CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 87

La stagione della De Sono chiude con musiche di Schubert e Brahms

Un trio al femminile conclude la stagione della De Sono con musiche di Schubert e Brahms mercoledì 15 maggio 2024, alle 20:30, al Conservatorio Giuseppe Verdi, in piazza Bodoni, a Torino

 

Si intitola “Vienna da camera” la serata conclusiva di mercoledì 15 maggio alle ore 20:30, presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di piazza Bodoni, a Torino. Un concerto dedicato alla grande tradizione cameristica viennese. In scena un ensemble al femminile costituito da strumentiste sostenute nel presente e nel recente passato dell’associazione De Sono: Margherita Succio al violoncello, Beatrice Spina al violino e Chiara Biagioli al pianoforte sono chiamate ad eseguire la sonata per arpeggione D 821 di Franz Schubert e il Trio op.8 di Brahms. La sonata per arpeggione pianoforte in la minore D 821 fu scritta da Franz Schubert, a Vienna, nel novembre 1824. La sonata è l’unica composizione sostanziale esistente oggi per l’arpeggione (una chitarra ad arco). È stato adattato per archi e strumenti a corda, in particolare per il violoncello. Il pezzo fu probabilmente commissionato dall’amico di Schubert Vincenz Schuster, un virtuoso dell’arpeggione, strumento inventato soltanto nell’anno precedente. Quando la sonata fu pubblicata postuma nel 1871, l’entusiasmo per la novità dell’arpeggione era ormai sparito da tempo, insieme allo strumento stesso. L’arpeggione era un ibrido tra il violoncello e la chitarra. Suonato con l’arco, e tra le ginocchia come il violoncello, contava sei corde come la chitarra, della quale riprendeva la forma della cassa e l’aspetto della tastiera. Nel giro di pochi anni lo strumento cadde in disuso, trascinando nell’oblio anche la sonata di Schubert, e si dovette attendere il 1871 per assistere alla rinascita del lavoro nella nuova edizione arrangiata per violoncello, violino e pianoforte.

Il trio per pianoforte e archi n.1 in si maggiore op.8 di Brahms è un trio pianoforte, violino e violoncello. Composto negli anni 1853-1854, ad Hannover, venne rivisto nel 1891, ed eseguito la prima volta il 27 novembre 1855 alla Dodsworth Hall di New York nella versione del 1854, poi rieseguito il 18 dicembre 1855 a Breslavia. Il trio sarebbe rimasto uno dei lavori più cari al compositore, come conferma la revisione del 1890, quando venne ritoccato e sfrondato di quella ridondanza giovanile che ne appesantiva alcuni passaggi. Di conseguenza l’opera attuale è una sovrapposizione delle migliori caratteristiche espressive di due periodi estremi della creatività di Brahms: lo slancio travolgente, melodico giovanile e la lirica concisione del periodo maturo.

 

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul circuito Eventbrite.

 

Mara Martellotta

‘Un delitto avrà luogo’ in scena con Beltramo, Iossetti e Tedesco

 Al teatro Erba fino a venerdì 31 maggio

Da giovedì 23 a venerdì 31 maggio al teatro Erba sarà di scena il giallo con i Beniamini di Torino Spettacoli, nella pièce teatrale “Un delitto avrà luogo” di Agatha Christie per la regia di Girolamo Angione, in cui Carlotta Iossetti interpreterà il personaggio di Miss Marple.

Dopo aver inaugurato la stagione del teatro Gioiello a ottobre con un tutto esaurito ed essere stato in cartellone a dicembre, torna al teatro Erba di Torino da giovedì 23 a venerdì 31 maggio il nuovo giallo prodotto dalla Compagnia Torino Spettacoli, “Un delitto avrà luogo” dal testo di Agatha Christie, per l’adattamento di Leslie Darbon e la traduzione di Edoardo Erba, la regia di Girolamo Angione. Le scene sono di Gian Mesturino.

Carlotta Iossetti sarà nel ruolo di Miss Marple, seguita da Elia Tedesco, Andrea Beltramo, Elena Soffiato, Patrizia Pozzi, Barbara Cinquatti, Vittoria Chiolero, Elisabetta Gulli, Luca Simeone e i Germana’s Erba Talents Sarah Bonomo e Simone Marietta.

La Compagnia Torino Spettacoli, con trent’anni di specializzazione in Agatha Christie al suo attivo, grazie alle rappresentazioni di Trappola per topi, la Tela del ragno, Assassinio sul Nilo e Caffè nero per Poirot, e dopo il successo della passata stagione con L’ospite inatteso, replicato nei teatri Erba, Alfieri e Gioiello, ha firmato questa nuova produzione ‘Un delitto avrà luogo’.

La Compagnia Torino Spettacoli affonda le sue radici nella sessantennale attività risalente al grande pioniere Giuseppe Erba e alla sua straordinaria esperienza produttiva in Italia e nel mondo.

La Compagnia, che si avvale della direzione artistica di Irene Mesturino, è impresa di produzione teatrale riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e tra i suoi filoni di maggior successo figurano i gialli, i classici antichi, i capolavori di tutti i tempi e testi contemporanei di divulgazione come “Parlo italiano”.

A Chipping Cleghorn, tranquillo villaggio della campagna inglese, la vita scorre piuttosto monotona. Un bel giorno sul giornale locale compare un insolito annuncio “Un delitto avrà luogo venerdì 29 ottobre alle 18.30 a Little Paddocks. Si pregano gli amici di voler prendere nota di questo avvertimento che non sarà più ripetuto”. Questo programma viene rispettato. Alla presenza di tanti curiosi, accorsi pensando di partecipare ad un gioco di società, qualcuno riesce a portare a termine un vero omicidio. Solo Miss Marple, capitata come sempre al posto giusto nel momento giusto, riuscirà a venire a capo del problema.

Repliche da giovedì 23 a venerdì 31 maggio.

Un delitto avrà luogo

Teatro Erba. Corso Moncalieri 241

 

Mara Martellotta

 

“L’unica cosa che importa ora è quel che tu pensi di me”

MUSIC TALES LA RUBRICA MUSICALE

“L’unica cosa che importa ora è quel che tu pensi di me

in te io trovo il mio valore, in te trovo la mia identità

Lauren Daigle ha iniziato a cantare nel coro della sua chiesa, di cui è diventata la voce principale, e ha studiato per diventare una psicologa e consulente per famiglie all’Università della Louisiana. Si è presentata alle audizioni per American Idol due volte: nel 2010, anno in cui non è stata selezionata fra i 24 finalisti e nel 2012, quando non ha passato le selezioni dei giudici a Las Vegas.

La cantante ha firmato un contratto con la Centricity Music, sotto la quale ha pubblicato nella primavera del 2015 il suo album di debutto, “How Can It Be”, che ha raggiunto il 28º posto nella classifica statunitense ed è stato certificato disco di platino dalla Recording Industry Association of America per aver venduto oltre un milione di copie.

Nell’autunno dell’anno successivo è uscito Behold: A Christmas Collection, album natalizio che si è piazzato 29º in classifica negli Stati Uniti.

