SANITA’

Possibili duemila nuove assunzioni nelle Rsa grazie al protocollo con la Regione

RIGUARDANO I SANITARI DELLA PANDEMIA NON STABILIZZABILI NEL PUBBLICO

 

Un nuovo protocollo d’intesa sulla gestione post-emergenza delle Rsa è stato siglato  tra gli assessori regionali alla Sanità e al Welfare e i rappresentanti dei gestori dei presidi delle Rsa piemontesi.

Il documento focalizza l’attenzione sulla possibilità di ricollocare presso la rete dei presidi socio-sanitari accreditati con la Regione Piemonte il personale sanitario assunto per la pandemia non stabilizzabile nel Servizio sanitario pubblico, oltre che sull’adeguamento delle tariffe all’indice di inflazione, sulla semplificazione e maggiore appropriatezza delle procedure di accesso alle strutture dopo la valutazione geriatrica e sull’adeguamento delle modalità di riapertura dei presidi alle mutate condizioni pandemiche.
Gli assessori alla Sanità e al Welfare hanno sottolineato l’importanza dell’accordo, che segna una nuova fase nei rapporti tra la Regione e le organizzazioni datoriali in merito alla residenzialità degli anziani, nell’ambio del graduale ritorno alla normalità delle strutture socio assistenziali. In particolare, l’assessore alla Sanità ha definito la disponibilità espressa dai gestori ad assumere i lavoratori che non potranno essere oggetto di riconferma all’interno del Servizio sanitario regionale, come una importante occasione per valorizzare e premiare professionalità sanitarie impegnate in prima linea sul fronte del Covid-19.
Ai 1.137 professionisti sanitari e socio-sanitari che la normativa nazionale consentirà alla Regione di assumere a tempo indeterminato con fondi propri, sono circa duemila le ulteriori assunzioni, sempre di medici, infermieri e operatori socio sanitari, che potrebbero aggiungersi prendendo la via delle Rsa. Un risultato di notevole rilievo non solo per l’occupazione, ma per il generale rafforzamento degli indispensabili presidi di assistenza geriatrica sul territorio, ai quali la Regione, negli altri due punti dell’accordo, intende garantire il proprio impegno per adeguare le tariffe all’indice di inflazione e per facilitare l’incontro fra gli ospiti delle strutture e i loro famigliari, facendosi portavoce di queste istanze nelle competenti sedi istituzionali nazionali, cosi come anche per la semplificazione delle procedure di inserimento degli anziani nelle stesse strutture.
Il presidente della Regione Piemonte ha osservato che questa è una giornata importante, perché gli adeguamenti all’inflazione delle tariffe riconosciute dalla Regione alle RSA erano bloccati dal 2013. Oggi li ha sbloccati la nostra amministrazione regionale a testimonianza di come l’attenzione al settore dell’assistenza ai nostri anziani sia una priorità assoluta. Nonostante le difficoltà economiche che le pubbliche amministrazioni stanno affrontando in questo momento, abbiamo individuato con risorse regionali e con un miglior utilizzo di quelle europee i fondi necessari per supportare le strutture residenziali piemontesi e garantire la migliore assistenza ai nostri anziani.
L’assessore al Welfare ha annunciato la prossima costituzione di un Bonus energetico da 2,7 milioni di euro per supportare le residenze in questa difficile situazione di rincari sui costi per l’energia. Il bonus di ristoro sarà ricavato da risorse già individuate e derivanti dai Canoni idrici versati negli scorsi anni. Parallelamente, attraverso la rimodulazione dei fondi FSE, sarà possibile prevedere uno stanziamento intorno ai 20 milioni di euro per realizzare una misura di sostegno economico destinato per contribuire ai costi di retta alle famiglie non coperte da convenzioni così da alleggerire le liste d’attesa e, soprattutto, aumentare i posto letto disponibili da occupare nelle Rsa.
Soddisfazione per il raggiungimento dell’intesa è stato espresso dai rappresentanti delle associazioni dei gestori firmatari: «Questo accordo è importante per il nostro comparto – dichiarano congiuntamente i rappresentanti delle associazioni dei gestori firmatari dell’accordo -, in particolare perché riconosce  la necessità di fare fronte all’incremento del costo dell’energia e dei servizi sopportati dalle nostre imprese riconoscendo alle strutture l’adeguamento delle tariffe agli indici Istat di fine 2021. Questo consentirà di lavorare regolarmente anche nei prossimi mesi, chiudendo questa dolorosa doppia emergenza, che ha anche negato quella stabilità così importante per i nostri assistiti».
«Quanto sottoscritto, inoltre – continuano i gestori -, consente di alleviare il carico di lavoro sulle Rsa partendo dalla constatazione che gli attuali 40.000 addetti non sono sufficienti a coprire la gestione dei 45.000 posti letto che vengono gestiti dalle strutture che rappresentiamo. Ecco perché le ulteriori 2.000 figure che potranno essere assunte in tempi rapidi, garantiranno al meglio la continuità lavorativa nelle Rsa, ora che l’emergenza Covid-19 frena, e anche il servizio sanitario nazionale deve poter tornare alla normalità. E’ una giornata importante anche per coloro che, pur senza una qualifica specifica, hanno lavorato nelle oltre 700 strutture che rappresentiamo durante la pandemia, offrendo con coraggio un contributo essenziale. Per loro si apre concretamente la possibilità di ottenere una qualifica professionale, che sul campo hanno già meritato».
Il protocollo è stato firmato dalle organizzazioni dei gestori AGCI Solidarietà Piemonte (Giuseppe D’Anna), AGeSPI Piemonte (Antonio Monteleone), ANSDIPP Piemonte (Andrea Manini), API Sanità Piemonte (Michele Colaci), Confindustria Piemonte Sanità (Paolo Spolaore), Confcooperative Federsolidarietà Piemonte (Maurizio Serpentino), Legacoopsociali Piemonte (Barbara Daniele).

