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SPIGOLATURE DI VITA E STORIE TORINESI

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Se il Salone blocca il traffico – A Tellaro nel ricordo di Soldati – Notizie che uccidono
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Se il Salone blocca il traffico
Giovedì sera il centro di Torino è stato letteralmente paralizzato da un corteo di auto del Salone dell’automobile che si è impadronito della città, in barba ad ogni più elementare principio di razionalità e banale buon senso, violando ogni norma di sicurezza . Le vie imbottigliate impedivano a qualunque mezzo di soccorso di percorrerle . Per una città in cui il Sindaco vuole eliminare le auto, non c’è davvero male. In corso Sommeiller e in via San Secondo sono previsti, al posto del cinema Arlecchino, uffici e un grosso discount che farà morire i negozi della zona. Ma soprattutto c’è da domandarsi dove parcheggeranno i futuri clienti del discount situato in una zona già congestionata ? vogliono che si vada fare la spesa in bici o in monopattino come a Parigi? Appendino si sta scavando la fossa con le sue mani. Cirio si sta opponendo alla follia della Ztl fino alle 19,30. Al Chiappendino si sta sostituendo la grinta e il coraggio del nuovo presidente della Regione.  
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A Tellaro nel ricordo di Soldati
Ieri sera, nel Golfo dei Poeti a Tellaro, La Spezia, ho ricordato, su invito del Sindaco di Lerici di cui Tellaro è frazione , Mario Soldati nel ventennale della morte . Una cerimonia molto suggestiva in un angolo di paradiso .Dopo la visita alla tomba dello scrittore al Cimitero Monumentale di Torino da parte del presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che vi ha deposto dei fiori ed ha tenuto un asciutto ed incisivo discorso, era necessario ricordare Soldati nel luogo dove visse tanti anni e morì . Alberto Cirio ha dato una lezione di stile al Sindaco Appendino che si è dimenticata del cittadino onorario di Torino Soldati e non ha fatto pervenire  neanche un messaggio alla famiglia . E’ davvero una incredibile razza quella dei grillini che non hanno rispetto per nulla e per nessuno.Quando mia madre compì cento anni, il Sindaco Appendino le fece recapitare, con un giorno di ritardo, un mazzetto di fiori incredibile, che non feci neppure vedere alla festeggiata, con un foglio di carta stampato e senza firma. Lo stile non si smentisce mai. Appendino e’ Un buona compagnia perché molti giornalisti che avrebbero dovuto scrivere di Soldati hanno taciuto . Massimamente colpevole il “Corriere della Sera” di cui  Soldati fu autorevolissimo collaboratore . I mediocri non vogliono ricordare i grandi , vogliono anzi occultarli per impedire il confronto .  
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Notizie che uccidono

Gli esami di maturità che il ministro – professore di ginnastica –  Bussetti voleva riformare, si stanno praticamente svolgendo come gli altri anni, forse finalmente consapevoli  che una riforma varata a gennaio non si può applicare a giugno. Gli esami restano di fatto quelli di sempre con tutti i limiti e i facilismi di sempre .   Bello aver citato Sciascia e il generale Dalla Chiesa nella prima prova di Italiano, pessimo aver dato spazio ad un astioso personaggino politico, più che studioso qualificato, come Tomaso Montanari. Allora sarebbero stati preferibili di gran lunga Vittorio Sgarbi o Philippe Daverio.  Questi esami saranno ricordati per gli studenti vestiti di nero che a Napoli hanno ricordato il loro professore suicidatosi per l’accusa infamante di aver avuto rapporti con due studentesse minorenni. Prima di scagliare accuse così pesanti ,prima di scatenare indecorosi processi mediatici fondati sui si dice, si dovrebbe riflettere bene. Aver infangato il professore napoletano si è rivelato infame e delittuoso. Una colpa che certi giornalisti si sono assunta in modo troppo disinvolto. Certe notizie portano ad uccidersi o, come in altre circostanze, uccidono moralmente delle persone, distruggendone la vita e la dignità . Giornalisti – killer alla Travaglio che dovrebbero essere banditi, questi si, dall’Ordine  Nazionale dei Giornalisti  che si occupa invece delle amenità dozzinali del vecchio Feltri.  

 

Lettere        scrivere a quaglieni@gmail.com

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Crocifisso o Tricolore?

questa volta devo esprimere il mio disaccordo circa il tuo articolo sul Crocifisso negli edifici pubblici (ospedali compresi). Ritengo, come  ha proposto da Elena Lowenthal, che solo il Tricolore debba esse re esposto negli ospedali, scuole ,uffici pubblici.Non simboli religiosi che son o di parte e che non rappresentano la totalità degli italiani. Si consideri infatti che  i cattolici praticanti sono oggi circa il 20% della popolazione .Proprio per evitare pericolose contrapposizioni religiose, ritengo che solo il Tricolor e  sia simbolo dell’Unità Nazionale. Solo nel Tricolore possono riconoscersi tut ti gli italiani ,degni di questo nome. Il Tricolore del nostro Risorgimento e dei Martiri della Resistenza. La religione ,come tu mi insegni, in uno stato laico, non puo’ assumere una valenza pubblica : non devono esistere religioni di Stato. Bensi’ ogni cittadino dev e poter esprimere il proprio credo religioso , come pure la propria concezione a gnostica. Con stima. 

                                                                                                                 Gian Piero Aureli
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Credo che la dimensione del dibattito sia quella tipicamente laica .E quindi tutte le idee sono le benvenute .Il liberale Zanone parlava di laicismo tricolore in difesa dello Stato laico in occasione del referendum sul divorzio . La mia amica Lowenthal non dice nulla di nuovo . Nell’ Ottocento post risorgimentale sarebbe stata la posizione di Francesco Crispi e di molti massoni, pur con impostazioni diverse, in considerazione dei tempi.
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A proposito di Feltri
Cosa pensa di Vittorio Feltri e di cosa scrive usando termini sempre più crudi anche riferendosi al morente Camilleri ?  Vito Pugliatti                                     
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Dico che Feltri è volgare e inopportuno , ma non è cosa di oggi. Tanto è colto e intelligente il figlio Mattia, tanto è grossier il padre. Anche nei rapporti interpersonali è antipatico, altezzoso e greve nel linguaggio. E un protoleghista bossiano. Ciò detto non mi unirei mai al coro dei cretini e dei faziosi che vorrebbero radiarlo dall’Ordine dei Giornalisti . La volgarità non è un reato e ogni pretesto è buono per limitare la libertà di stampa . Io Feltri lo evito nel modo migliore e più duro per lui : non compero “Libero “ da molti anni.

 

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
L’assalto delle cavalletteTorino Pride – Il Tricolore alternativa al Crocifisso?
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L’assalto delle cavallette
Il governo giallo-verde annuncia nuove immissioni in ruolo di docenti e corsi abilitanti facilitati. Invece di un minimo di rigore, torniamo alle solite operazioni demagogiche che rendono tutti “todos caballeros”,tutti in ruolo o, per dirla con Gaetano Salvemini, torniamo ad un nuovo assalto delle cavallette come venne intitolato sul “Mondo” di Pannunzio un suo veemente articolo. Per riqualificare la scuola occorrono docenti preparati e selezionati, non docenti inseriti nei ruoli  “ope legis”. Questo fu l’errore dei governi del primo centro-sinistra, sempre imitati da quelli successivi, forse ad esclusione delle detestata Gelmini che qualcosa ha fatto per cambiare la scuola in meglio. Così il Ministro dell’Istruzione -professore di educazione fisica –  dimostra tutta la sua limitatezza e la sua accondiscendenza al populismo anche nella scuola dalle conseguenze devastanti.
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Torino Pride
Si è svolto a Torino il solito, rumoroso corteo del Torino Pride. E’ una manifestazione a cui non parteciperei mai, specie oggi che il Torino Pride si è caricato anche di valenze politiche che per me non sono condivisibili, prima tra le quali proporre un codice etico al Salone del libro. C’è una fotografia del sindaco Piero Fassino che rivela il suo  evidente disagio di fronte a certe forte sguaiate del corteo di qualche anno fa. Anch’io mi sentirei a disagio. Fa male l’estrema destra ad attaccare in modo spietato e greve, che rivela un’evidente omofobia, questa manifestazione, ma i Rettori dell’Università e del Politecnico di Torino non hanno fatto bene a sfilare. I Rettori non sono dei politici e non debbono esserlo e l’Università e il Politecnico devono restare . C’è domandarsi poi che cosa ci faccia il Museo Egizio. C’entra davvero come i cavoli a merenda, ma la demagogia porta a forzare la mano perché -corrono voci- la signora Christillin ambirebbe ad essere il futuro sindaco di Torino. Università e Politecnico devono restare fuori dalla mischia.
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Il Tricolore alternativa al Crocifisso?
Elena Lowenthal che apprezzo e seguo da tanti anni e che mi spiace non abbia posto in Consiglio regionale per il repentino cambiamento dell’ex governatore Chiamparino- che sembra voler tenere il seggio per sé  dopo aver annunciato l’uscita di scena- in riferimento alla reintroduzione del Crocifisso nell’ospedale di Chivasso, ha proposto in alternativa al medesimo il Tricolore e la bandiera europea come segni indentitari. Mi spiace, ma non sono d’accordo. Le bandiere sono simboli importanti che vorrei venissero sventolate in tutte le occasioni possibili, ma non sono il sostituto di un simbolo di valore universale come il Crocifisso che non è solo la sintesi della religione cattolica o cristiana più in generale, ma va molto oltre, come colse Natalia Ginzburg in un famoso articolo. Pensare alla laicità come privazione di ogni segno religioso è il retaggio storico della III Repubblica francese che voleva cancellare il fatto religioso da ogni manifestazione pubblica. E’ laicismo e non laicità e il maestro di laicità Norberto Bobbio ci mise in guardia contro forme di intolleranza antireligiosa che finivano per essere l’equivalente laicista del fanatismo religioso. In ogni caso le radici giudaico- cristiane dell’Europa non possono essere cancellate, malgrado nel recente passato siano state estromesse con un atto discriminatorio antistorico dalla Costituzione europea. Basterebbe leggere o rileggere il “Perché non possiamo non dirci cristiani” di Benedetto Croce per capire il valore del Cristianesimo nella storia della civiltà umana. Ad un uomo che soffre in ospedale forse l’idea di vedere un altro uomo che soffre le atrocità del Calvario può essere di conforto, in ogni caso non di fastidio. Anche un uomo che muore, forse, può trovare un estremo conforto solidale, nel Cristo morto in croce. E noto con fastidio come in un seggio elettorale per il ballottaggio dei sindaci  ci sia stato chi voleva che venisse rimosso il Crocifisso. La laicità vera è rispetto di tutte le fedi e di tutte le idee ,non la rimozione di qualcosa che dà fastidio agli intolleranti di turno.
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SE CHIAMPA NON SI DIMETTE
Ho letto che il presidente Chiamparino vorrebbe rimanere in Consiglio Regionale dopo aver proclamato ai quattro venti che lasciava il seggio. Cosa ne pensa? Ettore Chieli
                                                        
