CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 738

Fra Arte e Poesia la Natura celebrata al Collegio San Giuseppe

Nelle opere di trenta artisti. Fino al 18 aprile
Dalla natura al simbolo. Ad aprire la rassegna, sono due opere “specchianti”, l’una la prosecuzione dell’altra, realizzate in momenti di diversa creatività artistica, ma anche di diversa tensione emotiva ed esistenziale da Michele Tomalino Serra ( Cossano Belbo, 1942 – Torino, 1997), allievo a Torino di Gigi Morbelli, cui l’artista cossanese deve, in gran parte, l’avvicinamento a quella forma di “realismo fantastico” e “simbolico” che contraddistingue buona parte dei suoi dipinti. Un unico titolo per entrambe le opere: “Trasformazione di un paesaggio”. Nella prima permane ben chiara la traccia figurativa, pur se frutto di sintetiche ed umbratili pennellate cariche di colore, dissolte ed ancor più essenzializzate nella seconda, che pare inghiottire ogni forma di presenza umana e paesistica (fatta eccezione per il nudo albero proteso al cielo) in una sorta di   ansiogena astrazione di parvenze reali intaccate dal macigno delle emozioni. “E stupisco che ancora al mondo sian/ gli alberi e l’acque…”, recitano accanto pochi ma ben espliciti versi di Camillo Sbarbaro. Fra Arte e Poesia, è infatti un suggestivo tributo a trenta artisti, tutti piemontesi (in larga parte torinesi o comunque torinesi d’adozione), la terza mostra della terza serie di esposizioni d’arte organizzate nelle sale del “Collegio San Giuseppe” di via San Francesco da Paola, a Torino. Mostra a tema, la rassegna – curata da Alfredo Centra e da Donatella Taverna – assembla un’ottantina di opere (fra oli, incisioni, disegni, tecniche miste e sculture) tutte ispirate al mistero infinito e senza tempo della natura, di quella natura assoluta “immagine del suo Creatore – scrive la Taverna – con cui la conciliazione non può compiersi altrimenti che con l’arte, poetica o pittorica poco importa, purché limpida ed essenziale”. A far da collante alle opere esposte, tutte abbinate a citazioni poetiche scelte con opportuna avvedutezza, la primordiale suggestione di “alberi altissimi ed acque”, come recita il titolo stesso della mostra, ispirandosi ai versi, narranti la mitica Sicilia, di Salvatore Quasimodo, in “Le morte chitarre” da “Il falso e vero verde”. Raffinatissimo e di grande maestria incisoria, é il “Notturno” con quella luna piena vegliante e velata, opera dell’‘87 della valsusina Lia Laterza, accanto ai non meno preziosi “Alberi” di Eugenio Gabanino, così come ai più tonali e lievi “rami” di Aldo Conti (Torino, 1935 – 2008) o a quelli più “tormentati” e struggenti della ligure (ma formatasi all’“Albertina” di Torino) Cecilia Ravera Oneto (1918 – 2002), accostati alla complessa frenesia per certi versi da “stretta al cuore” della torinese Marazia, al secolo Maria Grazia Magliocca Parenti. Da segnalare, per la perfezione e l’ostinato rigore di un segno così preciso da togliere il fiato, le stupende incisioni di Xavier   de Maistre, così come il raffinatissimo composito “Motivo orizzontale” di Elisabetta Viarengo Miniotti, incisione del ‘91 in cui si legge l’alta lezione del maestro Giacomo Soffiantino. Seguono le pagine mosse e delicate di Giuliano Emprin (Torino, 1902 – 1991), accanto alle più cupe “Sinfonie in blu” e allo “Studio per l’isola Ildebranda” di anelito quasi informale firmate da Ottavio Mazzonis (Torino, 1921 – 2010). Sul tema “alberi”, si segnalano ancora le opere dell’alessandrino Franco Sassi (1912 – 1993), della torinese Carla Persani Motti (fra i fondatori delle Associazioni “Il Senso del Segno” e “Volarte”), così come i simbolici tormentati tronchi di Alda Besso-Giò (Genova, 1906 – Torre Pellice, 1992), accanto alle surreali oniriche visioni di Giorgio Viotto e Vito Oliva, alessandrino come Franco Pieri. Alla prima sezione appartengono ancora, i vigorosi disegni di Luisa Porporato, insieme alle misteriche presenze di Valeria Carbone, ai giochi fantasiosi di Rosanna Campra e al cupo “Bosco” di Luigi Rigorini, presente anche nella sezione “acque” con “Antichi riflessi” a contrappunto – dal sapore mitologico – del grande olio eseguito dal grande padre Antonio Rigorini (Torino 1909 – 1997), titolato “L’onda”. Autentiche chicche, le tre “matite” realizzate fra il ’78 e l’‘80 durante un periodo di convalescenza a Pallanza dal celebre scultore Giovanni Taverna (1911 – 2008), alessandrino e allievo di Leonardo Bistolfi. In mostra c’è anche un vigoroso “Albero nella tempesta”, firmato dalla moglie di Taverna, Margherita Costantino (Torino, 1915 – 2006). Per “acque”, la rassegna presenta ancora due astratte geometriche “plages” di forte impatto visivo dell’alsaziano ma torinese d’adozione Jean Luois Mattana (1921– 1990) e una scultura vitrea “La goccia”, tagliata al centro con una colatura di vetro fuso che pare interrompere l’incantata purezza di un sogno, realizzata dalla chierese Monica Dessì. A seguire opere di Anna Maria Palumbo, Mario Gomboli (Firenze, 1946 – Torino, 2014), Edina Prochet, Guido De Bonis (Torino, 1931 – 2013) e Rita Scotellaro, canavesana. Sua, l’informale “Onda” del 2012, accompagnata dai versi di Umberto Saba: “…me al largo/ sospinge ancora il non domito spirito/ e della vita il doloroso amore”.