 

Le istituzioni insieme per la Città della Salute

Sarà uno dei più importanti e strategici Poli in Italia per la cura, la formazione e la ricerca clinica e biomedica. Confermato l’obiettivo di aggiudicare i lavori entro il 2022.

Sui rincari di materie prime ed energia il Piemonte proporrà un emendamento nazionale per adeguare i costi delle gare d’appalto
Il Parco della Salute di Torino è un progetto prioritario per il futuro del Piemonte e tutte le istituzioni del territorio lavoreranno unite per garantirne la realizzazione.
È una piena comunione di intenti quella espressa oggi dalla Cabina di monitoraggio di cui fanno parte la Regione Piemonte, il Comune di Torino e la Prefettura insieme all’AOU Città della Salute, l’Università degli studi di Torino e il Politecnico.
La riunione è stata convocata dal Presidente della Regione Alberto Cirio e dall’Assessore alla Sanità Luigi Icardi per fare il punto sullo stato di avanzamento del progetto.
Presenti all’incontro il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo il Vice Prefetto Brunella Favia, il direttore generale della Città della Salute Giovanni La Valle, il rettore del Politecnico Guido Saracco e in rappresentanza dell’Università di Torino il vice rettore Area Medica e direttore della Scuola di Medicina Umberto Ricardi e il vice rettore all’Edilizia Giuseppe Di Giuda.
Quattro i temi prioritari condivisi dalla Cabina di monitoraggio.
Innanzitutto l’importanza di proseguire con la realizzazione del progetto attuale che diventerà non solo il più grande polo sanitario del Piemonte, ma uno dei più importanti e strategici in Italia per la cura, la formazione e la ricerca clinica e biomedica. Confluiranno sotto le ali del nuovo Parco l’ospedale delle Molinette, il Cto (quest’ultimo insieme all’Unità Spinale parte dell’azienda sanitaria e fisicamente in continuità con la sua sede attuale) e il Sant’Anna, ad eccezione dell’Ospedale infantile Regina Margherita che resterà al di fuori dal Parco della Salute come azienda sanitaria autonoma. Una decisione, come noto, deliberata dalla Regione nel gennaio del 2020 e già recepita in sede di gara come unica modifica al progetto originario.
Secondo tema affrontato quello che riguarda i posti letto e in generale l’offerta di cura sul territorio. Pur condividendo, infatti, l’importanza di proseguire con il progetto, senza mettere in discussione il percorso approvato e andato in gara, le Istituzioni sono tutte altrettanto concordi sulla necessità di avviare una riflessione parallela per assicurare a Torino e ai suoi cittadini un adeguato numero di posti letto per le patologie ad alta intensità che richiedono ospedalizzazione. Un tema questo che, dopo due anni di pandemia segnati dal bisogno costante di posti letto per garantire il diritto alla cura di ogni cittadino e delle criticità determinate dall’assenza di una adeguata rete di medicina territoriale, le Istituzioni sanno di non poter ignorare. È stata quindi condivisa la volontà di

