Il pezzo più antico e, anche per questo, più prezioso arriva dai tesori della locale Parrocchia di San Biagio, ricostruita a inizio Seicento sulle fondamenta dell’antico Oratorio e al cui interno è custodita una pregevole “Madonna con Bambino e Santi” (datata fra il 1611 e il 1615), attribuita a Guglielmo Caccia detto “Il Moncalvo”. Dalla Parrocchiale mombercellese arrivano, infatti, in un’esaltante tripudio di luce le classiche sculture della Natività databili intorno ai primi del Novecento, sormontate da un’imponente raggiera lignea dorata, di forte influenza tardo-barocca e temporalmente situabile intorno ai primi del Settecento. Non di più è dato sapere dell’opera che idealmente apre la quinta edizione di “Presepi e altro”, tradizionale appuntamento espositivo di fine anno con la “Sacra Natività”, ospitato sulla dolce collina astigiana di Mombercelli, nelle Sale del MuSarMo, il Museo Civico d’Arte Moderna aperto in loco nel 1997. Curata, come sempre, da Anna Virando – conservatrice del Museo – la rassegna assembla veri e
propri “Presepi d’autore” a firma di ventotto artisti contemporanei che, attraverso le più svariate tecniche e modi interpretativi dai più tradizionali ai più improbabili e bizzarri, hanno inteso cimentarsi con un tema che affonda le radici nella notte dei tempi e che ha stimolato e affascinato i nomi più illustri della nostra (e non solo nostra) Storia dell’Arte. Un’attenzione particolare merita la “Natività” del ‘95 di Adriano Sicbaldi (Bottrighe-Rovigo, 1911 – 2007), insegnante all’Accademia
Albertina di Torino e fondatore nel ’41 (con Michele Guerrisi, Ermanno Politi e lo scultore Renato Moscarelli) del cosiddetto “Gruppo di Cherasco”: racconto “popolare” il suo, dove gesto e colore narrano sottovoce e in forma sfumata la grandezza di un evento che è “grande” proprio nella sua immensa “umiltà”. Dai toni più marcati ma essenziali e rigorosamente composita è invece l’opera lignea di Giorgio Ramella, torinese, fra i nomi di punta dell’arte italiana del secondo dopoguerra nonché allievo di Paulucci e Calandri e Maestro del Palio 2017. Pochi elementi, un perfetto contrasto di colori su cui domina il “blu” intenso, Ramella sente con particolare empatia il tema della “Natività”; basti pensare al noto “Presepe degli artisti”, da lui realizzato nel ’76, insieme a
Tabusso, Aimone, Argeles, Casorati, Cordero, Grassi e Soffiantino e donato due anni dopo dal collezionista Ettore Gian Ferrari alla Chiesa di San Francesco al Fopponino di Milano, costruita da Gio Ponti. Ed è sempre il “blu” a dominare il paesaggio e le sagome in legno (legno su legno) del “Presepe 2000” firmato dal vulcanico e imprevedibile Pippo Leocata, mentre Rosa Bosco attraverso il suo “Libro d’artista” coniuga interventi pittorici astratti e collages che trovano il loro elemento di maggiore solennità nell’inserimento, all’interno dell’opera, della “Natività” del Beato Angelico. Bizzarria. Fantasia. Mestiere. C’è tutto. Anche nella giocosa “Notte Santa” dell’astigiano Michele Acquani, mentre la moglie (origini austriache) Sonja Perlinger ci parla con la poetica delicatezza del suo “Angelo Lettore” in ceramica Raku e Brenno Pesci da Castellamonte porta in mostra due mirabili presepi in terracotta in cui spiccano curiosi elementi marini. “Angeli cantori” di solida impostazione figurativa sono ancora quelli della giavenese Silvana Alasia, accompagnati alle ceramiche di Sandra Baruzzi e del valdostano Guglielmo Marthyn (docente all’Istituto d’Arte di Castellamonte) che presenta un Trittico di grande interesse con la “Natività”, l’ “Adorazione dei Magi” e la “Fuga in Egitto”. E se di “gioco” e “fantasia” da vendere vogliamo parlare, è d’uopo
soffermarsi di fronte al “bosco incantato” con due grandi gnomi ricavati da cortecce a guardia della “Natività” realizzato da Renato Milano, così come davanti al minimalista presepe fatto solo di tagli su carta bianca del conte Nicolò Calvi di Bergolo o al piccolo collage racchiuso in scatola del funambolico canellese Gian Carlo Ferraris. Da non perdere anche la “Maternità” in terracotta dell’astigiano d’adozione (prematuramente scomparso nel 2002) Paolo Spinoglio e la “Natività” in bronzo del grande Sergio Unia. A completare la rassegna ( che ospita anche i lavori della Scuola dell’Infanzia di Mombercelli, insieme a quelli della Primaria “Monticone” e al suggestivo “Presepe Mandala” della Media Zandrino), i seguenti artisti: Giose Giolito Balestrino, Fiorenzo Bracco, Renato Luparia, Olga Maggiora, Piero Oldano, Nadia Presotto, Monica Raiteri, Carla Santeni, Adelaide Scavino (che ne “L’accoglienza” aggiunge un secondo Bambino alla classica “Natività” dipinta su una tavola del Settecento), Jutta Schaefer, Mario Surbone, Rossana Turri e Adriana Virando.
