Urmet spa, Nobus Srl e 5T per la tutela della sicurezza urbana

Una telecamera hi-tech, alimentata dall’energia solare, monitora la sicurezza dei Murazzi di Torino su Lungo Po Diaz. In un prossimo futuro, questa soluzione potrebbe essere impiegata in ulteriori luoghi ad alta frequentazione del capoluogo torinese

Urmet spa, Nobus Srl e la partecipata pubblica 5T, sono le aziende che hanno contribuito ad un ambizioso progetto sperimentale di tutela della sicurezza urbana e monitoraggio delle aree cittadine sensibili, voluto anche dalla Città di Torino, con la collaborazione dell’assessore alla Sicurezza Marco Porcedda. 

La sperimentazione, avviata recentemente, ha previsto la realizzazione di un innovativo PoC (Proof of Concept) dedicato alla sicurezza urbana smart, con l’installazione di un palo solare equipaggiato con un sistema di videosorveglianza di ultima generazione fornito da Urmet. Il progetto nasce con l’obiettivo di testare nuove soluzioni tecnologiche e sostenibili per il monitoraggio di aree urbane come i Murazzi, una zona di Torino ad alta frequentazione.

Le telecamere utilizzate per la sperimentazione appartengono alla serie Extreme di Urmet. Resistenti a polvere, acqua, corrosione e agli atti vandalici sono in grado di rispondere alle esigenze di prevenzione e deterrenza, grazie all’analisi video intelligente, all’alta definizione e nitidezza delle immagini e alla tecnologia Active Deterrence che permette la ripresa video continua a colori anche in condizioni di luminosità critica.

«Le telecamere della serie Extreme nascono proprio per rispondere alle richieste più esigenti in ambito di sicurezza – sottolinea Pietro Dentis, Business Development Manager Urmet -. Sono ideali per applicazioni nella sicurezza urbana e controllo del territorio grazie alla loro robustezza e ad un sistema intelligente di videoanalisi. Urmet vanta una solida esperienza nella gestione di progetti complessi e sfidanti, spesso in sinergia con partner di riconosciuta eccellenza sul territorio».

L’installazione della nuova soluzione smart segna un passo importante verso una gestione più efficace, proattiva e sostenibile della sicurezza cittadina, dove Urmet ha fatto valere tutta la sua esperienza in quest’ambito, assieme a Nobus e 5T, nel corso della fase di test.

Parte innovativa dell’impianto è il palo smart progettato dall’azienda Nobus, un sistema alimentato da energia solare creato per essere utilizzato in applicazioni di videosorveglianza e monitoraggio di aree urbane ed extraurbane che necessitano di un controllo mirato, senza la necessità di essere collegato alla rete elettrica.

Il palo smart Nobus ha permesso quindi di realizzare la sperimentazione senza interventi invasivi e senza allacci alla rete, rendendo possibile, in poche ore, l’installazione di un presidio attivo in un’area delicata come i Murazzi.

«Esperienze come quella dei Murazzi dimostrano che, grazie a soluzioni come il palo smart Nobus, è possibile realizzare modelli di sicurezza urbana facilmente replicabili, anche dove mancano infrastrutture tradizionali – commenta Alessandro Noro, presidente di Nobus srl –. Il nostro obiettivo è offrire alle città strumenti flessibili per intervenire dove prima non era possibile».

La società 5T, azienda pubblica partecipata da Comune di Torino, Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino, ha curato la connessione su piattaforma VMS, utilizzata dal Comune di Torino per la videosorveglianza urbana.

«Per 5T questa sperimentazione conferma il valore di soluzioni che integrano tecnologie e sistemi innovativi, rendendoli realmente operativi sul campo, al servizio della Città di Torino. In questo contesto, si rafforza il nostro impegno nello sviluppo di applicazioni per la sicurezza, sia in ambito stradale che per la gestione dell’ordine pubblico» commenta Giuseppe Pezzetto, presidente della società torinese.

La sperimentazione di questo sistema di monitoraggio flessibile, economico e sostenibile, si configura quindi come un potenziale modello replicabile in numerosi altri contesti urbani ed extraurbani.