lavorare insieme per fare in modo di potenziare ulteriormente non solo la rete ospedaliera del capoluogo piemontese e dei posti letto a sua disposizione, guardando anche alla nuova struttura che dovrà servire l’area di Torino Nord, ma anche la rete della medicina di territorio attraverso l’integrazione con il lavoro quotidiano dei medici di famiglia e le opportunità date dalla telemedicina e dalla tecnologia per la presa in carico delle patologie a bassa intensità di cura. Cambiare il paradigma per un nuovo modello di erogazione dell’offerta di salute è il presupposto che tutte le istituzioni ritengono indispensabile per abbassare dove possibile i livelli di ospedalizzazione,
Terzo tema prioritario, affrontato durante l’incontro, la volontà di valorizzare l’ingresso nel Parco della Salute del mondo imprenditoriale accanto a quello universitario, anche attraverso l’opportunità di individuare nuovi spazi da utilizzare, incluse le Arcate Ex Moi per la formazione innovativa. Anche in questo caso sarà consolidato il gruppo di lavoro messo in campo dalle diverse istituzioni coinvolte, per mettere a punto un progetto integrato degli spazi associati alle diverse funzioni del Parco, anche con il supporto di esperti in project management.
Infine, aspetto determinante, la Cabina di monitoraggio ha affrontato la necessità di
garantire la gara d’appalto e l’avvio del cantiere di fronte all’eccezionale rincaro delle materie prime e dei costi dell’energia, provocati anche dalla guerra in Ucraina.
Ad oggi sono in corso i lavori di bonifica dell’area avviati a fine settembre dello scorso anno e, in base al cronoprogramma, la Commissione di gara procederà alla valutazione dei progetti definitivi e delle relative offerte in autunno per giungere all’individuazione del vincitore entro fine 2022.
Su questo fronte, la Regione Piemonte e la Città della Salute hanno avviato da settimane un confronto con l’Anac, perché la situazione internazionale e le conseguenze sui costi di qualsiasi cantiere, imprevedibili quando la gara è stata avviata, rappresentano per tutti una forte criticità. Ciò che il Piemonte chiede è un meccanismo di riequilibrio analogo a quello che il Governo ha già approvato per le gare d’appalto lanciate a partire da fine gennaio di quest’anno, ma non previsto al momento per quelle che erano già in corso.
La Cabina di monitoraggio ha condiviso la volontà di proporre su questo tema un emendamento nazionale, attraverso il supporto dei parlamentari piemontesi, che consenta con una clausola di salvaguardia di tener conto delle variazioni sui costi intercorse dopo la pubblicazione di un bando di gara, senza necessità di indire una nuova procedura.
Condividendo la necessità dell’individuazione di una soluzione a livello nazionale, è stato confermato l’obiettivo comune di arrivare all’aggiudicazione dei lavori del Parco della Salute entro il 2022.

Regione e settore socio-sanitario si incontrano per fronteggiare la crisi dell’assistenza agli anziani

Si è svolto presso l’assessorato alla Sanità un incontro fra le rappresentanze del settore socio-sanitario e l’assessore piemontese, Luigi Icardi, con l’intento di affrontare i punti di maggiore criticità relativi al settore dell’assistenza agli anziani.

L’incontro si è rilevato cortese e produttivo, e nel suo sviluppo l’assessore ha mostrato piena consapevolezza dell’importanza delle RSA quali insostituibili presidi nella presa in carico di un segmento particolarmente fragile della cittadinanza, quale è la popolazione anziana non autosufficiente, e condivisione in merito alle preoccupazioni dei datoriali in ordine alla sostenibilità, sia economica che gestionale, del settore nel suo complesso.

In particolare, la Regione ha confermato l’intento di riconoscere alle strutture l’incremento Istat delle tariffe, passo che verrà compiuto non appena verrà deliberato il bilancio di previsione. In secondo luogo, entrambe le parti sedute al tavolo hanno convenuto come sia fondamentale facilitare ulteriormente l’incontro fra gli anziani accolti nelle strutture e i loro famigliari, modificando le attuali regole nazionali sulle visite che sono troppo restrittive in rapporto alla situazione pandemica attuale. L’assessore sul tema ha preso impegno a farsi portavoce di tale istanza presso gli organismi competenti, al fine di poter ritornare ad un’effettiva riapertura delle RSA, auspicata da tutti gli attori.

L’assessore ha inoltre concordato in merito all’opportunità di rivedere le procedure UVG di inserimento degli anziani in RSA, con l’intento di semplificarle e renderle più efficienti. Infine, in relazione al tema della stabilizzazione del personale sanitario, le associazioni hanno dato la loro piena disponibilità ad assumere i lavoratori che non potranno essere oggetto di riconferma all’interno del Servizio sanitario regionale. Un punto di incontro di grande importanza, in grado di consentire da un lato il mantenimento dei livelli occupazionali, e dall’altro di risolvere la gravissima carenza di personale all’interno delle strutture socio-sanitarie.

