Elettra- ellie- Nicodemi
Elettra- ellie- Nicodemi
La mostra sarà fruibile al pubblico gratuitamente fino al 25 maggio negli orari di apertura della sede verbanese di Villa Caramora

Dal 23 marzo al 25 maggio il centro Auxologico Villa Caramora, in corso Mameli 199 a Verbania, ospiterà l’esposizione d’arte “Silenti Domande” di Alessandro Marchetti. Conosciuto da molti solo come attore, Marchetti è in realtà anche un artista capace di conciliare la sua attitudine a calcare le scene dei teatri con la pittura, la scultura e le opere di pittura digitale. Nelle sue opere la pittura e la rappresentazione teatrale si contaminano e i personaggi e le figure mostrano una chiara connessione con la Commedia dell’Arte. I suoi quadri sono un’immaginifica rappresentazione teatrale, in cui alla voce dei personaggi si sostituiscono le parole intime e silenziose degli spettatori che si interrogano e ritrovano se stessi: i personaggi che dipinge infatti sono un’occasione di meditazione su di noi, sulla vita e sulle odierne problematiche sociali. Per Marchetti l’arte rispecchia sempre i cambiamenti culturali e le tecnologie hanno un ruolo importante in questo cambiamento. Per questo l’artista ha iniziato a cimentarsi con la pittura digitale; attraverso questa tecnica infatti i protagonisti sono svuotati della loro consistenza fisica e sono immersi in non- luoghi/luoghi onirici con lo sguardo spesso rivolto all’indietro come a volerci dire che il futuro è nel passato al quale siamo inevitabilmente aggrappati. Marchetti utilizza il digitale consapevole del fondamentale legame con il disegno e la pittura, che rappresentano i punti di partenza. La mostra sarà fruibile al pubblico gratuitamente fino al 25 maggio negli orari di apertura della sede verbanese di Villa Caramora.
M.Tr.
Rubrica settimanale dedicata alle novità in libreria
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Heddi Goodrich “Perduti nei quartieri spagnoli” –Scrittori Giunti- euro 19,00
L’autrice è di lingua inglese ma ha riscritto in italiano, e in modo splendido, questo suo primo romanzo, diventato un caso letterario. Heddi Goodrich è nata a Washington nel 1971, arrivata a Napoli nel 1987 per uno scambio culturale ci è rimasta (a parte brevi periodi) fino al 1998. Si è laureata in Lingue e letterature straniere all’Istituto Universitario Orientale ed oggi vive in Nuova Zelanda, ad Auckland, con il marito e i 2 figli di 10 e 6 anni. Una bella giramondo che ha fatto sua la lingua italiana…di più… padroneggia pure il dialetto napoletano . Il libro, quasi un diario postumo degli anni giovanili, non è esattamente autobiografico, ma la biografia della scrittrice qualcosa spiega. Anche lei, come la protagonista Eddi, ha fatto parte della schiera degli studenti fuori sede ed è
planata nella città partenopea dove ha vissuto per un decennio. Eddi abita nei Quartieri Spagnoli, un dedalo di vicoli tra il suggestivo e il delabré, dove le case antiche sono affittabili a buon prezzo e l’umanità è varia quanto colorita. Poi c’è la storia d’amore con Pietro, studente di geologia, che ha alle spalle una famiglia contadina dell’Irpinia ben ancorata alle radici e alla sua terra. Due mondi, quelli di Eddi e Pietro, che guardano in direzioni diverse. Lei cittadina del mondo, lui attaccato alle sue origini anche se sognatore e velleitario. E spicca prepotente e chiarificatore il ritratto della madre di lui, Lidia. E’ lei l’antagonista di Eddi, (che si ostina a chiamare Edda). Contadina solo in apparenza dimessa e fragile, chiusa nei suoi silenzi, inospitale e fredda. In realtà è una gran lavoratrice e risparmiatrice che per tutta la vita è stata la vigile custode dell’ordine familiare. Ed è lei la catena che terrà legato Pietro. A Napoli i due giovani si amano e sognano di volare in un futuro più alto; ma è nell’atavico entroterra che tutto si schianta.