In Consiglio metropolitano Silvio Viale subentra a Marco Cogno

Nella seduta tenutasi nella mattinata di lunedì 19 gennaio, il Consiglio metropolitano ha provveduto alla surroga del Consigliere della lista “Città di città”, Marco Cogno, che aveva presentato le proprie dimissioni irrevocabili a seguito dell’assunzione di un incarico in una società partecipata dalla Città di Pinerolo, incompatibile con quello di Consigliere metropolitano. Il Sindaco Lo Russo ha brevemente illustrato la deliberazione con la quale il Consigliere Cogno viene sostituito dal primo degli esclusi della lista “Città di città”, il Consigliere comunale torinese Silvio Viale. La deliberazione è stata approvata all’unanimità dei 12 Consiglieri presenti al voto. Il Consigliere subentrante farà parte della II Commissione Consiliare, che si occupa di lavori pubblici e infrastrutture, ambiente e vigilanza ambientale, risorse idriche e qualità dell’aria, tutela fauna e flora, parchi e aree protette. Il neo Consigliere Viale era presente per conoscere i nuovi colleghi. Il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo e il Consigliere metropolitano Luca Salvai sono brevemente intervenuti per ringraziare il collega Cogno per l’assidua presenza alle sedute del Consiglio e per il suo ruolo di riferimento per la rappresentanza degli interessi e le istanze del territorio del Pinerolese.

Mara Martellotta

Coppa d’Africa, il Senegal sul tetto del continente

Finale interminabile e carica di nervi: il Senegal conquista la Coppa d’Africa superando il Marocco 1-0 dopo i tempi supplementari. Una sfida tesa, segnata da proteste e colpi di scena. Nel recupero dei tempi regolamentari, sullo 0-0, i senegalesi lasciano momentaneamente il campo per contestare un rigore concesso ai marocchini. Dopo il rientro, Brahim Díaz fallisce dal dischetto, trascinando la partita oltre il novantesimo.
A decidere il match è Pape Gueye: il centrocampista del Villarreal firma il gol vittoria al 4’ del primo tempo supplementare, spezzando l’equilibrio e regalando il trionfo ai Leoni della Teranga. Per il Senegal è il secondo titolo continentale, dopo quello conquistato nel 2021, a conferma di una nazionale ormai stabilmente tra le grandi d’Africa.
Enzo Grassano

Rapina con coltello la banca di via Cibrario e si fa dare 5mila euro: arrestato

Era entrato per rapinare una banca in pieno giorno ed è riuscito a farsi consegnare 5mila euro in contanti: arrestato. L’episodio è avvenuto lo scorso 28 novembre nella filiale torinese della Cassa di Risparmio di Asti, in via Cibrario 6.

Il rapinatore, un 56enne, era entrato a volto scoperto con i guanti e un coltello: dopo aver minacciato il personale allo sportello, si è fatto consegnare un bottino da 5mila euro e poi è fuggito. Dalle analisi della Squadra Mobile, dai video delle telecamere di sorveglianza e dalle testimonianze dei presenti, il malvivente è stato identificato.

L’uomo è indiziato per rapina aggravata e il Tribunale di Torino ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è stato notificato nella casa circondariale di Siena, dove il 56enne si trova dal 17 dicembre per motivi non specificati. Le indagini preliminari sono in corso: l’indagato è presunto innocente fino a sentenza definitiva.

VI.G

Volpiano, Giorno della Memoria: una settimana di iniziative 

 

In occasione del Giorno della Memoria, istituito dalla legge n. 211 del 20 luglio 2000, l’Amministrazione Comunale di Volpiano promuove una serie di iniziative commemorative in programma dal 26 al 31 gennaio 2026, con l’obiettivo di ricordare le vittime della Shoah, delle leggi razziali, delle persecuzioni nazifasciste e di rendere omaggio a quanti, a rischio della propria vita, si opposero al progetto di sterminio.