I punti oggetto di discussione saranno formalizzati in un accordo, che verrà sottoscritto a stretto giro. Le associazioni firmatarie del presente comunicato si ritengono pienamente soddisfatte di quanto concordato in sede di incontro, e colgono l’occasione per ribadire come la strada del dialogo continuo sia l’unica in grado di portare a risultati tangibili e benefici nella cura della persona fragile.

Hanno partecipato:

AGCI SolidarietàGiuseppe D’Anna

AGeSPI Piemonte, Roberto Tribuno

ANSDIPPAndrea Manini

API Sanità, Michele Colaci

Confindustria PiemontePaolo Spolaore
Confcooperative Federsolidarietà Piemonte, Maurizio Serpentino
Legacoopsociali Piemonte, Barbara Daniele

Lo stato di salute della Sanità piemontese

“Non c’è rischio di commissariamento per la Sanità piemontese. Nonostante le difficoltà del 2021, secondo anno segnato dalla pandemia e dal suo impatto, il conto economico della Sanità piemontese risulta in equilibrio, con un valore complessivo della spesa di circa 9,5 miliardi di euro, grazie al grande sforzo messo in atto dalla Regione con il supporto di tutte le Aziende sanitarie del territorio”. Lo ha dichiarato l’assessore alla Sanità Luigi Icardi in apertura della seduta della Commissione Sanità, presieduta da Alessandro Stecco, riunita per l’espressione del parere consultivo sul Bilancio di previsione finanziario 2022-2024 relativamente alle materie di competenza.

“Sulla base dei dati rilevati al quarto trimestre – ha spiegato l’assessore – a fronte di una spesa aggiuntiva di 476,4 milioni di euro, il Servizio sanitario regionale risulta in equilibrio con un attivo di 24,8 milioni di euro, frutto di una compensazione realizzata principalmente con risorse regionali”.

In particolare, sono state utilizzate per 1/3 le risorse arrivate dallo Stato (134 milioni) e per 2/3 risorse recuperate dalla Regione e dalle Aziende sanitarie (342,4 milioni), attraverso il proprio fondo sanitario regionale e le entrate da payback che le case farmaceutiche versano alle Regioni a seguito del superamento del tetto di spesa sui farmaci (131,2 milioni), economie, ottimizzazioni contabili e donazioni (91,2 milioni) e attingendo a risorse proprie Fesr (120 milioni).

“Uno sforzo enorme per le energie della Regione – ha sottolineato – che anche nel 2021 ha dovuto fare i conti con i costi sociali e sanitari della pandemia: 648 milioni di euro è il prezzo pagato dalla Sanità piemontese per fronteggiare il Covid lo scorso anno. Una cifra di cui solo la metà (circa 333 milioni) è stata compensata da risorse statali, mentre la quota restante (315 milioni di euro) è stata interamente a carico della Regione e delle Aziende sanitarie del territorio”.

“È fin da ora evidente – ha aggiunto – che per affrontare il 2022 sarà determinante il contributo del Governo, dal momento che per far quadrare i conti del 2021 le Regioni hanno attinto a tutte le loro forze. Sui costi futuri, peseranno in modo importante l’aumento dei costi energetici e le sfide da affrontare, che sono molte: l’incognita di una possibile recrudescenza della pandemia; il recupero dell’attività ordinaria, penalizzata da due anni di emergenza sanitaria; la necessità di ridurre le liste d’attesa e di sviluppare la rete della medicina territoriale; potenziare il personale sanitario attraverso stabilizzazioni e turn over, valorizzare le nuove strutture che verranno realizzate con i fondi del Pnnr, che senza adeguato personale rischiano di restare strutture all’avanguardia ma vuote”.

Il dibattito è stato aperto da Marco Grimaldi (Luv), cui l’assessore ha risposto che “sono, al momento, circa 1.150 gli operatori della Sanità che hanno maturato il diritto alla stabilizzazione. Si tratterà di una stabilizzazione progressiva, di cui stiamo discutendo con i sindacati”.

Domenico Rossi, intervenuto per il Pd con Raffaele GalloMonica Canalis e Domenico Ravetti, l’assessore ha puntualizzato che “con le sue 1.050 borse di studio per la specializzazione, negli ultimi anni il Piemonte ne ha triplicato il numero rispetto a quelle previste dal Ministero. Si è però constatato che non tutti i posti sono stati occupati e che è necessario intervenire a livello nazionale per allargare le maglie del numero chiuso”.

Sara Zambaia (Lega) ha ringraziato l’assessore per l’impegno e il lavoro svolto, sottolineando come “l’attuale legislatura stia affrontando emergenza dopo emergenza. Non possiamo pensare che la gestione della pandemia gravi solo sulle spalle del bilancio regionale e auspichiamo che il Governo faccia quanto le Regioni stanno chiedendo”.

