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	<title>&quot;Due manifestazioni legate al libro a distanza di un mese l’una dall’altra in un paese che purtroppo legge poco non mi sembra la cosa più geniale di questo mondo&quot; Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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		<title>Librolandia secondo Culicchia: &#8220;La sfida con Milano? Uno stimolo. Ma la politica sappia dialogare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2017 14:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA E SPETTACOLI]]></category>
		<category><![CDATA["Due manifestazioni legate al libro a distanza di un mese l’una dall’altra in un paese che purtroppo legge poco non mi sembra la cosa più geniale di questo mondo"]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Laura Goria Reading in mongolfiera o, se siete tipi più acquatici, in sottomarino. Sono due delle tante idee geniali di Giuseppe Culicchia per il XXX° Salone del libro di Torino, di cui è consulente ed artefice della sezione “Festa Mobile”. Lui che da anni è una delle colonne portanti della kermesse torinese, mai come ora -di fronte alla sfida milanese- si rivela ancor più strategico. Scrittore di successo &#8211; da poco ha pubblicato il suo ultimo romanzo “Essere Nanni Moretti” (Mondadori)- legatissimo al capoluogo subalpino, ma con uno sguardo più ampio come esperto e traduttore di letteratura anglosassone, ci</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2017/05/23/librolandia-secondo-culicchia-la-sfida-con-milano-uno-stimolo-ma-la-politica-sappia-dialogare/">Librolandia secondo Culicchia: &#8220;La sfida con Milano? Uno stimolo. Ma la politica sappia dialogare&#8221;</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #333333; font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-56387 alignright" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2017/05/culicchia-1.jpg" alt="" width="261" height="193" /><span style="font-family: helvetica,arial,sans-serif;">di Laura Goria</span></strong></span></p>
<p><span style="color: #008000; font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 12pt;"><strong>Reading in mongolfiera o, se siete tipi più acquatici, in sottomarino. Sono due delle tante idee geniali di Giuseppe Culicchia per il XXX° Salone del libro di Torino, di cui è consulente ed artefice della sezione “Festa Mobile”.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">Lui che da anni è una delle colonne portanti della kermesse torinese, mai come ora -di fronte alla sfida milanese- si rivela ancor più strategico. Scrittore di successo &#8211; da poco ha pubblicato il suo ultimo romanzo “Essere Nanni Moretti” (Mondadori)- legatissimo al capoluogo subalpino, ma con uno sguardo più ampio come esperto e traduttore di letteratura anglosassone, ci racconta il grande lavoro per un Salone del libro subalpino che lascerà senza fiato…</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong>Come ti è venuta l’idea dei reading in location così inusuali?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«Volevo che questa edizione lasciasse il segno e avesse qualcosa di davvero particolare da proporre. E questi due posti sono molto speciali. Immagino l’emozione che sarà possibile provare a 150 metri di altezza nel cielo sopra Torino ascoltando le pagine di uno scrittore che amiamo, lette da un altro autore. Saranno occasioni uniche e penso che chi salirà sulla mongolfiera poi lo racconterà a tutti….perché dove altro è possibile fare una cosa del genere!».</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-39170" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/05/salone-13-1024x265.jpg" alt="" width="625" height="162" /></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong>Secondo te quali sono i fiori all’occhiello di questa edizione?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«Abbiamo ospiti stranieri decisamente notevoli; negli anni scorsi non ce ne stati mai così tanti. Scrittori di grandissimo livello che sarà interessante ascoltare, come Richard Ford e Hanif Kureishi. Poi ci sono letture ad alta voce in cui credo molto come invito alla lettura; più che alla classica formula di presentazione del libro, che ha fatto un po’ il suo tempo. I libri suonano, ci parlano. Credo sia bene ascoltarli. Ed è bella la generosità degli scrittori che ho invitato, disposti a leggere pagine di altri e non le loro».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif; font-size: 10pt;"><strong>Il titolo “Oltre il confine” si presta a quali riflessioni in epoca di Brexit, Trump, Corea del Nord, muri vari e Isis?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«Titolo quanto mai attuale. Ci siamo cullati per molto tempo nell’idea che, per esempio, l’Europa non<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-39171" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/05/salone-12-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /> avesse più confini; ma è facile che le cose che diamo per scontate, in realtà, non lo siano affatto. Pochi mesi fa alla GAM ho visto il film-documentario “The great european disaster movie”che aveva proprio questo tema portante. Immaginava l’Europa di nuovo divisa e un aereo che, nonostante la tempesta, non poteva atterrare in nessun aeroporto perché ovunque c’era sempre qualche passeggero impossibilitato a sbarcare, a causa del suo passaporto. Un’altra scena significativa era l’intervista ad una signora tedesca che mostrava le croci di ferro ottenute in guerra dai suoi antenati –da quella franco-prussiana del 1871 alla 2° Guerra Mondiale- e si augurava che suo figlio non dovesse mai essere insignito di una medaglia al valor militare».