Nell’estate del 2018 Lauren Daigle ha pubblicato “You Say” di cui vi manderò ascolto oggi, il singolo di lancio dal suo secondo album d’inediti. Il brano segna un traguardo per la cantante, visto che è diventato il suo primo ingresso nella Billboard Hot 100, dove ha raggiunto la 34ª posizione. You Say anticipa l’uscita del secondo album della cantante, Look Up Child, il 7 settembre 2018. Il disco ha debuttato al 3º posto nella classifica statunitense con 115 000 copie vendute nella prima settimana.

Oggi ho voluto parlare di questa artista per dare qualche indicazione sulla musica cristiana.

Probabile non tutti sappiano che la musica di ispirazione cristiana include la musica cristiana contemporanea, il rock cristiano, il Christian metal, i canti di lode contemporanei, il gospel e la musica cristiana hip hop. L’origine della musica cristiana parte dalle Chiese evangelicali nord americane e in un secondo momento, dopo il Concilio Vaticano II, è stato parzialmente accolta anche dal mondo cattolico. In America è talmente diffusa e radicata che l’organizzazione BMI ha creato i “Christian Music Awards”. Chi ascolta musica cristiana è spesso già cristiano, tuttavia la musica di ispirazione cristiana è utilizzata a fini di evangelizzazione.

Gli artisti (musicisti, autori, cantanti) utilizzano il loro background per diffondere il loro credo spirituale. L’idea di base è quella di far conoscere il Cristianesimo e i suoi valori cantando ed esprimendo la gioia della propria fede.

“Nell’atto di fede c’è sempre un momento in cui bisogna chiudere gli occhi e buttarsi in acqua con cuore intrepido e senza garanzia apparente”.

(Paul Claudel)

Buon ascolto

CHIARA DE CARLO

https://www.youtube.com/watch?v=sIaT8Jl2zpI

scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Ecco a voi gli eventi da non perdere!

L’isola del libro

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA

 

Ia Genberg “I dettagli” -Iperborea- euro 17,00

 

L’autrice, nata a Stoccolma nel 1967, è una giornalista che nel 2012 ha esordito come romanziera proprio con questo libro, tradotto in oltre 30 paesi.

Protagonista è una donna della quale sappiamo solo che è a letto con la febbre alta; ma non ne conosciamo né il nome né la fisionomia. Anche se dolorante decide di rileggere la “Trilogia di New York” di Paul Auster e nell’aprire il libro rivede una dedica firmata da Johanna. E’ l’avvio di un viaggio nella sua vita passata che riporta a galla una serie di ricordi, pensieri, riflessioni.

Della sua esistenza seleziona le 4 persone più importanti e significative, ripensa a quanto hanno inciso profondamente su di lei, contribuendo a cambiarla e costruirla in tutte le sue sfaccettature.

Tre donne: Johanna (sua compagna di 25 anni, prima), Niki (ex coinquilina caotica e complicata), Birgitte (l’inafferrabile), e accidentalmente un uomo, Alejandro. Attraverso l’amore, l’amicizia, gli abbandoni e i tradimenti di questi personaggi del passato scopriamo chi sia la protagonista narrante, e soprattutto l’importanza delle connessioni, dell’essenza dell’essere umano e della vulnerabilità della vita. Tutto scritto con tocco magico.

 

 

Dorothy Strachey “Olivia” -Astoria- euro 16,00

 

Dorothy – nata Londra nel 1865 e morta nel 1960 alla veneranda età di 94 anni- è la sorella del più celebre Lytton Strachey; uno dei massimi scrittori, critici e saggisti vittoriani, membro del circolo di intellettuali di Bloomsbury.

Dorothy, sebbene avesse sposato il pittore francese Simon Bussy (amico anche di Matisse), di fatto era bisessuale ed ebbe una lunga relazione con Lady Ottoline Morrel. Era anche una donna coltissima, convinta sostenitrice del suffragio universale, traduttrice in inglese delle opere di André Gide.

Quando scrisse questa storia è proprio a Gide che parlò per primo, sperando in un suo aiuto; ma lui la liquidò con noncuranza.

Poi nel 1948 presentò il manoscritto a Leonard Woolf che, insieme alla moglie Virginia, aveva fondato la casa editrice Hogarth Press. L’opera fu subito pubblicata con il titolo “Olivia”, e riscosse un notevole successo.

Dorothy aveva scritto queste pagine dopo aver superato i 60 anni, raccontando una storia d’amore. L’Olivia del titolo è la protagonista 16enne spedita in un collegio femminile in Francia. E’ lì che ben presto subisce il fascino della direttrice Mademoiselle Julie, per la quale sviluppa una bruciante attrazione.

Il romanzo è il resoconto trepidante di un sentimento che la giovane non sa bene definire, ma che la coinvolge profondamente. Le sue attese del cuore si sciorinano in eloquenti sguardi, libri consigliati, passi nella notte, e una passione che non passa inosservata.

Maldicenze, rivalità e gelosie tra le mura del collegio scorrono in questa lunga novella dal sapore delicatissimo, il cui finale è da scoprire.

 

 

Rebecca Makkai “Ho qualche domanda da farti” -Bollati Boringhieri- euro 19,00

Un po’ thriller e un po’ campus novel, questo romanzo della scrittrice americana racconta di una famosa podcaster e docente di cinema, Bodie Kane, che viene invitata a tenere un corso nella sua ex scuola superiore nel New Hampshire.

Quando accetta l’incarico non sa ancora che l’attende un impegnativo viaggio a ritroso che riporta a galla i turbamenti di quegli anni segnati anche da una tragedia. All’epoca in cui studiava lì era una ragazzina rimasta profondamente traumatizzata dall’omicidio della sua compagna di stanza Thalia.

Il fatto risaliva al 1995 e, nella fretta di chiudere le indagini, la polizia e la Granby School avevano individuato come assassino il preparatore atletico del college, Omar Evans.

Ma sarà davvero lui il colpevole? Bodie era a conoscenza di dettagli che avrebbero potuto aiutare a far luce sul caso, ma li aveva tenuti per sé, ed ora si chiede se erano stati trascurati altri possibili sospetti.

 

 

Chiara Pasqualetti Johnson “Jackie. La vita e lo stile di Jacqueline Kennedy Onassis” -Edizioni White Star- euro 29,90

L’autrice di questo volume (non solo fotografico) sull’icona Jackie Kennedy- Onassis è una giornalista milanese che scrive di viaggi, arte, lifestyle, ed ha pubblicato alcune biografie al femminile. Ora, a 30 anni dalla morte di Jacqueline Kennedy, dà alle stampe queste 219 pagine preziose, tra foto e testi, che mettono a fuoco lo stile iconico di una delle donne più famose del 900.

Il libro procede per sequenza cronologica, a partire da foto e approfondimenti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ex First Lady. Scorrono immagini della vita di una tipica ragazza americana di buona famiglia, i suoi rapporti affettivi, primo fra tutti quello col padre scialacquatore, ma ai suoi occhi estremamente affascinante.

