Venerdì 29 e sabato 30 settembre 2017, alle ore 20.45, la Compagnia olandese Introdans porterà in scena, in prima italiana, alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino), un programma d’eccezione

AL FESTIVAL TORINODANZA 2017 DEBUTTA LA COMPAGNIA OLANDESE INTRODANS CHE PRESENTA POLISH PIECES DI HANS VAN MANEN, CANTO OSTINATO DI LUCINDA CHILDS, SONGS OF A WAYFARER DI JIŘÍ KYLIÁN E RASSEMBLEMENT DI NACHO DUATO
Venerdì 29 e sabato 30 settembre 2017, alle ore 20.45, la Compagnia olandese Introdans porterà in scena, in prima italiana, alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino), un programma d’eccezione che include quattro capolavori di alcuni tra i più famosi coreografi contemporanei: Polish Pieces di Hans van Manen, Canto Ostinato di Lucinda Childs, Songs of a Wayfarer di Jiří Kylián e Rassemblement di Nacho Duato.
La storia di Introdans è la storia di un sogno: agli inizi degli anni Settanta i Paesi Bassi ospitano tre compagnie professioniste di danza, concentrate nell’Ovest del paese. Ton Wiggers e Hans Focking creano nel 1971 ad Arnhem, nell’area ad Est del paese, lo Studio L.P. L’obiettivo è chiaro: portare il balletto, nel senso più ampio del termine, al maggior numero di spettatori possibili. Gli inizi sono difficili, le sovvenzioni stentano, ma la passione dei due artisti trova subito un riscontro nel numero di persone che si avvicinano al professionismo e, nel 1979, arriva il nuovo nome: Introdans, come introduzione alla danza. Riconosciuto dalle istituzioni negli anni ’80, Introdans si apre ai contribuiti coreografici di artisti stranieri, inaugura un importante settore legato alla formazione di bambini e ragazzi, diventa un riferimento a livello internazionale.
La compagnia olandese, che vanta 40 anni di storia, è una delle formazioni contemporanee cardine del vecchio continente con un ricchissimo carnet de bal. La serata che Introdans presenta a Torinodanza festival rappresenta un corposo saggio di questo patrimonio, una sapiente miscela di repertorio e novità che include quattro capolavori contemporanei, firmati da altrettanti maestri della danza: Hans van Manen, Lucinda Childs, Jiří Kylián e Nacho Duato. Un programma che metterà in risalto la vivacità e la forza di questo ensemble, oggi diretto da
Roel Voorintholt.
«Senza repertorio non c’è tradizione. E senza tradizione non c’è legame tra quanto è stato fatto finora. La tradizione non appartiene al passato, la tradizione è cosa facciamo oggi con il passato. Il futuro è costruire su quanto di buono è stato fatto nel passato. Ci vedo un compito per i media, ma anche per i governi»: Hans van Manen (Amsterdam, 1932) è un coreografo elegante, dalla grande forza espressiva e dalla forte cifra intellettuale. Ballerino e coreografo, allievo di Sonia Gaskell, ha fatto parte dell’Het Nationale Ballet di Amsterdam e del Netherlands Dans Theater di cui poi è diventato coreografo e Direttore artistico. Ha creato più di cento balletti, guadagnandosi il soprannome di “Mondrian della danza”. Van Manen ha lavorato per Stuttgart Ballett, Berlin Opera, National Ballet of Canada, Royal Danish Ballet, Compania Nacional de Danza e Alvin Ailey American Dance Theater. Nel 2003 è stata istituita la Fondazione Hans van Manen, che gestisce e cataloga il suo patrimonio artistico in forma di archivio. Al suo attivo anche una lunga esperienza di fotografo.
Polish Pieces è un’esplosione di colori, ma anche di gesti eleganti e fuori dal tempo: coreografia esuberante, sostenuta dal ritmo della colonna sonora di Henryk Górecki, è costruita su motivi semplici e motivi geometrici. Un brillante caleidoscopio di energia e sensualità, che culmina in due appassionanti pas de deux.
