Il Toret: quando i simboli dissetano

 

Malinconica e borghese, Torino è una cartolina daltri tempi che non accetta di piegarsi allestetica della contemporaneità.
Il grattacielo San Paolo e quello sede della Regione sbirciano dallo skyline, eppure la loro altitudine viene zittita dalla moltitudine degli edifici barocchi e liberty che continuano a testimoniare la vera essenza della città, la metropolitana viaggia sommessa e non vista, mentre larancione dei tram storici continua a brillare ancorata ai cavi elettrici, mentre le abitudini dei cittadini, segnate dalla nostalgia di un passato non così lontano, non si conformano allirruente modernità.
Torino persiste nel suo essere retrò, si preserva dalla frenesia delle metropoli e si conferma un capoluogo a misura duomo, con tutti i pro e i controche tale scelta comporta.
Il tempo trascorre ma lantica città dei Savoia si conferma unica nel suo genere, con le sue particolarità e contraddizioni, con i suoi caffè storici e le catene commerciali dei brand internazionali, con il traffico della tangenziale che la sfiora ed i pullman brulicanti di passeggeri sudaticcima ben vestiti.
Numerosi sono gli aspetti che si possono approfondire della nostra bella Torino, molti vengono trattati spesso, altri invece rimangono argomenti meno noti, in questa serie di articoli ho deciso di soffermarmi sui primati che la città ha conquistato nel tempo, alcuni sono stati messi in dubbio, altri riconfermati ed altri ancora superati, eppure tutti hanno contribuito e lo fanno ancora- a rendere la remota Augusta Taurinorum così pregevole e singolare.

 

1. Torino capitale… anche del cinema!

2.La Mole e la sua altezza: quando Torino sfiorava il cielo

3.Torinesi golosi: le prelibatezze da gustare sotto i portici

4. Torino e le sue mummie: il Museo egizio

5.Torino sotto terra: come muoversi anche senza il conducente

6. Chi ce lha la piazza più grande dEuropa? Piazza Vittorio sotto accusa

7. Torino policulturale: Portapalazzo

8.Torino, la città più magica

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

10. Liberty torinese: quando leleganza si fa ferro

 

9. Il Turet: quando i simboli dissetano

Eccoci quasi arrivati alla fine del ciclo di articoli sui primati torinesi, e come in tutti gli elenchi ho voluto lasciare “il meglio” per ultimo.
Lo sapete da dove deriva la parola “rubinetto”? Questa la definizione dal dizionario: “Dal fr. robinet, der. di robin, nome dato pop. ai montoni, perché le chiavette, in passato, avevano spesso la forma di una testa di montone •sec. XVI.” Si, l’etimologia fa riferimento ai “montoni”, forse proprio per questo motivo le fontane costruite tra il Quattrocento e il Cinquecento hanno spesso forma di testa di animale, tale tradizione svanisce tuttavia nel corso dei secoli, per lasciare spazio a costruzioni più semplici e lineari. Questo accade quasi dappertutto, tranne che in una città, indovinate quale?
Il record di cui vorrei raccontarvi oggi è assai peculiare, nonché decisamente riconducibile alla nostra urbe, mi riferisco ai famosi “torèt”.
Credo che per noi abitanti del luogo, tale dettaglio urbano, sia qualcosa di “abituale”, una presenza quasi scontata e banale, perché come tutti siamo anestetizzati e distaccati nei confronti dei beni che già possediamo, mentre tutto il nostro desiderio si rivolge costantemente alle meraviglie che si trovano dall’altra parte del mondo.
Quando re-impareremo a guardare, ci accorgeremo del minuzioso incanto delle fontanelle che pullulano tra le nostre piazze e le nostre vie, mi riferisco a quelle strutture a forma di “torèt” che i turisti si fermano a fotografare, spesso divertiti e stupiti, giacché non capita in molte altre metropoli di imbattersi in simili fonti d’acqua.