Poi foto e testi ci riportano ai suoi anni al fianco di John F. Kennedy, la sua ascesa da senatore a presidente del paese più potente del pianeta. E Jackie sempre attenta alla sua immagine di eleganza e perfezione al fianco di un uomo complesso.

Ancora, la tragedia di Dallas, la vedovanza con due figli piccoli da crescere e proteggere dalla notorietà; nonché la discussa decisione di sposare il magnate Onassis. Insomma in questo libro c’è un’esauriente carrellata della vita di una donna dalla vita unica

Premiazione di “Inedito Colline di Torino”

Grande successo per la premiazione della XXIII edizione al Salone del Libro e al Teatro Vittoria di Torino con Peppe Voltarelli, Francesca Vettori, il “Live Coding Algoritmico” di Manuel Zigante e Riccardo Mazza, il premio speciale “InediTO RitrovaTO” alla Premio Nobel e femminista Grazia Deledda

Al Salone del Libro di Torino di sabato 11 maggio, si è tenuta la conclusione della XXIII edizione del Premio InediTO – Colline di Torino organizzato dall’Associazione Il Camaleonte di Chieri (TO). Il pubblico attento, caloroso e assiepato, ha partecipato alla proclamazione dei vincitori all’Arena Piemonte (messa a disposizione dalla Regione Piemonte, principale ente sostenitore) e alla premiazione, inserita nel programma del Salone OFF, che si è svolta nella bellissima location del Teatro Vittoria di Torino e in diretta streaming sulla pagina Facebook del premio, attraverso la consegna dei premi e il reading dedicato alle opere dei vincitori, condotte dal mattatore della giornata, il poeta e performer Valerio Vigliaturo, direttore del concorso.

La designazione, realizzata ad aprile alla Scuola Holden di Torino, aveva nominato 65 finalisti nelle varie sezioni e premi speciali, selezionati su 828 iscritti e 870 le opere ricevute da tutta Italia e dall’estero, dal Comitato di Lettura (formato da Valentino Fossati, Riccardo Levi, Clara Calavita, Davide Bertelè, Fabio Bisogni, Beneddetta Marchiori e lo stesso Vigliaturo). La valutazione finale (secondo i criteri del concorso) della Giuria presieduta da Margherita Oggero e formata da Aldo Nove (collegato alla diretta e animato sul palco del Vittoria grazie a un sorprendente cartonato), Francesca Serragnoli, dagli scrittori Piersandro Pallavicini, Eleonora C. Caruso, Graziano Gala (che ha presentato in collaborazione con il premio e l’Assessorato alla Cultura e Istruzione di Chieri, rappresentato da Antonella Giordano, il suo “Controdizionario della lingua italiana” Baldini+Castoldi, il 10 maggio all’Auditorium “A. Monti” di Chieri), Elena G. Mirabelli, Giuseppe Lupo, Sonia Caporossi, dagli attori Federica Fracassi, Alessandro Averone, dai registi Adriano Valerio, Irene Dorigotti, dai cantautori Peppe Voltarelli (che ha incantato il pubblico durante la premiazione con alcuni brani tratti dal suo ultimo album “La grande corsa verso Lupionòpolis”), Carolina Bubbico e dai vincitori dell’edizione 2023 (Antonella Sica, Beatrice Tozzi, Samuele Chiovoloni, Fabio Ferrari, Chiara Arrigoni, Lucrezia Delle Foglie, Carlo Murè e Themorbelli) ha premiato 42 autori, 36 nelle varie sezioni e 6 nei premi speciali.

Le opere vincitrici delle sette sezioni sono state: per la Poesia “‘ndrangheta” di Alfredo Panetta (Locri, RC), per la Narrativa-Romanzo Cartilagine di Giulio Iovine (Bologna), per la Narrativa-Racconto “Luglio” di Valentina Ghelfi (Piacenza), per la Saggistica “Francesco Da Buti, Regule” di Chiara Martinelli (Lucca), per il Testo Teatrale “Eternauti” di Dario Postiglione (San Giorgio a Cremano, NA), per il testo Cinematografico “Come la luna” di Francesco Lorusso (Gagliano Del Capo, LE), per il Testo Canzone “Sandy Marton” di Molla alias Luca Giura (Bari). Mentre per il premio speciale “InediTO RitrovaTO”, dedicato un’opera inedita di scrittori non viventi, “Epistolario” di Grazia Deledda (composto da trenta lettere e cartoline scritte tra il 1899 e il 1904), scoperto dal filologo Giancarlo Porcu, che ha ricevuto un riconoscimento, e per “InediTO Young”, attraverso una penna stilografica offerta da Aurora Penne e l’Officina della Scrittura, “Senza titolo” di Sofia Parisi (Milano) e “Scissori” di Zac alias Zachary Thomas Hazell (Roma) iscritti alla sezione Poesia, “La strada dei fiori dimenticati Ruby” di Elisa Demeo (Torino) iscritta alla Narrativa-Romanzo e “Il buco della fame” di Pietro Pagliai (Ravenna) iscritto alla Narrativa-Racconto.

 

Grande figura femminile che aveva deciso di vivere di sé stessa, e per questo ostracizzata dal matricentismo e dal patriarcato culturale della sua epoca, la vita della Deledda è una storia di autentico femminismo, di emancipazione e libertà, in difesa dei diritti e delle pari opportunità di tutte le donne. In letteratura ha pianificato di fare per i sardi quello che Manzoni fece per gli italiani. Sarda di Nuoro, è stata l’unica donna italiana ad aver vinto il Nobel per la letteratura e la prima donna candidata al Parlamento italiano, quando ancora le donne non avevano neppure diritto al voto. Scrisse il romanzo “Dopo il divorzio” (pubblicato in volume nel 1902 da Roux e Viarengo di Torino), in un periodo in cui già da diversi anni era in corso una animato dibattito sull’introduzione del divorzio in Italia, immaginando una legge che entrò in vigore dopo molto tempo, nel 1970.

Il premio sostiene e accompagna i vincitori verso il mondo dell’editoria e dello spettacolo, senza abbandonarli al loro destino, grazie al montepremi di 8.000 Euro come contributo per la pubblicazione, promozione e produzione delle opere (pubblicandole con editori come La Nave di TeseoFandango e presentandole ad altri concorsi, rassegne e festival come il Premio StregaPremio HystrioPiù libri più liberiBookcity MilanoAstiMusica e Premio Lunezia).

A interpretare gli estratti delle opere vincitrici sono stati Francesca Vettori (attrice, doppiatrice e dialoghista, voce della Pimpa di Altan), accompagnata da Manuel Zigante (violoncello) e Riccardo Mazza (sound engineer, compositore, artista multimediale), che hanno sonorizzato la lettura scenica, caratterizzante da sempre la cerimonia finale, attraverso un “Live Coding Algoritmico” originale e inedito. In sintonia con il tema grafico “Dall’IO all’IA, quale futuro per la scrittura?“, realizzato da Margherita Giusti di MUTA animation (vincitrice nel 2024 del David di Donatello per il miglior cortometraggio e del Firebird Award al 48° Hong Kong International Film Festival), che si interrogava su un quesito quanto mai attuale, escludendo per la prima volta in un concorso letterario, testi generati da software di intelligenza artificiale. All’interazione letteraria tra l’uomo e la macchina, sarà dedicato nel 2025 il nuovo premio speciale!

