Al Gobetti una commedia tragico-esoterica di Giancarlo Guerreri

E’ una commedia che induce lo spettatore a riflettere sul concetto di Tempo, applicando alla vicenda narrata tutti i possibili paradossi e i nuovi aspetti scientifici legati a tale nozione. Sogni lucidi legati ad esperienze di vite passate, paradossi spazio-temporali e vicende umane di natura grottesca, condite con una buona dose di umorismo, sono l’essenza del Lavoro di Giancarlo Guerreri, messo in scena dalla regista Anna Cuculo e dal suo gruppo teatrale, l’”Anna Cuculo Group”.Un primo Lavoro dell’Autore torinese che esordisce al Teatro Gobetti di Torino Venerdì 26 Febbraio 2016.
Una donna, una Strega, ha il potere di agire sul tempo, comportandosi da “deus ex machina”, di tutta la vicenda. La Strega modifica la cronologia degli eventi creando evidenti disagi ai personaggi. Un grande orologio domina la zona occupata dalla Strega. Le dimensioni del Tempo e del sogno si intrecciano per creare una trama dinamica e articolata.A casa di Ermengarda, Maria, sua carissima amica, racconta di un sogno che riguarda Arturo, un loro comune conoscente.
Compare Arturo che a sua volta racconta un sogno molto realistico che sembra essere il ricordo di una vita passata, vissuta da entrambi nel ‘600.Il giorno seguente Maria torna a casa di Ermengarda e le racconta una nuova esperienza onirica che sembra essere in relazione con quella di Arturo: Ermengarda sembra molto infastidita da queste rivelazioni.
Il giorno seguente è proprio Ermengarda a fare un sogno particolare, si tratta di una rivelazione simbolica durante la quale viene divorata da una leonessa e partorita dalla stessa creatura.
Maria invita Anacleto, un suo amico che lavora nel settore funebre, esperto di sogni, affinché possa proporre un’interpretazione all’esperienza di Ermengarda.In seguito Ermengarda riceve una lettera da parte di Giulio, un giovane conosciuto in Egitto dodici anni prima, con il quale ebbe una relazione. La lettera di Giulio riporta una data di spedizione che indica che è stata spedita dodici anni prima.Ermengarda decide di realizzare una sorta di gioco rispondendo come se la loro relazione non si fosse mai interrotta e come se non esistesse quell’evidente squilibrio temporale. Giulio risponde dopo breve ma le date sulle lettere non sono compatibili con la realtà. Dopo varie vicissitudini epistolari Ermengarda, che non comprende bene se si tratti di un scherzo o di uno gioco del destino, scrive una lettera in cui dice di voler chiudere la storia con Giulio.
Giulio risponde con una mail disperata dicendole che non si rassegna e che verrà a cercarla.
Ermengarda sembra riconsiderare la cosa e si apre verso l’amore.La strega appare sconfitta, non riesce più ad agire sul tempo e cade a terra esanime. Suonano alla porta, Ermengarda si alza lentamente per vedere chi ha suonato, la strega sembra rianimarsi, tocca le lancette ma un attimo dopo muore. Ermengarda apre la porta…
PERSONAGGI
Strega: La signora del tempo che modifica gli eventi a suo piacimento Anna Cuculo
Ermengarda: La protagonista che vive una trasformazione iniziatica Rossana Bena
Maria: Amica di Ermengarda Claudia Vianino
Arturo: Amico di Ermengarda, ex amante di Maria Albino Marino
Anacleto: Il saggio che porta la Conoscenza Roberto Briatta
Giulio: Interlocutore virtuale ex amante di Ermengarda (voce fuori campo) Albino Marino
“Tutto ha origine e tutto ritorna nel fuoco”
fu un vero pioniere della scienza medica che si distinse anche per le sue sperimentazioni con la cannabis, risultando in assoluto uno dei primi a studiarne gli effetti e le potenzialità. Ma è stato il suo ruolo nella lotta a favore della cremazione dei cadaveri, conclusasi con l’incinerazione della salma di Alberto Keller effettuata a Milano il 22 gennaio 1876, di fatto la prima cremazione ufficiale in Italia, a consegnarlo alla storia. Quando il 23 gennaio del 1874 morì il cavalier Alberto Keller, ricco industriale di Milano, noto per le sue opere filantropiche, si apprese che nel testamento aveva disposto che la sua salma venisse data alle fiamme. A tal fine nominava esecutore testamentario proprio il professore piemontese ,destinando una somma notevole per gli studi sperimentali sulla cremazione. Pur non esistendo in Italia una legge che ammettesse la cremazione, il Polli, che aveva già fatto numerosi esperimenti , d’intesa con l’ingegner Clericetti, fece costruire un tempio crematorio, (opera dell’architetto Carlo Maciachini) reso possibile dalla generosità finanziaria della famiglia Keller e dalla cessione gratuita del terreno nel Cimitero monumentale da parte del Comune di Milano. Fu quello il primo tempio crematorio costruito in Italia e nel mondo, funzionante a gas illuminante. Venne inaugurato il 22 gennaio 1876 (“ un gelido giorno di fango e neve”, secondo le cronache del tempo) per cremare la salma imbalsamata di Keller, deceduto due anni prima. Le modalità furono in seguito descritte con precisione: dall’iniezione nel corpo (arti superiori ed inferiori, cavità toracica e cavità addominale) del liquido antisettico composto da fenolo, alcool e canfora fino alla bendatura finale con fasce inumidite. La salma , adagiata all’interno della cassa mortuaria, collocata sopra una griglia di ferro e coperta da un funereo velo, venne sospinta nell’urna dove 280 fiammelle a gas determinarono rapidamente la combustione. Si poté leggere nella relazione come i primi secondi garantirono l’evaporazione dell’acqua contenuta nei tessuti del corpo e successivamente la combustione del carbone formatosi lasciando del signor Keller circa tre chilogrammi di cenere, polvere e minuscoli frammenti ossei. In quello stesso anno nacque la Società milanese di cremazione. Successivamente sorsero le prime Società di cremazione (SO.CREM.) un po’ ovunque che, nel tempo, tra mille difficoltà, ostacoli e anche divieti hanno consentito lo sviluppo della cremazione in Italia. Ad essere precisi, la prima cremazione in Italia risaliva al 1822 allorché venne cremata la salma del poeta inglese Percy Bysshe Shelley, annegato nel golfo di La Spezia. Il suo corpo fu bruciato nella spiaggia di Viareggio sopra una pira sparsa di balsami per volontà dell’amico
e poeta Lord Byron. Ma si trattava più di una sorta di rito che di una vero e proprio esperimento crematorio. Alla morte di Giovanni Polli, Il Corriere del Verbano, nella sua edizione di mercoledì 23 giugno 1880, scriveva : “