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong>Tu sei l’artefice della sezione “Festa Mobile”: nata perché e cosa dobbiamo aspettarci?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«Ho avuto la fortuna di lavorare al Salone fin dalla 1° edizione, con lui sono cresciuto, gli sono grato, e volevo celebrare l’ importante traguardo dei 30 anni. “Festa mobile” prevede un programma di letture al Lingotto, nella sala che ho chiamato “Filadelfia”; ma anche in luoghi scenograficamente singolari della città. Per esempio, Marco Malvaldi leggerà “Assassinio sul Nilo” nello statuario del Museo Egizio; Marcello Fois pagine de “Il tamburino sardo” dal libro “Cuore” a Palazzo Carignano, dove fu edificato il 1° Parlamento italiano, mai usato. Poi ci sarà un appuntamento davvero speciale con Pietrangelo Buttafuoco, a Lampedusa, porta di Italia ed Europa da cui entrano in modo tragico uomini, donne e bambini che vogliono diventare cittadini europei. Luogo ideale per la lettura di un poeta siculo-arabo del XII° secolo. Quando in Sicilia c’era la corte più aperta dell’epoca, in cui convivevano culture e religioni diverse: quella di Federico II di Svevia, noto come “stupor mundi”».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong>Hai organizzato anche letture all’estero?<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-19898" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2015/05/SALONE-569-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«Ho chiesto ad alcuni Istituti Italiani di Cultura, a Parigi, Londra, Berlino e New York, di fare delle serate che fossero un omaggio alla letteratura del nostro paese. Così, per esempio, il 17 nella Grande Mela William Finnegan parlerà della “sua” Elena Ferrante; mentre a Parigi verrà ricordato Antonio Tabucchi».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong>Tu dialogherai con Brian Turner: perché proprio questo autore e cosa dovremmo sapere di lui?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«E’ un militare americano che ha combattuto in Jugoslavia e Iraq ed ha scritto il suo primo romanzo ”La mia vita è un paese straniero” pubblicato da NNE, che ho avuto la fortuna di leggere ancora in bozze. Raramente ho trovato pagine sulla guerra raccontate in maniera così onesta, alcune sono profondamente emozionanti».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong>Quali sono le principali responsabilità di chi fa cultura?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«In teoria dovrebbe preoccuparsi innanzitutto di essere onesto e fare proposte che aiutino a decifrare noi stessi e il mondo che ci circonda. La cultura e l’arte sono questo: rappresentazioni di cose apparentemente lontane, ma che in realtà hanno sempre a che vedere con noi».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong>Come hai vissuto l’arroganza e la sfida del salone milanese?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«Abbastanza bene. Viviamo in un mondo in cui vige libera impresa e concorrenza; tutto sommato è stato anche uno stimolo positivo. In prospettiva mi auguro che, anche con la politica, ci si possa sedere ad un tavolo, parlare e addivenire ad una soluzione un po’meno cruenta. Anche perché due manifestazioni legate al libro a distanza di un mese l’una dall’altra, in un paese che purtroppo legge poco, non mi sembra la cosa più geniale di questo mondo».</span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-19905" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2015/05/salone-483-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Al Salone di Torino c’è una parte dedicata all’America, compresa una rilettura di Steinbeck; tu che sei anche traduttore che consigli di lettura a stelle e strisce puoi darci?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: georgia,palatino,serif;">«In assoluto per capire l’America si dovrebbe leggere “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, erroneamente considerato per ragazzi; invece racconta la frontiera, il razzismo e la parte migliore del paese, quella stracciona che si ribella a convenzioni ed ipocrisia della società perbenista. Altro libro straordinario è “Moby Dick” di Herman Melville che parla di lotta tra l’uomo e la morte, destino e, senza voler essere blasfemo, potrebbe essere associato alla lettura della Bibbia e dei Vangeli, perché tocca questioni fondamentali dell’esistenza. Poi “American psycho” di Bret Easton Ellis, e non perché l’ho tradotto, ma perché, anche se racconta l’America a cavallo tra gli anni 80-90, ce la mostra molto vicina a quella odierna. Basti pensare che il protagonista cita Donald Trump almeno una cinquantina di volte: è il suo idolo e l’America fondamentalmente è rimasta un po’ quella… La presidenza Obama non è stata una rivoluzione».</span></p>
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