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Dal “Pierino” di Chiara al “paese dei mezaràt” di Dario Fo

Entrambi, oltre a narrare le gesta degli autori in tenera età, alquanto discoli e con l’argento vivo addosso, offrono uno spaccato straordinario su persone e luoghi che s’affacciano sul lago Maggiore

Costretto a stare in casa per qualche giorno ho approfittato dell’occasione per rileggere due libri divertenti: “Le avventure di Pierino “, di Piero Chiara, e “Il paese dei mezaràt”, di Dario Fo. Entrambi, oltre a narrare le gesta degli autori in tenera età, alquanto discoli e con l’argento vivo addosso, offrono uno spaccato straordinario su persone e luoghi che s’affacciano sul lago Maggiore. Nel primo, il protagonista che combina guai tra le bancarelle del mercato di Luino (a cui Pierino poteva partecipare per l’intera giornata perché “la direzione scolastica aveva stabilito la vacanza settimanale al mercoledì, invece che al giovedì come in tutt’Italia, forse più per comodo degli insegnanti che degli scolari” ) è proprio il piccolo Chiara. Pierino salta da un’avventura all’altra, pestifero e inarrestabile, un vero monello per le strade di Luino. Finché i grandi non si stancano della sua vivacità e lo mandano in collegio.

Ma lui è fatto così, vivace e furbo, allegro e goloso, e anche bugiardo, quando serve per salvarsi da una punizione. Pierino non si può fermare e in collegio impiega tutte le sue energie per fare ammattire i suoi pazienti professori. Ingegnoso come lo sono i bambini particolarmente svegli della sua età, Pierino ( due terze ripetute a suon di bigiate, pur essendo un rampollo di commercianti e quindi destinato agli studi) vive le sue avventure a Luino, la città sulla “sponda magra” del lago Maggiore dov’è nato “in remote stanze sopra i tetti” nella secentesca casa Zanella e che nel primissimo Novecento è un attivissimo crocevia commerciale tipico delle terre di frontiera. In un mercato in cui convergono venditori onesti e ciarlatani, bancarellai improvvisati e imbonitori, saltimbanchi da quattro soldi e commercianti cittadini con spazi affittati per tutto l’anno, va in scena una straordinaria commedia umana. Una curiosità: tra i tanti che affollano il mercato compare anche la figura del ricco formaggiaio Berlusconi, che si trova suo malgrado coinvolto in un lancio di forme di gorgonzola, taleggio e grana padano di cui aveva omaggiato tre sorelle zitelle divenute ladre per necessità.

Il libro si articola in due parti. Nella prima è il mercato stesso nella sua coralità di personaggi a riempire il palcoscenico, mentre nella seconda (Pierino non farne più!) il piccolo irrequieto ritorna a fagocitare la scena, combinandone davvero di tutti i colori, sino a finire in collegio dall’altra parte del lago, dai salesiani di Intra. All’anagrafe Piero Chiara era registrato proprio come Pierino e alcuni capitoli come “Non piangere Bertinotti”, “L’evaporazione delle angurie” o “Guerra e pace con i Formentini” sono davvero spassosi. Viceversa, ne “Il paese dei mezaràt“, Dario Fo racconta i luoghi, gli eventi e i personaggi leggendari che hanno segnato la sua infanzia ( e non solo). Prendendo le mosse dai luoghi natii ( San Giano, in provincia di Varese) e da quelli dove ha trascorso l’infanzia, Fo s’avventura nel turbine della memoria restituendoci le imprese del padre ferroviere, le visite in Lomellina al nonno Bristìn, indugiando su episodi di volta in volta teneri e drammatici fino al suo apprendistato all’Accademia di Brera di Milano, agli stratagemmi per campare, al dramma della guerra con il reclutamento forzato e, per finire, con un notevole salto temporale in avanti, i funerali di “Pà Fo”, figura centrale di questo “romanzo di formazione”.

Il titolo rimanda al dialetto  lombardo, soprattutto a quello in uso sul lago Maggiore, dove “mezaràt”significa mezzo-topo. Il paese dei mezaràt equivale al paese dei pipistrelli ed è riferito alla gente di Porto Valtravaglia che lavorava sopratutto di notte, perché erano soffiatori di vetro, pescatori e contrabbandieri. Porto Valtravaglia, dove il piccolo Fo cresce e va a scuola, era – secondo il grande attore – “un paese in cui i bar e le osterie non chiudevano mai, non avevano neanche le porte, non avevano un ingresso principale. Io sono cresciuto lì, in un paese dove c’erano persone che provenivano da tutta Europa, dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, perfino dall’Oriente, ognuno con una tecnica diversa di soffiatura del vetro“. In quella babele di lingue e dialetti si inserivano discorsi, dialoghi, favole, lazzi sarcastici e paradossali. È un mondo ormai scomparso, che non esiste più, che però per Dario Fo è stato fondamentale. La sua capacità di raccontare – si pensi all’uso di certe pause o dei gesti – proviene direttamente da quel mondo popolato da affabulatori straordinari.

E’ lo stesso Dario Fo a definire la sua infanzia “eccezionale”: “Ho avuto la possibilità di vivere un’infanzia sempre attorno al lago Maggiore, ma cambiando un paese dopo l’altro. Ho frequentato la terza elementare in tre posti diversi, la quarta in due scuole differenti. Poi sono andato a Luino per le scuole medie, a Milano per il liceo di Brera e infine all’Università. Quindi io, figlio di un ferroviere, ero sempre in viaggio. Questo naturalmente ha influito molto sul mio carattere. Credo di essere una persona generosa, ed ho imparato non solo da mia madre o da mio padre, ma anche dal clima che mi sono trovato intorno“. Il capitolo finale de “Il paese dei mezaràt“, racconta il funerale del padre, il quale prima di morire si era preoccupato di ingaggiare una banda che per tutto il tragitto da casa fino al cimitero suonasse le marce dei partigiani delle valli. “ Per ogni valle (sei o sette sul lago Maggiore), infatti, c’era un gruppo di partigiani che creava una propria canzone. Mentre si andava al funerale, tra le bandiere rosse, la gente, gli anarchici, iniziò un altro funerale, quello dello scrittore Piero Chiara, che aveva sempre avuto fama d’essere un gran mangiapreti. Per cui la gente si unì al corteo di mio padre pensando che fosse quello di Chiara. Poi quando è arrivato il feretro da Varese, nel luogo dell’appuntamento non c’era nessuno. Così tutti i giornali riportarono questo episodio“.

