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	<title>LIFESTYLE Archivi - Il Torinese</title>
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	<title>LIFESTYLE Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>Armonie e fascino nei campi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 03:21:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/foto-balle-di-fieno-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/foto-balle-di-fieno-1-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/foto-balle-di-fieno-1-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />È proprio così, il lavoro degli agricoltori sui terreni coltivati può provocare intensa meraviglia, sorprendere in modo forte e suscitare ammirazione infinita. Sembrare perfino un&#8217;opera d&#8217;arte, un quadro. Guardare, soffermarsi in silenzio e godere di una bellezza che surclassa tanta cosiddette opere d&#8217;arte contemporanee, moderne, astruse e senz&#8217;anima. Ho scattato questa foto nella campagna astigiana, ci scrive il nostro lettore Gianni Re&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/foto-balle-di-fieno-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/foto-balle-di-fieno-1-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/foto-balle-di-fieno-1-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><div></div>
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<div>È proprio così, il lavoro degli agricoltori sui terreni coltivati può provocare intensa meraviglia, sorprendere in modo forte e suscitare ammirazione infinita. Sembrare perfino un&#8217;opera d&#8217;arte, un quadro. Guardare, soffermarsi in silenzio e godere di una bellezza che surclassa tanta cosiddette opere d&#8217;arte contemporanee, moderne, astruse e senz&#8217;anima. Ho scattato questa foto nella campagna astigiana, ci scrive il nostro lettore Gianni Re&#8230;</div>
<div><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-306974" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/balle-di-fieno-2.jpg" alt="" width="678" height="904" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/balle-di-fieno-2.jpg 678w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/balle-di-fieno-2-225x300.jpg 225w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/balle-di-fieno-2-480x640.jpg 480w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></div>
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		<title>Vanchiglietta, il quartiere nato tra due fiumi e il profumo del cioccolato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 02:42:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/VANCHIGLIETTA-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/VANCHIGLIETTA-150x150.png 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/VANCHIGLIETTA-480x480.png 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />&#160; La metamorfosi di Vanchiglietta tra industria e natura. Vanchiglietta è stata, per lungo tempo, una terra di confine. Questo quartiere, oggi tra i più apprezzati di Torino, è nato dall&#8217;acqua, dal fango e dal lavoro di generazioni di uomini e donne che hanno trasformato un territorio difficile in uno dei luoghi più caratteristici della città. Stretta tra il Po e la Dora Riparia, Vanchiglietta fu per secoli una zona periferica, segnata dalla presenza dei fiumi e dalle loro periodiche esondazioni. Dove oggi sorgono palazzi, giardini e piste ciclabili si estendevano terreni umidi, prati allagati e sentieri fangosi. Qui vivevano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/VANCHIGLIETTA-150x150.png" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/VANCHIGLIETTA-150x150.png 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/VANCHIGLIETTA-480x480.png 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>&nbsp;</p>
<h3><span style="font-size: large; color: #008000;">La metamorfosi di Vanchiglietta tra industria e natura.</span></h3>
<p>Vanchiglietta è stata, per lungo tempo, una terra di confine. Questo quartiere, oggi tra i più apprezzati di Torino, è nato dall&#8217;acqua, dal fango e dal lavoro di generazioni di uomini e donne che hanno trasformato un territorio difficile in uno dei luoghi più caratteristici della città. Stretta tra il Po e la Dora Riparia, Vanchiglietta fu per secoli una zona periferica, segnata dalla presenza dei fiumi e dalle loro periodiche esondazioni. Dove oggi sorgono palazzi, giardini e piste ciclabili si estendevano terreni umidi, prati allagati e sentieri fangosi. Qui vivevano contadini, lavandaie, barcaioli e piccoli artigiani che traevano sostentamento dall&#8217;acqua e dalla fertilità del suolo. Le condizioni erano spesso difficili: le zanzare infestavano l&#8217;area e le piene rendevano precaria la vita quotidiana. Non è un caso che l&#8217;origine del nome Vanchiglia e della sua naturale estensione, Vanchiglietta, sia ancora oggi oggetto di interpretazioni. Secondo alcune ipotesi deriverebbe proprio dalle caratteristiche del terreno, ricco di acquitrini, vegetazione palustre e fanghiglia. Un ambiente lontanissimo dall&#8217;immagine elegante e ordinata che il quartiere offre oggi ai suoi abitanti. La svolta per quest’area è arrivata nella seconda metà dell&#8217;Ottocento, quando Torino iniziò ad allargare i propri confini urbani. Le opere di bonifica, la costruzione di nuove strade e l&#8217;espansione edilizia cambiarono profondamente il suo volto, ma fu soprattutto l&#8217;industrializzazione a imprimere una trasformazione decisiva. Tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento sorsero stabilimenti, officine e laboratori che sfruttavano la vicinanza dei canali e delle infrastrutture cittadine. Le ciminiere divennero parte integrante del paesaggio e il quartiere conquistò un soprannome destinato a entrare nella memoria popolare: <i>Borgh dël fum</i>, il borgo del fumo. Per molti anni il cielo di Vanchiglietta fu attraversato dalle dense colonne che uscivano dagli impianti industriali. Eppure, accanto all&#8217;odore del carbone e delle officine, se ne diffondeva uno ben più gradevole, nei primi anni del Novecento, infatti, la Venchi, destinata a diventare una delle più celebri aziende dolciarie italiane, trasferì qui parte della propria produzione. Il profumo del cacao e del cioccolato si mescolava così agli aromi della città operaia, creando un&#8217;atmosfera che molti anziani ricordano ancora con nostalgia. Nello stesso quartiere veniva inoltre prodotta la Borocillina della Schiapparelli, farmaco entrato nella storia dell&#8217;industria farmaceutica italiana. Per lungo tempo Vanchiglietta mantenne anche una certa distanza dal resto della città. La presenza dei fiumi e la scarsità dei collegamenti la rendevano quasi una piccola isola urbana e raggiungerla significava attraversare ponti e percorrere strade che sembravano condurre fuori Torino, verso una periferia ancora sospesa tra campagna e industria. Il secondo dopoguerra segnò un nuovo cambiamento:le fabbriche lasciarono progressivamente spazio alle abitazioni, ai servizi e agli spazi pubblici. Il quartiere iniziò così a costruire l&#8217;identità che lo contraddistingue ancora oggi: una zona residenziale tranquilla, immersa nel verde e caratterizzata da una forte dimensione di comunità. I palazzi di fine Ottocento e inizio Novecento, i piccoli negozi di vicinato, i caffè e le attività artigianali contribuiscono a creare un&#8217;atmosfera che conserva il sapore della Torino di una volta. Oggi Vanchiglietta vive soprattutto del suo rapporto con l&#8217;acqua e con la natura. Il Parco Colletta e il vicino Parco del Meisino rappresentano un patrimonio prezioso, frequentato ogni giorno da sportivi, famiglie e amanti delle passeggiate. Le piste ciclabili lungo il Po collegano il quartiere al centro cittadino e alla collina, offrendo uno dei percorsi più suggestivi della città.</p>