Ritengo che il potere abbia sempre una forte attrattiva e che l’idea di essere il leader dell’opposizione, magari vezzeggiato dai giornali, possa influire su certe scelte. Ritengo che Chiamparino abbia già dato abbondantemente come deputato, sindaco, governatore e persino presidente della Fondazione San Paolo. Oggi gli tocca di diritto il meritato riposo. E’ stato lui stesso a dichiarare di non aver più nulla da dire.
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PRO E CONTRO IL VATE
A Trieste il   sindaco vuole erigere un monumento a Gabriele D’Annunzio nel centenario dell’impresa di Fiume, ma c’è chi si oppone in nome dell’antifascismo. Chi ha ragione ?   Lorenzo Petrolati
                                                                                                                                                                      
Sto decisamente dalla parte del Sindaco perché D’Annunzio e’ stato un grande protagonista del Novecento ed e’ stato uno dei nostri maggiori poeti. Ebbe coraggio durante la Grande Guerra e dopo la “vittoria mutilata “fu tra i pochi a gridare l’italianità ‘ di Fiume. La sua impresa ebbe dei lati oscuri, ma dimostro ‘ anche la   lungimiranza del Comandante .La Carta del Carnaro ,la costituzione di Fiume, fu persino apprezzata da Lenin per la sua concezione sociale molto avanzata. A Fiume c’era il bilinguismo e il rispetto per gli Slavi e gli Ungheresi. Studino un po’ di storia gli antifascisti triestini e capiranno chi era   veramente D’Annunzio al di là delle stupide semplificazioni manichee delle vulgate. E se hanno un po’ di tempo libero, leggano la “Pioggia nel pineto” e capiranno cos’è la parola poetica che diventa   magicamente musica .Non un semplice gioco verbale ,ma arte vera che fa di D’Annunzio un uomo che merita un monumento proprio nella Trieste dove egli   preparo ‘ l’impresa .Circa il fascismo, non dimentichiamo che furono molto più fascisti di lui tanti scrittori e poeti italiani che divennero successivamente antifascisti, a cominciare dal celebratissimo Ungaretti.

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città

La piattaforma Rousseau – 2 giugno e spirito nazionale – Firpo protoleghista?

 

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La piattaforma Rousseau

Di Maio è uscito con le ossa fracassate dalle elezioni europee, perdendo circa 6 milioni di consensi ,ma il voto on line  di circa 40.000 iscritti alla piattaforma Rousseau l’ha rimesso in sella, senza nessun dibattito interno al movimento pentastellato . Questo è l’esempio che i grillini sono un partito non democratico governato da un vertice che non è mai stato eletto e che dirige dall’alto e senza controlli una base molto ridotta rispetto ai voti elettorali e poco limpida nei numeri reali, se non del tutto opaca .  Il voto senza dibattito e’ proprio dei regimi plebiscitari solo apparentemente democratici come lo fu il Peronismo argentino. Un movimento come i 5 Stelle  alla guida del Paese è una minaccia per la democrazia . Essa ha anche ben poco dell’utopistica democrazia diretta teorizzata da Rousseau che portò per altro alle nefandezze del giacobinismo rivoluzionario in Francia .Ha ben poco perché abusa della parola democrazia in modo truffaldino , in quanto il vero controllo del movimento appartiene a Casaleggio. La rete non è trasparente ,come dimostra tutta la carriera politica di Di Maio. Rousseau sarebbe il primo ad indignarsi per l’uso indebito del suo nome perché,in modo sia pure profondamente illiberale, il francese era democratico. Anzi, era così democratico da essere illiberale .Tocqueville riflettendo su questi temi parlava, non a caso, di democrazia totalitaria.

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2 giugno e spirito nazionale  

C’è chi ha scritto che il 2 giugno unisce gli italiani ,mentre  il 25 aprile li divide per via della guerra civile di oltre settant’anni fa, mai  davvero superata in Italia. In un paese civile certe divisioni sanguinose  dovrebbero registrare un momento di pacificazione nazionale ,specie se  le guerre furono anche contro un’oppressore straniero ,ma in Italia l’uso politico della storia non ha mai smesso di essere adoperato, specie in vicinanza di campagne elettorali. C’e’,per altro, un residuato post – bellico  di neo -fascisti che è perfettamente compatibile e fisiologico ad un regime democratico in quanto percentuali elettorali dello 0, non posso certo preoccupare. Anche il 2 giugno ha diviso il Paese perché nel 1946 i monarchici e i repubblicani divisero l’Italia che finì sull’orlo di un’altra guerra civile, evitata dalla partenza del re Umberto II per l’esilio.L’unica data che potrebbe unire sarebbe il IV novembre, festa dell’unica vittoria della storia dell’I talia unita, ma anche qui gli antimilitaristi hanno qualcosa  da eccepire, vedendo della  Grande Guerra solo gli errori e non gli eroismi. Siamo lontani dal 14 luglio francese che pure evoca una rivoluzione di oltre due secoli fa ,assimilata e rivissuta  dai francesi con spirito nazionale. A guastare il 2 giugno italiano non sono il presidente della Camera Fico con le sue rozze e demagogiche dichiarazioni strumentali e non è  neppure l’assenza di quattro generali in pensione . E’ la mancanza di spirito nazionale ,quello che Carlo Azeglio Ciampi aveva cercato di infondere nel Paese il quale oggi è troppo allo sbando per cogliere quel messaggio tricolore. Siamo” dispersi e derisi”  e privi di speranza nel futuro. E quindi siamo incapaci di rivivere il passato con l’equilibrio storico che ha un popolo degno di questo nome.
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Firpo protoleghista ?
Il prof. Luigi Firpo ebbe il primo battesimo della notorietà, quando nel 1968 venne brevemente intervistato dalla Rai sui meridionali emigrati a Torino che, a parere dell’illustre docente, coltivavano basilico e pomodori nelle vasche da bagno degli alloggi loro assegnati di recente in via Artom .Con una battuta così volgarmente razzista il professore avrebbe dovuto chiudere per sempre le sue esternazioni televisive, tornando definitivamente alle sudate carte di Campanella, che aveva studiato per anni. Anzi ,avrebbe dovuto sollevare un vespaio di polemiche e di contestazione anche all’interno dell’Università . Invece, la caduta di stile suscitò qualche flebile critica e venne presto dimenticata. Firpo era uomo di potere e controllava la UTET, in quell’epoca un vero colosso editoriale . Aveva ottimi rapporti con i comunisti e negli anni successivi con il futuro sindaco Novelli. Addirittura finì eletto deputato come indipendente nel PRI che si dimenticò del suo protoleghismo anti- meridionale. Firpo mori nel 1989, oggi avrebbe più di cento anni. Ma chissà cosa avrebbe scritto di Bossi negli anni degli esordi leghisti. La sua affermazione poteva stare bene anche sulla bocca di Borghezio e di altri ruspanti esponenti della Lega.
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La guerra di Barbero

Ho letto che lo storico Alessandro Barbero andrà alla Consolata  il 10 giugno a parlare dell’ingresso nella seconda guerra mondiale . Mi sembra un’iniziativa priva di senso. Cosa ne pensa ? Alessandra  Zito                                                          

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Ho contribuito a far conoscere a Torino il prof. Barbero tanti anni fa. Non trovo positivo che lui storico medievalista invada sempre più sovente la storia contemporanea come divulgatore più che come studioso. E’ il segno dei tempi caratterizzati dagli storici televisivi che devono semplificare per un pubblico di superficiali ed ignoranti. Il ricordare l’ingresso in quella guerra sciagurata mi sembra inutile perché tutti hanno le idee chiare cosa fu il 10 giugno 1940. Ma sicuramente Barbero avrà un vasto pubblico che andrà ad ascoltarlo. Non credo che possa aggiungere nulla di nuovo a quello che già sappiamo da molti anni.

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Chiappendino addio

Finalmente  Alberto Cirio pone fine all’orribile “CHIAPPENDINO” che ha tenuto bloccato l’asse politico torinese e piemontese . Un’operazione trasformistica. Cosa ne pensa ? Yvonne Peretti
                                                                                                        
Concordo con lei, l’alleanza tra Chiamparino e Appendino culminata in modo improvviso nella censura politica al Salone del libro, e’ stata quanto di meno democratico ci potesse essere. Chiamparino già da Sindaco tentò la stessa operazione con Ghigo con la scusa delle Olimpiadi invernali.la cocente sconfitta di Sergio e i contorsionismi della Appendino rispetto alla sua maggioranza hanno posto fine ad un’operazione volta ad instaurare un regime. Con Cirio si sta respirando aria nuova e pulita; il consociativismo nella sua ultima versione e’ finito con la sonora sconfitta di Chiamparino, letteralmente cancellato dalla scena politica piemontese . E pensare che ci fu un tempo che pensava di diventare lui il leader nazionale del Pd: un’aspirazione davvero surreale  per l’uomo di Moncalieri che voleva egemonizzare la politica piemontese con ipotesi maggioritarie che si sono rivelate tanto arroganti quanto impossibili.

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Magistratura in crisi

Cosa pensa di cosa sta accadendo al CSM  e in generale nella Magistratura ? Finalmente è scoppiato lo scandalo che era sempre stato coperto? Anna Empoli
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Concordo con lei. Ho comunque fiducia nella stragrande maggioranza dei magistrati che silenziosamente fanno il loro dovere,ma la politicizzazione di una parte della magistratura deve finire una volta per tutte  I legami tra politica e Magistratura vanno tagliati e il Csm va riformato radicalmente a costo di ricorrere al sorteggio per le nomine. Anche i membri laici eletti dal Parlamento  vanno rivisti. Al di là dei casi che invadono le cronache dei giornali e che offendono l’idea di una Magistratura indipendente come hanno diritto di avere i cittadini.