Enrico Pandiani “Ragione da vendere” – Rizzoli- euro 18,00
Tornano le avventure del commissario Mordenti e della sua squadra di flic chiamata “Les italiens”, nate dalla creatività dello scrittore torinese Enrico Pandiani, che esordì nel 2009 con la prima puntata della serie poliziesca. Da allora i lettori attendono il seguito delle rocambolesche vicende della brigata criminale parigina del Commissario Mordenti: una squadra di poliziotti che di fatto è una famiglia. Uno dei punti di forza dei suoi romanzi è l’umanità dei personaggi. Il commissario Mordenti è un antieroe con un debole per le donne che lo porta a fare sciocchezze….come non affezionarsi a lui? In “Ragione da vendere” ricompare a sorpresa anche l’investigatrice Zara Bosdaves, protagonista di un precedente libro di Pandiani, che aveva voluto creare anche un’intrigante protagonista femminile dei suoi noir. Era “La donna di troppo” (Rizzoli) del 2013, ambientato a Torino. Lì la poliziotta bella, alta, sottile, bionda, “tosta”, un po’sciupata dalla vita, madre separata che si era rifatta una vita, nostalgica della figlia studentessa all’estero, pur facendo un lavoro da “dura”, aveva delle fragilità. Qui la ritroviamo oltralpe alla disperata ricerca della figlia scomparsa nel nulla, invischiata più che mai nella storia che inizia un’afosa notte di agosto con un inaspettato spettacolo pirotecnico. Sottocasa di Servandoni, (uno dei flic dei “Les italiens”) scoppia una sparatoria, viene assalito un furgone a mano armata, due uomini scaricano una grossa cassa dal suo retro, mentre un terzo bandito apre la portiera del passeggero e con violenza tira fuori una donna che scalcia ed urla e la sequestra. Sul campo resta un morto, un cittadino inglese, George Stubbs, broker nel campo dell’arte e con la passione per l’antiquariato. Ed ecco, inizia la caccia per ritrovare una preziosa opera. Ci saranno incursioni nel non sempre limpido mondo dei mercanti, la comparsa di un ricettatore vietnamita e di una femme fatale pericolosa e manipolatrice. In tutto questo si avvita anche la storia d’amore tra Mordenti e la figlia del suo capo, Tristane Le Normand; perché Pandiani non dimentica mai che i suoi personaggi hanno anima e cuore e come noi…una vita non sempre facile.
Vera Giaconi “Persone care” – SUR – euro 15,00
10 racconti che sondano sentimenti complessi come amore, amicizia, rapporti familiari e dissapori vari. Sono racchiusi nel libro della scrittrice uruguaiana Vera Giaconi, nata a Montevideo nel 1974, che ha trascorso la sua giovane vita a Buenos Aires in Argentina. Da circa 13 anni lavora come editor e redattrice freelance per svariate case editrici e riviste. Insegna anche scrittura creativa e il suo primo libro è stato “Carne viva” pubblicato nel 2011. Ora, con “Persone care”, sua seconda opera, è stata finalista al prestigioso Premio Internacional de Narrativa Breve Ribera del Duero.
Nello spazio compreso tra Montevideo, Punta del Este, Buenos Aires e Mar del Plata, ambienta i suoi 10 racconti e spalanca finestre sul vissuto quotidiano di tanti personaggi diversi tra loro, scandagliando la ferocia e la fragilità che a volte sono il cardine di relazioni ed affetti. Nelle pagine troviamo tanti capitoli di vita. Dall’uomo che nell’Argentina dei desaparecidos cerca di proteggere la nipotina, alla giovane donna che -pur amando sua sorella- gongola quando le cose le vanno male. Dall’ansia di un figlio che deve fare i conti con la vecchiaia della madre e non sa bene dove collocarla, alla morte della più giovane di tre sorelle che scatena ricordi e qualche sgarbo del passato. Insomma un microcosmo di persone con le loro lacune, gli affetti non sempre lineari, le debolezze e i punti di forza che corrispondono semplicemente alla vita. E ci porta ad interrogarci, a farci ammettere che anche noi, magari solo per qualche istante, possiamo aver odiato la madre, essere stati gelosi di un fratello o una sorella, esserci trovati disarmati di fronte al declino di un anziano… o che almeno una volta abbiamo amato qualcuno che ci ha umiliato e ferito a morte. Sentimenti comuni che appartengono all’esistenza, a qualunque latitudine del globo, e la Giaconi sa narrarli benissimo.
