CRONACA- Pagina 350

Mobilità urbana, LimeBike parte da Torino

Lime, leader mondiale nella mobilità elettrica condivisa, annuncia con entusiasmo l’arrivo della sua nuova e-bike più evoluta di sempre, la nuova LimeBike disponibile a Torino.  Prima città in Italia e in Europa ad accogliere questo nuovo modello, Torino si prepara a diventare un punto di riferimento nella mobilità urbana sostenibile, offrendo a residenti e visitatori un modo più efficiente ed ecologico per muoversi.

Con un investimento superiore ai 3 milioni di euro, Lime continua la sua missione di promozione della mobilità sostenibile. Oltre 600 nuove LimeBike saranno presto distribuite in tutta Torino, offrendo un’alternativa innovativa e accessibile per vivere la città su due ruote.

Progettata per rendere il trasporto elettrico condiviso più accessibile e piacevole, la LimeBike è costruita con il massimo focus su comfort, sicurezza e sostenibilità.  Questo nuovo modello migliora l’esperienza di guida grazie a un design ergonomico avanzato, tecnologia intelligente e un’ interfaccia intuitiva, incoraggiando sempre più persone  a scegliere la micromobilità rispetto all’auto nei contesti urbani.

Lime ha sempre avuto la sostenibilità come punto centrale della propria missione e LimeBike  ne è una naturale evoluzione. Progettata per durare a lungo, necessita di meno interventi di manutenzione e supporta un utilizzo più intensivo, contribuendo così a ridurre la sua impronta di carbonio. Due caratteristiche principali della LimeBike sono la sella ergonomica regolabile e la pedalata elettrica assistita.

Il lancio della LimeBike a Torino evidenzia l’impegno della città verso soluzioni innovative e sostenibili per la mobilità. Con l’introduzione di una e-bike all’avanguardia, progettata per essere inclusiva e comoda, Lime contribuisce a trasformare Torino in un modello per il futuro del trasporto urbano

“Siamo entusiasti di introdurre la Limebike a Torino, rendendola la prima città in Italia e in Europa a sperimentare la nostra ultima innovazione – ha dichiarato Matteo Cioffi, Regional Director di Lime Central Europe- Dopo il recente lancio delle nostre biciclette GEN4 a Torino, abbiamo registrato un enorme aumento nell’utilizzo, +700% a febbraio rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con un incremento del 55% di utenti attivi. Crediamo che Torino sia una città all’avanguardia, dotata di infrastrutture  e aree di parcheggio ideali per essere la prima città europea ad adottare la nostra tecnologia di bici più avanzata”.

Mara Martellotta

Più di 20 milioni per gli immobili regionali, nuova vita per il Museo Ferroviario

/

La Giunta regionale del Piemonte che si è riunita questa mattina ha approvato, su proposta dell’assessore al Bilancio Andrea Tronzano e dell’assessore al Patrimonio Gianluca Vignale, un provvedimento che rafforza e amplia gli interventi di riqualificazione degli immobili di proprietà della Regione.

Con un investimento complessivo di oltre 20,8 milioni di euro vengono aggiornati e potenziati interventi significativi nell’ambito del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-2020 – Asse 8 “Sviluppo urbano e regionale sostenibile”, grazie alla disponibilità di ulteriori risorse derivate da economie di spesa e rimodulazioni interne al programma.

“Grazie a una puntuale attività di monitoraggio e revisione dei fondi disponibili – dichiara l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano, siamo riusciti a liberare risorse da destinare a interventi prioritari per la tutela e la valorizzazione del patrimonio pubblico, con ricadute positive sia sul piano economico, sia sociale. Il buon governo delle risorse si misura anche nella capacità di intercettare i bisogni reali e di dare risposte concrete ai territori”.

Come evidenzia Gianluca Vignale, assessore al Patrimonio e alla semplificazione amministrativa, “abbiamo voluto razionalizzare l’utilizzo delle risorse a disposizione per dare maggiore impulso agli interventi che migliorano concretamente il volto della Regione e il benessere dei cittadini. Gli immobili oggetto di riqualificazione saranno resi più sicuri, accessibili, funzionali e fruibili, anche in un’ottica di restituzione alla collettività di spazi che meritano la giusta valorizzazione”.