La data del 27 gennaio ricorda l’abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz nel 1945, evento che rese evidente al mondo l’orrore del genocidio nazista. Il Giorno della Memoria è riconosciuto e celebrato anche a livello internazionale, in particolare dall’ONU, quale momento di riflessione collettiva e di responsabilità storica.

Proiezione cinematografica

Martedì 27 gennaio 2026, alle ore 20.45, presso la Sala Polivalente Maria Foglia (via Trieste 1), è in programma la proiezione del documentario
“Dove danzeremo domani?”, regia di Audrey Gordon.

Il documentario ripercorre gli eventi che seguirono all’occupazione italiana di alcuni territori del sud-est della Francia nel 1942 e il drammatico esodo di migliaia di ebrei dopo l’8 settembre 1943, attraverso una narrazione costruita su lettere, memorie e fotografie private. Al centro del racconto, la storia d’amore tra Rima Dridso Levin, ebrea russa, e Federico Strobino, ufficiale italiano.
L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.

Percorso in Biblioteca: “Parole per ricordare”

Nella settimana dal 26 al 31 gennaio 2026, la Biblioteca comunale di Volpiano ospita il percorso di riflessione “Parole per ricordare”, uno spazio aperto alla cittadinanza senza appuntamenti strutturati o incontri formali.

L’iniziativa prevede:

  • una breve spiegazione del significato del Giorno della Memoria;
  • una selezione di libri a tema, per adulti e ragazzi;
  • la possibilità per i visitatori di lasciare una parola di ricordo su un post-it, da affiggere su un pannello comune.

Un impegno di memoria e partecipazione

Attraverso queste iniziative, l’Amministrazione Comunale intende offrire momenti di approfondimento, partecipazione e riflessione, ribadendo il valore della memoria come fondamento della coscienza civile e della convivenza democratica.

Tutte le attività sono a ingresso gratuito.
L’Amministrazione Comunale invita la cittadinanza a partecipare numerosa alle iniziative promosse in occasione del Giorno della Memoria 2026.

 

Piemonte, quando la formazione si trasforma in occupazione

Il Piemonte vince la sfida della formazione e del lavoro lanciata nel 2022 dal Programma GOL (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori), finanziato dal Pnrr, e si conferma tra le Regioni più performanti dimostrando di saper fare spesa formativa efficiente in termini di inserimento occupazionale con la stipula di veri contratti di lavoro di qualità.

Alla scadenza del 31 dicembre 2025, la Regione Piemonte si è posizionata ai vertici per aver raggiunto e superato il primo target del Programma: rispetto ai 52.254 beneficiari da formare entro la fine dell’anno, il sistema regionale ha raggiunto quota 68.578 beneficiari raggiunti.

Inoltre, a seguito delle ultime modifiche stabilite a livello nazionale con il decreto ministeriale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 gennaio 2026, il Piemonte ha già raggiunto e può vantare il primato di aver superato di 10.989 beneficiari anche il  nuovo traguardo di giugno 2026 (68.578 formati su 57.589 richiesti).

Entrando nel merito dei dati, è evidente l’impatto di un programma che vede nell’attivazione personale e nella costruzione dei percorsi individuali le sue caratteristiche più importanti: dal novembre 2022 quasi 275.000 persone sono state raggiunte e hanno stipulato un patto di servizio. Di queste, 218.000 hanno ricevuto almeno un servizio di orientamento specialistico, finalizzato a valutarne le competenze e i fabbisogni in vista dell’inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro. Analizzando i risultati occupazionali complessivi, oltre 170.000 persone hanno avuto un rapporto di lavoro, di cui circa 109.000 di durata effettiva superiore ai 6 mesi.

Questo risultato ha consentito al Piemonte di ottenere una “premialità” del 15% in termini di risorse (da 290 a 314 milioni di euro), che potranno essere utilizzate anche dopo la chiusura del programma, dando continuità a un sistema ormai più che consolidato anche in termini di efficienza.