Gli appuntamenti musicali della settimana : 11/17 marzo

Lunedì. Al Milk suona Enzo Zirilli con i ZiroBop. Al cinema Massimo Jeff Mills sonorizza “Metropolis” di Fritz Lang. Al teatro Colosseo canta Cristiano De Andrè. Al Birrificio Torino suona il trio del trombettista Luca Begonia.
Martedì. Al Jazz Club si esibisce il pianista Emanuele Sartoris. Al Blah Blah suonano i Jance Pornick Casino mentre al Mad Dog è di scena il trombettista Chad McCullough.
Mercoledì. Al Jazz Club suona l’Organ trio di Alberto Marsico.
Giovedì. Al Caffè Neruda si esibisce l’Italian Quartet del sassofonista Hector “Costita” Bisignani. Allo Spazio 211 suona Jon Spencer senza i Blues Explosion, ma con gli Hitmaker, preceduto dagli Sloks. Al teatro Concordia di Venaria si esibisce il gruppo reggae Alborosie. Al Jazz Club sono di
scena i Savana Funk. All’ Hiroshima Mon Amour suonano i C’mon Tigre mentre all’Astoria è di scena Venerus. Per “ Novara Jazz” all’Opificio Cucina e Bottega si esibisce il Mixed Media Trio.
Venerdì. Al Blah Blah suonano i Buke & Gase. Al Circolo della Musica di Rivoli, i Massimo Volume presentano il nuovo disco “Il nuotatore”. Al Supermarket sono di scena i Colle Der Formento. Allo Ziggy si esibiscono i Spiritual Front mentre Alessio Lega al Folk Club, rende omaggio al cantautore Salvovic Okudzava.
Sabato. Al Magazzino di Gilgamesh suona il bluesman Ronnie Jones. Al Jazz Club si esibisce il duo Two Late. Al Pala Alpitour arriva Fedez mentre al Concordia di Venaria si esibiscono i Maneskin. Al Magazzino sul Po sono di scena gli Oneida. Allo Spazio 211 suonano Le Capre a Sonagli. Per “Novara Jazz” al Piccolo Coccia è di scena il trio del pianista Alessandro Giachero.
Domenica. Allo Spazio 211 suonano gli Health.
Pier Luigi Fuggetta
Per l’autore è sembrata una vera necessità, un’urgenza, la scelta di portare in scena questi racconti, una sorta di continua elaborazione di un lutto di immani proporzioni

Torna sul palcoscenico dopo undici anni lo scrittore, attore e regista palermitano Davide Enia con L’abisso, tratto dal suo romanzo Appunti di un naufragio edito da Sellerio. Lo spettacolo è il racconto di episodi, storie, ricordi dolenti di chi a Lampedusa assiste quotidianamente da vent’anni alla tragedia contemporanea degli sbarchi e dei naufragi nel Mediterraneo. Per l’autore è sembrata una vera necessità, un’urgenza, la scelta di portare in scena questi racconti, una sorta di continua elaborazione di un lutto di immani proporzioni. Non c’è nulla di romanzato, sono tutte reali testimonianze che Davide Enia ha raccolto durante le sue assidue visite nell’isola ascoltando funzionari della Guardia Costiera, medici, operatori, marinai, pescatori, isolani. Pura realtà dei fatti finalmente scevra delle mistificazioni della bagarre politica, dei populismi e dei buonismi. Uno straziante racconto dove le parole vengono fuori agite in una gestualità quasi liturgica seguendo una metrica e un ritmo totalmente ridisegnati, un po’ cunto, tipico della cultura siciliana, un po’ litania quando è la chitarra di Giulio Barocchieri ad accompagnarlo. E i silenzi, carichi di atrocità insopportabili, perché come i siciliani amano dire la parola migliore è quella non detta. Un nuovo linguaggio per evocare storie indicibili, perché qualsiasi artificio letterario non sarebbe in grado di rendere giustizia agli eventi.Tra i tanti testimoni c’è Simone, il sommozzatore grande come una montagna che dice: “Io non sono di sinistra, anzi, tutt’altro, proprio l’opposto. In mare ogni vita è sacra. Se qualcuno ha bisogno di aiuto, noi lo salviamo. Non ci sono colori, etnie, religioni. È la legge del mare”. È infatti la Natura che detta legge e bene lo sapevano i greci. C’è una legge di mare: salvare chi ha bisogno d’aiuto; e una legge di terra: seppellire i morti, e se ormai si è sordi a questi antichi precetti siamo testimoni di un naufragio generale di ogni forma di etica, di civiltà, di spiritualità. Riflessioni a cui si giunge spontaneamente lasciandosi cullare dalle parole evocative di Enia che sa insinuare riflessioni, amarezza, indignazione senza mai puntare il dito, senza ombra di retorica, mescolando anche aneddoti autobiografici, del padre e dello zio, che strappano sorrisi. Si ride e si piange. E alla fine tutti in piedi ad applaudire per minuti interminabili carichi di commozione.