 

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Riflessioni europeiste – Guido Aghina monarchico e radical- socialista  – Maria Teresa Balbiano d’ Aramengo – Lettere
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Riflessioni europeiste

Le elezioni europee si sono concluse e non c’è stata l’affermazione paventata o auspicata dei sovranisti in Europa . Popolari e socialisti, con l ‘apporto dei liberali, sono maggioranza al Parlamento europeo. L’apporto liberale può essere molto utile e prezioso per cambiare la grigia e spesso odiosa burocrazia di Bruxelles. E’ proprio questa gerontocrazia politica che ha fatto sorgere il sovranismo e gli ha dato forza. Ora occorrerebbe un’ Europa federata su posizioni di parità tra tutti i Paesi, alternativa a quella che abbiamo conosciuto nell’ultimo decennio e che ci ha imposto il governo Monti.  Nel contempo va detto che il sovranismo comunque declinato è incompatibile con l’idea stessa di Europa. Chi è europeista, e non solo flebilmente europeo, deve battere i pugni sul tavolo per ottenere un’Europa vera, unita, senza egemonie finanziarie e politiche. Se questa Europa non si realizzerà, bisogna aspettarci il peggio perché solo un’Europa unita può pacificamente competere a livello mondiale. 
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Guido Aghina monarchico e radical- socialista  
Può sembrare strano, ma in Guido Aghina convivevano la fedeltà all’idea monarchica ( una monarchia moderna ,ovviamente ,come la voleva Umberto II che parlava di <<autogoverno di popolo e giustizia sociale>>)e una forte convinzione radical -socialista . Fu anche assessore alla cultura di Milano con il sindaco Tognoli. Era un anticonformista capace di andare sempre controcorrente ,come i suoi amici biellesi Mario Coda, Gustavo Buratti e Marziano Magliola, monarchici e socialisti .Era come  il radicale monarchico Gaetano Zini- Lamberti e ,in parte lo stesso Pannella che in gioventù era stato monarchico.  Tanti anni fa venne ad assistere ad un dibattito al Centro “Pannunzio” e mi disse : <<In questa città e’ l’unica cosa viva che esista>>. Ne fui lusingato, anche se attribuii la frase alla sua amicizia.  Era lombardo di origini piemontesi. Come assessore pensò alla cultura a Milano dopo gli anni di piombo in modo innovativo,  reinventando, ad esempio, il Carnevale in collaborazione con Venezia .Quando a Torino furoreggiavano i comunisti Balmas e Dolino con “Torino enciclopedia” , “I punti verdi” e la grigia cultura da assessorato, Aghina sapeva guardare a Milano con spirito internazionale .  L’ultima volta che l’ho incontrato fu quando a Torino venne festeggiato Marco Pannella per i suoi 80 anni. Qualche volta ci si vedeva a Milano da “Bagutta”,il ristorante che è stato chiuso e dove per tanti anni si tenne un premio letterario importante voluto da Soldati, Montanelli ed altri .Era un uomo di cultura che faceva anche l’assessore. Nulla a che vedere con gli attuali assessorini o assessorine di oggi. 
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Maria Teresa Balbiano d’ Aramengo
Riordinando nella vecchia casa della mia famiglia ,chiusa dopo la morte di mia Madre, mi vengono in mano vecchie fotografie dimenticate e documenti e fogli di carta di cui non ricordavo più neppure l’esistenza. In quella grande casa mia Madre è stata la custode attenta delle memorie di famiglia. Ho ritrovato, ad esempio ,una fotografia di cinquant’anni fa, era il luglio 1969,che ritrae il Conte Umberto di Collegno, collare dell’ Annunziata ,la contessa Maria Teresa Balbiano d’Aramengo e chi scrive, testimoni di nozze di una coppia di giovani amici all’Abbazia di Vezzolano. Così mi è tornata alla mente Maria Teresa Balbiano ,un tempo molto famosa perché vinse cinque milioni a” Lascia o Raddoppia”, rispondendo a domande relative alla Divina Commedia .  Proprio in quel luglio 1969 Maria Teresa durante il lungo ed afoso banchetto nuziale mi disse ,riferendosi alle mie recentissime dimissioni dal PLI, che sarei rimasto sempre un liberale ,che lo volessi o non lo volessi, perché il liberalismo ce l’avevo nel sangue .  Non si sbagliava perché in effetti sono rimasto liberale ,direi disperatamente liberale, al di là dei voti elettorali che posso aver dato nel corso dei decenni .E me ne sono reso conto anche di recente, quando un emerito imbecille ha scritto sulla mia pagina facebook delle corbellerie di sapore giacobino che hanno provocato in me una sorta di rifiuto istintivo, quasi allergico. Tuttavia ho  avuto rispetto da liberale anche per le corbellerie a cui non ho replicato. La Balbiano andrebbe ricordata come dantista di alto livello. Una volta il rigorosissimo Carlo Dionisotti mi disse che non solo lui, ma anche Sapegno, ,apprezzavano i suoi scritti danteschi.  La sua non era solo una passione di vita, ma era anche  una scelta di studi rigorosi.  L’aristocratica Balbiano andò persino in Tv per testimoniare il suo amore per Dante, una cosa oggi impensabile . Scrisse anche un libro dedicato a Maria Cristina di Savoia regina di Napoli. Un bel saggio. Anche Benedetto Croce si occupò della regina, figlia di Vittorio Emanuele I, andata in isposa al Borbone delle due Sicilie . Sua figlia Alda Croce mi cito ‘ l’opera della Balbiano, definendola un bel lavoro.  Era molto bello discorrere con Maria Teresa ed ho il grande rammarico di non averla mai invitata al Centro “Pannunzio” a parlare. Sicuramente un errore. La Torino di Maria Teresa Balbiano è scomparsa totalmente anche se i suoi libri continuano ad essere pubblicati e letti. La Torino di oggi è rappresentata da donne che Montanelli avrebbe definito << madamazze>>, perché non erano ancora conosciute le “madamine” o le loro  equivalenti televisive.
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Il Comune e il Po
Cosa fa il Comune di Torino per valorizzare il Po? Parigi fa tanto per la Senna , la piccola Parigi mi sembra che faccia poco o nulla per il suo fiume.  Vittorio Capra  
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In effetti fa poco, a partire dai Murazzi chiusi da anni dopo una vicenda giudiziaria che colpì  il Sindaco Chiamparino e l’assessore Altamura . Le imbarcazioni fluviali “Valentino “ e “Valentina” sono scomparse dopo gli incidenti della piena che le misero fuori uso . Ma soprattutto non ci sono idee volte a valorizzare l’estate, gli sport, il fiume che sarebbe invece  una grande risorsa anche turistica. Lo stesso problema del Valentino non e’ affrontato seriamente .  Fino a che avremo Appendino , dovremo astenerci da certi desideri estivi . Ma anche l’inverno non è molto diverso con i pietosi banchetti natalizi , degni di un paese e non di una città.
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Intramontabile Leo
Perché Cirio non pensa di offrire a Gian Piero Leo l’assessorato alla cultura della Regione ? E ‘ stato il miglior assessore del decennio Ghigo . Cosa ne pensa?       Ubaldo      Sforzolini 
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Lei con me sfonda una porta aperta : un uomo dell’equilibrio , dell’onestà morale, della capacità operativa di Leo è unico. E ‘ uno dei massimi esponenti del mondo cattolico, ma è ed è stato sempre laicamente rispettoso di tutti. Leo, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
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Punti di vista su Chiamparino
Ho letto il suo articolo di commento alle elezioni regionali  ; perché tanta  animosità contro Chiamparino?        Dany  Re
                                  
Non ho  nessun animosità personale, ma  semmai una assoluta mancanza di stima. Lo conosco dal 1970 . E’ rimasto l’uomo di Moncalieri, anche se oggi abita in piazza Vittorio a Torino . E’ uno che è sempre vissuto di politica, è un uomo dell’apparato comunista come lo fu Fassino, ma Fassino e’ mille volte più preparato politicamente e culturalmente. Il primo e’ stato  Ragioniere al Sommeiller, il secondo  ha fatto il liceo classico dai Gesuiti. Punti di partenza molto lontani. Aggiungo che, quando ha potuto, il Sergio torinese tanto amato  nei mercati rionali , ha sempre ostacolato il mio lavoro di promotore di cultura, al contrario di Castellani e di Carpanini con cui ho avuto un ottimo rapporto che con Castellani continua. Comunque Chiampa è l’uomo che ha lasciato un buco pauroso di bilancio al Comune di cui nessun giornalista gli ha chiesto conto e che è stato imputato a Fassino che ha invece cercato di colmare la voragine presa in eredità nel 2011.
 