Anche il numero di tali impianti è sbalorditivo: sono 800 i “piccoli tori” che si occupano senza sosta di dissetare gratuitamente la cittadinanza e i visitatori.
È bene ricordare che la comunità pedemontana continua a costruire le proprie sorgenti cittadine, sempre con tali sembianze, da più di centosessant’anni, rifacendosi all’antica tradizione che associa per assonanza – e altre motivazioni relative alla mitologia- l’effige del toro e la denominazione “Torino”.
Si sa, l’acqua corrente non è sempre stata disponibile presso le abitazioni del popolo. Nell’Ottocento le persone prelevavano l’acqua dai pozzi dislocati nei vari cortili o in quelli artesiani, dove le acque sotterranee emergevano naturalmente, senza bisogno di specifici strumenti di estrazione. Tale abitudine comportava però problemi igienico-sanitari, annessi ad esempio all’inquinamento delle fonti o alle eventuali contamizioni delle falde.
La città sabauda allora – che ci piaccia o meno- si ispira ad un progetto diffusosi nelle capitali della Francia, ossia
un sistema idrico costituito da fontanelle che forniscono acqua 24 ore su 24. Per differenziarsi dai nemici-amici gallici i torinesi ideano una specifica forma, tutta nostrana, per sorgenti urbane: ecco la nascita del “torèt”.


Grazie a tali invenzioni, anche nel capoluogo piemontese, diventa possibile ovviare alle numerose difficoltà quotidiane incontrate dalla popolazione. Intorno al 1859, viene progettato il primo acquedotto che irrori svariate fontanelle pubbliche, inoltre, nel 1861 – dopo un mese dall’unità d’Italia- la Giunta Comunale individua ben 81 zone da predisporre proprio come “punti d’acqua” potabile.
Un anno dopo vengono presentati i famigerati progetti delle “fontanelle”, tali e quali a quelli che tutt’ora possiamo visionare passeggiando per le strade. Da subito vengono redatte delle mappe per rendere più facilmente trovabili queste costruzioni, all’inizio si contano ben 45 “torèt”, poi nel tempo, il numero delle fontane aumenta sempre più, fino a raggiungere la moltitudine da record odierna.
Il primo esemplare viene edificato all’angolo tra via San Donato e via Balbis, nei pressi di Piazza Statuto; oggi però la struttura appare piuttosto nuova, questo perchè dopo più di cent’anni di onorato servizio il piccolo toro originale è stato sostituito, la collocazione però è rimasta la medesima.
Il “torèt” si presenta sempre uguale in ciascuna delle sue copie: forma parallelepipeda di circa un metro d’altezza, l’estremità superiore è arcuata, con una griglia di scolo in basso, spesso dotata di una conca centrale da cui possono bere anche gli amici a quattro zampe. Il materiale utilizzato è la ghisa, il colore che ricopre la lega ferrosa è un particolare tono di verde, facilmente definibile “verde bottiglia”. E poi c’è ovviamente l’elemento distintivo:
il rubinetto a forma di testa di toro.


Fin dal principio tali gorghi mostrano un’estetica inconfondibile, divengono subito un caratteristico arredo urbano, tant’è che oggi sono addirittura acquistabili in formato di gadget-portachiavi, piccoli souvenir ideati dal Comune di Torino per promuovere l’immagine dell’antica città dei Savoia.
Dietro all’apparente frivolezza dell’oggetto si cela un’attenzione rivolta all’ambiente e alla salute, la manutenzione delle fontane è affidata alla SMAT (la Società Metropolitana Acque Torino), che si occupa di erogare agli avventori assetati acqua gratuita, di buona qualità e regolarmente controllata, il ricambio costante del flusso impedisce così la formazione di ristagni che potrebbero generare la proliferazione di batteri. È bene sottolineare inoltre che non vi è alcuno spreco idrico: l’acqua “non bevuta” ritorna infatti nelle falde sotterranee –
oltretutto in qualità ancora migliore rispetto a prima-.
Esistono anche dei “torèt” versione “ingrandita”, si tratta delle ironiche e bizzarre sculture realizzate da Nicola Russo a partire dal 2021. Il lavoro dell’artista nasce dall’idea che i piccoli tori possano rompere la fontanella che li tiene soggiogati, mostrandosi in tutta la propria possanza di mammifero artiodattilo. Le sculture possono apparire panciute e goffe, ma si sa, “noi del nord” non siamo noti per ilarità e autoironia, Nicola Russo ha così dovuto spiegare le proprie creazioni poste sul territorio cittadino: “il toret vede la sua amata città vivere un momento di difficoltà a causa del Covid e allora decide di uscire dal suo guscio in ghisa, per dare un segno di cambiamento e per spingere tutta la città a una rinascita.