Capofila del Post Modern americano anni Sessanta, ideatrice e promotrice del Minimalismo coreutico, americana curiosa e sensibile, figura imprescindibile per la storia della danza contemporanea (è nata a New York nel 1940 e si è formata alla scuola di Merce Cunningham e Robert Dunn), Lucinda Childs ha saputo contaminare la sua arte con quella di altri grandi del
nostro tempo: è il caso del suo emblematico capolavoro Dance, creato nel 1979 in collaborazione con il compositore Philip Glass e l’artista visivo Sol LeWitt. Quando ha fondato la Lucinda Childs Dance Company nel 1973, le sue performance sono state caratterizzate da una serie di movimenti ripetuti in diverse configurazioni e velocità. I segmenti danzati sono stati la base per l’opera Einstein on the Beach di Robert Wilson e Philip Glass (1976). Tutte le sue creazioni rivelano una sensibilità estetica astratta e ispirata, prima dalle personalissime forme del silenzio, poi dalle varietà e variazioni anche infinitesimali del ritmo, dalla ripetizione e di recente, dalle più complesse architetture musicali. Nel 2004 è stata insignita del titolo di Comandante della Legione d’Onore dal Governo francese.
Canto Ostinato è uno dei recenti successi del repertorio Introdans, ed è la seconda coreografia che la grande signora della danza ha messo a punto per la compagnia nel 2015. Inflessibile e raffinato, questo lavoro vive della musica ipnotica di Simeon ten Holt.
Nato a Praga nel 1947, Jiří Kylián si forma ancora bambino presso la Scuola di balletto del Teatro
nazionale. Dopo il perfezionamento alla Royal Ballet School di Londra, nel 1968 entra a far parte dello Stuttgart Ballet diretto da John Cranko, dove con i suoi primi lavori diventa il più giovane coreografo attivo nella compagnia. Al 1973 risale l’incontro con il Nederlands Dans Theater, per il quale crea Viewers, la prima di oltre cinquanta coreografie ideate esclusivamente per l’ensemble olandese. Il successo internazionale arriva con Sinfonietta (1978, su musiche di Leoš Janáček). Nel corso degli anni, il coreografo si indirizza verso balletti più astratti e surrealistici, dove movimenti e musica si saldano in un universo che racconta anime e corpi.
Kylián trasforma il Nederlands in una struttura dalla grande vitalità, affiancando al Nederlands Dans Theater 1 il NDT 2 (per ballerini tra i 17 e i 21 anni) e il NDT 3 (per ballerini di oltre 40 anni). Songs of a Wayfarer nasce nel 1982 per NDT da Mahler, dalla sua musica grandiosa e lirica. Il precedente è celeberrimo: Bejart si era lasciato ispirare da una serie di melodie per baritono e orchestra di Gustav Mahler (Lieder eines fahrenden Gesellen), mettendo in scena Paolo Bortoluzzi e Rudolf Nureyev.
Nacho Duato è un coreografo con una lunga carriera di direzione di compagnie di balletto, dalla Compañía Nacional de Danza, al Balletto del Teatro Mikhailovskij di San Pietroburgo e, dal 2014, dello Staatsballett di Berlino. Nato a Valencia nel 1957, Duato ha studiato al Mudra di Bejart a Bruxelles, all’Alvin Ailey American Dance Theater di New York City. Durante la sua
permanenza al NDT con Kylián, Duato si rivela uno dei danzatori più importanti del panorama europeo, inizando la carriera di coreografo. Nel 1988 venne nominato coreografo stabile al Nederlands Dans Theater assieme a Van Manen e Kylián. Alcune sue coreografie sono state inserite in molte prestigiose compagnie internazionali.
Nacho Duato ha coreografato Rassemblement nel 1990 per il Cullberg Ballet in Svezia. È un lavoro dal notevole respiro contenutistico, oltre che coreutico: a partire dalle canzoni dell’artista Toto Bissainthe, che le ha tratte dalle ballate degli schiavi del culto Voodoo. Esse descrivono la vita quotidiana degli schiavi, il desiderio per l’Africa e per la libertà. La nascita del Voodoo in una terra di esilio è stata la prima lingua comune tra gli schiavi di diverse etnie, un momento creativo vitale, un’unificazione culturale. Rassemblement è una creazione che a poco a poco, attraverso i poteri liberatori di musica e danza, dimostra di essere un emozionante appello a favore dei diritti dell’uomo.
