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	<title>Dal 29 ottobre al 1 febbraio alla Fondazione Sandretto Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
	<lastBuildDate>Thu, 06 Nov 2014 09:00:20 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Dal 29 ottobre al 1 febbraio alla Fondazione Sandretto Archivi - Il Torinese</title>
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		<title>I giovani artisti di “Beware wet paint”</title>
		<link>https://iltorinese.it/2014/11/06/i-giovani-artisti-beware-wet-paint/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ilTorinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 09:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA E SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[Dal 29 ottobre al 1 febbraio alla Fondazione Sandretto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dato emerge lampante: Internet ed i nuovi mezzi di comunicazione digitale sono fonti d’ispirazione comune alle giovani leve in mostra. Ed ecco la nuova arte 2.0 , dai connotati fortemente interdisciplinari   Attenzione, pittura fresca, anzi freschissima, dato che stiamo parlando delle nuove tendenze artistiche internazionali, in mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaugengo (29 ottobre- 1 febbraio 2015) a “Beware wet paint”. L’allestimento fa il punto sulla nuova pittura ed è tra i più importanti dell’anno; organizzato in collaborazione con l’Institute of Contemporary Arts –ICA di Londra, curato dal suo direttore Gregor Muir.   E’ la collettiva di 11</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #365f91;"><strong><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;">Un dato emerge lampante: Internet ed i nuovi mezzi di comunicazione digitale sono fonti d’ispirazione comune alle giovani leve in mostra. Ed ecco la nuova arte 2.0 , dai connotati fortemente interdisciplinari</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"> <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11381" alt="arte sandretto" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2014/10/arte-sandretto-230x300.jpg" width="230" height="300" /><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11380" alt="arte sandretto 2" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2014/10/arte-sandretto-2-229x300.jpg" width="229" height="300" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;">Attenzione, pittura fresca, anzi freschissima, dato che stiamo parlando delle nuove tendenze artistiche internazionali, in mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaugengo (29 ottobre- 1 febbraio 2015) a “Beware wet paint”. L’allestimento fa il punto sulla nuova pittura ed è tra i più importanti dell’anno; organizzato in collaborazione con l’Institute of Contemporary Arts –ICA di Londra, curato dal suo direttore Gregor Muir.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">E’ la collettiva di 11 affermati giovani artisti che stanno tracciando l’arte del  </span><span style="color: #000000;">XXI secolo,</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">affiancati da due mostre monografiche: una dei lavori giovanili, di David Ostrowski e l’altra di Isa Genzken che, per la prima volta, presenta in Italia un ciclo di opere meno conosciute rispetto alle sculture ed installazioni che sono la cifra della sua fama.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;">Un dato emerge lampante: Internet ed i nuovi mezzi di comunicazione digitale sono fonti d’ispirazione comune alle giovani leve in mostra. Ed ecco la nuova arte 2.0 , dai connotati fortemente interdisciplinari. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;">-A partire da Cristopher Wool, l’artista più maturo tra quelli in mostra, considerato il più importante pittore americano vivente. Raggiunse la fama negli anni 80 con opere per cui adoperava rulli incisi con disegni floreali e geometrici, impressi in smalto nero su fondo bianco. Celebri anche i suoi &#8220;Word paintings&#8221; in cui parole e frasi sulle tele creano un interessante connubio tra linguaggio ed immagine. I suoi lavori successivi sono dominati da cancellature, scarabocchi, macchie ed abrasioni che rimandano alle caotiche realtà urbane. </span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-Altrettanto importante è Jeff Elrod, che combina astrazione pittorica e </span></span><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">tecnologia digitale. All’origine della sua arte il periodo in cui, negli anni  </span><span style="color: #000000;">90, lavorò di notte come tecnico addetto alla composizione delle fotografie per un quotidiano; è allora che, approfittando di stampanti e computer, iniziò ad usare un mouse per dipingere. Oggi proietta su tela i suoi disegni digitali, poi con lo spray ne ripassa le linee coperte da nastro adesivo che, una volta levato, rivela l’opera finita.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">Accanto a questi  </span><span style="color: #000000;">due mostri sacri, ecco i giovani che ne rappresentano l’evoluzione.