CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 793

La rassegna dei libri di luglio

Arriva, anche nel mese di luglio, il momento di scoprire cosa si legge nel gruppo FB Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri

Eleanor Oliphant sta benissimo, di Gail Honeyman  è il più apprezzato e commentato romanzo del mese, seguito, a debita distanza, da La ragazza con la Leica, di  Helena Janeczek, vincitore dell’ultima edizione del Premio Strega che, però, sta lasciando molte perplessità nei nostri iscritti, mentre continua ad essere amato e citato  Il linguaggio segreto dei fiori, di Vanessa Diffenbaugh, che torna, puntuale, tra consigli di lettura . Obiettivo Irlanda: molti post chiedono consigli su letture che raccontino la storia di questa splendida terra o vi siano ambientati. Ecco una piccola selezione di titoli meno citati, per lettori e viaggiatori curiosi e interessati alla storia contemporanea: Una stella di nome Henry è uno dei migliori titoli di Roddy Doyle e rivisita i fatti che portarono alla nascita dell’Eire rinunciando al tono edificante di certa letteratura più schierata, ma conducendo il racconto con perizia e la consueta vena ironia; lo stesso argomento è affrontato, in modo più didascalico, da 1916 , splendido affresco storico di Morgan Llywellyn del quale non esiste ancora una traduzione italiana; la questione Nord Irlandese è al centro della splendida storia di amicizia narrata da Robert McLiam Wilson in Eureka StreetAmanti dei saggi, ecco tre titoli, di genere molto diverso, per chi ama la lettura a carattere divulgativo: a chi interessa approfondire i meccanismi psicologici che regolano le gerarchie sociali e il ruolo del leader consigliamo La via di Shackleton, di Margot Morrel e Stephanie Capparel; ai lettori interessati alla biologia segnaliamo Il mondo d’acqua, di Frank Schätzing, una storia della Terra  con il racconto di teorie, ipotesi, scoperte; Salonicco, città di fantasmi, di Mark Mazower è invece il consiglio per gli appassionati di storia e politica. Ai lettori più curiosi ed esigenti, la nostra redazione consiglia: Chiamami col tuo nome, di André Aciman, dal quale è stato tratto un recente film; il classico della letteratura tedesca Woyzeck, di Georg Büchner; il drammatico Terra matta, di Vincenzo Rabito.Tra le discussioni più accese del mese vi invitiamo a partecipare a quella sui libri da leggere in spiaggia: leggeri passatempi o volumi impegnativi? Fateci sapere la vostra opinione iscrivendovi al gruppo Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri!

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Il podio del mese

Eleanor Oliphant sta benissimo, di Gail Honeyman (Garzanti) – La ragazza con la Leica, di Helena Janeczek (Guanda) – Il linguaggio segreto dei fiori, di Vanessa Diffenbaugh (Garzanti).

Obiettivo: Irlanda.  Una stella di nome Henry, di Roddy Doyle (Guanda) – 1916 , di Morgan Llywellyn (TOR) – Eureka Street, di Robert McLiam Wilson (Fazi).

SaggisticaLa via di Shackleton, di Margot Morrel e Stephanie Capparel (Sonzogno) –  Il mondo d’acqua, di Frank Schätzing (TEA) – Salonicco, città di fantasmi, di Mark Mazower (Garzanti).

Lettori esigentiChiamami col tuo nome, di André Aciman (Guanda) – Woyzeck, di Georg Büchner (Garzanti) – Terra matta, di Vincenzo Rabito (Einaudi)

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Testi : valentina.leoni@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Grafica e Impaginazione : claudio.cantini@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

Torino Short Film Market si presenta a Venezia

La terza edizione del Torino Short Film Market (Torino 22/25 novembre 2018), organizzata dal Centro Nazionale del Cortometraggio in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema – Torino Film Festival, sarà presentato ufficialmente il 1° settembre, alle16.00, a Venezia al Festival del Cinema (Hotel Excelsior, Italian Pavilion)

 