(Scheda tratta dal programma di Torinodanza 2017).
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LOCANDINA
PAESI BASSI
Fonderie Limone Moncalieri (Sala Grande)
29-30 settembre 2017 – ore 20,45 [durata 78’] | PRIMA ITALIANA
Introdans
Il programma della serata comprende
POLISH PIECES [durata 21’]
coreografia Hans van Manen
musica Henryk Mikołaj Gorecki, Concerto per pianoforte e orchestra,
Allegro Molto e Tre pezzi in stile antico, parte 2
eseguita da Amadeus Chamber Orchestra, diretta da Agnieska Duczmal
piano Anna Gorecka
costumi Keso Dekker
realizzazione costumi Nelly van de Velden, Babette van den Berg
disegno luci Joop Caboort
prove Iris Reyes, Mea Venema
ripetitore Iris Reyes per Introdans
maestro di ballo Diane Matla
Prima mondiale: 23 febbraio 1995, Nederlands Dans Theater, Den Haag
Prima Introdans: 20 settembre 2003, Arnhem (versione parziale),
26 dicembre 2012, Arnhem (versione integrale)
a seguire
CANTO OSTINATO [durata 13’]
coreografia Lucinda Childs
musica Simeon ten Holt, Canto Ostinato
eseguita da Jeroen van Veen (su nastro)
costumi, luci e scene Dominique Drillot
realizzazione costumi Merlijn Koopman
progettazione audiovisiva Dominique Drillot, Matthieu Stefani
ispirata da Norman McLaren
ripetitore / maestro di ballo Diane Matla
Prima mondiale: 6 febbraio 2015, Introdans, Arnhem
a seguire
SONGS OF A WAYFARER (LIEDER EINES FAHRENDEN GESELLEN)
[durata 18’]
ideazione e coreografia Jiří Kylián
musica Gustav Mahler, Lieder Eines Fahrenden Gesellen
(Songs of a Wayfarer – 1883)
eseguita da Los Angeles Philharmonic Orchestra, Zubin Mehta (direttore)
e Marilyn Horne (mezzosoprano)
costumi John F. Macfarlane
luci Jennifer Tipton
scene John F. Macfarlane
adattamento luci e scene Kees Tjebbes
per i costumi si ringrazia il Nederlands Danstheater, Joke Visser e Hermien Hollander
per le scene si ringrazia il Nederlands Danstheater
assistente alla coreografia Elke Schepers
ripetitore / maestro di ballo Diane Matla
Prima mondiale: 11 giugno 1982, Nederlands Danstheater I, Circustheater Scheveningen
Prima Introdans: 17 febbraio 2017, Arnhem
a seguire
RASSEMBLEMENT [durata 26’]
coreografia Nacho Duato
musica Toto Bissainthe, parti di Soley Danmbalab, Papaloko, Dey,
Papadanmbalah e Rasanbleman (di Chante Haïti, 1989, Arion arn 64086)
ripetitore Nathalie Buisson, Hilde Koch
scene Walter Nobbe
costumi Nacho Duato
luci Nicolas Fischtel
per scene e costumi si ringrazia la Compania Nacional de Danza
ripetitore / maestro di ballo Diane Matla
Prima mondiale: 27 febbraio 1990, Cullberg Ballet, Orebro (Svezia)
Prima Introdans: 11 settembre 2009, Arnhem
INFO: Tel. 011 5169555 – Numero verde 800235333
Biglietti: Intero € 20,00* – Ridotto € 17,00 – Under 35 € 12,00 – Under 14 € 5,00
*escluse commissioni
I biglietti ancora disponibili verranno messi in vendita un’ora prima dell’inizio degli spettacoli presso le sedi delle manifestazioni
Biglietteria del Teatro Stabile di Torino | Teatro Gobetti – via Rossini 8, Torino – dal martedì al sabato, dalle ore 13.00 alle ore 19.00. Domenica e lunedì riposo.