Marco Travaglini

Medaglie d'argento per Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi

A Olbia si è conclusa  la Para Archery European Cup e la nazionale italiana paralimpica ha raccolto complessivamente otto medaglie, cinque a squadre e tre individuali, una d’oro, sei d’argento e una di bronzo

Quattro argenti portano la firma di Elisabetta Mijno (Fiamme Azzurre) e Roberto Airoldi (Arcieri Cameri), gli arcieri piemontesi di arco olimpico chiamati a vestire la maglia azzurra in questo importante evento di preparazione ai Mondiali, in calendario a ’s-Hertogenbosch (Olanda) dal 3 al 9 giugno e validi per la qualificazione alle Paralimpiadi di Tokyo 2020.
Oggi Elisabetta Mijno ha chiuso il torneo individuale al secondo posto, battuta dalla russa Svetlana Barantseva nella finale per l’oro. Una sfida molto combattuta e terminata soltanto allo shoot off (6-5 – 7-9). Elisabetta è partita in vantaggio con un parziale di 24-23 ma immediato è stato l’aggancio della sua avversaria (25-23). Nuovamente in vantaggio (26-21), l’azzurra è stata nuovamente raggiunta dalla russa (25-20). In parità anche il quinto parziale (24-24) e epilogo del match rimandato di conseguenza allo shoot off, che ha premiato la Barantseva. Nella giornata di ieri si sono svolte tutte le finali a squadre e mixed team e Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi hanno raccolto entrambi due medaglie d’argento. Hanno chiuso in seconda posizione la prova a squadre e si sono poi trovati insieme nella finale del mixed team, ottenendo un altro secondo posto. In campo femminile Elisabetta Mijno, Veronica Floreno e Annalisa Rosada hanno perso 5-1 contro la Turchia (Eroglu, Ozbey Torun e Sengul). Inizio in salita per le azzurre, che hanno ceduto il primo set 53-40 prima di pareggiare 48-48 la seconda tornata di frecce; decisivo il terzo parziale, portato a casa dalla formazione turca con lo score di 50-47. Tra gli uomini Roberto Airoldi, Fabio Tomasulo e Stefano Travisani hanno invece ceduto allo shoot off alla Francia (Cabreira, Guerin, Toucoullet). 5-4 (28-25) il punteggio della finale, che ha visto gli azzurri sotto 4-0 (46-42 e 49-46 i parziali) e poi protagonisti di una grande rimonta – come accaduto già in semifinale – con due set chiusi 44-42 e 51-49. Questa volta però le frecce di spareggio non hanno premiato il terzetto italiano. Elisabetta Mijno e Roberto Airoldi sono tornati sul secondo gradino del podio al termine della finale del mixed team persa 5-3 contro la Russia (Barantseva-Ziapaev). Match combattuto e archiviato con i parziali di 35-33 33-33 30-33 35-34.
Il percorso degli arcieri piemontesi alla Para Archery European Cup a questo link

Campionati Italiani Assoluti Invernali, Eduard Timbretti Gugiu argento dalla piattaforma

L’Olanda vince l’Europa Cup 2019. L’Italia è quarta. Al Palazzo del Nuoto di Torino le magiare di Attila Biro superano le azzurre vice campionesse olimpiche 13-11 nella finale valida per il terzo posto. Nella finalissima l’Olanda campione d’Europa batte 11-9 la Russia, che perde la prima partita dopo sette successi e per il secondo anno consecutivo deve “accontentarsi” della medaglia d’argento. Ha diretto la gara l’italiana Alessia Ferrari, in coppia con il rumeno Adrian Alexandrescu (insieme avevano già arbitrato il quarto di finale Ungheria-Grecia). Finali trasmesse in diretta su Rai Sport + HD con telecronaca di Dario Di Gennaro e commento tecnico di Francesco Postiglione. Premi speciali a Elisabeth Aarts (Olanda) come miglior portiere e a Elvina Karimova (Russia) come migliore giocatrice.
Seconda medaglia piemontese ai Campionati Italiani Assoluti Invernali di tuffi, terminati nel pomeriggio alla piscina Monumentale di Torino. Dopo l’argento conquistato ieri da Matilde Borello dal metro è arrivato un altro argento, questa volta per il compagno di squadra Eduard Timbretti Gugiu

Tesserato per la Blu 2006 Torino e allenato da Claudio Leone, Eduard ha centrato la seconda posizione con 376,05 punti al termine di una gara molto buona e caratterizzata anche da diversi 8, con un unico errore nel quarto tuffo della rotazione (il triplo e mezzo indietro). Si è piazzato alle spalle dell’azzurro Maicol Verzotto (Fiamme Oro/Bolzano Nuoto, 385,05) e davanti a Andreas Sargent Larsen (CC Aniene, 341,10) e Loris Sembiante (Fiamme Oro, 290,60). Questi ultimi sono saliti entrambi sul podio tricolore, rispettivamente sul secondo e terzo gradino, poiché Eduard non ha ancora la cittadinanza italiana (è di origine romena).

Il podio è invece sfuggito per pochi punti a a Matilde Borello, quarta nel trampolino 3 metri con 245,55 punti. Si sono aggiudicate le medaglie Chiara Pellacani (MR Sport F.lli Marconi) 324,75, Elena Bertocchi (Esercito/Canottieri Milano) 265,65 e Elisa Pizzini (Bentegodi) 253,70 – le stesse tre che avevano chiuso in testa le eliminatorie del mattino. Rispetto alle qualifiche Matilde ha guadagnato una posizione, raccogliendo anche molti più punti grazie a una gara pulita e senza particolari errori.