Negli ultimi due anni formativi completati (2023-2024 e 2024-2025) sono state avviate in formazione 38.736 persone: sono soprattutto donne, il 58%, sono diplomate e hanno un’età media di 43 anni, più alta rispetto agli uomini. La maggior parte dei partecipanti ai corsi è stata inserita nei percorsi di aggiornamento e riqualificazione e ha partecipato a corsi con una durata media di 60-79 ore o 80-99 ore. In media oltre il 50% per cento ha poi avuto almeno un rapporto di lavoro, principalmente nei settori dei servizi commerciali e nei servizi alla persona.

Partendo dal fatto che «il lavoro è il vero indicatore dell’efficacia delle politiche pubbliche e il Piemonte dimostra, con i fatti, di saper trasformare la formazione in occupazione reale e duratura», Elena Chiorino, vicepresidente e assessore regionale al Lavoro e Formazione professionale, rileva che «i risultati del programma GOL raccontano una Regione che investe sulle competenze come leva di crescita economica, costruendo percorsi seri, personalizzati e orientati alle esigenze delle imprese e dei territori. La formazione professionale in questo territorio è un’eccellenza riconosciuta: qui non si finanziano corsi fine a sé stessi, ma si costruiscono competenze spendibili, contratti veri e futuro per migliaia di persone. Aver superato tutti i target fissati e portato oltre 170.000 cittadini a un rapporto di lavoro significa aver scelto un modello fondato su responsabilità, merito e qualità. È questa la nostra idea di politiche attive: non assistenzialismo, ma opportunità concrete; non annunci, ma risultati misurabili. Il Piemonte corre perché ha investito sul capitale umano, e continuerà a farlo, nella convinzione che il lavoro resti il pilastro della dignità, della libertà e della crescita dell’Italia».

All’Osteria del Crocevia

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All’osteria del Crocevia ci si trovava in compagnia. Soprattutto il sabato sera. Nel locale l’aria era densa come la nebbia di Milano. Solo che non era la fitta bruma che saliva dai Navigli ma il fumo dei sigari toscani e delle “nazionali” senza filtro. Un’aria malsana e spessa, da tagliare con il coltello. Sui tavoli infuriavano discussioni “ a molteplice tema” ( come diceva l’ex agente del dazio, Alfonso Merlone). Sport –  con ciclismo e calcio a far da padroni -, politica, vicende del paese s’intrecciavano in una baraonda dove sfiderei tutti voi a trovare il bandolo della matassa , tant’era intricata. E le partite a carte? Combattutissime, “tirate” allo spasimo tra segni e parole, “liscio e busso” e compiaciute manate sulle spalle tra i soci. Il “campionario umano”, come avrebbe detto il dottor Segù, era di prim’ordine.

