INTERVISTA DI LAURA GORIA
Rapimenti, tortura, desaparecidos e voli della morte: sono le pagine infami della guerra sporca che ha attanagliato l’Argentina durante la dittatura militare di Videla, dal 1976 all’83. Storia vecchia? Niente affatto perché continua a parlarne la grande scrittrice argentina Elsa Osorio, che al Salone del libro di Torino è venuta a presentare il suo ultimo romanzo“Doppio fondo” (Guanda), in cui s’intrecciano due storie a distanza di 30 anni l’una dall’altra. Inizia tutto da una morte misteriosa che, grazie alle indagini della giornalista Muriel Le Bris, trova soluzione dopo che sono stati riallacciati i fili col passato . Anno 2004, in un tranquillo villaggio di pescatori bretoni viene ripescato il cadavere di Marie, riservatissima dottoressa di origine argentina. Le ossa sono frantumate dall’impatto con l’acqua e nelle vene è rilevata la presenza del Pentonaval: l’anestetico che soprattutto la marina (da cui il nome Pentotal unito al termine “naval”) usava per sedare i prigionieri, trasferirli sui voli senza ritorno e gettarli, vivi, in mare). Sarà un suicidio o dietro si nasconde ben altro? La giornalista inizia a indagare e riporta alla luce pagine buie della storia. Buenos Aires 1977, nel pieno della dittatura militare, la giovane militante dei Montoneros, Juana, è catturata insieme al figlio Matias di 3 anni. Per metterlo in salvo lo deve abbandonare; mentre per scampare ai “voli della morte” finge di pentirsi, diventa amante-ostaggio del suo aguzzino Rulo e dell’Esma, l’abisso della tortura di quegli anni. E finisce per essere spedita in Francia con l’incarico di scoprire le mosse degli esuli sovversivi.
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Il romanzo è sulla scia del precedente -strepitoso-“I 20 anni di Luz”, divenuto un classico in America latina (al pari di “Se questo è un uomo” di Primo Levi da noi), che denuncia il terribile fenomeno dei“desaparecidos con vida”. Il sistema aberrante con cui gli aguzzini rubavano alla nascita i bambini delle prigioniere per darli a famiglie delle alte sfere e dei militari. Mentre le madri venivano immancabilmente ammazzate, senza lasciare traccia.
La dittatura quanto ha sconvolto la sua vita?
« Ha spezzato in due l’esistenza della mia generazione e lo ha fatto nel periodo in cui iniziavamo ad avere figli e una vita lavorativa. Io ho vissuto un esilio interno, nascondendomi per un po’ in Argentina con il mio ex marito; poi in Francia ed infine siamo tornati. Ma non potevo lavorare perché vigeva la legge di sicurezza nazionale ed ero stata licenziata. Ci tengo a chiarire che non ho mai fatto parte di gruppi armati; semplicemente ho sempre pensato con la mia testa e avevo rapporti con il sindacato».
La letteratura cosa e quanto può fare?
«Scrivere significa dare parole a questi fatti ed è importante soprattutto per il recupero della memoria storica. Credo che i popoli debbano tornare al loro passato per poter vivere il presente».
Per lei quanto è difficile scriverne?
«Ci sono riuscita solo a distanza di 20 anni dal golpe: per molto tempo non sono stata in grado di farlo, non per cause esterne, ma per una sorta di mia evoluzione interiore. Scrivendo riesco anche a capire meglio quello che nella vita mi sfugge ed è molto diverso da me: mettendomi nei panni di personaggi ripugnanti come i torturatori, riesco a decifrare meglio anche il loro lato di esseri umani».
Il confine tra fatti storici realmente accaduti e finzione narrativa?
«Invento liberamente, sempre basandomi però su fatti reali. Prendo elementi e caratteristiche di una persona o di un’altra, li metto insieme e costruisco un personaggio di finzione che faccio interagire con personaggi che hanno una realtà storica. Per esempio, in “Doppio fondo” Rulo è inventato, ma sono realmente esistiti i suoi compagni torturatori che cito».
In “Doppio fondo” ci si chiede perché, visto che i militari disprezzavano i prigionieri, prendevano e crescevano i loro bambini; effettivamente sembra un controsenso.