Il premio è inserito da diverse edizioni nella manifestazione “Il Maggio dei libri” promossa dal Centro per il Libro e la Lettura, ha ottenuto in passato il contributo e l’alto patrocinato del MIBACT, e nella scorsa edizione il contributo di Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte, Città di Chieri e Città di Moncalieri, il patrocinio e contributo in servizi della Città di Torino, il patrocinio di Città Metropolitana di Torino, Salone del Libro, il sostegno di Fondazione CRT e Iren. Inoltre collabora con Film Commission Torino Piemonte, Etnabook Festival di Catania, Biblioteche Civiche Torinesi, SBAM (Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana di Torino), Accademia dei Folli, Tekla Films e L’Altoparlante.

 

Al via Nice Festival Settimo Torinese

Fondazione Cirko Vertigo, Collettivo Binario Zero, La Barque Acide, Bruta Bruja, Compagnia blucinQue e Magdaclan. Sono le compagnie protagoniste della terza edizione del Nice Festival Settimo Torinese, giunto quest’anno alla sua terza edizione e organizzato dal Centro nazionale di produzione blucinQue Nice, in collaborazione con Fondazione Cirko Vertigo e con Fondazione Piemonte dal Vivo, presso il Parco Lama dal 13 al 19 maggio.

Nove spettacoli differenti, due prime nazionali e un laboratorio aperto a tutti condotto da Fondazione UCI: il Nice Festival porterà in scena oltre 30 artisti provenienti da tutto il mondo che si rivolgeranno al pubblico più vasto, quello costituito da bambini, famiglie, esperti del settore, adolescenti e giovani curiosi di conoscere il mondo del circo contemporaneo. E per avvicinare ancora di più il nuovo pubblico, blucinQue Nice ha deciso di aprire gratuitamente le porte alla cittadinanza delle prove di Exit³ nella giornata di sabato 11 maggio dalle 15 alle 17:30. Dopo il festival lo chapiteau si fermerà sul territorio di Settimo e sarà possibile assistere alle prove degli artisti dello spettacolo Exit anche nella giornata di lunedì 27 maggio dalle ore 15 alle 17:30, prima che venga smontato per essere portato a Grugliasco per il festival Sul Filo del Circo.

“La terza edizione del Nice Festival a Settimo Torinese è ricca di novità: una nuova location nel Parco Lama,  un nuovo e magico spazio scenico, lo Chapiteau Nice, spettacoli per il gusto di un pubblico a 360 gradi e le attività di creazione e pedagogia aperte al territorio durante le prove dei nostri artisti per svelare quanta creatività e dedizione, quante professionalità e ore di lavoro si nascondano dietro a ogni spettacolo – sono le parole di Paolo Stratta, direttore di produzione del Festival -. Professionisti straordinari, come quelli di compagnia blucinQue, si alterneranno sul palcoscenico ai giovanissimi artisti internazionali dell’Accademia Cirko Vertigo che porta a Settimo Torinese in prima nazionale Exit³, una nuova produzione in tre differenti cast. Ogni serata sarà inedita e permetterà agli spettatori di accettare l’invito personale ad abbandonarsi alla scoperta e alla meraviglia, in una vera e propria immersione nel mondo del circo contemporaneo”.

La kermesse fa parte dei cinque festival organizzati dal Centro blucinQue Nice, riconosciuto e finanziato dal MIC e uno dei quattro centri di produzione per il circo contemporaneo riconosciuti a livello nazionale. A partire dal 2022 il centro ha creato una rete di partenariato con le quattro città di Chieri, Grugliasco, Moncalieri e Settimo Torinese, attorno al fulcro del capoluogo di Torino da cui sono nati i Nice Festival. A questi si aggiunge il Festival internazionale Sul Filo del Circo di Grugliasco, una manifestazione da oltre 20 anni punto di riferimento per il settore del circo contemporaneo in Italia e all’estero. blucinQue Nice ha l’obiettivo di creare sul territorio una comunità di spettatori stabile e di promuovere lo spettacolo dal vivo e il circo contemporaneo, permettendo soprattutto alle giovani compagnie di circuitare e confrontarsi con altri artisti di rilievo internazionale. Il Centro nazionale di produzione blucinQue Nice produce e sostiene la Compagnia blucinQue, fondata e diretta dalla regista e coreografa Caterina Mochi Sismondi, punto di riferimento in Italia e all’estero nel settore del teatrodanza e del circo contemporaneo. La compagnia ha la sua sede permanente di creazione presso il Café Müller di Torino. La direzione generale del Nice Festival di Settimo Torinese è a cura di Paolo Stratta.

“Piemonte dal Vivo prosegue anche durante i mesi estivi la sua collaborazione con blucinQue Nice per realizzare insieme un’offerta artistica di livello internazionale dedicata al circo contemporaneo sul territorio regionale. Tanti appuntamenti per rendere i linguaggi di questo settore un momento di incontro per tutta la comunità, partendo dal dialogo portato avanti in questi anni con le eccellenze presenti, al fine di cogliere le opportunità del nostro tempo e interpretarle come occasioni di sviluppo culturale duraturo e sostenibile”, afferma Matteo Negrin, direttore di Fondazione Piemonte dal Vivo.

Novità di quest’anno è lo Chapiteau Nice, resa possibile grazie al supporto della Città di Mondovì. Lo chapiteau è stato montato appositamente per il festival all’interno del parco Lama e, dopo essere stato a Mondovì, Chieri e Settimo Torinese, circuiterà anche sui territori di Grugliasco, Moncalieri e Torino che, come Settimo, ospiteranno i festival organizzati dal Centro blucinQue Nice.

“La città di Settimo Torinese torna ad abbracciare dopo due edizioni di grande successo il Nice Festival – è il commento della Fondazione ECM -. E lo farà in una location diversa, lo splendido parco Lama che già ha avuto modo di ospitare ad ottobre uno spettacolo straordinario, Circus I Love You, sempre in collaborazione con blucinQue Nice e Fondazione Cirko Vertigo. Ancora una volta il programma del Nice Festival sarà ricco di eventi imperdibili e sarà in grado come sempre di coinvolgere tutti, dai più piccoli a più grandi in quella che è la magia delle arti circensi contemporanee”.

I biglietti per assistere agli spettacoli, con un costo che va dai 2 ai 6 euro, sono acquistabili su Vivaticket, tramite l’APP del centro di produzione blucinQue Nice o in loco presso la sede del festival e in via Tiziano Lanza 31 a Grugliasco, sede di Fondazione Cirko Vertigo.

Il festival si apre lunedì 13 maggio con un doppio appuntamento: alle ore 17 Maria Celeste Funghi e Carla Carnerero Huertas de La Barque Acide emozioneranno il pubblico con Tira, un’analisi circense della complessa matassa incomprensibile che è l’essere umano al suo interno, ricco di contraddizioni, tanto assurde quanto divertenti. Al centro le corde di varie forme e lunghezze. Lo spettacolo, nella sua forma di Secondo studioè realizzato con il sostegno di Casa del Circo Contemporaneo di Fondazione Cirko Vertigo nell’ambito del Progetto Triennale Interregionale Artisti nei territori 2022-2024. Tira sarà portato in scena anche martedì 14 maggio alle ore 18.

