di Laura Goria
Reading in mongolfiera o, se siete tipi più acquatici, in sottomarino. Sono due delle tante idee geniali di Giuseppe Culicchia per il XXX° Salone del libro di Torino, di cui è consulente ed artefice della sezione “Festa Mobile”.
Lui che da anni è una delle colonne portanti della kermesse torinese, mai come ora -di fronte alla sfida milanese- si rivela ancor più strategico. Scrittore di successo – da poco ha pubblicato il suo ultimo romanzo “Essere Nanni Moretti” (Mondadori)- legatissimo al capoluogo subalpino, ma con uno sguardo più ampio come esperto e traduttore di letteratura anglosassone, ci racconta il grande lavoro per un Salone del libro subalpino che lascerà senza fiato…
Come ti è venuta l’idea dei reading in location così inusuali?
«Volevo che questa edizione lasciasse il segno e avesse qualcosa di davvero particolare da proporre. E questi due posti sono molto speciali. Immagino l’emozione che sarà possibile provare a 150 metri di altezza nel cielo sopra Torino ascoltando le pagine di uno scrittore che amiamo, lette da un altro autore. Saranno occasioni uniche e penso che chi salirà sulla mongolfiera poi lo racconterà a tutti….perché dove altro è possibile fare una cosa del genere!».

Secondo te quali sono i fiori all’occhiello di questa edizione?
«Abbiamo ospiti stranieri decisamente notevoli; negli anni scorsi non ce ne stati mai così tanti. Scrittori di grandissimo livello che sarà interessante ascoltare, come Richard Ford e Hanif Kureishi. Poi ci sono letture ad alta voce in cui credo molto come invito alla lettura; più che alla classica formula di presentazione del libro, che ha fatto un po’ il suo tempo. I libri suonano, ci parlano. Credo sia bene ascoltarli. Ed è bella la generosità degli scrittori che ho invitato, disposti a leggere pagine di altri e non le loro».
Il titolo “Oltre il confine” si presta a quali riflessioni in epoca di Brexit, Trump, Corea del Nord, muri vari e Isis?
«Titolo quanto mai attuale. Ci siamo cullati per molto tempo nell’idea che, per esempio, l’Europa non
avesse più confini; ma è facile che le cose che diamo per scontate, in realtà, non lo siano affatto. Pochi mesi fa alla GAM ho visto il film-documentario “The great european disaster movie”che aveva proprio questo tema portante. Immaginava l’Europa di nuovo divisa e un aereo che, nonostante la tempesta, non poteva atterrare in nessun aeroporto perché ovunque c’era sempre qualche passeggero impossibilitato a sbarcare, a causa del suo passaporto. Un’altra scena significativa era l’intervista ad una signora tedesca che mostrava le croci di ferro ottenute in guerra dai suoi antenati –da quella franco-prussiana del 1871 alla 2° Guerra Mondiale- e si augurava che suo figlio non dovesse mai essere insignito di una medaglia al valor militare».
Tu sei l’artefice della sezione “Festa Mobile”: nata perché e cosa dobbiamo aspettarci?
«Ho avuto la fortuna di lavorare al Salone fin dalla 1° edizione, con lui sono cresciuto, gli sono grato, e volevo celebrare l’ importante traguardo dei 30 anni. “Festa mobile” prevede un programma di letture al Lingotto, nella sala che ho chiamato “Filadelfia”; ma anche in luoghi scenograficamente singolari della città. Per esempio, Marco Malvaldi leggerà “Assassinio sul Nilo” nello statuario del Museo Egizio; Marcello Fois pagine de “Il tamburino sardo” dal libro “Cuore” a Palazzo Carignano, dove fu edificato il 1° Parlamento italiano, mai usato. Poi ci sarà un appuntamento davvero speciale con Pietrangelo Buttafuoco, a Lampedusa, porta di Italia ed Europa da cui entrano in modo tragico uomini, donne e bambini che vogliono diventare cittadini europei. Luogo ideale per la lettura di un poeta siculo-arabo del XII° secolo. Quando in Sicilia c’era la corte più aperta dell’epoca, in cui convivevano culture e religioni diverse: quella di Federico II di Svevia, noto come “stupor mundi”».
Hai organizzato anche letture all’estero?