PIANETA CINEMA
voci e figure diverse, dall’Imperatore Francesco Giuseppe, che “si dà pensiero per i funerali / come se tutto il resto non contasse”, all’ufficiale Max von Lenbach, che si sottrae ai creditori fuggendo a Montecarlo con una nobildonna, dai dignitari di Corte a Gavrilo Princìp, l’attentatore, da una vecchia duchessa a un ingegnere ungherese. E gesti, episodi, parole si dispongono come d’incanto tutt’attorno ad un fatto centrale: l’uniforme troppo stretta di Francesco Ferdinando che ancora oggi si può vedere, con le macchie di sangue, al Museo di storia militare a Vienna. Una catena infinita dei casi, di volontà inconsce, di consapevoli disegni portano a quei colpi di pistola quasi fossero una calamita, cambiando il corso della storia, all’incrocio del ponte Latino di Sarajevo. L’unica figura che nel libro non parla è la vittima principale, Franz Ferdinand, ma non occorre che lo faccia: sono gli altri che parlano di lui. E, dal sovrapporsi delle voci, Gilberto Forti riuscì a evocare con magistrale nettezza la sua fisionomia ( il libro uscì nella Piccola Biblioteca Adelphi nel 1984 ): l’arciduca cacciatore seriale (più di trecentomila animali furono uccisi da lui ), appassionato di fiori (stupendi i suoi roseti a Konopischt), erede senza poteri, costretto dall’etichetta a un matrimonio morganatico ( Sofia era di rango sociale inferiore e questo impediva il passaggio alla moglie dei titoli e dei privilegi del marito), uomo con difetti e pregi.
L’arciduca finì dissanguato sotto i colpi del giovane Gavrilo anche perché nessuno seppe aprirgli subito l’uniforme, che gli era stata cucita addosso a filo doppio per celare l’incipiente obesità. Un eccesso di vanità e di “etichetta” che gli fu fatale. Ripercorrendo e scandagliando gli eventi della giornata che fece da detonatore alla Prima guerra mondiale, Gilberto Forti utilizza la figura dell’arciduca erede al trono come metafora della complessità e delle fragilità dell’Impero alla vigilia del conflitto che lo portò alla dissoluzione. Chi l’ha definita, acutamente, una sorta di
Eco nacque ad Alessandria il 5 gennaio del 1932, senza mai dimenticare le sue origini e abbandonare i suoi tratti caratteriali “mandrogni”


Un cast di livello internazionale per l’opera coprodotta dal Teatro comunale di Bologna

Scrittrice, teologa, eremita, se n’è andata nella notte tra il 17 e il 18 novembre 2010, a 91 anni. La frase riportata è l’epigrafe che aveva scritto per se stessa e che venne pubblicata nel 1971 nel volume “Tu. Quasi preghiere”