Le esportazioni di prodotti alimentari e bevande, terzo comparto per importanza nel Piemonte, sono aumentate del 3,7%. Eppure le opportunità di internazionalizzazione per questo comparto possono aumentare notevolmente: uno studio del Dipartimento di Management dell’Università di Torino, in collaborazione con il Centro studi sulla finanza islamica, www.ercif.org, ha dimostrato le opportunità di business per le aziende del settore alimenti e bevande nei mercati musulmani
di Paolo Pietro Biancone *
In Piemonte sono circa 60mila le aziende che operano nel settore della produzione di alimenti e bevande. Secondo i dati Unioncamere Nei primi nove mesi del 2015 il valore delle esportazioni piemontesi ha raggiunto i 31,5 miliardi di euro, registrando un aumento del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2013, a fronte del +1,4% concretizzato a livello complessivo nazionale. In particolare, le esportazioni di prodotti alimentari e bevande, terzo comparto per importanza nel Piemonte, sono aumentate del 3,7%. Eppure le opportunità di internazionalizzazione per questo comparto possono aumentare notevolmente: uno studio del Dipartimento di Management dell’Università di Torino, in collaborazione con il Centro studi sulla finanza islamica, www.ercif.org, ha dimostrato le opportunità di business per le aziende del settore alimenti e bevande nei mercati musulmani.
La popolazione musulmana rappresenta il 24% della popolazione mondiale, che fa di essa una quota di mercato enorme di destinazione che non può essere ignorata. Soddisfare le esigenze del mercato musulmano nel settore degli alimenti e bevande richiede criteri specifici e adeguamenti a regolamenti specifici. In altri termini, c’è una precisa indicazione e suddivisione tra i prodotti che sono halal (consentito) e prodotti non consentiti (haram), carne di maiale ed i suoi derivati, Alcol e sostanze inebrianti, Fatta eccezione per alcune carni specifiche (il maiale in primis), tutte le carni sono generalmente halal, a condizione che vengano rispettati determinati principi legati alla macellazione: deve essere garantito il benessere degli animali gli animali devono arrivare vivi al macello, i macellai musulmani devono pronunciare il nome di Dio prima di procedere con la macellazione, la macellazione deve evitare inutili sofferenze all’animale, il sangue dell’animale è considerato haram e deve essere eliminato la carne deve essere manipolata con cura al fine di evitare contaminazioni con elementi proibiti.
KSA, Malesia, Indonesia, Egitto, Turchia e Iran sono considerati i più importanti mercati alimentari halal: lo studio dimostra le prospettive di crescita nei mercati islamici, incrociando la situazione delle esportazioni italiane, confrontata con l’Europa e il Brasile, uno dei principali fornitori di prodotti alimentari Halal. I seguenti sono alcuni dei risultati significativi; le importazioni di prodotti alimentari KSA supera 20 miliardi di dollari nel 2012, la quota italiana delle importazioni di prodotti alimentari KSA è stata dell’1%, mentre l’Unione europea registra esportazioni verso il mercato KSA pari a 25,3%; mentre il Brasile 11,6%. La Malesia è il secondo più grande mercato alimentare Halal Malesia e registra importazioni di alimenti halal pari a 18,5 bilioni di dollati, la quota italiana di questo mercato è minima, circa 0,3%, mentre la quota di tutti i paesi europei sono il 6,5% e la quota del Brasile è stato del 5,6%. L’Egitto è un altro mercato enorme: le sue importazioni di prodotti alimentari sono pari 14,3 billioni di dollari e la quota italiana di questo mercato è dello 0,8%, la quota europea era del 13,3% e la quota brasiliano era 10,8. Un altro grande mercato Halal è la Turchia: la sua importazione è di circa 12,2 billioni di dollari in cui 26,9% sono provenienti da Europa e solo il 1,9% in Italia, e 3,7 dal Brasile.
Le opportunità per le aziende italiane, e piemontesi in particolare, sono evidenti, ma non mancano le sfide. La prima è legata alla mancanza di consapevolezza e di conoscenza in Italia per quanto riguarda la tipologia degli alimenti Halal e degli standard che richiede una attenzione ai principi etici musulmani. In secondo luogo, le aziende italiane dovrebbero prendere in considerazione la diversità culturale e le differenze nei tipi di alimenti esportati verso i mercati Halal. Un altro aspetto importante è che non esiste un certificato halal unico o unitario tra tutti i Paesi musulmani e questa è una vera e propria sfida poiché le aziende hanno bisogno per soddisfare gli standard richiesti per ogni Paese separatamente. Le opportunità valgono le sfide.