Vendita on-line: www.teatrostabiletorino.it – www.torinodanzafestival.it
Info: info@torinodanzafestival.it
Gli spettacoli di TORINODANZA sono programmati nei seguenti teatri:
Teatro Carignano, Piazza Carignano 6 – Torino
Teatro Gobetti, Via Rossini 8 – Torino
Fonderie Limone Moncalieri, Via Eduardo De Filippo angolo Via Pastrengo 88 – Moncalieri (TO)
Teatro Regio, Piazza Castello 215 – Torino
Lavanderia a Vapore Collegno, Corso Pastrengo 51 – Collegno (TO)

Attraversare più di quattro millenni di storia e incrociare quelle Signore del cielo “che hanno contribuito ad avvicinare tante persone alla scoperta dell’universo”, come sottolinea Sergio Chiamparino presentando in catalogo l’omonima esposizione ospitata fino al primo ottobre nella Sala Mostre del Palazzo della Regione in piazza Castello e curata da Luciana Penna
per alcune quasi nascoste, in epoche che consideravano questi studi e le relative scoperte propri dei soli signori uomini. Un lungo percorso che parte dalla Mesopotamia del 2300 a. C. con la sacerdotessa En-Hedu-Anna, poetessa e prima donna ad occuparsi di scienza di cui ci sia giunta testimonianza, per raggiungere la figura martoriata di Ipazia (IV-V secolo dopo Cristo), cui si deve tra l’altro la divulgazione delle opere di Euclide e Archimede e gli studi intorno al sistema solare, personaggio già teatrale e cinematografico, vittima di un’accusa di paganesimo da parte del vescovo Cirillo, patriarca d’Alessandria d’Egitto e per questo condannata a morte, a Fatima di Madrid nella Spagna del decimo secolo e alla germanica Hildegarda di Bingen, morta più che ottantenne nel 1179.
Con la seconda metà del Cinquecento, troviamo Sophie Brahe, sorella del più celebre Tycho, considerata una delle donne più erudite della sua epoca, che studiò a fianco del fratello le eclissi lunari e le comete con sestanti, quadranti, sfere armillari e strumenti di loro invenzione. A lei seguirono nei due secoli successivi la polacca Maria Cunitz, le tedesche Maria Winkelmann Kirch, Maria Clara Eimmart e Caroline Lucretia Herschel. Più lontano da noi, nella Cina del Settecento maturarono gli studi di Wang Zhenyi, che s’appassionò alle eclissi lunari, usando per le sue ricerche modelli che lei stessa costruiva nel giardino di casa sua, approfondendo con la stesura di una dozzina di volumi che trattarono tra l’altro dei dati atmosferici raccolti per prevenire la siccità e le inondazioni che flagellavano la sua regione. In Italia, troviamo nell’Ottocento Caterina Scalpellini, di origine umbra ma romana di adozione, interessata alle eclissi del sole e della luna, alle stelle cadenti, alle comete e alle maree e ai terremoti. Poi arrivarono i nomi importanti delle statunitensi Maria Mitchell, Annie Jump Cannon, Antonia Pereira Maury, Henrietta Swan Leavitt, Cecilia Payne Gaposchkin e Dorritt Hoffleit. Indimenticabile per noi la figura di Margherita Hack (1922 – 2013), fiorentina, grande e affermata divulgatrice scientifica attraverso pubblicazioni e conferenze, amatissimo volto televisivo, per anni tenne corsi di astrofisica presso l’Istituto di Fisica dell’Università di Milano, collaborò con varie università straniere, diresse per più di vent’anni l’Osservatorio Astronomico di Trieste.
spazio scuro, attraversano l’opera interessante di Gianfranco Cantù, un lungo paravento di oltre tre metri, suddiviso nelle differenti stagioni, mentre oltre le coloriture spezzate, le geometrie e le astrazioni composte dalla tavolozza dell’artista, colpiscono ancor più nell’occasione le sculture lignee, che trasportano chi guarda ad un bronzo camuffato, di Attilio Lauricella, una costruzione perfetta di meccanismi antichi, reali e immaginari al tempo stesso, congegni catturati da antiche civiltà cui l’artista ha posto attenzione da non molti anni.
