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“Come può una donna cantare una canzone così triste…”

in Rubriche

Music tales / La rubrica musicale

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Mi chiamano signorina Pitiful maggior everyplace vado.

Ma nessuno sembra capire ora,

Come può una donna cantare una canzone così triste

Quando ha perso tutto quello che aveva.”

“Mr. Pitiful” è stato registrato nel dicembre 1964 presso gli studi della Stax Records . La canzone è stata scritta dal chitarrista Steve Cropper e dal cantante Otis Redding , la sua prima collaborazione con Cropper, in risposta a una dichiarazione fatta dal disc jockey radiofonico Moohah Williams, quando ha soprannominato Redding come “Mr. Pitiful”, a causa del suono pietoso quando cantava. ballate. Cropper lo ha sentito e ha avuto l’idea di scrivere una canzone con quel nome mentre faceva la doccia. Cropper ha poi chiesto a Redding in macchina come si sentiva riguardo a questa idea, e subito dopo hanno registrato la canzone in circa 10 minuti. Alla fine è stato tagliato due o tre volte e poi pubblicato con il lato B ” That’s How Strong My Love Is ” come singolo.

Ma c’è una versione della quale mi sono innamorata, che vi propongo, di Kaz Hawkins. La cantante è nata e cresciuta a Belfast. Le piaceva cantare in chiesa ed era influenzata dal fatto che sua nonna cantava a casa. Nella sua giovinezza, ha fatto un’audizione per lo show televisivo Opportunity Knocks in cui il direttore musicale ha detto a sua nonna di farle ascoltare Etta James . Ha subito abusi da parte di un parente da bambina, che ha tenuto segreto al resto della sua famiglia fino a quando non ne ha rivelato la portata in seguito a un tentato suicidio decenni dopo. Per far fronte all’angoscia, è diventata autolesionista .

Dopo la guarigione ha coperto i tagli con i tatuaggi.

Si è trasferita in Spagna e ha iniziato a fare il DJ e a cantare nei club, ma è diventata dipendente dalla

cocaina e ha subito violenza domestica a causa di una relazione violenta, che è terminata dopo che la polizia è stata chiamata quando è tornata a casa. La canzone di Kaz “Lipstick & Cocaine” è un

ringraziamento all’ufficiale e medico del servizio di polizia dell’Irlanda del Nord (PSNI) che le ha salvato la vita dopo un brutale attacco da parte del suo ex partner.

Dopo due anni di pulizia dalla cocaina iniziò a comporre canzoni dalle poesie che aveva scritto nei suoi diari. Ha preso in mano una chitarra acustica nel 2011 e ora usa nei suoi spettacoli per aiutare la

consapevolezza della salute mentale.

Vi lancio la versione di questa donna che è, a dir poco, strepitosa e che desideravo conosceste.

Chiara Da Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=vf0QioKr7W4&ab_channel=KazHawkins

Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

 

“È passato tanto da quando ci siamo presi del tempo“

in Rubriche

Music tales La rubrica musicale 

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È passato tanto da quando ci siamo presi del tempo

La colpa non è di nessuno, so che il tempo vola via veloce

ma quando ti vedo tesoro

è come se entrambi ci innamorassimo di nuovo

Sarà proprio come ricominciare daccapo”

Ed eravamo ad ottobre (il 24 . . . pensa che coincidenza) dell’anno 1980, quando venne pubblicato e

raggiunse la prima posizione in classifica sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna due settimane dopo l’uccisione di John Lennon. Il singolo diventò il più rilevante successo di Lennon negli Stati Uniti,

rimanendo in prima posizione per cinque settimane di fila.

Quando Lennon fu assassinato a New York l’8 dicembre 1980, il singolo stazionava alla posizione numero 3 in classifica e la settimana seguente raggiunse la vetta. In Inghilterra era arrivato fino alla posizione numero 8 in classifica e poi era sceso velocemente di posizione in posizione fino all’omicidio di Lennon

che catapultò il singolo al primo posto in classifica, facendogli fare un balzo dalla posizione numero

21 alla prima. Che buffa la vita, fai picco di share quando sei ormai morto e nemmeno te la puoi godere…forse!

