Il lago d’Orta, o Cusio, è davvero particolare. Un po’ strano, dolce e malinconico ma – quando è il caso – orgoglioso e aspro come l’uva che orna le toppie di Nonio e Pettenasco. “Di origine vallivo-glaciale” , come dicono gli esperti, si alimenta con le acque dei torrenti Pescone, Fiumetta, Qualba, Pellino, Plesna e Lagna. Gli altri non sono poi gran cosa, come il Rial Camin, anche se – quando s’arrabbiano – nelle notti d’ira e di tempesta, possono far danno e versar lacrime. Le acque, irridendo la logica e il principio di gravità, defluiscono a nord, attraversando Omegna nella Nigoglia per poi, in sequenza, transitare nella Strona e nella Toce e, alla fine di un viaggio nemmeno tanto lungo, trovar sfogo nel più largo e profondo lago Maggiore.

Infatti, il Cusio, è un lago piuttosto raccolto: non piccolo ma nemmeno invadente. Si trova mediamente a 290 metri sul livello del mare , ha una profondità massima di 143 metri nelle acque di fronte a Oira e misura 13 chilometri e mezzo di lunghezza e poco meno di uno e mezzo in larghezza. Questo suo fatto d’essere orientato in senso contrario al verso dei maggiori laghi italiani che si raccolgono ai piedi delle Alpi, con la testata a sud e lo sbocco a nord, lo pone in sintonia con chi ne abita le sponde ( o forse è lui stesso a influenzare i cusiani? Chi può dirlo..). Testardo e caparbio, pronto all’abbraccio e alle tenerezze di un innamorato, a volte s’adira fino al punto di diventare livido e scuro. Comunque, dite pure quello che vi pare: a chi vive sulle sue sponde piace così. Il suo bordo meridionale, dalle parti di Gozzano, benché eretto solo poche decine di metri sopra la superficie del lago, è comunque in grado di proteggerlo dai negativi influssi del clima della pianura, garantendo – soprattutto d’estate – quel refrigerio dall’afa padana che gli abitanti della bassa novarese, da Borgomanero in giù, possono vedere solo con il binocolo. Non a caso, quando la canicola estiva morde le risaie, sulla statale del lago d’Orta è un via vai di auto da far invidia a quei posti dove improvvisamente appaiono, piangendo, madonne e santi sui muri. La sponda sud, si diceva, è situata nel territorio di Gozzano che, tra l’altro, ha un bel lido che molti nemmeno conoscono, e forse il bello sta anche in questo. Spostandoci verso nord , seguendo la serpentina di curve della “statale 229” ( ora regionale, con lo stesso numero) che sale e scende, costeggiando a sinistra il lago e a destra ville e parchi, si passa da Imolo per raggiungere il bivio di Orta: a sinistra si va in paese, a destra si sale verso la frazione alta di Legro ( il paese dipinto, con le case che offrono alla vista i loro muri dove sono raffigurate scene da film famosi) e, ancora più su, a Miasino, Ameno, Armeno , fino alla vetta del Mottarone.

Proseguendo dritti sulla statale si arriva a Pettenasco e alla Punta di Crabbia . L’altra sponda , quando cala la sera, si presenta piuttosto buia mentre di giorno i paesi della riva occidentale s’intravvedono l’uno sopra l’altro: Pella, Ronco e Oira giù, a pelo dell’acqua; Alzo, sovrastata da Boleto e dalla rupe di granito bianco sulla quale sorge il santuario della Madonna del Sasso, e poi Cesara e Nonio a mezza montagna, con i campanili che svettano in lontananza sopra il verde dei boschi. Da Crabbia in poi la dolcezza del lago finisce e il bel sorriso del Cusio, quello largo e aperto, si piega in una smorfia. Le due sponde si guardano un po’ in cagnesco,strette fra ripide montagne: il Camisino e il monte delle Quarne ad ovest e il Mottarone ad est. Il lago sembra assottigliarsi , trasformandosi in un cuneo acuto che si conficca nel cuore di Omegna, infrangendosi contro i “pastori”, la saracinesche di largo Cobianchi che ne regolano il livello, governandone gli umori delle acque. Da Omegna si può proseguire il viaggio salendo da via Comoli fino all’incrocio “delle tre strade” e da lì imboccare il tracciato che percorre la sponda occidentale del lago, fiancheggiando il Montezuoli, attraversando Brolo, il paese dei gatti, e Nonio. La strada, imboccando una valle stretta e verde dove non si percepisce la presenza del lago ( a meno che, nel bel mezzo dell’abitato noniese, non si scelga di svoltare e scendere a picco verso Oira, fino a lambirne le sponde) porta a Cesara.