mostre anche all’estero di grande successo. Una pittura la sua coloratissima, che ben si addice ad un discorso cosmologico, vivace nell’espressione, che lascia debordare studio e allegria, in cui le forme irreali si concentrano in quelle linee che come una musica attraversano la tela in piena libertà pur conservando un loro precisissimo e soffusamente geometrico ordine: all’interno visi e occhi lasciati intravedere al riparo di piccoli nascondigli osservano e studiano come da manuale la volta celeste. In ultimo Luciana Penna, cui si deve la scelta e il successo della mostra. In lei si fondono pittura e scultura, si fa ammirare quel volto di Mary Somerville seminascosto dietro l’opera d’ingegno, come chi scrive si ferma dinanzi al “trattatello” su Ipazia, figura rivoluzionaria, un intarsio che ha il sapore del ricamo, un 100 x 90 capace di racchiudere l’intero operato dell’astronoma egiziana e la sua vita attraversata dagli studi e dalle pene e dalle sconfitte, gli alunni e gli aguzzini, i luoghi che l’hanno vista vivere, i suoi strumenti e le sue carte. Una mostra da visitare, non soltanto dagli appassionati della materia.
LE TRAME DEI FILM
Gleeson. Da una vicenda vera, quella di un uomo che molto disinvoltamente scelse di passare da attività ad attività, prima pilota di linea poi contrabbandiere della droga al servizio del cartello di Medellin come della Dea, più all’occasione dare una mano alla Cia in questioni poco chiare a Panama ai tempi di Noriega. Passaggi spregiudicati che lo fecero vittima nel 1986 di due sicari inviati dalla Colombia. Durata 107 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)
importante membro della Lega Anti Cattivi, Gru viene avvertito di avere un fratello gemello, Dru: con lui andrà alla ricerca di Balthazar, il cattivo ossessionato dalla fama e fanatico degli anni Ottanta. Durata 96 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci anche in 3D)
Giannini. Ancora due esistenze, diversissime, tratteggiate dall’autore di “Pane e tulipani”. Un giovane sciupafemmine, decisamente in carriera, una agenzia du pubblicità che riempie le sue giornate, dall’altro lato Emma, una ragazza cieca a rimettere in sesto corpi nella sua professione di osteopata: avranno l’occasione per incrociare le loro storie. Durata 112 minuti. (Ambrosio sala 2, Eliseo Rosso, Romano sala 2, Uci)
alleate – francesi e inglesi uniti nella disfatta – sotto il fuoco tedesco che avanzava sul fronte Nord della Francia nel maggio 1940. Una trappola sulle spiagge di Dunkerque, una ritirata che coinvolse circa 350 mila uomini, qui raccontata da Nolan nello spazio di sette giorni, con un triplice sguardo pronto a posarsi sulle cronache e sugli eroismi accaduti tra mare e terra e cielo: i giovani soldati che su quella costa tentano di tutto per non essere travolti dalla guerra e morire, i civili che mettono a disposizione le loro imbarcazioni, un eroe del volo che combatte contro la furia della Luftwaffe. Durata 106 minuti. (Ambrosio sala 3, Massaua, Eliseo Blu, F.lli Marx sala Chico, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci)
Antoinette” traduce ancora per lo schermo The Beguiled, il romanzo scritto da Thomas Cullinan e trasposto da un vigoroso Don Siegel nel 1971, qui da noi “La notte brava del soldato Jonathan”, interprete Clint Eastwood. La storia di John McBurney, caporale dell’esercito dell’Unione, ferito e scovato in piena guerra di Secessione in Virginia, nella piantagione che è accanto ad un collegio di ragazze, dove Kidman è la direttrice, Dunst una delle insegnanti, Fanning una allieva, tutte colpite dal fascino del bel militare. Il nemico non verrà consegnato, ma curato e inserito nella piccola comunità: ma quando sarà l’uomo a voler guidare il gioco della seduzione che inevitabilmente s’inserisce tra lui e le donne della casa, ecco che ne uscirà vittima. Premio per la regia a Cannes. Durata 94 minuti. (Ambrosio sala 1, Centrale V.O., Eliseo Grande, F.lli Marx sala Groucho, Reposi, The Space, Uci)
Kingsman: il cerchio d’oro – Azione. Regia di Matthew Vaughn, con Colin Firth, Taron Egerton, Julienne Moore e Channing Tatum. Seconda puntata degli ironici agenti segreti sulla scia di James Bond 007, camuffati dietro una sartoria londinese che nasconde il gruppo capitanato da un molto british Harry Hart, decisamente redivivo se nella puntata precedente il cattivo di turno era riuscito a mandarlo a miglior vita. Questa volta, guerrescamente rimesso in sesto, se la deve vedere con la narcotrafficante Moore, feroce e sorridente, che ha delle soluzioni finali di tutto rispetto per i propri nemici. Durata 141 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci anche in V.O.)
