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	<title>In questo 2018 ricorre il cento decimo anniversario della nascita Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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	<title>In questo 2018 ricorre il cento decimo anniversario della nascita Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>Non dimentichiamoci di Pavese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 09:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA[vetrina9]]></category>
		<category><![CDATA[In questo 2018 ricorre il cento decimo anniversario della nascita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, certo non modelli di ortodossia morale di sinistra: il primo imputò a Pavese -da che pulpito- la “vanità” e un irrimediabile decadentismo; il secondo -addirittura- la mediocrità della scrittura &#160; di Enzo Biffi Gentili . In questo 2018 ricorre il cento decimo anniversario della nascita di Cesare Pavese. Si presume, trattandosi di uno dei più importanti scrittori piemontesi del Novecento -e molto probabilmente di quello più noto al grande pubblico- che Torino, la Regione e altre istituzioni culturali stiano all’erta. Per ora, a livello locale il clima culturale non pare febbrile: sulla home page</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2018/04/05/non-dimentichiamoci-di-pavese/">Non dimentichiamoci di Pavese</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-74350" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/04/01.-Manuele-Fior.-Cesare-Pavese-da-Lora-dei-miraggi-Oblomov-2017-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" /><span style="font-size: 12pt; color: #008000; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, certo non modelli di ortodossia morale di sinistra: il primo imputò a Pavese -da che pulpito- la “vanità” e un irrimediabile decadentismo; il secondo -addirittura- la mediocrità della scrittura</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-27020" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2015/10/biffi-gentili-foto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />di</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"> Enzo Biffi Gentili</span></strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;"><span style="color: #333333;">In questo 2018 ricorre il cento decimo anniversario della nascita di Cesare Pavese. Si presume, trattandosi di uno dei più importanti scrittori piemontesi del Novecento -e molto probabilmente di quello più noto al grande pubblico- che Torino, la Regione e altre istituzioni culturali stiano all’erta</span>. Per ora, a livello locale il clima culturale non pare febbrile: sulla home page del Centro interuniversitario per gli studi di letteratura italiana in Piemonte “Guido Gozzano &#8211; Cesare Pavese” ancora campeggia l’annuncio del primo centenario della morte di Guido Gozzano, che ricorreva due anni fa; mentre la Fondazione Cesare Pavese ha organizzato il febbraio scorso un tour sui luoghi dello scrittore nell’occasione della festa di San Valentino, non a caso denominato “InnamoraTI di Cesare Pavese”, a prezzo scontato. A livello nazionale si nota maggiore preoccupazione, soprattutto da parte di siti dedicati agli studenti, perché un tema sul nostro potrebbe uscire alla prima prova dell&#8217;Esame di Stato, della Maturità. Intendiamoci: non si pretende certo che a ogni decennio si programmi una grande celebrazione, considerando che va tenuta <img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-74351" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/04/02.-Ben-Heine-DeviantArt-Mircea-Eliade-pavese-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" />presente anche la data di morte, il 1950, e quindi nel 2020 sarebbero settant’anni tondi… Ma la situazione d’oggi, politica e culturale, rappresenta un contesto particolarmente interessante per un confronto storico-critico spregiudicato sul corpus pavesiano. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">***</span></p>
<p><span style="font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif;">Difatti, in tempi nei quali la tradizionale dicotomia destra-sinistra appare in gravissima crisi, teorica e pratica, e la riflessione sul tema di Norberto Bobbio molto dépassée, l’ambiguità pavesiana si può rivelare, non solo letterariamente, una virtù. E sono stati proprio alcuni studiosi piemontesi nonostante la narrazione dazeglina e antifascista dominante a sottolineare aspetti quasi imbarazzanti del pensiero e dell’opera di Pavese, quali l’irrazionalismo e l’influsso di letture e figure allora poco frequentabili, da Karoly Kerenyi a Mircea Eliade, che fu sostenitore in Romania della parafascista Guardia di Ferro di Codreanu, sino persino a Julius Evola, ed eravamo, occorre ricordarlo negli anni Quaranta, e nella sede dell’Einaudi. Va quindi reso omaggio ai fondamentali interventi, nel secolo scorso, di Furio <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-74352" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2018/04/03.-Camila-Martins-Saraiva.-Norberto-Bobbio-pavese-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" />Jesi (<em>Cesare Pavese, il mito e la scienza del mito</em>, in “Sigma”, n. 3-4, 1964) e di Lorenzo Mondo, che su “La Stampa” dell’8 agosto 1990 rivelò parti censurate del <em>Taccuino segreto </em>di Pavese. Ma anche recentemente un altro piemontese illustre, Franco Ferrarotti, amico personale di Pavese, ha dichiarato l’impossibilità di considerarlo storicista, crociano o marxista (<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.calabriaonweb.it/2013/10/15/il-mio-amico-cesare-pavese-e-quelli-che-non-lhanno-mai-capito-mi-telefono-prima-di-suicidarsi-ma-io-ero-al-mare-3/">http://www.calabriaonweb.it/2013/10/15/il-mio-amico-cesare-pavese-e-quelli-che-non-lhanno-mai-capito-mi-telefono-prima-di-suicidarsi-ma-io-ero-al-mare-3/</a></span>). E quindi possono essere oggi ancor meglio compresi e più severamente giudicati i correlativi e ingiustificabili attacchi di colleghi letterati romani, come quelli di Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, certo non modelli di ortodossia morale di sinistra: il primo imputò a Pavese -da che pulpito- la “vanità” e un irrimediabile decadentismo; il secondo -addirittura- la mediocrità della scrittura.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Nelle foto, dall&#8217;alto:</em></p>
<p><em>Manuele Fior. Cesare Pavese da L&#8217;ora dei miraggi Oblomov </em></p>
<p><em>Ben Heine DeviantArt Mircea Eliade</em></p>
<p><em>Camila Martins Saraiva. Norberto Bobbio</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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