music tales

“Che vuole questa musica stasera…”

MUSIC TALES, LA RUBRICA MUSICALE

Che vuole questa musica

Stasera,

Che mi riporta un poco

Del passato.

La luna ci teneva

Compagnia,

Io ti sentivo mia, soltanto mia.

Soltanto mia!

Vorrei tenerti qui

Vicino a me

Adesso che fra noi

Non c’è più nulla.”

Nasce a Napoli, il 25 maggio 1940. Comincia a suonare la fisarmonica sin da bambino, diventando un piccolo prodigio nel suo rione, per poi passare al pianoforte; la carriera inizia da adolescente, con un complesso che chiama I Gagliardi, giocando con il suo cognome, e che ottiene molto successo nelle esibizioni dal vivo a Napoli e nei dintorni.

Lui è Peppino Gagliardi.

Nel frattempo scrive le musiche delle sue prime canzoni, a cui abbina i testi di un suo amico, Gaetano Amendola, a volte scritti in napoletano, che sono caratterizzati da una ricercatezza e da una poeticità raffinata. All’inizio degli anni ’60, dopo molta gavetta e serate, Peppino viene scovato dall’etichetta napoletana Zeus.

Dopo un primo 45 giri che passa inosservato a livello nazionale, contenente “ ‘A voce ‘e mamma”, caratterizzato da un’interpretazione decisamente di rottura per i tempi, il successo arriva con T’amo e t’amerò, che risale al 1963. Il successo di T’amo e t’amerò fu per così dire “naturale”. Da successo locale, divenne a poco a poco un successo regionale e poi nazionale, senza alcuna spinta di majors discografiche, ma solo grazie all’interessamento dei giovani verso una ritmica d’impatto ed una interpretazione animalesca ma allo stesso tempo reale e sincera del cantante, autore anche del brano ( anche se firmato dal solo Amendola). Il successo fu tale che molti artisti, come Little Tony, cercarono di riproporlo ma con risultati artistici decisamente non paragonabili all’esecuzione ed interpretazione originale del cantante napoletano. Il talento di Peppino ha contribuito molto alla crescita della Zeus che nel frattempo ingaggiò e fece crescere altri giovani artisti locali, come Massimo Ranieri.

Lo spartiacque artistico è rappresentato dal brano “Settembre” (1970), che oltre a classificarsi secondo alla manifestazione “Un disco per l’estate”, vende moltissimo. A consolidare l’importante posizione assunta dal musicista napoletano nel panorama nazionale sono i successivi successi: “Gocce di Mare”, “Ti amo così”, “Sempre sempre” nel (1971), quest’ultima ancora seconda alla manifestazione “Un disco per l’estate”, “Come le viole” (con cui ritorna al Festival di Sanremo nel 1972, classificandosi al secondo posto e soprattutto vendendo molte copie) e “Come un ragazzino” (favorita alla vigilia ma solo seconda a Sanremo nel 1973).

Nel 2006 Giuliano Palma & the Bluebeaters hanno inciso una versione ska della sua bella canzone Come le viole, che ebbe molto successo.

Oggi ho voluto parlare di un artista di cui non siamo più avvezzi dar voce.

Ho scelto il brano di cui mando il link, per farvi conoscere o riapprezzare un artista a cui la musica deve molto.

Molto spesso, per riuscire a scoprire che siamo innamorati, forse anche per diventarlo, bisogna che arrivi il giorno della separazione.”

Buon ascolto.

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=ow5xkW8XG10&ab_channel=Spoam

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Ecco a voi gli eventi della settimana!

“Può crescere un fiore da questo mio amore per te”

MUSIC TALES, LA RUBRICA MUSICALE

Ma, dammi la mano e torna vicino

Può nascere un fiore nel nostro giardino

Che neanche l’inverno potrà mai gelare

Può crescere un fiore da questo mio amore per te

 

Era il 2 giugno 1981 quando Rino Gaetano, tornando a casa in auto, ebbe un incidente e successivamente morì per le gravi condizioni riportate.

Secondo le analisi fatte, l’artista ebbe un malore e un collasso, prima di invadere la corsia opposta al suo senso di marcia e scontrarsi quindi con un camion che percorreva la strada.

Una morte molto violenta e improvvisa, che portò via al mondo

l’arte di Rino a soli 31 anni.

Fu Riccardo Cocciante il primo a scrivere ed interpretare “A mano a mano”, uno dei capolavori della canzone italiana. Tuttavia, successivamente, Rino ebbe il merito di farla diventare una leggenda.

Secondo Ferzan Ozpetek (il regista turco naturalizzato italiano), Rino Gaetano cantò solo una volta in pubblico questa canzone, e fu proprio quando venne lasciato dalla sua fidanzata, la stessa sera che la intravide tra il pubblico.

A mano a mano‘ ci conduce per mano ad assaporare le note malinconiche di un amore finito.