«Ho chiesto ad alcuni Istituti Italiani di Cultura, a Parigi, Londra, Berlino e New York, di fare delle serate che fossero un omaggio alla letteratura del nostro paese. Così, per esempio, il 17 nella Grande Mela William Finnegan parlerà della “sua” Elena Ferrante; mentre a Parigi verrà ricordato Antonio Tabucchi».
Tu dialogherai con Brian Turner: perché proprio questo autore e cosa dovremmo sapere di lui?
«E’ un militare americano che ha combattuto in Jugoslavia e Iraq ed ha scritto il suo primo romanzo ”La mia vita è un paese straniero” pubblicato da NNE, che ho avuto la fortuna di leggere ancora in bozze. Raramente ho trovato pagine sulla guerra raccontate in maniera così onesta, alcune sono profondamente emozionanti».
Quali sono le principali responsabilità di chi fa cultura?
«In teoria dovrebbe preoccuparsi innanzitutto di essere onesto e fare proposte che aiutino a decifrare noi stessi e il mondo che ci circonda. La cultura e l’arte sono questo: rappresentazioni di cose apparentemente lontane, ma che in realtà hanno sempre a che vedere con noi».
Come hai vissuto l’arroganza e la sfida del salone milanese?
«Abbastanza bene. Viviamo in un mondo in cui vige libera impresa e concorrenza; tutto sommato è stato anche uno stimolo positivo. In prospettiva mi auguro che, anche con la politica, ci si possa sedere ad un tavolo, parlare e addivenire ad una soluzione un po’meno cruenta. Anche perché due manifestazioni legate al libro a distanza di un mese l’una dall’altra, in un paese che purtroppo legge poco, non mi sembra la cosa più geniale di questo mondo».
Al Salone di Torino c’è una parte dedicata all’America, compresa una rilettura di Steinbeck; tu che sei anche traduttore che consigli di lettura a stelle e strisce puoi darci?
«In assoluto per capire l’America si dovrebbe leggere “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, erroneamente considerato per ragazzi; invece racconta la frontiera, il razzismo e la parte migliore del paese, quella stracciona che si ribella a convenzioni ed ipocrisia della società perbenista. Altro libro straordinario è “Moby Dick” di Herman Melville che parla di lotta tra l’uomo e la morte, destino e, senza voler essere blasfemo, potrebbe essere associato alla lettura della Bibbia e dei Vangeli, perché tocca questioni fondamentali dell’esistenza. Poi “American psycho” di Bret Easton Ellis, e non perché l’ho tradotto, ma perché, anche se racconta l’America a cavallo tra gli anni 80-90, ce la mostra molto vicina a quella odierna. Basti pensare che il protagonista cita Donald Trump almeno una cinquantina di volte: è il suo idolo e l’America fondamentalmente è rimasta un po’ quella… La presidenza Obama non è stata una rivoluzione».
Giovedì 25 maggio 2017, ore 18.00
INTERVISTA DI LAURA GORIA
Nella storia ci sono stati altri stermini ,dai lager nazisti al genocidio attuato dai Khmer rossi di Pol Pot in Cambogia: la repressione argentina in che cosa è stata unica ?
Spettacolo itinerante alle ore 14.30, 16.30 e 18.30
M
Laico ed apartitico il Centro venne fondato nel 1968 da
“Siamo orgogliosi del nostro passato – dice il fondatore e direttore Pier Franco Quaglieni – e siamo consapevoli dei nostri limiti e dei nostri errori. Il mondo è cambiato, anche noi siamo cambiati, ma lo spirito libero a cui ci siamo richiamati è rimasto lo stesso. In difesa della libertà di pensare, di discutere con calma, nel rispetto di tutte le opinioni. E’ importante un luogo in cui confrontarsi senza urlare, in cui chiarirci le idee a vicenda. Questo luogo, dopo mezzo secolo, resta il Centro Pannunzio . Guardando con speranza al futuro”.
l’omaggio alla statua di Francesco Ruffini, già Rettore dell’Ateneo. Poi il concerto per pianoforte di Fabrizio Sandretto che, dopo l’Inno Nazionale, ha eseguito brani di Bach, Beethoven, Chopin, Kaciaturian, Daquin, Schubert, Brahms, Grieg, Granados, Albeniz e Casella e la «Leggenda del Piave» di E.A.Mario. I brani sono stati illustrati da Loris Maria Marchetti e dall’attrice Carlotta Torrero. Nell’intervallo Pier Franco Quaglieni ha ricordato nel centenario della nascita, la socia fondatrice del Centro Frida Malan. Ha condotto la serata il giornalista Orlando Perera.