 

Non importa se è panciuto e goffo, lui si mostra così com’è fatto per portare il suo messaggio di speranza. Il suo è quindi “un gesto di coraggio, perché senza coraggio non c’è futuro”.
È bene dunque superare lo scetticismo del primo sguardo, anche perchè l’iniziativa dello scultore ha un duplice intento virtuoso: da una parte egli si appoggia solo ad aziende piemontesi, in modo da incentivare una ricaduta economica sul territorio, dall’altra lo scultore ha deciso di devolvere parte dei ricavati alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro Onlus di Candiolo.
Anche stavolta mi viene da terminare con un “ Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι ” (“la favola insegna che”). Mai fermarsi alle apparenze, perché dietro la semplicità si cela sempre la preziosità di un grande insegnamento e nella goffaggine di un sorriso si può trovare la forza per proseguire ciascuno nel proprio percorso.

Alessia Cagnotto

Martinetto, Torino ricorda i martiri

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Questa mattina, presso il Sacrario del Martinetto, Torino ha reso omaggio ai partigiani e agli oppositori politici fucilati tra il 1943 e il 1945, rinnovando solennemente il richiamo ai valori fondanti della Resistenza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il poligono divenne il luogo simbolo della repressione della Repubblica Sociale Italiana, teatro delle esecuzioni ordinate dal Tribunale speciale fascista.

Fu proprio qui che, il 5 aprile 1944, caddero sotto il fuoco del plotone d’esecuzione gli otto componenti del primo Comitato militare regionale piemontese: Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti.

Alla commemorazione hanno partecipato autorità civili e militari insieme a numerosi studenti delle scuole torinesi. Proprio ai giovani si è rivolto il sindaco Stefano Lo Russo, che ha invitato a vivere l’appuntamento non come un rito, ma come “una scelta” e un momento di riflessione sul significato attuale di quel sacrificio.

Ritrovarsi qui, ha spiegato, è “il tempo che decidiamo di prenderci per ascoltare ciò che questo luogo ha ancora da dirci”. Al poligono non si commemora una cronaca astratta, ma il sacrificio di uomini comuni che, nel momento più buio, rifiutarono l’ingiustizia come destino inevitabile.

Collegando la memoria della Resistenza alle sfide contemporanee, il Sindaco ha sottolineato come oggi non sia richiesto l’eroismo del sangue, ma una vigilanza civile costante perché “la libertà non é mai acquisita per sempre” e richiede un impegno quotidiano, tanto più significativo nel 2026, a ottant’anni dalla nascita della Repubblica.

In un contesto segnato da conflitti e da un linguaggio pubblico sempre più divisivo il primo cittadino ha ricordato che il nemico più insidioso resta l’indifferenza, terreno fertile per ogni deriva autoritaria. “Il passato non è distante – ha ricordato agli studenti – è il terreno su cui camminate ogni giorno”.

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Nasce il Distretto del Cibo di Montagna Alpi Graie e Cozie

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Nasce ufficialmente il Distretto del Cibo di Montagna Alpi Graie e Cozie “GRA.ZIE”. Durante l’ultimo consiglio dell’Unione Montana Valle Susa, avvenuto lo scorso 24 febbraio, è stato approvato un passaggio fondamentale per arrivare alla costituzione del Distretto e, come richiesto in fase di istruttoria notarile, le Unioni Montane coinvolte hanno deliberato l’adesione formale al progetto.

Dopo un lungo iter avviato nel 2020, l’ultimo passaggio è avvenuto lunedì 30 marzo alle ore 18 nello studio del notaio Ocelli a Pinerolo, dove tutti i soci fondatori hanno firmato l’atto costitutivo dell’ora neonato Distretto del Cibo di Montagna Alpi Graie e Cozie che avrà sede a Perosa Argentina, nei locali dell’Unione Montana delle Valli Chisone e Germanasca.