Gianni Milani

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“…e alberi altissimi e acque…”
Collegio San Giuseppe, via San Francesco da Paola 23, Torino; tel. 011/8123250 o www.collegiosangiuseppe.it
Fino al 18 aprile
Orari: lun. – ven. 10,30/12,30 – 16/18; sab. 10,30/12,30
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Foto

– Michele Tomalino Serra: “Trasformazioni di un paesaggio 1” 
– Michele Tomalino Serra: “Trasformazioni di un paesaggio 2”
– Xavier de Maistre: “Pino laricio”
– Giovanni Taverna: Serie “Alberi”
– Antonio Rigorini: “L’onda”
– Monica Dessì: “La goccia”

"Siddharta Rave on stage", quando il romanzo si fa teatro

Un grande romanzo corale e cromatico dello scrittore torinese Federico Audisio di Somma  

 
Romanzo e teatro. Un binomio sicuramente vincente, dato lo stretto legame che accomuna questi due generi letterari. Ne era perfettamente consapevole, d’altronde, anche lo stesso Goldoni che scrisse che “Stanco delle loro insistenze (degli amici) finii col dire che invece di leggere un romanzo per cavarne una commedia, preferivo componne una con la quale si potrebbe fare un romanzo”. Un rapporto, quello tra romanzo ed opera teatrale, quindi, biunivoco nella storia letteraria. Ha scelto il palcoscenico lo scrittore torinese Federico Audisio di Somma per la teatralizzazione del suo ultimo romanzo, dal titolo “Siddharta rave”, nell’ambito di un progetto curato dalla critica d’arte aretina Liletta Fornasari. Ne è nata la performance dal titolo “Siddharta on stage”, che si terrà domenica 14 aprile prossimo alle 17.30, ed in cui sarà presente l’autore. La teatralizzazione è affidata ad Alessandro Marini. La cornice, molto suggestiva, sarà quella del Teatro Virginian, in via de’ Redi 12, ad Arezzo. La scrittura può avere differenti tonalità. Quella di Federico Audisio di Somma, noto scrittore torinese ed autore del recente romanzo “Siddharta Rave “, presenta tinte che si richiamano ad un post espressionismo in cui il forte impatto cromatico della pittura si traduce, in letteratura, nella necessità di raccontare la propria realtà interiore.
 