«Penso che abbiano voluto fare una sorta di esperimento. Allevare i figli del nemico, convertirli alla loro ideologia, renderli ostili ai genitori naturali. Significa sterminare un’ideologia dalle radici».
Nella storia ci sono stati altri stermini ,dai lager nazisti al genocidio attuato dai Khmer rossi di Pol Pot in Cambogia: la repressione argentina in che cosa è stata unica ?
«Proprio nel furto dei bambini e nell’averli fatti crescere dagli oppressori. Poi..ed è un tema centrale di “Doppio fondo”…ad un certo punto la persecuzione ha smesso di essere ideologica ed è diventata di stampo mafioso. Venivano sequestrate persone con fortune immense, che erano costrette a firmare documenti con cui cedevano tutti i loro beni ai torturatori».
Madri e poi abuelas, le nonne di Plaza de Mayo, quanto hanno fatto la differenza?
«Sono state l’unica vera resistenza alla dittatura. Recentemente ero a Plaza de Mayo per festeggiare i 40 dalla prima volta che iniziarono a chiedere cosa fosse successo a figli e nipoti. All’epoca c’era uno stato di assedio ed erano proibiti gli assembramenti di qualsiasi tipo. E cosa fecero? Al centro della piazza c’è un albero e loro, a 2 a 2, gli girarono intorno, continuando a manifestare in questo modo ogni giovedì».
A che punto è la ricerca dei neonati desaparecidos con vida?
«Ancora oggi si scava in quel periodo e continuano ad essere rintracciati quei bambini. Ora sono uomini e donne di circa 40 anni che credevano di essere figli di una certa coppia, ma non è così».
E’ vero, come ha scritto, che qualcuno nella gerarchia della chiesa argentina suggerì che era più cristiano mettere i prigionieri su un aereo che non sarebbe mai arrivato a destinazione”?
«Non lo dico io, è un fatto storico. La chiesa ha avuto sicuramente una responsabilità molto forte, è stata complice. Il Nunzio Apostolico disse alle abuelas che non dovevano preoccuparsi: i nipoti sarebbero cresciuti meglio nelle famiglie abbienti a cui erano stati dati, più che con i genitori e i nonni biologici».
Nell’87 la legge “dell’obbedienza dovuta” ha significato la libertà per migliaia di aguzzini ritenuti non responsabili perché avevano solo eseguito degli ordini. Oggi in Argentina la storia potrebbe ripetersi?
«Ci sono alcuni sintomi inquietanti. Si ipotizzano gli arresti domiciliari per i responsabili del genocidio; quasi fossero dei poveri vecchietti, invece che i responsabili di crimini contro l’umanità.
Due settimane fa c’è stato un tentativo da parte dei giudici della Corte Suprema di recuperare la legge del “2 per 1” con cui abbreviare le condanne dei responsabili del genocidio. La reazione popolare è stata enorme: più di mezzo milione di persone ha manifestato contro, c’ero anch’io e siamo riusciti a fermarla».

Spettacolo itinerante alle ore 14.30, 16.30 e 18.30
M
Laico ed apartitico il Centro venne fondato nel 1968 da
“Siamo orgogliosi del nostro passato – dice il fondatore e direttore Pier Franco Quaglieni – e siamo consapevoli dei nostri limiti e dei nostri errori. Il mondo è cambiato, anche noi siamo cambiati, ma lo spirito libero a cui ci siamo richiamati è rimasto lo stesso. In difesa della libertà di pensare, di discutere con calma, nel rispetto di tutte le opinioni. E’ importante un luogo in cui confrontarsi senza urlare, in cui chiarirci le idee a vicenda. Questo luogo, dopo mezzo secolo, resta il Centro Pannunzio . Guardando con speranza al futuro”.
l’omaggio alla statua di Francesco Ruffini, già Rettore dell’Ateneo. Poi il concerto per pianoforte di Fabrizio Sandretto che, dopo l’Inno Nazionale, ha eseguito brani di Bach, Beethoven, Chopin, Kaciaturian, Daquin, Schubert, Brahms, Grieg, Granados, Albeniz e Casella e la «Leggenda del Piave» di E.A.Mario. I brani sono stati illustrati da Loris Maria Marchetti e dall’attrice Carlotta Torrero. Nell’intervallo Pier Franco Quaglieni ha ricordato nel centenario della nascita, la socia fondatrice del Centro Frida Malan. Ha condotto la serata il giornalista Orlando Perera.
