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	<title>UN ARTISTA AMERICANO A TORINO… E PORTA SUSA DIVENTA &quot;PORTA SCUSA&quot;! Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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	<title>UN ARTISTA AMERICANO A TORINO… E PORTA SUSA DIVENTA &quot;PORTA SCUSA&quot;! Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>&#8220;Bret Slater. Solo Show&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2017 12:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[UN ARTISTA AMERICANO A TORINO… E PORTA SUSA DIVENTA "PORTA SCUSA"!]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il titolo è, quanto meno, bizzarro: &#8220;Porta Scusa&#8221;. L’opera é un acrilico su tela, un 40 per 40 di raffinata armonia e bellezza. Forse é il più interessante fra i quadri presenti in mostra, per quella pura essenzialità di forma e colore, con quel bianco candore che sulla bianca parete della Galleria compie un autentico miracolo di eleganza visiva e che riassume nell’astrazione di uno spazio relativamente esiguo – attraverso il gesto, ripetitivo qui come in molte altre opere, di sottrazione e sovrapposizione, sottrarre e aggiungere – la grande capacità dell’artista di creare a un tempo solida fisicità e intima,</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2017/07/01/bret-slater-solo-show/">&#8220;Bret Slater. Solo Show&#8221;</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;"><strong><span style="color: #008000;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-58078" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/06/slater1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Il titolo è, quanto meno, bizzarro: <em>&#8220;Porta Scusa&#8221;</em>. L’opera é un acrilico su tela, un 40 per 40 di raffinata armonia e bellezza. Forse é il più interessante fra i quadri presenti in mostra, per quella pura essenzialità di forma e colore, con quel bianco candore che sulla bianca parete della Galleria compie un autentico miracolo di eleganza visiva</span></strong></span><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"> e che riassume nell’astrazione di uno spazio relativamente esiguo – attraverso il gesto, ripetitivo qui come in molte altre opere, di sottrazione e sovrapposizione, sottrarre e aggiungere – la grande capacità dell’artista di creare a un tempo solida fisicità e intima, folgorante spiritualità. <em>&#8220;E’ un titolo che nasce per caso&#8221;</em>, racconta il giovane trentenne <strong>Bret Slater</strong> (americano del Bronx, ma oggi residente a <img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-58079" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/06/slater2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Brooklyn), secondo artista degli States – dopo Eric Shaw – ad usufruire di un soggiorno gratuito a Torino, ospite della <strong>&#8220;Privateview Gallery&#8221;</strong>, dove oggi, e fino al 23 settembre, espone una trentina di pezzi tutti prodotti sotto la Mole e realizzati in esclusiva per gli spazi della Galleria di via Goito 16. Ironico, gentile, un filo di barba che s’accoppia perfettamente ai lunghi capelli neri e una cifra industriale di tatuaggi, racconta Slater in un italiano raffazzonato alla bell’e meglio: <em>&#8220;I primi giorni che mi trovavo a Torino</em> <em>non facevo altro che chiedere ‘scusa’ per ricevere le informazioni che mi occorrevano e mio principale punto di riferimento per muovermi in città era la stazione di Porta Susa, che sentivo spesso citare anche nella voce preregistrata della metro&#8221;</em>. Di qui l’abbinamento spontaneo di &#8220;Scusa&#8221; e &#8220;Porta Susa&#8221;, diventato per gioco quel tutt’uno di <em>&#8220;Porta Scusa&#8221;</em> appioppato come titolo e con arguzia a uno dei quadri certamente più belli concepiti da Bret nella casa-studio torinese messa a sua disposizione in piazza Peyron. </span></p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-58080 alignleft" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/06/slater3-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" /></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">Lì – attraverso tecniche singolari e di indubbio effetto che uniscono, all’uso dell’olio e dell’acrilico tradizionali, vinili e resine di nuova generazione &#8211; nascono altri pezzi di ispirazione prettamente subalpina o, più genericamente legati alla cultura italiana: da <em>&#8220;Personna non grazie&#8221;</em> (<em> sic! </em>acrilico su tela, dal titolo italiano ancora molto bislacco e sempre giocato su una candida tavolozza