Regione, Comune e Atenei: al via la Cabina di regia per la nuova città della Salute

Primo incontro in Regione ieri con la nuova amministrazione di Torino nella Cabina di monitoraggio per il Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione, convocata e presieduta dall’assessore alla Sanità, Luigi Genesio Icardi.

Erano presenti il Presidente della Regione, Alberto Cirio, in collegamento da Roma, il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo con gli assessori comunali Paolo Mazzoleni e Jacopo Rosatelli, il rettore dell’Università di Torino, Stefano Geuna, il rettore del Politecnico, Guido Saracco, il direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Giovanni Lavalle.

 

“Il senso di questa cabina di regia è quello di lavorare fianco a fianco, perché le cose importanti si fanno insieme e il Parco della Salute sarà per il Piemonte la più grande infrastruttura sanitaria di tutti i tempi” ha sottolineato il presidente della Regione Alberto Cirio.

 

“Abbiamo rappresentato al neo-sindaco di Torino Lo Russo la situazione del progetto aggiornandolo sulle attività attualmente in corso per la realizzazione del Parco della Salute. Il cronoprogramma che la Città della Salute, stazione appaltante dell’opera, ha portato avanti anche nel periodo Covid, prevede l’aggiudicazione dei lavori entro la fine dell’estate di quest’anno, contestualmente alla fine della bonifica dell’area avviata lo scorso mese di settembre. Dal momento di aggiudicazione, i lavori dovranno essere conclusi entro cinque anni, cioè nel 2027.

E’ importante ragionare sulla nuova viabilità a servizio del progetto ed avviare una riflessione sul riutilizzo dell’area in cui attualmente sorgono le Molinette, un tema sul quale occorre muoversi per tempo per evitare di ritrovarci con il problema degli edifici dimessi come successo in altre zone della nostra regione. Il Parco della Salute è l’opera più importante per la città di Torino e per il Piemonte, non solo dal punto di vista sanitario ma anche per le attività di ricerca, di formazione e di attrazione di imprese. Confido che vi sia collaborazione istituzionale per un progetto che ha una grande valenza strategica” – ha detto l’assessore Icardi.

 

“Il progetto della città della Salute e della scienza è un progetto ambizioso che va ben oltre la costruzione di un nuovo ospedale, rappresenta un’operazione che introduce a Torino una nuova vocazione scientifica e innovativa”. ha detto il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.

“Buona parte degli attuali spazi degli ospedali – continua – ha più di cent’anni, dobbiamo ripensare non solo l’assistenza  ma anche altre funzioni che includano ricerca, trasferimento tecnologico e scientifico. La città della salute – sottolinea – sarà al centro di una nuova visione di Torino, dove introdurremo nuove vocazioni legate alla ricerca e all’innovazione. L’obiettivo non è solo sanitario e assistenziale. La Città  – rimarca – è partner strategico in questa operazione, vogliamo essere  accanto alla Regione in tutto il processo decisionale. E intendiamo reinserire nel progetto gli spazi delle Arcate Moi. Esiste un cronoprogramma del progetto – conclude – la cabina di regia ha il compito di seguire e monitorare il rispetto dei tempi”.

 

“Il Politecnico di Torino sostiene convintamente la creazione di un Parco della Salute della Ricerca e dell’Innovazione dove gli studenti di medicina condividano corsi ed esperienze formative con quelli di ingegneria biomedica, i ricercatori di queste discipline diano corso a ricerca interdisciplinare su nuovi farmaci, prodotti biomedicali, robot per chirurgia di precisione, supporti digitali alla medicina in remoto, ecc. Dove nascano start-up a fianco di sedi di gruppi industriali attratti sul territorio dalla eccezionale circostanza di avere in un fazzoletto di terra formazione ricerca e trasferimento tecnologico all’avanguardia. non semplicemente un luogo dove praticare cure avanzate, ma un vero e proprio motore di sviluppo della nostra città, della nostra regione.”- ha detto il rettore Guido Saracco.

 

“Parco della Salute della Ricerca e dell’Innovazione è una grande opportunità per il nostro territorio e per l’Ateneo torinese. Siamo fermamente convinti che il progetto, oltre a rappresentare un grande passo in avanti per la cura e la salute pubblica, possa essere il luogo ideale per far crescere ancora il livello della nostra ricerca, grazie alla sinergia e integrazione tra ricerca e impresa. Il capitale umano della nostra medicina è già un’eccellenza internazionale di altissimo livello. Lavorare in uno spazio che promuove l’innovazione, la farà crescere ancora.