Anche quest’anno la Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco” aderisce alla campagna nazionale
suddiviso tra quanti hanno dato un contributo importante al suo raggiungimento. Io che fui fortemente critico con la gestione Accornero, ritengo che anche la svolta di quest’anno sia stata molto produttiva.Il mio Salone è stato punteggiato da quattro avvenimenti importanti. La partecipazione alla presentazione al salone off dell’ ultimo libro di Alan Freidman sull’America che ha registrato anche al Salone una partecipazione eccezionale. Friedman la delineato la sua America,quella della libertà e della democrazia liberale che oggi appare minacciata ,ma Friedman non ha fatto sconti a nessuno ed ha parlato anche criticamente della storia americana e della inadeguatezza della candidata democratica
Visitare gli stand è stato un atto istituzionale significativo. Non ricordo altri sindaci che lo abbiano fatto, forse solo Valentino Castellani ebbe la stessa umiltà di girare per il salone come un visitatore qualunque. Poi l’incontro con Vittorio Sgarbi alla presentazione del mio libro. Ho visto tanta gente nuova, interessata al libro che Sgarbi con grande maestria ha illustrato, cogliendo i suoi aspetti più politicamente scorretti ,a partire dal manifesto di oltre 800 intellettuali italiani che armarono la mano degli assassini del commissario Calabresi. Sofri io non lo descrivo come un eroe, ma come un condannato con sentenza definitiva per l’uccisione di Calabresi. Abbiamo ricordato che ci siamo conosciuti esattamente 30 anni fa all’inaugurazione del primo Salone del libro che avvenne al teatro Regio. 
assordante che ci allontana dal senso della cultura come pensiero, cultura, confronto pacato di opinioni. La mancanza di appoggi o di leggii crea problemi a chi deve leggere da un libro per citarlo. L’abitudine delle poltroncine invece dei tavoli sta imperversando non solo al Salone. Chi pensa di sostituire i tavoli tradizionali con le poltroncine non ha esperienza di cosa significhi parlare in pubblico e non solo cinguettare in un salotto. Ma è cosa che a cui si potrà provvedere con calma.L’importante è che il salone sia salvo e che non siano riusciti a scippare a Torino l’ultima eccellenza che gli rimane. Oggi si aprono, nel clima dell’ultimo giorno del Salone, le manifestazioni per i 50 anni del Centro “Pannunzio” a cui tanta gente in tutta Italia sta guardando con interesse.
Intervista di Laura Goria
Ma la sua grandezza è nei romanzi fortemente autobiografici in cui l’humor è la cifra con cui maneggia pagine di vita difficili, come il suicidio della sorella e sullo sfondo anche quello del padre in “I miei piccoli dispiaceri”; la fuga e rapporti familiari difficili in “Un complicato atto d’amore”.
Come dirimere il conflitto tra l’idea che abbiamo il diritto di decidere della nostra morte e le responsabilità nei confronti delle persone che ci vogliono bene e che ne soffriranno?
persone vi ricorrano per farla finita».
Un’agguerrita falange in azione al XXX° Salone del libro. 25 anime diverse che hanno lavorato insieme; ognuna portando un pezzo di sé e le sue proposte scandite in più aree tematiche
certo per grandi numeri.Dunque un pool di librai che uniscono le forze, serrano i ranghi e scendono in campo per fronteggiare la concorrenza delle librerie online, come Amazon, e dei grandi colossi editoriali con le loro mega catene di punti vendita, tessere e sconti vari.
leggere.Non è un caso che questa iniziativa sia venuta alla luce proprio a Torino che, con il Salone, per 5 giorni all’anno si trasforma nella più grande libreria italiana del mondo. A maggior ragione in questa travagliata edizione con tanto di sfida milanese. Davvero un’ottima mossa quella di avere fortemente voluto la presenza dei librai indipendenti.
prestigiosi nomi della cultura italiana da Mario Soldati a Gianni Rodari, da Rossana Rossanda a Italo Calvino”.
giovane donna la quale va alla ricerca del misterioso passato dei reclusi di un enorme lager in un’isola greca dove il regime dei colonnelli confinò insieme folli, poeti e oppositori politici.


Quanto ti sei divertito con questo romanzo?