Alle ore 20, sia lunedì 13 che martedì 14 maggio, è la volta di Santa & Glitter – Circus & Divinity! della compagnia Bruta Bruja: partendo dal motto “We believe in Miracles”, il duo presenta un mondo nel quale il gioco trionfa sulla vittoria e la magia ha il suo posto. Le due dive Santa e Glitter invitano il pubblico nel loro bizzarro salotto: la pausa caffè si trasforma in un oracolo lirico, l’asciugacapelli uno strumento sacro per spargere brillantini e all’improvviso le due si ritrovano in una lavatrice purificatrice.

Il pomeriggio di martedì 14 maggio sarà animato dallo spettacolo Storie sotto la gonna di Fondazione Cirko Vertigo. Protagonisti Lara Quaglia, nei panni di una simpatica racconta storie, e il trampoliere Eduardo Figaro Portillo Reyes: storie da tutto il mondo saranno raccontate sotto la gonna del trampoliere e un libro magico sarà la finestra su un mondo fatto di fantasia e leggende. Lo spettacolo, pensato per i più piccoli, sarà in replica anche venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 maggio per tutto il pomeriggio fino a sera.

Mercoledì 15 e giovedì 16 maggio alle ore 21 lo Chapiteau Nice ospiterà Coppelia Project di Compagnia blucinQue, diretta da Caterina Mochi Sismondi. Bambola meccanica e illusione, corpo fuori asse, appeso e inerme, come una marionetta che cerca il modo di immedesimarsi e allo stesso tempo di liberarsi: Coppelia project riporta, con questo lavoro della coreografa Caterina Mochi Sismondi, l’attenzione al tema dell’identità, della maschera che ciascuno di noi indossa e della donna vista nella sua fragilità ma anche nella sua forza, grazie ai differenti ruoli che è in grado di rivestire. Ispirata al balletto Coppelia – La ragazza dagli occhi di smalto, questa nuova creazione di compagnia unisce e armonizza tecniche della danza classica e contemporanea, della contorsione e sospensione capillare, e commistioni che vogliono mettere l’accento sul corpo e la sua frammentazione. La musica, a partire dalle note di Delibes, è curata dalla musicista Bea Zanin e ripropone temi del balletto, con interferenze di elettronica e violoncello. Coppelia Project, dopo il Nice Festival di Settimo Torinese, sarà portato al Festival della Progettazione Europea di Ferrara, al Todi Festival di Perugia, al Funambolika Festival di Pescara, al Festival di Caracalla, al Festival Piazza di Circo di Mondovì (CN) e al Teatro Furio Camillo di Roma. All’estero la compagnia porterà Coppelia Project in Brasile, a Rio de Janeiro e San Paolo, in Marocco al Karacena Festival, in Portogallo al Cupula Circus Village Festival e in Germania al Gallus Theater di Francoforte.

Nom’indosso è un inedito spettacolo di circo contemporaneo al femminile per il nuovo collettivo Binario Zero, di cui fanno parte quattro giovani artiste formate presso l’Accademia Cirko Vertigo. In scena le protagoniste vestono i panni delle donne protagoniste delle opere di Giacomo Puccini. Giochi di movimento e tecniche circensi si fondono assieme per esprime la conflittualità, l’eccentricità e il tormento che caratterizzano il mondo Pucciniano e quello di oggi. La prima creazione dello spettacolo è realizzata con il sostegno di Casa del Circo Contemporaneo di Fondazione Cirko Vertigo nell’ambito del Progetto Triennale Interregionale Artisti nei territori 2022-2024. Lo spettacolo sarà in prima nazionale venerdì 17 maggio alle ore 18. 

Racconti differenti per dare espressione, con il corpo, la voce e le tecniche circensi, all’emozione e alle storie personali degli artisti del terzo anno dell’Accademia Cirko Vertigo. Exit³, nelle sue declinazioni Siamo uno, Vieni con me Riflessi silentiè in programma in prima nazionale venerdì 17 e sabato 18 alle ore 21 e domenica 19 maggio alle ore 20:30. Ogni serata sarà differente dall’altra e permetterà al pubblico di scoprire le più svariate discipline circensi, unite alla danza, all’acrobatica e al teatro. Sarà proprio Riflessi silenti a chiudere la programmazione di questa edizione del festival.

Completano il calendario della kermesse due appuntamenti fissati per sabato 18 maggio. Alle ore 16 per due ore spazio di sperimentazione creativa e ludica degli attrezzi del circo con la guida degli operatori della Fondazione UCI – Uniti per crescere insieme Onlus. Durante il Laboratorio Social Circus Open Lab, palline, clave, diablo, rola bola e travi di equilibrio diventeranno ottimi strumenti per divertirsi insieme in un pomeriggio dedicato al circo in chiave sociale e di comunità. Le attività sono parte del Progetto Sul Filo del Circo lab_Special Social Edition promosso dalla Città di Grugliasco in partenariato con Fondazione Cirko Vertigo e Fondazione Uniti per crescere insieme Onlus grazie al contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo.

Sabato 18 maggio e domenica 19 maggio alle ore 18, infine, appuntamento con la compagnia Magdaclan e il suo In viaggio – Spettacolo di spirali acrobatiche viaggiantiIn un mondo in orbita, due personaggi viaggiano dentro una macchina tra le più singolari: una ruota tedesca. Mentre scoprono nuovi pianeti, la gravità gioca sulla loro relazione e li porta a sperimentare un vortice di emozioni. Uno spettacolo che promette grandi emozioni e vertigini spaziali.

Al Nice festival di Settimo Torinese, seguiranno il festival Sul Filo del Circo di Grugliasco, dal 3 al 13 giugno al Parco Porporati e il Nice festival di Moncalieri, dal 22 al 29 settembre al PalaExpo.

Info www.blucinque.it

Edizioni Pedrini al Salone del Libro, bilancio positivo

Bilancio di chiusura più che soddisfacente per la Edizioni Pedrini, ospite nello stand di Regione Valle d’Aosta, alla XXXVI edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.

Ennio Pedrini direttore editoriale, ha confermato l’importanza dell’appuntamento nella capitale sabauda che ha registrato un netto incremento delle presenze in visita allo stand, e ha colto l’occasione per ringraziare l’Assessorato alla Cutura di Regione Valle d’Aosta, e il Sindacato Italiano Librai sez. Aosta che ne ha coordinato l’attività.

Tredici gli autori della Edizioni Pedrini che si sono alternati nel firmacopia e nei colloqui con il pubblico e due i titoli esauriti: “Dissacrarte” di Patrik Perret e “Ceramica di Castellamonte” autori Sandra Baruzzi e Maurizio Bertodatto.

Di rilievo gli ospiti invitati che ci hanno raggiunto le Edizioni Pedrini, tra i quali Andreja Restek considerata una tra le 10 fotoreporter di guerra più importanti nel mondo, sua Altezza Reale Emanuele Fiiberto di Savoia e lo scrittore torinese Massimo Centini.

