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	<title>UN’ILLUMINANTE MOSTRA DEL GRANDE INCISORE E ARCHITETTO VENEZIANO INAUGURA I NUOVI SPAZI DELLA GALLERIA SABAUDA Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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	<title>UN’ILLUMINANTE MOSTRA DEL GRANDE INCISORE E ARCHITETTO VENEZIANO INAUGURA I NUOVI SPAZI DELLA GALLERIA SABAUDA Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>Piranesi. La fabbrica dell&#8217;utopia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 23:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[UN’ILLUMINANTE MOSTRA DEL GRANDE INCISORE E ARCHITETTO VENEZIANO INAUGURA I NUOVI SPAZI DELLA GALLERIA SABAUDA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>FINO ALL’11 MARZO 2018 C’è tutta la genialità, la stupefacente perizia di uno dei massimi incisori del suo tempo &#8211; che dal rococò, e attraverso i temi propri del neoclassicismo, arriva a precorrere in un balzo senza ostacoli la sensibilità romantica fino alle più impensabili mirabilia dell’immaginario gotico&#8211; insieme all’inquietante bizzarria di pagine visionarie al limite del delirio e di sogni e “capricci” da incubo, nelle 93 opere di Giovanni Battista Piranesi (Mogliano Veneto, 1720 – Roma, 1778) esposte, fino all’11 marzo, nelle nuove Sale Palatine della subalpina Galleria Sabauda. Promossa dai Musei Reali di Torino, in collaborazione con Roma</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68307" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/12/foto-piranesi1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />FINO ALL’11 MARZO 2018</strong></span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><strong>C’è tutta la genialità, la stupefacente perizia di uno dei massimi incisori del suo tempo &#8211; che dal <em>rococò</em>, e attraverso i temi propri del <em>neoclassicismo</em>, arriva a precorrere in un balzo senza ostacoli la <em>sensibilità romantica </em>fino alle più impensabili <em>mirabilia</em> dell’<em>immaginario gotico</em>&#8211;</strong></span> insieme all’inquietante bizzarria di pagine visionarie al limite del delirio e di sogni e <em>“capricci”</em> da incubo, nelle <strong>93 opere</strong> di <strong>Giovanni Battista Piranesi</strong> (Mogliano Veneto, 1720 – Roma, 1778) esposte, fino all’11 marzo, nelle nuove <strong>Sale Palatine</strong> della subalpina <strong>Galleria Sabauda</strong>. Promossa dai <strong>Musei Reali</strong> di Torino, in collaborazione con <strong>Roma Capitale</strong> e con la <strong>Fondazione Giorgio Cini</strong> di Venezia e l’organizzazione dell’<strong>Associazione Metamorfosi</strong>, la rassegna è a cura di <strong>Luigi Ficacci</strong> e di <strong>Simonetta Tozzi </strong>e presenta un’ampia selezione delle opere più significative del grande <img decoding="async" class="size-full wp-image-68308 aligncenter" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/12/foto-piranesi2.jpg" alt="" width="500" height="291" />veneziano. Che fu straordinario incisore all’acquaforte e architetto (anche se la sua unica realizzazione architettonica fu la ristrutturazione della chiesa romana di <em>Santa Maria del Priorato</em>, testimoniata in mostra dagli scatti fotografici di <strong>Andrea Jemolo</strong>), soggiogato da una divorante passione per le grandiose rovine di Roma – dove si trasferì nel 1740, al seguito dell’ambasciatore veneziano <strong>Francesco Venier</strong> – riprodotte con superba e certosina sapienza attraverso la matrice vedutistica (da Tiepolo a Canaletto) della propria formazione veneta. Con le <em>“parlanti ruine” </em>della civiltà romana, Piranesi si lega anima e corpo. Ne fa percorso di vita e di lavoro incessante, oggetto di attenzione etica oltreché estetica, tesa al recupero di una civiltà –quella romana, appunto- che egli riteneva assolutamente superiore a quella greca. <em>“Quando mi accorsi </em>– scrive – <em>che a Roma la maggior parte dei monumenti antichi giacevano abbandonati nei campi o nei giardini oppure servivano da cava per nuove costruzioni, decisi di preservarne il ricordo con le mie incisioni”</em>; ecco allora il perché della sua vastissima produzione acquafortistica (nella città <img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68309" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/12/foto-piranesi3-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" />eterna, appena ventenne, apprese i rudimenti dell’acquaforte nella celebre bottega calcografica di <strong>Giuseppe Vasi</strong>), incentrata sulla riscoperta dell’archeologia e caratterizzata da audaci ed esasperate visioni prospettiche nonché da violenti effetti luce-ombra che ne fecero uno degli artisti di maggior successo – con <strong>Papa Clemente XIII</strong> come primo mecenate- in un mercato artistico effervescente e vivace qual era quello romano nel periodo di massimo splendore del <em>Grand Tour</em> internazionale. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">***</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">L’iter espositivo vede quindi esposte, fra le sue opere più note, le pittoresche <em>“Vedute di Roma”</em> dalle amplificate prospettive architettoniche, insieme ai fantasiosi <em>“Capricci”</em> realizzati ancora sotto l’influsso di Tiepolo e alle famose e suggestive visioni della serie delle <em>“Carceri d’invenzione”</em>, eseguite fra il 1745 e il 1750: immaginario di grande impatto emotivo, architetture spregiudicate e ardite, terrifiche nelle loro fantastiche e labirintiche strutture (rappresentanti <em>“la negazione del tempo</em>&#8211; come scrisse <strong>Marguerite Yourcenar</strong>, autenticamente stregata dalle opere di Piranesi – <em>lo sfalsamento dello spazio, la levitazione suggerita, l’ebbrezza dell’impossibile raggiunto o superato”</em>) e fonte d’ispirazione in molti campi artistici, fino ai nostri giorni. Notevole, ad esempio, la loro influenza sulla produzione   delle <em>“costruzioni impossibili”</em> dell’artista olandese <strong>Maurits Cornelis Escher </strong>e su tutta la sfera del Surrealismo. Dalla <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-68310" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/12/foto-piranesi4-1024x683.jpg" alt="" width="625" height="417" /><strong>Fondazione Cini</strong> provengono anche le realizzazioni tridimensionali di alcune invenzioni piranesiane mai realizzate e ricavate dal ricchissimo repertorio delle <em>“Diverse Maniere di adornare i Cammini” </em>o di alcuni pezzi antichi, riprodotti e divulgati dall’artista nella serie dei <em>“Vasi candelabri cippi sarcofagi tripodi”</em>, come il celeberrimo tripode del <strong>Tempio di Iside</strong> a Pompei, vero e proprio <em>masterpiece</em> dell’arredo neoclassico e Impero. Di grande interesse anche la <strong>sala “immersiva”</strong> delle prigioni piranesiane, rese in versione tridimensionale e realizzate dal Laboratorio di Robotica Percettiva della <strong>Scuola Superiore Sant’Anna</strong> di Pisa, al fine di fornire ai visitatori un più vasto e accattivante repertorio visivo e sensoriale. Per condividere ancor meglio le creazioni di quel geniale visionario e potente <em>“fabbricatore di utopie”</em> quale fu Piranesi, artista (secondo lo scrittore inglese suo contemporaneo <strong>Horace Walpole</strong>) <em>“selvaggio come Salvator Rosa, fiero come Michelangelo, esuberante come Rubens”</em>, capace di costruire <em>“palazzi sopra ponti, templi su palazzi e di scalare il cielo con montagne di edifici”</em>.</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Gianni Milani</strong></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><strong>“Piranesi. La fabbrica dell’utopia”</strong></p>
<p><strong>Galleria Sabauda – Sale Palatine, piazzetta Reale 1, Torino; tel. 011/5211106</strong></p>
<p><strong>Fino all’11marzo 2018</strong></p>
<p><strong>Orari: mart. – dom. 8,30/19,30</strong></p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><span style="font-size: 10pt;">Foto:</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt;">&#8211; Giovanni Battista Piranesi: &#8220;Veduta dell&#8217;abside della Basilica di Santa Maria Maggiore&#8221; da &#8220;Vedute di Roma&#8221;, acquaforte, 1745-1778</span></p>
<div><span style="font-size: 10pt;">&#8211; Giovanni Battista Piranesi: Veduta della Basilica di San Lorenzo fuori le mura&#8221; da &#8220;Vedute di Roma&#8221;, acquforte, 1745-1778</span></div>
<div><span style="font-size: 10pt;">&#8211; Giovanni Battista Piranesi: &#8220;Carcere IV. Capriccio con arcate e piazza monumentale&#8221; da &#8220;Carceri d&#8217;Invenzione&#8221;, acquaforte e bulino, c. 1761</span></div>
<div><span style="font-size: 10pt;">&#8211; Giovanni Battista Piranesi e Francesco Piranesi (figlio): &#8220;Veduta interna del Tempio di Giunone&#8221; da &#8220;Differentes vues de Pesto&#8221;, acquaforte, 1778 </span></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2017/12/14/piranesi-la-fabbrica-dellutopia/">Piranesi. La fabbrica dell&#8217;utopia</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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