Gianni Milani
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“Presepi e altro”
MuSarMo, via Brofferio 21 – vicino caserma carabinieri – Mombercelli (At)
Fino al 25 febbraio 2018
Orari: tutte le domeniche dalle 15 alle 17,30; per visite settimanali e fuori orario, tel. 338/4246055 o 346/4798585
Per info: www.musarmo.comune.mombercelli.at.it – face book.com/musarmo
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Nelle foto:
– “Presepe” della Chiesa di San Biagio, primi Novecento
– Adriano Sicbaldi: “Natività”, tecnica mista su tavola, 1995
– Pippo Leocata: “Presepe 2000”, legni colorati (acrilici e olio), 2017
– Giorgio Ramella: “Natività”, legni colorati
– Guglielmo Marthyn: “Trittico” in ceramica



PIANETA CINEMA di Elio Rabbione

Il
Per determinare il valore di un’opera d’arte non occorre che il soggetto sia “bello” in quanto un’opera è bella se c’è arte ossia stile ma, “ nel caso di Giovanni Boldini, la straordinaria avvenenza delle figure femminili tra realtà e artificio assume significato di valore aggiunto
società gaudente che affolla i boulevards i teatri, i caffè concerto. Ne viene svelato efficacemente lo spirito attraverso veloci vedute cittadine, un’umanità frenetica, cavalli sbuffanti che paiono sdoppiarsi nel movimento, avvolti in un’atmosfera rarefatta che fu definita a suo tempo “danzante come un giro di valzer”. L’ultima sezione presenta una splendida rassegna di molti ritratti di donne della ricca borghesia e della nobiltà che andavano a gara per essere immortalate dall’artista che le assecondava facendone emergere i desideri più intimi.
candidi decolletes illuminati da lunghe collane di perle, eleganti nella gestualità di braccia nude e mani affusolate, le donne riscattavano i periodi vissuti all’ombra dei mariti. 