Si segnala inoltre l’intervento del direttore editoriale Ennio Pedrini invitato dall’associazione ANGI e dal suo Presidente Chen Ming, nel padiglione ufficiale della Cina Distretto di Zhejiang, nel quale ha tenuto la conferenza su: “Le opportunità internazionali sullo scambio delle proprietà intellettuali” con l’avv. Ni Jiazhou della Hangzhou Xinyuyi Patent Agency.

Il prossimo appuntamento con le Edizioni Pedrini è fissato a Burolo (To) dal 17 al 19 maggio  a Villa Pasta, con la terza edizione del Festival del “Noir: mistero e leggenda”.

Info programma: www.edizionipedrini.com

Rock Jazz e dintorni a Torino: Bonnie “Prince” Billy e la Bandakadabra

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al teatro Colosseo si esibiscono i Ricchi e Poveri.

Martedì. Per il “Salone Off” all’Istituto delle Rosine è di scena Alberto Fortis.

Mercoledì. All’Off Topic suona la Funky Club Orchestra. Allo Spazio 211 si esibisce Bonnie”Prince” Billy. Al Blah Blah suonano i Pat Todd & The Rankoutsiders.

Giovedì. Al Circolo della Musica di Rivoli è di scena Fabrizio Cammarata con Orlando Manfredi. Al Blah Blah suonano i Private Function . All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Gionny Scandal. All’Off Topic è di scena Anthony  Sasso. Al Magazzino sul Po suonano i Crabs e Fukuoka.

Venerdì. Ai Murazzi inaugurazione del “Fringe Festival” con l’esibizione della Bandakadabra. Allo Spazio 211 suona il duo Animaux  Formidables. Alla Suoneria di Settimo si esibisce la Barcelona Gipsy Balkan Orchestra. Al Magazzino sul Po sono di scena i Sabbia. All’Off Topic si esibisce Matteo Alieno. Allo Ziggy sono di scena Gli Atroci. Al Blah Blah suonano i Mahout. All’Hiroshima Mon Amour si esibiscono i Rumba De Bodas.

Sabato. Al Blah Blah suonano i White Llama. Al Folk Club è di scena il trio di James Maddock. Al Magazzino sul Po suonano i Yosh Whale. A El Paso sono di scena i Cannibal Mosquitos. Allo Ziggy si esibisce Nex Cassel. Al Gabrio è di scena R.Y.F.

Domenica. Al Diavolo Rosso di Asti si esibisce Frida Bollani Magoni.

Pier Luigi Fuggetta

“Martine Franck. Regarder les autres” al Forte di Bard

Una mostra dedicata alla grande fotografa belga, seconda moglie di Henri Carier-Bresson e fra le poche donne di “Magnum Photos”

Fino al 2 giugno

Bard (Aosta)

Dalla delicata, ironica poesia del piccolo che, in un monastero nel cuore del Nepal, osserva divertito, stuzzicandola con la penna, la bianca colomba comodamente adagiata sul capo calvo del suo monaco tutore al racconto emotivamente partecipato della quotidiana fatica dei pescatori intenti a ritrarre le grandi reti dalle acque oceaniche di Amagansett (Long Island), sullo sfondo il volo – ali tese – di gabbiani, anch’essi speranzosi di un buon “bottino”: c’è sempre una sincera attrazione per l’essere umano e per il mondo animale al centro dei soggetti fotografici di Martine Franck (Anversa, 1938 – Parigi, 2012), cui il vadostano “Forte di Bard” dedica, fino a domenica 2 giugno, in collaborazione con la “Fondazione Henri Cartier-Bresson”, la mostra “Martine Franck. Regarder les autres”, all’interno degli spazi delle “Cantine” dell’ottocentesca “Fortezza”. “Non penso che si possa essere un buon fotografo se non si ha curiosità per l’altro”, diceva e pienamente dimostrava nei suoi scatti (180 quelli esposti a Bard, articolati in 7 sezioni) la stessa fotografa, che, con preziosa maestria e acuta sensibilità, ebbe a documentare i principali eventi politici e sociali del XX secolo per riviste come “Life” e il “New York’s Times”, partecipando altresì alla creazione di agenzie come “Vu” e al lavoro collettivo di “Viva”, prima di diventare una delle poche donne di “Magnum Photos” e la più forte sostenitrice della “Fondazione Henri Cartier-Bresson”, da lei creata, a Parigi nel 2002, insieme allo stesso Cartier-Bresson (di cui fu seconda moglie dal 1966) e alla loro figlia, Mélanie.

Curata da Clément Chéroux, direttore della “Fondazione Henri Cartier-Bresson”, la mostra (che nel corso di quest’anno avrà anche un’altra tappa estera in Grecia) ha come obiettivo, quello di celebrare le immagini più note dell’artista – fra le principali esponenti della fotografia umanista francese e di tutta la storia della fotografia del XX secolo – dedicate all’infanzia, alla vecchiaia e al teatro, alcune diventate vere e proprie icone. Ma non solo. Martine, infatti, fu anche fotografa socialmente impegnata e attivista per molte delle cause (le lotte femministe, fra le tante) da lei attivamente documentate, alla ricerca costante della vita e di ciò che si spinge oltre la verità: nell’“inaspettato” (che con la fotografia, diceva, “bisogna sempre essere pronti ad accogliere”), colto insieme alle maschere del “Théâtre du Soleil” (teatro d’avanguardia parigino fondato nel 1964 da Ariane MnouchkinePhilippe Léotard e altri studenti dell’“Ecole Internationale de Théatre Jacques Lecoq”) e nelle rivolte del ‘68, ma anche scovato nelle case di riposo degli anziani francesi e in un monastero in Nepal, fotografando le altre donne, privilegiate e indigenti, celebri e anonime, avvicinando ricamatrici di doti come le giovani ragazze indiane dei piccoli villaggi indiani del Gujarat o artiste del calibro di Sarah Moon, fermata mentre salta la corda con una ragazzina. “Ognuna delle sue fotografie – si è scritto – nonostante nasca dall’istinto del momento, rivela una profonda cura della composizione e una potenza artistica fuori del comune. La sua arte è il riflesso di una scrittura personale segnata da geometrie, curve e linee, alla ricerca della bellezza dell’animo umano e della profondità dei cuori e delle anime, catturati nel vivo delle cose, compresa l’espressione artistica resa attraverso uno ‘sguardo’ di eccezionale sensibilità”.