<p><a name="_GoBack"></a> Negli ultimi anni la zona ha attirato nuove famiglie, professionisti e studenti, conquistati dalla qualità della vita e dalla posizione strategica. Restano alcune criticità legate al traffico, alla carenza di parcheggi e alla necessità di valorizzare ulteriormente alcuni spazi pubblici, tuttavia il fascino di Vanchiglietta continua a risiedere proprio nella sua capacità di mantenere un equilibrio tra memoria e modernità. Tra il verde dei parchi, il lento scorrere del Po e il ricordo delle ciminiere che un tempo ne segnavano l&#8217;orizzonte, il quartiere racconta ancora oggi una delle pagine più affascinanti della storia torinese: quella di una terra nata tra due fiumi, cresciuta con l&#8217;industria e rimasta fedele alla propria anima. C’e’ poi un tema molto sentito in questa parte di Torino: il Meisino, i cittadini e le associazioni ambientaliste, infatti, chiedono che l&#8217;area mantenga la propria vocazione naturalistica, con particolare attenzione alla tutela della biodiversità, dei percorsi naturalistici e degli habitat presenti lungo il Po. Il dibattito degli ultimi anni ha mostrato quanto il rapporto con il verde e con i corsi d’acqua sia diventato parte integrante dell&#8217;identità di Vanchiglietta e di chi la abita. La Panchina &#8220;Donna, Vita, Libertà&#8221;, infine, può essere considerata come una delle testimonianze più recenti dell&#8217;identità culturale e civile del quartiere.</p>
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<p>Maria La Barbera</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-276668" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/08/barbera-la-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/08/barbera-la-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2025/08/barbera-la-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>
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		<title>La Festa di San Giovanni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 22:31:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2024/06/falo-san-giovanni-2023-folla-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2024/06/falo-san-giovanni-2023-folla-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2024/06/falo-san-giovanni-2023-folla-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Il 24 giugno è da sempre un giorno carico di simbologia e tradizioni; in Italia ed in molte parti d’Europa si celebra la Festa di San Giovanni Battista, l’unico santo per il quale la Chiesa cattolica ricorda la nascita, avvenuta appunto il 24 giugno e la morte, il 29 agosto, onore riservato solo alla Beata Vergine Maria e a Gesù Cristo. San Giovanni Battista, nato alla fine del I secolo a.C. ad Ain Karem, a circa sette km ad ovest di Gerusalemme, era figlio di Zaccaria ed Elisabetta, parente di Maria. Quando ebbe un’età conveniente si ritirò a condurre la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2024/06/falo-san-giovanni-2023-folla-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2024/06/falo-san-giovanni-2023-folla-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2024/06/falo-san-giovanni-2023-folla-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p class="western"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il 24 giugno è da sempre un giorno carico di simbologia e tradizioni; in Italia ed in molte parti d’Europa si celebra la Festa di San Giovanni Battista, l’unico santo per il quale la Chiesa cattolica ricorda la nascita, avvenuta appunto il 24 giugno e la morte, il 29 agosto, onore riservato solo alla Beata Vergine Maria e a Gesù Cristo.<br />
San Giovanni Battista, nato alla fine del I secolo a.C. ad Ain Karem, a circa sette km ad ovest di Gerusalemme, era figlio di Zaccaria ed Elisabetta, parente di Maria. Quando ebbe un’età conveniente si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, cibandosi di locuste e miele selvatico.<br />
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio, 28-29 d.C., iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, esortando alla conversione e predicando la penitenza. In segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del fiume coloro che accoglievano la sua parola e per questo rito, detto battesimo, venne soprannominato “Battista”. Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">” e a Gesù: “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Io ho bisogno di esser battezzato da te e tu vieni da me?</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”. Quando compì il rito vide scendere lo Spirito Santo su di lui come una colomba, mentre una voce diceva: “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>questo è il mio figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”.<br />
Con il battesimo Giovanni perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che a quell’epoca si facevano al tempio; tutto questo non era gradito ai sacerdoti e così Re Erode Antipa, sovrano accusato di adulterio da Giovanni per aver preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello, lo fece arrestare. Un giorno il monarca organizzò un banchetto per festeggiare il compleanno della sua amata e alla festa partecipò anche Salomè, figlia di primo letto di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa. La fanciulla danzò e l’esibizione piacque molto al re, il quale le disse: “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”. Salomè, consigliata dalla madre, chiese la testa di Battista ed Erode, pur rattristato, fu costretto ad esaudire tale desiderio. Giovanni Battista venne quindi decapitato tra il 29 e il 32 d.C.<br />
Secondo la tradizione il capo del santo è conservato nella Chiesa di San Silvestro in Capite a Roma, mentre il piatto che lo avrebbe accolto è custodito nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo a Genova. Una parte delle reliquie è stata donata dai Doria all’Oratorio di San Giovanni Battista di Loano. Il suo braccio destro si trova invece nel Duomo di Siena, mentre una piccola quantità di sangue è custodita nella Chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli.<br />
La Festa di San Giovanni ha origini pagane ed i suoi rituali sono stati narrati da celebri scrittori, tra i quali Cesare Pavese nel romanzo “La luna e i falò”. La notte di San Giovanni è infatti quella dei fuochi ed ai tradizionali falò che rompono le tenebre nelle località di montagna e in campagna, si accompagnano i magnifici spettacoli pirotecnici in molte città, tra le quali Torino, capoluogo del quale Giovanni Battista è il Santo Patrono.<br />
Questi falò hanno l’obiettivo di propiziare i raccolti e rafforzare il sole, che lentamente diventa sempre più debole. Il 24 giugno è infatti l’opposto del 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, quando i falò vengono accesi per rafforzare il sole, che dopo il solstizio d’inverno giorno dopo giorno diventa sempre più forte. Se il 17 gennaio segna l’apice delle tenebre e il lento allungarsi delle giornate, il 24 giugno al contrario rappresenta l’apice della luce e il lento progredire del buio.<br />
La Festa di San Giovanni cade infatti pochi giorni dopo il 21 giugno, il giorno più lungo dell’anno.<br />
Nell’antichità il 24 giugno si festeggiava la Dea Fortuna e si accendevano grandi falò con l’obiettivo di propiziare i raccolti. Il fuoco aveva una funzione purificatrice nelle persone che lo guardavano e serviva anche per cacciare le streghe, che si credeva si radunassero nella notte per danzare sotto i noci. Il Cristianesimo integrò all’interno della propria liturgia le feste pagane dedicate al solstizio d’estate e così la tradizione dei falò è giunta fino ai giorni nostri.<br />
Giovanni è il santo che battezzava e secondo un’antica tradizione nella sua notte l’acqua si sposerebbe con il fuoco e la luna con il sole. In questo giorno il sole entra infatti nella costellazione del cancro che è dominata dalla luna.<br />
Il 24 giugno è una festa molto sentita a Torino, il cui legame con San Giovanni Battista risale addirittura ai tempi di Agilulfo, Re dei Longobardi dal 591 al 616, il quale fece erigere una chiesa in suo onore. Risalgono invece al medioevo le diverse celebrazioni che coinvolgono anche gli abitanti delle zone limitrofe; il 24 giugno venivano organizzate la processione e l’ostensione delle reliquie del santo, provenienti dalla chiesa di Saint-Jean-de-Maurienne e non mancavano momenti conviviali come danze e canti e la corsa dei buoi nelle strade di Borgo Dora. Tradizione della vigilia era invece il falò serale in Piazza Castello: a dare fuoco alla grande catasta piramidale di legna era il figlio più giovane del sovrano e le persone cantavano e danzavano in cerchio attorno al fuoco. A guidare i festeggiamenti era Re Tamburlando, una figura che oggi può essere paragonata a quella di Gianduja.<br />