A chiudere il programma della giornata e dei Campionati Italiani  è stato il sincro 3 metri. L’oro è andato a Giovanni Tocci (Esercito/Cosenza Nuoto)-Lorenzo Marsaglia (Marina Militare/CC Aniene) con 401,40 punti, seguiti da Tommaso Rinaldi (Marina Militare/MR Sport F.lli Marconi)-Andrea Chiarabini (Fiamme Oro/CC Aniene, 419,67) e Francesco Porco (Fiamme Oro/Cosenza Nuoto)-Andrea Cosoli (Carlo Dibiasi, 366,12). Da segnalare, nella classifica per società, il decimo posto della Blu 2006 Torino.

https://www.federnuoto.piemonte.it/finpiemonte/home_new/appro_new.asp?id_info=20190331124712&area=3&menu=agonismo&read=tuffi

Dagli occhi di Kim Novak alla performance di Asia Argento, tutto fa cinema

 

Ormai non si pensa davvero più alle madrine che fino a ieri hanno aperto i red carpet (del resto i tantissimi cinéphiles del Torino Film Festival vedono quelle strisce rosse come una manciata di sabbia negli occhi) né ad un madrino come si è fatto con Alessandro Borghi nellultimo Lido veneziano. La serata del 24 novembre prossimo, sotto il chapiteau della Mole, sacro tempio del cinema per eccellenza, ad aprire le danze di questa 35a edizione del TFF ci saranno, a rappresentare lincrocio che prima o po taccorgi esserci tra le varie arti, lo scrittore Luca Bianchini, il designer Chris Bangle, lo chef stellato Ugo Alciati e Max Casacci, musicista e produttore. Il tutto coordinato da Roberta Torre che di lì a qualche giorno presenterà la sua rivisitazione in chiave musical e dark del Riccardo III shakespeariano, ambientato nelloggi di una periferia romana dove sguazzano personaggi violenti e alla perenne ricerca di denaro, interpreti un rinsecchito Massimo Ranieri e Sonia Bergamasco. Poi il film dinaugurazione Finding your feet di Richard Loncraine (il regista che poco più di una ventina di anni fa vinse a Berlino lOrso dargento proprio per un Riccardo III” novecentesco e dittatoriale), dove Imelda Staunton, colpita dalla notizia della relazione del marito con la sua migliore amica, si rifugia in una sala da ballo tra le gentilezze e i passi di un eccentrico Timothy Spall, un restauratore di mobili abituato a vivere su di una barca. Per chiudersi i nove giorni della rassegna – la giuria dei film in concorso è capitanata da Pablo Larrain, che proprio da Torino si vide aprire il successo con il suo Tony Manero” – con The Florida project di Sean Baker, con Willem Defoe e Bria Vinaite, storia di una madre e della figlioletta di sei anni che con altri vivono nel Magic Castle Hotel, nome bellissimo per una realtà di persone che sono sotto la soglia di povertà.

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Un elenco lunghissimo di ospiti, unaltra sequenza di titoli (per dire, un totale di 169 suddivisi in lungometraggi, mediometraggi e cortometraggi, 40 opere prime e seconde, 36 anteprime mondiali, 59 anteprime italiane, il risultato di oltre 400 film visionati) che certo non spaventa il pubblico pronto ad affollare le sale del Reposi e del Massimo, orfano di quelle del Lux, 500 posti a non sedere, che si faranno probabilmente sentire per numero di proiezioni, di code e di scomodità, con il pericolo terribile per gli aficionados di arrivare al limitare del traguardo e vedersi respinti. Sono il risultato, non il solo, di un aggiustamento verso il basso del budget generale, considerando che il 2016 si era portato via 2.300.00 euro e che ledizione di oggi vede un taglio” – la parola è brutta e nessuno la vuol sentire pronunciare – di 250.000 euro. Comunque gli occhi magnetici di Kim Novak e del suo siamese Cagliostro, in bella unione a far cadere nelle maglie strette dellamore uno stralunato James Stewart nella Strega in paradiso” di Quine, ci guardano dallalto e ci proteggono.  Ovvero aprono ad un concorso che, afferma la rossoscapigliata Emanuela Martini, al timone da quattro anni e in buona speranza per una riconferma, torna al suo interno a riconsiderare il mondo del lavoro, il cerchio della famiglia come base di sentimenti e di lotte e la Storia, gli sguardi e i ripensamenti che interessano Davide Ferrario con Cento anni, dalla disfatta di Caporetto al fascismo e la Resistenza sino ad arrivare a piazza della Loggia, che analizzano limmagine di Churchill in The Darkest Hour di Joe Wright con un Gary Oldman dal trucco perfetto e già più che ben piazzato nella corsa agli Oscar, che hanno fatto desiderare al soldato Harry Shinder, sbarcato ad Anzio nel 44, di dare una memoria a quanti là hanno combattuto e là sono morti (Mt War is not Over di Bruno Bigoni), che fanno ripensare con Kings ai disordini e alle tensioni razziali esplosi a Los Angeles nel 92, che reinquadrano in un documentario la figura del presidente americano passato con disinvoltura da Hollywood alla Casa Bianca (The Reagan Show). LItalia è ben rappresentata da Blue Kids di Andrea Tagliaferri, già assistente di Matteo Garrone, un fratello e una sorella dentro una fiaba nera dei nostri tempi, un legame morboso e uneredità, un conflitto con il padre e un gesto folle e studiato che li fa fuggire insieme; e da Lorello e Brunello di Jacopo Quadri, due gemelli che si occupano della fattoria di famiglia.