La canzone era la prima nuova uscita che Lennon pubblicava sin dal 1975, anno del suo ritiro dalle scene. Venne scelta come singolo non perché fosse il miglior brano dell’album, ma perché era la più appropriata dopo cinque anni di assenza dall’industria discografica. Il tintinnio di campanelle giapponesi presente nell’introduzione della canzone fa da contraltare al lugubre suono della campana a morto che aveva aperto Mother, il primo brano del primo album da solista di Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles nel 1970. Lennon percepiva il brano come una sorta di chiusura del cerchio. La canzone contiene una citazione evidente del tema melodico del brano Don’t Worry Baby dei Beach Boys, scritto da Brian Wilson nel 1964. Queste sono le notizie dal web di questo brano che, personalmente, amo alla follia.

Lennon rievocava attraverso questa ballata un amore perduto, con la speranza, di chi è capace di

ricominciare infinite volte senza paura di sbagliare, di ritrovarlo e poter ricominciare daccapo.

Ha dato attraverso questo brano il messaggio che, a volte, (A VOLTE NON SEMPRE) bisogni ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Come a voler ricominciare il viaggio.

La grande colpa dell’uomo non sono le sue cadute. La grande colpa dell’uomo è che può ricominciare in ogni momento e non lo fa.

(Martin Buber)

Vi lancio la versione originale ma vi chiedo di dedicare qualche minuto alla cover segnalata sotto il link di Lennon . . . a me è piaciuta tanto.

Chiara De Carlo


https://www.youtube.com/watch?v=GGl8tHar-Ko&ab_channel=RomarioBrasil
https://www.youtube.com/watch?v=VPIqGQTh7Kc&ab_channel=MatiasFumagalli

Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio!

“Perché lei non mi amasse non lo so…”

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Music tales / la rubrica musicale

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Perché lei non mi amasse non lo so

Io che le avevo dato tutto quel che ho

Ma forse quel che ho non è abbastanza

Forse cercava il cielo in questa stanza

E un cielo non ce l’ho”

Io Brunori Sas lo adoro proprio, con il suo album “a casa tutto bene”, nato dall’attrito fra le necessità di uscire di casa e la naturale tendenza al rifugio domestico, dice di aver avvertito la necessità di

abbandonare l’isoletta felice delle sue vicende private e di occuparsi di qualcosa che riguardasse

maggiormente il mondo fuori.

E lo ha fatto si, cavolo, attraverso brani semplici apparentemente ma molto profondi, quasi a voler far

sentire le pozzanghere dei veri oceani.

In questo disco emerge il coraggio di affrontare diverse tematiche, dall’attualità alle paure e sconforti quotidiani in maniera diretta e lineare.

L’intento di Brunori Sas era quello di realizzare un disco maturo, forte, che si occupasse del presente, della realtà, del senso di responsabilità; un disco sentimentale, che gioca poco con le parole per arrivare più diretto alla gente, “di cuore e non di testa”. Uno sguardo e un’anima intenti a cogliere dall’esterno, calandosi nei panni di un’umanità che spesso viene etichettava come “altro da me”.

Vi regalo “colpo di pistola” perchè non dimentichiate mai che l’amore è un colpo di pistola

L’amore, l’amore è un pugno sulla schiena

È uno schiaffo per cena

L’amore ti tocca appena

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=rSf1OcQ2e-8&ab_channel=BrunoriSas

Dove suona la musica E il futuro si srotola

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Music Tales / La rubrica musicale

E io vivo proprio nel mezzo

Nella terra degli uomini

Dove suona la musica

E governa la tecnica

E mi piace la plastica

Si sperimenta la pratica eh

E si forma la lacrima

Dove suona la musica

E il futuro si srotola

E l’amore si fa”

Non amo particolarmente Lorenzo Cherubini come artista ma so riconoscere quando una penna sa scrivere cose meravigliose.

Terra degli uomini” non è soltanto una canzone, è un inno all’umanità. Jovanotti canta la bellezza di microcosmo, incastrato tra il baratro e gli angeli, tra il cielo e la terra.

La dimensione di cui parla il Lorenzo nazionale, la nostra dimensione, quella nella quale ci troviamo è ricca, colma di magia. Ma anche di futuro, di energia, di amore, di musica che si snoda tra le corde di una chitarra elettrica e il tamburo dei nostri battiti interni. Nel nostro luogo incantato tutto è possibile. Tutto è solo nostro.

Alterna Jovanotti alle note gioiose un nostalgico intercalare che ci conduce a quando qualcuno ci lascia, momento nel quale siamo costretti a riprogrammare il nostro tempo per non cadere in una spirale di

insensatezza.