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Vincitore del Premio Bancarella nel 2002 con il romanzo “L’uomo che curava con i fiori”, Federico Audisio di Somma, medico torinese, con questo nuovo libro penetra perfettamente nella tradizione del “Bildungsroman”, cioè del romanzo di formazione, che trae le sue origini dall’età di Goethe e nel suo celebre Wilhelm Meister. “Siddharta Rave” è, infatti, un grande romanzo corale generazionale, non soltanto capace di trasportare nella grande potenza evocativa della musica e nella sua stretta connessione con il mondo della natura, ma anche in grado di condurre il lettore ad interrogarsi su temi forti, quali sono la vita, la malattia, la morte ed il passaggio generazionale. La musica è lo strumento, infatti, attraverso il quale generazioni diverse riescono ad incontrarsi e diventa una vera e propria colonna generazionale, riprendendo l’epopea degli anni Sessanta e Settanta, oggi tornata alla ribalta. Esperienze umane molto diverse si confrontano sotto forma di flashback e sono capaci di riunire, all’interno di una narrazione corale, i numerosi personaggi legati da un sottile fil rouge di una comune ragione esistenziale. Nel romanzo si intrecciano i temi della fede, del senso religioso, delle varie forme dell’amore con quelli dell’utopia, della malattia e della morte. Il protagonista risulta un Siddharta contemporaneo, capace di abbandonare il caos ed il disordine dove era fino ad allora vissuto, e di avviarsi in cammino verso la montagna incantata.

Biba Giacchetti, la voce di Mc Curry

Si è svolto mercoledì 27 marzo l’incontro con Biba Giacchetti curatrice della mostra in corso nella corte medievale di Palazzo Madama a Torino “Steve McCurry: Leggere”
 
 La conferenza si è svolta nel Salone delle feste di Palazzo Madama e è stata introdotta da Anna La Ferla del dipartimento Learning di Palazzo Madama e dal direttore Guido Curto che ha messo in guardia il pubblico, la mostra sarà aperta tassativamente solo fino al 1° luglio, dopodiché -come da programma- un altro allestimento prenderà gli spazi espositivi dedicati; in altre parole per chiunque voglia vederla, non sono riservate proroghe alla scadenza. Dal 1° luglio è attesa la mostra firmata da Luca Beatrice, intitolata Dalla Terra alla Luna, in omaggio al cinquantenario dello sbarco sulla Luna del 21 luglio 1969. Brevemente, a proposito di altri prossimi appuntamenti di Palazzo Madama, da venerdì 5 aprile nella sala Stemmi, una mostra sul Gotico francese in collaborazione con il Museo Cluny – Musée National du Moyen Âge – a cura della conservatrice Simonetta Castronovo e di Leandro Agostini, dove potremo non solo vedere ma anche conoscere la storia di quattro teste, la testa d’Angelo, la testa di Re mago oltre alle teste di uomo barbuto e di figura femminile, mentre dal 1° giugno è allestita a Palazzo Madama una splendida sulle maioliche rinascimentali italiane in collaborazione con Timothy Wilson. Infine tra quelle in corso, in chiusura lunedì 6 maggio la mostra Madame Reali che ancora una volta, come di norma a Palazzo Madama, unisce in maniera corale musei italiani e francesi. La mostra di Mc Curry sta avendo un ottimo successo di pubblico, aperta lo scorso 9 marzo ha già toccato quota 33mila visitatori. Anna La Ferla di Palazzo Madama passa la parola a Biba Giacchetti, dopo una riflessione fondamentale, guardare una fotografia è come guardare il mondo attraverso una cornice. Biba mette da subito le cose in chiaro, è lei ad aver curato fino ad oggi tutte le mostre del fotografo originario di Philadelphia e svela un segreto dei molti successi del binomio, -Il mio primo obiettivo è non tediare i visitatori- Biba rincara la dose- insomma voglio mostre che non siano noiose-. La curatrice racconta tutto di Steve, dalle origini, nasce a Philadelphia da una famiglia piccolo borghese, agli studi, passando per l’incidente che segna incurabilmente il fisico di Steve, la caduta dalle scale che gli lascia un arto offeso, poi ha nel cuore i suoi viaggi in India, in Afghanistan, ne racconta come se lo avesse aspettato a casa con il fiato in gola e poi parla di Elliot Erwitt, il fotografo statunitense classe 1920, -Elliot è il mio più grande maestro e lo è anche per Steve-. La retrospettiva itinerante Personae che ha chiuso i battenti domenica scorsa alla Reggia di Venaria ha celebrato Erwitt come uno dei fotografi più importanti del Novecento e forse Steve McCurry lo tiene ingaggiato in un testa a testa, tagliando il traguardo dei più grandi del primo ventennio del xxi secolo, aprendo le porte del nuovo millennio alle prossime generazioni. “Steve McCurry: Leggere” è in cartellone a Palazzo Madama per tutto il trimestre primaverile, chiude lunedì 1° luglio  

