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	<title>ALLE FONDERIE LIMONE Archivi - Il Torinese</title>
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	<description>Quotidiano online di Informazione, Societá, Cultura</description>
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		<title>Malosti ripropone L’Arialda di Testori con i diplomati della Scuola per Attori dello Stabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione il torinese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2016 11:18:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ALLE FONDERIE LIMONE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le vicende dell’Eros e del suo amore non sporcato per il giovane Lino, a distanza di più di cinquant’anni, non intorbidano più nessuna sensibilità. Ma rimangono vive e vitali, come quelle dell’Arialda con tutto il suo desiderio d’amore, cercato e sempre negato &#160; Ancor tempo prima – una decina d’anni – di frastornare il mondo letterario e teatrale del nostro paese con un terremoto linguistico che lo portò alla scrittura della &#8220;Trilogia degli Scarrozzanti&#8221;, con un insieme di fusioni, di storpiature, di termini disinvoltamente slungati o ridotti o imbruttiti, tra dialettismi lombardi o francesismi addomesticati (Giovanni Raboni lo definì &#8220;il</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-33256" alt="arialda 22" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/01/arialda-22-200x300.jpg" width="200" height="300" /><strong><span style="color: #365f91;"><img decoding="async" class="alignleft size-large wp-image-33255" alt="arialda 23" src="http://www.iltorinese.it/wp-content/uploads/2016/01/arialda-23-1024x683.jpg" width="625" height="416" />Le vicende dell’Eros e del suo amore non sporcato per il giovane Lino, a distanza di più di cinquant’anni, non intorbidano più nessuna sensibilità. Ma rimangono vive e vitali, come quelle dell’Arialda con tutto il suo desiderio d’amore, cercato e sempre negato</span></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14px;">Ancor tempo prima <span style="font-family: Calibri;"><span style="font-family: Calibri;">–</span></span> una decina d<span style="font-family: Calibri;"><span style="font-family: Calibri;">’</span></span>anni <span style="font-family: Calibri;"><span style="font-family: Calibri;">–</span></span> di frastornare il mondo letterario e teatrale del nostro paese con un terremoto linguistico che lo portò alla scrittura della &#8220;Trilogia degli Scarrozzanti&#8221;, con un insieme di fusioni, di storpiature, di termini disinvoltamente slungati o ridotti o imbruttiti, tra dialettismi lombardi o francesismi addomesticati (Giovanni Raboni lo definì &#8220;il più instancabile sperimentatore della letteratura italiana di questi ultimi decenni&#8221;), Giovanni Testori <span style="font-family: Calibri;"><span style="font-family: Calibri;">–</span></span> critico d<span style="font-family: Calibri;"><span style="font-family: Calibri;">’</span></span>arte tra i più raffinati, amante di aree ben precise, tra Piemonte e Lombardia, poeta, romanziere e omosessuale colpevolizzato <span style="font-family: Calibri;"><span style="font-family: Calibri;">–</span></span> incrociò con il testo dell’<i>Arialda </i>la stretta democristiana degli Andreotti, dei Scelba, dei Gronchi (Morelli, Stoppa e Orsini che, nel tentativo di chiarire e di liberare una situazione senza via d’uscita, salgono al Quirinale da un Presidente che si rifiuta di riceverli) e l’accusa di oscenità, incorrendo in censure, in riduzioni, in ostacoli, in quelle cancellazioni che alla ripresa milanese impedirono alla commedia di andare in scena. Così per il palcoscenico; e così per il cinema, dal momento che la stessa autorità s’accanì sulle immagini di <i>Rocco e i suoi fratelli</i> di Luchino Visconti, risultato della collaborazione tra il regista e lo scrittore, essendo alla radice del film <i>Il ponte della Ghisolfa </i>e <i>La Gilda di Mac Mahon</i>, insieme all’<i>Arialda </i>tasselli di quell’affresco che sono <i>I segreti di Milano.</i></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14px;">I tempi sono cambiati, il nome di Testori s’è anche per troppi annebbiato e le vicende dell’Eros e del suo amore non sporcato per il giovane Lino, a distanza di più di cinquant’anni, non intorbidano più nessuna sensibilità. Ma rimangono vive e vitali, come quelle dell’Arialda con tutto il suo desiderio d’amore, cercato e sempre negato, con il suo mondo abitato dai morti in cui rifugiarsi, come quelle del Gino, con la sua giovanile irruenza, o del maturo Candidezza, che portano attraverso un nebbioso panorama dell’hinterland milanese, fatto di strade e prati e cavalcavia come pure di stanze spoglie che s’affacciano sui lunghi ballatoi, come di palestre o bar fumosi, ad una rete fitta e umanissima di amori scabrosi, frettolosi, feroci e colti nell’inganno. Un presepe ferito di figurine che palpitano anche nell’ipocrisia, nella ferocia, negli atti finali di una vita sconvolta, nel desiderio fatto di bene e di male d’affermarsi, nei fantasmi tangibili (certe situazioni sentono l’influenza di Pirandello) che nel loro essere invisibili costruiscono un attimo di reale presenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14px;">Ha fatto bene Valter Malosti a riproporre il testo, a farne sentire ancora oggi la bellezza della scrittura, a immergerlo nel vuoto che è il palcoscenico delle Fonderie Limone di Moncalieri, soltanto lo scheletro di una porta a delimitare entrate e uscite, alcune soltanto, qualche tavolo, qualche sedia, ha fatto bene a giocare con la prepotenza di quei corpi (anche per immagini, l’armoniosità di certe Deposizioni lascia segni nella memoria) e di quelle voci, facendo quasi scontrare un personaggio con l’altro e riuscendo a creare un grandioso affresco di lotte, di rancori, di fragili vittorie e di sottomissioni. Tutto questo con l’apporto dei diplomati della Scuola per Attori del Teatro Stabile torinese da lui stesso guidata, alcuni fattisi apprezzare su differenti gradi in recenti spettacoli fatti in casa e qui desiderosi di mettersi in gioco totalmente. Qualcuno, se le rose fioriranno, sarà da tener d’occhio nelle stagioni a venire. Ricordiamo tra tutti Beatrice Vecchione che è una fervida Arialda, tutta la forza e la sfrontatezza di Matteo Baiardi (Gino), Roberta Lanave, Gloria Restuccia e la efficace prova di Camilla Nigro, buttatasi senza risparmio nel personaggio</span> di Mina. Si replica sino a domenica 31 gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><em> (Foto: A. Macchia)</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Elio Rabbione</strong></p>
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