In questo giorno in tutto il Piemonte per tradizione si bruciavano le vecchie erbe, si comprava l’aglio per avere un anno fortunato e si dava il via alla produzione casalinga del nocino, liquore che farebbe riacquistare forza nei momenti di necessità grazie all’intercessione del santo. Le noci venivano raccolte il giorno precedente e l’infuso ottenuto veniva lasciato alla luce fino al 15 agosto, quando veniva imbottigliato e tenuto al buio fino alla festa di Ognissanti, per poi berlo alla vigilia di Natale.<br />
Alla mezzanotte del 23 si raccoglieva un rametto di felce, che conservato in casa per un anno sarebbe servito per aumentare il patrimonio.<br />
Un’altra tradizione è quella dell’acqua di San Giovanni, preparata da molti ancora oggi. Il 23 al tramonto si raccolgono felci, artemisia, camomilla, gigli rossi ed iperico, che vengono messi in acqua per una notte. La mattina seguente questo liquido, molto profumato, viene usato per lavarsi e purificarsi. In Slovenia è invece tradizione utilizzare i sopraccitati fiori per creare ghirlande da far benedire ed appendere alle porte delle case. In questo modo San Giovanni proteggerebbe l’abitazione dagli spiriti maligni.<br />
Nelle Langhe, oltre alla tradizione dei falò, c’era quella di raccogliere la rugiada prima dell’alba del 24 giugno, che nella tradizione cristiana rappresenta le lacrime di Salomè. Ella, pentita per la morte del Battista, coprì la sua testa di baci e lacrime e dalla bocca del morto uscì un vento fortissimo che spinse le lacrime in aria, dove restarono a vagare per l’eternità.<br />
La tradizione vuole che la rugiada di San Giovanni abbia la capacità di avverare i desideri e di proteggere dalle malattie e dalle tempeste.<br />
Secondo un’antica leggenda il 24 giugno la sfera solare sarebbe più luminosa del solito e si potrebbe vedere un cerchio di fuoco che gira. Chi, tra le ragazze da marito, riuscirà a vedervi la testa di San Giovanni decapitato, si sposerà entro l’anno.<br />
L’erba protagonista di questa giornata è l’iperico, chiamato anche “erba di San Giovanni” perché fiorisce in questo periodo. Sotto forma di estratti si utilizza nelle depressioni lievi e moderate, in quanto ha proprietà sedative e analgesiche. Viene usato anche come antinfiammatorio nei casi di artrite, sciatica, fibromialgie e dolori reumatici. L’olio di iperico è un ottimo antinfiammatorio, antisettico e vulnerario per ferite, abrasioni, ulcere e scottature, che può essere utilizzato per ridurre il dolore di origine nervosa, come la sciatica e di origine muscolare.</span></span></p>
<p class="western" align="right"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ANDREA CARNINO<br />
</span></span></p>
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		<title>Bollicine del Piemonte e Moscato Wine Festival</title>
		<link>https://iltorinese.it/2026/06/23/bollicine-del-piemonte-e-moscato-wine-festival/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 16:57:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[food]]></category>
		<category><![CDATA[GUSTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />  Lunedì 29 giugno 2026 Combo Corso Regina Margherita, 128 TORINO L&#8217;associazione Go Wine invita ad uno speciale evento nella città di Torino, nei primi giorni dell&#8217;estate. L&#8217;evento è in programma lunedì 29 giugno presso la sala Atlas di Combo in Corso Regina, 128. Un edificio recuperato (già ex-caserma dei vigili del fuoco) e inaugurato a inizio 2020; si trova nei pressi di Porta Palazzo, vi è un parcheggio multipiano nelle immediate vicinanze. Un evento dal sapore estivo, dedicato a due temi: lo spumante del Piemonte e il moscato: -presenteremo una selezione di bollicine del Piemonte, fra vini a denominazioni d&#8217;origine ed</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/download-2-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><div dir="ltr">
<div></div>
<div><b> </b></div>
<div><b>Lunedì 29 giugno 2026</b><b> Combo</b></div>
<div><b>Corso Regina Margherita, 128 TORINO</b><b><br />
</b></div>
<div></div>
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<table cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">
<div>L&#8217;associazione Go Wine invita ad uno speciale evento nella città di Torino, nei primi giorni dell&#8217;estate.</div>
<div>L&#8217;evento è in programma lunedì 29 giugno presso la sala Atlas di Combo in Corso Regina, 128.</div>
<div><i>Un edificio recuperato (già ex-caserma dei vigili del fuoco) e inaugurato a inizio 2020; si trova nei pressi di Porta Palazzo, vi è un parcheggio multipiano nelle immediate vicinanze.</i></div>
<div></div>
<div>Un evento dal sapore estivo, dedicato a due temi: lo spumante del Piemonte e il moscato:</div>
<div></div>
<div>-presenteremo una selezione di <b>bollicine del Piemonte</b>, fra vini a denominazioni d&#8217;origine ed espressione da vitigni autoctoni;</div>
<div><b> </b></div>
<div><b>-il moscato</b>, rinnovando anche nel 2026 le selezioni del Moscato Wine Festival in tour. Un appuntamento giunto alla 25° edizione, che si esprime quest&#8217;anno con oltre 20 vini, fra il Moscato d&#8217;Asti e tanti altri vini Moscato espressione dei diversi tipi di vitigno coltivati in molte regioni italiane, dal nord a sud, nelle versioni secco, moscato, spumante e passito.</div>
<div></div>
<div>Una serata di piacevolezza e assaggi, per chi ama degustare e scoprire nuovi vini.</div>
<div></div>
<div><b><i>Ecco un primo elenco delle cantine presenti</i></b></div>
<div></div>
<div><b>Abbona Anna Maria </b>– Farigliano (Cn); <b>Adriano Marco e Vittorio </b>– Alba (Cn);</div>
<div><b>Angelo Negro</b> – Monteu Roero (Cn); <b>Araldica</b> – Castel Boglione (At);</div>
<div><b>Ca&#8217; Lustra</b> – Cinto Euganeo (Pd); <b>Cantina di Venosa</b> – Venosa (Pz);</div>
<div><b>Cantina Maranzana</b> – Maranzana (At);</div>
<div><b>Cantine del Notaio</b> – Rionero in Vulture (Pz);</div>
<div><b>Cantine Sardus Pater</b> – Sant&#8217;Antioco (Su); <b>Cascina Castlet</b> – Costigliole d&#8217;Asti (At);</div>
<div><b>Cascina Chicco </b>– Canale (At); <b>Cascina Giovinale</b> – Nizza Monferrato (At);</div>
<div><b>Cieck</b> – San Giorgio Canavese (To); <b>De Tarczal</b> &#8211; Isera (Tn);</div>
<div><b>Di Majo Norante </b>– Campomarino (Cb); <b>Di Marzo </b>– Tufo (Av);</div>
<div><b>Dionigi </b>– Bevagna (Pg); <b>Gianni Doglia</b> – Castagnole Lanze (At);</div>
<div><b>Feudi di San Gregorio</b> – Sorbo Serpico (Av); <b>Francone </b>– Neive (Cn);</div>
<div><b>Il Pianzio </b>– Galzignano Terme (Pd);</div>
<div><b>I Vini di Emilio Bulfon </b>– Pinzano al Tagliamento (Pn); <b>L&#8217;Autin</b> – Bibiana (To);</div>
<div><b>Fausta Mansio </b>– Siracusa;<b> Poderi Colla </b>– Alba (Cn);</div>
<div><b>Rivera</b> – Andria (Bt); <b>Sankt Pauls</b> – San Paolo (Bz);</div>
<div><b>Tenuta Il Falchetto</b> – Santo Stefano Belbo (Cn); <b>Terrenostre</b> – Cossano Belbo (Cn);</div>
<div><b>Torrevento Cantine</b> – Corato (Ba); <b>G.D. Vajra</b> – Barolo (Cn);</div>
<div><b>Zeni Roberto </b>– San Michele all&#8217;Adige (Tn).</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<div><b>Ore 17,00 -18,30: </b><b><i>Anteprima:</i></b><b> d</b>egustazione riservata esclusivamente ad operatori professionali qualificati (giornalisti del settore enogastronomico, soggetti riconosciuti che operano in enoteche, ristoranti, wine bar: due persone per locale).</div>
<div>La richiesta di accredito avviene tramite mail. Go Wine verificherà e confermerà l&#8217;accredito per iscritto.</div>
<div></div>
<div>🕕 <b>Ore 18,00-22,00:</b> turno di apertura del banco d&#8217;assaggio al pubblico di enoappassionati.</div>
<div></div>
<div><b>Costi di partecipazione</b></div>
<div></div>
<div>Il costo della degustazione per il pubblico è di € 22,00 (€ 15,00 Soci Go Wine, rid. soci associazioni di settore € 18,00).</div>
<div></div>
<div><i>Info:</i> Associazione Go Wine – Tel. 0173 364631</div>
<div>e-mail <u>stampa.eventi@gowinet.it</u></div>
<div></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div dir="ltr">Gandin luca</div>
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		<title>Nasce &#8220;Ovum Regale&#8221;: quando l&#8217;alta pasticceria incontra la meccanica di precisione</title>