Il nuovo Distretto del Cibo comprende l’intera area del GAL Escartons e Valli Valdesi, raggruppa tutte le Unioni Montane coinvolte e le associazioni di categoria dei produttori e delle produttrici locali.

Fondamentale è stato il contributo delle organizzazioni agricole, che hanno permesso di raggiungere il requisito minimo per la costituzione con circa 100 aziende agricole coinvolte appartenenti a diverse realtà associative.

L’assessore all’agricoltura e al cibo Luca Giai ha lavorato in prima persona per arrivare alla nascita del Distretto ed è ora ufficialmente membro del consiglio di amministrazione: «Del Distretto del Cibo nelle nostre zone abbiamo iniziato a parlarne sin da quando è uscito il regolamento della Regione Piemonte, nel novembre 2020 – ha dichiarato – Vedere oggi la costituzione ufficiale del Distretto è una grande soddisfazione, anche perché siamo riusciti nell’impresa di unire sei Unioni Montane e tutte le associazioni di categoria. La firma di oggi ha regalato anche l’emozione di ricordare la figura di Ezio Giaj che, sin dall’inizio, ha creduto in questo progetto. Non è un punto di arrivo, ma di partenza: vogliamo arrivare a quella valorizzazione territoriale che è stata la linea guida di tutto il percorso».

Fanno parte dei soci fondatori l’Unione Montana del Pinerolese rappresentata all’atto della firma dal suo presidente Mauro Vignola, l’Unione Montana Valli Chisone e Germanasca rappresentata dal presidente Danilo Breusa, l’Unione Montana Via Lattea rappresentata dall’assessore Giorgio Merlo, l’Unione Montana Alta Valle Susa rappresentata dall’assessore Francesco Avato, l’Unione Montana Valle Susa rappresentata dall’assessore Luca Giai, l’Unione Montana Val Sangone rappresentata dal presidente Stefano Olocco, il Comune di Usseaux rappresentato dall’assessore Renzo ClapierColdiretti rappresentata dal presidente di Torino e Provincia Bruno Mecca Cici, l’Unione Provinciale Agricoltori  rappresentata da Guido Oitana, la CIA Agricoltori delle Alpi rappresentata da Simone TurinCNA rappresentata da Riccardo Beltrame e Ascom rappresentata da Fabrizio Bolla.

L’assemblea costituente ha nominato presidente del neonato distretto Danilo Breusa, mentre gli altri membri del consiglio di amministrazione sono Luca Giai, Giorgio Merlo, Simone Turin e Riccardo Beltrame. Le nomine saranno ratificate alla prima assemblea dell’associazione.

«Al Gal EVV va il ringraziamento per l’attività svolta in modo da poter raggiungere questo obiettivo, in particolare grazie alla sua direttrice Susanna Gardiol – ha dichiarato il neo presidente Danilo Breusa – È necessario rimarcare che è stato sollecitatore di questa iniziativa l’amico Ezio Giaj, che ci ha lasciato prematuratamente: anche a lui dobbiamo questa nuova forma di collaborazione fra territori e associazioni imprenditoriali».

Come primo atto, il Distretto del Cibo “GRA.ZIE” ha potuto regolarizzare la candidatura in Regione Piemonte per accedere al futuro bando e avviare la ricerca di fondi per finanziare le prime attività.

Il Distretto può ora entrare pienamente in funzione e sarà, per il territorio, un supporto concreto, uno strumento in grado di attivare sinergie con altre progettualità territoriali, come i Distretti del Commercio, per rispondere così alle indicazioni della Regione Piemonte che promuove sempre di più un approccio integrato allo sviluppo locale.