Anche quest’anno la Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco” aderisce alla campagna nazionale
suddiviso tra quanti hanno dato un contributo importante al suo raggiungimento. Io che fui fortemente critico con la gestione Accornero, ritengo che anche la svolta di quest’anno sia stata molto produttiva.Il mio Salone è stato punteggiato da quattro avvenimenti importanti. La partecipazione alla presentazione al salone off dell’ ultimo libro di Alan Freidman sull’America che ha registrato anche al Salone una partecipazione eccezionale. Friedman la delineato la sua America,quella della libertà e della democrazia liberale che oggi appare minacciata ,ma Friedman non ha fatto sconti a nessuno ed ha parlato anche criticamente della storia americana e della inadeguatezza della candidata democratica
Visitare gli stand è stato un atto istituzionale significativo. Non ricordo altri sindaci che lo abbiano fatto, forse solo Valentino Castellani ebbe la stessa umiltà di girare per il salone come un visitatore qualunque. Poi l’incontro con Vittorio Sgarbi alla presentazione del mio libro. Ho visto tanta gente nuova, interessata al libro che Sgarbi con grande maestria ha illustrato, cogliendo i suoi aspetti più politicamente scorretti ,a partire dal manifesto di oltre 800 intellettuali italiani che armarono la mano degli assassini del commissario Calabresi. Sofri io non lo descrivo come un eroe, ma come un condannato con sentenza definitiva per l’uccisione di Calabresi. Abbiamo ricordato che ci siamo conosciuti esattamente 30 anni fa all’inaugurazione del primo Salone del libro che avvenne al teatro Regio. 
assordante che ci allontana dal senso della cultura come pensiero, cultura, confronto pacato di opinioni. La mancanza di appoggi o di leggii crea problemi a chi deve leggere da un libro per citarlo. L’abitudine delle poltroncine invece dei tavoli sta imperversando non solo al Salone. Chi pensa di sostituire i tavoli tradizionali con le poltroncine non ha esperienza di cosa significhi parlare in pubblico e non solo cinguettare in un salotto. Ma è cosa che a cui si potrà provvedere con calma.L’importante è che il salone sia salvo e che non siano riusciti a scippare a Torino l’ultima eccellenza che gli rimane. Oggi si aprono, nel clima dell’ultimo giorno del Salone, le manifestazioni per i 50 anni del Centro “Pannunzio” a cui tanta gente in tutta Italia sta guardando con interesse.
Intervista di Laura Goria
Ma la sua grandezza è nei romanzi fortemente autobiografici in cui l’humor è la cifra con cui maneggia pagine di vita difficili, come il suicidio della sorella e sullo sfondo anche quello del padre in “I miei piccoli dispiaceri”; la fuga e rapporti familiari difficili in “Un complicato atto d’amore”.
Come dirimere il conflitto tra l’idea che abbiamo il diritto di decidere della nostra morte e le responsabilità nei confronti delle persone che ci vogliono bene e che ne soffriranno?
persone vi ricorrano per farla finita».
Un’agguerrita falange in azione al XXX° Salone del libro. 25 anime diverse che hanno lavorato insieme; ognuna portando un pezzo di sé e le sue proposte scandite in più aree tematiche
certo per grandi numeri.Dunque un pool di librai che uniscono le forze, serrano i ranghi e scendono in campo per fronteggiare la concorrenza delle librerie online, come Amazon, e dei grandi colossi editoriali con le loro mega catene di punti vendita, tessere e sconti vari.
leggere.Non è un caso che questa iniziativa sia venuta alla luce proprio a Torino che, con il Salone, per 5 giorni all’anno si trasforma nella più grande libreria italiana del mondo. A maggior ragione in questa travagliata edizione con tanto di sfida milanese. Davvero un’ottima mossa quella di avere fortemente voluto la presenza dei librai indipendenti.