La canzone parla di un amore ormai sfiorito, che ha perso la passione dei primi tempi, ma che con un po’ di impegno e una profonda consapevolezza può rifiorire e tornare a brillare.

Un testo maturo, che tratta l’amore in modo profondo, senza cadere nelle solite parole ed emozioni. Scritto da un uomo, perchè l’uomo crede in certi ritorni, mica le donne. (n.d.r.)
La speranza di lui di poter ricostruire con la sua dolce metà ciò che hanno perso, che si è logorato col tempo. L’impegno che è disposto a metterci. 

Apprezzo ed adoro questo brano nonostante io abbia i miei pensieri sulle cose finite, perse… il matrimonio ha quattro stadi. Dapprima c’è l’innamoramento, poi c’è il matrimonio, poi i figli e infine il quarto stadio, senza il quale è impossibile conoscere una donna, il divorzio.

Ma al di là di tutto, A mano a mano è una meraviglia, ecco perchè l’ho scelta.

Credo che delle mani si possa fare solo poesia.”

Versione alternativa, tanto è bella in tutti i modi, in tutti i luoghi

In tutti i laghi, in tutto il mondo.

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=PIiIcjJMGk0&ab_channel=CanzoniCanzonissime

Ecco a voi gli eventi della settimana!

Mi raccomando prenotate perchè i posti sono contati

“L’Italia che è in mezzo al mare L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare…”

MUSIC TALES, LA RUBRICA MUSICALE

 

L’Italia che è in mezzo al mare

L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare

L’Italia metà giardino e metà galera

Viva l’Italia

L’Italia tutta intera”

1979, avevo sette anni.

 

Un brano che quest’anno compie 40 anni, e continua a essere un piccolo compendio di quello che succedeva nel Paese in quegli anni. Il racconto lucido e spietato di uno dei cantautori più importanti della Storia musicale italiana, tra Resistenza e Piazza Fontana.

Ecco cosa dice De Gregori, l’autore di questa pietra miliare della musica: “Ogni volta che canto quella canzone sento che ogni parola di quel testo continua ad avere un peso. ‘L’Italia che resiste’, ad esempio; e solo le anime semplici potevano pensare che c’entrasse qualcosa con lo slogan giustizialista ‘resistere resistere resistere’. ‘L’Italia che si dispera e l’Italia che s’innamora’. L’Italia che ogni tanto s’innamora delle persone sbagliate, da Mussolini a Berlusconi. Ma il mio amore per l’Italia, e per gli italiani, non è in discussione”.

Come è attuale questo brano, dopo 40 compleanni; come pesano sulla schiena certe parole appese a bocche a volte sbagliate.

Quanto è bella questa Italia, cosi desiderabile, spesso cosi invivibile, ma cosi bella da inebriare ed incantare ogni cuore, ogni occhio.

Sempreverde questo brano , ascoltatelo a cuore aperto, vi farà amare ed odiare un paese strepitoso.

Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.”

Chiara De Carlo

Francesco De Gregori – Viva l’Italia (Still/Pseudo Video) – YouTube

 

 

Ecco a voi gli eventi della settimana!

A tu per tu con Sabina Marcheschi

MUSIC TALES, LA RUBRICA MUSICALE

Sono malato

Completamente malato

Mi hai privato di tutti i miei canti

Mi hai svuotato di ogni parola

Avevo del talento

Questo amore mi uccide

Se continua così scoppierò , solo con me stesso

Vicino alla mia radio come un grande idiota

Ascoltando la mia voce che canterà”

Anni fa incontrai una donna, con una voce timida e sottile si presentò a me, poi cantò “at last” ed io rimasi di sasso.

Pensai che la musica, la vita in genere, ha assoluto bisogno di voci come la sua, ne rimasi colpita e pregai che un giorno mi potesse scegliere per accompagnarla in questo viaggio meraviglioso. Certe volte I desideri si avverano.

Lei è Sabina Marcheschi e chi di voi non la conosce, beh, dovrebbe trovare l’occasione per farlo.

D – Chi è Sabina Marcheschi in 5 aggettivi?

R – Sabina è: determinata, accogliente, passionale, testarda, malinconica.

D – Il tuo percorso canoro, da dove è partito e dove ti ha portata?

R – Il mio percorso è partito per una risposta alla domanda: “ ma tu chi sei?”
E mi ha portata alla costante consapevolezza di me stessa, di quello che sento, in che modo elaboro le cose che mi accadono e di come riesco ad esprimermi appieno solo cantando.

D – Quanto è difficile mettere del proprio all’interno di un album di cover?

R – In realtà, per me non è stato difficile, avendo un’età certa e avendo fissato intensamente tutto, ho potuto riconoscermi in ogni canzone di questa raccolta.

D – Quale brano all’interno del tuo EP rispecchia di più la Sabina di oggi?