Delevingne. Una storia che vediamo soltanto oggi sugli schermi ma alla quale l’autore di “Nikita” pensava da almeno due decenni. In un lontanissimo futuro, Valerian e Loreline sono incaricati di una missione presso Alpha, metropoli immersa negli spazi galattici. Creature dai lunghi arti, con contorno di cattivi di vario genere e mostri famelici. Tecniche di ultimissima generazione, musiche assordanti, scenografie pronte a infiammare ogni immaginazione. Durata 140 minuti. (Massaua, Greenwich sala 1, Reposi, The Space in 3D e in V.O., Uci anche in 3D)

La Mole Antonelliana, simbolo per eccellenza di Torino, ospita il Museo Nazionale del Cinema, una delle istituzioni culturali più conosciute e apprezzate della città
Il percorso di visita, che si sviluppa in verticale, è diviso in quattro macro sezioni, ognuna delle quali dedicata a un particolare aspetto della settima arte. La scoperta del museo ha inizio al primo piano dove assoluta protagonista è l’archeologia del cinema: infatti, attraversando le sale di questa prima sezione è possibile conoscere i principi di ottica e i sistemi di funzionamento alla base dei primi apparecchi che, capaci di dare vita a spettacoli ottici, anticipano il cinema moderno, nato nel 1894. Il secondo piano è invece interamente dedicato a raccontare le diverse componenti e fasi dell’industria del cinema a partire dalla stesura del soggetto e della sceneggiatura, passando attraverso la scelta del cast, delle scenografie e dei costumi, per arrivare alla registrazione, al montaggio e infine alla proiezione in sala delle pellicole. La «Galleria dei Manifesti» costituisce la terza sezione del museo che, raccogliendo le locandine destinate a promuovere le pellicole cinematografiche, consente di ripercorrere la storia del cinema e in parallelo di osservare come sono cambiate la grafica e la cartellonistica pubblicitaria nel corso del tempo.
assistere a proiezioni sempre diverse stando comodamente sdraiati sulle rosse chaises longues, si ha la possibilità di esplorare una serie di aree espositive che, concepite in modo tale da evocare i differenti set cinematografici, sono dedicate specificatamente a un tema o a un genere della storia del cinema.
una sorta di spirale a salire verso la cupola. Tale rampa è lo spazio designato ad ospitare le esposizioni temporanee come BESTIALE! Animal Film Stars, visitabile sino al prossimo 8 gennaio. La mostra celebra gli animali protagonisti del grande schermo (dal cane di Torna a casa, Lassie! sino al maialino Babe, protagonista del film uscito nelle sale nel 1995), spiegando chi è, come viene addestrato e che cosa fa un animale attore, senza dimenticare di raccontare l’importanza assunta nel corso del tempo da effetti speciali e sofisticati robot, tecnologie che, non solo in riferimento alle pellicole che hanno per protagonista il mondo animale, giocano sempre più un ruolo fondamentale nel colorato mondo della settima arte.
