La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Il nuovo mostro di Firenze – Pavese dimenticato – Lettere 

Il  nuovo mostro di Firenze
I cubi bianconeri che deturpano il centro storico di Firenze sono stati costruiti sull’area del teatro comunale che ospitava il Maggio musicale fiorentino. Già la demolizione dello storico teatro lascia perplessi, ma la  sua sostituzione con un complesso residenziale da 156 appartamenti di lusso – così li definisce il “Corriere della Sera” – appare un’operazione immobiliare di dubbia legittimità.
Lo storico dell’arte Antonio Natali ha affermato che l’edificio confligge  con il contesto architettonico e storico  e lo fa in modo arrogante. E’ un’operazione iniziata dal sindaco Renzi e poi ripresa dal sindaco Nardella. Ci vorrebbe chiarezza: non siamo a Sesto fiorentino , ma nella capitale dell’arte. E’ riapparso un nuovo mostro di Firenze? Violentare Firenze eè cosa davvero imperdonabile. La Magistratura ha giustamente aperto un fascicolo.

Silenzio su Pavese

Salvo “ Il Torinese”, che gli ha dedicato un bell’articolo di Marco Travaglini, ed altri quotidiani, un certo  relativo silenzio ha circondato i 75 anni dalla morte di Pavese arcicelebrato in passato in modo persino fastidioso. Ebbi un premio “Pavese” insieme ad Asor Rosa e colsi come a Santo Stefano Belbo il culto Pavesiano resistesse al tempo molto  più che a Torino dove il liceo d’Azeglio lo ha messo in naftalina. Solo il preside Ramella seppe ricordarlo in modo degno.

Il premio Pavese ha perduto quasi ogni visibilità. L’oblio è in parte dovuto al Taccuino  pubblicato con decenni di ritardo da Lorenzo Mondo  da cui viene fuori un Pavese non antifascista e certamente non comunista che addirittura ha simpatia per la Germania hitleriana. L’editore Aragno  ha ripubblicato l’esile Tacquino, ma l’ ha fatto precedere a un numero spropositato di pagine di Angelo D’Orsi e di un curatore che si perdono in una serie di “avvertenze per l’uso” del Tacquino al fine di mettere in guardia il lettore e ribadire ancora una volta la solita vulgata. Un cosa vergognosa come vergognose furono le reazioni di Pajetta, della Ginzburg, della Pivano e di altri.  La verità è che Pavese non era un “compagno” per citare un suo titolo , forse non era neppure interessato alla politica . Prese la tessera del PNF e andò al confino. Poi durante l’occupazione tedesca scrisse il Taccuino e secondo alcuni prese anche la tessera del PFR. Oggi bisogna concentrarsi sullo scrittore, ma gli storici e i critici letterari  non si interessano più alle sue opere. Forse anche i lettori lo hanno dimenticato. I tempi in cui il falegname Nuto, amico di Pavese, veniva  intervistato come un oracolo sono finiti non solo perché anche lui è morto. Oggi si scrive più di una Murgia qualsiasi che di uno  scrittore e poeta che ha segnato almeno in parte  il Novecento italiano.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Cancellare gli Ebrei da Facebook
Caro Professore, lei ha usato un  trattamento signorile ed elegante del caso del prof. Nivarra che vuole cancellare gli Ebrei da Facebook. Forse troppo. A mio avviso, le sue dichiarazioni si inquadrano perfettamente nei comportamenti punibili con la legge 205 del 1993, legge Mancino, che punisce – tra l’altro –  l’incitazione. all’odio etnico razziale e religioso. Qualche giurista potrà avvalorarlo. In tal caso, una denuncia da parte del Rettore alla Procura di Palermo sarebbe dovuta.  Lettera firmata
Mi spiace di esserle apparso troppo accomodante. Non è stato certo  per ragioni corporative, glielo assicuro. Io, in linea di principio, sono contro la Legge Mancino quasi sempre applicata a senso unico e comunque assai poco considerata  come la legge Scelba che era storicamente più comprensibile. I reati di opinione non dovrebbero mai essere reati anche il prof. siciliano non si è limitato ad un’opinione.  In ogni caso la campagna contro gli Ebrei – al di là di Gaza che è l’elemento scatenante  – fa pensare al ritorno dei ghetti, forse in attesa dei campi di sterminio tedeschi e ai gulag  russi. Spero ovviamente di esagerare.  Non voglio esporre il Suo nome a rappresaglie mediatiche e quindi lo ometto.
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Gli alberi in via Roma?
La stupidità non ha più confini. C’è chi vorrebbe le piante in via Roma come fosse  un corso. Sanno cosa è via Roma?  Dott. Felice Astegiano
Via Roma costruita dall’architetto Piacentini può più o meno piacere perché il suo finto classicismo è espressione della modernità. Ma nessuno oggi discute più neppure della Torre littoria che l’ex fascista Luigi Firpo proponeva di abbattere. Il Comune ha replicato al proponente della piantumazione di via Roma che essa non è tecnicamente  possibile perché sotto la via ci sono i parcheggi sotterranei. Giusta ed ovvia risposta, ma il punto della questione non è solo un affare tecnico, ma anche estetica. Il Verde è sempre un bene prezioso, ma le piante in via Roma sarebbero fuori posto. E colgo l’occasione per ribadire che la  nuova pavimentazione e il blocco totale della viabilità è  un grave e  costoso errore. Si vuole imitare Milano dove è difficile girare il centro  perfino in taxi.  Via Roma come la Rambla  di Barcellona appare una utopia impossibile e inelegante, propria di una Torino  diventata caotica e decaduta, non certo turistica. Tra il resto la Rambla è priva di portici che sono la caratteristica di Via Roma. I portici rendono inutile la stessa pedonalizzazione. Una piazza San Carlo piena di giocolieri e di vecchi sfaccendati non è proprio il meglio come non sarà il meglio una via che vive per i suoi negozi e i suoi locali che chiudono a vista d’occhio o vengono assorbiti dalle grandi catene. La Torino di oggi ha perso la sua eleganza che la rendeva una” piccola Parigi” .  Oggi quel riferimento è preistoria.
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Piero Operti dimenticato
Piero Operti fu uno storico antifascista, monarchico e vicino a Croce che loapprezzava molto. Poi difese i giovani volontari della Rsi e propose opportunamente   la pacificazione nazionale. E’ morto il 2 settembre  1975, ma nessuno sa che sia esistito. Merita un ricordo.  Teresio Giuglio
Ho conosciuto Operti che  fu combattente, invalido e decorato nella Grande Guerra; nella mia giovinezza ho letto anche qualche suo libro. Era una figura moralmente alta ed era un grande oratore che ascoltai giovanissimo a Torino il 24 maggio 1965 nel cinquantenario del “maggio radioso“. Sono passati da allora  cinquant’anni  e devo dire che l’opera di Operti non è riproponibile. Le sue polemiche astiose, specie quelle del  suo ultimo decennio di vita, finirono di essere molto vicine al fascismo che pure aveva avversato, venendo anche sospeso dall’ insegnamento. Posso capire il disorientamento provocato  in lui dal ‘68, ma già prima, quando Umberto II dall’esilio si espresse in linea di principio a favore dell’ ingresso dei socialisti nel governo, Operti criticò lo stesso Re che lo insigni’ di un’alta onorificenza sabauda. Oggi di lui resta poco, forse solo la coraggiosa lettera aperta a Benedetto Croce del 1946 che merita una rilettura. Ovviamente dissento totalmente dall’articolo maramaldesco contro di lui scritto da Luciano Canfora che di norma ama offendere chi dissente da lui.
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