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	<title>ANALISI DEL VOTO Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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		<title>Astensionismo e &#034;amatriciana&#034; federalista, ecco le patologie tricolori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2015 18:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ANALISI DEL VOTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>LA VERSIONE DI GIUSI / di Giusi La Ganga &#160; In Veneto e in Liguria, con candidati marcatamente renziani, si hanno dei veri e propri flop. Ci si consola deplorando le divisioni e le polemiche, ma ci si dimentica che anche la qualità soggettiva del candidato, la sua storia politica e il suo spessore contano, e contano molto. Insomma Renzi è Renzi, ma i suoi cloni non convincono allo stesso modo &#160; Oggi non si può non parlare dei risultati delle elezioni regionali e amministrative di domenica. Ma non vi tedierò con minuziose analisi, che, pur interessanti, a volte non</p>
<p>L'articolo <a href="https://iltorinese.it/2015/06/02/astensionismo-amatriciana-federalista-patologie-tricolori/">Astensionismo e &quot;amatriciana&quot; federalista, ecco le patologie tricolori</a> proviene da <a href="https://iltorinese.it">Il Torinese</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 16px;"><strong><span style="color: #800000;"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-19741" alt="LA GANGA" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2015/05/LA-GANGA-150x150.jpeg" width="150" height="150" /><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-5930" alt="matteo renzi3" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2014/06/matteo-renzi3-300x199.jpg" width="300" height="199" /><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-4855" alt="elezioni-comunali 2" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2014/06/elezioni-comunali-2-150x150.jpg" width="150" height="150" /><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-3915" alt="manifesti elezioni" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2014/05/manifesti-elezioni1-150x150.jpg" width="150" height="150" />LA VERSIONE DI GIUSI</span> / di Giusi La Ganga</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #365f91; font-size: 16px;"><strong>In Veneto e in Liguria, con candidati marcatamente renziani, si hanno dei veri e propri flop. Ci si consola deplorando le divisioni e le polemiche, ma ci si dimentica che anche la qualità soggettiva del candidato, la sua storia politica e il suo spessore contano, e contano molto. Insomma Renzi è Renzi, ma i suoi cloni non convincono allo stesso modo</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span>Oggi non si può non parlare dei risultati delle elezioni regionali e amministrative di domenica. Ma non vi tedierò con minuziose analisi, che, pur interessanti, a volte non fanno vedere il dato d&#8217;insieme, che si può cogliere quasi a prima vista.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Mi ha colpito l&#8217;ulteriore aggravarsi del fenomeno della non partecipazione al voto. Non è più, come qualche ottimista sosteneva, un fatto fisiologico di tutte le democrazie mature, ma è un fatto gravemente patologico, soprattutto se, oltre al 50% di non votanti, la metà di chi vota lo fa scegliendo partiti o liste anti-sistema. Insomma la nostra Repubblica si regge su basi sempre più fragili, e non bastano campagne roboanti o demagogiche per riportare la gente alle urne; anzi direi che spesso il frastuono e l&#8217;esasperazione allontanano ancora di più. Il primo leader che vincerà davvero le elezioni sarà colui che riuscirà a rinnovare un po&#8217; di entusiasmo e di partecipazione. Il Renzi delle Europee dell&#8217;anno scorso sembrava sulla buona strada, ma oggi mi sembra anche lui impantanato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Una seconda cosa, infatti, che mi ha colpito è lo scarso o inesistente trascinamento che l&#8217;effetto Renzi avrebbe dovuto produrre e non ha prodotto sui candidati del PD. I risultati migliori si colgono con grandi tribuni popolari eletti al sud e con uomini d&#8217;apparato eletti al centro. In Veneto e in Liguria, con candidati marcatamente renziani, si hanno dei veri e propri flop. Ci si consola deplorando le divisioni e le polemiche, ma ci si dimentica che anche la qualità soggettiva del candidato, la sua storia politica e il suo spessore contano, e contano molto. Insomma Renzi è Renzi, ma i suoi cloni non convincono allo stesso modo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span>Una terza cosa che mi ha colpito può sembrare una bazzecola, ma, secondo me, in essa si trova la spiegazione di tanti disastri dell&#8217;ultimo ventennio. Nelle sette regioni sono vigenti sette sistemi elettorali diversi, con le più diverse soluzioni. Il nostro federalismo “all&#8217;amatriciana” ha consentito a ciascuno di sbizzarrirsi, senza nessuna comprensibile ragione che giustifichi l&#8217;abbandono di un sistema elettorale uniforme. Lo si vede in questa occasione, ma in realtà tutta l&#8217;esperienza regionale andrebbe ripensata, dopo due decenni di improvvisazioni istituzionali e di cattivo federalismo, che non poco hanno pesato sui conti pubblici.</span></p>
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