Elettra-ellie-Nicodemi 

"Noi…non erano solo canzonette"

Da “Volare” al magico Mundial del “Bernabeu” la musica (ma non solo) racconta alla “Promotrice” di Torino un pezzo memorabile di Storia d’Italia
 
La musica come colonna sonora della nostra vita. Non “musica leggera”, dunque, ma Musica e basta. Non “canzonette”, ma Canzoni. E, come in questo caso, d’Autore. Pienamente imbevute nel sociale, pagine di storia, fitte di lacrime e sorrisi, di gioie e dolori, di amore e odio. Com’è la vita. Com’è la storia. Com’è quella, lunga un quarto di secolo, raccontata nella suggestiva mostra itinerante, partita da Torino alla “Promotrice delle Belle Arti” e che al Valentino si fermerà fino al prossimo 7 luglio, per poi girovagare in altre piazze italiane. Dalle braccia aperte come a voler spiccare il volo e giacca bianco-panna di Mimmo Modugno che il primo febbraio del ’58 porta alla vittoria di Sanremo (in coppia con Johnny Dorelli) il suo “Volare – Nel blu dipinto di blu”, fino all’“urlo guerriero” di Marco Tardelli e alla Coppa del trionfo mondiale sollevata al cielo da Paolo Rossi nella magica notte dell’11 luglio dell’’82 all’Estadio “Santiago Bernabeu” di Madrid, la mostra “Noi…non erano solo canzonette” vuole essere una grande rappresentazione della nostra esistenza collettiva racchiusa in quei ventiquattro anni, esplorati interpretati e trasmessi, con tutta loro carica di emozioni, sentimenti e poesia, dalla Musica d’Autore. Quella capace di sottolineare cambiamenti repentini ed epocali, in grado di far muovere e scendere in strada un popolo agguerrito o esultante com’era quello– fatte salve le debite distanze- del “Quarto Stato” di Pellizza (cui s’ispira con geniale rispetto il logo-immagine della mostra realizzato da “Matteo Vilardo Studio”) guidato, anziché dai due contadini e dalla donna col bimbo fra le braccia, niente meno che da “Mister Volare”, da Lucio Dalla e dalla grande Mina, fra le braccia un bel mazzo di fiori, forse sanremesi. Curata da Gianpaolo Brusini, Giovanni De Luna, Lucio Salvini (con la partecipazione di Fabri Fibra, Giorgio Olmoti e Omar Pedrini), la rassegna è prodotta da Bibibus Events con il supporto di Intesa San Paolo e propone una playlist di 100 brani musicali, frutto di un’attenta selezione, di certo non esaustiva ma comunque in grado – da Peppino di Capri a Francesco Guccini, da Patty Pravo a Fabrizio De André – di trasmettere anche a chi non c’era, il senso profondo di quella musica e di quegli anni. Ad accompagnare i brani musicali, fruibili attraverso l’audio diffuso nelle varie sale o in cuffia o grazie agli speacker direzionali per i filmati d’epoca, troviamo una cinquantina di grandi fotografie provenienti in gran parte dalla Sezione fotografica dell’Archivio Storico di Intesa San Paolo, insieme a memorabilia di nostalgica memoria e ad opere video arrivate dagli archivi