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Un voto per l’Europa – Il voto disgiunto, un voto non ideologico – “L’informazione” di Pendinelli: un’alternativa al giornalismo di De Benedetti e Scalfari
Un voto per l’Europa
Oggi votiamo per il rinnovo del Parlamento europeo. L’Europa appare più distante e lontana, minacciata dagli odiosi eurocrati di Bruxelles e  dai diversi sovranisti che vorrebbero tornare ad una visione politica nazionalistica e miope. Credo che vada invece riconfermata l’idea europeista come scelta civile irrinunciabile. E’ l’idea d’Europa configurata da Federico Chabod  durante la II Guerra mondiale, è l’Europa sognata da Luigi Einaudi,da Ernesto Rossi e da Altiero Spinelli. E’ la stessa Europa di De Gasperi, di La Malfa, di Malagodi, di Pannunzio,di Saragat ,di Martino .E’ l’Europa che i comunisti hanno osteggiato per decenni, salvo poi convertirsi ad un europeismo  per molti anni poco limpido e poco convinto.Come diceva La Malfa ,non dobbiamo precipitare nel Mediterraneo, ma dobbiamo aggrapparci disperatamente alle Alpi. Con in mente queste idee andrò a votare. Chi si oppone all’Europa anche in modo indiretto, non potrà avere il mio consenso. Ma anche chi fa dell’Europa uno slogan non potrà ricevere il mio voto. Non si tratta di più o meno Europa, si tratta di riprendere il discorso interrotto in questi ultimi anni per creare gli Stati Uniti d’Europa contro tutte le nostalgie nazionalistiche. Questa è una necessità storica, ripeto, irrinunciabile anche come una doverosa ed indispensabile  tutela del vecchio Continente nei confronti del colosso cinese, degli stessi Stati Uniti che con Trump si rivelano antieuropei e della Russia di Putin. L’Europa potrà giocare un ruolo mondiale solo se unita. Diversamente gli stati nazionali europei sono destinati al declino inarrestabile, senza contare che l’alternativa all’Europa potrebbe anche  essere una terza guerra mondiale. Infatti l’idea di un’Europa unita è soprattutto un’idea di pace, non a caso rinata nel pieno della II Guerra mondiale come antidoto alle guerre. Ma è anche un’idea dei grandi spiriti dell’’800 da Manzoni a Cavour, da Cattaneo a Mazzini. Una grande idea che unisce laici e cattolici e diversamente credenti, come diceva Pannella in una visione in cui si fondono radici storiche e idealità diverse.In ogni caso le più alte che siamo riusciti ad esprimere nei secoli.
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Il voto disgiunto, un voto non ideologico
Il voto disgiunto è un’opportunità offerta dalla legge regionale elettorale piemontese che forse l’ elettore  non conosce abbastanza . Il voto disgiunto permette di votare per un partito e votare il candidato di un altro schieramento Potrebbe sembrare un vero e proprio assurdo ma- come è previsto anche dalla legge per l’elezione dei sindaci- per la scelta dei presidenti di Regione è invece  garantita dalla legge la libertà di scelta del candidato presidente, a prescindere dagli schieramenti . L’elettore può scegliere anche esprimendo una preferenza personale che invece i sistemi elettorali per le elezioni politiche escludono tassativamente. Quella per le Regioni è una norma  che non prevede obbedienze cadaveriche alle ideologie dei tempi andati, quando il voto era un atto di fede politica. Oggi è invece un atto ragionato. Ad esempio ,l’ elettore che ritenesse di non votare, per l’ennesima volta, un uomo di apparato di lunghissimo corso come Chiamparino, ex deputato, sindaco per un decennio, ex presidente di una fondazione bancaria,presidente uscente della Regione, potrà votare per un partito del suo stesso schieramento, ma votare per Cirio ,candidato dello schieramento avversario o per il candidato grillino Bertola  o per chiunque altro. A favore di Cirio vale l’esperienza in Regione come assessore e come deputato a Bruxelles, la sua professione di avvocato ed anche l’età : e’ nato nel 1972.E’ un’ ipotesi non inverosimile, mentre difficilmente un elettore di centro – destra che non ami Salvini , si avvarrà del voto disgiunto perché Cirio non è della Lega ,ma di Forza Italia e proprio pe    questo motivo non gode dell’appoggio incondizionato di Salvini che nei suoi comizi piemontesi non lo ha citato. Salvini voleva un suo uomo alla guida del Piemonte, anche se la Lega non ha esponenti all’altezza di     quell’importante ruolo perché quei pochi  qualificati sono  occupati a Roma in Parlamento o al governo.
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“L’informazione” di Pendinelli: un’alternativa al giornalismo di De Benedetti e Scalfari
Mario Pendinelli, già direttore de “Il Mondo” e direttore del “Messaggero “, nel maggio del 1994 lanciò in grande stile un nuovo quotidiano,”L ‘informazione”, un tabloid con firme autorevoli e firme giovani, diffuso in tutte le edicole italiane. Era un giornale nato in fretta, sull’onda imprevedibile ed imprevista, che aveva sconvolto la politica italiana con le  elezioni vinte dallo schieramento berlusconiano , con i progressisti sconfitti e i popolari ex democristiani ridotti in modo molto sensibile insieme all’astro nascente di Mario Segni uscito clamorosamente battuto. Si era creato un clima nuovo per far uscire il paese da Tangentopoli e dai suoi effetti nefasti, in primis il giustizialismo di Di Pietro che distrusse i partiti della Prima Repubblica .Partecipai attivamente a quella esperienza giornalistica che purtroppo non ebbe fortuna. Pendinelli pensò a me per le pagine della cultura e per gli editoriali. Per la prima volta,dopo la mia lunga esperienza alla “Stampa” finita tre anni prima ed una breve parentesi a “Repubblica” dove non mi sentivo libero di scrivere (mi tagliavano gli articoli ed aggiungevano persino delle frasi), potevo riprendere a farlo in assoluta libertà . Intervistai Nicola Matteucci e Mario Soldati, polemizzai garbatamente ,ma anche con fermezza  con il venerato maestro Bobbio, scrissi di Popper e di Tocqueville oltre che di Pannunzio e di Guareschi. Con quegli articoli mi affrancai dai maestri della mia giovinezza ed incominciai solo a pensare con la mia testa.Era finita la mia giovinezza,incominciava la mia maturità. Fu un’esperienza molto bella, finita troppo rapidamente. Soprattutto fu una perdita incalcolabile per il giornalismo italiano: un giornale liberale e moderato che riprendeva il primo Montanelli, distinguendosi dal “Giornale” troppo schierato  di Feltri e riprendendo la vera tradizione liberale che fu del “Corriere “ di Albertini e che Ottone aveva disperso. Il non aver voluto  sostenere quel quotidiano fu un grave errore di alcuni imprenditori che non capirono il senso di un’operazione editoriale  che avrebbe cambiato il giornalismo in Italia e avrebbe rappresentato una vera alternativa  ai giornali di De Benedetti e Scalfari. Si determinò, quando chiuse l’anno dopo il giornale di Pendinelli, un vuoto che continua a sentirsi anche oggi di fronte al gruppo faziosissimo di  “Repubblica” da un lato  e a giornali come “Libero” ed altri campioni di populismo illiberale dall’altro. Pendinelli era un raffinato intellettuale e un direttore davvero liberale oltre che di grande esperienza professionale .Simile a lui ho solo conosciuto  il grandissimo Alberto Ronchey.
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Tra etica e censura
Ho letto il suo pezzo contro il codice etico al Salone del libro e dissento totalmente da lei. Occorre un argine al neofascismo che sta risorgendo. I liberali come lei,  già cent’anni fa, consentirono al fascismo di nascere e moltiplicarsi. Non sente un po’ di vergogna?                                                                      Luisella Battisti
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Lei ha delle idee piuttosto confuse a livello storico anche perché le cose di cento anni fa non sono quelle di oggi.La storia non si ripete mai tal quale. Quello proposto dal Torino Pride e in parte accolto dal Salone del libro (che ci auguriamo voglia riflettere oltre le contingenze dell’ultimo Salone,evitando uno scivolone  di questo tipo ), ma non è un codice etico,ma, come dimostra proprio la sua lettera, è un odioso codice politico ,una discriminazione censoria preventiva,profondamente illiberale. Signora Battisti, si legga un po’ di Voltaire e poi ne riparliamo.Non le appare un po’ paradossale che ad invocare l’etica sia proprio il mondo gay contro il quale gli omofobi hanno sempre espresso  condanne di natura etica? Il mondo variegato, esibizionista, chiassoso, colorato, sbeffeggiante di molti raduni gay non mi sembra compatibile con nessun codice etico. Anzi,è l’esatto opposto che a me non piace molto, ma che rispetto volterianamente. La censura, comunque camuffata, va rifiutata sempre e in ogni caso. Nel campo dell’editoria deve valere un unico criterio,quello sancito dal I comma dell’art.21 della Costituzione che,come lei sa benissimo, è una costituzione antifascista.L’art. 21 vieta soltanto le manifestazioni” contrarie  al buon costume”,un divieto che oggi  ci fa un po’ sorridere e ci dimostra  come anche la Costituzione sia figlia della sua epoca.
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A digiuno per Radio Radicale
Per la sopravvivenza di Radio Radicale ho deciso di perdere 1Kg nella settimana scorsa e dato che ci sono riuscito ( da 74 a 73…) proporrei alle Amiche e agli Amici ( tranne malati e soggetti in gravidanza) di fare altrettanto, senza clamore, ma con l’intima soddisfazione di aver usato a fin di bene il nostro  “secondo cervello” (come va di moda oggi chiamar nobilitandolo il nostro intestino). Una seconda questione che volevo porLe, era se ritenesse ragionevole (appellandomi questa volta al “primo”) parlare di Stati Uniti d’Europa come euro candidato in quanto un caro Amico, già funzionario del Foreing Office nonché delle UN mi ha ironicamente stroncato con un lapidario…: “ its a bridge too far…” ! Cosa ne pensa ? Mi voterebbe ancora ? Con affetto Suo      Giuliano Faccani 
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Ringrazio il dottor Faccani per la sua proposta. In sintesi evitare i digiuni, essere morigerati nel cibo. Non so cosa ne penserebbe Pannella, certo e’ un modo saggio per solidarizzare  facendo del bene a se’ stessi. Un medico che ascolta Radio Radicale  non poteva pensare in modo migliore. Alla seconda domanda ho già risposto nel primo pezzo, scrivendo di Europa.