Lo scopo delle nostre vite è trovare una ragione, anche quando questa pare non esserci più.

Oggi, in uno di quei giorni in cui mi sento completamente sbagliata ed insensata, vi voglio regalare un

brano di sette anni fa dalla raccolta Backup. Firmato Universal, vale la pena di essere ascoltato, per me.

Avete presente la brutta sensazione di essere di troppo? E quindi non sapete se girare le spalle e andarvene oppure restare per educazione? Ecco come mi sento oggi anche se so che

alla fine, pur avvolti nell’indifferenza degli altri, ci sarà sempre un gran sole a sorprenderci.


Chiara De Carlo

 
 
 
 

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Chiara vi segnala i prossimi eventi… mancare sarebbe un sacrilegio!

Bocca di rosa

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Music tales, la rubrica musicale

C’è chi l’amore lo fa per noia

Chi se lo sceglie per professione

Bocca di rosa né l’uno né l’altro

Lei lo faceva per passione”

Pubblicata nel 1967, Bocca di Rosa è diventata una delle canzoni più conosciute della Storia della musica italiana. L’autore era Fabrizio De André, il cantautore genovese di cui cade l’anniversario dei 20 anni dalla morte.

Bocca di Rosa” racconta la storia di una donna che “metteva l’amore sopra ogni cosa”…fatevelo bastare.

Considerato ormai uno dei padri del cantautorato italiano, De André ha percorso varie strade, ispirandosi, inizialmente ai cantautori francesi, e in particolare a George Brassens da cui si dice – ma si dicono tante cose – avesse preso spunto anche per questa canzone, ispirandosi, in particolare a “Brave Margot”. La canzone è ormai un classico mandato a memoria da intere generazioni di amanti della musica: nel brano si racconta proprio la storia di Bocca di Rosa: “La chiamavano Bocca di rosa, metteva l’amore, metteva l’amore. La chiamavano Bocca di rosa, metteva l’amore sopra ogni cosa” è l’incipit di un brano che racconta dell’arrivo nel paesino di Sant’Ilario di una donna che non faceva l’amore per noia, né per professione, ma per passione. Oggi il termine viene spesso associato a quello della prostituta ma, stando alle parole del cantautore, l’associazione non è proprio giusta.

Ma si sa, siamo un popolo che non accetta una donna possa “farlo” per passione, pertanto, se desiderabile, beh…è sicuramente una poco di buono.

Ma chi era Bocca di Rosa!?!??!

Si è discusso tanto su chi potesse essere la Bocca di Rosa di cui parlava De André, c’è chi parlò di Liliana Tassio, chi, come Dori Ghezzi che si trattasse di una fan che gli aveva raccontato la sua vita e chi, invece, di opera di finzione, eppure proprio il cantante disse in un’intervista a Repubblica che “è un fatto vero, un episodio che è accaduto a me personalmente nel 1962 a Genova.

Il paesino di Sant’Ilario citato nella canzone è in realtà la stazione di Nervi.

Fu lì che sbarcò la mia Bocca di rosa (…).

Proprio come nella canzone, lei lo faceva per piacere, per passione, non per denaro”.

Facciamocene una ragione: l’amore si può fare anche solo per passione, e Dio solo sa, quanto sia bello, mettere l’amore sopra ogni cosa. (Meglio che per noia).


E Vanoni lo sa . . . e pure io, e ne vado fiera.

 

Chiara De Carlo 

“In fondo sei solamente quello che io non ho”

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Music tales, la rubrica musicale

In fondo tu non sei bella

In fondo io non ti amo

In fondo sei solamente

Quello che io non ho”

Ho scoperto da poco tempo questa chicca di Niccolò Fabi presente nella sua raccolta “Diventi inventi” del 2017, e mi sono meravigliata di come sia capace di descrivere piccoli momenti quotidiani in un modo così intenso e poetico da farti rivivere e rielaborare la tua storia.

Non amai Fabi dal primo momento, non io.

Poi mi imbattei in “costruire” e scoprii che l’uomo di “Capelli” che proprio non apprezzavo affatto, si era avvicinato al mio cuore molto più di quanto avrei potuto pensare.

Non dirò nulla di questo brano, mi importa poco come sia stato partorito o vomitato. Mi importa cosa

smuove” in me.

“Dicono che nel corso della nostra vita abbiamo due grandi amori.