Giuliana Prestipino
Davvero originale l’evento organizzato dalla società Held Eventi il 24 febbraio, al Borgo del Valentino! I partecipanti – compresa la sottoscritta – hanno iniziato la mattinata con una buona colazione nella “Sala Ozegna” (di solito preclusa al pubblico), senz’altro degna di nota
La sala si trova all’interno della “Casa di Ozegna” (edificio facente parte del complesso del Borgo), situata verso il Po e dedicata all’omonimo Castello, il cui ampliamento, avvenuto verso la metà del xv sec., fu voluto dal conte Gottifredo di Biandrate, che intendeva in tal modo assicurarsi una migliore protezione contro l’avversa famiglia dei Valperga; la struttura del suo loggiato e parti delle decorazioni in cotto ivi presenti sono state riprodotte, appunto, nella “Casa di Ozegna” qui in discorso. Tornando alla sala, gli affreschi sulle pareti ritraggono alcuni tra i più importanti castelli piemontesi, tra cui il Castello di Pavone (Castrum Pavo), il Castello di Masino (Castrum Maxinum) ed il Castello di Malgrà (Castrum Malgratum), tutte meraviglie ben conservate e visitabili: vale certamente la pena una gita nel Canavese! Dopo la colazione, i partecipanti sono stati
accompagnati dalla guida al piano terreno della “Casa d’Alba”(sempre facente parte del Borgo), ove sin dal 1911 ha sede una stamperia artistica; essendo astigiana di nascita, ho appreso con orgoglio che le travature sporgenti del tetto si ispirano ad esemplari di Asti e Alba, mentre le pitture decorative provengono da Asti, Avigliana e Polonghera; inoltre, sulla facciata a destra si
nota lo stemma in cotto della famiglia Pelletta (una delle più antiche appartenenti al patriziato astigiano; fece fortuna grazie ai commerci ed al prestito di denari su pegno), copia di quello conservato ad Asti: un leone rampante azzurro in campo oro, coronato, linguato e membrato di rosso. Gli onori di casa sono toccati a Mastro Vittorio Cerrato, che da sempre abita il piano superiore dell’edificio e gestisce la stamperia, luogo incantato per gli amanti dei libri, i cui sensi, non appena varcata la soglia, vengono immediatamente avvolti da “…quel profumo di carta e di magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare” (C.R. Zafòn, L’ombra del vento): invero, sugli scaffali e sulle pareti della bottega si notano decine e decine di libri ed edizioni di pregio, pubblicazioni dei musei della città e della regione, cornici, tele ed antiche stampe
originali dal XVII al XX secolo. In questa magica atmosfera, i partecipanti hanno potuto assistere alla realizzazione di una stampa ottenuta da una lastra incisa con l’antica tecnica del bulino, un sottile scalpello con punta in acciaio; risale al 1461 la prima incisione in Italia con questo strumento, e tra i primi artisti del bulino si annoverano il Pollaiolo e il Mantegna. Giungiamo infine alla parte più creativa dell’evento, ovvero il laboratorio artistico: grazie agli insegnamenti ed il supporto di Mastro Cerrato e della sig.ra Nadia, i partecipanti si sono cimentati nella realizzazione di una miniatura su pergamena, ed hanno imparato, ad esempio, che il termine “miniatura” deriva proprio dal minium, il nome latino del colore rosso-arancio con cui i monaci chiamavano il colore rosso usato per sottolineare o decorare il titolo del testo, i capitoli o le lettere iniziali di un manoscritto. I novelli artisti hanno inoltre appreso quali erano gli altri colori tipici usati dai monaci amanuensi nell’epoca medioevale, e da dove venivano ricavati: il blu dai lapislazzuli, era infatti il colore più prezioso; il verde dalla malachite; lo sfondo dorato veniva realizzato con la foglia d’oro. Ogni partecipante ha poi ricevuto in dono la pergamena appena lavorata, a ricordo (bellissimo) di una mattinata immersa nell’arte medioevale, che certo non capita tutti i giorni.