R – Mamma mia quanta strada ho percorso e quante cose ho imparato ma, c’è una cosa in cui non son riuscita ed è quella di saziarmi, di raccogliere per poi conservare, la sensazione che mi da quando guardò negli occhi e respiro a pieni polmoni le persone che amo, quelle a cui voglio bene; sembra che ci riesca a farne delle belle scorpacciate ma, poi dopo 5 minuti ne ho ancora bisogno è ancora …perciò di dico “NEVER ENOUGH “

D – La canzone del tuo EP più semplice da cantare è stata?

R – Mai come in questo terribile, lungo periodo chi ci ha colpito tutti, ho provato così forte il terrore di perdere le persone che amo di più al mondo. Tanti miei amici oltre alla paura hanno subito delle dolorose perdite . C’è una frase che quando la canto rimbomba prepotentemente in me: “ Se avessi saputo che sarebbe stata l’ultima volta, mi sarei spezzata il cuore in due cercando di salvare una parte di te”. Perciò se per facile s’intende, aver trovato, attraverso una canzone, il giusto canale dove convogliare tutto il dolore che provo quando penso a tutti loro dico “I’LL NEVER LOVE AGAIN”

D – Cosa regala la musica e cosa toglie?

R – La musica regala l’ingresso in un mondo parallelo ove conta solo l’anima e…toglie il respiro.

D – Se avessi potuto scrivere uno dei brani contenuti all’interno del tuo EP quale avresti voluto scrivere?

R – Posso rispondere tutte!!! No ehhh?
Avrei voluto scrivere testo e musica di
“JE SUIS MALADE”
È quel tipo di canzone che mi coinvolge completamente dalle prime note del pianoforte all’ultimo fiato che prendi per finire di cantare il testo.

D – Hai pensato ad un inedito? Che tipo di brano sarebbe?

R – Si certo che ci ho pensato, molte volte…. Porto dentro un sacco di ferite e quando mi sono accorta che il tempo non guariva proprio niente, ho imparato a organizzarci intorno la vita…ecco dovrebbe essere tipo…così.

D – dove ti possiamo ascoltare?

R – Ho un canale YouTube scrivendo il mio nome e cognome potrete accedervi e registrarvi, oppure su sabinamarcheschi.com si possono ascoltare e scaricare gratuitamente le tracce dei miei lavori e rimane aggiornati sugli eventi futuri inoltre sulla mia pagina Facebook posto le date dei miei concerti dal vivo nei locali torinesi.
Grazie Chiara De Carlo per avermi dedicato è regalato del tuo tempo di vita e la tua professionalità è stato un enorme piacere.

Ho scelto di segnalarvi “je suis malade” perchè amo la sua interpretazione, l’ho sofferta con lei ogni santa volta.

In un amore tossico scivoli da un girone dell’Inferno a un altro, sempre più in basso, sempre più nel buio e nell’umiliazione.

E ogni volta che incontri il tuo custode infernale continui a scambiarlo per un angelo.”

Buon ascolto
Chiara De Carlo 

https://www.youtube.com/watch?v=DvOINzmIa3k&ab_channel=SabinaMarcheschi

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A tu per tu con gli Indiivia

MUSIC TALES LA RUBRICA MUSICALE

Per realizzare grandi cose, non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma anche credere.”

Oggi si parla di due artisti emergenti, fratelli, e li intervistiamo perchè sono appena nati con un progetto impegnativo ed interessante al quale ho avuto la fortuna di partecipare attivamente.

D – quando e come nascono gli Indiivia?

Gli Indiivia nascono ufficialmente quest’anno, nel 2021, dopo che nel periodo del lockdown di aprile 2020 abbiamo unito la passione per il canto di Agnese con quella per il pianoforte e della composizione di Tommaso, iniziando a condividere le nostre idee musicali.”

D – Da quanto tempo scrivi (Tommaso) e perchè proprio ora la realizzazione di tutti questi brani e non prima?

Ho iniziato a suonare il piano alle scuole medie, prendendo qualche lezione all’inizio, e proseguendo da autodidatta. Contemporaneamente ho iniziato a comporre i miei primi pezzi, che all’inizio erano brani solo strumentali. Un paio di anni fa ho iniziato a suonare con altri musicisti, proseguendo poi con un gruppo formatosi insieme ad amici, i Kanerva. Da quel momento ho iniziato a comporre vere e proprie canzoni, comprese di testi e arrangiamenti. Quando un anno fa mia sorella è rientrata dai suoi studi universitari negli Stati uniti, le ho proposto di cantare qualche brano scritto pensando alla sua voce. Da qui è nato il progetto degli Indiivia.”

D – Quale è la vostra opinione sul panorama musicale attuale? Trovate che la vostra produzione sia in linea con ciò che sentite o no?

Il panorama musicale italiano attuale è indubbiamente vario e ricco di generi differenti. A noi piace spaziare nei vari generi, e proprio per questo ci definiamo “un’insalata musicale”, perché non ci riferiamo a generi musicali o epoche, semplicemente sperimentiamo facendoci trasportare dalle nostre sensazioni e dalle emozioni del momento. Troviamo che in questo periodo nel panorama italiano ci sia un’apertura che permette agli artisti di esprimersi con più leggerezza e libertà, e proprio per questo ci sentiamo in linea con l’ambiente circostante, pur non identificandoci in nessun genere particolare (i brani che abbiamo scritto finora sono uno diverso dall’altro).”