delle Teche Rai e dall’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea. L’iter espositivo è organizzato in senso cronologico e tematico in 12 aree. Dal Modugno re di Sanremo, si passa ai Buscaglione e ai Carosone (che stoppano definitivamente gli echi musicali del lungo dopoguerra), per poi toccare i temi della grande immigrazione verso il Nord, il mutare del profilo delle città e delle campagne accompagnati dalla voce di Giorgio Gaber, gli anni del “Boom” e l’avvento del consumismo (“Carosello”) con pezzi di Mina, Gino Paoli e Peppino di Capri. Nella sezione “Abbronzatissimi”, c’è tutto l’entusiasmo per la conquista del tempo libero e delle vacanze di massa, mentre in “Pensiero stupendo” e ne “L’esercito del Surf” troviamo le voci dell’emancipazione femminile e giovanile. Al finire degli anni ’60, arrivano le rivendicazioni sociali e i movimenti studenteschi, messi in chiaro risalto dalla sezione “C’era un ragazzo che come me”, subito seguita dalla contrapposizione laici e cattolici con “Dio è morto” e dal tema delle lotte operaie di “Contessa”. Gli anni ’70 ci proiettano d’un balzo nella tragica atmosfera del terrorismo (La locomotiva”), camminando su un tappeto che riproduce l’interno della Banca di piazza Fontana, dopo la strage. Proseguendo si arriva alla “Musica ribelle”, alla travolgente “Febbre del sabato sera” e al rapimento di Aldo Moro con l’uccisione della sua scorta, tre giorni dopo la prima italiana del film di Travolta. Il lungo viaggio termina agli inizi degli edonistici anni ’80, con le note di “Splendido Splendente” e la voce di Donatella Rettore. Nell’82, la vittoria mondiale degli azzurri del calcio a Madrid. Era l’11 luglio. A Torino il concerto dei Rolling Stones fu anticipato quel giorno alle 15, per permettere agli italiani di assistere alla finale Tv delle 20. Al termine del concerto, Mick Jagger apparve sul palco con la maglietta azzurra n. 20 di Paolo Rossi, annunciando profetico: “Questa sera vincerete 3 a 1”. E così fu. E l’Italia, in trionfo e in festa grande, tornò a riempire le strade, a strombazzare e a vociare, dimenticando problemi e grigiori, agitando bandiere ed entusiasmo alle stelle. Cambiando, ancora una volta, faccia. E speranze e attese.

Gianni Milani

“Noi…non erano solo canzonette”
Promotrice delle Belle Arti, v.le Balsamo Crivelli 11, Torino; tel. 011/5790095 o www.mostranoi.it
Fino al 7 luglio
Orari: tutti i giorni, 10/19
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Nelle foto

– Logo-immagine mostra, Matteo Vilardo Studio
– Domenico Modugno a Sanremo, 1958
– Frigorifero con modella, 1965, Archivio Publifoto Intesa
-Fabrizio De André al Palalido di Milano, 1979, Photo Renzo Chiesa
– Miny Molly al Cantagiro, 1968, Archivio Publifoto Intesa
-Esplosione di lacrimogeni durante gli scontri fra dimostranti e forze dell’ordine, Archivio Publifoto Intesa

 