Rugiada Gambaudo
Dopo un brillante esordio torna al gLocal Film Festival Torino Factory per promuovere la creatività dei più giovani. Il contest, dedicato a opere a tema libero di tre minuti, ambientate in una delle otto circoscrizioni torinesi, è rivolto a filmmaker under 30 con lo scopo di metterli in relazione con la città e valorizzare la vocazione cinematografica della regione
Le otto troupe, selezionate dal direttore artistico Daniele Gaglianone, proseguiranno il percorso mettendosi alla prova nella realizzazione di cortometraggi, girati nei quartieri torinesi guidati da tutor esperti, che saranno presentati al prossimo Torino Film Festival. Domani alle 14.30 al Cinema Massimo verranno riproposti i lavori premiati della passata edizione: Tempo critico di Gabriele Pappalardo e Solo gli occhi di Emanuele Marini e verranno proiettati gli otto corti finalisti della 2° edizione: Gli scarafaggi di Marco De Bartolomeo e Navid Shabanzadeh; Hic sunt leones di Davide Leo, Giorgio Beozzo, Stefano Trucco e Fabrizio Spagna; La ragazza cinese di Guglielmo Loliva; /mà-dre/ di Stefano Guerri; Manuale di Storie del Cinema di Bruno Ugioli e Stefano D’Antuono; Scheletri di Fabiana Fogagnolo e Luigi De Rosa; Selene di Sara Bianchi; The song di Tommaso Valli, Andrea Cassinari e Virginia Carollo. Abbiamo incontrato il vincitore della prima edizione di Torino Factory, Gabriele Pappalardo, studente dei linguaggi cinematografici al DAMS classe 1995. Un background interessante quello di Gabriele che, appena maggiorenne, fonda a Savigliano, dove è nato, l’associazione B612 Lab allo scopo di promuovere la cultura sul territorio e progetti legati alle politiche giovanili e allo sviluppo socio culturale della comunità. Nonostante la giovane età ha già le idee chiare. Si definisce un realista, la sua aspirazione è quella di raccontare storie vere, ma non con lo stile didascalico del documentario, ma usando codici cinematografici, meccanismi inediti e creativi dello storytelling. Ed è quello che è riuscito a fare nel suo primo lavoro, il cortometraggio Tempo critico, che è stato premiato durante la serata di chiusura del Torino Film Festival 2018 con la seguente motivazione “Perché racconta con onestà, profonda partecipazione e con consapevolezza drammaturgica uno spaccato di vita, in tutte le sue sfaccettature: la condizione familiare e sociale, l’inventiva e l’intraprendenza, le aspettative per il futuro”. La macchina da presa segue le vicissitudini e i discorsi di due ragazzi nati e cresciuti nei palazzi popolari, le Torri, delle Vallette. Luca vive con la nonna e per sbarcare il lunario taglia i capelli a casa propria alla gente del quartiere, Fazza, più filosofico, riflette sul senso della vita, sul desiderio di avere una vita normale, una famiglia. Ma il tempo è “critico”, in tutte le sue accezioni. Critico nel senso di difficile perché mancano punti di riferimento, famiglie solide che sappiano
indicare ai protagonisti una via, il modo di affermarsi che qui, per forza di cose, viene a coincidere con l’istinto di sopravvivenza. E “critico” deriva anche dalla parola greca “krísis” che significa scelta, decisione. “Cosa fai quando non c’è via d’uscita?” si interroga uno dei personaggi, cioè quando le situazioni degenerano in modo irreversibile, quando il tempo si ripete uguale a se stesso finendo per attorcigliarsi su se stesso e collassare in spazi claustrofobici che non lasciano scampo? Un lavoro molto interessante per contenuti e stile. Nonostante la macchina da presa segua i ragazzi ovunque con la tecnica del pedinamento, di zavattiniana memoria, ai giardinetti, in casa, sui muretti e perfino sul tetto, indugiando sulle loro spontanee e disarmanti conversazioni e improvvisazioni rap, non si percepisce uno sguardo esterno. Ci sembra di essere accanto a loro e per questo sembra impossibile tranciare giudizi stereotipati su un mondo lontano da noi, una città invisibile, sommersa, dentro la città. Gabriele ci ha svelato che per ottenere questo effetto di naturalezza per il quale ad un certo punto non si avverte la presenza della macchina da presa, ha creato prima un contatto umano con i ragazzi, con il quale ha ottenuto un senso di fiducia e abbandono da parte loro. Per lui non è stato difficile empatizzare con Luca e Fazza perché in quella panchine della periferia ha riconosciuto un po’ la sua provincia odiata e amata, perché prigione e famiglia allo stesso tempo come per i suoi personaggi. Ma il rischio, ha raccontato il giovane videomaker, era quello di empatizzare a tal punto da confondere il ruolo di regista con quello di confidente e non rappresentare più uno sguardo esterno ma parte del quadro. Non è stato facile anche perché si è lasciato guidare più dalle suggestioni dei personaggi che da una sceneggiatura vera e propria, ma ci è riuscito grazie anche alla sapiente guida del tutor Enrico Giovannone che lo ha saputo indirizzare in fase di montaggio. Il lavoro sembra un estratto di un lavoro più ampio e articolato, perché in pochissimi minuti intravediamo quel senso di spaesamento, precarietà e solitudine che accomuna un po’ tutte le periferie, che tendono ad assomigliarsi nel loro essere universi paralleli. È incoraggiante cogliere negli occhi di ragazzi così giovani la curiosità nei confronti del prossimo, la voglia di raccontare mondi nascosti, realtà meno attraenti ma cariche di spietate verità e poesia.
Giuliana Prestipino
Progetto Cantoregi invita il pubblico nei nuovi spazi di Racconigi

L’appuntamento è per sabato 9 marzo, dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. In quella data e in quelle ore, la nuova casa di Progetto Cantoregi – la Compagnia teatrale carignanese fondata nel ’77 dal regista e autore Vincenzo Gamna – aprirà le porte al pubblico nella nuova sede restaurata della Soms (Società Operaia di Mutuo Soccorso), in via Costa 21/23, a Racconigi, per permettere a tutti di visitare gli spazi del salone sociale e vedere l’avanzamento dei lavori in corso, che renderanno la struttura accogliente e pronta a ospitare iniziative culturali e attività di comunità. Progetto Cantoregi, che per sei anni si è aggiudicata la gestione dell’immobile Soms di proprietà del Comune, è infatti al lavoro per ideare e progettare iniziative culturali in linea con i valori che da sempre la guidano: l’impegno civile e sociale, la solidarietà, il rispetto delle differenze. Spettacoli e laboratori teatrali, momenti letterari, concerti, incontri, dibattiti, letture per bambini: innumerevoli sono le attività in cantiere. A partire dall’ideazione di un nuovo festival culturale, “Cunei-Forme”, diffuso sul territorio cuneese che, partendo proprio dalla nuova sede, unirà diversi Comuni nel nome della cultura e della condivisione. Parallelamente, Progetto Cantoregi intende fare della Soms un nuovo spazio di comunità, aperto alle associazioni e ai cittadini che vorranno organizzare iniziative all’interno del salone sociale. Di qui l’invito a tutta la cittadinanza a visitare la sua nuova sede, i cui spazi, di diversa dimensione, si prestano a numerose attività. “Grazie alle

proposte che perverranno da tutta la cittadinanza – spiega Marco Pautasso, presidente di Progetto Cantoregi – immaginiamo che presto alla Soms si potranno organizzare corsi di lingue, musica, fotografia, canto, danza, movimento e benessere (dallo yoga, allo shiatsu, alla meditazione). Si potranno attivare anche laboratori di sartoria e cucito, corsi di disegno, per bambini e non, una ludoteca, un co-working, eventualmente sportelli informativi di consulenza e spazi di ascolto gratuiti. Ma ci auguriamo possa diventare anche uno spazio di ritrovo e di attività per le tante associazioni locali, uno spazio aperto alla collaborazione con aziende, società del territorio e con la Soprintendenza Beni Architettonici del Piemonte”. L’obiettivo, precisa Pautasso, “è quello di far diventare la Soms un luogo generatore di prossimità nel contesto socio-territoriale di riferimento, una sorta di permanente laboratorio di idee, uno spazio partecipato e multiculturale a vocazione pubblica, multifunzionale e aperto a tutti”.
g.m.