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Salvini e i moderati – Una riflessione sulla Regione autonoma della Valle D’Aosta – Lettere
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Salvini e i moderati 
Premesso che il governo giallo- verde ha assunto quasi esclusivamente provvedimenti demagogici e in alcuni casi giustizialisti, mi sembra di poter dire che la campagna elettorale abbia posto nella massima evidenza le dissonanze tra i due contraenti del contratto: la sinistra forcaiola ed illiberale di Di Maio che si contrappone ad una destra populista ed altrettanto illiberale ,incarnata da Salvini. La Lega aveva raggiunto una certa credibilità come forza di governo nelle regioni e nei comuni, Salvini ha quasi cancellato questa Lega. Oggi Salvini continua a fare il demagogo di chiaro stampo populista che può attrarre quasi esclusivamente estremisti ed esagitati di diversa matrice. Il leader leghista e’ inconciliabile con le proposte che si possono definire liberali e moderate. I moderati-e non mi riferisco certo al cespuglio torinese nato vicino al Pd che ha una valenza scarsamente politica-sono i liberali cattolici e laici, eredi della Dc e dei partiti laico – socialisti che hanno scritto la migliore storia di questo Paese. In parte quella tradizione ha le sue radici addirittura nel Risorgimento e nell’età giolittiana ed e’ stata coerentemente antifascista. Salvini con le sue continue provocazioni e i suoi slogan ossessivi che richiamano il Bossi delle origini, e’ incompatibile con chi si richiami ad un’ idea liberale .Aver scelto un editore dichiaratamente neo- fascista per pubblicare il suo libro-intervista e’ stata una scelta improvvida, ma rivelatrice di un certo stato d’animo, specie se si considera che avrebbe facilmente trovato,come ministro, un grande editore disposto a pubblicargli il libro. Leggere che la Fondazione Einaudi di Roma ha chiuso la presentazione di un libro dell’ex magistrato Carlo Nordio con un intervento conclusivo di Salvini ,mi fa capire la fine una fondazione che pure ebbe tra i suoi presidenti Malagodi, Badini Confalonieri e Zanone .Salvini anche come ministro degli Interni si rivela inadeguato perché in campagna elettorale dovrebbe essere arbitro e non giocatore o,se giocatore, dovrebbe essere più misurato .Un  vero ministro degli interni dovrebbe essere super partes almeno durante il periodo elettorale. Sta accadendo esattamente il contrario. C’è uno spartiacque netto tra i liberali e gli illiberali. Salvini si colloca indiscutibilmente tra questi ultimi. E sta rischiando di perdere consensi che ,a rigore di logica, andranno a Forza Italia che lo stesso Salvini ha involontariamente “rianimato” come casa- rifugio dei moderati che non hanno neppure più il Pd di Renzi a cui guardare. Questa sarebbe la logica ,ma magari poi gli elettori, tra una settimana, faranno scelte totalmente illogiche che riveleranno il grado di immaturità di un elettorato che resta incolto ed emotivo, in parte legato ad arcaici schemi ideologici che hanno fatto il loro tempo. Ma la democrazia resta comunque un bene prezioso e irrinunciabile lo stesso, anche se gli elettori non si rivelano razionali. In particolare quelli che si astengono dal voto sono i più immaturi perché delegano le loro scelte agli altri.
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Una riflessione sulla Regione autonoma della Valle D’Aosta
Venerdi sono stato ad Aosta qualche ora prima di andare a Morgex,alla Fondazione Natalino Sapegno a presentare un libro. Camminando per Aosta, ho notato che il nome delle vie e’ scritto esclusivamente in francese ,come forse neppure mi è accaduto di vedere a Bolzano in cui vige il bilinguismo ,sia pure con qualche preferenza per il tedesco.La scritta bilingue ,non eguale,ma con più risalto per quella francese, si trova sul municipio di Aosta. Il bilinguismo era il punto di arrivo che venne realizzato dopo la seconda guerra mondiale da Federico Chabod e Alessandro Passerin d’ Entrèves, appassionati difensori dell’italianità della Valle.Comprendo perfettamente che gli italiani spesso non abbiano brillato nei confronti dei valligiani. Se penso che un politicante socialista vicino a Giacomo Mancini venne messo a capo delle acciaierie Cogne e se penso che il padre di un mio compagno di scuola pugliese prese la cittadinanza abusiva in Valle per godere dei privilegi e dei buoni benzina riservati ai valdostani,concludo che in parte essi siano abbastanza poco attratti dall’Italia. Ma se poi penso agli scandali vergognosi attorno all’Union Valdotaine , ai vertici regionali e al Casinò di Saint – Vincent ,arrivo a pensare che la regione autonoma a statuto speciale non ha più ragione di esistere. Essa è fonte di sprechi e di privilegi .Sarebbe indispensabile una revisione degli assetti regionali, in particolare di quelle a statuto speciale. Le ragioni storiche che portarono alla loro costituzione sono del tutto cadute. E certi atteggiamenti sciovinistici di stampo francese ,magari molto apprezzati da Macron,appaiono del tutto immotivati perché ad Aosta come a Bolzano siamo in territorio italiano. Forse più ad Aosta che a Bolzano, che pure ha la maggioranza dei suoi cittadini di lingua italiana ,perché Aosta ha una storia antica che risale alla romanità (Arco di Augusto,teatro romano,la porta praeatoria) e una storia più recente legata ai Savoia che hanno fatto l’Unità d’Italia .Poi ovviamente ci sono anche pagine buie come la riduzione della Valle a circondario della provincia di Torino da parte di Urbano Rattazzi. Ma sulla sua italianità non ci sono dubbi come non ce ne sono sui diritti dei francofoni di essere e di restare se’ stessi.
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La scomparsa di Gabetti
Non ho letto un suo articolo su Gianluigi Gabetti . Come mai non ha scritto nulla?  Luigina Ferro
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Ho conosciuto Gabetti che venne anche qualche volta al centro Pannunzio e con lui ho anche cenato ospite di Camillo Olivetti. Sicuramente era una persona colta, intelligente e persino spiritosa. Sicuramente ha servito molto bene gli Agnelli, dimostrando una devozione che potremmo definire a prova di processo .Per altri versi, uno come lui aveva come compito quello di curare gli interessi finanziari della famiglia . Non sono così addentro ai problemi dell’alta finanza per esprimere su Gabetti un giudizio che, di fronte alla morte ,e’ d’uopo rinviare a tempi successivi. Non posso però dimenticare un fatterello forse insignificante . Richiesto da chi scrive di interessarsi al banale trasferimento di un diligentissimo impiegato Fiat con gravi problemi famigliari da una sede  ad un’altra – cosa che avrebbe potuto decidere facendo fare dalla sua segreteria ,una semplice telefonata – non rispose neppure alla mail alla quale più volte in precedenza avevo scritto. Mi è sembrato un atto di insensibilità verso un dipendente della Fiat, tra l’altro fedelissimo che anche di recente ha partecipato ad un ricordo di Marella Agnelli ,come in precedenza fece, accompagnandomi, al funerale dell’Avvocato. Voglio augurarmi che si sia trattato di un problema del suo computer o del mio.
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Per chi voterei ? 
Sono anni che La leggo e vorrei avere un consiglio su chi votare. Ovviamente se non Le chiedo troppo. Sono stato un suo allievo e continuo a seguirla.
Armando Oberto
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Non le dico il partito che voterò .Lascio a Lei indovinarlo sulla base delle mie chiacchierate domenicali. Io comunque non sono uno che vota in base a ragionamenti ideologici, ma vota in modo pragmatico ,escludendo a priori solo gli estremisti .Posso darle invece indicazioni su persone che apprezzo nei vari partiti .Per le europee le segnalo la brava giornalista Benedetta Cosmi di Forza Italia e l’illustre neuro- chirurgo Giuliano Faccani. Alle regionali indicherei il presidente uscente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale Daniele Valle, Pd , che ho apprezzato per il suo equilibrio tanto quanto non ho purtroppo potuto apprezzare l’assessore Parigi. Indicherei anche Piera Levi Montalcini candidata nei moderati, ingegnere e custode della memoria storica della zia, la scienziata Premio Nobel che conobbi e sulla quale ho scritto. Andrea Tronzano di Forza Italia che ho conosciuto come consigliere comunale ,mi sembra meritevole di attenzione .Uno che non è stato incredibilmente ricandidato e che invece voterei, e’ il presidente uscente del Consiglio Regionale Boeti. Ovviamente non sono esaustivo, ma ,guardando con attenzione alle liste, caro Oberto, troverà altri nomi meritevoli della sua preferenza .In ogni caso io ribadisco la mia indipendenza di sempre ,anche se voterò anch’io per qualcuno, lasciandomi guidare soprattutto dalla qualità dei candidati .Poiché nel sistema elettorale vigente per Camera e Senato non è previsto il voto di preferenza, mentre alle regionali e alle europee e’ previsto, ritengo di servirmene .Ho delle riserve sui listini regionali bloccati e in particolari su alcuni candidati di entrambi gli schieramenti. Nel voto vanno esclusi i pasticcioni, gli incompetenti, i faziosi ,quelli che fanno campagne elettorali faraoniche molto costose-senza essere ricchi in proprio- ,i politici di mestiere. Il voto di preferenza e’ un valore aggiunto irrinunciabile di cui dobbiamo servirci per un voto consapevole. L’aspetto forse più preoccupante è il decadimento della classe politica ed amministrativa . Scegliendo tra uomini e donne capaci ,si può contribuire al loro innalzamento. Scorrendo molte liste vedo purtroppo tanti Signor nessuno candidati. E certo alcuni allontano gli elettori dal voto.

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Soldati al Salone del libro – Il silenzio di Parigi – Cirio, il nuovo, poco conosciuto a Torino – La scuola privata – Ancora sul Salone e l’antifascismo
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Soldati al Salone del libro
Nella seconda edizione del Salone del Libro, tanti anni fa, Mario Soldati in dialogo con Norberto Bobbio venne relegato in una posizione molto marginale del palazzo di Torino Esposizioni che allora   ospitava la rassegna inventata  da Angelo Pezzana . Ieri mattina il libro dedicato a Soldati che ho curato, ha subito la stessa sorte. Sala Indaco ,molto periferica, ed orario impossibile, primo evento dopo l’apertura . A causa delle code pazzesche il pubblico e’ arrivato quando la presentazione di Annella Prisco ed Elisabetta Cocito stava per finire.  Nessuno del Salone si è visto, eppure era l’unico ricordo di Soldati previsto  al Salone  che non ha ritenuto, in proprio, di promuovere un ricordo di Mario nel ventennale della sua morte. Ho annunciato che, in segno di protesta per la scarsissima attenzione riservata ad una delle figure più autorevoli del secolo scorso, tra l’altro, antifascista gobettiano della prima ora (al Salone di quest’anno è bene  sempre precisare certi meriti), avrei disertato il Salone. Così ho disdetto tutti gli impegni. C’è una misura oltre la quale non si va e Lagioia e i suoi compari questa misura l’hanno abbondantemente superata. Lagioia sa chi era Soldati ? E il consulente Culicchia lo sa? Avrei qualche dubbio.
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Il silenzio di Parigi