Tra gli interventi più importanti finanziati o rifinanziati si segnalano la riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’ex stazione Porta Milano a Torino, destinata a diventare la sede del Museo Ferroviario Piemontese (1,8 milioni di euro), la valorizzazione del Giardino Botanico Sperimentale “REA” di Trana, integrato nel Museo Regionale di Scienze Naturali (3,6 milioni di euro), il restauro della casa padronale della Tenuta Cannona a Carpeneto, Centro regionale per la sperimentazione vitivinicola (4 milioni di euro), la riqualificazione del Galoppatoio Lamarmora di Venaria Reale, destinato a diventare un hub scientifico e culturale per il CCR (Centro per il Restauro) con il finanziamento del primo lotto (2,5 milioni di euro), la sistemazione dell’area dell’ex stazione Dora, nel quartiere Borgo Vittoria a Torino (700.000 euro), l’intervento sull’ex colonia “Broglia” di Ceres, con demolizione dell’edificio pericolante e riqualificazione dell’area (450.000 euro) e la rifunzionalizzazione dell’edificio regionale di Oulx (500.000 euro).

Sospesa attività bar zona Nizza Millefonti: oltre 200mila euro di multa

Nell’ambito di un servizio di controllo del territorio ad Alto Impatto, coordinato dalla Polizia di Stato, sono stati svolti accertamenti in alcuni esercizi pubblici dei quartieri San Salvario e Millefonti.

L’attività ha permesso di elevare sanzioni per oltre 230.000 euro e di procedere alla sospensione dell’attività di un esercizio commerciale, all’arresto di una persona e alla denuncia in stato di libertà di una seconda.

Un esercizio di somministrazione di cibo etnico di corso Vittorio Emanuele II è stato sanzionato dalla Polizia Municipale per 11.500 euro per diversi illeciti amministrativi riscontrati tra i quali l’apertura abusiva dell’attività, la mancanza dell’autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico e la mancanza della certificazione previsionale di impatto acustico per il dehors. Nella circostanza, l’A.S.L. ha provveduto anche a far distruggere circa 20 kg di alimenti conservati in modo non idoneo e alla parziale sospensione dell’attività per l’inidoneità delle vetrinette di conservazione della filiera a freddo degli alimenti procedendo all’emissione di ulteriori 1.000 euro di sanzione. Inoltre, l’Ispettorato del Lavoro ha riscontrato la presenza di tre lavoratori non assunti, sanzionando per 8.000 euro il titolare e provvedendo alla sospensione dell’attività sino alle regolarizzazioni necessarie.

In un bar di via Genova, la Polizia Locale ha riscontrato diverse violazioni amministrative tra cui lo svolgimento dell’attività di somministrazione senza le necessarie autorizzazioni, precarie condizioni igienico sanitarie, la mancanza della concessione per l’occupazione del suolo pubblico con dehors, la mancata autorizzazione per i mezzi pubblicitari in uso e la presenza di generi alimentari ad uso personale nei frigoriferi dell’attività e ha sanzionato l’esercizio per 8.400 euro. Da ulteriori accertamenti, svolti dalla Guardia di Finanza è stata accertata la mancanza della P.IVA da oltre un anno e la presenza di un lavoratore in nero. Nei confronti del titolare dell’attività, risultato essere evasore totale, sono state emesse sanzioni per un totale di 204.000 euro.

Sempre per violazioni di carattere amministrativo, un minimarket di via Varazze è stato sanzionato per 160 euro per non aver esposto un cartello all’esterno del locale per sensibilizzare gli avventori ad evitare comportamenti dai quali possa derivare pregiudizio alla tranquillità pubblica.

Gli accertamenti, svolti dal personale della Polizia di Stato del Commissariato di P.S. “Barriera Nizza”, coadiuvato da equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, dalla Guardia di Finanza, dalla Polizia Municipale, dall’A.S.L. e dall’Ispettorato del lavoro, continueranno con cadenza regolare.

