L’ANNIVERSARIO DEL CENTRO PANNUNZIO
.
Di Pier Franco Quaglieni *
Nel 1966 “Il Mondo” di Pannunzio sospendeva le pubblicazioni. A Torino nel 1967 ,per volontà di Arrigo Olivetti, imprenditore di Ivrea ed editore del settimanale, si costituì l’associazione degli Amici del “Mondo” che ,alla morte di Pannunzio nel febbraio 1968, si intitolò a lui, assumendo l’attuale denominazione di Centro Pannunzio. Fra i primi soci ricordo Carlo Casalegno, l’appoggio determinante dei due direttori de “La stampa” De Benedetti e Ronchey che intervenivano spesso ai nostri incontri. Il capo cronista Ferruccio Borio e Giorgio Calcagno diedero subito spazio ai nostri eventi su “La stampa”. Carla Gobetti come segno di buon augurio ci regalò una fotografia di Piero che è rimasta nella nostra sede a fianco di una di Piero Calamandrei donata dalla nipote. Furono, da subito, molto presenti tra gli altri Frida Malan, Valdo Fusi, Paolo

Greco e tanti altri. Tra i sindaci attenti al Centro Pannunzio vanno citati Cardetti, Magnani Noya, Zanone, Castellani, Fassino. In Regione i presidenti Oberto, Viglione ,Brizio, Ghigo. Con gli assessori regionali alla cultura Fiorini, Leo e Oliva c’è stata molta intesa e nacque anche un’amicizia personale. Con il Vice presidente del Consiglio regionale Boeti è nata soprattutto un’amicizia personale ed anche
con sua moglie Bruna Bertolo si è stabilita una collaborazione proficua .Per me la simpatia umana e la stima hanno sempre avuto il sopravvento, il tornaconto non mi ha mai interessato, anzi ho cercato di evitarlo. Il Centro in pochi mesi raggiunse più di un centinaio di associati, destinati negli anni ad arrivare a mille, diffusi in tutta Italia. Giunse subito un telegramma di felicitazioni del Presidente della Repubblica Saragat che ci ricevette al Quirinale.
***
Noi combattemmo da subito una ferma battaglia nell’Università contro le intolleranze della contestazione e per il rinnovamento della scuola e dell’Università. Molti docenti furono con noi. Da Franco Venturi ad Aldo Garosci, da Alessandro Passerin d’Entreves. Da Giorgio Gullini ,ad altri. Durante gli anni del terrorismo Carlo Casalegno mi disse una volta a bruciapelo: “Il Centro Pannunzio non si lascia mettere in riga”. Le sue parole furono come un viatico, specie dopo che venne

ammazzato dai Brigatisti, nei momenti più difficili ho pensato alle sue parole e al suo esempio. E’ stato difficile rimanere fedeli a quelle parole. Poi vennero l’amicizia con Rosario Romeo, il grande storico di Cavour, e con Giovanni Spadolini ,Leo Valiani e Marco Pannella , per ciò che riguardava
l’impegno per i diritti civili, in primis il divorzio. Jemolo fu un altro punto di riferimento : il nostro manifesto contro il finanziamento pubblico dei partiti e la moralizzazione della vita pubblica lo rivide lui, come l’articolo 1 dello Statuto fu ispirato da Bobbio che partecipò a tanti nostri incontri come relatore e come semplice spettatore. Tra gli eventi più importanti è da

ricordare nel 1975 la mostra dei disegni di Leonardo conservati alla Biblioteca Reale di Torino, vincendo mille resistenze burocratiche. Nel 1975 avemmo oltre 150 mila visitatori, un manifesto in giro per il mondo in quattro lingue realizzato da Armando Testa che creò anche la famosa “testa rossa” diventato il logo del Centro.
***
Organizzammo migliaia di eventi, realizzammo mostre storiche sul “Mondo”, sui suoi principali collaboratori, grandi convegni per gli studenti riempendo persino il teatro Colosseo, il più grande di
Torino, per un evento su Gabriele d’Annunzio presieduto da Giorgio Barberi Squarotti. Nel 1988 venne Indro Montanelli a commemorare Pannunzio a Palazzo Lascaris. Molto importante fu la collaborazione con il presidente Aldo Viglione. E poi i premi “ Pannunzio” dal 1982 conferiti, tra gli altri, a Spadolini, Bocca, Montanelli, Bettiza, Abbagnano, Barbara Spinelli, Galante Garrone, Ronchey, Forattini, Mila, Romano, Piero e Alberto Angela, Claudio Magris, Emma Bonino, Allegra
Agnelli… Il Premio “Valdo Fusi” assegnato ,tra gli altri, a Riotta, Botto, Gramellini,ai magistrati Silvio Pieri e Mario Garavelli, Giovanni Giovannini, Tullio Regge. Non tutti i premi assegnati si rivelarono, sulla lunga distanza, meritati. Anche molti Premi Nobel ebbero lo stesso destino… Mario Soldati che fu presidente