Una grande opportunità che ci permetterà di iniziare a pensare anche ad una strategia per l’attuale ospedale Molinette, chiave per il modello futuro del nostro territorio.”- ha affermato il rettore Stefano Geuna.

“Le cure domiciliari in Piemonte sono in gravissima difficoltà”

Riceviamo e pubblichiamo l’appello del Nursing Up

“Senza assunzioni di personale e organici adeguati non si può andare avanti”

 

Siamo estremamente preoccupati per la grave situazione in cui versa il tanto sbandierato progetto di ampliamento delle cure domiciliari nella nostra regione, perché all’atto pratico, a oggi, la situazione reale è che non solo l’ampliamento e l’adeguamento del personale non c’è stato, ma un po’ in tutto il Piemonte le cure domiciliari sono state al contrario sguarnite e messe in grande difficoltà.

 

Un esempio è ciò che accade nell’Asl TO4, area di Lanzo – Ciriè, dove su di un gruppo già non enorme di operatori delle cure domiciliari, a oggi vengono a mancare ben cinque risorse che non sono state in alcun modo sostituite mettendo in gravissima difficoltà la prosecuzione del servizio. Questo è solo un esempio di come viene gestita nella realtà questo servizio ai cittadini, casi simili infatti ci vengono segnalati in molte altre zone del Piemonte.

 

Il Nursing Up, sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie, chiede immediate spiegazioni e azioni concrete alla Regione sulla gestione delle cure domiciliari, in modo che le aziende sanitarie diano seguito agli annunci, alle leggi e alle parole che nei mesi passati si sono sommate sul potenziamento delle cure domiciliari assumendo il personale adeguato a svolgere il servizio.

 

Il segretario regionale Nursing Up Piemonte, Claudio Delli Carri, spiega: “Abbiamo passato mesi a sentirci dire che andavano potenziate le cure domiciliari, un presidio molto importante anche nella gestione del Covid. Abbiamo assistito a prese di posizione e leggi approvate. Ma, all’atto pratico, le cure domiciliari in Piemonte, sono ancore e sempre in enorme difficoltà per carenza di personale. Per potenziare tale servizio, infatti, il primo e unico passo da fare è assumere e creare team con il personale adeguato per coprire il territorio. Il problema è grave e generalizzato.

Ciò che accade nell’Asl TO4, dove la carenza d’organico ormai è di cinque unità, è solo la punto dell’icebreg. Se la Regione, e le Aziende sanitarie, davvero intendono puntare sulle cure domiciliari allora lo devono dimostrare oggi, subito, con i fatti e non a parole. Assumendo il personale adeguato per attivare il servizio in tutta la regione. Perché la situazione, così com’è oggi, non è più sostenibile e i pochi professionisti che sono impegnati in questo gravoso compito sono allo stremo delle forze a causa dei carichi di lavoro non più gestibili”.

 Per la prima volta il fegato di un donatore con Covid trapiantato su paziente positivo dopo la terza dose di vaccino

 Per la prima volta il  fegato di un donatore positivo al Covid è stato trapiantato  su un paziente positivo dopo la terza dose di vaccino.

L’intervento è avvenuto alle Molinette  di Torino, nonostante il Centro Nazionale permettesse solo il trapianto da donatore positivo a ricevente triplo vaccinato negativo al virus.

Sono state le condizioni del fegato del paziente a convincere i chirurghi a procedere. L’intervento è tecnicamente riuscito e il paziente, positivo e curato con monoclonali, sta bene. “Lo sforzo multidisciplinare – commentano i medici dell’ospedale – ha dimostrato che il Covid non impedisce il trapianto di organi in sicurezza”.

Al via il piano per la costruzione di sei nuovi ospedali

EDILIZIA SANITARIA, L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’, LUIGI ICARDI: «INNOVIAMO E RIORGANIZZIAMO LA RETE OSPEDALIERA»

«Con l’approvazione della programmazione di indirizzo strategico generale per la realizzazione di sei nuovi ospedali a Torino, Ivrea, Vercelli, Savigliano, Alessandria e Cuneo, la Regione Piemonte compie un altro importante passo verso il potenziamento e la modernizzazione delle strutture sanitarie sul territorio. Dopo l’avvio del cantiere del Parco della Salute di Torino e l’imminente bando per la costruzione della nuova Città della Salute e della Scienza di Novara, si delineano nuovi orizzonti organici e razionali di organizzazione della rete sanitaria sul territorio regionale per livelli di competenza e azioni di ammodernamento infrastrutturale. Sono grato al Consiglio regionale che ha sostenuto con ferma convinzione e determinazione questo nuovo piano di investimenti in edilizia sanitaria da quasi un miliardo e 300 milioni di euro».