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Fuori concorso, nelle differenti sezioni, Francesca Comencini con Amori che non sanno stare al mondo, il terzo capitolo dei ricercatori universitari disoccupati inventati da Sydney Sibilia, Smetto quando voglio – Ad honorem, il viaggio di due ragazzini napoletani nel cuore del Nevada, tratteggiato da Paola Randi con Tito e gli alieni, ancora un viaggio per due ragazzini nigeriani verso il Mediterraneo in Balon di Pasquale Scimeca. Completando il concorso, 15 paesi partecipanti per altrettante produzioni, dallArgentina al Portogallo, da Hong Kong a Israele, dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Cina al Belgio.  Martini che ci riprova con la notte dellHorror, che si inventa la retrospettiva (benvenuta! dai primi successi degli anni Sessanta al Passion franco-tedesco di cinque anni fa) di un maestro come Brian De Palma che arriverà o forse non arriverà (compensi al lumicino non degli di lui o la necessità di seguire il montaggio del suo ultimo Domino? vedremo), che attribuisce il Gran Premio Torino a Pino Donaggio e alle sue musiche da film, ad un musicista che è passato dagli studi al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia al Sanremo di Io che non vivo (senza te) ai set più prestigiosi in giro per il mondo, proprio De Palma in primo luogo, e poi Roeg, Dario Argento, Liliana Cavani, Pupi Avati, Michele Placido, Sergio Rubini. In ultimo: gli amanti dei felini si godano i sei titoli di Non dire gatto…” e i fan di Asia Argento – contattata dalla direttrice in tempi non sospetti, si era di marzo, per cui non ancora coinvolta nello scandalo Weinstein – la applaudano nella sua veste di guest director” e in quelle di interprete con Emma De Caunes della performance firmata da Bertrand Bonello.

Elio Rabbione

Lions Club, al Salone del Libro un ricco calendario di eventi

Ricchissimo il calendario di eventi organizzato dai Lions nell’ambito della trentesima edizione del Salone Internazionale del libro di Torino, al Lingotto dal 18 al 22 maggio

“E’ un appuntamento al quale non potevamo mancare – precisa Gabriella Gastaldi, Governatore del Distretto 108 Ia1 del Lions Club International, che comprende circa 2.400 soci di 73 Club – in un anno importante come questo, in cui ricorre il centenario della più grande associazione di servizio del mondo”. Presenti con uno spazio espositivo di 24 metri, nel padiglione 2, i Lions mirano, con il loro stand e le tante iniziative organizzate, a far conoscere le attività dell’Associazione al grande pubblico. Due, in particolare, gli eventi di grande importanza: sabato 20, ore 13,30, sala Argento, “Donne, la sfida per i prossimi 100 anni. Impegno per la parità o parità per l’impegno?“, con la partecipazione, tra gli altri, dell’assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti; domenica 21, ore 10,30, sala Argento: “Cento anni di Lions: la cultura del servire“. Gli appuntamenti organizzati dai Lions sono anche tanti altri.

Si incomincia giovedì 18, giorno dell’inaugurazione del Salone, alle 10,30 con il caffè letterario “Papà, perché non mi compri il cellulare?”, in cui il professor Nicola Limardo, esperto di fisica quantistica, illustrerà l’effetto che telefoni cellulari e wifi possono avere sulla nostra salute. Sempre giovedì, alle ore 15, conferenza di Marina Federici su “Figure femminili alle Olimpiadi”; alle 16 spazio all’illustrazione del progetto “Tutti a scuola in Burkina Faso, bambini nel bisogno”, avviato 10 anni fa; mentre alle 18 Luciano Fiammengo parlerà di “Alfabetizzazione alimentare”. Si prosegue il giorno successivo, venerdì 19. Alle 12 appuntamento in Sala Rossa con “Olivetti: l’industria oltre il profitto”; alle 14,30 allo stand Luisa Benedetti presenta il libro “Le nebbie di Frisco, il mistero del prescelto”; alle 16 conferenza di Andrea Mazzanti sul “Libro parlato Lions”; alle 17,30 incontro con Anna Mormile, autrice del libro “La furia di Giada”.

Sabato 20 alle 10 incontro con il Centro italiano Lions per la raccolta degli occhiali usati, dal titolo “Guardare a quattro occhi”; alle 11 incontro con il poeta Guido Oldani, che presenta “Luci di posizione”; alle 15 conferenza di Gianfranco Ferradini “Spremere la conoscenza”; alle 17 conferenza di Teresa Mazzini su “Elogio del rispetto”; alle 18 appuntamento con Beppe Gandolfo e “Un anno in Piemonte”.

Domenica 21 alle 11 incontro con Idolo Castagno, autore di “Il Lionismo”; alle 14,30 tocca a Corrado Buscemi, autore di “Il caso De Maj”.

Lunedì 22 alle 10,30 nello spazio incontri appuntamento con “Favole di terra e di aria” e le autrici Claudia Ferraris e Giulia Pretta; alle 16 “C’è un Lions con te”, Renata Florian e Manfredo Barberis illustrano il progetto avviato per facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani tra 18 e 29 anni; alle 18 in Sala Rossa “Progetto lavoro giovani in azienda”, autorità a confronto sul tema dell’inserimento di personale giovane e qualificato nel mondo del lavoro, con la partecipazione dell’assessore regionale Gianna Pentenero, dell’On. Luigi Bobba e del presidente della Compagnia di San Paolo Francesco Profumo.

 

 

Torino e l’acqua

Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato

 

Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce

 

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Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere lacqua. Lacqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, lacqua come elemento essenziale per la sopravvivenza delpianeta e di tutto lecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

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1. Torino e i suoi fiumi

2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia

3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia

4. La Fontana dellAiuola Balbo e il Risorgimento

5. La Fontana Nereide e lantichità ritrovata

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?

7. La Fontana Luminosa di Italia 61 in ricordo dellUnità dItalia

8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma

9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta lacqua

10. Il Toret  piccolo, verde simbolo di Torino

 

1. Torino e i suoi fiumi

Il fil rouge di questa serie di articoli vuole essere lacqua. Lacqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, lacqua come elemento essenziale per la sopravvivenza del pianeta e di tutto lecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.

Il 71% del Pianeta Terra è coperto dacqua.