Il più vecchio era il “Babbo”, un toscanaccio tutto nervi che aveva superato gli ottant’anni da un pezzo. Quando lo tiravano fuori dai gangheri urlava “Ti sbuccio!”, minacciando l’interlocutore  con un  coltellino che non serviva nemmeno a far schiudere il gheriglio di una noce dal tanto che era piccino. Tutta scena, ovviamente, perché  non sarebbe  mai stato capace di far male ad una mosca. Nemmeno quella volta che Dante Marelli, gli offri una Golia. L’ometto era golosissimo della liquirizia e quelle caramelline lo facevano impazzire. La scartò al volo e se la infilò in bocca …sputandola, disgustato, un attimo dopo. Nella carta della Golia il perfido Dante aveva avvolto una piccola pallina di cacca di capra. A prima vista sembrava proprio una caramella e la golosità aveva tradito l’anziano che diede fondo, in breve, al suo repertorio di parolacce e bestemmie, giocandosi le residue “chance” di poter accedere – se non proprio al paradiso – quantomeno al purgatorio. Una sera entrò tutto trafelato anche Quintino, con il volto e le mani “sgarbellate“, cioè graffiate.  Aveva lasciato da meno di un’ora l’osteria, salutando tutti, ubriaco da far paura, ed insieme a Berto Grada erano partiti alla volta di Oltrefiume. I due, traditi dal vino e dall’asfalto bagnato, erano finiti con la Vespa giù dritti per la scarpata della ferrovia, infilandosi tra i rovi sul greto del torrente. Berto, più per lo spavento che per la botta, era svenuto. E Quintino, dopo averlo cercato al buio, gridando il suo nome, spaventatosi per il silenzio dell’amico, era tornato all’osteria – barcollando – per chiedere aiuto. Erano una coppia di “originali“. Berto lavorava come muratore e a tempo perso dava una mano ad Alfonso che di mestiere faceva il becchino al cimitero di Baveno, in cima al viale dei Partigiani. Lavorava come una ruspa e capitava spesso che bisognava intimargli “l’alt” mentre scavava una fossa perché, se stava per lui, non era mai abbastanza profonda, con il rischio di rimanere lui stesso sepolto vivo se gli franava addosso l’enorme cumulo di terra. All’osteria lo prendevano in giro perché era tanto buono ma anche un pò tontolone. Mario il Milanese l’aveva preso di mira con i suoi scherzi. Quando Berto comandava un piatto di trippa in umido o di minestra di fagioli, lo faceva distrarre per allungargliela con un mestolo d’acqua tiepida. Il Berto continuava a mangiare finché nel piatto restava solo un brodo insipido e leggero come l’acqua. Per fortuna c’era Maria, cuoca dal cuore d’oro, a difenderlo quando s’esagerava. Brandendo il grosso mestolo che serviva per girare la polenta, minacciava i burloni gridando: “Basta adesso. Il gioco è bello se dura poco. Lasciate stare il Berto, altrimenti vi faccio assaggiare questo bastone sulla gobba e vi assicuro che sono di mano pesante”. Maria metteva d’accordo tutti. Aveva un certo stile, deciso e convincente. Ma, essendo d’animo buono, perdonava tutti. A volte capitava che si venisse accolti per una rapida visita alla cucina esterna dell’osteria. Era quello il suo vero “regno“, ricavato dall’antica stalla. Accedervi era un privilegio. Il pavimento era stato ribassato rispetto al resto della costruzione. Il grande camino veniva utilizzato per l’essiccazione delle castagne ed i ganci appesi al soffitto servivano per asciugare i salami, che dopo la macellazione venivano appesi per una decina di giorni  a “sudare”, sgocciolando il grasso. Nella cucina Maria aveva conservato diversi attrezzi che venivano utilizzati in passato: la cassetta per la conservazione della farina per la polenta o per quella di castagne; le terracotte, i tund, cioè i piatti e il paiolo di rame per la polenta; il querc, il coperchio che veniva  utilizzato per servire le portate , come nel caso delle frittate; il putagé, un fornello a braci dove si poteva fondere il lardo. Attorno al camino, vicino alla soglia in pietra c’erano le molle, il barnasc (la paletta per le braci), il frustino in legno di bosso utilizzato per mescolare la polenta. La semplicità e l’accoglienza di quell’ambiente ci ricordava i tempi della nostra gioventù, la sobrietà dell’alimentazione a base di  polenta, consumata tutti i giorni, e di  minestra, preparata la sera, il cui avanzo costituiva la colazione del mattino dopo. I ricordi erano come una bacchetta magica che faceva tornare d’incanto la serenità ed anche Mario il milanese, a quel punto, prendeva sottobraccio Berto, scusandosi in una maniera che il Grada accettava subito – scusate il gioco di parole –  di buon grado : offrendo pane, formaggio e vino buono.

Marco Travaglini

“L’altro suono”, il Duo Repicco al Vittoria

Per la serie “L’altro suono”, sezione della stagione dell’Unione Musicale dedicata alla musica antica, al Teatro Vittoria si esibirà il Duo Repicco

