro Congressi, Acqui Terme
🔗 Info: gattinfesta.com – anfitalia.it
Un weekend imperdibile per chi ama i gatti e tutti gli animali!
Enzo Grassano
Mai capitato di sentirvi dire, in varie forme dialettali, “…ma vai a giocare a lippa ! “, che era poi – spesso – un modo come un altro per esprimere una scarsa considerazione nei mezzi e nelle qualità del prossimo ?
Riordinando i ricordi dei giochi d’infanzia, da “praticare” all’aperto, nei prati ( dove non c’erano vetri da rompere e, di conseguenza, non c’erano nemmeno botte da prendere..), un posto di tutti rispetto va assegnato – per simpatia e particolarità – alla “Lippa”. Mai capitato di sentirvi dire, in varie forme dialettali, “..ma vai a giocare a lippa ! “, che era poi – spesso – un modo come un altro per esprimere una scarsa considerazione nei mezzi e nelle qualità del prossimo ? Un modo, a dire il vero, piuttosto improprio ed ingeneroso vista la discreta abilità che era richiesta ai praticanti della “lippa”, vera antesignana – secondo alcuni – del baseball. Ma, tralasciando l’aspetto storico sul quale ritorneremo dopo, vediamo in che cosa consiste il gioco. Si comincia dagli attrezzi, che sono due: il bastone e la “lippa” vera e propria, entrambi di legno, non di rado ricavati da un manico di scopa o, in mancanza, da qualsiasi ramo purché diritto ( era molto diffuso l’uso del nocciolo, flessibile, sinuoso e robusto ). La “lippa”, di solito lunga una spanna e mezza, aveva due punte che permettevano – colpendone una con il bastone – di alzarla e batterla al volo per “tirarla” il più lontano possibile. E la “lippa”, roteando nell’aria, tesseva la fitta trama del gioco. Il bastone – lungo più o meno un metro – aveva due funzioni: da una parte quella, già detta, di “battere” la lippa e dall’altra quella di fungere da unità di misura nella determinazione dei punti. Il gioco era aperto a tutti, da due ragazzi in su, e ci si accordava innanzitutto sulla scelta del campo, sulla direzione del tiro e sul numero dei punti necessari a vincere la partita.
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Prima di dare il via alla sfida bisognava “segnare” la base, cioè un cerchio di circa 150 centimetri di diametro, da tracciare “grattando” il terreno con il bastone, muovendosi su se stessi in senso rotatorio come in una sorta di “compasso vivente”. Sorteggiato l’ordine di battuta dei giocatori, la “lippa” poteva cominciare, ovviamente rispettando le regole che non erano poche.Vediamole, nella successione dei “gesti”. Il battitore si poneva dentro la base con lippa e bastone in mano, gli avversari si disponevano ad una distanza – ritenuta dagli stessi “giusta” – per poter valutare direzione e lunghezza del tiro. Il battitore, che disponeva di un solo tiro, chiedeva l’apertura del gioco pronunciando una parola convenzionale ( da noi diceva “lippa” ) e gli altri gli esprimevano il loro consenso rispondendo con un’altra parola ( nel caso che ricordo era “dàgla”, cioè dagliela.. intendendo la bastonata ), ma potevano anche rispondere diversamente, per ingannare il battitore e – secondo le regole – eliminarlo qualora questo avesse iniziato ugualmente il gioco. Tuttavia il battitore, a scanso di spiacevoli sorprese, sventava le insidie mettendosi al riparo con la formula liberatoria ed universale del ” Tutto vale! “. Sgombrato il gioco da preliminari e trabocchetti, avveniva il lancio della “lippa” che, colpendola a mezz’aria, si voleva mandare il più lontano possibile dalla base. Se sbagliava il tiro lo si dichiarava “cotto” e doveva lasciare il passo a chi seguiva. Se il tiro era valido, gli avversari tentavano di acchiappare al volo la “lippa” e se l’operazione aveva successo il battitore era “cotto”. Nel caso che la presa al volo falliva bisognava recuperare la “lippa” dal punto di caduta e rispedirla al battitore che doveva , a sua volta, ribatterla al volo e mandarla il più lontano possibile per “difendere” la base e poter avere ancora in mano gioco e battuta. Scontato che, se non riusciva, la cosa si faceva più complessa: se la “lippa” cadeva entro il perimetro della base o entro la misura di un bastone dalla medesima, il battitore era “cotto”; se cadeva oltre queste misure il battitore aveva diritto a tentare tre tiri alzando e battendo al volo la “lippa” dal punto in cui era caduta. I punti venivano calcolati in modo piuttosto singolare. Se il battitore andava a segno, proponeva lui stesso un numero di punti equivalente ( a sua valutazione ) a tante misure di bastone quante ne intercorrevano tra la base ed il punto di caduta della “lippa”. Gli avversari accettavano la proposta ? I punti venivano assegnati.