Divino, pagano e cristiano nelle opere di Demarchi

È ospitata nello spazio espositivo di corso Rosselli 11 fino al 21 aprile prossimo la nuova mostra che l’artista torinese astratto Roberto Demarchi dedica al concetto del divino. L’esposizione, il cui titolo è “Dagli dei a Dio”, vuole suggerire un confronto ed un dialogo tra il concetto di divinità nel paganesimo e quello presente nel mondo cristiano. Esiste, infatti, un sottile fil rouge che conduce dal paganesimo al cristianesimo nella rappresentazione del divino. Il sommo scultore greco Fidia, vissuto nel V secolo a.C, e Michelangelo Buonarroti, il grande scultore della Pietà, cui si devono anche gli affreschi della Cappella Sistina, usavano praticamente le stesse “forme figurative ” per rappresentare l’uno lo Zeus dell’Olimpo, il secondo il Dio della tradizione biblico-cristiana. Il pittore Roberto Demarchi utilizza il linguaggio astratto binario del quadrato e del rettangolo, nato per dare forma visibile al momento aurorale del pensiero occidentale, ma anche utilizzato per la rappresentazione della storia del Dio incarnato nel Cristo, che si è fatto uomo. Punto di partenza della sua nuova esposizione è il dipinto intitolato “L’albero della conoscenza”, trasposizione dell’episodio della Genesi riferito all’origine del peccato dell’ uomo. La mostra affianca opere ispirate al Vecchio e Nuovo Testamento ad altre che si richiamano alla religiosità pagana. Tra le opere esposte figurano l’Annunciazione, interpretazione originale dell’episodio biblico legato all’annuncio del concepimento di Gesù, e la “Resurrezione di Lazzaro”, ultima opera da lui realizzata, ispirata ad una delle tele del periodo tardo di Caravaggio
Mara Martellotta

L’amore non muore mai di morte naturale

“L’amore non muore mai di morte naturale. Muore perché noi non sappiamo come rifornire la sua sorgente. Muore di cecità e di errori e tradimenti. Muore di malattia e di ferite, muore di stanchezza, per logorio o per opacità.” Oggi si parla di Rock Sinfonico. Nel 1976 (avevo 4 anni, dannazione) la Jet Records produce un album intitolato “A New World Record”. L’album contiene un brano a mio avviso degno di nota, scritto da un certo Jeff Lynne, polistrumentista, produttore discografico, compositore e cantante inglese di musica rock e pop attivo dalla fine degli anni sessanta ai primi anni duemila…mica poco. E.O.L.,ovvero come incarnare l’antitesi del cool ed essere comunque uno dei più grandi gruppi pop degli anni ’70: venti singoli nella Top 20 inglese e diciannove nella classifica di Billboard parlano molto chiaro. Nella band di Jeff, ambizione e kitsch vanno di pari passo, uniti da una vena melodica prettamente beatlesiana (si dice?!) che rende ogni loro composizione un magniloquente artificio di musica popolare. Il brano, nello specifico, gode di interventi orchestrali molto pesanti ma oltremodo efficaci, in una canzoncina che parla della perdita di un amore che pesca a piene mani dalla tradizione Motown (la Motown era una forza culturale impressionante: fondata da Berry Gordy nel 1959, l’etichetta è diventata una delle aziende gestite da afroamericani più indipendente e di successo. Nomi come Smokey Robinson, i Supremes, i Temptations, Marvin Gaye, Stevie Wonder e i Jackson 5 sono solo un assaggio dell’eredità di questa etichetta. n.d.r.) pur aggiornandola ai tempi moderni. Curiosità: nel 1994 Jeff fu chiamato dai tre Beatles superstiti per produrre Free As A Bird e Real Love. Ascoltatela, vi stupirà. Spero.                        

Chiara De Carlo

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Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

Chi trova un amico…

Sembrano togliere il sole dal mondo coloro che tolgono l’amicizia dalla vita”
Cicerone nel Laelius de amicitia si interrogava su cosa fosse davvero l’amicizia e su quale fosse il confine tra quest’ultima e la semplice conoscenza