Lunedì 19 gennaio, alle ore 20, al Teatro Vittoria di Torino, per la serie “L’altro suono”, sezione della stagione dell’Unione Musicale dedicata alla musica antica, affiancata da proposte più moderne della scena europea, si esibirà il Duo Repicco con Kinga Ujszàszi al violino e Jadran Duncumb al liuto. Per l’occasione presenteranno la musica per il Re Sole, un programma che riunisce una serie di pezzi per violino e liuto composti pernil diletto di Luigi XIV. Il percorso musicale si aprirà con de Visée, suite in sol minore di questo compositore liutista di corte, intrisa di nobile malinconia e colori preziosi. Si procede poi con Concerts Royaux di Couperin, autentici gioielli di equilibrio e gusto. I due autori si intrecciano nella misteriosa  e  immaginifica “Les Sylvains” di Couperin de Visée. Seguirà poi un’audace imitazione delle campane di Johann Paul von Westhoff, dove si manifesta lo stile tedesco, e dove suggestioni acustiche diventano puro teatro musicale. Conclude il concerto la Suite in re di de Visée. Il Duo Repicco è acclamato per la sua finezza stilistica e l’affiatamento unico, sospeso fra la sensualità francese e il virtuosismo di matrice nordica. La critica inglese li definisce artisti dalla “brillante intesa”, capaci di passare dalla finezza più sottile alla più sfrenata energia con estrema naturalezza (Bachtrackt), mentre in Germania si parla di una sintesi perfetta tra rigore storico e interpretazione viva, piena di sorprese (Haz).

Teatro Vittoria – via Antonio Gramsci 4, Torino

Unione Musicale: 011 5669811

Mara Martellotta

Le “passeraie” del castello di Casalgrasso

Nel territorio di Casalgrasso, lungo il fiume Po e vicino alla confluenza con il torrente Varaita, l’attenzione dei naturalisti è solitamente rivolta alle aree fluviali e umide, ricche di avifauna monitorata dal Parco del Monviso. Inaspettatamente, però, una scoperta di grande valore è avvenuta nel cuore del paese, nel palazzo comunale noto come “Castello”.

Leggi l’articolo su Piemonteitalia.eu:

https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/le-%E2%80%9Cpasseraie%E2%80%9D-del-castello-di-casalgrasso

La Grazia. Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino

Film Commission Torino Piemonte ha curato la mostra che si inaugura lunedì 19 gennaio a Palazzo Chiablese 

In occasione dell’uscita del film, con l’obiettivo di celebrare le riprese torinesi de “La Grazia” e coinvolgere le varie location del progetto, Film Commission ha curato, in collaborazione con Freemantle, The Apartment, Numero 10 e Piper Film, e con la Sovrintendenza dell’Archeologia, Paesaggio e Belle Arti della Città metropolitana di Torino, l’inaugurazione della mostra che resterà allestita fino al 10 aprile, dedicata agli scatti del fotografo di scena Andrea Pirrello. Questa esposizione, attraverso 30 scatti del backstage del film, scritto e diretto dal Premio Oscar Paolo Sorrentino, ripercorre le riprese torinesi de “La Grazia”, film d’apertura della Biennale di Venezia, valso la Coppa Volpi all’attore protagonista Toni Servillo. Le immagini di Andrea Pirrello rivelano i luoghi di Torino e dintorni scelti per le scene del film, per raccontare il “semestre bianco” del Presidente Mariano De Santis, interpretato appunto da Servillo, chiamato a decidere su due delicate richieste di grazia. Torino e il Piemonte svolgono un ruolo fondamentale all’interno del film: ambientato a Roma, ha realizzato a Torino, grazie al sostegno di Film Commission Piemonte, la quasi totalità degli interni dei palazzi della politica, nello specifico gli ambienti del Quirinale, dove risiede il protagonista. Un percorso di visita che permette di addentrarsi dietro le quinte del film, mostrando i luoghi iconici della città unitamente a quelli più nascosti e meno noti, dall’Accademia delle Scienze alla Bocciofila, alla Tesoriera, la Casa Circondariale Lorusso Cotugno, il Castello del Valentino, il Castello di Moncalieri, i Musei Reali, in particolare Palazzo Reale, passando per Palazzo Chiablese, che ospita la mostra, oltre ad avere accolto cast e troupe per due settimane di riprese. La mostra “La Grazia. Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino” sarà visitabile gratuitamente all’interno dei tour di Palazzo Chiablese, promossi dall’ Associazione Amici di Palazzo Reale di Torino.

Mara Martellotta