L’assessore alla cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, pur non essendo candidata (non si capisce perché non si sia proposta al giudizio degli elettori dopo cinque anni da assessore scelto personalmente dal Presidente), è molto presente nel dibattito pubblico e c’è chi ha scritto che di fatto fa campagna elettorale.  Nella vicenda della esclusione al Salone del libro dell’editore vicino a casa Pound è stata sorprendentemente (ed anche accortamente) taciturna. Hanno parlato il Presidente della Regione e il Presidente della Fondazione Circolo dei lettori, ma non lei.  Sarebbe interessante conoscere la sua opinione in merito.  In ogni caso si pone il problema di un assessore molto loquace in campagna elettorale che, non candidata, forse deborda leggermente dai discorsi istituzionali.  Bresso non volle che i consiglieri regionali fossero assessori e stabilì un’incompatibilità che ci apparve molto opportuna.  Chiamparino ha scelto ben tre assessori non consiglieri, ma non ha stabilito incompatibilità con la funzione di consigliere per gli altri.  Gli assessori Saitta e De Sanctis (quest’ultima sempre rimasta in ombra per l’intero quinquennio) tacciono, forse perché non pensano ad un nuovo mandato come invece sta pensando la Parigi.  Un decennio parigino della cultura sarebbe però una vera sciagura. Cinque, lunghi anni sono stati più che sufficienti per annullare il buon governo dei suoi predecessori. L’opera di tessitura paziente e laboriosa di Leo che consentì il crearsi di una rete associativa in Piemonte davvero significativa, è stato sistematicamente smantellata. Adesso sarebbe davvero ora di cambiare. 
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Cirio, il nuovo, poco conosciuto a Torino 
Ho ascoltato di recente al Circolo della Stampa il candidato presidente della Regione del centro-destra Alberto Cirio. Non lo conoscevo e mi ha fatto una buona impressione. Colto, spigliato, informato, ha davvero una visione diversa del ruolo della Regione. I cinque anni come parlamentare europeo hanno formato un politico di tutto rispetto che unisce esperienza ad entusiasmo e vitalità giovanile. Un solo neo: era in jeans ed era senza cravatta. Capisco di essere forse un po’ arretrato, ma io preferivo quello che Cirio ritiene, molto significativamente, un suo modello: Aldo Viglione, sempre impeccabile non solo nel vestire.  Ad un consigliere senza cravatta in Consiglio regionale chiese di indossarla: ne nacque una polemica ed Aldo definì il consigliere un << bulletto di periferia>>. Sono passati trenta e più anni da quell’episodio e  forse oggi va bene così come si veste Cirio. Ma sicuramente non è l’abito a fare il monaco e in questo caso il presidente. Io comunque lo preferirei, se eletto, in veste più istituzionale  tra i tanti scravattati in circolazione, a partire da Salvini. 
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La scuola privata 
La scuola legalmente riconosciuta , più nota come scuola privata, cattolica o laica, è da tempo in crisi. Il prestigioso Istituto “Sociale” e l’altrettanto prestigioso Collegio “San Giuseppe” si sono dovuti ridimensionare. Certe scuole storiche di Torino come il famigerato “Margara” ( che non era così male come molti pensavano)hanno chiuso i battenti da tanti anni.  Eppure il ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer ed anche molti assessori regionali all’istruzione stanziarono somme per consentire il diritto allo studio nella scuola non statale.  Si trattava di un tema molto sentito in quel tipo di scuola.  Quando io ero studente al liceo del “San Giuseppe”, il celebre Fratel Enrico ,morto esattamente un anno fa, già parlava della necessità di un buono scuola. Non sono mai riuscito a comprendere come mai queste scuole, da quando ottennero sussidi (per alcuni vietati dall’art. 33 della Costituzione che stabilisce il concetto di “senza oneri per lo Stato”) non abbiano tratto giovamento da questi provvedimenti.  La scuola di Stato resta non proprio ottimale e certi danni provocati dal ’68 persistono anche oggi, ma molti genitori scelgono lo Stato rispetto alla scuola paritaria agevolata.  Sarebbe un argomento da approfondire. 
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Ancora sul Salone e l’antifascismo
In seguito a due articoli scritti sul divieto allo stand della casa editrice vicina a Casa Pound sono stato inondato di lettere di consenso e di dissenso che meriterebbero tutte una risposta singola che non posso fare. Riassumo alcuni dei temi in una risposta collettiva. 
A chi dissente dal mio prendere nettamente le distanze dal diniego di uno stand al Salone regolarmente ed anticipatamente pagato, ribadisco che la Costituzione non vieta l’apologia del fascismo ,è semmai la legge Scelba a vietarlo.  La Costituzione all’articolo 21, tanto celebrato a sinistra, stabilisce il diritto di espressione a 360 gradi, senza prevedere limitazioni.  E’ a quell’articolo che si deve guardare per giudicare la scelta del duo Appendino-Chiamparino. 
Tra l’altro Appendino ,votata per archiviare il “sistema Torino”, accodandosi a Chiamparino, forse non si è accorta di aver rivitalizzato proprio quel sistema che aveva detto di voler abbattere.  Ribadisco che il “pensiero unico” antifascista non è una cosa bella , a meno che liberamente tutti vi aderiscano. Ma la realtà è più complessa ed articolata.  Quando ho letto che al Salone  addirittura volevano fare delle collette a favore dell’ANPI per risarcirlo di uno “sfregio” che non c’era stato mi sono cadute le braccia nel vedere tanta sprovvedutezza. Tra l’altro, questi signori hanno dimenticato che oltre all’ANPI esiste la FIVL che raccoglie i partigiani non comunisti e che si è ben guardata dall’entrare in fibrillazione per lo stand.  Una lettrice mi ha scritto che forse tutti hanno preso troppo seriamente la questione e che si sarebbe potuto risolvere facilmente il dilemma, facendo una risata in faccia all’editore inquisito invece di escluderlo luna risata che lo avrebbe seppellito perché le sue testi sul fascismo sono innanzi tutto esilaranti .E’ un’idea alla quale non avevo pensato e che forse avrebbe riportato le cose nella debita dimensione. Così, in modo serio ed accigliato, si è fatta una propaganda smisurata alla piccola casa editrice. Persino Giovanni De Luna ammette che al Salone c’erano sempre state case editrici filofasciste e che lui stesso vi comprò dei libri che in libreria non avrebbe potuto trovare.
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Un’ammissione molto, molto significativa. Ad un altro lettore che mi ha scritto voglio citare una frase del mio amico e maestro Arrigo Olivetti, torturato dai nazifascisti in via Tasso a Roma: <<Non possiamo comportarci con i fascisti come essi si comportarono con noi, se vogliamo restare democratici e liberali>>.  Quella frase mi è rimasta in mente ed ha rappresentato una delle stelle polari della mia vita intellettuale e politica. Un mio ex allievo di tanti anni fa mi ha scritto che io ebbi con lui, giovane neofascista, un atteggiamento imparziale anche se a volte gli riservavo qualche battuta scherzosa. Il ragazzo è cresciuto e non ha più quelle simpatie. A distanza di tanti anni, ripensandoci, forse non avrei dovuto neppure riservagli qualche blanda punzecchiatura. Ero un giovanissimo professore anch’io un po’ immaturo e forse non avevo capito a pieno che la scuola e l’università sono servizi pubblici che vanno erogati erga omnes a tutti i cittadini, senza guardare a simpatie o antipatie politiche.  Alcuni mei colleghi di allora detestavano il fascistello e parlavano con me in modo sarcastico di lui.  Ecco, ripensandoci, neppure le battute scherzose erano opportune, perché tutti hanno diritto al rispetto per le proprie idee. Nel mio intimo ero libero di pensarla come volevo, fuori dai miei ruoli istituzionali ero libero di combattere contro certe idee, ma a scuola non si doveva discriminare nessuno,per nessun motivo. Questo avrebbe dovuto fare un professore di idee liberali,forse avrebbe dovuto agire così, tout -court un docente degno di questo nome. Ad una lettrice che mi ricorda un memorabile incontro al liceo “d’Azeglio” di vent’anni fa promosso dal Centro “Pannunzio” con il prof. Massimo Salvadori, che parlò magistralmente sul tema “Anticomunismo democratico e anticomunismo autoritario”, vorrei ricordare che pochi mesi prima ,sempre il Centro “Pannunzio” invitò Sergio Romano a parlare di “Antifascismo democratico ed antifascismo comunista “.  Tutte e  due quelle lezioni ritornano di sorprendente attualità in occasione del Salone del Libro. Peccato non averle registrate e non averle pubblicate. Forse nei titoli di quelle due conferenze mancava la parola liberale o, almeno, liberal-democratico,comesarebbe stato opportuno.  Ai visitatori del Salone, e non solo ad essi, consiglierei due letture o riletture : Il “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire e “I pensieri di un libertino” di Arrigo Cajumi a suo tempo pubblicato da Einaudi e mai più ristampato. Sarebbe una bella notizia scoprire al Salone una nuova edizione di Cajumi, in controtendenza con il clima generale guastato dalle polemiche più aspre ed, a volte, anche insulse. 

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città

Leonardo genio italiano e universale – Regio Decreto e scuola primaria – De Gaulle, un gigante – Lettere
 
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Leonardo genio italiano e universale
Ho letto che Leonardo da Vinci ,celebrato nel V centenario della morte in Italia e in Francia ,sarebbe un genio europeo. Capisco che siamo vicini alle elezioni per il Parlamento europeo, ma non è facile accettare che Leonardo possa essere reclutato come anticipatore di un’Europa che nel suo tempo nessuno concepiva perché era il momento delle grandi monarchie nazionali . Sommo pittore,scultore,scienziato,inventore ,Leonardo fu il maggiore genio italiano del Quattrocento e uno degli uomini più grandi che siano comparsi al mondo. Leonardo sentì profondamente un’inquieta solitudine rispetto agli uomini e al tempo in cui visse, un senso tragico del divario esistente tra l’immenso desiderio di conoscere e i limiti del sapere scientifico. Come scienziato anticipò Galileo per il suo legame costante con l’esperienza scientifica e il netto superamento dell’Aristotelismo. Fu espressione del Rinascimento umanistico italiano e dei valori universali della scienza. Egli appartiene a tutti gli uomini senza distinzioni e senza confini, anche se dobbiamo sentire con un certo orgoglio che egli ha rappresentato una delle pagine più alte ,se non la più alta ,della cultura italiana ,accolto da Francesco I in Francia come grande italiano. Così dissi nel 1975 ,quando inaugurammo la mostra dei disegni leonardeschi a Torino voluta tenacemente da Valdo Fusi, Tito Gavazzi, Giacomo Volpini e da chi scrive, contro i bugianen torinesi che tenevano nascosti i tesori di Leonardo, non salvaguardati neppure da un impianto di antifurto adeguato. Così ribadisco oggi. Genio italiano e universale: l’Europa era davvero di là da venire. 
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Regio Decreto e scuola primaria
Il Regio Decreto 26 aprile1928 n.1297 che regolava la disciplina a scuola venne abolito per le scuole medie e le superiori dal ministro Giovanni Berlinguer che volle lo statuto degli studenti e delle studentesse in chiave demagogicamente garantista. Sopravviveva nella scuola primaria e adesso, con un voto alla Camera, è stato abolito perché considerato obsoleto e sbagliato se applicato a dei bambini. Salvo poche astensioni, l’abolizione è passata con un voto unanime.  Io mi sarei aspettato invece la reintroduzione, in nuova formulazione , del Regio Decreto negli altri ordini di scuola ,per recuperare un po’ di disciplina rispetto al fenomeno sempre più preoccupante del bullismo. Ridare autorità ed autorevolezza a presidi e docente appare un’esigenza assoluta in particolare nella scuola di oggi.  Per altri versi, il Regio Decreto venne considerato fascista nel ’68 e non venne applicato ,consentendo occupazioni e devastazioni a non finire. Era invece un decreto di buon senso, atto a garantire ordine nella scuola . Dall’attuale ministro mi attenderei il superamento di molti organi collegiali inutili o addirittura dannosi. Ma forse da un ex professore di Ginnastica non si può pretendere il senso storico che dovrebbe avere chi governa la scuola di ogni ordine e grado. I discenti hanno innanzi tutto il dovere di studiare, prima di accampare diritti.In un giovane in particolare i doveri vengono sempre prima dei diritti:questa è una logica educativa elementare che andrebbe sempre applicata. Ho letto con sgomento la solita letterina di una mamma preoccupata per i troppi compiti a casa del figliolo che dovrebbe invece svagarsi e fare sport piuttosto che i compiti. Il mammismo e la superficialità permissiva non possono essere utili ai giovani che debbono impadronirsi di tutte le loro intelligenze e di tutta la cultura necessaria. Lo diceva già tanti anni fa Antonio Gramsci, sicuramente non un fascista. Lo ricordavo nel 1975 in una scuola in rivolta che ebbe mesi di occupazioni. Ero solo, non vorrei considerami anche oggi solo. Lo studio richiede disciplina. E’ una verità forse scomoda, ma sicuramente vera.