		<link>https://iltorinese.it/2026/06/23/nasce-ovum-regale-quando-lalta-pasticceria-incontra-la-meccanica-di-precisione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 07:15:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ovum-Regale-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ovum-Regale-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ovum-Regale-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Firmato dagli chef Ugo Alciati ed Emmanuele Guido per il brand Tartufo Regale, il nuovo dessert scardina i cliché della frutta realistica grazie a un&#8217;innovativa tecnica di calco da uova fresche e a un ripieno iconico che celebra il gusto della tradizione piemontese di Alessandro Sartore Nel panorama contemporaneo della pasticceria da ristorazione, dove la tendenza del trompe-l&#8217;œil e dei frutti realistici domina spesso i social e le carte dei dessert, c&#8217;è chi ha scelto di fare il percorso inverso. Non imitare la natura standardizzandola attraverso stampi industriali, ma clonare l’imperfezione perfetta della natura stessa. È questa la filosofia alla</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ovum-Regale-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ovum-Regale-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ovum-Regale-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p align="center">
<p align="center"><span style="color: #008000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Firmato dagli chef Ugo Alciati ed Emmanuele Guido per il brand Tartufo Regale, il nuovo dessert scardina i cliché della frutta realistica grazie a un&#8217;innovativa tecnica di calco da uova fresche e a un ripieno iconico che celebra </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>il gusto della tradizione piemontese</b></span></span></p>
<p align="center">
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>di </i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Alessandro Sartore</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Nel panorama contemporaneo della pasticceria da ristorazione, dove la tendenza del </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>trompe-l&#8217;œil</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> e dei frutti realistici domina spesso i social e le carte dei dessert, c&#8217;è chi ha scelto di fare il percorso inverso. Non imitare la natura standardizzandola attraverso stampi industriali, ma clonare l’imperfezione perfetta della natura stessa.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">È questa la filosofia alla base di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Ovum Regale</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, il primo dessert firmato </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Tartufo Regale</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> &#8211; brand che fa capo alla holding agroalimentare GLP (Gruppo TCN), a cui appartengono storici marchi come </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Galup</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> e </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Streglio</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> -. Presentato ufficialmente a Torino presso il Flagship Store Galup di Via Andrea Doria, il dolce è il frutto della sinergia tra la visione imprenditoriale di Giuseppe Bernocco, Sebastiano Astegiano e il tristellato Ugo Alciati, affiancato dallo chef Emmanuele Guido.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Oltre la tendenza: l&#8217;ingegnerizzazione del guscio</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">A prima vista si presenta come un perfetto uovo di gallina. Eppure, dietro questa apparente semplicità, si cela un progetto di alta ingegneria alimentare. Per realizzarlo è stata fondamentale la contaminazione con il know-how del </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Gruppo TCN</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, specializzato in meccanica di precisione.</span></p>
<p align="justify">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Ovum Regale non è soltanto un dessert, ma una vera e propria esperienza gastronomica”</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, ha spiegato lo chef </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Emmanuele Guido</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>“La sua realizzazione segue un processo produttivo diametralmente opposto rispetto alla frutta realistica, con un livello di complessità decisamente superiore”</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il team ha sviluppato un sistema che consente di ricavare i calchi in silicone direttamente da oltre cento uova fresche di gallina, tutte diverse tra loro. Rugosità, porosità e imperfezioni del guscio reale vengono trasferite direttamente sullo stampo. Questo approccio vieta l&#8217;utilizzo di glasse correttive </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>post-produzione</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">: il cioccolato bianco esce dallo stampo nudo, preservando l&#8217;autenticità millimetrica della sinuosità naturale.<img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-306877" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ugo-Alciati-e-Emmanuele-Guido-576x1024.jpeg" alt="" width="576" height="1024" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ugo-Alciati-e-Emmanuele-Guido-576x1024.jpeg 576w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ugo-Alciati-e-Emmanuele-Guido-169x300.jpeg 169w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ugo-Alciati-e-Emmanuele-Guido-480x853.jpeg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/Ugo-Alciati-e-Emmanuele-Guido.jpeg 590w" sizes="(max-width: 576px) 100vw, 576px" /></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>La sfida termica del ripieno: panna cotta e zabaione</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Se il guscio rappresenta un trionfo di precisione estetica, la vera sfida per la ricerca e sviluppo (</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>R&amp;D</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">) ha riguardato la gestione della chimica degli ingredienti in relazione alle temperature.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il dolce viene assemblato ed estratto attraverso un&#8217;apertura di appena 20 millimetri, concepito per la catena del freddo (distribuito congelato e servito a temperatura di frigorifero). Il ripieno custodisce i pilastri della tradizione dolciaria piemontese: panna cotta, zabaione e Nocciola Piemonte IGP, elementi strutturati per dialogare con le note di Tartufo Regale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dal punto di vista tecnico, l&#8217;ostacolo maggiore è stato rappresentato dall&#8217;acqua libera presente nella panna cotta e nello zabaione. Durante la fase di abbattimento e congelamento, l&#8217;aumento di volume dei liquidi rischiava di generare una pressione interna tale da spaccare la sottile camicia di cioccolato bianco. I mesi di ricerca sono serviti proprio a trovare il perfetto punto di equilibrio strutturale capace di garantire stabilità senza compromettere la texture setosa del ripieno al momento del servizio.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Sinergie industriali e posizionamento sul mercato</b></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L&#8217;operazione </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Ovum Regale</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> dimostra come il comparto Food italiano stia evolvendo verso modelli di business in cui artigianato d&#8217;eccellenza, manifattura ed expertise stellata si fondono per fare volume e posizionamento. La partnership storica tra la famiglia Bernocco-Astegiano e Ugo Alciati trova qui un ulteriore tassello di sviluppo commerciale per il brand Tartufo Regale, nato per ridefinire la categoria dei tartufi di cioccolato attraverso il linguaggio della </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><i>Chocollery</i></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (la gioielleria in cioccolato).</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Il dessert non rimarrà un unicum: l’azienda ha già annunciato che l&#8217;uovo rappresenta solo il primo capitolo di un più ampio percorso di ricerca dedicato agli abbinamenti gastronomici d&#8217;autore.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Dove trovarlo: </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Ovum Regale</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> farà il suo ingresso ufficiale in carta al ristorante </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>“Guido” di Serralunga d’Alba (1 stella Michelin)</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, all&#8217;interno della storica tenuta di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>Fontanafredda</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">. Per il canale della ristorazione e del fine food retail, il prodotto può essere ordinato e gestito direttamente tramite la rete distributiva di Tartufo Regale </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">all’indirizzo mail: </span></span><span style="color: #467886;"><u><a href="mailto:info@tartuforegale.it"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">info@tartuforegale.it</span></a></u></span></p>
