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	<title>Un prodotto solidale che affonda le radici in quello che era un generoso esempio di carità e di sostegno agli “ultimi”. Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>Bettelmatt, il buon formaggio del “pascolo della questua”</title>
		<link>https://iltorinese.it/2018/03/29/bettelmatt-il-buon-formaggio-del-pascolo-della-questua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 22:56:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dall Italia e dal Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/06/newspapers-3488861_960_720-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" />Il nome Bettelmatt, oggi associato ad uno dei più famosi e rinomati formaggi d’alpe, deriva da un termine vallesano-Walser risalente al Medioevo che significa, letteralmente, “pascolo della questua”, traendo origine da un’antica tradizione religiosa . Una delle più vecchie pratiche di lasciti in natura, a favore dei poveri o di enti religiosi, per i vallesani dell’Oberland bernese e per i Walser, era quella di disporre, giunta l’ultima ora, di “legati” in formaggio, usandolo come merce di scambio, per il pagamento degli affitti, delle concessioni di alpeggio e delle tasse. O, come in questo caso, a vantaggio dei più bisognosi. Così,</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2018/03/29/bettelmatt-il-buon-formaggio-del-pascolo-della-questua/">Bettelmatt, il buon formaggio del “pascolo della questua”</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://iltorinese.it/wp-content/uploads/2019/06/newspapers-3488861_960_720-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /><p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008080; font-size: 12pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-40732" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/06/bettelmatt.jpg" alt="bettelmatt" width="373" height="280" />Il nome Bettelmatt, oggi associato ad uno dei più famosi e rinomati formaggi d’alpe, deriva da un termine vallesano-Walser risalente al Medioevo che significa, letteralmente, “<em>pascolo della questua</em>”, traendo origine da un’antica tradizione religiosa</span></strong> . Una delle più vecchie pratiche di lasciti in natura, a favore dei poveri o di enti religiosi, per i vallesani dell’Oberland bernese e per i Walser, era quella di disporre, giunta l’ultima ora, di “<em>legati</em>” in formaggio, usandolo come merce di scambio, per il pagamento degli affitti, delle concessioni di alpeggio e delle tasse. O, come in questo caso, a vantaggio dei più bisognosi. Così, dall’alto Vallese alle colonie Walser come la Val Formazza, si diffuse l’usanza, nei testamenti, di questi <img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-40733" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/06/formazza-bettelmat-300x204.jpg" alt="formazza bettelmat" width="300" height="204" />lasciti a favore dei poveri, con la distribuzione ( quasi sempre a Natale o Pasqua ) di forme di formaggio. Grazie alla devozione e al senso di pietà dei vecchi Walser, i formaggi dei pascoli migliori  venivano riservati alla questua per i poveri. Gli alpeggi da cui provenivano questi formaggi venivano spesso indicate come “<em>alpi della questua</em>” (“<em>Bettelalp</em>”) e corrispondevano sempre ai pascoli più ricchi delle vallate. Il motivo? Più il pascolo era ricco e più la generosità del donatore sarebbe stata premiata nell’altra vita. In altri casi l’usanza della questua era legata ad ex-voto, per “<em>liberarsi</em>” da pericoli e calamità naturali. Nella Turtmanntal , valle del Canton Vallese che si apre sulla sinistra della valle del Rodano, un tempo abitata dai Walser, ai<img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-40734" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/06/bettelmatt-36-300x240.jpg" alt="bettelmatt 36" width="300" height="240" /> piedi dell’imponente mole del Weisshorn, il 14 agosto – vigilia dell’Assunta – i poveri , saliti dal fondovalle, giravano con la gerla i diciassette alpeggi, ricevendo in ciascuno una piccola parte di formaggio. Ma gli esempi sono tanti, come recitano i più antichi documenti conservati negli archivi ecclesiastici e delle varie comunità.Il Bettelmatt, formaggio a pasta compatta di colore che va dal giallo all&#8217;oro, con la ruvida crosta di color marrone più o meno scuro, porta con se anche questa storia legata all’elemosina pubblica. Così questa delizia, prodotta da latte crudo intero di una mungitura di mucche di razza bruna,  tra luglio e settembre, esclusivamente nei sette alpeggi della Valle Antigorio Formazza ( Bettelmatt, Kastel, Val Toggia, Vannino, Poiala, Forno e Sangiatto )  può essere definito anche un prodotto solidale che affonda le radici in quello che era un generoso esempio di carità e di sostegno agli “<em>ultimi</em>”.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Marco Travaglini</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2018/03/29/bettelmatt-il-buon-formaggio-del-pascolo-della-questua/">Bettelmatt, il buon formaggio del “pascolo della questua”</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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