IA, al Politecnico il Master per i manager della trasformazione digitale

La digitalizzazione rappresenta uno dei fattori di crescita occupazionale, sia in termini di competenze richieste a molti lavoratori, sia come elemento distintivo di figure professionali specializzate. Secondo le previsioni Unioncamere, nel quinquennio 2022-2026 il trend tecnologico e l’accelerazione digitale post-pandemica porteranno a una domanda di personale con competenze digitali di base stimata tra 2,1 e 2,3 milioni di occupati e di figure con capacità digitali avanzate tra le 875.000 e le 960.000 unità1. A confermare l’urgenza delle richieste del mercato, anche i dati Deloitte (2024): il 67% delle imprese ha già aumentato gli investimenti in GenAI2 e il 25% prevede di adottare agenti AI nel 2025; percentuale destinata a raddoppiare entro il 20273.
In questo scenario, la Master School del Politecnico di Torino annuncia l’apertura delle iscrizioni alla prima edizione dell’Executive Master in Intelligenza Artificiale e scelte manageriali: innovazioni e strategie per la trasformazione digitale, progettato in collaborazione con Deloitte Consulting. Il percorso formativo si rivolge a managerprofessionisti e neolaureati che vogliono operare a livello nazionale e internazionale in aziende di diverse dimensioni e in tutti i settori, governando processi decisionali complessi attraverso l’adozione di tecnologie digitali e soluzioni di intelligenza artificiale.

 

“Sviluppare per tempo il potenziale dell’Intelligenza Artificiale è oggi una necessità strategica per le imprese che vogliono rimanere competitive nel medio periodo. La transizione digitale richiede nuove competenzecapacità critiche e un approccio consapevole all’uso di tecnologie sempre più pervasive. Questo Executive Master nasce dall’esigenza di fornire le competenze necessarie per tradurre la complessità tecnologica in soluzioni di valore per il business, conoscere soluzioni di IA per analizzare e ottimizzare i processi aziendali e poter così avere un ruolo attivo nel gestire innovazione e sostenibilità dei processi produttivi e decisionali”, dichiara Emilio Paolucci, Coordinatore del Master e Professore Ordinario di Strategia e Imprenditorialità al Politecnico di Torino.

 

“Il Master si distingue per un impianto didattico progettato congiuntamente da accademici e professionisti che risponde con un approccio concreto alle sfide reali del mercato. Oltre alle lezioni frontali e ai moduli specialistici, i partecipanti saranno coinvolti in project work sviluppati insieme a Deloitte, che permetteranno di applicare le conoscenze acquisite a casi aziendali reali, favorendo l’apprendimento esperienziale e l’interazione con esperti del settore. Comprendere le strategie, le tecnologie, la gestione dei rischi e sviluppare le necessarie soft skills sono gli obiettivi di questo innovativo programma di studi”, aggiunge Elisabetta Raguseo, Coordinatrice del Master e Professoressa Associata di Strategia e Management al Politecnico di Torino.
IA e Management: il Master che integra strategia e innovazione
Pensato per chi vuole comprendere e gestire l’impatto dell’IA nei processi decisionali aziendali, l’Executive Master è un percorso formativo part-time che si rivolge a figure che operano o aspirano a operare in contesti ad alta intensità tecnologica, fornendo strumenti per leggere l’evoluzione del panorama digitale e per guidare il cambiamento organizzativo. Tra gli obiettivi formativi: sviluppare competenze manageriali necessarie a gestire i processi di transizione digitalecomprendere le tecnologie di frontierainterpretare i dati per supportare decisioni informate, implementare soluzioni di IA in ottica strategica. Il master si caratterizza per un approccio pratico, basato sul learning by doing, che alle lezioni affianca un project work, occasioni di networking e sessioni di mentoring con figure senior, esperte di trasformazione digitale.