del centro per 20 anni e lo aprì ad un pubblico più ampio, liberandolo da un certo accademismoo che lo caratterizzò durante altre presidenze. Lui, grande comunicatore, volle una svolta decisa verso il grande pubblico. E’ il periodo in cui nascono i viaggi del “Pannunzio” in giro per Torino e l’Italia e per il mondo: Usa, Russia, Egitto, Grecia, Romania e mille altre mete. Sempre con obiettivi culturali.Primo Levi venne a tenere una conferenza sull’intolleranza razziale che abbiamo pubblicato tante volte. Meriterebbe una riedizione soprattutto oggi.
***

Sarebbe impossibile elencare le migliaia e migliaia di conferenzieri venuti dall’Italia e dall’estero a parlare. Ricordo il filosofo Karl Popper, uno dei tutti. Il Centro ha avuto più sedi da quella piccolissima e modesta di via Bava a quella che ci mise generosamente a disposizione per anni Sergio Pininfarina, alla attuale dove ci siamo trasferiti nel 1988, in via Maria Vittoria, a due passi da Palazzo nuovo per mantenere i rapporti con l’Università con cui c’è stata una costante collaborazione. Non a caso, abbiamo ricordato i 50 anni nell’Aula Magna che vide nascere i primi incontri del Centro. I giovani sono stati presenti da subito. Appartenevo al gruppo
originario .Eravamo studenti di lettere, di legge, scienze politiche e del Politecnico. Un gruppo che è stato determinante nei primi anni e che è rimasto un elemento di forza del Centro che riesce a parlare con i giovani anche oggi. I presidenti del Centro sono stati Arrigo Olivetti, Mario Bonfantini, francesista e resistente, Luigi Firpo, Edoardo Ruffini, uno dei dodici professori che non giurarono al fascismo nel 1931, Mario Soldati, Alda Croce, Camillo Olivetti. Alda Croce, torinese di nascita e figlia del filosofo
napoletano, presidente dal 1997 al 2003 , ha promosso soprattutto l’attività editoriale del Centro con la nascita degli “Annali” e la pubblicazione del “Perché non possiamo non dirci cristiani”, il saggio scritto da suo padre nel 1942 che molti citano ,ma pochi hanno letto. A giugno eleggeremo un nuovo presidente. Io stesso lascerò la direzione. Non abbandonerò le attività del Centro, ma assumerò compiti meno impegnativi. Vorrei dedicarmi di più alla scrittura di libri programmati ,ma sempre rinviati. Molti presidenti della Repubblica hanno dedicato la loro attenzione al Centro Pannunzio. Pertini mandò un suo assegno personale di mezzo milione a sostegno del Centro, Cossiga venne ad inaugurare la mostra “Cavour nella caricatura” allestita alla biblioteca nazionale, Ciampi appoggiò tante iniziative con messaggi non formali.

Giorgio Napolitano ha scritto “Il Centro in questo lungo periodo di vita si è sempre distinto per aver perseguito e promosso una attività di ricerca ispirata ad un ampio scambio di esperienze e di idee”. Ignazio Silone, poco dopo che nacque il Centro scrisse :” Il Centro Pannunzio è una tradizione che vive ,una voce che conta, un’associazione che cresce.” Dopo cinquant’anni quello che era un augurio, malgrado le tantissime difficoltà, è diventato una realtà.
*Direttore del Centro Pannunzio


