A Luca Pasquaretta, portavoce della sindaca Chiara Appendino, sarebbe stato notificato oggi un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta legata alla serata di piazza San Carlo, in merito all’organizzazione di una proiezione su maxi schermo della finalissima di Champions League, la stessa sera del 3 giugno al Parco Dora. Le ipotesi di reato sarebbero – scrive l’Ansa – l’ “invasione di terreni o edifici” e il “deturpamento di cose altrui”. Si tratta di una costola della maxi-inchiesta sui fatti della serata di Champions che vede indagate ventuno persone tra cui la sindaca, l’ex questore Sanna e il prefetto Saccone per disastro, lesioni e omicidio colposo. A Parco Dora non si verificarono incidenti furono incidenti, ma la procura si è interessata alle modalità con cui è stato organizzato l’evento: pare non fosse stata predisposta alcuna delibera autorizzativa.
(foto: il Torinese)
Bruno Giacosa, 88 anni, celebre produttore vitivinicolo di Neive, è morto nella notte all’ospedale di Alba
Tra i messaggi di solidarietà per il Museo Egizio dopo il video su Fb del leader dei Giovani Padani Andrea Crippa
A Sestriere in regione Fraiteve un 31enne è morto sulle piste da sci
Si è appena, positivamente, conclusa la Simulazione Clinica ad Alta Fedeltà presso i nuovi locali del Pronto Soccorso dell’AOU San Luigi di Orbassano accuratamente progettata dal gruppo SimBox della SCDU Anestesia e Rianimazione con il supporto di Anpas Piemonte e da tutti i settori dell’Azienda Ospedaliera Universitaria
volontari soccorritori delle Pubbliche Assistenze Anpas, truccatori di lesioni e ferite del Gruppo Formazione di Anpas Piemonte, manichini di ultima generazione e le nuove ambientazioni sono state lo scenario dove il personale del PS ha lavorato in condizioni simulate.
pazienti e degli operatori è stato condiviso con telecamere in presa diretta presso un’aula gremita di
operatori sanitari, studenti dei corsi di laurea di medicina e infermieristica diventando anche un importante momento formativo.
Non vi sarebbe stato alcun maltrattamento o violenza ma soltanto “metodi educativi che, oggi, forse sono interpretati troppo severi”.
di Pier Franco Quaglieni
Era un ufficio contabile “a delinquere” lo studio di consulenza dove due torinesi, padre e figlio di 67 e 29 anni, sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza
“Elvira Berrini Pajetta. Donna,madre,educatrice e militante”. Questo è il titolo del convegno che la città di Torino e l’Associazione Consiglieri Emeriti del capoluogo piemontese dedicheranno giovedì 25 gennaio alla figura di una tra le donne più popolari nel secondo dopoguerra
d’Ossola. Arrestata col marito per l’impegno politico dei figli maggiori, esonerata dall’insegnamento, “mamma Pajetta” (come sarebbe stata affettuosamente chiamata nel secondo dopoguerra) fu tra le animatrici a Torino del “Soccorso rosso” e fece spesso la spola con la Francia, quando Giuliano vi si era rifugiato. Neppure la dolorosa perdita di Gaspare la indusse a desistere dalla lotta antifascista, anche se ne rimase profondamente segnata e quando si incontrò a Torino con Ada Gobetti, per continuare quell’impegno attraverso i Gruppi di Difesa della Donna, quest’ultima intuì che “anche se straordinariamente forte, anche se sorretta da una fede senza debolezze e dall’amore dei figli rimasti, non può più essere come prima”. Al
termine della guerra Elvira venne nominata ispettrice a Torino, per incarico del Comitato di Liberazione, nel 1946 venne eletta assessore e l’anno seguente tornò all’insegnamento. Nel 1956, assistette all’ultima seduta del Consiglio Comunale e concluse la sua vita politica. Nel 1962 morì il marito Carlo e Elvira, già colpita da un malore alcuni anni prima, si trovò a scrivere parole amare e sofferte: “solitudine, rimpianti, poca salute, nessuna voglia di vivere”. Un anno dopo, nel settembre del ’63, si spense nel novarese, a Romagnano Sesia, e venne sepolta nella stessa tomba che il giovane Gaspare divideva con l’amico Aldo Carletti, nel piccolo cimitero di Megolo, una delle frazioni di Pieve Vergonte, in bassa Val d’Ossola. Nello stesso luogo all’ombra del Cortavolo dove, nel tempo, l’intera famiglia Pajetta si è riunita per sempre.