 Sarà l’occasione per illustrare le principali caratteristiche dell’appuntamento torinese grazie al quale chi ha realizzato o vuole realizzare un corto può trovare un coproduttore, un distributore o un buyer. La deadline per iscrivere film e progetti all’edizione 2018 del TSFM è fissata per il 10 settembre. L’edizione dello scorso anno ha richiamato produttori, filmmaker e distributori da 36 Paesi, fra cui AustraliaBrasile,Canada, Cina, FranciaGiappone, Spagna e Stati Uniti, trasformando così il Torino Short Film Market in soli tre anni nel più importante evento industry italiano dedicato ai cortometraggi“Credo di poter affermare, senza timore di essere smentito, che il TSFM si possa definire un successo che scaturisce dal felice incontro tra la dimensione internazionale e lo spirito di innovazione” – afferma Jacopo Chessa, direttore del Centro Nazionale del Cortometraggio – “Per questo lavoreremo ancora per consolidare a livello internazionale il ruolo della manifestazione”.

 

 

Le call aperte sono:

 

Digita!, che prevede pitching di 7 minuti in inglese per i 10 progetti di contenuti digitali (VR e digital series) selezionati, incontri one-on-one e una tavola rotonda tra società di produzione nazionali e internazionali.

Distributors Meet Buyers, una sessione di pitching per i rappresentanti delle compagnie di distribuzione, durante la quale i selezionati avranno 7 minuti per presentare il loro catalogo di distribuzione. A seguito della sessione i partecipanti avranno incontri one-on-one con i buyers presenti.

 

Oltrecorto, la sezione dedicata ai progetti di lungometraggio o serie tv basati su un cortometraggio precedentemente completato. Anche in questo caso sono previsti pitch e incontri one-on-one.

Pitch Your Fest! è, infine, l’innovativa sessione di pitching per organizzatori di festival e rassegne che prevedano cortometraggi in programma.

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Il 3° Torino Short Film Market è realizzato con il sostegno di: MiBACT, Regione Piemonte, Istituto LUCE – Cinecittà, Film Commission Torino Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Quaglieni presenta “Grand’Italia” a Bardonecchia

Il libro dedica un capitolo a Benedetto Croce che soggiorno’ in vacanza in Val di Susa

 

Sabato 4 agosto alle ore 16 alla biblioteca di Bardonecchia, via Bramafam 17, Giuseppe Piccoli, Emilio Papa, Gianna Passaggio presenteranno “Grand’Italia”di Pier Franco Quaglieni , ed.Golem, che raccoglie i ritratti di 31 donne e uomini importanti della storia italiana del ‘900 .Interverrà l’autore storico e giornalista , direttore del Centro Pannunzio. Il libro dedica un capitolo a Benedetto Croce che soggiorno’ in vacanza in Val di Susa a Bardonecchia e a Meana e un capitolo ad Aldo Garosci, storico e politico nativo di Meana .

Felice Cascione, l’autore di “Fischia il Vento”

Domenica 5 agosto 2018, alle 11 del mattino, ad Alto (CN) nel cuore della Val Pennavaire, sul confine tra Piemonte e Liguria, verrà ricordata la figura di “U Megu”, il  medico e partigiano imperiese Felice Cascione, ucciso dai nazifascisti il 27 gennaio 1944 dopo  uno scontro a fuoco in località Case Fontane, nei pressi di Alto. L’iniziativa, promossa dal Comune di Alto in collaborazione con l’Anpi di Cuneo, Savona e Imperia, patrocinata e sostenuta dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale, fa parte del programma di eventi per il centenario della nascita di Cascione.La cerimonia si svolgerà in piazza San Michele dove sarà cantata “Fischia il Vento”, l’inno dei partigiani scritto proprio da Felice Cascione nel settembre del 1943 sulla musica della popolare canzone sovietica in lingua russa “Katjuša”, diffusa durante  l’ultima guerra mondiale. Porterà il saluto del Consiglio regionale del Piemonte il Presidente Nino Boeti. L’orazione ufficiale sarà tenuta da Carla Nespolo, Presidente nazionale dell’Anpi. Felice Cascione era nato cent’anni fa a Porto Maurizio (l’attuale Imperia), il 2 maggio 1918. Medaglia d’oro al valor militare, l’autore di “Fischia il Vento” fu un esempio di vita e di valori. Le azioni vittoriose contro gli occupanti e contro i fascisti si alternavano all’assistenza che il giovane medico – “bello e vigoroso come un greco antico”, come lo descrisse Alessandro Natta- prestava ai montanari delle valli da Albenga a Ormea. Fu proprio la sua generosità di medico a tradirlo. Cascione non consentì ai suoi partigiani di eliminare due prigionieri delle Brigate nere ( “Ho studiato venti anni per salvare la vita di un uomo, come posso acconsentire a dare la morte a due persone che hanno errato perché non hanno avuto, come noi, la fortuna di essere educati alla libertà, alla bontà, alla giustizia? I due prigionieri hanno salva la vita “) e pagò con la vita il coraggio di questa scelta, dopo che uno di questi fuggì e denunciò la presenza dei partigiani. “Il tuo nome è leggenda, molti furono quelli che infiammati dal tuo esempio s’arruolarono sotto la tua bandiera…”. Così scrisse un giovanissimo Italo Calvino, quasi a commento della scelta che fece insieme al fratello Floriano di arruolarsi nella seconda divisione d’assalto partigiana Garibaldi, intitolata allo stesso Cascione, proprio all’indomani dell’uccisione di “U Megu”. In piazza San Michele, ad Alto, una targa che ricorda che la canzone simbolo della Resistenza fu intonata per la prima volta in quello stesso luogo, il 6 gennaio 1944.