* Director of the European Research Center for Islamic Finance
Editor in Chief European Journal of Islamic Finance
Department of Management
University of Turin








È in corso fino al 21 novembre prossimo al Centro Congressi della Regione Piemonte il XIV Congresso Nazionale Sipo, della Società italiana di psico-oncologia, rivolto principalmente agli psicologi e dedicato al supporto psicologico al malato oncologico e cronico e ai loro familiari. Sabato mattina saranno ammessi anche i volontari delle associazioni di supporto. In un momento di ristrettezze di risorse da parte del Sistema Sanitario Nazionale, questo congresso diventa l’occasione preziosa per festeggiare il trentennale della Società e analizzare la dicotomia presente tra la necessità di queste cure psicologiche per il malato e i suoi familiari e la scarsità di risorse messe a disposizione. Lo spirito del congresso è quello di avallare e confermare l’importanza della multidisciplinarieta’ della psico-oncologia, attraverso incontri di confronto e dialogo. Nel congresso vengono discussi lo stato dell’arte dell’assistenza psico-oncologica in Italia, con una particolare attenzione rivolta al problema della strutturazione degli psicologi all’interno del Sistema Sanitario Nazionale, la valutazione degli outcome dei trattamenti psicologici nel contesto oncologico, l’integrazione tra psico-oncologia e cure palliative, l’impatto della spending review che la psico-oncologia sta subendo nella gestione delle risorse oncologiche e ospedaliere. Un’intera mattinata sarà poi dedicata alla tematica delle terapie complementari. Un altro tema che verrà affrontato riguarda la sempre più impellente necessità da parte della psico-oncologia di interfacciarsi con gli aspetti biologici che sono in rapporto con gli ambiti emozionali, nella valutazione dei rapporti con lo stress, la psiche e l’immunità. Verranno inoltre approfonditi gli aspetti cognitivi e psichici del dolore, che devono necessariamente integrarsi con quelli antalgici.
Torna in scena al teatro Astra il 20 e 21 novembre alle 19, il testo epistolare di Steven Berkoff, dal titolo “L’amore segreto di Ofelia”, dopo il successo ottenuto nella passata stagione del Teatro Piemonte Europa. Si tratta di una collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi, che affida scena e interpretazione di Amleto e Ofelia rispettivamente a Michele di Mauro e Carlotto Viscovo. Nato come reading- concerto, “L’amore segreto di Ofelia” porta sul palcoscenico il suono live di Gup Alcaro e le scene di Lucio Diana. Ofelia, dopo il celebre monologo “Essere o non essere” di Amleto, nella prima scena del terzo atto, è obbligata dal padre a restituite a Amleto doni e lettere da lui ricevuti. Da questa memorabile scena trae ispirazione Berkoff, che si interroga sul contenuto di queste lettere d’amore. La fanciulla vive il delinearsi della tragedia, sempre un po’ di riflesso rispetto al principe protagonista. Berkoff inventa un carteggio tra i due amanti parallelo al dramma shakespeariano. Attraverso questo, regala allo spettatore immagini di amor cortese, desiderio sessuale e presagi di imminenti catastrofi, dando vita a un’originale forma di “drammaturgia epistolare in versi”. Grazie alle pagine roventi di questo epistolario, il pubblico è invitato a un continuo rimando al dramma shakespeariano, nella conferma che Shakespeare risulta un autore universale, capace di cantare l’amore e gli altri sentimenti umani in una dimensione, appunto, universale, che travalica ogni spazio e ogni epoca.
Pietro Barone (1978 Oria), visual designer, firma un progetto grafico con il quale contribuisce alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Una serie di illustrazioni che descrivono la violenza domestica in alcune delle sue forme più comuni: fisica, sessuale, psichica. La condizione delle vittime è raffigurata all’interno delle mura domestiche
che sono in grado di annullare la donna nella sua identità e libertà. Pietro Barone (1978 Oria), visual designer, firma un progetto grafico con il quale contribuisce alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Una serie di illustrazioni che descrivono la violenza domestica in alcune delle sue forme più comuni: fisica, sessuale, psichica. La condizione delle vittime è raffigurata proprio all’interno delle mura domestiche, luogo che dovrebbe rappresentare il rifugio sicuro, invece fa da sfondo a maltrattamenti subiti che determinano isolamento e disagio fisico e psicologico delle vittime. La parola Stop sul volto delle donne è la dichiarazione da parte dell’autore, di un forte incoraggiamento alla denuncia di questi gravi atti che, troppo spesso, trovano riparo nell’illusione comune del bene. Francesca Petrone (1975,Torino), scrittrice esorta alla lotta e alla denuncia attraverso un testo liberamente ispirato al progetto grafico.

Stop and Restart