Gianni Milani

“Martine Franck. Regarder les autre”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 2 giugno

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19. Lun. chiuso

Nelle foto:

–       Martine Franck: “Tulku Khentrul Lodro Rabsel, 12 ans, avec son tuteur Lhagyel, monastère Shechen, Népal”, 1996, Credit “Magnum Photos

–       Martine Franck: “Pécheur”, Amagansett, 1983, Credit “Magnum Photos”

–       Martine Franck: “Hospice”, Ivry-sur-Seine, 1975, Credit “Magnum Photos”

–       Martine Franck: “L’age d’or”, “Théatre du Soleil”, Cartoucherie de Vincennes, Paris, 1975, Credit “Magnum Photos”

Breve storia di Torino: la Capitale

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Breve storia di Torino

1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

6 Torino Capitale

Sto proponendo, in questa serie di articoli, una breve ricostruzione storica delle vicissitudini della nostra bella Torino. In questo articolo nello specifico, desidero soffermarmi sul momento di massimo splendore che vede l’urbe pedemontana tramutarsi da cittadina basata sull’antico “castrum” romano in una vera e propria capitale regionale; nella seconda parte del Cinquecento, i diversi membri della famiglia Savoia, i signori torinesi per eccellenza, ordinano a diversi artisti una serie di interventi urbanistici che modificano definitivamente l’aspetto della città, rendendola un gioiello barocco invidiato e osservato da tutta la regione.
Sono questi gli anni del primo effettivo ampliamento territoriale, opera nella quale si inseriscono i grandi nomi dell’architettura barocca italiana: Ascanio Vittozzi, Carlo di Castellamonte e suo figlio Amedeo, Guarino Guarini, Filippo Juvarra, Benedetto Alfieri e Bernardo Antonio Vittone. Il lavoro di tali immense personalità fa emergere la nuova anima della città, adeguandola al ruolo di protagonista assoluta del Regno sabaudo.

Molti dei tratti architettonici assunti nel lontano Seicento sono ancora oggi ben visibili, passeggiando per le vetuste vie ci si imbatte in palazzi caratterizzati dalla monumentalità delle forme, piazze dall’impianto fortemente scenografico, giardini adorni di fontane e giochi d’acqua e, se si alza lo sguardo verso il cielo, grandiose cupole che si stagliano all’orizzonte. Non c’è dubbio, la nostra bella Augusta Taurinorum ancora sa risplendere del suo fascino sempiterno.
Tuttavia, come sempre, mi piace andare per ordine e definire dapprima il contesto.
Dal 1563, grazie alla decisione del duca Emanuele Filiberto, Torino diviene sede ufficiale della famiglia sabauda, tale scelta influisce grandemente sulla sorte dell’urbe pedemontana, che passa dall’essere prima un “semplice” avamposto, poi una vera e propria capitale regionale e infine, nel glorioso periodo cinquecentesco, verrà considerata cuore pulsante dell’intero Stato sabaudo.
Tale passaggio di status accelera non di poco la crescita della città: parimenti all’aumento demografico si promuovono gli interventi, sia politici che architettonici, fervidamente voluti dai Savoia.

L’assetto strutturale di Torino è ormai gerarchico, esso rispecchia l’ordine sociale secondo cui il potere si acquisisce per nascita, come testimonia la corte nobiliare che si accerchia sempre più intorno alla figura del monarca. È opportuno tuttavia sottolineare come in realtà i sovrani non fossero dei veri “desposti”, essi a loro volta dovevano comunque sottostare alle leggi dello Stato, perseguendo l’alto e specifico obiettivo di amministrare la giustizia, perseguendo il difficile scopo di mantenere l’ordine sociale, anche tenendo in considerazione i principi divini.
Col tempo i Savoia, anche grazie ai loro ministri e ai loro burocrati, riescono a rendere sempre più “illuminata”la struttura del governo torinese, rifacendosi ai dettami dell’Anciem Régime.
Ciò che è bene sottolineare è altresì la scelta della famiglia sabauda di non limitarsi ad interventi politici ed amministrativi, ma anche –soprattutto- a livello estico-costruttivo sul territorio: Torino viene costantemente ampliata, rafforzata e abbellita; inoltre è evidente come al nuovo aspetto corrisponda l’importanza simbolica dei luoghi, infatti alla giovane capitale vengono affidate diverse “funzioni chiave”, essa è sede degli uffici del governo, ossia domicilio dell’autorità politica, nonché residenza della base militare dello Stato.
Il potere monarchico, solido e ben definito, si riflette nell’omogeneo assetto urbanistico e nell’impianto stradale che regola e suddivide i diversi quartieri, l’ordine urbanistico si fa simbolo dell’ordine politico che lo Stato vuole instillare all’interno dei propri domini.
La partecipazione dei Savoia è più che attiva nel frangente costruttivo, la famiglia promuove una sistematica opera di ampliamento e modifica del primigenio impianto medievale, attraverso la costruzione di palazzi estrosi ed eleganti, che fanno da contrappunto al rigore stradale. Torino nel tempo si trasforma in una capitale barocca, le cui tracce sono tuttora ben visibili nel centro della città.
Si pensi ad esempio ad uno degli edifici simbolo della città: Palazzo Reale. Qui il barocco si mescola al rococò e al neoclassico, la facciata principale è esempio tipico del barocco aulico piemontese, così come lo sono l’eleganza delle decorazioni esterne ed interne alle varie sale.
Vi è poi la peculiare Chiesa di San Lorenzo, edificata a metà Seicento dal maestro Guarino Guarini per commemorare la vittoria di Emanuele Filiberto nella battaglia di San Quintino in Piccardia. L’ambiente interno si presenta ricco di marmi policromi, adorno di cappelle concave e convesse, così come vuole il gusto barocco, che esalta il ritmo della linea curva; l’illuminazione è data da un preciso e puntuale gioco di luci, tutto basato sullo sfumare dalla zona d’ombra dell’ingresso, verso il chiarore che aumenta con il sollevarsi dello sguardo; esaltano l’effetto gli oculi che bucano le pareti.

L’elemento caratteristico dell’edificio è la cupola a costoloni, osservandola si evince anche la genialità costruttiva del Guarini, il quale attraverso l’incastro dei costoloni costringe il visitatore a guardare verso l’alto, unica direzione perseguibile per trovare la salvezza divina.
Palazzo Madama invece deve la sua ristrutturazione allo Juvarra: cuore dell’intervento è lo scalone d’ingresso, tutto stucchi e marmi, costantemente illuminato dalla luce che si irradia dai grandi finestroni.
Ancora un esempio, Palazzo Carignano, situato nel centro di Torino e progettato dal Guarini, presenta la facciata principale curvata dall’alternanza di parti concave e convesse, il ritmo rispecchia i dettami del gusto barocco, così come lo fanno le particolari decorazioni interne, gli elaborati affreschi e gli stucchi sontuosi.
A segnare l’inizio di questo nuovo periodo, così glorioso e florido per la città di Torino, è il trattato di Cateau-Cambrésis (3 aprile 1559). Il documento non solo sancisce la fine delle guerre che avevano devastato la penisola fino ad allora, ma ripristina la sovranità del duca Emanuele Filiberto di Savoia sui propri domini. Quest’ultimo porta avanti una serie di interventi volti appunto a sottolineare l’importanza della nuova capitale: non più Chambéry ma Torino. Il duca individua come sua dimora, e sede della corte, Palazzo dell’Arcivescovado, edificio che viene così ampliato e modificato; Emanuele ordina poi la costruzione di una cittadella all’estremità sud-occidentale della città che cambia drasticamente il tessuto urbano, la nuova fortezza ha certo funzione difensiva ma essa deve anche simbolicamente rappresentare l’autorità ducale.
A livello politico Emanuele ricostituisce la Camera dei Conti e l’Alta Corte d’Appello francesi rinominandole Senato piemontese e facendo di esse le principali istituzioni del governo.