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-Korakrit Arunanondchai, vive tra Bangkok e New York (dove recentemente ha presentato un’installazione al Museum of  </span><span style="color: #000000;">Modern Art) e veleggia tra diverse forme espressive: pittura, performance e installazioni multimediali. Ama utilizzare materiali di uso quotidiano (come tessuto jeans, candeggina e fuoco) per opere</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">che esprimono una visione caleidoscopica di commercializzazione di stampo occidentale mischiata a elementi di spiritualità orientale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-La francese Isabelle Cornaro  </span><span style="color: #000000;">esprime la sua genialità in filmati, sculture, disegni e dipinti. Affascinata dall’idea di riprodurre qualcosa di esistente in un’altra forma e materiale, dimostra come sia possibile nella serie in mostra &#8220;Reproductions&#8221;: ovvero le versioni ingrandite dei piccoli dipinti la cui realizzazione (veloce e spontanea) ha documentato nel</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">film&#8221;Floues et Colorées”.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">&#8211; Il tedesco Nikolas Gambaroff vive tra New York e Los Angeles ed è interessato al linguaggio usato dai mass media. Le sue opere traboccano di carta stampata, fumetti e  </span><span style="color: #000000;">poster. Ultimamente usa una tecnica di “decollage” in cui applica la pittura spray a strati su pagine dei quotidiani e dei DC Comics, poi rimuove parti della superficie e ne rivela le parti sottostanti. I suoi collage rivestono anche mobili, come tavoli e sedie.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;">-Nathan Hylden, a Los Angeles, crea dipinti in cui l’immagine iniziale è una fotografia fatta in studio, serigrafata su fogli di alluminio, che poi sovrappone e ricopre con spray e pennellate. </span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-Dalla navigazione sul  </span><span style="color: #000000;">web ecco invece le creazioni del californiano Parket Ito che si definisce</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">un Yiba (young internet-based artist). E’convinto che Internet stia modificando sempre più il nostro</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">rapporto con la realtà e lo racconta assemblando in collage immagini selezionate dal web.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-Colombiano emigrato a Londra, Oscar Murillo, vuole esprimere il concetto di “comunità” mettendo in  </span><span style="color: #000000;">relazione i mondi</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">distanti della sua terra di origine, povera e operaia, e il luccicante jet-set dell’arte di cui è protagonista, in veste di giovane artista di grande successo. Le sue opere, sempre di grande formato, implicano azione, performance e caos; ma dietro c’è una notevole pianificazione. Cuce tele di tanti formati differenti e compone particolari stendardi che espone orizzontalmente. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-Il portoghese Diogo Pimentão vive a Londra dove ammalia il pubblico con le sue performance. Le sue tele diventano superfici scultoree, invadono (in modo apparentemente casuale) muri e pavimento con grandi monocromi scuri che, guardati da vicino, evidenziano i tanti gesti e passaggi  </span><span style="color: #000000;">dell’artista.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-Il corpo è al centro delle tele di Pamela Rosenkranz, che lo rappresenta come involucro vuoto,  </span><span style="color: #000000;">fragile, ridotto a epidermide: usa telini</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">isotermici per meglio raccontare i corpi traumatizzati e le sue opere sono di ispirazione espressionista.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-L’americano  </span><span style="color: #000000;">Ned Vena, bostoniano di nascita ma residente a Brooklyn, mischia echi Pop, Minimal e Street Art in un’interessante espressione artistica autoriflessiva. Usa programmi di grafica e utilizza materiali di derivazione industriale, come gomma e vinile, applicati con bombolette e adesivo.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"><span style="color: #000000;">-In mostra poi i lavori di David  </span><span style="color: #000000;">Ostrowski, artista tra i più interessanti dell’ultima generazione di</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">pittori</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">astratti, paladino del rinnovamento</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">della pittura contemporanea. Per lui la pittura è &#8221; il tentativo da dare un</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">significato all’insensato&#8221;. Nel 2011 un incendio distrusse il suo studio, bruciando tutte le tele, eccetto una, danneggiata dalle fiamme e macchiata di</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">fuliggine, ma ancora integra; è proprio da quella che ha ricominciato, con una nuova serie di dipinti. Composizioni in cui, con una tecnica particolare, mischia strati di sporco, polvere e vernice spray. E sostiene che le sue opere &#8220;..sono come i film francesi: romantici, apparentemente senza senso e ti portano</span><span style="color: #000000;">  </span><span style="color: #000000;">sempre a un fine&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: tahoma,arial,helvetica,sans-serif; font-size: 14px;">Isa Genzken presenta per la prima volta nel nostro paese il ciclo dei lavori di fine anni 80. Olii su tela monocromatici che già nel nome, “Basic Research”, esprimono un principio di interazione con l’ambiente. Sono frottage del pavimento del suo atelier, a metà strada tra opere scultoree e pittoriche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Laura Goria</strong></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2014/11/06/i-giovani-artisti-beware-wet-paint/">I giovani artisti di “Beware wet paint”</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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