Qualcuno nelle trincee si mise a intonare canti della tradizione natalizia e i soldati scoprirono che, pur con parole diverse, si trattava delle stesse melodie. Le luci delle candele furono poste sui bordi delle trincee…
Assassinio sull’Oriente Express – Giallo. Regia di Kenneth Branagh, con Judi Dench, Michelle Pfeiffer, Johnny Depp, Penelope Cruz e Branagh nelle vesti di Hercule Poirot. Altra rivisitazione cinematografica del romanzo della Christie dopo l’edizione firmata da Sidney Lumet nel ’74, un grande Albert Finney come investigatore dalle fiammeggiati cellule grigie. Un titolo troppo grande per non conoscerlo: ma – crediamo, non foss’altro per il nuovo elenco di all star – resta intatto il piacere di rivederlo. Per districarci ancora una volta tra gli ospiti dell’elegante treno, tutti possibili assassini, una partenza da Istanbul, una vittima straodiata, una grande nevicata che obbliga ad una fermata fuori programma e Poirot a ragionare e a dedurre, sino a raggiungere un amaro finale, quello in cui la giustizia per una volta non vorrà seguire il proprio corso. Durata 114 minuti. (Ambrosio sala 3, Massaua, Eliseo Blu, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)
Gudnason e Stellan Skarsgård. Due campioni, due storie e due personalità diversissime, gli stili che catturano opposte folle di fan, i movimenti freddi e calibrati dell’uno contro quelli nervosi e impetuosi dell’altro, la calma contro il nervosismo, la loro rivalità che li vide a confronto per 14 volte tra il ’78 e il 1981, fino alla finale di Wimbledon, che qualcuno ancora oggi considera una delle più belle partite della storia del tennis. Fino alla loro amicizia, fuori dai campi. Durata 100 minuti. (Classico)
Dickens: l’uomo che inventò il Natale – Commedia. Regia di Bharat Nalluri, con Dan Stevens, Christopher Plummer e Jonathan Pryce. Trentunenne, nel 1843, il giovane scrittore Charles Dickens deve far fronte ad alcuni insuccessi letterari, a cinque figli da mantenere e ad un tenore di vita del padre che è prodigo di operazioni finanziarie al limite del baratro. In sole sei settimane, attingendo alla vita di ogni giorno e riandando allo stesso tempo ai personali ricordi di un tempo, in un perfetto quadro dell’epoca vittoriana, tra ingiustizie sociali e ricchezze, darà vita ad una novella che rappresenta appieno lo spirito del Natale, incentrata sul carattere dispotico e cinico del vecchio Ebeneezer Scrooge come sulla sua piena conversione alla bontà. Era nato “Il racconto – o canto – di Natale”. Durata 114 minuti. (Massaua, Greenwich sala 1, Ideal, Reposi, The Space, Uci)
dell’americano Munro Leaf da cui oggi nasce questo cartoon di Saldahna (già premiato autore di “Rio” e dell’”Era glaciale”), libro del ’36 su cui franchisti prima e nazisti poi non poco s’accanirono (era, inevitabilmente, nell’animo di Gandhi). La vicenda del toro decisamente pacifista diverte oggi bambini e anche adulti dal cuore pronto a rilassarsi, pronti a simpatizzare con un animale che è destinato a combattere nell’arena ma che al contrario preferisce circondarsi di fiori, fugge da chi gli impone quelle regole, stringe amicizia con una piccola animalista. Lieto fine che s’impone, al fianco del “pericolosissimo” toro altri simpatici personaggi, tra cui da non lasciarsi sfuggire la capra Lupe. Durata106 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)
Happy End – Drammatico. Regia di Michael Haneke, con Isabelle Huppert e Jean Louis Trintignant. Una famiglia dell’alta borghesia a Calais. Il padre è il fondatore di un’azienda, ora guidata dalla figlia e dal nipote ribelle. Si devono risolvere i problemi che stanno dentro la fabbrica (qui è successo un incidente che ha provocato la morte di una persona) e la famiglia (qui il fratello della donna si risposa e inizia ad avere problemi con la figlia di primo letto, che gli è stata affidata dopo che la madre è stata ricoverata): tutto questo mentre i migranti stazionano sulle spiagge e creano tendopoli. Durata110 minuti. (Romano sala 3)
della giuria a Cannes. Un uomo e una donna, dopo anni di matrimonio, si dividono, hanno già costruito altre relazioni. Una separazione carica di rancori e recriminazioni. Nella loro vita Alyosha, un figlio non amato, vittima dell’indifferenza e dell’egoismo, che dopo l’ennesimo litigio, scompare. Supplendo al lavoro della polizia, un gruppo di volontari si mette alla ricerca del bambino, senza risultati. Durata 127 minuti. (Romano sala 1)