<p align="justify">
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/06/23/nasce-ovum-regale-quando-lalta-pasticceria-incontra-la-meccanica-di-precisione/">Nasce &#8220;Ovum Regale&#8221;: quando l&#8217;alta pasticceria incontra la meccanica di precisione</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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		<title>La Gilera di Brunello&#8230; pardon, del Partito</title>
		<link>https://iltorinese.it/2026/06/23/la-gilera-di-brunello-pardon-del-partito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 22:20:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[IL RACCONTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2020/02/Pci-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />La Gilera 300 Bicilindrica del 1958, tenuta come un gioiello, era di proprietà del Partito. Brunello l’aveva in uso per svolgere la sua attività d’ispettore de L’Unità nelle varie edicole del Piemonte nord orientale, della Valle d’Aosta e della Lomellina pavese.  Una “bestia” rossonera da un quintale e mezzo a serbatoio asciutto, capace di fare trenta chilometri con un litro e di schiaffargli in faccia il vento marciando a centoventi all’ora. Brunello ne era l’orgoglioso affidatario e l’accudiva prestandole tutte le attenzioni. Il suo era un lavoro duro, sfiancante. In sella alla Gilera, macinando chilometri su strade polverose e sconnesse, costeggiando</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/06/23/la-gilera-di-brunello-pardon-del-partito/">La Gilera di Brunello&#8230; pardon, del Partito</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2020/02/Pci-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><strong>La Gilera 300 Bicilindrica del 1958, tenuta come un gioiello, era di proprietà del Partito. Brunello l’aveva in uso per svolgere la sua attività d’ispettore de L’Unità nelle varie edicole del Piemonte nord orientale, della Valle d’Aosta e della Lomellina pavese.  </strong></span>Una “bestia” rossonera da un quintale e mezzo a serbatoio asciutto, capace di fare trenta chilometri con un litro e di schiaffargli in faccia il vento marciando a centoventi all’ora. Brunello ne era l’orgoglioso affidatario e l’accudiva prestandole tutte le attenzioni. Il suo era un lavoro duro, sfiancante. In sella alla Gilera, macinando chilometri su strade polverose e sconnesse, costeggiando campi e risaie, attraversando borgate contadine e paesini minuscoli e sperduti, abbarbicati sui monti. Quando pioveva, e accadeva spesso, la moto e il suo autista si trasformavano in statue di fango ma niente, in nessuna stagione e con qualsiasi tempo, poteva interrompere la “missione” per conto del Partito e del giornale “fondato da Antonio Gramsci”. Brunello, in missione , si agghindava con la sua “tenuta da viaggio”.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-101920" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/04/I-RACCONTI-DI-travaglini.png" alt="" width="820" height="312" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/04/I-RACCONTI-DI-travaglini.png 820w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/04/I-RACCONTI-DI-travaglini-300x114.png 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/04/I-RACCONTI-DI-travaglini-768x292.png 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/04/I-RACCONTI-DI-travaglini-480x183.png 480w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"> La più “completa” era quella invernale: doppia maglia di lana, copia di giornale (ovviamente, l’Unità) per riparare il petto dall’aria, maglione pesante, giaccone di cuoio, doppio paio di pantaloni, ginocchiere da portiere e, a riparare la testa, casco e occhialoni. Con la bella stagione, l’armamentario restava più o meno lo stesso, calando però in stratificazione. In uno scenario politico dominato dai governi di centrosinistra e segnato dal “miracolo economico”, nel marzo del 1962, L&#8217;Unità aveva unificato le direzioni di Roma e Milano, affidando ad un unico direttore, Mario Alicata, la conduzione del giornale. Al suo fianco, come condirettori, lavoravano  Aldo Tortorella per l&#8217;edizione settentrionale e Luigi Pintor per quella del Centro-Sud.Il giornale era migliorato anche in qualità, apparendo più vivace e scorrevole, con articoli meno lunghi e un linguaggio meno complicato, con foto più grandi e numerose. Insomma, piaceva e si vendeva bene. Dopotutto era l’unica vera voce dell’opposizione in un paese impegnato a vivere la fase più intensa  di trasformazione economica, sociale e culturale della sua storia. Il lavoro dell’ispettore era molto importante. Al pari di chi “confezionava” il quotidiano, dai giornalisti e stenografi ai linotipisti e tipografi,l’ispettore aveva il compito delicatissimo di vigilare sull’andamento delle vendite, controllando i resi e l’organizzazione delle diffusioni straordinarie. Era lui che doveva adottare tutti gli accorgimenti necessari a promuovere L’Unità e consolidarne il ruolo di giornale popolare. Il rapporto con gli edicolanti diventava strategico e Brunello, nella categoria ,aveva molti amici. Durante la Resistenza non furono pochi i giornalai che svolsero attività antifascista, soprattutto nelle grandi città, diffondendo la stampa clandestina delle organizzazioni democratiche, pur essendo sottoposti a fortissime pressioni poliziesche. E negli anni del dopoguerra, quei legami erano rimasti improntati ad una forte umanità. Quando arrivava, oltre alla cordialità dei rapporti e un bicchiere di vino in compagnia, non mancava mai di portare con se qualche regalino per i figli più piccoli dei giornalai.Un modellino d’aereo di cartone, un libro di storie, qualche numero speciale de “ <em>Il</em> <em>Pioniere dell’Unità&#8221;</em>, supplemento del quuotidiano che usciva al giovedì. Le storie a fumetti del giornale curato da Marcello Argilli, soprattutto quelle di <em>Atomino</em> e <em>Chiodino</em>, suscitavano un grande interesse. Così come le filastrocche raccolte sotto la sigla<em> “Il juke box di Gianni Rodari”</em>.L’arrivo di Brunello, come si può facilmente immaginare, era un evento. E per  L’Unità, anche da parte di coloro che la pensavano diversamente, c’era – il più delle volte – un occhio d’attenzione, un certo riguardo. Così, tra un giro e l’altro, si consolidavano amicizie e si allargava l’influenza del quotidiano del più grande partito comunista dell’Occidente. Quando transitava nel vercellese, poi, era festa grande. Soprattutto all’inizio dell’estate, nel tempo della monda del riso. Ogni anno, per la campagna risicola, migliaia di donne si riversavano nella bassa vercellese  così come nel novarese e in Lomellina dove la mano d’opera locale non era sufficiente. Le mondine arrivavano dall’Emilia, dal mantovano, dal Veneto. Accanto a loro si recavano alla monda anche le donne delle baragge e delle zone collinari che raggiungevano le cascine della bassa viaggiando sui carri o a piedi.Era un lavoro durissimo, sfibrante e malpagato ma l’alternativa era una gran miseria e quel lavoro stagionale, con i piedi a bagno nell’acqua di risaia e la schiena curva per ore e ore sotto il sole,  rappresentava l’unica possibilità di portare a casa qualche soldo per la pagnotta o la polenta.Brunello, originario di quelle parti, prima di diventare funzionario del Partito e Ispettore de L’Unità, appena finita la guerra e la lotta partigiana, aveva svolto per alcuni anni l’incarico di sindacalista della Federbraccianti. Tra le mondariso era conosciuto e apprezzato per l’impegno a tutela dei loro diritti.Quando passava su quelle strade, con la sua rombante Gilera, sentiva la nostalgia per quel mondo che pare uno specchio capovolto, dove l’ azzurro del cielo si riflette nelle