Sono quasi quarant’anni che Pippo Leocata intaglia e lavora il legno. Con risultati sorprendenti, divertendosi un mondo e sfoderando doti manuali che gli derivano dal grande mestiere così come dai lontani studi d’architettura
importante “novità”: finalmente il buon Pippo s’è deciso a far uscire di casa, dal laboratorio-studio di via Arona a Torino (un po’ “tana” d’artista, un po’ luogo da favola dove la quotidianità, umana e creativa, non è mai realtà scontata) le sue più che maggiorenni ed amatissime “creature lignee”. Ben venticinque, la maggior parte di grandi dimensioni, datate fra gli Anni ’90 a oggi ed esposte per la prima volta nella suggestiva cornice del “Golf & Relais Feudo di Asti”, nell’ambito
dell’iniziativa culturale “Feudarte”, ideata a partire dal giugno scorso come valore aggiunto alle svariate attività proposte dal noto Feudo astigiano. Per Leocata, prima mostra in assoluto di “legni”, colorati e non; compensati di diverse essenze (dal teak al pino, dal pitch pine al pioppo alla betulla) e di agevole lavorazione. Legni amati al tatto, respirati in profondità, ricchi di doti cromatiche naturali e irraggiungibili attraverso l’uso pur sapiente della pennellata; legni
recuperati in ogni minima porzione e fra di loro assemblati con certosino puntiglio per arrivare a magici essenziali effetti narrativi in un procedere ai limiti del “maniacale”, nell’intagliare, nel sovrapporre “legno a legno” (quasi a creare situazioni tridimensionali ) nell’aggiungere, più che nel sottrarre, ritagli e profili e scarti riutilizzati “come se fossero –sottolinea l’artista– pennellate su tela o segni di matita su carta”. Rispetto alla pittura cambia dunque la tecnica e gli “attrezzi” di lavoro. Ma i soggetti restano inconfondibilmente e assolutamente i “suoi”, fra memorie del passato più remoto profondamente legato ai miti e alla storia della sua terra e segni di emozionale e quotidiana attualità. Fra sacro e profano, l’itinerario espositivo presenta tre imponenti “Crocifissioni” (da strapparti l’anima il “Crocefisso blu” su pannello specchiante”), ma anche gli “Amanti”, legni colorati e acrilico in omaggio all’“Olympia” di Manet o il “Reperto archeologico” realizzato pensando alla frammentaria “Testa di cavallo” di Fidia conservata al British Museum e proveniente dai Frontoni del Partenone; per proseguire con il “Tondo Etneo” (chiaro esempio di
come la cromia complessiva dell’opera sia data non tanto dal colore ma dalle diverse essenze del legno) e il lungo fil rouge che lega l’immagine ricorrente del “suo” Vulcano – di “natura divina” e dalle più improbabili e suggestive eruzioni – ai suoi cavalli alati alle rocche ai castelli al grande Sole infuocato della sua Sicilia e ai suoi guerrieri in armi, mitici eroi protagonisti della storica battaglia di Adrano (Adranon) che nel 344 a. C. servì a liberare la città dalla dominazione siracusana. Memorie di un passato che affonda le radici nella notte dei tempi, accanto ad altre più recenti e più impattanti nella vita dell’artista: si vedano, fra i lavori più suggestivi, “Angeli Sì” e
“Angeli No”, così come il “Ricordo delle Vigne” dedicato da Pippo alla memoria dell’amato padre. O, ancora, in prosecuzione del filone artistico-letterario (ultimo “pallino” dell’artista), la “Fine del ‘68” omaggio alla figura di Eugenio Montale, con quella grande luna bianca che sembra uscire d’impeto dalla pancia del Vulcano per abbracciare i toccanti versi del poeta: “Ho contemplato dalla luna, o quasi, il modesto pianeta…Dentro c’è anche l’uomo, ed io tra questi…Se uno muore non importa a nessuno purché sia sconosciuto e lontano”. Parole scritte nel ’71. Ma quanto attuali! Storie e ancora storie. Che arrivano da lontano e si ripetono nel tempo. Dentro ci vive l’uomo. Dentro c’è Pippo Leocata, che queste “storie” ci regala per immagini impresse nel legno: “Anche con il più piccolo pezzo di legno. Che, se messo al posto giusto, ha sempre una vita da raccontare”.
Gli appuntamenti del weekend
SABATO 23 SETTEMBRE ALLE ORE 17.00
DOMENICA 24 SETTEMBRE ALLE ORE 17.00