Per incrementare l’economia cittadina il duca promuove diverse attività, tra cui la piantumazione dei gelsi e la produzione di seta.
In sintesi sono principalmente due i fatti fondamentali che definiscono il nuovo status torinese: il ripristino delle attività dell’Università (1560) e il trasferimento nell’urbe della Sacra Sindone (conservata a Chambéry per più di un secolo). Torino è così anche custode e guardiana della santissima reliquia, il prestigio della città e – di conseguenza- della famiglia sabauda non si possono più mettere in discussione.
A Emanuele Filiberto succede Carlo Emanuele I (1580).
Sono anni turbolenti per il nuovo regnante, eppure Torino continua a prosperare; sotto Carlo la città si trasforma in una delle corti più raffinate d’Europa, il principe ama gli sfarzi, è mecenate di artisti e letterati, tra cui il poeta Giambattista Marino, il filosofo Giovanni Botero e il pittore Federico Zuccaro, autore delle decorazioni presenti nella galleria tra Palazzo Ducale e il vecchio castello, destinata alle curiosità e alle opere d’arte del duca.
Il gusto di Carlo per organizzare celebrazioni di vario genere porta alla costruzione di un grande spazio adibito alle cerimonie di fronte a Palazzo Ducale, il processo di edificazione inizia nel 1619 in occasione delle nozze della principessa Maria Cristina, figlia di Enrico IV di Francia. Per tale evento è inoltre aperta una porta nelle mura a sud (chiamata Porta Nuova), viene in seguito progettato una sorta di corridoio che congiunge Palazzo Ducale e Piazza Castello (attuale via Roma), a metà di tale passaggio è aperta una piazza (attuale piazza San Carlo). Carlo affida il cospicuo progetto del nuovo assetto cittadino a degli architetti esperti, che costituiscono il “Consiglio per l’edilizia e le fortificazioni”. I nuovi quartieri, definiti da residenze aristocratiche ben diverse da quelle presenti nel centro storico, non sono ideati per essere delle “vere abitazioni”, bensì per rendere la capitale preziosa, maestosa ed elegante.
Carlo Emanuele II ordina un ulteriore ampliamento urbanistico, seguito da un terzo progetto, sostenuto e terminato poi da Vittorio Amedeo II; quest’ultimo intervento rappresenta la fase conclusiva di ampliamento cittadino, dopo gli architetti si dedicheranno ad abbellire le antiche strutture preesistenti, rendendole moderne e lineari; si intraprenderanno poi diversi lavori volti a ristrutturare le strade principali, tra cui l’attuale via Garibaldi.
Caratterizza invece l’epoca settecentesca il completamento di diverse residenze nei dintorni di Torino, tra cui le ville nei parchi Mirafiori e Regio Parco e la dimora di Venaria Reale, poi completamente riassestata da Filippo Juvarra, uomo di fiducia di Amedeo II; all’architetto messinese si devono i lavori di modifica del Castello di Rivoli, la costruzione del mausoleo di Superga e la residenza di caccia di Stupinigi.

Nello specifico, la Reggia di Venaria, tuttora considerata un capolavoro d’architettura, si presenta come un’imponente struttura circondata da ampi giardini, ricchi di aiuole, fiori, piante, vanta numerosi esempi d’arte barocca, quali la Sala di Diana, la Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto, le Scuderie Juvarriane, la Fontana del Cervo e le numerose decorazioni presenti in tutta la struttura. L’edifico è parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1997.
La scenografica palazzina di caccia di Stupinigi, situata alle porte di Torino, ha un corpo centrale ampio, a pianta ellittica, a cui si accede attraverso un maestoso viale affiancato da giardini. Cuore pulsante della struttura è il salone ovale, affrescato da dipinti che si rifanno all’arte venatoria; dal salone si dipartono a croce di Sant’Andrea quattro bracci che conducono agli appartamenti reali e a quelli degli ospiti.
A fine Settecento anche l’anello satellite costituito da tali residenze testimonia il potere e la gloria della famiglia sabauda.
Figura essenziale del XVIII secolo è Vittorio Amedeo II, il quale si dedica principalmente alle riforme interne: egli riorganizza la burocrazia, istituisce diversi dipartimenti con ambiti di competenza ben distinti; per ospitare tali istituzioni vengono edificati lungo il lato settentrionale di Piazza Castello una serie di uffici comunicanti con Palazzo Reale (un tempo detto Ducale). Accanto a tale struttura viene innalzato un palazzo per gli Archivi di Stato (il primo edificio edificato appositamente per questo scopo in tutta Europa); nel 1738 iniziano i lavori per annettere alle costruzioni preesistenti un teatro lirico a uso esclusivo della nobiltà. La zona adiacente Palazzo Reale è quindi il regno della corte e assume un carattere distinto non solo dal punto di vista architettonico ma anche sociale.

Amedeo II riforma anche l’ateneo, precedentemente chiuso a causa della guerra con i francesi; il re ottiene il controllo dell’Università e la trasforma in una istituzione regia volta a formare futuri uomini di governo, professionisti o ecclesiastici. L’ateneo riformato sorge vicino ai nuovi uffici governativi, apre le porte agli studenti nel 1720, ed è articolato in tre facoltà: Legge, Medicina, Teologia, ( a partire dal 1729 è presente anche l’indirizzo di Chirurgia).
Alla nuova istituzione è affidato il compito di gestire il sistema scolastico dell’intero Piemonte.
A Vittorio Amedeo II si deve il rivoluzionario passo di creare quello che può essere considerato il primo sistema scolastico laico dell’Europa cattolica, sottraendo così il primato dell’istruzione ai religiosi. L’Università è ora il dicastero responsabile dell’istruzione. Sotto Amedeo opera Juvarra, uno dei grandi maestri del barocco, formatosi a Roma come architetto e scenografo. Le sue costruzioni hanno tutte una chiara impronta scenografica, che risponde alle esigenze dei committenti e all’intento di celebrare la grandezza della capitale. Juvarra progetta chiese e facciate di palazzi, come per esempio quella di Palazzo Madama, che dà a piazza Castello una perfetta e nuova prospettica architettonica. Oltre Juvarra anche Guarino Guarini è uno dei protagonisti indiscussi che trasformano la città in un gioiello barocco. Guarini realizza la Chiesa di San Lorenzo, la Cappella della Santa Sindone e Palazzo Carignano, dando vita a eccentrici modelli architettonici divenuti modelli da imitare per gli artisti successivi. Il lavoro di questi architetti è ammirato dai visitatori e l’influenza delle loro opere presto si estende ben oltre i confini piemontesi: è grazie a loro se Torino da anonimo centro provinciale si tramuta in maestoso esempio di architettura barocca e pianificazione urbana. È grazie a loro se ancora oggi possiamo passeggiare per la città con lo sguardo incantato, attraverso l’eterna bellezza dell’arte.

Alessia Cagnotto