Così l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, commenta l’approvazione, da parte del Consiglio regionale, della prima programmazione di indirizzo di carattere strategico generale di investimenti in edilizia sanitaria per la realizzazione di sei nuovi presidi ospedalieri in Piemonte.

«La necessità per la Regione di innovare e riorganizzare la rete ospedaliera piemontese – continua l’assessore Icardi – nasce non solo dall’esigenza di un miglioramento degli aspetti gestionali e strutturali risultati critici, ma anche a seguito della eccezionale sollecitazione ai servizi sanitari nazionale e regionali che si é dovuta fronteggiare a causa della pandemia. Con questo piano andiamo ad intervenire su realtà del patrimonio sanitario piemontese che hanno evidenziato condizioni e stato d’uso obsoleti e generato rilevanti costi di gestione e di manutenzione, con l’obiettivo di migliorare l’umanizzazione dei servizi sotto il profilo della qualità delle strutture, delle relazioni con il cittadino/paziente, dell’efficacia delle prestazioni e della competenza professionale. Il sistema sanitario sta affrontando una profonda trasformazione rivolta non solo all’innovazione del modello organizzativo ed alla tecnologia, ma soprattutto ad una rivisitazione del rapporto servizi-paziente, con conseguenze sui diversi livelli del sistema stesso, istituzionale, professionale, gestionale e sociale. Una rivoluzione che il Piemonte sta affrontando in modo complementare sia sul fronte degli ospedali che su quello dell’assistenza primaria sul territorio».

Sul piano finanziario, gli interventi sono valutabili dall’Inail nell’ambito dei propri piani triennali di investimento, ma resta aperta la possibilità di attivare altre tipologie e forme di finanziamento.

Di seguito la tabella dettagliata del piano.

Presidi ospedalieri di nuova realizzazione

AZIENDA IPOTESI PRESIDIO SOSTITUITO DESCRIZIONE INTERVENTO COMUNE SUPERFICIE (mq)

IMPORTO INTERVENTI

ASL Città di Torino Ospedali Maria Vittoria e Amedeo di Savoia L’intervento consiste nella realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero-DEA di
I livello
Torino  circa 60.000 185.000.000,00
ASL TO4 Ospedale di
Ivrea
L’intervento consiste nella realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero-DEA di
I livello
Ambito
Eporediese
 circa 46.000 140.000.000,00
ASL VC Ospedale  S. Andrea di Vercelli L’intervento consiste nella realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero -DEA di
I livello
Vercelli  circa 50.000 155.000.000,00
ASL CN1 Ospedali
Savigliano, Saluzzo, Fossano
L’intervento consiste nella realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero-DEA di
I livello
Ambito
Saviglianese
 circa 63.000 195.000.000,00
AO SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo Ospedale
S.S. Antonio e Biagio
L’intervento consiste nella realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero -DEA di
II livello
Alessandria  circa 98.000 300.000.000,00
AO S.Croce e Carle di Cuneo Ospedali
S.Croce e Carle di Cuneo
L’intervento consiste nella realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero -DEA di
II livello
Cuneo  circa 102.000 310.000.000,00
Totale 1.285.000.000,00

Medicina di genere, individuati i referenti per ogni Asl

“Nel 2021 – ha spiegato il referente regionale Marco Musso – è stato richiesto alle Aziende sanitarie regionali di individuare un referente aziendale in possesso di specifica esperienza in medicina di genere, le cui designazioni si sono concluse il 7 gennaio scorso. Ai referenti è affidato in particolare il compito di promuovere lo sviluppo della medicina di genere a livello aziendale attraverso un approccio multidisciplinare per garantire appropriatezza e personalizzazione delle cure, strutturare azioni e attività coerenti con i principi generali del Piano. Ma anche di realizzare un sistema di rete per lo scambio di esperienze e conoscenze, assicurando i collegamenti con gli altri referenti”.

Silvia De Francia dell’Università di Torino ha spiegato che “la medicina di genere è la medicina che cura la persona e non la malattia, con un approccio alla cura di taglio multidisciplinare per comprendere i meccanismi attraverso cui le differenze di sesso e di genere agiscono sullo stato di salute, sull’insorgenza e sul decorso di numerose malattie e sulla risposta ai farmaci”. “Non si tratta – ha aggiunto – di prendere in considerazione il genere maschile o femminile, ma il genere: costruzione poliedrica che include ruolo sociale, comportamenti, valori, attitudini, fattori legati all’ambiente e le interazioni che essi hanno con i fattori biologici”.

