Quella del viaggio notturno dell’autore di David Copperfield e del Canto di Natale resta , tra tutte le descrizioni, una delle più belle. Dopo la partenza prima dell’alba da Milano, a sera inoltrata – raggiunta Domodossola – la comitiva si procurò una piccola vettura con la quale cominciò la salita per il passo del Sempione
” Alle cinque del mattino, Milano rimase ben presto dietro a noi, e, prima che la statua dorata, posta in cima alla guglia del Duomo si perdesse nell’azzurro del cielo, le Alpi, presentando una meravigliosa confusione di creste e di picchi maestosi, di nubi e di neve, troneggiavano sul nostro cammino“. Così racconta Charles Dickens la partenza da Milano, in una fredda giornata di fine novembre del 1844, per il viaggio di ritorno verso l’Inghilterra. Furono molti gli scrittori, poeti, musicisti e letterati che utilizzarono il passo del Sempione per valicare le alpi nel 1800 – di cui più di un centinaio tra il 1815 e il 1845 -, lasciando un ricordo scritto delle loro impressioni, spesso con parole ammirate per la bellezza della natura e del paesaggio . Da Lord Byron e Samuel Rogers che ne trasse l’ispirazione per la raccolta di poesie “Italy” , pubblicate nel 1827 con le incisioni di William Turner che, a sua volta, transitandovi per la prima volta nel 1819 , lungo il percorso tracciò molti disegni nel suo taccuino di schizzi. Un elenco importante che va da Chateaubriand a Stendhal, da Gogol a Wagner, Dumas, Balzac, Mendelsson, Gustave Flaubert.
Ma quella del viaggio notturno dell’autore di David Copperfield e del Canto di Natale resta , tra tutte le descrizioni, una delle più belle. Dopo la partenza prima dell’alba da Milano, a sera inoltrata – raggiunta Domodossola – la comitiva si procurò una piccola vettura con la quale cominciò la salita per il passo del Sempione. A questo punto vale la pena percorrere il passo del Sempione in compagnia del racconto di Charles
Dickens. “Erano le dieci della sera quando arrivammo a Domodossola, ai piedi del passo del Sempione; ma siccome la luna splendeva luminosa, e non c’ era neppure una nuvola nel cielo stellato, non era tempo di andare a letto, o di andare in qualsiasi altro luogo, se non avanti. Per ciò ci procurammo una piccola vettura e, dopo qualche momento d’ indugio, cominciammo la salita. Eravamo verso la fine di novembre, e, siccome la neve era alta quattro o cinque piedi sulla strada battuta della cima (in altri punti la neve fresca ammassata dal vento era di già assai più alta), l’ aria fredda mordeva la carne. Ma la serenità della notte e la stupenda bellezza della strada, con le ombre impenetrabili e l’ oscurità profonda, con l’ improvvise voltate, dopo le quali si passava subitamente nei tratti rischiarati dalla luna, e l’ incessante scroscio dell’ acqua cadente, resero ad ogni passo il viaggio sempre più meraviglioso. Lasciandoci dietro ben presto i tranquilli villaggi italiani, addormentati nel chiarore lunare, la strada cominciò a svolgersi tortuosa fra masse nere di alberi e, dopo un po’ di cammino, emerse in una zona più spoglia e assai ripida e faticosa, sulla quale la luna risplendeva alta e lucente. A poco a poco il frastuono delle acque divenne più forte, e la stupenda strada, dopo aver traversato il torrente su di un ponte, penetrò fra due muri massicci di rocce perpendicolari, i quali ci tolsero interamente la luce della luna e ci lasciaron solo la vista di alcune stelle, che brillavano sulla stretta lista di cielo al di sopra di noi. Poi perdemmo anche queste, nella profonda oscurità di una caverna della roccia…”.