avesse più confini; ma è facile che le cose che diamo per scontate, in realtà, non lo siano affatto. Pochi mesi fa alla GAM ho visto il film-documentario “The great european disaster movie”che aveva proprio questo tema portante. Immaginava l’Europa di nuovo divisa e un aereo che, nonostante la tempesta, non poteva atterrare in nessun aeroporto perché ovunque c’era sempre qualche passeggero impossibilitato a sbarcare, a causa del suo passaporto. Un’altra scena significativa era l’intervista ad una signora tedesca che mostrava le croci di ferro ottenute in guerra dai suoi antenati –da quella franco-prussiana del 1871 alla 2° Guerra Mondiale- e si augurava che suo figlio non dovesse mai essere insignito di una medaglia al valor militare».
Al Salone di Torino c’è una parte dedicata all’America, compresa una rilettura di Steinbeck; tu che sei anche traduttore che consigli di lettura a stelle e strisce puoi darci?
Giovedì 25 maggio 2017, ore 18.00
INTERVISTA DI LAURA GORIA
Nella storia ci sono stati altri stermini ,dai lager nazisti al genocidio attuato dai Khmer rossi di Pol Pot in Cambogia: la repressione argentina in che cosa è stata unica ?
Spettacolo itinerante alle ore 14.30, 16.30 e 18.30
Laico ed apartitico il Centro venne fondato nel 1968 da
“Siamo orgogliosi del nostro passato – dice il fondatore e direttore Pier Franco Quaglieni – e siamo consapevoli dei nostri limiti e dei nostri errori. Il mondo è cambiato, anche noi siamo cambiati, ma lo spirito libero a cui ci siamo richiamati è rimasto lo stesso. In difesa della libertà di pensare, di discutere con calma, nel rispetto di tutte le opinioni. E’ importante un luogo in cui confrontarsi senza urlare, in cui chiarirci le idee a vicenda. Questo luogo, dopo mezzo secolo, resta il Centro Pannunzio . Guardando con speranza al futuro”.
l’omaggio alla statua di Francesco Ruffini, già Rettore dell’Ateneo. Poi il concerto per pianoforte di Fabrizio Sandretto che, dopo l’Inno Nazionale, ha eseguito brani di Bach, Beethoven, Chopin, Kaciaturian, Daquin, Schubert, Brahms, Grieg, Granados, Albeniz e Casella e la «Leggenda del Piave» di E.A.Mario. I brani sono stati illustrati da Loris Maria Marchetti e dall’attrice Carlotta Torrero. Nell’intervallo Pier Franco Quaglieni ha ricordato nel centenario della nascita, la socia fondatrice del Centro Frida Malan. Ha condotto la serata il giornalista Orlando Perera.
Anche quest’anno la Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco” aderisce alla campagna nazionale
suddiviso tra quanti hanno dato un contributo importante al suo raggiungimento. Io che fui fortemente critico con la gestione Accornero, ritengo che anche la svolta di quest’anno sia stata molto produttiva.Il mio Salone è stato punteggiato da quattro avvenimenti importanti. La partecipazione alla presentazione al salone off dell’ ultimo libro di Alan Freidman sull’America che ha registrato anche al Salone una partecipazione eccezionale. Friedman la delineato la sua America,quella della libertà e della democrazia liberale che oggi appare minacciata ,ma Friedman non ha fatto sconti a nessuno ed ha parlato anche criticamente della storia americana e della inadeguatezza della candidata democratica
Visitare gli stand è stato un atto istituzionale significativo. Non ricordo altri sindaci che lo abbiano fatto, forse solo Valentino Castellani ebbe la stessa umiltà di girare per il salone come un visitatore qualunque. Poi l’incontro con Vittorio Sgarbi alla presentazione del mio libro. Ho visto tanta gente nuova, interessata al libro che Sgarbi con grande maestria ha illustrato, cogliendo i suoi aspetti più politicamente scorretti ,a partire dal manifesto di oltre 800 intellettuali italiani che armarono la mano degli assassini del commissario Calabresi. Sofri io non lo descrivo come un eroe, ma come un condannato con sentenza definitiva per l’uccisione di Calabresi. Abbiamo ricordato che ci siamo conosciuti esattamente 30 anni fa all’inaugurazione del primo Salone del libro che avvenne al teatro Regio. 
assordante che ci allontana dal senso della cultura come pensiero, cultura, confronto pacato di opinioni. La mancanza di appoggi o di leggii crea problemi a chi deve leggere da un libro per citarlo. L’abitudine delle poltroncine invece dei tavoli sta imperversando non solo al Salone. Chi pensa di sostituire i tavoli tradizionali con le poltroncine non ha esperienza di cosa significhi parlare in pubblico e non solo cinguettare in un salotto. Ma è cosa che a cui si potrà provvedere con calma.L’importante è che il salone sia salvo e che non siano riusciti a scippare a Torino l’ultima eccellenza che gli rimane. Oggi si aprono, nel clima dell’ultimo giorno del Salone, le manifestazioni per i 50 anni del Centro “Pannunzio” a cui tanta gente in tutta Italia sta guardando con interesse.
Intervista di Laura Goria
Ma la sua grandezza è nei romanzi fortemente autobiografici in cui l’humor è la cifra con cui maneggia pagine di vita difficili, come il suicidio della sorella e sullo sfondo anche quello del padre in “I miei piccoli dispiaceri”; la fuga e rapporti familiari difficili in “Un complicato atto d’amore”.
Come dirimere il conflitto tra l’idea che abbiamo il diritto di decidere della nostra morte e le responsabilità nei confronti delle persone che ci vogliono bene e che ne soffriranno?
persone vi ricorrano per farla finita».