Un problema che affonda le proprie radici nel passato ma che è stato normato di recente, se si pensa che la medicina di genere nasce nel 1995 con la Conferenza di Pechino, nel 2016 il Ministero della Salute italiano emana la normativa sul genere come determinante della salute e nel 2019 viene approvato il Piano per la diffusione della medicina di genere.

“Il Piano per la diffusione della medicina di genere – ha osservato Gianluca Aimaretti dell’Università del Piemonte orientale – rappresenta una rivoluzione che le Università stanno in parte cominciando ad affrontare, anche se l’interdisciplinarietà è ancora scarsamente praticata. Si continua ancora troppo ad occuparsi del paziente ‘in generale’ anziché differenziando le terapie in base al genere”.

Musso ed Elsa Basili, referenti del Tavolo regionale, hanno spiegato che nel 2019 la pandemia ha in parte ostacolato un’adeguata programmazione ma nel 2020 la medicina generale è stata confermata tra gli obiettivi formativi prioritari per le Aziende sanitarie regionali ed è stata effettuata una raccolta dati: “Una ricerca – ha sottolineato Musso – che ha consentito di fotografare una realtà ricca e articolata”.

Con la deliberazione della Giunta 17-4075 del novembre scorso, la Regione Piemonte ha recepito il Piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere e dato il via all’istituzione del Gruppo tecnico regionale che dovrà predisporre e proporre alla Giunta il piano per la sua applicazione e diffusione.

Rispondendo a Domenico Rossi – intervenuto per il Pd con Monica Canalis e Diego Sarno – Di Francia ha spiegato che “proprio perché diverse malattie cambiano per incidenza da regione a regione, il Piano regionale per la medicina di genere potrà far fronte alle criticità specifiche presenti in Piemonte”.

Marco Grimaldi (Luv), Musso ha risposto che “le Case di comunità sono, per definizione, aperte alla comunità e dovranno prevedere al proprio interno aree per l’interazione e l’integrazione sociosanitaria”.

Di Francia – infine – ha convenuto con Sarah Disabato (M5s) e Sara Zambaia (Lega) sulla necessità di tenere in maggiore considerazione, sia a livello di studio e comunicazione dei dati, per esempio per quanto riguarda la pandemia, sia a livello di ricerca, le variabili e le eventuali criticità legate al genere.

Infermieri pediatrici: “la Regione faccia in modo che le aziende assumano”

“Subito per chi entra in graduatoria, con contratti di almeno un anno”

 

Riceviamo e pubblichiamo

Oggi si concluderà il bando per la creazione delle graduatorie per la figura degli infermieri pediatrici. È imperativo che nel minor tempo possibile le aziende sanitarie di tutta la regione e in special modo il Regina Margherita di Torino, si attivino per proporre a chi entrerà in graduatoria contratti a tempo determinato di almeno un anno. La necessità di infermieri pediatrici, infatti, è altissima, acuita dal numero sempre maggiore di piccoli pazienti che finiscono in ospedale in questo periodo sia per malattie respiratorie varie sia per il Covid.

A lanciare l’appello per l’assunzione immediata di infermieri pediatrici con contratti a più lungo respiro è il Nursing Up, sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie.

Spiega il segretario regionale Nursing Up, Claudio Delli Carri: “Il problema della carenza di infermieri pediatrici in rapporto alle sempre maggiori necessità, dovute all’aumento dei reparti e alla maggiore richiesta per un numero alto di piccoli pazienti, è generalizzata in tutta la Regione. E si fa ancora più pressante nei grandi ospedali come il Regina Margherita di Torino. Domani, si concluderà il bando per la formazione delle graduatorie per queste figure professionali. Noi chiediamo a tutte le aziende sanitarie e in special modo al Regina Margherita, ma soprattutto alla Regione in modo che faccia pressione sulle aziende sanitarie, che immediatamente, già nei prossimi 3 o 4 giorni, appena i tempi tecnici lo permetteranno, vengano proposti contratti di almeno un anno alle persone che sono entrare nella graduatoria.

Procedere, dunque, alle assunzioni rapidamente per andare a coprire quelle lacune che si fanno sempre più evidenti nei reparti, giorno dopo giorno, sia per l’aumento di piccoli pazienti con malattie respiratorie tipo le bronchioliti, sia per i piccoli ammalati di Covid.

Se il problema della carenza di personale è generale in tutte le aziende sanitarie piemontesi e in quasi tutte le specialità, esso diventa ancora più pressante per quel che riguarda gli infermieri pediatrici vista la delicatezza del loro compito, la particolarità dei loro piccoli pazienti, e le caratteristiche uniche di centri come il Regina Margherita di Torino”: