THE PASSWORD Torino oltre gli asterischi
Anche quest’anno l’estate è ufficialmente alle porte. Tra vacanze al mare ed esami universitari, la maggior parte delle persone trova questa stagione ideale per potersi concedere una pausa e dedicarsi alla lettura, trascorrendo le giornate più calde al fresco in un prato o sotto l’ombrellone, sfogliando le pagine di un buon libro. I generi prediletti dai lettori durante il periodo estivo spaziano tra avventura, giallo, saggistica e romance, ma, nonostante le profonde differenze di genere, i libri perfetti per l’estate sono generalmente caratterizzati da trame leggere ma intriganti, difficili da scordare.
Oggi vi proporremo 5 libri per la vostra estate 2023.
Wild.
Il più famoso romanzo dell’autrice americana Cheryl Strayed ci dona un’emozionante storia di crescita personale e di avventura, nella quale una giovane ventiseienne si ritrova senza una meta in seguito alla morte della madre e alla fine del suo prematuro matrimonio. Decide pertanto di mettersi in cammino e di attraversare a piedi l’America, immergendosi nella natura selvaggia. Tra foreste, dirupi e animali selvatici, la fragile ragazza affronterà così un’avventura indimenticabile, fatta di paure, coraggio e formazione.
L’insostenibile leggerezza dell’essere
Questo romanzo di Milan Kundera, scritto nel 1982, è forse tra i più letti e apprezzati degli ultimi anni. Già il titolo enigmatico del romanzo affascina, trasportandoci verso una dimensione esistenziale fatta di mille dubbi, scaturiti dalle storie dei personaggi: vista la transitorietà delle nostre vite, è meglio scegliere la leggerezza o la pesantezza? Troviamo così Tereza e Tomáš a rappresentare i due poli opposti di pesantezza e leggerezza in amore, dove uno non desidera legarsi nuovamente a una donna, mentre l’altra sente il “peso” della mancanza di un compagno di vita. Allo stesso modo troviamo Sabina e Franz, i quali si ritrovano a rivalutare le loro scelte di vita di fronte all’inevitabile sbocciare dell’amore. Una storia di amori, compromessi, scelte e conseguenze che riflettono la complessità della vita stessa, ponendoci domande senza risposte.
L’isola del tesoro
L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson è un classico intramontabile, ambientato nell’Inghilterra del Settecento. Il protagonista, Jim Hawkins, gestisce una locanda insieme alla madre, spesso frequentata da un vecchio pirata. La morte di quest’ultimo porta il giovane Jim a trovare una mappa di un tesoro nascosto su un’isola: si tratta dell’ambito tesoro nascosto del capitano Flint. Jim, insieme al dottor Liversey e a un nobile gentiluomo, decidono di organizzare una spedizione alla volta dell’isola, portando con sé anche un cuoco, Long John Silver, un uomo apparentemente innocuo con una gamba di legno. Inizierà così un’avventura che porterà Jim all’iniziazione della vita adulta e alla scoperta della cattiveria degli esseri umani. Un romanzo perfetto per gli amanti delle avventure e dei pirati.
I miei giorni alla libreria Morisaki
Si tratta del romanzo d’esordio dell’autore giapponese Satoshi Yagisawa, ambientato a Tokyo. Qui Tatako, una giovane ragazza piuttosto infelice, trova il suo posto grazie al quartiere Jinbōchō, tranquillo e pieno di librerie e case editrici. Insomma, un vero e proprio paradiso per i lettori, dove si possono scorgere libri di ogni tipo e dove si trova la libreria Morisaki, che appartiene all’eccentrico zio di Tatako, il quale dedica la propria vita ai libri. Ospitata dallo zio, la protagonista si ritrova improvvisamente immersa in questo mondo a lei nuovo e pieno di colori, imparando piano piano a relazionarsi con gli altri attraverso le letture, lasciandosi finalmente andare.
Il cacciatore di teste
Questo thriller mozzafiato di Jo Nesbø è ricco di colpi di scena e sfide psicologiche. Il protagonista, Roger Brown, possiede la fama di miglior “cacciatore di teste” per via della sua abilità a trovare le persone giuste da assumere per le grandi aziende. Possiede, tuttavia, un hobby segreto: i furti d’arte, grazie ai quali si permette l’elevato stile di vita che conduce con la moglie. Quando viene a conoscenza di Clas Greve, un dirigente perfetto da assumere per un’importante società, Roger scopre che quest’ultimo possiede un importante dipinto andato perduto durante la Seconda Guerra Mondiale. Decide pertanto di compiere l’ennesimo colpo, ma le cose purtroppo non vanno come sperava: intrufolandosi nella casa del dirigente, il protagonista si ritrova presto in una situazione inaspettata, rendendosi conto di non essere cacciatore ma vittima.
Monica Poletti

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Traggo anche alcune riflessioni dal mio amico Carlo Saffioti, medico colto e politico lucido che ha mantenuto integra l’indipendenza di giudizio, che mi ha aiutato ad approfodire il tema della decadenza se non del tramonto dell’Occidente a cui la mia generazione resta profondamente legata e si distingue in questo dalle nuove generazioni che hanno scelto il mondialismo senz’anima, pensando nella loro ignoranza che la Russia appartenga all’Europa e che il mondo arabo sia compatibile con la democrazia occidentale, malgrado ne sia il nemico più astioso. Le nuove generazioni sono il frutto di una scuola inetta e di professori attivisti che hanno devastato i giovani a loro affidati, seguendo un disegno preciso volto a cancellare la nostra storia. L’Occidente ha abdicato a sé stesso ,abdicando alla “propria capacità di diffusione valoriale che è stata azzerata, se non addirittura ribaltata da correnti ideologiche come il decolonialismo genuflesso, il relativismo culturale, una forma patologica di autocritica che diventa autofobia“.Il cortocircuito è perfetto. Noi rinunciamo ai nostri codici identitari per il timore di essere accusati di imporli e ci arrendiamo a vedere in Hamas un movimento di liberazione. Siamo dilaniati da polemiche roventi pro Palestina e pro Russia e non capiamo che siamo diventati semplici e pallide comparse in un mondo in cui non contiamo più nulla. L’Europa devastata non è neppure stata capace di resistere con un minimo di dignità a Trump. Ma la resistenza che manca e’ anche e soprattutto quella culturale e morale. L’Eurocentrismo è morto forse già nel 1918 e sicuramente nel 1945, ma la vigliaccheria è più viva che mai e ci porterà ad essere colonia di altri. Non è una nemesi storica, come sostiene qualche sprovveduto, ma la resa incondizionata all’anti- Europa. Resto più che mai disperatamente attaccato all’idea di Europa di Federico Chabod che non è una sbrindellata bandiera azzurra con alcune stelle destinate a cadere come quelle del X agosto perché senza storia e senza dignità.


Il 4 agosto 1994 moriva Giovanni Spadolini . Ero in vacanza a Bordighera e andai ai suoi funerali a Roma con un certa difficoltà agostana, legata al disagio dei treni liguri. Non mi ricordavo più di quell’anniversario caduto nel dimenticatoio, ma a ricordarlo su Facebook è una pagina “Giovanni Spadolini” espressione forse della omonima fondazione fiorentina presieduta dal segretario e pupillo di Spadolini, Cosimo Ceccuti. Quest’ ultimo si è già prodigato al massimo per celebrare Giovannone, come lo chiamava Sartori, nel centenario della nascita che cade quest’anno. Il fatto di ricordarlo oggi con ritagli di articoli usciti nel 1994 può essere suggestivo, ma è l’esatto opposto di un ricordo storico che andrebbe scritto oggi, dopo che gli anni hanno totalmente ridimensionato il mito del segretario fiorentino. Fare un collage di articoli del 1994 può essere addirittura mistificante, specie se consideriamo che nel 2025 non è finora stato ristampato un solo libro della vastissima produzione giovannea. C’è da domandarsi il perché di questo oblio editoriale. Finora, in quest’anno, si sono avuti solo piccoli convegni celebrativi, in uno di questi il ministro della cultura Giuli ha soprattutto evidenziato le radici fasciste e repubblichine del giovane Spadolini che esaltava Gentile, mentre poi, a Liberazione avvenuta, diceva di se’ stesso che andava nei retrobottega delle librerie fiorentine a comprare i libri messi al bando di Gobetti. Il suo giovanile fascismo può essere giustificato dalla morte del padre pittore sotto un bombardamento alleato, ma non può essere ignorato, come avrebbe voluto l’interessato che nel testamento rinnegò gli scritti giovanili senza farne una abiura motivata. Leggere adesso l’articolo del 1994 del segretario del PRI Giorgetto La Malfa che avverso ‘ molto Spadolini, fa apparire come l’ipocrisia fosse prevalsa già allora in modo quasi imbarazzante.

RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Innanzitutto è un’assoluta garanzia la firma di Alexandra Lapierre (figlia del famoso Dominique Lapierre, autore di “La città della gioia”); autrice di biografie che restituiscono il giusto rilievo a donne spesso trascurate dalla storiografia, ma che hanno vissuto esistenze eccezionali e raggiunto grandi primati.
Dietro il nome apparentemente maschile si cela proprio lei, la più grande scrittrice australiana, Stella Maria Sarah Miles Franklin; potremmo anche definirla, mecenate delle patrie lettere post mortem.
A lungo, per i cartografi, l’Australia non è esistita; o meglio, si sapeva di un continente australe, ma è solo con una spedizione nell’Oceano Pacifico che si apre una nuova frontiera.
Patrick White è ritenuto il fondatore del romanzo australiano moderno, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1973 (uno dei più misconosciuti tra i Nobel, e neanche lo ritirò di persona).
Internet ha ripreso la figura di A n a c l e t o V e r r e c c h i a diventato per l’occasione persino aforista, malgrado l’irruente verbosità ciociara di quello che su Wikipedia è definito addirittura filosofo. Capisco che, come diceva Tolstoj, tutti i morti sono belli , ma a distanza di 13 anni dalla morte va usato un metro di giudizio almeno veritiero, se non del tutto distaccato. Mi fecero conoscere V e r r e c c h i a i professori Francesco Prestipino e Paolo Rocc , suoi colleghi in una scuola media torinese di Borgo Vanchiglia. Quindi il dato biografico che andrebbe ricordato è che fu insegnante di materie letterarie nella scuola media. In tempi successivi ottenne di insegnare nelle scuole italiane all’estero, che erano spesso in sedi disagiate Insegnò nella scuola italiana di Vienna, ma l’incarico di addetto culturale è cosa totalmente diversa perché riservata al personale diplomatico. Gli unici non diplomatici erano e sono i direttori degli istituti italiani all’estero, ma V e r r e c c h i a non è mai stato direttore di istituti italiani all’estero. Non so dove e come si laureò in Germanistica. Credo che si fosse laureato in materie letterarie forse al Magistero o alla Facoltà di lettere. Una volta parlai incautamente di lui a due germanisti universitari -tra cui il grande Cesare Cases – si dissero indignati nell’ apprendere che V e r r e c c h i a si presentasse come un germanista. Le sue opere, sempre a metà strada tra la storia, la letteratura e qualche reminiscenza filosofica, dimostrano che saltello’ in modo disordinato e dilettantesco da Nietzsche di cui scrisse dell‘impazzimento torinese, suscitando critiche negativissime da Vattimo e da Navarro) a Giordano Bruno, a Schopenhauer, per giungere perfino a Wagner. Volendo nobilitarlo, V e r r e c c h i a fu un poligrafo, spesso superficiale, quasi sempre settario perché il suo anticristianesimo e il suo greve anticlericalismo di stampo primo Novecento erano sufficienti a screditare in termini scientifici i suoi scritti. Non bastava dirsi anti cristiani per essere seguaci di Nietzsche, mi disse una volta Oscar Navarro che mi citò ironicamente la signorina Felicita che Gozzano mise in versi, facendo rimare insieme le camicie da stirare con Nietzsche. V e r r e c c h i a non venne mai invitato a convegni scientifici e i suoi lavori sono meramente divulgativi. Non ci sarebbe nulla di male nel divulgare. Anch’io