 Marco Travaglini

“Di’ qualcosa, sto rinunciando a te”

Secondo il poeta William Butler Yeats “La troppo lunga rinuncia rende di pietra il cuore”, mentre secondo la scrittrice americana Lauren Oliver “c’è sempre un po’ di sollievo nella rinuncia”
Io credo che arrendersi non significhi sempre essere deboli; a volte puo’ voler dire essere forti abbastanza da lasciar perdere. Nel giorno della mia resa sono a segnalarvi un brano incantevole nella sua delicatezza di espressione e ricco di malinconica sofferenza. Correva l’ano 2013 e veniva pubblicato questo singolo spettacolare che vanta una collaborazione importante con Christina Aguilera. Say Something è stato originariamente pubblicato l’11 febbraio 2011 all’interno dell’album di debutto della band di Ivan Axel This Is The New Year in collaborazione con la cantante Jenny Owen Young, ma la traccia non venne subito notata come possibile singolo, finché non venne utilizzato all’interno della decima stagione del popolare programma TV So You Think You Can Dance; tutto ciò ha provocato una reazione a catena inerente al possibile duetto tra il duo americano e Christina Aguilera. In un’intervista, Ian Axel dichiarò su Billboard il fatto che ha sempre considerato quella di Christina come una delle voci migliori al mondo, anche se la canzone non prevedeva la presenza della cantante, ma è stata la stessa Aguilera che, attraverso il suo account Twitter, comunicò la collaborazione, e perciò il brano venne registrato nuovamente due mesi prima della sua pubblicazione ufficiale. La canzone ha ricevuto il plauso generale dei critici musicali. Rick Florino di ARTIS direct ha assegnato al pezzo un punteggio massimo di cinque stelle su cinque, elogiandone le sonorità e la prestazione vocale della Aguilera, definendola “una performance magistrale” e notando come la cantante sia riuscita a mostrare una “voce molto più sensuale, matura e potente di prima”. La città di New York, nel freddo dicembre 1980 ci ha regalato la nascita di Christina Maria Aguilera e credo che lei possa dirsi parte del patrimonio musicale mondiale, anche per il fatto che venne inserita, dalla rivista Rolling Stone, al 58° posto nella lista dei 100 migliori cantanti al mondo. (Aretha prima ed assoluta a avrei da dissentire sulla totale assenza di George Michael e la presenza di John Fogerty al 72° posto n.d.r.) Sono arrivata a lei perchè non tutti sanno essere nota per il suo sound in continua evoluzione sia per quanto riguarda la musica, sia per i testi. Il sound, di genere bubblegum pop nel suo primo album, ha subito una trasformazione in quello successivo, Stripped. Il bubblegum pop (conosciuto anche come bubblegum rock, bubblegum music, youth music o semplicemente bubblegum) è un genere musicale che si stanzia nel pop. Caratteristiche tipiche del bubblegum pop sono le melodie orecchiabili, strutture musicali a tre accordi, armonie semplici, ritmi ballabili e riff ripetitivi. Dì qualcosa, sto rinunciando a te Sarò la persona giusta, se mi vuoi
Ovunque, Ti avrei seguito Dì qualcosa, sto rinunciando a te… Bene, andate ad ascoltare il brano e ditemi: quanto bello è !?
Chiara De Carlo
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Chiara vi segnala i prossimi eventi… mancare sarebbe un sacrilegio! 
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VENERDI 3 AGOSTO
IMPIANTI SPORTIVI DI PORTE – Via Martellotto Loc. Malanaggio Porte To
Radiosonic Tribute Band Negramaro
info & prenotazioni 3470570073
SABATO 4 AGOSTO ore 22
PADIGLIONE 14 PARCO DELLA CERTOSA COLLEGNO
“ I LOVE ROCK”
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Gran finale allo Zero Festival Beer