Uno è con cui ti sposi o vivi per sempre, forse diventerà il padre o la madre dei tuoi figli, e sarà quella persona con cui ottieni il massimo rapporto per stare il resto della tua vita accanto a lei o lui.”

Poi dicono che c’è un secondo grande amore, una persona che perderai sempre di continuo. Qualcuno con cui sei nato già connesso, si chiama “Chimica” dicono, ma a volte anche la forza della chimica impedisce di raggiungere un lieto fine. Fino a quando un certo giorno smetteranno di provare. Si arrenderanno e cercheranno quell’altra persona, e finiranno anche per trovarla ma non è quello che volevano.

Ma vi assicuro che non passeranno una sola notte, senza pentirsi e senza sentire il bisogno di un solo bacio, o magari discutere ancora una volta.
Tutti sanno di cosa sto parlando, perché mentre state leggendo questo,
vi è venuto il suo nome in testa.

Si libereranno di lui o di lei fisicamente, smetteranno di soffrire forse mentalmente, riusciranno a trovare la pace ( la sostituiranno con la calma) ma vi assicuro che pregheranno ogni giorno per aver un contatto anche solo per litigare o discutere.
Perché, a volte, si sprigiona più energia discutendo con qualcuno che ami, che facendo l’amore

con qualcuno che apprezzi.

Ricordate il filo rosso del destino?! Una leggenda che ha origine cinese che narra così:


“Un filo rosso invisibile collega coloro che sono destinati a ritrovarsi, indipendentemente dal tempo, luogo o circostanze. Il filo rosso può essere allungato, tirato, ingarbugliato, ma non si romperà mai.”

Paulo Coelho

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=QMk11JtZdd0&ab_channel=stefy573

Grazie dei fiori

in CULTURA E SPETTACOLI

Music tales / la rubrica musicale

E grazie ancor

Che in questo giorno tu m’hai ricordata

Ma se l’amore nostro s’è perduto

Perché vuoi tormentare il nostro cuor?

In mezzo a quelle rose

Ci sono tante spine

Memorie dolorose

Di chi ha voluto bene

Son pagine già chiuse

Con la parola fine

Grazie dei fiori/Sorrentinella è un singolo di Nilla Pizzi e del Duo Fasano, pubblicato nel 1951.

Grazie dei fiori fu composta da Mario Panzeri e Gian Carlo Testoni per la parte testuale su musica di

Saverio Seracini (indicata sull’etichetta del disco come una beguine).

La canzone nacque da un testo scritto da Testoni e Panzeri, che venne mandato dapprima al maestro

Saverio Seracini, che dopo aver scritto la musica lo incaricò di trovare una casa editrice per affidarla a qualche cantante: tutti i tentativi fatti da Testoni fallirono.

Dopo qualche mese, però, ebbe modo di leggere il bando per la partecipazione alla prima edizione del

Festival di Sanremo e decise di inviare la canzone, che la commissione di lettura accettò affidandola a

Nilla Pizzi: inaspettatamente il brano, di proprietà degli autori, arrivò al primo posto.

Detto questo per inquadrare il brano in un contesto storico/musicale, pensiamo al brano, semplice, ma dai contenuti profondi.

Grazie dei fiori è una canzone elegante, sofisticata moderna, (anche se concepita nei primi anni ’50) come l’amore che racconta. Una donna riceve tanti fiori nel giorno del suo matrimonio, compreso un mazzo di rose rosse dal suo ex (“Fra tutti gli altri li ho riconosciuti, mi han fatto male, eppure li ho graditi… Se l’amore nostro s’è perduto, perché vuoi tormentare il nostro cuor? In mezzo a quelle rose, ci sono tante spine, memorie dolorose, di chi ha voluto bene. Sono pagine già chiuse con la parole fine“) che per lei ormai appartiene al passato (“Grazie dei fior e addio per sempre, addio, senza rancor“).

Che dire? Volenti o nolenti l’abbandono ci introduce, dal primo momento in cui lo subiamo, in una terra desolata che non conoscevamo, ci fa ascoltare un timbro inedito della disperazione e della fatica dell’esistere e del desiderare.

Ogni donna che ha finalmente capito il suo valore, ha raccolto le valigie del suo orgoglio, è salita sul volo della libertà, ed è atterrata nella valle del cambiamento.

(Shannon L. Alder)

Ascoltatela dalla bocca elegante di una preziosa Carmen.

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=KRD1xSIQCAE&ab_channel=21102030

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