monocromatica pur se integrata da alchemiche certosine manipolazioni), fino al piacevolissimo<em> &#8220;Bollicine&#8221;</em>, piccola tela omaggio al mitico album di Vasco Rossi in cui bianco e arancione (il colore dei Mets, la squadra di baseball adorata da Bret) si contendono uno spazio di pura astrazione che fortemente rispecchia la cifra stilistica di <strong>Otis Jones</strong>, fra i grandi post-minimalisti americani di cui Bret è stato assistente a Dallas per oltre tre anni. </span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-58081 alignright" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/06/slater4-300x290.jpg" alt="" width="300" height="290" /></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">Curata da <strong>Mauro Piredda</strong>, direttore artistico della Galleria di San Salvario, la rassegna vede in parete opere di grande formato, accanto a piccole tele tridimensionali e a un’inedita serie di dipinti &#8220;acquerellati&#8221; su carta. Lavori astratti. Che a tratti cedono alla virulenza dell’informale o dell’<em>action painting</em>. Forme geometriche singolari, iconiche e maniacali e perfino un po’ sciamaniche. Spesso circolari (&#8220;the circles&#8221; o &#8220;the eyes&#8221;), realizzate in punta di fioretto come la famosa &#8220;O&#8221; di Giotto, artista particolarmente amato – insieme al Rinascimento italiano &#8211; da Bret che a lui dedica il titolo di una sua &#8220;maschera&#8221; abbinandola all’indirizzo della Galleria ospitante: <em>&#8220;Giotto, via Goito 16&#8221;</em>. Su questa linea può leggersi la grande multicromatica tela rotonda <em>&#8220;The island at the center of the world&#8221;</em>, ispirata al <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-58082 alignleft" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/06/slater5-300x289.jpg" alt="" width="300" height="289" />celebre libro di <strong>Russell Shorto</strong> sulle origini olandesi di New York City. Più attratte dalle voci di un espressionismo astratto alla <strong>Kenneth Noland</strong>, appaiono invece la tela <em>&#8220;Amores Perros&#8221;</em> – omaggio all’omonimo film messicano di <strong>Guillermo Arriaga</strong>, in cui il viola e l’orange creano effetti paesistici inquietanti caratterizzati da lingue di fuoco infernali dominanti sull’armonica precisione del segno – e <em>&#8220;Where the sun ends and the darkness begins&#8221;</em> (<em>&#8220;Dove finisce il sole e inizia il buio&#8221;</em>), grande tela nera con volute &#8220;sbavature&#8221; cromatiche e le immancabili maschere iconiche, in memoria della Torino &#8220;diabolica&#8221; e &#8220;nera&#8221; dell’esoterica piazza Statuto. <em>&#8220;Forma, colore e materia</em> – scrive bene <strong>Piredda</strong>–<em> diventano più forti di qualsiasi parola. L’obiettivo massimo è colpire l’inconscio…. Il monolito a forma di parallelepido è un’entità divina ed aliena, un modo per rappresentare in maniera ‘anonima’ l’inconoscibile&#8221;</em>. A chi osserva questi quadri, il ghiribizzo (non il dovere) di suggerire significati. A Bret il dovere (non il ghiribizzo) di farti volare a un metro da terra – o anche più – per guadagnare i cieli alti e liberi dell’emozione.</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Gianni Milani</strong></p>
<p style="text-align: left;">***</p>
<p><em><strong>&#8220;Bret Slater. Solo Show&#8221;</strong></em></p>
<p><em><strong>&#8220;Privateview Gallery&#8221;, via Goito 16, Torino; tel. 011/6686878 – </strong><a href="http://www.privateviewgallery.com/"><strong>www.privateviewgallery.com</strong></a></em></p>
<p><em>Fino al 23 settembre. Orari: mart. – sab. 15/19; al mattino su appuntamento</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-58083" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/06/slater6.jpg" alt="" width="640" height="420" /></p>
<p>Le immagini:</p>
<div>&#8211; Bret Slater: &#8220;Porta Scusa&#8221;, acrilico su tela, 2017</div>
<div>&#8211; Bret Slater: &#8220;Bollicine&#8221;, acrilico su tela, 2017</div>
<div>&#8211; Bret Slater: &#8220;The island at the center of the world&#8221;, acrilico su tela, 2017</div>
<div>&#8211; Bret Slater: &#8220;Amores Perros&#8221;, acrilico su tela, 2017</div>
<div>&#8211; Bret Slater: &#8220;Where the sun ends and the darkness begins&#8221;, acrilico su tela, 2017</div>
<div>&#8211; Scorcio di Galleria</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2017/07/01/bret-slater-solo-show/">&#8220;Bret Slater. Solo Show&#8221;</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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