Sul palco anche ‘Gli Sconnessi’ e ‘I 60 Beat’, successo per la Sesta Edizione che ha raccolto fondi per il ‘Museo del Grande Torino’

Gran finale per lo ‘ZERO Festival Beer’.A Pianezza (TO), in Via Torino 29/B presso l’area spettacoli ‘Vertigo’ dove questa sera sono di scena grandissimi nomi del miglior cabaret nazionale. A salire sul palco, infatti, saranno Beppe Braida e Gianluca Impastato, insieme a ‘Gli Sconnessi’, supergruppo di valenti attori comici torinesi, più la musica de ‘I 60 Beat’. Bilancio positivo, dunque, in termini di affluenza, per l’affermata kermesse divenuta con successo parte integrante del circuito delle grandi manifestazioni estive piemontesi che quest’anno prende il nome proprio da ‘ZERO’, il primo social utility network della storia nato a Torino da un’idea dell’imprenditore Cristiano Bilucaglia che, dal 2015, riesce ad azzerare le bollette di luce e gas, canone Rai e accise comprese, per la gioia dei consumatori. Conduce la manifestazione Claudio Sterpone, attore cinematografico e stimato cabarettista già nel cast di ‘Colorado Cafè’, ‘Zelig Off’ e molti altri. Media partner dell’evento è ‘Radio GRP’, storicamente la Radio più ascoltata e seguita in Piemonte, mentre la Direzione Artistica porta la firma di Andrea Carbonara e Marco D’Angeli. Per informazioni, è disponibile il sito www.scelgozero.it e la Pagina Facebook ‘ZERO FESTIVAL BEER’ (https://www.facebook.com/FestivalbeerDruento/).

 

Le chiese di Odalengo Grande

La Valcerrina è sempre stata, per la sua conformazione e la sua posizione, terra di castelli, ma prima ancora è stata terra di chiese e di luoghi di devozione. E Odalengo Grande, paese il cui nome denota chiare origini longobarde derivando dal termine “Adelingi” (che indicava i nobili discendenti da antiche famiglie da cui dipendevano gli arimanni( non ne è da meno. Su un territorio comunale che, a dispetto di una popolazione che supera a malapena le quattrocento anime, è abbastanza ampio e suddiviso nelle frazioni di Sant’Antonio, Vallestura, Cicengo, Pozzo, Casaleggio, Frostolo e Torre San Quilico, oltre al capoluogo, ci sono ben quindici chiese, costruite in tempi differenti ma che stanno a testimoniare la religiosità della Valle. Sul piano secolare, invece, la prima testimonianza scritta dell’esistenza di Odalengo Grande è del 14 marzo 940: da un documento storico risulta che al “Placito” di Asti siano intervenuti due nobili cavalieri: Gunterius e Vuilelmus de Adelingo. La conferma che Audelingo sia l’attuale Odalengo si ha dal fatto che il nome del paese nel dialetto locale faccia “Audaleng”. I primi insediamenti nell’attuale territorio comunale però, sono antecedenti e derivano probabilmente da un antico pago romano; infatti, ci si trova sulla strada che univa le importanti città romane di Vardagate ed Industria ed inoltre i longobardi erano soliti occupare solo punti strategici e fortificati che gli permettessero il controllo del territorio nonostante il loro ridotto numero. Venendo, invece, a passare in rassegna i luoghi di culto, e partendo dal capoluogo, arroccato sulla collina si erge la chiesa di San Vittore, che sorge non lontano dal castello. L’attuale sito venne costruito per volontà del marchese Luigi Gozani, con la posa della prima pietra benedetta il 14 aprile 1785. Si è ipotizzato un intervento del Magnocavalli.