Il centro pedonale si allarga: dopo via Roma tocca a via Viotti

Reale Immobili dona alla Città i progetti per la riqualificazione

Con la conclusione della pedonalizzazione di via Roma prevista per il prossimo mese di agosto, l’Amministrazione Comunale prosegue con un nuovo intervento di valorizzazione dello spazio pubblico nel centro storico. La Giunta Comunale ha approvato oggi, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni di concerto con l’assessora alla Viabilità Chiara Foglietta, l’accettazione di una proposta progettuale di fattibilità, messa a disposizione da Reale Immobili S.p.A. con la previsione di una futura implementazione sostenuta anche da Reale Foundation, che riguarda la riqualificazione di via Viotti, via Monte di Pietà e lo studio di nuovi arredi per piazza Castello.

La società ha scelto di mettere gratuitamente a disposizione della Città gli studi tecnici e le analisi preliminari, per un valore di 72mila euro, con l’impegno da parte del Comune di utilizzarli per le finalità pubbliche di rigenerazione urbana. Una sinergia che consente agli uffici tecnici di mettere in campo la riqualificazione di questo tassello e di approfondire l’estensione dei percorsi pedonali già in fase di ultimazione nell’area limitrofa.

“L’idea – dichiara l’Assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni – è quella di armonizzare il cuore della città, connettendo la nuova via Roma con una via Viotti completamente rinnovata e prevedendo il superamento dei blocchi in cemento di piazza Castello a favore di elementi di arredo che sappiano coniugare le necessità di protezione della piazza e il decoro del contesto monumentale in un luogo così amato e frequentato dai cittadini e dai turisti”.

“L’acquisizione di questi studi si inserisce nel percorso di potenziamento della pedonalizzazione nel centro cittadino, che vedrà un momento importante tra qualche mese con il completamento dei lavori di via Roma”, aggiunge l’Assessora alla Mobilità Chiara Foglietta. “Proseguiamo con le riqualificazioni dello spazio pubblico con l’obiettivo di migliorarne la vivibilità e la sicurezza”.

Il materiale tecnico acquisito dalla Città analizza principalmente due ambiti d’intervento tra loro complementari. Il primo riguarda il tratto da via Viotti e via Monte di Pietà, per il quale è stata sviluppata una proposta di pedonalizzazione e riqualificazione ambientale volta a migliorare l’accessibilità e la qualità complessiva dello spazio pubblico. Il secondo ambito interessa invece piazza Castello, con una proposta per nuovi elementi di arredo, come fioriere e panchine, studiati appositamente per sostituire le attuali barriere fisse di sicurezza integrandosi in maniera più armonica con l’architettura circostante.

Il provvedimento di oggi conferma l’interesse dell’Amministrazione nel valutare forme di collaborazione con i soggetti privati del territorio. Tale sinergia consente anche come in questo caso di acquisire analisi progettuali, offrendo basi concrete per pianificare i prossimi interventi di rigenerazione urbana nel centro storico.

Dopo l’approvazione della variazione di bilancio che ieri in Consiglio comunale ha destinato 1,2 milioni alla riqualificazione, l’approvazione odierna rappresenta un passaggio amministrativo necessario per l’acquisizione formale degli elaborati. L’effettiva messa a terra degli interventi sarà oggetto di successivi passaggi tecnici e amministrativi.

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Da Torino con Ryanair a Tirana e Sofia

Ryanair oggi (mercoledì 1 aprile) ha annunciato che i primi voli delle sue nuove rotte estive 2026 da Torino a Tirana sono decollati domenica 29 marzo, seguiti dai primi voli per Sofia lunedì 30 marzo. Ryanair opererà 7 voli settimanali per Tirana e 3 per Sofia, offrendo ai suoi clienti italiani ancora più scelta alle tariffe più basse d’Europa.

L’intero operativo Ryanair per l’Estate 2026 è già disponibile per la prenotazione sull’app Ryanair.

 

Jade Kirwan, Director of Communications di Ryanair, commenta:

Ci ha fatto molto piacere vedere i primi voli delle nostre nuove rotte estive 2026 da Torino a Tirana e Sofia decollare questa settimana, mentre entriamo nella intensa stagione estiva 2026. Il collegamento per Tirana sarà operativo 7 volte a settimana, quello con Sofia 3 volte a settimana, aggiungendosi al già solido operativo estivo 2026 di Ryanair, che offre ai nostri clienti ancora più scelta alle tariffe più basse d’Europa.