Lo sa bene Alessandro Migliardi che, nella sua prima raccolta di poesie “E con me ti porterò”, racconta la propria esperienza di fronte a questo sentimento. Si tratta di un viaggio attraverso luoghi, relazioni, persone e oggetti che hanno attraversato, in punta di piedi, di passaggio o lasciando un segno profondo, la sua vita. Alessandro sceglie di autoprodurre una raccolta che regala, in tiratura limitata, agli amici, quelli veri, ricreando in loro lo stupore, la meraviglia e la felicità di vedersi dedicato qualche verso, consapevoli di aver lasciato una traccia indelebile non solo sulla pagina bianca, ma anche nel cuore di chi ha scritto. Fa tesoro delle esperienze e dei singoli attimi, senza però rimanere ancorato al passato, avvolto da un po’ di malinconia ripercorre le età della vita, dalla giovinezza al mondo adulto; sensibile e fiducioso, non lascia mai trasparire quel retrogusto amaro del tempo che scorre. Nel suo zaino ideale fa di Neil Young, dell’ukulele, degli amori passati e di quello esclusivo per Elena, delle delusioni, dell’amico del cuore e degli oggetti più cari, i propri compagni di viaggio, a cui si aggiunge una sorpresa inaspettata: la serenità. Forse frutto della maturità, degli affetti autentici e della vita stessa, che ogni giorno regala un motivo per sorridere e meravigliarsi. Avere un buon lavoro, un’ottima salute e l’amore è ciò che riempie la nostra vita di felicità, ma che mondo sarebbe se non avessimo un vero amico al nostro fianco? L’amicizia è la cosa più difficile al mondo da spiegare, non è qualcosa che si impara a scuola ma è ciò che unisce i cuori delle persone, ciò che lega, negli anni, modi di vita e di pensiero anche molto diversi, una diversità che affascina, da sempre, l’autore. Un animo sensibile e poliedrico quello di Alessandro, un uomo dai molteplici interessi che si affaccia curioso su ogni forma d’arte, dalla scrittura al ballo fino alla musica. Un amico che tutti meriterebbero di avere, per condividere quotidianità, “amori del passato, amori che verranno, sentieri e strade ci portano lontano per poi farci ritrovare”.
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Alessandro Migliardi nasce a Genova il 28 marzo 1968. Si trasferisce poi a Torino dove completa gli studi in Scienze sociali e dove oggi vive e lavora.

Anna Mazzamauro sarà «Nuda e cruda» al Teatro Cantoregi di Carignano

La stagione teatrale organizzata da E20inscena per il comune di Carignano si chiuderà il prossimo  venerdì 29 marzo alle ore 21 con «Nuda e cruda». Lo spettacolo di Anna Mazzamauro, andato per la prima volta in scena nel 2013, approderà al teatro Cantoregi per l’ultima replica

La lunghissima tournée teatrale, che ha fatto tappa in moltissime città italiane, è sintomatica del successo dello spettacolo. Si tratta di un vero e proprio one-woman-show, in cui Anna Mazzamauro, la signorina Silvani dei film di Fantozzi, si racconta con grande ironia. Dagli esordi teatrali al successo, Anna Mazzamauro si confessa pubblicamente, spogliandosi dei suoi complessi. Così l’autoironia diviene «un modo elegante per nascondere le proprie disgrazie», uno strumento per raccontare della bruttezza e per far riflettere sui pregiudizi della nostra società. «Io sono atipica: brutto vuol dire volgare e sporco — spiega la Mazzamauro — La mia gioia è che dopo anni di crisi adolescenziali e di sofferenza nel dover portare il peso dell’atipicità (per gli altri, non per me) ho capito che ci può essere un altro modo di essere belle». Proprio su questo concetto si basa l’intero spettacolo, in cui l’attrice romana si presenta anche nelle vesti di cantante. Accompagnata dai musicisti Sasà Calabrese e Andrea De Martino e diretta dal regista Livio Galassi, Anna Mazzamauro regala al pubblico un’ora e mezza di divertimento: «Voglio rassicurare che in questo spettacolo sarò più cruda che nuda — conclude l’attrice — altrimenti poi non vengono a teatro».  Certamente le risate garantite ripagano del costo del biglietto: 26 euro in platea e 18 in galleria, che diventano rispettivamente 22 e 16 euro per chi ha diritto alla riduzione. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a E20inscena (392 6405385 | info.e20inscena@gmail.com).