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Presso il camposanto di Odalengo Grande c’è un’altra chiesa dedicata a San Vittore, forse ne fu la prima parrocchiale.In Regione Scarfenga si trova, invece, la chiesa intitolata a San Grato, proprietà privata (è l’unica non di proprietà diocesana), difficilmente raggiungibile, citata in atti della Diocesi di Vercelli del 1299. L’attuale edificio è stato eretto intorno al 1890.Sul colle di Moncucco, “inglobata” nel bosco sorge la chiesa della Madonna della Grazie, con annesso Romitorio. Recentemente è stata teatro di un concerto con l’intento di ravvivarla e c’è intenzione da parte del Comune d’intesa con la Parrocchia di provvedere ad un recupero del luogo e della chiesa. Nella frazione Vallestura sorge invece la chiesa intitolata a San Grato, già parrocchia dal 1734, poi soppressa nel 1986- Lungo la strada provinciale, ex strada statale 590 della Valcerrina che porta, nelle sue direzioni, verso Casale Monferrato e Torino, c’è la chiea di san Quilico, tra Vallestura e Pozzo. E’ una cappella in stile eclettico, costruita alla fine del secolo XIX a fianco del campanile, unico resto dell’antica chiesa. Edificata in tempi recenti è quella della Madonna Assunta nella frazione Pozzo, con il contributo degli abitanti, e funzionante dal 26 maggio 1963 Nella frazione Casaleggio si trova la chiesa intitolata a Santa Liberata, Santa festeggiata il 18 gennaio. Il luogo di culto è utilizzato soltanto durante il periodo estivo. Presso il camposanto di Cicengo c’era una antica chiesa, si pensa risalente intorno al Mille, già chiesa parrocchiale ed intitolata a San Secondo. E’ stata riaperta al culto nel 2008. Sempre a Cicengo si trova una chiesa intitolata a San Sebastiano, parrocchia intorno al 1632, ampliata nel 1667 come testimonia un’epigrafe in terracotta. Si sviluppa su tre navate. A cinquecento metri ad Ovest di Odalengo Grande nella Valle c’è la chiesetta di San Martino, isolata ed abbandonata, A Riovalle “frazione” di Sant’Antonio si trova invece la Santissima Trinità, del secolo XVIII, attualmente non utilizzata. In passato aveva un paliotto in scagliola del 1737 di Francesco Soleri, trasferito nella parrocchiale di Sant’Antonio. A Sant’Antonio il luogo di culto è intitolato a Sant’Antonio Abate. E’ stato costruito tra la fine del Settecento ed il 1819. Presenta una facciata neo – classica in mattoni a vista, un campanile in mattoni a vista, altare maggiore ottocentesco e coro ligneo nell’abside. Presso il cimitero della frazione ci è la vecchia chiesa pure dedicata a Sant’Antonio Abate. Infine da segnalare la chiesa di San Rocco edificata nel 1880.

Massimo Iaretti

 

E’ di scena Borgate dal Vivo

Alle ore 21 torna il festival  teatrale

 

GIUSEPPE CEDERNA

in

“DA QUESTA PARTE DEL MARE”

Uno spettacolo teatrale tratto dall’omonimo libro di Gianmaria Testa

29 luglio ore 21

Teatro Fassino – Via IV novembre, 19, 10051 Avigliana TO

 

Domenica 29 luglio alle ore 21 torna il festival Borgate dal Vivo al Teatro Fassino di Avigliana, con lo spettacolo teatrale “Da questa parte del mare”, ispirato all’omonimo libro di Gianmaria Testa e interpretato da Giuseppe Cederna, per la regia di Giorgio Gallione.

“Da questa parte del mare” racconta di un viaggio, fatto di storie e canzoni sulle migrazioni umane, sulle radici dei popoli e sul senso dell’umano. Lo spettacolo, che mescola le parole di Gianmaria Testa a quelle dello scrittore Marco Revelli e di Alessandra Ballerini, avvocatessa, affronta il tema delle migrazioni odierne, raccontando semplici storie di uomini e donne. Cederna sarà la voce di Gianmaria Testa, con piccoli momenti dedicati alle sue canzoni, e dei migranti in un continuo passaggio tra ruoli differenti, legati tra loro da un elemento costante: il mare, che salva e insieme danna.