Paddington 2 – Commedia. Regia di Paul King, con Brendan Gleeson, Hugh Grant, Sally Hawkins e Ben Whishaw. L’orsetto inventato dalla fantasia dello scrittore inglese Michael Bond è in cerca di un regalo per la centenaria zia Lucy. Scova nel negozio di antiquariato del signor Gruber un antico libro, prezioso, che verrà rubato e del cui furto verrà sospettato un fascinoso attore. Durata 95 minuti. (Uci)
Papaleo, Matilda De Angelis e Alessandro Gassman. Un road movie, sguardo tra generazioni, una vena di autobiografia. Un vecchio padre, grande scrittore, si reca a Stoccolma, in un lungo viaggio in macchina, per ricevere il Nobel per la letteratura. Lo accompagnano i figli, due tra i tanti che ha avuto per il mondo, e il fedele segretario. Sarà un viaggio utile, tra incontri e scoperte che potranno cambiare i vecchi rapporti. Durata 96 minuti. (Ambrosio sala 2)
speranze senza sbocco. Ginny è una ex attrice che oggi serve ai tavoli, emotivamente instabile, madre di un ragazzino malato di piromania, frequentatore di assurde psicologhe; Humpty è il rozzo marito, giostraio e pescatore con un gruppo di amici, che ha bevuto e che ancora beve troppo, Carolina è la figlia di lui, rampolla di prime nozze, un rapporto interrotto da cinque anni, dopo la fuga di lei con un piccolo ma quantomai sbrigativo gangster che adesso ha mandato due scagnozzi a cercarla per farla stare zitta, ogni mezzo è buono. Rapporto interrotto ma la casa di papà è sempre quella più sicura. E poi c’è il giovane sognatore, Mickey, che arrotonda facendo il bagnino e segue un corso di drammaturgia, mentre stravede per O’Neill e Tennessee Williams, artefice di ogni situazione, pronto a distribuire le carte, facendo innamorare l’ultima Bovary di provincia e poi posando gli occhi sulla ragazza. Forse Allen costruisce ancora una volta e aggroviglia a piacere una storia che è il riverbero di ogni mélo degli autori anche a lui cari, impone una recitazione tutta sopra le righe, enfatizza e finge, pecca come troppe volte nel suo mestiere di regista, non incanta lo spettatore. La (sua) vittima maggiore, che più risente del debole successo è la Winslet di “Titanic”, che pur nella sua nevrotica bravura non riesce (o non può, obbediente alla strada tracciata dall’autore) calarsi appieno nel personaggio, come in anni recenti aveva fatto la Blanchett in “Blue Jasmine”. Durata 101 minuti. (Ambrosio sala 1, Centrale V.O., Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, F.lli Marx sala Harpo, Romano sala 2, The Space, Uci)
Smetto quando voglio – Ad honorem – Commedia. Regia di Sydney Sibilia, con Edoardo Leo, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio. Terzo e ultimo capitolo della fortunata saga sulla banda di ricercatori, vittime della crisi e di un precariato che va sempre più stretto a chi può mettere in campo lauree con ottimi voti, che abbiamo conosciuto come inventori di una droga sintetica legale e in seguito come collaboratori in incognito della polizia: oggi sono in procinto di evadere tutti quanti insieme di prigione per ritrovarsi dove tutto è cominciato, alla Sapienza di Roma, per contrastare l’ultimo nemico, il crudele e pericolosissimo Mercurio. Durata 96 minuti. (Greenwich sala 3)
volontario, in un nascondiglio segreto ai limiti del pianeta sperduto. La giovane Rey ha bisogno del suo aiuto, nell’incontrarlo gli donerà la vecchia spada laser appartenuta alla sua famiglia. Vecchi e nuovi personaggi, ultima apparizione della Fisher, indimenticabile principessa Leia, ad un anno esatto dalla scomparsa. Immancabile per il pubblico che da sempre segue la saga. Durata 152 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci anche in V.O.)
Tremblay. Auggie è un bambino di dieci anni, una malformazione cranio facciale ha fatto sì che non abbia mai frequentato la scuola. Quando i genitori prendono la decisione che è venuta davvero l’ora di affrontare il mondo degli altri, per il ragazzino non sarà facile. Al tavolo di Auggie, in refettorio, nessuno prende posto, un gruppetto di compagni continua a divertirsi a prendere in giro il suo aspetto. Poi qualcuno comunicherà ad apprezzarlo e ad avvicinarsi a lui. Durata 113 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, F.lli Marx sala Groucho, Lux sala 3, Massimo sala 1, Reposi, The Space, Uci)




