Sabato 25 agosto alle ore 21,15 ad Alassio in piazza della Libertà, nei giardini antistanti al Comune, si terrà l’evento “Sera d’estate 2018” nel corso della quale verranno consegnati i seguenti premi: Premio “Pannunzio Alassio” al giornalista MATTIA FELTRI,autore del “Buongiorno”su “La Stampa” e il “Secolo XIX”, il Premio” Flaiano cultura” al linguista VITTORIO COLETTI e il Premio” Mario Soldati” ad ALESSANDRA ZUNINO SEGRE , imprenditrice dell’accoglienza ligure di eccellenza. In apertura Anna Ricotti presenterà il libro di Pier Franco Quaglieni “Grand’Italia”, Golem Editore. Coordinerà Marco Servetto , presidente del comitato del Ponente Ligure del Centro “Pannunzio”. La manifestazione è organizzata dal Centro “Pannunzio”. In caso di maltempo si terrà alla Biblioteca civica di Alassio in piazza Airaldi e Durante. Mattia Feltri, giornalista e scrittore, nel 2005 viene assunto da “La Stampa” e diventa caporedattore della redazione romana del giornale.Dal 2010 firma la rubrica quotidiana “Paesi e buoi”, dove commenta sarcasticamente il fatto politico del giorno. Dal 2017 scrive la rubrica di prima pagina
“Buongiorno”. Il linguista Vittorio Coletti, accademico della Crusca, è stato docente ordinario di storia della lingua italiana a Genova, a Parigi e in altre università italiane e straniere. Con Francesco Sabatini è autore di un celebre Dizionario della lingua italiana. Da anni scrive sul quotidiano “Repubblica”. E’ autore di saggi di fondamentale importanza e valore scientifico . Alessandra Segre Zunino è contitolare con il marito del Relais- Chateaux, Resort & Golf “La Meridiana” di Garlenda, un albergo di charme fondato 1978-40 anni fa – che fa dell’accoglienza raffinata la sua cifra distintiva. Alessandra Segre Zunino è animatrice e sostenitrice di tante iniziative culturali e artistiche. E’ sua l’idea del celebre presepe luminoso di Garlenda. Dichiara il prof. Pier Franco Quaglieni direttore generale del Centro “Pannunzio”, che consegnerà i premi: “Essi intendono premiare e riconoscere personalità molto diverse tra loro nello spirito di pluralismo che da sempre caratterizza il Centro “Pannunzio”. E’ un appuntamento che si ripete ogni anno ad Alassio anche nel ricordo di Roberto Baldassarre mitico organizzatore culturale alassino.”






allora al civico 32 di via Marenco – giornale per il quale Primo Levi aveva scritto a partire dal 1959 e, in forma più continua dal 1968, saggi racconti ed elzeviri della Terza Pagina. “Mio nonno – racconta Ginevra Elkann, presidente della Pinacoteca Agnelli – decise di collocare i quadri di Rivers in una grande sala al piano terreno della sede del giornale che venne comunemente chiamata da allora ‘Sala Primo Levi’. Non era aperta al pubblico, ma era usata solo per le riunioni più importanti e per accogliere i visitatori e gli ospiti illustri”. In via Marenco le tele restarono fino al 2002, allorché furono trasferite negli uffici della Pinacoteca progettata da Renzo Piano sul tetto del Lingotto e inaugurata proprio nel settembre di quell’anno. Ma quando e come avvenne l’interesse di Larry Rivers (nato nel Bronx da genitori russi ebrei e il cui vero nome era Yitzhok Loiza Grossberg) per Primo Levi? A metà degli anni Ottanta, Rivers aveva da poco iniziato a fare i conti con le sue origini ebraiche, fino ad allora trascurate, e con le vicende della Shoah. Nell’ ’84 realizza “La storia della Matzah” (Storia del popolo ebraico) oggi alla “Yale University” e nell’ ’86 la copertina “Erasing the Past” per il Magazine del “New York Times”. La ricerca sull’Olocausto lo porta alla lettura di molti autori e molte opere legate al tema. E proprio su questa strada incontra Levi e il suo “Se questo è un uomo”,
suggeritogli dall’amico Furio Colombo, in quegli anni presidente di Fiat USA, che gli regala una copia del libro. Rivers ne è profondamente turbato e decide di leggere tutte le opere dello scrittore, le cui diverse identità (chimico, deportato come partigiano e identificato come ebreo, sopravvissuto allo sterminio e diventato poi narratore delle disumane infamie del lager ma non solo) lo appassionano a tal punto da indurlo a “teatralizzare” i suoi romanzi più celebri nei tre “Ritratti” ancora oggi di proprietà della famiglia Agnelli: dipinti singolarissimi e di forte suggestione in cui la figura, graficamente perfetta, di Primo Levi si sovrappone e si fonde con altre immagini-icone della Shoah, in un costante dialogo e intreccio fra la storia personale dello scrittore e le tante storie di chi, come lui, ebbe a vivere la terribile esperienza della deportazione e dell’odio razziale. “Per esprimere al meglio – si è scritto – la sua visione della Memoria e della Morte l’artista utilizza la tecnica della cancellazione, con figure non pienamente presenti sulla scena. Una perfetta metafora per la difficoltà di trasmettere la memoria dello sterminio da parte dei sopravvissuti: le immagini del passato non si possono dimenticare, eppure, allo stesso tempo, è impossibile riuscire a comunicare fino in fondo la tragedia a chi non l’ha vissuta”. E i frammenti di vita che restano, dopo il lager, e che diventano inferno di memorie che ti bruciano dentro. Giorno dopo giorno. Impietosamente. Come, forse, fu per Primo Levi.