“BRUCIARE LA FRONTIERA”

Incontro con Carlo Greppi e presentazione del libro

29 luglio ore 17

Scuola di Melezet, Frazione Melezet, 97 – Bardonecchia

Domenica 29 luglio Carlo Greppi presenterà il suo ultimo libro “Bruciare la frontiera”, (Giangiacomo Feltrinelli Editore) in dialogo con Francesco Piperis, responsabile della comunicazione del festival Borgate dal Vivo. L’appuntamento si terrà per le ore 17 presso la scuola del Melezet di Bardonecchia. Il romanzo “Bruciare la frontiera” è ambientato nelle Terre di confine tra l’Italia e la Francia, luoghi che hanno visto nel 1943 uomini e donne fuggire dalla guerra; profughi in cui i due giovani amici protagonisti del romanzo riconoscono la stessa disperazione dei nuovi migranti che cercano oggi invano di attraversare le frontiere. Parallelamente viene raccontata la storia di un ragazzo tunisino che, per amore, tenta il passaggio in Francia. Tre ragazzi a confronto, simili per età, voglie e sentimenti, molto distanti nelle possibilità.

Baluginii di vita

E’ uscita  l’ultima raccolta di poesie di Massimiliano Giannocco  

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Prefazione di Luca Bagatin a “Baluginii” 

 

Quelli di Massimiliano Giannocco sono baluginii di vita. Timidi bagliori di speranza in un mondo in decadenza. I baluginii della lirica di Giannocco sono richiami al Divino, ai suoi Angeli, all’innocenza. Sono richiami all’onestà ed all’eterna legge morale che dovrebbe regolare ogni civiltà degna di questo nome. Sono baluginii, ovvero timide luci, timidi chiarori in un mondo fatto d’opportunismo e indifferenza. Sono richiami ad una civiltà antica, forse non del tutto perduta, ma sicuramente dimenticata in un’epoca materialista senza più contezza delle sue radici, della sua Storia, dei suoi Avi. Sono versi spesso introspettivi, avvolti di spleen baudelairiano, consapevoli dell’abisso e dell’inferno terreno, ma che vorrebbero ricercare una via d’uscita, guardando verso il cielo, il sublime e finanche il dionisiaco, rappresentato da menadi bramose e da una Venere dalla turgide labbra. Tutto pur di sfuggire alla “morte diurna delle menti”, all’appiattimento della vita moderna quotidiana ! Anche nelle descrizioni liriche dei paesaggi si scorge una profonda nostalgia per l’antico. Per l’Antica Urbe “dove son vaghi i ricordi del disordine cittadino, dove ville patrizie e rocciosi manieri han per vivace decoro”; per gli italici borghi medievali ove i castelli troneggiavano imperiosi, come fari maestosi a far da guida ai naviganti; per i paesaggi medievali medesimi dell’Italia centro-meridionale, con le loro vigne, i loro verdi ulivi e le antiche masserie. L’Autore sembra quindi rifuggire dalla modernità dell’Italia d’oggi, che non rammenta il suo glorioso passato ed ove a prevalere sembrano essere i mediocri. Quello che ho inteso del messaggio di Massimiliano Giannocco, attraverso le sue liriche, ciò che in sostanza mi ha trasmesso, è un pensiero a tratti pessimista ma non domo, non addomesticato. Un messaggio che, forse, in questo momento storico può far riflettere per la carica di nostalgia che esso rappresenta. Rappresenta un pensiero conservatore ma, forse proprio per questo, rivoluzionario in un contesto ove il degrado della modernità ha ucciso ogni coscienza critica, ogni senso di comunità e di appartenenza. Da Massimiliano Giannocco, ideologicamente, mi dividono molte cose. Più che altro è forse l’approccio alle questioni che ci divide. Egli è legato fondamentalmente al concetto di individuo e di libertà assoluta dell’individuo, mentre io non posso non tenere conto del fatto che l’individuo è un essere pensante posto all’interno di una comunità e che senza la consapevolezza di ciò non vi può essere alcuna ricerca della libertà. Ciò che potrebbe unirci è il rifiuto, ad ogni modo, della modernità che annichilisce le menti e che, volendo essa sradicare gli esseri umani e renderli dei senza storia, dei senza patria, toglie loro ogni senso del Sacro, del Divino e dunque li priva della loro intima libertà, che è interiore prima ancora che esteriore. Che è una libertà collettiva, aggiungerei io, per quanto l’Autore di questi versi non sarebbe d’accordo con questa mia ultima affermazione. Penso che questo non sarà che l’inizio di una serie di raccolte poetiche che l’Autore ci donerà. Il lettore, dalla lettura delle sue liriche, non potrà che trarne fonte di meditazione ed ispirazione.