acque delle risaie. Avvertiva anche l’affetto di chi non l’aveva dimenticato e , scorgendolo sulla strada, non mancava d’indirizzargli un saluto.Ma in quel fine inverno del 1963, sui campi vuoti e gelati, c’erano solo solitudine impastata con una nebbia tanto fitta che si poteva tagliare con il coltello. L’aria era ghiacciata e viaggiare in moto non era uno scherzo. Nemmeno per i comunisti di provata fede.Fu all’entrata di Arborio, provenendo dal lungo rettilineo di Ghislarengo che la ruota anteriore della moto scivolò su una  lastra di ghiaccio, perdendo aderenza. Brunello venne disarcionato ma non mollò il manubrio della Gilera e , tra gli sguardi attoniti dei pochi passanti e di qualche avventore dell’osteria dei “Mulini”, percorse tutto il centro del paese strisciando attaccato alla moto impazzita. Nessuno osò fiatare davanti a quello spettacolo di scintille, stridore e smadonnamenti da venerdì sera in osteria. Al termine della lunga “scivolata”, Brunello s’alzò, controllò la moto rimettendola in piedi e raddrizzando alla belle e meglio il manubrio. La “tenuta” invernale aveva limitato i danni fisici e anche la Gilera non subì troppe ingiurie dalla caduta. Ben peggio sarebbe stato se Brunello avesse deciso di scindere il suo destino da quello della rombante motocicletta che, con ogni probabilità, si sarebbe sfracellata contro qualche muro. I primi soccorritori, preso atto che di danni gravi non ve ne fossero,chiesero a Brunello la ragione della scelta di non mollare la presa della moto. Lui, dolorante ma composto, rispose che delle proprie cose si poteva decidere cosa farne ma con i beni  di tutti, come nel caso della moto del Partito, non si scherzava. “Vanno tutelati, cribbio. Sempre e comunque”, bofonchiò a denti stretti l’ispettore de L’Unità, riprendendo la strada con un l’intento di portare a termine la sua missione.</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Marco Travaglini</strong></p>
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		<title>Penne saporite in salsa di zucchine</title>
		<link>https://iltorinese.it/2026/06/23/penne-saporite-in-salsa-zucchine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 22:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[food]]></category>
		<category><![CDATA[LA RICETTA DELLA SETTIMANA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2020/09/penne-pasta--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Un piatto leggero, semplice, delicato ma al contempo saporito Un primo piatto perfetto, leggero, semplice, delicato ma al contempo saporito, dal color verde acceso che sara’ una gioia per occhi e palato di tutti i commensali. *** Ingredienti per 4 persone: 360 g di pasta corta tipo penne 400 g di zucchine chiare 50 g di parmigiano grattugiato 100 g di pancetta affumicata a cubetti 1/2 spicchio d’aglio 1 cucchiaio di prezzemolo tritato 1cucchiaino di menta fresca tritata 1 cucchiaino di basilico fresco tritato Olio evo q.b. Sale, pepe *** Tagliare le zucchine a meta’, scavare leggermente per eliminare un</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2020/09/penne-pasta--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><p style="text-align: justify;"><span style="color: #365f91; font-size: 18px;"><strong>Un piatto leggero, semplice, delicato ma al contempo saporito</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un primo piatto perfetto, leggero, semplice, delicato ma al contempo saporito, dal color verde acceso che sara’ una gioia per occhi e palato di tutti i commensali.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ingredienti per 4 persone:</strong></p>
<p><em>360 g di pasta corta tipo penne</em><br />
<em>400 g di zucchine chiare</em><br />
<em>50 g di parmigiano grattugiato</em><br />
<em>100 g di pancetta affumicata a cubetti</em><br />
<em>1/2 spicchio d’aglio</em><br />
<em>1 cucchiaio di prezzemolo tritato</em><br />
<em>1cucchiaino di menta fresca tritata</em><br />
<em>1 cucchiaino di basilico fresco tritato</em><br />
<em>Olio evo q.b.</em><br />
<em>Sale, pepe</em><br />
***</p>
<p style="text-align: justify;">Tagliare le zucchine a meta’, scavare leggermente per eliminare un poco di polpa, lessare in acqua salata mantenendole al dente. Scolare, conservare l’acqua di cottura e lasciar  raffreddare. In una larga padella soffriggere con un poco di olio i cubetti di pancetta. Frullare le zucchine con il parmigiano, l’aglio, il prezzemolo ed il basilico tritati, il pepe e l’olio, aggiustare di sale. Cuocere la pasta nell’acqua di cottura delle zucchine, scolare e saltare in padella con la salsa di zucchine.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Paperita Patty</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ad Avigliana la 43ª edizione del Palio Storico dei Borghi</title>
		<link>https://iltorinese.it/2026/06/22/ad-avigliana-la-43a-edizione-del-palio-storico-dei-borghi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 13:50:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/1-Messa-al-Santurio-dei-Laghi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/1-Messa-al-Santurio-dei-Laghi-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/1-Messa-al-Santurio-dei-Laghi-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Sabato 20 e domenica 21 giugno Avigliana (TO), la città medievale dal cuore verde, è tornata nel XIV secolo con la 43ª edizione del Palio Storico dei Borghi, una delle manifestazioni storico-folcloristiche più importanti del Piemonte, che ricorda il passaggio in città nel 1389 di Valentina Visconti. La nobildonna, figlia di Gian Galeazzo, Signore di Milano e poi duca a partire dal 5 settembre 1395 e di Isabella di Valois, era diretta a Melun dove avrebbe incontrato suo marito Luigi di Valois-Orléans, fratello minore del Re di Francia Carlo VI. I due, che erano anche cugini di primo grando, si erano sposati per</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/1-Messa-al-Santurio-dei-Laghi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/1-Messa-al-Santurio-dei-Laghi-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/1-Messa-al-Santurio-dei-Laghi-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p class="western">
<p class="western"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sabato 20 e domenica 21 giugno Avigliana (TO), la città medievale dal cuore verde, è tornata nel XIV secolo con la 43ª edizione del Palio Storico dei Borghi, una delle manifestazioni storico-folcloristiche più importanti del Piemonte, che ricorda il passaggio in città nel 1389 di Valentina Visconti. La nobildonna, figlia di Gian Galeazzo, Signore di Milano e poi duca a partire dal </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">5 settembre 1395 </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">e di Isabella di Valois, era diretta a Melun dove avrebbe incontrato suo marito Luigi di Valois-Orléans, </span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">fratello minore del Re di Francia Carlo VI. I due, che erano anche cugini di primo grando, si erano sposati </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">per procura a Milano l’8 aprile 1387, ma Valentina, che al momento delle nozze aveva solo quindici anni, fu impedita dal padre di raggiungere il marito e poté farlo solamente nel 1389.<br />
</span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il 24 giugno di quell’anno partì da Pavia in direzione Melun portando in dote a Luigi la Contea di Asti, sottomessasi ai Visconti nel 1342 (che comprendeva importanti città come Bra, Cherasco, Cisterna d’Asti, Priocca, Calosso, Castelnuovo, oltreché il Castello di Bagnasco) e quella di Vertus (che Gian Galeazzo Visconti aveva ricevuto in dote da Isabella di Valois), 200.000 fiorini d&#8217;oro (l’anticipo dei 450 mila promessi dal padre), monili, specchi istoriati con immagini religiose, calici d’argento, stoffe preziose, ambra, corallo, cristalli di rocca e pietre preziose (150 diamanti, 28 smeraldi, 310 zaffiri, 85 rubini e 7000 perle).<br />
A Milano vennero organizzati dodici giorni di festeggiamenti in suo onore.<br />