 

Dalla governance dell’IA al deep learning: un programma interdisciplinare
Il Master copre una gamma completa di tematiche che spaziano dalla governance dell’IA a contenuti più tecnici come machine learningdeep learningmodelli di linguaggio avanzati e sistemi intelligenti per il supporto alle decisioni. Una particolare attenzione è dedicata all’utilizzo dell’IA nei processi core aziendali, con focus su marketing, operation, HR, finance e innovazione, sulle opportunità dell’IA generativa e sul change management che questa tecnologia comporta. Il project work finale – per cui saranno proposti diversi casi pratici da sviluppare, ad esempio la progettazione e implementazione di agenti intelligenti di AI tradizionale e generativa per svolgere task operativi – è progettato in collaborazione con Deloitte. La simulazione di un caso reale a cui lavorare, divisi in team e alla ricerca di soluzioni innovative, rappresenta un’occasione unica di confronto diretto con il mondo professionale e di applicazione concreta degli argomenti affrontati, acquisendo competenze attraverso l’esperienza diretta da subito spendibili in azienda.

 

Le iscrizioni all’Executive Master sono aperte fino alle ore 14:00 del 19 maggio 2025. Maggiori informazioni su requisiti di iscrizione, modalità del bando e scadenze sono disponibili sul sito ufficiale del Politecnico di Torino.

Quando i vescovi del Piemonte furono ricevuti da Papa Francesco

Foto di gruppo per i vescovi del Piemonte e della Valle D’Aosta recatisi in Vaticano in udienza da Papa Francesco. L’immagine risale a fine gennaio 2024, quando il papa ricevette in Vaticano i vescovi della “sua” regione. Il Piemonte venne spesso ricordato con affetto dal Santo Padre in numerose occasioni pubbliche.

Papa Francesco e la “munia quacia”

ACCADDE NEL 2014

Il Santo Padre, che non ha mai fatto mistero dell’attaccamento alle proprie radici, nel giugno del 2014 usò il dialetto della sua antica terra di origine per colpire quegli ipocriti che si mascherano dietro una facciata umile ma che, in realtà, non è tale

Si stima che in Argentina siano addirittura 6 milioni gli abitanti di origine piemontese, giunti in cerca di fortuna nell’America del Sud uno o due secoli fa e, successivamente, là stabilitisi con le proprie famiglie da intere generazioni.

 Non dovrebbe stupire, ma fa tanto “cool” per chi è  piemontese,  il fatto che Papa Francesco abbia usato, in una udienza generale di ormai più di 10 anni fa  l’espressione dialettale “munia quacia”,  (si pronuncia più o meno “mugna”) traducibile con “aspetto da acqua cheta”, prostrata e dimessa almeno all’apparenza. Il santo padre, che non ha mai fatto mistero dell’attaccamento alle proprie radici,  ha usato lo “slang” della sua antica terra di origine per attaccare quegli ipocriti che si mascherano dietro una facciata umile ma che, in realtà, non è tale.

Un grande comunicatore, bisogna riconoscerlo. In fondo anche in quell’occasione fu (inconsapevole?) testimonial del Piemonte e della sua cultura.

Cristiano Bussola

 

E il Piemonte presentò in Vaticano il Tour de France

23 GIUGNO 2024 – La Regione Piemonte fu ricevuta in delegazione in Vaticano con il direttore della Giunta Paolo Frascisco per un incontro con Papa Francesco al quale fu presentata la partenza in terra piemontese della celebre gara ciclistica. Presenti con il Piemonte, Emilia Romagna e Toscana,  protagoniste della Grande partenza dall’italia de Le Tour de France.