D – Quale è stata la canzone più difficile da portare a termine in termini di scrittura e di cantato?

In termini di scrittura, sia di musica che di testo, parla Tommi: “Eagle è sicuramente stato finora il pezzo più impegnativo, questo perché musicalmente ha diverse variazioni di accordi e sonorità ricercate, e come testo ci tenevo a scriverlo in inglese, perché sapevo che fino a quel momento mia sorella aveva sempre preferito cantare in lingua inglese.”

in termini di cantato, la parola va ad Agni: “le difficoltà maggiori le ho riscontrate per la canzone che uscirà questa settimana, “La sera non c’è più”, perché è stato il primo pezzo in italiano che abbiamo registrato, e perché tecnicamente è impegnativa a livello di tonalità e di modulazione della voce in alcuni passaggi del brano. Come diciamo sempre scherzando, Tommi scrive i pezzi e trova le melodie articolate, e poi alla fine sono … problemi miei riuscire a cantarla, adattando la mia voce.”

D – Agnese, quanto trovi di te nei brani di tuo fratello? Ed in quale ti identifichi maggiormente?

Devo dire che Tommi riesce a tirar fuori esprimendo a parole e musica quelle emozioni che provo/ho provato in passato. È capitato che mi presentasse un brano che non rispecchiava il mio mood di quel momento, ma confrontandoci insieme e richiamando momenti passati o situazioni vissute, sono sempre riuscita a ritrovarmi nelle sue parole, mettendo sempre tutta me stessa in ogni brano.

Tra tutte le canzoni scritte finora, che usciranno nei prossimi mesi, Eagle è quella che mi identifica maggiormente. Infatti il brano racconta di una ragazza insicura che ricerca un equilibrio sfuggente, e anche se cantata in un periodo per me felice e spensierato, rispecchia perfettamente quella parte di me alla ricerca di se stessa e del proprio futuro.”

D – Tommaso, dicci quale è il brano che avresti voluto scrivere tu (presente nel panorama musicale) e perchè?

A livello generale, per me i Beatles sono un riferimento molto importante, e se dovessi identificare un brano che avrei voluto scrivere io, sceglierei senza pensarci due volte la loro canzone: While my guitar gently weeps, per la potenza emozionale della melodia e per la semplicità della struttura musicale, che riescono a toccarmi come nessun altro pezzo.

Per quanto riguarda il panorama attuale, sceglierei uno dei primi brani di Gazzelle, in particolare il pezzo: NMRPM, per la sua carica emotiva, e per come fa combaciare una forte malinconia con una base spensierata ed energica.”

D – Agnese, quanto conta l’aver studiato canto e quanto conta il talento?

Penso che il talento sia quel qualcosa che ognuno di noi ha in una certa misura, la vera difficoltà sta nel riuscire a scoprirlo. Una volta trovato va coltivato, perché l’impegno, la tecnica e lo studio aiutano a migliorarsi. Io studio canto da più di 10 anni, e in questo arco di tempo ho lavorato su tanti aspetti, dalla tecnica vocale con i suoi mille esercizi, allo studio dell’interpretazione, alla cura della presenza scenica, e soprattutto al riuscire a capire e a valorizzare le mie caratteristiche vocali.”

D – Uscirete con un nuovo brano a breve? Potete anticiparci qualcosa?

Sì, s’intitola “La sera non c’è più”, e uscirà questa settimana. E’ un brano completamente diverso da Eagle, è in italiano, più moderno, movimentato ed energico. E’ frutto del vissuto dell’ultimo anno, fatto di privazioni e limitazioni dovute alla pandemia. Sentivamo il bisogno di esprimere questa nostalgia che noi e molti nostri coetanei abbiamo provato nei mesi di lockdown e coprifuoco. Infatti “La sera non c’è più” descrive quel senso di limitazione dovuto all’impossibilità di vivere appieno la sera, svagarsi con gli amici e ballare fino a tardi.”

D – dove vi possiamo ascoltare?

Ci trovate come Indiivia su tutte le piattaforme digitali e sui principali social network.

Seguiteci e ascoltate la nostra musica!”

Per tutte le info e news potrete seguirli su

Facebook Indiivia, Instagram Indiivia e sul nostro Canale YouTube.

Ho scelto di segnalarvi “Eagle” perchè ne sono innamorata.

Quando vedi un’aquila, tu vedi una parte del genio; alza la testa!”

Meraviglia questo brano , ascoltatelo a cuore aperto, vi farà volare.

https://www.youtube.com/watch?v=kTzyceSBJBQ&ab_channel=Indiivia

Chiara De Carlo
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Ecco a voi gli eventi della settimana!