De Gaulle, un gigante
Cinquant’anni fa nel 1969 il Generale Charles De Gualle si ritirò a vita privata dopo un referendum in cui non ebbe l’approvazione dei Francesi. Ripensare oggi al Generale – Presidente mette in evidenza come la Francia sia caduta molto in basso con Macron, Hollande e Sarkozy e ci porta al contrario a sottolineare la sua statura storica di grande rilievo non solo per la storia francese. Salvò la dignità della Francia nel 1940 quando iniziò la resistenza all’occupante tedesco contro la Repubblica di Vichy ,salvò la Francia dal disfacimento politico della Quarta Repubblica dilaniata dai partiti . Creò la Repubblica presidenziale e un sistema elettorale che ha garantito alla nazione francese una democrazia ordinata e il ricambio politico .Nessuno ha posto mano all’architettura istituzionale voluta dal Generale e nessuno oggi pensa di toccarla perché essa ha garantito continuità istituzionale ed alternanza da molti decenni. Se noi guardiamo ai mali dell’Italia comprendiamo come il male peggiore sia stato quello di non aver avuto uno statista come De Gaulle dedito totalmente al suo Paese. De Gaulle forse fu troppo convinto della grandeur francese e non in grado di comprendere i valori dell’unificazione europea di De Gasperi, Shumann e Adenauer .Pensò ad una Francia che in larga misura non esisteva più , come dimostrò, al di là delle apparenze, egli stesso di aver capito, quando, di fronte alla guerra d’Algeria percepì che il colonialismo stava irrimediabilmente finendo e bisognava guardare l’autodeterminazione dei popoli. In ogni caso, egli ci appare come un gigante della democrazia capace di non farla decadere nel parlamentarismo partitocratico. Con lui la Francia visse quasi come se fosse stata una sorta di monarchia democratica . La sua passione civile e patriottica sono mancati interamente alla classe politica italiana. Chi negli anni Sessanta lo considerò un uomo di destra un po’ reazionario dimostrò di non comprendere la portata storica del gaullismo. Nel 1968, di fronte al maggio turbolento delle barricate, fu capace di ergersi come difensore della libertà e della democrazia violate dalla contestazione ,mentre in Italia i nostri governanti cedevano alla violenza dominante. Il suo appello ai Francesi scosse le coscienze e consentì di creare una diga contro l’ondata di protesta delle piazze. Macron, di fronte ai gilet gialli, si rivela invece impotente e inadeguato, negando, ad esempio, un referendum. De Gaulle fu l’uomo dei referendum che unirono la Francia dopo il conteggio dei voti democratici. E fu appunto un referendum perduto a portare il Generale a lasciare la presidenza senza avere nessun obbligo da parte sua di ritirarsi . Era l’uomo che dialogava con i cittadini e sentì il momento in cui ritirarsi nella sua semplice casa di campagna dove morì un anno e mezzo dopo.C’è chi parlò di lui, collegandolo al Bonapartismo,ma il confronto appare del tutto errato e fuorviante. De Gaulle amava la democrazia e la Francia :un esempio ancora oggi insuperato nell’intero secolo breve. Neppure Mitterrand può essere confrontato con lui per gli errori che commise(anche all’epoca di Vichy) e per l’eccesso di ideologia che manifestò nel corso della sua presidenza. 
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Le province
Cosa pensa del ritorno delle Province voluto dalla Lega ? Mi sembra uno sperpero di soldi.      Luigi Della Paruta
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Pur essendo,molto distante da Salvini ,in questo caso, consento con lui.Le Province non andavano soppresse o limitate, come è accaduto, ma andrebbero ripristinate .Attualmente non sono state soppresse ,ma trasformate in città metropolitane o ridotte nei poteri senza che sia stato individuato un altro ente che accorpi le loro funzioni. E’ una situazione surreale, anche perché le Province hanno rilevanza costituzionale e quindi sopprimerle richiedeva passaggi lunghi e complessi che non potevano essere affrontati. Renzi addirittura voleva abolirle con il referendum costituzionale insieme all’inutile CNEL. La soluzione del ministro Del Rio è stata comunque la peggiore possibile perché ha espresso un compromesso poco limpido e efficace . A volerle sopprimere di fronte alla nuova realtà regionale fu Ugo La Malfa, ma credo che la sua fosse poco di più che una mossa propagandistica. Certamente le funzioni che esse hanno, difficilmente possono essere delegate ad altri Enti. Ancora una volta ,facendone una questione di poltrone, i grillini hanno dimostrato di non capire il problema. La questione vera non è risparmiare qualche soldo, ma governare bene, per usare un’espressione di Giolitti che fu presidente del Consiglio provinciale di Cuneo per tanti anni. Nella democrazia a volte il risparmio può ledere la funzionalità delle istituzioni e le autonomie locali che vanno invece salvaguardate. Forse, se si dovesse tagliare, bisognerebbe valutare criticamente il ruolo delle Regioni che sono sovente la causa di un evidente sperpero di denaro pubblico.

La storia non si riscrive ?
Ho ascoltato in occasione del 25 aprile  il Presidente della Repubblica Mattarella che ha affermato in modo lapidario  che la storia non si riscrive. A me sembra un’osservazione discutibile, Lei  che è uno storico ,cosa ne pensa ?       Luisa Torchio
                                                                  
Posso capire il senso della frase del Presidente  rispetto a certi disinvolti  revisionismi di oggi che, di fatto ,sono dei negazionismi, ma sono anche  assolutamente convinto che,piaccia o non piaccia, la storia venga  sempre costantemente  riscritta. La storia della Rivoluzione Francese o della Rivoluzione d’Ottobre è cambiata rispetto alle distanze temporali da quelle epoche storiche che hanno consentito letture anche molto diverse ,nel corso dei decenni o dei secoli, del medesimo accadimento storico. La storia si scrive e si riscrive sempre . I punti di arrivo sono spesso dei punti di partenza. La ricerca non conosce mai la parola fine.  In questo senso aveva ragione Benedetto Croce quando diceva che ogni storia è storia contemporanea. Certo, il Presidente Mattarella non può ignorare l’immensa opera di  rigorosa ricerca storica fatta da Renzo De Felice  che venne demonizzato dalla sinistra in quanto considerato un volgare  revisionista. La parola revisionista appartiene al linguaggio storiografico a pieno titolo, anzi uno storico non può non accettare la revisione storica,pena cadere nel dogmatismo ideologico. Sergio Romano scrisse nelle “Confessioni di un revisionista ” una sorta di apologia del revisionismo  che merita grande attenzione e che andrebbe riproposta più che mai oggi. De Felice  non era un negazionista come qualche personaggino d’oggi che
alzano la mano nel saluto romano.
Era uno storico a 24 carati che si impolverava le mani rovistando negli archivi.  Appartenne a quella ridottissima schiera di storici che in larga misura,oggi, non ci sono più. Un suo allievo,Paolo Mieli,viene considerato un grande storico,mentre è solo un giornalista che si occupa di divulgazione storica.Ha una vasta cultura storica,ma non ha mai fatto ricerca storica di prima mano. Ecco la differenza tra ieri ed oggi.E’ strano che nessuno abbia scritto qualcosa ,ricordando l’opera di De Felice. Solo Dino Cofrancesco ha ricordato il grande storico con  il quale in modo indiretto  e velato di fatto  ha polemizzato il Presidente Mattarella.

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Il Pd e le liste civiche – Fratelli d’Italia e il listino del presidente Cirio – Ancora sul 25 aprile – Lettere
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Il Pd e le liste civiche