Volendo si può salire, a sinistra, verso le frazioni di Grassona e Egro, dove c’è un maestoso belvedere che schiude allo sguardo la prospettiva lacustre. Proseguendo diritti sulla strada, senza deviare verso Arola e la Colma, ci si riavvicina all’acqua del Cusio. Varrebbe la pena dello sforzo una rapida deviazione sulla dolce asperità del Monte San Giulio, godendosi il panorama, prima di incontrare Ventraggia e Alzo che, con Pella ( bella quasi come Orta, sul lago) e i “paesi di mezzo” come Artò, Centonara e Boleto ( che, insieme, appartengono alla municipalità di Madonna del Sasso) sono le terre degli scalpellini. Un po’ come Mergozzo – sull’omonimo lago – e Baveno, sul lago Maggiore, con le cave di granito. A lago c’è Ronco, gioiello di pietra. Da lì a San Maurizio d’Opaglio, con le sue industrie e le sue botteghe artigiane dove si producono i rubinetti, il passo è breve e lo è ancor più da lì fino a Gozzano, tornando al punto di partenza di questo periplo attorno al lago.
Marco Travaglini
sono quindi partiti dirigendosi verso la frazione di Marcorengo dove alcuni tenui raggi di sole attendevano il gruppo, insieme al Vicesindaco ed al Vicepresidente della Proloco Sig. Cavalitto che con la consueta simpatia e precisione ha relazionato sulle origini e le leggende della frazione che in passato era Comune indipendente. A seguire una visita alla bella Chiesa di San Pietro. Si riprendeva quindi il cammino per scendere verso Borgo Garibaldi ed entrare infine all’interno del Castello di Brusasco e visitare il suo splendido parco tra i resti del castello medioevale. La tenacia dei partecipanti è poi stata ripagata da un caldo e dolce ristoro all’interno dell’Agriturismo del Luogo molto apprezzata visto la giornata fredda e umida. La pausa è stata occasione anche per premiare le due giovani partecipanti che erano riuscite a trovare la “Merla” lungo il percorso. Riprese le forze il gruppo rientrava verso il punto di partenza attraversando ancora lo splendido parco del Castello, e dopo i saluti finali tutti hanno fatto ritorno a casa appagati dall’esperienza tra le colline. Il prossimo appuntamento è previsto per domenica 11 febbraio in quel di Coniolo (AL) per il Trekking di San Valentino.
Un dessert alle mele delicato e profumato, perfetto anche quando si ha poco tempo
Desiderare che il nostro cane sia educato con noi e nel contesto sociale è il sogno di ogni proprietario, ma troppo spesso, ahimè, dimentichiamo che il cane non è una macchinetta e non nasce “imparato”. Spesso ci ritroviamo adavere cani indisciplinati o stressati perché frasi come “Il mio cane mangia e dorme, cosa vuole di più? La farei anche io una vita così!”,
bisogni fisiologici, ovvero cibo, acqua, riposo e movimento, e bisogno di sicurezza. I bisogni fisiologici sono fondamentali seppur a volte possono essere dati per scontati, ma costituiscono la condizione indispensabile per poter accedere ai gradini più alti. I cani sono molto abitudinari, per cui mangiare più o meno allo stesso orario e sempre nello stesso posto (possibilmente un luogo tranquillo) li rende più sereni. Anche il riposo dovrebbe essere fatto in modo regolare e in un luogo né affollato, né di passaggio. Il cane ha altresì bisogno di movimento; dedicare loro tempo di qualità durante la passeggiata o il gioco sarebbe buona usanza. I bisogni di sicurezza, riguardano invece la garanzia di avere qualcuno che si occupi di lui; la chiarezza comunicativa, la coerenza e il rispetto delle regole all’interno del contesto familiare giocano un ruolo fondamentale.
comprendono il bisogno di appartenenza, che si traduce nel far parte di un gruppo anche attraverso la cooperazione, e il bisogno di stima, ovvero il sentirsi gratificato nel fare ciò per cui ci si sente più capaci. Imparare a osservare il proprio cane, permette anche di capire le sue attitudini, per dargli la possibilità di esprimere al meglio il suo potenziale attraverso uno sport o delle attività ludico-ricreative. In cima alla piramide troviamo il bisogno del sé, ovvero l’autorealizzazione, che viene raggiunta attraverso la possibilità di fare esperienze sempre nuove e stimolanti che portano alla crescita cognitiva del singolo. Si tratta di un percorso in continua evoluzione e formazione, posto che non ci si stanca mai di imparare. La soddisfazione dei loro bisogni ci permetterà di poter godere appieno del nostro amico a 4 zampe, avendo come obiettivo quello di trovare un equilibrio tra la sua corretta salute psicofisica e la nostra relazione con lui.
Da Torino a Hollywood, Moni moni bags
Moniaci
Moni vengono sottoposte ad un procedimento all’avanguardia di lavaggio, tintura e asciugatura che conferisce ai vari tipi di pellame un aspetto morbido, destrutturato, di ispirazione vintage. Il lavoro artigianale e la produzione 100% italiana hanno contribuito al grande successo della linea in America, anche se è il mercato asiatico che si contende la fetta di clientela più ampia. Lo stile che ritroviamo
nelle borse di Cinzia Moniaci, è di ispirazione bohémien, gipsy, ma al tempo stesso elegante e di classe, confortevole e chic per ogni occasione. Dalla moda, alla musica, dal componimento dei testi delle canzoni della sua band, al disegno delle sue ultime collezioni di accessori (che includono anche una linea di occhiali), Cinzia è senza dubbio un’eclettica artista dalle molteplici sfaccettature e capacità che ha contribuito a dare valore alla moda italiana all’estero. Le sue borse bellissime si possono ammirare sul sito Moni
orfanotrofi spesso gestiti da istituzioni cattoliche. Una tappa importante del loro lungo viaggio è Teheran, che il 25 agosto 1941 fu invasa dalle truppe britanniche e sovietiche, qui si fermarono oltre un anno e per questo sono chiamati i Bambini di Teheran. A unire le vicende personali dei quattro protagonisti, consapevoli di essere scampati all’Olocausto e della fortuna di aver ritrovato le famiglie in Israele, è la voce fuori campo di un quattordicenne, che a ogni tappa di questo lungo viaggio ricorda al pubblico le vicende storiche di quel periodo. Il cortometraggio I bambini di Teheran è stato pre-selezionato per la sezione Diritti Umani Oggi di Sguardi Altrove Film Festival che si terrà a Milano dal
Donazione Benappi a Palazzo Madama
Il gelato è l’emblema del peccato di gola cui cedere senza sensi di colpa, quella coccola dolce che conquista grandi e piccini in ogni momento della giornata.
La parola alle stelle














Su libri, quotidiani e riviste sono comparsi articoli sulla piola di Erminio, dove il tempo si era fermato