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	<title>RITORNANO IN MOSTRA ALLA TORINESE “METROQUADRO” LE ALCHEMICHE SPERIMENTAZIONI FOTOGRAFICHE DELL’ARTISTA DI GERUSALEMME Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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		<title>Steve Sabella, immagini e immaginazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2018 06:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“WAVELENGTHS” &#8211; FINO AL 28 GIUGNO Immagini e immaginazione. Difficile dire dove finiscano le prime e inizi la seconda. Meglio parlare di intrecci. Di sottili trame compositive ottenute attraverso il mezzo fotografico spinto agli eccessi, esteticamente perfette e di forte carica emotiva. Immagini nell’immagine, sperimentazioni borderline realizzate fra i più estrosi processi (di infinita frantumazione e reiterazione del reale) meditati in camera oscura e l’avventura senza rete della composizione digitale. Fra arte, sociale e politica. Così, di primo impatto, si presentano le opere fotografiche di Steve Sabella, fra i maggiori esponenti della fotografia d’avanguardia internazionale e che, fino al 28 giugno,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/06/foto-sabella12.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-78433" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/06/foto-sabella12-300x270.jpg" alt="" width="300" height="270" /></a>“WAVELENGTHS” &#8211; </strong><strong>FINO AL 28 GIUGNO</strong></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><span style="font-size: 12pt; color: #008000;"><strong>Immagini e immaginazione. Difficile dire dove finiscano le prime e inizi la seconda. Meglio parlare di intrecci. Di sottili trame compositive ottenute attraverso il mezzo fotografico spinto agli eccessi, </strong></span>esteticamente perfette e di forte carica emotiva. Immagini nell’immagine, sperimentazioni <em>borderline </em>realizzate fra i più estrosi processi (di infinita frantumazione e reiterazione del reale) meditati in camera oscura e l’avventura senza rete della composizione digitale. Fra arte, sociale e politica. Così, di primo impatto, si presentano le opere fotografiche di <strong>Steve Sabella</strong>, fra i maggiori esponenti della fotografia d’avanguardia internazionale e che, fino al 28 giugno, ritroviamo a Torino, ospite della Galleria “metro<strong>quadro</strong>” di Marco Sassone. Palestinese della Città Vecchia di Gerusalemme (dove nasce nel 1975), Sabella vive dal 2010 a Berlino e sotto la Mole ritorna con una mostra, inserita nell’ambito di <strong>Fo.To – Fotografi a Torino</strong>, dal titolo significativo di <em>“Wavelengths”</em> (<em>“Lunghezze d’onda”</em>), con tre serie di foto-collage in cui compare la nuova<em> “On Earth”</em> (2018), accanto alle due più datate (2012) <em>“Metamorphosis”</em> e <em>“Sinopia”</em>. Comune <em>fil rouge</em>, quell’intreccio misterioso di immagini e <a href="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/06/foto-sabella3.jpg"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-78434 alignleft" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/06/foto-sabella3-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>immaginazione (di cui s’è detto), accanto al gioco spesso inconscio, contradditorio ma mirabile, fra individuale e collettivo, familiare ed estraneo e perfino fra fotografia e pittura. I fotomontaggi di Sabella diventano così una sorta di alchimia sul mondo visibile, frammentando violentando e ribaltando le immagini della quotidianità. <em>“Quando sei nella camera oscura</em> – racconta l’artista – <em>non parli con nessuno. L’unica cosa con cui parli é…arte”</em>. In <em>“Metamorphosis”</em>, comuni e banali oggetti – realtà di tutti i giorni – vengono spaesati e alienati creando composizioni di astratta geometria che spesso hanno suscitato paragoni con il <em>medium</em> della pittura. <em>“Negli ultimi anni Sabella </em>– è stato scritto – <em>ha usato la macchina fotografica come un pittore usa il pennello”</em>; così anche per la serie <em>“Sinopia”</em> dove il Bahrein è ricomposto attraverso gli occhi dell’artista e lo <em>skyline</em> della capitale Manama è ripreso all’alba e durante il giorno con una panoramica a 360 gradi, appiattita in una forma di onda sonora che Sabella ha poi trasposto in frequenze audio, commissionando all’ensemble jazz “The Khoury Project” la composizione di <em>“The Voice of Manama”</em> che accompagna la visione dell’opera. I lavori della più recente serie <em>“On Earth”</em>, se <em>“visti da lontano</em> –scrive ancora Sabella &#8211;<em> sembrano quadri astratti o composizioni ritmiche di tavolozze di terra, acqua e carne…Solamente avvicinandosi si nota la complessità delle scene, dei ricordi, dei riferimenti”</em>. Di quei dettagli onirici (una zattera di plastica   multicolore che galleggia insieme a Ninfe in una sorta di Eden terrestre o un <a href="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/06/foto-sabella4.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-large wp-image-78435" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/06/foto-sabella4-1024x229.jpg" alt="" width="625" height="140" /></a>viaggiatore solitario che sembra vagare su Marte o in un deserto che è memoria di tempi lontani e di spazi indefiniti) in cui <em>“si possono scorgere frammenti di composizioni figurative e di tradizioni letterarie, come un certo naturalismo creaturale tratto da Bosch e dalla Bibbia (in particolare dalla Genesi)”. </em>Alcuni soggetti<em> “ricordano Adamo ed Eva; altri invece sono in attesa e sperano in una sorta di rivincita o riflettono su un enigma”</em>. Sono opere in cui si fondono, in un <em>unicum</em> straordinario, geniale creatività, incontenibili impulsi visionari e una non comune cultura storico-artistica: ecco perché le troviamo inserite in diverse importanti collezioni internazionali, dal “British Museum” di Londra al “Mathaf: Arab Museum of Modern Art” di Doha e all’ “Arab World Institute” di Parigi. Nel suo libro autobiografico <em>“The Parachute Paradox”</em> (pubblicato da “Kerber Verlag” nel 2016 e vincitore dell’“Eric Hoffer and Nautilus Book Awards” ), Sabella, da palestinese esule per libera scelta,<em>“propone un soggetto</em>&#8211; come ha scritto Al-Araby Al-Jadeed di Londra –<em> che non ha precedenti nella letteratura palestinese: la liberazione di se’ stessi e della patria attraverso la liberazione dell’immaginazione”</em>. Tesi del tutto personale, ma incredibilmente affascinante.</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Gianni Milani</strong></p>
<p><strong>“Steve Sabella: Wavelengths”</strong></p>
<p><strong>Galleria “metro quadro”, corso San Maurizio 73/F, Torino;   </strong><a href="http://www.metroquadroarte.com/"><strong>www.metroquadroarte.com</strong></a></p>
<p><strong>Fino al 28 giugno</strong></p>
<p><strong>Orari: mart. – sab. 16/19</strong></p>
<p>***</p>
<div><span style="font-size: 10pt;">Foto</span></div>
<div><span style="font-size: 10pt;">&#8211; &#8220;On Earth&#8221;, lightjet print su alluminio matt Diasec, 2018</span></div>
<div><span style="font-size: 10pt;">&#8211; &#8220;Metamorphosis&#8221;, lightjet su alluminio e Diasec, 2012</span></div>
<div><span style="font-size: 10pt;">&#8211; &#8220;Sinopia&#8221;, lightjet su alluminio e Diasec, 2014</span></div>
<p>&nbsp;</p>
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