Il corpo umano è costituito di acqua per il 60%; alla nascita, il peso corporeo di un bambino è costituito dacqua per l80%.

Eppure, per capire quanto tale elemento sia essenziale è necessario fare riferimento ad altre cifre: gli studi dellUnicef sottolineano che ogni giorno circa 700 bambini muoiono a causa di malattie causate dallutilizzo di acqua non pulita; 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile e almeno 263 milioni di individui impiegano più di 30 minuti per raccogliere dellacqua pulita. Secondo altre statistiche ONU sono ben 3900 i bambini che decedono ogni giorno per scarsità idrica. 

Cifre, queste, terrificanti e obbrobriose, che dovrebbero comparire nelle nostre menti tutte le volte che per un po’ di calore, per stanchezza o anche solo per capriccio, ci fermiamo con tranquillità e noncuranza ad abbeverarci ad una fontana.

La definizione del termine acqua” sul dizionario dice trattasi di un composto chimico di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, è inodore, incolore e insapore, costituente fondamentale degli organismi viventi, in natura si trova allo stato liquido, (fiumi laghi, mari), allo stato solido, (neve, ghiaccio), allo stato aeriforme, (vapore acqueo).

Continuando a leggere ci si accorge di quanto sia presente tale parola nel linguaggio, sia che si tratti di argomenti scientifici, sia che ci si riferisca a modi di dire o frasi fatte; vi è poi anche il richiamo alle proprietà purificatrici attribuite allacqua nelle diverse culture e religioni. 
Si parla di acqua corrente, cioè disponibile grazie ad un dato sistema di condutture; acqua minerale, cioè contenente minerali, utili e necessari per il funzionamento dellorganismo; per i puntigliosi esiste l’ “acqua frizzante, per alcuni sistemi chimici si utilizza l’ “acqua distillata. Si differenzia l’ “acqua dolce”  dallacqua salata, diversa ancora da quel che si intende per acqua morta, cioè stagnante, ancora diversificabile a sua volta dalle acque bianche” e dalle acque nere. Distaccandosi daisignificati più terreni, possiamo fare riferimento a quellacqua utilizzata nelle funzioni religiose, per questo definita santa; se esiste poi una sorta di via di mezzo tra la terra e il cielo, per coloro i quali usano un approccio salutistico o olistico, nella lunga definizione del dizionario, sono presenti le tanto elogiate proprietà delle acque termali.  In ultima analisi, per sottolineare quanto tale parola sia presente non solo nellimmenso ecosistema, ma anche nel complesso universo linguistico, proponiamo ad esempio alcuni modi di dire: acqua in boccafare un buco nellacqua, ragazza acqua e sapone” ecc.

La questione non si esaurisce solo in un lungo elenco di espressioni linguistiche e di statistiche geologiche, una cosa” di tale arcana importanza e ancestrale essenzialità non può che essere portatrice di significati nascosti, interni ed esoterici.  Lacqua è un simbolo ricco di significati, è presente, sotto tale accezione nella Bibbia e nel Nuovo Testamento, è, inoltre, uno dei quattro elementi principali, (acqua, aria, terra, fuoco), a cui tradizionalmente sono attribuite qualità di intuizione e adattabilità. Lacqua è associata alla sfera femminile e alla passività. In alchimia è lelemento associato al numero 2, simboleggia le polarità in antitesi allunità, (identificata con lelemento fuoco). Quando lacqua si trova allo stato liquido può insinuarsi ovunque e assumere svariate forme, portando al significato traslato di unione tra spirito e materia.

La religione cristiana associa lacqua a Cristo, in quanto sorgente che disseta eternamente. Lacqua è anche purificatrice, utilizzata durante il battesimo, quando i bambini vengono bagnati con lacqua santa. Lacqua, dunque, pulisce non solo a livello materiale ma anche spirituale, proprio per questo è elemento essenziale in quasi tutti i rituali di purificazione. Nella religione ebraica, lacqua, viene associata a Dio, perché ritenuta come sua manifestazione allinizio della creazione. Lelemento viene anche associato al concetto di nascita” perché  essa dona la vita,  così come accade durante la gestazione, che vede il nascituro immerso per 9 mesi in un liquido. Sono molte le culture dellantichità in cui lacqua era considerata fonte di vita, principio cosmico femminile e Madre, proprio in quanto generatrice. Per gli antichi greci i mari, i fiumi, i laghi erano nati da Oceano, figlio di Urano e Gea; rimanendo sempre in ambito classico, si pensi poi al mito di Narciso, vicenda in cui lacqua è lo specchio che permette di scoprire se stessi. 

Lacqua ha anche un significato onirico: quando si sogna lacqua, significa che linconscio richiama a sé significati di energia materna, legati allambito profondo e sentimentale, e può indicare stati emotivi diversi a seconda che lacqua appaia limpida o torbida.

In alcune culture si parla di prova dellacqua, momento importante per il cammino iniziatico, in cui si mette alla prova il candidato, chiamato a resistere ad una serie di difficoltà. La prova diventa metafora di una capacità di adattamento alle diverse condizioni di vita, che liniziato deve avere: o ci si adatta o si perisce.

Ma cosa centra il discorso dellacqua con la nostra città? Ebbene, esso si collega al capoluogo  piemontese più di quanto ci possa sembrare. Torino è posta alla confluenza di tre fiumi: il Po, la Dora Riparia e la Stura di Lanzo. Anche altre città sorgono vicino a dei corsi fluviali, ma il nostro è un caso particolare, infatti a Torino, città magica, città in cui si respira lascendenza egizia, si percepiscono le linee sincroniche, proprio i due fiumi, il Po e la Dora, assumono una particolare importanza. Analizzati in chiave esoterica, il primo rappresenta il Sole e la componente maschile, la seconda corrisponde alla Luna e alla parte femminile. Sui fiumi inoltre incidono correnti energetiche  che, incrociandosi, generano un punto dintersezione  di peculiare forza. Chi si intende di esoterismo sottolinea che il castello del Valentino e il vicino  Borgo Medievale  simboleggiano  forza  e per questo si trovano in riva al Po. Il grande cimitero monumentale,  invece, si situa sulle sponde del fiume più “notturno, la Dora. 