Accompagnata da trecento cavalieri e da suo cugino il Conte di Savoia Amedeo VII, detto il “Conte Rosso”, che la scortò fino a Chambéry, Valentina fece tappa ad Alessandria, Asti (dove sostò nel Rione San Silvestro), Chieri, Torino, Rivoli ed Avigliana, dove il Conte Rosso, insieme al cugino Amedeo di Savoia-Acaia, organizzò grandi festeggiamenti che durarono più giorni, videro la presenza di tutti i nobili della zona e si conclusero con un torneo di giochi ed un palio dei cavalli.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-306833" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/2-Rievocazione-storica-1024x681.jpg" alt="" width="1020" height="678" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/2-Rievocazione-storica-1024x681.jpg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/2-Rievocazione-storica-300x200.jpg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/2-Rievocazione-storica-768x511.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/2-Rievocazione-storica-720x480.jpg 720w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/2-Rievocazione-storica-480x319.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/2-Rievocazione-storica.jpg 1490w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><br />
Questo evento è ricordato ogni anno con il Palio Storico dei Borghi, in occasione del quale si sfidano in diverse competizioni i s</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ette borghi storici del paese: Borgo Drubiaglio, Borgo Nuovo, Borgo Paglierino, Borgo Pertusera, Borgo San Pietro, Borgo Sant’Agostino e Borgo Vecchio.<br />
Le competizioni dell’edizione 2026 avevano preso il via nel pomeriggio di sabato 13 giugno quando si era disputata la gara di canoe sul Lago Grande, che aveva visto Borgo Drubiaglio conquistare il gradino più alto del podio, aggiudicandosi la prima posizione assoluta nella classifica generale. Nella categoria femminile aveva vinto Borgo Pertusera, mentre tra gli uomini a prevalere era stato Borgo Drubiaglio.<br />
Sabato 20 giugno alle ore 17 è stata celebrata una Santa Messa nel Santuario della Madonna dei Laghi, edificato attorno al pilone decorato l’affresco raffigurante l’icona della Madonna del Latte, davanti al quale era solita recarsi in preghiera Bona di Borbone chiedendo la grazia di avere un erede maschio. Il suo desiderio venne esaudito ed il 24 febbraio 1360 nel castello nacque il futuro Conte di Savoia Amedeo VII. Bona volle che attorno a quel pilone fosse costruita un’edicola, affidata agli Agostiniani, che nel Seicento venne fatta trasformare dal Duca di Savoia Carlo Emanuele I nell’attuale santuario.<br />
Al termine della funzione religiosa sono stati benedetti il Palio, dipinto quest’anno dai pittori Sergio Aimasso Mauri e Lucia Sconfienza e le bandiere dei borghi.<br />
Gli Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana e i rievocatori del Gruppo Storico “La Corte del Conte Rosso”, seguiti dai rappresentanti dei borghi, hanno quindi sfilato fino al Campo CGA in Via Oronte Nota, ai piedi della Chiesa di San Pietro, edificata tra il IX e il X secolo, dove il Primo Cittadino Andrea Archinà ha consegnato le chiavi della città al Conte di Savoia Amedeo VII.<br />
La serata è proseguita con la gara dei tamburini, nella quale ha primeggiato Borgo Nuovo e con la sfida di tiro alla fune, che ha visto la vittoria di Borgo Sant’Agostino.<br />
Il numeroso pubblico ha potuto gustare menù conviviali di stampo medievale presso le taverne dei borghi; il tutto è stato accompagnato da spettacoli vari, tra i quali l’esibizione dell’Associazione “Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana”, i combattimenti dell’ “Asti Buhurt Club” e i balli del gruppo “Belly…ssime”. Il fulcro della serata è stato alle ore 22 quando i rievocatori del Gruppo Storico “La Corte del Conte Rosso APS-ETS” in collaborazione con l’Associazione “La Terra dei Cavalli” di Giuseppe Raggi hanno portato in scena la grande rievocazione “Filippo di Savoia, Principe d’Acaia, che dalla storia passò alla leggenda”. Questa magnifica rappresentazione ha permesso al pubblico di apprendere la storia di Filippo II di Savoia-Acaia, il quale per essersi ribellato a suo cugino il Conte Verde venne rinchiuso nelle segrete del Castello di Avigliana e fu ucciso per annegamento nelle acque del Lago Grande il 21 dicembre 1368. Il suo fantasma aleggerebbe ancora oggi sulle acque.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-306832" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/3-Sfilata-del-Palio-1024x681.jpg" alt="" width="1020" height="678" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/3-Sfilata-del-Palio-1024x681.jpg 1024w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/3-Sfilata-del-Palio-300x200.jpg 300w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/3-Sfilata-del-Palio-768x511.jpg 768w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/3-Sfilata-del-Palio-720x480.jpg 720w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/3-Sfilata-del-Palio-480x319.jpg 480w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/3-Sfilata-del-Palio.jpg 1490w" sizes="(max-width: 1020px) 100vw, 1020px" /><br />
</span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La serata di sabato 20 giugno si è conclusa dalla performance del gruppo artistico “Il Carro delle Illusioni”.<br />
Il giorno seguente alle ore 15 da Piazza del Popolo è partito il corteo storico, che guidato dall’Associazione “</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana”, dalla Corte, dai borghi e dai Cavalieri del Conte Verde, capeggiati da Giuseppe Raggi, il quale magistralmente impersonava il Conte di Savoia Amedeo VI, alle ore 16 ha raggiunto il Campo CGA, dove si è disputato il Palio Storico. Dopo l’esibizione degli “Sbandieratori e Musici della Città di Avigliana” e la gara di tiro con l’arco, vinta da Borgo Paglierino, si è tenuta l’attesissima corsa dei cavalli, che ha decretato il vincitore dell’edizione 2026 del Palio; a primeggiare, per il secondo anno consecutivo, è stato Borgo Vecchio.<br />
La festa è continuata in Piazza Conte Rosso, ai piedi delle rovine del maniero che dal 1046, anno delle nozze tra Adelaide di Torino e Oddone di Savoia, quartogenito di Umberto I Biancamano, il fondatore della Dinastia Sabauda, fino al XV secolo fu una delle sedi della Corte quando essa risiedeva al di qua delle Alpi. Qui si è tenuta la cena “Al Banchetto del Conte Rosso”.<br />
Alle ore 22,15 il corteo storico, percorrendo Via Cavalieri di Vittorio Veneto ha raggiunto Piazza del Popolo, dove si è tenuto un grande spettacolo di luci, suoni e colori.<br />
</span></span></p>
<p class="western"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>E Valentina Visconti che fine fece?</b></span></span></p>
<p class="western"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Scortata dal Conte Rosso fino a Chambéry, la capitale della Contea di Savoia, venne in seguito affidata a Mâcon ai delegati del Re di Francia. Dopo una breve tappa a Digione per incontrare suo zio il Duca Filippo di Borgogna, raggiunse il suo sposo a Melun il 17 agosto. Il 22 agosto la coppia fece il suo ingresso trionfale a Parigi, dove nella Cattedrale di Notre-Dame ricevette gli omaggi dell’aristocrazia francese.<br />
Dalla loro unione nacquero nove figli, tra i quali Carlo (1394-1465), Duca d&#8217;Orléans, che fu il padre del Re di Francia Luigi XII, salito al trono nel 1498; Giovanni (1400-1467), Conte d&#8217;Angouleme, che fu il nonno paterno del Re di Francia Francesco I, salito al trono nel 1515 e Margherita (1406-1466), Contessa di Vertus, che sposò Riccardo di Bretagna, Conte d&#8217;Étampes e fu la madre del Duca Francesco II di Bretagna.<br />
</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Valentina fu accusata da sua cugina e cognata la Regina Isabella di aver stregato Re Carlo VI con l’obiettivo di far salire al trono suo marito Luigi e dovette quindi lasciare la Corte, trasferendosi prima ad Asnières e poi al Castello di Blois, nella Valle della Loira.<br />
Disperata, in una lettera alla Corte milanese scrisse: “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Non sono più né di Francia né d’Italia, ma del dolore che divide le due</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">”.<br />
Luigi il 23 novembre 1407 venne fatto assassinare dai sicari del Duca Giovanni di Borgogna detto “senza Paura”, il quale desiderava conquistare il trono di Francia che era stato di suo nonno Re Giovanni II.<br />
Valentina morì a trentotto anni il 4 dicembre 1408, molto probabilmente a causa del dolore causatole dalla perdita del consorte.<br />