“Mio padre ha sempre fatto il muratore Odia chi si lamenta…”

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Music tales, la rubrica musicale

Mio padre ha sempre fatto il muratore

Odia chi si lamenta, chi sta zitto, gli ottimisti

Ha sempre poco tempo per l’amore

E tutte le altre cose inventate dai comunisti

Il suo diploma da geometra sta appeso in soffitta da vent’anni

In una teca polverosa

E da piccolo sognavo anch’io di avere

Una teca che dicesse che so fare qualche cosa

I Pinguini Tattici Nucleari sono un gruppo musicale italiano formatosi

nel 2010 in provincia di Bergamo.

Il gruppo raggiunge il successo mediatico nel 2020

con la partecipazione al 70º Festival di Sanremo

nella sezione Campioni, concorrendo con il brano Ringo Starr,

classificandosi al terzo posto.

Il gruppo nasce alla fine del 2010 in provincia di Bergamo.[1] Il nome, secondo quanto raccontato dai componenti della band, deriverebbe dalla birra scozzese Tactical Nuclear Penguin, prodotta dal 2009 dal birrificio britannico BrewDog.[2]

Il loro primo EP autoprodotto contenente cinque brani dal titolo “Cartoni animali” viene pubblicato nel 2012. Il 18 dicembre 2012 si esibiscono sul palco del Polaresco di Bergamo per la festa della lista universitaria Uni+.

Il primo album risale invece al 2014: “Il re è nudo”, composto da sette tracce più una intro, contiene uno dei brani più conosciuti del gruppo dai suoi esordi, “Cancelleria”.

I Pinguini non sono proprio il tipo di band che ti aspetti di vedere davanti a 12.500 persone. Forse a causa della loro immagine da eterni bonaccioni bergamaschi, anni luce lontana da quella più da figo scanzonato “à la Carl Brave”.

Aggiungiamoci che non sono mai stati esaltati come “fenomeno del momento” o non hanno mai goduto dell’hype che spesso travolge molti musicisti del genere, Eppure, alla fine, i bravi ragazzi dell’Indie italiano sono arrivati fin lì. Ma come è successo?

Non è solo una fortunata serie di album e singoli, il loro carisma o la loro simpatia, tantomeno l’aver suonato in ogni angolo d’Italia dal 2012 ad oggi, fino ad arrivare al palco del Jova Beach Party. Dopo un’attenta analisi, secondo me, il segreto del successo dei Pinguini Tattici Nucleari è la loro mediocrità, ma senza cattiveria, con l’accezione positiva del termine.

Vi spiego meglio: nonostante abbiano le competenze e gli attributi per spaccare, i Pinguini si sono trovati a percorrere la strada meno battuta dell’industria musicale, ovvero quella dell’ostentata umiltà. E si sa che le cose che escono dagli schemi ma non del tutto sono quelle che, potenzialmente, fanno più rumore

Mi piace la canzone di cui vi voglio parlare oggi, che narra del difficile rfapporto padre/figlio, delle aspettative disattese.

A volte le aspettative che ci creiamo sono troppo rigide, esagerate o irrealistiche e quindi destinate ad essere deluse. Che succede quando le aspettative vengono disattese? La delusione delle aspettative si genera spesso da un’illusione di partenza. … Nel tentativo di non deludere, si rimane delusi. Sempre.

Nulla al mondo può prendere il posto della perseveranza.

Non il talento, nulla è più comune di uomini di talento falliti.

Non il genio; il genioincompreso è ormai un luogo comune.

Non l’istruzione; il mondo è pieno di derelitti istruiti.

Solo la perseveranza e la determinazione sono onnipotenti.”

Fresco ma molto profonddo questo brano , ascoltatelo, assaporatelo, vi incanterà.

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=a7hRa9BnF0U&ab_channel=PinguiniTatticiNucleariPinguiniTatticiNucleariCanaleufficialedell%27artista

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Con Lastanzadigreta la musica è più leggera, anzi bambina

Music Tales, la rubrica musicale  Racconti, curiosità ed eventi…la musica al servizio della gente

In attesa di poter pubblicare nuovi eventi musicali, e si spera a breve, ho deciso di dare spazio ad artisti dell’hinterland torinese che hanno accompagnato le nostre serate, I momenti più belli di quando eravamo “liberi”. Ho deciso di dare loro uno spazio sulla nostra testata perché non dobbiamo dimenticare chi fa arte con la A maiuscola, chi ci fa vivere emozioni spettacolari, chi ci fa meditare, pensare, attraverso suoni, parole, magie.

Oggi vi parlo de “Lastanzadigreta” attraverso la voce e gli occhi di Leonardo Laviano che, prima di tutto, è un amico che amo e stimo da sempre.

Buona lettura

Chiara De Carlo

D – “la stanzadigreta”, se dovessimo definirla in 10 parole circa, come la definiremmo?

R – “Beh, la prima parola sarebbe lastanzadigreta tutto attaccato… è una battaglia lessicale che portiamo avanti da sempre.

Poi proseguiamo con Canzoni Pop in Metallo e Legno Massello, per finire con Musica Bambina. Ho contato, sono 10 comprese le congiunzioni e le preposizioni, eh!?”

D – “Chi sono le persone che l’hanno ideata? Da cosa è nata?”

R – “Nel 2009 solo 3 di noi si conoscevano di vista – e comunque non suonavano insieme – e a tutti e 5 è arrivata la proposta di collaborare per un’iniziativa benefica a sostegno di un centro di terapia per ragazzi allo stato comatoso post trauma tra cui “Greta”.

Quell’esperienza si è conclusa, ci siamo piaciuti e ci siamo portati Greta nel nome, anche se lei oggi non c’è più. I 5 personaggi sono 4 quasi coetanei (Jacopo Tomatis, Umberto Poli, Flavio Rubatto e Alan Brunetta) con l’aggiunta di un quinto decisamente più maturo (Leonardo Laviano).”

D – “Quale è il messaggio che vuole portare al pubblico?”

R – “Perseguiamo l’obiettivo di proporre musica bambina: una musica alleggerita da tutti gli orpelli esibizionistici di certi generi musicali, alleggerita magari anche dai generi musicali stessi per una scrittura libera da codici e convenzioni, una musica adatta anche ai bambini anche se non “scema”, che non abbia mire moralizzatrici e moralistiche verso chi ascolta, ma che stimoli un ragionamento libero individuale: noi raccontiamo storie senza raccontarci addosso, poi ciascuno ne trae i messaggi umani e politici che ritrova. Perché eccome se ce ne sono.”

D – “quanto è faticoso portare avanti un progetto così importante?”

R – “Essere lastanzadigreta è un mestiere faticoso, poco conveniente a livello economico e per giunta percepito – come categoria – “inutile” in tempi come questi. Il nostro nuovo disco si chiama proprio Macchine Inutili, alludendo all’ingegno di Bruno Munari. In un mondo dove l’utilità di un fenomeno la si misura solo per quanto produce, per la ricchezza che se ne ricava, noi pensiamo a Bruno Munari che diceva che le macchine inutili sono come quando ti fermi a contemplare le nuvole nel cielo dopo aver trascorso 7 ore in un’officina di macchine utili. Tanta fatica e qualche ampio sprazzo di sole grazie ad alcune soddisfazioni e riconoscimenti anche economici che ci permettono di tenere botta.”

D – “qual è stata la risposta nell’hinterland torinese e quale la risposta fuori dal Piemonte?”

R – “Il nostro primo disco è arrivato dopo 8 anni di palco, durante i quali abbiamo incontrato molta gente e – grazie al nostro “non genere” – di molte fasce anagrafiche. Il live è la nostra dimensione ideale, noi ci nutriamo dell’affetto e dell’empatia che ci arriva da chi suona con noi, già, perché noi facciamo spesso partecipare in modo attivo chi assiste ai nostri concerti. Fuori dal Piemonte non esiste una regola: ci sono città notoriamente “difficili” e posti dove, 1 ora prima dell’inizio, in un podere nel nulla, spuntano 300 paganti che ti commuovono e ti sorprendono. È giusto così, il pubblico arriva a volte per caso, raramente per fama, ma quando è difronte a te, è tua responsabilità tenertelo stretto con una buona performance”

D – “ sono certa avrete avuto molti riconoscimenti, vuoi elencarceli?”

R – “Un piccolissimo premio piemontese “Lanterne Rock” nel 2013 è stato il nostro inizio fortunato: lì abbiamo conosciuto quelli che sarebbero stati i nostri fratelli maggiori (gli YoYoMundi) che ci hanno accolto nella loro etichetta “Sciopero Records”. L’anno successivo siamo arrivati in finale a “L’artista che non c’era”, poi il 2017 è stato l’anno della piccola svolta: La targa Un Certain Regard a Musicultura, e, BOOM, la Targa Tenco Opera Prima per l’album di esordio “Creature Selvagge” uscito nel dicembre 2016 che raccoglieva 12 tra le tante canzoni scritte in 7 anni di live. Un riconoscimento ambito da tutti quelli che fanno musica che si possa definire “d’autore”. Il riconoscimento è valso l’esibizione dal vivo al mitico Teatro Ariston insieme a star del settore (anche in quel caso il pubblico in sala non si è potuto sottrarre al nostro invito a suonare con noi) e il Nuovo IMAIE ci ha assegnato una borsa per sostenere un live tour italiano che abbiamo potuto realizzare l’anno successivo (Bologna, Roma, Genova, Alessandria, Torino, ecc…). Nel 2019 SIAE ci premia con una quota del bando Per Chi Crea per sostenere economicamente la nascita del nostro secondo disco Macchine Inutili, uscito quest’anno il 5 febbraio.”

D – “Cosa manca alla stanza di Greta, secondo voi, per avere i giusti riconoscimenti?”

R – “I riconoscimenti e – soprattutto – i NON riconoscimenti ce li si merita sul campo. Certo, siamo realisti, il mercato musicale è fatto di bilanci in sofferenza, poca domanda, troppa offerta, lottizzazioni, gruppi di potere, eccetera, ma crediamo che alla lunga il buon lavoro paghi… quindi più che di “giusti riconoscimenti” parlerei di speranze, sogni, obiettivi. Siamo un gruppo che si sente di anima profondamente pop nel senso più profondo del termine, pertanto il sogno di chiunque si senta così è quello di arrivare a più persone possibile, riuscendo magari a non dover rincorrere altri mestieri per pagarsi le bollette… e tutto il resto venga se la fortuna e la bravura lo permetteranno”

D – “ So che il progetto copre lo studio, il teatro il cinema la didattica ed il web, quale ha dato più soddisfazioni?”

R – “Il fatto che in realtà è tutto un unico universo collegato: lo sforzo tecnico e artistico per concepire qualcosa di nuovo si riverbera tanto nella didattica, quanto nel lavoro interdisciplinare. Noi spesso facciamo uso di oggetti di uso comune per suonare, strumenti rotti e riadattati ad una seconda vita, all’interno di un manifesto valoriale che promuova il riuso, un futuro sostenibile e la lotta allo spreco. Ecco che questa è linfa per attività didattiche, ma anche terreno fertile per una ricerca sonora che tenti di dare a ci ascolta qualcosa di realmente nuovo oltre i preset delle macchine, e che magari conferisca a una colonna sonora il timbro giusto, originale per dare un’emozione imprevista all’immagine che si sta raccontando”

D – ”Le prossime uscite?”

R – “Immaginateci come dei cavalli da corsa che mordono il freno e usurano la barra che prima o poi si abbasserà accompagnando lo sparo del “via”. Speriamo di saltellare da un palco all’altro come si fa quando si guada un torrente. Di sicuro poi c’è che non passeranno altri 4 anni per pubblicare il terzo disco… la pentola è capiente, il fuoco sempre acceso e la minestra ribolle.”

GRAZIE A “LASTANZADIGRETA” E TANTA TANTA FORTUNA PERCHE’ LA MERITANO.

Andate ad ascoltare, vale davvero la pena!

https://www.youtube.com/watch?v=Ko8YxZyHU4E&ab_channel=lastanzadigreta

https://open.spotify.com/album/1H0OO7rwl4rc0ijVpgG6WL?highlight=spotify:track:1jhSpTREnXechi9pmpbgGD

 
 
 

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“Come può una donna cantare una canzone così triste…”

Music tales / La rubrica musicale

***

Mi chiamano signorina Pitiful maggior everyplace vado.

Ma nessuno sembra capire ora,

Come può una donna cantare una canzone così triste

Quando ha perso tutto quello che aveva.”

“Mr. Pitiful” è stato registrato nel dicembre 1964 presso gli studi della Stax Records . La canzone è stata scritta dal chitarrista Steve Cropper e dal cantante Otis Redding , la sua prima collaborazione con Cropper, in risposta a una dichiarazione fatta dal disc jockey radiofonico Moohah Williams, quando ha soprannominato Redding come “Mr. Pitiful”, a causa del suono pietoso quando cantava. ballate. Cropper lo ha sentito e ha avuto l’idea di scrivere una canzone con quel nome mentre faceva la doccia. Cropper ha poi chiesto a Redding in macchina come si sentiva riguardo a questa idea, e subito dopo hanno registrato la canzone in circa 10 minuti. Alla fine è stato tagliato due o tre volte e poi pubblicato con il lato B ” That’s How Strong My Love Is ” come singolo.

Ma c’è una versione della quale mi sono innamorata, che vi propongo, di Kaz Hawkins. La cantante è nata e cresciuta a Belfast. Le piaceva cantare in chiesa ed era influenzata dal fatto che sua nonna cantava a casa. Nella sua giovinezza, ha fatto un’audizione per lo show televisivo Opportunity Knocks in cui il direttore musicale ha detto a sua nonna di farle ascoltare Etta James . Ha subito abusi da parte di un parente da bambina, che ha tenuto segreto al resto della sua famiglia fino a quando non ne ha rivelato la portata in seguito a un tentato suicidio decenni dopo. Per far fronte all’angoscia, è diventata autolesionista .

Dopo la guarigione ha coperto i tagli con i tatuaggi.

Si è trasferita in Spagna e ha iniziato a fare il DJ e a cantare nei club, ma è diventata dipendente dalla

cocaina e ha subito violenza domestica a causa di una relazione violenta, che è terminata dopo che la polizia è stata chiamata quando è tornata a casa. La canzone di Kaz “Lipstick & Cocaine” è un

ringraziamento all’ufficiale e medico del servizio di polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) che le ha salvato la vita dopo un brutale attacco da parte del suo ex partner.

Dopo due anni di pulizia dalla cocaina iniziò a comporre canzoni dalle poesie che aveva scritto nei suoi diari. Ha preso in mano una chitarra acustica nel 2011 e ora usa nei suoi spettacoli per aiutare la

consapevolezza della salute mentale.

Vi lancio la versione di questa donna che è, a dir poco, strepitosa e che desideravo conosceste.

Chiara Da Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=vf0QioKr7W4&ab_channel=KazHawkins

Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

 

“È passato tanto da quando ci siamo presi del tempo“

Music tales La rubrica musicale 

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È passato tanto da quando ci siamo presi del tempo

La colpa non è di nessuno, so che il tempo vola via veloce

ma quando ti vedo tesoro

è come se entrambi ci innamorassimo di nuovo

Sarà proprio come ricominciare daccapo”

Ed eravamo ad ottobre (il 24 . . . pensa che coincidenza) dell’anno 1980, quando venne pubblicato e

raggiunse la prima posizione in classifica sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna due settimane dopo l’uccisione di John Lennon. Il singolo diventò il più rilevante successo di Lennon negli Stati Uniti,

rimanendo in prima posizione per cinque settimane di fila.

Quando Lennon fu assassinato a New York l’8 dicembre 1980, il singolo stazionava alla posizione numero 3 in classifica e la settimana seguente raggiunse la vetta. In Inghilterra era arrivato fino alla posizione numero 8 in classifica e poi era sceso velocemente di posizione in posizione fino all’omicidio di Lennon

che catapultò il singolo al primo posto in classifica, facendogli fare un balzo dalla posizione numero

21 alla prima. Che buffa la vita, fai picco di share quando sei ormai morto e nemmeno te la puoi godere…forse!

La canzone era la prima nuova uscita che Lennon pubblicava sin dal 1975, anno del suo ritiro dalle scene. Venne scelta come singolo non perché fosse il miglior brano dell’album, ma perché era la più appropriata dopo cinque anni di assenza dall’industria discografica. Il tintinnio di campanelle giapponesi presente nell’introduzione della canzone fa da contraltare al lugubre suono della campana a morto che aveva aperto Mother, il primo brano del primo album da solista di Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles nel 1970. Lennon percepiva il brano come una sorta di chiusura del cerchio. La canzone contiene una citazione evidente del tema melodico del brano Don’t Worry Baby dei Beach Boys, scritto da Brian Wilson nel 1964. Queste sono le notizie dal web di questo brano che, personalmente, amo alla follia.

Lennon rievocava attraverso questa ballata un amore perduto, con la speranza, di chi è capace di

ricominciare infinite volte senza paura di sbagliare, di ritrovarlo e poter ricominciare daccapo.

Ha dato attraverso questo brano il messaggio che, a volte, (A VOLTE NON SEMPRE) bisogni ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Come a voler ricominciare il viaggio.

La grande colpa dell’uomo non sono le sue cadute. La grande colpa dell’uomo è che può ricominciare in ogni momento e non lo fa.

(Martin Buber)

Vi lancio la versione originale ma vi chiedo di dedicare qualche minuto alla cover segnalata sotto il link di Lennon . . . a me è piaciuta tanto.

Chiara De Carlo


https://www.youtube.com/watch?v=GGl8tHar-Ko&ab_channel=RomarioBrasil
https://www.youtube.com/watch?v=VPIqGQTh7Kc&ab_channel=MatiasFumagalli

Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

“Perché lei non mi amasse non lo so…”

Music tales / la rubrica musicale

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Perché lei non mi amasse non lo so

Io che le avevo dato tutto quel che ho

Ma forse quel che ho non è abbastanza

Forse cercava il cielo in questa stanza

E un cielo non ce l’ho”

Io Brunori Sas lo adoro proprio, con il suo album “a casa tutto bene”, nato dall’attrito fra le necessità di uscire di casa e la naturale tendenza al rifugio domestico, dice di aver avvertito la necessità di

abbandonare l’isoletta felice delle sue vicende private e di occuparsi di qualcosa che riguardasse

maggiormente il mondo fuori.

E lo ha fatto si, cavolo, attraverso brani semplici apparentemente ma molto profondi, quasi a voler far

sentire le pozzanghere dei veri oceani.

In questo disco emerge il coraggio di affrontare diverse tematiche, dall’attualità alle paure e sconforti quotidiani in maniera diretta e lineare.

L’intento di Brunori Sas era quello di realizzare un disco maturo, forte, che si occupasse del presente, della realtà, del senso di responsabilità; un disco sentimentale, che gioca poco con le parole per arrivare più diretto alla gente, “di cuore e non di testa”. Uno sguardo e un’anima intenti a cogliere dall’esterno, calandosi nei panni di un’umanità che spesso viene etichettava come “altro da me”.

Vi regalo “colpo di pistola” perchè non dimentichiate mai che l’amore è un colpo di pistola

L’amore, l’amore è un pugno sulla schiena

È uno schiaffo per cena

L’amore ti tocca appena

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=rSf1OcQ2e-8&ab_channel=BrunoriSas