Le confessioni religiose torinesi in lutto per Papa Francesco

Comunicato stampa del Coordinamento Interconfessionale Regionale “Noi Siamo con Voi” :

“La morte fa un po’ paura ma, attraversata la porta, c’è la festa del Regno di Dio!”.
Era il 24 agosto del 2022 e così ragionava Papa Francesco intervenendo nell’aula Paolo VI, al termine di un ciclo di lezioni dedicato alla vita. Raccontava che l’uomo nella morte non perde la memoria, non abbandona la propria storia, non scioglie le relazioni in cui è vissuto sulla terra. Diceva che l’essenziale della vita, in prossimità del nostro congedo, ci appare definitivamente chiaro perché il meglio della vita è ancora tutto da vedere.
In queste parole c’è forse il senso profondo dell’impegno di noi credenti del Coordinamento Interconfessionale del Piemonte. È la grande eredità spirituale che ci lascia Francesco, l’uomo venuto “dalla fine e dalle periferie del mondo” per denunciare la cultura dello scarto, della globalizzazione dell’indifferenza, di non aver più lacrime per gli emarginati, i poveri, gli ultimi.
Noi espressione di numerose Fedi che convivono nell’armonia del dialogo, facciamo tesoro di queste parole, certi che soltanto la “filosofia” degli uomini ha dato mille nomi allo stesso Padre.
Aderiamo quindi alla veglia di preghiera indetta dal Cardinale Roberto Repole per Mercoledì 23 P.V. alle ore 20:30 nel Duomo di Torino.

 

Il Comitato Interfedi della città di Torino si unisce al dolore di tutti i cattolici per la morte di Papa Francesco.

Un profeta di Pace, un protagonista di autentico dialogo interreligioso, una perdita per tutta l’umanità. La sua attenzione ai più deboli, i suoi insegnamenti sulle grandi sfide della contemporaneità sono stati una testimonianza profonda del Vangelo.

Francesco a Ernesto Olivero: “Amici del Sermig, non stancatevi!”

8 gennaio 2023 – In 300 in rappresentanza del popolo del Sermig a Roma per raccontare a Papa Francesco la cinquantennale bellissima storia di un gruppo che continua alla grande nel mondo di oggi il grande lascito dei Santi Sociali piemontesi che si sporcarono le mani aiutando i poveri e i ragazzi senza scuola e senza da vivere.
Prima la Santa Messa celebrata in San Pietro poi tutti nella Sala Clementina a incontrare il Santo Padre accompagnati dai due Arcivescovi, Cesare Nosiglia e Roberto Repole.
I Ragazzi nelle  prime due file. Molte ragazze e signore, stile composto, nessuno sfoggio di eleganza  perché al Sermig ci si sporca le mani con le difficoltà sociali più pesanti. Ho avuto il privilegio di essere invitato da Ernesto Olivero insieme a  Monica  Canalis e all’ex assessore provinciale Campia e abbiamo così vissuto una emozione unica.
Poi si passa il Portone di Bronzo , scaloni grandi, cortile di S.Damaso sino alla bellissima Sala Clementina. Arriva il Papa e sembra stupirsi a vedere un gruppo così folto. Grande applauso. Il Papa da’ una carezza ai i bambini in prima fila.  Infine un emozionantissimo  Ernesto Olivero legge tre pagine, contro la pagina  consentita dal cerimoniale, la storia del Sermig e la sua grande attività nei confronti degli ultimi, dei senza tetto a Torino, in Giordania e a S. Paolo del  Brasile. Pensate come è bello per i disperati sapere che c’è un posto , come il Sermig, dove non si girano dall’altra parte e ti aprono le braccia e le porte 24 ore su 24 tutti i giorni tutto l’anno.
Il SantoPadre ha capito perfettamente lo spessore del servizio svolto dai ragazzi del Sermig, 24 ore su 24, con gli aiuti economici della gente comune . Sul 100 per cento dei fondi raccolti meno del 5% arriva da Banche e Istituzioni. Il SantoPadre capisce la genuinità e la grande generosità dei ragazzi del Sermig e risponde a tono chiedendo alla gente del Sermig di “non stancarsi mai”.  Ma il SantoPadre ha colto un secondo aspetto della vita del Sermig, l’aver trasformato l’Arsenale della Guerra in Arsenale della Pace è stato lo stimolo per Papa Francesco di chiedere ai Paesi in guerra di trasformare le azioni della guerra in azioni per la pace. Al termine dell’incontro  prima di salutarci  uno ad uno il Papa ci ha chiesto di pregare per lui.
Una giornata indimenticabile che rimarrà nei nostri cuori e che ci da’ la carica ad essere ancora più  attenti e attivi con i fratelli più sfortunati e emarginati.
E Torino sia più riconoscente con chi dedica la propria vita in tutto o in parte a favore dei più deboli.
.
MINO GIACHINO

Guerra!