I due fiumi giustificherebbero dunque lambivalenza torinese: città solare e maschile, a cui fa da contraltare una città lunare, femminile, come una sorta di grande madre. 

Non dimentichiamo, infine, che a specchiarsi sulle acque del Po c’è anche una chiesa assai particolare, la Gran Madre.

Tre sono i fiumi che bagnano Torino, ma due sono particolarmente cari alla cittadinanza, il Po e la Dora, i due corsi dacqua diventano, infatti, protagonisti di un angolo di città, fissati in personificazioni statiche e solenni. Si tratta della piazzetta CLN, posta nel centro storico della cittàappena dietro le due chiese gemelle di piazza San Carlo (Santa Cristina e San Carlo), lungo lasse di via Roma in direzione di piazza Carlo Felice e dei giardini Sambuy. Prima del 1935 la piccola piazza era conosciuta come piazza delle due chiese.

Laspetto attuale si deve alla ristrutturazione del 1935 prevista dal progetto di Marcello Piacentini, avvenuta in pieno periodo fascista, che riguardava il secondo tratto di via Roma e la zona circostante. Nel progetto erano comprese anche le statue di Benito Mussolini, Vittorio Emanuele III di Savoia e due fontane poste sul retro delle due chiese, con allegorie antropomorfe dei fiumi Po e Dora Riparia. Solo le ultime due statue vennero effettivamente realizzate e la piazza venne rinominata Piazza delle due Fontane, realizzate dallo scultore Umberto Baglioni nel 1973. Durante loccupazione nazista  la piazzetta si incupisce di unombra crudele ma purtroppo reale, e ospita il comando della Gestapo, ubicato presso lalbergo Nazionale. Alla fine della guerra, forse proprio per chiudere quella ferita storica, il nome della zona vene cambiato e dedicato al Comitato di Liberazione Nazionale costituitosi al termine del fascismo.

Il tempo scorre, proprio come lacqua delle due fontane che guardano ieratiche il susseguirsi degli uomini e degli avvenimenti. Eppure anche loro hanno avuto delle peripezie da affrontare,  nel1987 le fontane furono svuotate e messe fuori servizio a causa dellusura  della copertura della vasca e dellimpianto idrico.

Solo nel 2005, dopo un significativo restauro, vennero rimesse in funzione; nel 2013 altri lavori di ristrutturazione costrinsero la fontana del Po ad essere chiusa nuovamente, finché il 23 dicembre dello stesso anno vennero nuovamente inaugurate  entrambe, con una cerimonia alla presenza dellallora sindaco di Torino Piero Fassino.

Nel 2017 un pezzo di cornicione di marmo del retro della chiesa di Santa Cristina precipitò sulla fontana dedicata alla Dora Riparia, fortunatamente senza danni né alle perone né al monumento.

Infine, dopo varie vicissitudini, per il Po e per la Dora arriva il vero momento di gloria: la piazza venne scelta nel 1975 dal regista Dario Argento per alcune scene del film Profondo Rosso, rimanendo impressa per sempre sia in una delle pellicole cinematografiche più conosciute, sia nella mente degli appassionati dellhorror.

Alessia Cagnotto

Gli angoli del cinema a Torino

TORINO CITTA’ DELLA RADIO, DEL CINEMA E DELLA TELEVISIONE

Torino è la città dalle mille definizioni, tra queste “città del cinema”: forse la più sto(r)ica, la più austera, la più tecnica. Ma dove si può davvero assaporare il cinema nella capitale piemontese, oltre a l’inconfondibile Museo del Cinema con sede nella Mole Antonelliana?

Cinema per tutti i gusti

Se c’è qualcosa che non manca a Torino sono i cinema. Resistendo con le unghie e con i denti all’avvento dello streaming e alla proliferazione dei multisala nei centri commerciali, sono numerosi i cinema d’essai storici in cui si possono assaporare film d’epoca, proiezioni speciali e nuove uscite:

  • Cinema Romano: fondato nel 1911 e collocato nella centralissima Galleria Subalpina, questo cinema dallo stile liberty ospita festival stagionali e proietta le nuove uscite cinematografiche.

  • Cinema Massimo: ai piedi della Mole Antonelliana si trova il cinema di riferimento per Torino. Qua hanno luogo i Festival più importanti – tra cui quello organizzato dal Museo del Cinema -, così come première e incontri a tema. Il punto di forza del cinema sono le numerose rassegne che riscoprono le opere di grandi autori e proiettano gemme cinematografiche restaurate, dando la possibilità al pubblico di rivederle sul grande schermo.

  • Cinema Nazionale: collocato nell’elegante Via Carlo Alberto, è un cinema che proietta film moderni meticolosamente selezionati tra l’enorme offerta mercato internazionale. Qua si possono ammirare opere prodotte in tutto il mondo, non solamente i grandi titoli mainstream, spesso scoprendo chicche straniere non visibili nei cinema con un programma più commerciale.

  • Cinema Lux: nella bellissima Galleria San Federico ha riaperto da poco uno dei cinema simbolo della città, fondato nel 1934. Anch’esso in stile art déco, il cinema è impreziosito da pareti di marmo e da un bar super fornito che fa invidia a quelli dei multisala. La programmazione predilige nuove uscite e film internazionali.

Nell’era contemporanea, sono pochi i negozi fisici che vivono di compravendita di materiale cinematografico, purtroppo. Tuttavia, se si vuole toccare con mano parte della storia della settima arte e, perché no, portarne a casa un pezzo, ecco le due tappe da non perdere:

Cinefolies: vicinissima alla Mole, in Via Giachino Rossi, c’è una piccola vetrata dalla quale si possono scorgere all’interno poster d’epoca, libri e oggettistica varia. Nonostante all’esterno possa non sembrare, l’archivio del punto vendita è ricchissimo ed è quasi impossibile non trovare ciò che si sta cercando.