 

L’operativo completo dell’estate 2026 di Ryanair è ora disponibile sull’app Ryanair.”

Pala Gianni Asti: Reale Mutua Fenera Chieri ‘76 e Galatasaray Daikin Istanbul

Quasi terminata l’attesa per le due finali che a breve vedranno la Reale Mutua Fenera Chieri ‘76 contendere alla formazione turca del Galatasaray Daikin Istanbul la conquista della Coppa Cev, seconda competizione per importanza dopo la Champions League

La finale d’andata si gioca a Torino domani, mercoledì 1 aprile (ore 20), in un Pala Gianni Asti già sold out. Quella di ritorno andrà in scena mercoledì 8 aprile (ore 20 locali, 19 italiane) al Burhan Felek Voleybol Salonu di Istanbul.

Per le ragazze del coach Nicola Negro si tratta della quarta finale consecutiva in altrettante partecipazioni alle coppe europee, con una finale vinta (2023) e una persa (2025) in Challenge, e il trionfo del marzo 2024 nella precedente esperienza in Coppa Cev. Ma se due anni fa il confronto in finale contro le svizzere del Neuchatel fu tutto sommato semplice, stavolta l’impegno con il Galatasaray si presenta come una montagna ben più dura da scalare.
Quinto classificato al termine della regular season della Sultanlar Ligi turca, il blasonato Galatasaray è guidato dall’ex assistente biancoblù Alberto Bigarelli, promosso qualche settimana fa da vice a primo allenatore dopo l’esonero di Massimo Barbolini. Nell’organico figurano tantissime giocatrici ben note anche agli appassionati italiani, su tutte la stella azzurre Miriam Sylla. Spiccano inoltre due ex del Chieri ‘76: la banda statunitense Alexandra Frantti e l’opposto belga Kaja Grobelna. Strani scherzi del destino, quella al Pala Gianni Asti sarà per Grobelna la prima da ex proprio nel palazzetto dove da capitano aveva sollevato la Cev Cup il 20 marzo 2024.

«È una sfida molto complicata – sottolinea il capitano biancoblù Ilaria Spirito – Loro dispongono di un roster costruito per vincere questa competizione e sicuramente partiranno con i favori del pronostico, però credo che giocando la nostra pallavolo potremo metterle in difficoltà. Sarà un bel confronto. La prima da ex di Kaja proprio in questa partita? Sono molto felice di vederla, anche se ovviamente spero non sia così dominante come quando giocava con noi (ride)».

In quattro anni di coppe il Galatasaray è curiosamente la prima e finora unica squadra contro cui Chieri ha già giocato in Europa.
I due precedenti risalgono al febbraio 2025, semifinali di Challenge Cup. In quella d’andata le chieresi vinsero 1-3 a Istanbul giocando una delle loro migliori partire della stagione, mentre al ritorno le giallorosse resero pan per focaccia imponendosi 1-3 e infliggendo a Chieri la prima sconfitta continentale dopo una striscia di 34 vittorie consecutive, Chieri comunque riuscì poi a centrare la qualificazione alle finali nel golden set.

Chi fra Chieri e Galatasaray conquisterà la Coppa Cev scriverà il proprio nome nell’albo d’oro della manifestazione dopo Novara.
Nelle ultime tre stagioni il trofeo è sempre stato vinto da una squadra italiana (Scandicci, Chieri e Novara). L’ultimo successo turno, a firma Eczacıbaşı, risale al 2022.
Per Chieri come già sottolineato sarebbe il secondo successo in altrettante partecipazioni. Il Galatasaray è invece in cerca della sua prima Coppa Cev, dopo aver già raggiunto le finali tre volte arrendendosi nel 2012 a Busto Arsizio, nel 2016 alla Dinamo Krasnodar e nel 2021 a Monza.

Il weekend di Pasqua al Castello di Miradolo

Il weekend pasquale è il momento perfetto da trascorrere al Castello di Miradolo, immersi tra natura e arte, dal Camelieto in fiore, tra oltre 100 varietà di camelie da scoprire, alla mostra intitolata “C’è oggi una fiaba”, dalle visite guidate ai laboratori per famiglie, dalla caccia al tesoro di Pasquetta al picnic nel parco, da consumare con gli sfizi del bistrot del Castello e le golosità dell’antica pasticceria Castino: queste le proposte del Castello di Miradolo alle famiglie.