/

IL PUNTASPILLI  di Luca Martina

Alcuni storici ritengono che Hitler non avesse alcuna intenzione di scatenare una guerra mondiale (ignorando il rischio di vedere schierato contro di sè tutto il mondo occidentale).

Fu il lassismo e la sottovalutazione dei rischi da parte degli altri paesi europei (sancita dalla Conferenza di Monaco) a consentire alla Germania di occupare impunemente, a partire dal1938, l’Austria (annettendola), la Polonia e, via via, gli altri Paesi che riteneva dovessero appartenere alla Germania rendendo quindi inevitabile l’esplosione di un conflitto su scala globale.

Detto per inciso: gli Stati Uniti erano in quegli anni nel pieno di un’ondata isolazionista, concentrati sulla ripresa del loro Paese, fiaccato dalla Grande Depressione e dalla politica economica protezionista varata sotto la presidenza Hoover (lo Smoot-Hawley Tariff Act impose dazi fino al 59% sulle importazioni Usa) che non aveva fatto altro che prolungarne la durata.

Il New Deal del presidente Roosevelt, varato nel 1934, stava allora faticosamente cercando dispiegare i suoi effetti, anche attraverso la firma di trattati di libero scambio, ma l’opinione pubblica (la Depressione ancora lungi dall’essere dimenticata) era decisamente ostile ad un coinvolgimento in un conflitto così lontano dai confini americani ed estraneo ai suoi interessi.

Venendo ai giorni nostri, non sappiamo se la dichiarazione di guerra (commerciale) pronunciata da Trump derivi da una inconsapevolezza delle sue potenziali conseguenze, se sia una precisa strategia (mal concepita) di “conquista” dei mercati mondiali o semplicemente un passo, più lungo della gamba, della volontà di imporre agli altri Paesi le sue regole di negoziazione.

Quello che è certo è che gli atti di ostilità commerciali (e si spera restino solo tali) si stanno moltiplicando con una violenza impensabile anche solo pochi mesi fa e la possibilità di una decisa contrazione degli scambi internazionali (uno dei maggiori motori della crescita mondiale degli ultimi ottant’anni), dalle conseguenze imprevedibili, è diventata estremamente reale.

Non voglio dilungarmi oltre sull’analisi di quanto sta ponendo in atto l’inquilino della Casa Bianca in quanto diventerebbe obsoleta prima ancora che l’inchiostro abbia il tempo di asciugarsi…o così almeno si sarebbe detto nell’era della carta stampata.

 

Quello che volevo affrontare è, invece, il comportamento dei mercati finanziari.

È ben noto come gli investitori detestino le situazioni d’incertezza: è impossibile attribuire un valore ad un’azienda (è questo che fanno i mercati azionari attraverso le loro quotazioni) se non si riesce a prevedere quale sarà il loro andamento futuro e con quale livello dei tassi di interesse si attualizzeranno i loro flussi di cassa futuri (il valore di una somma percepita va riportata ad oggi, scontandola per un tasso di interesse).

Quando sta avvenendo costituisce senza dubbio il massimo livello di indeterminatezza alla quale abbiamo mai assistito e fa impallidire le crisi russa e dei paesi asiatici dei primi anni ‘90, la bolla dot-com del 2000 e la grande recessione del 2007-8 nonché l’esplosione della pandemia scatenata dal Covid.

Stiamo parlando di quella che verrà probabilmente ricordata come la prima recessione consapevolmente (?) auto-indotta.

Come reagire di fronte a un simile salto nell’ignoto? L’unica arma in possesso degli investitori è quella di vendere ciò che è in loro possesso, provocando così pesanti ribassi dei listini.

La discesa dei prezzi ha, a sua volta, effetti devastanti sulla psicologia dei risparmiatori (gli studi in materia di Kahmeman e Tversky hanno fruttato loro un Nobel per l’economia nel 2002) e questo scatena nuove ondate di panico e nuove discese dei prezzi.

Il meccanismo è destinato ad esaurirsi quando l’incertezza si riduce o, nel caso peggiore, quando le vendite hanno svuotato completamente i portafogli degli investitori più emotivi.

Va infatti, ricordato, per citare Warren Buffet, che “il mercato azionario è un meccanismo (infernale, n.d.r.) per trasferire la ricchezza dagli impazienti ai pazienti” e che occorre “essere impauriti quando gli altri sono avidi e avidi quando tutto sono impauriti”.

Un altro vecchio e pur sempre valido adagio di Wall Street recita, infatti, che i mercati salgono inerpicandosi sui ripidi muri delle preoccupazioni (“markets climb a wall of worry”).

Ma, si sa, la storia, la logica e il sano buon senso tendono ad essere ignorati quando ci si convince (non sempre a torto) che a governare i mercati (e il mondo) sia l’imponderabile.

Eh sì perché mai avevamo assistito a qualcosa di assimilabile agli eventi delle ultime settimane e assai raramente la reazione dei mercati era stata così scomposta.

Ma allora chi ha ragione? Chi vende per evitare atterraggi ancora più duri, conseguenti ad un salto nel vuoto, o chi si tappa le orecchie, come Ulisse, per evitare di essere ammaliato (terrorizzato) dalle sirene (di allarme)?

Nel breve termine, spesso vendere diventa una via d’uscita non solo ragionevole, serve per alleggerire il pesante fardello psicologico delle notizie che quotidianamente funestano umore e portafogli, ma anche corretta (se non si vende sui minimi assoluti, per qualche tempo si avrà la sensazione di essere usciti “bene”, viste le circostanze).

Nel medio e lungo termine, al contrario, si potrebbe trattare (la storia insegna, anche se sul futuro non possiamo avere certezze) di una scelta inopinata in quanto le fasi negative (correzioni temporanee o più prolungati “bear markets”) sono sempre state brillantemente superate: l’economia prima o poi migliora, e con lei i profitti aziendali, e il progresso (sociale, tecnologico…) riprende il suo cammino senza guardarsi troppo indietro.

In questo momento i mercati stanno indicando chiaramente la via da seguire, “suggerendo” la negoziazione di tariffe ragionevoli (se proprio devono essere imposte) e consentendo coì all’economia di evitare di subire più di una semplice “recessione tecnica” (di breve durata), ritornando velocemente al suo percorso di crescita che potrebbe essere rinforzata presto dal completamento dell’agenda elettorale, composta in larga parte da tagli delle tasse e deregolamentazioni.

Ma cosa succederà allora nella situazione assolutamente unica che stiamo vivendo?

Occorre, innanzitutto, ricordare che tutto passa e che il presidente degli Stati Uniti non è un sovrano assoluto.

Questo significa che buona parte delle decisioni del presidente devono essere approvate o possono essere bloccate dal Congresso.

Purtroppo il “Trade Act of 1974”, una legge approvata dal Congresso durante la presidenza di Gerald Ford, attribuisce al presidente l’autorità di imporre dazi allo scopi di proteggere le industrie domestiche dalle importazioni estere (Safeguard Measures: acciaio e pannelli solari sono stati in passato oggetto di dazi per questo motivo), come risposta a pratiche scorrette (Unfair Trade Practices: una di queste è il caso dei dazi sulle esportazioni USA superiori a quelli imposti dagli Stati Uniti) o per proteggere la sicurezza nazionale (National Security: nei confronti delle importazioni che minaccino l’approvvigionamento da parte delle industrie nazionali di settori chiave, come quello militare o aerospaziale).

Ciononostante, in un Paese democratico è difficile (vorrei dire impossibile) governare a lungo senza il consenso del proprio corpo elettorale (e dei rappresentanti eletti) e da qualche settimana la compattezza della maggioranza repubblicana incomincia pericolosamente a scricchiolare.

Inoltre, a novembre 2026 le Midterm elections rinnoveranno tutta la camera dei rappresentanti ed un terzo dei senatori oltreché una buona parte dei governatori: arrivare a quella data nelle attuali condizioni porterebbe ad una severa sconfitta del partito del presidente (che ha promesso di cancellare l’inflazione e di innescare un boom economico) tramutandolo in una goffa e impotente “anatra zoppa” per il resto del suo mandato.

Questo potrebbe creare una situazione di stallo nell’economia (con un forte rischio di stagflazione, bassa crescita ed inflazione) o, nel caso più favorevole, incoraggiare al ritorno al tavolo negoziale, correggendo e limitando gli errori fatti nei primi mesi del nuovo mandato.

L’azione del presidente è ancora una volta la dimostrazione che cercare di forzare i meccanismi dei liberi mercati genera instabilità, incertezze e un danno economico (lo si vedrà nei prossimi mesi) e finanziario (già “contabilizzato” da azioni e obbligazioni).

Infatti, gli impatti disordinati delle forzature (è bastato l’effetto annuncio dei dazi) si sono già potuti vedere chiaramente non solo sui prezzi delle azioni (come ricordato in precedenza) ma anche sui tassi di interesse, sul tasso di cambio e sui prezzi delle materie prime.

La prospettiva di una guerra commerciale all’ultimo sangue con la Cina pone a rischio la sottoscrizione in massa delle emissioni di bond statunitensi (lo si è ben osservato nel balzo dei tassi delle scadenze più lunghe). Questo, unitamente alla possibilità che i forzieri cinesi decidano di iniziare a vendere parte dei titoli governativi statunitensi detenuti, rende più oneroso il debito e rischia così di avere un effetto recessivo.

Il dollaro, in balia dei timori sulla sua futura centralità negli scambi internazionali, sembra a sua volta avviato ad indebolirsi ulteriormente e ad essere così meno attrattivo per gli investitori.

Le materie prime risentono, infine, del peggioramento delle prospettive economiche e, nel caso del petrolio e del gas naturale, della possibilità di un eccesso di produzione sollecitato dall’agenda di Trump (Drill, baby, drill).

Gli Stati Uniti hanno costruito la propria grandezza sul libero mercato e pensare di renderla “nuovamente grande” riportando in auge pratiche protezioniste sembrava fin dall’inizio una pessima idea.

Farlo con i modi propugnati in questi primi mesi di presidenza rischia davvero di generare delle conseguenze molto severe per l’economia mondiale.

Per fortuna, sembra proprio il caso di dirlo, un presidente non è per sempre (il mandato è quadriennale) e i danni provocati da una mal concepita politica economica sono destinati ad essere limitati: possono essere molto gravi ma contenuti nel tempo e, perciò, non arrivare a cambiare in modo irrimediabile il mondo che ci sembrava di conoscere così bene, a partire almeno dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Siamo certamente in viaggio verso una Terra Incognita e chissà dove ci porterà ma la storia insegna che proprio uno di questi viaggi ha consentito, per puro caso, la scoperta del continente nel quale si è sviluppata poi la prima superpotenza del pianeta; proprio quella dalla quale provengono adesso segnali così preoccupanti…

Agli investitori spaventati e disorientati non si può allora altro che ribadire il mantra reso celebre dallo sfortunato film “Il corvo”: non può piovere per sempre…

Pur gocciolanti e infreddoliti non rimane che attendere che in cielo si riaffacci il sole che, anche se accecati dalle gocce d’acqua non lo vediamo, è sempre lassù, sornione e sorridente, dietro le nuvole, pronto a tornare a risplendere.

La versione originale, in lingua inglese, di questo articolo è stata pubblicata al seguente indirizzo: https://en.irefeurope.org/publications/online-articles/article/terra-incognita/  dall’Institute for Research in Economic and Fiscal Issues (IREF)