 

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

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Per informazioni e acquisti del testo al seguente link:https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/411752/baluginii/

 

La guerra bianca

Immagini di nitida perfezione narrativa. Paesaggi alpini di una bellezza che incanta e   che, dentro, hanno la forza e il potere di trasformare la memoria in pagine di storia vivide di emozioni e dolente poesia

 Sono 70 gli scatti realizzati dal fotografo valdostano Stefano Torrione (classe ’62, vincitore del “Panorama European Kodak Award” nel ’94, presente sulle più prestigiose riviste di viaggio italiane e straniere e oggi attivo fra Milano e Saint-Pierre) raccolte nella mostra “La Guerra Bianca”, ospitata fino al 14 ottobre nelle sale espositive del nuovo Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere del Forte di Bard. Ideata e realizzata da “National Geographic Italia” con la

curatela di Marco Cattaneo, la rassegna è il frutto di un reportage realizzato anni fa in occasione del centenario della Grande Guerra, un viaggio fra i ghiacciai e le cime delle Alpi centrali e orientali, che furono teatro del più grande conflitto di montagna della storia, combattuto fra le truppe austro-ungariche e quelle italiane. Fino ai tremila metri. Adamello, Ortles, Cevedale, Marmolada. Sulla lunga cresta di confine fra il Passo dello Stelvio e l’altopiano carsico, l’itinerario di Torrione segue scrupolosamente tutta la linea del fronte, seguendo con intima   partecipazione ma con l’acuta lucidità del fotografo di gran classe le tracce lasciate da migliaia di uomini diventati, nella logica infernale dello scontro bellico, solo e unicamente “carne da macello”:

tracce riaffiorate nel corso del tempo, a causa del riscaldamento globale, e ancora oggi ben vive e presenti, a testimonianza di quell’immane tragedia. Sono presenze mute, inquiete e inquietanti, fermate in imbarazzanti contrasti con la limpida bellezza dei luoghi fissati dall’obiettivo: trincee, baracche, gallerie scavate nella roccia che all’apice della guerra arrivarono a raggiungere i dodici chilometri, postazioni di combattimento, matasse di filo spinato arrugginite, cannoni abbandonati e maschere antigas. Particolari. Semplici ma tragicamente imponenti particolari di un conflitto di

cui si parlerà anche, a corollario della mostra, in una conferenza di indubbio interesse dal titolo “La Guerra Bianca. Storia, dolore e ingegno. L’analisi, il racconto e l’esplorazione”, in programma sabato 28 luglio, ore 16, all’“Auditorium Mortai” del Forte. Alla tavola rotonda parteciperanno lo storico Diego Leoni, Marco Gramola – presidente Commissione Storica S.A.T. (la Società Alpinisti Tridentini) – e lo stesso fotografo, Stefano Torrione; moderatore, il giornalista Enrico Martinet. L’ingresso alla conferenza è gratuito. Tariffa unica visita guidata + mostra: 5 euro. I visitatori potranno, fra l’altro, trovare nelle fotografie di Torrione un prezioso complemento a uno degli argomenti principali de Il Ferdinando – Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere che, nella sua seconda sezione, è proprio dedicato alla militarizzazione delle Alpi, teatro dei due conflitti mondiali.

 

Gianni Milani

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“La Guerra Bianca. Fotografie di Stefano Torrione”

Il Ferdinando-Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere, Forte di Bard (Aosta); tel. 0125/833811 – www.fortedibard.it

Fino al 14 ottobre – Orari: dal mart. al ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lunedì chiuso. Dal primo luglio al 2 settembre 10/19,30

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Nelle foto

– “Gruppo Adamello – Cresta Croce, cannone  italiano 149 G”
– “Gruppo Adamello – Pendici di Monte Coel, osservatorio blindato per artiglieria”
– “Gruppo Adamello – Caré Alto, baracca a. u. a strapiombo sul canale sud-est”
– “Maschera antigas polivalente in dotazione ai soldati italiani, con cappello da alpino e occhiali antischeggia da ghiacciaio”