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	<title>“la Madre che non perdona i propri figli ma dona loro l’immortalità” Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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	<title>“la Madre che non perdona i propri figli ma dona loro l’immortalità” Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>Il fuoco e il gelo sui monti della Grande guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2016 21:48:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vetrina7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cent&#8217;anni dopo il primo anno della &#8220;Guera Granda&#8221;, rileggendo le storie di vita e di guerra raccolte da Enrico Camanni in Il fuoco e il gelo. La Grande Guerra sulle montagne  &#8211; crude e vere perché narrate dai protagonisti in prima persona attraverso le lettere e i diari – si scopre un mondo d’insospettata complessità e ricchezza “Si uccidevano nella bellezza assoluta della montagna, nella vertigine delle Dolomiti, sui deserti degli altipiani e nel gelo dei ghiacciai. Combattevano per pezzi di roccia così impervi che talvolta le valanghe si portavano via i vincitori. Era la guerra più assurda, nei posti più</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2016/06/03/il-fuoco-e-il-gelo-sui-monti-della-grande-guerra/">Il fuoco e il gelo sui monti della Grande guerra</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #008080; font-size: 12pt;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-39626" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/05/ALPINI-FUOCO-194x300.jpg" alt="ALPINI FUOCO" width="194" height="300" />Cent&#8217;anni dopo il primo anno della &#8220;Guera Granda&#8221;, rileggendo le storie di vita e di guerra raccolte da Enrico Camanni in<span class="Apple-converted-space"> </span><em>Il fuoco e il gelo. La Grande Guerra sulle montagne</em>  &#8211; crude e vere perché narrate dai protagonisti in prima persona attraverso le lettere e i diari – si scopre un mondo d’insospettata complessità e ricchezza</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-39627" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/05/GUERRA-ALPINI.jpg" alt="GUERRA ALPINI" width="558" height="375" /></p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Si uccidevano nella bellezza assoluta della montagna, nella vertigine delle Dolomiti, sui deserti degli altipiani e nel gelo dei ghiacciai. Combattevano per pezzi di roccia così impervi che talvolta le valanghe si portavano via i vincitori. Era la guerra più assurda, nei posti più incantati</em>”. Cent&#8217;anni dopo il primo anno della &#8220;Guera Granda&#8221;, rileggendo le storie di vita e di guerra raccolte da Enrico Camanni in<span class="Apple-converted-space"> </span><em>Il fuoco e il gelo. La Grande Guerra sulle montagne</em>  &#8211; crude e vere perché narrate dai protagonisti in prima persona attraverso le lettere e i diari – si scopre un mondo d’insospettata complessità e ricchezza. E di speciale umanità. Per tre anni e tre terribili inverni la Grande Guerra scaraventa migliaia di uomini sul fronte che dallo Stelvio e dall’Ortles scende verso l’Adamello, le Dolomiti, il Pasubio e Asiago. In quegli anni di fuoco, su 640 chilometri di ghiacciai, creste, cenge, altipiani e brevi tratti di pianura cadono circa centottantamila soldati. Le Alpi diventano un immenso cimitero a cielo aperto, sfigurate da una devastante architettura di guerra che scava strade e camminamenti, costruisce città di roccia, legno e vertigine, addomestica le pareti a strapiombo e spiana le punte delle montagne.Alpini e soldati del Kaiser si affrontano divisi tra l’odio imposto dalla guerra e l’istinto umano di darsi una mano, invece di spararsi, <img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-39629" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/05/ALPINI-GUERRA6.jpg" alt="ALPINI GUERRA6" width="580" height="457" />per far fronte alla tormenta e alla neve. Si ingaggiano battaglie anche a tremilaseicento metri, ma la vera sfida è sempre quella di resistere per rivedere l’alba, la primavera, la fine della guerra, prima che la morte bianca si porti via le dita di un piede, o la valanga si prenda un compagno. Intanto, l’isolamento, il freddo, i dislivelli bestiali, le frane, le valanghe, la vita da trogloditi, la coabitazione tra soli uomini producono risposte sorprendenti, insolite collaborazioni umane, geniali rimedi di sopravvivenza e adattamento. “<em>La guerra</em><span class="Apple-converted-space"> </span>– racconta Camanni &#8211;<span class="Apple-converted-space"> </span><em>trascina il popolo contadino sulle montagne e lo obbliga a scoprire un mondo severo e ignoto, astrusa frontiera nel cuore dell’Europa rurale e industriale. I soldati si accorgono all’improvviso che tra l’Italia e l’Austria ci sono le montagne, che lassù passano i confini delle nazioni, che bisogna morire per delle rocce dove i ricchi andavano a divertirsi</em>”. In questa guerra assurda  si rafforza il mito del legame degli alpini con la montagna. Serve a dare un senso al nonsenso, aiuta a sopravvivere. I valori di eroismo e altruismo legati al sacrificio dei soldati-alpinisti che si vanno a immolare sull’altare della <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-39628" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/05/ALPINI-GUERRA-14-200x300.jpg" alt="ALPINI GUERRA 14" width="200" height="300" />Patria per difenderne i confini. “<em>La leggenda delle penne nere, il cameratismo montanaro, gli stereotipi del fiasco di vino e del vecchio scarpone</em><span class="Apple-converted-space"> </span>– scrive l’autore &#8211; <span class="Apple-converted-space"> </span><em>segneranno tre generazioni perché metà delle famiglie italiane perderà un padre, un marito, un figlio al fronte, o lo vedrà tornare invalido, oppure pazzo. Il mito dell’Alpe insanguinata conquisterà un ruolo indelebile nel Novecento e offuscherà il ricordo romantico dell’alpinismo dei pionieri</em>”.  E’ la Guerra Bianca a consacrare una montagna tragica e austera, “<em>la Madre che non perdona i propri figli ma dona loro l’immortalità</em>”. A quell’immagine e a quella memoria il fascismo si appiglierà per fortificare la coscienza nazionale, lodando le gesta esemplari degli alpini-alpinisti. “<em>Pochi miti della storia moderna hanno impiegato tanto tempo a sbiadire e a perdere forza, senza mai abbandonarci del tutto</em><span class="Apple-converted-space"> </span>– dice Camanni &#8211; <span class="Apple-converted-space"> </span><em>anche se si tratta di un racconto di sofferenza e morte (o forse proprio per quello), anche se è la cicatrice di un sacrificio che lasciò sui ghiacciai e sulle creste del fronte orientale una processione di ragazzi innocenti</em>”. In centottantamila non tornarono dalle Alpi, e un terzo se li prese la montagna stessa.</p>
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<div><strong>Marco Travaglini</strong></div>
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