 Il Pd si presenterà in Comuni non secondari in Italia, dove ha il Sindaco uscente, “camuffato” in una lista civica. A parte la confusione che essa creerà in molti elettori con lista Pd presente alle Europee, l’impressione che se ne può trarre è che gli stessi democratici ritengano il simbolo del partito meno attrattivo di una lista civica. C’è un grosso comune in Liguria in cui sono tre le liste civiche a sostegno del candidato sindaco Pd. Anche i militanti  Pd hanno scelto di traghettarsi in liste civiche. E’ segno, a mio modo di vedere, di uno sbandamento che rivela una crisi che Zingaretti non ha superato. L’idea di non farsi contare come partito rivela molta rassegnazione. Eppure il Pd resta un interlocutore molto importante, anzi decisivo .Le stesse liste civiche imposte da Chiamparino potrebbero indebolire il voto al Pd ,senza portare al candidato presidente grandi consensi. Il noto chirurgo blindato nel listino e  inserito come capolista nel collegio di Torino rivela lo stato di un partito che deve ricorrere alle doppie candidature per dare una qualche speranza di elezione ,dopo aver eliminato  incredibilmente dalle liste candidati portatori di voti certi come Boeti. 
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Fratelli d’ Italia e il listino del presidente Cirio
I listini in un sistema democratico sono inconcepibili e il Consiglio regionale uscente non ha fatto quanto doveva per abolirli ,scrivendo una riforma elettorale adeguata.  Ma la gazzarra di Fratelli d’Italia per ottenere ad ogni costo due posti nel listino è stata assai poco edificante. Hanno anche minacciato di correre per conto loro. Sono posizioni incompatibili con un partito serio  che sia contro le degenerazioni partitocratiche. Per altri versi, l’insistenza sui posti nel listino rivela la consapevolezza di una certa fragilità elettorale  nei collegi piemontesi. Appare inaccettabile il trattamento subito da Forza Italia, ridotta ai minimi termini, mentre, in realtà, la sua forza elettorale in Piemonte è sicuramente superiore ad un gruppo che cinque anni fa elesse un consigliere. Appariva assurdo d’altra parte che una deputata di FI volesse anche un posto nel listino regionale, forse pensando alla futura mancata rielezione.  Il successo della coalizione di centro-destra  dipenderà molto dal successo che avrà un candidato apprezzabile come Cirio che ha le doti e l’esperienza per fare il Presidente a condizione che gli alleati non siano di inciampo, vedendo, come  Fratelli d’Italia, la campagna elettorale come accaparramento di poltrone. 
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Ancora sul 25 aprile
Mai come quest’anno, facendo il gioco di Salvini, i discorsi del 25 aprile sono stati sovraccarichi di richiami politici contingenti ed attuali  che hanno trasformato una festa di tutti in un’occasione per comizi pre –  elettorali . In questo modo si è snaturato il senso della data . Sarebbe impensabile ,ad esempio, in Francia , qualcosa del genere .Ma il 14 luglio è cosa diversa dal 25 aprile perché è una data condivisa da tutti i Francesi, anche perché la presa della Bastiglia è un fatto lontano che ha consentito di stemperare gli odi e le passioni che in Italia purtroppo sopravvivono.E’ un grave segno di debolezza della democrazia questa sopravvivenza.  Le frasi sciocche di Salvini hanno fatto ritornare indietro le cose a tempi che si sperava superati con un’Anpi aggressiva e monopolizzatrice. 
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Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com
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La sindaca e il tennis
Bisogna dare atto alla Sindaca Appendino di aver raggiunto un bel risultato con l’aver garantito a Torino i campionati mondiali del tennis. Se ha un minimo di obiettività non può non riconoscerlo.          Umberta Indici 
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E’ un risultato che il Sindaco ha raggiunto con la collaborazione di molti. Non e’ solo  merito suo. Ma continua a pesare molto negativamente  che si sia lasciata scappare le Olimpiadi invernali.  Soprattutto pesa  molto il fatto che Torino appaia oggi una città morta, come l’ha definita un taxista che era felice di una partita internazionale di calcio  che gli dava un po’ di lavoro in più. Torino è  una città senza presente e senza futuro ,con una classe dirigente di incapaci e confusionari. Anche gli oppositori non sono certo dei leader ,ma spesso dei conigli.  La candidatura della “madamina” alle regionali ha scombussolato anche il comitato che sembrava dare un po’ di speranza ai torinesi o almeno qualche illusione. Se adesso chiamassero i cittadini in piazza ,otterrebbero la partecipazione solo dei sostenitori del presidente uscente (e forse non rientrante) della Regione. Gli altri se ne starebbero a casa, essendosi sentiti strumentalizzati  per scopi personali e di partito in modo sfacciato. Io non andrò mai più in piazza con loro, neppure se mi offrissero… un premio dopo la sfilata. Mi hanno disgustato in modo irrimediabile. In questo contesto molto poco limpido e mediocrissimo il risultato dei campionati di tennis risalta come un gran risultato . E’ il primo che può vantare la Appendino, dopo anni di confusione, di errori, di pasticci di cui i torinesi stanno pagando le amare conseguenze.  
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Contributo agli sposi?
Cosa pensa del contributo statale riservato alle coppie che si sposano in chiesa proposto dalla Lega ?    Tina Rizzi
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Mi sembra una  follia. Uno Stato laico non può tollerare queste assurde discriminazioni. Ma quello della Lega e’ un “cattolicesimo ateo” come quello di Mussolini  perché in tante cose essa si discosta totalmente  dal Cristianesimo, senza riuscire ad essere laica.
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La battaglia per Radio Radicale
Ho apprezzato la sua presa di posizione a favore di Radio Radicale che i grillini vogliono far chiudere, non concedendo neppure una proroga  alla convenzione. Grazie per la sua battaglia di libertà.   Barbara Occelli
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E’ una battaglia di libertà che troppi non sentono e soprattutto non fanno. Appare incredibile l’assordante silenzio dell’ex radicale Bonino,ad esempio. Eppure la  Radio voluta da Pannella e’ uno strumento di pluralismo e di libertà irrinunciabile . I veri liberali si vedono da come si muovono sul tema di Radio Radicale .Certo la Boldrini non si interesserà mai della Radio…

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Rimpiangendo Leo – Il Papa e Greta – Lettere
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Rimpiangendo Leo

 Lo stato della cultura torinese forse non ha mai toccato i livelli d’allarme in cui si trova oggi e buona parte della responsabilità ricade sulla Giunta regionale piemontese e sulla Fondazione San Paolo. Noi oggi abbiamo due veri e propri rulli compressori rappresentati dal Circolo dei lettori (che ha fagocitato anche il Salone del Libro) e dal Polo del ‘900 , ambedue espressione anche economica di Regione e di Fondazione San Paolo. Sono due leviatani che non consentono alle altre istituzioni culturali di competere ed anche di vivere. Attorno ad essi fanno il deserto perché i soldi finiscono in larghissima misura su Circolo e Polo che stanno avendo di fatto il monopolio di tutto.  Il monopolio, andrebbe ricordato, è l’esatto opposto del pluralismo in cui convivono voci diverse ed anche opposte in un clima nel quale vengano garantite le condizioni di una vera competizione.  Recentemente il Polo del ‘900 ha redatto un regolamento per ammettere qualche nuovo “ospite” . Un regolamento non pubblicizzato, fatto apposta per far entrare solo gli amici? Per entrare nel Polo si devono anche pagare somme non simboliche ed ottenere l’unanimità dei consensi dei tre enti  fondatori tra cui Regione e Fondazione che scelsero, a suo tempo  in modo scandaloso solo enti ed associazioni orientate politicamente a senso unico.  La cultura torinese appare impoverita e radicalizzata in alcune realtà ben definite . Gli spazi di dibattito sono decisamente più limitati rispetto al passato. I tempi d’oro della cultura sono stati unicamente quelli di Gianpiero  Leo che ha dimostrato di avere consapevolezza della funzione dell’assessorato regionale come moltiplicatore di iniziative e soprattutto ha dimostrato l’onestà intellettuale di non essere mai di parte.  La presenza dell’assessorato alla cultura del Comune di Torino appare marginale ed ininfluente. I grillini pasticciano in un terreno che appare estraneo alle loro vistose incompetenze. Pasticciano in ogni settore, ma in quello della cultura il loro pasticciare raggiunge vette mai raggiunte.  Il Salone del Libro a gestione Circolo dei lettori appare in affanno persino per le sponsorizzazioni: davvero singolare, se pensiamo che l’assessore regionale Parigi voleva insegnare a tutti come si fa impresa…  Il 26 maggio bisognerà trarre anche da questi fatti delle conclusioni. Oggi la cultura è in mano a personaggi che sembrano dei nemici della libertà e del pluralismo. Bisogna votargli contro, impedire che possano proseguire, distruggendo in modo definitivo un tessuto culturale che appartiene anche alla storia di Torino. Non hanno il diritto di distruggere con soldi pubblici il lavoro di chi ha creato a Torino istituzioni culturali oggi totalmente in ombra perché i due colossi lautamente finanziati vogliono occupare tutto lo spazio disponibile, diventando tesi, antitesi e sintesi della vita culturale .  I cittadini debbono sapere quanto costano alle casse pubbliche Circolo dei lettori e Polo del’900. 
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Il Papa e Greta
L’attivista sedicenne svedese Greta Thunberg e’ stata ricevuta anche dal Papa .  La ragazzina sembra l’ultima montatura mediatica che sta invadendo la stampa, la tv e il web in modo così asfissiante da diventare fastidioso. Non c’ è bisogno di ragazzine saputelle ed anche un po’ presuntuose per affrontare un tema serio ed importante come il clima. E’ vero che la politica ha dimenticato o trascurato il tema ma è altrettanto vero che non sarà la majorette svedese a risolvere i problemi. Dopo una sbornia pubblicitaria incredibile, Greta inevitabilmente si è montata la testa. Persino il Papa, per di più durante la Settimana Santa, le ha dedicato tempo e parole. Sono fatti che rivelano il segno dei tempi che viviamo, nei quali il senso delle proporzioni manca totalmente. 
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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com
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Ricandidature mancate
Cosa pensa dell’assessore regionale Pentenero che dopo tre legislature e la non concessione della deroga a ricandidarsi, viene proposta da Chiamparino nel listino alle elezioni regionali ? 

Luigi Filippi      

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Ho stima dell’assessore Pentenero che ha ben lavorato nei settori di sua competenza , in particolare l’Istruzione. Le assessore di Chiamparino sono state quasi tutte mediocri,se non mediocrissime.Va dato atto che non aver presentato l’assessore uscente Parigi e’ stata una scelta azzeccata perché sicuramente non avrebbe raccolto consensi ed avrebbe suscitato avversioni generalizzate . Pentenero è un’eccezione. Dovevano concederle la deroga e non presentare le altre.  Così come dovevano ripresentare il Presidente del Consiglio regionale Boeti.  Hanno sbagliato e perderanno voti.  Il ripresentare Pentenero nel listino è tentativo di riparare all’errore commesso .Ma non si capisce perché Pentenero sì e Boeti no. Il Pd non parte con il piede giusto nella campagna elettorale. Per la verità, non è partito bene neppure il centro-destra. La figura di Cirio, che può rappresentare una novità positiva,non è stata ancora adeguatamente fatta conoscere .E i candidati appaiono abbastanza mediocri e non certo attrattivi. 

Madamine elettorali
Ho appreso che una delle madamine, la signora Giordano, e ‘ candidata nel listino del centro -sinistra alle Regionali. Cosa ne pensa ?
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Ne penso non bene. Le “madamine “dovevano restare fuori dalla contesa elettorale . Ma non rischiare la conta di voti e rifugiarsi nel listino è quanto di meno civico ci possa essere . Ovviamente il destino della “madamina” è  legato al listino. Sembra persino comico, pensando ai trentamila in piazza Castello in novembre.        E.M.
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Promozioni ai musei
Il professor Guido Curto è stato promosso da Palazzo Madama alla Reggia di Venaria e residenze reali. Ma si è tenuto conto che negli scorsi anni Palazzo Madama ha perso 100mila  visitatori, come scrive il Corriere  Torino di sabato?   Attilio Pagano
                                                                                                         

Guido Curto da semplice professore di liceo ha fatto una grandissima carriera, passando anche dalla direzione dell’Accademia Albertina . E’ soprattutto molto abile a promuovere sé stesso. Certo ,se ha perso 100 mila visitatori, una qualche spiegazione andrebbe chiesta al direttore di Palazzo Madama prof. Curto ,noto anche come figlio dell’egittologo e direttore del museo egizio Silvio Curto. Ma credo che, promuovendolo a Venaria, si sia voluti passare sopra questo fatto. Che sia un promoveatur ut amoveatur? Non lo ritengo  possibile.

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