 

Giulia Amedeo

A Casale i grandi italiani di Quaglieni

Giovedì 28 marzo alle ore 18 Figure dell’Italia civile e Grand’Italia, i nuovi libri di Pier Franco Quaglieni (Golem Edizioni) saranno presentati nelle prestigiose sale dell’Accademia Filarmonica di Casale Monferrato, in via G. Mameli 29. Dialoga con l’autore: Giuliana Romano Bussola
Pier Franco Quaglieni, docente e saggista di storia risorgimentale e contemporanea, pubblicista dal 1968, Medaglia d’oro di I classe di Benemerito della Scuola, della Cultura e dell’Arte, vincitore di numerosi riconoscimenti (trai quali i premi “Voltaire”, “Tocqueville”, “Popper” e “Venezia”) e vice presidente del Centro Pannunzio, tratteggia i ritratti di personalità importanti della cultura e della politica italiana del ’900, donne e uomini di diverso orientamento culturale e politico: da Einaudi, a Giovanni Amendola, da Marchesi a Soleri, da Calamandrei a Chabod, da Burzio a Olivetti, da Ernesto Rossi a Balbo di Vinadio, da Soldati a Pannunzio, da Croce a Gobetti, da Oriana Fallaci a Rita Levi Montalcini, da Eco a Zanone e molti altri. Capitoli autonomi, distinti, leggibili ognuno per conto suo, arricchiti da scritti inediti, episodi poco convenzionali, in alcuni casi persino politicamente “poco corretti”, ma sempre equilibrati sotto il profilo storico, e ricordi personali: due opere che restituiscono un’Italia dalle molte voci che hanno lasciato traccia significativa di sé, una Grand’Italia polifonica, in cui la diversità di pensieri e di esperienze è vista come una ricchezza, un’Italia civile che va riscoperta e valorizzata come patrimonio culturale irrinunciabile, anche per il futuro delle nuove generazioni.

Premio Inedito, designati i finalisti

Il Comitato di Lettura del Premio InediTO – Colline di Torino presieduto da Valentino Fossati e formato dallo stesso Fossati (sezione Poesia), Francesco Delle Donne (Narrativa-Romanzo), Valeria De Cubellis (Narrativa-Racconto), Alfredo Nicotra (Saggistica), Simone Carella (Testo Teatrale), Guido Nicolas Zingari (Testo Cinematografico) e Valerio Vigliaturo (Testo Canzone) ha concluso la lettura delle 593 opere iscritte alle sette sezioni (Poesia, Narrativa-Romanzo, Narrativa-Racconto, Saggistica, Testo Teatrale, Testo Cinematografico, Testo Canzone) degli autori iscritti alla XVIII edizione provenienti da tutta Italia e dall’estero (Australia, Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Croazia, Romania, Albania). Dopo un’attenta e scrupolosa selezione, in cui sono emersi tendenze, temi e stili diversi, sono stati designati i nomi dei 50 finalisti e dei 7 minorenni in gara per il premio speciale “InediTO Young” in collaborazione con Aurora Penne. Le loro opere saranno sottoposte alla valutazione della Giuria presieduta dalla scrittrice Margherita Oggero e formata da Maurizio CucchiPaolo LagazziDavide RondoniDario SalvatoriCristiano Godano (Marlene Kuntz), Paolo Di PaoloMelania GiglioAndrea ZirioEnrico RemmertGaia RayneriVito CioceLinda MesserklingerLeonardo CaffoTindaro Granata nonché dai vincitori della passata edizione (Thomas Tsalapatis, Anna Francesca Vallone, Luca Hopps e Giuseppe Della Misericordia, Piervittorio Formichetti, Roberto Bruni, Alma Carrano, Francesco Chini “Le Teorie di Copernico” e Giulia Pratelli). I finalisti saranno presentati all’Arena Piemonte del Salone del Libro di Torino domenica 12 maggio ore 10.30 alla presenza di autori, giurati, autorità e partner del concorso, mentre, da questa edizione, la premiazione si svolgerà entro il mese di giugno. 

Scopri i nomi dei finalisti di InediTO 2019