Info: 335.8482321– www.progettocantoregi.it – info@progettocantoregi.it
FB Progetto Cantoregi – TW @cantoregi – IG progettocantoregi
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FESTA DELLA DONNA: un programma di visite guidate a tema
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La Fondazione Torino Musei partecipa alla Festa della Donna venerdì 8 marzo proponendo l’ingresso libero per tutte le donne alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, a Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica e al MAO Museo d’Arte Orientale.
L’offerta è valida sia per le collezioni permanenti sia per le mostre in corso (esclusa la mostra I macchiaioli): a Palazzo Madama Madame Reali. Cultura e potere da Parigi a Torino, al MAO Ricami di carta. Un’antica arte cinese patrimonio immateriale dell’umanità; alla GAM Pittura Spazio Scultura Le collezioni del contemporaneo e Laura Grisi le opere filmiche.
A tutte le donne che visiteranno alla GAM la mostra I macchiaoli. Arte italiana verso la modernità sarà regalato un ingresso omaggio per visitare, in qualsiasi data fino alla fine dell’esposizione, la mostra Madame Reali a Palazzo Madama.
Ogni museo propone inoltre una visita guidata a tema:
GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea – ore 16.30
ARTE È DONNA, DONNA È ARTE
Visita guidata a tema nelle nuove collezioni permanenti
La Galleria d’Arte Moderna di Torino omaggia tutte le donne: muse, artiste, amanti, conoscitrici, compagne, da sempre hanno influenzato l’arte con la loro bellezza e intelligenza. I grandi capolavori del museo letti in un’ottica tutta al femminile.
Ingresso secondo tariffa ordinaria in museo, gratuito per le donne e Abbonamento Musei Torino Piemonte.
Costo visita guidata € 5. Info e prenotazioni: 011 5211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com
UN DUCATO TUTTO AL FEMMINILE
Visita guidata alla mostra Madame Reali: cultura e potere da Torino a Parigi.
Tra Sei e Settecento, due donne reggono le sorti del ducato di Savoia durante la minore età dei propri figli: la prima Cristina di Francia, figlia di Enrico IV e Maria de’ Medici, la seconda Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, nipote di Enrico IV e dama di corte della regina di Francia.
Nella giornata dedicate alle donne il percorso in mostra illustrerà le figure delle due dame e si soffermerà sul contesto pubblico evidenziandone le scelte politiche, il gusto artistico attraverso le commissioni ad architetti e pittori di chiara fama e infine rivelerà gli aspetti più privati descrivendo il rapporto con le figure maschili della loro vita: mariti, consiglieri, amanti e figli.
Ingresso secondo tariffa ordinaria in museo, gratuito per le donne e Abbonamento Musei Torino Piemonte.
Costo visita guidata € 5. Info e prenotazioni: 011 5211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com
MAO Museo d’Arte Orientale – ore 16.30
IL FEMMINILE TRA SACRO E PROFANO. La donna nelle collezioni del MAO
Visita guidata a tema nelle collezioni permanenti
In occasione della festa della donna il MAO propone un itinerario volto ad illustrare alcuni significati del Femminile nella produzione artistica delle culture orientali rappresentate dalle opere della collezione permanente del museo. Attraverso una selezione di opere, l’itinerario spazia dalla religione induista e dal Buddhismo tibetano alla concezione della donna nelle dinastie cinesi Han e Tang, dalle stampe giapponesi note come ukiyo-e “immagini del mondo fluttuante” alla rappresentazione della figura femminile sulle ceramiche e piastrelle nella galleria dei Paesi Islamici dell’Asia.
Ingresso secondo tariffa ordinaria in museo, gratuito per le donne e Abbonamento Musei Torino Piemonte.
Costo visita guidata € 5. Info e prenotazioni: 011 5211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com