La settima arte: il secondo punto di riferimento per la vendita e la ricerca di poster storici è la boutique di Via dell’Arsenale 36/G. Oltre a collezionare pezzi originali e difficili da trovare, il negozio offre anche di restauro, ricostruzione e lavaggio, telature e fornimento di cornici, telai e supporti vari.

Bookshop del Museo del Cinema: il bookshop, sempre accessibile, è propone un catalogo di prodotti degno di nota, ricco di chicche originali, poster libri teorici e gadget unici, non solo inerenti alla mostra in corso, come si potrebbe pensare.

Torino è un set a cielo aperto. Le vie del centro, così come le zone di periferia o le colline che si affacciano sul Po sono state lo sfondo di innumerevoli storie, sia televisive che cinematografiche. Per chi fosse interessato o per gli appassionati è possibile ripercorrere tutte le location sul sito della Film Commission Piemonte.

Di seguito segnaliamo alcuni dei prodotti italiani più iconici girati a Torino:

  • A che punto è la notte, 1994. Serie tv visibile ora su Rai Play con protagonista Marcello Mastroianni. Quasi interamente girata a Torino, nei due episodi si possono ammirare i punti più conosciuti del capoluogo negli anni ‘90 attraverso la lente di Nanny Loy. Si ammira un Torino misteriosa e segreta ma sempre ammaliante.

  • Le amiche, 1955. Nel film si parla di una Torino commerciale, industriale, dedita allo sviluppo economico. Le vetrine di Via Roma mostrano una città che vive grazie al suo artigianato e alla sua vena imprenditoriale.

  • Profondo Rosso, 1975. Uno dei capolavori di Dario Argento che non sarebbe lo stesso senza le location suggestive di Torino. Tra le più iconiche Villa Scott, capolavoro liberty torinese in Corso Giovanni Lanza, realizzata su progetto di Pietro Fenoglio nel 1902, al momento visitabile solo dall’esterno in quanto di proprietà privata. La seconda è senza dubbio Piazza CLN, dedicata al Comitato di Liberazione Nazionale, costituito nel 1943 per liberare il paese dal fascismo.

  • La Legge di Lidia Poet, (2023-ora). Per la serie tv di successo ora visibile su Netflix, Torino è letteralmente un set a cielo aperto: Piazza Carlo Alberto, la Biblioteca Nazionale, l’ex carcere Le Nove, Palazzo dei Cavalieri, redazione della Gazzetta Piemontese, Piazza San Carlo sono solo alcune delle location visibili sul piccolo schermo.

E dopo aver visto un film che ci ha lasciati senza parole, dove si va per ritrovarle e parlarne per ore?
Torino è ricca di locali a tema culturale e di intrattenimento: basta pensare al Cafè Luxemburg, recente aggiunta dell’omonima storicissima libreria aperta dal 1872, una pietra miliare della città. O ancora al BlahBlah in Via Po, locale a tema musicale i cui muri sono costellati da poster di musicisti di tutte le epoche e che accolgono band, solisti e artisti prevalentemente di genere rock.

A tema esclusivamente cinema segnaliamo Lobelix, che si definisce il mix perfetto tra pub e cocktail bar. Fondato nel 1999, l’atmosfera frizzante e accogliente è decorata da poster cinematografici, props, oggetti di scena e un menù che accontenta tutti, grandi e piccoli. Qua troverete anche un’accurata selezione di cocktail unici ispirati ai vostri film preferiti. Provare per credere!

Beatrice Pezzella

Pupi Oggiano torna a Torino per il suo nuovo thriller

La trama del film? Se ne sa poco, per ora. Si sa di un uomo che vive in una grande villa, appartato, assistito da due sodali che lo accontentano in tutto. Ma anche, tra ampi spazi e claustrofobia, di “un gruppo di persone, sequestrate e costrette a compiere giochi da bambini sotto la minaccia delle armi.” Da prevedersi “una storia dura e netta”, una vicenda che accomuni il thriller e l’horror, titolo “Il grande no” diretto da Pupi Oggiano (altresì dal 1990 cantautore con quattro album all’attivo, poi decine di videoclip e tre documentari sul cinema di Dario Argento) che torna dietro la macchina da presa dopo il percorso fatto nella sua “esalogia” (da “La paura trema contro” a “Contro un iceberg di polistirolo”: circola in rete un riassuntivo filmato, una sorta di “dove eravamo rimasti”, una sorta di bignami delle puntate precedenti, tra scorci notturni torinesi, coltelli insanguinati, forbici assassine, cadaveri dentro pozze di sangue, mani guantate e certo non sicure, incappucciati e martelli che s’avventano sulla vittima), curioso quanto inedito esperimento nel panorama del cinema italiano indipendente. Qui siamo su altri terreni, a toccare temi che hanno invaso il nostro quotidiano come il bullismo, la solitudine, la vendetta, i rapporti familiari tesi e difficili, la violenza.

“Un thriller a tinte horror violento e claustrofobico – riassume in questi giorni l’ufficio stampa -, dove però la parte più dura non sarà data dalla violenza fisica ma da quella psicologica, presente e passata.” Comunque, quelle “tinte fosche” che fanno la felicità di una buona parte di pubblico appassionato. Nel cast Diego Casale protagonista (personaggio televisivo e teatrale, membro del duo comico “Mammuth”, già con Argento e Marco Ponti, ormai iconico attore per Oggiano), circondato da Alis D’Amico e Ilaria Monfardini, da Tita Giunta a Paolo Mazzini a Clarissa Allia. Alessandro Benna è il responsabile di riprese e montaggio mentre Daniele Trani è il direttore della fotografia. Le riprese sono iniziate nei giorni scorsi nell’affascinante scenario di Villa Camelot a Castel Fiorentino e si sposteranno a Torino per occupare alcune location, non ultimo un castello di cui il nome per ora rimane top secret.