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Gli avversari però potevano fare una controproposta ( ovviamente inferiore.. ) : se il battitore l’accettava quella diventava legge, se la rifiutava si arrivava alla misurazione. Se la distanza risultava più vicina a quella proposta dal battitore i punti che aveva richiesto venivano raddoppiati, se viceversa era più giusta la controproposta il battitore restava con un palmo di naso e all’asciutto. Un bel regolamento, vero? In realtà il gioco della “lippa” offriva tre varianti: quella soltanto “battuta”, in cui si cercava di far arrivare la “lippa” in un certo punto o alla massima distanza – con delle gare molto semplici in cui ognuno giocava per se – , la versione della “lippa” in cui un giocatore la tirava e l’altro doveva afferrarla al volo ed infine la “lippa” tirata, afferrata e rilanciata, la più complessa ed anche la più bella, che abbiamo prima descritto. Ed è lei, per tornare al punto di partenza, la probabile antenata del baseball. Il gioco più famoso d’America – che in origine venne chiamato Town-ball, successivamente New York Game e dal 1839 con l’attuale Baseball – deriva dal Cricket portato in America ( come il Bowling… ) dai coloni inglesi. E se il “nobile Cricket ” discendesse dalla popolare “lippa”? Il cerchio sarebbe chiuso. E tutto torna, com’è successo per il Baseball. Dall’Europa si trasferì in America dove si rifece un nome per poi tornare nella terra d’origine. In Italia l’americano Max Ott ( forse una modifica anglofona di Massimo Ottino.. ), nel 1919, a Torino, organizzò la prima squadra italiana di Baseball. Una prova della “capacità migratoria” della lippa ? Di quella lippa che in Italia aveva molti nomi a seconda delle regioni ( dall’Aré Brusé fiorentino alla Bricca canavesana ) ed una comune radice antica ? Non saprei rispondere. So però che mentre mister Ott organizzava il Baseball tricolore con più o meno le stesse regole della “lippa”, i nostri bisnonni ed i nostri nonni ( allora ragazzini ) almeno qualche volta provavano la battuta al volo. E non è detto che non riuscissero a fare anche un bel po’ di punti.
Marco Travaglini
Silvio Fasano è uno dei personaggi più conosciuti e stimati di Alassio ormai da tanti anni. E’ il fotografo e giornalista principe del Ponente, corrispondente storico del Secolo XIX, testimone della storia di Alassio e del suo territorio con un archivio preziosissimo di fotografie che dovrebbero essere esposte e conservate in qualche museo perché testimoniano la vita del Ponente nei momenti lieti e tristi , importanti e quotidiani. Il sindaco Canepa lo ha insignito dell’Alassino d’oro, la più alta onorificenza alassina. Fasano per tanti turisti e residenti è famoso almeno come il bacio di Alassio. Da tanti anni egli organizza il concorso nazionale “Il più bello d’Italia“, raccogliendo ad Alassio la meglio gioventù italiana. La manifestazione che riempie di pubblico la grande piazza partigiani, ieri sera è stata aperta dal suono dell’inno di Mameli di fronte a cui il pubblico non si è subito alzato in piedi, seguendo il generale Odello e chi scrive: un brutto segno dei tempi che viviamo: “patriai tempore iniquo”, avrebbe detto il poeta Lucrezio. Ma il colto e patriota Fasano aveva scelto di iniziare con il suono di un Inno, scritto da un giovane e cantato da tanti giovani nel Risorgimento imparato da Fasano alla scuola dei Salesiani di Torino che abbiamo frequentato insieme. Ho visto sfilare una gioventù diversa, quasi nessun cappellone e pochi tatuaggi, una gioventù sportiva che fa ben sperare per il futuro d’Italia. La presentatrice ha detto più volte giovani “ belli dentro e fuori “. Ed aveva ragione. Giovani anche in giacca e cravatta, oggi una rarità.

Trasformare le nostre aspettative in aspirazioni significa, quindi, prendere in mano il timone della nostra vita, assumere il potere su noi stessi invece che concederlo agli altri, o al caso, o al destino. Significa smetterla finalmente di lamentarci per la nostra condizione o per le cose che nella nostra vita non ci piacciono o ci fanno soffrire.
E trovare, una volta per tutte, il coraggio di diventare davvero protagonisti delle nostre scelte e del nostro percorso esistenziale. Possiamo quindi affermare che le aspirazioni portano tendenzialmente, se adeguatamente sentite, pensate e perseguite, alla felicità, mentre le aspettative, al contrario, ci conducono con buona probabilità all’infelicità.
La componente di azione presente nelle aspirazioni, che si sostiene con la motivazione e l’impegno, rappresenta un fattore importante per il nostro benessere. Al contrario la passività tipica delle aspettative, che diventa spesso pretesa, è causa di insoddisfazione e di frustrazione. Ma anche nel gestire le nostre aspirazioni dobbiamo evitare alcuni errori.
Come il non riuscire a lasciare andare le “aspirazioni perdute”, mantenendo il rimpianto per quello che non siamo riusciti a realizzare nel passato. Rimuginare sul passato non ci porta da nessuna parte e la frustrazione ci toglierà l’energia necessaria a individuare e inseguire nuove aspirazioni.
Facciamo anche molta attenzione a che le nostre aspirazioni non siano superiori a ciò che siamo in grado di realizzare. Le illusioni possono essere molto pericolose e talvolta le mettiamo inconsapevolmente in atto con una sorta di auto boicottaggio. Oppure possono essere la scusa per non metterci mai in azione.
Spaventati dall’enormità e dall’irraggiungibilità del nostro proposito. La paura del fallimento e della frustrazione, che inevitabilmente ciò provocherebbe in noi, finiscono col bloccarci completamente, impedendoci così di iniziare qualsiasi percorso e di realizzare qualunque aspirazione. Piedi ben per terra, dunque. Aspirazioni si, ma in armonia con ciò che siamo e sentiamo davvero.
(Fine della terza e ultima parte dell’argomento).
Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.
Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.