Eroi o eroine, curiosi e coraggiosi, sono il cuore di ogni fiaba, sono coloro che affrontano sfide, scoprono mondi nuovi e ci guidano attraverso avventure straordinarie, accompagnati da luoghi, oggetti magici e personaggi fantastici che popolano il loro cammino. Si può venirli a scoprire nella mostra intitolata “C’è oggi una fiaba”, un viaggio tra arte e immaginazione che comprende opere da Emilio Isgrò a Pinot Gallizio, da Kiki Smith a Lucio Fontana, dove la magia prende forma da ogni sala del Castello.

Visite al parco e alla mostra – sabato, domenica e lunedì dalle 10 alle 18.30 / per gruppi e scuole, il Castello e il parco sono visitabili tutti i giorni su prenotazione.

Info e prenotazioni: 0121 502761 – prenotazioni@fondazionecosso.it

Gian Giacomo Della Porta

Chiude la libreria di corso Matteotti, ex Paoline

Chiude la libreria cattolica “La rosa blu” di corso Matteotti 11 a Torino. I costi di gestione non sono più sostenibili dall’omonima cooperativa sociale, che rilevò la libreria nel 2020 dopo il ritiro delle suore Figlie di San Paolo. Le vendite cesseranno a partire dalla settimana dopo Pasqua. Ai dipendenti sarà assicurato un posto di lavoro. La Diocesi di Torino, proprietaria dei locali di corso Matteotti, esprime apprezzamento e molta riconoscenza per l’attività svolta in questi anni da «La rosa blu».   

Foto “La Voce e il Tempo”

Note di Classica: Il Quartetto Simply, Julia Hagen e l’Accademia Bizantina, le “ stelle” di aprile

Proseguono giovedì 2 al teatro Regio, le repliche de “Dialoghi delle carmelitane” fino a domenica 12. Venerdì 3 alle 20.30 all’auditorium Toscanini, “Concerto di Pasqua”. L’Orchestra Rai diretta da Giuseppe Mengoli e con il controtenore Carlo Vistoli, eseguirà musiche di Part, Vivaldi e Beethoven.

Martedì 7 alle 20.30 nella sala 500 del Lingotto, Alexander Romanovsky al pianoforte, eseguirà musiche di Mozart, Debussy, Musorgskij. Giovedì 9 alle 20.30 e venerdì 10 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Julia Hagen al violoncello, eseguirà musiche di Elgar e Rachmaninov. Martedì 14 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Alfio Antico, tamburi e voce e Amedeo Ronga contrabbasso, presentano il progetto Anima. Mercoledì 15 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Simone Lamsma violino e Jonathan Fournel pianoforte, eseguiranno musiche di Stravinskij, Faurè, Brahms e Ravel. Sabato 18 alle 18 al teatro Vittoria, Stefano Bruno violoncello e Maya Oganyan pianoforte, eseguiranno musiche di Beethoven, Debussy, Sostakovic, con invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 19 alle 16.30 per l’Unione Musicale, il Trio Hermes eseguirà musiche di Schubert, Hensel Mendelssohn e Mendelssohn. Lunedì 20 alle 20 al teatro Vittoria, La Vaghezza eseguirà musiche di Negri, Crosetto, Geremia, Turini, Merula, Ramal, Rossi-Marini, Kadish, Bertali-Merula. Martedì 21 alle 20.30 all’auditorium Agnelli per Lingotto Musica, l’Accademia Bizantina con Ottavio Dantone nel doppio ruolo di direttore e clavicembalista con Alessandrio Tampierii violino, Suzanne Jerosme soprano e Delphine Galou contralto, eseguirà musiche di Handel, Corelli, Geminiani e Pergolesi. Mercoledì 22 alle 20.30 per l’Unione Musicale, il Quartetto Simply, eseguirà musiche di Mayer, Wolf e Brahms.

Pier Luigi Fuggetta