Elio Rabbione

Nelle immagini: Pupi Oggiano, regista del “Grande no” (ph Mau Parietti); Diego Casale e Pupi Oggiano durante le riprese del film (ph Jack Raw)

Il Museo dei Serial Killer a Torino

PENSIERI SPARSI di Didia Bargnani

“Non è un caso che si sia deciso di aprire, dopo Firenze, il Museo dei Serial Killer a Torino – mi spiega Gianpaolo Gazziero – dove nel 1861 sono state elaborate le prime teorie sulla Criminologia per arrivare poi ad una disciplina ben definita, l’Antropologia Criminale, grazie a Cesare Lombroso.  Con i miei soci, Filippo Terzani e Luca Pianesi, abbiamo pensato che Torino avrebbe potuto rispondere positivamente ad un museo di questo tipo, non a caso questa è anche la città scelta da Dario Argento per ambientare alcuni dei suoi film cult ed è famosa per essere un luogo esoterico dove si pratica la magia nera”.
E’ un viaggio virtuale, attraverso la storia del crimine dal Medioevo ad oggi, quello che intraprende il visitatore di questo museo aperto da pochi giorni a Torino in via Arcivescovado 9.
Tramite un audioguida possiamo ricostruire la storia di ogni serial killer rappresentato nel museo, cercando di capire quali percorsi di vita hanno contribuito a creare questi “mostri”.
 Siamo abituati a pensare che situazioni simili esistano solo nei film o nelle fiction ma non è così, il male e la malvagità esistono, fanno parte della vita e forse, addentrandoci nella mente di questi personaggi,  possiamo rendercene conto ed esorcizzare in qualche modo la paura nei confronti del male.
 Secondo l’FBI i Serial Killer si dividono in Organizzati e Disorganizzati, i primi pianificano i loro delitti, solitamente hanno una famiglia e una vita sociale irreprensibile, i secondi invece uccidono in preda ad un impulso e lo fanno con molta violenza, le vittime in genere sono oggetto di attenzioni sessuali e cannibalismo.
La mostra inizia con un omaggio a Cesare Lombroso, si prosegue leggendo sulle pareti che l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di Serial Killer, dopo gli Stati Uniti e che donne serial killer sono sostanzialmente di tre tipi: assassine per vendetta, vedove nere che ammazzano componenti della propria famiglia per soldi e gli angeli della morte che decidono di non far soffrire ulteriormente i pazienti a loro affidati.
I manichini che raffigurano i serial killer presenti nel museo sono stati realizzati dall’azienda che produce gli effetti speciali per le produzioni di Netflix e sono impressionanti per la loro attinenza alla realtà: la prima che incontriamo è la Contessa Sanguinaria che nel 1500 in Ungheria uccise più di 600 ragazze per berne poi il loro sangue.
L’incontro successivo è con il cosiddetto Vampiro di Brooklyn, cannibale che si nutriva di bambini, per poi passare a John Waine Gacy, Richard Ramirez, Jeffrey Dahmer, il famoso Charles Manson e, unica italiana, Leonarda Cianciulli detta “ la saponificatrice di Correggio” che trasformava le sue amiche in biscotti e saponi.
Il museo è visitabile tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30, i minori di 14 anni devono essere accompagnati.

A Torino nasce la Gypsy Cinema Academy, diretta da Luca Canale

Tra i docenti Piero Basso della New York Film Academy e Margherita Fumero

A Torino, città che sta diventando sempre più il cuore pulsante del cinema italiano, sorge una nuova, rivoluzionaria realtà formativa dedicata a tutti coloro che vogliono fare della settima arte una vera e propria professione. Si tratta della Gypsy Cinema Academy, lo spin OFF della Gypsy Academy, dedicato al grande schermo dalla prestigiosa accademia torinese, fondata oltre vent’anni fa da Neva Belli, una delle più importanti d’Italia e riconosciuta a livello internazionale. La sede della Gypsy Academy, che avvierà i propri corsi a ottobre, non sarà nella sede centrale di via Pagliani 25, ma nella sede dedicata di via Canelli 57, a Torino. Comprenderà un triennio di studio per la recitazione cinematografica amatoriale e professionale, e un biennio di studio per regia, sceneggiatura e produzione. A dirigere la Gypsy Cinema Academy il giovane e talentuoso regista torinese Luca Canale B., che vanta titoli di film per Prime Video USA, UK, Giappone, e lavori quali Onirica-omaggio a Dario Argento, e l’atteso Lenskeeper-alle porte dell’abisso, scelto come film di chiusura del Torino Underground Cinefest. Al suo fianco l’attore noto al grande schermo Eugenio Gradabosco e una squadra di docenti di altissimo livello, rappresentata da prestigiose figure internazionali. In cattedra anche importanti artisti come l’attore londinese Reece Richards, attore delle serie Sex Education e You, e il direttore alla fotografia americano, con cattedra alla New York Film Academy Piero Basso, di origine torinese. Tra i docenti nostrani, le acclamate attrici Margherita Fumero, famosa per la sua interpretazione in Cane e Gatto, il Diavolo e l’Acqua Santa, Aurora Ruffino, per La solitudine dei numeri primi, l’attore Diego Casale, interprete in Non ho sonno, di Dario Argento, e in È tutta colpa della musica, di Riky Tognazzi, poi il doppiatore, scrittore, sceneggiatore e fumettista Pasquale Ruju. Allo staff si aggiungono docenti come Valter Perrone, esperto in tecniche di combattimento corpo e arma per film italiani e londinesi, e Giulia Colantonio, direttrice artistica della nuova scuola di doppiaggio Dubside, partner della Gypsy. Due settori, quello attoriale e quello registico, che possono confluire in un unico programma di studio.

La Gypsy si avvale di una propria agenzia che, come è stato per numerosi allievi, oggi protagonisti del settore, aiuta i giovani allievi dell’Accademia ad inserirsi nel mondo dello spettacolo e nelle varie produzioni italiane di cinema e televisione.

Mara Martellotta