E’ l’antenata degli attuali capi dei due rami della Casa Reale francese: Luigi XX di Borbone, discendente da Re Filippo V di Spagna, nipote del Re Sole e Giovanni IV d’Orléans, discendente da Filippo, Duca d’Orléans, fratello minore di Re Luigi XIV.<br />
</span></span></p>
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<p class="western" align="right"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ANDREA CARNINO</span></span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/06/22/ad-avigliana-la-43a-edizione-del-palio-storico-dei-borghi/">Ad Avigliana la 43ª edizione del Palio Storico dei Borghi</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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		<title>Spoto Bakery conferma i tre pani del Gambero Rosso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 08:25:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/B_l407fEgZ2C-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/B_l407fEgZ2C-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/B_l407fEgZ2C-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />DAL CUORE DI BORGO VITTORIA Si è svolta alla Stazione Marittima di Napoli,  in occasione di Rotte Mediterranee &#8211; Terra Mare Visione, la presentazione della nuova Guida Pane e Panettieri d&#8217;Italia 2027 del Gambero Rosso. In questa occasione anche Alessandro Spoto di Spoto Bakery a Torino ha ricevuto la ri-conferma del massimo riconoscimento della Guida: i Tre Pani. &#8220;Questo premio è una grande soddisfazione e voglio condividerlo con tutte le persone che fanno parte del nostro percorso &#8211; ha dichiarato Alessandro Spoto &#8211; Ringrazio il Gambero Rosso per questo riconoscimento, mia moglie Antonella e la squadra tutta al femminile che gestisce il negozio, che ogni giorno lavora con passione</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/06/22/spoto-bakery-conferma-i-tre-pani-del-gambero-rosso/">Spoto Bakery conferma i tre pani del Gambero Rosso</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/B_l407fEgZ2C-150x150.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/B_l407fEgZ2C-150x150.jpeg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/06/B_l407fEgZ2C-480x480.jpeg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><table class="v1r3-o" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
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<tr>
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<tbody>
<tr>
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<tbody>
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<td class="v1r13-i v1nl2go-default-textstyle" align="center" valign="top">DAL CUORE DI BORGO VITTORIA</td>
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<tbody>
<tr>
<td class="v1r15-i v1nl2go-default-textstyle" align="justify" valign="top">
<div>
<p class="v1default"><span style="color: #008000;">Si è svolta alla Stazione Marittima di Napoli,  in occasione di Rotte Mediterranee &#8211; Terra Mare Visione, la presentazione della nuova <strong>Guida Pane e Panettieri d&#8217;Italia 2027</strong> del <strong>Gambero Rosso</strong>. In questa occasione anche <strong>Alessandro Spoto</strong> di <strong>Spoto Bakery</strong> a Torino ha ricevuto la ri-conferma del massimo riconoscimento della Guida: i Tre Pani.</span></p>
<table class="v1r6-o" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
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<p><em>&#8220;Questo premio è una grande soddisfazione e voglio condividerlo con tutte le persone che fanno parte del nostro percorso </em>&#8211; ha dichiarato Alessandro Spoto &#8211;<em> Ringrazio il Gambero Rosso per questo riconoscimento, mia moglie Antonella e la squadra tutta al femminile che gestisce il negozio, che ogni giorno lavora con passione e dedizione ed è il vero valore aggiunto di Spoto Bakery. Ma il grazie più grande va ai nostri clienti: sono loro, scegliendoci ogni giorno, a darci la possibilità di continuare a fare il lavoro che amiamo e a guardare al futuro con entusiasmo&#8221;.</em></p>
<p>Qui di seguito la scheda del Gambero Rosso per Spoto Bakery in Guida Pane e Panettieri d&#8217;Italia 2027:</p>
<p><em>In un quartiere sempre vivace come Borgo Vittoria, a pochi passi dal mercato di piazza Vittoria, il grande panificio di Spoto è una vera istituzione. Qui si viene per acquistare pani e dolci, ma ci si ferma volentieri anche nei due angoli con tavolini, per una colazione con caffè, cappuccino e croissant appena sfornati, o a pranzo per gustare le pizze. La scelta di Spoto è consolidare un legame forte con la tradizione e il territorio, producendo pani &#8220;di carattere&#8221;. Predilige così i grandi formati, che si conservano più a lungo: pani di segale, il pane di farro integrale, il filone &#8220;gran rustico&#8221; con dieci cereali, il pane Perciasacchi di grano siciliano, il nero di Castelvetrano e il pan macina da 2 kg, realizzato esclusivamente con grani piemontesi. Tra le novità, il pane blend di grano duro e tenero, e i pani-gourmand, arricchiti con pomodori secchi, acciughe, sesamo e cipolla. Molto apprezzate sono anche la focaccia romana, semplice o farcita, e le lingue di pizza scrocchiarelle al pomodoro. Altra novità la linea di prodotti confezionati da asporto: cornetti, pangoccioli, pizze. E, naturalmente, non mancano crossainterie, dolci da forno, biscotti e lievitati delle feste.</em></p>
</div>
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</tr>
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<tbody>
<tr>
<td class="v1r18-i v1nl2go-default-textstyle" align="left" valign="top">
<div>
<p><em>Nella foto Alessandro Spoto e Antonella Bandi di Spoto Bakery </em></p>
</div>
</td>
</tr>
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<tr>
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<tr>
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<tbody>
<tr>
<td class="v1r7-i" valign="top"></td>
</tr>
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</th>
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</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/06/22/spoto-bakery-conferma-i-tre-pani-del-gambero-rosso/">Spoto Bakery conferma i tre pani del Gambero Rosso</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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		<title>I giardini del castello di Guarene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 22:58:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/01/Castello_Guarene_Realy_Easy_Star_156516-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/01/Castello_Guarene_Realy_Easy_Star_156516-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/01/Castello_Guarene_Realy_Easy_Star_156516-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Le due aree di cui è composto il giardino che circonda il castello, edificato dal conte Carlo Giacinto Roero di Guarene nel 1720 ispirandosi a modelli dell&#8217;architetto Filippo Juvarra, si raccordano mediante un viale delimitato da cipressi secolari. Leggi l&#8217;articolo su Piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/natura/giardini-di-dimore-storiche/giardini-del-castello-di-guarene</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/06/22/i-giardini-del-castello-di-guarene/">I giardini del castello di Guarene</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/01/Castello_Guarene_Realy_Easy_Star_156516-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/01/Castello_Guarene_Realy_Easy_Star_156516-150x150.jpg 150w, https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2026/01/Castello_Guarene_Realy_Easy_Star_156516-480x480.jpg 480w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Le due aree di cui è composto il giardino che circonda il castello, edificato dal conte Carlo Giacinto Roero di Guarene nel 1720 ispirandosi a modelli dell&#8217;architetto Filippo Juvarra, si raccordano mediante un viale delimitato da cipressi secolari.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo su Piemonteitalia.eu:</p>
<p><a href="https://www.piemonteitalia.eu/it/natura/giardini-di-dimore-storiche/giardini-del-castello-di-guarene">https://www.piemonteitalia.eu/it/natura/giardini-di-dimore-storiche/giardini-del-castello-di-guarene</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2026/06/22/i-giardini-del-castello-di-guarene/">I giardini del castello di Guarene</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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