Così, tra il chiarore della neve e il cielo invernale gonfio di stelle, attraversarono le tortuose gole di Gondo in mezzo ad un paesaggio aspro e selvaggio. Dickens raccontò d’ essersi fermato, verso l’alba, a far colazione “ in una casa di legno solitaria, ben riscaldata da una stufa” e poi, proseguendo il viaggio su una slitta trainata da quattro cavalli, nella neve, raggiunse il Passo. Un’impresa dal sapore epico, da raccontare con parole adeguate: ” ..eravamo appunto sulla cima della montagna e davanti a noi si ergeva la rozza croce di legno che ne indica la massima altezza sul livello del mare, quando la luce del sole sorgente rischiarò ad un tratto il deserto di neve, colorando questa di rosso scuro. La solitaria bellezza della scena era allora al massimo dello splendore. Nessuno può immaginare uno spettacolo più grandioso...”. La discesa fu meno difficoltosa e in breve tempo, superati gli ultimi dirupi, agli occhi di Dickens e dei suoi compagni di viaggio comparve l’abitato di Briga. Idealizza, da par suo, l’ingresso nella patria di Guglielmo Tell dove si aprono allo sguardo “regioni più calde, aria più quieta, un paesaggio più dolce dove nella rugiada rischiarata dal sole e scintillante come oro e argento si alzavano i tetti di una città svizzera“. Era la città di Briga, dai tetti rosso-bruni, con le tre torri di palazzo Stockalper, ornate da cupole a cipolla a simboleggiare i tre Re Magi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. La descrizione del viaggio dello scrittore britannico, al netto del romanticismo ( che non guasta affatto) offre l’immagine di un viaggio che, a quell’epoca, rivestiva un fascino del tutto particolare. Quella di Dickens, tra l’altro, è una narrazione in controtendenza rispetto agli altri racconti di viaggio attraverso il Sempione:l’itinerario va dall’Italia alla Svizzera, racconta un ritorno verso casa e non, come avveniva solitamente, un ingresso nel “luogo del dolce far niente, dell’arte, della letteratura, dove la vita segue un ritmo naturale”, cioè l’Italia. Prestando attenzione al paesaggio, alla natura, alle persone ma anche ai tempi di viaggio, ai punti di sosta, ai vari mezzi di trasporto, Dickens dimostrò di essere un eccellente “reporter di viaggio”.
Marco Travaglini
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Oggi vi dirò del Filosofo, uomo in genere piacevole ma non bellissimo, 

Un borgo che può vantare il titolo di “sostenibile” deve avere determinate caratteristiche. I comuni del network si trovano su tutto il territorio piemontese e si distinguono come “comunità ospitante”. Ovvero “una nuova forma di accoglienza che prevede l’attribuzione al turista di una sorta di “cittadinanza temporanea”

Fred Uhlman. Ciò che aveva diviso l’amicizia tra l’ebreo e l’amico diventato nazista, ritorna con il riscatto di quest’ultimo ucciso perché coinvolto nel fallito attentato a Hitler. Il suo ricordo li fa riavvicinare. Nulla di tragico nella mia storia. Raffaele l’ho rivisto dopo 37 anni. Dai tempi di Liceo. Tutti e due figli del “popolo”. Lui più a sinistra di me, uomo libero. senza tessere di partito. Rivisto un anno e mezzo fa. Nello stesso Liceo. Stessa barba e stessa zazzera in testa. Tutto rigorosamente brizzolato con la tendenza al bianco. Noi “veri uomini” non ci tingeremo mai! Abbracci fraterni e poi gli incontri si sono fatti più fitti. Decidendo e realizzando collaborazioni di lavoro, ho fatto tante domande. Colmando un po’ la distanza del tempo intercorso. Ci si è raccontati per ciò che siamo stati, e per un comune percorso.I tempi sono duri ed è meglio affrontarli insieme.
Coriacea la moglie, due figli…già, potremmo dire: luce dei suoi occhi. Il suo eclettismo l’ha portato dalle palestre ad esperto programmatore. Fine venditore di programmi informatici che hanno, forse, un unico difetto: sono troppi avanzati per il nostro paese e per la nostra burocrazia. Realtà aumentata: inquadrando “qualcosa” lo si vede in tutte le sfaccettature. Ideale per l’arte ed i nostri musei. Venduta in Giappone e negli Stati Uniti. Qui stenta nel decollare. Non riconosciuti profeti in patria. Poi la manna per il nostri comuni. Sistemi informatici unificati per il pagamento delle tasse.